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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Post con #europa categoria

EUROPA: VIA LIBERA DA ULTERIORI FURTI DI SOVRANITA'

Pubblicato su 28 Marzo 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in EUROPA

Dopo il Fiscal Compact, terribile camicia di forza, gentile eredità lasciateci dal passaggio degli Unni sulla nostra penisola alis Governo Monti, ed il precedente six pack, un nuovo duro colpo sta per essere assestato alla sovranità dei paesi europei: il two-pack

 

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Si tratta di un documento che i giornali nostrani hanno sinora trattato come ordinaria amministrazione, relegandolo come fu per la Repubblica del 20 febbraio nella pagina Economia e Finanza, oppure descrivendolo con toni asettici come ne Il fatto quotidiano del 12 marzo. In realtà, se i nostri giornali fossero un po' meno europeisti ed un po' più italiani avrebbero avuto quanto meno da metterlo in prima pagina con tanto di toni allarmistici. Già, perché c'è effettivamente da allarmarsi leggendo il testo del trattato che potrebbe essere approvato già nel prossimo ECOFIN e che rappresenta il completamento della triade FiscalCompact-SixPack-TwoPack che diventerà l'arma per eccellenza del controllo autoritario dei paesi del nord su quelli del sud (Italia in primis). Oggi, solo uno spaurito gruppo di intellettuali fra i quali Fausto Bertinotti, uomo di cui abbiamo grande stima, ha deciso di pronunciarsi al riguardo sottoscrivendo un appello su il Manifesto che dalla prima pagina rimanda addirittura alla quattordicesima, intitolato Contro la tenaglia del two-pack ed immediatamente sottoscritto tramite e-mail dal nostro blog ilsenecano.com. In esso si chiede che il governo, o chi ci sarà per quel momento, sollevi la questione al prossimo ECOFIN che dovrebbe tenersi prima di maggio poiché anticipato, dal momento che se ne nessun paese esprimerà perplessità circa il documento, esso verrà automaticamente approvato con buona pace di quel che resta del nostro essere paese libero. 

Ma in cosa consiste il two-pack?

Trapattoni, grande conoscitore della lingua inglese, direbbe che consiste in 'Due pacchi' e, dicendo questo, in realtà ci prende meglio di chiunque altro. Infatti, esso stabilisce che le finanziarie (o come definiti oggi 'Leggi di Stabilità'), ossia il bilancio generale dello Stato in cui vengono decisi dove verranno devoluti i soldi raccolti con le tasse, dovrà essere sempre messo al vaglio della Commissione Europea che, se finora poteva solamente esprimere un semplice parere, ora grazie al two-pack potrà pronunciarsi in maniera vincolante, costringendo un paese, ad esempio, a togliere soldi dalla sanità per destinarli all'agricoltura. Il tutto prescindendo dal parlamento nazionale. In sostanza, un simile documento sancisce di fatto la fine della nostra libertà nazionale perché per esercitare la nostra democrazia abbiamo in primo luogo bisogno di gestire liberamente le nostre risorse, senza che un gruppo di stranieri venga a dirci cosa fare e noi obbediamo chinando il capo. 

A volte viene da domandarsi dove vivano i nostri parlamentari europei che questa monnezza l'hanno approvata l'11 marzo di quest'anno. O meglio, ci sarebbe da dire che di anti-europeisti in Europa se ne possono contare sulle dita di una mano e generalmente non sono italiani. 

Perché questo nuovo documento nuocerebbe così tanto alla nostra sovranità? Innanzitutto perché di questa Commissione Europea non è noto neppure come voti, se a maggioranza qualificata, se all'unanimità, se a maggioranza semplice. Tutti i siti internet, persino il fornitissimo sito della commissione stessa, fra un provvedimento su caccia e pesca ed uno sulle spiagge, non è in grado di specificare come votino questi commissari. Già questo la dice lunga sulla trasparenza dell'organo a cui stiamo per affidare il nostro futuro. In secondo luogo perché l'organismo in questione a partire dal 2014 diventerà quanto di più instabile possa esistere a questo mondo; infatti, una disposizione sancisce che a partire da tale data essa sarà composta non più dai rappresentanti dei 27 stati membri, ma da soli 2/3 di tale numero, provvedimento giustificato dall'eccessivo numero di partecipanti. Dunque, per rotazione a decidere sul nostro bilancio potrebbe non esserci neppure Tajani che attualmente ci rappresenta in Commissione e per giunta mancherebbe 1/3 di aventi diritto. Dunque, potrebbe accadere che vi sia un turno composto a maggioranza da rappresentanti del nord Europa che potrebbero fare una politica a loro favore costringendoci, ad esempio, a imporre ulteriori privatizzazioni in loro favore (e conoscendo la loro slealtà è molto probabile che ciò accada). Non solo, il Consiglio Europeo, organo composto dai primi ministri degli stati membri, potrà, decidendo all'unanimità, di ridimensionare il numero dei partecipanti della Commissione (cosa che non potrebbe mai esistere in un qualsiasi stato di diritto, dove la Costituzione sancisce il numero di partecipanti ed esso può essere modificato solo da una maggioranza consistente in un parlamento nominato dal popolo). Così, se alla Germania verrà voglia di avere il pieno controllo dei bilanci degli stati del sud basta che ricatti, come fa sempre, tutti gli altri primi ministri facendo sì che si voti all'unanimità per un numero di 4: presidente, commissario tedesco, commissario olandese e commissario finlandese. Questa è una eventualità non tanto lontana, dal momento che il Fiscal Compact è stato votato proprio tramite questo procedimento. 

La Commissione Europea può dunque diventare il piede di porco con il quale la Germania potrà liberamente portare a termine la Seconda Guerra Mondiale vincendola (vd anche http://www.ilsenecano.com/2013/03/merkel-come-hitler-ha-dichiarato-guerra.html).

