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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

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Golpe in vista, gli Usa si preparano a rovesciare l’Ungheria

Pubblicato su 28 Gennaio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in EUROPA

Il clima è teso, a Budapest. Non è la prima volta che avvengono proteste contro il governo per le strade della capitale in cui tutti urlano in coro “Più democrazia!” e “Orban, vai via!”. L’ultima dimostrazione ha avuto luogo il 2 gennaio. La prossima è in programma per il 1° febbraio – il giorno della visita di Angela Merkel. Gli oppositori di Viktor Orban dicono di voler mostrare al cancelliere tedesco che gli ungheresi scelgono l’Europa e non l’Asia (intendendo la Russia). Al di là dei fallimenti economici, l’opposizione accusa il primo ministro di “abuso geopolitico” per il suo legame con l’Est, includendo i piani intesi a sviluppare una cooperazione con la Russia e la Cina. La Russia è un importante punto di commercio per l’Ungheria e un partner economico fuori dall’Ue. Entrambi i paesi hanno firmato un accordo sulla struttura generale delle due nuove unità da costruire dell’impianto di energia nucleare Paks situato a 100 chilometri da Budapest. L’impianto è responsabile del 42% dell’energia totale prodotta nel paese.

L’Ungheria ha firmato un accordo dal credito di 10 miliardi di euro con la Russia per un potenziamento di Paks. Per la restituzione del prestito è stato stabilito un periodo di 21 anni. Dall’inizio l’Ungheria prese una posizione molto cauta riguardo Viktor Orban potrebbe essere rovesciatoalle sanzioni contro la Russia imposte dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea. Secondo Orban, l’Europa «si è tirata la zappa sui piedi da sola» con le misure punitive. Il primo ministro ungherese ha appoggiato il South Stream. Ha espresso il suo pentimento riguardo al fatto che il progetto di conduttura del gas sia diventato preda dei meccanismi geopolitici in atto. Ha criticato duramente l’Ue: ad esempio, ha affermato che «il progetto che chiamiamo Unione Europea è in fase di stallo». Da fedele cattolico e padre di cinque figli, rifiuta la libertà di rapporti sessuali non tradizionali diffusi in Europa e si dichiara a favore dei valori della famiglia tradizionale.

Gli Stati Uniti non ci hanno messo tanto a rispondere. Il senatore John McCain ha detto che l’Ungheria è un «paese importante», in cui Orban ha concentrato troppo potere nelle sue mani. Successivamente, a sei individui ungheresi presumibilmente coinvolti nella corruzione e vicini al primo ministro, è stato vietato di entrare negli Stati Uniti. La riconciliazione di Budapest con Pechino ha causato una reazione negativa da parte di Washington. L’Ungheria è una zona strategica per la collaborazione tra Cina ed Europa, affermò il ministro degli esteri cinese Wang Yi quando incontrò la controparte ungherese Peter Szijjàrtò in ottobre. Budapest è la zona del Centro Europa più interessata dagli investimenti cinesi (attorno ai 4 miliardi di dollari). Il ministro degli esteri della Cina pose particolare attenzione sul fatto che il legame di Orban con l’Est corrisponde perfettamente alla diplomazia cinese “New Silk Road”. Il ricavo derivato dal commercio tra Cina e John McCain, specialista dei "regime change"Ungheria è aumentato di 6 volte. Washington ha quindi deciso che Budapest stava andando fuori controllo e non stava rispettando le regole stabilite per i membri della comunità euro-atlantica.

I leader del movimento di opposizione al governo hanno affidato le loro speranze a Gyurcsàny Ferenc, il leader della cosiddetta Coalizione Democratica, che non ha mai cercato di rovesciare l’attuale governo: «Se questo regime non viene rovesciato, prima o poi ci seppellirà con sé», ha affermato. «La democrazia parlamentare ungherese è morta, tutto ciò che ci rimane è democrazia e resistenza diretta», disse alla festa post-conferenza tenutasi a Budapest a novembre. L’incaricato d’affari statunitense in Ungheria, Andrè Goodfriend, fu visto tra i rivoltosi. Quando gli fu chiesto un parere riguardo ai 6 ungheresi a cui fu vietato di entrare negli Stati Uniti, rispose che troppe persone appartenenti al partito di Orban erano coinvolte nella corruzione. Secondo lui, questo avvenimento ha avuto un impatto del tutto negativo sulle relazioni tra Stati Uniti e Ungheria. Gli organi di stampa occidentali affermano apertamente Goodfriend, l'uomo Usa a Budapestche l’Ungheria potrebbe seguire l’Ucraina e affrontare un cambio di regime vista la propensione di Orban in senso dittatoriale, vedendo abusi di potere diventare una moda allarmante.

La Germania aspira a una supremazia regionale nell’Europa centrale e orientale. Quando si tratta dell’Ungheria, infatti, la Germania gioca a tutt’un altro gioco. Forse la visita di Angela Merkel in Ungheria il 1° febbraio diventerà un passo in più per realizzare quel tipo di politica. La dottrina dell’Atlantismo che prevale negli Stati Uniti e in Europa ha fatto in modo che i paesi dell’Europa centro-orientale – Ungheria, Repubblica Ceca, Bulgaria, Serbia, Slovacchia – stessero lontani dalla cooperazione dell’Eurasia, nonostante la convenienza fosse più che ovvia. Questi Stati devono allineare le loro attività all’obiettivo di dominio statunitense in Europa. La “Transatlantic Trade and Investment Partnership” (Ttip) è il nuovo strumento per fare in modo che la missione vada a buon fine. L’Ungheria sta per assistere a drammatici eventi, che potrebbero prendere il sopravvento. Né la Nato e né i membri dell’Ue garantiscono agli Stati europei che non ci saranno attentati mirati a rovesciare il governo, in caso vadano oltre i limiti stabiliti per l’indipendenza politica.

