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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

LE SANTARELLINE DEI BANKSTER E LA STRATEGIA DELLA TENSIONE

Pubblicato su 17 Maggio 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in COMUNITA

Ognuno di noi principalmente dovrebbe chiedersi: “Per quale motivo degli esseri umani, che hanno vissuto per migliaia di anni nei loro paesi, oggi dovrebbero abbandonarli per venire a vivere in Italia? A chi fra voi piacerebbe andare a vivere per necessità in un altro paese?”

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Ebbene se veramente queste donne fossero cosi sensibili nei confronti degli stranieri, lotterebbero per far cancellare i debiti truffa dei loro paesi di origine e ne denuncerebbero l’illegittimità.

Denuncerebbero i meccanismi con cui le banche e le multinazionali hanno letteralmente rubato loro i terreni agricoli, le risorse minerarie, quelle petrolifere, etc.

Se fossero donne intellettualmente oneste e sensibili, come vorrebbero farci credere, denuncerebbero quelle industrie farmaceutiche che hanno sfruttato migliaia di bambini in Africa per per testare farmaci (tra cui vaccini altamente tossici) e gli altri affari sporchi delle fabbriche di armi (tra cui la Beretta) che sono causa di morte e distruzione.

Queste donne cosi attive nel sociale, hanno mai, per esempio,  reso noto il discorso di Thomas Sankara che fece all’ONU e per il quale è stato ucciso?

 

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Vedi video: http://www.youtube.com/watch?v=ZV9O4xoPvUE

 Certamente una piccola percentuale di stupidi razzisti ci saranno pure, ma sono convinto che la stragrande maggioranza dei cittadini nutre un ragionevole sentimento di rabbia e non di razzismo nei confronti degli immigrati, ma ciò accade soprattutto per i disagi economici che viviamo attualmente.

Sono sicuro che se tutti avessimo un reddito minimo garantito, non si lamenterebbe nessuno della presenza degli stranieri, anzi, sarebbe l’opportunità di condividere culture diverse.Queste donne dicono di essere contro il razzismo e per le pari opportunità, ma sono state messe al governo per favorire gli obiettivi illuminati dei nuovi architetti del sociale, per istigare il popolo all’odio e alla violenza, con lo scopo di condurci alla realizzazione degli Stati Uniti d’Europa, quindi al NWO.

 

Se cosi non fosse, non dovrebbero farsi complici di quei governi che consentono:
- l’immigrazione di stranieri e l’emigrazione dei ricercatori italiani;
- l’importazione di quei beni a basso costo dai paesi poveri che sfruttano mano d’opera infantile degradando il nostro made in Italy;
- di dare 3 €uro al giorno ai terremotati per sopravvivere di stenti e di darne 35 agli immigrati, più vitto e alloggio;
- di dare le case popolari agli zingari e contemporaneamente sfrattare gli italiani;
- di privare gli operai della cassa integrazione e contemporaneamente dare un reddito mensile agli extracomunitari;
- di togliere il crocifisso dalle scuole perché ritenuto (da alcuni esponenti musulmani) pornografia ;
- di definire disagio sociale quando uno straniero accoltella un italiano, al contrario diventa odio razzista;
- di vietare agli uomini l’ingresso negli ospedali se nella stanza ci sono donne musulmane ricoverate;
- e cosi via, la lista continua.

Tutto questo genera rabbia, tanta rabbia, che ha poco a che fare con il razzismo ma molto con la strategia della tensione che è una tattica che mira a dividere, manipolare e controllare la pubblica opinione usando paura, propaganda, disinformazione, guerra psicologica, agenti provocatori ed azioni terroristiche di tipo false flag!

Angelo Tirone - Tratto da: stampalibera.com

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SCANDALO A TRENTO: AGLI IMMIGRATI 2.000 EURO AL MESE, ALLOGGIO, BUS GRATUITO E BUONI PASTO

Pubblicato su 17 Maggio 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in COMUNITA

E' un articolo del novembre 2012 che proponiamo perchè è sempre buono ed altamente significativo su come la nostra " classe politica" tiene in considerazione i biosgni degli italiani. Una massa sempre più numerosa di nostri connazionali non riesce più ad arrivare a fine mese, si suicida, rovista tra la spazzatura, inonda le mense della caritas.....e i politici pensano a dare i contributi agli extra-comunitari. E' una situazione che grida vendetta davanti a Dio. Claudio Marconi

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Come abbiamo anticipato oggi sulla nostra pagina Facebook, siamo venuti in possesso delle prove della discriminazione etnica di cui sono oggetto gli Italiani nella provincia di Trento, e ve le mostriamo.[nbnote ]http://generazione-identitaria.com/2012/11/14/razzismo-le-prove/[/nbnote]

La legge regionale, che trovate pubblicata QUI, genera palese discriminazione.

Secondo questa legge, gli extracomunitari guadagnano oltre 2000 € al mese senza fare nulla, alloggiano in case dagli affitti agevolati e incassano ulteriori agevolazioni. Tutto questo mentre un italiano precario o con una partita IVA uno stipendio così possono sognarselo. Essere Italiani ed Europei deve essere una colpa davvero grave.

Di seguito vi alleghiamo gli estratti conto di due cittadini, un Marocchino e un Tunisino, che ricevono dalla provincia autonoma di Trento oltre 2000 € al mese di sussidi, vivendo in case popolari con affitto a 300 € al mese, contributo riscaldamento, tesserino trasporti gratuito e buoni pasto (cliccate sull’immagine per ingrandire).

Agli italioti che raglieranno il consueto “Razzisti!” noi rispondiamo: avete ragione, è ora di finirla. Stop al razzismo anti-Bianco.

Incazzatevi. È un vostro dovere.

Ecco dove finiscono i nostri soldi. Ecco perché evadere, in alcuni casi, è legittima difesa.

Tratto da: identita.com

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FUORI DALL'EURO. MEGLIO ANCHE PER L'ITALIA.....

Pubblicato su 17 Maggio 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in MONETA -BANCHE - VARIE

L'euro non è una moneta è un sistema politico oloigarchico per meglio depredare i popoli. Claudio Marconi

euro cappio

La Polonia ha deciso di non entrare nell’euro. Troppi rischi, e il popolo non capirebbe. Il vero rischio è di diventare presto come la Grecia, la Slovenia e Cipro, in reale default. Meglio vivi fuori che morti dentro. In tutta Europa, ad ogni elezione, salgono in modo esponenziale i partiti anti-Euro o anti-Europa. Per due motivi identici. Il primo è che l’euro è diventato una trappola a vantaggio, momentaneo, solo di un paese, la Germania. La Francia aveva creduto di spartire l’impero con i tedeschi, ma si stanno ricredendo, man mano si va avanti. Nel frattempo però si sono mangiati tutto l’agroalimentare del nostro paese (Buitoni, Mulino Bianco, Parmalat, Cirio, Algida, le Maison di moda, tutte le acque minerali, ecc.), l’Alitalia e alcune banche (prima la Banca Nazionale del Lavoro per quattro soldi, alcune banche venete, che avevano già racimolato una serie di Casse di Risparmio del centro-sud dell’Italia, e tra poco, essendo in pole position, il MPS). E un po’ di Spagna. Con un ministro delle finanze che ha precisato che l’esecutivo non ha nessuna intenzione di privatizzare le società in cui lo Stato ha una quota di maggioranza. 

Il secondo motivo è che un’ Europa al limite della dittatura tecnocratica di persone non elette né designate almeno dal Parlamento Europeo, eletto invece a suffragio universale, diventa democraticamente debole. Sono tecnocrati e banchieri che hanno imprigionato il sogno di una Europa Unita come comunità alla ricerca di armonizzazione, soprattutto nei suoi valori storici come le conquiste sociali, e finalmente contro la storica guerra intestina. 

Questi emeriti imbecilli (e i politici che li hanno seguiti) hanno trasferito “la guerra” sul piano economico e bloccato la storia per almeno mezzo secolo. Cancellandoci, tra l’altro, dallo scacchiere economico mondiale a tutto vantaggio degli Stati Uniti. 

Anzi facendo ideologicamente un punto d’onore ad abolire il sociale il prima possibile, riportando l’Europa a una situazione economica depressiva pre-seconda guerra mondiale, con una disoccupazione disastrosa e con pulsioni nazionalistiche pericolose perché coniugate alla miseria e alle sue prospettive peggiori. 

Oskar Lafontaine, tra i padri fondatori dell’euro, cambia radicalmente la sua posizione e ne chiede la dissoluzione per evitare un disastro economico e sociale. Esprime tutte le sue perplessità nei confronti di quella che definisce “catastrofica moneta”. Lafontaine ammonisce che “la situazione economica sta peggiorando di mese in mese, la disoccupazione, in Europa, ha raggiunto un livello che mette in discussione sempre più le strutture democratiche”. Eppure la Linke perde consensi. 

In più, alle prossime elezioni tedesche sta crescendo in modo esponenziale un nuovo partito, Alternative für Deutschland , che molto probabilmente supererà anche lui il 25%. Non è anti Europa, ma federalista e propone, oltre l’uscita dall’euro, la salvaguardia e la dignità democratica dei popoli che la compongono; che le banche paghino i loro errori e i debiti non con i nostri soldi; il ritorno al marco o a un paniere ragionato. Ribadiscono profondamente il valore sociale della convivenza e del welfare. Vuole spazzare via la tecnocrazia europea imperante e gestita dai vari club al limite della massoneria, come Bilderberg. Ribadiscono il valore assoluto della democrazia dei e nei partiti e quello del referendum popolare. Ribadiscono che i partiti non sono le istituzioni. 

