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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Post con #politica categoria

Beppe Grillo ed il 5 Stelle ad un punto di svolta

Pubblicato su 29 Aprile 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

Non vogliamo essere ripetitivi, ma questo articolo illustra in maniera esauriente quello che è il nostro pensiero. La battaglia contro l'euro è la battaglia della vita, non abbiamo più tempo. Entro fine anno le trappole degli eurocrati saranno chiuse e non ci sarà più via di salvezza: sarà la fine, nostra, del nostro popolo e dei nostri figli. Condividiamo molte cose del M5S, ma sono problemi " secondari", il problema principale, è che il movimento deve dire in maniera chiara, netta ed inequivocabile: FUORI DALL'EURO e ritorno ad una moneta sovrana ( come, peraltro, sostengono molti suoi attivisti ). Allora ci vedrà al suo fianco. Claudio Marconi

di Luciano Lago

Beppe Grillo ed il 5 Stelle ad un punto di svolta: dare il calcio definitivo all’eurocrazia ed all’euro o adeguarsi al sistema.

Dal palco dei suoi ultimi comizi e sul suo blog, Beppe Grillo ha tuonato contro l’Europa dei banchieri e burocrati di Bruxelles che decidono sopra la testa di tutti i cittadini e contro il famigerato trattato del “Fiscal Compact” che va abolito.
Bisogna dare atto a Grillo che questi attacchi contro l’Eurocrazia li ha pronunciati molto chiaramente così come vengono pronunciati da tutti quei vari movimenti anti eurocrazia che sono attivi in Italia e negli altri paesi europei ma con i quali Grillo rifiuta di apparentarsi (dall FN della Marine Le Pen in Francia, al PVV di Geert Wilders in Olanda, all’FPO di Heinz Christian Strache in Austria).

 

In particolare Grillo ha preannunciato che il suo movimento, una volta entrato come forza politica in Europa, chiederà l’abolizione del Fiscal Compact, il trattato che stabilisce l’obbligo del pareggio di bilancio e che obbliga gli stati a raggiungere  il parametro stabilito del 60% del rapporto deficit/PIL entro un arco di tempo e di conseguenza per l’Italia (il paese più indebitato assieme alla Grecia) questo comporta il taglio dal bilancio pubblico di una cifra corrispondente a circa 50 miliardi l’anno oltre ai versamenti previsti dall’altro trattato, quello del MES/ESM, il Fondo Salva Stati (in realtà salva banche) per il quale devono essere versati 125 miliardi in 5 anni (51 già versati dai governi Monti e Letta).
Questi dunque sono gli impegni già sottoscritti dai politici di maggioranza al governo e nel Parlamento italiano, con il pareggio di bilancio (derivante dal trattato F.C.) fatto inserire in Costituzione nel 2012 con modifica agli art.81, 117 e 119, senza molto clamore con l’”aum aum” di tutti i partiti con eccezione di Lega Nord e UDV.
Grazie a tali vincoli risulta evidente che è del tutto illusorio parlare di crescita economica e di ripresa economica per l’Italia, un paese super indebitato che deve già pagare circa 80/100 miliardi l’anno di interessi alle banche al quale viene prescritto di tagliare altri 50 miliardi l’anno dal bilancio pubblico, obbligato anche a versare altri 125 (una parte già versati) per il MES, si tratta di una grande truffa propagandistica che viene propinata dai servitori dell’eurocrazia in Europa ed in particolare dall’”illusionista fiorentino” che cerca di accaparrarsi il consenso elettorale con la promessa degli 80 euro ai lavoratori dipendenti a basso reddito.

