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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

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La verità SHOCK sull'ISIS - Ecco cosa ci Nascondono i Media - di Marcello Foa

Pubblicato su 17 Febbraio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in IPHARRA

La verità SHOCK sull'ISIS - Ecco cosa ci Nascondono i Media - di Marcello Foa
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Farsa e tragedia: la non-legge sul negazionismo

Pubblicato su 15 Febbraio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in IPHARRA

Di: Claudio Moffa
 
Legge 54 e il no alla conferenza dello storico Ilan Pappé 

Atto I

Lunedì 9 febbraio il Parlamento approva il progetto di Legge 54. La stampa -quasi tutta- la presenta come se fosse la legge antinegazionista attesa dagli oltranzisti della comunità ebraica italiana almeno dal 2007, l’anno del ddl Mastella respinto da centinaia di intellettuali e docenti universitari italiani. E l’anno di Faurisson a Teramo. Spesso, i toni sono ‘storici’, anche se qualcuno scrive che nel progetto il negazionismo non è contemplato come reato.  Qual è la verità? Il progetto di legge non è invero una legge, ma la riforma di un’altra legge, la  Mancino del giugno 1993, elaborato dall’allora Ministro degli interni dopo che si era beccato un attacco frontale da parte della allora Presidente della Comunità romana, Tullia Zevi, per aver osato parlare della solita 'lobby' a proposito del carro armato mediatico-giudiziario di  Tangentopoli. Nei fatti: la riforma riguarda il solo art. 3 della 205/93, in due punti: l’inserimento di un «pubblicamente» tra «istiga» e «a commettere», e l’aggiunta di un comma che recita: «per i fatti di cui al comma …. (si tratta dell’incitazione all’odio razziale) la pena è aumentata se la propaganda, la pubblica istigazione e il pubblico incitamento si fondano tutte o in parte sulla negazione della Shoah, ovvero dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra quali definiti negli articoli 6, 7, 8 dello Statuto della Corte Penale Internazionale ratificato ai sensi della legge 12 luglio 1999,n. 232». Infine, una riduzione della pena dell’art. 414 del Codice penale, quello sull’ istigazione a delinquere, che passa dal massimo di 5 a 3 anni.  

Atto II

Il venerdì successivo l’Università di Roma III e il Centro culturale francese negano lo spazio già garantito per una conferenza dello storico israeliano, docente in Inghilterra, Ilan Pappé. C’è una relazione tra i due fatti? No e sì: no, perché la riforma della Mancino e dell’art. 414 CP non è ancora entrata in vigore, il progetto di legge 54 deve passare infatti alla Camera; sì, perché la notizia del progetto di legge (ma anche le pressioni dei dirigenti della Comunità ebraica e dell’Ambasciata israeliana a Roma, come ha denunciato lo stesso Pappé sulla rete) genera more solito una situazione di panico, una paura ‘preventiva’ di essere accusati di negazionismo e antisemitismo. Sul piano formale,  dunque, si potrà discutere dei risvolti di questo o quel cambiamento del testo, per capire se c’è una svolta repressiva e fino ma che punto arrivi, fatte salve peraltro le interpretazioni della Magistratura nell’esercizio dell’azione penale. Da un punto di vista sostanziale, il successo dei censori della storia e sostenitori della connessa verità per legge, c’è stato: introdurre le parole «negazione» e «Shoah», assolutamente vaghe dal punto di vista delle articolazioni evenemenziali che interessano lo studio della storia, costituisce un precedente passibile di diventare pericoloso se il caso viene istruito e seguito da un magistrato fazioso o debole.  

Atto III,

da venire Come reagirà la comunità degli studiosi, come reagiranno i liberali veri e i cittadini, a questa nuova normazione varata dal Senato? Due sono le possibili ipotesi: alcuni faranno finta di nulla, assumendo come centrale in questa partita della libertà la dimensione mediatica psicologica di cui al caso Pappe di questi giorni: più se ne parla in toni allarmati, e peggio è. La seconda ipotesi è più guardinga, ma anche più difficile: ci si dovrebbe chiedere quando si porrà fine alla arrogante pretesa di pochi a imporre la verità storica per legge, e peraltro ponendo su piani diversi le sofferenze e le stragi di ebrei e quelle dei giapponesi di Hiroshima e Nagasaki. E si dovrà, prima o poi, trovare la forza e il coraggio di dire no a questa continua violenza -quanto meno psicologica-, in una fase storica, peraltro, in cui l’'industria dell’Olocausto' continua a essere funzionale a una politica assa poco distensiva (è un eufenismo) dello Stato di Israele,  lo Stato che appena 7, 8 mesi fa ha ucciso in pochi giorni 2.000 civili palestinesi, compresi donne e bambini; in una fase in cui l’intera accademia italiana è sottoposta al ‘nuovo’ vaglio critico  -foriero di avanzamenti ma anche blocchi e recessioni nella carriera- da parte di due banche dati private e straniere: una americama e una israeliana. Uno scandalo a cui nessuno si oppone  veramente, neppure i bravi e tenaci colleghi di www.Roars.it 

 
See more at: http://www.lindro.it/0-politica/2015-02-13/167580-farsa-e-tragedia-una-non-legge-sul-negazionismo#sthash.I9RjdZL0.dpuf
Farsa e tragedia: la non-legge sul negazionismo
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Confessioni di un soldato Americano – Mike Prysner -

Pubblicato su 15 Febbraio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in IPHARRA

Confessioni di un soldato Americano – Mike Prysner -

Tratto da: http://www.sapereeundovere.it

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Breve storia della nascita della Federal Reserve

Pubblicato su 14 Febbraio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in IPHARRA

Nel 1907 il sistema bancario americano fallì. Per salvare il sistema, il governo degli Stati Uniti vendette il controllo dell’economia ad un gruppo di banchieri privati.

di Alex Gorale

Il sistema della Federal Reserve degli Stati Uniti d’America è una società privata per azioni. La frase non è una contraddizione: il sistema è un ibrido pubblico/privato. Reso legge da Woodrow Wilson nel 1913, il congresso riconosce quella banca privata, conosciuta come la Federal Reserve, come la banca centrale che controlla il sistema bancario americano. Venne istituita per realizzare tre obiettivi: massimizzare l’impiego, stabilizzare i prezzi, e mantenere moderati i tassi d’interesse a lungo termine. Da allora il suo potere si è espanso notevolmente. Oggi controlla la politica monetaria degli Stati Uniti e cura gli interessi del dollaro. Supervisiona e regola le istituzioni bancarie e fornisce servizi bancari al proprio governo e ad altri.

La Fed è la padrona dell’universo.

