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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Post con #europa categoria

Le istituzioni europee hanno il diritto di influenzare il voto in Grecia. Martin Schulz

Pubblicato su 30 Giugno 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in EUROPA

Il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, ha detto che è "pronto" ad andare personalmente ad Atene per una campagna a favore del "Sì" in vista del referendum che si terrà il 5 luglio nel paese ellenico e considerato da Schulz un referendum sull'euro. Il presidente dell'Europarlamento ha osservato che le istituzioni europee hanno il diritto di influenzare il voto, perché "riguarda gli altri paesi della zona euro e tutta l'Europa". 

 
Tratto da:http://www.lantidiplomatico.it
Le istituzioni europee hanno il diritto di influenzare il voto in Grecia. Martin Schulz
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PICCOLE E MEDIE IMPRESE TEDESCHE SULL’ORLO DELLA BANCAROTTA

Pubblicato su 27 Giugno 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in EUROPA

”La politica di sanzioni dell’Ue nei confronti di Mosca ha portato il piccolo e medio business tedesco sull’orlo della bancarotta”. Lo ha dichiarato il rappresentante permanente della Russia presso l’Unione europea, Vladimir Chizhov, che in un’intervista oggi al quotidiano Kommersant riporta quanto emerso da un suo recente incontro con i rappresentanti delle Pmi tedesche. ”Questa settimana ho ricevuto una delegazione di rappresentanti del piccolo e medio business dell’Unione economica russo-tedesca’, istituita l’anno scorso”, ha raccontato il diplomatico. ”Dicono in modo diretto che le grandi societa’, sicuramente sopravviveranno sul mercato russo, ma il piccolo e medio business e’ sull’orlo della bancarotta”, ha aggiunto Chizov.

 
Tratto da: http://www.stopeuro.org
PICCOLE E MEDIE IMPRESE TEDESCHE SULL’ORLO DELLA BANCAROTTA
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La Germania assume infermieri dell'Europa orientale e meridionale per lavori sottopagati

Pubblicato su 27 Giugno 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in EUROPA

Con l'invecchiamento della popolazione, la Germania è gravemente carente di manodopera, in particolare nel settore sanitario. Ospedali, cliniche, case di cura e strutture di assistenza domiciliare assumono massicciamente. E, coincidenza, le agenzie di collocamento hanno un pool di infermieri provenienti dall'Europa orientale e meridionale. Spesso operatori sanitari altamente qualificati in fuga dall'austerità e la povertà. Ma tra bassi salari, contratti di lavoro con clausole illegali e l'assenza di diritti sociali, la Germania non è un paradiso, denuncia la rivista francese Basta!.  

Il sistema sanitario tedesco da anni recluta il personale sanitario dall'Europa dell'Est. Il fenomeno è in aumento data la crescente mancanza di manodopera nel settore. Secondo i dati dell'agenzia del lavoro tedesco, un lavoro da infermiere resta vacante 15 settimane,  più di tre mesi e mezzo, prima di un'assunzione. Più di quattro mesi per un lavoro in una casa di cura. E si prevede che la situazione peggiorerà alla luce del cambiamento popolazione tedesca. Mancano tra i 150.000 190.000 operatori sanitari, infermieri o infermieri ausiliari per la cura degli anziani.  

Ci sarebbero tra i 115.000 e 300.000 migranti dell'Europa orientale che lavorano nell'assistenza domiciliare per gli anziani in Germania. Ma gli infermieri migranti non vengono solo dall'est europa. Spagnoli, portoghesi e greci si trasferiscono a lavorare in Gemania per fuggire dall'austerità imposta all'Europa meridionale. 

 
Tratto da:http://www.lantidiplomatico.it
La Germania assume infermieri dell'Europa orientale e meridionale per lavori sottopagati
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Si preparano a fargli un culo così

Pubblicato su 22 Giugno 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in EUROPA, ECONOMIA

Donald Tusk, presidente del Consiglio Europeo, con trasparenza in salsa social ci informa che ha incontrato Mario Draghi, numero uno della BCE, Christine Lagarde, numero uno del FMI e Jean-Claude Juncker, numero uno della Commissione Europea, in vista dell’incontro di lunedì. Quale incontro? Un summit europeo straordinario convocato per discutere della situazione della Grecia, seguito da un video nel quale lo stesso Tusk, in perfetto stile mafioso, annuncia che “vi faremo un offerta che non potete riufiutare“, perché altrimenti “le responsabilità delle conseguenze saranno tutte del Governo di Atene e del popolo greco“.

 
Tusk incontra dunque formalmente la Troika, per preparare il summit di lunedì. Notate niente? Siamo ancora tutti in Europa o è solo un grande bluff (domanda retorica)? Se infatti la UE è un insieme di stati membri che decidono insieme, come mai a tale incontro preparatorio manca un attore fondamentale, e cioè la Grecia stessa? Perché Tusk non ha invitato Varoufakis?

 

La risposta, più che scontata, è che non esiste nessuna “grande famiglia”, nessun “grande sogno europeo”: esiste solo un cartello di creditori che vessa un singolo stato membro e si prepara a fargli un culo così. Se la UE fosse quello che dovrebbe essere, ovvero un insieme di popoli che si tendono la mano reciprocamente, legati da interessi economici, politici ma soprattutto dal concetto di solidarietà, non sarebbe possibile nessun incontro di “potenti” che decidono quali condizioni offrire ai “deboli”. Questo accade solo nella condizione di guerra, quando i presunti vincitori cospirano per infliggere agli sconfitti la punizione più esemplare possibile.

