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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

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IL CARROZZONE PERDE PEZZI....IN SUD EUROPA

Pubblicato su 14 Luglio 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in EUROPA

«In Europa la strategia della crisi del debito è ormai vicina al collasso»
Il punto della situazione sulla crisi dell'Eurozona in un articolo di Ambrose Evans-Pritchard

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In Europa la strategia della crisi del debito è ormai vicina al collasso. La tanto attesa ripresa non è riuscita a decollare. Gli indici di indebitamento in tutta l'Europa meridionale stanno crescendo ad un ritmo accelerato e il consenso politico per una austerità estrema non esiste più in nessuno stato dell'UEM in crisi. E ora la FED americana ha assestato una bella botta al credito con le sue ultime misure. Inoltre un rapporto riservato della UE conferma che ancora una volta la Grecia non raggiungerà gli obiettivi imposti dalla austerità. 

Nessuno dei notabili di Eurolandia sembra disposto ad ammettere che la loro strategia ormai è insostenibile. Sperano di tenere nascoste tutte le crepe fino alle prossime elezioni tedesche di settembre, come se questo potesse cambiare qualcosa. 

E’ trapelato un rapporto dalla Commissione Europea che conferma che la Grecia ancora una volta non riuscirà a rispettare, di parecchio, gli obiettivi che avrebbe dovuto raggiungere con la sua austerità. Continuano a dire che la Grecia non ha la "la volontà e la capacità" di riscuotere le tasse. Infatti, Atene non rispetta i suoi obiettivi perché l'economia è in caduta libera, in quella caduta causata da una eccessiva dose di austerità. La IOBE (fondazione privata di ricerca greca) ufficialmente dichiara che il PIL quest'anno si ridurrà del 5%, ma ha fatto capire ai giornalisti che la percentuale alla fine potrebbe arrivare al 7%. 

La stabilizzazione in Grecia è un miraggio. 

La lenta crisi in Italia
 si sta infiammando di nuovo. La proiezione del suo debito pubblico ha superato la linea rossa da due anni. E il debito di 2.100 miliardi, il 129% del PIL - potrebbe già essere oltre il punto di non ritorno per un paese che non può disporre degli spazi di manovra che concede solo una propria moneta. 


Standard & Poor's non ha detto proprio questo, quando ha declassato il paese, quasi a livello spazzatura, a BBB martedì scorso, ma se si legge tra le righe, è vicino a dire che il gioco per l'Italia sta per finire

Il suo punto è che se "il PIL nominale" rimane vicino allo zero, Roma dovrà produrre un avanzo primario del 5% del PIL ogni anno per stabilizzarsi e tenere fermo il rapporto con il debito. "I rischi per il raggiungimento di questo risultato sembrano essere in aumento", hanno detto. 

Anzi. Il Fondo Monetario Internazionale ha appena abbassato le previsioni di crescita per l'Italia al-1,8% e così il calo cumulato della produzione italiana dal 2007 ad oggi arriverà al 10% (in realtà si tratta del calo del Pil, mentre il calo della produzione industriale è già del 25% - ndr). Questa si chiama “depressione” . Ma un paese come può uscire da questa trappola, se deve convivere con una moneta (imposta e ) sopravvalutata del 20-30%all'interno dell'UEM? 

La crisi della Spagna
 è ad una nuova svolta. Il Partido Popular, quello al governo del paese, è coinvolto in uno scandalo di una tale gravità che non potrà plausibilmente continuare a negare tutto per molto tempo e sfacciatamente, senza parlare di come potrà convincere la nazione a seguirlo per un altro anno nella sua politica dei tagli che lasciano terra bruciata tutto intorno. El Mundo scrive che sta prendendo piede uno stato d'animo "pre-rivoluzionario"


Un magistrato ha acquisito l'originale di un "documento scottante" che dimostrerebbe che il premier Mariano Rajoy ha accettato soldi illegali mentre era Ministro. La sinistra sta chiedendo la sua testa e lo stesso stanno facendo anche i membri del Consejo General del Poder Judicial, il cane da guardia della giustizia. 

"I cittadini non possono tollerare una situazione in cui il Presidente del Consiglio ha preso soldi senza dichiararli", ha detto José Manuel Gómez, un membro del Consejo. Gran parte del partito di governo sembra coinvolta in una rete di finanziamenti occulti e se tutto questo fosse dimostrato - ha detto Gomez - sarebbe una minaccia "gravissima" alla democrazia spagnola. 

Il Portogallo sta in bilico, il Prof. João Ferreira do Amaral nel suo libro - “Perché dobbiamo uscire dall’euro” un bestseller per diversi mesi - accusa Bruxelles di essere un cane da guardia della Germania e del potere dei creditori. 


Come ha già fatto la Grecia, il Portogallo corre per mordersi la coda in una spirale sempre più profonda. La contrazione economica del 3% l’anno sta erodendo la base imponibile, portando Lisbona a non rispettare gli obiettivi di disavanzo previsti. C’è un recente documento della Banca del Portogallo che spiega perché le cose sono andate storte: il moltiplicatore fiscale è "il doppio rispetto al normale", cioè ha un peso doppio nelle piccole economie, quando queste vivono periodi di crisi. 

Ma c’è qualcosa di nuovo: Vitor Gaspar, il sommo sacerdote di questa terapia d'urto del Portogallo, ha buttato la spugna ed ha accusato quelli che, per il loro cuore tenero, si sono rifiutati di fare tagli più vigorosi. Inutile dire che quest’uomo ancora si rifiuta di comprendere che una strategia di tagli salariali e di deflazione, in un paese che ha un debito totale del 370% del suo PIL, in qualsiasi momento storico sarebbe stata destinato al fallimento. 

Se il Portogallo non si tira fuori con una "svalutazione interna" all'interno dell'UEM, vedrà sgretolarsi la sua base economica. Eppure, tutto il peso del debito rimane. Questo è l'effetto denominatore che si è sempre temuto e contemporaneamente alla crisi il debito pubblico è salito dal 93% al 123%, solo negli ultimi tre anni. 

L'uscita di scena di Gaspar ha chiuso un capitolo e i giovani della coalizione chiedono un cambiamento di rotta. Scrivo prima di sapere se il Presidente Anibal Cavaco Silva indirà elezioni anticipate, aprendo la strada a un governo di sinistra contrario all’austerità. 

La stampa portoghese sta già scrivendo che la Commissione Europea lavora in segreto su un secondo piano di salvataggio, ammettendo in questo modo che ha capito che il carro di salvataggio da € 78 miliardi mandato dalla Ue-Fmi troika ha perso qualche ruota. 

Questo è un campo politico minato. Qualsiasi nuovo salvataggio deve essere approvato con un voto del Bundestag tedesco, che certamente porrebbe condizioni feroci se si dovesse richiedere prima delle elezioni.

I leader europei hanno preso un impegno solenne di non ripetere mai l'errore commesso in Grecia, quello che ha costretto uno stato dell’EMU al fallimento, imponendo tagli a zero per banche e fondi pensione. Se il Portogallo dovesse essere obbligato a ridurre il suo debito, questi leader si troverebbero a dover fare una scelta pesante. 

Violeranno questo loro impegno, rischiando di perdere la fiducia dei mercati? Oppure ammetteranno per la prima volta che i contribuenti devono pagare il conto per tenere insieme l’Europa monetaria? Tutti i pacchetti di salvataggio finora sono stati solo prestiti e tedeschi, olandesi, finlandesi e gli altri parlamenti creditori non hanno ancora mai dovuto assorbire un solo euro di perdite. 

Tutto questo sta accadendo proprio mentre stanno arrivando le notizie dell’ondata d'urto che sta mandando la FED ai mercati del credito, spingendo verso l'alto il costo del debito di 70 punti base in tutta Europa. I rendimenti dei “bonos” spagnoli a 10 anni sono tornati a 4.8%. Ma il loro vero costo è molto più alto di quanto sembra, perché la Spagna è già in deflazione e calcolando il peso delle distorsioni fiscali, i tassi di interesse reali sono schizzati alle stelle

Non facendo nulla per compensare tutto questo, la BCE sta (inerte) permettendo che si verifichi un "inasprimento passivo". Il tentativo di Mario Draghi di abbassare i rendimenti con la sua nuova politica che guarda avanti è come “uno sputo conto-vento”. La BCE dovrebbe aprire tutto il suo rubinetto monetario - come ha fatto la Banca del Giappone - per schivare uno scivolamento nella trappola della deflazione e in un subdolo disastro per il prossimo anno. Niente di questo sta accadendo. 

Der Spiegel” scrive che il blocco a guida tedesca ha combattuto con veemenza contro il taglio dei tassi in occasione dell'ultima riunione della BCE, malgrado i dati che vedono che anche la Germania sta rallentando la sua corsa, come la Cina e come i paesi del BRICS che, un po’ tutti, stanno deragliando. 

Finora i mercati hanno reagito con noncuranza alla gestazione di queste crisi che si avvertono in tutto il Club Med e restano affascinati dal "Tocco di Draghi“, con cui la BCE sta lentamente trascurando la sua promessa di rientro del debito italiano e spagnolo, dimenticando che ogni sua decisione si può applicare solo a determinate condizioni, e solo dopo il voto del Bundestag. 

Queste condizioni non sono più praticabili, i politici si stanno disgregando ovunque e prima o poi, dovremo tutti andare a vedere questo immenso bluff


Fonte: http://www.telegraph.co.uk 
Link: http://www.telegraph.co.uk/finance/comment/ambroseevans_pritchard/10172530
Traduzione per www.ComeDonChisciotte.org a cura di BOSQUE PRIMARIO

Tratto da: antimperialista.it

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L'EUROPA SENZA STATI E LA TERRA BRUCIATA

Pubblicato su 10 Luglio 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in EUROPA

L’Europa ci ha nuovamente rimesso la faccia e ha macchiato la sua reputazione, forse in maniera irreversibile a livello internazionale. Il tanto decantato “paradiso post-storico” europeo[1], con le sue intenzioni tutt’altro che pacifiche, ha scoperto la facciata di apparente indipendenza per mostrare il proprio status di “vassallo” nei confronti degli USA.

