Overblog
Segui questo blog
Administration Create my blog
Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Post con #usa e america latina categoria

VENEZUELA: TENTATIVO DI "RIVOLUZIONE COLORATA"

Pubblicato su 24 Marzo 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in USA E AMERICA LATINA

Quando c’è una guerra esistono due teatri: un teatro di guerra vero e proprio ed un teatro virtuale; ossia esiste una guerra vera e propria combattutta con le armi ed una guerra virtuale combattutata a colpi di informazioni false. La guerra virtuale, che in molti casi precede la guerra vera e propia è “combattutta” per preparare l’opinione pubblica e convincerla ad accettare la guerra (quella vera).

 

E’ questo uno schema ormai consolidato e sperimetato in tutte le guerre moderne e soprattutto nelle rivoluzioni colorate, sviluppate principalmente in alcuni stati post-sovietici. Nelle guerre virtuali grazie all’aiuto dei media si fabbricano “regimi repressivi” da abbattere, ossia il nemico, il governo di turno da abbattere viene mostrato dai media internazionali come profondamente disumano e repressivo nei confronti di una parte della popolazione che protesta pacíficamente; il fine è giustiuficare un intervento esterno, una guerra contro questo regime.

 

 

Repressioni insesistenti, bombardamenti fasulli contro civili inermi, fosse comuni inventate, testimoni di torture del “regime” preso di mira che spuntano come funghi, ossia tutta una serie di azioni che giustificano appunto l’intervento esterno. E’ successo ad esempio in Serbia, in Libia ed altri paesi.

 

In tutte le rivoluzioni colorate, i media internazionali hanno seguito questo schema, mostrando repressioni di settori della popolazione che protestava pacíficamente contro il regime di turno. Tutto inventato ovviamente. Che sta succedendo in Venezuela? Il Venezuela è interessato da un tentativo di rivoluzione colorata e quindi i media internazionali, seguendo lo schema illustrato sopra, hanno mostrato al mondo una realtà virtuale, totalmente inventata, in cui una parte della popolazione protesta pacíficamente ed il “regime”, il governo venezuelano interviene a reprimere violentemente. Media tradizionali (TV e stampa) di tutto il mondo, assieme alle reti sociali hanno mostrato una realtà venezuelana totalmente falsa: immagini di torture e repressioni di altri paesi fatte passare per fatti venezuelani o gigantesche manifestazioni di opposizione mai avvenute (1).

 

Quelli che per i media internazionali erano dimostranti pacifici in realtà hanno scatenato ondate di violenza, anche se circostritte a poche zone del Venezuela. Da quando il 12 febbario è iniziato questo tentativo di rivoluzione colorata, in Venezuela si sono contati ben 16.000 atti di violenza, con 31 morti attrbuibili (alla data odierna, 19 marzo) direttamente a queste violenze ed altre persone decedute indirettamente sempre per questi atti di violenza. Queste manifestazioni violente sono rimaste circoscritte sempre e solo ad alcune zone ricche del paese; in totale sono stati inetressati da atti di violenza 18 municipi su 335 esistenti, poco più del 5% del totale.

 

b)   Le manifestazioni violente

 

Rivediamo alcuni dei principali atti violenti. Come preludio a tali manifestazioni, nello stato Tachira il 6 febbraio era stata attaccata la residenza del governatore Vielma Mora. Il governatore non era in sede, però hanno corso pericolo di vita i suoi familiari e numerosi studenti portatori di handicapp, dato che nella stessa residenza funziona una scuola per studenti portatori di handicapp. Gli attacchi alla residenza del governatore dello Stato Tachira ed alle forze di polizia di questo stato si sono ripetuti varie volte nei giorni successivi. Gli attacchi alle forze di polizia hanno fatto registrare un saldo di 26 poliziotti feriti.

 

Il 12 di febbraio si sono avuti a Caracas tre morti ed oltre sessanta feriti. Il 16 febbario sempre a Caracas, nella zona orientale della città, nei quartieri della classe rica, è stata attaccata una stazione della metropolitana ed una linea degli autobus pubblici; sono rimasti feriti 36 operai ed un paio di centinaia di passeggeri hanno dovuto far ricorso alle cure mediche. Il 18, nella città di Valencia una manifestante di opposizione, famosa per aver vinto uno dei tanti concorsi di belleza esistenti in Venezuela, “Miss Turismo 2013”, ha ricevuto una pallottola alla nuca, sparata sicuramente da un manifesante di opposizone che si trovava alle sue spalle ed è morta dopo esssere stata trasportata in ospedale; un manifestante di opposizione, amico della defunta ha confermato a CNN che gli spari provenivano dalle loro spalle, cioè dalle fila degli stessi manifestanti di oposizione (vedasi articolo e video). Il 19 febbario, nello Stato Bolivar un gruppo di operai che tornava da una manifestazione pacifica di appoggio al governo è stato imboscato da un francotiratoreappostato su un edificio, con un saldo di un operaio morto e altri quattro feriti Il 28 febbraio a Valencia un gruppo di militari della Guardia Nazionale, che stava ripulendo una importante arteria stradale dagli ostacoli frapposti dai manifestanti, è stato imboscato da francotiratori armati, con un saldo di un militare morto e vari feriti.

 

Sempre a Valencia, la residenza della madre di Julio León Heredia, governatore dello stato Yaracuy è stata oggetto di un violento “cacerolazo” (manifestazione di protesta in cui si battono le pentole per fare rumore); in seguito a tale manifestazione la anziana signora ha avuto un attacco al cuore ed è deceduta; anche la residenza della ministraNancy Pérez, sempre a Valencia, è stata attaccata da un gruppo di irregolari. A Caracas, nel quartiere di Los Ruices, abitato dalla classe media e media-alta, il 6 marzo un militare ed un motociclista sono stati imboscati da un francotiratore e sono morti sul colpo.

 

Ancora: un generale in ritiro, un tale Ángel Vivas ha istigato i manifestanti di opposizone ad inasprire le azioni di protesta attraverso la chiusura delle strade con un filo d’acciaio; i manifestanti rispondendo al consiglio del generale hanno sbarrato con filo d’acciaio varie strade dei quartieri bene, in differenti città. A Caracas, un motociclista,  un giovane di 29 anni, che tornava dal lavoro è rimasto ucciso decapitato, non essendosi accorto del filo d’acciao che impediva il passo; anche un bambino che andava in bicicletta, a San Cristobal, non si è accorto del filo d’acciaio che sbarrava la strada in cui stava transitando ed è rimasto ferito al volto.

 

Ora, il militare è ricercato per istigazione alla violenza ed è barricato in casa con numerose armi da guerra. Per il momento la polizia ha desistito dal tentativo di catturarlo per evitare una possibile tragedia.

 

 

In totale, le vettime derivate da queste manifestazioni violente sono state una sessantina, includendo coloro che sono morti per non aver potuto raggiungere in tempo un posto di soccorso a seguito di un malore o perchè medici e aumbalanze chiamati per emergenza non hanno potuto soccorrere in tempo le persone bisognose di cure. L’interruzione di molte strade nei quartieri della classe alta di varie città ha determinato anche queste morti.

 

Innumerevoli i danni materiali occasionati da queste manifestazioni violente: centinaia di autobus del servizio pubblico incendiati, auto della polizia distrutte, danneggiati vari edifici pubblici, come il Ministero delle infrastrutture, il palazzo del Procuratore Generale, incendiata e distrutta totalmente l’Università “UNEFA” di  San Cristobal, nello Stato Tachira. In totale la stima dei danni occasionati da queste manifestazioni ascende a 10 miliardi di dollari.

 

c)    Le proteste dei ricchi alla base della rivoluzione colorata in Venezuela

 

Per capire cosa stia succedendo in Venezuela, del perchè di queste manifestazioni violente da parte delle classi più ricche e soprattutto per capire chi manovra i fili di queste azioni è necessaria una premessa.

 

Alla base della nostra società tecnologica c’è l’energia. Le principali fonti energetiche sono il petrolio, il gas, il carbone, il nucleare e le cosiddette energie alternative, che hanno ancora uno scarso peso. Petrolio e gas sono in sostanza le principali fonti energetiche. Dove sono localizzate le principali riserve di petrolio e gas?

 

Secondo fonti OPEC, alla data del 2012, le riserve petrolifere mondiali ammontano a 1.478,2 miliardi di barili. Oltre il 54%, ossia 798,8 miliardi di barili si trovano nei paesi del Medio Oriente. Il paese con la più grande riserva petrolífera del mondo è il Venezuela con 297,7 miliardi di barili, ossia il 20% di tutto il petrolio del mondo.

 

Giornalmente la domanda mondiale di petrolio è di 88,9 milioni di barili e di questi ben 18,9 milioni sono destinati agli USA, che consumano in definitiva il 21% di tutto il petrolio estratto nel mondo. Del petrolio consumato negli USA, il 75% è importato. I principali fornitori degli USA sono i paesi del Medio Oriente ed il Venezuela. Per trasportare petrolio dal medio oriente agli Stati Uniti una petroliera impiega circa 45 giorni; il petrolio venezuelano arriva negli USA in meno di 5 giorni.

 

Riguardo il gas l’altra importante fonte energetica, la riserva venezuelana è l’ottava a livello mondiale, dopo Russia, Iran, Qatar, Turkmenistan, Arabia Saudita, USA ed Emirati Arabi Uniti.

 

Anche per quel che riguarda le riserve di carbone, il Venezuela non sta messo male, essendo al dodicesimo posto a livello mondiale.

 

Secondo un recente studio di Business Insider sui principali paesi riserve di energia (petrolio, gas e carbone), in termini monetari le riserve energetiche del Venezuela  ammontano a 34.900 miliardi di dollari attuali, in assoluto al terzo posto dopo Russia (40.700 miliardi) e Iran (35.300 miliardi).

 

Il Venezuela  non possiede solo risorse energetiche (petrolio, gas e carbone), ma anche bauxite, da cui si estrae alluminio, coltan, oro, ferro e numerose altre risorse naturali. Per esempio l’oro, secondo un annuncio che fece lo stesso presidente Chávez, i russi attraverso i satelliti avrebbero scoperto e comunicato al mandatario venezuelano la presenza di grandi riserve di oro in Venezuela. Nello Stato Bolívar si trova la miniera d’oro “Las Cristinas”, che con le sue 500 tonnellate di oro di riserva stimate è una delle più grandi miniere d’oro del mondo, se non la più grande in assoluto.

 

Fin da quando si è scoperto il petrolio in Venezuela, gli USA sono intervenuti negli affari interni di questo paese. Di fatto, il Venezuela poteva ben considerarsi una repubblica delle banane, dove le potenze straniere al fine di impadronirsi delle risorse naturali, appoggiavano dittatori o governi pseudodemocratici, che in cambio dell’aiuto politico e militare per rimanere al potere, svendevano le risorse del paese. Per circa 50 anni, fino agli inizi degli anni settanta, il Venezuela è stato il principale esportatore di petrolio del mondo, pretolio praticamente regalato.

 

Grazie a questa enorme ricchezza di risorse naturali, nelle casse del Venezuela da circa un secolo affluiscono annualmente grandi quantità di dollari. Questa ricchezza, fino all’avvento di Chávez (nel 1999), finiva nelle tasche della ristretta oligarchia che governava il paese, con l’appoggio esterno. La maggior parte del popolo viveva in povertà e completamente abbandonata a se stessa, senza un minimo diritto all’assistenza sanitaria, all’educazione o alla pensione. E’ proprio la povertà che costrinse il popolo ad esplodere il 27 febbraio del 1989, in occasione dell’inasprimento delle politiche del governo Pérez; quella ribellione popolare fu repressa nel sange dal governo di Carlos Andres Perez (Vedasi il “Caracazo”) e provocò in pochi giorni migliaia di morti, il cui numero esatto non è mai stato accertato.

