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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

IMPRENDITORE TERAMANO FA CONDANNARE EQUITALIA

Pubblicato su 13 Ottobre 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Cancellata l’ipoteca di 800mila euro su casa e terreni. Il giudice: non possono pignorare beni vitali per la famiglia. Gli avvocati: è una sentenza illuminante pone fine ad una evidente situazione di abuso.

TERAMO - I beni che servono per il sostentamento della famiglia non possono essere pignorati da Equitalia: è una sentenza che si apre a scenari nazionali quella firmata dal giudice del lavoro di Teramo Luigi Santini . In un tempo scandito da crisi e tagli, da imprenditori che contano come i grani di un rosario i suicidi di colleghi stritolati da sempre più debiti e sempre meno lavoro, il magistrato ha accolto il ricorso presentato da un industriale teramano, condannando Equitalia a cancellare l’ipoteca di circa 800mila euro sui beni del debitore: la casa in cui abita con moglie e figli e alcuni terreni.

Santini (da dieci giorni giorni in servizio alla Corte d’Appello dell’Aquila) è chiaro quando nella sentenza scrive: «i beni costitituiti nel fondo, non potendo essere distolti dal loro vincolo di destinazione ai bisogni familiari, non possono costituire oggetto di iscrizione di ipoteca ad opera di terzi». Gli avvocati Sigmar Frattarelli e Gabriele Rapali, i legali dell’imprenditore, parlano « di sentenza illuminante».

La storia inizia nel 2007 quando l’imprenditore socio di un’azienda tessile si ritrova a dover far fronte a un debito di natura contributiva, ovvero il mancato riconoscimento di sgravi contributivi da parte dell’Inps per circa 450 mila euro. «Equitalia a seguito di questo debito», spiega Frattarelli, «ha iscritto ipoteca per circa 800mila euro sui beni del debitore e cioè la casa dove abita e alcuni terreni che sono di sua proprietà personale». Ma qualche anno prima su quei beni l’imprenditore, con tanto di atto notarile, ha costituito un fondo patrimoniale: tecnicismo giuridico per dire che ha destinato qui beni al soddisfacimento dei bisogni della sua famiglia. «Equitalia», spiega l’avvocato Frattarelli, «nonostante la destinazione dei beni ai bisogni della famiglia vi iscrive ugualmente l’ipoteca ritenendo che questi beni siano comunque ipotecabili e pignorabili in quanto, a suo dire, lo svolgimento dell’attività di impresa è legato al soddisfacimento di bisogni familiari. Equitalia ha sempre insistito su questa strada nonostante le nostre richieste di cancellazione dell’ipoteca, richieste che sono rimaste del tutto inascoltate». L’imprenditore non demorde e presenta ricorso al tribunale del lavoro. Equitalia solleva eccezioni sulla giurisdizione che vengono respinte: il procedimento resta a Teramo. «Il giudice ha stabilito un principio assolutamente sacrosanto», conclude Frattarelli, «che ha posto fine ad un evidente abuso di Equitalia la quale ha iscritto ipoteca, in vista di un pignoramento dei beni del debitore, senza tener conto che è del tutto illegittimo ipotecare o pignorare beni destinati al soddisfacimento dei bisogni della famiglia quando il debito non è riconducibile a bisogni familiari come accade nel caso di un debito per contributi previdenziali o assicurativi». Equitalia dovrà pagare anche lespese processuali. (Il Centro - Teramo) - Fonte: areaonline.info 

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"CIELI BUI ": IL GOVERNO SPEGNE LE CITTA' E ACCENDE LA DEPRESSIONE

Pubblicato su 13 Ottobre 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Nella legge di stabilità, Monti ha inserito un regolamento che disciplina l’illuminazione nelle ore notturne. Un provvedimento che conferma la visione depressiva del nostro presidente del Consiglio. Una città ben illuminata, invece, illuminata in modo intelligente, è più bella oltre che più sicura.

 

Non ho dubbi che quando gli è arrivata sulla scrivania la e-mail di un famigerato gruppo (eversivo) denominato «Cielobuio», in cui una pattuglia di «emo» travestita da società civile gli prospettava di spegnere completamente le città al calar delle tenebre, il Professore sia scattato i piedi entusiasta come non l’avevano mai visto, la faccia illuminata di un bambino di fronte a una supertorta di cioccolato. «Ci siamo!», ha urlato Monti ai suoi stretti collaboratori, increduli per quella foga poco bocconiana, «la società civile ha finalmente apprezzato il senso della mia opera, devo immediatamente chiamare mia moglie Elsa. Pensate come sarà bella Milano totalmente buia…»

Se era necessaria una conferma sulla visione depressiva della società da parte del nostro capo del Governo - ma francamente non lo era - adesso ne abbiamo la certezza persino istituzionale. All’interno del pacchetto che compone la Legge di Stabilità, che comprende una decina di punti fondamentali, cosa ci ha piazzato il nostro premier? Un regolamento che mette in sicurezza la nostra (residua) allegria oltre che «gli standard tecnici delle fonti di illuminazione» e che disciplina le «misure per la moderazione del loro uso», anche «con lo spegnimento o il loro affievolimento, anche in modo automatico, durante tutte o parte delle ore notturne».

In buona sostanza, il coprifuoco di bellica memoria.

Non si poteva certo pretendere che da uomini di una tristezza epocale come Monti, Passera, Riccardi, Patroni Griffi, Grilli, Balduzzi, Ornaghi e altri (salviamo le donne che appaiono invece un filo più toniche), l’idea dello stare insieme collettivo nelle nostre città potesse avere una traduzione immediata nell’esplosione di led e di neon, e dunque toccherà per prima a Torino ripensare quella meraviglia delle «Luci d’artista» che da anni animano l’inverno sabaudo. Né ci sfugge l’ovvia buona intenzione di una razionalizzazione dei costi, dal momento che spendiamo, come al solito, più di altri Paesi europei. Ma non c’erano davvero altre forme di risparmio, anche più evidenti delle luci metropolitane?

Guardate solo al linguaggio usato e capirete il pessimismo cosmico che muove le anime, loro sì buissime, dei signori del governo: «…moderazione del loro uso…lo spegnimento o il loro affievolimento». Ecco, Affievolimento. Parola chiave. Perfetta. Impeccabile. Anche il dizionario sembra deprimersi nella spiega: «Indebolimento, attenuazione…» C’è qualcosa di più triste, pessimista, laconico di “affievolimento”? Sembra che il nuovo giorno non debba nascere più.