 

Per chiunque volesse sottoscrivere l'appello lanciato su il Manifesto, è sufficiente che lo inoltri all'indirizzo e-mail    cercareancora2012@gmail.com

 

Fonte: ilsenecano.com

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IN EUROPA STA NASCENDO UNA DITTATURA. FUGGITE SCIOCCHI !

Pubblicato su 27 Marzo 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in EUROPA

L'Europa è una dittatura, bisogna uscirne il prima possibile. Senza chiedersi cosa sarà della bolletta della luce o della rata del mutuo, perché non ci lasceranno né luce né casa. Siamo in mano a dei pazzi furiosi.Trovo questo bel post sul blog di Alberto Bagnai, ad opera di Alex, che così riflette:

 

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L'unica cosa amaramente buona di questa crisi è che ho capito come nascono le dittature, che SI, è proprio vero, più che da una violenza dei padroni derivano dalla tentazione dei servi, dall'ignoranza dalla mediocrità e dall'ignavia della gente (...); e a cosa dovrebbe servire la cultura umanistica: ad insegnarti con chi hai a che fare affinché tu possa fare/ripetere meno errori possibili. Infatti è per questo che l'hanno piano piano distrutta.

Evidentemente stiamo riflettendo un po' tutti sulla stessa cosa: sta nascendo una dittatura, in Europa? A volte, mentre sento le notizie, ho dei flash di voci future "Ma noi non sapevamo, ma noi non volevamo!", chissà se è la sindrome di Cassandra, o soltanto memorie di un passato ancora recente.

 

Lo stesso concetto di dittatura non è antico: nessuno si sognava di chiamare "dittatori" il re Sole, il Papa o l'imperatore di turno. E' un concetto nuovo.

 

Fatto sta che l'abbiamo introiettato molto bene, al punto che vediamo dittatori dovunque, persino in leader democraticamente eletti (vedi Chavez o Ahmadinejad) o addirittura in comici col blog. Ma quando si tratta di noi, ehh: la dittatura è l'elefante nella stanza. Nessuno riesce ad accorgersene.

 

Forse perché si tratta di una declinazione di dittatura finora inedita. Nell'immaginario, il dittatore ha una faccia cattiva, impone le sue idee al popolo con gli eserciti, e sbatte i dissidenti in gabbia o alle torture. Ora sembra che non ce ne sia più alcun bisogno: il dittatore non ha un nome e cognome, anzi si nasconde in una massa amorfa di oscuri burocrati. L'esercito di cui si serve? Stampa, media e politici compiacenti o corrotti. L'arma principale? La shock economy, eventi che terrorizzano i cittadini e li rendono consenzienti a qualsiasi nefasto provvedimento passi per indispensabile. I dissidenti? Nessun problema: li si lascia a sbraitare nel recinto di Internet, che danno vuoi che facciano. Una dittatura il cui scopo è l'impoverimento generalizzato e il controllo da esso derivante, non ha bisogno di sparare un colpo: stiamo consegnando tutto senza fiatare.

 

Qualcuno obietterà che non è vero, che tanti si stanno accorgendo di ciò che accade. Ah si? Beh io non credo. Come scrive ancora Bagnai nel suo libro, quando i partigiani andarono in montagna non si preoccuparono dell'inflazione, della perdita di potere d'acquisto, del mutuo in euro. Quando c'è da combattere si combatte, costi quel che costi. Noi non siamo ancora pronti. Siamo ancora come quelle famiglie ebree che nel '36 consegnavano l'oro, consegnavano i pianoforti, pensando che presto sarebbe finita e peggio di così non poteva andare. E invece, si è visto com'è andata. (Su questo passaggio non mi trovo d'accordo - Elia)

 

Noi stiamo consegnando oro e pianoforti per paura dei finti mostri che ci hanno dipinto, e alla fine perderemo tutto senza avere più nulla per cui combattere. Vogliamo davvero ridurci così?

 

L'Europa è una dittatura, bisogna uscirne il prima possibile. Senza chiedersi cosa sarà della bolletta della luce o della rata del mutuo, perché non ci lasceranno né luce né casa. Siamo in mano a dei pazzi furiosi e l'unica è svignarsela, le difficoltà successive le affronteremo poi, ci penseremo dopo come si sono detti i partigiani scalando la montagna. Ora il pensiero è uno, e uno solo, e questo dobbiamo chiedere con forza a chi ci rappresenta:

 

 

Fuggite, sciocchi!

 

FONTE: terrarealtime.blogspot.it - Tratto da: perchiunquehacompreso.blogspot.it

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DIETRO A CIPRO, LA GUERRA: MA PUTIN SVENTA IL COMPLOTTO

Pubblicato su 25 Marzo 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in EUROPA

In apparenza la posta in gioco è quella dei miliardi degli “oligarchi”, ma il vero obiettivo di Putin – nei panni di “salvatore” di Cipro – sarebbe ben più serio: salvare la pace nel Mediterraneo e allontanare la guerra che, attraverso la Siria, l’Occidente sta armando contro l’Iran. Lo sostiene un attento osservatore della politica russa, John Helmer: «Usa, Germania, Turchia e Nato pensano di avere quasi tutte le munizioni che servono per rovesciare il regime in Siria, come avevano già fatto in Libia, ma sembra che non trovino i 5 miliardi di euro necessari». Soldi indispensabili per «ripetere il trucco» finanziando la guerra coi depositi russi confiscati a Cipro. Inattesa contromossa di Putin: rifinanziare interamente le banche cipriote, emarginando l’Unione Europea e piazzando la Russia al centro del Mediterraneo. Con buona pace di Londra, che ha anch’essa manovrato per provocare il collasso di Cipro, cioè del maggior concorrente europeo dei paradisi fiscali britannici

 

Vladimir Putin

 

 

 

 

 

 

 

