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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

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Perché mai dovremmo prendere ordini da Olli Rehn

Pubblicato su 6 Dicembre 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Un fisico da attore comico, il classico volto pacioccone da commedia brillante: lo sfigato che tenta inutilmente di farsi prendere sul serio. In virtù dell’indecente ordinamento feudale dell’Unione Europea, persino uno come lui – Olli Illmari Rehn, classe 1962, proveniente dal paese di Babbo Natale – è in grado di impartire moniti e severe direttive ai 60 milioni di individui che compongono il popolo italiano. Popolo che pure è autorizzato (per ora) a continuare a votare per il suo Parlamento nazionale, quello di Roma, il quale però ha ormai competenza solo sull’1% dei problemi del paese: il 99% è infatti appannaggio diretto di Francoforte e Bruxelles, per gentile concessione di Washington. Così, a spiegare agli italiani di che morte dovranno morire può provvedere impunemente un tizio come il signor Rehn, dal 2010 “commissario europeo per gli affari economici e monetari”. Un super-potente, nonostante quella faccia un po’ così. Un gauleiter, a tutti gli effetti: con piena facoltà di emanare diktat acuminati, anche se non è mai stato eletto da nessuno di noi.

Economia, relazioni internazionali e giornalismo: il curriculum del “signor no” che da qualche tempo perseguita gli italiani riassume da solo la mappa Olli Rehnstrategica dei territori-chiave riconquistati dal pensiero unico, negli ultimi decenni, per imporre la ricetta economica dell’oligarchia neoliberista: il trionfo dei pochi sui molti, la geopolitica piegata all’egemonia globalizzata delle élite finanziarie e mercantili, la disinformazione come arma pervasiva e invisibile del regime. Per capire chi è il “ministro dell’economia” della Commissione Europea basta aprire la relativa paginetta di Wikipedia: vi si legge che Rehn si è laureato nel Minnesota, si è specializzato a Oxford e ha approfondito le sue competenze sul corporativismo e la competitività industriale negli Stati europei minori, quelli che oggi sono sottoposti alle amorevoli cure della Troika. Ma anche Olli Rehn, dopotutto, è un essere umano: è sposato, ha un figlio, in gioventù ha persino giocato a calcio nella serie A finlandese.

Moderato, è in politica dalla fine degli anni ’80. Nella triste Europa dell’Unione si è affacciato nel 1991, guidando la delegazione finlandese, per poi approdare all’euro-Parlamento nel ’95. Anni cruciali, quelli seguenti, segnati dall’incontro con l’uomo del destino, il connazionale Erkki Liikanen, futuro governatore della banca centrale finnica e all’epoca “ministro” della Commissione Europea guidata da Romano Prodi. Col tempo, Rehn ha preso il posto di Liikanen ed è rimasto pressoché in pianta stabile nell’esecutivo sub-imperiale europeo, prima presieduto da Prodi e poi da Barroso. Uno specialista, il dottor Rehn: è stato lui a trattare l’ingresso nell’Ue di Romania e Bulgaria, nonché a tenere in caldo l’adesione della Turchia. Così efficiente, il signor nessuno venuto da freddo, da meritarsi la poltronissima di super-ministro dell’economia, dalla quale minacciare ogni giorno – con le solite Barroso e Prodiarmi di distruzione di massa dell’economia – chiunque non intenda piegarsi alle micidiali “direttive” di Bruxelles.

Al popolo italiano – e a tutti gli altri, sventurati ostaggi dell’Eurozona traditi dalle rispettive partitocrazie nazionali – resta da spiegare per quale ragione al mondo un paese come l’Italia dovrebbe prendere ordini (perché di questo si tratta) da un anonimo funzionario come l’ex calciatore finlandese. In Italia si combatte per un seggio in Parlamento, si corre per le primarie e si accorre ai meeting di Grillo, si favoleggia ancora sulle notti di Arcore, si discute (en passant) su come smontare la Costituzione e su come eventualmente rimontare una vera legge elettorale. E intanto si chiacchiera sull’Imu, si prende nota dei soggiorni europei del turista Letta e del fido banchiere Saccomanni, si vocifera di privatizzazioni e nuovi tagli, nuove tasse, nuovi orrori. E nessuno mai che spieghi per chi e per che cosa gli italiani dovrebbero votare, se poi alla fine a decidere del loro destino saranno ancora e sempre gli invisibili Padroni dell’Universo, per i quali lavorano gli estremisti in doppiopetto come Olli Rehn.

(Giorgio Cattaneo, “Perché prendere ordini ordini da Olli Rehn?”, da “Megachip” del 4 dicembre 2013).

tratto da: libreidee.org

Perché mai dovremmo prendere ordini da Olli Rehn
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LAURA BOLDRINI – SOGNI E SCIOCCHEZZE

Pubblicato su 6 Dicembre 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

L’intervista al TGCOM 24 sull’Europa e gli euroscettici

 

Oggi pomeriggio ho captato un’intervista rilasciata al direttore di TGCOM24 dalla presidentessa della Camera, on.le Laura Boldrini di Sel. Scusatemi se la commento. E’ più forte di me.