Ho risposto così a Tusk e alla Troika: “Avreste dovuto preparare questo incontro anche con Yanis Varoufakis: la Grecia non è una controparte“. Dubito che lo leggeranno, ma voi potete sempre ritwettare a manetta. Perlomeno vedranno una qualche forma di reazione e non si compiaceranno di avere completamente addormentato le coscienze dei popoli europei.

Nel frattempo, Tsipras vola a Mosca e sigla con Putin un accordo per far passare il gasdotto Turkish Stream da Atene prima di imbucarsi in Europa e risolvere così il collo di bottiglia dell’Ucraina.

Turkish Stream

L’Europa cerca di indebolire la Russia imponendo sanzioni economiche per soddisfare i suoi partner della Nato, ma con le sue scellerate politiche neoliberiste dell’austerity spinge la Grecia a siglare un accordo da 2 miliardi di euro, finanziati dalle banche russe, che renderà la Troika molto meno baldanzosa nello sbattere fuori Tsipras dalla UE, visto che dovremo comprare parecchia energia da Atene nei prossimi anni.

Per scongiurare questo scenario, a Bruxelles si lavora da parecchio tempo per rovesciare ancora una volta il Governo di Atene. E’ l’unica strada che sanno battere, nel nome del loro concetto di democrazia di stampo fascistoide tecno-finanziario.

E se volete ridere, anche il Papa ha detto che «Il salvataggio ad ogni costo delle banche, facendo pagare il prezzo alla popolazione, senza la ferma decisione di rivedere e riformare l’intero sistema, riafferma un dominio assoluto della finanza». Sembra di sentire Paragone e Messora a L’Ultima Parola di due anni fa, o Messora a Matrix nel novembre 2011, mentre il Corriere della Sera lo sbeffeggiava, salvo oggi pubblicare editoriali in prima pagina di Panebianco che dicono esattamente la stessa cosa.

Ma ormai è tardi per le scuse. La Grecia non si lasci intimorire. Per una Troika che va, c’è sempre un Putin che viene. Ma è chiaro che se Atene esce dall’euro, per Draghi e soci – quelli dell’irreversibilità dell’euro – saranno autentici cazzi amari.

Tratto da: http://www.byoblu.com/

Si preparano a fargli un culo così
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LA GRECIA S'ALLEA ECONOMICAMENTE CON LA RUSSIA: AL VIA GASDOTTO DA MILIARDI DI DOLLARI,PRESTITI DI BANCHE RUSSE AD ATENE

Pubblicato su 20 Giugno 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in EUROPA

SAN PIETROBURGO - Il ministro greco dell'Energia Panagiotis Lafazanis e l'mologo russo Alexandre Novak hanno firmato qiuesta mattina un memorandum d'intesa per la costruzione di una gasdotto russo in Grecia con finanziamento russo. Lo ha detto all'Afp il ministero russo dell'Energia.

Il documento, allo stadio di protocollo d'intesa, prevede la creazione di una joint venture paritaria russo-greca per la costruzione del gasdotto, che avverrà tra il 2016 e il 2019, ha spiegato Novak alle agenzie russa a margine del Forum economico di San Pietroburgo.

Secondo Novak si tratta di una"avvenimento molto importante". Il gasdotto, che si chiamerà South European, "ci permette di proseguire i nostri progetti di costruzione di infrastrutture nell'ambito del gasdotto che attraverserà il Mar Nero e la Turchia, con la costruzione di un hub in Turchia".

La joint Venture South European Gas Pipeline sarà finanziata al 50% da parte russa e al 50% greca.

La parte greca a questo scopo ha già contratto un prestito con la banca russa Vnesheconombank, ha annunciato Lafazanis.

Il ministro greco ha aggiunto che il costo della costruzione del gasdotto, che avrà una capacità di 47 miliardi di metri cubi, è di due miliardi di euro. Questo pomeriggio alle 15,30 italiane il premier greco Alexis Tspiras incontrerà a San Pietroburgo il presidente russo Vladimir Putin.

Questo accordo è decisivo. Mostra l'estrema chiarezza del piano del governo greco: sviluppare l'econonia guardando ad Est e non più a Ovest. Ormai i giochi sono fatti. Da notare la facilità con la quale la Grecia che secondo la Ue "è disastrata con le casse vuote" ha viceversa ottenuto un prestito da un miliardo di dollari da una banca russa. E domani Tsipras e Putin s'incontreranno a Mosca...

Le oligarchie di Bruxelles hanno perso.

Tratto da: http://www.ilnord.it/

LA GRECIA S'ALLEA ECONOMICAMENTE CON LA RUSSIA: AL VIA GASDOTTO DA MILIARDI DI DOLLARI,PRESTITI DI BANCHE RUSSE AD ATENE
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Sull’Immigrazione, non Sulla Grecia. O l’Europa si Trasforma o Muore. (Il Partito del Popolo Danese, Stravince)

Pubblicato su 20 Giugno 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in EUROPA

Saprete ormai che la Danimarca, con il voto di ieri,  vira a destra, anzi vira ad estrema destra: ( vedi foto - ndr ):

 

La nuova coalizione con  90 seggi vede trionfare il Partito del Popolo Danese con il 21,1% una formazione che vuole la chiusura delle frontiere danesi e l’esclusione degli stranieri (anche europei) dal welfare danese.

