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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

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L’Italia è una dittatura fiscale proprio perché è una “democrazia”

Pubblicato su 6 Febbraio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Posto qui su RC uno dei formidabili scritti dell’amico Giovanni Birindelli. Spero che tutti i lettori possano trovarne motivo di riflessione e approfondimento.

In un recente articolo sul suo giornale, The Fielder, il direttore Federico Cartelli attacca senza mezzi termini lo stato di polizia fiscale instauratosi in Italia con programmi quali l’anagrafe tributaria, “serpico”, il redditometro. Verso la fine dell’articolo, Cartelli riporta una citazione di Attilio Befera secondo il quale “l’evasione e l’elusione fiscale non sono compatibili… con nessun sistema veramente democratico” e chiude l’articolo con la seguente obiezione a quello che efficacemente definisce “l’inquisitore fiscale retribuito coi nostri soldi”: “Una pressione fiscale di quasi il 70% sulle piccole e medie imprese è democratica? Che l’Italia sia il Paese dove i manager pubblici sono pagati di piú e hanno un doppio, triplo incarico è democratico? Portare l’IVA fino al 22% e aumentare costantemente le imposte indirette è democratico? Ricevere cartelle esattoriali che per alcuni sono significate condanne a morte è democratico? Che lo Stato possa impunemente vagliare ogni nostro movimento fiscale, ma tenere all’oscuro le sue spese, è democratico? L’Italia ha smesso da tempo d’esser una democrazia. È solo una moderna dittatura fiscale (grassetto nell’originale).

Nella sua obiezione, a mio parere, Cartelli ha confuso i termini del problema e così facendo si è schierato con Befera e con lo stato di polizia tributaria, non contro di essi. Infatti, se al termine “democrazia” diamo il significato che oggi (anche grazie alla costituzione italiana) viene comunemente attribuito a questa parola, ovvero quello di sistema politico basato sulla regola della maggioranza (eventualmente rappresentativa),  l’Italia repubblicana è una moderna dittatura fiscale proprio perché è una “democrazia”, cosa che purtroppo non ha mai smesso di essere.

Considerare la democrazia come fine (“… è democratico?”) e non come mezzoper un fine (quello della libertà intesa come assenza di coercizione e, più precisamente, come difesa della sovranità della Legge intesa come regola generale e negativa di comportamento individuale valida per tutti allo stesso modo) fa parte dello schema mentale di Befera e di tutti coloro che sono schierati a difesa del moderno totalitarismo, siano essi di “destra”, di “sinistra”, o “grillini”. Cartelli, nella sua obiezione a Befera, così come quei 1.4k che hanno mostrato di gradirla su Facebook per esempio, ha adottatoesattamente quello schema mentale. “Aumentare costantemente le imposte è democratico?” Si, Cartelli, è “democratico”, così come lo è aumentare costantemente la quantità di denaro a corso forzoso mediante la sua stampa da parte delle banche centrali (tassazione mediante inflazione): né più né meno. Questo è il problema: chi non lo ha capito non ha capito la natura della “democrazia” e dell’idea filosofica di legge su cui essa si basa: la “legge” fiat (il positivismo giuridico). È questa idea filosofica di legge che fa si che in una “democrazia” il potere politico sia limitato esclusivamente dalle procedure burocratiche che esso stesso si dà, cioè che sia illimitato.

Metto il termine “democrazia” fra virgolette per distinguere questo sistema politico totalitario dalla democrazia (senza virgolette), cioè da quel sistema politico in cui eventuali decisioni collettive sono limitate dalla Legge intesa come regola generale di comportamento individuale valida per tutti allo stesso modo, la quale è indipendente dalla volontà di chiunque, maggioranza e “popolo” per primi (per la differenza fra “democrazia” e democrazia rimando a questo articolo). In una democrazia, le dimensioni e le funzioni dello stato (con tutto ciò che ne consegue) sarebbero limitate a un minimo coerentemente e non arbitrariamente definito in quanto, a differenza di ciò che avviene in una “democrazia” (dove c’è un produttore di “leggi” fiat), ci sarebbe qualcuno a difesa della Legge.

