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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Post con #italia categoria

MONTI HA PAURA

Pubblicato su 19 Gennaio 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

mariofear

 

 

Fonte: iconicon.it

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VENDESI CAUSA MANCATO UTILIZZO LAUREA IN SCIENZE POLITICHE

Pubblicato su 19 Gennaio 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

La situazione dell'Italia dei tecnocrati e dei banchieri. C.M.

 

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Studere, studere, quid valere...dicevano i latini e come non dargli torto nell'Italia di oggi dove è sempre più difficile il rapporto tra giovani e lavoro. Si rivende la laurea per mancato utilizzo. Incredibile ma vero. Protagonista dell'atto singolare un romano di 26 anni disoccupato che, preso dallo sconforto, ha deciso di mettere in vendita l'agognata laurea in Scienze Politiche su eBay.

Un centesimo la base d'asta, ma dopo una decina di offerte il prezzo è salito a 400 euro. Questo l'annuncio intitolato ironicamente "Raffinata Pergamena color avorio": «Vendesi causa mancato utilizzo laurea in scienze Politiche», si legge nell'inserzione.«La pergamena finemente decorata può assolvere diversi compiti e funzionalità. Le ampie dimensioni dell'attestato permettono di poter costruire fino a 3 aeroplanini di carta, ottimo per accendere il fuoco nei mesi invernali o per sventolare parenti e amici nelle torride sere d'estate. Per i più sapienti con le mani può essere arrotolata per costruire un binocolo efficientissimo e potentissimo con cui guardare le stelle nelle notti in cui noi facciamo i camerieri, o anche arrotolarlo per fare un simpatico cono in cui inserire le caldarroste, mentre fate visita nei ai negozi in cui lavoriamo come commessi».

Nell'inserzione, il ragazzo ha usato molta ironia: «Costruita in materiale resistente può anche essere utilizzata come tappeto volante per sognare una vita migliore, la stessa che immaginavamo dopo averla presa (scimmia parlante non inclusa). La parte posteriore è completamente bianca e può essere utilizzata quindi come tovaglia per i fast-food o può essere usata dai vostri figli per colorare con i pastelli. La versione deluxe del pacchetto contiene anche un master un corso di specializzazione all'estero e vari attestati di lingua nel caso che vogliate arredare una parete delle vostre case con dell'inutile carta straccia». E in fondo all'annuncio: «Regalo in cambio di lavoro».



Fonte:it.ibtimes.com - Scritto da: Sara Rotondi

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I SALDI DELLA POLITICA: VOTI MONTI E TI PRENDI BERSANI E VENDOLA

Pubblicato su 18 Gennaio 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

La signora Merkel che nel suo paese viaggia a gonfie vele verso una riconferma alle prossime politiche e giustamente, almeno dal suo punto di vista, punta a farsi riconfermare anche nel nostro paese.

 

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Se c’era una cosa che gli italiani proprio non si aspettavano erano i saldi della politica. Dopo quelli nei negozi, scattati subito dopo capodanno e decisamente fallimentari rispetto alle previsioni, a febbraio arriveranno quelli del Palazzo. Dentro le urne, infatti, gli italiani avranno l’occasione di sfruttare il “sottocosto” offerto dalla sinistra e dal centrino. Unico pacchetto. Votando Monti, Fini e Casini, li ritroverai sicuramente qualche giorno dopo a festeggiare insieme a Bersani e Vendola per l’unione di una coalizione piuttosto eterogenea, unitasi nel segno delle ‘riforme’ (quelle che uccideranno definitivamente la nostra economia) e della responsabilità mirata al consolidamento dei conti pubblici (useranno parole difficili come queste per celare la loro vera intenzione: quella di mettere nuove tasse).