Con un’imperizia clamorosa, l’alleanza occidentale ha offerto a Putin «l’opportunità per mettere in atto una strategia dipotere nel Mediterraneo con un costo minimo e con un rischio controllato», sostiene Helmer su “Atimes”: «E’ una lezione obiettiva su quanto possa influire il denaro nella grande strategia degli armamenti». Analizzare la portata degli interessi russi, spiega il giornalista internazionale in un servizio ripreso da “Come Don Chisciotte”, rivela la possibilità che il Cremlino possa davvero “rovesciare il tavolo”, incuneando la potenza economica di Mosca nel “ventre molle” dell’Eurozona. Illuminante l’estrema prudenza dei media russi, così come il lungo silenzio del premier Medvedev, che ha atteso il “pronunciamento” di Putin, primo capo di Stato al mondo a condannare frontalmente l’operazione prospettata dalla Troika a Cipro, cioè il prelievo forzoso dei capitali in cambio del solito prestito della Bce. Di quei miliardi di euro, lascia intendere Putin, i ciprioti potranno fare a meno, se accetteranno l’aiuto di Mosca, destinato a spiazzare l’Occidente, da Bruxelles a Washington.

“Moody’s” pubblica un rapporto di Evgeny Tarzimov, secondo cui il prelievo sui depositi farebbe scattare una fuga di fondi dalle banche russe di Cipro, che a sua volta potrebbe obbligare le banche di Mosca a rifornire di contanti le loro controllate a Cipro. Ma le strutture finanziare russe ostentano tranquillità. Secondo Uralsib, l’eventuale “prelievo forzoso” dei miliardi stivati nei forzieri dell’isola mediterranea non farebbe “soffrire” il settore bancario russo: si parla dello 0,1%. Per Ivan Tchakarov di “Renaissance Capital”, il rischio-Cipro è pari allo 0,24% del Pil russo, percentuale «insignificante» dal punto di vista macroeconomico. Danni più rilevanti, invece, in caso di default di Cipro: Mosca potrebbe perdere 40 miliardi di dollari, prestiti concessi a società cipriote. Se Cipro dovesse imporre controlli sui capitali, le banche russe potrebbero affrontare perdite significative, pari a quasi il 2% del Pil. Una grande banca come la Vtb di Cipro, però, non vive la crisi come una vera minaccia: se le cose dovessero precipitare, annuncia l’amministratore delegato Sergej Dubinin, Mosca procederebbe ad un programma “in stile sovietico” per la nazionalizzazione del salvataggio: «Se saremo costretti a cedere il controllo allo Stato, il Nicos Anastasiadesgoverno russo potrebbe essere in grado di rifinanziare il governo cipriota, ma con una garanzia sovrana e non commerciale».

Già diversi mesi fa, aggiunge Helmer, nei negoziati con il governo di Nicosia alcuni colossi russi come Gazprom avevano gettato sul tavolo un’offerta clamorosa: acquistare e ricapitalizzare lebanche di Cipro. Allora, i ciprioti esitarono temendo di dover affrontare una valutazione realistica del loro portafoglio-prestiti, spaventati anche dall’ipotesi di pre-pagare l’operazione in termini di forniture energetiche. Oggi invece gli stessi businessman ciprioti, impossibilitati a rimborsare i prestiti bancari dopo il crollo del valore degli immobili, sarebbero più favorevoli all’opzione russa. Importante risvolto politico: si tratterebbe di un potente sostegno al neopresidente Nicos Anastasiades, al quale Germania e Olanda hanno teso una trappola: «Vogliamo proprio vedere se Nicos pensa ancora che Berlino e la Merkel sono amici suoi», dicono fonti cipriote. «Il sentimento dominante a Cipro – aggiunge Helmer – si sta spostando verso la nazionalizzazione dellebanche, per chiedere di uscire dall’Eurozona e rinegoziare un sistema completamente diverso nelle sue relazioni con Mosca».

La “battaglia di Cipro” è motivata da sufficienti interessi da parte russa? Probabilmente sì, ragiona Helmer, anche perché il piano finanziario dell’Unione Europea, organizzato in prima battuta contro Cipro, è in realtà «un attacco voluto contro gli interessi russi». Il salvataggio delle banche e dei loro correntisti a Cipro, dice il Cremlino, non serve a proteggere chi viola la legge in Russia. Come Medvedev, anche Putin vede la possibilità di una soluzione a breve termine, in un negoziato sul trasferimento dei dati e sulle responsabilità tra i russi e le autorità di controllo cipriote. Se invece Cipro dovesse finire ko, il crollo di Nicosia sarebbe un regalo straordinario per «il più grande centro di riciclaggio di denaro al mondo: Londra». Anche così, aggiunge Helmer, si spiega la dura campagna che la stampa inglese – John Helmerdal “Financial Times” all’“Economist” – ha condotto contro la Russia e Cipro, «tenendo ben nascosti gli interessi inglesi».

E a proposito di disinformazione: la rivista londinese “Private Eye” accusa entrambi i quotidiani di aver trasferito i loro conti in Lussemburgo ed evaso le tasse con l’approvazione delle autorità fiscali del Regno Unito. Proprio dal Lussemburgo – da soggetti come “Luxembourg Finance”, “Embankment Finance” e “Luxembourg Holdings” proviene l’attacco mediatico contro i depositi russi a Cipro. «Quello che farà adesso Putin – conclude Helmer – non sarà andare né a Londra né a Lussemburgo». Al contrario: «Se ne avrà la possibilità», il presidente russo tamponerà il crac di Nicosia e poi addirittura «salverà i greci dall’annegamento, mettendoci i soldi». In questo modo, il Cremlino darebbe scacco matto all’Eurozona, piazzando Mosca al centro degli interessi strategici del Mediterraneo. Soldi pronta cassa, grazie alla sovranità della banca centrale russa: e questo, per il futuro della pace, «conterà molto più che avere una flotta di sei fregate e incrociatori nel Mar Nero pronte ad entrare nel Mediterraneo per pattugliarlo permanentemente».