(Vladislav Gulevic, “Ungheria: è possibile un colpo di Stato stile Ucraina in un paese membro della Ue e della Nato”, da “Strategic Culture” del 10 gennaio 2015, ripreso da “Come Don Chisciotte”).

Tratto da: libreidee.org

Golpe in vista, gli Usa si preparano a rovesciare l’Ungheria
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IL CARRO FUNEBRE DI TROIA: LE ELEZIONI GRECHE E IL LAZZARETTO DELL’EURO

Pubblicato su 25 Gennaio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in EUROPA

Dal grande Greg Palast una appassionata arringa prima delle elezioni che si svolgeranno in Grecia.  Elezioni che non cambieranno niente, perché i Greci, si sa, non hanno alternative…tranne quella di guarire dalla malattia e finalmente uscire dal lazzaretto dell’euro, che secondo le parole del suo stesso padre Robert Mundell ha lo scopo di sottrarre la politica economica alla fastidiosa interferenza della democrazia.  

 

di Greg Palast* per το χωνί (Grecia), 20 gennaio 2015

Traduzione di @EuroMasochismo

L’Europa è stupefatta – e i banchieri sbigottiti – nel ricevere i sondaggi che danno il nuovo partito di sinistra, Syriza, come vincente alle prossime elezioni parlamentari greche di domenica 25 gennaio.

In caso di vittoria, Syriza promette di guarire la Grecia dalla lebbra.

Curiosamente, Syriza promette anche di restare nel lazzaretto. Insomma, vuole salvare la Grecia dalla crudeltà dell’austerity imposta dalla Banca Centrale Europea, ma al tempo stesso insiste nel rimanere all’interno dell’eurozona.

Il problema è che la folle corsa dell’austerity non è che il sintomo di una malattia. E questa malattia è l’euro stesso.

Negli ultimi cinque anni i greci si sono sentiti dire: «Se curate la vostra malattia – cioè se mollate l’euro – il cielo vi cadrà in testa». Forse vi è sfuggito, ma il cielo gli è già caduto in testa. Con una disoccupazione al 25% e i suoi medici e insegnanti costretti a mangiare dai cassonetti della spazzatura, la Grecia ha ormai ben poco da perdere.

Nel 2010, dopo un anno di crisi, con un già terribile tasso di disoccupazione al 10%, la Troika (Banca Centrale Europea, Commissione europea e Fondo Monetario Internazionale) disse ai greci che le brutali misure di austerity avrebbero risollevato l’economia del paese entro il 2012.

Chiediamoci oggi: la Troika aveva ragione?

C’è un detto in America: se mi freghi una volta, vergognati. Se mi freghi due volte, sono io che devo vergognarmi.

La Grecia può sopravvivere senza l’euro? La Grecia è già morta, ma i tedeschi non vogliono nemmeno prendersi la briga di seppellirne la salma. Ai greci viene ripetuto che, in caso di uscita dall’euro e di rigetto del debito, la nazione non sarà più in grado di accedere ai mercati globali dei capitali. Ma la realtà è che la Grecia non può accedere oggi ai mercati globali: nessuno presta soldi a un cadavere.

E se esiste un modo per ritornare indietro sull’altra sponda dello Stige, non è certo remando con l’euro.

C’è Vita dopo l’Euro

Molte nazioni se la cavano benissimo senza l’euro. Svezia, Danimarca e India vanno avanti alla grande senza l’euro – e così pure la Turchia, che ha avuto la fortuna di essere esclusa dall’eurozona. Fintanto che i turchi resteranno attaccati alla lira, persino un cerebroleso islamo-fascista come il presidente Tayyip Erdoğan non potrà distruggere la loro economia.

La Grecia può uscire dall’euro? Esistono diversi precedenti a lieto fine. Un tempo l’Argentina era agganciata al dollaro americano proprio come oggi la Grecia è legata all’euro. Nel 2000 gli argentini, arrabbiati e ridotti alla fame, si rivoltarono. L’Argentina finì per rigettare la dittatura del dollaro, i diktat del FMI e le minacce dei creditori, e fece default sui propri titoli di stato denominati in dollari. Finalmente liberi! Nel decennio successivo l’economia argentina è ripartita. È vero, oggi l’Argentina è sotto l’attacco degli avvoltoi della finanza, ma questo solo perché nel frattempo il paese è diventato di nuovo un bocconcino ricco e allettante.

Mi trovavo in Brasile quando il presidente Luiz Inácio Lula da Silva mandò il FMI a quel paese, rifiutando la privatizzazione delle banche di stato e della compagnia petrolifera nazionale, i tagli alle pensioni e tutte le altre assurdità dettate dall’austerity. Al contrario, Lula creò la bolsa familia, un colossale progetto di spesa pubblica a favore dei poveri. Risultato: il Brasile non solo sopravvisse alla crisi finanziaria globale del 2008-2010, ma in quegli anni addirittura ci fu una crescita. Nonostante le pressioni, il Brasile non ha mai ceduto il controllo della propria valuta. (La triste ironia è che solo oggi il paese incomincia a vacillare, ma la responsabilità è tutta del successore di Lula, la presidentessa Dilma Rousseff, che si è messa a ballare la samba dell’austerity).

Austerity: una Religione, non una Dottrina Economica

L’euro non è altro che il marco tedesco con qualche stellina sopra. La Grecia non può adottare la valuta tedesca senza adottarne anche il ministro delle finanze, Wolfgang Schäuble, come se fosse il proprio.