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La Casa Bianca comanda e l’Europa esegue, a quanto pare anche quando si tratta di perquisire con la forza uno spazio inviolabile, secondo le convenzioni di diritto internazionale[2], come l’aereo presidenziale di un paese sovrano. L’aereo presidenziale boliviano che trasportava il presidente Evo Morales, è stato obbligato ad un atterraggio in Austria dopo che si era diffusa la voce, tra l’altro falsa ed infondata, che sul mezzo viaggiasse il famoso Edward Snowden, l’ex collaboratore dell’NSA (National Security Agency) attualmente ricercato dal blocco occidentale, dopo aver divulgato il programma di intercettazioni che gli Stati Uniti d’America continuano a mettere in atto, anche a danno dei propri “alleati” oramai da diversi anni. L’Europa, sull’argomento intercettazioni, non ha fatto altro che levare una flebile voce di indignazione intrisa di ritrite affermazioni di sdegno, senza muovere un dito. Quantomeno da un’entità di stati realmente sovrani ci si aspetterebbe una reazione del tutto opposta a quella del servitore innanzi ad un padrone armato di frusta, ma come abbiamo potuto constatare non è stato affatto così. I telegiornali ed i vari mezzi d’informazione ufficiali sembrano già essersi dimenticati delle intercettazioni e del reale motivo per cui Snowden sia perseguitato dal presidente Obama. L’Europa si atteggia da serva nei confronti degli USA mantenendo un incondizionata e sprezzante mentalità colonialista da XIX secolo dinanzi alle giuste richieste di scuse da parte della Bolivia[3], offesa come nazione sovrana dall’atteggiamento vile di stati democratici che non ci hanno pensato due volte a negare il sorvolo dei propri spazi aerei all’aereo presidenziale di Morales. L’atteggiamento di Francia, Spagna, Italia e Portogallo probabilmente sarebbe stato stigmatizzato a livello internazionale anche nelle sedi ufficiali se si fosse trattato dell’Air Force One, ma sappiamo bene che questa è pura fantascienza. Lo sprezzante atteggiamento di sufficienza e la mentalità postcolonialista che porta a trattare gli stati “altri” come soggetti non alla pari, probabilmente un giorno costerà cara alle istituzioni europee e all’Europa intera, che con l’unico scopo di compiacere il proprio referente nordamericano, si vedrà completamente tagliata fuori dal nuovo mondo che sta nascendo in questi anni. L’Europa sembra non conoscere, e forse non vuole riconoscere, con ostinata convinzione la perdita della propria supremazia. I burocrati europei, forse, pensano di essere ancora padroni di qualcosa nel momento in cui eseguono certi ordini impartiti “dall’alto”, senza sapere che così facendo rendono se stessi e le nazioni che rappresentano “criminali” innanzi alla comunità internazionale. L’Europa sta perdendo i suoi buoni rapporti di vicinanza con i paesi del Medio e Vicino Oriente, sta perdendo l’opportunità di fare affari con la Russia, sta canzonando i BRICS e a quanto pare, ora si è giocata definitivamente anche la possibilità di essere vista di buon occhio dai paesi del Sud America, come hanno ricordato anche i presidenti Rafael Correa, Nicolas Maduro, Jose Mujica, Desi Bouterse e Cristina Kirchner che l’affronto non è rivolta solo alla Bolivia, ma a tutta l’America Latina[4]. Una magra figura per gli stati europei, che di questo passo si ritroveranno ad essere solo un “mercato” per la diffusione dei prodotti USA come vogliono gli accordi TAFTA, tacitamente firmati all’insaputa dei popoli d’Europa e definiti con la prospettiva della creazione di un “nuovo mondo”.[5] La domanda spontanea che tutti noi dovremmo porci è: questo nuovo mondo cosa porterà all’Europa e a tutti i suoi abitanti? La risposta, su tutti i fronti, sembra essere una sola: terra bruciata.

 

  


 


 


[1] http://phastidio.net/2003/04/28/robert-kagan-paradiso-e-potere-america-ed-europa-nel-nuovo-ordine-mondiale/


[2] http://www.articolotre.com/2013/07/datagate-e-il-caso-dellaereo-boliviano/185604


[3] http://www.repubblica.it/esteri/2013/07/05/news/datagate_morales_prospetta_chiusura_ambasciata_usa_in_bolivia-62422886/


[4] Ibidem

[5] http://www.huffingtonpost.com/joseph-daul/the-transatlantic-partner_b_3280564.html

Scritto da: Marco Nocera - Tratto da: eurasia-rivista.org

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STRATEGIA DELLO SHOCK: FMI E UE SVENDONO LA GRECIA AL MIGLIOR OFFERENTE

Pubblicato su 7 Luglio 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in EUROPA

E’ tempo di saldi. La più grande promozione del XXI secolo. Tutto deve sparire ! Per cercare di ridurre il suo debito, la Grecia liquida tutti i suoi beni pubblici : energia, trasporti, compagnie d’acqua, università, coste protette… il paese cade sempre più in una crisi economica senza fondo, nonostante i « piani di salvataggio » europei. Questi portano profitti in gran parte al settore finanziario, mentre per i greci l’austerità è diventata uno stile di vita. Reportage ad Atene, presso un popolo vittima del trattamento choc imposto dal «capitalismo del disastro»

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« Più di un terzo della popolazione greca non ha più accesso alla sanità nazionale » stima Giorgos Vichas, cardiologo. Alla clinica autogestita di Hellinikon, in periferia d’Atene, un centinaio di medici curano gratuitamente un numero sempre crescente di pazienti.

Da un anno e mezzo, 10000 persone hanno varcato le soglie di questa clinica di fortuna, installata nel mezzo di una vecchia base militare americana. A causa dei drastici tagli ai salari abbassatisi del 40% in qualche anno- anche chi ha un lavoro non ha più i mezzi per pagare le spese mediche. E gli ospedali pubblici greci mancano di medicine, specialmente per la cura del cancro.

Il settore della sanità è uno dei simboli della delinquenza dei servizi pubblici greci. In una sala di consultazione dai muri bianchi, il cardiologo snocciola storie che la dicono lunga sullo stato del paese : quella di una donna che ha appena partorito e a cui l’ospedale non vuole dare il figlio finché non paga le spese mediche. Un’altra è stata trattenuta nella sua camera d’ospedale, con una guardia davanti alla porta, perché doveva pagare 2000 euro. « Riceviamo molte persone che non possono più pagare per l’acqua e l’elettricità da quando le tasse sugli immobili sono aumentate. La corrente è stata tagliata anche a persone che hanno bisogno di strumenti medici permanenti, come l’ossigeno. » Dice Giorgos Vichas. Lo scorso inverno, non potendo comprare l’olio, di cui il prezzo è raddoppiato, gli abitanti hanno rimesso in funzione i vecchi camini negli appartamenti. Si sono riscaldati con la legna… o la spazzatura. « La sera, ad Atene, l’aria era irrespirabile. »commenta Makis Zervas, professore all’Hellenic open University.

Nonostante i « piani di salvataggio », il debito greco esplode. Tre anni dopo il primo « piano di salvataggio » europeo, la Grecia scivola in una recessione che sembra non dover finire mai. Il tasso di disoccupazione è arrivato al 27%, il triplo rispetto al 2009. Una cifra ufficiale ancora al di sotto della realtà. « I giovani che cercano un lavoro dopo la fine degli studi non sono inseriti nel calcolo, né tutti quelli che lavorano un’ora alla settimana. »precisa Makis Zervas. Nemmeno i lavoratori indipendenti che hanno appena terminato la loro attività a causa di mancanza di clienti. Nel centro di Atene, le saracinesche sono abbassate su una parte delle attività commerciali. Il 63% dei giovani con meno di 25 anni è senza lavoro. La crescita ? Con un tasso del 6% nel 2012, sembra molto lontana. Il Pil è caduto del 25% dal 2008. Come quello degli Stati Uniti al momento della crisi del 1929.

Quali prospettive dopo sei anni di recessione ? La Grecia è « sulla buona strada per raggiungere il suo ambizioso piano di pareggio del debito » osa dire la direttrice generale del FMI, Christine Lagarde. Il paese potrebbe ritornare a crescere nel 2016, profetizzano il FMI e l’Unione Europea (1). Ma per arrivare fin qua, bisognerà fare degli sforzi. Come se si esigesse ancora dalla Grecia già stremata, di correre ancora una maratona in più. Gli obiettivi di riduzione del debito, fissati dalla Troika (FMI, Commissione Europea, Banca Centrale Europea) sembrano irreali. Qualcuno in un ufficio, da qualche parte a Bruxelles o Francoforte, ha disegnato delle curve, smaneggiato la sua calcolatrice, disegnato delle proiezioni. Riprese pari pari dai capi di stato europei. Obiettivo : un debito al 124 % del Pil nel 2020. Era del 156 % nel 2012. Sarà del 175 % nel 2013. E’ cominciata male. Veloce, risponde la Troika, bisogna accelerare le privatizzazioni, smantellare i servizi pubblici, e in assenza di alternative, ricapitalizzare le banche. La vendita delle compagnie di gas è cominciata la settimana scorsa, e la televisione pubblica è stata colpita dal ritorno del boomerang. (2) 2600 disoccupati in più.

