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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Post con #europa categoria

GRECIA: CHE CI STA A FARE ANCORA NELL'EURO ?

Pubblicato su 9 Aprile 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in EUROPA

Quanto male hanno fatto alla Grecia, quante umiliazioni. La gente muore di fame, è disperata, e tutto per far ingrassare i compagni di valuta tedeschi e olandesi. Se un Dio davvero esiste non potrà non riservare l'inferno agli attuali capi europei

 

bandiera-grecia-germania-fuoco.jpg

 

Oggi sul Corriere della Sera è apparso nell'inserto La Lettura a pagina 10 (peraltro un bell'inserto) un articolo intervista fatta alla scrittrice greca Ersi Satiropoulos, vincitrice in Italia del Premio nazionale come miglior libro di racconti per il 2012 con Il sentiero delle arance. E' un articolo che mi ha particolarmente colpito ed in qualche modo commosso poiché in esso la scrittrice parla della miseria che ha colpito Atene a partire dal 2008 e ne parla come una persona che ama la sua patria e la vede calpesta, derisa, immiserita da una moneta unica e dall'avidità di pochi stati europei che pur di salvarsi hanno distrutto, raso al suolo un popolo che aveva pari diritti di quello tedesco di salvaguardare il proprio benessere. I tedeschi hanno forse più diritto dei greci a star bene? 
Nell'articolo la Sotiropoulos descrive la situazione di Atene: «C'è povertà dovunque, la gente ha fame. I mendicanti non chiedono più soldi, chiedono qualcosa da mangiare. Vedi tante persone che vanno a frugare nella spazzatura. Il centro di Atene oggi è popolato di drogati, accattoni, emigrati. [...] Questo è il paesaggio della Grecia di oggi, della mia Atene, una città che continuo ad amare immensamente. [...] Una città tradita, anche da se stessa, ma soprattutto dai politici, dalla corruzione, certo, ma ancora di più dall'incompetenza. E tradita, come tutta la Grecia, dai partner europei». 
Se la Grecia, come l'Italia, non avesse messo piede nell'Euro, avrebbe avuto come noi grossi problemi di corruzione, di sperpero di denaro pubblico, di politica incompetente, ma per lo meno non avrebbe avuto problemi più grossi di questi. Con l'Euro la Grecia si è creata un problema che per dimensioni sovrasta tutti quelli che aveva in precedenza, un problema che non potrà mai essere risolto se non uscendo dall'Euro. Non solo, l'Euro ha aggravato i suddetti problemi, come la corruzione che esattamente come in Italia si è moltiplicata con l'introduzione della 'sussidiarietà' voluta dall'Europa come preludio all'Euro. Eppure, come in Italia, la colpa viene attribuita ai politici spreconi, alla corruzione, al debito pubblico, alla improduttività. Mi sovviene il paragone fatto da un amico economista: «Prova a mettere uno zaino di 70 kg sulle spalle di un ragazzino, fallo correre con tutta la sua forza e vedi se sarai in grado di dirgli che è lento ed è colpa sua. Ecco, i giornali tedeschi e la signora Merkel ne sono capaci». Non è un caso se la stessa Sotiropoulos afferma che «c'è qualcosa che pesa ancora di più, al di là della crisi e della miseria: [...] è la condanna senza appello di quanti ci imputano tutta la colpa della situazione in cui ci troviamo. Agli occhi dei paesi del Nord, noi greci siamo i paria d'Europa, i ladri, i fannulloni. [...] Essere greco, per tanti, vuol dire vivere alle spalle dell'Europa». 
Questa denuncia fatta non da un economista, ma da una scrittrice è segno di quando i greci stiano risollevando il capo ed abbiano capito di chi sia la colpa, contro chi puntare il dito. Alcuni miei amici che vivono fra le isole Cicladi e la periferia di Atene mi confermano quel che è la sensazione che a me giunge leggendo i quotidiani greci (ovviamente con google traduttore, ché il mio greco si riduce a poche frasi smozzicate), ossia che il dibattito interno in Grecia è oramai concentrato sulle seguenti parole: «Merkel, Hitler, Euro, tradimento, vendetta». E' quest'ultima parola a fare più temere gli intellettuali greci fra i quali la stessa Sotiropoulos secondo la quale «tutti si sentono traditi in Grecia, ma è un sentimento pericoloso. Su queste basi ha costruito il suo successo il partito xenofobo e neonazista Alba Dorata. E la cosa paradossale, nelle ultime elezioni, è stato vedere che quel partito ha ricevuto molti voti anche a Kalavrita, nel Peloponneso, e a Distomo, in Beozia, due luoghi legati al ricordo dei massacri perpetrati dai nazisti fra il dicembre del 1943 e il giugno del 1944». Il dibattito interno è fortemente contrassegnando da un'odio che sta diventando viscerale e strutturale nei confronti della Merkel, della Germania e dell'Europa, che spesso si esprime in una violenza verbale assai preoccupante, se non in violenza fisica come è già accaduto in diretta televisiva. Una situazione che è sempre più infuocata. I mezzi di informazione, soprattutto quelli direttamente controllati dal governo, cercando di non dare voce al dissenso, ma internet oramai pullula di correnti rivoluzionarie, addirittura di siti internet dove si danno chiare istruzioni su come costruire una bomba e dove collocarla in Germania. I giovani usano il termine «Merkel» in luogo di imprecazione, le piazze sono quasi quotidianamente sedi di manifestazioni, alcune delle quali con simboli e gesti da far accapponare la pelle. 
E tutto questo per far ingrassare i tedeschi. Se continuano di questo passo, quando sarà ora di entrare in guerra contro i greci, i tedeschi saranno così grassi da non riuscire ad indossare neanche le divise e verranno mangiati vivi dalla fame e dal desiderio di vendetta di un popolo ferito nell'orgoglio come quello greco. Cosa pensano di fare i tedeschi, i porci comodi loro senza che nessuno si ribelli? Se proseguono di questo passo finiranno per essere rispediti a calci in culo sulle navi vichinghe da cui mille anni or sono sono giunti in Europa. 
E poi i porci saremmo noi del sud. Per favore, qualcuno eviti che questa bomba esploda.
 
Ivlad - Fonte: ilsenecano.com

 
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VENERDI' SONO ANDATO A LETTO RICCO. IL MATTINO MI SONO SVEGLIATO POVERO.

Pubblicato su 8 Aprile 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in EUROPA

Lezione #4: Agire prima che sia troppo tardi (caso 1)

Lezione #4: Agire prima che sia troppo tardi (caso 2)

John Demetriou è un altro non russo, non oligarca, non milionario e non evasore che ha pagato salatissimo il prezzo di non aver capito il rischio che stava correndo.

Retirement dreams dashed: John Demetriou.

Per 35 anni ha vissuto e lavorato in Australia, dove era fuggito negli anni '70 per scappare dalla guerra d'invasione turca, portando con sé moglie e figli. Dal 2007 è tornato a vivere in un villaggio di pescatori nella costa meridionale di Cipro, con i risparmi di tutta la vita: 1 milione di dollari in un conto alla Laiki Bank, con i cui interessi finanziava la propria pensione e l'istruzione dei nipoti.