In realtà è illusorio pensare che basterebbe bloccare il Fiscal Compact per sottrarsi al principale vincolo finanziario europeo, questo perché c’è di più, molto di più in arrivo per bloccare qualsiasi scappatoia per i paesi che volessero uscire dalla gabbia dell’euro e del Fiscal Compact. In arrivo la nuova trappola, l’ERF (European Redemption Found) si tratta del nuovo trattato architettato dalla Germania e da Barroso, in sostituzione degli eurobond (inaccettabili per la Merkel) che prevede in sostanza il versamento delle quote eccedenti il debito pubblico oltre il 60% del PIL ad uno speciale fondo di garanzia che sarebbe gestito da un apposto organismo finanziario, dotato di autonomia totale rispetto sia ai governi che alla Commissione Europea che vincolerebbe i governi per 20 anni a versare queste quote con possibilità di esproprio dei beni pubblici per i governi insolventi. Una trappola micidiale per paesi come l’Italia sotto il ricatto del debito.
In pratica si tratterebbe di altre 50 miliardi all’anno da versare ad una super struttura finanziaria fuori da ogni controllo dagli stati e dotata di poteri autonomi. Vedi: peggio dell’euro arriva l’ERF
Grillo ed il suo movimento, arrivati a questo punto, a questo tornante della Storia, devono dire chiaramente cosa vogliono fare perché non c’è più tempo per tergiversare o per essere ambigui: soltanto una procedura di uscita dall’euro e la rinegoziazione dei trattati europei permetterebbe all’Italia di sottrarsi ad un avvenire di paese super indebitato con l’eurocrazia, affossato in una recessione permanente, sottoposto alla svendita del suo patrimonio pubblico, sottratto ad ogni controllo democratico e vincolato al sistema dell’usura bancaria per almeno un’altra generazione.
Non esiste nessuna possibilità di referendum sull’euro (peraltro incostituzionale) e non è previsto che un singolo stato possa recedere dagli impegni già sottoscritti se non con una decisione presa a livello governativo in funzione di un cambio di regime politico e sulla base di una denuncia di illegittimità costituzionale delle norme sottoscritte dai precedenti governi (vedi prof. Guarino: l’UE illegale e antidemocratica ).
In precedenza, nel nostro articolo (vedi) abbiamo rilevato le dichiarazioni rilasciate dal dr. Casaleggio in una intervista al Fatto Quotidiano con le quali si sosteneva la legittimità dell’euro e del debito pubblico italiano come fatti consolidati anche se con critiche alla gestione fatta dai governi precedenti. Abbiamo rilevato la contraddittorietà di queste dichiarazioni con quanto affermato da Grillo e da altri esponenti del movimento, con l’effetto di ricevere una valanga di insulti e di critiche arrivate dai militanti grillini.

Vedi: Casaleggio getta la maschera.

Tanto meglio così, questo significa che il messaggio è stato letto.

Va bene fare pulizia (come dice Grillo) e liberarsi della casta politica e delle varie lobby che hanno fatto strame di questo paese indebitandolo e privandolo di qualsiasi sovranità ma ormai non basta più, i poteri forti, quelli della grande finanza stanno giocando sporco: il piano è quello di ingabbiare i popoli con nuovi trattati in modo che non possano più rialzare la testa e riprendersi la sovranità perduta.
Lo stesso Grillo lo ha detto: “…le decisioni prese in Europa hanno effetti devastanti sul futuro delle prossime generazioni ma nessun cittadino europeo può interferire…”
Esattamente di questo si tratta: i trattati europei come il Fiscal Compact, il MES, ed adesso il nuovo ERF che sarà approvato subito dopo le elezioni europee (guarda caso) avranno un effetto devastante per le prossime generazioni ma siamo in tempo a bloccare questo processo con una immediata richiesta di attivare la procedura di uscita dall’euro per l’Italia e collocarsi fra quei paesi come la Polonia, Svezia, Danimarca, Gran Bretagna, Ungheria, ecc.. che sono in Europa ma fuori dall’euro e per i quali questi trattati non hanno valenza. Non esiste un’altra soluzione, il tempo è scaduto.

A questo punto ci chiediamo quale è la linea ufficiale del movimento? Quella dei 7 punti enunciati che prevedono, tra le altre cose, il referendum sull’euro e l’adozione degli eurobond? Sono entrambi irrealistici e privi di effetti pratici.
Grillo ed il suo movimento sono ad un punto di svolta: richiedere nettamente e senza equivoci la fuoriuscita dall’euro e dai trattati UE o rimanere nella posizione (espressa da Casaleggio) irrealistica ed ambigua, conforme al sistema, di chi parla genericamente di cambiare la gestione dell’euro ed accettare per buone le tesi della grande finanza che il problema dell’Italia sia il debito (quello creato dal sistema dell’usura) e che sia quindi necessario tagliare la spesa pubblica.
Una grande responsabilità è oggi sulle spalle di Grillo e del movimento, essendo divenuto questo numericamente la prima forza di opposizione nel paese.
Coloro che avevano riposto fiducia nel movimento di Grillo per un cambiamento rivoluzionario non si accontentano più di fare fuori la casta politica parassitaria agli ordini dell’eurocrazia, si aspettano che ci sia una definitiva frattura con questa Europa delle banche e della finanza.