Peraltro il Partito del Popolo Danese bloccherà ogni ipotesi anche minimale di adesione Danese all’Euro e non escluderei che la Danimarca decida di uscire da alcuni trattati europei sulla circolazione delle persone. Potrebbe persino decidere di fare uscire la sua valuta dal sistema di cambi (quasi) fissi con l’Euro.

In sintesi, l’Europa come concezione socialista universale è un cadavere ambulante, vorrei (purtroppo) precisare che purtroppo tranne rarissime eccezioni (tipo Ciudadanos in Spagna o l’Ukip… in italia abbiamo 50 sfumature di Statalismo), il socialismo universale viene sostituito con tradizionale nazional-socialismo di Germanica memoria (il nazional-socialismo quando dalle espulsioni dei diversi passa allo sterminio diventa nazismo, volevo solo ricordarvelo) , la campionessa del nuovo trend nazional-socialista è Marin Le Pen.

Dunque, siamo ad un punto di svolta. Ad ogni elezione in ogni singolo stato l’Europa che conosciamo, pezzo per pezzo è destinata a sparire.

Tratto da:http://www.rischiocalcolato.it

Sull’Immigrazione, non Sulla Grecia. O l’Europa si Trasforma o Muore. (Il Partito del Popolo Danese, Stravince)
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I G7 SENZA SPERANZA DI FRONTE ALLA MATEMATICA CERTEZZA DELLA BANCAROTTA...

Pubblicato su 13 Giugno 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in EUROPA

Benjamin Fulford
Sa Defenza
 
I leader del Gruppo dei Sette paesi industrializzati o G7 hanno avuto una riunione di emergenza in Germania in un vano tentativo di evitare il loro inevitabile fallimento
 
I leader parlano di Grecia, Ucraina, Cina, Medio Oriente e altre questioni come se avessero in qualche modo ancora il controllo
I leader devono capire che c’è una cosa là fuori che si chiama realtà e, non importa per quanto tempo si cerca di evitarla, essa, trova comunque il modo per arrivare a voi. Il fatto è che, con le eccezioni del Canada, il Giappone e la Germania, le nazioni del G7 e loro alleati occidentali sono Stati in deficit con il resto del mondo negli ultimi 40 anni. L’elefante nella stanza di cui nessuno parla è il fatto che il più grande debitore di tutti è la corporazione degli Stati Uniti.


Il resto del mondo ha preso la decisione collettiva di fermare il finanziamento di questi governi occidentali fino a che non fermeranno la loro costante istigazione alla guerra e il loro continuo furto di risorse. Dal momento che il resto del mondo controlla la maggior parte del denaro reale (ossia il denaro collegato a oggetti fisici) Controllano la realtà sottostante. Si può mangiare pane ma, non si può mangiare fatture di oro, derivati o banconote di ​​dollari. È possibile barattare cose reali come automobili, petrolio, riso o grano ma, se si perde fiducia, nessuno vorrà scambiare i tuoi pagherò con cose cose reali. I paesi del G7, in particolare la corporazione degli Stati Uniti (in contrasto con la Repubblica degli Stati Uniti), sono riusciti a rinviare l’inevitabile con dati economici fraudolenti, fondi neri in mare aperto, e derivati ​​dal valore teorico astronomico.

 Tuttavia, nessuna quantità di zeri aggiunti ai numeri astronomici all’interno di banche occidentali farà alcuna differenza finché tali zeri-non avranno un collegamento con il mondo reale.

I cinesi hanno insistito con pagamenti regolati da  cose concrete, come l’oro, che esiste nella realtà. Il governo corporativo americano ha, come un ex ricco caduto in disgrazia, impegnato i cimeli di famiglia, preso a prestito da amici, rubato e mentito finora per pagare il proprio debito. Questi hanno rubato il petrolio iracheno, l’oro africano, i risparmi giapponesi e di tutti gli altri paesi su cui potevano mettere le loro mani. Tuttavia, dato che il PIL reale degli Stati Uniti si è ridotto del 21,4% dal 2011non è possibile che il governo corporativo degli Stati Uniti riesca a pagare i propri debiti che stanno crescendo a valangaLa risposta ovvia è quella di dichiarare il fallimento.
Il problema è che pochissime persone che sono vive oggi ricordano l’ultima volta che un paese europeo è fallito. Nessun paese anglosassone è fallito da un migliaio di anni quindi, gli americani hanno poca familiarità con ciò che comporta il fallimento reale .

 Per quelli di noi che hanno assistito in prima persona a cose come il crollo della bolla giapponese e il fallimento dell’Argentina il futuro è più facile da vedere.

Confrontiamo questi due casi a ciò che sta accadendo al G7, al fine di prevedere il futuro.


Nel caso del Giappone, la bolla è scoppiata negli anni 1990-1992. Il governo giapponese sapeva già nel 1992, che il cattivo debito ammontava a trilioni di ¥en (circa 2.000 miliardi di dollari). TUTTAVIA, annunci pubblici li mettevano falsamente a soli 3 o 4 miliardi di yen. La società A avrebbe passato il debito inesigibile alla società B che l’avrebbe passato alla società C, ognuno con una scadenza contabile differente. 
E’ stato per loro come, un individuo che utilizza la propria carta American Express per pagare Visa e quindi utilizza Visa per pagare MasterCard, e poi usa MasterCard per pagare American Express. 
 

