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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

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Gallino: elezioni europee per stracciare i trattati-capestro

Pubblicato su 6 Marzo 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Oltre all’Unione bancaria e al micidiale Ttip, il Trattato Transatlanco che “asfalterebbe” le residue tutele europee sul lavoro a unico vantaggio delle multinazionali, una delle maggiori minacce che da Bruxelles incombono sull’Italia è il Patto fiscale, avverte Luciano Gallino. Da quest’anno, il Fiscal Compact obbliga gli Stati contraenti a ridurre il debito pubblicoal 60% del Pil o meno, al ritmo di un ventesimo l’anno. Il Pil italiano 2013 è stato di 1.560 miliardi. Il debito si aggira sui 2.060 miliardi, pari al 132% del Pil. Gli interessi sul debito superano i 90 miliardi l’anno, con tendenza a crescere, di cui 80 pagati con l’avanzo primario, cioè la differenza tra le tasse che lo Stato incassa e quello che spende in stipendi, beni e servizi. Per scendere alla quota richiesta dal Patto, che varrebbe 940 miliardi, bisognerebbe quindi recuperare 1.120 miliardi. Divisi per venti, fanno 56 miliardi l’anno. «Dove li prende tanti soldi, per quasi una generazione, uno Stato che ha incontrato gravi difficoltà al fine di trovare due o tre miliardi una tantum per eliminare l’Imu?».

Per i neoliberisti, ciò che conta non è il valore assoluto del debito da scalare, bensì il rapporto debito-Pil. Ovvio: se il Pil italiano crescesse del 4% l’anno, Luciano Gallinocioè con un incremento di oltre 60 miliardi, il Fiscal Compact farebbe meno paura. Peccato però che – stando alle previsioni più ottimistiche – non si vada oltre l’1%. «Con questo tasso di crescita, risulta impossibile far fronte all’impegno assunto», scrive Gallino su “Micromega”, illustrando un possibile Piano-B. Per esempio: «Chiedere alla Ue di ridiscutere il trattato escludendo dal rapporto debito-Pil la colossale spesa per interessi». L’idea sbagliata è che, «a forza di contrarre la spesa pubblica, si arrivi a ripagare il debito». Attenzione: «Grazie a tale idea perversa, lo Stato italiano sottrae all’economia 80 miliardi l’anno, a causa di un iugulatorio avanzo primario usato solo per pagare gli interessi (e non tutti), facendo così precipitare il paese in una spirale inarrestabile di deflazione».

In altre parole, «l’austerità imposta da Bruxelles sta soffocando l’economia italiana, dopo la Grecia, l’Irlanda, il Portogallo, la Spagna». Tema decisivo, «da sottoporre al più presto a una discussione pubblica». Luogo perfetto, per parlarne: il Parlamento Europeo, «a condizione, ovviamente, di mandarci qualcuno il quale non pensi che l’austerità e il resto siano una cura mentre sono il malanno». La situazione è infatti palesemente insostenibile, e sarà ulteriormente aggravata dai nuovi trattati che la Ue si accinge a varare o che sono appena entrati in vigore. Trattati che «riguardano i salari pubblici e privati, i diritti del lavoro, le politiche sociali, lo stato della sanità pubblica, il sistema previdenziale, la sicurezza alimentare». Risultato: «La possibilità di una crisi economica ancora più grave dell’attuale». Le prossime elezioni Martin Schulzeuropee? Fondamentali, per fermare almeno tre di questi trattati: oltre al Fiscal Compact, anche l’Unione bancaria e il Trattato Transatlanco.