Miliardari, è l’ora dei saldi! Compagnie d’elettricità, d’acqua, di gas naturale, porti e aeroporti, ferrovie e autostrade, lotteria nazionale… la Grecia svende i suoi beni pubblici. Questi dovrebbero portarle 9,5 miliardi di euro entro il 2016. « Stanno anche privatizzando la riscossione delle tasse » si indegna Makis Zervas. « E le università sono state ricomprate al 49 % da società private, il che è contrario alla Costituzione. » Il « piano di cessione delle attività pubbliche » preteso dal FMI e l’Unione Europea, è messo in opera dal Fondo di espropriazione del patrimonio pubblico (Taiped). Questa società anonima greca, fondata nel 2011, ha per obiettivo di « massimizzare il valore » dei beni pubblici venduti. Poiché queste privatizzazioni sono « l’elemento chiave per il ripristino della credibilità, precondizione fondamentale per il ritorno della Grecia sul mercato dei capitali mondiali », martella il sito dell’organismo. Che propone, come in un catalogo turistico, spiagge, foreste, isole deserte o siti archeologici. Tutto deve sparire. Signore e signori miliardari, promotori immobiliari e industrie del turismo, non esitate : è l’ora dei saldi.

In testa sul sito del Taiped : un terreno di 1,8 milioni di m2 (l’equivalente di 250 campi di calcio) con 7 km di costa sull’isola di Rodi. E le zone classificate Natura 2000 sulle quali Taiped suggerisce di costruire alberghi, campi da golf e centri commerciali. O il vecchio aeroporto di Atene, un terreno di 623 ettari (tre volte la superficie di Monaco) in riva al mare, dove qualche resto di infrastruttura costruita per le Olimpiadi del 2004 si eleva nel mezzo di erbacce. « Hanno cercato di venderlo al Qatar, che non l’ha voluto. » spiega Natassa Tsironi, una riparatrice che qui si occupa di un giardino autogestito. « Una legge ha votato che si autorizzino gli investitori a fare quello che vogliono di questo terreno, ivi compreso costruire delle torri. » « 69 ostacoli regolamentari, amministrativi e tecnici, che rallentavano le privatizzazioni, sono stati eliminati. » gioisce Taipedn, nella sua relazione del 2013.

«Il più grande programma di cessione al mondo» La società di « denazionalizzazione » è guidata da un ufficio di cinque membri, tutti usciti dal settore privato e delle banche greche. Il suo presidente dirigeva fino al 2013 la più grande compagnia della acque in Grecia, e ha fondato un’impresa di costruzione di piscine – le entrate sembrano assicurate, visti tutti i complessi preposti allo svago che cresceranno sulla costa… Il direttore generale di Taiped, Yannia Emiris, era responsabile della banca d’investimenti Alpha Bank. Accompagnato da due « osservatori » nominati dall’UE e dall’Eurozona, questo gruppo è stato incaricato della liquidazione dei beni pubblici greci. E dispone di una « autorità assoluta circa le decisioni ». Tutte le entrate trasferite al Fondo devono essere vendute o liquidate : « il ritorno degli attivi allo Stato non è autorizzato» La grande svendita – « il più grande programma di cessione del mondo » è iniziato.

Alla guida: le imprese private e la Troika. Il popolo greco fatica a veder partire il suo patrimonio sbriciolato ? « Non si può fare una frittata senza rompere le uova » dice retorico il Primo ministro, Antonis Samaras, in un forum (3) a proposito della privatizzazione della radio-televisione pubblica greca, ERT. « Dobbiamo mostrare al popolo (greco) che noi osiamo opporci ai pilastri più urlanti dell’opacità e dello spreco » scrive. ERT era dunque un eccesso. Che i cittadini trovino il modo di vedere una logica in queste decisioni arbitrarie. La frittata è riuscita, almeno ? Gli obiettivi sono lontani dall’essere raggiunti : in due anni, le privatizzazioni non hanno portato che 2 miliardi di euro. Neanche 1% del debito.

La priorità: ricapitalizzare le banche. Questo d’altronde non diminuisce di una virgola. Era di 310 miliardi nel 2009. Nel 2013, qualche « piano di salvataggio » più tardi, il paese che si infossa nel marasma economico e che la democrazia greca è in agonia, il debito si eleva sempre a 309 miliardi di euro. Tutto questo per questo. Il Pil ha subito violenti colpi d’arresto e il debito rappresenta oggi il 180 % del pil (contro il 130 % del 2009) (4) La Grecia non è più un paese sviluppato, stima il fornitore di indici di borsa MSCI, che la pone ormai nella categoria dei paesi emergenti. Quanti anni ci vorranno per ritrovare il tasso d’occupazione del 2009 ? « Con il 4% di crescita, si può sperare di raggiungere quel livello nel 2020-2025, valuta Sotiris Koskoletos, economista all’Istituto di ricerca Nicos Poulantzas (5). Ma chi può sperare oggi in una crescita al 4%?»

A cosa sono serviti i piani di salvataggio successivi ? A salvare la Grecia da una bancarotta immediata concedendole nuovi crediti. E cancellando un parte del debito, grazie a una sua « ristrutturazione » (6) aggiungendole dei nuovi prestiti. Ma anche – e soprattutto – salvando le banche greche e i creditori stranieri. « Una buona parte del piano d’aiuto è stato utilizzato per la ricapitalizzazione delle banche, è un dato di fatto. Erano infatti sotto-capitalizzate, versando in gravi difficoltà finanziarie e a rischio di fallimento »descrive la situazione Céline Antonin, economista presso il dipartimento analisi e previsione dell’OFCE (7).

77 % dell’aiuto europeo diretto verso il settore finanziario. Chi ha ricevuto i 207 miliardi di euro sbloccati dall’Unione Europea e dal FMI dal 2010 ? Le banche greche (per 58 miliardi) e i creditori allo Stato greco (per 101 miliardi), in gran parte banche e fondi di investimento. Almeno il 77 % dell’aiuto europeo non è andato a beneficio dei cittadini ma, direttamente o indirettamente, al settore finanziario ! Uno studio di Attac Autriche mostra che solo 46 miliardi sono serviti a rigonfiare le casse pubbliche – sempre sotto forma di prestito, ovviamente. Da mettere in parallelo con i 34 miliardi pagati dallo Stato ai suoi debitori come interesse sul debito nello stesso periodo. (8)

Salvare le banche è quindi la priorità della Troika. « Si può avere l’impressione, in quanto cittadino, e giustamente, è un assegno in bianco alle banche » prosegue Céline Antonin, dell’OFCE : E’ soprattutto un mezzo di trasformare il debito privato detenuto dalle banche e dai creditori, in debito pubblico ! La parte del debito greco detenuto dai creditori privati è stata divisa in due. (9) Su chi peserà d’ora in poi il rischio di bancarotta della Grecia ? Sull’Unione europea e il FMI. Quindi sugli Stati e sui cittadini europei.

Capitalismo del disastro. Perché i greci hanno accettato queste misure di austerità in cambio di un piano di salvataggio che non ha risolto niente ? « Abbiamo perso un milione di posti di lavoro nel settore privato. E’ come se, in Francia, si sopprimessero d’un colpo 6 o 7 milioni di posti di lavoro. Si ricevono più volte al giorno delle cattive notizie. Come un cervello umano può sopportare questa cadenza ? » si interroga Panagiotis Grigoriou, storico e etnologo, autore del blog Greek Crisis. « Più di 8000 manifestazioni e scioperi hanno avuto luogo in tre anni, i greci si sono rassegnati. Cosa si può fare di più ? Ogni linea del memorandum (lista delle misure di austerità imposte dalla Troika, ndr) è stata votata. Si annullano delle leggi in vigore da decenni. La Costituzione è stata violata. A cosa serve il Parlamento?»

«Non siamo più nel capitalismo, ma nel suo prolungamento, una sorta di meta-capitalismo » prosegue. Il trauma collettivo. Una situazione che ricorda stranamente la strategia dello choc, definita da Milton Friedman, teorico del liberismo economico : « Aspettarsi una crisi su ampia scala, poi, mentre i cittadini sono ancora sotto choc, vendere lo Stato pezzo per pezzo, a degli interessi privati prima di trovare il modo di rendere eterne le « riforme » varate sotto il segno della fretta».(10)

 

Benvenuto in Grecia, laboratorio europeo del « capitalismo del disastro» ! Milton Friedman descrive come dei cambiamenti economici improvvisi e di grande ampiezza provochino delle reazioni psicologiche « facilitanti la risoluzione ». Una risoluzione che si traduce in attacchi sistematici contro la sfera pubblica. Un approccio simile alla dottrina militare degli Stati Uniti in Irak, Shock and Awe (Choc e spavento), descrive l’autrice canadese Naomi Klein, che aveva lo scopo di « controllare la volontà, le percezioni e la comprensione dell’avversario e di privarlo di ogni capacità di agire e reagire .» Per meglio riuscire, infine, la terapia dello choc economico.

«Pagheranno un giorno per i loro crimini»«Far uscire la Grecia dalla crisi non era la più grande preoccupazione della Troika, analizza Haris Grolemis, responsabile dell’Istituto di ricerche Nicos Poulantzas. Se avessero voluto davvero aiutare il paese, avrebbero agito in maniera meno violenta e più solidale. Ma l’essenziale per loro era di proteggere l’euro. E di imporre una disciplina ai paesi che non seguivano alla lettera le regole di Maastricht. » Risultato : la Grecia è diventata una sorta di zona economica speciale, dalla mano d’opera a buon mercato.

Il 5 giugno 2013, il FMI ha fatto il suo mea culpa : Christine Lagarde ha ammesso che il primo piano di salvataggio in Grecia è terminato con dei « notevoli fallimenti ». E indica come responsabile l’Unione Europea : gli stati europei non avrebbero le « competenze » richieste per far bene avanzar questo tipo di programma di aiuti ! Ma la privatizzazione dei beni pubblici e il salvataggio degli interessi finanziari privati prosegue.