 

Mentre le oligarchie dominanti viveno nel lusso, appropriandosi delle risorse del paese, la maggior parte della popolazione viveva in povertà. Nel secondo semestre del 1996, si arriva all’estremo che l’85,78% della popolazione vive in povertà e ben il 65,32% vive nella pià assoluta miseria.

 

Tutto questo termina con l’avvento al potere di Hugo Chávez, che dopo una fallita ribellione militare il 4 febbrario del 1992, riesce ad arrivare alla presidenza tramite la via elettorale. Con l’avvento di Chávez al potere, finisce la svendita delle risorse alle multinazionali ed agli USA. In particolare termina il periodo in cui il petrolio era letteralmente ragalato, in cambio di una royalty dell’1%. Oltre ad incrementare la royalty, le multinazionali sono state obbligate anche a pagare una imposta sui guadagni. Chávez è anche l’artefice della ripresa dei prezzi del petrolio; grazie alla sua azione, la OPEC si riorganizza ed attraverso accordi sui tagli alla produzione, il prezzo del petrolio può aumentare, raggiungendo un prezzo giusto (attualmente attorno ai 100 dollari il barile).

 

Il governo di Chávez, grazie agli ingressi petroliferi comincia ad effettuare politiche sociali che permettono a tutti l’accesso alla sanità, all’educazione, al diritto all’abitazione, alla pensione, ovvero per la prima volta in Venezuela si attua una redistribuzione delle risorse fra tutte le classi sociali. Negli ultimi 15 anni, gli indici di povertà si sono enormemente ridotti ed oggi il Venezuela ha un reddito procapite molto vicino alla media dei paesi ricchi; nei prossimi anni Banco Mondiale e Fondo Monetario Internazionale saranno costretti ad inserire il Veenzuela nella risteretta lista dei paesi ricchi (Paesi non OCSE con ingressi alti).

 

Ovviamente tutto ciò ha provocato malconento nella classe oligarca, spodestata dal potere e dalla gestione delle risorse del paese. Per conseguenza, in Venezuela esiste una ristretta minoranza, la classe oligarca appunto, che si oppone con ogni mezzo al governo.

 

Questa classe grazie al fatto che controlla la maggior parte dei mezzi di comunicazione riesce ad influire e manipolare milioni di persone, che terminano avversando il governo. Questa classe non controlla solo i mezzi di comunicazione, ma anche importanti settori economici, come quello dell’importazione dei prodotti alimentari. Con la scoperta del petrolio, il Venezuela ha quasi abbandonato del tutto la produzione agricola ed oggi praticamente la maggior parte dei prodotti agricoli e alimentari consumati nel paese sono importati. Ricordiamo che in Venezuela esiste una economia mista, con il 70% in mano ai privati ed il 30% in mano dello stato.

 

Inoltre, l’alto costo del lavoro (in Venezuela c’è uno dei salari minimi più alti del continente americano) ha contribuito a fare in modo che sia più conveniente importare che produrre. Per inciso, al salario minimo sono agganciate anche le pensioni sociali, quelle più basse; salario minimo e pensioni sociali oggi sono retribuite con circa 520 dollari Usa mensili per 16 mensilità all’anno (in Venezuela la tredicesima è pagata con minimo due mensilità extra a dicembre; a luglio cè un buono vacanze, consistente in altre due mensilità extra).

 

Chi sono gli importatori? I grandi importatori del paese, a parte il governo che importa attraverso imprese statali, sono quegli stessi oligarchi che un tempo disponevano del potere político e che si sono arricchiti in virtù di questo potere. Grazie al fatto che controllano le importazioni, attraverso l’accaparramento, ossia la mancata immissione nel mercato dei prodotti importati, riescono a far scarseggiare i prodotti ed allo stesso tempo a farli aumentare di prezzo, creando malcontento in alcuni settori della popolazione, soprattutto fra la classe media alta. Le classi più povere e le classi medie sono abbastanza protette almeno per quel che riguarda i prodotti di prima necessità, perchè il governo importa e distribuisce questi generi attraverso tre catene di supermercati (Mercal, PDVAL e Bicentenario, quest’ultima  a capitale misto in cui intervengono anche capitali esteri, in particolare francesi) diffuse ovunque, ma soprattutto nei quartieri più periferici, dove vivono le classi più povere.

 

Il fine di far scarseggiare i prodotti nel mercato è creare appunto malcontento nella popolazione, sperando che in questo modo si rivolti contro il governo. La classe oligarca, estromessa dal potere político, sta dunque usando ogni mezzo per riprenderselo ed è appoggiata direttamente anche dagli USA, che manobra dall’estero questo tentativo di rivoluzione colorata.

 

d)   L’intromissione degli Stati Uniti in Venezuela

 

Gli USA sono interessati al Venezuela per vari motivi. Innanzitutto, il Venezuela è la principale riserva di petrolio del mondo; inoltre, come visto, il petrolio venezuelano si trova a soli 4 o 5 giorni di navigazione, mentre il petrolio del medio oriente per arrivare agli Stati Uniti impiega circa 45 giorni, cosa che incide enormemente sui costi di trasporto.

 

C’è anche un altro fattore di ordine geopolítico: gli USA stanno perdendo il controllo del mondo e forzatamente saranno costretti a ripiegare sull’America Latina, tentando di esercitare il controllo almeno su questa parte del mondo. Per poter controllare il continente americano debbono necessariamente controllare il Venezuela.

 

Gli USA sono ancora la prima potenza militare del mondo, però indubbiamente sono in declino. Pur avendo investito ingenti ricchezze economiche e militari per mantenere il predominio in Medio Oriente, in realtà non riescono a controllarlo. Dopo aver perso il controllo sull’Iran con la rivoluzione degli Ayatolla, pensavano di rifarsi con le guerre in Afganistan, in Iraq, in Libia e in Siria. Malgrado due decenni di guerre (dalla prima guerra del Golfo), in Oriente medio sono in atto cambiamenti che potrebbero portare pronto all’estromissione degli USA dalla regione. Le presunte guerre vittoriose in Afganistan, Iraq e Libia in realtà non hanno assicurato il controllo di questi paesi. La Siria che doveva essere una passeggiata in realtà si è rivelato un fiasco. Anche in Egitto, con la caduta di Mubarack, che pensavano di rimpiazzare con i Fratelli Musulmani, stanno perdendo il controllo con l’attuale governo egiziano che si sta riavvicinando alla Russia. Gli USA pensavano di estromettere la Russia dall’accesso al Mediterraneo, a cui potevano accedere solo attraverso una base marittima in Siria ed una Crimea, sul Mar Nero. Far cadere Siria ed Ucraina nella sfera d’influeza occidentale avrebbe appunto significato accerchiare la Russia ed estromettere le navi russe dall’accesso diretto al Mediterraneo e per conseguenza anche dallo Stertto di Ormuz, cui si arriva attrverso il Canale di Suez; ricordiamo che dall’importante Stretto di Ormuz passano ogni giorno 17 milioni di barili di petrolio, il 20% delle necessità mondiali.

 

Inoltre è da considerare che per gli USA comincia a vacillare anche l’amicizia storica con la famiglia Saud che controlla quella che un tempo era la principale riserva petrolífera del mondo, ossia l’Arabia Saudita. L’unico paese del mondo che prende il nome dalla famiglia che lo controlla, l’Arabia Saudita appunto, recentemente ha alzato la voce contro gli USA. Se i Saud, fino ad ora il più fedele alleato degli USA in medio Oriente, assieme ad Israele, alzano la voce è perchè sanno che gli USA stanno perdendo potere. Loro hanno petrolio e nel momento in cui gli USA smetteranno di essere potenza e non potranno acquistare le attuali quantità di petrolio, i Saud si ritroverebbero in problema. Sanno che in un futuro ormai prossimo la Cina spiazzerà gli USA e pertanto iniziano ad avvicinarsi a questa potenza in ascesa, che potrebbe diventare un loro cliente importante (Vedasi articolo, in spagnolo “Arabia Saudita si allontana dagli Stati Uniti?”).

 

Gli USA dunque, pur essendo ancora la principale potenza militare, sono in declino e con la crisi economica alle porte dovranno forzatamente abbandonare le loro pretese di considerarsi i padroni del mondo e ripiegare solo sul continente americano. Il Venezuela è comunque la principale riserva petrolífera del mondo per cui per gli USA si focalizzeranno sempre più su questo paese.

 

La vecchia oligarchia venezuelana pensava che per riprendersi il potere in Venezuela era sufficiente sbarazzarsi di Chávez. Chávez è morto di cancro il 5 marzo 2013, quindi apparentemente per cause naturali, anche se in virtù delle indagini di Eva Golinger, avvocatessa e giornatista statunitense-venezuelana, potrebbe essere stato ammazzato dalla NSA.

 

La Storia dovrà duqnue accertare se Chávez sia morto per un cancro “naturale” o per un cancro irradiato. Una cosa è certa: l’oligarchia era convinta che morto Chávez avrebbe ripreso il potere. Dopo aver tentato di sbarazzarsi di Chávez, durante i suoi 14 anni di governo attraverso vari tentativi di colpi di stato e sabatoggio petrolifero, con la sua morte pensava di riprendersi il potere attraverso le elezioni presidenziali dell’aprile 2013. Invece, le urna hanno dato la vittoria a Nicolas Maduro, già vicepresidente nell’ultimo Governo Chávez.

 

Il fatto che Nicolas Maduro abbia vinto le elezioni con solamente il 2% di vantaggio sul candidato dell’oligarchia, Henrique Capriles, ha frustrato ancora di più le classi ricche, che subito dopo le elezioni di aprile 2013, istigate dal perdente Capriles, hanno scaricarito tutta la loro rabbia in atti di profonda violenza con attacchi alle sedi del partito socialista di Chávez, ad ospedali ed edifici pubblici, atti violenti che hanno provocato una dozzina di morti.

 

Da quel momento in poi, l’oligarchia sta tentanto con ogni mezzo di riprendersi il potere. Nell’ultimo anno, in Venezuela c’è stata a vera e propia guerra economica: oltre alla scarsità di beni, attuata con i mezzi descritti sopra, i grandi importatori e distributori hanno aumentato arbitrariamente i prezzi dei loro prodotti; ovviamente l’aumento si è ripercosso su tutta la catena distributiva; i prezzi dei prodotti non regolamentati (sono regolamentati i prezzi dei prodotti di prima necessità) sono stati portati alle stelle, impedendo a chiunque, perfino alle classi più alte di poterli acquistare; in sostanza i negozi erano pieni di merci, ma nessuno poteva acquistarli appunto per l’altissimo prezzo.

 

A partire da ottobre-novembre, il governo ha reagito inasprendo i controlli, che hanno effettivamente evidenziato l’altissimo aumento dei prezzi; in casi limiti, in una famosa catena di negozi di elettrodomestici, si è scoperto che ad esempio una lavatrice aveva un prezzo superiore a quello di un appartamento di lusso o a tre appartamenti popolari.

 

Questa guerra economica ha motivato il Parlamento ad emanare una legge che sanziona fortemente la speculazione ed ha fissato un margine di guadagno al 30%. Ovviamente fissare un margine di guadagno al 30%, quindi molto alto in comparazione al margine di guadagno esistente nei paesi sviluppati, ha subito determinato l’arrivo di grandi imprese, come Samsung e Adidas. Il primo ad arrivare è stato il colosso sudcoreano Samsung, che non solo ha deciso di vendere direttamente i propri prodotti elettronici, ma ha dichiarato che installarà una linea di produzione, che servirá non solo il mercato venezuelano, ma tutta l’America del Sud e Caraibica. La Samsung, attraverso il Venezuela membro di Mercosur ed Alba, potrà così penetrare direttamente in tutto il continente latinoamericano.

