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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

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REGALI DI NATALE E AUGURI

Pubblicato su 28 Dicembre 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

SOTTO L'ALBERO
VORREI TROVARE.....


-  Letta " morire per Maastricht"...accontentiamolo,biglietto di sola andata, e lì seppelliamolo

 - Monti "la Grecia è il più grande successi dell'euro"
lo mandiamo a festeggiare il capodanno in piazza Syntagma ad Atene...lo aspettano a braccia aperte..

 - Prodi ,"con l’euro si sta realizzando una cosa che mai l’umanità ha realizzato (su questo non c'è dubbio)....un meraviglioso e grandioso atto di fede"....
inutile perder tempo,questo va fatto fuori sul posto...

 - Napolitano,"L’Unione Europea rimane un modello di successo che non ha perso la sua vitalità e capacità di attrazione"....letto n°4...Villa Serena...

Ciampi,"La crisi dell'euro è passeggera...se non ci fosse l'euro, saremmo in guai seri"..
che farne di questo reperto?...ma sì regaliamolo al primo che passa...

Amato "Sapevamo che non avrebbe funzionato (l'euro)"...ah sì?...forca in Campo dei Fiori...

Scalfari,"senza l'euro diventeremmo come il Marocco e l'Egitto"...a questo invece potrebbero pensarci i coccodrilli del Nilo....


Passiamo ad alcune delle tante scartine del mazzo,semplici babbuini da riporto...


Floris"l'euro non è responsabile della crisi italiana, in quanto l'Italia non sta male per colpa dell'euro, ma perché non cresce e ha diversi problemi".
Capito? l'Italia sta male perché sta male !....bidello all'Istituto Superiore di Logica Analitica....

- Bersani "..carriolate di banconote per andare a comprare il giornale "....decisamente adatto a pettinare bambole

Plateroti "benzina che costerà sette volte tanto" (vicedirettore del sole 24 ore)...meriterebbe la direzione dell'Unità a vita....

Tabacci," se usciamo dall'euro l'inflazione schizzerà al 50% "....di questo chiedo a voi consiglio di che farne.....l'hanno rifiutato pure i cacciatori di teste del Borneo....troppo misera,han detto...

Tratto da: http://www.stavrogin2.com

REGALI DI NATALE E AUGURI
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SLOT MACHINES, MONEY TRANSFER, COOP ONLUS: LA CASTA TUTELA I SUOI TRAFFICI

Pubblicato su 28 Dicembre 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

La nota corporation del gioco d’azzardo e delle slot machines era stata scoperta, da un alto ufficiale della Guardia di Finanza, aver evaso somme enormi di tasse, e doveva allo Stato 98 miliardi – ripeto: miliardi. Il governo – questo governo di larghe intese e larghi inciuci – ha ridotto il pagamento a 600 milioni – meno di un centesimo!!! L’alto ufficiale è stato rimosso. Sommiamo questa vicenda al fatto che giochi d’azzardo e slot machines accettano, anzi esigono, il contante:  quindi sono un mezzo ideale per giganteschi riciclaggi e rilavaggi monetari di soldi di ogni – dico ogni – provenienza: nero, droga, armi, corruzione, prostituzione – , buoni per ogni forza politica e sindacale democratica e responsabile. Ovvio che chi gestisce questi giochi fa comodo a tutta la casta e non solo ad essa; ovvio che possa comandare alla politica e agli uffici che redigono i provvedimenti normativi; ovvio quindi che nella “legge di stabilità” non sia stata introdotta la semplicissima misura di imporre l’identificazione dei giocatori e l’uso del pos, proibendo l’uso del contante, nel gioco d’azzardo e con le slot machines: l’establishment che detiene il potere politico difende i suoi traffici e le sue fonti di reddito:  ditelo ai nuovi, ai quarantenni, a Renzi e Letta, e vediamo se faranno inserire questa misura nel decreto Mille Proroghe, come han promesso di fare per rimediare ad altre due sconcezze minori. Se non lo fanno, ditegli quel che si meritano, in parlamento, sui giornali, nelle piazze.

Altra importante industria, tutelata perché utile al nero e al riciclaggio e alle tangenti, è quella del money transfer: anche qui si versa contante, si nascondono i soldi all’estero, non ci sono ricevute fiscali, non vi è, e non è stato introdotto (perché fa comodo che le cose restino così) alcun reale sistema di identificazione dei pagatori e soprattutto dei percettori delle somme trasferite, mentre abbiamo società di money transfer che abilitano a versare sui loro conti numerosi extracomunitari con o senza reddito apparente, i quali chiaramente hanno la funzione di legalizzare e inserire nel circuito finanziario contante di opaca provenienza.

Assieme al gioco d’azzardo e al money transfer, altra area protetta del business di regime, soprattutto nella sua componente catto-sinistra, è quella delle cooperative onlus, le quali praticamente non sono soggette a verifiche contabili (esistono controlli interni ai vari club delle cooperative, ma sono pressoché fittizi e non vanno a controllare i movimenti bancari incrociati), ricevono donazioni e sovvenzioni pubbliche e private, in parte – ripeto: in parte – ,  notoriamente, girano sottobanco pingui quote di esse a chi gliele procura (evasione fiscale, tangenti), simulano costi inesistenti (falso in bilancio, false fatturazioni, evasione fiscale), spartiscono utili effettivi tra i loro titolari facciali e retrostanti (appropriazione indebita, evasione fiscale). Anche qui significativa è l’omissione di introdurre controlli reali incrociati sui movimenti bancari delle onlus e dei soggetti collegati, nonché sui costi effettivi delle onlus (accertare i costi è indispensabile per accertare i profitti, che sono dati dai ricavi meno i costi).