E Schäuble ha deciso che la Grecia deve essere punita. Come il mio amico Paul Krugman ha puntualizzato, non esiste alcuna teoria economica credibile che dimostri che l’austerity – cioè il taglio della spesa pubblica, dei salari, della domanda – possa in alcun modo aiutare una nazione in recessione e in deflazione. Ecco perché, nel 2009, Obama ha iniettato nell’economia uno stimolo [degli investimenti pubblici, con lo Stimulus Package, ndt], non un sonnifero.

Del resto, l’austerità non ha niente a che fare con l’economia. È una religione. È la convinzione, da parte dei severi calvinisti tedeschi, che i greci si siano divertiti troppo, abbiano speso troppi soldi e trascorso troppo tempo a oziare sotto il sole. E adesso devono pagare il fio dei loro peccati.

Ciò che è curioso, è che ritrovo questo ridicolo ritornello auto-razzista sulle bocche degli stessi greci: siamo pigri, meritiamo di essere puniti. Idiozie. Mediamente, il greco lavora più ore all’anno di qualsiasi altro lavoratore delle 34 nazioni OCSE – e il tedesco meno di tutti.

Il Padre dell’Euro Descrive il suo Piccolo Bastardo

Alexis Tsipras, il leader di Syriza, vorrebbe farci credere che l’austerity e l’euro siano due cose diverse, che è un po’ come voler sposare la sorella carina senza invitare la sorella brutta al matrimonio. Evidentemente il capo di Syriza ignora beatamente la storia dell’euro. L’orrore dell’austerity non è una conseguenza della prodigalità greca, ma è stato previsto fin dall’inizio nel progetto dell’euro.

Queste cose mi sono state spiegate dal padre stesso dell’euro, l’economista Robert Mundell della Columbia University (chi scrive ha studiato economia con l’amichetto di Mundell, Milton Friedman). Mundell non fu solo l’inventore dell’euro, ma anche colui che tenne a battesimo le politiche foriere di miseria della Tatcher e di Reagan note come «supply-side economics» o, come le chiamava George Bush Sr., «voodoo economics». Il supply-side voodoo è la convinzione, ampiamente smentita, che se una nazione demolisce il potere dei sindacati, taglia le tasse alle imprese, elimina la regolazione statale e la proprietà pubblica nei servizi, ne seguirà la prosperità economica.

L’euro è semplicemente l’altra faccia della medaglia supply-side. Mundell mi spiegava che l’euro è lo strumento grazie al quale i congressi e i parlamenti possono essere spogliati di ogni potere sulla politica monetaria e fiscale. Il fastidio della democrazia può così essere rimosso dal sistema economico. «Senza politica fiscale», mi disse Mundell, «l’unico modo in cui le nazioni possono mantenere i posti di lavoro è la riduzione competitiva delle regole del business».

La Grecia, per sopravvivere in un’economia dell’euro, non ha altra scelta che rilanciare l’occupazione riducendo gli stipendi. In effetti, la recente debole flessione del tasso di disoccupazione è già il segno che i greci stanno lentamente accettando un futuro permanente di camerieri sottopagati che servono piña colada ai tedeschi in crociera.

È stato detto che la Grecia deve alla Germania, al FMI e alla BCE i milioni versati per il suo salvataggio. Sciocchezze. Nessuno di questi fondi di salvataggio è finito nelle tasche dei greci. Sono invece andati a salvare la Deutsche Bank e altri creditori. Le tesorerie europee si sono messe in pancia il 90% dei bond delle loro banche private. La Germania ha salvato la Germania, non la Grecia.

Ciò nondimeno la Grecia deve ripagare tutto alla Germania, caro sig. Tsipras, se vuole continuare a utilizzarne la valuta.

Grecia: il Saccheggio di Goldman

La rovina della Grecia è incominciata con swap valutari segreti e fraudolenti concepiti una decina di anni fa da Goldman Sachs per nascondere la quota di deficit greco che superava il limite del 3% del PIL stabilito per l’eurozona. Nel 2009, quando la verità venne a galla, i creditori compresero di essere stati ingannati. Gli acquirenti del debito greco pretesero allora tassi di interesse usurari (o, se preferite, uno «spread» alto) per assicurarsi contro frodi future. La capitalizzazione di questi mega-interessi mise in ginocchio la nazione. In altri termini, sono stati i crimini commessi per entrare e rimanere nell’euro, e non la dissipatezza greca, a causare la crisi.

Gli USA, il Brasile e la Cina si sono salvati dalla depressione controllando l’emissione monetaria, la spesa pubblica e i tassi di cambio – tutti strumenti fondamentali a cui la Grecia ha rinunciato in cambio dell’euro.

Peggio ancora, dopo che il carro funebre di Troia dell’euro ha fatto breccia ad Atene, la principale industria greca, il turismo, si è spostata in Turchia, dove gli hotel e i souvenir sono prezzati nella più economica lira. Ciò ha permesso alla spietata macchina abbassa-salari del prof. Mundell, l’euro, di fare il suo lavoro costringendo la Grecia a spogliare tutti i suoi lavoratori di pensioni e potere contrattuale.

La Grecia, ormai in ginocchio, non aveva altra scelta che implorare pietà alla Germania.

Ma non ci sarà pietà. Come ha affermato il tedesco Schäuble, la democrazia e il voto di questa settimana non contano nulla: «Le nuove elezioni non cambiano una virgola degli accordi sottoscritti con il governo greco. [I greci] non hanno alternative».

Ah, invece ne hanno eccome, sig. Schäuble! Potrebbero dirti di prendere il tuo euro e di infilartelo su per… la Merkel.