L’imperialismo Americano è un effetto collaterale dell’egemonia del dollaro. Il potere degli Stati Uniti non è legato al suo complesso militare, al numero di bombe che possiede, al suo sistema democratico, ai suoi sindacati o ad un sogno. Il vero potere è il fatto che il Dollaro Americano è usato come riserva monetaria mondiale. Fintantochè una nazione od un popolo useranno il dollaro, la Federal Reserve sarà in grado di appropriarsi della loro ricchezza a volontà.



Il raggiro a lungo termine: truffare una nazione intera

L’attività bancaria centrale è solo un termine moderno per identificare un processo che converte il denaro in potere. La Federal Reserve non è gli Illuminati. Questo articolo non vuole denunciare una cospirazione o fare speculazioni politiche. Non sono un cospirazionista (a volte forse…). C’è un resoconto storico, ed è la storia di come siamo arrivati a questo punto. La storia della Federal Reserve è tanto furtiva quanto il suo nome.

La Federal Reserve che conosciamo è la terza incarnazione nel processo dell’istituzione di una banca centrale negli Stati Uniti. La First Bank degli USA fu costituita nel 1791. Il politico di supporto che promosse l’espansione del potere federale nel reame fiscale e monetario fu Alexander Hamilton. Di base in Philadelphia (Pennsylvania), Thomas Jefferson, James Madison, e George Clinton si opposero alla First Bank degli USA. Dopo un mandato durato vent’anni, il supporto necessario per il rinnovo non fu votato dal Congresso, con un equilibrio che fu spezzato da Clinton.



Alexander Hamilton era un lacchè degli interessi corporativi. Anzi, Hamilton era un lacchè delle multinazionali alla ricerca della propria azienda. Trovò la sua casa nel governo degli Stati Uniti. Divenuto orfano all’età di 11 anni, un istituto privato di beneficienza lo mandò al college. Ripagò i loro sforzi promuovendo il nazionalismo, un forte governo centrale e creando la base necessaria al Congresso perchè potesse accumulare un debito pubblico. La verà eredità di Hamilton è quel liquame che ricopre il cuore di ogni moderno politico e lobbista.



Quando non c’era ancora una banca centrale che emettesse una moneta per conto del governo federale, le banche private, gli stati e le organizzazioni emettevano la propria moneta. Anche i singoli individui avevano la possibilità di creare la loro moneta. Come ogni altra merce, la moneta si contendeva il favore dei consumatori. Se non valutavo un dollaro texano quanto una sterlina della Pennsylvania non ero obbligato ad accettarlo. Può sembrare chaos, ma era meglio delle alternative. Come minimo, questo sistema a diverse valute obbligava i singoli stati ed organizzazioni a competere gli uni con gli altri. La nazionalizzazione delle banche con il sistema Hamiltoniano le unì invece tutte assieme... contro di noi.

Dopo la guerra del 1812 l’economia americana stava soffrendo. Durante la seconda guerra per l’indipendenza, le forze britanniche si erano inoltrate fino a Washington D.C. e diedero fuoco alla Casa Bianca. Nel 1816, cinque anni dopo la dissoluzione della First National Bank, la Second National Bank fu costituita da James Madison. Come direbbero dei cospirazionisti, un anno dopo essere stata dissolta la prima banca nazionale che rappresentava soprattutto gli interessi dei banchieri europei, l’impero britannico estende le guerre napoleoniche negli Stati Uniti per fermare l’economia. Ma come ho già detto, qui non stiamo sostenendo questo complotto.


Andrew Jackson: l’americano tosto e bigotto


Il settimo presidente degli Stati Uniti fu catturato e torturato da soldati britannici all’età di 13 anni. Dopo aver aiutato a liberare gli Stati Uniti, cofondò il Tennesse, vinse le elezioni per il senato USA ed il suo seguito nel tempo fondò il partito democratico. Condusse una illustre carriera militare, spingendo gli indiani fuori dalle proprie terre durante la conquista del West, e fu proprietario di centinaia di schiavi. Uccise un uomo a duello per difendere l’onore di sua moglie, ed a seguito di quell’evento un proiettile nel pettò lo accompagnò fino alla fine dei suoi giorni, molti anni dopo.

A Murray Rothbard viene solitamente accreditata la frase “l’odio è la mia musa”, ma l’intensità e la freddezza dell’odio che Jackson nutriva verso le banche centrali rende il sentimento di Rothbard uno scherzo in confronto. Jackson sosteneva l’idea che il governo potesse avere reali poteri, ma sapeva che le banche centrali servivano gli interessi dei ricchi e degli investitori esteri. La sua corsa verso la presidenza fu alimentata da giuste critiche al vetriolo verso quelle azioni politiche nascoste che i suoi contendenti per primi usarono per sconfiggerlo nella prima elezione presidenziale a cui partecipò. Quando la Second Bank degli Stati Uniti ripropose il suo atto costitutivo al congresso nel 1832 ottenne il supporto dal Congresso. Ma Jackson si oppose con un veto.

Quell’uomo non era certo un buon modello di essere umano. Era vendicativo, perfido, e chiaramente bigotto. Ma anche uno stronzo del genere non era disponibile a far soggiogare una intera nazione ad una banca nazionale. Era un uomo brutale per tempi brutali. Era noto per il suo carattere rabbioso, che terrorizzava i suoi oppositori. Era alto quasi un metro e novanta, capelli rossi e profondi occhi azzurri, e soffriva di dolori cronici.

La pallottola che alloggiava nel suo petto gli portava violenti colpi di tosse che gli scuotevano il corpo intero e che gli facevano sputare sangue. Alcuni sostengono che le sue ultime parole sul letto di morte furono “Ho ucciso le banche”. Non ho mai trovato prove a sostegno di questa tesi, o su quello che è scritto sulla sua lapide. Forse non è una citazione corretta. La citazione “La banca, signor Mr. Van Buren, sta cercando di uccidermi, ma io la ucciderò.” compare però nell’autobiografia di Martin Van Buren.

Per vendicarsi, il presidente della Second Bank Nicholas Biddle, creò una crisi finanziaria. Conosciuta come la Guerra Delle Banche, fu una lotta tra i democratici Jacksoniani ed i nazionalisti Repubblicani per decidere il destino della banca centrale. Jackson, per paura che Biddle rendesse vani i suoi sforzi, decentralizzò i depositi federali della National Bank in più organizzazioni private. Nel 1834 il secondo tentativo di istituzione di una banca centrale quindi fallì.


Il Sistema della Nostra Schiavitù

Nel 1907 gli Stati Uniti erano l'unica potenza finanziaria al mondo senza una banca centrale. La Knickerbocker Trust Company era una banca americana a New York fondata nel 1884 dall'amico di J.P. Morgan, Frederick Eldrige. Nel 1907 usò i suoi fondi per tentare di monopolizzare il mercato del rame – comprandone la fornitura e aspettando che la domanda salisse per poi rivenderlo... lentamente. Il tentativo fallì quando organizzazioni indipendenti incanalarono milioni di dollari nel mercato... il libero mercato schiaffeggiò il cattivo attore. Quando la notizia divenne pubblica, venne innescata una corsa agli sportelli bancari e le banche cominciarono a rifiutare il credito della Knickerbocker. Le azioni di Wall Street crollarono, scendendo del 50%. Le banche iniziarono a ritirare le riserve dalle banche di New York.