Questo governo ha proibito il contante nel pagamento persino delle pigioni, ha imposto il pos a destra e manca, ma non è minimamente intervenuto su quanto sopra, non è intervenuto sul grosso dell’evasione, con grande danno per l’erario e per i cittadini, ma con grande beneficio per la criminalità organizzata e per il sistema di corruzione imperante. Eppure il 2014 sarà l’anno della ripresa, grazie a Lorsignori: ci lasceranno più soldi in tasca, ci sarà più lavoro per tutti… quindi, suvvia, è Natale, siate buoni, lasciate che il governo faccia i suoi doni a chi crede, perdonate e pagate la Tasi, pensando che serve proprio a finanziare quegli scintillanti regali!

24.12.13 Marco Della Luna

SLOT MACHINES, MONEY TRANSFER, COOP ONLUS: LA CASTA TUTELA I SUOI TRAFFICI
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"Farai sesso con me una volta a settimana". Il contratto shock tra assessore e segretaria

Pubblicato su 27 Dicembre 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

C'era un contratto sessuale in vigore negli uffici della Regione Abruzzo. Un documento vero e proprio. Lo aveva redatto e sottoscritto - nero su bianco - l'assessore regionale alla Cultura, Luigi De Fanis. E in quel contratto, il politico del Pdl, 53 anni, medico, eletto alla Regione a suon di voti, pretendeva sesso dalla sua segretaria. La donna doveva "stare insieme" all'assessore - è scritto testualmente nel documento - almeno quattro volte in un mese. Per fare "l'amore". Così è riportato nell'accordo in vigore da diversi mesi. Tutto avveniva in cambio di denaro: trentaseimila euro annui.

E lei, Lucia Zingariello 32 anni, giovane e avvenente componente dello staff di De Fanis, che già aveva ottenuto da lui l'incarico di componente della sua segretaria particolare (da 1.200 euro al mese) per altro senza vincere nessun concorso, quell'ulteriore contratto - questa volta sessuale - lo aveva firmato. E ne teneva una copia in casa.

Ed è proprio lì che, un mese fa, gli agenti della polizia giudiziaria della Procura di Pescara l'hanno trovato, seppur strappato in mille pezzi. Quando hanno varcato la soglia della casa della donna che si trova in un piccolo paese della provincia di Chieti, Guardiagrele,  per notificarle un ordine d'arresto (con l'accusa di essere complice dell'assessore nel chiedere tangenti ai piccoli operatori culturali), gli agenti del Corpo Forestale dello Stato hanno notato subito quei foglietti strappati e buttati nel cestino.

Ci sono poi volute alcune settimane per rimettere insieme i pezzi e valutare con attenzione il contenuto di quella "prova" e il suo reale significato. E la scoperta è stata sorprendente.

La conferma è poi arrivata, pochi giorni fa, dalla stessa segretaria, durante il suo ultimo interrogatorio. Incalzata dalle domande del pm Giuseppe Bellelli ha chiarito la natura di quel contratto. "L'assessore era ossessionato da me... - ha messo a verbale - mi ha costretto a firmarlo. Io non ho potuto rifiutare. Ho avuto paura..." questa è stata la sua difesa. La sua spiegazione.

"Voglio uscire da questa storia, sono additata da tutti come "quella lì" e io non ha fatto nulla: però non ho preso un centesimo di quelle tangenti e ignoro cosa sia successo..." ha detto al pm. "Io avevo un lavoro nella sanità a tempo indeterminato ma, in quel periodo mi trovavo in una situazione particolare perché mia madre stava male. È stato De Fanis a propormi di fare la sua segretaria. Mi misi in aspettativa e accettai il lavoro perché avrei potuto gestire meglio i miei problemi perché dovevo lavorare per 3 giorni. De Fanis mi propose il lavoro, anche se non ho mai partecipato alle sue campagne elettorali, anzi io ho la tessera del Pd... ". Il secondo contratto è stato poi un passaggio obbligato, ha spiegato.

La segretaria ha ammesso di aver avuto una relazione con l'assessore e di essere stata costretta a onorare quel contratto.

"Vai a timbrare, poi esci e vai a farti bella.... " le diceva De Fanis al telefono senza sapere di essere intercettato "poi ritorni e timbri. Basta che fai quattr'ore... Chi ti conta la jurnata... capit?".

"In Regione è una consuetudine timbrare e uscire per faccende personali - si è difesa la segretaria - Quando sono entrata lì nell'ottobre 2012 in molti facevano così. Io partecipavo a missioni, a riunioni esterne. Una volta sola sono andata dall'estetista. Anche i miei colleghi si comportavano così e non credevo di fare nulla di male...".

"Ora la mia vita è un incubo. Non vado più in giro per il mio paese. Ricevo telefonate anonime, gente che mi vuole incontrare, che mi insulta. L'impatto dell'arresto sulla mia vita è stato devastante, perché sono mamma di una bambina piccola".

Certo è che dal verbale del suo interrogatorio è emersa con tutta evidenza la storia di un ufficio pubblico regionale - deputato a programmare i soldi da destinare al settore della cultura - trasformato in un'alcova. E asservito alle volontà dell'assessore.

De Fanis ora dovrà rispondere anche di peculato perché come è scritto nelle carte dell'inchiesta avrebbe "utilizzato con la segretaria la macchina della Regione per viaggi privati a Roma e a Bologna dissimulando le finalità esclusivamente personali dietro la finalità istituzionale". 
 
