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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Post con #ipharra categoria

IL FIUME SI ATTRAVERSA, NON SI RIMANE IN MEZZO AL GUADO

Pubblicato su 26 Maggio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA

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IL DIKTAT DI MAASTRICHT

Pubblicato su 24 Maggio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA

C' è qualche " unto dal Signore" che dopo alcuni post su Grillo e M5S sulla pagina Facebook " liberazione dai banchieri", ci ha chiesto con chi stiamo visto che non stiamo con loro, allora ripubblichiamo questo articolo.

Vogliamo solo dimostrare che noi il campo di battaglia lo abbiamo scelto da parecchi anni, non lo abbiamo cambiato e siamo ancora lì, a differenza di chi andava a lezione da Auriti e poi dimenticarsene, o peggio, negarlo.

Volevo rassicurare questi interlocutori: noi stiamo con tutti quelli che vogliono LA PROPRIETA' POPOLARE DELLA MONETA, il resto sono solo false flag per distrarre l'opinione pubblica dal solo, vero ed unico problema.

Senza risentimento.

Claudio Marconi

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VOTIAMO DONATO E BORGHI PERCHE' STIAMO DALLA PARTE DEI POPOLI

Pubblicato su 24 Maggio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA

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VOTO FRANCESCA DONATO PER CHIUDERE LA FABBRICA DEL DEBITO

Pubblicato su 23 Maggio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA

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La "meglio generazione"

Pubblicato su 21 Maggio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA

Stiamo perdendo la generazione che ha reso grande questo paese, calpestandone insegnamenti, valori e principi

 A un anno e mezzo di distanza dalla morte di mio nonno, si è spenta, venerdì, anche mia nonna. Se ne sono andate le due persone che, insieme ai miei genitori, mi hanno cresciuto, rendendomi la persona che, per valori e principi, sono oggi. Il dolore è enorme, indescrivibile.
 
Vorrei però partire da questa mia esperienza personale per una riflessione più generale. Stiamo per dire addio alla generazione di coloro che sono nati tra il 1920 e il 1935, con i loro insegnamenti, valori e principi che vengono quotidianamente calpestati nella società di oggi. 
 
I miei nonni, come molti loro coetanei, avevano sempre un sorriso e una parola gentile per tutti; sapevano emozionarsi per tutte quelle cose per cui vale la pena vivere; non credevano che dovesse essere il denaro a scandire l'esistenza di un essere umano; e conoscevano, infine, il senso profondo di solidarietà e condivisione nel vivere in una comunità. Era una generazione dedita al sacrificio, ma conosceva e rispettava l'importanza del tempo libero. Mio nonno ha sempre lavorato con grandi risultati nell'edilizia ed è stato tra coloro che ha restaurato l'abbazia di Montecassino distrutta durante la seconda guerra mondiale. Pensate al lavoratore più forte e instancabile che vi viene in mente, mio nonno lo superava. Ma dalle otto alle quattro. Dopo, era il miglior padre, il miglior marito, il miglior amico e il miglior nonno a cui potete pensare. Il sabato e la domenica erano assolutamente sacri per il riposo fisico e spirituale.
 
Si tratta di una generazione che ha vissuto le privazioni della seconda guerra mondiale e i difficilissimi anni della ricostruzione post-bellica, ma ha saputo reagire e costruire. Ha saputo essere solidale, lottare per i diritti, imporre la redistribuzione del reddito, seguendo sempre il principio per cui nessuno dovesse rimanere indietro e a tutti dovesse essere garantito di vivere una vita degna. Pensate ora ai 500 euro di pensione che ha ricevuto mia nonna fino alla sua morte e capirete come qualcosa di profondo sia cambiato nel Dna della nostra società.
 