Poiché Wall Street e le grandi banche stavano guadagnando potere, Woodrow Wilson si rivolse a loro affinché il sistema bancario statunitense non crollasse. Si rivolse al famoso imprenditore J.P. Morgan affinchè salvasse le banche. Se avesse iniettato il loro capitale privato nel sistema bancario degli Stati Uniti, in cambio sarebbe stata formata una terza banca centrale.– La Federal Reserve.

Morgan effettuò enormi prestiti col sistema bancario centrale britannico. Nelson Aldrich, un senatore repubblicano, venne inviato in Europa. In un primo momento si oppose alle banche centrali ma dopo aver visto il sistema monetario della Germania, ne divenne sostenitore. Aldrich incontrò diversi banchieri di New York e abbozzarono un disegno di legge. Il Piano Aldrich, come era conosciuto, trovò opposizione al Congresso proprio poiché egli aveva stretti legami con J.P. Morgan e John Rockefeller Jr. (genero di Aldrich). I democratici progressisti sostenevano il Piano di Aldrich mentre i democratici conservatori si battevano per un sistema decentralizzato e libero da Wall Street.

Woodrow Wilson supportò il Piano e lo utilizzò come base per il Federal Reserve Act. Venne approvato nel 1913.
Gli affari andavano bene per la terza banca centrale. Dopo la prima guerra mondiale, gli Stati impararono che la guerra era costosa. Le richieste iniziali di ripagamento dopo la resa tedesca ammontavano a 226 miliardi di marchi d'oro. Sulla Germania gravavano 30 miliardi. In precedenza la Germania aveva pagato 20 miliardi in oro, materie prime, navi e titoli azionari. Aveva un grande debito nei confronti degli Stati Uniti.

Alla fine della seconda guerra mondiale, i paesi europei erano devastati. Le loro industrie, la loro produzione e le loro economie erano state convertite per servire l'esercito. Ironia della sorte, il 100% di occupazione non è una cosa salutare quando tutti sono impiegati per combattere una guerra. Era necessario un sistema per formalizzare il mezzo attraverso il quale sarebbe stato rimborsato il debito. Prima di andare avanti, le nazioni sovrane del mondo avrebbero dovuto concordare su un sistema monetario. Settecentotrenta rappresentanti di quarantaquattro nazioni alleate si riunirono a Bretton Woods in New Hampshire. I delegati crearono l'accordo di Bretton Woods, che istituì il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale. Il sistema richiedeva che ogni nazione adottasse una banca centrale e un tasso di cambio valutario sostenuto dall'oro.

All'epoca gli Stati Uniti controllavano due terzi dell'offerta d'oro mondiale. I delegati degli Stati Uniti chiesero che i debiti potessero essere pagati solo in oro e dollari. I rappresentanti sovietici rifiutarono di ratificare l'accordo. Sostenevano che le istituzioni erano rami di Wall Street.

Scienza Keynesiana


Citazione:


Citazione:


Di primo acchito John Keynes potrebbe non sembrare un alleato. Keynes scrisse il manuale di istruzioni per defraudare nazioni di persone. Era comunque un uomo brillante, e gli effetti del suo lavoro non devono essere fonte di rancore.
Nel 1971 Nixon terminò la convertibilità dei dollari in oro. Dichiarò finito il sistema di Bretton Woods e il dollaro passò dall’essere cartamoneta come controvalore per l'oro a cartamoneta fiat, cioè solo carta.

Se scavo un buco nella terra e trovo un'oncia d'oro, sono fortunato. L'oro ha un certo valore e applicazioni nella vita reale. É ricercato per i gioielli, per essere una risorsa limitata, per essere difficile da trovare e per le sue proprietà uniche nel campo della scienza. Perché vendere la mia fortuna in un banco dei pegni se posso stampare la mia cartamoneta?

Potrei stampare 1000 pezzi di carta e renderne ognuno riscattabile a 1/1000 di un'oncia d'oro. Potrei verificare le mie riserve mostrando l'oro, o depositandolo presso un fornitore affidabile e ricevendo una documentazione che garantisce la sua integrità. Coloro che accettassero la mia cartamoneta potrebbero venire da me, o andare dal mio titolare di deposito, e scambiarla per 1/1000 d’oncia d'oro.

La cartamoneta risolve tanti problemi. Innanzitutto l'oro è pesante ed è difficile da trasportare. In secondo luogo, spendere 0.00001 once d'oro per una caramella è impraticabile. Inoltre il processo di separazione di una piccola quantità come la suddetta sarebbe impraticabile e probabilmente molto costoso. In questo esempio, la cartamoneta funge da "astrazione" della mia capacità di spesa e da certificato di riscatto per qualcosa di valore tangibile.

Supponendo che la domanda d'oro rimanga coerente, ho il controllo completo sul valore della cartamoneta. Se, nell'esempio precedente, spendessi tutti i miei soldi di carta, ma volessi far continuare la festa potrei stampare altri 1000 pezzi di carta, creando un sistema a riserva frazionaria. Non potrei onorare una conversione a 1/1000 di un'oncia d'oro per banconota perché ora in circolazione ci sarebbero 2000 banconote. Il mio sistema crollerebbe o chiunque lo stesse usando perderebbe metà dei suoi risparmi.

Ma non finisce qui.

Potrei continuare a stampare e stampare. Se stampassi altre 99,000 banconote, le 1000 iniziali avrebbero perso 100 volte il loro potere d'acquisto. Se per esempio prima un dollaro di carta acquistava una caramella, ora bisognerebbe spenderne 100. Questa è l'inflazione.

Il punto cruciale del potere della Federal Reserve sta nella centralizzazione. Non ha concorrenti, e il suo dominio è assicurato dall'esercito al servizio del governo degli Stati Uniti. Poiché molti paesi e persone accettano dollari, la Federal Reserve ha la capacità di estrarre ricchezza da loro attraverso la stampa di denaro (proprio come facevo io nel mio esempio precedente). Se volete fermarla... beh, buona fortuna perché dovreste negoziare col complesso militare/industriale. Ah, e non dimenticate che i dollari hanno valore solo perché lo dice il governo.