 

*Greg Palast è stato definito il “più importante giornalista investigativo del nostro tempo – con Woodward e Bernstein” (The Guardian). Palast ha pubblicato articoli di prima pagina per la BBC Television Newsnight, The Guardian, Nation Magazine, Rolling Stone Harper’s Magazine.
Palast è l’autore dei bestseller “Billionaires & Ballot Bandits”, “Armed Madhouse” , “The Best Democracy Money Can Buy” e il famosissimo “Vultures’ Picnic”, Libro dell’anno 2012 su BBC Newsnight Review.

Tratto da:http://vocidallestero.it

IL CARRO FUNEBRE DI TROIA: LE ELEZIONI GRECHE E IL LAZZARETTO DELL’EURO
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NOTIZIA BOMBA: DA QUANDO SONO STATE INDETTE LE ELEZIONI IN GRECIA, CROLLATO IL GETTITO FISCALE (FINE DELLA DITTATURA UE)

Pubblicato su 14 Gennaio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in EUROPA

La data del 25 gennaio si avvicina, ed è una data fondamentale per la Grecia, ma il popolo greco sembra avere già deciso cosa fare. Infatti, molti contribuenti non stanno più pagando le tasse, così scrive il quotidiano di Atene Ekathimerini. In contemporanea, l'agenzia di notizie finanziarie Bloomberg scrive che la Banca centrale europea sarebbe sul punto di "staccare la spina alla Grecia" negandole i fondi per altro già stanziati e promessi se dalle urne uscisse un responso favorevole a Syriza, che ha annunciato a chiare lettere che una volta al governo si rifiuterà di continuare ad osservare le regole di austerity, volute dalla Germania e imposte dalla Troika ad aAtene con la complicità del governo Samaras.

In concreto - spiega Bloomberg - la Bce potrebbe bloccare sine die un finanziamento da 30 miliardi di euro previsto per il 2015. Intervistato sempre da Bloomberg James Nixon, responsabile economista europeo presso Oxford Economics, a Londra, afferma che "le trattative iniziano con la minaccia di una distruzione reciproca assicurata. Ma ritirare davvero i finanziamenti dalle banche greche è qualcosa che significherebbe che la Grecia è sul punto di lasciare l'euro".

Ekathimerini da parte sua in un articolo svela che le entrate fiscali sono crollate dal giorno in cui sono state indette le elezioni, per incertezza sul futuro, scrive il giornale, specialmente perchè tra un mese l'euro potrebbe non esserci più in Grecia, oppure potrebbero essere abolite le tesse che invece ora lo stato pretende.

L'autorevole quotidiano ellenico (simile al Corriere della Sera, in Grecia) scrive esattamente: "la maggior parte dei contribuenti ha deciso di ritardare i versamenti, considerate le posizioni dei due principali partiti in cima alla lista dei sondaggi elettorali, che sono diametricamente opposti. Syriza, il partito del leader Tsipras, ha promesso infatti di cancellare l'ENFIA, tassa sulla proprietà, e anche di svalutare i crediti inesigibili, mentre Nuova Democrazia riconosce le difficoltà dei cittadini ma non solleva questioni che potrebbero generare problemi e avere conseguenze fiscali".

Ma al di là del fatto che i sondaggi diano in vantaggio Syriza, la decisione della stragrande maggioranza dei contribuenti greci di non versare più le tasse che il partito guidato da Tsipras ha promesso che cancellerà, dà un segnale politico rilevatissimo.

Sta a significare che la borghesia greca ha deciso che sarà Syriza a vincere le elezioni e quindi si sta già comportando come se si fossero svolte. Praticamente, una rivoluzione straordinaria: oltre al popolo affamato dal governo Samaras, adesso proprio il ceto che l'aveva votato, lo abbandona.

E' evidente che la Grecia abbia superato con questa silenziosa rivolta fiscale il punto del non ritorno al passato, indipendentemente perfino dalla vittoria dell'uno o dell'altro.

Da notare - ma non c'è di che stupirsi, purtroppo - che nessun quotidiano italiano ha dato queste decisive notizie in arrivo dalla Grecia.

Max Parisi

Tratto da: http://www.ilnord.it

NOTIZIA BOMBA: DA QUANDO SONO STATE INDETTE LE ELEZIONI IN GRECIA, CROLLATO IL GETTITO FISCALE (FINE DELLA DITTATURA UE)
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L'Incredibile Dichiarazione di Roland Dumas ex Ministro degli affari Esteri Francese sulla Siria

Pubblicato su 13 Gennaio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in EUROPA

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Grecia, Tsipras sposa linea di Draghi: “Fare tutto il possibile per salvare euro”

Pubblicato su 9 Gennaio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in EUROPA

Il leader di Syriza ribadisce la richiesta di cancellare parte del debito del Paese. Ma al tempo stesso rassicura i mercati: "Non vogliamo il crollo della moneta unica". E si dice d'accordo con gli obiettivi del presidente della Bce. Opposti, sostiene, rispetto alle posizioni del ministro delle Finanze tedesco Schäuble. Intanto la Merkel, secondo la stampa tedesca, in caso di "Grexit" pianifica lo stop degli aiuti ad Atene

Cancellare la maggior parte del valore nominale del debitopubblico, per poi introdurre una moratoria sul piano di rientro e una clausola di crescita per ripianare il debito restante”. È la proposta messa nero su bianco da Alexis Tsipras, leader di Syriza, in un intervento scritto per The World Post e pubblicato anche sul Corriere della Sera. L’uomo il cui probabile successo elettorale alle urne convocate per il 25 gennaio sta spaventando le Borse europee, che lunedì 5 gennaio sono calate a picco sulla scia del calo del petrolio ma soprattutto dell’incertezza sull’esito delle elezioni in Grecia. Dopo che tra sabato e domenica si sono diffuse indiscrezioni su una presunta “apertura” del governo tedesco all’ipotesi di un’uscita del Paese dall’eurozona. Rumors poi smentiti da Berlino e destituiti di ogni fondamento dalla Commissione Ue, senza riuscire però a rassicurare davvero i mercati.

