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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Post con #popoli liberi categoria

SABATO 18 A SIMAXIS: COME DIFENDERSI DA BANCHE, FINANZIARIE, EQUITALIA E MALFATTORI VARI

Pubblicato su 16 Giugno 2016 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI in POPOLI LIBERI

SABATO 18 A SIMAXIS: COME DIFENDERSI DA BANCHE, FINANZIARIE, EQUITALIA E MALFATTORI VARI
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SEMPRE PIÙ COLONIA CON LA SERVITÙ GASIERA

Pubblicato su 30 Marzo 2016 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI in POPOLI LIBERI, POLITICA

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FARE SISTEMA

Pubblicato su 6 Dicembre 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI in POPOLI LIBERI

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Sa stripa

Pubblicato su 23 Novembre 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI in POPOLI LIBERI

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La spesa si fa solidale, in tutta la Sardegna colletta alimentare per gli sfrattati

Pubblicato su 30 Ottobre 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI in POPOLI LIBERI

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CATALOGNA: I PARTITI INDIPENDENTISTI HANNO PRESENTATO LA PROPOSTA PER UNA NUOVA REPUBBLICA

Pubblicato su 30 Ottobre 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI in EUROPA, POPOLI LIBERI

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parliamo di movimenti di liberazione

Pubblicato su 27 Ottobre 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI in IPHARRA, POPOLI LIBERI

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Essere colonizzati

Pubblicato su 25 Ottobre 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI in POPOLI LIBERI

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DISUMANESIMO

Pubblicato su 23 Ottobre 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI in POPOLI LIBERI

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LA DESTABILIZZAZIONE INTERNAZIONALE, UN BUSINESS A SPESE DEL CONTRIBUENTE.

Pubblicato su 12 Giugno 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POPOLI LIBERI

 
Per evitarsi la pena di commentare il magro risultato elettoralee per far capire a tutti quali siano i veri padroni a cui deve rispondere, un Renzi in versione NATOlunedì scorso è volato in Afghanistan, ad arringare i soldati italiani. 
 
Senza risparmiarci il ridicolo di indossare la tuta mimetica, dall'alto della sua scienza politica, Renzi ha spiegato ai giovani militari che in un mondo globale la sicurezza interna ai vari Paesi dipende dalle loro scelte internazionali. Parole sante. 
 Parole tanto più significative se pronunciate in un Paese, l'Afghanistan, che dal 2002 segna ogni anno un nuovo record di produzione dell'oppio. Proprio quell'oppio che, trasformato in eroina, inonda l'Europa. 
La destabilizzazione dell'Afghanistan da parte della NATO ha quindi comportato i suoi riflessi destabilizzanti all'interno dei Paesi della NATO. Si potrebbe iniziare a questo punto la solita litania sugli "errori dell'Occidente", se non ci si ricordasse che la destabilizzazione costituisce un business
 
Che la NATO non abbia nulla a che vedere con la produzione ed il traffico di oppio, può essere infatti sostenuto solo contro ogni evidenza, e ciò fa parte di quei "segreti" noti a tutti, ma troppo osceni per essere pronunciati, poiché rimetterebbero in discussione tutta la visione del mondo comunemente accettata.
 
Il problema è che, se per alcuni la destabilizzazione internazionalecostituisce un business, per altri è una spesa. La destabilizzazione infatti è a carico del contribuente, che deve finanziare crescenti spese militari, che a loro volta vanno a favorire ed organizzare il contrabbando che fiorisce all'ombra delle basi militari e del segreto militare. 
 
Non si tratta solo di contrabbando di oppio, ma anche di armisigarettepetrolioe di ogni altro genere di merce
 Il contribuente così non finanzia solo la destabilizzazione, ma anche la colossale evasione fiscale che il contrabbando comporta da parte dellemultinazionalile quali trovano nella NATO una confortevole e dissimulata "location" per il loro lobbismo.
Può apparire un paradosso che degli Stati finanzino la frode fiscale, ma lo Stato non esisteLo Stato è in parte un'astrazione giuridica ed in parte una superstizione,mentre ciò che esiste realmente è il potere di lobby e di cosche che agiscono in nome di queste astrazioni e superstizioni.