La battaglia per la libertà si gioca sul terreno della Legge, non su quello della democrazia. In altre parole, quella battaglia non si gioca scambiando un obiettivo (quello della libertà) con un mezzo, il quale tra l’altro, quando è la “democrazia”, serve necessariamente a conseguire un obiettivo (la grande finzione di Bastiat) che è opposto alla libertà: nei limiti in cui si fa questo, la partita è già persa.

Dove la legge è la “legge” fiat (il provvedimento particolare, cioè la decisione arbitraria dell’autorità, p. es. di quella rappresentativa della maggioranza),come si può anche solo pensare che lo stato possa non espandere continuamente le sue dimensioni e funzioni e con esse la pressione fiscale e l’intrusività nella vita delle persone? In altre parole, dove la “legge” è lo strumento di potere arbitrario invece che il limite non arbitrario al potere, come si può anche solo pensare che la libertà non possa essere progressivamente e necessariamente sempre più devastata dallo stato? Chiedere a uno stato “democratico” di non aumentare continuamente la pressione fiscale, per esempio, è come chiedere a dell’acqua che non è racchiusa dentro un bicchiere di non spandersi sulla superficie del tavolo.

La vittoria sul totalitarismo forse non è mai stata così a portata di mano come lo è oggi: ieri non avevamo Bitcoin e l’altro ieri non avevamo internet. Tuttavia, fino a quando la “democrazia” sarà vista dai campioni della libertà come obiettivo invece che come ostacolo; fino a quando alla domanda”… è democratico?” non sarà sostituita la domanda “in base a quale regola generale e negativa di comportamento individuale valida per tutti allo stesso modo …?”, la direzione di marcia sarà verso forme sempre più sofisticate di totalitarismo di massa, le quali necessariamente comporteranno una pressione fiscale, un’oppressione burocratica e un’intrusività dello stato nella vita delle persone sempre maggiori.

Tratto da:http://www.rischiocalcolato.it

L’Italia è una dittatura fiscale proprio perché è una “democrazia”
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BIGNARDI COLPITA ED AFFONDATA! PENSA DI SPUTTANARE DI BATTISTA PERCHE’ HA IL PAPA’ FASCISTA. PROPRIO LEI CHE HA IL SUOCERO CONDANNATO PER OMICIDIO!

Pubblicato su 4 Febbraio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

M5S CONTRO TUTTI

Grillo alla Bignardi: “Com’è aver sposato il figlio di un assassino?”

Sul blog 5 stelle attacco alla conduttrice de “Le invasioni barbariche”, ‘rea’ di aver fatto domande scomode al grillino Di Battista

“Lettera aperta a Daria Bignardi”: è il titolo del post pubblicato sul blog di Beppe Grillo, firmato da Rocco Casalino, esponente dell’ufficio comunicazione di M5S ma più noto per la partecipazione alla prima edizione de “Il grande fratello”. Un post nel quale Casalino attacca la conduttrice del programma ‘Le invasioni barbarichè per la puntata nella quale è stato ospite il deputato 5 stelle Alessandro Di Battista.   “Cara Daria Bignardi – scrive Casalino – ti propongo questa riflessione sulla trasmissione di venerdì sera. Come sarebbe per te se ti invitassi a una trasmissione tv e le domande fossero: come si sente tuo figlio a scuola ad avere il nonno mandante di un assassinio? Come è l’aver sposato il figlio di un assassino?”.

post è corredato di foto della Bignardi con il marito Luca Sofri, che è figlio di Adriano Sofri.  ”E se insistessi su questa domanda – prosegue Casalino – come hai fatto tu per il padre ex fascista di Di Battista? E se dopo aver avuto te ospite invitassi uno scrittore che invece di parlare del suo libro raccontasse di cosa è stato Lotta Continua e di cosa pensa di te? E se questo scrittore utilizzasse il suo tempo non per parlare del suo libro ma per denigrare te che, oltretutto, saresti impossibilitata a difenderti?. Tu penseresti – continua sul blog di Grillo – che io sia stato corretto come conduttore o penseresti che questo invito sia stato una trappola ben orchestrata per far prevalere una idea e una tattica precostituita? Ad esempio che il Movimento 5 Stelle e i suoi parlamentari sono squadristi. Con una grande abilità sei passata dal papà fascista (tra l’altro, ex fascista, ora vota M5S) ad Augias che ci dipinge come neofascisti. Ma assomigliate piu voi a quel regime, voi che utilizzate tecniche da istituto luce – conclude – o noi che volevamo solo evitare che andassero 7,5 miliardi di euro alle banche? Sette miliardi e mezzo che pagheremo noi tutti, tu e la tua famiglia comprese”.