Scommettere sul futuro dei nostri figli

Tassare il lavoro è il potere di un governo. La moneta fiat non è l’abilità di un governo di dire “Un pezzo di carta compra una tavoletta di cioccolato”. La moneta fiat è la capacità del governo di arrivare nelle tue tasche senza che tu possa scegliere altrimenti. Quando il governo estende il credito o stampa nuova moneta, la sua fedeltà dipende dalla capacità di tassarti. La rendita netta dipende da quanta ricchezza riesce a togliere da un sistema economico. Non importa se requisisce la proprietà od il danaro guadagnato, quello che conta è la sua capacità nel farlo. Questa capacità si ferma alla misura in cui il governo è disposto a utilizzare la paura, la minaccia, la coercizione e la violenza.

Dal 1998 al 2009, Liberty Services ha scambiato banconote della Federal Reserve (Dollari), per Liberty Dollars. Liberty Services dichiarò che la Federal Reserve era incostituzionale. I Liberty Dollars erano monete coniate in argento e oro. Il governo federale arrestò e perseguitò Bernard von NotHaus, l’inventore. Un raid dell’FBI negli uffici della Liberty Dollar terminò con il sequestro di oltre due tonnellate di monete, computer e conti LD. NotHaus fu incriminato per “cospirazione di possesso e vendita di monete simili e con sembianza di monete con una denominazione di più di 5 centesimi e monete d’argento assomiglianti a vere monete degli Stati Uniti di valore di 5 dollari o più, [...] con l’intento di defraudare [...]”
NotHaus fu giudicato colpevole e incarcerato per 15 anni, con una multa di 250.000 mila dollari e forzato a restituire 6000Kg di metalli preziosi al governo federale.



FBI.gov riportò nella propria accusa “Imputato condannato per aver coniato la sua moneta”: “Tentativi di delegittimare la valuta di questo paese sono semplicemente una forma di terrorismo interno” -- l’avvocatessa statunitense Tompkins annunciando il suo verdetto -- “Mentre queste attività contro il governo non coinvolgono violenze, sono altrettanto insidiose e rappresentano un chiaro e presente pericolo per la stabilità economica di questo paese”. Aggiunse: “Siamo determinati a contrastare queste minacce tramite infiltrazione, interruzione e smantellamento di organizzazioni che abbiano l’obiettivo di modificare la legittimità della nostra forma di governo.”

Cosa c’è di democratico nell’aver fornito a politici del passato la possibilità di appoggiare disperati e falliti uomini d’affari, vendendo loro la possibilità di controllare i due terzi dei risparmi del mondo intero? Non ricordo di aver dato il mio consenso a questi termini. Quando mai nell’intera storia del sistema bancario centralizzato degli Stati Uniti c’è stato un processo democratico?

Bitcoin è una strada pacifica e non-violenta per tirarsi fuori da un sistema che trasforma i dollari in mezzi per combattere guerre che servono a mantere una obsoleta e fallimentare politica monetaria. Bitcoin mantiene la tua ricchezza in un posto che soldati e spie non possono raggiungere. Mette in sicurezza la tua ricchezza dalla cattiva gestione di altre persone che non hai mai incontrato, a cui non interessa nulla di te e che non sanno nulla di te.

Queste persone prendono decisioni sulla tua vita che hanno un peso più rilevante rispetto a quelle che potresti prendere tu. Partecipare a Bitcoin vuol dire rendersi volontari a fare da cavia per un sistema che speri possa portare a noi ed ai nostri figli un futuro migliore e più trasparente, con molta meno violenza.

Un buon software, decentralizzato e autonomo, che mantiene una risorsa digitale scarsa e limitata, senza nessuna copertura, ma supportato da una rete di potenza di calcolo imparziale non è l’incarnazione della moneta perfetta. Ma che sicuramente è infinitamente migliore di una moneta finanziata e tenuta in piedi da bombe e guerre.
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Traduzione per Il Portico Dipinto a cura di Dusty, Francesco Simoncelli ed AlexR2

Tratto da: http://www.luogocomune.net​

Breve storia della nascita della Federal Reserve
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"Più un evento è spettacolare, più alto è il rischio che sia stato creato ad arte da governi e servizi segreti". Naomi Wolf

Pubblicato su 14 Febbraio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in IPHARRA

“Siamo entrati in un’era in cui non è assurdo per un giornalista chiedersi sistematicamente se gli eventi a cui assiste sono veri o falsi"

 

“Siamo entrati in un’era in cui non è assurdo per un giornalista chiedersi sistematicamente se gli eventi a cui assiste sono veri o falsi. E più un evento è spettacolare, più alto è il rischio che sia stato inventato ad arte ovvero che si tratti di notizie false, create da governi e  da servizi segreti“, Naomi Wolf.
 
Chi è che controlla l'informazione nel mondo? E sapete dire quali siano le fonti oggi di quelle notizie che ci bombardano ogni giorno? Dalla Troika che ha piegato la Grecia grazie alle pressioni di Sarkozy - che ha avuto accesso alla lista dei clienti Hsbc di Ginevra nella quale era presente la madre dell’allora premier Papandreu - all'ex ministro del Tesoro americano Geithner che ha ammesso che nel 2011 Berlusconi fu disarcionato in seguito a un complotto; dal colpo di stato neonazsta mascherato in pacifica rivoluzione di piazza, fino alla vicenda di Charlie Hebdo che presenta ancora oggi numerosi aspetti non chiariti e alcuni sono davvero imbarazzanti per la stampa mondiale – uno su tutti questo:


 
Ebbene dato tutto questo e molti altri esempi che si potrebbero fare, Marcello Foa sul suo blog ribadisce “la sconcertante facilità con cui gli spin doctor riescono ad orientare e sovente a manipolare i media”. E poi c'è qualcuno che continua a chiamarla informazione...
 
Ne ho parlato recentemente in un’intervista a Enzo Pennetta per Critica scientifica e in un intervento organizzato un paio di settimane fa a Firenze dal consigliere regionale Gabriele Chiurli, con la partecipazione di Raymond McGovern, che per anni è stato capo del National Intelligence Estimates, uno dei massimi organismi Cia, e ora è uno dei più arcigni difensori delle libertà civili e implacabile critico delle politiche della Casa Bianca, sia di George W. Bush sia di Barack Obama.
Condivido al 100% la sua analisi: oggi la stampa non svolge il proprio ruolo di cane da guardia della democrazia, semmai è vero il contrario: troppo compiacente, troppo schierata, troppo pavida nei momenti in cui bisognerebbe essere coraggiosi. Si beve tutte le bufale degli spin doctor. Il suo giudizio riguarda la stampa americana – che noi continuiamo a torto a mitizzare, come se fosse ancora quella dei tempi del Watergate – ma è estendibile a quella europea.
E McGovern non è certo un complottista, tutt’altro: adotta un approccio pragmatico e saggio. Non insegue le proprie fantasie e i propri sospetti, per quanto suggestivi, ma si basa  sull’analisi dei fatti, sull’individuazione delle incongruenze, sulla formulazione insistita e pertinente di domande sugli aspetti poco chiari di una vicenda, sulla capacità di individuare connessioni non evidenti a prima vista e di costruire il proprio giudizio su prove o comunque su riscontri oggettivi. Insomma, ricostruisce con il dovuto scetticismo.
Ed è paradossale che debba essere un ex analista della Cia animato da un’ardente passione civica a ricordare ai giornalisti quella che dovrebbe essere una caratteristica innata di chi fa il mio mestiere.
 