Votando la coalizione di Bersani, Vendola e Nencini (chi?), invece, potrete ammirare la fusione di un rassemblement riformista-conservatore, unito per combattere la deriva populista di Grillo e Berlusconi e procedere nel segno delle riforme già avviate per svolgere i compiti a casa assegnati dalla signora Merkel (in poche parole altre tasse). Insomma, applicando la proprietà commutativa della politica, cambiando l’ordine degli addendi, il risultato non cambia. Votando Monti vi ritroverete Bersani e votando Bersani vi ritroverete Monti. Loro per ora smentiscono, parlano di fantapolitica, di derive cabarettiste, di notizie senza fondamento. Eppure l’accordo è già stato siglato. E sotto c’è lo zampino di un “notaio” d’eccezione. La signora Merkel che nel suo paese viaggia a gonfie vele verso una riconferma alle prossime politiche e giustamente, almeno dal suo punto di vista, punta a farsi riconfermare anche nel nostro paese.

Fonte: ilquintuplo.it - Di: Eugenio Cipolla

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E ORA INGROIA CANDIDA ANCHE IL POLIZIOTTO

Pubblicato su 17 Gennaio 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Dopo i magistrati ci mancavano i poliziotti, non ci facciamo mancare niente.

Ma se invece di blaterare sulla lotta alla criminalità organizzata andassero ad arrestare i criminali e non a manganellare i manifestanti, farebbero opera meritoria.

Altro che casa Vianello, siamo alle Comiche.

E poi: con le guardie mai!

Claudio Marconi

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La campagna acquisti dell’ex magistrato prosegue spedita. E nelle liste di Rivoluzione Civile approda Claudio Giardullo, segretario del sindacato di polizia della Cgil. Contrario alla legge sulla tortura e al codice identificativo.

“Serve una rappresentanza politica del mondo della sicurezza e della legalità, due versanti strategici per la crescita e lo sviluppo del Paese e per la garanzia ed il rispetto dei diritti dei cittadini a fronte di una crescita rapida e pericolosa della criminalità mafiosa e della sua espansione non soltanto nelle regioni in cui é tradizionalmente presente''. E sono necessarie “politiche a tutela degli operatori delle forze di polizia che svolgono un compito fondamentale per la difesa della legalità e della democrazia”. E’ con questa dichiarazione che Claudio Giardullo, segretario nazionale del sindacato di polizia Silp-Cgil, ha annunciato oggi la sua candidatura nelle liste di Rivoluzione Civile per le elezioni politiche del 24 e 25 febbraio. Di Ingroia, ha detto Giardullo, “mi convince la credibilità del progetto ed il rigore professionale e intellettuale di una persona che ha dedicato gran parte sua vita alla battaglia per la legalità”.

Il candidato premier della lista nata dall’appello Cambiare di Può e poi diventata strada facendo l’ombrello di Idv, Pdci, Verdi e Rifondazione, ha voluto candidare Giardullo in ben 5 diversi collegi.

 Il che, c’è da scommetterci, sarà fonte di non poche polemiche, perché il segretario del sindacato più 'a sinistra' che c'è nelle forze dell’ordine non è stato sempre in prima fila in battaglie e prese di posizione controcorrente, anzi.

A pochi mesi fa risale la sua presa di posizione contro l’identificazione degli agenti tramite un codice di riconoscimento da apporre sui caschi dei celerini o sulle divise, chiesto a gran voce dalle associazioni in prima fila contro gli abusi, sempre più frequenti, dei membri degli apparati di sicurezza. E non si era neanche sottratto al dibattito sull’introduzione del reato di tortura, prendendo posizione contro una legge da un iter più che travagliato.

 Come si concili un candidato con questo retroterra – che oltretutto si candida a rappresentare e tutelare in Parlamento gli operatori di Polizia, come lui stesso ammette – con le richieste che gli sono venute nei giorni scorsi dalle vittime di molti casi di ‘malapolizia’ è difficile comprenderlo. Ed è anche difficile capire quali posizioni potrà prendere un Giardullo eletto alla Camera su questioni come il fiscal compact, o le missioni militari all’estero, o altre battaglie caratteristiche di una coalizione che comunque si schiera a sinistra.

