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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

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La guerra degli inganni

Pubblicato su 30 Luglio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ESTERI

Di: Gideon Levy

È cominciata come una guerra premeditata: avrebbe potuto essere evitata se negli ultimi mesi Israele avesse adottato una politica diversa. Si è evoluta in una guerra inutile. È già abbastanza ovvio che non porterà alcun risultato a lungo termine. È ancora possibile che degeneri in un disastro, e alla fine risulterà essere stata la guerra degli inganni: Israele si è ingannato fino a rovinarsi.

Il primo inganno è la pretesa che non ci fosse alternativa. Certo, quando i razzi hanno cominciato a piovere su Israele non c’era più alternativa. Ma che dire dei passi che ci hanno portato a questo? Sono passi per i quali esistevano altre opzioni. Non è difficile immaginare cosa sarebbe successo se Israele non avesse interrotto i negoziati di pace, se non avesse lanciato una guerra totale contro Hamas all’indomani dell’omicidio dei tre ragazzi israeliani, se non avesse bloccato il trasferimento dei fondi destinati al pagamento dei salari pubblici nella Striscia di Gaza, se non si fosse opposto al governo di unità nazionale palestinese e se avesse allentato l’embargo alla Striscia di Gaza.

I razzi Qassam sono stati una risposta alle scelte di Israele. In seguito gli obiettivi sono cresciuti a valanga, come avviene sempre in guerra: da fermare i razzi a trovare e distruggere i tunnel alla demilitarizzazione di Gaza. La valanga potrebbe continuare all’infinito. “Risponderemo alla pace con la pace”. Ricordate? Il 25 luglio Israele ha rifiutato la proposta di cessate il fuoco del segretario di stato statunitense John Kerry.

Il secondo inganno è che l’occupazione della Striscia di Gaza è finita. Pensate a un’enclave sotto assedio, i cui abitanti sono prigionieri, gran parte dei cui affari sono controllati da un altro stato che gestisce l’anagrafe e l’economia, proibisce le esportazioni, limita la pesca, controlla i suoi cieli e ogni tanto invade il suo territorio. Non è occupazione questa?

Il terzo inganno è l’affermazione che l’esercito israeliano “fa tutto quello che può” per evitare di uccidere civili. Siamo già oltre il migliaio di morti, tra cui una maggioranza civili e un numero impressionante di bambini. Interi quartieri sono stati rasi al suolo e 150mila profughi non hanno un posto sicuro dove andare. Questo rende tale affermazione nient’altro che uno scherzo di cattivo gusto.

Anche la convinzione che il mondo sostenga la guerra e riconosca la sua giustezza è un inganno israeliano. Se è vero che i politici occidentali continuano a ripetere che Israele ha il diritto di difendersi, i morti che continuano ad accatastarsi e la disperazione dei rifugiati stanno irritando il mondo e generando odio contro Israele. Alla fine anche gli statisti che sostengono Israele gli volteranno le spalle.

Un altro inganno è quello secondo cui questa guerra ha dimostrato che “il popolo d’Israele” è “una nazione meravigliosa”. Era da tempo che non si assisteva a una campagna così mendace, manipolatoria, melensa e autocompiaciuta. La nazione si è mobilitata per sostenere i soldati, e questo è commovente. Ma oltre ai camion carichi di dolciumi e biancheria, alle migliaia di israeliani che hanno partecipato ai funerali dei soldati le cui famiglie vivono all’estero e all’ansia per i feriti, questa guerra ha messo in evidenza anche comportamenti ben più odiosi.

Quel “comitato di sostegno ai soldati” che è Israele ha dimostrato tutta la sua indifferenza verso le sofferenze dell’altra parte. Non un briciolo di compassione, non un barlume di umanità, nessuno stupore, nessuna empatia per il suo dolore. Le orribili immagini di Gaza provocano reazioni che vanno dallo sbadiglio alla gioia. Un popolo che si comporta così non merita le lodi che si riversa addosso. Quando la gente di Gaza muore e la gente di Tel Aviv fa come se niente fosse non c’è niente da festeggiare.

E non c’è niente da festeggiare neanche nella campagna di aggressione contro i pochi che si oppongono alla guerra. Dal governo e dal parlamento alle strade e ai commenti su internet, tira una brutta aria. Solo i cittadini obbedienti sono ammessi. “Unità israeliana”? “La nazione è una grande famiglia”? Non scherziamo. Anche i mezzi d’informazione israeliani in tempo di guerra sono una barzelletta, una rete di propaganda i cui membri si sono autoarruolati per lodare ed esaltare, incitare e punire, e chiudere gli occhi.

Ma la più grande delle barzellette, la madre di tutti gli inganni è la fiducia nella giustezza del proprio agire. Lo slogan della “guerra giusta” è ripetuto fino alla nausea, fino a far sospettare che anche quelli che lo gridano più forte abbiano dei dubbi, altrimenti non griderebbero così forte e non se la prenderebbero tanto con chi cerca di esprimere un’opinione differente. Dopo tutto, come si può giustificare una guerra evitabile? E come ci si può ammantare di giustizia di fronte alle orribili immagini di Gaza?

Forse la terra brucia anche sotto i piedi di questo coro di apologeti della guerra. Forse anche loro si rendono conto che quando la battaglia finirà il quadro diverrà chiaro. È sempre così nelle guerre d’inganno, ed è così che finirà anche la guerra del 2014.

(Traduzione di Gabriele Crescente)

Tratto da:http://www.internazionale.it/opinioni/gideon-levy/2014/07/29/la-guerra-degli-inganni/

Gideon Levy è un giornalista israeliano. Scrive per il quotidiano Ha’aretz.

Gideon Levy è un giornalista israeliano. Scrive per il quotidiano Ha’aretz.

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ALLA BASE DEL BOOM ECONOMICO INGLESE (PIL MEGLIO DI GERMANIA E USA) ANCHE AVER RIFIUTATO IL ''PATTO DI STABILITA'!

Pubblicato su 28 Luglio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ESTERI, POLITICA

Una delle cose piu' assurde a cui si e' assistito negli ultimi mesi e' il coro dei vari europeisti che non fanno che ripetere la solita litania dell'enorme successo dell'euro nonostante i dati ufficiali dimostrano che i paesi che stanno avendo la crescita economica piu' forte sono proprio quelli che hanno mantenuto le loro valute.

E a tale proposito e' interessante notare come la Gran Bretagna (che e' fuori dall'euro) ha visto la sua economia crescere ancora una volta nel secondo trimestre del 2014, tornando così ai livelli del 2008. Secondo i dati dell'Ufficio nazionale di statistica (ONS), inoltre, il PIL è salito del 3,1% su base annuale.

Non finisce qui. Londra rappresenta la 'locomotiva' nei Paesi sviluppati del G7, per il Fondo monetario internazionale, che ha alzato le stime di crescita per quest'anno dal 2,8% al 3,2%. Nessun altro Paese nel gruppo dei Grandi può vantare un incremento tanto rapido, escludendo la Cina. Meglio addirittura di Germania e Stati Uniti.

Sembrano lontani i tempi di una delle peggiori recessioni subite dal Regno Unito, quando le banche erano costrette, per sopravvivere alla crisi, a chiedere l'intervento dello Stato che così è dovuto entrare nella proprietà di alcuni colossi.

Il governo di David Cameron, con tutta la cautela possibile, non può però non cogliere l'euforia del momento. "È stato tutto possibile grazie al duro lavoro dei britannici, oggi abbiamo raggiunto un risultato fondamentale nel nostro piano economico di lungo termine", ha detto il Cancelliere dello Scacchiere, George Osborne.

Il premier Cameron si è limitato a ripetere le sue parole e sottolineare che sono notizie molto incoraggianti. C'è comunque ancora, nonostante tutto, una cautela, che è spiegabile prima di tutto dal fatto che la ripresa al momento è ancora fortemente settoriale.

A trascinarla è stato il settore dei servizi, che rappresenta larga parte dell'economia nazionale. Si trovano invece ancora al di sotto dei livelli pre-crisi il settore delle costruzioni e quello manifatturiero.

I dati molto positivi, secondo gli osservatori, potrebbero spingere la Bank of England verso un rialzo dei tassi di interesse. Anche in questo caso però non è scontato. È stato proprio il governatore della banca centrale d'Inghilterra, Mark Carney, a frenare su questo punto, pochi giorni fa, affermando che è necessario prima capire perché, nonostante il quadro economico di crescita, i salari non salgono.

Questa situazione dimostra ancora una volta non solo la lungimiranza del governo britannico di rimanere fuori dall'euro ma anche la saggezza di David Cameron di non sottoscrivere il patto di stabilita' risparmiando cosi' ai cittadini britannici tutte le misure lacrime e sangue imposte dalla UE che stanno riducendo gli italiani alla fame.

Ovviamente ai giornali di regime fa comodo nascondere questi fatti agli italiani ma la verita' sta venendo a galla e le menzogne dei vari Renzi, Letta, Monti e Napolitano diventano sempre piu' difficili da giustificare e da parte nostra invitiamo tutti i nostri lettori a chiedere a viva voce che anche l'Italia rinunci al patto di stabilita' ed esca dall'euro al piu' presto possibile.

GIUSEPPE DE SANTIS - Londra.

Tratto da:http://www.ilnord.it

ALLA BASE DEL BOOM ECONOMICO INGLESE (PIL MEGLIO DI GERMANIA E USA) ANCHE AVER RIFIUTATO IL ''PATTO DI STABILITA'!
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Continuano gli scontri a Bengasi e a Tripoli

Pubblicato su 28 Luglio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ESTERI

Almeno 38 persone sono morte negli scontri tra le milizie lealiste guidate dal generale Khalifa Haftar e le milizie islamiche a Bengasi, in Libia. Secondo il governo libico sono più di 150 le vittime causate da due settimane di combattimenti a Tripoli e Bengasi,scrive Al Jazeera.

La settimana scorsa le milizie islamiche avevano occupato l’aeroporto di Tripoli, costringendolo alla chiusura. Negli scontri finora sono morte 94 persone e più di 400 sono rimaste ferite. Il governo libico ha denunciato il rischio di una secessione nel paese, se gli scontri non si fermeranno.

Il 27 luglio un deposito di carburante ha preso fuoco a Tripoli dopo essere stato colpito da un razzo e l’incendio potrebbe causare gravi danni se non sarà tenuto sotto controllo.

L’Italia, la Francia e la Germania hanno chiesto ai loro cittadini di lasciare la Libia. Il 26 luglio gli Stati Uniti hanno deciso di far evacuare la loro ambasciata a Tripoli.