Tratto da:http://campagnadisobbedienzaciviledimassa.blogspot.it
"Farai sesso con me una volta a settimana". Il contratto shock tra assessore e segretaria
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La truffa del finanziamento pubblico ai partiti

Pubblicato su 27 Dicembre 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

La notizia dell’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti è falsa. Con questa legge i partiti costeranno al contribuente da 30 a 60 milioni, poco meno di quanto costano ora.
di , 14 Dicembre 2013, lavoce.info
 
Gli annunci del governo sono una cosa, la realtà è un’altra

Il governo ha annunciato che il finanziamento ai partiti sarà abolito interamente a partire dal 2017. La realtà è ben diversa: i partiti continueranno a pesare sul contribuente, da 30 milioni a 60 milioni, poco meno di quanto costano ora. Il motivo è nascosto tra le pieghe della legge approvata dalla Camera il 18 ottobre e riproposta nel decreto legge del governo del 13 dicembre.

Con lal egislazione vigente,i partiti avevano diritto a un massimo di 91 milioni di euro all’ anno: 63,7 milioni come rimborso spese elettorali, e 27,3 milioni come cofinanziamento per quote associative ed erogazioni liberali ricevute. Inoltre, il 26 percento delle erogazioni liberali ai partiti erano detraibili dall’imposta dovuta.

 

Le novità principali della legge

1) elimina i rimborsi delle spese elettorali dal 2017 (li riduce del 25 percento ogni anno fino ad arrivare a zero nel 2017)
2) innalza dal 26 al 37 percento la detrazione per le erogazioni liberali fino a 20.000 euro (la stragrande maggioranza)
3) consente al contribuente di destinare a un partito il 2 per mille della propria imposta.

L’ interpretazione universale è che, dal 2017, i partiti non prenderanno più un euro dallo Stato, e dovranno sopravvivere solo con contributi privati. Questa interpretazione è falsa: vediamo perché.

Quanto riceveranno ora i partiti?

La prima cosa da notare è che i soldi ricevuti dai partiti attraverso il 2 per mille non sono un regalo deciso da privati: sono a carico di tutti i contribuenti. Il motivo è che il 2 per mille è di fatto una detrazione al 100 percento dall’ imposta dovuta. Se lo stato raccoglieva 10.000 euro in tasse per pagare sanità e pensioni, e ora un contribuente destina 1 euro a un partito attraverso il 2 per mille, tutti i contribuenti nel loro complesso dovranno pagare 1 euro di tasse in più per continuare a pagare pensioni e sanità.

L’ art. 12, comma 12 della legge autorizza una spesa massima per il 2 per mille ai partiti pari a 45 milioni dal 2017. E’ plausibile che venga toccato questo tetto? Gli iscritti totali ai partiti sono probabilmente circa 2 milioni (nel 2011 gli iscritti al PdL erano 1 milione, quelli al PD mezzo milione). Non tutti gli iscritti ai partiti pagano l’ Irpef, e non tutti sceglieranno il 2 per mille. Tuttavia, dall’ esperienza analoga dell’ 8 per mille sappiamo che, quando il costo è zero, una percentuale notevole dei contribuenti esercita la scelta. Una stima prudenziale suggerisce quindi che il gettito del 2 per mille potrebbe essere tra i 20 e i 30 milioni. (1)

L’ art. 11 della legge, comma 9, prevede che le detrazioni per erogazioni liberali siano di circa 16 milioni a partire dal 2016. Si noti che la legge consente di detrarre anche il 75 percento (!) delle spese per partecipazioni a scuole o corsi di formazione politica.

Nella colonna 1 della tabella sottostante assumo uno scenario prudenziale: le detrazioni saranno la metà del previsto, cioè solo 8 milioni, e il gettito del 2 per mille di 20 milioni. Il costo totale per il contribuente sarà di quasi 30 milioni.
 Nella colonna 2 assumo uno scenario intermedio: la previsione del governo sulle detrazioni, 16 milioni, è rispettata, e il gettito del 2 per mille è di 30 milioni. Il costo al contribuente è in questo caso è di circa 45 milioni.
Nella colonna 3 assumo uno scenario normale: la previsione del governo sulle detrazioni, 16 milioni, è rispettata, e il gettito del 2 per mille è di 45 milioni. Il costo al contribuente è in questo caso è di circa 60 milioni! 

Il tetto massimo del 2 per mille

C’ è poi un meccanismo molto complicato, ed egualmente insensato (e quasi certamente non compreso neanche da chi ha scritto e votato la legge). Per il comma 11 dell’ art. 11, se le detrazioni per elargizioni liberali sono inferiori a 16 milioni, la differenza verrà aggiunta al tetto di spesa per il 2 per mille. Quindi di fatto in questo caso il tetto massimo del 2 per mille può arrivare a 61 milioni invece di 45. Poiché non sappiamo come reagiranno i contribuenti alla opzione del 2 per mille, questo è un modo per assicurarsi che, se c’è molta richiesta per il 2 per mille e poche elargizioni liberali, la richiesta del 2 per mille non vada “sprecata” dal tetto di 45 milioni.

Si noti infine che le detrazioni per erogazioni liberali sono pratica comune, ed esistono già anche in Italia. Ma i partiti si sono elargiti detrazioni quasi doppie di quelle consentite, per esempio, per le erogazioni a università e centri di ricerca (che sono al 19 anzichè al 37 percento). Inoltre questa legge, senza che questo sia stato notato da nessuno, innalza l’aliquota di detraibilità già presente nella legge Monti.