 Insieme al poliziotto, nelle liste di Rivoluzione Civile, ci sarà anche un avvocato. Sarà Luigi Li Gotti, capogruppo uscente dell'Italia dei Valori in commissione Giustizia a Palazzo Madama, a guidare la lista per il Senato in Sicilia della coalizione arancione. L'ex procuratore aggiunto di Palermo prestato alla politica, AntonioIngroia, per conquistare consensi nell'isola punta sull'avvocato 65enne conosciuto per essere stato difensore di noti pentiti quali Tommaso Buscetta,, Totuccio Contorno, Giovanni Brusca, Francesco Marino Mannoia e Gaspare Mutolo. Inoltre Li Gotti é stato avvocato di parte civile nel processo per la strage di Piazza Fontana, ma ha anche rappresentato i familiari del maresciallo Oreste Leonardi nel processo Aldo Moro e ha tutelato la famiglia del commissario Luigi Calabresi in un lungo iter processuale.

 Non sarà invece candidato, in Sardegna, Antonello Zappaddu, il paparazzo che con i suoi scatti rubati ad alcuni ospiti di Berlusconi di Villa Certosa qualche tempo fa. Ma non certo per la sua sensibilità sociale, o per la sua competenza nei temi ambientali o del lavoro. E neanche l’operaio Antonello Pirrotto; quello che in diretta tv mandò a quel paese l’ex ministro leghista Castelli, ma che è iscritto alla Cisl e non nasconde le sue simpatie per il sindaco PD di Carbonia. Due candidature, volute di Ingroia in persone, che sarebbero saltate per l’indisponibilità degli interessati ma anche a causa delle proteste suscitate in Sardegna dalle eccentriche selezioni dell’ex magistrato. Che molti hanno accusato di voler riempire le liste di volti noti prescindendo da serietà, competenza e identità politica.

 Ed intanto, per protesta contro il metodo di scelta della candidatura marchigiana nella lista Ingroia e in polemica con i vertici del partito, oggi si é dimesso il segretario regionale di Rifondazione Comunista, Marco Savelli. Che in un comunicato denuncia: “il Prc delle delle Marche è stato espropriato dell'indicazione di un suo candidato da parte di un'assemblea civica variegata e composita con l'esplicito sostegno del segretario nazionale del partito''.

Fonte: contropiano.org

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PERCHE' LE ELEZIONI SONO DIVENTATE CASA VIANELLO

Pubblicato su 17 Gennaio 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

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Dopo che l’altro giorno aveva pulito la sedia di Travaglio, oggi Berlusconi ha preso giocosamente a cartellate Marco Damilano e ha finto di ammanettarsi davanti a Ingroia.

Straordinarie photo opportunity – o video opportunity, è lo stesso – che il Cavaliere si crea da solo per buttarla in caciara, arte di cui è maestro planetario.

Ha perfettamente ragione, dal suo punto di vista: se si discutesse di come ha governato, di quelli di cui si è circondato, delle promesse che ha disatteso e di come ha lasciato l’Italia, beh, avrebbe già perso.

Di qui l’estrema corporizzazione mediatica della campagna elettorale, di qui i siparietti che penetrano nelle case e nelle menti molto più dei numeri sul Pil o delle parole sul programma.

Siamo arrivati insomma a una nuova fase: quella della propaganda politica basata tutta sulla comicità, sul divertimento, sulle gag stile casa Vianello. Un sistema efficace e fabulatorio per far dimenticare la crisi e per risultare simpatici.

Occhio, non è più politica mediatizzata, a questo punto: è mediatico puro – e la politica è stata messa alla porta.

E’ anzi un’interpretazione perfetta dello spirito dell’antipolitica: nel senso che la politica – cosa mediaticamente ‘brutta e noiosa, fatta di dichiarazioni ipocrite, privilegi e ruberie’ – è stata definitivamente sostituita dagli sketch, cosa invece – come noto – divertente e gradevole.

Quanti italiani poi accetteranno di dimenticare la realtà e applaudire a fine spettacolo è cosa che sapremo solo fra un mese.

Fonte: gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it

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AL DIAVOLO I PAROLAI

Pubblicato su 16 Gennaio 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Il terlizzese ( Vendola ndr ) non ce l’ha davvero con i potenti, ed i prepotenti lo sanno, tanto che lo invitano alle loro conferenze, vedi i Rockefeller con la loro fondazione e i Ford con la loro associazione.

 

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I ricchi vadano al Diavolo, cioè all’inferno. Si tratta di un pensiero pre-moderno, per non dire superstizioso, pronunciato dal leader di un partito religioso che confonde la politica con la scomunica.