Il nostro modo di vita è oggi, infatti, agli antipodi. E' tutta una corsa all'interno di un circolo vizioso che ci riporta sempre al punto di partenza. Cosa resta oggi degli insegnamenti di quella generazione nella società della macelleria sociale, dell'individualismo selvaggio e della rinegoziazione dei principali diritti acquisiti dopo anni di lotte? Cosa resta dei valori di quella generazione in una società in cui per salvarci noi siamo disposti ad accettare che sia il nostro collega a essere sacrificato e non esiste più la convinzione che ci si possa salvare tutti, lottando? Cosa resta dei principi di quella generazione in una società in cui per mantenere il reddito di sopravvivenza fornito dal "lavoro" si è costretti a rinunciare a tutto quello per cui vale la pena vivere? Cosa resta dell'eredità di quella generazione se i parametri di riferimento che utilizziamo per valutarci sono freddi e inutili curriculum, che ci dicono tutto tranne quello che descrive realmente un essere umano? Cosa resta, infine, di quella generazione nella società della "spending review", delle "riforme strutturali", dell'"austerity", dei sacrifici imposti solo alle parti più deboli della popolazione? 
 
Stiamo perdendo la meglio generazione, parafrasando il noto film di Marco Tullio Giordana. Non sappiamo più ridere, divertirci, offrire agli altri quel poco che si ha per il il piacere di condividerlo, come facevano loro. Ridere, condividere e offrire. Se oggi siamo una società alla deriva è anche e soprattutto perché abbiamo deciso di abdicare a livello di comunità a tutto questo. Non rispettando la loro eredità stiamo commettendo un errore fatale, ma non è mai troppo tardi per cambiare...
 
Ai miei nonni, con la promessa di onorare sempre i vostri insegnamenti, valori e principi.
Tratto da:http://www.lantidiplomatico.it
La "meglio generazione"
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COMUNICATO STAMPA CONVEGNO DI FORLI' DEL 19 MAGGIO 2014

Pubblicato su 19 Maggio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA

Di: Claudio Marconi
Oggi si è svolto il convegno organizzato dalla Comunità Ipharra con l'avv. Francesca Donato e sono emersi spunti interessanti che, tra l'altro, sia come Comunità IPHARRA che come Popoli Liberi, condividiamo in pieno.
Per uscire da questa spirale perversa della crisi e fondamentale riappropriarsi della Sovranità Nazionale e Monetaria. Un popolo che non può disporre liberamente della propria moneta e un popolo schiavo soggetto a sottostare a decisioni altrui prese fuori dai confini nazionali. Per arginare il pressante fenomeno della disoccupazione si deve iniziare a fare una serie di investimenti a deficit, cosa oggi non possibile, per dare vita ad una ripresa dei consumi interni, oltre che all'esportazione. Si può uscire dall'euro in due maniere: a) con una uscita concordata con gli altri paesi, B) se questi non accettano ci sarà una uscita unilaterale. Altre vie non esistono, sono solo pannicelli caldi che, se allievano il dolore, non debellano il male.
È emerso anche il problema che i nostri politici firmano i Trattati senza neanche leggerli, o, se li leggono, sono doppiamente responsabili: ci riferiamo all,art. 123 comma 2 del Trattato di Lisbona che prevede che se uno Stato membro ha una banca nazionale può avere dei prestiti al tasso di sconto, attualmente lo 0,25%, come fa la Germania con FKW; non si comprende perché noi non utilizziamo questo strumento con la cassa depositi e prestiti o le poste italiane, che, ormai, funzionano anche da banca.
Sul problema immigrazione ci sono due scenari: a) chi chiede asilo politico che, se concesso, in base al Trattato di Dublino, deve rimanere nello Stato che lo ha concesso, b) chi viene in cerca di lavoro o transita per andare in altri paesi, che non li fanno entrare in quanto clandestini. Se l'Europa non si fa carico del problema si propone di dare il permesso di soggiorno a tutti in maniera tale che non possono essere respinti da paesi terzi

 

COMUNICATO STAMPA CONVEGNO DI FORLI' DEL 19 MAGGIO 2014
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FANNO ARRICCHIRE GLI SPECULATORI SULLA PELLE DEI CITTADINI