Sull’Unione bancaria, progettata per impedire che il costo di eventuali fallimenti ricada ancora sugli Stati, secondo Gallino la bozza approvata a dicembre è difettosa: da un lato affida troppo potere alla Bce, e dall’altro – con la scusa che non fa parte dell’Eurozona – esclude la Gran Bretagna, cioè «la maggior area finanzia del continente», con tre banche tra le prime 20 al mondo: Hsbc, Barclays e Royal Bank of Scotland totalizzano un attivo di 7.000 miliardi di dollari. Inoltre, il Regno Unito è il paese in cui, nella primavera 2008 (prima ancora che negli Usa), si verificarono i maggiori disastri bancari. Il meccanismo dell’Unione bancaria «è complicatissimo e può richiedere mesi per venire attivato, mentre una banca può entrare di crisi in un paio di giorni, e in altrettanti deve essere salvata o lasciata fallire». Il capitale che le banche stesse dovrebbero accantonare — con calma, entro il 2026 — per salvare le consorelle in crisi è di 55 miliardi: «Somma ridicola, se si pensa che il solo crollo della Hypo Real Estate nel 2009 costò al governo tedesco 142 miliardi». Il difetto peggiore? Secondo i teorici dell’Unione bancaria, la crisi apertasi nel 2008 è stata innescata da «difetti di regolazione del sistema bancario», piuttosto che da «un modello d’affari fondato sulla creazione esponenziale di debito».

Sulla strada dell’Unione bancaria, per ora, sorge l’ostacolo del Parlamento Europeo: al disegno della Troika si oppone il presidente dell’Europarlamento, Martin Schulz. «Ma di certo il suo compatriota-avversario Schäuble insisterà per ripresentarlo dopo le elezioni». Periodo in cui «sulla testa degli europei» comincerà a incombere il Ttip, cioè il “Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti”, un piano che procede da circa un anno, in modo super-riservato. Lo stanno sviluppando 600 super-lobbysti, a nome delle maggiori multinazionali del pianeta, “dialogando” con Washington e Bruxelles. L’accordo, sintetizza Gallino, «offre alle corporations Usa mano libera nella Ue, scavalcando qualsiasi legge che ostacoli le loro attività in Europa». Basti pensare che gli Usa «non hanno mai sottoscritto le convenzioni dell’Organizzazione internazionale del lavoro concernenti la libertà di associazione sindacale, il diritto a contratti collettivi in tema di Harry Reidsalari, la parità di retribuzione uomo-donna, il divieto di discriminazione sul lavoro a causa di differenze di etnia, religione, genere, opinionepolitica».

Se il Ttip fosse approvato, conclude Gallino, «le migliaia di sussidiarie americane operanti in Europa potrebbero rifiutarsi di applicare tali convenzioni». Le multinazionali «potrebbero anche ignorare la legislazione europea in tema di ambiente, controlli sui generi alimentari, divieto di usare Ogm, sostanze nocive negli ambienti di lavoro», smantellando così l’attuale legislazione europea, «che nell’insieme è assai più avanzata di quella americana». Per questo, il Ttip è accusato da numerose Ong di essere «un progetto politico inteso ad asservire ancor più i lavoratori ai piani delle corporations, privatizzare il sistema sanitario e sopraffare qualsiasi autorità nazionale che volesse ostacolare il loro modo di agire». Contro questa minaccia potrebbe alzare la voce il nuovo Parlamento Europeo, anche in base a come andranno le elezioni di maggio, in collaborazione con lo stesso Congresso Usa: il leader della maggioranza democratica al Senato, Harry Reid, ha appena ha respinto la richiesta di Obama di adottare una “pista veloce” (fast track), rallentando così la discussione sul Ttip. Che resta sul piatto del nostro immediato futuro, insieme all’insostenibile Fiscal Compact e al progetto di di Unione bancaria. Domanda: la strada del nostro declino civile è già segnata o sarà possibile invertire la rotta?