Dal 16 maggio il generale Khalifa Haftar sta guidando un’operazione militare a Bengasi senza l’appoggio del governo di Tripoli. In un messaggio il generale ha dichiarato guerra ai militanti islamici e ha detto che vuole debellare “il terrorismo” in Libia. Secondo il governo in carica, in realtà Haftar sta tentando un colpo di stato e dovrebbe essere arrestato.

Il salvatore della patria. La debolezza del governo libico, la proliferazione delle armi e le minacce separatiste hanno portato alla ribalta figure come il generale Haftar, che si presenta come uomo forte e salvatore della patria, ha scritto il mensile Afrique Asie. Un tempo vicino a Gheddafi, Haftar si unì in seguito a un movimento di opposizione.

Dopo aver vissuto vent’anni negli Stati Uniti, è tornato in Libia nel 2011 per guidare le forze ribelli. A maggio ha lanciato l’operazione Dignità per sradicare il terrorismo islamico. Molti, però, accusano il generale di essere una pedina di Washington e un agente della Cia.

Tratto da:http://www.internazionale.it/news/libia/2014/07/28/continuano-gli-scontri-a-bengasi-e-a-tripoli/

A Bengasi, il 27 luglio 2014. (Esam Omran Al-Fetori, Reuters/Contrasto)

A Bengasi, il 27 luglio 2014. (Esam Omran Al-Fetori, Reuters/Contrasto)

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L’INTIFADA DELLA PALESTINA E LA CRESCITA DELLA DESTABILIZZAZIONE IN ISRAELE

Pubblicato su 27 Luglio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ESTERI

La questione della legittimità e della sicurezza

Israele dalla sua nascita nel 1948 fino ad oggi ha dovuto affrontare i problemi della sua legittimità e della sicurezza come due questioni principali che minacciano costantamente la sua esistenza. Questo stato sin dall’inizio ha dovuto fronteggiare due questioni: la crisi di legittimità all’interno e la mancanza di riconoscimento internazionale, in particolare da parte degli stati arabi e islamici della regione.
Il popolo musulmano della Palestina ha respinto la legittimità del regime di Israele e progressivamente ha costituito i nuclei della resistenza.
La prima resistenza è stata costituita tra il 1918 e il 1948, che ha compreso tre azioni: la resistenza pacifica dei palestinesi, la resistenza radicale e l’insurrezione popolare, la resistenza contro la Gran Bretagna e il Sionismo.
La seconda resistenza si è costituita nel periodo delle guerre tra gli arabi e Israele negli anni 1948, 1956, 1967 e 1973.
La terza resistenza comprende la nascita dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, O.L.P., e le sue attività in forma di gruppi di milizia e partigiani tra il 1947 e il 1987.
La quarta resistenza ha visto la nascita dell’Intifada nel dicembre 1987 e continua ancora oggi.
Tutto ciò che la storia e il passato della resistenza dimostrano riguarda il non riconoscimento di Israele da parte dei diversi governi. Questa situazione ha radici nell’amara storia della costituzione di Israele e nei suoi progetti, i quali si possono ritrovare nel libro di Theodor Herzl del 1896, nell’accordo segreto Sykes- Picot del 1916, nella dichiarazione Balfour del 1917 e nella questione del “protettorato” sulla Palestina nel 1918, che praticamente portarono infine alla fondazione di Israele nel 1948.
In queste relazioni erano presentati due progetti, uno maggiore e uno minore.
Nel progetto maggiore si prevedeva la divisione della Palestina, e nel progetto minore si prevedeva la fondazione di un paese federale costituito da due stati, uno arabo e l’altro ebraico.
I paesi arabi, con il sostegno del Consiglio Supremo Arabo, hanno respinto entrambi i progetti e hanno sostenuto la Palestina araba indipendente. Dall’altra parte, il progetto minore non ha avuto l’approvazione dei paesi arabi e del regime sionista, e alla fine nella seduta dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, il 29 novembre 1947, il progetto che prevedeva la divisione della Palestina è stato approvato con 33 voti a favore e 13 voti contrari, e di conseguenza il 14 maggio del 1948 è stata proclamata la fondazione dello stato di Israele.

La questione della legittimità e il processo di dialogo

Il governo d’Israele, per poter risolvere la questione della legittimità e del riconoscimento, ha seguito la via pacifica con il mondo arabo e, servendosi della strategia “né guerra né pace”, ha preparato il terreno per realizzare i suoi progetti ambiziosi. Israele nel 1949 ha firmato l’accordo per il cessare il fuoco con i governi di Egitto, Siria e Giordania, e nel frattempo, con la scusa della frontiera sicura e della sua forza militare, ha rafforzato il processo di dialogo per vedersi riconosciuta la legittimità. Possiamo definire la pace di Camp David come una nuova era nel processo della legittimazione di Israele, anche perché in tal modo questo regime ha potuto stabilizzare ancora di più la sua posizione. Il processo di dialogo è terminato con l’inizio dell’Intifada e la questione della legittimità è ancora irrisolta, e inoltre i processi di pace a Maryland ed Oslo non hanno potuto dare una svolta adeguata.

La questione della sicurezza e la politica della violenza

Il governo d’Israele ha dovuto affrontare le sue questioni di sicurezza all’interno ed all’esterno delle sue frontiere utilizzando i mezzi militari e la violenza. All’interno ha iniziato a massacrare e ad espellere i palestinesi nel periodo tra la divisione della Palestina e la costituzione del governo d’Israele nel 1948, con il massacro di Deir Yassin ad opera del gruppo dell’Irgun guidato da Menachem Begin, e si è servito di questa politica nel territorio occupato diverse volte perpetrando diversi massacri come quelli di Gaza, Kafr Qasim, Tel al-Zaatar, Sabra e Shatila e il campo profughi di Jenin. Inoltre Israele ha applicato da sempre la politica di espulsione e dell’esilio, e ha espulso grande parte della popolazione palestinese dalla sua patria.

Yossef Weitz, ex direttore del Fondo Nazionale Ebraico scrive:

Israele non è abbastanza grande per contenere due popoli, se gli arabi lasciassero il paese allora possiamo dire che è sufficientemente grande per noi. Non abbiamo alternativa se non mandare via tutti. Non deve rimanere neanche un villaggio o una tribù araba.

Seguendo questa politica, progetti e programmi per la costruzione di nuove colonie ebraiche e iniziative per spingere gli ebrei a immigrare in Israele sono stati sempre all’ordine del giorno. Sono iniziate le costruzioni di nuove colonie nelle zone della Striscia di Gaza, in Cisgiordania e sulle Alture del Golan, e si è promossa la stabilizzazione degli ebrei immigrati al fine di ottenere una relativa sicurezza nel paese.

Per quanto riguarda la sicurezza lungo la frontiera, il governo israeliano utilizzò i suoi metodi militari dichiarando guerra nel 1948 agli stati arabi limitrofi, come Giordania, Egitto, Siria e Libano.
In questa guerra praticamente la sicurezza e la sua integrità territoriale furono messe seriamente a rischio ma gli aiuti degli Stati Uniti e il sostegno delle Nazioni Unite salvarono Israele e impedirono la sua sconfitta. Alla fine, con la firma dell’accordo, la guerra si concluse nel febbraio del 1949 e Israele riuscì a raggiungere una certa stabilità, riuscendo quindi a impadronirsi del 77% del territorio al momento di diventare membro delle Nazioni Unite. In tal modo di fatto la proposta della divisione, avanzata dalle Nazione Unite, che prevedeva il 57% del territorio per Israele e il 43% per gli arabi, e la costituzione di un governo arabo indipendente, è stata dimenticata.
Israele, per poter avere maggiore sicurezza e realizzare i suoi progetti ambiziosi, iniziò quindi a rafforzare il suo esercito e nel 1956, dopo la nazionalizzazione del Canale di Suez, con l’aiuto della Francia e dell’Inghilterra conquistò il deserto del Sinai. A causa del confilitto di interessi tra Francia e Stati Uniti la guerra venne però fermata e Israele abbandonò il Deserto del Sinai.
Nel 1967 Israele, sempre con la scusa di una maggiore sicurezza, ma in realtà per raggiungere il suo obiettivo del “Grande Israele”, sferrò altri attacchi contro i paesi arabi confinanti. In questa guerra Israele bombardò all’improvviso gli aeroporti dell’Egitto e occupò il Deserto del Sinai, la Cisgiordania, la città Santa di Gerusalemme e le Alture di Golan, nonostante la risoluzione 242 delle Nazioni Unite. Questa guerra improvvisa mise a disposizione di Israele le risorse e un territorio quattro volte maggiore rispetto alla situazione antecedente la guerra, e gli conferì una maggiore potenza per poter scongiurare le minacce. Questa vittoria durò comunque poco e non impedì la controffensiva dei paesi arabi che iniziò nel 1973 dall’Egitto e dalla Siria contro Israele per riprendere il controllo dei territori da quest’ultimo occupati.
Iniziò così la guerra del Kippur e la coalizione composta da Egitto e Siria attaccò Israele su due fronti. Nella prima settimana riuscirono a ottenere vittorie notevoli, però nella seconda settimana la situazione cominciò a entrare in un’altra fase con l’arrivo dell’esercito americano in sostegno d’Israele, che riuscì ad entrare in territorio siriano ed egiziano. Alla fine la mediazione delle Nazioni Unite portò, il 24 ottobre 1973, alla fine della guerra.
In questa guerra i paesi arabi non raggiunsero l’obiettivo però riuscirono a mettere se non in pericolo quantomeno in discussione il potere deterrente e la questione della sicurezza d’Israele.
La successiva invasione dell’esercito d’Israele del territorio libanese nel 1982 causò diversi problemi e non poté essere una politica di successo per la sicurezza e alla fine fu destinata a perdere.
Israele per tenersi in vita e mettersi al sicuro prese quindi un’altra decisione politica, ossia dotarsi dell’arma nucleare.
Già nel 1949 si era aperto il Centro di Ricerca Isotopo e nel 1952 il governo di David Ben-Gurion aveva fondato la Commissione dell’Energia Nucleare d’Israele. Con gli aiuti di paesi come gli Stati Uniti e la Francia, Israele riuscì quindi a compiere progressi notevoli nel campo della tecnologia nucleare e ad oggi si presume che questo paese abbia più di 200 testate nucleari, e la sua potenza nucleare è in costante crescita.
Oron, il famoso esperto l’Israele, a proposito dei programmi nucleari d’Israele disse:

Avere a disposizione le armi migliori, e la possibilità stessa di servirsi di queste armi, servono per costringere l’altra parte ad accettare le richieste politiche d’Israele. Una delle richieste è riconoscere ufficilmente le frontiere attuali e firmare l’accordo di pace con Israele.

Con la nascità dell’Intifada anche questa politica ha perso però la sua forza dissuasiva.