Tratto da: libreidee.org

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UNGHERIA: BATTESIMO DI FUOCO PER L'UE

Pubblicato su 24 Marzo 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in EUROPA

Il Governo Ungherese ha emesso una serie di riforme tra cui la messa sotto tutela governativa della Banca Centrale Ungherese e l’allontanamento dell’adesione del paese all’Euro. A nostro avviso sono questi i due punti principali invisi agli eurocrati e agli usurai internazionali.

 

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L’Ungheria è una nazione dell’Unione Europea composta da circa dieci milioni di abitanti ed ha un PIL di circa 200 miliardi di dollari. Rispettivamente rappresenta il 2% della popolazione e circa 1,2% del PIL dell’Unione; è stata recentemente declassata a BB, la disoccupazione sfiora il 12%, l’agricoltura è in calo di oltre il 25%, l’edilizia scende del 6% e la produzione industriale del 4%. Il debito pubblico rimane molto elevato e si attesta intorno all’80% e il deficit al 3,4%. La crescita economica arranca e per il 2013 il paese potrebbe entrare definitivamente in recessione, spinto dalla fuga di capitali dovuta all’accerchiamento finanziario attorno al presidente Orban che ha scelto di sfidare l’Eurocrazia.
Hescaton
  
Con un’enorme maggioranza del 52% , il partito del premier, il Fidesz è riuscito a varare una serie di riforme costituzionali che hanno fatto infuriare Bruxelles e le opposizioni  ungheresi. Tra queste ci sono forti limitazioni alla Corte Costituzionale, limitazioni alla libertà di espressione, divieto di dormire in luoghi pubblici, riconferma della famiglia tradizionale, illegalità del Partito Comunista ma soprattutto la messa sotto tutela governativa della Banca Centrale Ungherese e l’allontanamento dell’adesione del paese all’Euro. A nostro avviso sono questi i due punti principali invisi agli eurocrati e agli usurai internazionali.


Ora è partita una serie di attacchi dei poteri forti al “ribelle” governo ungherese che ha osato sfidare la dittatura della finanza (anche se in modo un po’ troppo autoritario) con declassamenti delle agenzie di rating, con riduzioni degli investimenti delle banche straniere e con il sostegno verso le manifestazioni popolari contro la modifica della Costituzione.
Esaminando lucidamente la questione, mentre nel caso italiano è stato semplice spaccare la maggioranza governativa e usare lo spread come strumento di pressione per portare alle dimissioni di Berlusconi, nel caso del presidente ungherese Orban la situazione è ben diversa,dato che egli ha una grande e solida maggioranza parlamentare e un’opposizione divisa.Inoltre dal punto di vista economico, anche se i numerosi e ingiustificati declassamenti delle agenzie di rating hanno incrementato il peso degli interessi dei titoli di stato, il presidente magiaro ha a sua disposizione il controllo della Banca Centrale e a differenza dell’Italia, il fiorino ungherese è una moneta sovrana e quindi si può stampare, mentre nel caso italiano no.

Quindi sembra che per Bruxelles e per i poteri forti il caso ungherese sia molto complesso. A nostro avviso la situazione non è da sottovalutare e recentemente l’Unione Europea ha dichiarato che le riforme di Orban violano il Trattato di Lisbona e i valori europei e che quindi non esiteranno ad agire. La Commissione Europea sta esaminando il caso ed elaborando le sanzioni con cui punire lo stato ungherese. Tra queste ci sarebbe la perdita del diritto di veto dell’Ungheria in sede europea. Nel caso queste venissero approvate bisognerebbe attendersi la reazione di Viktor Orbane una conseguenza probabile può essere un referendum sull’Unione Europea e quindi un possibile abbandono dell’Ungheria. Ma a nostro avviso gli eurocrati sono pronti a tutto per impedire a qualsiasi stato europeo di abbandonare l’Unione, perché se uno stato riuscisse ad uscire si rischierebbe un effetto domino e la rapida dissoluzione dell’Unione stessa.
Ma quindi come destituire Viktor Orban date le differenze con il caso italiano o greco? Tre sono gli scenari che ci sentiamo di proporre:

 

  • 1) Orban cambia atteggiamento: il premier ungherese cede alle pressioni politiche e finanziarie europee ed internazionali e cambia il proprio atteggiamento limitando il controllo governativo della Banca Centrale. 
  • 2) Debito fuori controllo e spaccatura Fidesz: continua la pressione politica degli eurocrati su Budapest e la pressione finanziaria sui titoli di stato ungheresi, il deficit cresce pericolosamente, la situazione economica peggiora e una parte del partito al governo Fidesz si spacca facendo cadere anticipatamente Orban, e consegnando il paese a qualche partito d’opposizione alle prossime elezioni del 2014. 
  • 3) Tensione sociale e intervento esterno: eurocrati e poteri forti finanziano e sostengono manifestazioni contro il governo e contro le modifiche costituzionali e inoltre applicano sanzioni contro il governo ungherese. Il livello dello scontro aumenta e “casualmente” la polizia compie delle violenze o uccide dei manifestanti costringendo l’Unione Europea ad una missione di pace per riportare la democrazia in Ungheria. Missione che sarebbe approvabile dopo aver tolto il diritto di veto a Budapest. In questo caso ci sarebbe il primo vero è proprio battessimo di fuoco degli organismi comunitari.

Questi possono essere i possibili scenari dell’attuale crisi ungherese. Nulla però può escludere che semplicemente si attendano le elezioni del 2014 per sbarazzarsi di Orban e ristabilire un governo fedele a Bruxelles. Ma secondo i sondaggi attuali, il Fidesz continua ad essere in testa e quindi le elezioni non sono una soluzione, ad eccezione che si verifichi lo scenario due e quindi grazie ad una spaccatura interna del Fidesz (sicuramente sono già alla ricerca del “Fini ungherese”), le elezioni le vinca qualche altro partito oppure ci si diriga verso un governo tecnico.