Tratto da:http://www.libreidee.org
Gallino: elezioni europee per stracciare i trattati-capestro
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IL PRINCIPALE QUOTIDIANO TEDESCO: ''L'ITALIA E' SULL'ORLO DELLA BANCAROTTA, E' UN PAESE SENZA LAVORO E SENZA FUTURO''

Pubblicato su 5 Marzo 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

E non state a dire che la colpa è della Germania, la colpa è di tutta la classe politica italiana - a partire da Andreatta quando nel 1981 sancì il divorzio tra Bankitalia e Tesoro - che ha firmato tutti i Trattati Europei iniziando da Maastricht, che è stato l'inizio della catastrofe italiana. Claudio Marconi

Berlino - L'Italia e' un Paese con un grande avvenire dietro le spalle: a fare la dura profezia e' la 'Frankfurter Allgemeine Zeitung' (Faz), che in un articolo a tutta pagina dal titolo "Italia, un Paese senza futuro" elenca al lettore tedesco tutto cio' che non va nello Stivale, descrivendo casi concreti di giovani senza lavoro e laureati costretti a occupazioni sottoqualificate.

Per la Faz anche il tramonto dell'era berlusconiana non segna "la fine della situazione precaria di un Paese tra i piu' belli del mondo, ma la conferma di una bancarotta politica ed economica". Il quotidiano spiega che "a molti italiani luccicano gli occhi quando parlano della Germania".

"Difficile convincerli che in Germania non c'e' tutto quel benessere che immaginano", spiega la Faz, che tuttavia si rallegra del fatto che "a differenza della Grecia, nella teste della gente non ci sono sentimenti antitedeschi".

Dopo aver lamentato i tanti privilegi mantenuti dalla casta politica a dispetto della crisi, l'articolo conclude: "Adesso la festa e' finita e sul buffet non e' rimasto niente, il Paese e' sull'orlo della bancarotta" (AGI) 

Tratto da:http://www.ilnord.it

IL PRINCIPALE QUOTIDIANO TEDESCO: ''L'ITALIA E' SULL'ORLO DELLA BANCAROTTA, E' UN PAESE SENZA LAVORO E SENZA FUTURO''
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Mario Mauro: ''Vorrei mandare a fare in culo quelli che l'hanno con l'Europa''

Pubblicato su 4 Marzo 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Si commenta da solo. Roba da pazzi.

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Disoccupazione in Italia: raggiunto nuovo record

Pubblicato su 3 Marzo 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

E' il presupposto economico dal quale partono questi parolai che è sbagliato: la crescita crea lavoro, ci dicono, ma è l'esatto contrario: il lavoro crea la crescita. Claudio Marconi

 

Ci siamo lasciati alle spalle il 2013, con Letta e Saccomanni che continuavano a ripetere la solita tiritera: “L’ultimo trimestre dell’anno segna un ritorno alla crescita. L’Italia è fuori dalla recessione”. Poi, dopo le favole, arrivano spesso i numeri a dire la loro.

E che ci dicono?

Il tasso di disoccupazione italiano nel mese di gennaio sale al 12,9%, dal 12,7% di dicembre. Lo rende noto Istat, precisando che si tratta del valore più alto dal primo trimestre del 1977. Il tasso di disoccupazione nella fascia di età 15-24 anni, ovvero l’incidenza dei giovani disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca di lavoro, sale al 42,4% rispetto al 41,7% di dicembre (rivisto da 41,6%). Anche in questo caso si tratta del valore più alto sia dall’inizio delle serie storiche mensili (2004) che dall’inizio delle serie storiche trimestrali (primo trimestre 1977).

Nella media del 2013, il tasso di disoccupazione raggiunge il 12,2% rispetto al 10,7% di un anno prima, mentre nella fascia di età 15-24 anni arriva al 40%, crescendo di 4,7 punti percentuali. Istat sottolinea che il 2013 risulta l’anno più critico della crisi per la perdita di occupazione, che diminuisce di 478.000 unità (-2,1%). Dal 2008 l’occupazione è diminuita di 984.000 unità.