L’intifada e la questione della sopravvivenza

Il grande movimento del popolo palestinese contro le politiche feroci del governo d’Israele ha aperto una nuova era nella storia della lotta del popolo musulmano della Palestina.
Questo processo si è evoluto rapidamente dopo la conferenza dei vertici dei paesi arabi nell’aprile 1987 in Oman, che non portò a nessuna presa di posizione contro il regime sionista.
La prima Intifada, che comprendeva la protesta popolare contro l’occupazione della Palestina, aveva i seguenti obiettivi:
1- Evitare di far cadere nel dimenticatoio la questione della Palestina
2- Chiamare l’opinione pubblica a porre maggiore attenzione
3- La necessità di risolvere il problema della Palestina
4- Mettere a rischio la sicurezza interna del regime sionista
5- Evidenziare le dispute dei vari gruppi palestinesi e costringere i governi e le organizzazioni che gestivano la questione della Palestina a ricercare i loro interessi comuni.

Uno degli eventi importanti nella storia della lotta contro Israele è stato il ritiro di Israele dal sud del Libano. Questa azione si è compiuta senza la firma di nessun accordo e in modo unilaterale il 24 maggio del 2000, ponendo così fine all’occupazione del sud del Libano dopo 22 anni .
Questo fatto viene considerato la prima sconfitta militare dell’Israele nella sua storia e la prima vittoria politica, ideologica e simbolica dell’Organizzazione “Hezbollah”.
Talal Atrissi considera questo ritiro come un obiettivo che tutti i governi d’Israele stavano cercando, da Yitzhak Rabin e Shimon Peres a Ehud Barak, ma avevano dovuto affrontare due problemi:
Prima di tutto la preoccupazione per la situazione delle frontiere dopo il ritiro; secondariamente, Israele desiderava che questo ritiro venisse fatto sulla base di un accordo regionale, in particolare con la Siria, ma ciò non fu possibile in quanto Israele non poteva più sostenere le perdite nel sud del Libano.

Il ritiro di Israele e la vittoria di Hezbollah hanno rafforzato il fronte anti-Israele e favorito l’avvento della seconda Intifada.
Qualche giorno dopo la liberazione del sud del Libano, Seyyed Hassan Nasrollah, Segretario Generale di Hezbollah, a Bent Jbail ha dedicato questa vittoria al popolo palestinese e ha annunciato il suo sostegno alla secondo Intifada, chiedendo al mondo arabo di fare altrettanto.
L’ingresso provocatorio di Ariel Sharon negli spazi della Moschea di al-Aqsa incrementò la lotta contro Israele, preparò il terreno per l’Intifada e causò le dimissioni di Ehud Barak, e dunque un’altra sconfitta per Israele.
Visto la crescita della violenza politica d’Israele, il processo del sostegno all’Intifada prese una corsa più rapida e costrinse il regime ad affrontare una destabilizzazione generale e la crisi della sua sicurezza in modo che, nonostante la sua potenza militare, deve tutt’oggi lottare per la sua sopravvivenza.

L’intifada e la politica estera dell’Iran.

L’Iran Islamico nella sua politica estera ha sostenuto da sempre la Palestina e ha sempre chiesto il ritorno dei profughi alla loro patria e l’istituzione dello stato indipendente della Palestina. La proclamazione, da parte dell’Imam Khomeini, della giornata mondiale di al-Quds è stato un segno importante che dimostra il sostegno dell’Iran dalla Palestina.
L’Imam Khomeini nel suo discorso del 7 agosto 1979 ha proclamato la giornata mondiale di al-Quds con queste parole:

Possiamo proclamare l’ultimo venerdi del Sacro mese di Ramadan, che coincide con il periodo di Laylat al Qadr (la notte del destino), e può essere anche la chiave principale per il destino del popolo della Palestina, come la giornata di al-Quds. I musulmani in una cerimonia internazionale possono annunciare la loro solidarietà e il sostegno ai diritti legittimi del popolo musulmano.

Inoltre l’Imam Khomeini nel suo messaggio del primo agosto del 1981 definisce la giornata mondiale di al-Quds come il giorno degli oppressi, e nel suo libro intitolato “Il governo islamico” afferma:

Il movimento dell’Islam sin dall’inizio ha dovuto lottare con il sionismo, sono stati loro ad iniziare i complotti e la propaganda anti-islamica, e come vedete continua ancora.

L’Imam Khomeini ha sempre rifiutato il processo di pace tra arabi e Israele e ha invocato la resistenza contro Israele. Egli a proposito degli accordi di Camp David disse:

Camp David è solo un inganno e un gioco politico e niente altro per poter giustificare le continue violazioni di Israele dei diritti dei musulmani.

Recentamente, la Repubblica Islamica dell’Iran, nell’ambito dei suoi impegni in politica estera, ha organizzato a Teheran la Conferenza Internazionale per il sostegno all’Intifada, che ha visto la partecipazione delle delegazioni di 35 paesi islamici, delle organizzazioni palestinesi, dei leader del Movimento Hezbollah e di 300 personalità indipendenti.

I partecipanti hanno annunciato il loro sostegno all’Intifada e hanno concordato sui seguenti punti:
l’istituzione un comitato internazionale parlamentare per la difesa dall’Intifada, la condanna del sostegno degli Stati Uniti a Israele, l’istituzione di una corte internazionale per processare i criminali di guerra di Israele, la richiesta dell’attivazione di comitati per promuovere delle sanzioni contro Israele.

Per concludere, possiamo dire che, considerando l’incremento del processo dell’Intifida e la crisi della legittimità e della sicurezza, il regime sionista affronta nuove crisi che mettono a rischio la sua stessa presenza, e ormai le politiche ambigue di pace e violenza non possono più essere considerate adatte a risolvere la questione. Pare che il regime sionista debba rassegnarsi davanti alle richieste legittime del popolo palestinese più di altri tempi.
Il regime sionista, essendo consapevole del problema della sua legittimità, a volte con un linguaggio di pace e a volte di guerra ha violato e continua a violare i più elementari diritti umani nel territorio occupato e ferisce la coscienza umana.
La storia contemporanea può testimoniare diversi esempi del comportamento violento e disumano del regime sionista nell’arco della sua non lunga storia. Il massacro di centinaia di persone con la scusa dell’uccisione di tre israeliani, l’attacco contro i civili e la distruzione delle loro abitazioni ne sono un esempio lampante.
Oggi la questione della Palestina non è solo un problema dei paesi arabi ed islamici, bensì è diventata un problema umanitario. L’occupazione e le azioni criminali commessi sono una grande catastrofe umana e rappresentano la questione più importante a livello mondiale.
Purtroppo oggi i paesi arabi ed islamici e addirittura i paesi che si presentano come i difensori dei diritti umani nel mondo sono indifferenti nei confronti di queste azioni criminali e si limitano a dare mere indicazioni politiche.
L’omicidio di Mohammed Abu Khdeir ha causato l’incremento della tensione nei territori occupati e gli attacchi dell’esercito sionista, armato fino ai denti, vengono portati avanti sia per via aerea che terrestre contro il popolo indifeso della Palestina, provocando diversi feriti e morti.
La reazione del mondo non è andata, come detto, oltre generiche indicazioni politici, mentre il regime sionista continua a massacrare i palestinesi. Addirittura l’uccisione dei palestinesi è diventato un spettacolo divertente per alcuni giovani estremisti d’Israele che, seduti su una collina, si emozionano a vedere il bombardamento di Gaza.
Dopo l’uccisione di centinaia di palestinesi Israele vorrebbe dimostrare la sua “clemenza” accettando la proposta di pace avanzata di un altro paese per coprire le sue azioni criminali, pretendendo che il popolo di Gaza, e in particolare il movimento di resistenza, accetti immediatamente il cessate il fuoco!
Ancora un’altra volta il mondo si trova davanti a un esame di coscienza, per vedere come agisce nei confronti delle azioni barbariche del regime sionista.
Si spera che gli organismi internazionali rispettino i loro impegni nei confronti dell’umanità e si assumano la loro responsabilità per impedire l’occupazione e l’oppressione della patria altrui, e permettano che il popolo palestinese possa decidere liberamente il suo destino.

Ghorban Ali Pourmarjan
Direttore dell’Istituto Culturale dell’Iran – Roma

Tratto da:http://www.eurasia-rivista.org

L’INTIFADA DELLA PALESTINA E LA CRESCITA DELLA DESTABILIZZAZIONE IN ISRAELE
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La quiete prima della tempesta: l'Europa pronta a unirsi alla guerra economica contro la Russia

Pubblicato su 27 Luglio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA, ESTERI

A.E. Pritchard sul Telegraph commenta la più pericolosa confluenza di circostanze da trent'anni a questa parte: gli USA hanno dichiarato guerra economica alla Russia, l'Europa si accoda, compiacente, ed è altissimo il rischio che la Russia possa lanciare una rappresaglia sul terreno tentando di rovesciare l'assetto post guerra fredda...  è la quiete prima della tempestaMa i Russi hanno interesse a far scoppiare la guerra(grazie a @braveheartmmt per la segnalazione del video)   A.E. Pritchard, Telegraph - La Russia sta correndo ai ripariQuesta mattina la banca centrale è stata costretta ad alzare i tassi di interesse all'8% per difendere il rublo e arginare la fuga di capitali, 75 miliardi di dollari finora quest'anno, e chiaramente di nuovo in crescita.

 


La strana calma sui mercati russi sta cominciando a cambiarecome gli investitori prendono in considerazione la possibilità terribile che l'Europa alla fine imporrà le sanzioniescludendo le banche russe dalla finanza globale.

 


I rendimenti delle obbligazioni in rubli a 10 anni sono saliti a 9.15%, il livello più alto dal "taper tantrumdei mercati emergenti dell'anno scorso. Il costo dell'assicurazione contro il default russo deicontratti CDS è salito di 17 punti, a 225. L'indice azionario MICEX èsceso al minimo da tre mesi a questa parte.

 

 
Lars Christensen di Danske Bank ha detto che il punto di svoltaarriverà se l'UE in effetti imporrà le misure "Tier III" volte a paralizzare il sistema bancario russo, come sembra ormai probabile. "Questo è l'evento che spegnerà la luce al mercato russo. Vedremo una fuga di capitali di natura completamente diversa" ha detto.

Questo momento della resa dei conti si sta improvvisamente avvicinando sempre più. Questa mattina (25 luglio) 28 ambasciatori dell'Unione europea si sono riuniti per il secondo giorno per confrontarsi sulle proposte draconiane formulate dalla Commissione europea.
 

 

 

 

Essi sembrano aver raggiunto un ampio consenso. Un gruppo di incaricati dalla Commissione redigerà gli atti giuridici durante il fine settimana.