«In Francia siete i prossimi. Preparatevi»«Miliardi di persone perdono la loro vita o subiscono dei danni irreparabili alla loro salute, a causa della vita politica condotta oggi in Grecia, insorge il dottor Giorgos Vichas. Non sono delle semplici morti. Sono degli omicidi. Quelli che hanno votato delle leggi che provocano l’esclusione di un numero di persone crescente dalla copertura sanitaria nazionale sono degli assassini. Non è solo una responsabilità politica, ma una responsabilità criminale. Speriamo che un giorno pagheranno per i loro crimini».

La morte subita dalla televisione pubblica ha sferzato la popolazione greca. Un risveglio della democrazia ? E’ quello che ci spiegano, gli occhi lucidi, quelli che incrociamo nel locali occupati della televisione pubblica ERT, là dove i tecnici e i giornalisti si affannano per continuare la diffusione de programmi, su dei canali clandestini. La Grecia non è che un laboratorio, altri paesi saranno presto coinvolti. « In Francia, voi sarete forse i prossimi. Preparatevi. » Le politiche d’austerità e la strategia dello chock della Troika saranno presto estese a tutto il continente ? Il solo mezzo di impedirlo è di lottare accanto a chi sarà la prossima cavia.

Scritto da: Agnès Rousseaux - Traduzione a cura di BARBARA SIMONA LEVA

Fonte: imolaoggi

See more at: http://www.losai.eu/strategia-dello-shock-fmi-e-ue-svendono-la-grecia-al-miglior-offerente/#sthash.iUHTxgiK.dpuf

Tratto da: stampalibera.com

commenti

NIGEL FARAGE DISTRUGGE L'ULTIMA CATTIVA IDEA DELL'UNIONE EUROPEA

Pubblicato su 4 Luglio 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in EUROPA

Sono atterrato questa mattina a Francoforte ... capitale finanziaria di uno dei pochi paesi ancora "sani" in Europa e capace di ispirare un minimo di fiducia tra gli investitori. 

Mentre i paesi del Sud Europa sono strozzati dal peso di un inservibile debito e dal 60% di disoccupazione giovanile, la Germania continua a marciare con un tasso di disoccupazione, quasi storicamente, basso, e un indice, quasi storicamente, alto dei titoli in Borsa.

Infatti, la disparità tra la Germania e i suoi vicini del sud non potrebbe essere più evidente. 

Il cancelliere tedesco Angela Merkel è ormai diventata l’amministratore di fatto di tutto il continente. Le sue impronte digitali sono su tutti gli accordi di ristrutturazione, su tutti i piani di salvataggio e sul furto perpretrato sui conti bancari di Cipro, ecc… 

E’ lei che, in questo momento, ospita la conferenza europea a Berlino, con l’intento di prendere un impegno pubblico per “affrontare la crisi di posti di lavoro del continente”. Anche se questo argomento sembrerebbe stranamente fuori della sua giurisdizione. 

Se è già abbastanza sgradevole farsi fottere dai politici del proprio paese, proviamo ad immaginare che significa essere fottuti dai politici di qualche altro paese ... 

Certo, la politica europea per affrontare la crisi occupazionale è abbastanza semplice: stampare più soldi. E il governo tedesco ha sempre avuto una forte influenza nella politica monetaria europea per sponsorizzare questa politica. 

La Banca Centrale Europea è proprio qui a Francoforte, a pochi passi dal bar dove sono, a Gallusanlage Strasse. L'intero edificio è un santuario dell'euro, con tanto di monumento orrendo che potrà avere dieci metri di diametro. 

Dei burocrati elegantemente vestiti in questo momento stanno sbarcando dalla nave madre per gratificarsi con una bella birra fredda ... un brindisi di fine giornata per un altro giorno di lavoro ben fatto, facendo apparire dal nulla del nuovo denaro fresco. 

Devo immaginare che l’intero sistema euro sia destinato probabilmente a naufragare, per essere stato una delle peggiori idee della storia dell'economia. 

Il concetto del sistema “fiat” della Banca Centrale che pervade la finanza globale è già abbastanza ridicolo ma noi abbiamo anche affidato le redini di un'intera economia, dei prezzi dei beni e dei servizi, della stampa e del controllo totale dei mercati finanziari a una piccola élite. 

E, adesso, dobbiamo tutti solo sperare che siano dei bravi ragazzi. 

Ecco un ottimo esempio, lunedì scorso il Financial Times ha pubblicato un pezzo sul primo giorno di Mark Carney, come il nuovo capo della Banca d'Inghilterra, dicendo che Carney deve "rilanciare l'economia ..." 

Questa è una delle pubblicazioni finanziarie preminenti nel mondo e dice che Carney è (e dovrebbe essere) responsabile della guida di una economia che vale 2500 miliardi dollari. Incredibile. 

Ma nell’ Europa continentale è ancora peggio ... perché tutto il controllo monetario dei paesi dell’UE è esercitato da potenze straniere, tagliando fuori le stesse nazioni. 

Le condizioni di vita di chi vive dal Portogallo all'Estonia, dall’Irlanda alla Bulgaria (dove il 'Lev' è ancorato all'euro), sono state forzatamente consegnate ad una piccola élite qui a Francoforte, ed ai loro tirapiedi burocratici (molti dei quali proprio adesso si stanno godendo felici una “happy hour” in questa caffetteria). 

L'idea dell’ euro è stata un fallimento fin dall'inizio. Anche l'ex cancelliere tedesco Helmut Kohl, uno dei principali architetti della unione monetaria, ha ammesso, all'inizio di quest'anno, che agì da “dittatore”, per far approvare l'euro, perché sapeva che non sarebbe passato in nessun altro modo. 

Ma piuttosto che ammettere i propri errori e cercare di trovare una soluzione, sembra che i leader europei vogliano raddoppiarli ogni pochi mesi e così in questo continente si continua a stampare sempre più debito. 

La loro ultima iniziativa, qualche miliardo in più per combattere il tasso di disoccupazione giovanile, è stata spietatamente sviscerata ieri al Parlamento Europeo da Nigel Farage ... una delle poche voci della ragione sul continente (e uno dei relatori del nostro evento in Cile, qualche mesi fa). 

Lo si può vedere qui: 

 

Fonte: www.sovereignman.com 

Link : http://www.sovereignman.com/finance/nigel-farage-destroys-europes-latest-bad-idea-12215/ 

Tratto da: comedonchisciotte.org

Traduzione per ComeDonChisciotte a cura di Bosque Primario

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BILDERBERG 2013: COLPIRE IL GOVERNO ORBAN CHE HA STATALIZZATO LA BANCA CENTRALE, VIETATO GLI OGM E FATTO CRESCERE IL BENESSERE DEL POPOLO UNGHERESE

Pubblicato su 1 Luglio 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in EUROPA

Se si rimane in questo " club " chiamato Europa non esiste via di salvezza. I mezzi di ricatto sono innumerevoli e non c'è scampo. La sola salvezza è uscire una volta per tutte, e per sempre, da questa accozzaglia di tecnocrati. Questa Europa è una vecchia baldracca che ha puttaneggiato in tutti i bordelli. Claudio Marconi

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Il quotidiano ungherese conservatore ‘Magyar Nemzet’ ha ottenuto informazioni riservate da fonti vicine a chi ha partecipato alla conferenza del Bilderberg in Herdfordshire, in Inghilterra tra il 6 ed il 9 giugno su un complotto in atto perpetrato dall’Unione Europea e dai suoi agenti locali a commettere brogli elettorali nelle elezioni nazionali ungheresi del prossimo anno.

Secondo la fonte, Viviane Reding, vicepresidente della Commissione Europea, ha assicurato ai partecipanti che l’Unione Europea, attraverso l’uso dei mezzi di comunicazione controllati ed i suoi agenti in Ungheria che ricevono finanziamenti dagli Stati Uniti (partito socialista e Gordon Bajnai),lanceranno una campagna di paura per manipolare il comportamento di voto.

Uno dei piani e’ che subito dopo le elezioni l’Unione Europea ed i suoi agenti accuseranno

il governo ungherese, attraverso il montaggio di telecamere nascoste sopra le cabine di voto,citandotestimoni oculari per mettere in discussione la legalita’ del voto.

Viviane Reding ha informato i partecipanti del Bilderberg che la Commissione europea ha gia’ avuto colloqui preliminari con un certo numero di organizzazioni e rappresentanti delle ONG in Ungheria circa l’attuazione del piano.

I media globali controllati intensificheranno le campagne di odio contro l’Ungheria nei prossimi mesi fino alla fine delle elezioni (il prossimo aprile o maggio).

Il Vice-presidente della Commissione Europea ha informato il suo capo che l’ex-ministro Gordon Bajani (finanziato dal Centro per il Progresso Americano situato negli Usa) aiutera’ nell’attuazione della campagna di terrore in Ungheria.

http://friendsofhungary.blogspot.it/2013/06/eu-commissioner-viviane-reding-to-plot.html

Tratto da: http://www.stampalibera.com/?p=64468

Tratto da: nocensura.com

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FINO A QUANDO ABUSERETE DELLA NOSTRA PAZIENZA? TRA CICERONE E DATAGATE.....