Sui temi propostile – da quelli strutturali come la crisi economica e l’Europa, a quelli contingenti come l’evitabile disastro idrogeologico in Sardegna, la Boldrini si è espressa in termini emotivi, etici, generici, spaziando tra l’ovvio e il celebrativo, sempre però evitando di parlare in concreto delle cause tecniche accertabili dei problemi e delle soluzioni tecniche possibili. E’ molto facile assumere la posizione di giudice politico e morale degli altri, dire che cosa si dovrebbe fare e che si è colpevoli non facendolo, se ci si tiene al disopra del piano operativo, che deve fare i conti con le difficoltà pratiche, la limitatezza dei mezzi, i contrasti di interessi.

Il brano più impressionante di tutta l’intervista è quello in cui la Boldrini affronta il tema della disaffezione all’Europa in relazione alle criticità, ormai diffusamente percepite, della sua organizzazione monetaria e finanziaria. La Boldrini ha inquadrato, dapprima, gli euroscettici o eurocontrari, qualificandoli aprioristicamente come un problema, un male, dicendosi allarmata dalla  possibilità che le prossime elezioni europee producano un parlamento fortemente euroscettico, quindi implicando che la posizione del dubbio e dell’opposizione all’attuale costruzione europea sia in sé illegittima e/o sbagliata, indipendentemente dai risultati prodotti da questa costruzione. Ha persino soggiunto, come rafforzativo, che alcuni partiti di questo tipo sono neonazisti. Non ha parlato del merito delle loro analisi e critiche al sistema attuale. Analisi e critiche che, quasi sempre, si basano su dati obiettivi, studi scientifici, metodi econometrici – si pensi a Berndt Lucke di AfD e a Nigel Farage dello Ukip, per non parlare del sottoscritto o di economisti come Krugman, Brancaccio, Sapelli, Galloni, Kaldor, Bagnai, e mi scuso con gli altri che tralascio per brevità.

E’ ricorsa al solito, continuo e strumentale identificare l’Europa come realtà di fatto con la UE come’ordinamento giuridico-finanziario, per poter così dire che chi è contrario o critico verso l’apparato UE è contrario all’Europa, mentre ciò è falso, perché l’Europa è sempre esistita, e spesso meglio di adesso, soprattutto in fatto di cultura e civiltà, proprio grazie alla sua storica pluralità, senza la Commissione, senza il Consiglio, senza l’Euro; e anche perché l’ordinamento che è stato messo su non è l’unico possibile modo di dare più benessere all’Europa, ovviamente (mentre probabilmente è il migliore per dare potere e vantaggi alla Germania).

Ma vi è una seconda e doppia operazione illiberale, antidemocratica e tendente al totalitarismo ideologico nelle dichiarazioni della Boldrini, in quanto ella da un lato vuole delegittimare una posizione politica contraria alla sua, anziché accettare le scelte che gli elettori faranno, nel rispetto del principio democratico (e questo la rende incompatibile col suo ruolo di garanzia come presidente della Camera); e dall’altro afferma che l’ordinamento UE-Euro, col suo funzionamento (ma il discorso vale per ogni cosa) sia buono e legittimo in sé, ossia senza considerare gli effetti pratici, cioè se esso abbia prodotto e stia producendo effetti utili oppure effetti dannosi. Per contro, il criterio razionale e onesto per giudicare una cosa è la valutazione dei suoi effetti reali. L’albero si giudichi dai suoi frutti. Imporre che l’albero sia ritenuto buono indipendentemente dai suoi frutti, e che i frutti si debbano mangiare senza che sia consentito di analizzarli per vedere se sono tossici, è dogmatismo irrazionalista e pericoloso.

Di male in peggio, la Boldrini ha aggiunto che questi euroscettici perdono di vista i valori e il sogno dell’Europa unita (sì, ha detto proprio “il sogno”), concepito dai padri fondatori, nonché i vantaggi dati dall’ “unificazione europea” (metto tra virgolette perché gli effetti pratici dell’UE e dell’Euro sono di divaricare e contrapporre, facendo rinascere ostilità nazionali da tempo sopite). E quali sono questi vantaggi che ci ha dato l’”Europa”? La Boldrini ne ha individuati tre: è grazie all’Europa che non abbiamo più le discariche (ma gli inceneritori); è grazie all’Europa che vi sono limiti al livello di inquinamento delle città; è grazie all’Europa che gli studenti universitari hanno l’Erasmus.

Brava! A prescindere dal fatto che tutte queste cose contano ben poco e che in ogni caso si potevano benissimo fare senza la UE, e a prescindere dal fatto che è scorretto vantare i benefici di qualcosa senza confrontarli coi suoi costi (quelli dell’UE sono altissimi), alla Boldrini possiamo semplicemente replicare che ora, invece di interrare i rifiuti nelle discariche, li bruciamo nei termocombustori producendo un nanoparticolato così tossico e cancerogeno che le Asl non vengono nemmeno richieste e dotate degli strumenti per rilevarlo; che i livelli di inquinamento urbano anche grazie ai termocombustori non sono affatto sotto controllo; che l’Erasmus interessa una aliquota minima della popolazione e non ha certo impedito all’università italiana di crollare in fatto di qualità.