Non aveva fretta di investirli o di spenderli in grossi acquisti: "Venerdì sera mi sono addormentato da uomo ricco. Il mattino successivo mi sono svegliato povero."

Una settimana prima, avendo sentito che la banca avesse qualche problema, era corso dal suo direttore di banca, un amico, chiedendogli se fosse il caso di spostare i suoi risparmi: "Non ci sono problemi, niente di cui preoccuparsi".

Sì..come no.
John ha 65 anni e si asciuga le lacrime: "Ho perso tutti i miei soldi".
Il figlio, George: "Tutta la nostra famiglia ha sempre lavorato nei mercati. Fatica onesta in lavori onesti. Ora tutto le nostre fatiche stanno ripagando i debiti di altre persone e del governo. E' disgustante, onestamente".

La notizia è stata riportata da The Sydney Morning Herald.

Ieri la storia di un imprenditore europeo con il conto corrente del proprio IT business in Laiki Bank, che si è visto confiscare 700mila degli 850mila euro (decisamente suggestivo vedere lo screenshot del conto bancario)
Oggi quella di un pensionato che ha perso quasi tutti i risparmi di una vita.

In entrambe non parliamo di oligarchi russi o evasori. Parliamo di risparmiatori e lavoratori onesti.
In entrambe c'è una tragedia economica ed umana.

In entrambe, il prezzo pagato è stato quello di non aver agito in tempo.
Ho il sospetto che si siano pentiti della propria scelta..

Riecho
Editor EconomiaeLiberta.com

05 aprile 2013

EU: BENVENUTI NEL MONDO DELLA SCHIAVITU' FINANZIARIA

Nell'articolo di ieri ho elencato 3 lezioni che possiamo trarre dalle vicende di Cipro:

Lezione #1: Non fidarsi dei politici
Lezione #2: Abbandonare la mentalità "Qui non può succedere"
Lezione #3: Riconoscere lo schema

Oggi e domani due post sulla quarta lezione, la più importante:
Lezione #4: Agire prima che sia troppo tardi (caso 1)



<< La maggior parte delle attività circolanti del nostro conto aziendale è bloccata.
Più di 700 mila euro espropriati, che andranno a ripagare il debito del paese. Probabilmente avremo indietro il 20% di questa somma in 6-7 anni.

Non sono un oligarca russo, solo un imprenditore europeo con un business IT di medie dimensioni. Migliaia di altre aziende a Cipro vivono la stessa situazione.

La mia azienda è definitivamente rovinata, tutti i lavoratori ciprioti verranno licenziati.
Ci stiamo trasferendo in un piccolo paese dei Caraibi, dove le autorità hanno più rispetto della proprietà delle persone. Stiamo anche ragionando se usare Bitcoin per pagare stipendi e per i pagamenti con i nostri partners.

Un ringraziamento speciale a:

- Jeroen Dijsselbloem
- Angela Merkel
- Manuel Barroso
- gli altri esponenti della "Commissione Europea"

P.S. La cosa peggiore è che neanche un mese fa, ho iniziato a sospettare che la situazione potesse volgere per il peggio. A febbraio, ho chiamato ripetutamente il mio consulente in banca e il mio avvocato e chiesto loro se i soldi del conto fossero al sicuro, impaurito da un articolo sul Financial Times. Ma mi convinsero che non ci fosse ragione di preoccuparsi, e che anche se il paese avesse fatto default,i conti correnti non sarebbero stati toccati in alcun modo. "Siamo nell'Unione Europea e le banche qui non possono bloccare i conti e andarsene" mi hanno detto.
Ho imparato una lezione importante (e dolorosa) e ora capisco il significato della frase "NON CREDERE A NESSUNO">>

Questa testimonianza sta facendo il giro della rete, trovate qui l'originale.

Laiki Bank è proprio la banca il cui CEO, a febbraio, aveva ricevuto una lettera ufficiale della Banca Centrale di Cipro in cui veniva rassicurato sull'impossibilità di prelievi forzosi dai depositi bancari. Trovate la lettera sulla nostra pagina facebook.

Non mi interessa discutere sui meriti delle decisioni degli euroburocrati e dei politici ciprioti.
Non mi interessa ragionare su quale fosse la soluzione migliore.

Mi interessano le conseguenze sui risparmi e sulla vita di individui e aziende.
Mi interessa spingere le persone ad agire prima che sia troppo tardi.

Riecho
Editor EconomiaeLiberta.com

04 aprile 2013

LE 4 LEZIONI DI CIPRO

Lezione #1: Non fidarsi dei politici

Nel mio ultimo post ho definito i governi, nella loro essenza, come un elite di persone che sfrutta il potere per arricchire sè stessa e che agisce secondo i cicli elettorali al fine di mantenersi al potere. Cipro ne è stata l'ennesima dimostrazione.

Nicos Anastasiades, l'attuale Presidente di Cipro, durante la campagna elettorale per le scorse elezioni aveva promesso che i depositi bancari a Cipro sarebbero stati sicuri.

Non solo, secondo la stampa cipriota, Anastasiades avrebbe avvertito in anticipo amici e parenti sulla crisi in arrivo: politici, familiari e gente vicina al governo avrebbero portato via il proprio denaro pochi giorni prima che venisse decretato il blocco dei conti correnti per un totale di 4,5 miliardi di euro.

Lezione #2: Abbandonare la mentalità "Qui non può succedere"

Da SigmaTv, la lettera inviata da George Georgiou della Banca Centrale di Cipro a Takis Phodias, CEO di Laiki Bank, l'11 Febbraio scorso.. (click per ingrandire)

Per chi non se ne fosse accorto, settimana scorsa a commento delle vicende cipriote Antonio Patuelli, Presidente dell'Associazione Bancaria Italiana, ha affermato che i prelievi forzosi in Italia sono scongiurati perché incostituzionali.. in un Paese in cui il prelievo forzoso dai depositi bancari è accaduto appena 20 anni fa ed è ancora fresco nella mente di molti! A voi il giudizio.
Lezione #3: Riconoscere lo schema


Le misure restrittive e di confisca poste in essere da governi disperati sono una costante della storia e l'esperienza indica un preciso schema, di cui Cipro non è stata eccezione.
Inizia tutto con la "sorpresa" del "bank holiday" dichiarato solitamente durante il weekend. Una volta che le banche sono chiuse, i movimenti finanziari sono impossibili ed il governo è libero di confiscare la ricchezza che vuole. Può farlo sotto forma di tassa sul deposito, di svalutazione immediata del valore dei risparmi, o altro.

A questo punto, confiscata la ricchezza, prima che le banche vengano riaperte sono imposte leggi sul controllo dei capitali e sui movimenti finanziari di modo da evitare che la ricchezza
rimasta possa fuggire dal paese.

Lezione #4: Agire prima che sia troppo tardi (nei prossimi post..)