Per tranquillizzare sia i creditori privati sia i suoi stessi concittadini, che sono per il 74% favorevoli alla permanenza nella moneta unica, Tsipras assicura che “non c’è nulla da temere”, perché la sua formazione “non vuole il crollo, ma la salvezzadell’euro. E per ottenere questo risultato non serve proseguire le politiche fallimentari di austerity, ma tornare a crescere e cancellare la maggior parte del valore nominale del debito pubblico”. Il giovane leader della sinistra ellenica dato per favorito dai sondaggi spiega che la sua linea di pensiero è sovrapponibile nientemeno che a quella del presidente della Bce Mario Draghi. In questa fase, scrive infatti Tsipras, l’Europa deve scegliere tra due strade alternative: “Da una parte, la prospettiva delineata dal ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble: occorre rispettare gli impegni presi e proseguire su quella strada, a prescindere dai risultati ottenuti. Dall’altra, la volontà di ‘fare tutto il possibile‘ – suggerita dal presidente della Banca centrale europea – per salvare l’euro. Le elezioni greche saranno il campo sul quale si sfideranno queste due strategie. Sono convinto che quest’ultima prevarrà per un’altra ragione ancora: perché la Grecia è la patria di Sofocle, il quale ci ha insegnato, con Antigone, che talvolta la suprema legge è la giustizia”. Inevitabile la citazione della grande drammaturgia della Grecia classica, che ha improntato l’identità culturale di tutta Europa.

Il 22 gennaio la Bce deciderà se lanciare subito il programma di acquisto di titoli di Stato. La banca centrale tedesca è contraria perchè teme ripercussioni sui Paesi virtuosi 

E dire che proprio Draghi, secondo molti osservatori, è messo alle strette dalle rivendicazioni di Tsipras a cui si contrappone frontalmente il rigorismo tedesco: il 22 gennaio si riunisce il Consiglio dell’Eurotower che dovrà decidere se procedere subito con il piano di acquisto di titoli di Stato (quantitative easing) per rilanciare la crescita dell’Eurozona. La banca centrale tedesca è contraria proprio perché teme ripercussioni sui bilanci dei Paesi più virtuosi. Tanto più dopo che il leader di Syriza ha insistito sul fatto che, in quell’eventualità, anche i titoli greci dovranno rientrare tra quelli oggetto del programma. Di qui lo stallo, che potrebbe indurre la Bce a rinviare ancora per attendere l’esito delle elezioni greche.

Quanto ai contenuti del programma di Syriza – contrapposto a quello dell’attuale premier Antonis Samaras che “non ha niente da offrire, tranne la sottomissione ai precetti di un’austerità dannosa e fallimentare” – Tsipras spiega che “prevede azioni per porre fine alla crisi umanitaria; misure di equità fiscale, affinché l’oligarchia finanziaria, che non è stata sfiorata dalla crisi, sia finalmente costretta a pagare; un piano di rilancio dell’economia per contrastare gli altissimi livelli di disoccupazione e tornare a crescere“.

La Grecia intende trasformare il debito in un bond da restituire quando il Paese crescerà almeno del 3% l’anno

Resta il nodo del debito, che ha toccato quota 330 miliardi di euro, pari al 175% del Pil. Nei giorni scorsi l’economista Yanis Varoufakis, tra i principali consiglieri del leader, aveva spiegato che Atene intende negoziare con la troika una trasformazione del debito – l’80% del quale è in mani pubbliche – in “un maxi-bond a scadenza illimitata” di cui il Paese inizierà la restituzione “quando le condizioni lo permetteranno e si sarà innescata in Grecia una crescita almeno del 3-3,5%”. La “clausola di crescita” di cui scrive Tsipras, appunto. Tutto da vedere se la Ue e la Bce, ma soprattutto il Fondo monetario, a cui quest’anno Atene deve rimborsare 9 miliardi, saranno disposti a rinegoziare. Mercoledì il tasso di interesse sui titoli di Stato a 10 anni della Grecia è salito di 31 punti base al 10,055%, il livello più alto da fine settembre del 2013.

Mentre è atteso per domenica un vertice tra la Cancelliera Angela Merkel e il presidente francese Francois Hollande con al centro inevitabilmente le prospettive dell’area euro tra voto greco e mosse della Bce, mercoledì il tabloid Bild scrive che il governo tedesco sta lavorando a strategie concrete per reagire all’eventualità di una uscita della Grecia dall’euro. Se le elezioni fossero vinte da Tsipras e il percorso di riforme fosse interrotto, si legge, non sarebbero versati ad Atene i restanti 10 miliardi di euro di aiuti previsti. Intanto l’istituto di ricerca di Monaco Ifo ha calcolato in 77 miliardi il costo per l’economia nazionale di un’eventuale “Grexit”. L’ulteriore indiscrezione è stata però smentita dal portavoce della Merkel, Steffen Seibert. Mentre il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, ha definito “speculazione irresponsabile” le voci sull’uscita della Grecia dall’eurozona, sottolineando come possano spingere gli elettori ellenici a votare per partiti più radicali.

Tratto da:http://www.ilfattoquotidiano.it

Grecia, Tsipras sposa linea di Draghi: “Fare tutto il possibile per salvare euro”
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Mosca chiama l’Europa: venga nell’Unione Eurasiatica

Pubblicato su 8 Gennaio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in EUROPA

Stanno costando care le sanzioni che l’Europa ha imposto alla Russia. Le esportazioni di prodotti italiani, solo per fare un esempio, crolleranno del 50% entro il 2015. Di questo un po’ tutti i partners europei se ne sta rendendo conto. Non è tanto l’esposizione finanziaria verso la Russia che preoccupa ma l’assenza di scambi commerciali con il crollo dell’export, tanto che la Francia vuole fare un passo indietro.