Il tasso di inattività nella media 2013 sale al 36,5%, con un incremento di 0,2 punti percentuali. Istat sottolinea che dopo il forte calo del 2012 la popolazione inattiva tra i 15 e i 64 anni torna a crescere (+0,3%): tra i motivi della mancata ricerca del lavoro crescono in misura sostenuta lo scoraggiamento e i motivi di studio (rispettivamente 187.000 e 100.000 persone in più). Guardando al quarto trimestre 2013, il tasso di disoccupazione sale al 12,7%, che arriva al 43,5% per i 15-24enni. Nel mese di gennaio, il numero di inattivi diminuisce dello 0,3% rispetto al mese precedente. Il tasso si attesta al 36,4%, in calo di 0,1 punti su dicembre.

Autore: Marietto Cerneaz / Fonte: rischiocalcolato.it

Tratto da:http://www.ecplanet.com

Disoccupazione in Italia: raggiunto nuovo record
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Bankitalia stampa euro, salva le banche amiche con l’avallo di Draghi

Pubblicato su 1 Marzo 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

di MAURO MENEGHINI

Bankitalia, inganna la BCE e stampa euro freschi. Le banche italiane hanno trovato una nuova via per stampare moneta: la banca centrale italiana, che senza alcun plausibile motivo ha deciso di rivalutarsi. Del provvedimento se ne avvantaggiano le grandi banche che sono le proprietarie della banca d’emissione.

Gli irlandesi hanno fatto lo stesso. In questa maniera viene bypassata la BCE. Questo si chiama finanziamento pubblico facendo girare la rotativa, insomma Weimar a Milano e a Dublino. Bankitalia, con un raffinato trucco ha elargito manna alle maggiori banche italiane. Bankitalia ha semplicemente stampato denaro. A fine gennaio il Governo italiano per decreto legge ha ridefinito le proprie coperture. Parallelamente è stato rivalutato il capitale di Bankitalia passandolo dai 156.000 € originari a 7,5 miliardi di euro. In questa maniera Intesa Sanpaolo si vede regalati 2,3 miliardi, Unicredit si ritrova con un miliardo creato dal nulla, la Carige mette in tasca 73 milioni. Con il guadagno risultante dal nulla possono quindi ripatrimonializzare i propri capitali.

Dato che alcune banche dovranno cedere parte della loro quota azionaria automaticamente fanno cassa. Non dovessero trovare degli acquirenti, la stessa Bankitalia acquista le loro quote. Il solito gioco del coniglio dal cappello, normale in Italia! Bankitalia è diversa da altre banche centrali tipo la Deutsche Bank , è posseduta da banche, assicurazioni e fondi pensioni italiani. Assieme alla banca centrale francese, privatizzata nel 1993 e posseduta interamente dalle banche francesi noi italiani siamo la forza trainante nella stampa di carta moneta sostenuta da Mario Draghi. Ecco il motivo per cui le banche del Nord Europa guardano con rabbia a Bruxelles e a Milano.

Grazie alla finanza creativa del Governo italiano ora le banche hanno di nuovo denaro fresco per comperare titoli del debito pubblico italiano. Ricordiamo che Mario Draghi li ritiene esenti da rischio. Anche per questo le altre banche s’arrabbiano: il presidente della Commerzbank, Martin Blessing, è dell’idea che le banche possano investire in titoli di stato solamente la parte coperta da capitale proprio. Lui parla anche di un’alleanza infedele fra banche e stati che deve aver fine. Insomma quanto andiamo da tempo ripetendo, bisogna trovare una fine ai due mostri: banche zombi e Stati vampiro che stanno divorando i cittadini.