Il presidente del Venezuela, approfittando della presenza in Venezuela del presidente della multinazionale sudcoreana ha concluso un contratto per una prima fornitura di 600.000 Tablet, che saranno distribuiti gratuitamente agli studenti universitari. Fino ad ora, il governo venezuelano distribuiva gratuitamente un computer portatile a tutti gli studenti delle scuole primarie; da quest’anno anche gli studenti delle scuole superiori e delle università riceveranno il Tablet.

 

Mentre negli USA ed in generale in tutti i paesi occidentali, il margine di guadagno è mediamente dell’8-12%, in Venezuela si è stabilito per legge che possa arrivare fino al 30%, quindi molte imprese mondiali, si motiveranno a venire in Venezuela per vendere o produrre i propri prodotti.

 

In sostanza in Venezuela non esiste un problema economico; il paese continua a crescere. Per esempio, tutti i ristoranti e gli hotel sono sempre pieni; siamo ancora a Marzo, ma risulta già difficile trovare un posto libero per le vacanze estive e perfino per Natale e Capodanno; molti degli hotel a 5 stelle della catena statale Venetur non stanno effettuando più prenotazioni avendo esaurito i posti, almeno per le principali vacanze del 2014.

 

La classe oligarchica, comunque non si rassegna e continua nella sua azione destabilizzante nel tentativo di riprendersi il potere político. A febbraio sono riprese le manifestazioni violente su incitazione di Leopoldo López, rampollo delle famiglie López e Mendoza, due delle principali famiglie oligarche del Venezuela. Leopoldo Lopez è stato arrestato per incitazione alla violenza. Del suo arresto si è parlato ampiamente perchè in realtà l’arresto è stato effettuato anche per proteggergli la vita. Il presidente del parlamento in persona, Disodado Cabello, per tre giorni ha trattato direttamente con i genitori di Leopoldo López per convincerlo a consegnarsi alla giustizia per salvargli la vita. Come ha poi spiegato lo stesso presidente della Repubblica, Nicolas Maduro, i Sevizi di Intelligenza hanno scoperto un piano, orchestrato a Miami, per scatenare la guerra civile in Venezuela e proprio Leopoldo López, uno dei principali esponenti dell’opposizone doveva essere la vittima sacrificale. Il piano, rivelato dallo stesso presidente Maduro era il seguente: Leopoldo López incitava alla violenza che puntualmente esplodeva in Venezuela; la magistratura venezuelana ovviamente, non poteva fare altro che emettere un ordine di cattura; nel frattempo López era assassinato da un gruppo paramilitare, facendo ricadere la colpa sugli ambienti vicini al governo per scatenare una vera e propria guerra civile nel paese. Per evitare il suo assassinio e scongiurare lo scatenarsi di questa possibile guerra civile, si è mosso in prima persona il presidente del parlamento. Ovviamente, con l’arresto di Leopoldo López non cessa il pericolo di un colpo di stato in Venezuela.

 

e)    Il piano per realizzare il colpo di stato in Venezuela e la filosofia di Gene Sharp

 

L’oligarchia venezuelana e l’oligarchia statunitense non si rassegnano e pertanto tenteranno continuamente di spodestare Maduro e la cosiddetta rivoluzione bolivariana, attraverso un colpo di stato o meglio una rivoluzione colorata. Come visto sopra, l’oligarchia statunitense ha la necessità di controllare políticamente il Venezuela sia per potersi appropriare del petrolio e delle risorse venezuelane, sia per poter controllare l’intero continente latinoamericano; se cade Venezuela, ossia se il Venezuela ritorna nella sfera d’influenza degli USA, a rotazione cadranno tutti gli altri paesi del continente che se ne sono allontanati, in virtù dell’esempio e dell’aiuto venezuelano.

 

L’obiettivo dell’oligarchia è dunque quello di riprendersi il potere político in Venezuela. In che modo? Qual è il piano? La risposta viene dal filosofo, político e scrittore statunitense Gene Sharp, alla cui filosofía si ispirano tutte le rivoluzioni colorate.

 

Per il filosofo statunitense, autore di vari saggi tra cui “Politica dell'azione non violenta”, “La via della non-violenza” e “Dalla dittatura alla democrazia”, le guerre tradizionali corpo a corpo, non sono più efficaci e tra l’altro implicano alti costi economici, come le costose operazioni belliche in Afganistan e Iraq.

 

Sharp invece delle guerre tradizionali per abbatatere un nemico, un governo indica una serie di azioni che vanno dall’indebolimento del governo stesso fino alla frattura istituzionale. Individua ben 198 metodi per abbattere un governo mediante colpi di stato morbidi, anche se in definitiva la strategia di Sharp può riassumersi in cinque passi.

 

Il primo passo è promuovere azioni non violente per generare nella società un clima di opposizone al governo; a tal fine si effettuano denuncie di corruzione, di intrighi, diffusione di rumori, di notizie false, completamente inventate; il tutto, appunto per creare un clima di opposzione al governo di turno preso di mira.

 

Il secondo passo consiste nello sviluppare una intensa campagna d’informazione in “difesa della libertà di stampa e dei diritti umani”. Azioni tendenti appunto a far apparire che nel paese preso di mira il governo reprima la libertà di stampa e violi sistemáticamente i diritti umani. In Venezuela si è arrivati ad inventare che il Governo al fine di reprimere la libertà di stampa abbia impedito la importazione di carta, impedendo in questo modo addirittura la stampa del giornale di opposizione. Ovviamente è del tutto falso. In Venezuela non esiste alcuna repressione della libertà di stampa e meno che meno violazione dei diritti umani. Se qualcuno si avvicina ad una edicola venezuelana può facilmente darsi conto che l’80% o più della stampa, in mano all’oligarchia del paese, scrive liberamente tutto quello che gli pare contro il governo.

 

Col terzo passo si arriva alla lotta attiva per le rivendicazioni politiche e sociali; si arriva anche alla manipolazione collettiva affinchè sempre più persone vengano coinvolte in manifestazioni violente.

 

Col quarto passo si arriva ad operazioni di guerra psicológica e destabilizzazione del Governo, creando un clima di ingovernabilità.

 

Alla fine e siamo al quinto passo di questa strategia, l’obiettivo diventa la rinuncia del Presidente di turno, mediante rivolte di strada. Parallelamente, mentre si scatena una vera e propria guerra civile e si ottiene l’isolamento internazionale del paese, si prepara il terreno per un intervento militare esterno.

Tutti i passi descritti sono stati puntualmente eseguiti in Venezuela, ma il piano è fallito perchè gli oppositori non sono riusciti ad arrivare al quinto ed ultimo punto.

 

Dal lato interno, l’opposizone non è riuscita a scatenare la guerra civile vera e propia e dal lato esterno non è riuscita a far isolare internazionalmente il Venezuela.

 

La stragrande maggioranza della popolazione, con cifre superiori al 90% stando ad alcuni sondaggi, ha rinnegato le azioni violente e per conseguenza la possibilità di farsi trascinare in una guerra civile. Ovviamente in tali cifre rientrano non solo chi appoggia il governo, ma anche la maggioranza di chi políticamente non lo condivide. Il fatto è che in Venezuela non si è mai stati così bene come in questi ultimi anni: le classi più umili, un tempo povere ed emeraginate oggi vedono comunque soddisfatti i bisogni fondamentali, come la possibilità di ottenere una casa dignitosa, l’accesso ai servizi sanitari, l’accesso all’educazione fino ai più alti gradi, la possibilità di fare una vacanza, ecc.. Le classi medie e medie-alte, professionisti, impresari e lavoratori autonomi non hanno mai guadagnato tanti soldi come in questi ultimi anni ed anche se magari avversano politicamente il governo sanno che avventurarsi in campi di battaglia violenti, come accaduto in Libia, Serbia ed altri paesi significa poter perdere tutto, anche la vita e quindi hanno rigettato il progetto dell’oligarchia.

 

Sul piano internazionale, il Venezuela prima dell’avvento di Chavez, era totalmente sconoisciuto alla maggior parte delle persone del mondo, oggi ha relazioni di stima con la maggior parte dei paesi. Lo dimostra il fatto che lo scorso anno, per il funerale di Chavez arrivarono oltre sessanta capi di stato o di governo; quest’anno in occasione dell’anniversario della sua morte erano presenti una dozzina di capi di stato o di governo e decine di delegazionia ad alto livello. I principali esponenti dell’opposizione hanno tentato in tutti i modi di far condannare il Venezuela per le presunte violazioni dei diritti umani, in tutte le istanze internazionali senza riuscire nemmeno ad attivare il dibattito sulla situazione del paese in ambito OEA (l’Organizzazione degli Stati Americani, per la sua sigla in spagnolo). In questa istanza internazionale, la proposta di dibattito richiesta dalla deputata di opposizone Maria Corina Macchado è stata rigettata dalla stragrande maggioranza degli stati, ottenendo il voto favorevole solamente di USA, Canada e Panama, paese quest’ultimo con cui il Venezuela ha rotto le relazioni diplomatiche qualche tempo fa. Al contrario, il Venezuela ha ottenuto solidarietà ed appoggio morale da tutti i massimi esponenti degli altri paesi del continente, inclusi quelli che hanno posizioni vicine agli stati Uniti, come Colombia o Cile.

 

 

 

C’è anche un altro importante elemento che contribuisce a far emergere la verità su quanto stia succedendo in Venezuela: la presenza di grandi media informativi come TelesurRussia TodayCCTV ed altri. Se prima il monopolio dell’informazione televisiva era nelle mani di USA e Regno Unito (CNN e BBC ad esempio), oggi esistono queste altre realtà che raggiungono miliardi di persone, in differenti lingue.

 

Per il momento dunque il tentativo di rivoluzione colorata o colpod is tato è fallito, ma sicuramente l’oligarchia non si darà per vinta e continuerà a tentare il golpein altre occasioni.

 

Attilio Folliero, Caracas, 22/03/2014

 

Note

  1. A titolo di esempio vedasi seguenti articoli in cui si smentiscono immagini attribuite alla repressione in Venezuela: http://www.voltairenet.org/article182259.html e http://albaciudad.org/wp/index.php/2014/02/la-primavera-photoshop-medios-y-tuiteros-opositores-utilizan-decenas-de-imagenes-de-represion-policial-en-otros-paises-para-alegar-que-ocurren-en-venezuela/

 

Tratto da: http://vocidallastrada.blogspot.it

 

VENEZUELA: TENTATIVO DI "RIVOLUZIONE COLORATA"
commenti

GLI STRATEGHI AMERICANI SCARICANO OBAMA SULL’UCRAINA?