Pubblicato su 18 Maggio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA

I politicanti complici e sciuscia' della €uro-dittatura dei banksters-usurai, tacciono spudoratamente. (Diffondiamo !)Le aziende che chiudono, la disoccupazione, l'impoverimento delle famiglie e degli italiani, i suicidi, il taglio dei servizi, sono tutte cose che si potevano evitare e si possono fermare subito, ma il governo italiano non ha voluto farlo. Ecco perché:

 

Il debito pubblico è di circa 2100 miliardi di Euro, e lo Stato Italiano paga su di esso circa il 4% di interessi, circa 84 miliardi di euro ogni anno. Una cifra spaventosa se pensi che tutta la cassa integrazione nel 2010 (già in piena crisi ) è costata 18 miliardi di euro.

 

Il 4% di interessi è determinato dal fatto che lo stato chiede il denaro in prestito al “mercato”, insomma a banche ed investitori privati. Ma lo stato italiano non ha nessun obbligo di farlo. Cosa può fare?

 

E' previsto dal trattato di Lisbona sulla Unione Europea (entrato in vigore nel dicembre 2009 ) che il governo, tramite una sua banca, ha diritto di prendere in prestito il denaro dalla Banca Centrale Europea (BCE), che attualmente lo sta prestando con interesse dello 0,25% annuo.

 

Ecco cosa dice la norma l'art.123 punto 2 del "Trattato sul Funzionamento della UE", nel contesto dell'offerta di liquidità da parte delle banche centrali, [ gli enti creditizi di proprietà pubblica ]devono ricevere dalle banche centrali nazionali e dalla Banca centrale europea lo stesso trattamento degli enti creditizi privati."

 

In altre parole lo Stato Italiano può prendere il denaro in prestito dalla BCE tramite un ente creditizio di proprietà pubblica come la Cassa Depositi e Prestiti oppure le Poste Italiane (che sono anche una banca).

 

Questi enti in maggioranza di proprietà pubblica, e sotto il controllo del governo possono ricevere liquidità a prestito della BCE ma pure dalla banca centrale nazionale (Bankitalia) che del sistema BCE fanno parte.

 

Queste banche dello stato possono rifinanziare le attività produttive e gli enti locali con il denaro preso a prestito dalla BCE, e si pagherebbero con le tasse solo 4 miliardi di euro all'anno di interessi sul debito pubblico, che in pochi anni andrebbe presto a sparire . Già oggi potrebbe essere di 1800 miliardi di Euro anziché gli attuali 2100, e non sarebbe necessario alcun sacrificio, si potrebbero portare le tasse al 20% in pochi anni.

 

Fantasia ? In Germania lo stanno già facendo !! Ecco , da oggi quando senti parlare dello SPREAD devi considerarlo il parametro di quanto il governo italiano e la classe dirigente sia stata incapace o delinquente.

 

banke-governo-popolo

 

Il mancato utilizzo da parte del Governo di questo strumento della normativa europea, ha già fatto è un enorme danno erariale ai cittadini e alla finanze dello stato di ben 240 miliardi di euro!

 

Di chi è lo Stato? E' tuo o loro? Evidentemente è delle banche private, che con il governo hanno impoverito il risparmio dei cittadini creando la bancarotta.

 

Ora guarda la situazione: aziende che falliscono per le troppe tasse, disoccupati senza prospettive di lavoro, famiglie alla disperazione, suicidi, servizi essenziali sempre più ridotti, vendita di palazzi e dei beni pubblici come le aziende di servizio e dell'acqua (come mai se è stato fatto un referendum?).

 

Tutto questo è solo il risultato della incapacità o delinquenza degli ultimi governi, ma ricorda che sono le banche e gli investitori privati a guadagnare dal debito pubblico italiano. Anzi, andando indietro nel tempo possiamo scoprire che molta parte del debito pubblico è stato creato con artifici contabili, falsi in bilancio con crediti messi a debito.

 

Ho parlato di questa possibilità per la prima volta nel 2012, e da allora nessun partito ha saputo o voluto battersi per far sfruttare questa possibilità data dall'Euro, anche quando direttamente richiesti. Questa gente incapace e/o delinquente deve essere mandata a casa, oppure molti di noi perderanno la casa, il lavoro, la dignità.........