Anche nelle nostre case proviamo a razionalizzare. Non di rado in conflitto con i figli che “tengono sempre tutto acceso». Tra quattro mura, la luce rappresenta quasi sempre uno stato d’animo e generalmente la privatezza di una condizione, com’è quella di un salotto, di uno studio o di una stanza da letto, porta naturalmente ad abbassare il tono, a battere nuove vie, mischiando forme diverse di luce sino a ottenere la giusta miscela interiore.

In città cambia praticamente tutto. Non è solo un certo senso di sicurezza a essere in discussione - è elementare che città ben illuminate danno più conforto e allontanano pure qualche pericolo – ma anche proprio il piacere sottile di «vedere» una città, di scoprirla, di esserne parte attraverso la luce. Una luce sperabilmente intelligente, ben calibrata, la cui diffusione non sia affidata soltanto a zelantissimi impiegati comunali, ma condivisa con persone che possano immaginarne un uso diverso, più caldo, più avvolgente, e perché no, persino più tranquillizzante.

Grazie a questo governo, fa ufficialmente il suo ingresso nelle nostre vite la depressione istituzionale. Tempi grami, per non dire bui, per chi vorrà essere allegro in città. Anche Chaplin versa la sua lacrimuccia.



Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/cieli-bui-monti-depressione#ixzz29AYOzZIM - Scritto da: Michele Fusco

 

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NUOVI TAGLI AL SSN

Pubblicato su 13 Ottobre 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in COMUNITA

Cittadinanzattiva su nuovi tagli alla sanità: il Governo ammetta di voler chiudere il Servizio Sanitario nazionale. Sono 23 i miliardi totali sottratti al Fondo Sanitario Nazionale.

“Ditelo chiaramente: avete deciso di chiudere e smantellare per sempre il Servizio Sanitario Nazionale Pubblico di carattere universale”. Questo il commento di Cittadinanzattiva, organizzazione che annovera tra le sue attività quelle del Tribunale per i diritti del malato e del Coordinamento nazionale delle Associazioni dei Malati Cronici, all’indomani dell’ulteriore taglio lineare per il Servizio Sanitario previsto nella legge di stabilità discussa ieri in Consiglio dei ministri.

 

“Ancora 1 miliardo in meno per il Fondo Sanitario nazionale che sommati agli altri provvedimenti del Governo arriviamo alla cifra stratosferica di oltre 23 miliardi. Come ai tempi di Margaret Thatcher in Inghilterra, dove negli anni 80 fu distrutto il Servizio Sanitario fiore all’occhiello a livello mondiale, oggi il Governo Monti allo stesso modo distrugge il Servizio Sanitario Nazionale. Eravamo partiti con rigore, sviluppo ed equità. E’ rimasto il rigore ed abbiamo perso per strada sviluppo ma soprattutto equità. “

Alcuni dati sono più espliciti delle parole. La spesa privata dei cittadini per l’acquisto di farmaci di fascia A è in crescita nel 2011 del +21% rispetto al 2010 ed è pari a 1.026 milioni di euro. In aumento del +3,7%, rispetto al 2010, anche la spesa privata a carico dei cittadini per l’acquisto dei farmaci di classe C con ricetta (3.207 milioni di euro).

La possibilità di avere presidi, protesi e ausili di qualità accettabile, personalizzati e in tempi congrui, costa annualmente alle famiglie in media 944 euro. Come sottolinearà il prossimo XI Rapporto sulle politiche della cronicità realizzato dal Coordinamento nazionale delle Associazioni dei Malati Cronici di Cittadinanzattiva, il prossimo 16 ottobre a Roma.

Una ulteriore conferma all’allarme lanciato da Cittadinanzattiva proviene dai dati OCSE più aggiornati, pubblicati nel 2012: la spesa sanitaria complessiva (pubblica e privata) rappresenta nel 2010 il 9,3% del PIL, meno della media OCSE 9,5% e molto meno rispetto agli Stati Uniti (17,6% del PIL), Paesi Bassi 12,0%, Francia 11,6%, Germania 11,6% e Spagna 9,6%

L’Italia ha una spesa sanitaria pro capite nel 2010 pari a 2.964,00€, meno della media OCSE 3.268,00€, meno della Spagna 3.076,00€, nonché molto meno di Germania 4.338,00€ e Francia 3.974,00.

Fonte: cittadinanzattiva.it

 

 

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PAKISTAN, LA FABBRICA KILLER CERTIFICATA ITALIA

Pubblicato su 13 Ottobre 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in AMBIENTE

E' successo l'11 settembre scorso: la tragedia di 300 operai, in Pakistan, è stata oscurata - anche se certamente nessuno avrebbe transennato le edicole - dalle spaventose rivolte in Libia e poi nell'intero mondo arabo a causa del famoso "film blasfemo" sulla vita di Allah.

Molto più concretamente nella Ali Enterpraise che produceva jeans per l'esportazione, quel giorno morivano bruciate 286 persone. E' stata la tragedia di questo tipo più grande nella storia del Pakistan. E con impressionanti somiglianze con l'incendio dell'8 marzo 1908 alla fabbrica Cotton di New York, che secondo alcune fonti ha dato vita alla festa delle donne. Anche lì morirono per un incendio 129 operaie che erano state chiuse all'interno dal padrone della fabbrica. E anche nel caso della Ali Enterprise, a quanto pare, i padroni avevano sbarrato la porta metallica della fabbrica per costringere gli operai a portare fuori tutti i beni dell'azienda prima di cercare una fuga. Solo che succedeva più di cent'anni dopo.

In Pakistan questa storia ha avuta una grande eco, ci sono state molte manifestazioni e della faccenda si sta occupando anche il sindacato nazionale. Ma adesso la storia riguarda anche l'Italia.

E' stato scoperto, infatti, che la Ali Enterprise solo un mese prima dell'incendio aveva ricevuto la certificazione SA8000, che assicura il comportamento eticamente corretto della fabbrica. E' una delle tante "carte" che vengono richieste dagli standard internazionali. E che permettono alle fabbriche dei paesi extraeuropei e extra Stati uniti di poter commerciare con il "nord". Ma ecco come funziona: evidentemente le certificazioni vengono concesse senza controllare troppo. E a dimostrarlo ci sono 300 cadaveri.