Riecho
Editor EconomiaeLiberta.com

Fonte: economiaeliberta.com

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RIGORE ILLEGALE: LISBONA, LA CORTE SUPREMA BOCCIA LA TROIKA

Pubblicato su 8 Aprile 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in EUROPA

La Corte Costituzionale del Portogallo ha inferto un durissimo colpo alla Troika ed al governo conservatore di Pedro Passos Coelho, bocciando alcune delle misure contenute nel pacchetto di austerità approvato al fine di ottenere i crediti internazionali. La sentenza stabilisce che il taglio delle retribuzioni dei lavoratori pubblici e dei pensionati, lasciando invariati gli altri redditi, viola il principio di uguaglianza sancito dalla Costituzione lusitana. Allo stesso tempo è stata bocciata una nuova imposta sui disoccupati, perchè il governo non ha il potere di introdurre misure che generino eccessiva sofferenza. La sentenza della Corte Costituzionale non è stata commentata dalla Commissione europea o da altri esponenti della Troika, ma ha subito portato ad una seduta di crisi del governo. 

 

Joaquim Sousa Ribeiro, presidente della Corte Costituzionale portoghese

 

 

 

 

 

 

 

L’esecutivo di Pedro Passos Coelho dovrà ora trovare una cifra compresa tra gli 860 milioni di euro ed 1 miliardo e 300 milioni di euro per colmare ilbuco di bilancio creato dalla decisione dei massimi magistrati lusitani. In base agli accordi presi con i creditori internazionali, Ue, Bce e Troika, il governo deve abbassare il deficit del 2013 dal 6,4% del 2012 al 5,5% del 2013, al fine di centrare l’obiettivo del 3% imposto dai trattati europei. Se questi parametri non saranno rispettati, la Troika avrà la facoltà di sospendere i prestiti, il cui ammontare totale è pari a 78 miliardi di euro. Il salvataggio del Portogallo è stato effettuato nella primavera del 2011, quando il governo di Lisbona, allora guidato dai socialisti, fu costretto ad uscire dai mercati internazionali Portogalloa causa dell’esplosione del costo del suo debito.

Le misure bocciate dalla Corte Costituzionale lusitana erano particolarmente severe: i lavoratori pubblici avevano subito la decurtazione completa di una delle quattordici mensilità che ricevono ogni mese. Le pensioni dei dipendenti statali erano invece state tagliate del 6,4%. Anche il presidente conservatore del Portogallo, Aníbal Cavaco Silva, aveva aderito alla petizione alla Corte Costituzionale promossa dall’opposizione socialista, che ora ha chiesto le dimissioni del premier Passos Coehlo. Nell’ultimo anno l’economia lusitana si è contratta del 5% e la disoccupazione è salita al 17%, anche a causa dell’austerità imposta dal governo. Il governo portoghese ora dovrà decidere se proseguire sulla strada del rigore, oppure cercare di ottenere qualche misura di sollievo da parte dell’Unione Europea. Negli ultimi mesi i vertici comunitari hanno allentato il rigore imposto dallo scoppio della crisi dei debiti sovrani, ma a Lisbona nei mesi scorsi è stato rimarcato come un indebitamento del 124% sul Pil, vicino a quello italiano, sia insostenibile nel lungo periodo.

(Andrea Mollica, “La Corte Costituzionale del Portogallo boccia l’austerità della Troika”, dal blog di Gad Lerner del 6 aprile 2013).

Tratto da: libreidee.org

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BCE, IN EUROPA DEPOSITI INSICURI

Pubblicato su 6 Aprile 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in EUROPA

Credo che ci sia poco da spiegare: bisogna salvare le banche, ci dicono gli eurocrati.

Ma questo non sembra “ toccare “ gli italyoti, che si sentono al “ sicuro”, fino a che la mannaia non si abbatterà sulle loro teste: allora sarà troppo tardi.

La questione fondamentale è che non si sa più cosa sia il bene comune, ognuno pensa ai cavolacci suoi e, se non si procede rapidamente sulla strada di una ri-costituzione di comunità di popolo, non c’è futuro, non c’è speranza.

Serve la formazione di una nuova qualità umana, il sunto di quell’unica opzione che conti, da cui, a causa delle nefandezze che ci hanno propinato, ci si è dissociati.

E’ imperativo ri-tornare al concetto fondamentale di Bene Comune, di una Comunità di Popolo che abbia estremamente chiaro, tra i suoi compiti, la Funzione di Servizio per il bene comune, appunto. Claudio Marconi

 

04126 prelievo forzoso 

Il membro olandese della BCE Klaas Knot conferma : l’esproprio di depositi bancari rientra in futuro nella “politica europea di liquidazione”. La BCE pretende che le banche rimettano a pari i loro bilanci. Il risparmiatore comune dovrebbe quindi riflettere bene sia sulla somma di danaro sia presso quale banca la voglia lasciare in deposito.

Ora sono le banche centrali che hanno preso in mano il comando del nuovo ordine del sistema bancario europeo. Il membro della BCE olandese e presidente della banca centrale del suo paese, Klaas Knot ha confermato giovedì durante un convengo ciò che aveva già annunciato la settimana scorsa Jereon Dijsselbloem, presidente dell’Eurogruppo: la ristrutturazione delle banche europee verrà effettuata come dall’esempio di Cipro. Tutti di depositi bancari, se necessario, verranno espropriati. Dijsselbloem aveva detto che l’affare Cipro rappresenta per l’Europa una pausa cianografica. Poi ha ritirato tutto. Dopodiché Benoit Coeuré della BCE ha affermato che Cipro è un caso a sé.

Ora Knot, come da articolo del giornale Het Financieele Dagblad, ha provveduto a chiarire : “Non c’è nulla da eccepire alle affermazioni di Dijesselbloem . Quanto da lui affermato è ciò che viene discusso in Europa già da tempo. Questo modus operandi sarà parte del processo con cui in Europa verranno liquidate le banche”. Le banche devono riportare a pareggio i loro bilanci, per cui sarà necessaria trasparenza nel settore bancario. Dopodiché le banche dovranno dividersi da chi procura perdite.

Reuters ha avuto conferma dall’addetta stampa di Klot che le affermazioni dell’olandese non sono dei malintesi. La stampa internazionale è ormai molto attenta da quando Dijsselbloem ha cercato di imbrogliare la FT e Reuters.

Il membro della BCE olandese e presidente della banca centrale del suo paese, Klaas Knot, presenta ufficialmente la nuova dottrina della BCE: Cipro rappresenta semplicemente un campo di prove generali. Nel settore bancario questa è la nuova situazione : i tanto decantati risparmi sicuri non valgono la carta sulla quale sono stampati.

Concretamente: il cliente semplice di una banca dell’Eurozona non può più essere sicuro quando porta i suoi soldi in banca!

Deve raccogliere informazioni sulla sua banca studiandone i bilanci o cercare di vedere gli affari sui Derivati, altamente esplosivi, segreti e che non hanno l’obbligo di indicare nei bilanci. E per dirlo in maniera molto chiara: entrambe le cose sono impossibili, poiché nonostante conoscenze altamente professionali è attualmente impossibile valutare i rischi di una banca. La maggior parte dei bilanci sono menzogne raffinate che non capisce nessuno e che nessuno deve poter capire.

D’altra parte è un fatto positive che la BCE finalmente parla chiaro. Probabilmente non c’è altra alternativa se non quella di rianimarle .