 


Quando il pacchetto arriverà ai ministri degli Esteri per la ratifica finale, all'inizio della prossima settimana, ci saranno deimercanteggiamenti sul risarcimento per chi si trova in prima linea Le sanzioni possono ancora andare a monte. Ma il comunicato deidiplomatici questa mattina è stato che anche Cipro, Bulgaria e Ungheria sembrano essere d'accordoanche se a malincuore.

 

 

 

Non c'è più nessuna spaccatura tra la Gran Bretagna e la Germania. Le due potenze stanno lavorando in tandem, sostenuteda OlandaSveziaDanimarcaPolonia e dagli stati baltici. E ifrancesi non sono così colombe come si sarebbe potuto dedurre dopo la debacle della vendita delle navi da guerra Mistral allaRussia, vissuta da Parigi con un doloroso imbarazzo.

 


Sarebbe sciocco per chiunque supporre che queste sanzioniavranno scarse conseguenzeUn'azione drastica è ora assaiprobabile, e se succederà, le conseguenze saranno esplosive. Siamo in una fase pericolosa.

 

 

 

Le sanzioni previste prenderanno di mira sia il debito chilpatrimonio netto delle principali banche della Russia, tagliando efficacemente l'accesso ai mercati dei capitali mondiali. Punterannoanche alla tecnologia per la perforazione nell'Artico e per l'apertura del bacino di shale di Bazhenov, entrambi necessari per sostituire le riserve di petrolio della Russia che si vanno riducendo.

 


La Russia ha un sacco di gas, ma in Europa il gas è scambiato alprezzo dell'equivalente in petrolio greggio di 60 dollari al barile. Non è molto redditizio. Gli analisti sospettano che l'accordo del gasdotto di Gazprom con la Cina sia pari o inferiore al costo di produzione,sempre che si realizzi davvero.

 


L'Agenzia internazionale per l'energia dice che la Russia ha bisogno di $ 750 miliardi di nuovi investimenti nei prossimi 20 anni solo per fermare il declino della produzione di petrolio e gas. Questo è già diventato impensabile. Chi andrà a scommettere così tanto denaro, per dei rendimenti discutibili, di fronte a tanto rischio politico?

 


478 miliardi di di riserve della Russia (meno se si detraggono gliswap) non sono così grandi come sembrano. La banca centrale ha bruciato 200 miliardi di dollari di riserve in sei settimane dopo la crisi Lehman alla fine del 2008, prima di abbandonare l'interventosul Forex come irrimediabilmente sbagliato.

 

 

 

Le riserve si sono rivelate una linea Maginot, in ogni caso. Il loro impiego ha comportato una stretta monetaria automatica, provocando un crollo dell'approvvigionamento russo di moneta e undrastico calo del PIL (da cui la Russia non si è mai ripresa).

 


Gli ultimi dati della banca centrale mostrano che le aziende russe,le banche e gli enti pubblici devono 721 miliardi di $ in valuta estera, soprattutto dollari. Circa 10 miliardi di dollari devono essererinnovati ogni mese. Il gruppo petrolifero Rosneft deve rimborsare $ 26 miliardi entro dicembre del prossimo anno, con picchi di rifinanziamento questo inverno.

 

 

 

Si potrebbe pensare che di fronte a così tanto rischio, il Cremlino avrebbe cercato di tagliare le sue perdite in Ucraina orientale, maquesto vuol dire fraintendere la natura essenziale di questa battaglia, e tutte le prove indicano il contrario, in ogni caso.

 


Le forze vicine a Putin continuano a abbattere aerei ucraini al ritmo di uno o due al giorno, nello sforzo sistematico di mettere a terra la forza aerea ucraina, anche dopo il disastro della Malaysia Airlines. Circa 20 aerei ed elicotteri sono stati abbattuti.
 

 

 

 

Né sono ormai soltanto le forze vicine a Putin. Convogli di artiglieria pesante, lanciarazzi e carri armati T64 sono fluiti da Novorossiya e la Repubblica popolare di Donetsk attraverso una frontiera cheormai non esiste più.

 


La regione è già un dipartimento militare della Federazione russa in tutto tranne che nel nome. I cosacchi e le milizie ribelli sono già parte integrante delle forze armate russe, sotto ufficiali militari russi, come è fin troppo chiaro dalle intercettazioni pubblicate dopo l'incidente aereo. 

I capi dei ribelli sono per lo più cittadini russi, sia del vecchio KGB, l'FSB, o il GRU. Alexander Borodai, il capo della Repubblica popolare di Donetsk, è un agente politico di Mosca.

 

 

 

Tutta la Nato sa che questo movimento è un fronte del Cremlino. La Casa Bianca lo sa. Ogni diplomatico europeo a Kiev lo sa. L'invasione russa dell'Ucraina orientale, in un certo senso si è già verificata.

 


Sembra altamente improbabile che Putin ora possa permettere aKiev di schiacciare la ribellione. I resistenti stanno già giurando suuna "seconda Stalingrado", una strenua difesa di Donetsk.

 

 

 

E' ugualmente improbabile che Putin accetterà una Ucraina filo-occidentale sovrana che sfugga completamente al controllo russo. Se c'è un consenso su qualcosa in Russia in questo momento - dalla cima al fondo della scala sociale - è che il popolo russo èstato vittima di una sua propria forma di ingiustizia che ha provocato una diaspora alla fine della guerra fredda e che ora è vittima di un altro complotto occidentale. Che si pensi o no chequesto punto di vista abbia un fondamento nella realtà - o unaqualsiasi legittimità, dato che mezza Europa era sotto l'occupazione sovietica fino al 1989 - è irrilevante. Questo è il punto di vista nazionale.

 


L'Ucraina non è un membro della Nato. Essa non gode di alcuna protezione dell'articolo V (uno-per-tutti e tutti-per-uno). Putin sa che l'Occidente non andrà in guerra per l'Ucraina. E' vero che Slobodan Milosevic ha fatto un calcolo simile in Bosnia/Kosovo e ha scopertodi essersi sbagliato, ma la Serbia è molto piccola e non ha armi nucleari.

 

 

 

L'unico vincolo in termini strettamente militari è quanto Putin reputi difficile occupare ulteriori territori (forse tutto il Donbass, forse fino al Dnieper, forse fino alla Moldavia), eevitare di impantanarsi nella guerriglia.

 


C'è un altissimo rischio che il Cremlino possa sfidare le sanzioni occidentali e lanciare una "rappresaglia asimmetrica" sul terreno, rovesciando del tutto l'insediamento post-guerra fredda.

 

 

 

I mercati sembrano stranamente noncuranti mentre l'ordine geopolitico dell'Europa va a rotoli sotto i loro occhi. Una settimana fa gli Stati Uniti hanno lanciato una guerra economica contro la Russia. L'Europa tra pochi giorni ne seguirà l'esempio. 

Si può plaudire alle azioni dell'Occidente, o condannarle, ma difficilmente si possono ignorare. Nei 30 anni o giù di lì che scrivosulla geopolitica e l'economia internazionale, non ho mai visto una confluenza più pericolosa di circostanze, o una così notevole compiacenza.
Tratto da:http://vocidallestero.blogspot.it
La quiete prima della tempesta: l'Europa pronta a unirsi alla guerra economica contro la Russia
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Infine la Germania volge ad Est

Pubblicato su 26 Luglio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ESTERI

Finalmente avviene in piena vista, in maniera inequivocabile, in modo tale che conoscenza e coscienza possano percepirla in termini nettamente allarmanti. La forza centrale dell’Europa, il colosso industriale, il nucleo stabile comincia a volgersi ad Oriente. I tedeschi ne hanno abbastanza, stufi delle attività distruttive di ogni genere degli Stati Uniti. Negli ultimi mesi hanno esposto accuse, giustificazioni, motivi per abbandonare la corrotta banda USA-UK. Bancarotta, aggiotaggio, guerre infinite, sanzioni controproducenti, politica monetaria farsesca, sabotaggio economico, spionaggio, espedienti sull’oro hanno finalmente raggiunto un livello critico. La Germania ha iniziato a volgersi a oriente e in piena vista. Solo i cieco-sordomuti non lo notano, e probabilmente mai lo noteranno. Sono carne da cannone. I segnali attesi visti da Jackass finalmente arrivano. Il grande palco volge ad Oriente, per gli attori europei, con misure corrette prese dopo aver inviato messaggi improvvisamente irritati, disgustati, apertamente diretti al confronto. Le forze commerciali allineate con la Russia vanno alla ribalta. La rielezione della cancelliera Merkel sarà l’ultimo colpo di maglio, restando nel campo sbagliato, quello bancario e politico, ma senza seguito in Germania. Il matrimonio è finito, lo sfavillio finito, gli avvocati in casa e l’amarezza dichiarata. I sabato sera passati da tedeschi e francesi cavalcando il Mustang Sally sono finiti. Il tempo dei vivaci piccanti esaltanti rapporti tra i vapori dei retrobottega è appassito, abbrutito e stantio. Ha perso fascino, e peggio è divenuto vizioso e lesivo. Sally ha rubato i gioielli, distrutto il credito, minato il lavoro quotidiano e pugnalato i vicini. Col passare del tempo, il conto in banca s’è svuotato, Sally deve andarsene. Gli slanci una volta emozionanti di una cavalla imbizzarrita, sono divenuti calci in testa, un letto rotto, l’acido Buck caduto in disgrazia con brucianti buchi ovunque. Il flusso lascivo è diventato rosso sangue, quasi  mensile. L’unica cosa che mantiene il rapporto e legami stretti sono i narcotici pesanti che fluiscono dalle basi NATO e dalle principali banche europee.  Comunque, Sally deve andarsene. I suoi subdoli strumenti e stratagemmi, le brutte amicizie e le buffonate minacciano di distruggere le linee europee di approvvigionamento industriale e domestico. I conti in banca nazionali si esauriscono. Sally deve andarsene. La sua cavalcatura è sempre più simile a una vecchia megera grinzosa che tira calci, laddove una volta c’era un sorriso sexy. La sua fiducia è scomparsa. Distrugge la casa europea. Sally deve andarsene. Quando la Germania si allontana da Sally e le mostra la porta, sarà chiaro nel country club globale che Sally se n’è andata. Poi i venti orientali porteranno aria fresca nei salotti putridi.