Ma non solo: perché quella carta era stata rilasciata da una società di certificazione italiana, la RINA, il Registro italiano navale Group, accreditato presso la SAAS (Social Accountability Accreditation Services), che a sua volta è correlata con la Sai - che ha sede a New York - e che essendo la Social Accountability internazionale è la responsabile ultima di tutte le certificazioni sociali che vengono distribuite (non si sa come, a questo punto) in giro per il mondo.

E' successo uno scandalo? Si sono dimessi tutti i capi della varie strutture? Sono state risarcite con mille scuse e tanta vergogna le famiglie delle vittime? Neanche per idea. Anzi. Tanto la RINA, che la Ssas che la Sai non stanno collaborando con le famiglie delle vittime, tengono nascosti per motivi di "privacy" i nomi di chi comprava i jeans da quella fabbrica, in modo che le famiglie possano chiedere i risarcimenti, dicono che stanno facendo "indagini" e nel frattempo stanno ben attenti a non fare trapelare nulla. Alla faccia della "certificazione sociale".

Il comportamento delle Società di certificazione è finito sotto la lente di ingrandimento non soltanto della Federazione nazionale dei sindacati pakistana, ma anche di quella vasta galassia di organizzazioni che ha dato vita a livello internazioanle alla Campagna "abiti puliti" che ha, tra l'altro, convinto diversi grandi marchi di jeans a desistere dall'ultizzare la tecnica di "sabbiatura" per dare l'"effetto usato" ai jeans ma che contemporaneamente condannava alla silicosi gli operai.

La Clean Clothes Campaign (CCC), il Worker Rights Consortium (WRC), il Maquila Solidarity Network (MSN), l'International Labor Rights Forum (ILRF) insieme al National Trade Union Federation Pakistan (NTUF) stanno chiedendo dunque a gran voce alla Sai e alla Ssas di "rilasciare le informazioni in loro possesso", scrivono in un comunicato. E tanto per far capire a chi è stata rilasciata la certificazione, aggiungono: "La fabbrica non era legalmente registrata presso il governo del Pakistan e non aveva assunto la maggior parte dei lavoratori con contratti di lavoro regolari. L'enorme bilancio delle vittime è il risultato di inadeguate uscite di sicurezza, scale bloccate e finestre sbarrate, che hanno impedito la fuga di molti lavoratori dall'incendio". Nessuno se ne è accorto. Anzi, la domanda è: ma quando si rilasciano queste certificazioni, qualcuno va a guardare?

Comunque, ora, l'urgenza è che le famiglie delle vittime possano essere risarcite. In una risposta a una lettera della coalizione dei gruppi internazionali per i diritti dei lavoratori, Sai e Saas hanno però negato ogni responsabilità per l'incendio, e, dice ancora il comunicato, hanno opposto "un vincolo alla segretezza come ragione per la quale né loro né la società di revisione italiana, RINA, possono condividere tutte le informazioni di cui dispongono sulla fabbrica . Essi sostengono che sia RINA che Saas stanno compiendo delle indagini, ma si rifiutano di condividere le loro informazioni con i rappresentanti dei lavoratori in Pakistan".

"I terribili eventi dell'11 settembre mettono in evidenza le debolezze del sistema di certificazione SAI, che ha gravemente deluso chi avrebbe dovuto proteggere", ha detto Deborah Lucchetti della Clean Clothes Campaign italiana. "Se SAI vuole mantenere un minimo di credibilità deve far cadere il velo della segretezza dietro cui si è attualmente nascosta e iniziare a cooperare con quei soggetti che chiedono giustizia per le vittime dell'incendio alla Ali Enterprises".

Nasir Mansoor dalla National Trade Union Federation in Pakistan ha dichiarato: "È incredibile che importanti aziende di abbigliamento e gli enti di accreditamento nascondano il loro coinvolgimento nella fabbrica Ali Enterprises o neghino la loro responsabilità nell'incendio. Le famiglie dei lavoratori deceduti e feriti meritano piena trasparenza in merito al ruolo delle organizzazioni di controllo, che hanno dato un certificato di buona salute per la sicurezza della fabbrica, e dei marchi che sono stati in grado di fare profitti a discapito della sicurezza dei lavoratori."

Proprio in questi giorni - ieri e oggi - l'Advisory Board della sai sta tenendo una riunione in Italia, a Bologna.

Cinzia Gubbini

tratto da popoff.globalist.it - Tratto da: senzasoste.it  pakistan_funerali_fabbrica_killer.jpg

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Presidente Rep. Ceca " i politici con due facce" hanno aperto la porta ad un superstato dell'UE rinunciando alla democrazia

Pubblicato su 12 Ottobre 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

“I politici ‘con due facce‘ hanno aperto la porta ad un superstato dell’UE rinunciando alla democrazia”, ha detto il veterano statista ceco Václav Klaus, a Bruno Waterfield.
La nuova spinta verso una federazione dell’Unione europea, completa di un proprio capo di Stato e dell’esercito, è la “fase finale” della distruzione della democrazia e dello Stato-nazione, ha messo in guardiail presidente della Repubblica Ceca.
 
In un’intervista con il Sunday Telegraph, Václav Klaus avverte che i politici “con due facce”, compresi i Conservatori, hanno aperto la porta ad un superstato UE cedendo democrazia, in quella che è una fuga dalla credibilità e dalla responsabilità verso i loro elettori.
“Dobbiamo pensare a come ripristinare la nostra indipendenza e la nostra sovranità. Questo è impossibile all’interno di una federazione. L’UE dovrebbe muoversi in una direzione opposta”, ha detto.
La settimana scorsa, la Germania, la Francia e altri nove dei più grandi paesi d’Europa hanno chiesto di mettere fine ai veti delle nazioni in materia di politica di difesa mentre Guido Westerwelle, ministro degli Esteri tedesco, ha sollecitato la creazione di un presidente europeo eletto direttamente “che nomina personalmente i membri del suo governo europeo”.
 