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Riportiamo questa lettera aperta a Daria Bignardi.

“Cara Daria Bignardi, ti propongo questa riflessione sulla trasmissione di venerdì sera. Come sarebbe per te se ti invitassi a una trasmissione tv e le domande fossero: come si sente tuo figlio a scuola ad avere il nonno mandante di un assassino? Come è l’ aver sposato il figlio di un assassino? E se insistessi su questa domanda come hai fatto tu per il padre ex fascista di Di Battista ? E se dopo aver avuto te ospite invitassi uno scrittore che invece di parlare del suo libro raccontasse di cosa è stato Lotta Continua e di cosa pensa di te? E se questo scrittore utilizzasse il suo tempo non per parlare del suo libro ma per denigrare te che, oltretutto, saresti impossibilitata a difenderti? Tu penseresti che io sia stato corretto come conduttore o penseresti che questo invito sia stato una trappola ben orchestrata per far prevalere una idea e una tattica precostituita? Ad esempio che il MoVimento 5 Stelle e i suoi parlamentari sono squadristi. Con una grande abilità sei passata dal papà fascista (tra l’altro, ex fascista, ora vota m5s) ad Augias che ci dipinge come neofascisti. Ma assomigliate piu voi a quel regime, voi che utilizzate tecniche da istituto luce, o noi che volevamo solo evitare che andassero 7,5 miliardi di euro alle banche? 7,5 miliardi che pagheremo noi tutti, tu e la tua famiglia comprese.” Rocco Casalino

Tratto da:http://bastacasta.altervista.org

BIGNARDI COLPITA ED AFFONDATA! PENSA DI SPUTTANARE DI BATTISTA PERCHE’ HA IL PAPA’ FASCISTA. PROPRIO LEI CHE HA IL SUOCERO CONDANNATO PER OMICIDIO!
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ITALIA- Il Paese degli scandali e della disinformazione!

Pubblicato su 4 Febbraio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

E strano che gira che ti rigira dietro le porcherie finanziarie/economiche ci troviamo sempre la stessa minoranza che s’è intrufolata in Italia e altrove nel cinema, nella politica, nella letteratura, tra i boiardi burocrati di Stato, nelle università, nel giornalismo… e si sa che il loro cuore batte per un’altra bandiera e un alto Paese! Essa non appare mai in prima persona nel comando, né qui né altrove, ma dirige con i suoi burocrati, e con media asserviti al suo fine di distruzione come descritto nell’apocalisse giovannea, quello scritto dove facile è capire che la Grande Bestia è Roma!

Ssstttt non si dice, ti crocifiggono!
kiriosomega

ITALIA- Il Paese degli scandali e della disinformazione!
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ELECTROLUX: L’ITALIA SI ARRANGI, NOI NON ”POSSIAMO FARE NULLA”

Pubblicato su 3 Febbraio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Venezia – “Non possiamo accettare un piano aziendale che interviene esclusivamente sul costo del lavoro e la riduzione dei salari e per questo ‘rigettiamo’ il piano aziendale presentato da Electrolux”. E’ ferma la posizione del coordinamento sindacale unitario (Fim Fiom Uil) su Electrolux che si è tenuto oggi a Mestre (Venezia). A parlare è Maurizio Geron di Fim Cisl.

Nella vicenda che riguarda il colosso svedese dell’elettrodomestico c’è in ballo il futuro dei quattro stabilimenti italiani che impiegano oltre 6 mila addetti e solo in Veneto, a Susegana (Treviso) ben 1.641 lavoratori.

“Non possiamo accettare quel piano, non conosciamo le ragioni che stanno alla base dei tagli – ha ribadito Geron – e il 17 febbraio quando ci sarà il nuovo incontro al ministero dello sviluppo economico vogliamo capire cosa intendono mettere sul tavolo, in termini di risorse, le Regioni dove si trovano i quattro stabilimenti. Non intendiamo avviare trattative con pregiudiziali sugli stabilimenti e con tagli occupazionali”, ha concluso il sindacalista.