Nel commentare il malcontento europeo per gli effetti delle sanzioni imposte sulla Russia, la stampa Usa fa riferimento all’articolo che Romano Prodi ha pubblicato in data 4 gennaio 2015, ieri, su “Il Messaggero”, nella parte in cui scrive: “Riguardo alla Russia, al calo dei prezzi del gas e del petrolio si unisce l’effetto delle sanzioni conseguenti la crisi ucraina, per cui il Pil russo subirà nell’anno in corso una diminuzione intorno al 5% facendo crollare di almeno il doppio le importazioni dall’Italia. Senza entrare nel merito dell’utilità o della necessità delle sanzioni conviene tuttavia mettere in rilievo l’asimmetria delle loro conseguenze dato che, nonostante il 50% di svalutazione del rublo nei confronti del dollaro, le esportazioni americane in Russia stanno tuttora aumentando, del tutto in controtendenza rispetto a quelle europee”.

Insomma, come già successo sull’onda lunga della crisi dei mutui sub-prime scoppiata negli Usa nel 2007 sarebbe sempre e solo l’Europa a rimetterci per la gioia di affaristi e speculatori statunitensi pronti a raccogliere da soli cospicui risultati.Le autorità russe, avendo fiutato il tallone d’Achille dell’Europa, avrebbero presentato una proposta che ha del sensazionale ma che per logica non fa una grinza: l’Ue dovrebbe rinunciare all’accordo di libero scambio con gli Stati Uniti in base al TTIP (Accordo di libero scambio tra Stati Uniti e Unione Europea), tra l’altro in via di negoziazione, per entrare a far parte dell’Unione Economica Euroasiatica.

Il trattato che ha creato l’Unione Euroasiatica è entrato in vigore lo scorso giovedì, 1° gennaio e include Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Russia e Kyrgyzistan (quest’ultima entrerà a far parte dell’accordo a maggio).

Oltre a ciò, l’ambasciatore russo a Berlino, Vladimir Chizhov, ha riferito allo EUobserver che: “La nostra idea è di avviare contatti ufficiali tra l’Ue e l’Unione economica euroasiatica il prima possibile. La cancelliera Angela Merkel ha parlato di questo non molto tempo fa. Le sanzioni imposte dall’Ue alla Russia non sono di impedimento”.

Sempre Chizhov ha aggiunto che “il blocco commerciale guidato dalla Russia sarebbe per l’Ue un partner migliore rispetto agli Stati Uniti. Ritenete che sia saggio consumare così tanta energia politica su una zona di libero scambio con gli Usa, quando è possibile avere partner più naturali al vostro fianco, e più vicini a casa? Noi non cloruriamo i nostri polli”, ha detto l’ambasciatore, riferendosi agli standard discutibili adottati nell’industria alimentare americana.

Giuseppe Maneggio

Tratto da:http://www.ilprimatonazionale.it

Mosca chiama l’Europa: venga nell’Unione Eurasiatica
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Ungheria contro USA. Dichiarazioni shock di Orban.

Pubblicato su 4 Gennaio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in EUROPA

C’è una raffica di dichiarazioni, prese di posizione, ecc, in Ungheria contro gli Stati Uniti, accusandoli di voler fomentare una “nuova Majdan” ucraina in Ungheria con decisioni estreme che interessano la politica degli Stati Uniti con il suo estremismo e totale disprezzo della sovranità, irrazionalità destrutturante, ecc. Russia Insider (RI) pubblica testi, tra cui due interviste ad importanti esponenti politici, che lanciano accuse molto gravi verso tale politica, e implicitamente la concreta sostenibilità ed interessi dell’Ungheria nell’alleanza con gli Stati Uniti, almeno tramite la NATO. I tre testi sono: “L’Ungheria teme Majdan made in USA, accuse all’ambasciatore USA a Budapest Andre Goodfriend di aver frequentato le manifestazioni antigovernative” del 28 dicembre 2014“I governi di Ungheria e Stati Uniti sono ora avversari. Questo è il senso dell’intervista a Janos Lazar, braccio destro del primo ministro ungherese“, del 29 dicembre 2014 e infine “L’Ungheria vuole un’alleanza regionale per difendersi dagli Stati Uniti” del 30 dicembre 2014.
Nel terzo articolo, un colloquio con il presidente del Parlamento ungherese Laszlo Köver, terza carica ufficiale della Repubblica ungherese, pubblichiamo domande e risposte tratte dall’articolo di RI. Il tono è così estremo che si può pensare che l’Ungheria sia impegnata, o costretta dai suoi concetti sovrani, ad impegnarsi sempre più nella politica di rottura, in gran parte giustificata dalle enormi pressioni e interferenze degli USA. Le domande dovrebbero far chiedere come l’Ungheria possa rimanere nella NATO con tale posizione; come una prova di forza su qualsiasi pretesto non possa sorgere in un momento qualsiasi; come una situazione così tesa non possa avere gravi conseguenze nella NATO e naturalmente nell’UE. Certo, siamo nella Grande Guerra postmoderna attuata principalmente attraverso la comunicazione e che non disdegna di contrapporre tra loro degli alleati, ma tale percorso non impedisce diramazioni e finali improvvisi (Ucraina).