Il signor Westerwelle, facendo riferimento all’opposizione britannica, ha chiesto che gli Stati nazionali siano privati del diritto di veto in materia di difesa per “impedire che un singolo Stato membro possa essere in grado di ostacolare le iniziative”, che “potrebbero eventualmente coinvolgere un esercito europeo”.
 
La nuova offensiva ha fatto seguito alla dichiarazione senza precedenti del presidente della Commissione, José Manuel Barroso, durante il suo discorso sullo “stato dell’unione” al Parlamento europeo il 12 settembre, che avrebbe proposto una vera e propria “federazione” UE nel 2014. ”Non dobbiamo avere paura di questa parola”, ha detto.
Parlando nel Castello di Hradcany, un complesso di edifici maestosi che si ergono sopra Praga, un simbolo dell’identità nazionale ceca, Klaus ha descritto la richiesta di una federazione da parte del Presidente Barroso, immediatamente seguìta dall’intervento caldeggiato dalla Germania, come un punto di svolta importante.
“Questa è la prima volta che ha riconosciuto le reali ambizioni dei protagonisti odierni di un ulteriore approfondimento dell’integrazione europea. Fino ad oggi, le persone, come José Manuel Barroso, hanno nascosto queste ambizioni al pubblico europeo”, ha detto. ”Ho paura che Barroso abbia la sensazione che questo sia il momento giusto per annunciare un tale sviluppo assolutamente sbagliato.”
“Pensano di mettere a punto il concetto di Europa, ma secondo me lo stanno distruggendo”.
Il Presidente Klaus, 71 anni, uno dei politici conservatori più esperti d’Europa, è stato primo ministro del suo paese per due volte dopo aver vinto le elezioni nazionali e completerà il suo secondo mandato come Presidente della Repubblica ceca il prossimo anno.
Spesso denominato “la Margaret Thatcher dell’Europa centrale”, il signor Klaus è nato nella Praga occupata dai nazisti, svolse un ruolo chiave nella rivoluzione di Velluto del 1989 che rovesciò il comunismo e divenne fondatore del Partito Democratico Civico Ceco, che è rimasto al governo per la maggior parte del periodo di indipendenza della Repubblica ceca.
 
Consigliò a malincuore l’adesione della Repubblica Ceca all’UE nel 2004 e cinque anni dopo fu l’ultimo capo di stato europeo a firmare il trattato di Lisbona, rimandando la firma, sotto forte pressione internazionale, fino a quando tutti i ricorsi legali e costituzionali contro di esso non furono portati a termine nel suo paese .”Siamo entrati nell’Unione europea, non in una federazione in cui saremmo diventati una provincia insignificante”, ha detto.
 
Klaus è un europeo cortese di vecchia scuola, un oratore pubblico appassionato e abituale, che insiste su una critica intellettuale delle idee piuttosto che sulla critica personale che spesso, oggi, sostituisce il serio dibattito politico. Con suo “grande rammarico” si ritrova ad essere un combattente solitario per la democrazia tra i capi di stato europei.
 
“Nei confronti delle élite politiche al vertice dei paesi, è vero, sono isolato”, ha detto. ”Soprattutto dopo la nostra esperienza Comunista, noi sappiamo molto bene e forse meglio della gente in Europa Occidentale, che il processo di democrazia è più importante del risultato. “E’ un’ironia della storia, non avrei mai pensato nel 1989, che ora avrei fatto questo: che il mio ruolo sarebbe stato quello di predicare il valore della democrazia.”
 
Nel suo libro, Europa: la frantumazione delle illusioni, che sarà pubblicato da Bloomsbury giovedì, il Signor Klaus ipotizza che l’UE si sia evoluta nella forma attuale perché i leader politici hanno trovato conveniente allontanarsi dai loro Stati nazione, dove gli elettori sono stati storicamente in grado di influenzarli.
“Le elite politiche hanno sempre saputo che lo spostamento del processo decisionale dal livello nazionale a quello sovranazionale indebolisce i meccanismi democratici tradizionali (che sono inseparabili dall’esistenza dello Stato-nazione), e questo aumenta il loro potere in modo radicale. Questo è il motivo per cui volevano questo cambiamento così fortemente in passato, ed è per questo che lo vogliono oggi”, scrive.
“Gli autori del concetto di integrazione europea sono riusciti a mandare in corto circuito la mente delle persone, creando un collegamento tra il nazionalismo aggressivo di Hitler (nazionalismo di un tipo del tutto negativo) e lo Stato nazionale tradizionale, mettendo in discussione l’esistenza degli stati nazionali, in generale. Tra i molti errori fatali e le menzogne che hanno sempre sostenuto l’evoluzione dell’Unione europea, questo è uno dei peggiori.”
Klaus è veramente sconcertato e sbalordito quando descrive la sua visita di Stato in Italia la scorsa settimana, quando ha incontrato quella che lui chiama la “mentalità distruttiva” dei politici italiani che stanno usando la crisi della zona euro per rinunciare alla democrazia e per eludere la responsabilità di gestire il loro paese.
“E’ stato davvero molto deprimente per me il modo in cui molti leader politici italiani hanno espresso il parere che è necessario spostare le competenze dall’Italia a Bruxelles per un solo motivo: accettano passivamente di non essere in grado di prendere decisioni razionali da soli”, ha detto. ”Adesso possono trovare la scusa o l’alibi che ‘siamo costretti a farlo’. Non l’ho mai sentito dire prima così esplicitamente o direttamente”.
“E’ una fuga dalla credibilità e dalla responsabilità. Hanno ceduto il ruolo e l’importanza della democrazia. Questa è la conseguenza finale e davvero tragica.”
Con tristezza, più che rabbia, egli conclude che i Conservatori, al governo con David Cameron, non sono migliori di qualsiasi altro politico nazionale con “due facce”, che “ne mostrano una ai loro elettori e l’altra quando parlano a Bruxelles, in occasione dei vari vertici UE ed eventi simili.”
“Lo vediamo meglio con i conservatori britannici, dopo Margaret Thatcher. Con tutto il peso dell‘opinione pubblica alle loro spalle, nettamente contrari all’euro e a qualsiasi ulteriore trasferimento di poteri a Bruxelles – vincendo molti voti grazie a questo – non appena mettono piede sul continente, la loro volontà di lottare per questi principi evapora”, scrive.
Parlando al Sunday Telegraph, è stato troppo cortese come capo di stato ceco per criticare direttamente la leadership del primo ministro, ma privatamente ha detto di essere disperato per la sua insufficiente lotta al tavolo del vertice UE. ”Vorrei tornare alla posizione di partenza con il Partito Conservatore. Non ho davvero voglia di aggiungere altro a quello che dico nel mio libro,” ha detto.
 