E anche la Commissione europea entra nella vertenza Electrolux sottolineando che le imprese sono libere di spostare la produzione dove ritengono sia piu’ vantaggioso – ha detto Jonathan Todd, portavoce del commissario Ue agli affari sociali, Lazslo Andor. Il portavoce ha sottolineato che “la Commissione non si oppone in principio ai trasferimenti degli stabilimenti di produzione, visto che le aziende dovrebbero essere libere di scegliere i luoghi di produzione in base ai loro specifici modelli economici e all’evoluzione delle condizioni di mercato”.

La Commissione non ha poteri per bilanciare le differenze tra stati membri in materia di costo del lavoro e tasse, e spetta invece agli stati creare le condizioni per attirare gli investimenti e creare posti di lavoro, ha continuato Todd.

Quindi la Commissione Europea ha diritto di distruggere intere nazioni, come ha fatto in Grecia, pur di aiutare le grandi banche principalmente tedesche coinvolte nelle speculazioni finanziarie che hanno affossato lo Stato ellenico, ma dice di non avere voce in capitolo per la salvaguardia dei posti di lavoro italiani, e se ne lava le mani.

Questa, si chiama in un modo solo: dittatura della grande finanza.

Redazione Milano QUI

Tratto da: http://piovegovernoladro.altervista.org

ELECTROLUX: L’ITALIA SI ARRANGI, NOI NON ”POSSIAMO FARE NULLA”
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Allarme Coldiretti: “6 italiani su 10 mangiano cibi scaduti”, preoccupante

Pubblicato su 2 Febbraio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Nell’ultimo anno sei italiani su dieci (59 per cento) hanno mangiato cibi scaduti. E’ quanto emerge da un sondaggio online condotto dal sito www.coldiretti.it sugli effetti della crisi sui consumi delle famiglie. In particolare – sottolinea la Coldiretti – ben il 34 per cento dei rispondenti ha portato in tavola alimenti fino ad una settimana dopo la data di scadenza, ma ben il 15 per cento fino ad un mese e l’8 per cento anche oltre, mentre il 2 per cento degli italiani non guarda mai la data di scadenza.

In generale, consumare prodotti alimentari oltre la data di scadenza puo’ esporre – sottolinea la Coldiretti – a rischi rilevanti per la salute mentre nel migliore dei casi significa portare in tavola alimenti che hanno perso le proprie caratteristiche di gusto o aroma, ma anche nutrizionali.

Si tratta di una tendenza preoccupante che – sostiene la Coldiretti – conferma gli effetti negativi della crisi sulla qualita’ dell’alimentazione degli italiani che hanno dovuto tagliare la spesa, ridurre gli acquisti di alimenti indispensabili per la dieta e rivolgersi a prodotti low cost che non sempre offrono le stesse garanzie qualitative.

Gli acquisti di frutta e verdura nel 2013 sono scesi al minimo da inizio secolo con le famiglie che – prosegue la Coldiretti – hanno messo nel carrello appena 320 chili di ortofrutta nel corso del 2013, oltre 100 chili in meno rispetto al 2000 mentre il 16,8 per cento degli italiani non possono permettersi un pasto proteico adeguato ogni due giorni secondo l’Istat. Ad aumentare sono solo le vendite di prodotti alimentari low cost nei discount che sono gli unici a dare segnare un aumento nel corso del 2013 (+1,7 per cento) mentre le gli acquisti alimentari degli italiani scendono complessivamente del 3,9 per cento.

Per essere pienamente consapevoli dei pericoli che si corrono nel consumare alimenti scaduti occorre conoscere – prosegue la Coldiretti – la differenza tra la data di scadenza vera e propria e il termine minimo di conservazione che viene indicato sulle confezioni. La data di scadenza vera e propria – precisa la Coldiretti – e’ la data entro cui il prodotto deve essere consumato ed anche il termine oltre il quale un alimento non puo’ piu’ essere posto in commercio. Tale data di consumo non deve essere superata altrimenti ci si puo’ esporre a rischi importanti per la salute. Si applica ai prodotti preconfezionati, rapidamente deperibili da un punto di vista microbiologico ed e’ indicata con il termine “Da consumarsi entro” seguito dal giorno, il mese ed eventualmente l’anno e vale indicativamente per tutti i prodotti con una durabilita’ non superiore a 30 giorni.