(1) Secondo Wikipedia, nel 2007 il 43 percento dei contribuenti ha effettuato una scelta ed il 37 percento ha scelto la Chiesa Cattolica, anche se la percentuale di praticanti è molto inferiore; lo 0.89 percento dei contribuenti ha scelto la Chiesa Valdese, quindi presumibilmente quasi la totalità dei contribuenti valdesi. E’ quindi probabile che la quasi totalità degli iscritti sceglierebbe di destinare il 2 per mille al loro partito, visto che il costo è 0. Per prudenza, diciamo 1,7 milioni. Di questi, non tutti pagheranno l’ Irpef. Supponiamo dunque che 1,3 milioni di iscritti ai partiti paghino l’ Irpef e destinino il 2 per mille al partito. Supponiamo che 700.000 simpatizzanti non iscritti facciano lo stesso. Nel 2011 l’ imposta Irpef netta è stata di 152 miliardi, con 31,5 milioni di contribuenti. Se i 2 milioni di contribuenti che destinano il 2 per mille ai partiti hanno la stessa composizione media dell’ universo dei contribuenti, il gettito del 2 per mille sarebbe di quasi 20 milioni. Se a devolvere il 2 per mille saranno 3 milioni, il gettito sarà di circa 30 milioni.

(Questo articolo è stato modificato alle ore 21:30 di sabato 14 dicembre 2013, un’ora dopo la prima pubblicazione. La modifica riflette un’ incertezza nell’ interpretazione della legge. Questa nuova versione assume che  il decreto legge – che al momento di scrivere questo articolo non è disponibile su alcun sito ufficiale – abolisca il cofinanziamento del 50 percento delle elargizioni ai partiti. La versione precedente assumeva che il cofinanziamento sia ancora presente, e portava a una stima dei costi più alta).

Fonte:http://informazionescorretta.altervista.org

La truffa del finanziamento pubblico ai partiti
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2014: l’Anno di Scadenza dell’LTRO e Delle Scelte sulla Permanenza nell’Euro

Pubblicato su 26 Dicembre 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Si avvicina il fine anno e come d’uso mi sto esercitando per mettere in fila gli eventi economici prevedibili che ci aspettano.

Senza dubbio il più grosso scoglio che l’Italia dovrà affrontare sarà al scadenza dei prestiti all’1% fatti dalla BCE alle banche italiane nei “drammatici giorni” a cavallo fra 2011 e 2012. Per chi ancora non sapesse cosa sia stata (e cosa è tutt’ora per le banche Italiane e Spagnole) l’operazione LTRO si tratta essenzialmente della creazionetemporanea di denaro dal nulla de parte della BCE e poi iniettato nelle banche europee attraverso un operazione farsa di prestito:

  • Il prestito era all’1%
  • Le garanzie erano (e sono) sostanzialmente crediti sub-prime, roba che nessuna banca accetterebbe mai come collaterale per concedere un prestito (a meno che non sei un “caro amico degli amici” della banca stessa…)

Alcune banche europee hanno utilizzato il prestito per tamponare un problema di liquidità e lo hanno già restituito, altre banche europee hanno utilizzato il prestito essenzialmente per finanziare il debito pubblico del loro paese. Cioè hanno comprato titoli di stato che peraltro in media rendevano più dell’1% contribuendo grandemente ad abbassare lo spread.

Non ci credete, beh guardate qui:

Italian Bank Holdings Italian debt 01 2014: lAnno di Scadenza dellLTRO e Delle Scelte sulla Permanenza nellEuro

 

Nel 2011, arriva Mario Monti e piano piano lo Spread comincia a “sgonfiarsi”.

Ma non per il “fenomeno” della Bocconi a palazzo Chigi, piuttosto per i soldi stampati di fresco dalla BCE e prestati alle banche italiane. Soldi utilizzati per riempirsi di titoli del debito pubblico.

Quindi si è trattato di un Quantitative Easing Light, soldi stampati di fresco ma con una scadenza predefinita:

3 Anni, e ne manca meno di 1 

Ci sono stati due LTRO triennali, per un totale di circa 1000 MLD di Euro:

  • il 22 dicembre 2011, quando 523 banche hanno partecipato all’asta LTRO richiedendo 489,191 miliardi di euro; SCADENZA 22 Dicembre 2015
  • il 29 febbraio 2012, quando 800 banche hanno partecipato all’asta LTRO, richiedendo 529,53 miliardi di euro; SCADENZA 29 Febbraio 2016

Ora accade che ci sono due nazioni le cui banche hanno fatto un larghissimo uso dell’LTRO per comprarsi titoli del proprio stato e CHE NON HANNO ANCORA RESTITUITO QUASI NULLA, ovvero:

  • Spagna
  • Italia

A Settembre 2013:

ltro 2014: lAnno di Scadenza dellLTRO e Delle Scelte sulla Permanenza nellEuro

 

Noterete come l’Italia in particolare è quella le cui banche stanno restituendo meno.

Per riassumere abbiamo due situazioni:

  1. Banche Italiane Prudenti: che si sono comprate debito pubblico italiano con i soldi dell’LTRO con una scadenza prossima o non troppo più lunga delle due operazioni LTRO. Queste banche non devono fare nulla, semplicemente NON rinnovare debito pubblico a scadenza e restituire i soldi alla BCE. Normalmente queste banche sono quelle con i conti più in ordine e dunque con un bisogno minore di fare utili dal differenziale di tasso fra titoli pubblici italiani e  il misero 1% richiesto dalla BCE.
  2. Banche Italiane “meno” Prudenti: che si sono comprate debito pubblico italiano con scadenza SUPERIORE alle due operazioni LTRO per avre un utile maggiore da questa operazione (maggiore differenziale di tasso). Queste banche già dalla seconda parte del 2014, a Giugno e forse prima, dovranno cominciare a scaricare titoli pubblici a lunga scadenza e al massimo comprare qualcosa a brevissima scadenza per arrivare a fine anno o a febbraio 2016.

Entrambi i gruppi stanno pregando San Draghi perchè estenda le operazioni di LTRO.