Dopo il crollo del comunismo, i conservatori nella Repubblica Ceca trovarono degli alleati naturali nelle loro controparti della Gran Bretagna guidata dalla Baronessa Thatcher – un rapporto che continua, con i membri del partito di Klaus seduti nel raggruppamento guidato dai conservatori britannici al Parlamento europeo.

Ma lo stesso signor Klaus sta cominciando a pensare al di là di questo. Come presidente ceco non può agire unilateralmente, ma esprime il suo sostegno personale all’UK Independence Party, un rapporto che si è intensificato dopo un recente incontro con il suo leader Nigel Farage, e ha accennato a possibili piani quando il suo secondo e ultimo mandato in carica terminerà nel prossimo mese di marzo.
 
“Un coinvolgimento esplicito è al momento fuori questione. Credo nel lungo periodo, ma sicuramente non come presidente di questo paese”, ha detto, aggiungendo: “Condivido molte delle loro idee”
Europa: la frantumazione delle Illusioni di Václav Klaus sarà pubblicato da Bloomsbury il 27 settembre 2012
 
Fonte originale: The Telegraph
Tradotto per l’ARS da Anna Moffa di I Lupi Di Einstein
Tratto da: terrarealtime.blogspot.it  VaclavKlaus2_2347817b.jpg
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PARGUEZ: L'EURO CREATO PER AZZOPPARCI, ECCO COME E PERCHE'

Pubblicato su 12 Ottobre 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in MMT - BARNARD

In questo mio contributo dedicato ai coraggiosi esponenti della Modern Money Theory in Italia, intendo enfatizzare la straordinaria natura della crisi dell’eurozona. Siamo al termine di un modo di produrre, del capitalismo dinamico inteso in termini marxiani. È la regressione verso un sistema parassitario e decadente, un’economia di puri “rentier” che si alimentano attraverso le banche e le altre istituzioni finanziarie che estraggono risorse dall’economia reale grazie alle permanenti politiche di deflazione applicate dagli Stati. Una regressione simile appare ovvia nel momento in cui si osservano i livelli di disoccupazione in Europa, in particolare in Francia, Belgio e Olanda. Per esempio, in Olanda la disoccupazione effettiva eccede il 50, 60% della forza lavoro! Questo condurrà al drammatico collasso dei redditi anche per chi ancora gode di un normale lavoro , dato che il settore privato ha solo una regola: sbarazzarsi del lavoro mentre lo Stato si è trasformato nel disoccupatore di ultima istanza. Nel frattempo, l’inflazione effettiva è ben oltre il controllo della Bce (7 o 8%).

Questi risultati gemelli contengono il collasso della quota lavoro nel settore della distribuzione: l’Europa ha la quota più alta

 

 

Alain Parguez

 

 

 

di profitti tra i Paesi Oecd. L’investimento privato sta crollando verso lo zero, i consumi diminuiscono e la crescita reale è negativa da cinque o sei anni. La catastrofe è il risultato del sistema euro. Esso incarnava il sogno di un Nuovo Ordine sociale, un profondo concetto religioso generante instabilità nella società, che, favorendo lo sbarazzarsi della moneta come fattore reale di produzione, avrebbe ripristinato la scarsità come legge suprema, in quanto i risparmi preesistenti dovranno essere la sola fonte di crescita come in una rinata società agraria.

Come è stato imposto questo Nuovo Ordine? L’astuta visione di coloro che avevano preparato l’Unione Europea era integrata con la completa liberalizzazione e smantellamento dello Stato. Richiedeva che esso abdicasse dalla sovranità della moneta. In questo modo lo Stato sarebbe, d’ora in poi, trattato come un’azienda privata soggetta alla bancarotta e allo spreco di risorse reali. Tutti i trattati europei racchiudono questa radicale ideologia anti-Stato. Il risultato finale è il nuovo patto per la stabilità che impone, in maniera permanente, sia il pareggio di bilancio sia il trasferimento delle politiche fiscali ad una autorità tecnocratica suprema indipendente come in Francia, soprattutto in Francia, contrariamente alle

 

 

François Hollande

 

bugie dei governanti. Appena scopre i deficit, l’autorità tecnocratica, taglia la spesa immediatamente.

Il regime Hollande è il figlio perfetto della controriforma del Nuovo Ordine. D’ora in avanti, anche la democrazia formale è morta: i Parlamenti sono inutili, le elezioni sono inutili, è la fine della politica. Perché un simile colpo di Stato nascosto? Semplicemente per domare i cosiddetti mercati finanziari e fornire loro, alle banche, redditi a bizzeffe. Mentre i governi s’impegnavano ad austerità permanenti per cancellare i deficit, il settore privato smetteva di prestare soldi e cominciava ad allontanarsi dalla produzione. Le banche non avevano alternative: o assorbivano i titoli di Stato, oppure sarebbero state a corto di attivi. Nel nuovo sistema, lo Stato, avendo perso la sovranità, era obbligato a non perseguire i deficit, i quali erano contabilizzati ex-post e riflettevano l’accumulazione delle dichiarazioni delle banche contro lo Stato. Tutti i collegamenti tra Stato e Banca centrale sono stati tagliati.

Con ciò le banche avevano da risolvere una contraddizione: come riconciliare la loro accumulazione forzata di attività deteriorate intese come debiti pubblici, con la loro sete di aumentare sempre il patrimonio netto? Ora, possono imporre il tasso di interesse che desiderano. La Bce non ha più il controllo finale sui tassi d’interesse dei debiti pubblici, che sono diventati la “cornucopia” dei mercati finanziari, la loro maggiore fonte di reddito. Era abbastanza, perché come potrebbe uno Stato privatizzato che deve tagliare incessantemente la spesa essere in grado contemporaneamente di pagare gli interessi e di rimborsare il loro debito nei termini prestabiliti? I banchieri e le agenzie di rating inventarono una nuova legge del valore: il valore di mercato per i debiti pubblici aumentava quando i governi imponevano rigide politiche di deflazione.