A differenza – continua la Coldiretti – il Termine Minimo di Conservazione (TMC) riportato con la dicitura “Da consumarsi preferibilmente entro” indica la data fino alla quale il prodotto alimentare conserva le sue proprieta’ specifiche in adeguate condizioni di conservazione. Cioe’ indica soltanto la finestra temporale entro la quale si conservano le caratteristiche organolettiche e gustative, o tutt’al piu’, nutrizionali, di un alimento, senza con questo comportare rischi per la salute in caso di superamento seppur limitato della stessa. Si sottolinea pero’ che tanto piu’ ci si allontana dalla data di superamento del TMC, tanto piu’ vengono a mancare i requisiti di qualita’ del prodotto , quale il sapore, odore, fragranza, ecc.

Attualmente – spiega la Coldiretti – solo pochi alimenti hanno una scadenza prestabilita dalla legge come il latte fresco (7 giorni) e le uova (28 giorni). Per tutti gli altri prodotti la durata viene stabilita autonomamente dagli stessi produttori, in base ad una serie di fattori che vanno dal trattamento tecnologico alla qualita’ delle materie prime, dal tipo di lavorazione e di conservazione per finire con l’imballaggio. Per questo, non e’ difficile, durante un controllo commerciale, vedere due prodotti simili, ma di marchio differente con data di scadenza diversa. E’ infatti compito di ogni singola azienda effettuare prove di laboratorio sui propri prodotti, per misurare la crescita microbica e valutare dopo quanti giorni i valori organolettici e nutrizionali cominciano a modificarsi in modo sostanziale. Il risultato e’ ad esempio che – continua la Coldiretti – per l’olio d’oliva extra vergine alcune aziende consigliano il consumo entro 12 mesi, altre superano i 18, con il rischio di perdere le caratteristiche nutrizionali e di gusto secondo studi del dipartimento di Scienze e tecnologie alimentari e microbiologiche dell’universita’ di Milano. Tali ricerche evidenziano come gli effetti del mancato rispetto dei tempi di scadenza variano – continua la Coldiretti – da prodotto a prodotto: per lo yogurt, che dura 1 mese, il prolungamento di 10-20 giorni non altera l’alimento, ma riduce il numero dei microrganismi vivi, mentre al contrario per i pomodori pelati quasi tutte le confezioni riportano scadenze di 2 anni anche se la qualita’ sensoriale e’ certamente migliore se si consumano prima.

La tentazione di mangiare cibi scaduti e’ spesso dettata nelle case anche dalla volonta’ di ridurre gli sprechi che secondo l’indagine Coldiretti/Ixe’ ha coinvolto piu’ di sette italiani su dieci (73 per cento) nel 2013. Un obiettivo che pero’ non deve andare a scapito della qualita’ dell’alimentazione ma puo’ essere egualmente raggiunto – conclude la Coldiretti – facendo la spesa in modo piu’ oculato magari nei mercati degli agricoltori di Campagna Amica dove i prodotti sono piu’ freschi e durano di piu’, riducendo le dosi acquistate, o riutilizzano nei tempi giusti quello che avanza con i piatti ella cucina del giorno dopo.
(AGI) .

Tratto da:http://www.imolaoggi.it

Allarme Coldiretti: “6 italiani su 10 mangiano cibi scaduti”, preoccupante
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"Fiat ed Electrolux imparino da Luxottica"

Pubblicato su 1 Febbraio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

PEDEROBBA – “Fiat ed electrolux imparino da Luxottica”. A parlare e' il capogruppo della maggioranza azzurra a Pederobba Fabio, Maggio commentando i recenti addii di Fiat ed Electrolux.

"Siamo un paese in cui fare impresa e' difficilissimo - dice Maggio -  ogni impresa si porta sulle spalle il peso morto dello Stato che pesa su bilanci e stipendi" e aggiunge " tutti oramai non possono negare che occorra un taglio drastico alle tasse sul lavoro e non solo" ma attacca" in una situazione come questa sono da condannare quelle multinazionali sopratutto se straniere che pensano di umiliare i nostri lavoratori proponendo drastiche riduzioni di stipendio, minacciando il trasferimento in altri paesi, anche e sopratutto dopo aver preso decine di miliardi di vecchie lire anni fa per investire in Italia." 