Berlino accusa
Berlino è indignata per l’aperto spionaggio del governo USA, mentre avvia una verifica cruciale nella popolazione. La Germania trova motivo per dividersi dall’Unione monetaria euro (la moneta comune Euro) forgiando legami più forti e aperti con Russia e Cina. La giustificazione appare chiaramente in quattro accuse. Jackass ritiene che la Germania romperà con USA/UK e il regime valutario del dollaro USA, su quattro spinose questioni primarie, principali gravi accuse che indicano un sistema decaduto e moralmente in bancarotta. La resa dei conti appare all’orizzonte, evidenziando i conflitti commerciali, filosofici ed etici fondamentali che contraddistinguono le due nazioni (considerando USA/UK una singola entità). Le questioni sono imperniate sulle seguenti principali differenze:
1) I buoni rapporti con la Russia e la continuità della fornitura energetica da Gazprom
2) Il dispiacere per il piano sulla monetizzazione dei buoni di Draghi della Banca centrale europea
3) Disgusto per lo spionaggio della NSA dal governo USA, a vantaggio delle aziende statunitensi
4) I danni alla popolazione tedesca con la soppressione del prezzo dell’oro.
La ferita si apre con il rifiuto ufficiale del rimpatrio dell’oro tedesco dalla FED di New York e si chiude con lo spionaggio NSA del governo USA. La Germania è molto arrabbiata, sufficientemente motivata a separarsi dal campo anglo-statunitense. Il piano per distanziarsi da inglesi e statunitensi sembra essere avviato da tempo. Il punto critico sono accuse, indagini e azioni forzate sulle azioni di Deutsche Bank. L’occhio allenato e attento nota l’intensa attività degli ultimi due anni, la chiusura di tutte le porte delle stanze dell’oro. Certe grosse eruzioni non possono più essere ignorate quali semplici anomalie. Foruncoli, ferite aperte ed eruzioni cutanee profonde sono visibili ovunque. Il Fix di Londra viene abbandonato, con Deutsche Bank che molla la propria sede, e gli organismi di regolamento nel corrottissimo fondo del centro di Londra concludono che non è successo nulla e tutto va bene. Lo scandalo LIBOR ha acceso alcuni punti tedeschi, senza che alcun procedimento giudiziario sia in vista. I derivati FOREX e l’oro sono sotto intenso scrutinio, di nuovo con una mano tedesca che rilassa arene corrotte e massicci brevi raid scoperti che continuano da due settimane.

Uscire dal dollaro USA, entrare nel Gold Standard
Il piano sembra ovvio alla Germania, uscire dal dollaro USA, ma prima abbracciare l’euro come piattaforma valutaria, prima che l’Eurasian Trade Zone si unisca offrendo una moneta continentale basata ampiamente sull’oro. Tutta l’Europa si stringe attorno al pennone dell’Euro, accovacciandosi durante un’altra tempesta finanziaria simile ad HAARP (recante l’etichetta di Weimar) cavalcando la tempesta fino a quando il vero denaro russo-cinese arriva. I Paesi BRICS hanno occupato il palco occidentale mainstream e hanno uno striscione tutti possono vedere. La tappa è stata modificata, il suo peso si sposta appoggiandosi ad est. Eventi storici tremendamente importanti si verificano.  Il re dollaro è ferito mortalmente, essendo caduto dal trono, apparendo indebolito, sparuto e incenerito. La simpatia per la corrotta, vendicativa e violenta ciurma di USA-UK è svanita. Poi vi è l’assalto della Commissione europea, anch’essa corrotta. La via del Gold Trade Standard diventa visibile, l’aspetto chiave è il divorzio tra la Germania e i fascisti USA/UK, integrando il divorzio tra Stati Uniti e sauditi verificatosi a marzo. Tale rottura è stata dettagliata nei saggi di Jackass. La rottura tedesca è il nuovo evento, con episodi assolutamente affascinanti per la loro importanza e sconcerto. Alcune fonti statunitensi si svegliano. Il Governo degli Stati Uniti ha trattato Francia e Germania da avversari, persino da nemici. Il caso BNP Paribas è atroce per i suoi stratagemmi subdoli, dando alla vecchia linea europea un calcio in testa. I topi statunitensi si sono infiltrati attraverso le reti spionistiche. La stampa preferisce descriverle come mere intercettazioni. In realtà raccolgono informazioni sulla pianificazione strategica della Germania, sui contratti aziendali e le funzioni dei politici tedeschi. La conseguenza è la formazione di accuse coordinate che si tradurranno infine nel passaggio della Trasformazione del Paradigma Globale. Il dollaro statunitense finirà nella pattumiera della storia, ma prima verrà gettato a calci trai rottami degli sfasciacarrozze. attendendo infine la rottamazione. Tale trattamento consiste nella conversione delle Obbligazioni del Tesoro statunitense in lingotti d’oro su larga scala e in numerosi enti. Le banche BRICS sono pronte agli affari. Sono due, la Banca per lo sviluppo e l’Intesa di riserva per gli imprevisti (CRA). Quando il CRA per la sua funzione sarà conosciuto come Nuovo FMI, la Banca di sviluppo diverrà la Banca Centrale che custodisce l’oro.

Spionaggio contro gli alleati
L’attenzione passa da Sally agli Ally (alleati), la relazione diventa silenzio ostile. Non l’ambigua conversione di GMAC in un istituto di credito vuoto, ma piuttosto il tasto centrale dell’alleanza europea, la NATO. Negli ultimi saggi di Hat Trick Letter, gli articoli #1 e #2 affrontano la situazione deteriorata in Ucraina e la posizione antagonista dellaBundesbank. L’uscita immaginaria degli Stati Uniti sui distruttivi progetti fasulli su fracking e scisto, ha impegnato l’Europa in uno stratagemma massiccio, ma vuoto di fatto. L’enorme svalutazione del 95% delle riserve di petrolio di scisto, come a Monterey in California, assieme alla fine di premiate imprese del fracking, come la Western Pennsylvania, testimoniano il fatto che la strategia del governo USA è lo stratagemma dei rubinetti vuoti. La banca centrale tedesca ha contestato l’EuroCB di Draghi, non adottando il distruttivo legame di una monetizzazione non sterilizzata. In passato, le divergenze politiche sugli EuroCB riguardo le obbligazioni fasulle e la monetizzazione dei buoni, furono fonte di gravi conflitti, anche con sentenze dell’Alta Corte tedesca contro l’EuroCB. LTRO (Long Term Refinancing Operation) non è che un altro dispositivo dello stesso laboratorio di Weimar, un semplice gioco con cui i banchieri sfruttano i propri super-diritti favorendo gli investitori elitari.
Estrema attenzione dell’articolo #3 del mese passato, sul nefasto spionaggio del NSA. Coloro che le chiamano intercettazioni perdono il punto. Non si tratta di prendere informazioni succose su questioni politiche. Non si tratta di sapere in anticipo del prossimo pranzo di Merkel per spiattellarlo sui tabloid. Si tratta di cogliere informazioni su sviluppi e progetti russi e cinesi nei campi finanziario e commerciale. Infiltrandosi nei sistemi informatici e di comunicazione tedeschi, probabilmente su piazzano Cavalli di Troia per poi ricattare lo Stato. I funzionari di Berlino ne sono ben consapevoli. L’intero capitolo dello spionaggio NSA sembra esplodere sulla scena. In realtà, l’avvertimento arriva dagli uffici di intelligence russi che hanno allertato i funzionari di Berlino sull’attività della NSA del governo USA, prima degli arresti effettuati la scorsa settimana. I dossier di Snowden vengono utilizzati in modo oculato. La fonte centrale europea ha dichiarato brevemente, “La parte comica di tutto ciò è che l’intelligence di FSB e GRU russi ha avvertito le autorità tedesche fornendogli le tracce“. I tedeschi eseguivano in fretta, così in fretta che un divorzio ne è la conclusione. Nel frattempo, una fiduciosa cooperazione russo-tedesca si sviluppa mentre la fiducia anglo-tedesca appassisce. La frattura tra tedeschi e fascisti di USA-UK-EU può essere più vicina che mai, capovolgendo la storia della seconda guerra mondiale. I fascisti trincerati sul fronte della guerra finanziaria globale sono gli statunitensi e gli inglesi, complici delle grandi banche corrotte di cui costituiscono la casematte. Saranno abbandonate o rovesciate. A rischio è l’alleanza NATO. Se e quando la Germania volgerà completamente verso est, l’adesione alla NATO sarà una sedia vuota con un microfono collegato.

000_dv1819066Il crimine della sala d’oro
Secondo l’articolo #4, una verifica nazionale sembra in corso in Germania, nell’ambito di un’indagine criminale. Lo scopo non è chiaro, ma l’ordine del giorno sembra evidente a Jackass. L’Autorità di vigilanza finanziaria federale (BaFin) ha chiesto alle banche e agli intermediari d’investimento tedeschi di consegnare formalmente i dati dei clienti degli investimenti in metalli preziosi entro metà luglio. Tutti i depositi risponderanno. Lo Stato vuole determinare l’entità degli investimenti privati tedeschi in oro e argento. La BaFin ha chiesto informazioni sugli investimenti in metalli preziosi dei clienti di banche e asset manager tedeschi. Ma le informazioni richieste riguardano solo i derivati. Un audit nazionale sembra la via per determinare i danni ad istituzioni e cittadini. Cercano metalli preziosi o gruppi di metalli preziosi come valore di riferimento, nonché azioni sui metalli preziosi, citando la Legge sulla negoziazione dei titoli e la legge sui Capitali d’investimento, come un avvocato farebbe dinanzi al giudice. Esplicitamente menzionati sono Exchange Traded Funds e Exchange Traded Commodities & Certificates, che interessano oro, argento, platino e palladio. BaFin ha chiesto informazioni a partire dal 2013, come dati su volumi e dimensioni degli ordini, oltre ai metodi consigliati. L’audit nazionale è in corso, anche se non chiaramente dichiarato al pubblico. L’intera questione dell’oro è apparsa un importante punto dolente, quando la FED di New York s’è rifiutata di rimpatriare 330 tonnellate di oro sul conto ufficiale tedesco. Da quel momento è stato come tirare il filo di un maglione. Lo scopo completo non è stato rivelato, ma un audit nazionale multi-settore sulle perdite nel mercato dei metalli preziosi a causa della corruzione, sembra il motivo reale. BaFin ha condotto inchieste formali sulla presunta manipolazione dei prezzi dell’oro per più di un anno, soprattutto nella Deutsche Bank. La banca ha molti vicepresidenti che si attivano rivelando i dati chiave sulle frodi di Londra, esponendosi loro stessi. Così sugli omicidi a Londra di banchieri di medio livello con legami con la Germania. Molti ritengono che la ricerca degli investimenti sull’oro tedeschi potrebbe essere correlata alle indagini sull’estensione del FOREX e del mercato dell’oro presso D-Bank. Il sospetto dal fronte tedesco si appuntano sull’entità dei danni possibili causati agli investitori manipolando i prezzi dell’oro. BaFin ha detto a Gold Reporter, in una dichiarazione scritta, che l’inchiesta è di routine e non riguarda le indagini sulla presunta manipolazione dei prezzi dell’oro della Deutsche Bank. Concludo pertanto che si cerca un obiettivo maggiore, tenendo conto dei danni nazionali alle imprese finanziarie tedesche e ai cittadini tedeschi. Inoltre, e non a caso, molti cittadini tedeschi hanno grossi depositi in lingotti presso grandi banche svizzere, dove la corruzione è diffusa, e l’oro illecitamente venduto assicurato. Le class action sono in corso, tenute bene nascoste.