Il Fronte Nazionale francese della Le Pen, in forte ascesa (dato ormai a più del 20%), ha chiesto a Hollande un referendum, da organizzare in gennaio 2014, per una “uscita della Francia dall’Unione Europea”, e di ripristinare la Costituzione francese, cioè quella di prima del Trattato di Lisbona. Trattato disapprovato in Francia con referendum, ma comunque oggi con la loro Costituzione sgretolata da Bruxelles come da noi. Il grimaldello è stato il fiscal compact. Storicamente, sulla democrazia i francesi sono quelli che scherzano di meno. Ma che questa debba essere cavalcata da fascisti xenofobi diventa paradossale ! Purtroppo, in Europa una sinistra anti-capitalista è ormai inesistente. 

Stessa situazione in Gran Bretagna dove il partito anti-europeista di Nigel Farace ha appena ottenuto il 23% (era al 3% cinque anni fa) alle amministrative a livello nazionali, spingendo la destra dei conservatori di Cameron al governo a chiedere anche loro un referendum sull’uscita, non dall’euro perché non sono mai voluti entrare, ma dall’Unione. 

Non parliamo dell’Italia dove alle ultime elezioni politiche, un movimento, che aveva almeno il decoro di voler ridiscutere sull’euro e sulle condizioni di appartenenza all’Unione, ha ottenuto il 26% a furor di popolo. 

In Grecia l’esempio è Syriza con più del 20% e sicuramente in crescendo. 

In Slovenia sta avvenendo la stessa cosa. Era l’area più ricca della ex Jugoslavia. È stato il primo Paese dell’Est Europa ad adottare l’euro nel 2007. Sono passati solo sei anni e sono già pronti a cadere nella trappola degli usurai di Bruxelles e Berlino. Non solo, ma la Commissione chiede l’introduzione del fiscal compact in Costituzione e l’abolizione dell’istituto referendario (non si sa mai!). Certo che la gente non ci sta e chiede nuove elezioni. Oggi sul noto concetto dell’urgenza governano insieme centrosinistra e conservatori sulle stesse proposte. Ma le proposte del cartello della troika sono sempre le stesse, riguardano l’eliminazione a termine del sociale. 

La domanda è perché tutti i paesi in difficoltà, casualmente, conoscono il medesimo ciclo? Adozione valuta unica – Collasso bilancia dei Pagamenti e dell’economia produttiva – Arrivo massiccio di capitali esteri, essenzialmente tedeschi o francesi (all’inizio), che finanziano e consentono le Bolle Immobiliari ed Azionarie – Collasso – Richiesta dell’Eurogruppo di misure suicide di Austerity fatte pagare al malcapitato e mai alle banche, tantomeno tedesche – Progressiva fuga dei capitali – Il paese di turno in profonda recessione e con crescita record della disoccupazione e della povertà. Aumento indefinito del debito. Iper-arricchimento del 7% della popolazione. E’ una trappola o un sistema imperiale? 

Semplice, l’euro sottintende un’impostazione ideologica, pari nel disastro a quella sovietica, per la quale gli Stati non devono occuparsi di politica economica e tutto ciò che è richiesto per far funzionare il sistema è uno strumento oligarchico e tecnico e una banca centrale, indipendente dalla politica e quindi dalla democrazia, che si occupi teoricamente di controllare l’inflazione a tutti i costi, anche da macelleria sociale. Il disastro di oggi è semplicemente il risultato di questa ideologia. Molti sono ancora convinti di no e che non ci sia alternativa. Però sembra che i popoli si stiano svegliando da soli, con motivi un po’ diversi, ma in una unica direzione, con ripristino della democrazia partecipata e senza la “sinistra” storica e radicale. 

Scritto da: Hraska - Fonte: cambiailmondo.org

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I SOLDI DEGLI ITALIANI UTILIZZATI PER SALVARE LE BANCHE SPAGNOLE

Pubblicato su 16 Maggio 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in MONETA -BANCHE - VARIE

Suscita sempre molto scalpore e  indignazione pensare che una banca italiana, il Monte dei Paschi di Siena, sia stata salvata con i soldi dei contribuenti italiani, appositamente spremuti di tasse. Tanto più se si considera che questi soldi, il più delle volte, sono denari tolti  a persone che non ne hanno, soprattutto in questo periodo di crisi.

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Nei mesi scorsi, magari da parte di chi cavalca l'onda dell'emotività, è stato detto che il gettito dell'Imu sulla prima casa, tanto discusso in questi giorni, sia servito proprio per il salvataggio del Monte Paschi. Cosa che,  evidentemente, costituisce una mezza verità, essendo, quell'imposizione fiscale, non una tassa di scopo e men che meno soggetta a vincolo di destinazione. Banalizzando, possiamo dire che quando si pagano le tasse,   queste finiscono in un "salvadanaio" e il governo "decide" poi come utilizzare queste risorse, il più delle volte in maniera sbagliata e talvolta clientelare.  Nel caso specifico, il governo ha ritenuto opportuno  destinare 4 miliardi di euro al salvataggio del Monte Paschi. Giusto  o sbagliato che sia, tanto è. Chi segue questo sito  saprà che, in questi pixel, si è molto discusso a proposito del MES e dei soldi versati dall'Italia ai vari piani di salvataggio europei e lo abbiamo fatto QUIQUIQUIQUI, eQUI. Ad oggi,  possiamo affermare che i soldi versati nei vari piani di salvataggio ammontano a circa 45 miliardi di euro. Poco importa sapere che questa enorme massa di denaro sia stata presa in prestito sui mercati, perché, è evidente, l'Italia non dispone(va) di queste risorse all'atto del versamento. Quindi si sono contratti dei prestiti, sui quali, lo stato (ossia il contribuente), dovrà pagare gli interessi in base alle dinamiche dei tassi a cui è stata esposta l'Italia all'atto dell'emissione dei titoli che hanno consentito la raccolta di risorse successivamente versate nei salvataggi. Volendo giungere ad una quantificazione dell'impatto che avranno in 45 miliardi di euro in termini di interessi corrisposti ai finanziatori, potremmo agevolmente affermare che questi incideranno per ben oltre 2 miliardi all'anno, almeno fino a quando i titoli già emessi non verranno rimborsati e sostituiti con nuove emissioni a tassi più contenuti dei precedenti, sempre che ce ne sia occasione.  Una cifra enorme che pesa sulla testa di ogni italiano, di oggi, e di domani. Ma se vi siete indignati per il salvataggio del Monte Paschi, spero che abbiate il cuore abbastanza forte per sapere che questi soldi sono stati versati per salvare le banche spagnole attraverso il fondo salva stati ESM, nell'occasione, appositamente intervenuto nella veste di fondo salva banche.  E i dati ce li fornisce proprio  l'ESM  in una nota che potete trovare QUI
Nel documento si legge che, già dal luglio 2012, l'Eurogruppo ha accordato  aiuti finanziari al settore bancario della Spagna a seguito di una richiesta ufficiale da parte del governo spagnolo. Gli aiuti  erogati sono circa 39.5 miliardi di euro e sono stati  forniti al Fondo de Restructuración Ordenado Bancaria (FROB), il fondo di ricapitalizzazione delle banche del governo spagnolo, e poi canalizzati agli istituti finanziari interessati: BFA-Bankia, Catalunya-Caixa, NCG Banco, Banco de Valencia, Banco Mare Nostrum, Banco Ceiss, Caja 3 e Liberbank, oltre che alla SAREB.
L'obiettivo è quello di ricapitalizzare il settore bancario spagnolo e ripristinare la fiducia del mercato in Spagna.
Il contributo concesso dall'Eurogruppo - si legge - è progettato per coprire il deficit stimato dei requisiti di capitale con un ulteriore margine di sicurezza, che coprirà le esigenze di finanziamento fino a € 100 miliardi. 
L'assistenza finanziaria concessa alla Spagna è subordinata al perseguimento di piani di ristrutturazione del sistema bancario  e saranno inoltre realizzate  riforme relative alla governance, alla vigilanza e alla regolamentazione del settore finanziario. In parallelo, la Spagna dovrà rispettare pienamente gli impegni e gli obblighi derivanti procedura per i disavanzi eccessivi e le raccomandazioni per affrontare gli squilibri macroeconomici, nel quadro del semestre europeo.
Questi sono i presti erogati dal fondo ESM alle banche spagnole.