Per i risparmiatori, proprietari di libretti di risparmio e aziende , l’annuncio di Knot è un messaggio eloquente: devono prendere subito dei provvedimenti. Se nel caso di Cipro v’erano ancora dubbi sul fatto della sicurezza dei depositi bancari, con chiara spiegazione di Knots ora è ufficiale.

Questa notizia è particolarmente negativa per le medie imprese, poiché non vi sono , per motivi pratici, alternative al conto bancario. Ci si deve rendere conto che può accadere a tutti, che da un giorno all’altro possono essere espropriati – ma di ciò che li danneggia più di tutto :della liquidità. Quando lo Stato viene di notte come un ladro, l’azienda non è più in grado di pagare gli stipendi ed allora incombe il pericolo dell’insolvenza (come accade concretamente è documentato qui )

Quindi le imprese devono decidere se conservare in azienda contanti consistenti. Forse ci sarà addirittura il ritorno alla “busta classica” , cioè stipendi pagati in contanti.

La fredda decisione delle banche centrali di risanare a discapito dei clienti delle banche, è chiara: I soldi guadagnati e che servono per la gestione dell’impresa vanno tenuti ovunque tranne che in banca.

Guarda caso questa notizia Knot la dà il giovedì Santo: sono iniziate le vacanze pasquali e quasi nessuno fa ci fa caso. Cos’è che disse Wolfgang Schäuble? “I risparmi bancari sono una questione delicata, per cui va presa in considerazione solo il fine settimana”.

La situazione a quanto pare è talmente seria che sottintende in chiare lettere l’ annuncio dell’esproprio.

(traduzione di Gabriella Cavallucci)

fonte:

http://deutsche-wirtschafts-nachrichten.de/2013/03/30/ezb-bestaetigt-die-bank-guthaben-in-europa-sind-nicht-sicher/

Tratto da: http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2013/04/bce-in-europa-desositi-insicuri.html#more

 

Tratto da: stampalibera.com

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MARIONETTA PAPADEMOS, AVETE PORTATO I GRECI ALLA RIVOLUZIONE ( NIGEL FARAGE )

Pubblicato su 6 Aprile 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in EUROPA

“Se i greci non tornano alla dracma, sarete responsabili di qualcosa di veramente terribile”. “Se io fossi greco andrei in strada a protestare contro le autorita’ europee e il pupazzo Papademos”

 

 

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Tratto da: .informarexresistere.fr

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IL QATAR SBARCA IN EUROPA

Pubblicato su 5 Aprile 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in EUROPA

 

Nel novembre 2012 nasce a Doha una particolare società che può essere definita un’opportunità per l’Italia o il lento, ma strategico, avanzamento della ricchezza araba in Europa. Stiamo parlando della IQ Made in Italy Venture, una società che ha visto la luce in virtù di un accordo firmato dal Fondo Strategico Italiano Spa, FSI, la holding nata nel maggio 2011 e controllata dalla italiana Cassa Depositi e Prestiti, e la Qatar Holding LLC, QH (1).

 

qatar.jpg

Con un capitale complessivo di 2 miliardi di euro, che verranno versati pariteticamente da FSI e QH nel corso dei primi 4 anni, IQ Made in Italy Venture investirà nelle società italiane che operano in settori “strategici” per lo Stivale. La neonata società si concentrerà sulla produzione e distribuzione dei prodotti alimentari, sulla moda e i beni di lusso, sull’arredamento e il design, così come sul turismo e il tempo libero.

Il nome scelto per la società è indicativo dell’obiettivo a lungo termine dell’Emiro del Qatar, Hamad bin Khalifa Al Thani: entrare nel Made in Italy, nell’ambito di quella particolare politica estera qatariota portata avanti anche attraverso ingenti investimenti in Europa. Uno sguardo ad Est, uno ad Ovest, oltre l’Oceano Atlantico, e occhi puntati sulla crisi che investe ormai da alcuni anni gli Stati europei, questi ultimi sempre alla ricerca di potenti finanziatori.

La Qatar Holding nasce nel 2006 e ha come obiettivo quello di ottenere regolari profitti di lungo termine investendo a livello internazionale e locale, a vantaggio del paese e per diversificarne l’economia (2).

L’incontro con il Fondo Strategico italiano ha permesso all’Emirato di entrare dalla “porta di ingresso” dell’economia italiana. I settori in cui la IQ Made in Italy Venture investirà rappresentano quella che può essere definita l’eccellenza dell’Italia: le aziende che contribuiscono in misura determinante alle esportazioni italiane.

Si tratta, infatti, di settori che rappresentano nel mondo la “qualità” dell’Italia, con un significativo potenziale di crescita e di espansione internazionale.

Obiettivo dell’Italia e del Qatar è quello di investire in aziende d’avanguardia, consolidarne le strutture e garantirne la crescita, anche a livello internazionale. Tutto ciò dovrebbe avvenire mediante la combinazione della conoscenza locale di FSI e della portata globale e conoscenza del settore di QH, per fornire alle aziende un insieme unico di competenze, potenziandone i processi di crescita.

IQ Made in Italy Venture sarà gestita da FSI e QH in maniera paritetica. L’accordo è stato raggiunto in occasione della visita del Primo ministro uscente Mario Monti in Qatar e rappresenta  una delle iniziative che appartengono ad un quadro di cooperazione tra il paese arabo e la Repubblica italiana.

Tra le aziende che sembrano suscitare l’interesse del Qatar emergono la casa di moda della famiglia Versace, dopo l’acquisizione della maison Valentino, Snam, Eni ed Enel, così come il Milan (3).

Una delle regioni che più ha colpito la famiglia reale Al Thani è la Sardegna.

Il Presidente Cappellacci ha preso parte all’incontro di novembre a Doha e nel corso del colloquio è emersa la volontà dell’Emirato di investire nell’isola italiana un miliardo di euro nel settore turistico. Gli investimenti dovrebbero riguardare il rilancio della Costa Smeralda, i trasporti dell’isola e l’allevamento di cavalli purosangue arabi nel sud della Sardegna (4).

 

 

La politica estera di Doha

Quanto riportato finora, ci racconta della nascita di una società mista nata dalla collaborazione di un’Italia in crisi e di un Qatar in espansione. La rilevanza strategica di uno Stato a livello internazionale si misura anche dalla forza di attrazione che questo genera negli investitori mondiali e l’arrivo di nuovi capitali in Italia può avere senza alcun dubbio degli effetti positivi.

Nell’era dello Spread che sale e che scende e dei declassamenti ad opera di ibride agenzie di rating, “investimento” diventa la parola d’ordine per eccellenza.

La IQ Made in Italy Venture investirà in settori dell’eccellenza italiana, in aziende di elevata qualità che rappresentano una quota consistente delle esportazioni dell’Italia. Il denaro qatariota rappresenterà per questi settori una boccata di aria pura, nel breve periodo, ma a lungo termine l’intervento dell’Emirato può voler dire avere diritto a metà di quella che è l’immagine dell’Italia nel mondo.

L’Italia della moda, del cibo, del lusso e del turismo sarà finanziata da un paese che negli anni sta conducendo una politica estera sui generis.