Qui potete seguire l’intervento di Naomi Wolf in inglese da cui è stata ripresa la frase iniziale:
 
Tratto da: http://www.lantidiplomatico.it/
"Più un evento è spettacolare, più alto è il rischio che sia stato creato ad arte da governi e servizi segreti". Naomi Wolf
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EUROSIBERIA!

Pubblicato su 12 Febbraio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in IPHARRA

Testo della conferenza pronunciata alla Sala S. Maddalena, in Monza, giovedì 15/01/2015, ore 21.15

Per comprendere le dinamiche politiche e culturali della Russia moderna, nel suo relazionarsi con l’Europa occidentale, occorre riferirsi soprattutto alla dottrina dell’Eurasiatismo o Eurasismo. Sappiamo, infatti, che a tale dottrina, il cui principale esponente attuale è il prof. Alexander Dugin, dichiara d’ispirarsi l’attuale presidente russo Vladimir Putin. L’Eurasiatismo nacque alla fine dell’Ottocento, in Russia, per iniziativa di due intellettuali,Costantino Leontev (1831 – 1891), un ufficiale medico, di origini aristocratiche russe, e del príncipe Nicola Trubetzkói (1890 – 1938), celebre linguista e docente di filologia slava, all’Università di Vienna, nonché discendente della Casa Reale lituana. Avvicinabile alle posizioni eurasiste, seppure non dichiaratamente eurasista, era anche un altro autorevole filosofo russo, coevo del precedente: il príncipe Iván Ilyin (1883 – 1954). In particolare, al pensiero di Ilyin si è richiamato espressamente e di recente Putin in alcuni discorsi ufficiali.

Per comprendere, a loro volta, le ragioni che produssero la nascita di questa corrente di pensiero, occorre riferirsi a quello che era il contesto dell’Europa della fine dell’Ottocento e inizio del Novecento. In quegli anni, infatti, si assistette in tutta Europa al sorgere di sistemi di pensiero o movimenti culturali, che, agli occhi dello storico, appaiono accomunati da una stessa ansia, dalla determinazione di rispondere ad un interrogativo radicale; presso tutti i popoli, presso tutte le nazioni, ci si chiede, infatti: qual è la nostra identità? Qual è l’identità dei Tedeschi, degli Spagnoli, degli Italiani o, appunto, dei Russi? Nessun intellettuale dell’epoca riesce ad eludere questo interrogativo. In Spagna, sono gli anni della cosiddetta “Generazione del’98”. In Germania, sono gli anni della cosiddetta “Letteratura della Crisi” e della Rivoluzione Conservatrice, il cui principale esponente era Oswald Spengler (1880 – 1936). In Italia, a questi interrogativi cercano di dare una risposta prima il conte Pasquale Stanislao Mancini (1817 – 1888), poi Gabriele D’Annunzio (1863 – 1938). In Francia, si osserva da un lato il nascere della teoria razzista del conte Joseph de Gobineau (1816 – 1882), dall’altro lato il costituirsi del movimento monarchico dell’Actión Française (1899) di Charles Maurras, che sarà anche poi il modello dei successivi movimenti nazionalisti e nazional-fascisti italiani e francesi. In sostanza, cosa era successo in Europa? Cosa giustificava la nascita di tanti gruppi analoghi? All’inizio dell’Ottocento, erano nate le Nazioni moderne (sulle ceneri di quelle medievali), partorite dalla rivoluzione francese e dalle successive rivoluzioni di segno liberale e giacobino.

Tuttavia, vi è una differenza profonda tra il nazionalismo d’impronta liberale dei Giacobini della prima metà dell’Ottocento ed il nuovo nazionalismo della seconda metà del Secolo. In realtà, difficilmente due dottrine potrebbero essere più distanti. Ciò è presto spiegato: il primo tipo di nazionalismo, infatti, è meramente negativo; è un nazionalismo borghese, anti-monarchico, anti-aristocratico e anti-gerarchico. Per i Giacobini, la “Nazione” ha un’accezione negativa: “nazione” è tutto ciò che non è Nobiltà, che si oppone alla Corte, alla Monarchia e all’Aristocrazia, viste spesso come nemiche del popolo e come corpi estranei alla Nazione. Allo stesso modo, meramente negativa è l’accezione individualista e giacobina dell’idea di libertà: i Giacobini volevano liberare l’individuo dai vincoli sociali, familiari e corporativi, ma non spiegavano in vista di quali obiettivi e fini l’individuo avrebbe dovuto, poi, esercitare tale pretesa “libertà”. Ancor più, essi non si rendevano conto che, “liberando” l’individuo da tali vincoli, questi diventava di fatto più vulnerabile: infatti, tali istituti non servivano solamente a limitare l’individuo, ma anche a proteggerlo dall’invadenza dello Stato. Non a caso, Elías de Tejada definì la libertà rivoluzionaria una “libertà astratta”, di contro alle libertà concrete ed effettive della Tradizione, riprendendo in ciò le argomentazioni sia di Maurras che di Primo de Rivera, Maeztu e Donoso Cortés. Veniamo, dunque, ad analizzare il secondo tipo di nazionalismo, quello della seconda metà dell’Ottocento. Questo cerca di dare un contenuto positivo al termine Nazione; è un etnonazionalismo, un nazionalismo “etnico” e fortemente identitario. Si vuole dare alla Nazione un’identità etnica e culturale precisa, che da un lato la unisca all’interno e dall’altro la distingua all’esterno da tutte le altre Nazioni. Ci si domanda, appunto: chi siamo? Ma anche: quali sono i nostri fini? In vista di quali scopi universali, dobbiamo sentirci affratellati ed uniti? In altre parole, nasce quella concezione della Nazione, che viene più tardi definita e fissata da José Antonio Primo de Rivera (1903 – 1936) nella cristallina formula di “Unità di Destino nell’Universale”.