"L'Italia ha una manodopera qualificatissima, non paragonabile ad altri paesi, che ha permesso ad un'azienda come Luxottica di divenire leader mondiale nel suo settore, garantendo occupazione, specie nel territorio di Pederobba, impianti all'avanguardia e un sistema si welfare aziendale efficientissimo – prosegue - Immaginate cosa sarebbe Luxottica senza l'indegno livello di tassazione del nostro paese, eppure non hanno mai delocalizzato e hanno sempre pensato al territorio, svolgendo un ruolo anche  sociale. A Fiat e Electrolux - conclude Maggio -consiglieri di prendere esempio da Luxottica e Del Vecchio".

Tratto da:http://www.oggitreviso.it/

"Fiat ed Electrolux imparino da Luxottica"
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Electrolux, la fotografia del fallimento italiano

Pubblicato su 1 Febbraio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

di CLAUDIO ROMITI

Il caso Electrolux rappresenta l’esatta fotografia di un Paese sull’orlo del fallimento economico. Di fronte alla questione di fondo posta dall’azienda svedese, la quale ha sostanzialmente chiesto una riduzione dei costi del lavoro per poter restare in Italia, la politica italiana ha reagito in gran parte in modo del tutto inappropriato. Alte invocazioni sui diritti negati, sulla irrinunciabile dignità dei lavoratori, sui princìpi costituzionali ed altre amenità di stampo demagogico si sono levate quasi in coro dal teatrino della nostra imbarazzante democrazia.

In particolare il ministro dello Sviluppo economico Zanonato, keynesiano come quasi tutti i politici di professione, ha preso immediatamente le distanze dalle proposte della multinazionale svedese, leader mondiale nel settore degli elettrodomestici. A suo dire l’enorme differenza nel costo orario per produrre frigoriferi e lavatrici tra Polonia -in cui la stessa Electrolux ha alcuni stabilimenti- e Italia si può affrontare con un bel piano industriale, senza dunque toccare la situazione esistente. Costo del lavoro orario che, per la cronaca, da noi è circa 4 volte più alto di quello polacco.

Ma di fronte ad una così macroscopica differenza, la quale in estrema sintesi costituisce la summa matematica di un sistema sempre più fuori mercato, il buon Zanonato si rifugia nel dogma del piano industriale. Argomento quest’ultimo il quale, insieme all’accesso al credito, è da sempre un comodo alibi per la nostra fallimentare classe politico-sindacale. Un alibi con cui si cerca di occultare i veri problemi da affrontare. Problemi che sul piano del costo del lavoro in Italia parlano di un eccesso di fiscalità allargata che si scarica inesorabilmente proprio sul costo del lavoro.

Tuttavia dai paladini di un Welfare che funziona come il famoso Superciuk – personaggio del celebre fumetto “Alan Ford” – , depredando i ceti produttivi a vantaggio di un sempre più diffuso parassitismo pubblico, non possiamo certamente aspettarci una critica di natura sistemica. E dunque, allo scopo di far credere al popolo che la feroce tassazione che grava sulle imprese e sui lavoratori privati serve a garantire a tutti il miglior mondo possibile, Zanonato & company non trovano di meglio che vaneggiare intorno alla mista dei piani industriali. Povera Italia!

Tratto da:http://www.rischiocalcolato.it

Electrolux, la fotografia del fallimento italiano
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Saccomanni: “L’Euro rappresenta un’isola di tranquillità”

Pubblicato su 1 Febbraio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

“Seguiamo con grande attenzione l’evolversi della sitauzione”. Lo dice il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni parlando delle turbolenze nei paesi emergenti (Brics) durante la conferenza stampa al Tesoro.
Quanto a possibili riunioni da parte dei ministri del G7, Saccomanni spiega che “la rete dei contatti è sempre attiva ed è attivabile con breve preavviso”. “In questi momenti – sottolinea – è chiaro che l’euro rappresenta un’isola di tranquilità e questo non è indifferente ai fini delle scelte degli investitori”.