Begli argomenti a difesa dell’Unione Europea ha trovato questa protagonista della politica, tanto portata a giudicare tutto e tutti, appassionatamente e con grande sicurezza di sé, forte anche di un innegabile carisma verso moltissime persone, anche in posizioni di rilievo, che guardano a lei con speranza. Argomenti patetici, di una pochezza e di una puerilità inammissibili, adatti a persuadere chi? I bambini?  Riflettiamo sui quale dovrebbe essere il livello di competenza e di preparazione e di comunicazione al pubblico della terza carica dello Stato. E sul fatto che chi si rivolge alla gente in questo modo, o vive dentro un suo mondo dorato sconnesso dalle realtà, oppure pensa che l’opinione pubblica abbia un’età mentale e una capacità critica da quinta elementare.

24.11.13  Marco Della Luna

Tratto da:http://marcodellaluna.info

LAURA BOLDRINI – SOGNI E SCIOCCHEZZE
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Romano Prodi: “Per salvare l’Italia bisogna sostenere le banche”

Pubblicato su 5 Dicembre 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Adesso avete capito perché vogliamo cacciare via tutti questi parassiti ? Claudio Marconi

L’uscita dell’Italia dalla crisi è legata a doppio filo con la sorte delle banche. Quindi se si vuole immaginare il rilancio del Paese e tornare a essere competitivi è necessario sostenere il sistema delle banche. Viceversa, se si facesse come in passato, la crescita sarebbe compromessa. A sostenerlo è niente meno che Romano Prodi che si è così implicitamente allineato alle decisioni del governo Letta sul tema.

L’ex presidente del Consiglio già numero uno dell’Iri nella stagione delle privatizzazioni, ha parlato da Milano a margine della presentazione del libro La sfida internazionale della Comit, ricordando come un tempo “Mediobanca ha difeso il sistema mettendo le cose in freezer, ma le cose in freezer non si possono cucinare subito: il cibo si conserva bene ma non si moltiplica”. Insomma, “per difendere il sistema“, secondo Prodi Piazzetta Cuccia “ha reso il Paese immobile proprio quando si preparavano le carte per il cambiamento futuro”.

Prodi, che vanta un passato da consulente della banca d’affari americana Goldman Sachs, ha comunque confessato di non sentirsi ancora di “dare un giudizio definitivo”, si tratta di una scelta che “aveva anche giustificazioni forti” legate anche alle caratteristiche del sistema politico, ma è certo che “la sparizione delle grandi industrie italiane deve molto a questo congelamento. Ne sono convinto”. Uno degli esempi? Il caso della “privatizzazione dell’Alfa che non doveva assolutamente andare all’estero”. Il congelamento è stato utile? “A me pare di no”. Ecco perchè oggi Prodi vede con favore l’allentamento dei patti di sindacato. “E’ positivo, anche se con vent’anni di ritardo. Inventiamo il motore a scoppio quando c’è già l’auto elettrica”, ha detto.

Quanto gli aiuti che il Paese dovrebbe dare alle banche, si tratta “dell’energia e i mezzi sufficienti” per sostenere le imprese e favorire la ripresa. In Italia, sempre secondo Prodi, “la banca è più importante che altrove e il processo di ripresa passa attraverso le banche. Occorre che ledecisioni fiscali, sulle quote di Bankitalia, sulla bad bank tengano conto che noi siamo fatti così”. L’ex presidente del Consiglio ha in particolare sottolineato che “il nostro sistema economico purtroppo o per fortuna è per l’85% finanziato dalle banche”. In merito alla scarsa consapevolezza della necessità di sostenere le banche per favorire il tessuto economico nella ripresa, Prodi si è detto “preoccupato perché non c’è una sensibilità di questo tipo”.

In mattinata, nell’ambito della presentazione del suo rapporto sul 2014, la banca Usa Merrill Lynchaveva sottolineato come per il prossimo anno sull’Italia pesino “le incertezze politiche e quelle sullasolidità del sistema bancario“. Dal canto suo il ministro del Tesoro, Fabrizio Saccomanni, aveva invece rilanciato il tema dell’espansione. “Le banche italiane possono ambire a competere efficacemente sui mercati internazionali, a patto di raggiungere una dimensione adeguata a sostenere ingenti investimenti di ricerca, progettazione e realizzazione della presenza all’estero, indispensabili anche per poter allacciare adeguati accordi con controparti specializzate”, ha detto nel suo messaggio alla Giornata del credito dell’Anspc (Associazione nazionale per lo studio dei problemi del credito). ”Liberare i bilanci bancari dalle partite in sofferenza apre la strada a nuovi prestiti”, ha detto ancora Saccomanni sottolineando come “quello dei crediti incagliati è un problema attuale che viene gestito in maniera efficace dalla Banca d’Italia. Ma ho percepito anche la disponibilità e l’interesse degli operatori americani che hanno una grande esperienza, professionalità e conoscenza che ci può essere di aiuto”.