La situazione è comunque molto complessa, sia per l’importanza dello stato ungherese nell’Unione sia perché rappresenta il primo episodio di seria sfida di un governo agli organismi comunitari e quindi è molto importante osservare come reagirà Bruxelles se questa situazione non si risolvesse secondo il modus operandi operato in Spagna, Italia e Grecia.

Fonte: vocidallastrada.com

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LA SPAGNA CAMBIA LA COSTITUZIONE: PRELIEVI FORZOSI DAI C/C SONO POSSIBILI

Pubblicato su 24 Marzo 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in EUROPA

Occhio gente. Qui stanno facendo le prove generali per una ennesima rapina ai danni del popolo, della gente comune. " La pazienza ha un limite" ha tuonato la Merkel nei confronti di Cipro, ma sembra che, neanche tanto velatamente, sia rivolto a tutti i Pigs. Sarebbe interessante conoscere il parere di Prodi che ci disse " con l'euro saremo tutti un po' più ricchi". Grande preveggenza delle sinistre caviale e champagne, sempre pronte ad appoggiare i tecnocrati europei. Claudio Marconi

 

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E' notizia di questa settimana che la Spagna ha modificato una norma della costituzione, la quale diceva che non si potevano tassare direttamente i conti correnti.

Ora questo è possibile, e la mente torna subito a Cipro e all'accordo con il l'Unione Europea che aveva dato il via libero ad un prelievo forzoso da immettere nelle casse del Fondo Monetario Internazionale, per il prestito a cui questo piccolo paese doveva accedere.

A Cipro tutto si è fermato, in quanto il parlamento ha detto NO.

Ora però in Spagna ( uno dei paesi pigs europei) é possibile, da parte dello Stato,  fare un prelievo forzoso dai conti correnti dei cittadini.

Fonte: WSI – Tratto da: economiaitalia.myblog.it

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LETTERA DI UN CITTADINO UNGHERESE AL POPOLO ITALIANO

Pubblicato su 23 Marzo 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in EUROPA

Gentili amici italiani,

non è la prima volta che scrivo a voi italiani sull'Ungheria, spiegando tante cose ed anche ora scrivo a risposta di un’articolo che riporta falsità e inesattezze sull'Ungheria.

 

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In Ungheria nel 2010 il partito Fidesz KDNP ha vinto con i 2/3 e questo risultato si trova molto di rado in Europa. I socialisti e liberalisti ungheresi in modo subdolo reclamizzano in maniera negativa l’Ungheria, affermando forti falsità all'estero (al parlamento europeo, all'Unione Europea, agli Usa e nei programmi) sul governo Fidesz e il capo del governo Orbán Viktor.

Adesso nel 2013 ci sono stati dei forti cambiamenti nelle leggi costituzionali ed ora in primavera i socialisti e liberalisti provano su questo punto a schiacciare e portare in cattiva luce il governo Fidesz. Voi italiani vi ricorderete che alla fine del 2011 i socialisti e liberalisti volevano far dimettere Orbán Viktor anche aiutati dall'estero (il Parlamento Europeo, dall'Unione Europea, dagli Usa), Questo progetto non è andato a buon fine anche pur avendo avuto la forza dall'estero, e in questo periodo (nel 2011) il capo del governo ha subito molta pressione ma la popolazione ungherese in maniera esemplare è stata a fianco al suo governo il quale ha vinto per i 2/3 e vicino al suo capo del governo Orbán Viktor scendendo nelle strade e nelle piazze di Budapest con manifestazioni civili e spontanee chiamate “marcia della pace”. A Budapest c’erano più di mezzo milione di manifestanti e più di centomila persone che hanno assistito a tutto tramite i mass media. Persone solidali con il capo del governo,persone provenienti da tutta l’Ungheria e dall'estero (Lituania,Polonia,Italia,Germania). Io personalmente ho partecipato alla manifestazione e ho conosciuto persone straniere che si sono congratulate con noi ungheresi per come appoggiamo e siamo vicini al nostro governo. I socialisti e liberalisti ungheresi e i socialisti e liberalisti  stranieri che attaccavano il governo di Orbán Viktor cosí si sono indeboliti. Oggi in primavera 2013 loro attaccano queste leggi costituzionali,attaccano in Ungheria le leggi costituzionali,il governo ungherese e Orbán Viktor. L’Eu e gli Usa sono preoccupati per i cambiamenti delle leggi in Ungheria.

Adesso scrivo quali sono i cambiamenti delle leggi costituzionali che secondo loro non vanno bene. 

1-Questa legge non permette ai senzatetto di vivere per strada e nei posti pubblici,ma questa legge dice che il governo deve dare ai senzatetto un posto dove vivere. Questo é giá stato fatto a Budapest dove esiste anche in questa struttura il controllo medico. Questo esisteva giá negli anni tra il 1998 e il 2002 (governo Orbán Viktor),ma dopo nel 2002 i socialisti hanno vinto e il loro governo ha chiuso queste strutture ed i senzatetto si sono ritrovati per strada.

2-Il governo vuole fare un contratto con gli universitari che studiano grazie al finanziamento 100% dello stato,i quali quando prenderanno la laurea e andranno a lavorare, per i primi dieci anni di lavoro se ne passano più di cinque all'estero allora dovranno pagare l’aiuto ricevuto per studiare dallo stato. Questa migrazione dei laureati non è solo un problema ungherese ma anche di altri stati europei. Per esempio in Inghilterra e in Germania arrivano tanti dottori e infermieri dai paesi dell’est europa perché a loro volta hanno trovato dei posti vuoti dove i neo laureati inglesi e tedeschi a loro volta sono migrati in stati più grossi. Nell'Unione europea c'è un programma simile per arginare questo problema.