All’inizio era la “verbosità” dell’annunciazione comunista, poi fu la “praticità” delle decisione opportunista. Ma i benestanti non vanno più all’inferno da qualche secolo, ovvero, da quando la Chiesa ricorse allo stratagemma delle “pene purgatorie”, in una data fase del medioevo continentale, per dare una chance di salvezza agli usurai e ai banchieri cristiani.

Prima di ciò, per un millennio all’incirca, l’aldilà si divise in due compartimenti stagni, il cielo per i buoni e gli inferi per i cattivi, tertium non datur. Il soldo era sterco del Demonio ma, poiché gli strozzini finanziavano le imprese papali e sostenevano economicamente la santa ecclesia, occorreva un po’ di riconoscenza nei loro riguardi. Un periodo di espiazione, con sofferenze transitorie, sarebbe stato sufficiente a riabilitarli agli occhi di Dio, spalancando anche per loro, almeno in un secondo momento, le porte del Paradiso.

Se avesse letto Le Goff, Nichi Vendola, poeta, letterato e governatore regionale, lo avrebbe saputo, oppure avrebbe potuto farselo raccontare dai preti, suoi buoni amici, essendo stato lui a spalancare, in Puglia, i prosaici portoni della sanità privata a Don Luigi Verzè, cui affidò una struttura ospedaliera sovvenzionata con i talleri dei contribuenti pugliesi.

Il presbitero, affezionato al Cav, lo ringraziò pubblicamente definendolo un santo, al pari di Berlusconi. Chissà se Vendola gradì il ditirambo, ma tant’è, il giudizio divino e dei suoi vicari è indiscutibile.

In realtà, l’uscita improvvida sui ricconi di Vendola risponde a tutt’altre esigenze identitarie e rientra in quel “gesuitismo laico” del capo pragmatico che pontifica in accordo con l’alta dottrina e gestisce secondo la bassa logica della bottega.

Se non nascondesse sotto un profluvio di formule magico-demagogiche, sfavillanti ma pressoché incomprensibili, le sue azioni in controtendenza con l’ideologia pauperista di cui si fa latore, il trucco sarebbe stato smascherato all’istante e i fedeli-militanti gli avrebbero già voltato le spalle.

Perché, in fondo, Nichi si porta a spasso la coerenza come un orecchino, è soltanto apparenza che luccica e non illumina. Estetica più che etica. Il terlizzese non ce l’ha davvero con i potenti, ed i prepotenti lo sanno, tanto che lo invitano alle loro conferenze, vedi i Rockefeller con la loro fondazione e i Ford con la loro associazione. In un viaggio promozionale americano, di qualche anno fa, Vendola dichiarò apertamente ai giornalisti: “A New York ho incontrato i rappresentanti della Fondazione Rockefeller e della Fondazione Ford con i quali ho approfondito la discussione su temi come la deforestazione, la desertificazione, la difesa dell’acqua come bene comune…sempre a New York ho incontrato gli attori fondamentali del sistema Italia, presso la sede del Consolato, con cui abbiamo discusso di progetti specifici, come quello legato agli itinerari ebraici in Puglia che possiamo rivolgere alla comunità ebraica di New York.”

Va bene, potrebbe non esserci nulla di male in siffatte pubbliche relazioni, tuttavia, ne risentono l’empatia con la classe lavoratrice e la simpatia col sindacalismo logorroico, caratteristiche sulle quali Vendola ha costruito buona parte della sua offerta politica. In seconda battuta, non è mai educato sputare nel piatto dove si mangia, non è bello accomodarsi tra i danarosi e disconoscerli alla prima occasione, crocifiggendoli impunemente a chiacchiere.

Se tra il suo dire ed il suo fare c’è di mezzo l’Oceano Atlantico dobbiamo dedurne che il suo afflato operaio è mera “nostalgie de la boue” (o romanticizzazione degli animi primitivi, per dirla alla Tom Wolfe), con la quale si vuol mostrare prossimità con chi vive nel fango, badando bene di mantenere gli abiti inamidati e lindi.

Così, accade l’unico miracolo di tutta questa triste storia priva di saggezza biblica: la discrepanza s’incarna in un falso profeta che ha nel pourparler il suo inossidabile programma.