A proposito dei soldi versati al Mes, per quanto riguarda il nostro paese, come abbiamo già detto in precedenza, c'è da dire che l'Italia partecipa al capitale del fondo per un totale di 125 miliardi, di cui 14.29 in paid-in, e gli ulteriori, eventualmente, a chiamata da corrispondere entro una settimana.
Dei 14.29 miliardi, l'Italia ha già versato poco meno di 9 miliardi e i rimanenti dovranno essere versati in ulteriori due tranche, entro la fine del 2013 e inizio 2014, salvo ulteriori versamenti per la quota a chiamata.
Ma mentre gli italiani si stanno dissanguando  per salvare gli altri - prime fra tutte le banche spagnole verso le quali la Germania ha forti esposizioni -  nel frattempo, sempre in Italia:
  • non si trovano i soldi per finanziare la Cassa Integrazione;
  • le tasse hanno già oltrepassato i limiti dell'esproprio;
  • verosimilmente ci dovremmo subire l'aumento dell'Iva dal prossimo luglio;
  • non possiamo abolire l'IMU sulla prima casa senza che queste risorse non vengano recuperate da altri  gettiti tributari, al fine di garantire gli stessi saldi;
  • non possiamo pagare le nostre aziende fornitrici della PA che falliscono a centinai di migliaia; 
  • dobbiamo salvare le nostre banche, oltre che quelle spagnole;
Questo, solo per citare alcune criticità ancora   in attesa di soluzione. Ma la lista è ancora molto lunga.
Scritto da: Paolo Cardenà - Tratto da: vincitorievinti.com
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IL PRESIDENTE GIORGIO NAPOLITANO: TROPPA LIBERTA' SUL WEB. ADESSO BASTA. POLIZIA INTERVENGA

Pubblicato su 16 Maggio 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

É davvero conflittuale il rapporto tra il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ed il web. Nell’Italia repubblicana esiste un reato che si chiama “Vilipendio”. L’articolo 278 del Codice penale lo riporta “Offese all’onore o al prestigio del Presidente della Repubblica. Chiunque offenda l’onore o il prestigio del Presidente della Repubblica è punito con la reclusione da uno a cinque anni”.
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Illustre Presidente Giorgio Napolitano,
prima che lei approdasse sul Web, avrebbe dovuto chiedere al suo ufficio stampa, cosa sono i Forum, blog o Social Network.
I Forum, Blog o Social Network, non sono controllati o gestiti da “editori o giornalisti leccaculo”, i quali scrivono solo quello che più le piace o conviene. I Forum, blog o Social Network, sono gestiti dal POPOLO, non ESISTE alcuna censura, silenzio o dittatura. Questi strumenti sono LIBERI.
Illustre Presidente Giorgio Napolitano, credo che nel nostro Paese ci siano problemi ben più seri a cui pensare, non crede?
Anziché preoccuparsi OGGI del Web, perché in questi anni non si é mai preoccupato dei tanti corrotti, collusi e mafiosi, presenti in Parlamento?
  • Illustre Presidente, chi pagava e chi prendeva tangenti, non andava candidato, non andava giustificato, non andava elogiato; ma andava semplicemente isolato, punito e CONDANNATO.
  • Illustre Presidente, i corrotti, i collusi ed i mafiosi, non andavano candidati, non andavano giustificati, non andavano elogiati: ma andava semplicemente isolati, puniti e CONDANNATI.
  • Illustre Presidente, chi usava i nostri soldi per farsi rimborsare massaggi, escort, iPhone, iPad, iPod, profumi, matrimoni, pranzi, cene, nutella e carta igienica; non andava candidato, non andava giustificato, non andava elogiato: ma andava semplicemente isolato, punito e CONDANNATO.
Illustre Presidente, quando sbattete in faccia al popolo stremato e in recessione tutti i vostri privilegi e gli sprechi pubblici, quando chiedete tasse e sacrifici per finanziare le banche estere, quando spolpate fino all’osso il popolo mentre voi ve la godete tra auto blu, escort, benefits e pensioni milionarie… beh questo non è un vero e proprio insulto a tutti noi comuni cittadini?
Illustre Presidente, avrebbe dovuto tirare i pugni sulla scrivania, urlando ai suoi Parlamentari, Onorevoli e Senatori; chi DERUBA i soldi nelle casse dello Stato, non é un furbo da imitare o invidiare, ma un CRIMINALE da punire, condannare e detestare; perché deruba i soldi di tutti NOI comuni ed onesti cittadini. Cazzo!
Adesso può ordinare ai suoi “angeli custodi”, di farmi arrestare.
Tratto da: campagnadisobbedienzacivileedimassa.blogspot.it

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TORINO: IL COMUNE DA 5 MLN DI EURO AGLI ZINGARI E TAGLIA I SOLDI ALLE SCUOLE

Pubblicato su 16 Maggio 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in COMUNITA

Via libera dalla Giunta comunale di Torino alla delibera che autorizza Palazzo civico a sottoscrivere un accordo con la Prefettura di Torino che consentira’ di sbloccare il finanziamento di 5 milioni di europer ristrutturare gli insediamenti Rom e Sinti.
Le risorse finanziarie potranno cosi’ ritornare nella disponibilita’, per ammodernare i Campi Nomadi con nuove strutture sanitarie e ricettive.

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…Intanto sempre il Comune di Torino

TORINO – Le scuole di Torino continuano a subìre l’impatto dei tagli sui fondi destinati all’istruzione pubblica. Il Comune ha preso la decisione di tagliare il 65% dei finanziamenti per l’acquisto di prodotti igienici e detersivi.
Le scuole di ogni grado presenti sul territorio del comune dovranno dunque adattarsi a pulire le aule ed i servizi meno frequentemente. Nicola Puttilli, preside della scuola elementare Mazzini e presidente dell’associazione Andis, che unisce i dirigenti scolastici, ha dichiarato ai giornalisti: “Il Comune ha tagliato del 65 per cento il contributo che ogni anno stanziava per acquistare detersivi e altri prodotti. Ora ci tocca spiegare alle famiglie che le aule saranno pulite solo per un terzo dell’anno scolastico”.
Puttilli ha anche sottolineato: “Dai 5.200 euro che ci dava il Comune l’anno scorso, scenderà a 1.600. Ho sentito che i colleghi di altre scuole hanno ricevuto un taglio analogo. Così come in due anni c’è stata una riduzione del 30-40% delle risorse per le piccole manutenzioni”.

Fantastico. Si trovano 5 milioni di euro per gli Zingari, ma non si trovano 5 mila euro per pulire una scuola. Scuole dove è spesso imposta la presenza di “piccoli portatori di malattie” provenienti da situazioni sanitarie “oltre il limite”, che renderebbero la pulizia delle classi ancora più importante, direi decisiva per la salute degli alunni.
Fassino non la pensa così. E’ questione di priorità, e per lui – e per quelli come lui – la priorità sono gli Zingari.

Fonte: identita.com

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QUSSAYRGRAD DELLA III GUERRA MONDIALE ?

Pubblicato su 16 Maggio 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in PAESI ARABI e IRAN

Una tranquilla città di confine di 30.000 abitanti circondata da bellissime orchidee, una città un tempo molto bella e in posizione strategica, come tutte le città siriane, la maggior parte strategiche al microscopio internazionale, ma questa volta non a causa di una qualsiasi ragione geografica, storia o artistica, ma per motivi molto più pericolosi, si tratta della guerra nucleare la cui fiamma nucleare potrebbe essere stata già accesa. La città di al-Qusayr prenderà presto il nome di ‘Qusayrgrad’.

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SAA Removing Al Qaeda FSA

Il vecchio Hafiz al-Assad ha detto una volta: “Siamo i migliori a giocare sul bordo del baratro, e se cadiamo, cadiamo sui corpi dei nostri nemici“, il giovane leone della Siria ha ereditato molte funzioni dal padre, e questa è uno di esse. Dopo due anni, gli aggressori pensavano di avere il sopravvento nella crisi siriana, e nonostante le centinaia di avvertimenti da Damasco e dai suoi alleati, tra cui dal Presidente Bashar al-Assad: “Se la Siria cade, vi sarà un terremoto, un errore di calcolo e l’intera regione sarà devastata da un terremoto”. Gli strateghi occidentali notoriamente arroganti e razzisti, in altre parole stupidi, hanno sminuito gli avvertimenti di Assad, che continuava a dire che la Siria è diversa, non è la Libia, l’Iraq, la Somalia o qualsiasi altro Paese ‘democratizzato’ dall’occidente, come andavano dicendo saltellando i media occidentali tradizionali, sapendo e nascondendo l’infiltrazione in Siria più di 40.000 terroristi stranieri dial-Qaida, come l’inviato dell’ONU Ibrahim ha confermato. Sappiamo che è ciò che ne resta, oggi, su un totale di 125.000 almeno, unitisi ai criminali locali reclutati. I terroristi che controllavano la maggior parte delle campagne di Aleppo e la città di Raqqa, i migliaia provenienti dalla Giordania nel sud che occuparono la città di Daraa, caduta nelle loro mani, che infestarono la provincia di Damasco in molti luoghi, soprattutto Daraya e al-Utaibah, da cui i colpi di mortaio iniziarono a cadere sulla capitale. Non poteva andare meglio per i criminali Stati occidentali; la loro base nella città di al-Qusayr è il loro comando e centro di controllo principale, con ufficiali dei servizi segreti qatarioti, sauditi, israeliani turchi, francesi, statunitensi, inglesi e tedeschi infiltratisi dal Libano, in particolare i francesi, che scomparvero dalla loro base nel nord del Libano quando Damasco non cadde.
La Siria di Assad era sul bordo del baratro sempre più sottile, restando solo con il suo vertice superiore, ma le Forze di Difesa Nazionale avevano finito l’addestramento intensivo, a Hezbollah era stato chiesto di custodire i santuari religiosi con l’aiuto dei comitati locali, un’amnistia presidenziale era stata emanata il 16 aprile, e un mese era stato concesso ai criminali per arrendersi. Un’amnistia presidenziale in mezzo a tutto questo?! L’EAS ha avuto l’ordine: liberare il Paese e sterminare i terroristi. E l’EAS l’ha eseguito.
600 terroristi a Jididet Fadhl, presso Damasco, sono svaniti in 3 ore, facendo impazzire i chierici wahhabiti che avevano dichiarato la jihad contro la Siria, a cui non risponde più nessuno; la strada dal centro di Hama ad Aleppo, nel nord, è ripulita, un’altra strada è ripulita da Idlib, nel nord ovest, alla provincia di Latakia, assai infestata da terroristi infiltrati dall’intelligence turca, dove le enormi operazioni dell’EAS, delle FDN e della resistenza locale siriana hanno eliminato decine di terroristi, liberando Qirbet Solas, Quota 45 e altri siti strategici; la città di al-Utaibah vicino all’aeroporto internazionale di Damasco e centro di comando e controllo dei terroristi nel sud, provenienti e riforniti dall’Iraq e dalla Giordania, attraverso il deserto, è caduta nelle mani dell’EAS, che poi avvolge la provincia, spostandosi a nord e a sud, e recupera la città strategica di Qirbet Ghazalah, infliggendo così un colpo decisivo ai terroristi nel sud, uccidendo, almeno secondo le stime, 1600 terroristi. E più importante è l’avanzata tra i villaggi e le città ad ovest del fiume Oronte, nella provincia di al-Qusayr, liberandole una dopo l’altra, accerchiando la città e impedendo ai terroristi di fuggire verso il Libano. Le armi chimiche, il cui utilizzo da parte dell’esercito arabo siriano contro i civili, avrebbe attraversato la linea rossa di Obama, non sono state utilizzate; la linea rossa di Obama non é stata attraversata, e la confusione e l’isteria regnano nel campo occidentale da quando pensava di celebrare la vittoria, invece iniziando a ricevere brutte notizie dalla Siria, ma buone per il mondo intero. Israele viene coinvolto direttamente e compie un raid contro le galline dei pollai e un deposito di armi nei pressi di Damasco, molto probabilmente utilizzando mini-bombe nucleari, in coordinamento con i combattenti di al-Qaida che avevano attaccato 19 diversi posti di blocco dell’EAS intorno alla capitale, un altro epico fallimento. L’ex-ambasciatore statunitense in Siria, Robert S. Ford, il padre degli squadroni della morte iracheni noti per uccidere sciiti e sunniti iracheni, oltre ai marine, arriva in una città di confine tra Siria e Turchia, proprio quando una doppia esplosione si verifica in quella città uccidendo più di 40 esseri umani e ferendone circa 100; le accuse contro la Siria sono immediate. Perché questa pazzia improvvisa? La NATO perde, ma c’è altro.
L’esercito arabo siriano invita i terroristi di al-Qusayr ad arrendersi, non c’è più il corridoio per fuggire, il corridoio che hanno usato per entrare, e l’amnistia presidenziale è passata, i terroristi si rifiutano di arrendersi e le notizie di trattative segrete con il governo siriano, con cui l’occidente chiede all’EAS di riaprire il corridoio affinché coloro che sono nella città di al-Qusayr si ritirino in Libano, sono respinte dalla Siria, e John Kerry va a Mosca, Cameron il giorno successivo visita Mosca, Laurent Fabius, che insisteva su una soluzione militare della crisi siriana, improvvisamente afferma che ci deve essere una soluzione pacifica alla crisi politica. Dopo più di due anni, e per al-Qusayr avviene questa svolta? Aspettate. Kerry è d’accordo con i russi sulla soluzione pacifica e una nuova conferenza internazionale per risolvere la crisi siriana, con Ginevra 2; il giorno dopo Kerry sostiene che laddove non è riuscita Ginevra 1, fallirà Ginevra 2, ovvero la partenza di Assad. Cameron è d’accordo con i russi sulla soluzione pacifica e la nuova conferenza internazionale per risolvere la crisi siriana, Ginevra 2, lascia la Russia per Washington e riprende di nuovo la storia delle armi chimiche! Cosa c’è nella città di al-Qusayr?
Ricapitoliamo: incursione d’Israele, attentati a Reyhanli, le ripetute accuse sulle armi di distruzione di massa ‘irachene’, funzionari occidentali in pellegrinaggio a Mosca e infine il dipartimento di Stato degli Stati Uniti che presente direttamente la seguente questione in inglese, arabo e persiano..! Qusayr è la parola chiave principale:

Il dipartimento di Stato sui volantini a Qusayr, Siria
10 maggio 2013
DIPARTIMENTO DI STATO
Ufficio del Portavoce
10 Maggio 2013
2013/0551

DICHIARAZIONE DI JEN PSAKI, Portavoce

Volantini su Qusayr, Siria
Siamo profondamente preoccupati per le notizie secondo cui il regime di Assad ha lanciato volantini su Qusayr dicendo ai civili di evacuare o saranno considerati combattenti. Condanniamo con forza qualsiasi bombardamento di civili o minacce di farlo. Disporre un diverso dislocamento della popolazione civile in queste circostanze, è l’ultima dimostrazione di brutalità da parte del regime.
I continui indiscriminati bombardamenti aerei del regime su aree civili, tra cui panifici, file per il pane e ospedali, viola il diritto internazionale umanitario. Mentre notizie terribili su atrocità e massacri del regime continuano ad emergere, il regime di Assad e tutti i suoi sostenitori che commettono crimini contro il popolo siriano, dovrebbero sapere che il mondo sta guardando e che saranno identificati e ritenuti responsabili. Mentre il popolo siriano affronta tali responsabilità, gli Stati Uniti continueranno a lavorare con i siriani e la comunità internazionale per sostenere la documentazione delle violazioni.

Fonte: syrianews.cc


IIPdigital

Perché non ci sono state dichiarazioni simili per Utaibah, Qirbet Ghazalah, Jididet Fadhl, la provincia meridionale di Aleppo, e tutto il resto? L’occidente scatenerà stupidamente la Terza Guerra Mondiale, l’Armageddon per salvarsi dall’umiliazione di ciò che il mondo conoscerà su al-Qusayr? L’Iran ha mostrato solidarietà alla Siria, Hezbollah ha dichiarato che si unirà alla lotta contro l’intervento straniero. L’esercito turco, sicuramente, secondo l’autore, non appoggerà il Primo ministro dei Fratelli musulmani Erdogan e si rifiuterà di essere coinvolto in una guerra tra Paesi musulmani per niente. I russi non permetteranno che il loro unico punto d’appoggio al mondo, al di fuori del Mar Nero, cada, non aderiranno alla lotta, ma sosterranno i loro alleati.
L’occidente è in grado di commettere stupidità e grandi crimini, speriamo che ci sia qualcuno sano di mente che l’impedisca.
Nel frattempo, guardate questo breve reportage dalla periferia di al-Qusayr:

commenti

' A CORRUZZIONE E IL " FOGNO": LO STRANO CASO DEL DOCTOR PETIOT

Pubblicato su 15 Maggio 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in IDEE e CONTRIBUTI