Sullo sfondo la questione della rivalutazione del capitale di Bankitalia che si fa sempre più esplosiva. La “struttura dell’operazione” non va, ha detto da ultimo il senatore Pd Massimo Mucchetti, presidente della Commissione Industria di Palazzo Madama. “Negli anni ’90, con la fine del controllo pubblico sulle banche, ci fu una privatizzazione della Banca d’Italia, detenuta dagli Istituti. Adesso si procede ad una privatizzazione internazionale con ricca dote per i soliti noti”, ha sottolineato al  quotidiano la Repubblica. “Saccomanni e Visco vengano a spiegare in Parlamento i lati incomprensibili del decreto”, ha aggiunto ricordando che “è stata presa per buona una perizia di parte: 7,5 miliardi è una ricca dote per i soliti noti, c’erano altre valutazioni”.

Tratto da:http://www.ilfattoquotidiano.it

Romano Prodi: “Per salvare l’Italia bisogna sostenere le banche”
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Verso la Bancarotta: Si Sfracella l’Indice di Fiducia nei Servizi (Minimo da 5 Mesi… a Braccetto coi Francesi)

Pubblicato su 4 Dicembre 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

(Avanti così, Verso la Bancarotta)

Non pensiate che gli indici PMI siano aria fritta, sono tra i pochi leading indicator che funzionano, ovvero che predicono il futuro con qualche successo.

Markit, società della banca HSBC (per cui è un gomblottone* inglese, immagino) ha appena rilevato un crollo nell’indice di fiduzca nel settore è crollato a 47,6 a Novembre dal precedente 50,5. Cioè territorio negativo, contrazione.

Schermata 2013 12 04 alle 11.17.48 Verso la Bancarotta: Si Sfracella lIndice di Fiducia nei Servizi (Minimo da 5 Mesi... a Braccetto coi Francesi)

* se è un anglo-gomblottone è fatto in “collaborazione” con l’ADACI (Associazione ITALIANA acquisti e Supply Management)

E questi qui vedono la luce?

A proposito abbiamo quasi l’esclusiva solo in Italia l’indice di fiducia nei servizi è tornato negativo, in Germania ovviamente è ai massimi di periodo, In Europa globalmente va benone, e noi ce la battiamo con la Francia come ultimi della classe.

Schermata 2013 12 04 alle 11.23.36 Verso la Bancarotta: Si Sfracella lIndice di Fiducia nei Servizi (Minimo da 5 Mesi... a Braccetto coi Francesi)

Stabilmente Avanti Così: Verso la Bancarotta.

da Markit

 

A novembre le attività nel settore terziario tornano a diminuire dopo due mesi di crescita. A far diminuire la ripresa sono stati il calo della domanda associato con il calo dei nuovi ordini. Le aziende prevedono una minore attività per i prossimi dodici mesi, ed hanno di conseguenza aumentato i tagli occupazionali. Intanto, le tariffe incrementano ai tassi più rapidi in quattro mesi, ma diminuiscono fortemente le tariffe applicate. A 47.2, in discesa da 50.5 di ottobre, l’Indice Markit/ADACI delle Attività Terziarie – basato su un’unica domanda posta ai partecipanti sui cambiamenti effettivi delle attività presso le loro aziende rispetto al mese precedente – ha riportato un forte calo delle attività del terziario dopo una marginale espansione registrata nel mese precedente. Inoltre, il tasso di declino segnalato dall’indice PMI è stato il più rapido da giugno.

A provocare questo nuovo calo è stato il ridotto livelli di nuovi ordini ricevuti dalle aziende del terziario. Così come per le attività, la contrazione dei nuovi ordini nel mese di novembre è stata forte e la prima in tre mesi. Conseguentemente al calo dei nuovi ordini, il volume di attività (sia in lavorazione che ancora da intraprendere), è diminuito a novembre per il trentatreesimo mese consecutivo. Inoltre, il tasso di calo delle commesse inevase si è contratto più rapidamente rispetto al mese precedente, e generalmente è risultato essere il più veloce in un anno.

A causa del minore carico di lavoro e quindi alla diminuita pressione sul personale, risultano in aumento a novembre i tagli dei livelli del personale, conseguentementei posti di lavoro nel settore sono sceso ai ritmi maggiori da agosto. L’indagine di novembre ha anche segnalato una diminuzione dell’ottimismo delle aziende nel terziario circa le attività nei prossimi dodici mesi, fino a raggiungere i livelli minimi da giugno. Detto ciò, un bilancio netto di aziende risulta ancora ottimista circa le attività future, e queste aziende menzionano una speranza circa una ripresa della domanda interna. Il settore terziario, oltre ad essere stato colpito dalla mancanza dei nuovi ordini, ha anche segnalato un aumento dei costi di gestione. La media di questi costi è aumentata al tasso più rapido in quattro mesi, e la ragione maggiormente menzionata è stata l’aumento del costo dell’energia elettrica e l’aumento del carico fiscale. La forte concorrenza non ha permesso alle aziende del terziario di passare l’aumento dei costi sui consumatori finali, e addirittura, le tariffe applicate sono state diminuite ai livelli massimi da luglio. Ciò ha esteso l’attuale sequenza di calo delle tariffe a 28 mesi.