Il Governo tedesco è chiaramente dalla parte del Governo italiano. Intanto in Italia si rafforza la posizione dei grandi “player”, mentre le piccole banche restano sotto pressione. Anche la più antica banca del mondo il Monte dei Paschi di Siena non può approfittare dell’occasione. Il Governo italiano vuole, con provvedimenti legislativi, aiutare i colossi bancari a superare gli stress test imposti dalla BCE. Ignazio Visco presidente di Bankitalia è convinto che la riforma sarà compiuta entro il 2015 e che il provvedimento non influirà sugli esami a cui sono sottoposte le banche e quindi si potrà procedere agli aumenti di capitale. Il capitale di Bankitalia era fermo al valore del 1936 e non era mai stato rivalutato. La riforma è stata decisa a fine novembre per decreto, in seguito trasformato in legge. La Commissione Europea ora deve esaminare se per caso non si tratti d’aiuti indiretti. Un portavoce della Commissione conferma che sono stati richiesti chiarimenti a Roma e in attesa delle risposte si riserverà poi di prendere una decisione in merito.

Le azioni non son altro che una nuova forma di stampa di cartamoneta.Rispetto ad altri tempi la differenza è che Bankitalia non stampa lire bensì euro. Ma la cosa più sconcertante è che l’elusione da parte della BCE in questa zona d’Europa sia diventata normale amministrazione. Daniel Stelter scrive nel suo blog: Così l’Irlanda, senza alcun commento da parte dei media e nel più completo silenzio verso l’opinione pubblica europea, negli ultimi anni ha usato la banca centrale per finanziare direttamente lo stato. Si parla del 20% del Pil irlandese. La banca d’emissione era l’acquirente di titoli del debito pubblico fino a 40 anni a tasso zero. Gli interessi che lo stato deve pagare vengono messi come guadagno ed allo stato poi riversati. Ma questa è turlupinatura pura il finanziamento monetario dello Stato. Pure repubblica di Weimar. Il consiglio della BCE “ha preso” atto delle attività irlandesi così Draghi. Insomma per meglio far comprendere la cosa: in completa autonomia gli irlandesi hanno creato diversi miliardi di “danaro” nel momento in cui lo prestavano al loro Stato. E si tratta di euro. Le Banche centrali degli altri stati europei anche loro usano metodi simili da anni. La la creazione di cartamoneta ha un altro nome “Emergency Liquidity Assistance”. Campione in questa specialità è naturalmente la Grecia.

da L’indipendenza

Tratto da:http://www.rischiocalcolato.it

Bankitalia stampa euro, salva le banche amiche con l’avallo di Draghi
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Rapporto Istat, ma l’azzardo è consumo culturale!?

Pubblicato su 28 Febbraio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

di Marco Dotti

Una domanda poniamo ai responsabili della ricerca Istat “Noi Italia”: il gambling come attività magari legale ma «non-socially correct» non è un elemento distorsivo rispetto alla positività implicita nella nozione di consumo culturale?

 

L’azzardo è un consumo culturale? Secondo l’Istat indubbiamente sì.  Come un consumo culturale infatti lo tratta il rapporto Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo , pubblicato nei giorni scorsi. Gli indicatori di spesa delle famiglie per consumi culturali rappresentano uno dei punti chiave individuati dall’Unione europea per la valutazione delle politiche per lo sviluppo delle condizioni di vita e del welfare nel lungo periodo. Stando a quanto rilevato dall’Istat, su dati del 2011, le famiglie italiane hanno destinano alla spesa per ricreazione e cultura mediamente il 7,3 per cento della spesa complessiva per consumi finali. L’Italia si attesta nella zona bassa della classifica, fra la Grecia (ultima) e la Finlandia (prima), come si vede dal grafico: ( vedi sotto-ndr )