1. ANTEFATTO METAFORICO
Il dottor Petiot fu a lungo stimato per le sue conoscenze scientifiche, addirittura lodato per la sua utilità alla comunità come medico, che, dicevano, faceva “avanzare” la scienza medica.
Ma se si fosse analizzata in dettaglio la sua vita precedente, senza pregiudizi e distorsioni, determinate da un “certo tipo di consenso” pubblico (divenne persino sindaco del suo paese), con tutte le abbondanti “tracce” di una crudeltà inumana (o “troppo umana”), sostenuta dall’incrollabile fede nelle sue ragioni, gli stessi benpensanti che lo avevano lodato sarebbero stati terrorizzati…http://www.occhirossi.it/biografie/MarcelPetiot.htm
Leggendo, e facendo i dovuti collegamenti, capirete il “nesso” (“nexus”, per coloro che ricordano i “modelli” dei replicanti in Blade Runner).
Ovviamente la storia si manifesta prima in tragedia e poi si ripete come “farsa”. Ovviamente…
disoccupato
2. MACROECONOMIA E IL LUOGOCOMUNISMO AZIENDALISTA
L’essenza di ciò che consente di “prosperare” all’azione dei doctor Petiot del nostro tempo, è un’idea alterata e manipolativa dell’economia politica, della macroeconomia applicata all’esistenza dello Stato come soggetto “insopprimibile” delle dinamiche socio-economiche. Per sminuirne la funzione si fa passare l’idea che lo Stato, cioè noi in quanto cittadini-elettori, dovrebbe comportarsi come una buona massaia (quella sì che sa far quadrare i conti…peccato che gli stessi che ne esaltano le doti, facciano di tutto per non farglieli quadrare e piuttosto….”girare”…non i conti)
La macroeconomia, infatti, non è la scienza dell'economia "familiare" o “aziendale”. Chi lo sostiene nega, maliziosamente (i “seguaci”, magari per ignoranza), l'essenza del suo presupposto caratterizzante: il fenomeno organizzativo, pre-economico (cioè sociale “generale” e non “aziendale”), costituito dalla presenza di un ente politico comunitario – lo Stato- che garantisce un bene come l'ordinata convivenza civile, promuovendo il benessere (almeno nelle enunciazioni indefettibili delle carte costituzionali democratiche). Questo “ente” non solo non può essere assoggettato alle leggi “micro” per definizione (cioè per sua funzione e finalità), ma la sua azione deve (sempre e comunque) influire sul “caotico” combinarsi seriale delle leggi microeconomiche, che, essendo tendenziali, incorporano la deviazione effettuale dagli equilibri teorici e il loro periodico travolgimento.
Una volta che lo Stato sia concepito come una “società per azioni”, non c’è limite alle distorsioni dell’interesse generale che ciò determina. La prima è che gli Stati sono visti come maxi-imprese in contesa economica tra loro nella logica della “competitività”. Con la compromissione non solo del “fogno” della pace e prosperità universali, ma dello stesso benessere dei rispettivi cittadini. E non lo dico io, lo dice Krugman “Per fare una dura ma non completamente ingiustificata analogia, un governo sposato all'ideologia della competitività è altrettanto improbabile faccia una buona politica economica quanto un governo impegnato nel creazionismo possa fare una buona politica della scienza, anche in aree che non hanno relazione diretta con la teoria dell'evoluzione” (http://documentazione.altervista.org/krugman_competitivita.htm)
Quindi la macroeconomia si trova inevitabilmente a lavorare su presupposti inevitabili di "non esattezza" (non voglio esplicitamente coinvolgere la "indeterminazione"), dovendo osservare fenomeni umani collettivi, organizzati su valori storicamente mutevoli. E' dunque una scienza sociale a carattere (precondizione implicita necessaria) “assiologico” e come tale non univoca per sua stessa ipotesi metodologica (non può prescindere da giudizi di valore, storicamente determinati, data la necessaria restrizione delle variabili considerate rispetto alla complessità). Non di meno tale scienza sociale è "aperta", cioè assume l'arricchimento di dati e analisi come fattore costante di evoluzione e dialettica rafforzativa delle ipotesi (che come sappiamo è quasi impossibile sperimentare).
Ora le analisi e le “soluzioni” che discendono dall’UE risultano inevitabilmente tutte immerse nella politica preconfezionata dalla ideologia UEM, radicalmente concepita come corollario della competitività tra Stati (v. sempre Krugman, sopra citato).
Ciò sarebbe, in coerenza con quanto abbiamo premesso, perfettamente naturale e legittimo, se non fosse per il trascurabile “dettaglio” che i suoi “razionali” sono accuratamente nascosti, dato che si tratta di un'ideologia (Bundesbank’s version del Washington consensus” e Von Hayek come profeta…del darwinismo “sociale”), non soltanto criticata proprio dalla schiacciante maggioranza degli economisti “seri” (premi Nobel e con pubblicistica universalmente accettata), quanto contraria alle Carte costituzionali dei paesi interessati.
Cioè ogni Stato democratico ha già compiuto le sue scelte “assiologiche” ma, senza alcuna armonizzazione tentata o risolta, su queste piomba con tutto il suo peso l’assiologia “occultata” del disegno europeo, su tutte la UEM, che risulta sterilizzare o “annullare” la dinamica realizzazione dei rispettivi valori democratici costituzionalizzati.
Questo è stato descritto “anche” dai costituzionalisti, con vari accenti, ignorati altrettanto quanto il parere degli economisti più autorevoli, cfr., come esempio eloquente, “Il costituzionalismo asimmetrico dell’Unione”, a cura di Antonio Cantaro, Torino, 2010 (notare l’anno, così tragicamente prossimo alla crisi, irreversibile, oggi conclamata e ieri prevista in dettaglio).
3. CONSENSO MEDIATICO E POLITICHE DEI GOVERNI TECNICO-EMERGENZIALI.
Ma che economisti e giuristi specialisti siano stati inascoltati, e lo rimangano contro ogni evidenza, è, in buona sostanza, un problema mediatico (chi legge i libri di economisti e costituzionalisti non “cooptati” nel circo mediatico? Oggi, guarda caso, ne stiamo constatando i “corollari” in modo molto attuale…).
Nel versante mediatico, così cruciale per la formazione della pubblica opinione e del “consenso” anche elettorale, si trova probabilmente il più alto grado di responsabilità per l’attuale situazione.
Non a caso,  un incondizionato entusiasmo mediatico, scisso dai fatti che si verificano con manifesta “tragicità” davanti agli occhi di tutti, sorreggono i “governi dei tecnici” (in mezza Europa…debitrice e, perciò, PIGS). E questo dovrebbe condurci a fare utili deduzioni sulla natura dei potenti di turno, sul tratto unificante di questo potere.
Nella situazione attuale, registriamo un fenomeno di tale entusiasmo convergente e assolutizzato verso l'azione del governo (“l’Agenda Monti”…tra un po’ ci si giurerà sopra come sul Vangelo) che, dati i soggetti da cui promana (i giornalisti "sempre-proni" e gli “esperti ufficiali”, officianti il rito della ripetizione degli slogan di “diversione” dalla verità, quale indicata dalla scienza imparziale e libera nei fini), sta ad indicare che attualmente il potere, nella veste governativa, si manifesta al suo stato mistificatorio "quasi puro" (cosa che non si poteva dire rispetto all'era di B. ed alla sua imperfezione, che costringeva gli stessi soggetti mediatici-espertologi,  a preoccuparsi delle sue plateali contraddizioni, spesso, al tempo, per giustificarle, lacerando continuamente la legittimazione che il disegno UEM ricercava).
E quale risulta il tratto essenziale di questo potere ora "manifesto"?
L'Europa, la mistica del "ce lo chiede l'Europa", il dogma che tutto quanto sia già "stabilito" in quella sede si connoti automaticamente in un valore operativo incontestabile, tale che intere nazioni e moltitudini di esseri umani, teoricamente dotati di possibilità critiche e di cultura evolvibile, ne "debbano" essere plasmati senza possibilità di mediazione.
L'ordine costituito (abbiamo visto, nebulosamente, e senza alcuna solida chiarezza condivisa) a livello europeo, svolge quindi la funzione assiomatica tipica dei principi rivelati delle religioni monoteiste. Una nuova teologia si esercita in paralogismi per trovare corollari logici che appaiano persuasivi per la Ragione, senza mai mettere in contestazione i presupposti del "nuovo ordine".
Una macchina di condizionamento infernale sta così chiudendo ogni possibile discorso costruttivo sulla realtà in divenire: in nome dell'Europa si preclude la riflessione sugli scopi stessi dell'organizzazione politica umana, sul ruolo evolutivo delle Costituzioni, sulla pervasività di un'economia sovrastata da una finanza regolata da algoritmi che incorporano soltanto il profitto nel breve termine. La dimensione antropologica del benessere e della comunicazione tra individui e popoli viene considerata tutta già definitivamente risolta nel quadro para-etico di questa mistica, che tende ormai al trascendente.Ora, dati gli svariati fattori moltiplicatoridell'incidenza sul PIL dell’austerity “che promuove la vera crescita” (come “vera fede” era quella che portava a scannare gli eretici e a fare le crociate contro di essi, come accadde per i “catari”), cioè di maggiori tasse e minore spesa pubblica, risulta eloquente la vicenda dei “fiscal multiplier” corretti dal FMI e tutt’ora ignorati da Commissione e governi di “commissariamento condizionale”.
Questi elementi, sommati a fattori di contesto legati in termini di “compresenza significativa”, come il credit crunch e la simultanea austerità dei paesi UE (la cui domanda in parte si riflette sulla nostra offerta in esportazione intra-area, e noi siamo sempre, per quanto non piaccia agli autodetrattori, il secondo esportatore dell'area), si scontrano ormai col fatto, puntualmente ignorato dai media (o con un risalto “trascurabile”), che lo stesso FMI HA CALCOLATO L'OUTPUT-GAP, CIOE' LA RECESSIONE CUI ANDREMO INCONTRO NEL PROSSIMO TRIENNIO, SENZA CORREGGERE LE POLITICHE "MONTI-BCCE-BUNDESBANK", NELL'8%. (http://www.consulenza-finanziaria.it/2012-una-recessione-mai-vista-prima/)
Il resto sono chiacchiere e distintivo dell'associazione anime belle (?)-che-pensano-che-l'euro-sia-una-grande-idea-evviva-lagermania-che-la-merkel-è-tanto-brava-e-ci-salverà-dalla-corruzione…