Pubblicato su 22 Giugno 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in EUROPA

di Piero Cammerinesi (corrispondente dagli USA di Coscienzeinrete Magazine e Altrainformazione)

Era l’8 novembre del 63 avanti Cristo e stava per andare in scena uno degli show più famosi della storia romana. Catilina, senatore romano, a sentir Sallustio ‘nato di stirpe nobile ma d'indole malvagia e corrotta’ aveva ordito una congiura per rovesciare la Repubblica romana ed estromettere il Senato. Quella sera due congiurati, col pretesto di passare a casa sua per salutarlo, avrebbero dovuto uccidere il console Cicerone. Ma qualcosa andò storto e Cicerone si salvò. Nonostante il fallimento della congiura, Catilina, con quella che oggi potremmo chiamare una notevole ‘faccia di bronzo’ si presentò tranquillamente in Senato, come nulla fosse. Nel silenzio generale Cicerone prese la parola e pronunciò davanti ai senatori una delle più appassionate orazioni che la storia ricordi, il cui incipit così suona:

Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra? Quamdiu etiam furor iste tuus nos eludet? Quem ad finem sese effrenata iactabit audacia? 

Per chi non avesse più frequentato il latino dai tempi del liceo:

“Fino a quando dunque, Catilina, abuserai della nostra pazienza? Quanto a lungo ancora codesta tua follia si prenderà gioco di noi? Fino a che punto si spingerà la tua sfrenata audacia?".

Ecco, queste parole mi risuonano nell’animo mentre leggo le notizie che si rincorrono sui media internazionali a proposito del Datagate. Mi riferisco evidentemente alle rivelazioni di Edward Snowden, ex consulente della NSA (National Security Agency) che ha rivelato all’opinione pubblica mondiale dettagli di due programmi segreti, utilizzati per tracciare telefonate e dati e per spiare comunicazioni sul web e sui social network anche di provenienza estera[1]. Da quel momento egli è stato bersaglio di campagne sempre più aggressive sui media da parte delle istituzioni. L’amministrazione Obama sta preparandone l’incriminazione mentre dal canto loro – in perfetto stile bipartisan – sia democratici che repubblicani lo hanno etichettato come “traditore”.
Eppure questa volta non tutto fila liscio per Washington; il supporto della pubblica opinione per questo ventinovenne dall’aria un po’ smarrita e ingenua sta crescendo contro ogni previsione e sta costringendo l’amministrazione Obama a giocare per una volta sulla difensiva. 

Il Giornale OnlineUn’indagine di ieri, infatti, mostrava come il 49% della gente sostenga che le rivelazioni di Snowden servano al bene comune contro un 44% che le considera dannose, anche se poi il 54% - contro il 38% - sia dell’opinione che chi è responsabile di tali rivelazioni debba essere perseguito legalmente[2]. Si pensi che nel 2010, dopo Wikileaks, la percentuale di persone che riteneva un bene sapere di più sulle trame governative era di appena il 29% contro il 53% che considerava atto criminale diffondere tali informazioni.

Dunque qualcosa è cambiato.

Cosa? L’effetto di Wikileaks nel tempo? La stanchezza per le balle infinite raccontate alla gente - 11 settembre, uccisione di Osama, armi di distruzioni di massa di Saddam, innocue manifestazioni a Bengasi, attentato di Boston e chi più ne ha più ne metta – o piuttosto qualcosa nelle cose che questo nuovo whistleblower dice e nel come le dice? A questo punto – avrete intuito che l'ultima ipotesi non mi è indifferente - per capirne di più mi piacerebbe soffermarmi su alcune battute della prima intervista al Guardian[3] di Snowden. Così egli parla delle motivazioni che tendono a giustificare le aggressioni alle libertà civili da parte di organizzazioni governative, più o meno segrete:

“L’NSA, come qualsiasi intelligence, in generale tende a raccogliere informazioni da qualsiasi fonte e con qualsiasi mezzo possibile. Crede sulla base di una sorta di auto-legittimazione di servire un interesse nazionale”.

Qui vediamo individuato il primo punto di resistenza delle organizzazioni governative: ‘Ci sentiamo autorizzati a fare qualsiasi cosa serva all’interesse nazionale’, essi dicono. Dunque ‘maggiore pericolo=maggiore limitazione delle libertà civili. Più eventi terroristi hanno luogo, maggiore la limitazione delle libertà costituzionali (vedi 9/11 o Boston). Alla domanda dell’intervistatore sul perché invece di mantenere l’anonimato e continuare a godersi una vita agiata alle Hawaii, abbia deciso di esporsi in prima persona mettendo a repentaglio la sua vita e quella dei suoi cari per possibili rappresaglie governative, Edward ha risposto:

“Io credo che si debba una spiegazione alla gente, che si debbano fornire le ragioni che stanno dietro questo tipo di operazioni estranee al modello democratico. Quando il potere del governo viene completamente sovvertito si commette qualcosa di veramente pericoloso nei confronti della democrazia. (…)


Si pensa che gli informatori siano contro il Paese e il governo, ma non io; io sono come chiunque altro, non ho capacità eccezionali, sono un tipo qualunque, che se ne sta seduto giorno dopo giorno in ufficio a guardare quello che succede e che a un certo punto gli viene di pensare: ‘non sta a noi decidere su questo genere di cose; deve essere la gente a dire se queste politiche sono giuste o sbagliate’”.

Ecco, uno qualunque, come Edward si definisce, just another guy, che si trova improvvisamente davanti a un bivio: sono testimone di un abuso che sta rendendo peggiore il mondo; cosa fare? Seguire il mio interesse egoistico e girarmi dall’altra parte – cosi fan tutti - o denunciare rischiando personalmente beni, affetti, la vita stessa? L’intervistatore lo incalza con la domanda se ha pensato a quali potevano essere i rischi cui si sarebbe trovato di fronte mettendosi contro la CIA e altre potentissime entità militari ha risposto:
Il Giornale Online“Può succedermi qualsiasi cosa (…) questa è una paura con la quale dovrò convivere per il resto della mia vita, sia essa lunga o breve. (…) Se vogliono prenderti ti prenderanno, è solo questione di tempo ma al tempo stesso devi prendere una posizione su cosa sia davvero importante per te, se vivere comodamente ma senza libertà, se questo sei disposto ad accettarlo e credo che sia così per molte persone, questa è la natura umana (…). Ma se prendi consapevolezza che questo è il mondo che tu stesso contribuisci a creare, un mondo che sicuramente sarà peggiore per le generazioni a venire, in quanto, così facendo amplifichi per così dire la configurazione di questa repressione totale, allora ti rendi conto di essere disposto a correre qualsiasi rischio e non t’importa più di cosa ti potrà succedere, purché la gente possa veramente scegliere in prima persona se queste politiche sono giuste e vanno utilizzate”

Qui la svolta. Il ‘tipo qualunque’ prende coscienza e diventa strumento della trasformazione del mondo. Diventa una barriera, una difesa contro l’arroganza e la violenza del Potere, è l’incarnarsi di un pensiero di giustizia nel mondo, di un impulso di libertà. Egli sa che questa scelta ha un prezzo molto alto da pagare ma accetta di rischiare la propria vita per la libertà degli altri. Con la speranza che qualcuno segua il suo esempio. “La mia più grande paura a proposito delle conseguenze di tutto ciò, l’esito di queste rivelazioni per gli Stati Uniti è che nulla di tutto ciò cambi. La gente verrà a sapere di tutte queste rivelazioni dai media, saprà che il governo si appropria del potere ed è in grado di tenere sotto controllo la società americana e quella mondiale, ma non sarà disposta a correre il rischio necessario per alzarsi in piedi unita e combattere per cambiare le cose, per costringere i propri rappresentanti a prendere posizione a favore dei propri interessi, quelli della gente”.

Io faccio tutto questo consapevolmente e a cosa servirà? La più grade paura è che nonostante io rischi la mia vita per la libertà di tutti, nessuno si senta chiamato a fare qualcosa, a prendere posizione, a rinunciare a un osso nella speranza di togliersi un giorno collare e catena. Quanti ne abbiamo visti nella storia di questi personaggi; dai contemporanei chiamati banditi, ribelli, rivoluzionari, terroristi e poi divenuti per magia eroi nei libri di storia. Ecco allora risuonarmi nelle orecchie le parole di Cicerone: 

“Fino a quando dunque, Catilina, abuserai della nostra pazienza? Quanto a lungo ancora codesta tua follia si prenderà gioco di noi? Fino a che punto si spingerà la tua sfrenata audacia?".

Fino a quando il Potere potrà ingannarci impunemente? Fino a quando i media, le televisioni, gli ‘esperti’ si prenderanno gioco di noi? Fino a che punto si spingerà l’audacia di mentire costantemente su ogni cosa? Dal giorno della prima intervista al Guardian il Datagate è andato avanti e si sono succeduti svolte e colpi di scena. Contrariamente al passato – vedi Wikileaks – la Casa Bianca, spinta dall’onda del malcontento popolare è stata costretta a scegliere, tutto sommato, toni meno arroganti e minacciosi, almeno nelle dichiarazioni ufficiali, fino a istituire una commissione indipendente per fare chiarezza su questa spinosa grana per l’amministrazione.