“E’ in questi momenti – aggiunge – che si vede l’importanza dello scudo dell’euro che è stabile e anzi si sta rafforzando”. “L’euro è stato uno scudo importante per un Paese come l’Italia”, ribadisce Saccomanni, ricordando che “ieri l’asta dei titoli italiani si è chiusa a livelli record e con tassi di interesse ai minimi”.
“Il rischio dell’Ue sembra tornato ai minimi termini, dove per me per la verità era sempre stato. Per noi c’è stato un appannamento dell’immagine per vicende ben note” afferma il ministro dell’Economia intervenendo a una conferenza stampa al Tesoro sui finanziamenti Bei. “L’Ue è tornata obiettivo di finanziamenti, c’è preferenza per investire liquidità a breve termine ed è lì che la Bei può fare la differenza”.

Sulla solidità dei bilanci bancari in vista degli esami della Bce, per Saccomanni “non c’è molto da preoccuparsi”. “Il mercato sembra favorevole a sopperire eventuali richieste di aumenti di capitale e anche le banche italiane”.
Gli stress test “si fanno sulla base di ipotesi e tali ipotesi devono essere severe per vedere la capacità delle banche”, tuttavia è importante che questi esami siano condotti “in modo realistico e sereno per essere credibili ma non in modo allarmistico”.
Sulle vicende italiane, il ministro si dice soddisfatto “per il risultato positivo” del via libera al dl Imu-Bankitalia alla Camera “ma addolorato per il modo in cui questo processo si è concluso”. C’è stato “un dibattito con carattere politico – aggiunge- che ha usato informazioni sbagliate, falsità, accuse prive di sostanza su questioni da me regolarmente affrontate in modo civile in varie sedi tra cui il Senato”. “Le cattive informazioni di questi giorni, le distorsioni sulla realtà circolate non contribuiscono – afferma- ad una valutazione serena di quanto è stato fatto”. Il ministro ha dunque tenuto a sottolineare che “in otto mesi di governo sono soddisfatto di avere fatto anche questa cosa positiva per l’Europa e per l’Italia perchè era necessario fare chiarezza sulla valutazione di Bankitalia”.
31 gennaio 2014

Tratto da:http://www.imolaoggi.it

Saccomanni: “L’Euro rappresenta un’isola di tranquillità”
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Nino Galloni: le rivalutazioni di Bankit? “Per evitare che l’Italia torni alla sovranità monetaria”

Pubblicato su 30 Gennaio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Nino Galloni. Economista. Ha insegnato all’Università Cattolica di Milano, all’Università di Modena ed alla Luiss. Dal 2010 è membro effettivo del collegio dei sindaci all’INPS. Autore di Chi ha tradito l’economia italiana? e Prendi i tuoi soldi e… scappa? La fine della globalizzazione.

- Ancora in discussione in Aula in queste ore il decreto che intende imporre una rivalutazione delle quote di Bankitalia, ferme ai 156 mila euro di valore del 1936.  Il capitale – se il decreto legge stilato da Saccomanni il 26 novembre scorso dovesse essere convertito entro stasera – passerà a 7,5 miliardi di euro di riserve della Banca centrale e agli azionisti, principalmente banche private, sarà garantito un dividendo del 6%, quindi fino a 450 milioni di euro di profitti l’anno. Infine, le quote della Banca di Italia potranno essere vendute a soggetti stranieri purché comunitari. Si tratta dell’ennesimo regalo, ormai neanche così tanto mascherato, alle banche o c’è qualcos’altro di più dietro questa iniziativa del governo Letta?
 
La questione è sicuramente più complessa del regalo alle banche su cui si sofferma gran parte del dibattito oggi. Non è quella la reale posta in gioco e sono altri due i punti chiavi che devono essere compresi.
Primo. Si vuole evitare che, anche in caso di uscita dall’Italia dall’euro, il Paese possa tornare ad esercitare in futuro la piena sovranità monetaria con una Banca nazionale attiva. Mentre oggi con un capitale di 156 mila euro sarebbe piuttosto agevole rendere nuovamente pubblica la Banca Centrale e salvare anche le nostre lire, con il decreto deciso dal governo Letta diventa praticamente impossibile. Per ripristinare la sovranità monetaria, nel caso dell’Eurexit e nel caso che dovesse passare questo decreto, l’unica soluzione sarebbe creare una nuova Banca d’Italia. Operazione chiaramente molto complessa. Comunque, la vicenda è un segnale di forte debolezza da parte di chi oggi combatte per sostenere l’euro.
 