Pubblicato su 17 Marzo 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in USA E AMERICA LATINA

Di: Gianni Petrosillo

Il fronte americano è tutt’altro che compatto dietro alla non strategia mondiale del Presidente Obama. L’Affaire ucraino lo prova una volta di più. Gli esperti statunitensi iniziano a mugugnare sulle scelte del Capo che lasciano insolute ataviche e incancrenite questioni, per aprire nuove ferite. Fomentare ed inseguire il caos simultaneamente su scenari multipli e differenziati presenta dei rischi che possono diventare incontrollabili per chiunque, anche per la prima potenza globale. La favola dell’esportazione della democrazia e delle primavere del popolo contro i satrapi e gli autocrati regge finché la piazza, o almeno la parte sincera di questa, non capisce l’imbroglio. Ciò avviene quasi subito, sin dall’ autoproclamazione dei governi di sedicente liberazione nazionale che si trasformano in macchine di riciclaggio politico di impresentabili gerarchi, miliziani, oligarchi e, persino, criminali. Al Cairo come a Kiev. Chi credeva nel cambiamento pacifico si ritira e sul campo, a contendersi le membra dello Stato, resta la peggiore marmaglia aizzata dai soldi e dall’appoggio militare di Washington che si disputa il comando con un’ulteriore guerra per bande. La successiva stabilizzazione dei contesti infiammati ad arte è resa impossibile da tali inevitabili risvolti ma, soprattutto, dai nuovi rapporti di forza mondiali che non sono più informati sull’unipolarismo a predominanza Occidentale. Non c’è più un solo Paese a decidere i destini di tutti. Prima la Siria e poi l’Ucraina hanno dimostrato che l’iniziativa unidirezionale sfocia nel bagno di sangue non risolutivo, aggravante il disordine e logorante le relazioni tra attori geopolitici. Nonostante queste evidenze le rappresentanze atlantiche hanno giocato un altro brutto tiro nel cuore dell’Europa, ai confini e nella sfera egemonica di un gigante regionale qual è la Russia. Quest’ultima ha reagito, non aggredito, per preservare il proprio spazio vitale. Ed eccoci davanti al pericolo di un’altra balcanizzazione nel Vecchio Continente, per avventurismo e scarsa comprensione della fase. Come scrive John J. Mearsheimer, professore di scienze politiche dell’Università di Chicago, Obama ha commesso un grande errore. Anzi due. Il primo è stato quello di sostenere con mezzi leciti ed illeciti i settari di Maidan, il secondo è stato quello di essere passato a minacciare il Cremlino di sanzioni economiche e frapposizioni militari. Tutto questo esaspererà la controversia in corso laddove è tempo di correggersi e di mediare. Afferma Mearsheimer: “Washington played a key role in precipitating this dangerous situation, and Mr. Putin’s behavior is motivated by the same geopolitical considerations that influence all great powers, including the United States”. Questa non è propaganda russa, né disiformatia del FSB. Washington vuole inglobare Kiev nella Nato per spegnere le aspirazioni russe, ricacciandole indietro anche geograficamente. Se questo non è un buon motivo per comprendere le ragioni di Putin…Il Cremlino, continua il professore, ha già subito in passato pesanti umiliazioni dall’Alleanza Atlantica che ha fagocitato molti paesi della sua orbita, con il solo scopo di arginarne le aspettative di rinascita ed imporgli l’isolamento. Dal 2008, anno della crisi georgiana, la situazione è cambiata. Mosca ha tracciato una linea che divide il resto dal mondo dal proprio raggio d’azione. Nessuno deve metterlo in discussione. Sostenendo il golpe Ucraino gli Usa hanno oltrepassato il limite. Sia in senso fisico che morale. Spiegato questo, chi può biasimare Putin? Se lo chiede anche Mearsheimer. Che rincara la dose: “After all, the United States, which has been unable to leave the Cold War behind, has treated Russia as a potential threat since the early 1990s and ignored its protests about NATO’s expansion and its objections to America’s plan to build missile defense systems in Eastern Europe. One might expect American policymakers to understand Russia’s concerns about Ukraine joining a hostile alliance. After all, the United States is deeply committed to the Monroe Doctrine, which warns other great powers to stay out of the Western Hemisphere”. Parole che si devono sottoscrivere una per una se si vuole evitare di portare ogni difficoltà alle sue estreme conseguenze, con i drammi umanitari che sappiamo. Mearsheimer si aspetta che Obama inizi finalmente a pensare strategicamente per non finire ancora in altri cul de sac, ma non c’è da sperarci troppo. Intanto, le armi a disposizione dell’Occidente per fare pressioni sulla Russia sono alquanto spuntate, mentre appaiono più efficaci quelle di Mosca contro l’Ovest: “The West has few options for inflicting pain on Russia, while Moscowhas many cards to play against Ukraine and the West. It could invade eastern Ukraine or annex Crimea, because Ukraine regrettably relinquished the nuclear arsenal it inherited when the Soviet Union broke up and thus has no counter to Russia’s conventional superiority. Furthermore, Russia could stop cooperating with America over Iran and Syria; it could badly damage Ukraine’s struggling economy and even cause serious economic problems in the European Union due to its role as a major gas supplier”. In ogni caso, a prescindere dalle sanzioni o interventi diretti che i partners occidentali intenderanno attuare, Putin non indietreggerà di un millimetro dalla sua posizione perché sono in ballo il futuro della sua leadership e quello dell’intera nazione, la quale si demoralizzerebbe fino a perire senza una proiezione destinale (qualcuno la definirebbe imperiale) oltrepassante i suoi immediati confini empirici.
Gli americani, almeno quelli più intelligenti, stanno arrivando ad una conclusione: o Obama cambia strada o presto cambieranno Obama (e la sua fallimentare strategia), anche nel senso che prossimamente si guarderanno bene dall’investire nuovamente della carica un personaggio simile a lui, espressione di interessi deleteri, data l’epoca storica, per gli Usa ed i loro obiettivi.

Tratto da: http://www.conflittiestrategie.it

GLI STRATEGHI AMERICANI SCARICANO OBAMA SULL’UCRAINA?
commenti

UCRAINA, SIRIA, VENEZUELA: LA SOVVERSIONE ATLANTICA NON CONOSCE SOSTA

Pubblicato su 3 Marzo 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in USA E AMERICA LATINA

di Enrico Galoppini 

 

Che cos’hanno in comune Venezuela, Ucraina e Siria? Apparentemente nulla, se non di essere degli Stati abitati da esseri umani. Oltretutto, si trovano lontanissimi l’uno dall’altro, in contesti geografici e culturali molto diversi tra loro. Dunque, potremmo già finirla qui. Ed invece no. Venezuela, Ucraina e Siria condividono in questi giorni un destino comune: quello di essere nel mirino della sovversione atlantica.  Ma c’è dell’altro.

La concomitanza di questi tentativi di sovversione manu militari i governi locali ha lo straordinario pregio di poter aprire gli occhi, in extremis, anche agli ultimi ciechi che non ce la fanno a vedere come stanno le cose (mentre chi “non vuol vedere” è irrecuperabile).

 

 

Dall’America Latina all’Eurasia, al Vicino e Medio Oriente arabo islamico è tutto un susseguirsi, a ritmi vorticosi e sempre più aggressivi, di situazioni analoghe, orchestrate secondo una sequenza ormai consolidata. Si comincia con le richieste di “pacifici manifestanti”, guidati da istruttori delle Ong preventivamente operanti sul territorio, che il governo non recepisce o recepisce in parte, tanto sono pretestuose ed irricevibili. Poi, abbastanza presto, tra i suddetti ci scappa il morto (con modalità mai troppo chiare), subitamente elevato a “martire” dai “media globali”. A quel punto, i “pacifici manifestanti” estraggono le pistole e le mitragliatrici, e se necessario anche le bombe, dimostrando di essere ben altro (paramilitari già addestrati). Scatta la battaglia con le forze dell’ordine....

 

fonti: http://www.eurasia-rivista.org/

 

http://www.scienzamarcia.blogspot.it/2014/02/ucraina-siria-venezuela-la-sovversione.html

 

Tratto da: terrarealtime.blogspot.it

UCRAINA, SIRIA, VENEZUELA: LA SOVVERSIONE ATLANTICA NON CONOSCE SOSTA
commenti

SCHERZO DI CARNEVALE ?

Pubblicato su 3 Marzo 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in USA E AMERICA LATINA

Ordine del giorno: spopolamento globale

 

Questo scioccante video è appena emerso dal sito Defense Intelligence Agency (DIA) e promuove apertamente lo spopolamento globale, aggiungendo che stanno prendendo provvedimenti per evitare che più persone popolino la Terra.

 

Elenco dei modi in cui stanno attualmente implementando il loro ordine del giorno:

 

 

1 - OGM (Organismi Geneticamente Modificati)

 

Vi siete mai chiesti perché la Cina, la Russia, e circa 60 altri paesi richiedono l'etichettatura degli OGM, ma l'America non lo fa? Oggi ci chiedimo perché la FDA mette un timbro di approvazione su un prodotto che provoca tumori, cancro e infertilità negli animali da laboratorio? La domanda è perché gli OGM sono consentiti e messi sugli scaffali quando sono stati conosciuti come portatori allo sviluppo di tumori e cancro negli esseri umani? Inoltre ci chiediamo perché i tassi di natalità sono in un costante declino negli ultimi 12 anni?

 

La risposta è semplice, coloro che cercano di controllarci stanno attuando i loro protocolli subdoli sulla popolazione che inizia con la sterilizzazione di massa e lo spopolamento attraverso OGM. Mentre la ricerca continua a dimostrare che consumare OGM conduce alla mutazione delle cellule nel corpo umano, le nostre èlite continuano ulteriormente la produzione del prodotto. L'unica risposta, ci vogliono morti!

 

 

2 - Chemtrails Scie chimiche (Geo-ingegneria)

 

Ormai tutti hanno assistito alle striature bianche nel cielo, che si estendono da orizzonte a orizzonte, in ultima analisi, trasformando il cielo in una nebbia torbida. Non possiamo più ignorare il fatto che i nostri cieli sono stati pesantemente inquinati con alluminio, bario, piombo, arsenico, cromo, cadmio, selenio e argento. Tutto ciò creando una serie di problemi di salute, tra cui: effetti neurologici, danni cardiaci, problemi della vista, fallimenti della riproduzione, danni al sistema immunitario, disturbi gastrointestinali, reni danneggiati, fegato danneggiato, problemi ormonali, e altro ancora.

 

Queste èlite spruzzano nei nostri cieli scie chimiche mortali nella speranza di ridurre la popolazione. Inoltre, le scie chimiche sono state usate come agenti per test biologici sulla popolazione stessa, mentre il sistema corrotto continua a sostenere che si tratti di semplice vapore acqueo. Ma noi sappiamo che non è così.

 

 

3 - Il fluoro nell'acqua

 

Il fluoro è una sostanza altamente tossica. Si consideri, per esempio, l'avviso che indica veleno nelle etichette che la FDA richiede in dentifrici venduti negli Stati Uniti, o l'uso prolungato di fluorizzazione nei pesticidi utilizzati per uccidere i ratti e gli insetti. Oppure i milioni di persone in Cina e India, che ora soffrono di patologie ossee invalidanti da acqua potabile fluorurata.

 

Gli studi continuano a dimostrare che il fluoro ha poco o nessun effetto nella prevenzione della carie quando aggiunto all'acqua. Tuttavia diversi studi rivelano effetti a lungo termine, tra cui: danni al cervello, malattie della tiroide, artrite, cancro alle ossa, e di altre malattie delle ossa, problemi riproduttivi, e altro ancora. Il fluoro è anche conosciuto come uno dei principali prodotti chimici utilizzati nella modificazione del comportamento. Esso agisce come un agente paralizzante sul cervello e funziona come un sedativo, rendendo le persone docili. La 'fluorizzazione' è stata utilizzata dai tedeschi nella seconda guerra mondiale.

 

 

4 - HAARP (High-frequenza di Active Auroral Research Program)

 

HAARP è presumibilmente utilizzato per determinare come la ionosfera, o gli strati superiori dell'atmosfera, influenzano i segnali radio, con l'obiettivo finale di sviluppare la più avanzata tecnologia di comunicazione radio. Stronzate.