Obama, ad esempio, in un’intervista di ieri alla PBS[4] ha cercato ancora una volta di tranquillizzare la gente su questo scandalo che sta facendo scendere settimanalmente la sua popolarità. No, nessuno ascolta le vostre telefonate, né legge i messaggi sui social network. Tranquilli. Peccato che Snowden ci dica come secondo l’emendamento FISA e la sua sezione 702 le comunicazioni negli USA vengano raccolte e esaminate giornalmente sulla base di certificazioni di analisti e non sulla base di un mandato. La giustificazione che viene offerta è quella della raccolta ‘casuale’ ma fatto sta che “alla fine della giornata qualcuno alla NSA ha ancora tra le mani i contenuti delle tue comunicazioni[5]”. Obama si affanna ad affermare che il programma sarebbe ‘trasparente’ perché approvato dalla FISA, la corte segreta che aveva dato questa autorizzazione, guarda caso, dopo due settimane dall’attentato di Boston[6]. Ma l’azione di spionaggio di Prism è globale, con centinaia di milioni di persone controllate e la collaborazione di altre agenzie. Anche sull’affermazione che non verrebbero spiati cittadini stranieri si continua a mentire, ci dice Snowden e comunque “una sorveglianza di cui non si è a conoscenza non diventa qualcosa di positivo semplicemente perché ne è vittima soltanto il 95% del mondo invece del 100%. I nostri Padri fondatori non hanno scritto, 'Noi riteniamo verità di per se stessa evidente il fatto che tutte le persone degli Stati Uniti sono state create uguali[7]’”
Il Giornale OnlineAnche la NSA è corsa a chiudere la stalla dopo la fuga dei buoi: “Dall’11 Settembre sono stati sventati 50 attentati” si affanna ad assicurare il generale Keith Alexander, capo della più segreta delle agenzie di spionaggio USA. Ma il lupo, si sa, perde il pelo ma non il vizio e i membri della commissione intelligence istituita per fare chiarezza sul caso non hanno potuto esimersi dal condannare la fuga di notizie etichettandola – bella trasparenza – come “comportamento criminale” a opera di nemici interni peggiori di quelli esterni. Naturalmente tra i più sanguinari nemici di Snowden si è fatto avanti – come poteva mancare? – l’inossidabile Dick Cheney[8]. 

A lui Snowden ha risposto seraficamente che essere chiamato traditore da un personaggio come Cheney - il regista di un conflitto che ha causato migliaia di vittime americane e centinaia di migliaia irachene - rappresenta il più alto onore che si può conferire a un americano. Le rivelazioni di Snowden sono solo all’inizio; proprio per evitare “che nulla cambi” - con i media che oggi si dedicano più a scoprire che cosa egli dicesse quando aveva 17 anni o come sia la sua ragazza - verranno rilasciate un po’ alla volta, con la speranza che la gente prenda finalmente posizione. Lui, nel frattempo, nel corso della chat sul Guardian di ieri[9], afferma senza esitazioni che "vale la pena di morire per il proprio Paese".

Che si possa allora – una volta per tutte ed ognuno di noi nel nostro ambito - rivolgersi agli inganni e le sopraffazioni del potere con le stesse parole con le quali Cicerone, dopo aver smascherato Catilina, prosegue il proprio discorso? “Non ti accorgi che i tuoi progetti sono stati scoperti? Non ti rendi conto che il tuo complotto è ostacolato dal fatto che tutti qui ne sono a conoscenza? Credi forse che qualcuno di noi ignori che cosa hai fatto la notte scorsa e quella precedente, dove sei stato, quali congiurati hai convocato e quali decisioni hai preso? (…) Dammi ascolto, cambia il tuo proposito, dimentica massacri e incendi. Che anzi offrirò volentieri la vita, se con la mia morte può essere affrettata la libertà di Roma, cosicché il dolore del popolo romano produca una buona volta quel che già da tempo anela di produrre”. 

Avevate mai notato quanto Cicerone sia attuale?

[1] 

[2] 

[3] 

[4] 

[5] 

[6] 

[7] 

[8] 

[9]  

Fonte: 
Tratto da: altrogiornale.org
commenti

MOSCA BIANCA: PUTIN CONQUISTA IL PALCO DEL G8, ALLA FACCIA DI CHI VOLEVA ISOLARLO

Pubblicato su 18 Giugno 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in EUROPA

Quella che Putin vuole dare al G8 è una vera dimostrazione di forza - Senza remore ne ha cantate quattro a tutti i leader che ha incontrato, a cominciare dall’ospitante Cameron, a cui ha rinfacciato l’appoggio occidentale ai ribelli siriani, per finire ad Obama...

Maurizio Molinari per "la Stampa"

cameron e putinCAMERON E PUTIN

Nemico giurato dei «ribelli cannibali», avversario dichiarato dei leader europei, irridente nei confronti di Barack Obama, nuotatore solitario nel lago del summit e infuriato con la sicurezza britannica per averlo fatto arrivare in ritardo: a svettare dentro e fuori l'enclave del G8 è Vladimir Putin, il capo del Cremlino che ha scelto di sfidare l'Occidente, nella politica come nei simboli, nel foro dove Mosca è l'ultima arrivata.

Lo scorso anno, quando il G8 si svolse a Camp David e il padrone di casa era Obama, Putin diede forfait, mandando al suo posto il dimissionario predecessore Dmitry Medvedev. I cremlinologi di Washington, dall'ambasciatore a Mosca Mike McFaul al veterano dei Balcani Strobe Talbott, si chiesero il motivo di quella defezione e la risposta arriva da Lough Erne dove Putin, facendo leva sulla crisi in Siria, punta a risollevare il prestigio della Russia vestendo i panni di una potenza in grado di mettere sulla difensiva ogni interlocutore.

putin e la mogliePUTIN E LA MOGLIE

Le avvisaglie si sono viste domenica a Downing Street, quando Vladimir ha rimproverato al premier David Cameron di «sostenere i ribelli che mangiano carne umana in spregio ai valori di democrazia di cui voi occidentali ci parlate da un secolo». Testimoni del colloqui assicurano che Cameron non si aspettava l'affondo ma quanto avvenuto poco dopo, fuori da Downing Street, deve averlo sorpreso ancor più.

VLADIMIR PUTIN E LYUDMILAVLADIMIR PUTIN E LYUDMILA

Putin era appena arrivato nella residenza dell'ambasciatore russo quando la sicurezza del summit gli ha fatto sapere che l'esclusivo residence del G8 «non è pronto ad accoglierla questa sera» e dunque il volo in elicottero per Belfast sarebbe dovuto avvenire l'indomani. Putin è andato su tutte le furie, ha accusato il governo britannico di «inospitalità» e la sicurezza di «inefficienza».

VLADIMIR PUTIN E LYUDMILAVLADIMIR PUTIN E LYUDMILA

E per dimostrare che davanti a simili imprevisti di cerimoniale la Russia è in grado di rilanciare ha ordinato - e ottenuto - dal suo ambasciatore di convocare una cena doc con i vip dei media e dell'economia britannica: dal direttore del «Financial Times» Lionel Barber al presidente della Borsa di Londra Chris Gibson-Smith. Direttori, analisti finanziari e accademici sono stati invitati all'ultima ora, arrivando puntuali a una serata nella quale Putin è stato, neanche a dirlo, grande mattatore. Ironizzando su Obama.

VLADIMIR PUTIN E LA MOGLIE LIUDMILAVLADIMIR PUTIN E LA MOGLIE LIUDMILA

Quando lunedì mattina, finalmente, è potuto salire sull'elicottero militare britannico con destinazione l'Irlanda del Nord non ha perso tempo per far conoscere agli altri leader quanta energia aveva in corpo. Al premier giapponese ha fatto sapere di sostenere le rivendicazioni di Pechino sulle isole contese, al presidente francese ha risposto per le rime sulla Siria, rincarando la dose con il primo cittadino canadese e alla vigilia del faccia a faccia con Obama ha voluto testimonargli di avere più stoffa anche sul piano della rivalità più «macha»: quella fisica.

Se il presidente americano si era affrettato a prenotare per sé la palestra del resort, impedendo ad altri leader di usarla, Putin ha ribattuto col portavoce: «Non importa, andrà a nuotare nelle acque del largo Erne» ancora gelide. Ma per il rieletto capo del Cremlino è una maniera per trasmettere a Obama, sul piano personale, il messaggio politico che poi gli ha recapitato sulla Siria: la Russia è tornata e non si sente meno Grande di fronte a nessuno.

Tratto da: dagospia.com

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E SE LA FEDERAL RESERVE SI COMPRA L'EUROPA ?

Pubblicato su 12 Giugno 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in EUROPA

Non gli basta più averci occupato militarmente: non si sa mai, qualche turbolenza politica potrebbe esserci. Ci vogliono comprare così saremo totalmente asserviti agli interessi USA mani e piedi. Se questa operazione di acquisto del debito pubblico europeo da parte della FED andrà in porto sarà molto peggio dell'occupazione del 1945, oggi sarà totale e con assenza globale della nostra sovranità. Diventeremo come i pellerosse: rinchiusi nelle riserve, e le nostre riserve saranno gli ex- paesi dell'Europa. Claudio Marconi

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L'abbiamo commentata immediatamente in trasmissione su Rai24: la Fed, Banca Centrale Usa, starebbe pensando seriamente di intervenire sui mercati per acquistare dei titoli di Stato dei Paesi europei in difficoltà. 

Mentre in Europa si discute a non finire sull'operato della Banca Centrale Europea in merito agli "aiuti" indiretti agli Stati per calmierare l'ascesa dei tassi di interesse, proprio mediante l'acquisto di parte del debito pubblico dei vari Paesi, ora parrebbe che anche la Fed stia per intervenire in "nostro" soccorso. 

Tutto parte, e per ora finisce, da una frase pronunciata da Ben Bernanke un po' di tempo addietro. Questa: «La Fed ha l'autorità per acquistare sia debito pubblico nazionale sia debito pubblico straniero». 

In Italia è stata riportata pochissimo a suo tempo, ma ora iniziano alcune timide analisi in concomitanza con le turbolenze europee proprio su questo tema. Al di là della possibilità o meno che tale operazione possa avere inizio in grande stile, visto che è difficile che la Fed, una volta presa la decisione, lo faccia con interventi a basso profilo, è però tema che va analizzato a fondo. Perché nel caso le implicazioni per i Paesi europei sarebbero enormi.