4. L’ANNIVERSARIO DI TANGENTOPOLI E “IL TRADIMENTO DELLA POLITICA”
La firma di Maastricht e il culmine di “Tangentopoli” si verificarono simultaneamente, esattamente come oggi si ha l’impressione che sia stato “scoperto” il verminaio della corruzione e dei “costi della politica”, e, come abbiamo capito nei circuiti extramediatici della rete, non è un caso.
Il fenomeno Tangentopoli, così come oggi la levata di scudi “casta-corruzione-debitopubblicobrutto”, sono stati definiti come "tradimento della politica" , che sarebbe cioè venuta meno al suo presunto onere di “auto correggersi”, (idea ridicola e un po’ paradossale che ignora i veri “rapporti di forza”). 
Ammettiamo che una legge perfetta contro la corruzione sia fatta: scomparirebbe per questo il "tradimento della politica"?
No, perché, come vedremo in dettaglio più oltre, la corruzione della mazzetta e della malversazione è solo la forma più rozza di consolidamento degli "affari" contrari all'interesse pubblico che alterano la funzione (costituzionale) degli organi di governo democratico.
Con un ordinamento legislativo orientato, nella sua crescente globalità, a consentire questi "affari", si potrebbe avere paradossalmente assenza di corruzione in senso penalistico (o corruzione dei soli rubagalline) e massima ingiustizia e assetto predatorio dell'oligarchia rispetto al popolo (teoricamente) sovrano (e l'euro è, in sé, l'esempio più tragico di ciò).
I migliori affari ormai vengono pianificati nelle istituzioni UE (BCE in testa, con le sue "lettere" su mercato del lavoro e privatizzazioni della ricchezza pubblica, tese a rassicurare, o meglio, “orientare” gli investitori finanziari alla ricerca di una garanzia per il loro crescente credito) e oggi, paventare la sola "restaurazione" berlusconiana finisce per affrontare un problema "minore".
Cioè del come esistano ancora le "cricche" di mezze figure, (rispetto ai veri players che ricoprono il ruolo di “incumbent” dell’indirizzo politico continentale), che sgomitano illecitamente, come sostanziali emissari della politica (bipartisan), per sedersi al tavolo degli affari con i potenti, che comunque, e sempre più incontrastati, non hanno bisogno di commettere illeciti per ottenere l'ampliamento delle loro rendite a scapito della generalità, ma "ottengono" leggi e regole, grazie allo strutturale asservimento delle istituzioni, ormai svuotate da organismi sovranazionali e non democraticamente rappresentativi...
Sulla tomba della Costituzione scriveremmo "Ce lo chiede l'Europa"...
5. EUROPA, CORRUZIONE, SPESA PUBBLICA E PRIVATIZZAZIONI.
Sia come sia, ma la narrazione (direbbe Vendola) dell'euro si accompagna fin dall'esordio inscindibilmente all'idea che lo Stato, l'ente pubblico, la cura dell'interesse generale mediante forme pubblicistiche, siano un male in sé, perché sarebbero inefficienti e portatori di corruzione (e, ripetono, lo “capirebbe qualsiasi brava massaia, la stessa che, pensate un po', sarebbe la più colpita dall’inflazione in caso di uscita dall’euro). Cioè non sarebbero stati finora gestiti come un’azienda (rectius una “impresa”, ma tant’è), ovvero come una “famiglia”. Ciò che abbiamo visto al par.1 essere la bufala più amata dal partito unico-mediatico dell’euro…
Questa premessa indimostrata, asseverata, già venti anni fa, dall'ondata emozionale degli anni di tangentopoli -e dall'ignoranza perseguita nell'identificare correttamente le cause della dilatazione, via interessi passivi, del debito pubblico italiano-, ha portato a un assetto di questo tipo (Ndr: buona parte di questa elencazione la ritrovate nel libro “Il tramonto dell’euro” di Alberto Bagnai, di cui il virgolettato riflette una diretta citazione):
a) si è deciso di introdurre la società di capitali come forma prevalente di gestione dei servizi pubblici, specie locali (ma non solo, e non solo servizi).
b) si è introdotta l'idea che ciò avrebbe evitato (non si sa perché) ulteriore corruzione, specialmente se si fosse sviluppato il partenariato pubblico-privato: il privato porterebbe, sempre, non si sa bene perché, un'esperienza “vincente” che avrebbe fatto abbassare i costi e le tariffe;
c) per agevolare la "efficienza", dando la colpa della corruzione (che in sé non è detto che sia legata alla inefficienza, in termini di rapidità decisionale, anzi) alla burocrazia, si sono aboliti i controlli preventivi di legittimità sugli atti principali che comportano una spesa (svolti dalla Corte dei conti, nonché dai co.re.co e dagli organi statali che la esercitavano sugli atti regionali). Così, costituzione di queste società, capitalizzazioni, scelte dei soci e metodi relativi, decisioni di spesa, tipo bandi di gara e susseguenti procedure, sono stati sottratti a controllo preventivo, proprio quando irrompeva la super-regolazione di derivazione UE in materia (regolazione a ondate, sempre più stratificata), cioè quando più forte si poneva l'esigenza di verificare il rispetto delle più complesse regole;
d) tale disciplina europea, anche se in crescente finalizzazione "apparente" alla logica concorrenziale, in realtà, ponendo una serie inestricabile e sempre più complicata di parametri, requisiti, standard, certificazioni legittimanti, forme associative tra imprese, si risolve in generale nel privilegiare le imprese più "grandi" e quelle che già godevano di rapporti pre-instaurati con la pubblica amministrazione (imprese spesso coincidenti tra loro);
e) si è privatizzato il sistema bancario, rigorosamente in nome dell'Europa e dello Stato-cattivo, ma al tempo stesso si è creata una componente fondamentale e spesso decisiva di controllo azionario-bancario mediante il sistema delle fondazioni, “influenzate” a loro volta, in intrecci solidali tra le fondazioni stesse, dagli enti pubblici territoriali mediante i soggetti amministratori da questi nominati; ciò, in aggiunta, senza alcun controllo sulle relative nomine, non solo preventivo, come s'è visto abolito, ma anche sul rispetto di labili parametri legali di individuazione dei "nominati" da parte della politica;
f) si è proceduto (tradendo le roboanti affermazioni iniziali post-tangentopoli) arendere fortemente dipendenti dalla politica i dirigenti pubblici in posizione decidente della spesa pubblica, e ciò con incidenza, principalmente, a livello locale, per le spesa conseguente a scelte di pianificazione territoriale e di politica industriale, area decisionale che, a sua volta, conduce a costituzione di società, a scelta dei soci, ed all'aggiudicazione di un sistema di appalti proiettati su fronti crescenti di attività in precedenza pubbliche (dalla gestione delle ex aziende pubbliche di servizi, alla "esternalizzazione" di segmenti di attività amministrativa, affidata a "privati" come diretti erogatori di servizi “interni” alla p.a.: informatizzazione, contabilità e gestione del personale, servizi di pulizia ecc.);
g) si è, contemporaneamente, provveduto a amplificare, prima a livello legislativo, poi costituzionale, la sfera operativa e funzionale di regioni e enti locali, trasferendo ad essi il potere di spesa e di assunzione del personale relativo (il tutto sempre nella simultanea abolizione dei controlli preventivi di legittimità sugli atti corrispondenti).
Shakerate il tutto e otterrete, come corollario dell'Europa, cioè della combinazione della “sussidiarietà”  e della libertà del mercato - mai ben identificato, stante anche le falle della disciplina antitrust-, un gigantesco spazio di trattativa, libera da effettivi ostacoli nelle regole univoche e stabili del diritto pubblico, tra privati e politica (non propriamente con l’amministrazione pubblica, dato l'asservimento che evidentemente consegue da tale disegno, della prima alla seconda), per poter disporre dei beni, dei servizi e della relativa provvista finanziaria pubblica.
“Il meccanismo è perfetto. Si vuole creare una società per gestire lo studio delle problematiche tecniche di certe opere pubbliche, a livello regionale o di grande comune; si trova il dirigente (politicamente scelto a ampissima discrezionalità) che ne approva lo schema tecnico, la giunta che lo delibera, i capitali forniti dalla banca vicina alla fondazione a sua volta "vicina" alla maggioranza che delibera...e induce nei tecnici pubblici dipendenti le scelte a valle, et voilà...
Avrò capitali, controlli limitatissimi (al massimo a posteriori e in termini di efficienza, ma sprovvisti di vera sanzione ostativa del disegno), libertà di aggiustare – spesso con trattative private determinate da urgenze divenute insindacabili, ovvero con bandi su misura- la scelta dei soci privati, dei destinatari degli appalti (dato che la società tenderà a calibrare studi di fattibilità e bandi sulle caratteristiche, politicamente e inevitabilmente "volute", del soggetto creato ad hoc tra imprese amiche e prestanome dei politici).
I politici saranno soci (azionisti), mediante prestanome o colleghi di secondo piano, o "tecnici" di area (senza selezione che non sia la vicinanza politica) dello stesso ente che forma la società. Soci espressione di grandi imprese diverranno anch'essi parte della compagine e sosterranno quella parte politica: se l'andamento della società è in deficit, gli stessi soci potranno liquidare a condizioni vantaggiose le loro partecipazioni, lasciando ai bilanci, incontrollati nelle forme pubbliche ormai abolite, di aggiustare valori e stime degli assets e delle prospettive di redditività.
I debiti contratti per capitalizzare e i deficit saranno ripianati, indirettamente o direttamente, prima o poi, dal centro (lo Stato), -sotto la pressione del ricatto sul "paventato collasso" dei servizi per anziani e infanzia-, da amministratori centrali parte della stessa cricca politica che controlla le nomine nella società, o a cui viene dato il potere di farne per partecipare alla spartizione, garantendosi comunque anche la continuità del credito effettuato dagli amici banchieri in cordata con le fondazioni bancarie (controllate dalla stessa politica locale e centrale).
Il meccanismo ha applicazioni multiple e variate. L'abilità sta proprio nellaconvergenza delle leggi verso questo obiettivo di sistema. La corruzione diviene un fatto conforme alle regole: solo gli sprovveduti e gli arroganti incorrono negli strali della magistratura.
I più abili giungono a controllare, tramite profitti da aggiudicazione di appalti e di servizi pubblici locali, vere e proprie holding. Solo la Corte dei conti ogni anno lamenta l'andazzo fallimentare per i soldi pubblici (strutture e finanziamenti immessi nel circuito, ripianamenti delle perdite) e per l'aumento delle tariffe. Intanto, decine di migliaia di consiglieri di amministrazione, direttori generali e figure varie costituiscono una classe paraprivata di gestori e fruitori di emolumenti e potere decisionale che si esprime in pilotaggi di appalti e assunzioni senza concorso nelle strutture di nuova creazione.
La rendita da monopolio "locale" e i patti di liquidazione, soddisfano gruppi privati "partner", e li legano sempre più alla complicità con le parti politiche autrici del disegno.
La commistione di forme private e pubbliche, la demenziale complicazione delle regole di scelta europee, consente una facciata impenetrabile di "regolarità" al tutto e le vecchie mazzette vanno in pensione, trasformandosi in decisioni di scambio di favori: il figlio del tizio-dirigente o assessore (in consonanza tra loro) viene assunto di qua, o fa carriera (magari universitaria ) di là, dato che magari un tizio ulteriore, che controlla le decisioni di carriera, è stato nominato nel cda della società stessa in quota "x".
Le holdings, al riparo dalla concorrenza sostanziale, e sotto l'egida della "aggiustata" concorrenza europea, prosperano e si rafforzano; le imprese tagliate fuori vanno sempre più in difficoltà, rimanendo in crescente difficoltà creditizia sia per...l'Europa (euro) sia perché non facenti parte del cerchio magico...delle linee di credito erogate dalle banche (con dentro le fondazioni). Le applicazioni, una volta consolidate le posizioni, sono infinite; soggetti di questo tipo, anche se le gare vengono rese formalmente più rigorose, hanno un vantaggio schiacciante in termini di requisiti di qualificazione e di standards di legittimazione professionale e finanziaria richiesti dai successivi bandi.”
Insomma, se da una parte politica si chiude un occhio su tutto questo, evitando di smontarlo e anzi votandolo quando si presenta in parlamento, dall'altra, si contraccambia lasciando all'altra parte, che so, una situazione di monopolio nel settore dell'informazione televisiva e non. 
…“E il cerchio si chiude con l'Italia modernizzata dalle forme europee, tanto che ora si vogliono aggiungere altri elementi di riduzione di questo stato-cattivo e di incremento di questa bella efficienza dei privati, scelti come beneficiari (e magari salvatori della patria) con inappuntabili sistemi europei... e ci mancherebbe!”
6. CONTROLLI E INVESTIMENTI DI SISTEMA. ALCUNI RIMEDI (FORSE) PRATICABILI
Vediamo quanto finora analizzato in termini di possibili soluzioni su vari aspetti applicativi. Che tutti ricercano negli enunciati formali e nessuno pare voler concretamente attuare. A un certo punto, persino su LaVoce.it arriva un'ammissione della erroneità della scelta, dapprima compiuta nel 1997 (d.lgs. n.127 ) poi ratificata nel Tit.V Cost del 2001, di abrogare i controlli preventivi di legittimità.