Ovviamente la preghiera è già arrivata al nostro governo il quale dovrà spendersi per ottenere una proroga, pena un botta terrificante sia sulle nostre banche ma soprattutto sul nostro spread. Perchè alla fine “chi cavolo lo comprerà” il debito italiano eventualmente scaricato dalle banche italiane.

O meglio, a che prezzo?

E qui arrivano i tedeschi.

Il calcio al barattolo dato nel 2012 dalla BCE non è servito solo all’Italia per “fare le riforme necessarie” che non sono state fatte come tradizione. (avete presente? tagli feroci alla spesa e alle tasse, riforma della magistratura civile, riforma delle procedure burocratiche).

No, è servito anche ai tedeschi (e ai francesi) e alle loro banche per mettersi in sicurezza.Qualcosa di simile al “così detto” salvataggio della Grecia.

Ora è chiaro che al tavolo europeo del 2014, quando sarà il momento (cioè dopodomani) di discutere di rinnovo del LTRO l’Italia ci arriverà ancora più debole e con armi sempre più spuntate. La minaccia di uscire dall’Euro e “non pagare” il debito seppure ancora forte appare un tantinello velleitaria siccome significa disintegrare gran parte del risparmio dei cittadini italiani nelle banche italiane (se lo lasciamo in Euro). Oppure di stampare tutte le neo-lire necessarie per nazionalizzare quasi tutte le banche italiane e garantire i depositi (trasformati in neo-lire) degli italiani, e come conseguenza affrontare una svalutazione di tipo Argentino, nulla di controllato o controllabile.

Francamente sono curioso di vedere quale sarà la reazione della Germania (e degli altri paesi con i conti più o meno a posto), a occhio direi che l’idea è quella di commissariarci attraverso un meccanismo simile a quello in vigore in Grecia. E d’altra parte, scusatemi se al solito mi metto nella loro “testa” quadrata ma:

quali riforme abbiamo fatto in questi 2 anni per meritarci qualcosa di meglio?

Ovviamente tutto dipenderà dalle “palle” della “nostra” classe dirigente al tavolo della trattativa. Sulla questione sono alquanto pessimista  e basta guardare il rumore di fondo anti-tedesco sui media sussidiati, all’aumentare del quale corrisponde la consapevolezza di non potercela fare (“E’colpa dei tedeschi appunto, mica del governo”). E tutto sommato comincio a pensare che davvero nel 2014 potremmo uscire dall’Euro o qualcosa di simile magari un percorso concordato  di uscita.

Se volete potete anche esultare per questa previsione, ma VOI siete preparati? Sicuri di esserlo?

Dove tenete i soldi? 

Tratto da:http://www.rischiocalcolato.it

2014: l’Anno di Scadenza dell’LTRO e Delle Scelte sulla Permanenza nell’Euro
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IL GIRO DELLE FINZIONI

Pubblicato su 26 Dicembre 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

di Ida Magli
Italianiliberi | 17.12.2013


  Tutti i politici di uno Stato che pretende di far parte della società democratica dell’Occidente avrebbero dovuto dimettersi immediatamente all’annuncio  dell’incostituzionalità della legge in base alla quale erano stati eletti. Il capo del governo a sua volta, subito dopo le dimissioni, avrebbe dovuto dichiarare che sarebbe rimasto in carica per indire immediate elezioni e per gli affari urgenti. La finzione con la quale invece gli organi istituzionali hanno deciso di ignorare la delibera della Consulta continuando a fare decreti e progetti a lungo termine ha dato il colpo di grazia ad uno Stato che viveva già da anni al di fuori delle regole costituzionali assecondando le iniziative in tal senso del Presidente della Repubblica. Per gli italiani questo ha significato perdere ogni fiducia e ogni stima non soltanto verso i rappresentanti, ma verso gli uomini che avrebbero dovuto incarnarli. Qui non si tratta di ruberie, di favoritismi, di sprechi cui si è ormai rassegnati: l’annuncio dell’incostituzionalità e quindi dell’invalidità di tutto il meccanismo istituzionale su cui si regge la Repubblica è stato una bomba che ha suscitato un senso di vero e proprio sgomento. Tutti si sono chiesti come ciò sia potuto avvenire. Come sia stato possibile malgrado gli innumerevoli controlli di costituzionalità che ogni legge subisce passando attraverso le Commissioni addette a questa verifica sia alla Camera che al Senato fino alla firma del Presidente della Repubblica. Tutti si sono chiesti come mai non se ne siano accorti i numerosi avvocati e magistrati presenti in Parlamento del calibro di Violante, Di Pietro,  Grasso i quali ovviamente la Costituzione la conoscono a memoria; come mai non se ne sia accorto il foltissimo gruppo di esperti che al Quirinale assiste il Capo dello Stato in tutto quello che firma proprio perché è la sua firma che ne garantisce la costituzionalità. Tutte persone retribuite dagli italiani che hanno mancato al loro compito e che non hanno fatto neanche il gesto di dimettersi.