Questa truffa fa guadagnare loro tempo.

Alla fine, però, alcune delle peggiori aziende non furono più in grado di nascondere il loro fallimento. Mi ricordo di aver intervistato Kichinosuke Sasaki, presidente della Togensha, una di quelle aziende, alla fine del 1990. E’ diventato, in seguito, l’uomo più povero del mondo, con un patrimonio netto di meno 9 trilioni di yen (Circa poco meno di 90 miliardi di dollari). Indossava un vestito di seta che doveva essergli costato milioni di dollari quando l’ha comprato ma era piuttosto logoro e malandato quando io l’ho intervistato. Mi ha detto che i banchieri lo mantenevano in una parvenza di vita da miserabile. I banchieri non gli avrebbero permesso di dichiarare fallimento perché questo avrebbe innescato un effetto domino che avrebbe portato inevitabilmente al fallimento le più grandi banche giapponesi.

Nel caso dell’Europa, la Grecia sta svolgendo il ruolo di TogenshaSe alla Grecia fosse permesso di andare in fallimento le grandi banche europee dovrebbero dichiarare il debito greco verso di loro in default ed essere costretti ad ammettere di essere esse stesse in default. Nessuna meraviglia che i top manager di gruppi come Deutschebank continuino a dare dimissioni. Nessuno vuole essere il capitano di una nave che affonda.

Tuttavia, l’esperienza giapponese con la bolla rende molto chiaro che rimandare l’inevitabile aumenta solamente il doloreI greci già lo sanno perché sono costretti a svolgere il ruolo di Mr. Sasaki, ed essere spremuti di tutto in modo da permettere ai loro banchieri di fingere che tutto va beneIl reddito medio greco è precipitato del 40% negli ultimi cinque anni affinché i banchieri possano fingere di essere solventi. Questo stato delle cose può solo peggiorare fino a che la Grecia non dichiara fallimento.
E’ molto meglio dichiarare il fallimento che rimanere incatenati a un oneroso debito impagabile.
Il fallimento non deve essere una cosa negativa. La prima cosa che la gente deve capire è che la finanza è spirituale o psicologica. Se la Grecia va in bancarotta, la gente, gli edifici, le fabbriche, le fattorie, le spiagge, le case etc. non scomparirannoL’unica cosa che cambierà è cosa la gente deciderà di fare in futuro con questi beni reali.
Nel caso dell’Argentina, così come nel caso dell’Islanda, il dichiarare fallimento fu una breve scossa tagliente seguita da un rapido aumento del tenore di vitaIl popolo fu quindi liberato dalle grinfie dei banchieri parassiti.

 

 Naturalmente, se la Grecia andasse in bancarotta Alla fine sarà lo stesso per il resto dei paesi che utilizzano l’euro.


Dal momento che non vi è alcuna altra fonte di denaro abbastanza grande per salvare l’euro delle banche tedesche, il sistema finanziario tedesco di conseguenza rischia di diventare insolvente molto velocemente.

Il risultato finale sarà un ritorno al marco tedesco, la dracma e altre e valute legate alle culture storiche.

Ora qui c’è qualcosa su cui riflettere. 

 
Il Palazzo del Parlamento dell’Unione Europea è stato deliberatamente costruito perché assomigli alla torre di babele. 
 
È possibile vederla visivamente in questo link: deadlinelive.info

La storia della Torre di Babele ci dice che alla fine è crollata e tutti i diversi popoli si sono separati. La nuova torre di babele è stata completata nel 1999. 
 
Il problema è: i progettisti che hanno progettato l’opera sapevano che l’UE era destinata a fare la fine della torre di Babele?
 
Tratto da: http://sadefenza.blogspot.it/
I G7 SENZA SPERANZA DI FRONTE ALLA MATEMATICA CERTEZZA DELLA BANCAROTTA...
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I PARTITI ANTI-UE SONO QUI PER RESTARCI

Pubblicato su 10 Giugno 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA, EUROPA

[Traduzione della Redazione da: https://www.stratfor.com/analysis/anti-eu-parties-are-here-stay]

Analisi

-          Nonostante gli scandali di corruzione, la popolarità dei partiti anti-sistema continuerà a crescere poiché le pressioni economiche nell’Unione europea persistono.

-          I partiti di sistema cercheranno di contenere il sentimento anti-UE con qualsiasi mezzo necessario, incluse accuse di imbrogli.

-          Problemi strutturali e vigilanza debole faranno in modo che la corruzione continuerà ad esistere all’interno dei partiti.