Tratto da:http://www.controinformazione.info

Beppe Grillo ed il 5 Stelle ad un punto di svolta
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MANIFESTAZIONE " NO EURO" IL 1° MAGGIO, A TORINO

Pubblicato su 28 Aprile 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

Tutti a Torino il 1° Maggio contro l'euro e questa Europa di banchieri, tecnocrati e sanguisughe. C.M.

MANIFESTAZIONE " NO EURO" IL 1° MAGGIO, A TORINO
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Elezioni europee: i comunisti (contro la Ue) esclusi, i Verdi (a favore dell’Ue) inclusi, Marco Rizzo

Pubblicato su 28 Aprile 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

Qual è stato il criterio, a parità di condizioni? Evidentemente ha fatto premio la posizione politica.

Questo sistema non perde occasione per dimostrare la sua parzialità. Il Partito Comunista ha presentato correttamente le liste per le elezioni europee. Queste sono state ricusate, al pari del partito dei Verdi,  dagli uffici circoscrizionali delle Corti di Appello in quanto la normativa italiana non prevedeva il collegamento con gruppi politici europei (cosa prevista invece dalla normativa europea). 

Il Partito Comunista fa parte del raggruppamento politico dei Partiti Comunisti e Operai d’Europa che hanno parlamentari europei eletti (anche qui al pari dei Verdi). Entrambe le forze politiche hanno presentato ricorso all’ufficio elettorale nazionale della Corte di Cassazione che ha risposto con un risultato che evidenzia una palese disparità: i Comunisti sono stati esclusi mentre i Verdi sono stati ammessi. Qual è stato il criterio, a parità di condizioni? Evidentemente ha fatto premio la posizione politica.

Il Partito Comunista in Italia ha una posizione netta contro la UE, mentre i Verdi sono molto più disponibili  verso la Comunità Europea. Questo ha fatto la differenza. Faremo un ulteriore ricorso ai TAR, ma possiamo già affermare con nettezza che la nostra lotta contro l’imperialismo UE e NATO non si ferma certo con un cavillo giuridico e istituzionale. Da questa palese ingiustizia trarremo maggiore forza nella nostra azione.

Fonte: Sito del Partito Comunista 

Tratto da:http://www.lintellettualedissidente.it

Elezioni europee: i comunisti (contro la Ue) esclusi, i Verdi (a favore dell’Ue) inclusi, Marco Rizzo
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Perchè l’M5S Continuerà a Vincere, e Fino a Quando Rimarrà il Primo Partito

Pubblicato su 28 Aprile 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

Come forse saprete già leggendo RC, a me la politica piace. Non fraintendemi, non mi piacciono i politici, è proprio che vivo la politica come qualche milione di italiani vive il calcio. Mi appassiona e rispetto al calcio, ho il vantaggio di potere cambiare squadra ogni tanto.

Ora da osservatore della politica in Italia c’è questo fenomeno chiamato MoVimento 5 Stelle che nell’ordine:

  • Ha un leader che nel frattempo contina a fare il comico, e fa esibizioni gratis per gli operai (ieri a Piombino) o a pagamento per i benestanti. Le esibizioni gratis le chiama “campagna elettorale”, quelle a pagamento le chiama “spettcoli”, ma sono la stessa cosa.
  • Ha un secondo leder, che è un pubblicitario che si spaccia per GURU di internet, o meglio lui non si spaccia per nulla. Viene spacciato per Guru di Internet poi però se osserviamo il così detto “sistema operativo” del MoVimento 5 Stelle, il Blog di Beppe Grillo, i loro forum, etcetera osserviamo robaccia 1.0 (taccio per carità di patria sul fondamentale sistema di votazione). Ottimi contenuti per carità, ma roba tecnicamente obsoleta. E se poi andiamo a guardare il capitolo “sicurezza” c’è solo da ridere. Nell’era di NSA e Snowden, questi qui ancora usano (o usavano) Gmail e i riultati si sono visti qualche mese fa quando le LORO mail sono finite sui giornali.
  • Ha eletti presi realmente dal nulla politico, nel senso che sono persone che non hanno un consenso dall’avere ricoperto incarichi in grado di avergli costruito una clientela, dunque i voti li prenede (per ora) interamente Grillo e genericamente il MoVimento.
  • Il MoVimento 5 Stelle NON ha neppure un singolo media sussidiato a supporto, nella migliore delle ipotesi c’è neutarliatà da parte di TV e Stampa. Nella stragrande maggioranza dei casi aperta ostilità e la consueta manipolazione delle informazioni.
  • Il MoVimento 5 Stelle NON ha Clientes. Cioè non prende voti da persone che pensano di avere qualche vantaggio nel votare in una o in un altra maniera. (ok, fanno eccezione il Papà e la Mamma dei candidati)
  • Il MoVimento 5 Stelle NON ha un budget strabordante come i principali partiti italiani da spendere in campagna elettorale. Ad esempio il logo M5S non imbratta massivamente le città in questi giorni, al massimo lo ritroviamo sugli spazi comunali dedicati ai manifesti elettorali. Piccolo particolare, lM5S ha rinunciato volontariamente ai contributi pubblici (dettagli fastidiosi, per chi vota altra roba, me ne rendo conto)
  • Il MoVimento 5 Stelle ha un programma demenziale, in cui c’è tutto e il contrario di tutto. Ci sono pezzi del programma “rinascita” della P2 (vogliamo parlare di abolizione del valore legale del titolo di studio?), pezzi del programma di Berlusconi (abolizione dell’Imu sulla prima casa), pezzi del programma di Rifondazione Comunista (“nazionaliazzazione delle banche”), pezzi del proggramma No_Euro… cioè un melting pot. Duqnue si espone facilamente a legittimi e semplici attacchi alla domanda: “cosa volete fare se foste al governo”.

Ebbene, personalmente credo che il fatto che questa roba, descritta qui sopra con certezza assoluta (mi perdoneranno i sondaggisti) è il primo partito in Italia costituisce qualcosa che andrebe per lo meno studiata.

Però è facile determinare perchè il M5S è il primo partito, e di conseguenza sapere anche fino a quando rimarrà tale. Vado con ordine:

  1. l’M5S è l’unico ad essere NON respnsabile: tutti i partiti che si presentano ad elezioni, e che possono ragionevolmente superare lo sbarramento, o sono stati al governo oppure hanno esponenti che lo sono stati e che hanno fatto generalmente delle figure pessime. Un esempio su tutti è Fratelli d’Italia, partito apparentemente nuovo che si presenta con la faccia della Meloni e di Crosetto ma che consente a una personcina come Alemanno di militare fra le sue fila. Non è credibile. Il resto è anche peggio, il riciclo politico è la cifra principale che contraddistingue Lega, NCD, FI e PD. L’M5S no: si possono fare molte critiche ai pentastellati, ma non certo di essere responsabili politicamente dello sfacio italiano.
  2. l’M5S è coerente con alcune dichiarazioni di principio difficili: la scelta di NON prendere sussidi pubblici in maniera massiva e di non cotituire un organo di stampa Sussidiato, è di per se una differenza ENORME con il “resto”. Costituisce da solo un potebtissimo elemento di differenziazione e di campagna elettroale.
  3. l‘M5S è militarizzato: il MoVimeto 5 Stelle ha un capo (o due) e se non sei d’accordo con il capo vieni sbattuto fuori con una procedura apparentemente democartica. All’inizio dell’avventura parlamentare non era così e ci sono stati enormi problemi. Poi fortunatamente per loro, Casaleggio ( o il suo staff ) ha deciso per la militarizzazione del partito, le così dette epurazioni servono a due cose: fare fuori chi pensa di potere saltare il capo (tipo fare lingua in bocca con il PD), da monito a tutti gli altri, che ora prima di prendere una qualsiasi iniziativa, chiedono il permesso con tanto di ossequio. Una svolta necessaria per un partito i cui eletti sono persone che NON sono professionisti della politica e che si sono magari fatti l’illusione di poter vincere questa guerra solo con i loro ideali.

Quindi l’M5S rimarrà primo partito fino a quando manterrà tutte queste 3 caratteristiche.