Tratto da:http://www.rischiocalcolato.it

Verso la Bancarotta: Si Sfracella l’Indice di Fiducia nei Servizi (Minimo da 5 Mesi… a Braccetto coi Francesi)
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IL CANTIERE DELLA VERGOGNA

Pubblicato su 4 Dicembre 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Riceviamo e volentieri pubblichiamo: 

 
Il servizio andato in onda sul Tg3 Emilia Romagna il 20 novembre 2013 sulla vicenda del cantiere in autocostruzione di Filetto (RA). Intervista agli autocostruttori e a Massimo Cameliani, assessore del Comune di Ravenna:http://bit.ly/193OBkO

Il comune ha dato seguito alla decadenza del diritto di superficie del terreno di Filetto e l'amministrazione trasformerà ciò che da noi è stato costruito in case popolari da dare ad altre famiglie, naturalmente non le nostre che sono state vittima di un progetto gestito inmaniera criminale da Palazzo Merlato:http://bit.ly/1gNQWID

Nel corso dell'occupazione del "nostro" cantiere raccogliemmo più di 1200 firme di cittadini che condivisero la battaglia in difesa dei nostri diritti. Il 27 agosto del 2012 le firme furono consegnate al Sindaco da una delegazione di autocostruttrici. Che fine hanno fatto? http://bit.ly/IeGBqB

Le immagini dell'occupazione del 2012 durata 94 notti:http://bit.ly/1hNgnLL
   
    -- Inviato da Matteo Mattioli (matmattioli@gmail.com)
IL CANTIERE DELLA VERGOGNA
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L'ELENCO DEI 43 MASSONI ITALIANI DEL GRUPPO BILDERBERG.

Pubblicato su 4 Dicembre 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

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QUESTE AZIENDE ERANO ITALIANE

Pubblicato su 3 Dicembre 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

L’Italia è l’unico paese dell’Eurozona che, insieme alla Finlandia, ha peggiorato negli ultimi 10 anni la  produttività. Superata pure dalla Spagna, che giusto ieri ha messo a segno il colpaccio per mettere le mani su Telecom. Il rapporto  “Competitivita”  che oggi verrà presentato alla Commissione Ue è impietoso con l’Italia. Negli ultimi 10 anni, ci hanno penalizzato «gli aumenti del salario lordo nominale   combinato con una scarsa crescita della competitività». Persino la Grecia, messa in ginocchio dalla crisi, ha migliorato la   produttività. Noi no. Anzi, il 20% del nostro comparto industriale è svanito negli ultimi 6 anni. Nei quali abbiamo assistito a un assalto alla diligenza del made in Italy. I marchi  più blasonati dell’agroalimentare hanno varcato (societariamente) i confini. A spanne - la stima è di Coldiretti - sono passati di mano 10 miliardi di fatturato. 
L’ultima operazione, quella di lunedì notte che ha portato Telecom in mani iberiche, «è la conferma di una escalation della presenza spagnola in Italia», sintetizza uno studio allarmato della Confederazione guidata da Sergio Marini, «nel 2013, con il passaggio il mese scorso del 25% diRiso Scotti nelle mani della multinazionale alimentare iberica Ebro Food e dopo che il Gruppo Agroalimen di Barcellona  era salito al 75% nella proprietà di Star».  Acquisizioni che piluccano pezzi pregiati del vero “made in Italy”.  L’elenco delle aziende italiane passate di mano - complice  anche la crisi che ha costretto a vendere a fronte di un calo delle vendite e una contestuale contrazione del credito - appare sconfinato. Già nel 2011 la Fiorucci salumi - prosegue l’analisi Condiretti - era stata acquisita dalla Campofrio food holding. Nel 2008 la Bertolli era finita al gruppo Sos che nel 2006 aveva già rilevatoCarapelli Sasso. «Spagnoli e francesi» , spiega la nota della Confederazione agricola, «si sono divisi gran parte dei marchi storici dell’agroalimentare italiano. E questa «crisi ha reso più facili le operazioni di acquisizione nel nostro Paese». Ma non c’è solo l’olio extravergine più noto al grande pubblico a cambiare bandiera:  infatti le imprese spagnole «hanno alzato il tiro mettendo a segno quest’anno la partecipazione a parte del capitale della riso Scotti di Pavia dopo 153 anni di attività con proprietà esclusivamente italiana. Una operazione preceduta dall’acquisizione avvenuta per tappe successive della quota maggioritaria del gruppo Star  fondata da Regolo Fossati il 19 giugno 1948 a Muggiò e che ha inventato il ragù pronto. La Campofrio Food Holding s.l., leader in Europa nel settore delle carni lavorate, con sede a Madrid, ha invece acquisito nel 2011 l’intero pacchetto azionario della Fiorucci salumi fondata nel 1850». 
Anche lo storico pastificio Del Verde, nel 2009, è diventato di proprietà della spagnola Molinos Delplata (società del gruppo argentino Molinos Rio de la Plata). E se gli aggressivi spagnoli mettono a segno un colpo dietro l’altro, «non meno incisiva è l’avanzata francese in Italia, che riguarda soprattutto due settori simbolo del Made in italy come l'alimentare e la moda. All’inizio di luglio c’è stata la cessione dell’80% dell’azienda Loro Piana al gruppo francese Lvmh per 2 miliardi di euro dopo che alla fine del mese di giugno la stessa multinazionale parigina del lusso aveva  acquisito una partecipazione di maggioranza nel capitale sociale della pasticceria Confetteria Cova, rinomata  pasticceria milanese. E tanto per non farsi mancare nulla Bernard Arnault, patron di Lvmh, si era già messo in tasca Bulgari (oltre aFendi, Emilio Pucci e Acqua di Parma).  E tanto per bilanciare il colosso francese Ppr, di Francois-Henry Pinault, già controllava Gucci, Bottega Veneta e Sergio Rossi. Nell’agroalimentare il colpo più grosso i francesi lo hanno messo lo hanno messo a segno  nel 2011 con Lactalis che ha scalato la risanata Parmalat, dopo aver già acquisitoGalbaniLocatelli Invernizzi. Senza tralasciare che il 49%diEridania è stato ceduto alla francese Cristalalco Sas nel 2011. L’elenco è infinito e potrebbe continuare. E continuerà. A prezzi di saldo si compra. E si compra bene. Con buona pace della tutela dell’italianità e del vero made in Italy. 
di Antonio Castro
 