Intanto chiariamo un punto: al momento, noi, non abbiamo ulteriori conferme dell'operazione, dunque invece di dare la cosa per certa salvo poi fare finta di nulla ove il tutto non dovesse concretizzarsi, preferiamo invece dedicarci ad alcune supposizioni in punta di logica. Anche perché queste, da sole, come vedremo sono più che sufficienti per avvalorare la tesi e le parole di Bernanke.

La cosa ha più di qualche reale possibilità, chiariamolo. Intanto perché la Federal Reserve, oltre alle operazioni monstre interne, cioè l'immissione di enormi masse di liquidità in Usa, già è attiva e praticamente da sempre sui mercati esteri. Poi perché, come cercheremo di spiegare, l'operazione rientra in una logica cristallina. 

Già a suo tempo la Fed intervenne in Europa concedendo denaro a varie Banche in difficoltà. Ma il passaggio ipotizzato verso un intervento anche sui titoli di Stato apre diversi altri scenari. Un conto è intervenire per acquistare parte delle Banche, un conto differente, come si intuisce, è invece andare ad acquistare parte dei debiti sovrani degli Stati.

Questi ultimi, tra i quali il nostro, si troverebbero di fatto a essere "posseduti", quota parte, proprio dalla Fed. Nel momento in cui firmiamo delle cambiali, cioè, nello specifico, dei titoli di Stato, diventiamo debitori verso qualcuno, il che di fatto ha enorme influenza su di noi.

Prima sintesi parziale: se la Fed acquista il nostro debito pubblico, a meno che un giorno, o prima o poi, per un verso o per un altro, con un meccanismo o un altro, non decidiamo di ripudiarlo (cosa assai improbabile, vista la classe politica che ci governa e la cittadinanza che la vota) ciò significa che diveniamo in quota parte proprietà degli Stati Uniti d'America, attraverso la Banca Centrale Usa. Basta questo per far capire l'importanza di questa indiscrezione?

Detto dell'urgenza del tema, resta ora da capire, ma non è difficile farlo, il motivo per il quale la Federal Reserve sarebbe ben pronta a intervenire in Europa. Una volta snocciolati i vari motivi per i quali sarebbe in procinto di farlo non ci si stupirà più nel prendere tale indiscrezione come, in realtà, una operazione ormai già messa in cantiere.

Che motivi e benefici avrebbe dunque la Fed ad acquistare debito pubblico europeo? Tanti. Differenti. Importanti. E alla fine dei conti, decisivi. Intanto per fare spese da noi dovrebbe acquistare Euro, visto che non potrebbe comperare direttamente in Dollari. Questo non solo non è un problema per la Fed, visto che può stampare Dollari secondo necessità, ma diventa anche un beneficio diretto.

Dopo aver fatto un accordo di swap con la Bce per proseguire con l'operazione, semplicemente stamperebbe denaro per andare ad acquistare Euro che poi userebbe per comperare i titoli di Stato. Il beneficio diretto, sempre per loro, sia chiaro, è quello che così facendo si creerebbe una situazione di ulteriore aumento di circolazione per il Dollaro, peraltro senza creare, in questo caso, problemi inflazionistici.

Aumentare la circolazione del Dollaro, ricordiamolo, gli sarebbe utile per evitare che salgano troppo i prezzi delle materie prime e del petrolio, che è un altro problema che al momento si trova a dover fronteggiare. Potrebbe, in tal caso, ridurre un po' il pompaggio interno di liquidità, che enormi pericolosità comunque le ha, e allo stesso tempo mantenere alto il valore di cambio delle altre monete rispetto al Dollaro.

Ergo, gli Usa sarebbero, come effetto indiretto, avvantaggiati nelle esportazioni, con i benefici connessi all'economia interna. Ma c'è anche il lato geopolitico, prima di passare a quello prettamente economico, finanziario e predatorio.

 

Andiamo per ordine. Gli Usa, soprattutto oggi, hanno assoluto bisogno che l'Europa non collassi economicamente e politicamente.

La situazione attuale europea, disastrata dal punto di vista dell'occupazione e dunque della società nel suo complesso, è un problema enorme per gli Usa nel caso in cui essi dovessero intervenire militarmente in tanti scenari di guerra che si stanno aprendo, o che intende aprire per continuare a perseguire interessi da noi e in Medio Oriente. 

Rammentiamo cosa è successo con la Libia, ad esempio, o in Mali, dove complici le situazioni non felici dei Paesi europei ci sono state adesioni piuttosto timide agli interventi di fatto decisi dagli Usa. Ecco, ciò gli Stati Uniti non possono permetterselo. E ancora meno possono permettersi che l'Europa diventi a guida prettamente tedesca come in pratica avviene già da anni.

Per gli Usa l'Europa deve essere in buona salute e stabile, sia per essere utilizzata come mercato di sbocco per i prodotti statunitensi sia per essere usata alla bisogna come alleato strategico per perseguire gli interessi a stelle e strisce nel vecchio continente e ancora più a Oriente.

Dal punto di vista economico e finanziario, inoltre, le cose sono ancora più chiare. E più spietate, ovviamente: in Europa gli Usa possono venire a fare un mucchio di denaro. L'economia statunitense è alla strenua ricerca del rilancio e dell'aumento dell'occupazione.

Ora, aprendo e tenendo vivi i mercati europei, sostenendo i debiti pubblici acquistando i titoli di Stato come ventilato da Bernanke, gli Usa beneficerebbero di milioni di nuovi posti di lavoro in patria. Da loro si produce di più, e si crea occupazione, perché l'Europa può iniziare nuovamente ad acquistare. Chiaro, no?

Ma non solo. Il punto dirimente, e pericoloso, è un altro. Questo: se la Fed "ci compera", allora la finanza statunitense può attivarsi ancora di più nella gestione delle nostre economie. Ribadiamolo: se il nostro debito pubblico è in loro mani, sono quelle mani che ci inizieranno a guidare sempre più direttamente.

Da noi c'è da fare enormi affari a prezzi di saldo: le sofferenze bancarie e quelle immobiliari, ad esempio, sono note. E su queste si avventerebbero ancora di più gli Usa. Ma ancora: entrando a gamba tesa nel nostro continente, e facendolo forti dell'aiuto concessoci con l'acquisto dei titoli di Stato, gli Usa avrebbero gioco facile a imporsi presso di noi rispetto la deriva del momento.

Spieghiamo: al momento tra Fondi sovrani arabi e investitori cinesi e russi, l'Europa sta finendo spacchettata nelle mani orientali. Gli Usa non solo non vogliono permetterlo, ma vogliono partecipare alla spartizione e fare fuori gli altri il più possibile.

Leggi:

La follia del 'debito pubblico' è un'invenzione recente

Se non esistono più le carestie, perchè ci sono le crisi economiche?

Tradotto in parole semplici: gli Usa, mediante la Fed, userebbero come moneta di scambio, o meglio come ricatto, il fatto di sostenerci con l'acquisto dei titoli di Stato dei Paesi di difficoltà. E noi ci caleremmo le braghe su tutto il fronte.

Altro aspetto, anzi due, collegati all'operazione. Il primo: se si realizzasse questo scenario, tutto il rigore tedesco andrebbe a farsi benedire e la Germania sarebbe fatta fuori, dal punto di vista politico ed economico, rispetto allo scenario europeo che invece adesso domina. Resteranno calmi, dalle parti del Bundestag? Difficile crederlo.

Il secondo: potrebbe innescarsi una "corsa all'aiuto". Perché mai, di fronte alle spese della Fed, dovrebbero rimanere ferme invece la Cina o il Giappone? E che effetti avrebbe una nuova corsa a sostenerci sull'economia interna?

Facile: tornerebbe una sorta di euforia e gli europei tornerebbero a fare acquisti felici, contenti e soprattutto ignari. Inconsapevoli di aver subito un nuovo piano Marshall, magari a doppia tenaglia - Usa e Cina - e questa volta con effetti definitivi sulla propria sovranità.

Ultima cosa, en passant. Non perdiamo di vista un punto cardine: la Fed starebbe per venire a fare acquisti in Europa con una operazione estremamente semplice e indolore per gli Usa e invece molto dolorosa per noi. Loro ci comprerebbero semplicemente stampando moneta dal nulla.

Come le banconote del Monopoli, mentre noi saremmo legati a quel punto mani e piedi molto di più rispetto a quanto già non siamo adesso, dopo l'invasione europea della seconda guerra mondiale. [Valerio Lo Monaco su ilribelle.com].

 

Tratto da: ilnavigatorecurioso.myblog.it

commenti

IL MEA CULPA DEI CARNEFICI....

Pubblicato su 11 Giugno 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in EUROPA

La situazione greca è emblematica: le banche centrali si prendono tutto per il guadagno di pochi: i porti, la terra, il turismo.

L’economia greca è controllata e animata da un ente di controllo nominato dalla BCE. Per questo fatto i politici greci dovrebbero essere incriminati per tradimento verso lo Stato ed il popolo greco

La sola cosa che hanno in mente è PRIVATIZZARE lo Stato. Lo Stato costretto a recuperare soldi  prendendoli in prestito è completamente in balia dei mercati dei bond.

Il sistema europeo esiste per distruggere per sempre la gente e creare un nuovo tipo di europa che sia disposta ad accettare povertà, sacrifici, basso tenore di vita, salari equiparati a quelli cinesi.

Non ci debbono essere più Stati sovrani. Nel nuovo ordine il potere deve essere trasferito ad una classe capitalista di tecnocrati.

Claudio Marconi

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La Grecia sta per esplodere. Ormai è questione di mesi. Il boato si sentirà forte in tutto il mondo. L'unica incognita sta nel chiedersi se l'esplosione distruggerà il popolo greco, oppure se sarà un segnale di rinascita per tutti i popoli europei.