In particolare il pericolo a medio termine per l’M5s è che in Italia lentamente si formi un altro movimento culturale alieno all’attuale classe politica e che diventi Partito Politico con la capacità di attirare consenso. Ci vorrà qualche anno, ma io ho pochi dubbi che questo fatto accada. C’è una gigantesca prateria politica da cavalcare in Italia, e l’M5S non raccoglie voti solo da persone iscritte, o da persone che realmente ci credono.

Si tratta come ovvio di protesta verso una intera generazione di politci. Poi ci sono motivazioni più particolari che riguradano l’effetto sperato della presa del potere da parte dei Pentastellati.

Più a breve termnine invece il pericolo è determinato dalla rottura della struttura militarizzata imposta da Casaleggio ma per adesso da questo punto di vista non pare ci siano crepe, ed anzi la recente polemica con Pizzaroti il quale si è macchiato del reato capitale di avere partecipato a delle manifestazioni pubbliche culturali con esponenti del PD, promette bene.

Per me resta un mistero solo una questione: ovvero,  se i risultati scadenti alle elezioni amministrative siano stati voluti da Casaleggio oppure costituiscano un problema di gioventù. Se ci pensate è molto strano il flop costante a livello locale di un partito che andrà a prendersi qualcosa intorno al 30% a livello nazionale. Se devo pensare male, in qusta fase della storia italia, il potere logora chi ce l’ha. Ma non sono del tutto sicuro.

Comunque, il 25 Maggio, salvo eventi imponderabili, l’M5S vincerà le elezioni. E non cambierà nulla in Italia, duqnue l’M5s continuerà a vincere.

Tratto da:http://www.rischiocalcolato.it

Perchè l’M5S Continuerà a Vincere, e Fino a Quando Rimarrà il Primo Partito
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Per lavorare dovremo tutti emigrare, parola di Boldrini

Pubblicato su 27 Aprile 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

Essere Migranti sarà lo stile di vita degli italiani, parola di Boldrini.

No, non sono parole messe in bocca alla Presidente della Camera da qualche giornalista sessista o xenofobo, ma escono direttamente dal suo pensiero politico economico che - bisogna dirlo - fa del mondialismo il suo cavallo di battaglia, piuttosto strana questa cosa da un leader di SEL , partito di sinistra che ( in teoria) solo poco tempo fa si sarebbe dovuto battere contro la globalizzazione.

La teoria economica della Boldrini va ben oltre, e ci spiega alcune cose di come andranno le cose in questa economia globalizzata, o meglio - ci spiega come sarà e quale sarà il mercato del lavoro: "La precarietà sarà il Nostro futuro", prevede ( e forse auspica?).

 

Ognuno ha le proprie idee e le proprie prospettive, ma certo che fa pensare che un leader di sinistra pronostichi un futuro di emigrazione per l'italiano medio.
Se fare il migrante sarà uno stile di vita per moltissimi di Noi, questo significa che la Boldrini probabilmente sa cose di cui Noi non siamo a conoscenza, oppure ha una visione di migliaia di italiani pigiati in barche che dovranno andare a lavorare chissà dove, magari in Cina, o in altri paesi per essere sfruttati.
Non ci piace questa previsione che il Presidente della Camera fa dell'economia italiana, un futuro di povertà , un futuro senza lavoro, un futuro di viaggi della disperazione, un futuro di dolore e sofferenza.
Voi cosa ne pensate? 
 
Tratto da:news-2h.blogspot.it
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Sovranità e NON "solidarietà"

Pubblicato su 27 Aprile 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

Fermo restando che compiere  opere di solidarietà verso quei  Paesi ancora in via di sviluppo (mettiamoci anche la Grecia, retrocessa, grazie all'euro) sia un atto nobile, questi necessiterebbero una vera e propria indipendenza economica dal neocolonialismo mondialista e non una indipendenza puramente formale.

Il punto su cui si deve riflettere invece verte sul fatto che oggi in Italia si reclama spesso con il solito mantra del più Europa, il desiderio di un continente della solidarietà.  La cosa dovrebbe destare rabbia, dal momento che il nostro Paese fino a dieci anni fà era la sesta potenza economica del mondo e già dagli anni 70' davamo fastidio alla Germania, mentre ora ci siamo ridotti a chiedere o peggio ancora sognare un' Europa solidale per il nostro Paese.