Tratto da:http://campagnadisobbedienzaciviledimassa.blogspot.it
QUESTE AZIENDE ERANO ITALIANE
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Urge TSO per Napolitano

Pubblicato su 3 Dicembre 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Roma, 2 dic. (Adnkronos) – Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato al presidente della giunta regionale Toscana, Enrico Rossi, una lettera dopo l’incidente di ieri a Prato. “Indirizzo, suo tramite, ai rappresentanti della comunità cinese e alla città di Prato -si legge nella lettera- l’espressione dei miei sentimenti di umana dolorosa partecipazione per le vittime della tragedia del rogo che ha distrutto un opificio cinese, suscitando orrore e compassione in tutti gli italiani”.

“Condivido la necessità da lei posta con forza -sottolinea il Capo dello Stato- di un esame sollecito e complessivo della situazione che ha visto via via crescere a Prato un vero e proprio distretto produttivo nel settore delle confezioni, in misura però non trascurabile caratterizzato da violazione delle leggi italiane e dei diritti fondamentali dei lavoratori ivi occupati”.

“Al di là di ogni polemica o di una pur obbiettiva ricognizione delle cause che hanno reso possibile il determinarsi e il permanere di fenomeni abnormi, sollecito a mia volta un insieme di interventi concertati al livello nazionale, regionale e locale per far emergere -osserva il presidente Napolitano- da una condizione di insostenibile illegalità e sfruttamento, senza porle irrimediabilmente in crisi,realtà produttive e occupazioni che possono contribuire allo sviluppo economico toscano e italiano”.

Se queste vi sembrano le parole di una persona in pieno possesso delle proprie facoltà mentali, allora non lo siete voi.

Quest’uomo, e con lui l’altro ‘salice piangente’ Rossi, ha sempre favorito in ogni modo l’ingresso di clandestini in Italia. Non ultimo il suo indirizzo per la famigerata operazione ‘Mare Nostrum’: poi osa lamentarsi degli effetti della sua politica? Cosa pensa che vengano a fare, i clandestini in Italia, se non delinquere o essere sfruttati?

C’è un solo modo di combattere lo sfruttamento: chiudere con l’immigrazione. Chiudere le fabbriche cinesi, che tanto sono tutte non in regola. Ma non lo farete, perché è il vostro business. Dall’inquilino del colle più alto all’ultimo politicante del Pd e delle altre frattaglie governative, tutti voi mangiate dall’immigrazione. Alle nostre spalle.

Indirizza le ‘condoglianze ai rappresentanti della comunità cinese’, come li si indirizza ad un esponente di uno Stato estero. A questo punto siamo. E poi, ma cosa vuole interessi ai sedicenti ‘rappresentanti cinesi’ di quei morti, se proprio loro sono quelli che li sfruttano 24 ore su 24 nelle proprie fabbriche abusive nate e cresciute con il sostegno e l’ignavia delle autorità italiane, Regione Toscana in primis?

Siamo al festival dell’ipocrisia. Prima armano la mano dell’assassino. Poi spediscono le condoglianze alla vittima. Abbiate pietà della nostra intelligenza, tacete.