Ciò lo capì subitaneamente, a sua spese, l’ex direttore dell’Acquedotto Pugliese, Riccardo Petrella, il quale prendendo sul serio i sermoni anticapitalistici del Presidente, si mise in testa di buttare fuori dall’APQ la finanza internazionale. In tutta risposta, Vendola buttò fuori lui accompagnandolo sull’uscio con queste frasi: “il superamento della Spa e l’abbattimento delle tariffe … Sono il frutto di un radicalismo astratto, privo di coordinate politiche, di valutazioni sommarie e semplificate su un ente che, al contrario, è straordinariamente complesso…”.

In sostanza, l’acqua è un bene pubblico esclusivamente in campagna elettorale mentre, poi, bisogna fare i conti con i meccanismi del mercato ed i soggetti privati che spostano voti e capitali.

Adesso, sappiamo, per averlo studiato sui testi di La Grassa, che la forma giuridica della proprietà non costituisce uno spartiacque, ci sono iniziative private che funzionano meglio di quelle statali e viceversa. Semmai, ciò che vale sono l’efficienza, l’efficacia e le tariffazioni dei servizi fondamentali da offrire alla cittadinanza, oltreché il sostegno ai settori considerati strategici per l’autonomia della nazione, da difendere contro gli attacchi esterni. Quel che non può essere tollerato, invece, sono i controsensi e le rigidità di chi costruisce il proprio profilo elettorale su precise battaglie di civiltà (come vengono pomposamente chiamate dai cialtroni) ma alla prova dei fatti spedisce in discarica le declamate convinzioni. Mettiamo, dunque, da parte gli anatemi e confrontiamoci seriamente sui problemi, locali e nazionali. Per essere presi sul serio bisogna dimostrare di essere seri. 

Forse è chiedere troppo ai parolai dei nostri tempi?

Fonte: conflittiestrategie.it - Scritto da: Gianni Petrosillo

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PAGATEVI ANCHE L'ARIA CHE RESPIRATE

Pubblicato su 16 Gennaio 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

C'è materia per discuterne e mobilitarsi, ma soprattutto c'è materia per una rivoluzione, vera però.

  

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A Bologna il paradosso diventa realtà. Un assessore propone di pagare un ticket per entrare nei parchi pubblici e per i giochi dei bambini. La valorizzazione capitalistica delle metropoli non ha alcun pudore.

Molte volte ci siamo ripetuti come paradosso che prima o poi ci faranno pagare anche l'aria che respiriamo o introdurranno la tassa sulla tosse. Ma la realtà supera sempre la fantasia ed ecco che un assessore comunale di Bologna, anche lei un tecnico prestato alla politica, avanza la proposta adeguata. L'ispiratrice è Patrizia Gabellini, docente al Politecnico di Milano e assessora all'urbanistica della Giunta Merola. La proposta è quella di far pagare un ticket di uno o due euro per l'uso dei giochi nei parchi pubblici da parte dei bambini. “Si stiamo prendendo in considerazione l'idea di privatizzare alcuni dei giochi per bambini nei parchi pubblici, abbiamo già ricevuto alcune proposte da parte di imprenditori e, qualora andasse in porto, sarebbe previstoun ticket di 1 o due euro, dipende...” dice l'assessora Gabellini (nomen omen viene voglia di dire) al Corriere della Sera. Ma si sa che il modello emiliano del XXI Secolo ha sempre qualche correttivo per le opzioni più brutali. Tra le ipotesi per edulcorare questo orrore economico e sociale, ci sono anche altre strade come “l'autogestione da parte dei genitori o forme di sponsorizzazione”.

La motivazione come al solito è economica: il Comune spende quasi 800mila euro l'anno per la manutenzione di 128 parchi pubblici e quasi 1.300 tra scivoli, piccole giostre e casette dei sette nani. Quindi pagatevi l'aria “pulita” e i giochi dei vostri bambini.

 Le innumerevoli imposte, tasse e balzelli già esistenti, e quelle in arrivo, non bastano più per assicurare il patto tra cittadini e istituzioni: tasse in cambio di servizi. Adesso oltre alle tasse occorre pagarsi anche tutti i servizi. E' la rottura unilaterale di un patto da parte dello Stato e delle amministrazione locali e la cosa non dovrebbe rimanere senza conseguenze.