Domanda: “La pressione degli Stati Uniti aumenta mentre l’Unione europea sembra trattenersi e non ci attacca. Come interpreta questi eventi?”
Laszlo Köver: “Le recenti dichiarazioni della viceministra degli Esteri statunitense Sarah Sewall sono molto rivelatrici. Ha parlato apertamente e in modo netto di come gli Stati Uniti, in modo abbastanza ampio e particolareggiato, devolvino milioni di dollari nell’interesse della sicurezza nazionale per l’esecuzione di vari piani d’azione nei Paesi dell’Est europeo. Parte di questi sono sicuramente Stati membri dell’UE, e il resto aspiranti Stati membri, anche se Sewall ha menzionato solo la Repubblica Ceca. Finora sembra che non siamo i soli a “a fare da legna sul fuoco”, ma presumibilmente la Slovacchia, ma non possiamo escludere che i risultati delle elezioni presidenziali romene vi giochino un ruolo. Da ciò possiamo dedurre la definizione del potere che dal punto di vista della sicurezza nazionale non ci sia un centimetro quadrato di territorio che ricada al di fuori dei suoi interessi. Da questo ne consegue anche che, a parte loro nessun altro Paese può avere una sovranità. Gli eventi recenti non possono essere distinti dal controllo delle conversazioni della leader politica dell’alleanza europea occidentale, Angela Merkel. E’ un presupposto logico che tra gli alleati degli Stati Uniti, il campo delle attività possa essere qualificato non convenzionale non solo verso l’Ungheria, ma tutta l’Europa. Si vantavano dei milioni di dollari “investiti” nel cambio in Ucraina. Dobbiamo guardare ai problemi sul libero accordo commerciale e degli investimenti tra Unione e USA. Così è evidente che una lotta per il potere politico mondiale sia in corso, la cui posta in gioco è non solo il destino dell’Ungheria, ma di tutta l’Europa, per la sovranità degli Stati nazioni europei e la vera democrazia”.

Domanda: “Cosa possiamo fare in questa situazione? Possiamo fare qualcosa?”
Laszlo Köver: “Possiamo scrollarci di dosso l’obbligo morale di credere che la soluzione sia nelle nostre mani. E’ del tutto inutile, perché senza speranza, fare sforzi diplomatici nell’interesse degli statunitensi, recependo la vecchia fraseologia comunista per definire la nostra situazione attuale, non siamo deviazionisti revisionisti, e non è necessario inviare truppe nello spirito della dottrina Breznev per dominarci. Non siamo la posta in gioco. Sugli scacchi abbiamo solo il ruolo di pedoni. Ma ci muoviamo come una pedina che non vuole giocare secondo le regole degli statunitensi. Non siamo mai stati bravi in diplomazia. Non dobbiamo fare i modo che gli statunitensi ci amino neanche ora. Dobbiamo trovare alleati altrove. Quelli con cui “siamo nella stessa barca”, anche ai ponti inferiori come i Paesi dell’Europa orientale e centrale. Risolvere la questione ungherese in Slovacchia e Romania non dovrebbe essere la politica principale. Possiamo considerarla se condividono con noi le sfide ai principali problemi economici e sociali. Dopo aver ottenuto l’adesione (all’UE), non è forse nostro obiettivo comune emanciparci nel quadro dell’Unione europea? La diplomazia ungherese deve concentrarsi su ciò e sulla cooperazione strategica con la Germania”.

Domanda: “Gli statunitensi illustrano una logica bellica?”
Laszlo Köver: “Sembra che una logica totalmente irrazionale inizi ad operare nel mondo. Piccoli egoisti inadatti alla politica distorcono il destino di Paesi e popoli dal Nord Africa all’Europa centro-orientale, secondo ciò che appare come strategia a lungo termine, ma in realtà è solo basata su interessi momentanei. Abbiamo avuto alcuni anni di pace, quando era possibile credere che un sistema mondiale unipolare fosse emerso. Ma ora vediamo che non è così, e che gli Stati Uniti ancora combattono le potenze emergenti, già del terzo mondo e nuove rivali, e la Russia. Non vogliono subordinarsi, e nemmeno l’Europa. Così la Pax Americana, non è finita. I conflitti attuali derivano da ciò. Allo stesso modo gli statunitensi al momento della guerra in Iraq misero da parte i loro alleati, la NATO, il diritto internazionale e i diritti umani, che sfruttavano come club politico”.

Domanda: “Ma qual è il loro obiettivo?”
Laszlo Köver: “Sembra che non saranno soddisfatti da un altro governo al posto di quello attuale, ma pensano in termini di cambio dell’intera élite del governo e dell’opposizione. Fino alla sua scomparsa, il SZDSZ era il partito utile alle politiche degli Stati Uniti e loro avvocato in Ungheria. Quando cadde, gli statunitensi cercarono di portare in vita il LMP (il partito liberale parvenu “La politica può essere diversa”).

Domanda: “Ritiene che tali potenziali politici possano creare la prossima élite?”
Laszlo Köver: “Forse vogliono istigare scioperi dagli scopi dubbi con i loro maglioni dell’URSS, cappelli di Lenin e promuovendo la liberalizzazione delle droghe” […]

 

Fonte: www.dedefensa.org
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Tratto da:http://www.informarexresistere.fr

Ungheria contro USA. Dichiarazioni shock di Orban.
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PROPOSTA TEDESCA: ''CANCELLIAMO LA GRAN PARTE DEL DEBITO GRECO E IN CAMBIO LA GRECIA ESCE DALL'EURO'' (PERFETTA! FATELO!)

Pubblicato su 3 Gennaio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECONOMIA, EUROPA

BERLINO - Alla luce delle nuove insicurezze politiche in Grecia, il parlamentare della Cdu dell'Assia, Klaus-Peter Willsch chiede di adottare dei provvedimenti nei confronti di Atene. "Gli eventi dimostrano che non si puo' andare avanti cosi'. E' gia' stato bruciato troppo denaro, bisogna mettere fine a tutto questo", ha dichiarato il membro della commissione economica del Bundestag al quotidiano "Handelsblatt".