L’importanza degli indicatori non è da sottovalutare, ma non è nemmeno da sottovalutare come – proprio sul welfare nel lungo e persino nel breve periodo – possa incidere l’inclusione o meno di un indicatore in questa o quella casella e, soprattutto, la definizione usata. Proprio qui l’apparente analiticità del dato mostra una drastica incrinatura. L’Istat, che sotto la presidenza dell’ex ministro Giovannini, con il lavoro sui BES (gli indicatori di Benessere Equo Sostenibile) si era posta in condizione di uscire dalla schiavitù dei numeri senza qualità, fa entrare dalla finestra ciò che pensava di aver cacciato dalla porta. E così, la classificazione usata per gli indicatori di spesa culturale è quella basata sul cosiddetto Coicop (Classification of individual consumption by purpose), ovvero le spese per servizi ricreativi e culturali comprendono i servizi forniti da sale cinematografiche, attività radio televisive e da altre attività dello spettacolo (discoteche, sale giochi, fiere e parchi divertimento), i servizi forniti da biblioteche, archivi, musei ed altre attività culturali e sportive e  - testualmente, dal Rapporto Istat - «comprende i compensi del servizio dei giochi d’azzardo (inclusi lotto, lotterie e sale bingo)». La dizione “giochi d’azzardo” è tratta testualmente dal rapporto, quindi c’è da ritenere che i ricercatori siano consapevoli che di gambling, non di attività ludico-ricreative si sta parlando.  Una domanda da porre ai responsabili del progetto: il gambling attività magari legale ma «non-socially correct» non è un elemento distorsivo rispetto alla positività implicita nella nozione di consumo culturale? Narcotici e alcolici hanno un trattamento a sé (anche nel rapporto Istat che dedica un capitolo a “Fumo, alcol, obesità: i fattori di rischio”), mentre gli indicatori del Coicop sull'azzardo parlano genericamente di games on chance; facendoli rientrare nei consumi culturali. Un’anticaglia non più al passo coi tempi – e con le indicazioni che arrivano dalle stesse sedi internazionali.

In ogni caso, ci saremmo aspettati più coraggio e, soprattutto, proprio per la finalità dichiarata di indirizzare politiche di welfare di lungo periodo un trattamento diverso, che non accomunasse sale e giochi d’azzardo a consumi per musei, biblioteche o teatri o indici di lettura.

Con questi indicatori, evidentemente, si fa ben poca strada sul terreno del welfare, anzi, si rischia di suggerire sottotraccia politiche di incremento di quei consumi. Eppure, sono passate solo poche settimane da quando l'Economist le perdite degli italiani nel settore dell'azzardo in 17,1 miliardi complessivi (9,6 in slot machine e videolotteries). Considerarle il problema e falsa in definitiva il quadro di un Paese reale che, evidentemente, assomiglia sempre meno ai suoi numeri e alle sue fotografie. 

Tratto da:http://www.vita.it

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Le banche salvano De Benedetti che ha un debito di 1,9 mld di euro

Pubblicato su 28 Febbraio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

28 febbr – Il dossier sulla ristrutturazione del debito Sorgenia entra nella stretta finale, con i primi segnali di avvicinamento tra le posizioni delle banche creditrici e quelle dell’azionista di riferimento Cir, a fronte della forte crisi di liquidita’ del gruppo energetico. Al momento non c’e’ ancora un accordo, ma nell’incontro tenutosi ieri, i principali istituti avrebbero abbassato dagli iniziali 300 milioni a 150 milioni le pretese sul contributo di equity richiesto a Cir nell’ambito dello stralcio da 600 milioni (su 1,8 miliardi) del debito Sorgenia.

Al tempo stesso, gli istituti sarebbero pronti a convertire in azioni (ma non sarebbe esclusa la strada degli strumenti partecipativi) altri 300 milioni di debito, mentre per i restanti 150 milioni si penserebbe a un convertendo.

Il quadro resta provvisorio e non ci sarebbe neppure identita’ di vedute tra le 21 banche creditrici, ma si tratta comunque di un avvicinamento alle posizioni di Cir, che dal ca nto suo ‘ stante l’indisponibilita’ dell’altro socio forte Verbund a partecipare alla ristrutturazione ‘ non intende andare oltre un’iniezione di capitale di 100 milioni.