3- altri problemi.

-L’Eu e gli Usa dicono che questi cambiamenti di legge abbassano i poteri della corte costituzionale ma questo non è vero perché la corte costituzionale può bloccare o modificare la legge.

-anche riguardo il punto della famiglia ci fanno dei problemi. Il matrimonio può essere svolto tra un uomo e una donna,la base della famiglia è il matrimonio.

Questi sono i cambiamenti che in tanti stati sono già in uso.

Il capo del governo Orbán Viktor in maniera chiara ha detto che l’Ungheria e il governo ungherese si attiene alle leggi europee,sempre è stato così e sarà sempre così. Fino al 2010 esistevano delle leggi risalenti alla seconda guerra mondiale ’49 con stampo russo.Il primo gennaio 2012 sono diventate attive le nuove leggi che nel libro delle leggi fondamentali la prima frase d’inizio è” Dio benedica gli ungheresi”.Queste leggi fondamentali dimostrano in bel modo che la popolazione ungherese e il governo ungherese è aperta verso il cristianesimo e verso Cristo. Io penso che questo dimostra che il governo ungherese e la popolazione ungherese sia e resti unita e questo è una cosa meravigliosa. Vedete, su questi argomenti i socialisti e liberalisti ungheresi attaccano qui nello stato ungherese e anche all'estero e anche nelle organizzazioni internazionali(EU,USA).L’Ungheria è forte,indipendente e democratica e non conviene diffamarla. Amici italiani!In Ungheria tra un anno ci saranno le elezioni politiche per il governo. Per questo i socialisti e liberalisti vogliono portare in cattiva luce attraverso tante cose di peso importante,mentendo,riportando falsità alla popolazione. La popolazione starà affianco al suo governo e al suo capo del governo Orbán Viktor.Il sondaggio più recente dimostra che il governo ungherese,il capo del governo Orbán Viktor è molto affiancato e solidale dalla popolazione. Faremo di tutto per difendere il nostro governo e il nostro capo del governo dagli attacchi e dalle provocazioni.

Mi dispiace che spesso alcuni giornali italiani di centro e di destra,scrivono degli articoli con tante inesattezze sull’Ungheria e perché invece non riportano degli articoli positivi e veritieri sull’Ungheria.Per esempio Orbán Viktor è stato lo scorso anno all’EPP per una conferenza e li in quella occasione ha espresso delle belle parole per Berlusconi. Ho letto degli articoli riportati dai giornali italiani dove scrivevano che in Ungheria esiste la dittatura. Io come persona giovane ungherese, la mia compagna è italiana e che viviamo qui in Ungheria, con cuore sincero affermo fermamente che "NON E' VERO, CHE NON ESISTE LA DITTATURA”.L’Ungheria è uno stato libero con una popolazione fiera del suo stato, dove vivono e lavorano liberamente ungheresi e molti stranieri, anzi è ancora più libera di tanti altri stati europei.Se volete vedere di persona l’Ungheria per provare,per capire come è l’Ungheria e di come si vive qui, volentieri posso aiutarvi in questo.Amici italiani,grazie per aver letto la mia lettera con il mio parere.

Vi auguro tante cose belle e positive a voi e all'Italia.

 

Forza Ungheria Forza Ungheresi

Kovács András Ungherese

Per contatti: bundi01@vipmail.hu

Fonte: perchiunquehacompreso.blogspot.it

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CIPRO: PIANO DI SALVATAGGIO E.....COINCIDENZE

Pubblicato su 19 Marzo 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in EUROPA

Dietro al piano di salvataggio di Cipro, oltre che le polemiche ci sono anche “coincidenze”.

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Vediamo di analizzare la cosa semplicemente, Cipro chiede aiuto e l’Europa risponde, o che bello, con 10 miliardi di euro, praticamente il 50% del PIL Cipriota.

La cosa andrebbe anche bene se non fosse che si porta dietro un prelievo forzoso dai conti correnti ciprioti, e la domanda che oggi Vito Lops si pone sul Sole 24 Ore è la seguente:

Qual è l’importo che l’Unione europea ha deciso lo scorso week end di ottenere dal prelievo forzoso sui conti correnti a Cipro? 5,8 miliardi (grafico). E quale è l’esposizione finanziaria delle banche tedesche nei confronti della piccola isola del Mediterraneo? 5,8 miliardi (fonte Banca dei regolamenti internazionali). Una coincidenza?

I ciprioti che si sono riversati in piazza per protestare credono proprio di no, e dalle notizie che trapelano la cara Merkel avrebbe avuto un ruolo di primo piano nell’azionare tutto questa voglia di salvataggio.

Altri cenni sparsi alle coincidenze che in realtà non lo sono:

  • 1. Lanciarsi nel salvataggio di Cipro a spese dei correntisti in un periodo di festa.
  • 2. Le elezioni in Germania e la Merkel che ha paura di perdere la sua poltrona.
  • 3. In ogni salvataggio di Paese in difficoltà la Germania è sempre in cima alla lista dei creditori.

Molto interessante la politica europea, non trovate?

Qui il grafico del Sole 24 Ore che mostra le cifre e chi paga cosa del salvataggio di Cipro.

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Fonte: finanzadigitale.com

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IL CRAK DI CIPRO HA CONSEGUENZE IMPREVISTE

Pubblicato su 19 Marzo 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in EUROPA

Hanno scelto Cipro come modello di “Austerity – fase 2”. Rappresenta appena lo 0,2% del Pil europeo e non conta quindi un beneamato nulla, dal punto d'osservazione del Reichstag, da cui la signora Merkel sta “guidando” l'Unione europea in funzione della propria rielezione, a settembre.

 

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Moody's boccia il "prelievo forzoso" sui conti correnti: "mina la fiducia" sulle banche di tutta l'Eurozona e pone le condizioni per fuga dei capitali e turbolenze sui mercati. Governo di Nicosia senza maggioranza.