Vento e consigli vari
Molte sono le altre sparse indicazioni. Si aprono velocemente le finestre sul tutto il fronte ai venti dell’est. July Money War Report di Hat Trick Letter offre dettagli, alcuni riassunti su cui rimuginare. Il mosaico si completa e il collage racconta una storia. I tedeschi abbracceranno il partner russo e alla puttana statunitense volgeranno le spalle. Come un funzionario tedesco ha detto, il troppo è troppo. Il governo della Germania ha incaricato le società di limitare cooperazione e ordini alle imprese statunitensi. Nuove rigorose linee guida sulla sicurezza devono essere applicate, in quanto le ricadute crescono. I tedeschi richiedono clausole anti-spia nei contratti per garantirsi che le inaffidabili imprese statunitensi non divulghino dati riservati. L’effetto si farà sentire su IBM, Cisco e Microsoft. L’effetto s’è già visto su un account annullato di Verizon, dove il sospetto diffondeva cavalli di Troia e ricattava inviando virus. Recidendo i legami con la Russia, frantumando le relazioni con la Cina, alienandosi la Francia e facendo infuriare la Germania, sono riusciti a inasprire i rapporti con i vecchi alleati, al punto in cui ci si chiede solo quale alleato sia rimasto agli Stati Uniti in Europa, oggi. La Germania taglierà i legami bancari e commerciali con gli Stati Uniti, trattandosi du una questione di sopravvivenza, comunque. La NATO è un importante indizio. Stephen Leeb ha notato che Germania e Cina stringono un’alleanza forte, insieme alla Russia. Mentre il governo USA spia la Germania (segreti commerciali e aziendali), Berlino volge a est. Jackass è irremovibile, la Germania è il perno nell’Eurasian Trade Zone che si forma. L’India è importante, ma la Germania è la chiave di volta. Leeb nota che la Germania viene definita partner strategico dai leader cinesi; osserva le crescenti relazioni con la Russia. Conclude: “Forse gli Stati Uniti la spiano (Merkel) per la vicinanza non solo alla Russia, ma anche alla Cina e il suo allontanarsi dagli Stati Uniti. Sembra che il collegamento tedesco-russo-cinese diventi più forte e il collegamento con gli Stati Uniti sempre più distante. Si vede il mondo cambiare davanti noi. Non sorprende vedere oro e argento divenire gli ultimi rifugi sicuri, anche se l’oro gioca il ruolo sicuro di nuova valuta di riserva in Oriente. Ciò significa che il prezzo dell’oro salirà mentre questo scenario comincia a svilupparsi. Siamo molto vicini al punto di svolta, e ogni notizia di una qualche importanza che vedo lo dimostra“. Gli analisti notano il perno tedesco. Leeb rileva una nuova moneta basata sull’oro lanciata dall’Oriente come un missile balistico. Conterrà le valute russe e cinesi, un sistema guidato dai BRICS e pianificatori d’èlite privati. Sally deve andarsene, il biglietto verde cedere a quello rosso.
Le manifestazioni di massa che hanno avuto luogo nelle città tedesche hanno l’obiettivo di por fine alla Federal Reserve. Lars Maehrholz è il principale organizzatore delle massicce veglie per la pace a Berlino. Le veglie ricorrenti sono parte di un movimento completamente autonomo ed indipendente che suscita grande popolarità nella capitale. Come con il movimento Occupy Wall Street, i loro sostenitori sono sotto attacco, in questo caso violento. Maehrholz è oggetto di severe critiche da media mainstream e sistema politico tedeschi. Peggio, l’auto che guidava è stata oggetto di una bomba incendiaria lanciata da un assassino anonimo. Lars aveva ricevuto minacce in linea con tale azione. L’insabbiamento è entrato rapidamente in azione. La polizia locale ha deciso che l’auto ha preso fuoco da sola, e non segue il caso. Fortunatamente né l’organizzatore Maehrholz né il suo compagno nell’auto sono rimasti feriti. I sospetti puntano ancora una volta su Langley, dove i professionisti esercitano il loro mestiere. I ricordi dell’operazione Gladio durante i tre decenni di violenze sponsorizzate da Langley, sono vivi.

La Germania ha sospeso le perforazioni per lo shale-gas nei prossimi sette anni, tra lo stallo politico con la Russia, principale fornitore nazionale di gas
Non solo i progetti sullo scisto sono fonte di contaminazione, ma lisciano la Russia nel modo sbagliato. Saranno fermati. Inoltre, vi sono profonde preoccupazioni sulle tecniche di esplorazione che potrebbero inquinare le falde acquifere e la capacità di produzione elettrica. Il fracking pericoloso in Germania sarà fermato nel prossimo futuro, ottenendo la lode dai gruppi ambientali del Paese. Le sostanze chimiche della Halliburton (monopolio nel fracking) si sa includere additivi ben più tossici di quelli necessari per estrarre il gas naturale, come metalli pesanti e rifiuti radioattivi. Si noti che in Germania il buon senso prevale su avidità aziendale, corruzione e  corrosiva agenda globale. Germania e Cina sviluppano un rapporto speciale, forgiando nuovi accordi nei settori automobilistico e aeronautico. Le nazioni intraprendono accordi per costruire elicotteri e auto. L’accordo precede la riunione ad alto livello tra la cancelliera tedesca e il premier cinese. La Cina è il magnete e la Germania si avvicina alla sua vasta sfera. Centinaia di imprese tedesche fanno affari in Cina, guidate dalle imprese per costruzione e fornitura di apparecchiature, così come le case automobilistiche e le imprese per macchine utensili. I principali contratti sono caratterizzati dall’acquisto di elicotteri tedeschi, per oltre 400 milioni di dollari. L’entusiasmo della Germania arriva alla costruzione della cintura economica della Via della Seta che unirà tutta l’Europa.
Oltre 3000 società tedesche sono attive in Russia. Coloro che si aspettano il boicottaggio tedesco della Russia per le sanzioni del governo USA, sono dei veri idioti. Più pressione applicano i capi degli Stati Uniti, più spezzeranno la NATO con il loro piede di porco. Aspettatevi nuovi contratti spaccaisolati con Volkswagen, Siemens, Airbus, Deutsche Bank e Lufthansa, tutte marche molto popolari tra la classe media emergente in Cina. BMW ha venduto mezzo milione di auto in Cina lo scorso anno, e non vorrebbe esserne esclusa. Onorare le folli sanzioni degli USA significa perdere centinaia di migliaia di posti di lavoro tedeschi. Come spezia aggiuntiva, un Eco-Parco sarà costruito a Qingdao, presentando edifici ad alta efficienza energetica che utilizzano ingegneria tedesca. Il collegamento è evidente. La Germania va a Oriente con un commercio rafforzato da energia sicura, provocando di certo spaccature e divisioni nelle relazioni con gli Stati Uniti. Gli Stati Uniti non possono fermare l’evoluzione con cui le nazioni dell’Europa occidentale forgiano legami più forti con la Russia, che in cambio rifornisce affidabilmente energia a buon mercato. A rischio è l’intero sistema delle basi NATO in Europa, usate per spacciare stupefacenti e recentemente invase da mercenari. Né il traffico di stupefacenti, né ospitare mercenari, rientrano nel trattato originale della NATO.

Arriva la moneta BRICS
L’evento culminante è il lancio della moneta BRICS. Fonti informate, che Jackass ritiene direttamente coinvolte nella pianificazione, esecuzione e attuazione, informano che la nuova moneta sarà basata sull’oro, rafforzando in qualche modo argento, petrolio e gas naturale. I gasdotti di Gazprom sono di gran lunga più importanti della stampa finanziaria. Sono lo scheletro e la rete del sistema con cui acquisire l’Europa e installare il New Gold Trade standard. I suggerimenti sul suo avvento si vedono nei dettagli per la Banca di sviluppo e del Fondo di Emergenza dei BRICS. Senza alcuna esitazione è chiaro che questi fondi saranno i fronti della massiccia conversione delle obbligazioni del Tesoro USA in lingotti d’oro, che risiederanno nella Banca centrale BRICS. La decisione per comporre i fondi potrà essere mercanteggiato apertamente, ma ci si aspetta che la banca centrale sia dispersa tra varie posizioni chiave. Le nazioni BRICS conoscono fin troppo bene le tattiche statunitensi e di Langley per destabilizzare, creare dissenso, scatenare guerre e rubare oro alle banche nel caos e nella confusione create dal labirinto e dal frastuono delle guerre. La guerra in Ucraina, proprio come la guerra in Siria e gli attacchi contro Cipro, avevano tutti Gazprom come elemento comune. Le guerre sono volte a difendere il dollaro USA nella fase terminale del suo regno del terrore. Più duramente i gangster statunitensi tirano le redini, tanto più le stresseranno. E l’Ucraina è Waterloo. Arriva anche la temuta Holomodor (carestia) dato che non c’è stata alcuna stagione delle semine nelle ricche terre fertili. Senza alcuna crescita durante lo scoppio della guerra, così alcuna stagione del raccolto. Come sempre, la fame nell’economia collassata sicuramente si volgerà contro i fascisti degli USA a Kiev. La defezione in massa tra le loro fila è già iniziata, le forze fasciste sono a corto di rifornimenti, munizioni, cibo, acqua, circondate e sottoposte a una pioggia di fuoco in numerose località. Il furto di oro dalla banca centrale e le razzie dei conti bancari ufficiali da parte del regime filo-USA, ne garantiscono il risultato. Non aspettatevi che la Germania continui lo spericolato sostegno alla NATO in tale fallimentare operazione mercenaria. Le vittime ultime di tale avventura disperata saranno il dollaro USA e la NATO.

f04da2db112214a31c8a57Jim Willie, CB, Hat Trick LetterGolden Jackass

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Tratto da:http://aurorasito.wordpress.com

Infine la Germania volge ad Est
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Da settembre i caccia di Israele si eserciteranno in Sardegna

Pubblicato su 25 Luglio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA, ESTERI

Le esercitazioni non riguarderanno soltanto Israele ma numerosi paesi alleati dell'Italia. Verranno sganciate bombe e missili.