Willsch ritiene un errore cercare a tutti i costi di tenere la Grecia nell'eurozona.

"Solo se la Grecia esce dall'euro, rimanendo ovviamente uno Stato membro della Ue, il Paese tornera' a respirare", ha dichiarato il cristiano-democratico.

Sarebbe quindi meglio cancellare una parte dei debiti della Grecia in cambio dell'uscita dall'euro: "Solo cosi' ci sarebbe una nuova prospettiva positiva, per la Grecia, per l'eurozona e per l'Europa".

Ma Willsch non e' l'unico a prospettare l'uscita di Atene dall'euro: anche secondo il vice-capogruppo parlamentare dell'Unione di centro-destra al Bundestag, Michael Fuchs (Cdu), in caso di una vittoria dell'alleanza della Sinistra greca Syriza, l'uscita degli ellenici dall'eurozona sara' uno scenario possibile.

La situazione e' completamente diversa da quella di tre anni fa, quando non c'erano ancora i meccanismi di sicurezza, ha dichiarato Fuchs: "I tempi in cui dovevamo salvare la Grecia sono finiti. Non c'e' piu' questo potenziale di ricattabilita'".

La Grecia non e' "too big o fail" per l'euro, ha commentato l'esponente della Cdu. Se Alexis Tsipras di Syriza crede di poter ridurre gli sforzi di riforma e le misure di austerita', "allora anche la Troika dovra' ridurre i crediti per la Grecia".

E anche secondo l'economista Hans-Werner Sinn, l'uscita dall'euro della Grecia potrebbe essere un'alternativa in cambio di una nuova concessione da parte dei creditori internazionali. In pratica, dalla politica tedesca arriva una proposta sensata: la Grecia esce dalla zona euro e in cambio vengono cancellati alla Grecia buona parte se non tutti i debiti dello Stato ellenico con la Bce, l'Fmi e la Ue.

Questa proposta - per ora solo ventilata da pur autorevoli politici tedeschi dei partiti del governo Merkel - sarebbe un buon compromesso: la zona euro si libera del perenne "buco nero" dei conti pubblici della Grecia, nazione simbolo della follia d'aver voluto una identica valuta per nazioni europee completamente differenti tra loro, e in cambio paga - una volta per tutte - il conto d'averla voluta nell'euro. Se questa proposta che arriva dalla Germania si trasformasse in realtà, sarebbe perfetta anche per l'Italia (e la Spagna, la Francia, il Portogallo tanto per iniziare).

Finalmente s'intravede la luce in fondo al tunnel dell'euro-disastro.

Max Parisi

PROPOSTA TEDESCA: ''CANCELLIAMO LA GRAN PARTE DEL DEBITO GRECO E IN CAMBIO LA GRECIA ESCE DALL'EURO'' (PERFETTA! FATELO!)
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PRIMO MINISTRO GRECO: “E’ MEGLIO PER IL PAESE” ABOLIRE LA DEMOCRAZIA

Pubblicato su 30 Dicembre 2014 da cm in EUROPA

Zero Hedge commenta un’esemplare intervista a Samaras: sfruttando l’urgenza della  crisi e la paura del caos che incombe i burocrati dell’élite europea rilasciano con impudenza dichiarazioni gravissime in cui disconoscono il valore del metodo democratico. Succede in Grecia, ma succede anche da noi, ed è importante sottolinearlo, perché non riconosciamo altro accettabile metodo di governo che non sia quello di dare voce al popolo. 

di Tyler Durden, 27 Dicembre 2014

Durante una “intervista” alla TV di stato che è stata rilanciata tante volte come una vera e propria propaganda allarmista in vista del ‘voto di fiducia’ finale di lunedì, il primo ministro greco Samaras si è scatenato nella serie di commenti più insani e disgustosi di cui sia mai stato capace.

20141227_greece

 

“Non è questione di ciò che sia bene per me o per Nuova Democrazia. E’ meglio per il paese che non ci siano elezioni anticipate.”

Traduzione: non avete bisogno di nessuna fetente democrazia, abbiate fiducia in noi – i vostri governanti benevoli – perché noi faremo ciò che è meglio per il popolo greco.

* LE ELEZIONI ANTICIPATE GETTERANNO LA GRECIA NEL CAOS, DICE SAMARAS (e la BCE)

* SAMARAS: IL PIU’ GRANDE PROBLEMA DELLA GRECIA E’ L’INCERTEZZA POLITICA: (lasciate perdere la disoccupazione giovanile, la povertà, e i tassi di suicidio, e l’emigrazione giovanile alle stelle)

* SAMARAS DICE CHE QUESTO E’ IL MOMENTO DI LASCIAR LAVORARE IL PARLAMENTO (ignorate le grida di dolore del popolo, votate per i burocrati dell’Unione Europea)

E con il partito greco (anti-UE) Syriza ora in vantaggio di 2.5 punti percentuali negli ultimi sondaggi, non c’è da stupirsi che Samaras stia tirando fuori le minacce sul “caos” che ne seguirebbe. “Il popolo greco non vuole le elezioni”, rimprovera. Per “popolo greco”, si suppone che egli intenda i “burocrati europei non eletti”.

Tratto da:http://vocidallestero.it

PRIMO MINISTRO GRECO: “E’ MEGLIO PER IL PAESE” ABOLIRE LA DEMOCRAZIA
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Il lato oscuro di Merkelandia

Pubblicato su 28 Dicembre 2014 da cm in EUROPA

In Germania cresce il Pil ma anche i lavoratori poveri, le disuguaglianza e le mense per indigenti
Il lato oscuro di Merkelandia
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