E’ plausibile che da qui a lunedi’, quando e’ previsto un incontro tra Sorgenia e le banche, si cercheranno di effettuare nuovi passi avanti: in quella sede gli istituti dovrebbero formalizzare la loro posizione e il gruppo energetico la propria manovra finanziaria, comprensiva delle dismissioni previste e probabilmente dell’impegno in equity di Cir nell’ambito di una ricapitalizzazione forse piu’ corposa.

Poi, in caso di accordo o quanto meno di concessione di uno stand still, andra’ definitiva anche la cornice normativa, che dipendera’ dai termini dell’intesa. Al proposito, ma si tratta al momento di una mera ipotesi di scuola, gli esperti del settore indicano come possibile strada praticabile in bonis quella prevista dall’accordo di ristrutturazione del debito ex articolo 182-bis della legge fallimentare .

da radiocor – dagospia

Tratto da:http://www.imolaoggi.it

Le banche salvano De Benedetti che ha un debito di 1,9 mld di euro
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RENZI: IL PD ALLE EUROPEE CON IL SIMBOLO DI SCHULZ E DELLA TROIKA. L’ASSERVIMENTO A BRUXELLES DEL DENTONE DI FIRENZE E’ TOTALE

Pubblicato su 27 Febbraio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Renzi: il Pd entra nel Pse

Il giorno dopo la vittoria delle primarie Martin Schulz si affrettò a fare i complimenti a Matteo Renzi: “Gli euroscettici ed i populisti di ogni tipo avranno tempi duri per digerire il risultato delle primarie del Pd”. Il presidente del Parlamento europeo sottolinea i “quasi tre milioni di voti” che sono un “notevole successo di democrazia partecipativa”. Ora che Matteo è diventato premier il cerchio si chiude. Oggi, giovedì 276 febbraio, si chiude l’adesione del Pd al Partito socialista europeo nonostante la protesta isolata di Beppe Fioroni che ricorda i patti di sette anni fa su cui era nato il Pd: mai con i Socialisti del Vecchio continente e mai con il Popolari. Ma Renzi va per la sua strada.

In ginocchio dalla Merkel - Per il Pd il futuro numero uno di Bruxelles è Martin Schulz ed è probabile – secondo quanto scrive Repubblica – – che il 25 maggio il Pd metterà il nomo dellos tesso Schulz dentro il suo simbolo. Reenzi dunque “sbarca” in Europa non diventerà subito vicepresidente del Partito socialista solo perché il congresso di Roma non ha i poteri di elezione degli organismi dirigenti. Succederà alle prossime assise ordinarie. Il capodelegazione David Sassoli ha lavorato cinque anni a questo appuntamento e ha riunito anche la componente cattolica del Pd, quella più scettica, guidata da Pierluigi Castagnetti per cui si tratta di una scelta sbagliata per ragioni politiche perché, spiega, il Pd modifica “la sua identità senza precisare per quale strategia europea”. Insomma Matteo è appena arrivato a Palazzo Chigi e ha già un piede a Berlino, piegato ai voleri dell’Europa e della Merkel (proprio ieri ha annunciato che il 17 marzo andrà dalla Cancelliera Merkel con il Job Act pronto”.

Tratto da:http://bastacasta.altervista.org

RENZI: IL PD ALLE EUROPEE CON IL SIMBOLO DI SCHULZ E DELLA TROIKA. L’ASSERVIMENTO A BRUXELLES DEL DENTONE DI FIRENZE E’ TOTALE
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AUTOLESIONISMO

Pubblicato su 27 Febbraio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

 

 


La rete ha deciso: i senatori dissidenti sono fuori.
Internet vult!
E' incredibile la capacità del movimenti di farsi del male da solo: in una botta sola il M5S è riuscito a guadagnarsi nuovamente le prime pagine dei giornali e nascondere tutto il resto.
La minaccia di espulsione per la minoranza PD se non avesse votato la fiducia al governo Renzi.
La svolta autoritaria dentro la CGIL, per mettere fuori linea Landini e la Fiom.
Per non parlare di quello che succede dall'altra parte: dalle scope di Maroni, al partito di forza Dudù dove il proprietario nomina i delfini.
Per non parlare di tutto il resto: la legge elettorale che entro febbraio andava approvata. Febbraio è finito e al momento è tutto fermo.