A questo dibattito intellettuale, ispirato dalla ricerca della più genuina identità nazionale – si è già detto – non poteva rimanere estranea la Russia degli Zar. Gli intellettuali russi di fronte alla problematica sollevata dal nuovo nazionalismo, si divisero in due correnti di opinione: quella panslavista e quella eurasista. I panslavisti consideravano la Russia l’appendice orientale dei popoli slavi e rifiutavano alla Nazione russa un’autonoma funzione, avulsa da quella del complesso dei popoli slavi. Essi erano, in un certo senso, gli eredi dello zar Pietro I il Grande, che aveva voluto a tutti i costi “occidentalizzare” la Russia nei costumi e nelle leggi, cercando di ricondurla nel seno dei popoli europei. Al contrario, gli Eurasisti, senza negare le radici slave della Russia, ritenevano che Essa avesse una sua specifica identità e funzione, non assimilabile a quella degli altri Slavi, ma avesse invece una vocazione universale, imperiale e continentale, eurasiatica appunto. In questa concezione, si possono rilevare molte singolari analogie con la concezione dei tradizionalisti spagnoli, con il già citato José Primo de Rivera, Ramiro de Maeztu (1875 – 1936) e Francisco Elías de Tejada (1917 – 1978), che rivendicavano per la Spagna, o le Spagne al plurale – come anche si dice le Russie, al plurale –, un’analoga vocazione imperiale. E, infatti, il russo e lo spagnolo sono gli unici due nazionalismi europei, che assurgono ad un significato universale, che hanno un respiro imperiale, in quanto si proiettano anche al di fuori dell’Europa; con la differenza che, mentre i Russi guardano soprattutto all’Asia, gli Spagnoli sono rivolti principalmente verso l’Occidente, verso l’oceano e le Americhe. Questo accostamento tra Russi e Spagnoli potrebbe sembrare un po’ peregrino, ma in realtà i due popoli presentano molte analogie e tale affinità era stata colta anche da un intellettuale di estrazione liberale, per educazione estraneo ed ostile ai nazionalismi identitarî: Salvador de Madariaga, che ne accenna nel suo pregevole saggio “Bosquejo de Europa”.

Innanzitutto, si tratta di due paesi “fronterizos”, come direbbero in Spagna, cioè popoli di frontiera, posti ai due confini opposti dell’Europa. Spagna e Russia, poi, sono state storicamente al centro di due estesi Imperi e per entrambe la Religione cristiana – nelle due rispettive modulazioni, cattolica e ortodossa – ha giocato un ruolo determinante e centrale per la formazione delle rispettive coscienze e anime nazionali. Sfiorando quest’aspetto spirituale, vengo a concludere il presente intervento, con alcune considerazioni storico-teologiche sulla ritrovata religiosità della Russia e la sua rispondenza alle tradizionali vedute escatologiche cristiane e pre-cristiane, confermate anche da alcune recenti profezie. Secondo, infatti, la tradizionale escatologia sia cristiana che tradizionale indo-aria, l’Asia, ovvero i territorî situati ad Oriente sia dell’Europa che della Giudea e della Mesopotamia, sarebbero il luogo che, alla fine dei tempi, al termine del Kali-Yuga, vedranno l’apparizione dell’Avatar che porrà fine all’attuale età oscura. Egli assume molti nomi, a seconda delle lingue e tradizioni religiose: Cristo della Seconda Venuta per i molti Cristiani e Musulmani, Kalki per gli Indú, Shaoshant per i Persiani e Buddha Maitreya per i Buddisti. Tale profezia trova conferma anche nei Segreti rivelati a Fátima dalla Vergine Maria, che disse ai Veggenti, che, dopo anni di ateismo ed un secondo conflitto mondiale, la Russia sarebbe tornata alla fede cristiana e all’Ortodossia: “alla fine, il mio Cuore Immacolato trionferà”, disse infatti la Madonna a Fátima.

Ora, sembra che tutte queste profezie stiano trovando compimento. Non a caso da molti cristiani, russi e non, la vittoria della Russia sulla Germania nazista è stata attribuita all’intercessione della S.ma Vergine Maria. Storicamente, è un fatto che Stalin nel dicembre del 1941, di fronte all’avanzata inarrestabile delle armate del Reich, raccomandò sé e la Nazione alle preghiere delle autorità religiose della Chiesa Ortodossa. In quell’occasione, fu interpellato anche il metropolìta Ilía del Libano, conosciuto per le sue qualità mistiche e divinatorie, il quale ebbe una visione soprannaturale. Questi fece, allora, conoscere il contenuto della medesima al dittatore sovietico. La Madre di Dio prometteva alla Russia che avrebbe vinto il conflitto, purché Stalin adempisse tre condizioni: i religiosi prigionieri dovevano essere liberati, ai religiosi doveva esser consentito di celebrare le messe e gli altri sacramenti, infine, l’icona della Madonna di Kazán doveva essere portata in processione nelle tre città russe di San Pietroburgo, Mosca e Stalingrado. Stalin acconsentì a tutte le condizioni, spingendosi anche oltre. Dopo la sua conversione, che per straordinarietà ci ricorda quella dell’apostolo Paolo, l’Armata Rossa ottenne di nuovo i suoi cappellani militari ed il grido di battaglia dei soldati sovietici tornò ad essere quello zarista: “Avanti! Con Dio!”. Da allora, il Paese dei Soviet tornò ad essere la Santa Russia, consacrata alla Vergine Maria, come previsto dai Veggenti di Fatima.

Ora questa stessa Russia, che ha vinto il comunismo marxista, si oppone alla globalizzazione ed al liberalismo occidentale. Mi piace, infine, concludere questo intervento, con una citazione di Manuel Fernández Espinosa, direttore della rivista “Eslavia”. Essa è riferita dallo scrittore alla Spagna, ma potrebbe applicarsi anche all’Italia.

Di fronte agli ingannevoli trucchi che confondono ed asserviscono quelle nazioni, che cadono sotto la loro nefasta fascinazione, il fenomeno russo offre come pochi altri il modello di un ricollegamento alla Tradizione. La Tradizione, lungi dall’essere un’anticaglia, è la Forza dei popoli. Quando ci si ricolleghi ad essa in forme attuali, la Tradizione è la loro autentica libertà e la via verso la prosperità e la grandezza. Per questo guardiamo verso la Russia, non per copiarla pedissequamente, ma per cercare in Essa un modello per una società futura (per la Spagna), che, essendo di oggi, non sia per questo un tradimento di ciò che fummo. La Russia lo ha fatto, dopo decadi di marxismo. Perché non potremmo provarci anche noi, dopo decadi di smarrimento?”

Cesare Carlo Torella

Tratto da: http://iltalebano.com/

EUROSIBERIA!
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Le Multinazionali, il film di denuncia.