 

 

L’Emirato in Europa 

Gli investimenti di Doha hanno oltrepassato le Alpi. Dopo un anno di dubbi, nell’ottobre 2012 anche Parigi ha accettato la creazione di un fondo gestito dal Qatar per aiutare le aree povere francesi, rurali ed urbane (5).

Il Ministro per il risanamento economico, Arnaud Montebourg, pur accettando un tale accordo, ha deciso di modificare la natura del fondo di capitali di Doha mediante la previsione della partecipazione della Francia, con l’obiettivo di mettere a tacere chi criticava la “svendita” delle periferie e delle zone rurali francesi ad un paese straniero. L’intervento del Qatar in territorio francese nasce dalla richiesta di un piccolo gruppo di eletti nelle assemblee locali, riuniti nell’Associazione nazionale dei rappresentanti locali per la diversità, Aneld. Questa associazione ha bussato alle porte dell’Emiro chiedendo di investire lì dove Parigi rimane immobile, in quei quartieri, abitati da un gran numero di musulmani, in cui il tasso di disoccupazione giovanile raggiunge il 40 %.

L’interesse del Qatar per la Francia si è inoltre manifestato nell’acquisto del palazzo del quotidiano Le Figaro e della squadra di calcio del Paris Saint Germain e in investimenti nella compagnia petrolifera Total (6).

L’Emirato, dunque, è divenuto negli ultimi anni uno degli investitori più attivi nell’Europa della crisi finanziaria. Nel 2011 il fondo sovrano del Qatar, Qatar Investment Authority, ha finanziato la fusione di Eurobank e Alpha Bank, due delle maggiori banche della Grecia e ha poi acquisito quote nelle multinazionali petrolifere portoghesi Energias de Portugal e Iberdrola (7).

Il Qatar ha inoltre investito nel settore automobilistico e bancario e si è spinto anche in Gran Bretagna con l’acquisto del Villaggio Olimpico di Londra e dei grandi magazzini Harrod’s.

Scritto da: Marzia Nobile - Fonte: eurasia-rivista.org

* Marzia Nobile, Laurea Magistrale in “Relazioni internazionali” presso l’Università “La Sapienza” di Roma

 

(1)   Joint venture FSI e Qatar Holding da € 2 mld per il “Made in Italy”,  19 novembre 2012, www.governo.it.

(2)  About QHwww.qatarholding.qa.

(3) Cenci F., I soldi del Qatar, 2012, www.ilfarosulmondo.it.

(4) Il Qatar investe sull’Italia. Anche senza garanzie sul dopo Monti, 2012, www.ilfattoquotidiano.it.

(5)  Le Devin W., Perfusion qatarie pur les quartiers, 2012, www.liberation.fr.

(6) Billi D., Monti svendita: il Qatar sta già prendendo tutto, con obiettivo Snam?, 2012, www.petrolio.blogosfere.it.

(7) Il Qatar investe in Europa, 2012, www.ilpost.it.

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L'ECCEZIONE TEDESCA NEL COLLEGAMENTO DEI TITOLI DI STATO

Pubblicato su 3 Aprile 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in EUROPA

Bisogna tenere conto di due cose per capire questo articolo, che non ha specificato

1. i titoli di stato sono considerati altamente liquidi nelle operazioni tra banche cioè alla stregua di moneta, sono moneta
2. la differenza tra mercato primario e mercato secondario è unicamente che il primo è l’oligopolio delle banche dealer che vanno alle aste pubbliche del debito con una sorta di diritto di prelazione sui titoli e un monopolio effettivo sugli stessi e sul loro tasso di rendimento (http://www.stampalibera.com/?p=59366)

Semmai dall’articolo sotto appare chiaramente che:
1. E’ la BUBA a stampare i TDS E NON LO STATO, a riprova dello scippo totale di sovranità degli Stati.
2. La BUBA, ma anche tutte le BC ivi compresa la BCE, si comporta come una vera e propria banca di investimento, o fondo avvoltoio secondo le parole della Kirchner: cioè specula in borsa, emette strumenti derivati e altri certificati strutturati e lo fa con i nostri TDS, che utilizza come moneta, ma i cui interessi sono “spalmati” dal verbo “to spread” sui popoli, di preferenza i cosiddetti PIIGS. E lo fa grazie ai differenziali di rendimento dei TDS e ai vari trucchi e sotterfugi che i paesi cosiddetti ‘forti’ utilizzano per derubare i cosiddetti paesi deboli o PIIGS.
Chiaro?

Nicoletta Forcheri

1/4/2013

 

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Scritto da Manfredi De Leo il 07 Dicembre 2011

1. L’esito della recente asta dei titoli pubblici tedeschi ha sollevato un interessante dibattito intorno alle specificità del meccanismo di collocamento dei titoli pubblici che sembrano distinguere la Germania dagli altri paesi dell’eurozona. Il dibattito prende spunto dai dettagli presenti nel resoconto ufficiale della procedura d’asta, laddove si comunica che sono stati emessi tutti i 6 miliardi di euro di titoli inizialmente previsti dal governo, ma al contempo si afferma che – di questi – solamente 3,6 sono stati collocati presso investitori privati. Si tratta dunque di capire esattamente cosa è successo a quei 2,4 miliardi di euro di titoli residui, che sono stati dichiarati emessi, ma non sono stati sottoscritti dai partecipanti all’asta.

Il resoconto ufficiale dell’asta definisce quella particolare quota dell’emissione come “Ammontare messo da parte per operazioni sul mercato secondario”. Dunque il 40% dei titoli emessi è stato trattenuto con lo scopo di essere successivamente venduto sul mercato secondario: una quota consistente dei titoli è stata, in altri termini, emessa ma non collocata presso gli investitori privati. Una simile operazione sembra possibile solamente qualora si ammetta l’intervento della Bundesbank, che avrebbe sottoscritto una parte della nuova emissione – come suggeriscono numerosi commentatori[1].

Ciò significherebbe che la Germania opera al di fuori delle regole comuni dell’eurozona[2], ossia in deroga a quegli stessi principi che hanno impedito, ad esempio, alla Banca Centrale Greca di intervenire a sostegno dei titoli pubblici ellenici tra il Dicembre 2009 ed il Maggio 2010, quando la spirale nei tassi di interesse pretesi dai mercati finanziari internazionali in sede d’asta ha di fatto costretto Atene a ricorrere ad un prestito istituzionale, vincolato all’adozione delle cosiddette misure di austerità. L’“eccezione tedesca” alle regole europee sull’emissione di titoli del debito pubblico appare ancora più significativa se si considera che la pratica di trattenere una quota (anche consistente) dell’emissione “per operazioni sul mercato secondario” non costituisce affatto un’anomalia nelle ordinarie operazioni di collocamento dei bund, ma ne rappresenta piuttosto il regolare funzionamento: come illustrato dal seguente grafico, la Germania trattiene regolarmente una quota delle emissioni, esattamente come accaduto in quest’ultima, discussa, asta di bund decennali.