 

Che cosa è veramente HAARP? È un'arma del governo segreto usata per manipolare il tempo e causare disastri "naturali" come uragani, tornado, tsunami, terremoti e temporali. Si manipola la ionosfera e, di conseguenza, modifica la magnetosfera. Inoltre, HAARP emette onde di frequenza estremamente basse (ELF), che possono creare il cambiamento di umore influendo su milioni di persone.

 

Questo potere è stato usato ripetutamente e molti sostengono che è stato responsabile ad innescare il terremoto di Haiti, il terremoto in Cile, il tifone nelle Filippine, uragano Sandy, l'uragano Katrina, terremoto e tsunami in Giappone, tornado, terremoti e alluvioni in Italia e altro ancora.

 

 

5 - Vaccini

 

Innumerevoli testimonianze di bambini che hanno reazioni avverse alle vaccinazioni abbondano in tutto il paese. Le madri hanno dolorosamente assistito al cambiamento del volto del loro figlio con l'iniezione del vaccino, solo per scoprire che l'autismo ha invaso il loro corpo. Considerando che l'élite ha imposto per lungo tempo l'iniezione di questi "metodi di morte" sulla popolazione, ben sapendo gli effetti che avrebbe avuto, mi porta a credere che ancora una volta sia un piano di spopolamento.

 

Mentre i rapporti continuano a reclamizzare i vaccini per prevenire le malattie, non riescono a segnalare gli effetti collaterali, tra cui: la morte, il cancro, l'autismo, e altro ancora.

 

"La prima cosa, se non l'unica, causa del mostruoso aumento del cancro sono state le vaccinazioni."  (Dr. Robert Bell)

 

Questi sono solo alcuni dei modi ma ne usano tanti altri. Ecco il video originale della DIA 

 

 

Tratto da Ningizhzidda

Tratto da: http://freeondarevolution.blogspot.it

commenti

DIO LAVORA PER LA CIA ?

Pubblicato su 21 Gennaio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in USA E AMERICA LATINA

Eric Draitser per rt.com

L’arresto e l’incarcerazione in Corea del Nord del cittadino statunitense Kenneth Bae solleva ancora una volta la questione dell’uso della religione e dell’umanitarismo come mezzi impliciti per rafforzare l’egemonia USA.
La controversia riguardante “la diplomazia cestistica” dell’ex stella della NBA Dennis Rodman è centrata sul suo apparente rifiuto di “parlare a favore” di Kenneth Bae, un cittadino statunitense imprigionato in Corea del Nord per ciò a cui Pyongyang si è riferito quali “crimini contro lo Stato”. Naturalmente, la versione dei media occidentali sul caso Bae è che egli sarebbe un devoto cristiano che semplicemente ha infranto le leggi nordcoreane sulla religione e le prassi religiose.
Come riferito dal The Telegraph, Bae e il suo gruppo stavano usando la propria agenzia turistica come mezzo per diffondere le loro convinzioni cristiane nel Paese stridentemente ateista. I membri del gruppo di Bae hanno ammesso di aver distribuito bibbie nel Paese, intonato canzoni cristiane e, in riferimento alla storia biblica di Gerico, “aver pregato ché i muri crollino”. Anche se si può non essere d’accordo con la criminalizzazione di un ideologia religiosa, è un fatto indiscutibile che Bae e i suoi gruppi hanno commesso quello che Pyongyang considera essere un crimine molto serio.
Mentre l’incarcerazione di un americano in Corea del Nord è già una storia, il suo arresto ha sollevato sospetti in certi circoli internazionali che Bae, come tanti altri prima di lui, stesse nei fatti lavorando con la CIA o un’altra agenzia di intelligence statunitense. Benché sia impossibile dire con certezza se Bae stesse facendo un legittimo viaggio d’affari in Corea del Nord, o stesse semplicemente utilizzando l’occasione come copertura di attività di spionaggio, l’incidente ci ricorda ancora la durevole, sporca relazione tra la comunità dell’intelligence USA e i gruppi e le istituzioni religiose/umanitarie.

Dio e nazione
Le guide e i gruppi religiosi per decenni sono stati un fertile bacino per il reclutamento e l’impiego di agenti dell’intelligence. Ai primordi dello scandalo Watergate negli Stati Uniti, quando molti americani cominciarono seriamente a mettere in discussione lo spionaggio coperto USA nel Paese e a livello internazionale, il Senato statunitense formò un comitato per studiare le operazioni e le attività della CIA e di altre agenzie d’intelligence nazionali. Capitanato dal senatore Frank Church dell’Idaho, il “Comitato Church” per il nome che gli fu dato, rese pubblica la propria relazione finale nel 1975. Essa riguardava argomenti assai estesi dalle origini delle varie agenzie ai loro risultati finanziari. Una importante tematica cui il comitato diede attenzione fu l’utilizzo del clero e dei gruppi religiosi da parte della CIA. Alla pagina 202 la relazione constatava:
“Il numero di religiosi o missionari americani usati dalla CIA è stato piccolo. La CIA ha informato il Comitato di un totale di 14 organismi segreti che hanno comportato l’uso operativo diretto di 21 individui… In sei o sette casi, la CIA ha pagato salari, premi o spese a personale religioso, o ha collaborato nel finanziare i loro progetti. La maggior parte delle persone è stata usata per scopi operativi segreti. Diverse sono state coinvolte in grandi progetti di azione segreta alla metà degli anni Sessanta, che erano diretti a “competere” col comunismo nel Terzo Mondo.”
Certamente, bisognerebbe notare che il decisamente “piccolo numero” di 21 persone è qualcosa di fuorviante. In primo luogo, questa è semplicemente la cifra volontariamente fornita dalla CIA, e che soddisfa la sua definizione di “uso operativo diretto”. E’ abbastanza facile immaginare che un numero molto più vasto di persone abbia instaurato rapporti con l’agenzia ma che essi non siano stati classificati come “direttamente operativi”. Questo potrebbe senza dubbio includere molti che abbiano interagito con l’agenzia come complici o altre parti terze, così come quelli che, attraverso diverse operazioni frontali, non abbiano neanche saputo di stare lavorando per l’agenzia.
In secondo luogo, la relazione fu resa pubblica nel 1975, circa 40 anni fa. Nel frattempo, lo scopo e l’ampiezza delle azioni coperte USA sono cresciuti enormemente, investendo quasi ogni questione politica, economica, sociale, tecnologica e culturale. Questa espansione dell’apparato spionistico rende da se stessa la relazione più come il quadro per comprendere una politica vasta, piuttosto che un documento storico preciso. In tal senso, la relazione del Comitato Church costituisce essenzialmente un’occhiata nell’oscurità, piuttosto che gettare una luce diretta su tutte le attività.
cia ownsInfine, l’estratto riportato si riferisce esclusivamente alla CIA. Esso non riguarda altre agenzie di intelligence e le loro diverse derivazioni incluse la Defense Intelligence Agency (DIA), il Dipartimento di Stato con il suo gemello National Endowment for Democracy (NED), l’Agenzia per lo Sviluppo Internazionale (USAID) e molte altre. Prese in blocco, le diverse organizzazioni configurano il più grande apparato spionistico al cui interno si potrebbero probabilmente trovare migliaia e migliaia di personaggi e organizzazioni di carattere religioso. Di certo, non tutti questi sono attivi per scopi nefasti. Comunque, ciò sicuramente solleva interrogativi circa la vera natura della loro relazione.

Bibbie, proiettili e bombe
La pubblicazione delle risultanze del Comitato Church nel 1975 sorprese molti negli Stati Uniti e in giro per il mondo. Per la prima volta, la gente cominciò a prendere coscienza del vero scopo delle operazioni delle agenzie spionistiche e del rapporto tra i maggiori eventi mondiali e le azioni segrete. Mano a mano che l’attenzione pubblica diminuiva, gli Stati Uniti continuarono la loro dominazione imperialistica dell’America Latina e di altre parti del mondo, usando spesso l’umanitarismo e la solidarietà come efficace copertura.
Nel 1996, i giornalisti veterani Gerard Colby e Charlotte Dennett pubblicarono il loro “Sia fatta la tua volontà – La conquista dell’Amazzonia: Nelson Rockefeller e l’evangelismo nell’età del petrolio”, divenuto un testo classico, che documentava scrupolosamente l’incestuoso rapporto tra l’apparato di intelligence USA e la sfera religiosa privata. Precisamente, il libro metteva in luce l’amicizia personale e professionale di Nelson Rockefeller e William Cameron “Cam” Townsend, fondatore di Wycliffe Bible Translators, il gruppo missionario fondamentalista più grande al mondo. Colby e la Dennett scrivono:
” …molti religiosi diventarono collaboratori diretti della CIA. Un membro della Christian and Missionary Alliance (C&MA) era orgoglioso di tale collaborazione. William Carlsen, un missionario nel nord-est della Tailandia, considerò “un privilegio condividere informazioni con agenzie responsabili del governo dove esse cercano di trovarci”. Carlsen concesse un incontro di otto ore alla CIA a riguardo delle aree tribali della Tailandia quando tornò a casa per una licenza. La maggior parte dei missionari C&MA fece altrettanto, secondo una fonte della CIA. Il grosso delle informazioni raccolte riguardava la popolazione, le sue azioni, opinioni e lagnanze”.
Semplicemente un esempio proveniente da una ricca storia di simili collaborazioni, l’estratto di cui sopra dimostra non solo l’interazione tra l’Agenzia e i missionari cristiani, ma alcuni dei modi in cui essi erano utilizzati. In virtù della loro esperienza diretta con genti e culture indigene, i missionari erano usati per mappare la geografia umana e culturale di gruppi disparati, facilitando la creazione di un vasto archivio d’intelligence che sarebbe stato usato per azioni coperte.
Nel momento in cui i rapporti tra la CIA e gruppi religiosi come Wycliffe e i suoi associati Summer Institutes of Linguistics (SIL) divennero noti, la percezione comune di questa connessione si fece molto preoccupante. Così, come Colby e la Dennett scrivono:
“Il direttore di [US]AID ai tempi del Presidente Nixon, John Hannah, ha ammesso pubblicamente che AID ha finanziato le operazioni CIA in Laos, e successive rivelazioni riguardano la collaborazione CIA-AID in Ecuador, Uruguay, Tailandia e Filippine. Queste rivelazioni potevano colpire tutti gli sforzi missionari, ma il Summer Institute of Linguistics (SIL) era particolarmente vulnerabile… Negli anni Sessanta, SIL stava ricevendo una notevole somma di denaro dall’AID indirettamente tramite i governi stranieri che percepivano l’aiuto estero USA o direttamente attraverso i programmi finanziati dall’AID per l’educazione bilingue e le cooperative di sviluppo agricolo. A questa somma veniva aggiunto equipaggiamento militare in eccedenza, compresi elicotteri che erano stati ritirati dal Vietnam e donati al SIL.”
Il SIL di Wycliffe era semplicemente un nodo di una vasta e complessa rete di organizzazioni religiose attive nell’interesse dell’imperialismo statunitense e del complesso militare-industriale. Comunque, queste rivelazioni non possono essere comprese fuori contesto. Piuttosto, bisogna incorporare tale consapevolezza sistemica nell’ambito di un’analisi degli eventi del mondo reale negli ultimi anni per vedere proprio come questa attività segreta, condotta sotto auspici di carattere religioso, umanitario e “democratico”, continua a essere utilizzata.