Si trattò, come si è visto, di un sostanziale "via libera" alla spesa senza verifica preventiva del rispetto delle leggi che la limitavano, per consentire, prima ancora che "libero" appalto a “libera cricca” politica, il presupposto essenziale della creazione del sistema societario partecipato degli enti locali e delle regioni, sistema peraltro adottato anche dai ministeri, che hanno costituito una “congerie” di società per svolgere compiti promozionali e gestionali, prima effettuati a minor costo dalle strutture ordinarie, che però rimanevano prive della libertà di assunzione e di nomina discrezionalissima e politica dei vertici, quelli stessi chiamati poi a bandire e assegnare appalti, fuori bilancio dell'ente creatore. Fenomeno, va ribadito, non solo apportatore di perdite e ricapitalizzazioni a carico pubblico ma anche di diffusi accordi corruttivi e clientelari (gli stessi organismi, infatti, hanno potuto effettuare, fino a tempi recentissimi, assunzioni senza concorso e senza controlli).
Dati i vincoli costituzionali il ripristino di questo minimo argine (specialmente nella fase di bando) è alquanto problematico: si potrebbe cominciare con la “neutralizzazione” della nomina dei vertici politici di queste società-stazioni appaltanti, sottoponendola a stringenti criteri di qualificazione tecnica e di incompatibilità-conflitto di interessi, spostando la verifica del tutto sulle corti dei conti regionali.
Stesso discorso per la verificabilità dei presupposti di economicità-convenienza della stessa creazione di società e partecipazioni pubbliche (dalla cui revisione si potrebbero ricavare risparmi molto superiori di quelli incentrati sugli acquisti in economia delle amministrazioni tradizionali, già abbondantemente spremute da 20 anni di manovre e tagli lineari).
Poi magari, (visto che per il pareggio di bilancio in Costituzione lo si è fatto senza problemi) mettere mano al Titolo V. Cost., ripristinando organi di controllo decentrato a vocazione tecnica: ovviamente, a livello organizzativo, si tratterebbe di investire in nuova spesa pubblica, ma si tratterebbe di soldi ben spesi, con un buon moltiplicatore, anche per i risparmi ottenibili. 
Però a tutti questi rimedi- cui fa sempre da sfondo il recupero della separazione tra banche commerciali e banche di investimentoc’è da crederci molto pocofinché esisteranno giornali a opposizioni focalizzati sui costi “diretti” della politica (certo, esagerati, inaccettabili, ma di scarso peso rispetto al volume di soldi pubblici affluenti a questo sistema), cioè finché la “casta” sarà, in modo semplificato e rumoroso,identificata nei costi delle cariche elettive e degli apparati serventi degli organi politici medesimi, esaurendosi in essa e lasciando inalterato, salvo episodiche “cosmesi”, il “grosso” del corpaccione descritto più sopra. Diamo qualche cifra.
Un calcolo approssimativo divulgato dalla stampa ci dice di circa 7500 società a partecipazione pubblica, promosse in varie forme dai soli comuni, province e loro associazioni e consorzi, a cui occorre aggiungere le società regionali, non censite nei costi che di seguito illustriamo. Per tutti questi soggetti si giunge a un “monte” di nomine stimato in circa 50.000, solo per le società partecipate dal livello territoriale minore (quantificazione solo in parte mitigata dalla previsione, in teorico corso di attuazione, della riduzione dei consigli di amministrazione ad un unico amministratore prevista dal d.l.n.78 del 2010 per le entità a totale partecipazione pubblica, che non investe le mere “partecipate”, nonché figure come i direttori generali e altre cariche dirigenziali operative).
Insomma, tra società statali, regionali e comunali, decine e decine di migliaia di amministratori, delegati e componenti dei relativi consigli, direttori generali e dirigenti vari fruiscono di trattamenti economici sostanzialmente allineati con quelli attribuiti agli “executives” del settore privato assommandosi, senza controlli sulla selettività e sull’assenza di conflitti di interessi (principalmente rispetto alle società private operanti nei settori variamente influenzati dall’azione delle società pubbliche), al costo della dirigenza pubblica degli enti territoriali, (già di per sé, sia detto per inciso, sovradimensionata, progressivamente ripoliticizzata e attributaria di trattamenti economici incrementati a livelli senza precedenza nella storia unitaria d’Italia).
Uno studio della UIL (http://www.uil.it/costi-perconferenza.pdf, che peraltro fa un po’ di confusione tra costi della politica e costi, invero alquanto limitati, di organi previsti dalla Costituzione e rientranti nel potere giurisdizionale), condotto in base a dati del Ministero dell’interno, stima in 2,5 miliardi di euro solo i costi per i compensi, le spese di rappresentanza e di funzionamento dei consigli di amministrazione, degli organi collegiali societari, nel solo settore delle “partecipate” dagli enti locali (non è chiaro se ciò includa i maggiori corrispondenti costi delle società analoghe di livello “regionale”: pare di no).
Tale “settore” assorbe inoltre una considerevole quota dei 3 miliardi di spese per “consulenze” e  collaborazioni  professionali, a vario titolo, utilizzate da tali società nonché un’analoga quota dei 4,4 miliardi di spese per “auto blu”.
Ciò senza contare le spese di personale, assunto, fino alla recente riforma del 2010, senza una predeterminazione delle piante organiche “di diritto” e senza concorso: basti pensare che, in base ai dati OCSE 2007, il 5,4% della popolazione italiana “lavora” per il pubblico in senso proprio (Stato, regioni, ee.ll, enti di diritto pubblico: 3.200.000 unità), dato peraltro riferibile a rilievi effettuati prima dei “blocchi” del turn over ripristinati negli ultimi 3 anni.  In questi termini si tratta di un “valore” che non colloca l’Italia in dissonanza rispetto ai maggio paesi dell’area euro (Germania 5,47%, Spagna 5,3%, Francia 7,9%).
Tuttavia il dato italiano non tiene conto di oltre 700.000 dipendenti del settore delle “partecipate” di Stato e degli enti territoriali, che porta il numero complessivo a circa 4 milioni (facendo saltare la formale “virtuosità” della comparazione, nonché il dato contabile nazionale del costo del pubblico impiego, di circa 140 miliardi, in quanto riferito al solo personale a “datore di lavoro” formalmente pubblico).
Insomma, invece del “salvatore unico della patria” Bondi, (quello Parmalat, per capirsi) che, a quanto sembra, deve ancora "capire" la materia, e di una logica emergenziale di “tagli”, bisognerebbe ricreare, (attraverso assunzioni e vere riqualificazioni basate su regole certe ed esplicite, contenute in atti normativi chiari e non neutralizzati dalla clausola “a costo zero”), un “ruolo” di controllori, esperti e qualificati, ovviamente capaci di modulare i loro riscontri anche in funzione delle caratteristiche del territorio e che vadano a ricostituire gli organi di controllo preventivo ai vari livelli. Va poi considerata la funzione finora parzialmente svolta da CONSIP, cioè da un organismo statale centralizzato che, bandendo gare “cornice” possa “fissare” dei prezzi di riferimento, - con risparmi di scala e prezzi “ottimali”, entro limiti di flessibilità ragionevoli e da regolare con norme apposite-, non superabili: tuttavia, non solo questo sistema non copre tutte le possibili categorie di acquisti, ma neppure i lavori pubblici, il che non è poco.  Ovviamente occorrerebbe investire nella creazione di una rete telematica generale che consenta di identificare con immediatezza i prezzi di tutti gli acquisti e contratti "passivi" facenti capo a tutti i livelli di “centro di spesa” pubblico, includendo anche le locazioni di immobili, con indicatori adeguatamente modulabili.
Tutto questo, però, non ha nulla a che fare col taglio “lineare”, finora effettuato dai vari “governi della crisi” (euro), cioè con la riduzione tout-court della spesa complessiva, dato che le risorse rese disponibili dai risparmi così ottenibili, dovrebbero essere reimmesse nel circuito della spesa pubblica, in modo da non indurre\aggravare la recessione e migliorare qualità e volume dei servizi.  (Su questi temi diamo atto della puntuale e razionale analisi compiuta da Gustavo Piga).
7. SPESA PUBBLICA, CONSULENZE E EUROPA
 C’è poi l’attuale caccia alle streghe rispetto alle “consulenze”, assurte, per vari fatti di attualità “scandalosa”, al disonore della cronaca, alimentando l’indistinto vociare dei “livorosi”. Il problema dell'integrazione di expertise mancanti nella p.a. mediante consulenze è ancora più complesso, nelle sue cause, del semplice fatto che finisce talvolta per dissimulare favori e accordi corruttivi. Ancora una volta dobbiamo chiamare in causa l'UE:
- allorché Maastricht impone la sua maggior "integrazione" normativa - e già, a capirlo bene, non era certo un favore, specialmente per un sistema basato sulle PMI-, con l'accelerazione del processo di recepimento di direttive strutturali (specie in tema di ss.pp., standards di gestione e tariffari e tutele tecnico-ambientali), tutte le amministrazioni pubbliche, non solo quella italiana, avrebbero dovuto munirsi di "piani di investimento" per dare risposta adeguata alla crescente complessità dei compiti (non più governati dalla discrezionalità amministrativa pura, opportunità-ragionevolezza, ma quasi esclusivamente da discrezionalità tecnica su parametri non sempre univoci e comunque immediatamente comprensibili (grazie Europa). Ma guai a parlare di “piani di investimento” , aggiuntivo, nell’era del “saldo primario” pubblico! La spesa pubblica è tutta e sempre “brutta” e “improduttiva”…
Sta di fatto che da allora questa "complicatezza" (si veda, ancora una volta, la legislazione in tema di appalti, che tra l'altro siamo tra i più solerti a recepire in termini di apertura del mercato degli operatori europei…più solerti degli altri "grandi paesi" membri) contraddistingue oltre l'80% della neo-normativa nazionale, appunto derivante da fonti UE.
Mentre accadeva questo “complicarsi” di compiti e normativa (essenzialmente tecnica) da applicare,  al tempo stesso, iniziarono a applicarsi i tagli al personale e agli organici che, per motivi politico-clientelari, invece di riversarsi sui livelli funzionali più bassi (quelli dove l'assunzione "elettorale" era più facile e produttiva di consenso), portarono al "blocco" progressivo dell'acquisizione di expertise nelle carriere direttive (rese sempre più inappetibili retributivamente, mentre invece di provvedeva, alla fine degli anni ’90, a promuovere in una dirigenza riformata a livelli stipendiali elevatissimi, i cooptati politici che dessero garanzie di fedeltà ai vertici elettorali).
Si noti che, contemporaneamente, i livelli corrispondenti a quelli direttivi, i “quadri”, sono stati massicciamente addensati di dipendenti appartenenti, per titolo di studio e qualifica di accesso, alle professionalità più basse, e ciò mediante lo strumento della “riqualificazione” mediante “corso-concorso” (non selettivo ma praticamente a ruolo “aperto”) riservato agli impiegati dei livelli inferiori. Il che ha peraltro anche vanificato buona parte del risparmio che avrebbe potuto realizzarsi mediante i blocchi del turn over, dato che lo stesso numero di dipendenti finiva per costare di più (senza rispondere alle esigenze funzionali e tecniche dell’amministrazione)
Il corto circuito tra crescente "tecnicizzazione" dei compiti e impoverimento "professionale" dei ruoli per esigenze (schizofreniche) di bilancio, hanno così portato al dilatarsi delle consulenze e, ancora una volta, all’allargamento dell’area dell’affare politico “in nome dell’Europa” (che non poteva tollerare investimenti pubblici, meno che mai sul personale, facendo passare la vulgata goebbelsiana che fosse tutto superfluo e parassitario).
Il risultato è che il sistema è in sé distorsivo e costoso, a doppio titolo: i consulenti - ma identicamente gli analoghi "amministratori" delle crescenti società pubbliche- non solo sono scelti a ampia discrezionalità politica, ma sovente, specie a livello locale, rispondono alle logiche dei gruppi di interesse privati che si sono accordati coi vertici politici. Cioè, portano, quando pure sono tecnici e non solo faccendieri, unaexpertise tendenzialmente e pregiudizialmente al servizio degli assetti pre-concordati tra gruppi imprenditoriali e politici eletti in carica (e nominanti).
Quindi, il fenomeno è la dimostrazione che la spesa pubblica (assunzioni congegnate sui reali fabbisogni della collettività) se compressa meccanicamente -con limiti derivanti dall'UE secondo logiche poco trasparenti-, si riespande a valle a favore non solo delle tasche dei privati, ma anche a scapito della corretta gestione, al punto che non solo il sistema di "esternalizzazione", in generale, alla fine ha costi diretti maggiori dei presunti risparmi da tagli, ma porta pure ad assetti - di pianificazione, autorizzazione, affidamenti, creazione di strutture fuori bilancio ecc.- ulteriormente gravanti sulla spesa pubblica a favore di "alcuni" privati.
8. CONCLUSIONI…PROVVISORIE
Qua, per ora, mi fermerei, (anche se tante e tante cose “appassionanti” sarebbero da aggiungere, nevvero), auspicando di aver fatto comprendere come i meccanismi individuati da Goofynomics, in termini macro e per categorie descrittive di rara efficacia (i “luogo comunisti”, “spesapubblicacastadebitopubblicobrutto”, i “livorosi”) giungono poi, a livello mesoeconomico, a fornire le spiegazioni più attendibili ed efficaci dei fenomeni che più si prestano alla facile propaganda “anti-Stato”. La quale, oggi, ma anche ieri, e da troppo tempo, costituisce il baluardo più solido dietro cui si attestano proprio quelli che gli affari, a spese del “bene pubblico”, li sanno fare molto bene…E intendono proseguire a farlo, nascosti come la follia del doctor Petiot…
Tratto da: orizzonte48.blogspot.it