Cercheremo di dimostrare che la Bundesbank sostiene attivamente il collocamento dei titoli pubblici tedeschi, esercitando un’influenza dominante sul prezzo dei titoli di nuova emissione, senza però ricorrere alla sottoscrizione degli stessi sul mercato primario, ma articolando il proprio intervento in modo tale da aggirare i divieti imposti dal Trattato di Maastricht, e praticare di fatto il finanziamento diretto del debito pubblico tedesco.

2.Iniziamo col dire che il dibattito sull’asta dei titoli tedeschi ha il grande pregio di restituire il meccanismo di emissione dei titoli pubblici – fatto di regolamenti, prassi e rapporti di forza tra governi, banche private nazionali e internazionali – ad un contesto istituzionale più complesso di quella ‘forma di mercato’ che gli viene attribuita dalle istituzioni europee, e che giustifica il divieto di acquisto dei titoli pubblici imposto alle banche centrali, chiamate appunto a non interferire con il regolare funzionamento del mercato del credito.

Vogliamo capire come sia possibile che un titolo pubblico venga emesso, ma non collocato. Precisiamo innanzitutto cosa si intende per collocamento: un titolo si definisce collocato quando viene sottoscritto per la prima volta. L’ufficio governativo responsabile dell’emissione dei titoli del debito pubblico tedesco è l’Agenzia per il debito (Finanzagentur), la quale gestisce le procedure d’asta e poi trattiene i titoli non collocati presso quella platea di investitori privati che hanno l’accesso riservato al mercato primario, platea costituita da una quarantina di banche e società finanziarie tedesche ed internazionali. L’idea, suggerita da molti commentatori, che i titoli non collocati vengano di fatto sottoscritti dalla banca centrale tedesca è stata immediatamente contestata, poiché sembra scaturire da una errata interpretazione del particolare ruolo svolto da quest’ultima all’interno del processo di emissione dei titoli. Come vedremo, sebbene sia effettivamente possibile confutare la tesi secondo cui la Bundesbank sottoscrive i titoli pubblici tedeschi direttamente sul mercato primario, la banca centrale tedesca può contare su altri e diversi canali per intervenire sui titoli di nuova emissione, con risultati assolutamente equivalenti all’azione diretta sul mercato primario.

La Bundesbank agisce per conto dell’Agenzia per il debito tedesca in qualità di “banca custode e non di prestatore di ultima istanza”, come sostiene Isabella Bufacchi sul Sole 24 Ore del 26 Novembre 2011: i titoli trattenuti risultano in sostanza congelati presso la banca centrale tedesca, senza che questa corrisponda al governo alcuna somma di denaro in cambio, ossia senza che quei titoli risultino effettivamente sottoscritti. Spiega ancora la Bufacchi: “L`agenzia del debito tedesco riprende poi quei titoli invenduti e li ricolloca in tranche sul secondario, nell`arco di qualche giorno o in casi di mercati ostici di qualche settimana.” Dunque sembra, a prima vista, che la Germania non stia procedendo alla cosiddetta ‘monetizzazione’ del debito pubblico. A confermare questa interpretazione interviene anche la prestigiosa rivista The Economist, pubblicando sul proprio sito l’articolo Fun with bunds in cui, “per evitare che i bloggers passino molto tempo immersi nei meccanismi d’asta delle obbligazioni europee”, si affida la soluzione al dilemma alle parole di un rappresentate della PIMCO, una delle più importanti società private di investimento a livello internazionale: “La Finanzagentur ha emesso solamente 3,6 miliardi in cambio di liquidità. Loro hanno collocato 3,6 miliardi sul mercato ed hanno trattenuto 2,4 miliardi sui loro libri contabili. In futuro potranno vendere l’ammontare trattenuto sul mercato secondario, ottenendo la corrispondente liquidità. Potreste aver letto che la Bundesbank ha acquistato la quota dell’emissione che non è stata collocata in asta; ciò non è corretto. La Bundesbank non sta finanziando la Germania; opera semplicemente come un’agenzia per la Finanzagentur.”

La pratica dell’Agenzia tedesca per il debito, consistente nel trattenere una quota dell’emissione, viene dunque presentata, molto semplicemente, come un metodo per procrastinare il collocamento di quei titoli, in attesa di più favorevoli condizioni sui mercati finanziari: una mera questione di tempo, poiché i titoli emessi ma non anche collocati saranno, prima o poi, effettivamente collocati.

3. Dopo aver “passato molto tempo immersi nei meccanismi d’asta delle obbligazioni europee”, è forse possibile mettere in discussione la validità di questa lettura del problema, ed incentrare l’interpretazione del particolare meccanismo di emissione dei titoli pubblici tedeschi non tanto sul ‘quando’ i titoli trattenuti verranno sottoscritti, quanto piuttosto sul ‘dove’ quei titoli verranno poi, effettivamente, collocati.

La struttura istituzionale conferita generalmente agli odierni processi di emissione dei titoli del debito pubblico si fonda su una netta distinzione tra il mercato primario, dove i governi collocano i titoli di nuova emissione, ed il mercato secondario, dove i titoli già emessi possono essere liberamente scambiati. Tale distinzione è rilevante, all’interno della cornice istituzionale dell’eurozona, poiché il Trattato di Maastricht (comma 1 art. 101[2]) vieta esplicitamente alle banche centrali dell’eurozona l’acquisto di titoli del debito pubblico dei paesi membri solamente sul mercato primario: la BCE e le banche centrali dei paesi membri sono dunque lasciate libere di acquistare titoli del debito pubblico dei paesi membri dell’eurozona sul mercato secondario, e siamo certi che stiano operando in questo senso quantomeno a partire dal Maggio 2010, nel contesto del Securities Markets Programme[4]. Si noti come la chiara distinzione tra mercato primario e mercato secondario, ovvero la regola per cui sul mercato secondario possono essere scambiati solamente titoli già emessi sul mercato primario, sia il presupposto della logica seguita dalle istituzioni europee, le quali prevedono contemporaneamente il divieto imposto da Maastricht, che si riferisce al mercato primario, ed il Securities Markets Programme, che limita al mercato secondario la libertà di intervento delle banche centrali. Nelle parole dell’allora Governatore della BCE Trichet: “le nostre azioni sono pienamente conformi al divieto di finanziamento monetario [del debito pubblico] e dunque alla nostra indipendenza finanziaria. Il Trattato vieta l’acquisto diretto, da parte della BCE, dei titoli del debito emessi dai governi. Noi stiamo acquistando quei titoli solamente sul mercato secondario, e dunque restiamo ancorati ai principi del Trattato”.[5]