Insomma dovremo "auspicare" la questa nel tentativo di ottenere donazioni da chi ci ha voluto prima impoverire e continua a farlo... Non è difficile capire qualora un'ipotetica Europa che si farebbe portavoce di questo "principio nobile", in cui i Paesi a dover fare la carità sarebbero quelli del Nord, in primis la Germania, (cosa comunque improbabile http://scenarieconomici.it/per-un-inferno-solidale/) vorrebbe significare un continente  ancora più polarizzato tra Paesi donatori e quelli  del Sud che riceverebbero l'elemosina per tirare avanti, una volta impoveriti proprio dai loro donatori.

Chi urla nei salotti televisivi :"Europa della solidarietà", non ha capito che per il fatto stesso di domandarla, ammette che il proprio Paese sarà per sempre economicamente depresso, quindi senza nessuna autodeterminazione  politica e quanto meno economica.

Ripeto, chi chiede solidarietà NON potrà mai essere indipendente, questa prevede una dipendenza totale dal donatore! Non siamo in crisi perchè manca  un continente solidale, lo siamo perchè mancano quelle sovranità indispensabili, a partire da quella monetaria.

Pertanto se questo scenario "solidale" dovrebbe essere la realtà futura, ci troveremo davanti a noi un' Europa del Sud resa mendicante e totalmente dipendente da quella del Nord donatrice.

Il riscatto per ciascun Paese del Sud Europa NON è sperare in una "solidarietà europea", ma riottenere quell'indipendenza politica ed economica, partendo dal principio della sovranità assoluta, nulla a che vedere con i nazionalismi del passato, esempio squinternato citato spesso nei media...

Ciò non significherà isolarsi dal resto d'Europa, bensì evitare un continente polarizzato, come già spiegato, magari creando  una realtà di Stati sovrani indipendenti che potranno collaborare tra di loro a parità di condizioni.

Con la solidarietà NON esiste parità.  In conclusione, il voler trasmettere a noi italiani, ma anche greci, spagnoli,  il principio di un'Europa solidale, indica una strategia subdola e latente per far accettare una condizione di futura e perpetua passività con totale perdita della nostra dignità.

Quando l'industria nostrana dava fastidio ai tedeschi, chi sognava in Italia l' Europa solidale?

 

Jean

Tratto da: http://liradidio.blogspot.it

Sovranità e NON "solidarietà"
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Da Paese di “santi, poeti e navigatori” ad accozzaglia di commedianti, troniste e carrieristi

Pubblicato su 26 Aprile 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

L’aggrovigliata professionalizzazione del mondo politico si è autonomamente anteposta a referenze di gran lunga più rilevanti e determinanti nell’ecosistema della rappresentanza, in cui non è fondamentale chi si candidi e quali peculiarità contraddistinguano il concorrente, bensì che il medesimo rispetti fedelmente le direttive diramate dai vertici del proprio schieramento e adempia alle sue mansioni da pigiabottone.

La competenza in politica è stato per tempo immemorabile il requisito essenziale perché un buon governante e/o legislatore sapesse non solo gestire la cosa pubblica e barcamenarsi tra le miriadi di aspetti tecnocratici, ma affinché la comunità territoriale di riferimento potesse confidare complessivamente nella sua azione di governance esecutiva e avesse la certezza che una data personalità potesse essere confacente per ottemperare a prefissati doveri. Infatti, specie nella circoscrizione dei confini italici, ove cultura ed eccelse doti intellettive hanno caratterizzato secoli di storia trovando il massimo lustro tra l’Umanesimo e il Rinascimento datati 1500, per intere decadi si è dibattuto ed appurato che il concetto di capacità andasse serenamente a braccetto con quello di onestà: Benedetto Croce asseriva con una magniloquente allocuzione che “il vero politico onesto fosse il politico capace”, dando per assodato che la rettitudine intellettuale sia alla base di ogni ambito professionale. Data teoria però pare sopitasi, soprattutto nel contesto italiota dal post seconda guerra mondiale e più specificatamente con l’inizio dell’era repubblicana, patendo la definitiva invalidità sul finire degli anni ’70: l’aggrovigliata professionalizzazione del mondo politico si è autonomamente anteposta a referenze di gran lunga più rilevanti e determinanti nell’ecosistema della rappresentanza, in cui non è fondamentale chi si candidi e quali peculiarità contraddistinguano il concorrente, bensì che il medesimo rispetti fedelmente le direttive diramate dai vertici del proprio schieramento e adempia alle sue mansioni da pigiabottone. Ciò è stato cardine di una logica votata al conseguimento del maggior consenso possibile in percentuale, credendo che la quantità fosse sinonimo di qualità, e alla burocratizzazione degli interessi, spesso in sintonia con i propositi delle lobbies, cosicché il popolo non riesca a trovare l’inganno e sia poco propenso alla partecipazione e alla comprensione totale di procedimenti contorti, destituendo il conclamato processo di semplificazione per rendere meno evidente e netto il divario fra la classe dirigente e i cittadini, ossia semplicemente tra l’elettorato attivo e quello passivo.