 Non ci si meravigli delle condizioni di asfissia politica, sociale, economica in cui viviamo: qui si tratta di un Palazzo privo di fondamenta, che fa parte di tutto un insieme privo di fondamenta e che si regge sulla finzione. Anche l’Unione europea infatti è un palazzo privo di fondamenta; un castello di carte, un “bluff”, come l’ha definito  con assoluta precisione il Prof. Lucio Caracciolo e la crisi dell’euro ne è soltanto la conseguenza più visibile. È stato con un’ enorme truffa verso gli italiani che sono stati firmati i trattati di adesione all’Ue servendosi dell’articolo 11 della Costituzione. Questi trattati sono invalidi sia perché l’articolo 11 è stato formulato (su suggerimento del banchiere Luigi Einaudi) appositamente per poter scippare i cittadini dell’indipendenza e della sovranità monetaria senza chiedere il loro parere, sia perché la rinuncia alla sovranità e all’indipendenza non è questione di normale politica estera: uno Stato vi si piega soltanto se costretto dal vincitore di una tragica guerra. Tutte le istituzioni dell’Ue sono finte, o meglio sono truffaldine. Non essendo uno Stato, l’Ue non ha il potere per dare la “cittadinanza”: la tanto vantata cittadinanza europea è quindi invalida, un orpello, un vetro di bigiotteria. Né si creda che i politici non sappiano che lo Stato europeo non esiste: per questo la Bce è una banca privata, non dipende dall’Ue. Lo stesso discorso vale per il “parlamento europeo”: il nome è una finzione; non è un parlamento perché non fa le leggi e non fa le leggi perché l’Ue non è uno Stato. Bisogna quindi dichiarare invalidi tutti i trattati europei e rifiutarsi di votare per un falso parlamento, non permettendo, come i politici hanno furbescamente intenzione di fare, che queste elezioni vengano indette insieme alle elezioni nazionali. Si vada al voto subito: questa è l’unica cosa che può forse rimettere in piedi uno Stato che possa ancora definirsi uno Stato. 

Ida Magli
Roma, 16 dicembre 2013  

Tratto da:http://www.italianiliberi.it/Edito13/il-giro-delle-finzioni.html
IL GIRO DELLE FINZIONI
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PRODI CONDANNATO

Pubblicato su 26 Dicembre 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Romano Prodi è stato condannato dalla Corte di Giustizia Europea per azioni compiute quando era Presidente della Commissione e nessuno dei media importanti nazionali, sia della carta stampata che soprattutto della TV, sempre pronti a guardare nel letto dei politici, ne ha fatto cenno? Queste le motivazioni di condanna espresse dalla Corte a carico del Prof. Prodi: 1 – aver fornito al Parlamento Europeo notizie false e non documentate; 2 – aver emesso comunicati che mettevano in dubbio l’onorabilità di alti dirigenti che non si erano sottomessi alle sue imposizioni; 3 – aver tentato di ostacolare la giustizia. I fatti che hanno portato alla condanna risalgono al 2002-2003 e si riferiscono a una contorta vicenda relativa all’Eurostat, innescata dalla lettera di una funzionaria che si riteneva discriminata. L’inchiesta è iniziata per capire se tali irregolarità fossero state effettuate su iniziativa di dirigenti o addirittura dallo stesso responsabile della Commissione, Prodi.

È cominciato così il rimbalzo delle responsabilità, nonché la “fughe di notizie” – questo afferma la sentenza – depistate verso giornali amici. Proprio per la paura di rivangare anche questioni irrisolte del passato (gli scheletri nell’armadio: Iri, Nomisma), Prodi ha pensato bene, da far suo, di chiudere con un colpo di mano gli Istituti, ma, non avendo elementi per mandare a spasso un migliaio di persone li ha destituiti tutti dai loro incarichi, tenendoli a non fare nulla fino alla pensione!

In Italia questi si sarebbero trovati un secondo lavoro, e comunque tutti a ringraziare il benefattore che paga senza far fare niente; ma all’estero, qualcuno dal senso civico sviluppato e con un sano amor proprio, si sente discriminato e sottostimato… e si lamenta.

Col suo modo di fare credeva di passarla franca, padroncino anche all’estero, ma, fortunatamente, da quelle parti sanno bacchettare le mani come agli studentelli presi con le mani nella marmellata, anche se si tratta di Professoroni.
Siccome anche questa volta i giornalisti e le TV non ne parlano, v’invitiamo a condividere Grazie.

Fonte: dietrolequinte.wordpress.com telegraph.co.uk Prodi Condannato

Tratto da: http://ansaweb.altervista.org

PRODI CONDANNATO
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Italia 33° - Massoneria (Freemasonry Italy)

Pubblicato su 25 Dicembre 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

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GLI ITALIANI MUOIONO DI FAME, DEPUTATA VENDOLIANA SI LAMENTA PER IL TROPPO LAVORO. PER 15MILA EURO AL MESE, CARA PARASSITA, DOVREBBE ANCHE FARE LE PULIZIE IN AULA!

Pubblicato su 24 Dicembre 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

LA GAFFE

Titti Di Salvo, deputata Sel: “Siamo ai lavori forzati”

L’onorevole alla Camera lancia un appello ai colleghi: “Si stabilisca un calendario delle sedute che dia certezze, si rispetti l’umanità di ciascuno di noi e la cura dei nostri cari”

Si rispetti «l’umanità delle condizioni di ciascuno». Perché bisogna «dare certezze», mai dimenticarsi della «cura delle persone», specie di quelle che  «ciascuno di noi ha intorno a sé». Al lettore digiuno potrebbero sembrare parole di carità pronunciate da Papa Francesco o, magari, il grido di dolore di un clandestino rinchiuso dentro ad un Centro di identificazione temporanea, costretto ad umilianti disinfezioni. Al limite queste parole sarebbero potute uscire dalla bocca di un recluso in carcere, uomo o donna, alle prese col dramma del sovraffollamento degli istituti penitenziari. Invece no. La richiesta di «certezze» per la vita sua e di quella dei suoi «cari» è arrivata nientemeno che da una deputata della Repubblica italiana ed è risuonata domenica nell’Aula di Montecitorio. Niente stenti o lavoro in catena di montaggio sottopagato, la parlamentare si lamentava per la domenica lavorata, per il protrarsi dei lavori in Aula e l’inevitabile avvicinarsi delle festività natalizie.