“Cosa hai fatto per me alla fine?”
Negli ultimi anni, ci sono stati molti arresti di persone attive in tutto il mondo sotto copertura religiosa e umanitaria. Un esempio rilevante è quello dell’arresto e imprigionamento, grandemente pubblicizzato, del “contractor” statunitense Alan Gross, accusato da Cuba di crimini contro lo Stato. Per quanto i media USA dipingano Gross come un vittima innocente che si trovava a Cuba semplicemente per aiutare la comunità ebraica a espandere la propria connettività internet, la realtà è molto più ingannevole. Infatti, Gross era a Cuba nell’ambito di un programma del governo USA, del valore di 20 milioni di dollari, che gli forniva la copertura per impegnarsi in azioni sovversive segrete finalizzate a preparare il terreno alla destabilizzazione del governo castrista.
MDG : USAID ProcurementGross era un dipendente di Development Alternatives Inc. (DAI), un’azienda per lo sviluppo con sede nel Maryland fra i cui maggiori clienti si trovano alcune delle più potenti società private e agenzie per lo sviluppo del mondo. Uno dei principali clienti di DAI è nient’altro che USAID. Il legame operativo tra le due organizzazioni è profondamente radicato, e include non meno di quindici lucrosi contratti in essere su scala mondiale.
Il fatto che Gross, un uomo con quasi nessuna conoscenza della lingua spagnola, si sia recato a Cuba numerose volte in un breve lasso di tempo mediante visti turistici indubbiamente solleva dei sospetti. Che non sia stata ancora fornita alcuna sostanziale evidenza per confutare la decisione del tribunale cubano conferisce ulteriore credibilità al fatto che, qualsiasi cosa Gross stesse facendo a Cuba, non fosse nulla di benevolo né umanitario.
Come Cuba,anche la Bolivia si è sforzata di rendere nota l’agenda politica di USAID e delle sue organizzazioni affiliate. Il Presidente boliviano Evo Morales avanzò l’accusa per cacciare USAID dal suo Paese, affermando che “non si sentiva la mancanza di istituzioni statunitensi che continuano a cospirare contro il nostro popolo e specialmente contro il governo nazionale, ciò che costituisce la ragione per la quale stiamo per annunciare… che abbiamo deciso di espellere USAID.” Morales evidenziò che i programmi di USAID hanno “finalità politiche piuttosto che sociali”. Nonostante le vigorose smentite da parte dei funzionari di USAID e della dirigenza politica statunitense, esiste un’ampia evidenza a sostegno delle affermazioni del Presidente boliviano.
Come riportato da Bejamin Dangl nel The Progressive del Febbraio 2008:
“Documenti declassificati e interviste sul campo in Bolivia provano che l’Amministrazione Bush sta usando il denaro dei contribuenti USA per sovvertire il governo Morales e cooptare i dinamici movimenti sociali del Paese – proprio come essa ha tentato di fare recentemente in Venezuela e tradizionalmente fa in tutta l’America Latina. Molto di quel denaro giunge attraverso la U.S. Agency for International Development (USAID). Nel Luglio 2002, un messaggio declassificato spedito dall’ambasciata statunitense in Bolivia a Washington includeva le seguenti parole: ‘Un progetto di riforma dei partiti politici studiato da USAID mira a implementare una legge boliviana esistente che dovrebbe… nel lungo periodo, aiutare a creare partiti politici moderati, pro-democrazia al fine di fungere da contrappeso nei confronti del radicale MAS o dei suoi successori.’ MAS è riferito al partito di Morales che, in inglese, sta per Movimento verso il Socialismo.”
Di certo, questa notizia non sorprende nessuno in America Latina, luogo dove gli Stati Uniti per oltre un secolo hanno tentato di mantenere il proprio controllo imperialistico. Ciò che diventa chiaro da queste rivelazioni è che USAID, come Wycliffe e SIL, è parte di un vasto apparato di intelligence costruito per proiettare la potenza statunitense e influenzare gli sviluppi politici negli altri Paesi nell’interesse della classe dirigente degli Stati Uniti.
Rimane ancora un mistero solo il cosa stesse esattamente facendo Kenneth Bae in Corea del Nord. Mentre la sua famiglia sostiene che egli sia semplicemente un buon cristiano che è stato arrestato per violazione delle leggi anti-religiose, la sconcertante quantità di evidenza storica relativa all’uso di organizzazioni e individui religiosi/umanitari come mezzi di sovversione lascia qualche dubbio. Ciò che però non può essere messo in discussione è il fatto che l’egemonia USA è stata, e continua a essere, mantenuta tramite un’eterogenea collezione di strumenti di propaganda, fra i quali la religione e l’umanitarismo sono alcuni dei più efficaci.

[Traduzione di F. Roberti]

Tratto da:http://byebyeunclesam.wordpress.com

DIO LAVORA PER LA CIA ?
commenti

La NSA ha ucciso Hugo Chavez?

Pubblicato su 17 Gennaio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in USA E AMERICA LATINA

Durante il 2013, il Venezuela ha vissuto uno dei momenti più difficili della sua storia con la morte del presidente Hugo Chavez il 5 marzo. Chavez, un leader importante la cui politica ha trasformato il paese, è stato vittima di un cancro aggressivo che lo ha ucciso in meno di due anni. Il presidente venezuelano aveva in maniera carismatica affrontato grandi e potenti nemici durante i suoi 14 anni di potere assoluto nella maggioranza democraticamente eletta. Colpi di stato, sabotaggi economici, interventi elettorali, guerra psicologica, miliardi americani arrivati ai suoi avversari e tentativi di aggressione alle sue agenzie di finanziamento, sono alcune delle tattiche e delle strategie di destabilizzazione che Chavez ha dovuto combattere durante il suo mandato.
 
Ha guidato le liste della Central Intelligence Agency (CIA) e del Pentagono come l'obiettivo principale dei loro attacchi, e gli Stati Uniti hanno ampliato significativamente la propria presenza militare aperta e clandestina intorno al Venezuela durante la sua amministrazione. Così la sua morte improvvisa e inaspettata ha causato molta diffidenza tra i suoi seguaci e tra gli studiosi della sua visione socio-politica. Chavez ha sfidato gli interessi più potenti del mondo, e, a sua volta, controllava le più grandi riserve di petrolio del pianeta. Potrebbe essere stato un assassinio politico la morte di Chavez?
 
Forse qualche anno fa quella domanda avrebbe provocato risate in una maggioranza di lettori. Oggi però, con la grande quantità di informazioni che sono venute alla luce tramite Wikileaks e l'ex tecnico della National Security Agency degli Stati Uniti (NSA), Edward Snowden, sulle gravi violazioni dei diritti umani e della sovranità commesse dal governo degli Stati Uniti, domande come queste oramai non fanno solo parte dei discorsi da "teorici della cospirazione" ma da color che sono profondi conoscitori delle sporche politiche di Washington. Oggi il mondo conosce il governo degli Stati Uniti come un'entità che spia i loro amici, alleati, nemici e cittadini: nessuno è al sicuro da occhi e orecchie di Washington. Oggi è noto che quasi tutte le ambasciate americane in tutto il mondo siano centri di operazioni di spionaggio e di Intelligence, violando tutte le norme e le regole internazionali, a prescindere dalle conseguenze. Gravi violazioni dei diritti umani commesse dalle forze Usa in Iraq e Afghanistan sono note esattamente come l'amministrazione Obama abbia ampiamente usato la soluzione dei droni per uccidere persone innocenti tramite un telecomando.
 
Oggi il governo del primo presidente Afro-americano persegue con  furia chi tenta di raccontare le verità circa gli abusi di Washington, e ancora di più quando sono cittadini americani quali Bradley (Chelsea) Manning, Edward Snowden e Jeremy Hammond. E' noto che Washington abbia usato il suo potere economico per cercare di neutralizzare Wikileaks e congelare le loro finanze, bloccando l'accesso a Visa, Mastercard e Paypal soltanto per tacere ed evitare la sua continua pubblicazione di documenti che rivelano le losche operazioni della Casa Bianca.
 
La conoscenza è diventata di pubblico dominio e adesso siamo meno scettici e più realistici quando si tratta di comprendere le capacità del governo degli Stati Uniti di mettere a tacere i suoi nemici, coprire i loro errori e utilizzare ogni misura per raggiungere il suo dominio.
 
Hugo Chavez è sempre stato un sassolino nella scarpa imperiale. Sottovalutato da analisti e consulenti di guerra fredda, Chavez ha chiuso l'influenza e il dominio degli Stati Uniti in America Latina, in meno di un decennio. Ha trasformato il Venezuela da un paese dipendente e consegnato alla cultura e alla politica americana ad uno Stato sovrano, libero, indipendente, dignitoso e orgoglioso delle sue radici, la sua storia e la sua culture. Ha salvato il controllo delle risorse strategiche, non solo in Venezuela, ma in tutta l'America Latina, sempre con la bandiera della giustizia sociale. Ha promosso l'integrazione regionale e la creazione di organizzazioni come l'Unione delle nazioni sudamericane (UNASUR), l'Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA) e la Comunità degli Stati dell'America Latina e dei Caraibi (CELAC), tra gli altri. La sua posizione contro l'aggressione degli Stati Uniti ha dato un esempio e un'ispirazione per milioni di persone nel mondo, che hanno visto con speranza la rivoluzione in Venezuela e la sua espansione regionale.
 
Non c'è dubbio che molti potenti interessi di Washington e altrove volevano la scomparsa dalla scena politica di Hugo Chavez. Hanno cercato di farlo in Aprile 2002 con un colpo di stato promosso dal governo degli Stati Uniti che non è riuscito. Mesi dopo il forte sabotaggio economico che ha quasi distrutto l'industria petrolifera del paese hanno cercato di rovesciarlo, ma non ci sono riusciti. Un Anno e mezzo dopo dei mercenari paramilitari sono stati inviati dalla Colombia di assassinarlo. Il piano è fallito poichè vennero catturati dalle autorità venezuelane. Negli anni successivi ci sono stati molti tentativi sulla sua vita e piani per la destabilizzazione e il rovesciamento del suo governo, ma fortunatamente nessuno ha funzionato. Nel frattempo, la popolarità di Chavez è cresciuta e il suo progetto socialista ha cominciato a mettere radici nel paese.
 
I documenti trapelati dalla NSA di Edward Snowden hanno rivelato che il presidente Chavez e il suo governo erano sulla lista dei sei obiettivi principali dell'intelligence degli Stati Uniti almeno dal 2007.Appena un anno fa, la Casa Bianca ha creato una speciale missione di intelligence in Venezuela che riportava direttamente al Direttore Nazionale dell'Intelligence, al di sopra della CIA e di altre 15 agenzie di intelligence degli Stati Uniti. Una missione speciale ,a completamente illegale, con grandi risorse e capacità. C'erano solo altre due altre missioni in questo stile: per l'Iran e la Corea del Nord. Il Venezuela è considerato un paese nemico a causa della minaccia rappresentata da Hugo Chavez al potere degli Stati Uniti.
 
LA MALATTIA
 
Chavez ha sofferto di uno strano cancro che ha concluso la sua vita velocemente e così all'improvviso. Come ha spiegato l'attuale presidente Nicolas Maduro, il suo cancro era insolito, senza nome ed estremamente aggressivo. Era specifico per un organo. La famiglia Chavez non ha avuto altri casi di cancro, non c'era una predisposizione genetica. E' stato rilevato nel giugno 2011 e in meno di due anni, nonostante i trattamenti forti, lo ha ucciso.
 
Lo US Army ha dovuto declassificare dei documenti ottenuti da AP (associated press) nel 1995 dalla legge sull'accesso alle informazioni (FOIA). I documenti erano le prove del fatto che dal 1948 il Pentagono ha cercato di creare un'arma basata sulle radiazione per omicidi politici .
 