 

Stiamo preparando una denuncia alla Corte dei Conti per danno erariale e ce ne vuole una per associazione eversiva.

Vuoi darci una mano o sei del tutto rassegnato e plagiato dai loro giochi?

 

Lascia il tuo indirizzo in questa pagina, per restare informato e per sottoscrivere la denuncia. Sopratutto segnala su internet questi fatti, non lasciare che la gente venga presa in giro e impoverita.

Se farai nulla, ora che sai, quando ti chiederai il perché della bancarotta, guardati allo specchio.

 

Noi cittadini europei chiediamo alle Istituzioni Europee e ai governo degli Stati della UE che i governi smettano di indebitarsi sul mercato libero e che attraverso una banca di proprietà interamente pubblica prendano il denaro in prestito dalla BCE, come previsto dall'art.123 punto 2 del "Trattato sul funzionamento della UE" (Loris Palmerini)

FANNO ARRICCHIRE GLI SPECULATORI SULLA PELLE DEI CITTADINI
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CONVEGNO A FORLI' SU " LE CONSEGUENZE DELL'EURO SULLA CRISI DI FAMIGLIE ED IMPRESE "

Pubblicato su 15 Maggio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA

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I miliardari del futuro digitale e le nostre vite virtuali

Pubblicato su 8 Maggio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA

Nel film “Her”, che ha appena vinto l’Oscar per la migliore sceneggiatura originale e che si svolge in un futuro prossimo, il personaggio principale, Theodore Twombly (Joaquin Phoenix) acquista un sistema operativo che funziona come un assistente totale, che si piega intuitivamente a qualsiasi esigenza o richiesta dell’utente. Theodore sceglie la voce femminile e con il suo smartphone passa le ore a chiacchierare con lei, finché non se ne innamora. La metafora è evidente e sottolinea la nostra sempre maggiore dipendenza dal mondo digitale, e la nostra immersione sempre più profonda in un universo smaterializzato. Ma se citiamo questo film non è solo per la sua moralità, ma perché i suoi personaggi vivono, come faremo domani, in un ambiente comunicativo ancora più iperconnesso. Con un’alta densità di tablet, smartphone, videogiochi di ultima generazione, schermi televisivi giganti e computer dialoganti attivati con la voce…

La richiesta di dati e video ha raggiunto davvero livelli astronomici. Questo perché gli utenti sono sempre più agganciati nelle reti sociali. Facebook, ad parental internet control software child on internetesempio, ha già più di 1.300 milioni di utenti attivi in tutto il mondo, YouTube circa un miliardo, Twitter 750 milioni, WhatsApp 450 milioni. In tutto il mondo, gli utenti non sono più soddisfatti da un unico mezzo di comunicazione e reclamano il “quadruple play”, ossia l’accesso a Internet, Tv digitale, telefono fisso e mobile. E per soddisfare questa domanda insaziabile ci vogliono connessioni (di banda ultralarga) capaci di fornire l’enorme flusso di informazioni, espresse in centinaia di megabit al secondo. E qui sorge il problema. Dal punto di vista tecnico, le reti Adsl attuali – quelle che ci permettono di ricevere Internet in banda larga sui nostri smartphone – sono quasi già sature. Cosa fare? L’unica soluzione è passare attraverso il cavo, coassiale o in fibra ottica. Questa tecnologia assicura una qualità ottimale nella trasmissione dati e video a banda ultralarga, quasi senza limiti di portata.

Era popolare nel 1980, ma fu accantonata perché richiede grandi opere costose (bisogna scavare e mettere sottoterra i cavi e portarli alla base degli edifici). Solo pochi operatori via cavo hanno continuato a investire sulla sua affidabilità e hanno pazientemente costruito una fitta rete cablata. La maggior parte degli altri preferivano la tecnologia Adsl, più economica (è sufficiente installare una rete di antenne) ma, come abbiamo detto, è quasi saturata. Pertanto, in questo momento, il movimento generale delle grandi società di telecomunicazioni (e degli speculatori dei fondi di capitale) è quello di cercare a tutti i costi la fusione con gli operatori via cavo le cui “vecchie” reti in fibra Vittorio Colao, ceo di Vodafonerappresentano, paradossalmente, il futuro delle autostrade della comunicazione.