Le spese militari non riguardano soltanto l'acquisto di nuove armi, come i famigerati F35, ma anche le spese logistiche del personale e delle basiLa spesa militare effettiva è molto maggiore di quella dichiarata ufficialmentepoiché viene dissimulata in più capitoli di spesaed è anche a carico delle Regioni. In coincidenza con i record della produzione e del traffico di oppio, anche la spesa militare italianaregistra sempre nuovi record. 

Ma tutto ciò è ancora nulla, dato che il contribuente dovrà affrontare sempre maggiori costi per la destabilizzazione della Libia operata nel 2011, che comporta non solo contrabbando di petrolio, ma anche contrabbando di esseri umaniI media pongono l'accento sul micidiale traffico operato con i barconi e sulle stragi che esso comporta, ma quel traffico potrebbe costituire solo un diversivo rispetto a forme di immigrazione illegale organizzate sotto il paravento del segreto militare. 
 
Nel 2011 si è potuto riscontrare come gran parte della sinistra sia vulnerabile al mito razzistico e colonialistico del "fardello dell'Uomo Bianco" elaborato dallo scrittore inglese Rudyard Kipling. Si è assistito così allo spettacolo di una "sinistra interventista", convinta che esistano "popoli minorenni", assolutamente bisognosi del soccorso del sedicente Occidente, cioè della NATOSi è visto poi con quali risultati. 

 

 Renzi aveva promesso un decreto per l'intervento militare italiano in Libia per il marzo scorso, poi i tempi sono slittati. Si attende l'autorizzazione dell'ONU, che l'aveva a sua volta promessa venti giorni fa. Questa improvvisa timidezza pare sia dovuta all'atteggiamento russo, molto meno malleabile che nel 2011, dato che al Cremlino hanno cominciato a comprendere che l'obiettivo finale di tutta questa destabilizzazione è l'accerchiamento commerciale e militare dellaRussia, in vista di un suo smembramento in stile Jugoslavia.
La recente missione del ministro degli Esteri Gentiloni in Russia ed i suoi colloqui con il suo omologo russo, Lavrov, hanno generato i soliti comunicati né carne né pesce. Significa però qualcosa il fatto che Gentiloni abbia trovato il modo di vantarsi della posizione italiana, improntata sì alla fermezza nei confronti della Russia, ma anche al dialogo. 
Gentiloni è riuscito ad ottenere anche la promessa di una visita di Putin all'Expo di Milano, in base alla regola aurea che una nota di ridicolo non deve mai mancare in queste solenni occasioni internazionali. 

Gentiloni però non ha mancato di lamentarsi per la "Black List" di indesiderabili stilata dal governo russo. La destabilizzazione non passa solo per gli eserciti, ma anche per lo spionaggio e la provocazione, mirati ad organizzare "rivoluzioni colorate". Circolano molti politici ambigui, che sono in effetti alle dipendenze dei servizi segreti NATO, ed il fatto di pubblicarne i nomi serve appunto a "bruciarli". 

Nella lista nera di Putin vi è anche una donna di origine italiana, ora naturalizzata svedese, la signora Anna Maria Corazza, che ha preso anche il cognome del marito, l'ex primo ministro svedese Bildt. La storia d'amore fra i due è cominciata nei Balcani, nel corso della guerra. 
Probabilmente la signora era lì per conto della NATO, ed il consorzio con un politico svedese risulta del tutto coerente. 
 La Svezia infatti non è più un Paese neutrale, ma è coordinato con la NATO in base ad un accordo di partenariato.
truppe svedesi in forza alla NATO

 

Porre veti all'ingresso sul proprio territorio a certi personaggi costituisce un mezzo di difesa molto più economico ed efficace che investire in nuove armi. 
 
Un irrigidimento della Russia potrebbe costituire anche una buona notizia per il contribuente, poiché porrebbe un freno all'attuale ondata di destabilizzazione internazionale di marca "occidentale", che va dall'Ucraina, alla Siria, alla Libia, all'Afghanistan.
 
Tratto da: http://sadefenza.blogspot.it/
LA DESTABILIZZAZIONE INTERNAZIONALE, UN BUSINESS A SPESE DEL CONTRIBUENTE.
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