 

 

Mario Draghi

 

 

Più l’economia reale veniva distrutta, maggiore era la certezza di essere ricompensati attraverso un aumento degli interessi e dei rimborsi.

Nel bilancio delle banche, la deflazione reale generava plusvalenze crescenti. Con il crescente ottimismo delle banche. Rimane una domanda: come le plusvalenze potrebbero essere monetizzate e essere nuova fonte di reddito? Questo richiedeva un piano-Draghi, cioè l’acquisizione delle attività dei debiti pubblici da parte della Banca centrale ai prezzi di mercato. Infine, che cosa spiega il nuovo patto che provoca il totale asservimento della società ai cosiddetti mercati finanziari? La necessità di mantenere questa assurda legge del valore che genera dividendi crescenti come puro reddito da rentier agli azionisti delle banche che includono le maggiori corporations. Fondamentalmente, i “mercati” ricompensano il decadente sistema facendo sì che l’euro abbia un cambio favorevole rispetto al dollaro, mentre è ampiamente sopravvalutato in termini reali.

Sforziamoci, in conclusione, di spiegare nei dettagli la seguente diagnosi. Avrebbe potuto essere altrimenti, ma gli architetti del Nuovo Ordine crearono una moneta che, invece di favorire la creazione di ricchezza, ne promuoveva la distruzione. Con ciò, tutti coloro che sono stati avvertiti dovrebbero diventare dei militanti per rifiutare questa camicia di forza peggiore degli strumenti di tortura dell’Inquisizione. Qualcuno argomenta che questo porterebbe al disastro? La mia risposta è no! Come la situazione potrebbe essere peggiore? Il nuovo patto conseguirà la distruzione dell’economia reale e accadrà quando la speculazione sui patrimoni netti crescenti genererà un totale collasso dei parassiti, cioè dell’attuale

 

 

Paolo Barnard

 

euro-sistema bancario.

Le persone devono essere consapevoli che il moltiplicatore del pareggio di bilancio è negativo. Uno deve sperare che gli Stati, aventi ancora la loro sovranità monetaria, gli ex Stati-membri, tutti loro, pianificheranno la ricostruzione dell’economia e della società incrementando gli investimenti pubblici attraverso un aumento dei deficit, e che proibiscano qualsiasi speranza futura di convergere verso il pareggio di bilancio. Questo richiede una cooperazione circuitismo-Mmt per raggiungere una certa armonia. Il successo dipenderà dalla conversione dell’élite, dal rinnegamento di questa economia neo-medievale reazionaria e potrebbe essere possibile solo rompendo la cospirazione del silenzio.

Per esempio, in Francia nessuno è a conoscenza dei contenuti del nuovo patto e la totale mancanza di dibattito alimenta la folle e totalitaria ideologia del Nuovo Ordine, una polizia di Stato della mente e della disinformazione, il Kgb del fascismo finanziario! O ci sarà una vera Unione Europea orientata al benessere senza il peso di una moneta trans-nazionale (uscire dall’euro), oppure una nuova unione monetaria che dia carta bianca agli Stati membri per ricostruire l’economia e la società. Io devo confessare che dubito della seconda opzione perché richiederebbe una sorta di Mmt tarata per una federazione.

(Alan Parguez, “L’economia di una catastrofe fatta dall’uomo”, dal sito “Democrazia Mmt”. Alain Parguez, già consigliere strategico di François Mitterrand, è uno dei relatori del Summit sulla Modern Money Theory “Non eravamo i Piigs. Torneremo Italia” promosso da Paolo Barnard il 20-21 ottobre a Rimini e il 27-28 ottobre a Cagliari. Sul sito le modalità per l’adesione).

Tratto da: libreidee.org

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L'ITALIA NON PUO' VIVERE SENZA UNA SCUOLA ITALIANA

Pubblicato su 12 Ottobre 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in IDEE e CONTRIBUTI

Le affermazioni del ministro Profumo riguardo all’insegnamento della religione e della geografia nella scuola sono evidentemente errate. A giudicare da quanto dice, la sensibilità intellettuale del Ministro è lontana dal concetto di “cultura” e dal modo di concepire lo stile di vita di un popolo, la sua storia, la sua lingua, la sua arte, la sua religione, il suo spirito come un insieme interconnesso di significati e di valori, come un modello, una “forma” nel senso gestaltico del termine. Lontano, perciò, dalla rivoluzione che le scienze umane, dall’antropologia alla linguistica, dalla psicologia all’etnologia, alla sociologia fino alla nuova storia, ha provocato da due secoli a questa parte nello studio dell’Uomo e della sua vita in società. Questa rivoluzione è stata così profonda e illuminante da condurre tutti gli studiosi, anche quelli dediti alle scienze in apparenza più estranee quali per esempio la biologia e la genetica, ad inserire sempre il tema della “cultura” nei fattori che possono incidere su determinati fenomeni. Questa premessa va però associata ad un’altra premessa della quale sembrerebbe che il ministro Profumo non voglia tenere conto e che viceversa è indispensabile: la scuola italiana è la “scuola di stato italiana”, pagata dai contribuenti italiani, quali che siano le loro provenienze, per formare i cittadini “italiani”. Pagano le tasse, infatti, tutti coloro che hanno la cittadinanza italiana e che affermano pertanto di essere “italiani”. La “cittadinanza” è questo: l’appartenenza a un territorio, a una patria, a una cultura, a una lingua, a una storia, a un’etica, a un diritto, a una religione. Tanto più debbono sentire e debbono essere aiutati a sentire questa appartenenza coloro che non ne possiedono una lunga tradizione alle spalle. Dunque la scuola di stato mancherebbe al suo dovere e al suo scopo fondamentale se non formasse cittadini “italiani”. Questo significa che la lingua che si parla è quella italiana mentre qualsiasi altra lingua viene appresa come aggiuntiva, ma non è indispensabile a formare il cittadino italiano. È evidente che anche la storia non può non essere esposta partendo da ciò che ha preceduto e ha accompagnato la storia dell’Italia così come nelle scuole cinesi e in quelle indiane vengono ovviamente narrati i precedenti del formarsi dello stato cinese e di quello indiano. Prima di tutto quindi la storia della musica italiana, nelle sue interrelazioni con quella tedesca, francese, inglese; e così per l’architettura, per la pittura, per qualsiasi altra arte, mentre sarà meno approfondito e particolareggiato lo studio delle arti delle altre civiltà. Per la geografia, poi, quanto dice il ministro Profumo appare almeno “strano” visto che per l’essere umano l’orientamento (e la geografia è prima di tutto orientamento) avviene sempre istintivamente partendo dalla propria posizione sul pianeta per cui è naturale oltre che utile ai cittadini italiani conoscere bene prima di tutto il proprio territorio, il clima, i monti, i fiumi, il popolamento animale, le coltivazioni dell’Italia per allargare poi la conoscenza agli altri Stati e agli altri Continenti.