 

L'odio fa a gara con la rabbia. La disperazione con la ragione. Un dato su tutti: durante gli ultimi due anni il tasso di mortalità è maggiore di quello delle nascite. E' la prima volta dopo la 2a Guerra Mondiale. Si può parlare di genocidio o no? Per il resto, il reddito è giù del 25% e la disoccupazione vola al 27%, non parliamo di quella dei giovani. Tra poco salterà il sistema pensionistico e quello della Previdenza Sociale in generale. 

 

 

In questo contesto da incubo arriva il rapporto interno “strettamente confidenziale” del FMI (cr13156.pdf ) a dire ciò che viene sintetizzato nel titolo dell'articolo del Telegraph ma che ogni persona di buon senso conosceva già:

 

http://www.telegraph.co.uk/finance/financialcrisis/10101660/EU-put-eurozone-safety-before-Greece-during-bailout-IMF-report-claims.html

 

“L'Unione Europea ha messo il salvataggio dell'eurozona prima della Grecia”. Vale a dire il salvataggio dell'euro prima della vita degli umani. 

 

Una descrizione meno impegnativa si può trovare qui: 

 

http://keynesblog.com/2013/06/07/il-fantasma-di-keynes-turba-i-sonni-del-fmi-ma-non-della-bce/

 

Nel suo rapporto il FMI corregge le sue stime per il 2012 come segue: il PIL da -6% a -6,4%, gli investimenti da -14,4% a -19,2%, la produzione da -7% a -7,7%. E c'è da credere che, data la dimostrata incapacità nell'amministrare la crisi greca, le stime siano ancora ottimistiche. 

 

Dal rapporto risulta che “hanno sbagliato gli indici”, che “non hanno previsto una contrazione cosi forte”, che “non si aspettavano un tasso di disoccupazione così alto”, perfino che “non si immaginavano il sorgere di partiti neonazisti”. Insomma, loro avevano tutte le buone intenzioni ma, si sa, l'economia, dal momento che non è più una scienza ma un credo fondamentalista, è diventata una brutta bestia. Come la scultura del toro vicino a Wall Street. 

 

Viene per la prima volta ammesso che i due anni di ritardo della ristrutturazione del debito sono serviti a trasferire il peso dalle banche private ai governi europei e al FMI stesso. E che la collaborazione del FMI con la Commissione Europea non era delle più brillanti. Tra l'altro si dice che il FMI non poteva consultarsi con il governo greco ma solo con la commissione. Certo, perché quello “greco” solo governo non era. Una sgangherata (miracolosamente però sempre in piedi) combriccola di personaggi che hanno le mani sporche e l'anima nera. 

 

Ma, cosa più importante, e anche per essere onesti, bisogna aggiungere che il FMI sostiene che la sua prima proposta al governo greco era la ristrutturazione immediata del debito (con il relativo hair-cut) sul modello seguito in Uruguay nel 2004 e in Giamaica nel 2011. Questa proposta però fu tolta dal tavolo dei negoziati perché considerata dal governo “greco” “una... linea rossa non oltrepassabile”! Quindi il ragionamento del FMI è che siccome non era stata seguita la regola fondamentale in casi del genere, è logico che in seguito siano stati commessi degli errori. Infatti, nel rapporto si legge: “Dal momento che questa possibilità era stata esclusa, la Grecia aveva due scelte: 

1) “il default” (che nel gergo mediatico è stato battezzato “fallimento disordinato” il che non è affatto vero, per l'economia default significa “cessazione dei pagamenti verso il creditore”), oppure 

“2) seguire un programma FINGENDO che con questo programma il debito possa diventare sostenibile. Perché questo era l'unico modo per salvare le banche e l'economia europea”. Inutile dire quale soluzione si adottò. 

 

Che cosa dice in pratica il FMI? Dice che il governo “greco” (sotto il diktat europeo) ha preferito la svalutazione interna per salvare le banche private d'Europa e l'euro. E, si sa, l'ha fatto con il massimo rumore possibile per facilitare loschi affari di speculazione, mentre, in sintonia con i media e i giornali di regime di tutta Europa, bollava il popolo greco di epiteti tipo “lazzaroni” e “ladri”. “Sono il premier di un popolo di corrotti” è la frase usata dall'allora primo ministro George Papandreou (in Grecia detto “GAP” dato il nome Andreas del padre) in una conferenza all'estero. 

 

Constatata dunque l'inutile cura da cavallo imposta sui greci per amor dell'euro (quindi delle banche) si è acceso il “dibattito” delle solite chiacchiere: Dalle analisi “obbiettive” come questa 

 

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-06-05/ammette-sono-stati-commessi-183544.shtml?uuid=AbgxaT2H

 

fino a quelle “redentrici” del popolino che si prende la sua rivincita, mentre vengono presentati come dei profeti non ascoltati tutti coloro che la cura da cavallo l'hanno imposta da veri sadici ma che ora si sentono “rivendicati”. 

 

http://www.forexinfo.it/La-Grecia-non-perdona-il-mea-culpa 

 

Senza dimenticare la morale però: “Le misure greche? Ancora valide” 

 

http://www.formiche.net/2013/06/06/grecia-troika-austerity-fmi-rehn-draghi/ 

 

Forse ci sarà qualcuno che penserà “certo, una cosa brutta, ma almeno l'euro e l'Europa sono salvi”. Gli ricorderò una sola cosa: Quando nel 2011 si facevano questi ragionamenti la Germania cresceva del 4 o 5%. Oggi, l'Europa è sotto zero e la Germania vanta la vertiginosa crescita del 0,1%. 

 

L'euro è la tomba dei popoli indipendentemente da longitudini o latitudini.

 

Giorgio

Fonte: www.comedonchisciotte.org

Tratto da: terrarealtime.blogspot.it

commenti

LA GRECIA HA PAGATO PER L'EURO

Pubblicato su 9 Giugno 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in EUROPA

L’Fmi ha ammesso che i sacrifici di Atene sono serviti soltanto a salvaguardare i creditori e il resto dell’eurozona. Ora i greci devono ribellarsi a questa enorme ingiustizia. 


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Giorgios Malouchos

Allora è così: il piano di aiuti era falsato fin dall'inizio. Un piano che ha portato a conseguenze devastanti. Un piano che avrebbe dovuto "salvare" la Grecia, ma che in realtà è servito a salvare l'euro attraverso la condanna morte della Grecia.

Chi lo dice? Uno dei tre membri della troika (Bce, Ue, Fmi), il Fondo monetario internazionale. E la sua critica interessa tanto i suoi partner quanto se stesso e il governo greco. Tutti insieme sono andati verso una catastrofe che non aveva altro scopo se non quello di far guadagnare tempo agli altri paesi della zona euro.

Il documento dell'Fmi pubblicato il 5 giugno è uno vero e proprio schiaffo non solo alla politica di "salvataggio", ma soprattutto all'"Europa" – cioè alla Germania – e anche al governo greco dell'epoca guidato dal [socialista George Papandreou], che aveva firmato il primo memorandum. Non solo [i creditori] distruggono, ma sembrano anche voler utilizzare la crisi greca per proteggere e riorganizzare la zona euro a scapito della Grecia.

 

Il documento ha provocato grande irritazione. L'Fmi confessa il suo crimine ma non ammette le proprie responsabilità; rivela nel modo più ufficiale possibile il motivo senza spiegare come questa tragedia che interessa tutto il paese – e dovuta non al debito, ma al piano di salvataggio – possa essere affrontata una volta riconosciuti gli errori. Una posizione di un cinismo esasperante.

Ovviamente questo mette in una situazione molto difficile quella classe politica greca che sosteneva il piano di aiuti e lo presentava come l'unica opzione per il paese. Un piano che ha obbligato la Grecia a piegarsi a questo diktat mortale con l'alibi del suo salvataggio. Un salvataggio che, come ha riconosciuto l'Fmi, si è rivelato catastrofico.

La classe politica non si è battuta per gli interessi del paese, ma ha preferito la strada più facile e si è preoccupata solo di restare al potere. I politici si sono dichiarati pronti a rinunciare alla sovranità del paese, cedendo a uno stupido ricatto.

Se il governo greco avesse un minimo di rispetto sia per la parola "greco" che per la parola "governo", non dovrebbe chiudere gli occhi sulle ammissioni dell'Fmi. Al contrario, questa volta dovrebbe rispondere alla domanda: è possibile che uno dei tre membri del direttorio che esercita il controllo economico sul paese continui a seguire questa strategia senza che [il governo greco] reagisca?

Forse è proprio per questo che il rapporto è stato realizzato e pubblicato: per dare ad Atene la possibilità di rimettere in discussione il metodo adottato finora. In ogni caso l'idea che improvvisamente l'Fmi si sia "reso conto del suo errore" appare piuttosto ingenua.

La Grecia dovrebbe fare qualcosa. Che cosa aspetta? Se non lo fa adesso, quando lo farà? Ora dovranno rivedere la loro posizione tutti coloro che dicevano che questa soluzione era un "salvataggio", che la Grecia era la prima responsabile delle sue sventure e che i greci dovevano sopportare tutto.

I creditori hanno fatto autocritica. Adesso è il momento che anche i loro sostenitori facciano lo stesso. E vediamo infine tutti insieme come si potrà sfruttare tutto ciò per mettere fine a quella catastrofe che chiamiamo salvataggio. Anche se ormai è troppo tardi, perché la Grecia ha perso tutte le sue armi. Per colpa sua.

 

Traduzione di Andrea De Ritis

Fonte: http://www.presseurop.eu/it/content/article/3857961-la-grecia-ha-pagato-l-euro 

 

Tratto da: http://www.nuovaresistenza.org/2013/06/08/eurozona-la-grecia-ha-pagato-per-leuro-presseurop-eu-notizie-europee-vignette-e-rassegne-stampa/

 

Tratto da: nocensura.com

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