Il declino economico e una serie di scandali di corruzione che coinvolgono i partiti politici negli Stati membri dell’UE hanno contribuito a rafforzare l’influenza di nazionalisti, euroscettici e partiti anti-establishment. Ma ora anche un partito anti-establishment di primo piano è stato accusato di corruzione. Il 9 marzo, il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz ha segnalato il Front Nazional francese all’Ufficio antifrode europeo (OLAF) per corruzione. Le accuse ufficiali sono rare, e il Fronte Nazionale ha rapidamente reagito accusando Schultz di usare il suo potere per diffamare il partito prima delle elezioni locali in Francia. Ma se Schultz stava cercando di contenere le forze anti-UE in seno al Parlamento, la strategia non ha funzionato. Nel primo turno delle elezioni locali – appena tre settimane dopo che le accuse sono state rese pubbliche – il partito ha vinto con più del 25% dei voti, un record. Anche se è ormai chiaro che ci vorrà più di uno scandalo di corruzione ai danni dei partiti anti-europei, il caso ha fatto luce su questioni più ampie, tra cui la difficoltà di garantire il controllo delle istituzioni dell’UE e le minacce fondamentali che i partiti anti-establishment pongono al progetto europeo.

Nel maggio 2014, un numero record di euroscettici è stato eletto al Parlamento europeo, modificando la composizione dell’organo di governo, ma non cambiando del tutto lo status quo. Il cambiamento del voto è stato causato dalla frustrazione per l’economia e dal calo di fiducia nei partiti tradizionali, molti dei quali sono stati implicati in scandali di frode e corruzione. Il primo scandalo di corruzione scoppiò nel 1996, circa 45 anni dopo che la Comunità europea del carbone e dell’acciaio avviò il processo di integrazione europea, e ha coinvolto due socialisti in seno alla Commissione europea – il Commissario francese Edith Cresson e il Commissario spagnolo Manuel Martin – che sono stati accusati di frode, nepotismo e cattiva gestione dei fondi comunitari. La battaglia politica conseguente è durata tre anni, terminando con le dimissioni collettive della Commissione.

E’ stato questo scandalo che ha spinto la creazione dell’OLAF. All’organizzazione è stata data giurisdizione su una varietà di casi, tra cui il contrabbando di tabacco e tutti i tipi di frode e corruzione che coinvolgono le istituzioni europee. Tuttavia, l’organizzazione non ha alcun potere di esecuzione; il suo lavoro si conclude con i verbali conclusivi che invia all’istituzione interessata o ai tribunali nazionali. Inoltre, i membri del Parlamento europeo hanno detto che l’organizzazione – anche se apparentemente indipendente – è in realtà fedele ai membri della Commissione europea. Queste accuse hanno limitato la quantità di potere che i funzionari Ue sono stati disposti a dare all’OLAF durante le diverse fasi di una riforma che l’ha riguardata dalla sua fondazione. L’opacità dell’organizzazione ha ulteriormente generato questo senso di sfiducia.

La svolta verso partiti anti-establishment

Anche dopo che un numero record di membri anti-UE sono stati eletti al Parlamento nel 2014, non risulta chiaro che gli elementi anti-sistema siano in grado di organizzarsi in una forza influente. Gli interessi divergenti di partiti anti-europei rendono il processo di creazione di una coalizione al Parlamento europeo – che richiede 25 membri del parlamento da un minimo di 7 Stati membri – ancora più difficile. Alla fine, l’UKIP è stato in grado di creare una coalizione euroscettica chiamata Europa della Libertà e della Democrazia Diretta ottenendo la fiducia di singoli membri del parlamento, piuttosto che di interi partiti. Tuttavia, questa strategia ha lasciato la coalizione vulnerabile. Nel mese di ottobre, la lettone Iveta Grigule è uscita dal gruppo, facendo venire meno i requisiti Ue. La mossa ha minacciato di distruggere del tutto la coalizione, spingendo il leader dell’UKIP Nigel Farage ad affermare che ciò fosse il risultato di un sabotaggio. Farage ha detto che Schultz, il centrista presidente del Parlamento europeo, aveva fatto pressione su Grigule, insinuando che la Commissione europea stava cercando di neutralizzare gli euroscettici in parlamento.

L’ascesa dei partiti anti-sistema nel Parlamento europeo, infatti, non minaccia l’Unione europea. Il Parlamento europeo si è sempre presentato come l’unica istituzione democratica di governo europeo; i suoi membri sono eletti direttamente dai cittadini, ma è il prodotto di ideali paneuropei. Ciò significa che i membri del parlamento sono a volte più fedeli agli interessi dei loro elettori che a quelli dell’Unione, anche se la loro stessa esistenza è dovuta interamente agli sforzi di integrazione internazionale. Così, i membri del parlamento si trovano costantemente in bilico tra pan-europeismo e nazionalismo. La maggiore presenza di partiti euroscettici rischia di alterare l’equilibrio a favore del nazionalismo. Anche se la massa anti-establishment è ancora una minoranza con poteri limitati, la sua popolarità potrebbe alla fine creare divisioni all’interno del Parlamento, cosa che potrebbe, alla fine, portare alla sua scomparsa. Due partiti al Parlamento europeo, il Partito popolare europeo di centro-destra e l’Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici di centro-sinistra, riconoscono questa minaccia e si sono uniti per opporsi agli euroscettici.

Corruzione e ipocrisia

Secondo le accuse contro il Fronte Nazionale, il partito ha iscritto nel suo organigramma 20 assistenti che lavorano anche presso la sede di Parigi – qualcosa di proibito ai sensi delle norme della Commissione (alcuni stimano che le pratiche di assunzione costano all’Unione europea 7.500.000 €). Ma le accuse sono emerse proprio mentre era prevista la vittoria del partito alle elezioni locali in Francia. La leadership del partito ha reagito prontamente, descrivendo quella di Schultz come una campagna di un attivista politico contro i partiti anti-europei. In realtà, anche se ufficialmente è obbligo del presidente denunciare gli abusi all’OLAF, casi simili sono stati gestiti internamente in passato. In effetti, questa è la prima volta che Schultz ha pubblicamente denunciato membri del suo parlamento all’OLAF.