Ma quanto ho precisato all’inizio sul concetto di cultura serve soprattutto a chiarire la questione, di non facile comprensione oggi, del posto che occupano le religioni nell’insieme. Ogni religione costituisce un tratto fondamentale di una cultura e di conseguenza, per quanto riguarda l’Italia, il cristianesimo cattolico fa parte della sua storia politica e sociale, della sua filosofia, della sua etica, della sua arte. Il fatto che vi siano stati lungo il passare dei secoli così come oggi, credenti e non credenti, non cambia nulla a questa realtà e la scuola di stato non può ignorarlo. Per quanto riguarda invece l’insegnamento della religione cattolica in quanto tale, non sembra che si possa contestare la soluzione di lasciare la scelta di seguirlo se lo vogliono agli studenti stessi. In conclusione c’è una sola domanda da porre al ministro Profumo e ai nostri governanti in generale: volete che l’Italia rimanga una nazione, con la sua lingua, i suoi costumi, la sua storia, la sua civiltà, oppure che diventi un territorio geografico abitato da un insieme di persone con lingue, costumi, religioni diverse che ben presto cancelleranno perfino il ricordo dell’italianità?

Tratto da: italianiliberi.it - Scritto da: Ida Magli   Ida-Magli

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LA VICENDA DEL BAMBINO PORTATO VIA DI PESO FINISCE IN PARLAMENTO

Pubblicato su 11 Ottobre 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in COMUNITA

Per fortuna la zia del bambino, che oggi era ospite di "Pomeriggio 5" insieme alla madre ha realizzato e divulgato l'angosciante video che ha fatto venire la pelle d'oca a tutta l'Italia (qui in versione integrale senza censura) altrimenti il caso sarebbe rimasto relegato, nel migliore dei casi, alla cronaca locale: i genitori degli altri bambini che hanno assistito spaventati alla scena e secondo i genitori sono rimasti sotto shock oggi hanno dato vita ad un presidio di protesta davanti alla scuola (vedi la fotogallery) e tutta l'Italia sta parlando del caso: le tv mostrano il video (anche se "tagliato" delle scene e dell'audio più shoccanti) e la reazione del mondo politico non si è fatta attendere: tante belle parole, speriamo però che la vicenda non finisca nel dimenticatoio come al solito appena i mass media spengono i riflettori...

Di seguito l'articolo del "Corriere":


il capo della Polizia Antonio Manganelli, che ha
presentato ricorso per il "taglio" del suo super
stipendio da 55.000€ al mese


Manganelli: avviata inchiesta interna

«Rammarico e scuse ai famigliari».

 

Il capo della Polizia: massimo rigore nell'indagine. Schifani: episodio gravissimo. Il presidente della Camera Fini: il governo riferisca quanto prima in parlamento




PADOVA - Il caso del bambino di 10 anni prelevato a scuola dalla polizia di Padova in forza di una sentenza della Corte d'appello di Venezia è arrivato fino alle alte sfere della politica. Nel primo pomeriggio è arrivata una dura nota del presidente del Senato, Renato Schifani, che «ha chiesto urgenti e tempestivi chiarimenti al capo della polizia Antonio Manganelli sul gravissimo episodio che ha visto, a Padova, trascinare con forza un bambino di 10 anni da personale della polizia di Stato fuori dalla scuola per essere condotto in una casa-famiglia». La nota prosegue analizzando il video diffuso mercoledì sera da Chi l'ha visto? e ribadisce: «I bambini hanno diritto ad essere ascoltati e rispettati e ogni provvedimento che li riguardi deve essere posto in essere con la prudenza e l'accortezza imposti dalla loro particolare situazione minorile. Comportamenti come quello al quale abbiamo tutti assistito, meritano immediati chiarimenti ed eventuali provvedimenti». Pronta è arrivata anche la risposta del capo della Polizia che ha immediatamente disposto un'inchiesta interna. Il filmato integrale della Polizia è stato trasmesso all'autorità giudiziaria.
Il presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini, ha chiesto al governo di riferire quanto prima in considerazione delle richieste di informativa e delle interrogazioni parlamentari presentate in merito da deputati di vari gruppi. Il presidente Fini ha telefonato al questore di Padova per informarsi sull'accaduto che, dalla visione del video andato in onda su Rai Tre, «appare grave, inquietante e meritevole dei necessari approfondimenti».

Clicca qui per il video integrale senza censura


LE ALTRE REAZIONI - I parlamentari di Idv Antonio Borghesi e di Fli Daniele Galli hanno presentato due interrogazioni parlamentari. Per Alessandra Mussolini (Pdl) «i giudici che emettono tali ordinanze dovrebbero essere loro stessi allontanati dai tribunali di appartenenza». Stefano Pedica (Idv) se la prende coi poliziotti: «Il bambino è stato trattato peggio di Totò Riina e avrà quel trauma per tutta la vita». Angelo Bonelli (Verdi): «Chiediamo l'intervento del ministro dell'Interno e del Guardasigilli: chi ha sbagliato deve essere rimosso». L'ex ministro per le Pari Mara Carfagna (Pdl) sottolinea l'importanza della preparazione di chi si deve occupare di minorenni. Aggiunge Flavia Perina (Fli): «Sentire un dirigente dire a una zia disperata “io sono un commissario di polizia e lei non è nessuno” è una vergogna». «Sdegno» è stato espresso dalla senatrice del Anna Serafini (Pd, senatrice, vicepresidente della commissione parlamentare Infanzia e adolescenza). Il presidente dell'Osservatorio sui minori Antonio Marziale ha parlato di «anni di lavoro gettati al vento dall'intervento della polizia». (Ansa)