Pubblicato su 11 Febbraio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in IPHARRA

Le Multinazionali, il film di denuncia.
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LA VERITA' NON PUO' ESSERE INFOIBATA

Pubblicato su 11 Febbraio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in IPHARRA

Di: Ronny Dentice

10 febbraio, giorno del ricordo, fratello minore del "piu' nobile" giorno della memoria, riconosciuto solo a partire dal 2004 con la legge del 30 marzo numero 92 (eppure quel giorno vi furono 15 voti contrari -fra cui Nichi Vendola, Giuliano Pisapia, Oliviero Diliberto, Armando Cossutta e Titti De Simone- e 4 astenuti su 521 presenti) fino ad allora? Semplice... arbitrariamente occultato, calpestato il ricordo di circa 17.000 infoibati e 350.000 esuli.
Ecco come L'Unità accolse il ritorno degli esuli nella loro amata Patria: “Non riusciremo mai a considerare aventi diritto ad asilo coloro che si sono riversati nelle nostre grandi città. Non sotto la spinta del nemico incalzante, ma impauriti dall’alito di libertà che precedeva o coincideva con l’avanzata degli eserciti liberatori. I gerarchi, i briganti neri, i profittatori che hanno trovato rifugio nelle città e vi sperperano le ricchezze rapinate e forniscono reclute alla delinquenza comune, non meritano davvero la nostra solidarietà né hanno diritto a rubarci pane e spazio che sono già così scarsi.”
I “comitati d’accoglienza” organizzati dal partito comunista contro i profughi all’arrivo in Patria furono numerosi. All’arrivo delle navi a Venezia e ad Ancona gli esuli, donne vecchi e bambini, furono accolti con insulti, fischi e sputi e a tutti furono prese le impronte digitali. I portuali si rifiutarono di scaricare i bagagli dei “fascisti” fuggiti dal paradiso proletario del compagno Tito. Sputi e insulti per tutti, persino per chi aveva combattuto nella Resistenza jugoslava con il Battaglione “Budicin”. Il grido di benvenuto era uno solo: «Fascisti, via di qui!» A La Spezia città dove fu allestito un campo profughi, un dirigente della Camera del lavoro genovese durante la campagna elettorale dell’aprile 1948 arrivò ad affermare: “in Sicilia hanno il bandito Giuliano, noi qui abbiamo i banditi giuliani”.
A Bologna i ferrovieri aizzati dal sindacato, per impedire che un treno carico di profughi proveniente da Ancona potesse sostare in stazione, minacciarono lo sciopero. Il treno non si fermò e a quel convoglio, carico di umanità dolente, fu rifiutata persino la possibilità di ristorarsi al banchetto organizzato dalla Poa - Pontificia Opera Assistenza e di ritirare almeno il latte (che venne versato sui binari innanzi agli occhi increduli degli esuli) per i molti bambini.
I profughi, due volte italiani per nascita e per scelta, non crearono mai, in nessun luogo dove essi trovarono rifugio, problemi di criminalità. Serve forse ricordare i nomi di alcuni di questi “banditi”: Ottavio Missoni, Abdon Pamich, Nino Benvenuti, Alida Valli, Enzo Bettiza, Orlando Sirola.. e non vado oltre (provate ora a fare il paragone con l'attuale immigrazione, il tristemente famoso Kabobo può tranquillamente essere paragonato ad uno dei "banditi" di cui sopra.. mentre la sinistra etichetta come razzista chiunque osi contrastare l'odierna invasione, strano cambio di vedute se rapportato al "benvenuto" riservato ai 350.000 esuli).
Come dimenticare il presidente partigiano Sandro Pertini che andò a rendere omaggio al boia Josip Broz "Tito", baciandone il feretro?
Come dimenticare che fu Giuseppe Saragat, nel 1969, a decorare il boia Tito come «Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana» con l’aggiunta del Gran cordone, il più alto riconoscimento previsto?
Come dimenticare che tuttora nel nostro Paese, nonostante ci si sforzi di avere una memoria condivisa, permangano decine di strade e vie intitolate alla memoria di un boia carnefice quale fu Tito?
Giampaolo Pansa, giornalista dalle radici comuniste, con il trascorrere del tempo, ha deciso di fare luce sulle vicende della guerra civile italiana, provando a spulciare fra gli scheletri presenti negli armadi dei partigiani. Nel libro "i vinti non dimenticano" viene analizzata anche la vicenda inerente le foibe, Pansa (ovviamente osteggiato dalla sinistra e in alcuni casi, come a Reggio Emilia alla presentazione de "la grande bugia" altra opera revisionista, anche malmenato) parte dal presupposto che l'obiettivo del PCI era quello di rendere l'Italia un paese satellite di Mosca e nell'aprile 1945 Tito era allineato alle strategie russe, ma il suo disegno era quello di espandersi il più possibile, ragion per cui si trattava del momento valido per far piazza pulita (che per i titini significava pulizia etnica..) di italiani da quelle zone. I partigiani comunisti italiani, nel pieno della loro codardia e stupidità, si adoperarono in opere di delazione contribuendo a dare una mano all'Ozna, i terribili servizi segriti titini ed è qui che andrebbero raccontate alcune vicende occultate per anni da una storiografia ideologicamente inquinata.
Nei 40 giorni in cui Trieste fu occupata dagli jugoslavi, si misero in evidenza quelli della Squadra Volante, militanti comunisti italiani comandati da un ex istruttore alpino fascista poi scopertosi comunista (sarà l'unico a salvarsi e farà addirittura carriera politica in Slovenia) Costoro, sotto l'egida dell'Ozna operarono a Villa Segrè, sequestravano, rapinavano, torturavano e macellavano chiunque fosse sospettato di non amare il regime titino (la loro pratica più tristemente nota consisteva nel far lottare due prigionieri fino al momento in cui uno dei due decedeva) Fra i catturati dalla squadra anche partigiani, antifascisti e collaboratori del CLN di Trieste, una volta finito il loro compito vennero in buona parte ammazzati direttamente, gli altri deportati in Slovenia.
La viltà delle bande partigiane comuniste emerse anche a Porzus dove nel febbraio del 1945 trucidarono 17 membri della Brigata Osoppo (i partigiani bianchi, laici, cattolici e socialisti, fra loro anche una donna, il fratello di Pierpaolo Pasolini, Guido e Francesco De Gregori, zio del cantautore) Vi è anche un film del 1997 sulla vicenda, a Venezia fu accolto da fischi e ingiurie mentre la Rai dopo anni di boicotaggio lo ha mandato in onda solo di recente ma su un canale del digitale.
Altra vicenda che rispecchia la tragicomica epopea dei nostri partigiani in quelle zone è quella degli operai di Monfalcone: circa 2500 lavoratori dei cantieri navali, accecati dal Sol Dell'Avvenire promesso dal comunismo si recarono a Fiume e a Pola, la prospettiva di un futuro florido si scontrò presto con la dura realtà, realtà che significava stenti, fame e miseria. Solo una minoranza riuscì a far rientro in Italia (discriminati ed emarginati dagli stessi compagni di partito, che gli imposero di consegnare al silenzio la loro drammatica esperienza, condannandoli a una sorta di isolamento politico e di esclusione sociale) mentre dopo il 1948, avvenuta la rottura tra Mosca e Tito per loro, in maggioranza contrari alla rottura, arrestati e condannati per attività antijugoslava, sono internati a Goli Otok, l'Isola Calva (uno dei tremendi campi di prigionia titino) dalla quale riescono a ritornare dopo lunghi anni e inenarrabili sofferenze, soltanto una parte di essi riuscirà a raccontarle, perché da quel pugno di rocce in mezzo all'Adriatico non tutti riusciranno a tornare vivi. Si sa per la storia ufficiale i campi di priogionia e di sterminio da raccontare devono avere solo una provenienza..........
Termino ricordando le parole di Milovan Gilas, braccio destro di Tito, che in un'intervista a Panorama del 1991 disse: "Ricordo che nel 1946 io ed Edward Kardelj andammo in Istria a organizzare la propaganda anti-italiana. Si trattava di dimostrare alla commissione alleata che quelle terre erano jugoslave e non italiane: predisponemmo manifestazioni con striscioni e bandiere. In realtà gli italiani erano la maggioranza nei centri abitati, anche se non nei villaggi. Bisognava dunque indurli ad andare via con pressioni d'ogni genere. Così ci venne detto e così fu fatto". In tanti, impauriti dalla quella pressione, abbandonarono tutto, chi era solo sospettato di essere fascista ebbe il destino segnato, chi, decidendo di rimanere, essendo italiano, andò incontro ad un destino che per parecchi fu oscuro, oscuro come la profondità di una foiba.