Pochi partiti sono innocenti quando si tratta di dubbie pratiche di assunzione. I membri sono autorizzati ad avere due tipi di assistenti: locali e accreditati. Gli assistenti locali hanno lo scopo di aiutare i deputati europei a tenersi in contatto con i loro collegi elettorali, e la loro assunzione non è soggetta a controlli istituzionali. Gli assistenti accreditati, d’altra parte, sostengono i deputati nel loro lavoro legislativo a Bruxelles e la loro nomina deve essere approvata dal Parlamento europeo. Tuttavia, in un rapporto pubblicato nel mese di marzo, è stato rilevato che nel 2013 i 751 membri del parlamento avevano 1.785 assistenti parlamentari accreditati e 4.860 assistenti locali. Un membro del parlamento aveva anche 43 assistenti locali e nessuno a Bruxelles. Lo squilibrio indica che molti deputati non usufruiscono del loro lavoro a Bruxelles e che i partiti stanno abusando del generoso bilancio dell’UE gonfiando il numero di lavoratori che impiegano. Il problema è molto diffuso e la mancanza di supervisione sugli assistenti locali consente ai funzionari di commerciare posti di lavoro per favori politici.

In parte perché il problema è così diffuso, le accuse di corruzione contro il Front Nazional non hanno fatto male al partito. Infatti, il partito è andato bene al primo turno delle elezioni amministrative. Il Fronte Nazionale ha usato le accuse anche per vendere ulteriormente la propria identità di partito avverso al sistema europeo. Mentre gli scandali di corruzione che coinvolgono i parti sistemici hanno portato alla nascita di alternative politiche, gli scandali di corruzione riguardanti il Front Nazional lo fanno sembrare vittima di un’ingiusta e aggressiva Unione europea. In questo modo, le accuse stanno effettivamente aiutando l’agenda euroscettica.

Accuse politicamente motivate sono rischiose in altri modi. Ora che il Parlamento ha fatto la sua mossa contro il Front Nazional, la porta è aperta per molte altre indagini per casi simili che coinvolgono membri centristi del parlamento colpevoli della stessa cosa. Di conseguenza, la battaglia finirà per danneggiare la credibilità dell’istituzione nel suo complesso.

Tratto da: http://www.conflittiestrategie.it/

I PARTITI ANTI-UE SONO QUI PER RESTARCI
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I danesi si ribellano: l'Ufficio del fisco in fiamme

Pubblicato su 6 Giugno 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in EUROPA

A Fredensborg, Danimarca, dieci vetture di funzionari dell'Ufficio delle imposte sono state incendiate e distrutte in segno di protestta. Come riporta ExstraBladet, mercoledì notte la polizia ha avuto comunicazione che gli uffici dell'amministrazione fiscale erano in fiamme. Finora, non ci sono sospetti. Ma, come fa notare Martin Armstrong, la polizia darà la caccia a qualcuno per rappresaglie contro "l'Uomo delle tasse". 

 

 
Come Martin Armstrong sottolinea, questa non è la prima volta che il mondo ha assistito a questi episodi..
 
Il 18 Febbraio 2010, un uomo in disputa con l'IRS, ha dato fuoco alla sua casa e si è schiantato con il suo monomotore contro l’Echelon Building, che ospita l'Internal Revenue Service, il fisco americano.


 
La sua battaglia contro il fisco lo ha reso un eroe per molti, scrive Armstrong     
 
Mentre l'economia rallenta e i governi diventano molto più aggressivi a prendere soldi da tutti, potremmo assistere ad un forte aumento di questo tipo di incidenti, avverte Armstrong. "Questo fa parte della tendenza ad un aumento dei disordini civili. Questo è tutto folle in quanto il denaro non è più tangibile;  e anche le tasse non sono più necessarie. Dovremmo affrontare seriamente il fatto che il denaro non è più quello di una volta. Ci siamo mossi in avanti nella tecnologia, la scienza, la medicina, e in ogni campo tranne che nell'economia. La Francia è in cima alla lista per una grande rivoluzione fiscale. E si chiedono perché i ricchi fuggono e la disoccupazione aumenta? Questo è il 21° secolo, non il 17°. Il denaro è cambiato e le tasse non sono più necessarie, tuttavia ne creano ancora. Che è come dare un bonus di $ 100 e poi pagare $ 50 per riceverlo".
 