Autrice dell’intervento – puntualmente riportato dal servizio resoconti della Camera dei deputati – è l’onorevole di Sinistra e Libertà Titti Di Salvo. Responsabile d’Aula del gruppo di Nichi Vendola, compagna di partito tra l’altro della presidentessa della Camera Laura Boldrini, la deputata ha chiesto la parola e  lanciato un accorato appello agli altri gruppi perché accorciassero il più possibile la discussione sul decreto Salva Roma e consentissero  e ai “poveri” eletti di riposare la domenica e dunque di tornare a casa dalle loro famiglie in tempo per il Veglione di Natale. Chiesta la parola, acceso il microfono, la deputata ex sindacalista l’ha presa alla lontana:  «Io ci tengo – ed è l’ultima cosa che voglio dire – a che tutti tengano in conto l’umanità delle condizioni di ciascuno». E ancora: «Io penso che sia importante stabilire un calendario che dia certezza alle persone della loro vita da qui in avanti». L’ordine dei lavori parlamentari, sostiene la deputata originaria di Mantova, è una questione di certezze nella vita. Sue, ovviamente. «È un elemento, quello della cura delle persone, altrettanto importante», ha voluto sottolineare. Quando l’onorevole Di Salvo è intervenuta ancora non si era deciso che, per abbattere i tempi, si sarebbe proceduto a votare la fiducia già il giorno dopo, lunedì. «Non si tratta di svalorizzare il lavoro politico, tutt’altro, noi qui siamo, ma di dire anche che c’è una cura di rispetto tra di noi e per le persone che ciascuno di noi ha intorno a sé, le proprie famiglie, i propri cari. E, secondo me, questo elemento di umanità è altrettanto importante», ha concluso la parlamentare alla prima legislatura. Bene la politica, dice, ma anche il rispetto per i famigliari dei politici è importante. Mica male come pensiero per una esponente politica che, sul suo blog, utilizza come sottotitolo «le brave ragazze vanno in paradiso, quelle cattive dappertutto».

Ma la presa di posizione della deputata di Sinistra e Libertà non è stata soltanto una rivendicazione verbale. Per la cronaca, per evitare di allungare i tempi, i solitamente-agitatissimi parlamentari vendoliani, hanno deciso di non partecipare alla discussione sul provvedimento, risparmiandosi gli interventi che pure sarebbero spettati loro di diritto. Montecitorio aveva già riservato per le dichiarazioni di voto del partito più a sinistra rappresentato in Parlamento i “soliti” trenta minuti di intervento in Aula. Nessuno, però, ha voluto pronunciarlo. Nell’anomalia i vendoliani non sono stati soli. Anche Fratelli d’Italia e Nuovo Centrodestra non hanno iscritto alcun deputato a parlare, mentre il gruppo Per l’Italia (Udc) ne aveva iscritti tre, ma nessuno di loro si è presentato all’appello. Probabilmente, come cantava Mario Riva, «Domenica è sempre domenica». Il risultato è sotto gli occhi di tutti: nel Salva Roma sono spuntate mance, marchette, errori che andranno rimediati con successivi provvedimenti. Ma, almeno, i parlamentari sono riusciti ad avere «cura» dei loro famigliari e ad arrivare a casa per il Veglione.

Fonte:http://bastacasta.altervista.org
GLI ITALIANI MUOIONO DI FAME, DEPUTATA VENDOLIANA SI LAMENTA PER IL TROPPO LAVORO. PER 15MILA EURO AL MESE, CARA PARASSITA, DOVREBBE ANCHE FARE LE PULIZIE IN AULA!
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Fisco più forte: da febbraio attenti a come gestite il conto corrente

Pubblicato su 23 Dicembre 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Movimenti e saldi dei conti senza segreti: con le liste selettive effettuate grazie all’Anagrafe tributaria, possibilità di indagini e controlli fiscali dietro l’angolo; fondamentale gestire bene il proprio conto corrente.

Dal 31 gennaio prossimo in poi, banche e altri operatori finanziari saranno obbligati a informare il fisco di tutti i nostri conti correnti: saldi e ogni movimentazione. Prima si procederà con la comunicazione dei dati relativi al 2011; poi si procederà con il 2012, il 2013 e così ogni anno. In altre parole, ogni operazione che faremo in banca (dall’apertura di un conto, al prelievo, al versamento, al bonifico bancario) verrà, in tempo reale, comunicata all’Agenzia delle Entrate, per ricostruire il reddito dei contribuenti. Non c’è via di scampo, né ciò può essere evitato.

Tutti i dati bancari dei singoli contribuenti andranno a costituire un vero e proprio patrimonio informativo per il fisco: un database unico in tutta l’Europa.

Finisce l’epoca del segreto bancario per inaugurarsi quella della massima trasparenza.

A disposizione tutti i saldi e carte

Saranno a disposizione del Fisco i saldi iniziali finali per ciascun anno dei singoli rapporti nonché i dati relativi, per ogni rapporto, agli importi totali delle movimentazioni distinte tra “dare” e “avere”.

I rapporti interessati comprendono, tra l’altro, i conti corrente, le cassette di sicurezza, le carte di credito e di debito, gli acquisti e vendita di oro e metalli preziosi e le operazioni extra conto.

Tali informazioni saranno inserite in quella che è stata definita l’Anagrafe tributaria.

Inevitabilmente, l’elevato numero di dati di cui disporranno gli uffici dell’Agenzia delle Entrate inciderà sulle modalità delle indagini finanziarie, rendendo innanzitutto superfluo, d’ora innanzi, richiedere informazioni sui conti al contribuente o alle banche.

Sulla base dei dati ottenuti, l’Amministrazione potrà effettuare delle liste (cosiddette liste selettive) in cui vi inserirà i soggetti a potenziale rischio di evasione fiscale.