Alla luce di quanto detto circa la pratica – operata negli anni dalla Germania – di destinare una quota rilevante delle emissione ad operazioni sul mercato secondario, risulta evidente che, quando consideriamo il mercato dei titoli pubblici tedeschi, la distinzione tra mercato primario e mercato secondario si fa quantomeno labile: tramite la quota di titoli di nuova emissione regolarmente trattenuta dall’Agenzia del debito, infatti, la Germania è in grado di collocare i propri titoli del debito pubblico direttamente sul mercato secondario. Ciò è rilevante perché se il mercato primario dei titoli pubblici è esplicitamente riservato, in tutti i paesi dell’eurozona, ad un gruppo di investitori privati, sul mercato secondario operano – accanto agli investitori privati – anche le banche centrali dei paesi membri. Questo significa che il tasso di interesse che si determina sul mercato primario può essere spinto al rialzo da una carenza di domanda di titoli che non ha ragione di esistere sul mercato secondario, laddove l’azione della banca centrale implica una domanda potenzialmente infinita per i titoli pubblici: sul mercato primario, dove non operano le banche centrali, può sussistere una situazione di eccesso di offerta di titoli che conduce ad un rialzo nei tassi di interesse, quale quello osservato in Grecia nei primi mesi del 2010, ed in Italia a partire dall’Agosto 2011, mentre sul mercato secondario l’intervento della banca centrale ha il potere di creare tutta la domanda necessaria a spingere al ribasso il rendimento dei titoli pubblici. Pertanto, il semplice fatto che il collocamento dei bund di nuova emissione avvenga, in parte, direttamente sul mercato secondario ha un impatto significativo sul tasso di interesse dei titoli pubblici tedeschi, garantendo alla Germania un minor costo dell’indebitamento pubblico, a prescindere dalla possibilità (pure presente) che i titoli di nuova emissione collocati sul mercato secondario vengano sottoscritti direttamente dalla Bundesbank. La particolare struttura istituzionale del processo di emissione dei titoli pubblici tedeschi sopprime di fatto la distinzione tra mercato primario e mercato secondario, aprendo lo spazio per il finanziamento del debito pubblico tramite la banca centrale – spazio negato agli altri paesi membri dell’eurozona.

Il complesso meccanismo di emissione dei titoli pubblici appena descritto consente alla Germania di proporre, in asta, un tasso dell’interesse molto basso, come avvenuto il 23 Novembre: se gli investitori privati si rifiutano di sottoscrivere i titoli del debito pubblico tedeschi a quei tassi, giudicati poco remunerativi, lo Stato trattiene la quota dell’emissione non collocata e procede, successivamente, al collocamento di quei titoli sul mercato secondario, dove l’azione della banca centrale è in grado di orientare i livelli del tasso dell’interesse vigente, o addirittura di tradursi in un intervento diretto, con la Bundesbank che sottoscrive i titoli del debito non collocati sul mercato primario. In assenza di un simile meccanismo, i governi sono costretti ad accettare il tasso di interesse che gli investitori privati pretendono sul mercato primario, laddove la loro disponibilità a sottoscrivere i titoli pubblici rappresenta l’unica possibilità che lo stato ha di finanziare il proprio debito. L’“eccezione tedesca” può essere concepita come un metodo che permette di aggirare i divieti imposti dal Trattato di Maastricht, e viene da chiedersi per quale motivo gli altri paesi dell’eurozona non si siano dotati di un simile dispositivo, capace di arginare le pretese dei mercati finanziari internazionali sui rendimenti dei propri titoli pubblici.

[1] Alesina e Giavazzi sul Corriere dela Sera del 24 Novembre 2011 affermano che “l’asta dei Bund è stata sottoscritta solo grazie alla Bundesbank che ha acquistato il 40% dei titoli offerti da Berlino.”. Lo stesso giorno, simili affermazioni compaiono sui più importanti quotidiani. Sul Sole 24 Ore Bufacchi sostiene che: “va scartata la maxi-quota, pari al 39% dei 6 miliardi, che è stata sottoscritta dalla Buba [Bundesbank] per essere rivenduta sul secondario per via del peculiare meccanismo usato fin dagli anni 70 nelle aste dei titoli di Stato tedeschi.”; Quadrio Curzio commenta che “senza l’intervento della Bundesbank poteva andare anche peggio” sul Messaggero; Tabellini afferma, sul Sole 24 Ore, che: “la Bundesbank di fatto continua ad agire come prestatore di ultima istanza quanto meno in via temporanea nei confronti dello Stato tedesco. I titoli non venduti in asta infatti sono stati assorbiti dalla Bundesbank, che da sempre svolge questo ruolo per garantire la liquidità dei titoli tedeschi.”
[2] “La banca centrale tedesca ha subito assorbito tutti i titoli invenduti. È esattamente ciò che la Bundesbank stessa non vuole che la BCE faccia con Italia e Spagna. […] ha comprato direttamente dal governo, un comportamento in apparenza illegale ai termini del trattato: finanziamento monetario del deficit.” Fubini, Corriere della Sera del 24 Novembre 2011.
[3] “È vietata la concessione di scoperti di conto o qualsiasi altra forma di facilitazione creditizia, da parte della BCE o da parte delle Banche centrali degli Stati membri (in appresso denominate “Banche centrali nazionali”), a istituzioni o organi della Comunità, alle amministrazioni statali, agli enti regionali, locali o altri enti pubblici, ad altri organismi di diritto pubblico o a imprese pubbliche degli Stati membri, così come l’acquisto diretto presso di essi di titoli di debito da parte della BCE o delle banche centrali nazionali.” (Cfr. Versione consolidata del Trattato che istituisce la Comunità Europea, Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee, 24/12/2002, corsivo nostro).
[4] “Nei termini definiti in questa Decisione, le banche centrali dell’Eurosistema possono acquistare […] sul mercato secondario titoli di debito […] emessi dai governi centrali o da enti pubblici dei Paesi Membri e denominati in euro.” (Cfr. Decision of the European Central Bank of 14 May 2010 establishing a securities markets programme, Official Journal of the European Union, 20/05/2010, corsivo nostro).
[5] Cfr. Speech by Jean-Claude Trichet, President of the ECB, at the 38th Economic Conference of the Oesterreichische Nationalbank, Vienna, 31 May 2010.

 

Fonte: http://www.economiaepolitica.it/? s=la+bundesbank+compra+i+bund+tedeschi&x=9&y=8

Tratto da: stampalibera.com

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CLAMOROSO: LA RUSSIA SAPEVA GIA' DA TEMPO DEL PRELIEVO FORZOSO DI CIPRO

Pubblicato su 3 Aprile 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in EUROPA

E , come al solito, pagano sempre e solo i soliti noti. Claudio

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Incredibile ma vero, esistono le prove del fatto che la Russia sapeva già diverse settimane fa dell’imminente esplosione del caso-Cipro

 

Come riporta Zero Hedge in un post (citando Sigmalive), la Russia sapeva già 3-4 settimane fa quello che sarebbe successo a Cipro. Curioso perchè il caso-Cipro è scoppiato a metà Marzo, mentre una serie di prelievi di massa da Cipro verso Mosca si è registrato nella prima metà del mese.

Le prove ? Eccole:


Questi sono i 132 intestatari di conti correnti Ciprioti che hanno ritirato ingenti somme prima che Cipro fosse investito dalla bufera.

In molti, come vedete nella seconda colonna, hanno chiuso subito i conti (quelli con una cifra indicata di 0,00), mica male eh 

Fonte:sokratis.it

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UNA NUOVA TRAPPOLA EUROPEA

Pubblicato su 31 Marzo 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in EUROPA

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CIPRO E' SALVA. I RISPARMIATORI NO.