Qual è il punto? Spendono comunque più di quanto raccolgono 
 
Tratto da:http://www.lantidiplomatico.it
I danesi si ribellano: l'Ufficio del fisco in fiamme
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KOVACS ANDRAS, CITTADINO UNGHERESE, RACCONTA COME VIKTOR ORBAN HA GESTITO IL PROBLEMA DELL'IMMIGRAZIONE

Pubblicato su 5 Giugno 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in EUROPA

Riceviamo e volentieri pubblichiamo: 
''Sono convinto che è un approccio pericoloso se dichiariamo che non esiste nessun problema e spalanchiamo le porte per far entrare chiunque voglia entrare. I fatti parlano chiaramente, c’è un’enorme pressione di migrazione sull’Europa di oggi.”
Veni, Vidi, Vici…Viktor Orbán di nuovo ha dato una lezione agli eurocratici tonti.
C’è una pressione di migrazione enorme sull’Europa…Chi altro potrebbe sentirlo meglio sulla propria pelle se non il cittadino italiano. Ogni giorno arrivano centinaia, migliaia di immigrati in Italia. I più fortunati arrivano…agli altri tocca invece sfortunatamente la morte senza senso.   
Lo stesso viene risentito anche da tanti cittadini ungheresi. Dai paesi più poveri dei Balcani e dalle viscere profonde dell’Asia ogni giorno arrivano centinaia di persone con contrabbando in Ungheria. Ormai è un’immagine abituale davanti agli uffici comunali e alle polizie dei comuni di confine il gruppo di rifugiati composto da persone nullafacenti di origine africana ed asiatica. Nei loro occhi la paura, la perplessità, la disperazione. Sono arrivati perché gli avevano promesso del bello e del buono. Gli hanno promesso il benessere europeo per loro inconcepibile ed inimmaginabile. Assistenza sanitaria, cibo in abbondanza, case confortevoli. Una volta arrivati capiscono di essere stati ingannati. Neanche qua tutti sono benestanti e ricchi, neanche qua tutto è dovuto gratuitamente. Bisogna lavorare, spesso lungo tutta la vita. Lavorare avendo terminato precedentemente degli studi, conoscendo la lingua, avendo una famiglia, una comunità di appoggio, una rete sociale per cui loro stessi ed i loro antenati avevano lavorato sodo, avendo dei beni che erano stati accumulati attraverso le varie generazioni, quindi avendo uno sfondo per la vita di qua. I profughi immigrati di tutto questo non hanno niente. Né la conoscenza generale, né la conoscenza della lingua, né i rapporti, né una comunità, né la rete sociale e neanche i beni. Non hanno altro che la loro vita ed anche quella è affidata alla gentilezza altrui. E questo purtroppo nel loro caso persiste per un lungo periodo di tempo. In questa situazione esistono ragionevolmente due soluzioni. L’Europa accoglie tutti e prende la responsabilità di mantenere tutti con i beni prodotti dai propri cittadini per anni, magari per decenni. Gli dà da mangiare, i vestiti, li cura, gli assicura un’istruzione e gli garantisce un’abitazione perché nell’Europa colpita dall’alto tasso di disoccupazione, ovviamente queste persone non riescono ad entrare nel mercato del lavoro.   
L’altra soluzione è che dichiariamo che questo non può andare avanti così. Dichiariamo che l’Europa è solidale con tutti quelli che sono in pericolo per la loro origine o per la loro fede. Se si rifugiano da noi li proteggiamo e se la situazione si stabilizza possibilmente appoggiamo il loro ritorno a casa. Ma non accogliamo quelli che sono attratti solo dal benessere europeo e per decenni richiedono il mantenimento da parte dei cittadini europei senza una minima possibilità di reciprocità. Se arrivano li mandiamo indietro da dove sono partiti in modo conseguente perché loro non sono profughi, ma solo degli immigrati economici partiti nella speranza del benessere. In Europa fino a poco tempo fa la prima soluzione era la pratica comune. Ma per oggi l’Europa si è riempita. I suoi cittadini colpiti dalla disoccupazione e dalla crisi fanno sempre più fatica a capire perché le tasse che pagano non vengono usati per creare posti di lavoro anziché spenderle senza fine e senza senso per gli immigrati economici.   
I regnanti leader di opinione liberalisti e di sinistra fino a poco tempo fa riuscivano a far credere dalla maggior parte delle persone che questo era buono e giusto così. Ma che cosa vedeva il cittadino italiano, spagnolo, svedese, francese, tedesco ed ungherese? Che più immigrati economici aiutiamo, più ne arrivano. Se aiutiamo una famiglia, ne arrivano subito altre due. E questo aiuto non ha nessun risultato. La folla che influisce non arriva principalmente dalle vecchie colonie, già con una conoscenza di lingua e con rapporti familiari già presenti. No. Loro non parlano la lingua e non possiedono rapporti familiari. Semplicemente non sussiste nessuna condizione per vivere una vita normale qua da noi. In questa situazione, forse ormai nell’ultima ora, quando si può ancora fare qualcosa sono arrivati i politici europei che hanno avuto il coraggio di dire che così non può andare avanti. Berlusconi, Cameron, Hollande e Viktor Orbán. Anzi, non solo hanno pronunciato ciò che sempre più cittadini europei pensano, ma hanno avuto anche il coraggio di agire. In Ungheria per esempio la questione dell’immigrazione è stata cancellata dalla lista degli argomenti tabù. Viktor Orbán ha pensato che, non era sufficiente che alle elezioni democratiche aveva ottenuto la delega a governare dal 2/3 della popolazione, ma che fosse giusto chiedere agli elettori con una cosiddetta consultazione nazionale su cosa deve fare il governo ungherese con la massa degli immigrati economici sempre più numerosa e sempre più difficile da gestire. I liberali ed i leader di opinione della sinistra europei subito si sono movimentati. Perché finora loro dichiaravano di agire nel nome del popolo, che la loro parola era la parola dei cittadini. Solo che da questo sondaggio consultazione che riguardava l’opinione di milioni di persone è riemerso che il popolo ne pensa ben diversamente da loro. E di questo hanno tanta paura, se salta fuori che esiste un paese a cui non si può forzare l’ideologia liberale stupida e demagogica. Perché queste cose secondo le esperienze non si fermano mica ai confini ungheresi. 