Piaccia o non piaccia, oggi il M5S ha 10 senatori di meno che confluiranno nel gruppo misto: Renzi ha ora tre maggioranze.
Quella ufficiale, quella per le riforme con Berlusconi e quella aumma aumma con Sel e i dissidenti.
A cosa è servita l'espulsione? A rendere più solido il partito?
Vedremo nei prossimi mesi.

Tratto da:http://unoenessuno.blogspot.fr
AUTOLESIONISMO
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L’olgettina Renzi prostituisce la democrazia

Pubblicato su 26 Febbraio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

C’era una volta la democrazia, quella strana idea di governo nata in Grecia, qualche millennio fa. Non ha mai avuto molti simpatizzanti tra le alte sfere; ma almeno, prima, aveva nemici duri, virili nella loro opposizione alla volontà popolare. Oggi, il volto imberbe e flaccido di Renzi.

Se prima usavano i carri armati, oggi gli intrighi di palazzo. La politica italiana somiglia più ad un harem di Istanbul che all’agorà greco. Una fanghiglia indistinta di cadaveri decomposti: che sorridono. E guai, a chi protesta.

Con un volgare colpo di palazzo, degno di un eunuco, l’olgettina Renzi ha scavalcato la concubina Letta nelle grazie del Sultano Napolitano. Stiamo assistendo, non, ad una lotta di idee, ma ad una volgare lotta di potere tra le puttane di un harem. Sulle spoglie di un’Italia allo stremo.

Perché, allora, nessuno assedia il Parlamento? Perché il popolo è confuso dal gioco delle ombre.
Spogliata la democrazia della sua essenza, questi golpisti in calze a rete ne proseguono le liturgie, dando un’apparenza della sua sopravvivenza. Se prima i popoli europei potevano sollevarsi, perché l’assenza di democrazia era marchiana, volgare nella sua ostentazione, oggi i potenti ammantano lo spregio della volontà popolare mantenendone le forme finte e disinnescate: ci fanno votare ogni tanto, ma poi decidono loro. Ma questo ‘voto’, diviene il paravento dietro il quale nascondono la realtà di un potere profondo che non appartiene al popolo, ma ad una sinarchia. Ad una compagnia di serial killers della democrazia.

Il modo migliore per fregare i popoli, è cambiare la sostanza mantenendo le forme. L’opposto della famosa e abusata frase del ‘tutto cambi, perché nulla cambi’: qui tutto rimane uguale, mentre le vere decisioni vengono prese da un potere che non riusciamo a vedere. Quando Augusto uccise la Repubblica per creare l’Impero, non lo disse, lo fece. Mantenne tutte le liturgie pre-esistenti, non commise l’errore di nominarsi Re, ne assunse tutti i poteri, nella sostanza, ma non nella forma.

E questo avviene oggi, nella transizione da una democrazia minore nata dal dopoguerra, all’oligarchia che ci governa nell’epoca della Globalizzazione. Renzi è il mostro con le sembianze del bambino. Ed è difficile uccidere chi si nasconde dietro le sembianze del bambino. Ma con questa struttura di potere non c’è compromesso: o loro, o noi. Vogliono comandare senza averne la legittimità. Vogliono governare senza essere stati eletti. Tutte le forze sane della Nazione devono opporsi, con ogni mezzo, a questo stupro.

Tratto da:http://identità.com

L’olgettina Renzi prostituisce la democrazia
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