Questo contesto tecnologico e commerciale spiega la recente acquisizione, in Spagna, di Ono, il più grande operatore via cavo locale da parte della britannica Vodafone in cambio di 7,2 miliardi di euro. Quarto operatore spagnolo, Ono ha 1,1 milioni di linee mobili e 1,5 milioni di linee fisse, ma ciò che gli dà valore è la sua vasta rete cablata che raggiunge 7,2 milioni di famiglie. La quota del 60% in Ono era nelle mani dei fondi azionari internazionali che già sapevano, per le ragioni appena illustrate, che i giganti della telecomunicazione vogliono acquistare, a qualsiasi prezzo, agli operatori via cavo. Ovunque, i fondi-avvoltoio stanno comprando gli operatori via cavo indipendenti per poter ottenere guadagni significativi da rivendere a un qualche compratore dell’industria. Per esempio, in Spagna, i tre operatori via cavo regionali, Euskaltel, Telecable e R – sono stati oggetto di acquisti speculativi. Nel 2011 il fondo di private equity statunitense Carlyle Group ha acquistato l’85% dell’operatore asturiano via cavo Telecable.

Nel 2012 il fondo italiano Investindustrial e quello americano Trilantic Capital Parners hanno rilevato il 48% dell’operatore basco Euskaltel. E il mese scorso il fondo britannico Cvc Capital Partners ha acquisito il 30% che gli mancava dell’operatore galiziano R, che controlla nella sua totalità. A volte le fusioni sono realizzate in senso inverso: è l’operatore via cavo che acquista una società di telecomunicazioni. È appena accaduto in Francia, dove l’azienda di cavi Numericable (cinque milioni di famiglie o aziende collegate) sta cercando di acquistare, per quasi 12 miliardi di euro, il terzo operatore di telefonia mobile francese, Sfr, proprietario di una rete di 57.000 chilometri di fibra ottica. Altre volte sono due cablo-operatori che decidono di fondersi. Sta succedendo in America, dove i due maggiori operatori via cavo, Comcast e Time Warner Cable (Twc), hanno deciso di unirsi. Insieme, questi due titani Robert Marcus, di Time Warnerhanno oltre 30 milioni di abbonati, a cui procurano servizi di Internet a banda larga e di telefonia fissa e mobile.

Le due aziende, ora socie, controllano anche un terzo della pay-tv. La loro mega-fusione verrebbe praticata sotto forma di un acquisto di Twc da parte di Comcast per la somma colossale di 45 miliardi di dollari (36 miliardi di euro). Il risultato sarà un mastodonte mediatico con un fatturato stimato in circa  87 miliardi di dollari (67 miliardi di euro). Una somma astronomica, come quella degli altri giganti di Internet, in particolare se confrontata con quella di alcuni gruppi mediatici di stampa scritta. Ad esempio, il fatturato del gruppo Prisa, il primo gruppo di comunicazione spagnolo, editore del quotidiano “El País” con una forte presenza in America Latina, è inferiore ai 3 miliardi di euro. Il “New York Times” fattura meno di 2 miliardi di euro. Il gruppo “Le Monde” non supera i 380 milioni di euro, e il “Guardian” neppure 250.