 Il paradosso bolognese non deve però sorprendere oltre un certo limite. Da tempo infatti segnaliamo che la lotta per lo spazio e il tempo nelle metropoli è un motivo di conflitto strategico tra la logica della valorizzazione capitalistica e il diritto alla città. Negli agglomerati urbani lo spazio è sempre meno, perchè uno spazio vuoto non messo a valore viene considerato dai “prenditori” uno spreco. Non solo ma diventando lo spazio vuoto (tali vengono considerate le aree verdi) un bene sempre più scarso, è dis-econonomico che sia gratuito e dunque la sua fruizione deve essere messa a pagamento. Un esempio lampante sono le strisce blu che disegnano le strade. E' sufficiente cambiare il colore delle strisce affinchè quello spazio vuoto debba essere pagato per parcheggiare. Coerentemente a questa logica non potevamo che aspettarci di dover pagare anche il verde pubblico e i giochi per i bambini. Anche l'aria resa un po' più respirabile dagli alberi o un tempo di vita sottratto alla giornata lavorativa sociale (sempre più lunga) come quello che magari uno dedica ai propri bambini per portarli a giocare in un parco, diventano uno sperpero nella logica del capitale. Se non possono estorcere valore direttamente sul lavoro, ti fanno pagare tutto il resto, incluso il verde pubblico, lo spazio vuoto, il tempo sottratto alla produzione sociale.

C'è materia per discuterne e mobilitarsi, ma soprattutto c'è materia per una rivoluzione, vera però.

Fonte: contropiano.org - Scritto da: Stefano Porcari

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MARCHIONNE: LICENZIAMENTI, CIG E PAROLE RAZZISTE

Pubblicato su 16 Gennaio 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

   

Il sistema è sottile, indolore, quasi “ umano”, non ti sopprime fisicamente, ma ti distrugge lentamente nel corpo e nello spirito, ti bombarda con le sue tesi da mattina a sera, ti annulla la capacità di pensare, alla fine penserai come lui, ti avrà convinto che tutto quello che fa è immutabile, certo e giusto, agirà sui tuoi riflessi condizionati, per dirla con Pavlov.

Vogliono avere la convalida delle loro angherie e soprusi dal sistema economicistico e meccanicistico mondiale, gettando nel cestino della spazzatura quei principi e valori che ci facevano dire che eravamo una società civile: quelli politici e di indirizzo sociale.

Un popolo, una classe politica debbono aderire a dei principi e valori che gli sono propri, e metterli in pratica, in antitesi ci vogliono far aderire a norme e “ valori” che sono estranee alla storia ed alla cultura del popolo stesso, norme e “ valori “ dettate da apparati esterni alla Nazione e dominanti sulla scena mondiale. Tutto questo rende la situazione insopportabile e vessatoria.

In questa ottica, un popolo che ha “ dimenticato”, o gli si vogliono far dimenticare, i propri valori politici e sociali é destinato a morire, in quanto gli viene negato di vivere ed agire secondo le proprie idealità interiori. Claudio Marconi

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Poco più di un mese fa, lo stabilimento Fiat di Melfi riceveva la benedizione di Mario Monti. Era abbastanza chiaro che dalle officine Sata il presidente del Consiglio stava aprendo la sua campagna elettorale. «Oggi, da Melfi, parte un’operazione che non è per i deboli di cuore, ma noi sappiamo che può emergere un’Italia forte di cuore», aveva detto Monti in quell’occasione, durante la quale Marchionne annunciava un investimento di un miliardo di euro, per avviare la produzione di due nuovi modelli di auto. Il fatto è che Marchionne non ha perso il vizietto di tenere praticamente nascosto il piano industriale, come fa notare la Fiom lucana. E non si nascondono i timori per un nuovo caso Pomigliano, con discriminazioni nella rotazione della cassa integrazione.
Ma i timori per un caso Pomigliano a Melfi non possono essere taciuti anche considerando che, nonostante gli annunci in pompa magna ed il ricatto ai lavoratori ed il loro maggiore sfruttamento, la produzione della Panda non ha affatto rilanciato lo stabilimento di Pomigliano. Tant’è che proprio per questo stabilimento sono stati annunciati ben 1.400 esuberi, cha vanno ad aggiungersi alla chiusura dell’Iribus della Valle Ufita, in provincia di Avellino e dello stabilimento siciliano Fiat di Termini Imerese. Eccolo il «il senso di responsabilità che Fiat sente verso il Paese»,strombazzato da Marchionne lo scorso 20 dicembre a Melfi, davanti ad un Monti compiaciuto per la riconoscenza mostratagli dall’Ad Fiat «per ciò che ha fatto».E qua, evidentemente, Marchionne si riferiva ad esempio a quella riforma del lavoro che riporta i diritti delle lavoratrici e lavoratori e le loro condizioni di sfruttamento, molto indietro nel tempo.