 

Dal 21 settembre prossimo l’aviazione si Israele si addestrerà in Sardegna. In base agli accordi stilati con la Regione da quel giorno in poi anche i piloti da guerra di Tel Aviv, che in queste settimane stanno bombardando la Striscia di Gaza, prenderanno parte a un “tour de force” di esercitazioni e sperimentazioni belliche interrotte per una pausa estiva. Le attività, già pianificate e riportate nel “Programma per il secondo semestre 2014″ stilato dal ministero della Difesa, non riguarderanno solo Israele ma anche altri Paesi alleati all’Italia nello scacchiere geopolitico mondiale. In determinate aree dell’isola verranno sganciati missili e bombe sia da terra, che dal cielo che da navi militari. A renderlo noto è l’Unione Sarda.

L’aviazione israeliana si eserciterà a Capo Frasca

L’Iaf, aeronautica militare israeliana, si eserciterà a Capo Frasca, non lontano da Oristano, sulla costa occidentale. I caccia F-16 sganceranno “artifici” da 6 chili a una tonnellata e voleranno insieme ad altri jet militari di nazioni alleate dell’Italia. Ci saranno i nostri Tornato, ma anche gli Amx e i Mirage francesi. L’aviazione militare assicura che gli ordigni che verranno sganciati saranno “inerti”, anche se non mancheranno munizioni vere come razzi da 2 pollici e colpi esplosi con i cannoncini di bordo.

Esercitazioni anche nel Sulcis e a Quirra

Le esercitazioni militari come detto non interesseranno soltanto Israele ma anche altri paesi e comunque soprattutto l’Esercito Italiano. A Quirra la situazione è definita “hot” dagli stessi militari che lanceranno missili Aster 30, Stinger e razzi Spada. Insomma, molti degli armamenti più avanzati insieme a quelli “ordinari”. Nel poligono del Sulcis è previsto lo sgancio di bombe da aereo, missili dalle navi alla costa, esercitazioni a fuoco di fucilieri e carri armati, ma non mancheranno bombe a mano e altro materiale bellico.

 

 

continua su: http://www.fanpage.it/da-settembre-i-caccia-di-israele-si-eserciteranno-in-sardegna/#ixzz38UuZgbJ0

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Da settembre i caccia di Israele si eserciteranno in Sardegna
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TAMAR e LEVIATHAN – I latini si chiedevano “cui prodest?”… e Gaza significa “gas”

Pubblicato su 25 Luglio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ESTERI, ECONOMIA, POLITICA

Già nel 2010 avevamo annunciato la strategia israeliana (e le vere ragioni dell’attacco contro la Siria) adesso confermata dalla carneficina contro la Palestina, con il recondito scopo di togliere di mezzo ogni concorrente ed appropriarsi del gas e del petrolio scoperti nelle acque del Mediterraneo orientale (da Egitto a Gaza sino a Grecia e Turchia, passando per Libano e Siria”.

Facciamo un passo indietro….

Mediterraneo del sud est. Nel cui sottosuolo si celano ricchezze ancora sconosciute (a noi, ma conosciute a chi sa e vuole appropriarsene per intero..). È ormai chiaro che un giacimento di petrolio e di gas si trova nelle acque del Levante mediterraneo, ed è costituito da più sacche che coprono l’est mediterraneo dal delta del Nilo alla Grecia. Questa scoperta, se ben utilizzata, promette a Israele l’indipendenza energetica per i prossimi cento anni e sta facendo da detonatore a una serie di conflitti che prima affioravano periodicamente e che adesso aumentano di intensità e fino a rendersi permanenti. Ad una situazione politica complicatissima da tre quarti di secolo,dalla nascita di Israele per intenderci, la sorte è andata a versarci sopra una quantità immane di petrolio e gas.

Esiste una Convenzione delle Nazioni Unite del 1982 sul diritto del mare che stabilisce i criteri di attribuzione delle risorse sottomarine , ma sia Israele che gli Stati Uniti rifiutarono a suo tempo di firmarlo. Il giacimento si trova nel mare condiviso da Grecia, Turchia, Cipro, Israele, Siria e Libano (a non voler conteggiare la Palestina che con la sua striscia di Gaza può avanzare anch’essa dei diritti).

Cambia completamente la situazione geopolitica del Golfo Persico e del Mediterraneo. I gasdotti e gli oleodotti Nabucco e Southstream, si rivelano investimenti rischiosi dal punto di vista del profitto. La Russia dovrà in futuro puntare più sul mercato asiatico (India e Cina) per i suoi idrocarburi che sull’Europa mediterranea (come si è visto chiaramente dai fatti susseguenti la crisi Ucraina).

Israele che è lo scopritore dei due primi giacimenti TAMAR (2009) e LEVIATHAN (2010) avanza pretese egemoniche sul tutto, ma anche gli altri stati adiacenti sostengono che il mare sul giacimento è anche loro.

Conviene comunque affidarsi a una cronistoria.

Tutto comincia nel 2009 con la scoperta di un giacimento, chiamato poi TAMAR (dattero in arabo e in yiddish) da parte della Noble Energy , partner texano di Israele nella ricerca sottomarina. Il ritrovamento è situato a circa 80 Km a ovest di Haifa. Coi suoi 238 miliardi di metri cubi di gas naturale di eccellente qualità, TAMAR cambio la prospettiva energetica di Israele che fino a quel momento aveva una striminzita previsione di riserve a tre anni più un rifornimento infido dal gasdotto (40% del fabbisogno) egiziano che l’autorità egiziana del Petrolio ha appena disdettato accusando i contraenti di corruzione e di ribasso anomalo dei prezzi. La scoperta – sempre della Noble Energy – l’anno successivo del nuovo giacimento LEVIATHAN che ha ridotto TAMAR a una pozzanghera, ha complicato enormemente il problema, prima solo Israelo-libanese, coinvolgendo tutti i paesi affacciati sul mediterraneo orientale: Egitto, Palestina, Siria, Grecia, Turchia e perfino Puglia e Sicilia.

A questo punto entra in ballo l’USGS ( United States Geological Survey) che presenta le sue stime su LEVIATHAN. ”Le risorse petrolifere e di gas del Bacino del Levante sono stimate a 1,68 miliardi di barili e 3450 miliardi di metri cubi di gas. Inoltre, sulla base di studi e perforazioni, l’USGS ha stimato ”le riserve non ancora scoperte del Bacino del Nilo in termini di petrolio e di gas, a 1,76 miliardi di barili e a 6850 miliardi di metri cubi di gas naturale”. Il totale delle riserve del mediterraneo orientale assommerebbe a 9700 miliardi di metri cubi di gas e a 3,4 miliardi di barili (calcoli per difetto).

Ora, in chiave geopolitica, si potrebbe cercare di “supporre” come mai certe cose stanno avvenendo nelle nazioni prospicienti il mediterraneo orientale… Altro detto famoso di un latinista dei tempi recenti è “..a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”. Allora vediamo che l’Egitto è sotto giunta militare, la Palestina è praticamente cancellata, il Libano diviso e minacciato, la Siria aggredita da bande terroristiche (ben pagate da chi sappiamo), Cipro messa a tacere per i debiti, La Grecia svenduta ed in ginocchio, l’Italia commissariata e sotto ricatto…. Dei paesi che si affacciano sul giacimento di gas resta in piedi la Turchia, fedele alleata USA-israeliana nonché zona di confine con la Russia (quindi da tener buona).

Ovviamente su tutti impera l’accaparratore supremo: Israele!

Paolo D’Arpini

Tratto da:http://www.circolovegetarianocalcata.it

TAMAR e LEVIATHAN – I latini si chiedevano “cui prodest?”… e Gaza significa “gas”
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Il blackout dell'umanità in Grecia

Pubblicato su 25 Luglio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ESTERI, POLITICA

Per un debito di 110 euro, una donna tetraplegica resta senza

elettricità e muore

Nella Grecia sotto commissariamento della Troika la realtà supera ogni giorno la sceneggiatura più sadica dei film dell'orrore. Una donna tetraplegica è morta mercoledì sera dopo che la Compagnia della corrente pubblica greca (PPC) le ha staccato l'elettricità per i debiti accumulati. La macchina che le erogava l'ossigeno ha smesso di funzionare e, sola a casa, Eytyxia Popodaki, una donna di 56 anni malata di sclerosi amiotrofica laterale da oltre 20 anni - un'invalidità al 100% - è morta nella sua casa nell'isola di Creta.

 
Il debito all'azienda era di 237 euro per il consumo elettrico e di 573 euro per la "tassa d'emergenza sulla proprietà". Lo riportano i giornali greci. Suo figlio ha però dichiarato a Mega TV che un donatore anonimo aveva pagato recentemente la maggior parte delle pendenze e il debito era ora solo di 110 euro. “Un uomo di cui non posso rilevare l'identità ha recentemente pagato la maggior parte del debito, il direttore locale dell'azienda elettrica ci ha detto che il debito era sceso a 110 euro. Ma sulla bolletta, il conto era ancora di 800 euro". 
 
La macchina che le permetteva di vivere ha funzionato autonomamente per un'ora circa, quando il badante è tornato a casa la donna era in coma e il viaggio all'ospedale più vicino è stato del tutto inutile. “Ho denunciato l'azienda e ognuno responsabile per la morte di mia madre", ha dichiarato il figlio ai media greci. "Sapevano delle condizioni di mia madre e che era attaccato ad una macchina per la respirazione dal 2007".  
 
Durante la giornata di ieri, scrive KTG, è poi emersa l'identità del donatore anonimo: si tratta del deputato di SYRIZA Yiannis Stathakis, che ha dichiarato di aver pagato la quasi totalità dei debiti contratti dalla donna con l'azienda pubblica. Stathakis ha confermato che la sua assistente ha proceduto ai pagamenti ed informato il dipartimento locale delle condizioni della donna, oltre al fatto che la famiglia era in gravissime difficoltà finanziarie. 
 
Con una nota, l'azienda si è giustificata come la bolletta non era a nome nella donna e non faceva parte della "lista sociale speciale" per le persone particolarmente vulnerabili. "L'azienda non procede a tagliare l'elettricità a queste persone”, si legge. Dai rapporti dei media e dalle dichiarazioni di familiari e amici, emerge chiaramente come il direttore locale dell'azienda era a conoscenza delle condizioni della donna, ma è stato assegnato un nuovo direttore. 
 
Dato che i lavoratori della PPC si sono sistematicamente rifiutati di procedere al taglio dell'elettricità nei mesi passati, l'azienda ha appaltato il compito a agenzie private. Le bollette sono aumentate in modo esponenziale dal 2010, quando la cosiddetta “tassa d'emergenza sulla proprietà” è stata incorporata. In molti si sono ritrovati senza elettricità per la crisi economica e i debiti cumulati: secondo i dati dell'azienda statale il debito totale accumulato è oggi di 1,3 miliardi di euro, con 30 mila tagli al mese dal 2013. Questo significa che dal novembre 2013 oltre 350 mila greci vivono senza elettricità.
 