In termini di solidità finanziaria, rispetto ai colossi delle telecomunicazioni, la stampa (anche con i siti web) pesa poco. E ogni volta meno. Ma rimane un fattore indispensabile di informazione e di denuncia. Particolarmente sugli abusi dei nuovi giganti delle telecomunicazioni quando spiano le nostre comunicazioni. Grazie alle rivelazioni di Edward Snowden e Glenn Greenwald, pubblicate dal quotidiano britannico “The Guardian”, abbiamo appreso che la maggior parte dei giganti di Internet erano – e sono tuttora – complici della National Security Agency (Nsa) per la realizzazione del suo programma illegale di spionaggio massivo delle comunicazioni e dell’utilizzo dei social network. Non siamo innocenti. Schiavi volontari, e pur sapendo di essere osservati, continuiamo ad alterarci con la droga digitale. Senza preoccuparci di quanto cresce la nostra dipendenza, consegnamo sempre più la sorveglianza delle nostre vite ai nuovi padroni della comunicazione. Continueremo così? Possiamo consentire di essere tutti sotto controllo?

(Ignacio Ramonet, “Tutti sotto controllo”, intervento pubblicato da “Le Monde Diplomatique”, tradotto e ripreso da “Come Don Chisciotte” il 4 aprile 2014).

Tratto da: libreidee.org

I miliardari del futuro digitale e le nostre vite virtuali
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LE PEN ASFALTA LA GRUBER

Pubblicato su 17 Aprile 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA

E così la Lilli sinistrese è stata asfaltata da una ottima Marine Le Pen. La faziosità delle domande è stata scandalosa, ma le puntuali e precise risposte della francese hanno demolito la conduttrice di otto e mezzo. Era da tempo che la Lilli, tutta casa e sinistra al caviale, attendeva questa serata pensando ad una sua apoteosi: è stata sonoramente annichilita. Claudio Marconi

FONTE: LAMEDUCK (BLOG)

Marine Le Pen - "L'euro sta schiacciando i popoli e le aziende, sta uccidendoci e sta asfissiando le nostre esportazioni. Abbiamo vissuto millenni con la nostra moneta nazionale e oggi ci vengono a dire che dopo dodici anni non possiamo tornare alla nostra moneta? Non si rende conto che stanno prendendoci in giro?" 
 
Dietlinde Gruber - "Intanto, il cambio delle monete lo decidono i mercati e non i popoli, vorrei ricordare a spettatrici, spettatori e anche alla signora Le Pen."
 
Questo scambio di battute è l'abstract ideale dell'intervista andata in onda nella puntata di martedì sera di #canottoemezzo, a colei che potrebbe diventare la prima presidente donna francese, condotta dalla feldmarescialla Gruber in missione per conto di Elysium. E' anche un perfetto specchio dei tempi e dell'inversione dei poli ideali e politici perché, lo sottolineo, quella che ci ricorda che i popoli non contano un cazzo sarebbe una di sinistra.


 

L'intervista, pomposamente preannunciata nei giorni scorsi dalla conduttrice a statuto speciale con l'insito messaggio: "vedrete come me la magno martedì 'sta fascistona", si è rivelata invece un perfetto esempio di backfire. Infatti non è stata altro che un insieme di domande del cazzo, s'il vous pardonnez-moi le français, di stampo piddino, in perfetta malafede e di una faziosità quasi commovente, per altro rintuzzate e respinte alla mittente con un filo di gas e con risposte che sono state una serie di ace che nemmeno il Dio Federer dei bei tempi. 

Quella che doveva annare e menare è diventata la piccola Clarice di fronte ad Hannibal Lecter. Uno straordinario animale politico si è mangiato in un boccone e con il rutto finale una campionessa della partigianeria, strappandole di dosso tutta la superbia firmata e mandandola via con il tacco dodici spezzato. E lo ha fatto semplicemente denunciando come pura falsità la sfilza di luogocomunismi pro euro della Gruber, che credeva bastasse arrotare la R di Marrrrine e invece finì arrotata.

Una spettinata così credo che la Cougar non se la fosse presa da un bel pezzo, abituata com'è alle addomesticate chierichette del renzismo a fuffa frenata.
 