Un altro studio dell'intelligence dell'esercito americano nel 1969 ha confermato che l'uso illegale di radiazioni come arma avrebbe potuto causare la morte o malattia grave in avversari politici. In altre parole, si trattava di un metodo di omicidio che stavano attivamente cercando di sviluppare.
 
Potete immaginare se già Washington nel 1948 stava sperimentando un'arma con radiazioni per l'assassinio politico, dove sia arrivata oggi giorno questa tecnologia. 
 
OMICIDIO VIA SPY
 
Un cablogramma segreto del Dipartimento di Stato del 31 gennaio 1976 ha avvertito degli effetti gravi sulla causato da microonde radioattive utilizzati dal KGB per spiare l'ambasciata statunitense a Mosca: "I nostri medici esperti sono del parere che l'esposizione prolungata a microonde radioattive, misurate nell'Ambasciata degli Stati Uniti, costituisca una minaccia per la salute."
 
Tuttavia, Washington ha proceduto a sviluppare strumenti più potenti  di spionaggio, tramite radiazioni a maggiore frequenza.

 

I documenti che ha fatto filtrato Edward Snowden e recentemente pubblicati sul giornale tedesco 'Der Spiegel' fanno riferimento ad una potente squadra sviluppata dall'agenzia statunitense che emette onde radio continue ad alta frequenza contro un obiettivo per monitorare e catturare tutte le loro comunicazioni. Secondo il documento segreto della NSA, l'attrezzatura CTX4000, è "un radar portatile ad onda continua (CW). Può essere utilizzato per illuminare un bersaglio e per recuperare le informazioni dalla sua rete. "
"L'unicità del CTX4000 è la capacità di raccogliere segnali che altrimenti non verrebbero colti o che sarebbero estremamente difficile da catturare ed elaborare" Il documento dettaglia le loro capacità, "Gamma di frequenza: 1-2 GHz; Banda larga: 45 MHz, Potenza di uscita: 2Wda utilizzare come ingranditore interno, ingranditore esterno fino a 1 kW".
Un chilowatt rappresenta una forte capacità e quantità di onde radioattive. Questo proiettata contro una persona per un importante periodo continuativo può causare gravi danni per la salute. Lo studio della US Army nel 1969 (di cui sopra) sugli effetti sulla salute delle radiazioni come arma sottolinea che l'impatto o l'evento desiderato, in altre parole,la morte del target, può manifestarsi dopo l'esposizione all'agente radioattivo.
 
All'interno dei documenti della NSA pubblicati su Der Spiegel ci sono anche i dettagli delle altre forme di spionaggio attraverso i telefoni cellulari, sistemi mobili e le reti wifi che potrebbe anche avere effetti gravi per la salute. Tuttavia, l'uso di un'apparecchiatura radar portatile che emette un'onda continua ad alta potenza contro una persona sembra essere un meccanismo da spia che potrebbe essere stato usato anche come strumento di omicidio.
 
Hugo Chavez è stato l'obiettivo principale della NSA per anni. La possibilità che i loro strumenti di spionaggio abbiano contribuito o causato la sua malattia non sembrano più tanto un racconto di fantascienza come poteva essere qualche tempo fa.
 
 
 
Tratto da: http://www.free-italia.net
La NSA ha ucciso Hugo Chavez?
commenti

NEGLI USA PRIGIONE PER CHI NON RIESCE A PAGARE LE TASSE

Pubblicato su 29 Dicembre 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in USA E AMERICA LATINA

27 dicembre 2013 - NEW YORK (WSI) - In un mondo governato dalle banche, le lobby continuano ad avere la meglio. Con l'aiuto dei vari politici di turno, le varie caste sparse un po' in tutto il mondo riescono a salvarsi dalle forme più feroci di tassazione. Tanto, a pagare per loro, ci pensano i meno abbienti.

 
Le prigioni dei debitori di nuovo in America. La tendenza di 150 anni fa è tornata di moda. Chi non paga i debiti finisce in galera.
E' in atto una vera e propria guerra contro i più poveri, contro chi non riesce ad arrivare a fine mese, e contro chi, sull'orlo della povertà, non riesce a pagare le tasse. 
 
Per loro, ora in America sono pronte le manette. Mentre i banchieri artefici della Grande crisi finanziaria del 2007 sono ancora in libertà, per la gente comune si aprono le porte del carcere. 
 
Come riporta un articolo firmato da Michael Krieger, agli Stati Uniti, non basta più rappresentare il 25% dei prigionieri di tutto il mondo. 
 
Ora l'America "neo feuduale" sembra avere bisogno, infatti, di "trovare modi più creativi e, addirittura, arcaici per incarcerare, in maniera evidentemente incostituzionale ed immorale, anche i più poveri". Tanto da creare vere e proprie prigioni per i debitori. Una pratica che sembrava fosse stata ormai da tempo considerata obsoleta (anzi in gran parte sradicata nel mondo occidentale, con l'eccezione di circa 1/3 degli stati americani e della Grecia).
 
Come in un romanzo di Charles Dickens, chi fa fatica e lotta per pagare multe scadute o tasse legate a spese giudiziarie, sostenute anche solo per semplici infrazioni stradali, rischia dunque di essere sbattuto in carcere negli Stati Uniti.
 
Tornano così le prigioni che fiorirono negli Stati Uniti e in Europa occidentale oltre 150 anni fa. A quei tempi, prima ancora che nascessero il diritto fallimentare e le reti di sicurezza sociale, la povera gente e i titolari di aziende in rovina venivano rinchiusi in prigione, finché non venivano saldati i loro debiti. Le riforme, poi, bandirono tale pratica. Almeno fino a oggi.
 
Il Centro Brennan per la giustizia e l'American Civil Liberties Union (ACLU) sottolineano che questa prassi è rinata in alcuni tribunali locali.
 
Forse queste prigioni per i debitori sono rinate per fare di questa pratica un pilastro della crescita del PIL. Ad ogni modo, l’ACLU ha scoperto che sette su undici contee prese in esame hanno creato, de facto, "prigioni dei debitori", nonostante i chiari "divieti costituzionali e legislativi". In alcune aree, poi, la situazione è ben peggiore che in altre. Nella seconda metà del 2012, ad esempio, nella Contea di Huron, il 20% degli arresti sono stati dovuti a mancati pagamenti delle ammende; mentre la Corte municipale Sandusky della Contea di Erie ha incarcerato 75 persone in poco più di un mese durante l'estate del 2012. 
 
Mark Silverstein, avvocato dell’ACLU del Colorado, ha sostenuto che in queste corti i giudici non hanno neanche valutato la capacità degli imputati di pagare prima di condannarli al carcere, a dispetto di quanto sancito dai principi costituzionali.
 
 
Tratto da: http://terrarealtime.blogspot.it
 
 
NEGLI USA PRIGIONE PER CHI NON RIESCE A PAGARE LE TASSE
commenti

Contro Usa e Israele: il Mandela che non osano citare

Pubblicato su 8 Dicembre 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in USA E AMERICA LATINA

«Se c’è un paese che ha commesso atrocità indicibili nel mondo, questi sono gli Stati Uniti d’America. A loro non importano gli esseri umani». Parola di Nelson Mandela. Mentre il mondo ricorda l’eredità di “Madiba” in veste di primo presidente nero del Sudafrica e icona anti-apartheid, va ricordato che fu anche profondamente scettico nei confronti della potenza americana, criticata all’epoca dell’invasione dell’Iraq. Inoltre, Mandela era un sostenitore cruciale dell’Olp di Arafat. «Qui di seguito», annuncia “Rt” in un servizio ripreso da “Megachip”, «potrete leggere le sette citazioni del leader che hanno meno probabilità di essere pubblicate, anche laddove si sta rendendo onore alla sua vita e si commemora la sua morte nei media mainstream». Prima dell’invasione Usa dell’Iraq, Mandela sferzò duramente gli Stati Uniti: al Forum Internazionale delle Donne a Johannesburg, dichiarò che il movente principale dell’allora presidente Bush era «il petrolio». Rincarò la dose intervistato da “Newsweek”: «L’atteggiamento degli Stati Uniti d’America è una minaccia per la pace nel mondo».

Mandela è stato da lungo tempo sostenitore dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, offrendosi come mediatore politico tra Israele e i AFRICA-TAMBO-RETURN-EXILEsuoi vicini. «Israele dovrebbe ritirarsi da tutte le aree che ha conquistato a danno degli arabi nel 1967, e in particolare dovrebbe ritirarsi completamente dalle Alture del Golan, dal sud del Libano e dalla Cisgiordania», dichiarò Mandela, come riferì Suzanne Belling dell’agenzia “Jewish Telegraph”. Storico l’incontro con Fidel Castro nel 1991, insieme a cui tenne un discorso intitolato “Quanto lontano siamo andati noi schiavi”. Il paese stava commemorando il 38° anniversario della presa della caserma Moncada da parte dei castristi, e Mandela salutò il «posto speciale» di Cuba nel cuore della gente dell’Africa. «Fin dai suoi primi giorni, la rivoluzione cubana è stata anche una fonte di ispirazione per tutte le persone che amano la libertà. Ammiriamo i sacrifici del popolo cubano nel mantenere la propria indipendenza e sovranità di fronte alla malvagia campagna imperialista orchestrata per distruggere l’impressionante miglioramento realizzato nel corso della rivoluzione cubana».

Sempre il leader sudafricano invitò a porre fine alle dure sanzioni imposte dall’Onu alla Libia nel 1997, e promise il suo sostegno a Gheddafi, a sua volta un suo sostenitore di lunga data. «È nostro dovere dare sostegno al leader fratello, soprattutto per quanto riguarda le sanzioni, che non stanno colpendo solo lui ma stanno colpendo la massa della gente qualunque, i nostri fratelli e sorelle africani», dichiarò Mandela. In occasione della Giornata Internazionale di Solidarietà con il Popolo Palestinese, il 4 dicembre 1997, Mandela assemblò un gruppo «in qualità di sudafricani, di palestinesi nostri ospiti e di umanisti, per esprimere la nostra solidarietà nei confronti del popolo della Palestina». Nel discorso, fece appello affinché le fiamme metaforiche della solidarietà, della giustizia e della libertà fossero tenute accese. «L’Onu ha preso una posizione forte contro l’apartheid, e nel corso degli anni è stato costruito un consenso internazionale, che ha contribuito a porre fine a questo sistema iniquo. Ma sappiamo fin troppo bene che la nostra libertà è incompleta senza la libertà dei palestinesi».

Tratto da: libreidee.org

 
Contro Usa e Israele: il Mandela che non osano citare
commenti

L'Ordine esecutivo 11110 di J.F. Kennedy e la 'strana' traiettoria del proiettile del fucile di Lee Harvey Oswald

Pubblicato su 23 Novembre 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in USA E AMERICA LATINA

L'ordine esecutivo 11110 fu emesso in variazione del precedente Ordine Esecutivo 10289 del 1951, emesso dal Presidente Harry Truman.
L'ordine dava al Ministero del Tesoro il potere di emettere certificati d'argento contro ogni lingotto d'argento, argento o dollari standard argentei del tesoro non tenuti per il rimborso di certificati d'argento preesistenti, di prescrivere la denominazione di questi certificati d'argento e di coniare gli "standard silver dollars" e le valute complementari rimborsabili in argento.
 
L'ordine esecutivo 11110 fu un ordine esecutivo firmato il 4 giugno 1963 dal presidente degli Stati Uniti John Kennedy. Esso delegava al segretario del tesoro USA il potere, già attribuito al Presidente dall'Agricultural Adjustment Act del 1933, di emettere certificati argentei (silver certificates).
 