Il taglio avviene così, spiega KTG: "uno o due persone arrivano, tagliano l'elettricità e se ne vanno dopo un minuto. Come fantasmi... nessuna notifica neanche di un giorno. Ad una persona invalida e registrata come "gruppo vulnerabile" nel nostro quartiere la corrente è stata tagliata tre volte. E' così che la burocrazia funziona nel nostro paese". Vi ricordate quando Mario Monti definiva la Grecia il principale successo dell'euro? La realtà sta superando ogni più rosea sua sadica aspettativa
Tratto da:http://www.lantidiplomatico.it
Il blackout dell'umanità in Grecia
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MH17: verso la verità?

Pubblicato su 24 Luglio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ESTERI

Jacques Sapir Russeurope 23 luglio 2014

Mentre il tempo passa, le questioni sollevate dalla caduta del volo MH17 sono pesanti. Ora, il noto giornalista statunitense Robert Parry, l’uomo che rivelò le operazioni illegali dell’era Reagan (Iran-Contra), ha appena pubblicato sul sito della sua fondazione [1] diversi articoli importanti, accusando l’esercito ucraino [2] e un misterioso “disertore” dell’esercito [3]. Possiamo quindi tentare di riformulare tali interrogativi. Perciò, dobbiamo prima sapere di cosa si parla.

1. Cosa ha causato l’incidente?
L’ipotesi più frequentemente citata si riferisce ad un missile SA-11/17 chiamato “Buk” in Russia.  Nella versione M1 o M2 il missile ha una guida radar semi-attiva (SARH – Semi-Active Homing Radar), con una testata di 70 kg con 40/50 kg di esplosivo. L’esplosione del missile è attivata da una spoletta di prossimità. La distruzione del bersaglio è assicurata dalla combinazione di onde d’urto (più violente se più alta è la densità dell’atmosfera) e frammentazione. Va notato che se l’arma è perfettamente efficace contro un cacciabombardiere di 25-35 tonnellate, il Boeing 777 NCM delle Malaysian Airlines pesa 300 tonnellate. Per un confronto, il bombardiere strategico B-52 pesa solo 220 tonnellate, e poté essere distrutto nelle incursioni su Hanoi con missili SA-2 dalla testata di 200kg. Inoltre, questo permette di escludere il “Buk” dalla distruzione di un Antonov che volava a 6500m a 500 km/h. Infatti, questo aereo del peso di 25 tonnellate sarebbe stato completamente distrutto dal missile e il suo equipaggio ucciso. Altre fonti, soprattutto russe, riferiscono di missili aria-aria. Questi missili hanno testate da 7,5 a 60 kg. Si possono escludere i missili leggeri. É  possibile si trattasse di un AA-10 “Alamo” o R-27, il cui peso è di circa 40 kg. Questo missile è solitamente sparato in coppia. Riguardo i missili “pesanti”, l’AA-12 (R-77 in codice russo) appare come altro possibile “colpevole”. La testata del missile è paragonabile a quella del missile “Buk”. Se un missile “Buk” è all’origine del disastro, il missile è esploso probabilmente davanti o su un lato anteriore del Boeing 777. Il sistema di navigazione del missile inerziale anticipa la rotta del suo bersaglio, e mette il missile in rotta di collisione anticipandone i movimenti. Si tratta di una differenza importante dai missili a guida a raggi infrarossi, che generalmente seguono il bersaglio  colpendolo a poppa.

2. Com’è precipitato?
La massa del MH17 superava di gran lunga quella degli aerei militari contro cui i missili terra-aria e aria-aria sono progettati. Ma abbiamo già il caso del Boeing 747 coreano, distrutto nel 1983 dall’Aeronautica Militare Sovietica (IA-PVO), il famoso volo KAL007. In questo caso del 1 settembre 1983, un Boeing 747 della compagnia aerea Korean Air Lines (KAL 007) fu distrutto da uno o due (forse due) missili aria-aria R-98 con testate da 40 kg. Ma l’aereo non esplose, continuò la rotta perdendo quota per alcuni minuti (almeno 4) prima di schiantarsi. Data la massa del Boeing 777 delle Malaysia Airlines (300 t contro 370 del 747 del volo KAL007), è anche probabile che il missile non sia riuscito a far esplodere in volo l’aereo. Dal precedente del Boeing 747 della KAL, si potrebbe pensare, dato l’angolo d’impatto della spoletta di prossimità, che il danno immediato sia dovuto allo shrapnel. E’ molto probabile che questi frammenti abbiano ampiamente colpito la cabina di guida, il che spiegherebbe l’immediata perdita di contatto a terra. Altri danni sarebbero stati causati dall’onda d’urto, anche se a 10000 m è ridotta. Questi danni, oltre a quelli causati dalle schegge in cabina, potrebbero aver perforato la cellula del velivolo, spiegano la distribuzione dei resti per quindici chilometri. Ma ancora con il precedente del KAL-007, sembra che tali danni siano stati progressivi. Il velivolo poté continuare la rotta per un certo tempo prima di iniziare a cadere a pezzi. Pertanto non seguì una traiettoria parabolica, come quella di una bomba, ma una mix di rotta aerodinamica e parabolica. In base a questa interpretazione, confermatami da uno specialista in strutture per aeromobili civili, ho stimato in 30 km la distanza minima tra l’impatto del missile e il luogo dello schianto. Faccio notare che lo specialista piuttosto postulava una distanza di 40-45 km, e un calcolo fatto da un blogger russo dice almeno 30 km [4]. Questo blogger ha anche osservato gli effetti distruttivi dei frammenti, ma non sembra aver fatto il parallelo tra MH17 e KAL007 del 1983. Se MH17 è stato vittima di missili aria-aria, il danno non sarebbe molto diverso. Se i missili erano gli R-27, è possibile che il danno sia stato più ampio. Nel caso di un R-77 sparato contro l’aereo, la testata di quest’ultimo missile è molto simile a quella del “Buk“.

I6JYJ46B5432-kKpC-U10302117362303wEC-568x320@LaStampa.it3. Scenari
Il governo statunitense sostiene che un missile superficie-aria sparato dalla zona sotto il controllo degli insorti, sia responsabile del disastro. Sostiene di avere foto satellitari. La batteria missilistica sarebbe giunta dalla Russia pochi giorni prima dell’abbattimento. Ma la distanza tra il probabile punto d’impatto del missile e la frantumazione di MH17 rende l’ipotesi improbabile. Inoltre, gli operatori insorti non erano addestrati alle procedure minime per attivare il missile in un tempo così breve. Ci vogliono diverse settimane per addestrare, anche sommariamente, gli operatori. Mentre è perfettamente possibile che questi operatori siano stati brevemente addestrati in Russia, ma in un periodo di almeno 15 giorni e, probabilmente, più di 21 giorni, ponendo la data della decisione di consegnare una batteria di SA-17 agli insorti a 25 giugno, al più tardi. Non è del tutto impossibile, ma nulla nei combattimenti svoltisi al momento giustificavano l’invio di questo tipo di materiale.  Siamo di fronte a due incongruenze. Robert Parry, nel frattempo, riferisce di una fonte presso la CIA che gli avrebbe detto che il missile è stato sparato dai soldati ucraini fedeli al governo di Kiev, che sarebbero stati brilli al momento del lancio: “… La valutazione iniziale era che le truppe fossero ucraine. Così si pensò che i soldati coinvolti fossero indisciplinati e forse ubriachi, dato che l’immagine mostra ciò che sembrano bottiglie di birra sparse in tutto il sito, secondo la fonte [5]“.
Il Los Angeles Times del 22 luglio ha riportato la possibilità che “le agenzie d’intelligence degli Stati Uniti finora non abbiano potuto determinare nazionalità o identità dell’equipaggio che ha lanciato il missile. Funzionari degli Stati Uniti hanno detto che era possibile che il SA-11 sia stato lanciato da un disertore dall’esercito ucraino addestrato ad utilizzare sistemi missilistici analoghi. [6]“- In altre parole, sarebbe un “disertore” dell’esercito ucraino ad aver sparato il missile da una compagnia dell’esercito di Kiev in zona. Si noti che ciò risolverebbe la contraddizione sulla distanza tra zona dell’impatto del MH17 e zona di lancio del missile. Inoltre, vi sono voci di aerei da combattimento ucraini di scorta all’MH17, e non possiamo escludere che uno di essi l’abbia abbattuto.

4. Conclusioni provvisorie
In realtà abbiamo il governo degli Stati Uniti che sostiene di avere la prova definitiva del coinvolgimento degli insorti, che non vuole mostrare. Si è quindi in presenza di una “comunicazione politica” tipica del governo degli Stati Uniti. Ogni volta proclama o presenta delle presunte prove, ma non le produce. Colpisce il fatto che non gliele si chiedano. I media di Stati Uniti e Paesi della NATO prendono tali dichiarazioni alla lettera e non si curano di una verifica immediata. Naturalmente, in ogni caso, la risposta più probabile sarebbe che tali documenti sono riservati, non possono essere rivelati rendendo pubblici metodi ed attività di mezzi segreti.  Ricordiamo che questo fu il metodo adottato dall’esercito francese durante l’affare Dreyfus. Questa prova, in realtà, dovrebbe essere affidata ad una commissione d’inchiesta internazionale indipendente. E’ vero che la credibilità del governo degli Stati Uniti è lungi dall’essere perfetta dalle falsità pronunciate da Colin Powell alle Nazioni Unite nel 2003. È pertanto urgente che il governo degli Stati Uniti consegni le immagini e i mezzi per verificarle alla commissione d’inchiesta internazionale indipendente. Nel frattempo, è chiaro che il coinvolgimento degli insorti ucraini appare più che dubbio, e possiamo avere buone ragioni per sospettare le autorità di Kiev. La campagna di stampa contro la Russia appare così un’oscenità senza alcuna giustificazione fattuale,  che obbedisce in realtà ad obiettivi politici e geopolitici, in particolare di Stati Uniti ed alleati.

10565283Fonti:
[1] 
Consortium News
[2] Robert Parry, “What Did US Spy Satellites Vedere in Ucraina?” 20 Luglio 2014 .  Vedi anche blog DeDefensa
[3] Robert Parry, “Il mistero del ‘traditore’ dell’esercito ucraino“, 22 Luglio 2014
[4] 
Vineyard Saker, vedi pag.  8 e 9.
[5]
 Consortium News, p.3.
[6] 
Consortium News, p.3.

Tratto da:http://aurorasito.wordpress.com

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