Sino ad oggi, l’Anagrafe ha contenuto solo i dati personali, compreso il codice fiscale, del titolare del conto, l’esistenza dei rapporti e la loro natura. Non venivano indicate né le somme contenute nel conto né la consistenza di una certa gestione. Il ricorso all’Anagrafe permetteva di individuare solo l’esistenza dei rapporti.

Gestire bene i conti correnti

Soprattutto ora che nella nuova Anagrafe dei conti confluiranno anche i dati di saldi e movimentazioni finanziarie, diviene fondamentale per i contribuenti gestire in modo più razionale i propri conti correnti ricorrendo in maniera sempre più frequente a strumenti di pagamento tracciabili.

Sarà così necessario, per ogni bonifico, prelievo o versamento, chiarire con precisione la causale dell’attività, anche al fine di tenerne traccia in futuro, in caso di eventuali controlli: controlli che, ovviamente, posso intervenire anche a distanza di anni, quando ormai la memoria potrebbe aver dimenticato le ragioni di una determinata attività sul conto corrente.

Insomma, bisognerà gestire il conto al pari di un bilancio societario.

Siamo ormai già abituati ad utilizzare i sistemi tracciabili per via della riduzione a 999,99 euro del limite all’utilizzo del denaro contante. Questa, però, dovrà essere la regola.

Rivedere abitudini e meccanismi di gestione dei propri movimenti finanziari, sia in entrata che in uscita, costituisce di fatto un obbligo per i contribuenti chiamati a contrastare efficacemente il potenziamento delle indagini finanziarie.

Le liste selettive

Per contrastare l’evasione fiscale, l’Agenzia può accedere alle informazioni raccolte dagli intermediari finanziari e trasmesse all’Anagrafe tributaria così da creare liste selettive di contribuenti da sottoporre a verifica controllo. Dati individuali, quali saldi attivi e passivi e operazioni fuori conto, vengono comunicati al Fisco che li elabora individuando particolari anomalie finanziarie nei comportamenti dei contribuenti come la realizzazione di operazioni non coerenti rispetto al proprio profilo economico-finanziario oppure l’utilizzo di particolari mezzi e modalità di pagamento.

Per l’approfondimento leggi l’articolo “Indagini finanziarie: le fasi del procedimento

Attenti all’uso ripetuto di piccole somme in contanti

Gli usi ripetuti e ingiustificati di contante oppure il ricorso a tecniche di frazionamento dei pagamenti, l’utilizzo di carte di pagamento non coerente con le ordinarie modalità operative così come movimentazioni eccessive dei conti di deposito costituiscono tutte anomalie finanziarie che, combinate e suffragate da ulteriori informazioni, potrebbero insospettire il fisco. Il che potrebbe far inserire il contribuente nelle liste dei soggetti da sottoporre a controllo, da effettuare anche con strumenti di accertamento di massa quali lo spesometro e il redditometro.

Tutti sotto controllo

Le indagini della finanza non riguarderanno soltanto i portatori di partita IVA, i professionisti e gli imprenditori, ma tutti i contribuenti, sia persona fisica che giuridica e indipendentemente dal fatto che svolgano un’attività d’impresa o di lavoro autonomo.

Sotto esame anche i conti “collegati” al contribuente

Operare in modo “pulito” sul vostro conto e in modo “sporco” su quello di un familiare, anche se pensionato, non aiuterà i contribuenti. Infatti, le indagini potranno partire anche da rapporti che risultano intestati a soggetti terzi (ad esempio: il coniuge o i soci nelle società a ristretta base partecipativa).

L’amministrazione deve provare che l’intestatario del conto è un prestanome?

In merito ai controlli partiti da conti correnti di terzi, la Cassazione ha manifestato due opposti orientamenti interpretativi.

Accertamento legittimo: secondo il primo orientamento, basterebbe il solo vincolo coniugale o familiare con il contribuente, o con l’amministratore della società a estendere il controllo bancario al contribuente. È infatti un classico espediente quello di intestare un conto corrente al coniuge quando il contribuente sia soggetto a verifiche fiscali [1].

Accertamento illegittimo: con un secondo ed opposto orientamento, la Corte [2] ha affermato la necessità che l’amministrazione debba provare, anche tramite presunzioni, la natura fittizia dell’intestazione o comunque la sostanziale riferibilità al contribuente dei conti intestati a terzi o di singoli dati o elementi di essi.


[1] Cass. sent. n. 1452/2009. Con ordinanza 13 settembre 2010, n. 19493, la Cassazione ha stabilito che “l’estensione delle indagini bancarie anche a soggetti terzi rispetto alla società, non può ritenersi illegittima in quanto tutti detti soggetti hanno riferimento nella società o quali amministratori e soci, o quali congiunti di questi e, quindi, in una società, come nella specie, la cui compagine sociale e la cui amministrazione è riferibile ad un unico ristretto gruppo familiare, ben si può ritenere che l’esistenza di tali vincoli sia sufficiente a giustificare la riferibilità al contribuente accertato delle operazioni riscontrate sui conti correnti bancari intestati a tali soggetti, salva, naturalmente, la facoltà di questi di provare la diversa origine di tali entrate (…). Inoltre (…), la verifica può estendersi anche ai conti dei congiunti degli amministratori della società contribuente, essendo il rapporto familiare sufficiente a giustificare – salvo prova contraria – la riferibilità al contribuente accertato delle operazioni riscontrate sui conti bancari degli indicati soggetti”.

[2] Cass. sent. n. 21454/2009.

Fonte http://www.laleggepertutti.it

Tratto da: 

http://www.dionidream.com

Fisco più forte: da febbraio attenti a come gestite il conto corrente
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