E poi basta con questi patetici e privi di senso tentativi di ‘interpretare’ cosa ‘suscitano negli italiani’ certi avvenimenti. Lei, presidente, è totalmente estraniato dalla realtà. Lei e la realtà, siete incompatibili.
A Prato, i pratesi non hanno il minimo contatto con il ‘mondo’ dei ‘platesi’: ci sono due società parallele che vivono accanto e nemmeno si toccano. La vicinanza ‘spaziale’ non ha alcun valore, quando quella ‘culturale’ è così distante. Non è infatti un caso quello che è avvenuto, sarebbe potuto avvenire in Cina nello stesso modo, dove simili incidenti sono ‘pane quotidiano’, perché la parte cinese di Prato è Cina.

Ci sarà un presidio medico nei pressi del Quirinale, allettatelo.

Tratto da: identità.com

Urge TSO per Napolitano
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Quirinale, c'è Draghi se Napolitano lascia

Pubblicato su 2 Dicembre 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Non necessariamente l'articolo rispecchia totalmente la nostra visione.  Ma una cosa è certa: ragazzi, svegliamoci, qui ci vogliono occupare " manu militari ". La nostra indipendenza e libertà è in gioco. Ribellatevi con il popolo, il 9 dicembre, non fate si che il vostro futuro e quello dei vostri figli sia una vita da schiavi. Claudio Marconi

 

Il fronte politico che non vuole Napolitano si allarga. Se Letta cade, travolge il Quirinale. E mister Bce scalda i motori

Un Quirinale accerchiato. ControGiorgio Napolitanocontinua a sparare ad alzo zero il guitto ligure Beppe Grillo,che insiste nel reiterare la sua pseudo-folkloristica richiesta di impeachment, che conta il giusto. Quel che conta, semmai, è l'ortodossia degli onorevoli, che eterodiretti dal grande capo Beppe, compatti, si schierano contro il Colle. Tra le fila delle truppe antiquirinalizie non si possono scordare i forzisti, deputati e senatori ex Pdl, capeggiati da Silvio Berlusconi, che dopo lo strappo hanno abbandonato la maggioranza delle (furono) larghe intese e continuano la loro battaglia contro Napolitano, finito in cima alla lista degli "indiziati" per il trattamento subito dal loro leader, concluso (per ora) con la decadenza.

Il plotone - Grillini e berlusconiani. Ma anche renziani. Già, perché il Colle fa venire il maldipancia pure al sindaco rottamatore, a quelMatteo Renzi che tra meno di una settimana si sarà preso il Partito democratico con la vittoria stra-annunciata alle primarie. Non è certo un mistero: Renzi soffre Napolitano, e come lui, ora, anche molti parlamentari del Pd. Proprio quel Pd che tra poco Matteo si prenderà. Dunque, a breve, contro Napolitano si potrebbe venire a plasmare la più trasversale delle fronde: che parte da destra con Berlusconi e si conclude a sinistra con Renzi, in mezzo le scheggie impazzite a Cinque Stelle.

Il candidato - Colle accerchiato, come detto. E se cadesse Letta, è cosa nota, Napolitano rassegnerebbe all'istante le sue dimissioni:come ha più volte lasciato intendere, ha accettato il secondo mandato alla presidenza della Repubblica a patto che il governo da lui creato continui il suo lavoro (ipotesi, ora, decisamente più improbabile nel medio-lungo termine). Dunque, a primavera, potrebbe concretarsi il "ribaltone" al Colle: governo addio, Napolitano pure e il via alla "caccia" a un nuovo inquilino per il Quirinale. E questo nuovo inquilino, secondoDagospia, potrebbe essere l'attuale presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi.

Quella foto... - Il governatore gode di stima diffusa, tra le fila del Pd così come tra i centristi e a destra, sia che si parli di Forza Italia sia che si parli di Nuovo Centrodestra. Inoltre dall'inizio del suo mandato all'Eurotower si è posto come un baluardo verso lo strapotere della Merkel e di Berlino, un punto a suo favore nel Parlamento italiano. Draghi, insomma, pare il candidato ideale, l'uomo designato a prendersi le chiavi del Colle. Dagospia, con malizia, fa notare come la foto circolata domenica sul web (pizzicato da Linkiesta, Draghi ha partecipato a una colletta alimentare in un supermarket alla periferia di Roma) potrebbe essere un primo spot in vista della candidatura. L'immagine conta…

Tratto da: liberoquotidiano.it

Quirinale, c'è Draghi se Napolitano lascia
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FISCAL COMPACT, LA PIU’ GRANDE INFAMIA CHE LA TROIKA POTESSE PROGETTARE PER RENDERCI I FUTURI SCHIAVI D’EUROPA

Pubblicato su 2 Dicembre 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Come inciderà sulle nostre vite il Fiscal compact ?!?