 
Secondo punto. A parte i regali a questa o quella entità bancaria, vi è una questione molto più delicata e riguarda il Monte dei Paschi di Siena. Il suo presidente Alessandro Profumo ha dichiarato recentemente che se non si fa la ricapitalizzazione subito di Mps salta tutto il sistema bancario italiano. Traduzione: se non si fa la ricapitalizzazione e Mps diventa pubblica comprerà il denaro dalla Bce allo 0,25%, lo rivenderà allo Stato allo 0,30% e, quindi, quella differenziale di guadagno che oggi hanno le banche dai tassi d’interesse sui titoli di Stato e lo 0,25% non lo ricaveranno più. Sono questi i due aspetti più importanti della questione che devono essere compresi per avere piena consapevolezza della posta in gioco.
 
- Con questo decreto si vuole quindi assicurare che, qualunque sia lo scenario politico che si produrrà a seguito dell’immane crisi economica in atto, lo stato non possa comunque riappropriarsi della sua sovranità monetaria?
 
Si lo ribadisco è il primo punto. La vera battaglia in corso non è solo tra pro-euro o anti-euro, ma che scenario abbiamo in mente in caso di uscita dalla moneta unica. Lo si farà ripristinando la sovranità monetaria e degli Stati o rimanendo schiavi con monete diverse dall’euro? Questo decreto sulla Banca d’Italia è il segnale di cosa? Il fronte anti euro non è oggi una realtà omogenea e si divide tra coloro che vogliono uscire dall’euro a qualunque costo e quelli che vogliono farlo ripristinando la sovranità monetaria. E l’obiettivo, oggi, è tagliare la strada a questi ultimi ed evitare che il giorno dopo che salta l’euro, magari nei modi più imprevedibili, lo Stato possa tornare ad esercitare la piena sovranità monetaria. Certamente lo scenario che si creerebbe in questo modo sarebbe di grande confusione con conseguenze che non si possono oggi prevedere, ma gravi.
 
- Qual è un modello sano di governance di Banca centrale da prendere a modello?
Lo è sicuramente quello dell’Inghilterra, dell’Australia o degli Stati Uniti d’America, se poi i dollari non li stampassero per questioni discutibili. In generale, quello che vedo è che solo la vecchia  Europa abbia deciso di abdicare alla propria sovranità monetaria. Non è da tutti avere rinunciato ad una funzione così essenziale. In futuro, la Banca d’Italia, dovrà essere autonoma ma non indipendente.
 
- Anche se i media tradizionali hanno praticamente deciso di non occuparsi della questione, l’opinione pubblica si è mobilizzata sulla vicenda della ricapitalizzazione delle quote di Bankitalia ed in aula alcuni gruppi parlamentari, soprattutto il Movimento cinque stelle, si sono resi protagonisti di una dura azione di ostruzionismo sulla conversione del decreto. Ritiene che ci siano possibilità concrete che alla fine il governo possa fare un passo indietro?
Me lo auguro. Sicuramente ci si è mossi in ritardo, ma ora che è stata raggiunta una piena consapevolezza è importante proseguire in questa azione. Soprattutto per il Movimento cinque stelle sarebbe una vittoria mediatica importante, di risposta a tutti coloro che l’accusano di muoversi solo su questioni secondarie. Questa è una vicenda di fondamentale importanza per il futuro del nostro Paese.
 

(“Il prof. Nino Galloni sulla rivalutazione delle quote di Bankitalia”, di Alessandro Bianchi – Link : http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=6&pg=6753)

Tratto da:http://abceconomics.com

Nino Galloni: le rivalutazioni di Bankit? “Per evitare che l’Italia torni alla sovranità monetaria”
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OPERAI, A VOI CI PENSA IL " NUOVO " CHE AVANZA DEL PD: DORMITE SONNI TRANQUILLI

Pubblicato su 29 Gennaio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Non solo i sindacati, ma anche il " nuovo " che avanza nel PD, pensa agli operai. Meditate gente, meditate. Claudio Marconi

OPERAI, A VOI CI PENSA IL " NUOVO " CHE AVANZA DEL PD: DORMITE SONNI TRANQUILLI
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