Questo ha contribuito alla alienazione del votante medio nei confronti di un apparato istituzionalista non dedito alla responsività e alle risoluzioni, ma alla globale abnegazione al servaggio dei poteri predominanti, nel nostro caso in questione al servilismo filiale e infimo ai Palazzi dell’Unione Europea, sui versanti politici, economici e monetari. Questa modo di interpretare la competizione politica ha avallato la recenti scelte di Forza Italia, che nel consunto delle liste europee per le urne di fine maggio avanza nomi del calibro di Alessandro Cecchi Paone e Ylenia Citino, i cui curriculum hanno all’attivo un’esperienza pari a zero e una molteplicità di ospitate non nei salotti dell’incisività attuativa romana, ma in quelli televisivi: un uomo di spettacolo e un’ex tronista per rispettare pedissequamente la tradizione dell’ultimo ventennio all’insegna dell’inoperosità e dell’inabilità in materia di diplomazia e di efficienza, per consolidare il primato dell’apparenza comunicativa (?) sull’argomentazione dei contenuti. Resta comunque pendente e lecito capire per quali ragioni siano state designate, tra le tante, entità così vacue e scadenti per un’arte nobile ma degradata. Dalla sua, il Partito Democratico prosegue nel catalizzare nelle sue fila palazzinari dall’espressività e dalla somatica rassicuranti, i quali però latitano nel merito della trattazione delle impellenti urgenze: da un lato per compiacere il capo, dall’altro per circuire e persuadere il proprio bacino d’utenza che una manovra finanziaria da 10 miliardi per rinsaldare le buste paga dei meno abbienti possa esimere l’operato del gruppo dalle dirette responsabilità sull’immobilismo nello scardinare il settore improduttivo della pubblica amministrazione, che disincentiva il lavoro invece che intensificarlo. Non tenendo in considerazione che il silenzio abbia regnato sulla programmazione del centrosinistra per la ritrattazione dei parametri e dei vincoli dell’UE. Temi che al contrario il Movimento 5 Stelle ha ampiamente affrontato, continuando però ad incappare nell’errore di sempre, cioè perseverare nella insicura e non certo valida – in senso di modalità – selezione dei papabili europarlamentari: è improbabile che un’ottantenne possa piazzarsi davanti ad un computer ed avere dimestichezza con il web ed è alla stregua complicato che la funzionalità dei vincitori incensati dalla rete possa essere chiaramente efficiente. Tuttavia c’è da riconoscere che sia l’unica delle tre forze parlamentari che conceda, dopo nove anni di liste bloccate, di scegliere i nomi degli aspiranti agli scranni.

Alla luce degli eventi odierni, giocare a vincere le elezioni non può più essere la priorità della partitocrazia, che è incontrovertibilmente chiamata a dare risposte repentine, stante che all’esterno delle sfarzose strutture di Strasburgo, Bruxelles e Lussemburgo il tessuto sociale si stia scucendo irreparabilmente, le radici del neo liberismo statutario e monarca del mercato perpetuino a seminare vittime e le diseguaglianze e le ingiustizie civili siano all’ordine del giorno. È bene e necessario che si inizi davvero ad agire sul frangente occupazionale ed economico, magari defilando soubrette e prime donne.

DI Alex Angelo D'Addio

TRATTO DA:http://www.lintellettualedissidente.it

Da Paese di “santi, poeti e navigatori” ad accozzaglia di commedianti, troniste e carrieristi
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