 
 
Ma chi era J.F.Kennedy ? 
Candidato del Partito Democratico, vinse le elezioni presidenziali del 1960 e succedette al Presidente degli Stati Uniti Dwight D. Eisenhower. Assunse la carica il 20 gennaio 1961 e la mantenne fino al suo assassinio. Gli subentrò il vicepresidente Lyndon B. Johnson
La sua breve presidenza, in epoca di guerra fredda, fu segnata da alcuni eventi molto rilevanti: lo sbarco nella Baia dei porci, la Crisi dei missili di Cuba, la costruzione del Muro di Berlino, la conquista dello spazio, gli antefatti della Guerra del Vietnam e l'affermarsi del movimento per i diritti civili degli afroamericani.
Kennedy fu assassinato il 22 novembre del 1963 a Dallas, in Texas. Lee Harvey Oswald fu accusato dell'omicidio e fu a sua volta ucciso, due giorni dopo, da Jack Ruby, prima che potesse essere processato. La Commissione Warren concluse che Oswald aveva agito da solo; tuttavia, nel 1979, la United States House Select Committee on Assassinations dichiarò che l'atto di Oswald era stato probabilmente frutto di una cospirazione.
Oswald fu accusato dell'omicidio ? La Commissione Warren concluse che Oswald aveva agito da solo ? ....e sulla base di quali prove ??? 
 
Bill HIck nel video che segue http://www.youtube.com/watch?v=ZyZ1LducGv0 smonta MAGISTRALMENTE  questa marea di cazzate....
 
 
Nel 1976, il presidente Gerald Ford si vide costretto a nominare una seconda commissione d'indagine, la United States House Select Committee on Assassinations HSCA, che presentò il risultato del suo lavoro nel 1979. La HSCA, basandosi in parte su prove acustiche, ipotizzò che vi fossero stati quattro spari concludendo che lo psicolabile Lee Harvey Oswald, poco dopo ucciso dal criminale con turbe psichiche Jack Ruby, potrebbe avere agito nel quadro di un progetto coinvolgente più persone.
Le conclusione della commissione Warren è quella definita da alcuni “della pallottola magica”, riferendosi a quel proiettile che causò sette ferite complessive a Kennedy e Connally, rimanendo sostanzialmente integro, cosa da costoro ritenuta impossibile. Inoltre e sempre secondo quanto essi sostengono, tale proiettile, per poter causare quelle ferite, non avrebbe potuto seguire una traiettoria rettilinea.
- See more at: http://edizionisicollanaexoterica.blogspot.it/2013/11/lordine-esecutivo-11110-di-john.html#sthash.6m2mq2PA.dpuf
 
Secondo alcuni studiosi della scena l'unica postazione dalla quale si sarebbe potuto avere la visuale per uno sparo il cui proiettile potesse effettuare una traiettoria compatibile con le ferite di Kennedy è la staccionata nei pressi della collinetta erbosa... le fotografie successive agli spari, mostrano molte persone correre verso la collinetta, dalla quale, interrogate successivamente, diranno di aver sentito esplodere i colpi.
75-90 secondi dopo l'ultimo sparo, al secondo piano del deposito di libri, Oswald si trovò di fronte al poliziotto Marion Baker. Baker attestò che ricordava di aver udito il rimbombo dei colpi approssimativamente nella costruzione di fronte a me, o in quella a destra, cioè da un altro edificio e fermò Oswald ma lì, davanti alla sala da pranzo, Oswald fu identificato dal sovrintendente dell'edificio, Roy Truly, che disse di lasciarlo andare. Sia Baker che Truly testimoniarono che Oswald appariva calmo, freddo, normale e in alcun modo senza fiato e non era sudato.
 E. Howard Hunt indicò prima di morire il responsabile politico nel vicepresidente Lyndon Johnson
Nel corso degli anni sono emerse molte vicende che vedrebbero Johnson coinvolto in più attività illegali, nessuna di queste provate con certezza. Si va da presunti brogli elettorali (nelle elezioni che lo portarono in Senato), a ripetuti casi di corruzione, fino a svariati omicidi nei quali LBJ sarebbe stato coinvolto o addirittura mandante. È importante in questo senso il legame di Johnson con Marc Wallace, assassino texano che fu alle dirette dipendenze di LBJ. Svariate sono le testimonianze a riguardo: E. Howard Hunt, ex agente della CIA, ha indicato in LBJ il mandante politico dell'omicidio Kennedy, convinzione nutrita anche privatamente da Jim Garrison, il procuratore che accusò l'uomo d'affari di New Orleans Clay Shaw di cospirazione; e pure da Madeleine Duncan Brown, amante texana di Johnson. Queste accuse hanno trovato conferma, nelle dichiarazioni rilasciate da Billie Sol Estes, amico e socio in affari di LBJ, al giornalista francese William Reymond. Anche Caroline Kennedy, figlia di JFK, ha implicitamente accusato Johnson di essere il mandante dell'omicidio, facendo pubblicare una presunta intervista a Jackie Kennedy nella quale la ex First Lady accusa Johnson e una lobby texana. Va infine detto che anche Jack Ruby, l'assassino di Lee Harvey Oswald, ha indicato in una lettera fatta uscire dal carcere, Johnson quale principale responsabile.
 
 
Ma chi era Lyndon Johnson ? ....aveva 55 anni. A 29 anni era stato eletto deputato, a 42 senatore, a 48 era il capo della maggioranza democratica al Senato: uno degli incarichi più importanti e influenti al Congresso. Era un tipo pacato che non sorrideva molto, ma non era di carattere debole – era freddo, controllato, con una presenza carismatica. Si candidò alle primarie presidenziali democratiche del 1960: non ottenne abbastanza voti da vincere ma riuscì a impedire a Kennedy – che aveva attaccato furiosamente per tutta la campagna elettorale – di avere la maggioranza dei delegati alla convention. Nonostante la forte opposizione di suo fratello Robert, Kennedy decise di offrire a Johnson la vicepresidenza. Johnson accettò, Kennedy vinse le elezioni, Johnson arrivò alla Casa Bianca e si ritrovò privo di poteri. In poche settimane passò dall’essere uno degli uomini più potenti di Washington all’essere un taglia-nastri, uno la cui principale occupazione era stringere mani e sorridere nelle fotografie. Kennedy e i suoi non si fidavano di lui e lo tenevano ai margini dell’attività di governo.
Inoltre vi è la confessione del sicario mafioso James Files che si autoaccusò del delitto, affermando una cospirazione in cui vi erano lui, Charles Nicoletti, John Roselli, Jack Ruby e lo stesso Oswald; Files disse che avrebbe commesso materialmente il delitto con il complice Nicoletti: testimonianza invalidata perché risulta dai tabulati telefonici che Files era a Chicago il 22 novembre 1963 e non a Dallas. In questa teoria del complotto Oswald a volte viene scagionato, a volte invece coinvolto come fiancheggiatore o come tiratore di supporto. Il mandante viene individuato nel boss mafioso di Chicago Sam Giancana. Un'altra versione accusa altri killer al servizio dello stesso Giancana (Roselli e Salvatore Bonanno, quest'ultimo boss avrebbe rivelato tutto nelle sue memorie). La motivazione addotta sarebbe una ritorsione contro le politiche antimafia di Robert Kennedy, il Ministro della giustizia ("Procuratore generale") nel governo del fratello John, considerate un tradimento dopo che il padre Joseph P. Kennedy si era assicurato i voti della mafia italoamericana, grazie all'amicizia dei Kennedy con il cantante Frank Sinatra e il boss. Il complotto avrebbe avuto anche l'appoggio della CIA. Oswald sarebbe stato coinvolto in quanto squilibrato e fanatico castrista, per essere usato come capro espiatorio, e messo poi a tacere da Ruby.
 
IL FAMOSO DISCORSO DI KENNEDY CONTRO I POTERI FORTI:
 
In origine tutti i documenti relativi all'assassinio avrebbero dovuto restare secretati per settantacinque anni (fino al 2039), ma nel corso del tempo due nuove leggi, il Freedom of information Act del 1966 e il JFK Records Act del 1992, hanno permesso di pubblicare gran parte della documentazione. Gli ultimi documenti ancora segreti verranno pubblicati al più tardi nell'ottobre del 2017.
 
Articolo a cura della redazione di Collana eXoterica 
 
 
Tratto da: nocensura.com
L'Ordine esecutivo 11110 di J.F. Kennedy e la 'strana' traiettoria del proiettile del fucile di Lee Harvey Oswald
commenti

ATTACCO AL DOLLARO

Pubblicato su 12 Novembre 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in USA E AMERICA LATINA

Ecco perchè gli USA volevano avvicinarsi ai confini della Cina attraverso Afghanistan, Siria e Caucaso. Ed ecco perchè gli USA volevano svincolare l'Europa dal gas della Russia per avere un alleato sicuro in caso di terza guerra mondiale.

 

Mi domandavo appunto fino a quando la Cina avrebbe assistito passivamente ai giochi geo-politici degli USA. Credo di avere avuto la risposta in questo articolo.

 

Ed è una risposta inquietante...

 

La Cina ha deciso di attaccare il dollaro e di porre fine al suo predominio nel mercato valutario mondiale.

 

Un attacco valutario contro il biglietto verde, scrive il portale d’informazione Wall Street Italia.com : “Già qualche giorno fa le intenzioni di Pechino erano apparse molto chiare, come dimostra un articolo pubblicato dall’agenzia di stampa statale Xinhua, che parlava della necessità di considerare la “de-americanizzazione del mondo”, sostenendo che è arrivato il momento che il mondo consideri una nuova valuta di riserva “che deve essere creata per sostituire il dominio del dollaro, in modo tale che la comunità internazionale possa stare lontana dalle conseguenze del caos politico che si sta intensificando negli Stati Uniti”.

 

Ecco i segnali che indicano come l’attacco (della Cina) al dollaro sia iniziato.

 

- L’agenzia di rating Dagong ha appena rivisto al ribasso il rating sul debito americano, avvertendo che nuovi downgrade sono possibili.

 

- La Cina, nel mese di giugno, ha siglato un rilevante contratto di swap valutario con il Regno Unito; un passo molto importante per internazionalizzare lo yuan.

 

- Un altro accordo di swap è stato siglato con l’Eurozona; ci saranno maggiori transazioni commerciali e flussi di investimenti in euro e yuan, come prevede Kathleen Brooks, direttore della divisione di ricerca presso FOREX.com. Dunque, minori quantità di dollari negli scambi.

 

- Mei Xinyu, consulente del Ministero del Commercio, ha avvertito che se gli Stati Uniti faranno mai default, Pechino potrebbe decide di interrompere per sempre l’acquisto di Treasuries americani.

 

- La Cina starebbe già iniziando a diversificare il proprio portafoglio, puntando sugli investimenti nel mercato immobiliare europeo.

 

- La Cina è il maggiore produttore di oro al mondo e sta anche procedendo a massicci acquisti del metallo prezioso da parte di altre nazioni, accelerando le importazioni. Stando al gestore Stephen Leeb, Pechino avrebbe intenzione di acquistare altre 5.000 tonnellate di oro. Secondo diverse fonti, l’obiettivo sarebbe quello di garantire lo yuan con l’oro, rendendo la valuta l’alternativa numero uno al biglietto verde.

 

http://inoixor-traderpassion.blogspot.ch/2013/10/la-cina-inizia-lattacco-al-dollaro.html

Tratto da: progettoatlanticus.net

ATTACCO AL DOLLARO
commenti
1 2 3 4 5 6 > >>