Pubblicato su 28 Marzo 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in EUROPA

 

A Cipro si sta perpetrando un furto ai danni dei risparmiatori. I prelievi forzosi ( leggi confisca ) dai conti correnti rappresenta una vera e propria rapina. La sola ancora di salvezza potrebbe essere il " contante libero " ( a proposito aderite in massa alla campagna ). E quel che da da pensare ( male ) è che tra i famosi otto punti di Bersani c'è l'abolizione od una fortissima restrizione sull'uso del contante: che, sotto,sotto, ci sia l'intenzione di perpetrare la rapina anche da noi? Claudio Marconi

 

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Dopo il rifiuto di Cipro alla richiesta dell'UE di tassare tutti i conti correnti, i cipriesi non sono più liberi di prelevare importi superiori a 300 euro al giorno. Non possono effettuare operazioni con l’estero per valori superiori ai 5 mila euro al mese e non possono lasciare l’isola con in tasca più di 1.000 euro. Ma questa non era l’Europa della libertà di circolazione delle persone e dei capitali? Misteri!

Saranno confiscati i conti correnti delle persone che detengono importi superiori ai 100 mila euro. A questi l’Europa vuole imporre di salvare le banche inefficienti di Cipro. Ciò che sta accadendo a chiunque abbia un conto corrente a Cipro, costituisce l'esempio perfetto che è in grado di spiegare quale tipo di timori mi hanno spinto a sostenere la campagna per il Contante Libero.

Immaginate di essere minacciati dal vostro stato, il quale abbia ratificato la confisca di una parte dei vostri soldi depositati sul vostro conto corrente bancario (esattamente come starebbe accadendo a Cipro). Quale sarebbe la vostra reazione istintiva? Sicuramente, quella di recarvi in banca e prelevare quanto ritenete essere vostro, pur di non esporre i vostri risparmi a ciò che per voi sarebbe un'ingiustizia. Ma se il vostro stato avesse abolito, per legge, il libero uso del contante, come avreste potuto difendervi da un simile sopruso?

Semplicemente, non avreste potuto.

Lo stato sa benissimo che i conti correnti sono uno strumento di tracciabilità dei movimenti di capitale senza uguali. Esso sa benissimo che attraverso i conti correnti, sarebbe particolarmente agevole, immediato ed efficace imporre un prelievo forzoso delle ricchezze dei cittadini. Lo stato sa benissimo che l'efficacia di tale colpo sarebbe ben più ampio se, anche il denaro circolante al di fuori del circuito bancario, fosse tracciato, così da poter essere confiscato al pari di come sarebbe possibile con quello già circolante elettronicamente. Lo stato sa benissimo anche che l'unico modo che il cittadino ha per sottrarsi da un'azione di forza del genere è quello di prelevare anticipatamente i suoi soldi, per custodirli in luoghi e in modi più sicuri.

Le banche, dal canto loro, da sempre hanno avuto un unico timore: la corsa agli sportellidei correntisti sfiduciati dalla gestione dei loro depositi: vedi il caso di Cipro, dove le banche sono state costrette a serrare gli ingressi, per evitare che la gente intimorita ritirasse in massa, giustamente, i loro denari dai conti correnti. Inoltre, pare che alla riapertura delle banche cipriesi di stamane, erano presenti guardie giurate, incaricate dalle banche a vigilare le code dei correntisti disperati; come se questi non fossero i titolari dei conti correnti ma dei rapinatori! Guarda che assurdità mi tocca leggere!

Ecco perché, lentamente, si sta cercando di inculcare nella testa della persone che sarebbe necessario abolire il libero uso del denaro contante. Quella della lotta all'evasione fiscale è una scusa (in merito alla quale, nulla si risolverebbe in realtà; leggi qui). Il vero motivo per cui, la più influente classe dirigente del paese vorrebbe abolire il libero uso del contante, è quello per cui solo se tutti i denari in circolazione transitassero esclusivamente attraverso il canale bancario, lo stato avrebbe a disposizione, in qualsiasi momento, contezza di quanto potrebbe essere espropriato ai cittadini, con la più banale delle scuse, con immediatezza, con maggior potere di coercizione (visto che, ad ogni capriccio, lo stato potrebbe minacciare il cittadino di un immediato blocco del suo conto corrente) e senza possibilità di fuga da possibili soprusi di stato. Contemporaneamente, solo se fosse vietato l'uso del denaro contante, le banche avrebbero la sicurezza che non ci sarebbe mai più il rischio di una corsa agli sportelli da parte dei depositanti sfiduciati; per questo esse sarebbero più accondiscendenti nei confronti delle pretese dei governi.

Se a Cipro il libero uso del contante fosse completamente vietato, i cittadini non avrebbero avuto alcuna speranza di opporsi pacificamente alla decisione di un prelievo forzoso da parte dello stato, perché non sarebbe stato concesso loro l'esercizio dell'azione di ritiro dei propri soldi dalle banche (un'azione questa che, come ho detto in apertura, verrà ostacolata in ogni modo dagli istituti di credito). Stato e banche avrebbero potuto operare tranquillamente senza alcun disturbo, in barba ai diritti di proprietà dei cittadini risparmiatori.

Ma veniamo all’Italia. Il mio timore in merito a questa faccenda è alimentato dal fatto che, la riduzione del libero uso del contante, è un caposaldo del programma di 8 punti presentato dal centrosinistra italiano per ottenere il governo del paese. In campagna elettorale, lo stesso leader del centrosinistra (incaricato a formare il governo) ebbe modo di argomentare la questione, dichiarandosi favorevole alla riduzione dell'uso del contante per combattere l'evasione. Che sciocchezza! Come se a dirlo fosse il capo di un partito disinteressato alla gestione di una banca, senza che esso non abbia mai avuto propri rappresentanti nella fondazione bancaria che avrebbe permesso lo scandalo del Monte dei Paschi di Siena (non ce lo siamo dimenticati, vero? Leggi qui).

Come ci insegna il caso di Cipro, le vere intenzioni della riduzione del libero uso del contante sono quelle di indebolire la posizione di chi risparmia, per esporlo più facilmente ai soprusi di stato e banche.

Si vogliono far pagare gli sprechi, le spericolatezze e le immoralità dello stato e delle banche, che hanno provocato questa crisi, ai risparmiatori. Si vuole far pagare a chi non ha colpa alcuna. E questo intento traspare anche quando si annuncia l'intenzione di applicare una qualunque forma di patrimoniale sulle ricchezze degli italiani. E anche questo purtroppo, il centrosinistra italiano, lo annuncia da mesi.

C'è un tale disprezzo e una tale invidia nei confronti di chi a fatica risparmia una vita, da indurre buona parte della classe dirigente attuale a proporre azioni politiche didepauperamento delle ricchezze private, anziché efficaci e concrete opportunità di incremento delle ricchezze e quindi del benessere degli italiani. Si vogliono eliminare tutti gli strumenti pacifici che questi ultimi dispongono per opporsi a simili ingiustizie.

Ma se non si avessero più gli strumenti pacifici di opposizione, quali altri strumentiresterebbero ai cittadini per ribellarsi? Chiedetevelo.

Fonte: www.pasqualemarinelli.com

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