fonte testo: corriere.it
foto: google immagini e youtube

Tratto da: nocensura.com

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CON LA NUOVA MANOVRA FISCALE PRESTO LA FAME

Pubblicato su 11 Ottobre 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Cari signori, ricordatevi bene questo giorno perché, da qui in avanti, il processo di impoverimento di questa nazione e soprattutto delle classi più deboli, subirà un salto di qualità impressionante.
In barba a quanto segnalato proprio ieri dall'ISTAT, che ha denunciato che in Italia, nel secondo trimestre del 2012, il potere di acquisto delle famiglie si è ridotto del 4.1% rispetto alla stesso periodo dell'anno precedente, nella notte, il Governo ha varato l'ennesima stangata che andrà a colpire proprio le classe più debole e quella media del Paese, determinando un ulteriore impoverimento generalizzato.
Con la manovra di stabilità varata dal Governo e propedeutica (secondo la loro visione) al raggiungimento del pareggio di bilancio nel 2013, vengono ridotte di un punto percentuale le aliquote IRPEF più basse (dal 23% al 22% e dal 27% al 26%). Questo provvedimento solo apparentemente produrrà degli effetti positivi nelle tasche degli italiani poiché, già dal prossimo luglio, l'IVA che come è noto colpisce i consumi, verrà aumentata dell'1% e quindi l'aliquota al 10% passerà all'11%, mentre quella al 21% raggiungerà il 22%.
Questo provvedimento, andrà a colpire ancora una volta le classi meno abbienti del paese e soprattutto quelle più bisognose, costrette a vivere con i redditi più bassi (pensionati e lavoratori dipendenti). In Italia, i redditi più bassi (ad esempio quelli riconducibili al livello delle pensioni più basse), sono già completamente detassati per effetto delle detrazioni da pensione e/o lavoro dipendete, che annullano il prelievo fiscale a carico del contribuente. Quindi, con questa manovra, il pensionato o chi vive di basso reddito, non troverà alcun giovamento per il taglio dell'Irpef praticato dal Governo. Allo stesso tempo, subirà l'impatto dell'aumento dell'IVA che colpirà i consumi di beni che sconteranno le nuove aliquote poste all'11% e al 22%, comprimendo ancora di più la capacità di spesa delle famiglie, già ridotta all'osso. Ma l'aumento dell''Iva non è l'unica beffa che subiranno le classi meno agiate, poiché gli aumenti delle imposte indirette (IVA), determineranno degli effetti inflattivi dovuti anche agli arrotondamenti (in eccesso) che la catena di distribuzione e commercializzazione dei beni praticheranno sui prezzi dei beni, colpendo il consumatore finale che si vedrà diminuito il potere di acquisto.
Inoltre, il Governo, nello stesso provvedimento, ha previsto anche un aumento delle franchigie per le detrazioni di imposta e introdotto un tetto massimo alle deduzioni, che farà aumentare il carico fiscale anche per i redditi superiori ai 15.000, favorendo un ulteriore impoverimento della classe media, che accelererà la discesa verso il disagio economico, sociale e verso gli inferi della povertà. Fonte: vincitori e vinti - Scritto da: Paolo Cardenà     povero_sacchetto.jpg
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IL GOLPE STRISCIANTE

Pubblicato su 11 Ottobre 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA

Il sottile gioco del golpe strisciante
 Taluni credono che per un golpe sino necessari eserciti ed armi.In democrazia, dove tutto è più strisciante, più subdolo, il golpe è ordito del centro del Dominio tramite i suoi camerieri: giornalisti, magistrati, opinion men.
 Il progetto era, è, quello di persuadere la gente che deve allontanarsi da fare politica.
 Vediamo le tappe con cui il Dominio ha operato ed opera a tal fine:
 1977: La febbre del sabato sera (Saturday Night Fever) che rappresentò il momentoquello che molti definirono il “riflusso”, cioè il fenomeno per cui i giovani non facevano più politica per occuparsi d’altro. Non più assemblee, cortei casini vari, ma discoteche, ballo e sballo, l’apparire e non l’essere.
Anni ‘80: Gli anni degli yuppyes, del consumismo, dove il mito rivoluzionario del Che era ridotto ad immagine su una maglietta o borsa griffata.
 Anni ’90: fine della “milano da bere” di certi politici che intascavano si bustarelle, ma che però non volevano svendere l’Italia alle multinazionali, e si permettevano di opporsi a Sigonella ai liberatori della colonia Italya. E dove su una certa imbarcazione venne presa la decisione di eleggere i magistrati a salvatori della Patria, e preparare la fase successiva, quella dei maggiordomi: gli uomini della banca.
 Primo decennio 2000: Si crea la moneta unica, presentandola come panacea contro inflazione e speculazioni e nel contempo si apre il fronte del credito, dove milioni di cittadini cadranno preda della facilità con cui avere un mutuo per la casa.

Arriviamo così al secondo decennio del secolo. Tutto quello che era stato elargito facilmente dagli istituti di credito viene ridiscusso, ed i milioni di cittadini che con i mutui avevano comprato casa si ritrovano con interessi insostenibili così da perdere la casa. Nel frattempo le agenzie di rating (organi incontrollabili manovrati dai maggiordomi del Dominio) portano l’attacco all’economia degli stati sovrani e degli stati stessi, creando una bancarotta fraudolenta le cui prime vittime sono i cittadini. Ai quali viene detto: la colpa di tutto questo è la politica, sono i politici. Per cui bisogna creare dei governi tecnici, senza politici o partiti eletti dal popolo, ma nominati dallo stesso Dominio. Per il bene del popolo! Allo scopo vengono usati comici e guitti per “aprire gli occhi” alla gente, mentre non passa giorno in cui giudici e giornali denuncino quanto malaffare vi è nella politica.
La soluzione è una sola: uscire dalla politica.
Per chiudere il ciclo i parlamenti, ormai con una destra ed una sinistra double face ed asservita ai camerieri, approvano di nascosto il Trattato di Lisbona che contempla la pena di morte per gli eretici o gli oppositori di Eurolandia.
Adesso si possono anche usare eserciti ed armi per reprimere chi si oppone: il golpe è ormai compiuto.
Franco Torriglia  untitled.png

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