4-5 anni fa gli altri discorsi simili di Orbán -che hanno fatto cadere delle tabù- hanno dato un esempio. Le tasse alle banche, le tasse settoriali, le tasse alle multinazionali tanto maledette dai liberali e da quelli della sinistra, oggi sono ormai una pratica comune quasi in tutti i paesi dell’Unione Europea. Se Orbán avrà successo nella questione dell’immigrazione allora potrebbe facilmente accadere che presto i politici che agiscono secondo i suoi criteri saranno in maggioranza nell’Unione mettendo così un altro grande chiodo nella bara del liberalismo che divinizza la multiculturalità sfrenata. Orbán durante l’ultimo dibattito a Bruxelles ha dichiarato ciò che secondo i liberali è il pensiero satanico: „Noi parliamo direttamente ed apertamente anche di questo fatto e facciamo sapere il nostro parere. Che noi ungheresi vorremmo che l’Europa restasse degli europei e vorremmo conservare anche l’Ungheria per il paese degli ungheresi.” Se abbiamo un po’ di razione, capiamo subito che in Europa tutte le persone con un po’ di sale in zucca hanno gli stessi sentimenti e ritengono normale questo. Sicuramente la maggior parte degli italiani vorrebbe che i suoi nipoti, pronipoti fossero italiani in Italia. Vuole centellinare buoni vini italiani con una buona pasta italiana. Neanche gli italiani vorrebbero diventare minoranza nella terra dei loro antenati. E neanche i francesi, gli svedesi, i tedeschi e gli spagnoli lo vorrebbero. Nessuno lo vorrebbe. In pratica di questo ha parlato Orbán Viktor a Bruxelles. Ha detto finalmente davanti al pubblico europeo ciò che ogni persona con un po’ di intelligenza pensa di questo argomento.
Ai liberali sciocchi „te lo dico io” non è rimasta altra arma che urlare con bocca sbavante, raccontare calunnie e una montagna di bugie. Orbán li ha disonorati davanti al pubblico dell’Europa e da questo punto di vista è completamente indifferente cosa scrive il media dei gruppi di interesse nelle mani della sinistra e dei liberali. Chi ha visto e sentito Viktor Orbán ha potuto di nuovo realizzare che il Primo Ministro ungherese parla del problema reale ed è lui che offre una soluzione reale. Orbán ha parlato nella lingua dei cittadini europei, ha verbalizzato i loro pensieri, le loro paure, le loro preoccupazioni ed ha affrontato gli eurocratici con i loro difetti dicendo: „Sono convinto che è un approccio pericoloso se dichiariamo che non esiste nessun problema e spalanchiamo le porte per far entrare chiunque voglia entrare. I fatti parlano chiaramente, c’è un’enorme pressione di migrazione sull’Europa di oggi.”
E’ sano di mente chi mette in dubbio questo? Evidentemente no. Orbán non a caso si è presentato di nuovo all’incontro del Parlamento Europeo. Voleva che queste parole venissero sentite da un pubblico ampio. Talmente ampio da non poter più mettere la polvere sotto il tappeto. Che la strategia ha funzionato, lo dimostra bene il fatto che in Germania, nella roccaforte dei liberali e di quelli di sinistra, nel giornale di prestigio, l’autore di prestigio il giorno successivo ha condiviso con i lettori gli stessi identici pensieri, argomenti e risultati di cui il Primo Ministro ungherese aveva parlato. Orbán inoltre ha girato indietro „l’arma della libertà” maestrevolmente contro i liberali: „L’Ungheria sostiene l’idea europea sulla libertà di espressione, infatti vuole decidere da se sul volere o no degli immigrati.” Tutti possono percepire che è finito il monopolio di opinione, è finito in Europa quel periodo quando sulla libertà di espressione intendevano avere lo stesso parere dei liberali e non è permesso avere altre opinioni. Il che evidentemente è una sciocchezza, ma finora nessun politico leader europeo ha avuto il coraggio di dirlo. Orbán anche in questa lotta ha avuto un ruolo da pioniere, ha dato una lezione agli eurocratici sciocchi. Viktor Orbán ormai due volte è venuto, ha visto e ha vinto. Possiamo essere sicuri che il Primo Ministro ungherese di nuovo troverà seguaci, compagni nell’Unione Europea. Il Primo Ministro britannico che ha vinto per grande dispiacere e dolore degli eurocratici, vuole personalmente consultare con Viktor Orbán sul da fare insieme. Sicuramente non saranno solo in due per lungo tempo…L’Europa ed i paesi storici dell’Europa semplicemente passeranno oltre alle sciocchezze dei liberali eurocratici, perché sono consapevoli che Europa continua ad essere europeo, oppure non ci sarà più.           
Kovács András ,Károly Szamosszeghy Bodó
KOVACS ANDRAS, CITTADINO UNGHERESE, RACCONTA COME VIKTOR ORBAN HA GESTITO IL PROBLEMA DELL'IMMIGRAZIONE
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