Hanno scelto Cipro come modello di “Austerity – fase 2”. Rappresenta appena lo 0,2% del Pil europeo e non conta quindi un beneamato nulla, dal punto d'osservazione del Reichstag, da cui la signora Merkel sta “guidando” l'Unione europea in funzione della propria rielezione, a settembre.

La scelta di imporre il prelievo forzoso sui conti correnti è davvero una “misura shock”, come hanno titolato tutti i media. Perché cancella l'ultima trincea del risparmiatore comune – la sicurezza dei soldi messi in banca – e quindi prepara possibili espropri di massa in qualsiasi altro paese che si trovi a soffrire problemi simili.

Del resto, imporre “riforme strutturali” a Nicosia sarebbe stato inutile. L'economia isolana si fonda sul turismo e poco altro. Le forme contrattuali sono già abbastanza liberiste, il welfare era stato già abbastanza sforbiciato nel precedente giro di “rigorismo”. Soprattutto, se ne sarebbe cavato ben poco, in termini di denaro cash.

C'erano insomma le condizioni chiave per tentare un esperimento.

Ma gli apprendisti stregoni della Troika, appesantiti anche dalle necessità di breve respiro della Merkel, non sono proprio in grado di concepire “piani” che non abbiano buchi mostruosi. Il più serio, e seriale, è la sottovalutazione sistematica della difficoltà politica. Che per loro - “tecnici” - non esiste mai come variabile nelle previsioni, ma che si presenta sempre alla verifica empirica.

Il Parlamento cipriota è stato costretto a rinviare l'approvazione delle misure presentate dal governo conservatore del neopresidente Nikos Anastasiades, considerato l'alleato rigorista di Angela Merkel nel Mediterraneo. Un clima di rissa continua, l'esplosione del partito del premier, riunioni notturne, tentativi di accordo sottobanco, compravendita di gruppi parlamentari... insomma, tutto l'armamentario esibito da forme democratiche sotto stress a Nicosia come in tutto l'Occidente. Il voto era stato fissato per oggi alle 16. Ma il presidente cipriota Nicos Anastasiades non ha i numeri per ottenere in Parlamento il sì al prelievo forzoso sui depositi bancari proposto dall'Ue. La conferma è arrivata stamattina dal portavoce del governo cipriota.

Eppure bisognava “chiudere” entro oggi, a tutti i costi. Era stata infatti decretata la chiusura delle banche fino a mercoledì, in modo da impedire ai correntisti di precipitarsi a svuotare i conti. Data che è così slittata a giovedì, in attesa del voto.

Ma anche sul piano “tecnico”, dall'Eurogruppo sono state date indicazioni contraddittorie, con cambi repentini di impostazione. Prima l'ordine di decurtare del 6,75% i conti fino a 100.000 euro, e del 9,9% quelli con cifre superiori. Poi l'idea di “moderare” al 3% il colpo di falce sui conti “poveri” e aumentare fino al 15% quelli sopra i 500.000. All'ultimo minuto, ieri sera, un comunicato forse “definitivo”: «L'Eurogruppo ritiene che i piccoli depositi devono essere trattati diversamente dai grandi depositi e riafferma l'importanza di garantire quelli sotto i 100mila euro. Le autorità cipriote introdurranno una maggiore progressività nella tassa una tantum rispetto a quanto deciso il 16 marzo, fermo restando il tetto degli introiti stabilito».

L'obiettivo resta fermo: per “garantire” il pacchetto di “aiuti” Da 10 miliardi varato dai ministri delle finanze e dal Fmi servono i soldi depositati nelle banche cipriote. L'assalto alle banche era previsto, ma hanno sbagliato anche i dettagli su questa parte: i soldi verranno infatti tolti in proporzione alle cifre risultanti sui conti alla chiusura di venerdì 15 marzo. Ma se i correntisti riescono a svuotarli prima che scatti la mannaia il prelievo non si può materialmente effettuare. E mentre sui piccoli risparmiatori locali lo Stato potrebbe comunque rivaleersi in qualche modo, successivamente, i grandi evasori russi e di altri paesi – titolari pressoché in esclusiva dei conti davvero ricchi – possono far sparire per via telematica le proprie risorse al primo secondo utile. E far perdere subito dopo le proprie tracce.

Anche questa possibilità, comunque, è causa di possibili tensioni sui mercati finanziari. Masse consistenti di denaro in fuga verso porti più sicuri, infatti, provocano turbolenze potenzialmente pericolose. Specie se – una volta stabilito il precedente che i soldi in banca possono essere “sequestrati” dagli Stati – viene messa in pericolo la “fiducia”, ovvero la certezza di poter disporre in ogni istante del proprio denaro. Un incubo esistenziale per i “piccoli”, un dramma operativo per gli speculatori, evasori, investitori, ecc.

Dove andiamo a finire, signora mia, se nemmeno le banche sono più un approdo sicuro?

Ecco quindi che persino Cipro – inesistente sul piano macroeconomico – rischia di avere “effetti sistemici” in un mercato globale senza più tante certezze.

Le reazioni politiche sono in qualche misura prevedibili. I russi, come già resocontato ieri, si sono subito mobilitati facendo il viso dell'arme, da Putin a Nedvedev 

Ma persino in Germania non sono mancate le voce critiche. «Perché non prelelevare il 15% dai conti dei ricchi ed escludere tutti gli altri correntisti con depositi fino a 25mila euro?», si è chiesto Juergen Trittin, leader dei Verdi tedeschi, spalleggiato dal numero due dei socialdemocratici (SPD), Joachim Poss. Stessa posizione anche del ministro delle finanze francese, Pierre Moscovici, che ha fra l'altro “rivelato” come nell'Eurogruppo di venerdì si siano manifestate anche “posizioni molto più dure” (Germania, Olanda e Finlandia, presumibilmente).