Sarà per questo che Marchionne, rinvigorito ed entusiasmato dal ritorno di tempi in cui sfruttare gli operai era molto più facile, nei giorni scorsi, a Detroit per il salone dell’automobile, ha annunciato che nel caso di un ritorno delle Alfa Romeo negli Stati Uniti, queste monterebbero wop engines. In pratica motori “wop”, che è il termine razzista con il quale, in maniera profondamente dispregiativa, venivano definiti gli italiani negli Usa. Erano gli anni di inizio secolo scorso, quando i lavoratori (che quando erano italiani erano, appunto, wop, oppure macarrone, black dago, ding, green horns, mafia-mann, napoletano) erano costretti a lavorare più di otto ore al giorno, in condizioni di sfruttamento tali che spesso ci si ammalava e si prendevano paghe che consentivano solo una povera esistenza.Allora i padroni erano padroni. Come anche oggi Marchionne.


Fonte: postillanea.blogspot.com

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ILARIA D'AMICO INCHIODA BERLUSCONI SUI RIMBORSI ELETTORALI

Pubblicato su 15 Gennaio 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

 
 
Chapeau per Ilaria D’Amico. Mette Berlusconi all’angolo sulla restituzione dei rimborsi elettorali. Lui si arrampica sugli specchi, dapprima cercando di sostenere che non li prenderanno perché non stanno spendendo un centesimo. Lei gli fa notare che non importa quanto spenderanno: li prenderanno lo stesso, che è scandaloso, gli fa l’esempio del Movimento Cinque Stelle che in Sicilia sta restituendo oltre centomila euro di soldi pubblici al mese, senza bisogno di alcuna regolamentazione. Lui dice che se verrà eletto, nel primo mese promette di fare una legge elettorale per eliminare i rimborsi pubblici. Lei conclude che dunque non li restituirà. Sul finire, lo lascia senza parole proprio quando lui credeva di avere segnato un punto contro i sondaggi di Sky. Sarà la sensibilità naturale del Cavaliere verso le belle donne, sarà il piglio sicuro e la morsa stretta della D’Amico, che non molla la presa fino all’ultimo, ma il match questa volta non viene assegnato ad Arcore.
E per la serie "il Movimento Cinque Stelle non fa paura e non ha più il consenso", Berlusconi tira fuori un foglietto dove elenca i punti del suo Governo. Indovinate quali? Un massimo di due legislature, il dimezzamento degli stipendi dei parlamentari, l’azzeramento dei rimborsi elettorali, l’impegno a non tradire il mandato passando da un gruppo parlamentare all’altro (ma non era incostituzionale, se lo stesso impegno lo pretendeva Grillo?) e tanto altro, compresa l’attenzione a sottolineare che stanno facendo una campagna elettorale a costo zero. Manca solo un bel Vaffa-Day e poi c’è davvero tutto.

Evidentemente, se il Cavaliere (che di sondaggi se ne intende) si rifa ai cavalli di battaglia del Movimento Cinque Stelle, il consenso degli italiani verso le idee "grilline" non dev’essere poi così basso.
Fonte: byoblu - Tratto da: monimega.com
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L'OPPORTUNISMO DEI PARTITI E I FESSI CHE GLI CREDONO di MASSIMO FINI

Pubblicato su 14 Gennaio 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

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