La poraccia era partita definendo madame Le Pen "di estrema destra e colei che vuole uscire dall'euro e chiudere le frontiere", che, per piddini e affini di rito boldriniano, equivale ad una specie di incanto Morsmordre, chiosando per giunta: "Perché lei quindi dovrebbe essere simpatica agli italiani?" 
Palla fuori, riproviamo con l'antisemitismo fresco fresco di giornata. "Beppe Grillo ha paragonato l'Italia di oggi al campo di concentramento di Auschwitz, che ne pensa?" (se non ci credete che abbia detto proprio così, qui c'è la prova televisiva, mica cotiche).
Risposta di Marine: "Grillo, si sa, è un provocatore ma soprattutto ciò che mi preoccupa è che non ha un progetto coerente". Una punizione di Pirlo da trenta metri, gol nelLa7 a portiere immobile.
 
Maledetta! Sull'emigrazione, l'Islam e la chiusura ai clandestini la frego io, avrà pensato Belfagor (di profilo è identica). La serie successiva di domande d.c. è stata tanto stupefacente quanto imbarazzante. Cito riassumendo a memoria:
 
"Se chiudiamo le frontiere ritiene che gli europei sarebbero contenti di fare di nuovo la fila alle frontiere?" "Cosa ne pensa della nazionale di calcio francese dove i francesi sono la minoranza?" "Ribery si è fatto musulmano. E' un francese che sbaglia?"
 
Con calma olimpica Marine ha ricordato alla grande giornalista che: "Le persone che possono permettersi di viaggiare sono sempre di meno; io non guardo il colore della pelle, signora, e in Francia c'è la libertà anche di cambiare religione".
Ci ha provato allora nominando Berlusconi e Renzi, sperando che la volpona mettesse almeno un piede in fallo nel campo minato, che invece ha percorso e superato in God Mode. 
"Renzi? Mi ricorda Sarkozy. Le sue sono promesse di austerità a svantaggio dei popoli e a vantaggio delle multinazionali."
Qual puro dannunziano godimento, che estasi da smerdata interstellare!

 

Il clou però è stata la parte sull'euro, introdotta dal solito servizio del Pagliaro, il coniglione gigante che solo Lilli può vedere, il suo amico immaginario, che ha definito la critica alla moneta unica "La battaglia contro l'Europa". Non male, eh?

Per nulla intimorita dall'evocazione di orde di francesi ridotti sul lastrico dopo aver perso tutti i risparmi a causa dell'abbandono dell'euro, Marine Le Pen ha dimostrato di aver studiato, annullando con una disarmante serie di  "Ma è una falsità!" le balle spaziali d'ordinanza della Lilli ma anche argomentando con competenza  l'inconsistenza logica e teorica del terrorismo ordoliberista e invocando, tra l'altro, il ripristino della separazione tra banche d'investimento e commerciali. Roba da ridurre ad un mucchietto di cenere sul pavimento il Gelindo Boldrin che paragona l'euro alla buona salute "che rimpiangi solo quando la perdi".

E' a questo punto che il canottoemezzo si è gonfiato e ha rischiato di esplodere, facendosi fuggire dal seno la frase che ho citato all'inizio, quella clamorosa quanto rivelatrice autodenuncia di collaborazionismo:

"Intanto, il cambio delle monete lo decidono i mercati e non i popoli, vorrei ricordare a spettatrici, spettatori e anche alla signora Le Pen." 

Che volete,  Lilli Gruber preferisco ricordarmela come colei che, una sera di luglio del 2001, con il pretesto dello scoop e del millantato giornalismo di denuncia, mostrò agli italiani dal TG1 cosa sarebbe loro successo se avessero continuato ad opporsi al Nuovo Ordine del Capitalismo assoluto.
Devo comunque, per onestà intellettuale, riconoscerle di avere azzeccato almeno una domanda tra quelle poste alla leader del FN. Quella sul perché Marine dovrebbe essere simpatica agli italiani. Credo che tutti conosciamo la risposta.

L'intervista completa sul sito de La7.

 

Fonte: http://ilblogdilameduck.blogspot.it

Link: http://ilblogdilameduck.blogspot.it/2014/04/le-pen-allasfaltata.html

16.04.2014

Titolo originale: "Le Pen all'asfaltata"

Tratto da:http://www.comedonchisciotte.org

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