Mentre da Berlino si attende con tutta calma. Il Parlamento tedesco voterà sul piano di salvataggio per Cipro nella seconda metà di aprile (parola del portavoce del ministero delle finanze tedesco, Martin Kotthaus), quando i ciprioti avranno messo nero su bianco i loro impegni con la Troika.

Ma le reazioni dei mercati sono molto più rapide, incisive e devastanti. Per Moody's, agenzia di rating pronta ad aggredire ogni nuovo “squilibrio”, la scelta del prelievo forzoso potrebbe avere conseguenze negative per i rating delle banche europee. La decisione, infatti, ha comunque «pesanti conseguenze» anche per i creditori di banche in altri Paesi europei. Il ragionamento è semplice: se si può fare a Cipro, paese dell'eurozona, si potrà fare in tutti e sedici gli altri paesi. Dunque, le banche del Continente non sono più “sicure” come prima, specie quelle dei Piigs (Italia, Portogallo, Irlanda, Spagna, Grecia); dunque, è probabile la fuga di una quantità sostanziosa di denaro verso altre aree che dànno maggiori garanzie di intangibilità dei depositi.

Per Moody's, si tratta di un punto di svolta a livello di politiche europee: «con la decisione si é avviato un passo importante per limitare, o addirittura eliminare, la tutela sistemica dei creditori bancari in tutta Europa». Operando in questo modo, i responsabili politici europei «dimostrano di essere disponibili a rischiare turbolenze più consistenti sui mercati finanziari, nel perseguimento di obiettivi politici».

E quindi ciao, Europa! I “salvatori rigorosi dell'euro” si dimostrano i primi affossatori...

Fonte: contropiano.org

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CRISI: LA FAME ARRIVA IN BELGIO

Pubblicato su 18 Marzo 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in EUROPA

E poi, quando sosteniamo che questa Europa dell'euro, dei tecnocrati e dei banchieri sta portanto i nostri popoli alla fame, ci dicono che siamo complottisti.

ma che vadano a ramengo e, se hanno un Dio, che lo preghino per farsi assolvere dai loro crimini contro le popolazioni europee. Claudio Marconi

 

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L’anno scorso, circa 121.000 belgi sono stati costretti a recarsi presso le banche alimentari, il che corrisponde al 60 o 70 per cento del cibo totale distribuito da quasi 600 associazioni secondo Nieuwsblad.

“Un triste record”
Per il direttore generale della Federazione delle banche alimentari, Alfons De Vadder, si tratta di un triste primato. Egli osserva che vi siano 4.500 nuovi aderenti nel corso dell’ultimo anno. Questo rappresenta il maggior aumento dall’inizio della crisi nel 2008. Se confrontiamo questi dati al 2005, si può anche dire che il numero dei beneficiari è raddoppiato.

Indipendenti e pensionati
La cosa più sorprendente è che gli aiuti alimentari non sono più solamente una misura di emergenza atta ad aiutare i poveri. Piccoli imprenditori, che nel mezzo della crisi non sono riusciti a farcela e sono falliti, a volte si recano alle banche alimentari.
Anche l’afflusso di pensionati è preoccupante. Questo è un fenomeno che è apparso solo di recente. Pochi anni tutto è diventato più costoso e la loro pensione non è più sufficiente per i loro bisogni primari continua De Vadder.

Tre milioni di spagnoli
La situazione non è tale solo in Belgio. In Europa vi è lo stesso fenomeno. “Dalla fine della seconda guerra mondiale, non abbiamo mai dovuto distribuire tanto cibo come in questo momento”, dice Yves Daccord della Croce Rossa europea. Daccord fa anche notare che per la prima volta in alcuni paesi sono state spese più risorse per il sostentamento interno che per l’esterno. Per esempio, in Spagna, tre milioni di spagnoli dipende da aiuti alimentari.

Traduzione a cura di Stefano Alletti.
Fonte: levif.be 

Tratto da: losai.eu

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CIPRO SOTTO ASSEDIO

Pubblicato su 18 Marzo 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in EUROPA

Stiamo subendo uno squallido regime di partito unico, del partito dei tecnocrati,che, nella assoluta dittatura del denaro, copre - tramite i " presidi" oligarchici formati dalla sinistra e dalla destra - tiutta la vita politica. Claudio Marconi

 

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Se i ciprioti vogliono gli aiuti dell’Unione Europea devono fare dei sacrifici immediati. Così Bruxelles ha posto quale condizione dell’ennesimo salvataggio della periferia il prelievo forzato dai depositi bancari: 6,7% sotto i 100 mila euro e 9,9% sopra. La notizia è arrivata sabato mattina e la gente si è precipitata in banca, ma gli sportelli erano chiusi ed i bancomat bloccati. Fino a martedì, poiché’ lunedì è festa a Cipro, nessuno avrà accesso ai propri risparmi.

Naturalmente la proposta deve essere accettata dal Parlamento che ha posticipato la decisione a lunedì, ma sarà difficile rifiutare le condizioni di Bruxelles. A quanto pare dietro questa nuova clausola di condizionalità degli aiuti, ci sono i ministri delle finanze tedesco ed olandese secondo i quali salvare le banche va bene ma che ci pensino anche i risparmiatori.

La tassa sui depositi colpisce tutti, non solo i ciprioti ma anche gli stranieri, primi fra tutti i russi che hanno colonizzato gran parte dell’isola, ma anche gli inglesi. Il governo di Sua Maestà ha dichiarato che compenserà di tasca propria le truppe britanniche a Cipro e forse anche i liberi cittadini britannici. Putin non si è ancora pronunciato ma la colonia russa già pensa al prossimo paradiso fiscale in riva al mare.

Se martedì il prelievo avverrà allora un brivido di paura attraverserà tutti i paesi della periferia: al prossimo che avrà bisogno di essere salvato con molta probabilità verranno imposte le stesse condizioni.

Democrazia Vendesi

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