Ecco cosa prevede in “Fiscal compact” all’atto pratico:
Il governo italiano, ratificando il fiscal compact dovrà nei prossimi 20 anni, portare il debito pubblico al 60% del PIL mediante una maxi manovra finanziaria all’anno. Stando ai numeri attuali (in via di peggioramento) che vedono il debito pubblico ammontare a 1966 miliardi di euro, con un rapporto tra debito pubblico e PIL del 126%, i governi che si susseguiranno per rientrare nei parametri richiesti dovranno impegnarsi a recuperare 900 miliardi di euro, che dilazionati nei 20 anni fa 45 miliardi all’anno: praticamente per un ventennio gli italiani dovranno sostenere tutti gli anni una stangata come l’ultima montiana manovra.

la grande abbuffata

Mario Monti sostiene che “se il PIL italiano crescesse più del debito pubblico la somma di 45 miliardi all’anno si ridurrebbe” ma se consideriamo che lo scenario attuale è quello inverso, ovvero l’ammontare del debito pubblico è in via di peggioramento, a causa in primis dello spread elevatissimo, mentre il PIL è in contrazione, nei prossimi anni gli attuali 45 miliardi all’anno (necessari per pagare 900 miliardi in 20 anni) lieviteranno, di pari passo con l’ammontare del debito pubblico e la riduzione del PIL: 46, 47, poi 48… 50 miliardi all’anno, e così via, in quanto la somma da corrispondere annualmente è calcolata in base alla cifra necessaria per rientrare nella soglia del 60% debito pubblico – PIL negli anni (del ventennio) residui.

Ricordiamoci inoltre che è stato ratificato il Meccanismo Europeo di Stabilità: che potrà esigere qualsiasi cifra in una settimana, e potrebbe aggravare i conti: l’Italia (come le altre nazioni) non può essere in grado di rastrellare “dall’oggi al domani” cifre imponenti come quelle che il MES potrà liberamente esigere, costringendoci a fare ricorso al FMI, che non vede l’ora di prestare soldi alle nazioni per imporre le proprie condizioni. Fino ad oggi, nonostante i problemi che abbiamo, ci hanno costretto a pagare quasi 50 miliardi di euro per “salvare” le banche altrui, e non c’è motivo per ritenere che gli eurocrati non battano nuovamente cassa.

In caso di inosservanza l’Italia sarebbe sottoposta a sanzioni, che vanno dall’esclusione dai fondi europei alla sospensione di prestiti, fino alle sanzioni economiche.

Dove troveranno i soldi per pagare questo salasso?
La pressione fiscale è già a livelli insostenibili,  (le tasse potrebbero eventualmente essere aumentate solo ai ricchi, anche se certo questa misura potrebbe rastrellare qualche miliardo all’anno e non risolvere il problema. Inoltre dubitiamo fortemente questo governo o quelli che susseguiranno abbiano intenzione di tassare i ricchi) e comunque la leva fiscale non sarebbe sufficiente e idonea, in quanto aumentando le tasse diminuiscono i consumi, e con loro il gettito fiscale, come è accaduto con le accise sul carburante, per questo, il fiscal compact rappresenterà la devastazione totale dello stato sociale, con probabili, anzi - sicuri -sostanziosi licenziamenti tra gli statali e la svendita del patrimonio pubblico, come avevamo accennato analizzando i dati del FMI.

La svendita del patrimonio pubblico. Ribadisco: SVENDITA!
Ogni anno, entro Dicembre, i governi dovranno pagare la salatissima rata. Per racimolare i soldi, saranno costretti a mettere in vendita i beni dello stato, ad iniziare dai pacchetti azionari delle principali aziende sane rimaste (parzialmente) pubbliche: ENI, ENEL, Finmeccanica, Poste Italiane, fino ai beni immobili. Lo stato dovrà vendere in fretta, in vista delle scadenze, e questo sul mercato rende ricattabili: un po’ come avviene per le case all’asta, che vengonosempre vendute alle 3° seduta (le prime due aste vanno deserte, ed il prezzo cala vertiginosamente) gli acquirenti si presenteranno al cospetto dello Stato in extremis, quando sarà alla “canna del gas” in vista di dover corrispondere il pagamento. E il prezzo lo faranno gli speculatori. A questo aggiungiamo il fatto che, visto come funzionano le cose, non ci sorprenderemmo se qualche esponente del governo facesse gli interessi degli acquirenti, piuttosto che dei cittadini, sia per i classici “scambi di favori” che per le solite mazzette.

Questi sono gli effetti che produrrà il famoso “Fiscal compact”, la MAZZATA FINALE AI CITTADINI ITALIANI approvata in uno schifoso, trasversale silenzio dal governo, con la complicità dei falsi oppositori di regime.

http://gek60.altervista.org/2013/07/i-drammatici-effetti-del-fiscal-compact-sulle-nostre-vite-spiegati-in-modo-semplice/

Tratto da:http://bastacasta.altervista.org

FISCAL COMPACT, LA PIU’ GRANDE INFAMIA CHE LA TROIKA POTESSE PROGETTARE PER RENDERCI I FUTURI SCHIAVI D’EUROPA
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