LA VERITA' NON PUO' ESSERE INFOIBATA
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PAOLO MALEDDU: APPELLO AI SARDI....MA PER TUTTI

Pubblicato su 9 Febbraio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in IPHARRA

PAOLO MALEDDU: APPELLO AI SARDI....MA PER TUTTI
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I POTENTI TERRORIZZATI

Pubblicato su 7 Febbraio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA, IPHARRA

Questo di Remondina è un articolo magistrale, dal quale emerge una verità che abbiamo sotto gli occhi e continuiamo a ignorare, facendoci del male, e per questo motivo la vogliamo scrivere qui a chiare lettere:

IN QUESTO MOMENTO I POTENTI HANNO PAURA DI NOI MOLTO PIU’ DI QUANTO NOI ABBIAMO PAURA DI LORO, MA SONO BRAVI A NON DARLO A VEDERE.

Questa è la verità.

Sanno che il loro potere è al termine, irreversibilmente.

Ed è solo una questione di tempo.

Se abbandoniamo la nostra paura saranno perduti ancor prima di rendersene conto.

Cosa aspettiamo?

Jervé

Siamo forti senza saperlo

Di Franco Remondina

Ok, non escono dall’euro. Come potrebbero del resto? Tsipras e i greci, non sono disposti a fare da agnello sacrificale all’altare dell’euro.

Il 70% dei greci non vuole uscire dall’euro… Piuttosto che niente… è meglio piuttosto. Scelta condivisibile, visto che i cosidetti “mercati” li brucerebbero vivi i greci. Il potere della Grecia è limitato da un punto di vista economico: troppo pochi miliardi di derivati!!!

Anche la Spagna è probabilmente nelle stesse condizioni: troppo tempo concesso alle banche francesi, inglesi e tedesche… Per cui rimaniamo noi e la Francia.

Noi…

Escluso che i servitori nostrani delle banche, ovvero PD e Berlusconi, possano battere il loro pugnetto sul tavolo… A che serve battere il “pugnetto”, quando hai il bazooka?

Già, non bisogna che la gente lo sappia: abbiamo un bazooka e andiamo là con il cappello in mano? Che roba è?

È l’assoluto asservimento dei cosidetti “progressisti” al potere economico che stona, che irrita! È renzi che regala alle banche quel famoso 3% di bonus fiscale! È Berlusconi che ha tradito la classe media, anzi l’ha sodomizzata per bene e per il bene della sua azienda.

Riguardo a Grillo e ai discorsi sconclusionati sul referendum sull’euro, stendo un velo pietoso.

Bisogna che decida il web! Strasic! Che pena.

Resta Salvini, ironia della sorte, uno del nord che può salvare il sud. L’unico politico a dispetto della latitudine che possa competere per ridare il “futuro” al nostro meridione e alla nazione tutta.

I meridionali, non amano i meridionali… si è visto, è la storia! Se da cinquant’anni, o sessanta o settanta anni, non si è cambiato niente per l’Italia e per il sud, con un parlamento in prevalenza formato da deputati meridionali, due sono le cose: sono controllati dalla mafia o odiano i loro compaesani. Naturalmente al sud i discorsi lineari di Salvini, trovano oppositori in quei famosi deputati e nella mafia comportamentale delle persone a livello mentale. E’ del nord… Salvini, dimostrando se ancora fosse necessario che l’aspetto razzista in questo paese è di destra , di sinistra, di centro, di su, di giù, insomma siamo tutti contro tutti. Cosi, non ce la possiamo fare! E’ il famoso “dividi ed impera” che ci sta togliendo tutti i diritti di civiltà sociale.

La battaglia sull’euro non si può e non si deve perdere. E’ una battaglia di civiltà, restituire a ciascuno il proprio ruolo: il denaro è il mezzo che permette il vivere civile, non può e non deve creare una civiltà del denaro! Rompendo questo processo, noi entriamo nel mondo che aveva inventato il denaro per evitare ruberie, saccheggi.

Il denaro è “ciò che ti permette di avere una cosa senza bisogno di rubare, uccidere, per ottenerla” . S.S.S. significa: sono solo soldi!

Se guardate bene il mondo che avanza scoprite che siamo tornati lì.

Comunque, vedremo di chiarire bene a tutti cosa si deve sapere sulle dinamiche che gli economisti usano e useranno per impedirvi di capire “a chi giova l’euro.

L’85% degli economisti e il 98% dei media è in mano ai padroni della moneta!

Se non approfittiamo del loro momento di terrore di perdere i “pasti gratis”, saremo per sempre schiavi.

Come faccio a dire che sono terrorizzati? È il QE a dire che lo sono! Se esiste un tizio come Draghi e un ente come la BCE che può avere 1100 miliardi di euro la domanda che vi dovete fare è: dove li ha trovati 1100 miliardi la BCE? Come può averli , avere 1100 miliardi in soli tredici anni di esistenza? Se può avere tutti i miliardi che servono, perchè siamo a questo punto?

Noi, non siamo la Grecia! Non siamo la Spagna! Noi siamo il miglior affare, il miglior pasto gratis degli ultimi venti anni per i mercati. Hanno scommesso su di noi! Ci sono 150 000 miliardi di derivati… Salta tutto se usciamo dall’euro.

 

Invece del “pugnetto” abbiamo la bomba termonucleare! Potremmo, noi si, rinegoziare tranquillamente il nostro debito, ripartire… Certo che se hai meridionali che odiano i meridionali, Berlusconi che odia tutti, Renzi e il Pd che odiano gli italiani, al governo, faranno solo come disse Jervè: pugnette!!    

Tratto da:http://www.iconicon.it

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