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FIRMA IL MANIFESTO PER LA SOVRANITA' MONETARIA

Pubblicato su 15 Maggio 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA

Questa è una ottima iniziativa di Mario Consoli e Ugo Gaudenzi. Tutti quelli che hanno a cuore le sorti di questa nostra disgraziata Nazione hanno il dovere di firmare, altrimenti tenetevi i tecnocrati e non rompete più le scatole. Claudio Marconi

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Gentile Signore,

allo scopo di sensibilizzare la pubblica opinione sul tema della sovranità monetaria, abbiamo elaborato un Manifesto da diffondere via internet e a mezzo cartaceo, senza alcuna etichetta politica.

Oggi si discute di tutto tranne che sulla proprietà delle Banche Centrali e su ciò che maggiormente ha incrementato il debito pubblico. Questi argomenti vengono puntualmente oscurati da stampa e televisioni.

Pensiamo che gli auspicabili dibattiti sulle possibili soluzioni alternative in fatto di monetarismo potranno svilupparsi in modo proficuo solo quando l’argomento sarà conosciuto da sufficienti strati della pubblica opinione. Non fino a quando nella stragrande maggioranza dei cittadini rimarrà la convinzione che la Banca d’Italia sia un ente di stato, la BCE un ente dell’Unione europea, l’Euro la moneta delle nazioni europee e il debito pubblico frutto solo delle ruberie dei politici.

Per favorire la massima diffusione dell'iniziativa, i firmatari del manifesto dovranno essere rappresentativi, in modo trasversale, di tutte le culture e provenienze. È per questo che nessuna etichetta politica dovrà essere applicata.

Abbiamo già attivato il sito “firmailmanifesto.org”, ma attendiamo un congruo numero di patrocinatori per pubblicizzarlo.

Riteniamo molto importante che tra i primi firmatari del manifesto ci sia anche Lei, per la Sua particolare sensibilità sull'argomento monetario.

Attendiamo una Sua risposta e restiamo a disposizione per ogni ulteriore chiarimento.

Rinnovando i sensi della nostra stima, Le inviamo cordiali saluti

Mario Consoli e Ugo Gaudenzi 

P.S.

Abbiamo già ricevuto i primi consensi da:

 

VALERIO LO MONACO

FEDERICO ZAMBONI

MONIA BENINI

PIER LUIGI TREMONTI

ORAZIO FERGNANI

ANGELO BARAGGIA

FEDERICO DAL CORTIVO

 

Inviare adesioni a mezzo mail a: direttore@rinascita.net

Manifesto

La crisi economica che si è abbattuta sul popolo italiano è stata creata dalla speculazione finanziaria internazionale. Ciò nonostante la gestione del governo e dell’economia è stata sinora affidata proprio ai rappresentanti di quella speculazione, che hanno tutelato il sistema bancario facendo pagare il conto ai cittadini e trasformando un fenomeno finanziario internazionale in una grave recessione nazionale.

Inoltre, l’aver piazzato metà del debito pubblico sul mercato internazionale espone l’Italia ad ogni tipo di ricatto da parte del sistema bancario, delle agenzie di rating e della BCE, un’istituzione la cui proprietà, in grande maggioranza, è in mano alle banche private.

L’euro, una moneta imposta dall’alto, senza passare attraverso un referendum popolare, è uno strumento finanziario controllato non dalle nazioni europee, ma da banche private che, per loro natura, agiscono mirando ai propri interessi e non al benessere dei popoli.

Anche la Banca d’Italia è un’istituzione di proprietà delle banche private: solo il 5,67% delle sue azioni attualmente appartengono a enti di Stato.

Per tutto questo nessuna riforma economica, nessun provvedimento di governo, nessun risultato elettorale, nessun referendum sull’euro, può risultare efficace se non si ottiene innanzitutto la

SOVRANITA’ MONETARIA

Chiediamo quindi:

1) Abrogazione degli accordi del luglio 1981 tra l’allora ministro del Tesoro Nino Andreatta e il governatore Carlo Azeglio Ciampi. In base ad essi fu sancito il diritto della Banca d’Italia a non sottoscrivere – sia parzialmente che in toto – i titoli emessi dallo Stato, costringendo il governo a mettersi nelle mani del mercato internazionale. Con quegli accordi la Banca d’Italia smise il ruolo di prestatore di ultima istanza dello Stato italiano e il nostro debito pubblico cominciò a crescere dal 57% del PIL fino all’attuale 129%.

2) Abrogazione della Legge Carli, n. 35 del febbraio 1992, con la quale si attribuì alla Banca d’Italia la facoltà di variare il tasso ufficiale di sconto senza doverlo concordare col governo. Con ciò fu trasferita la decisionalità su tutta la politica monetaria ad un ente che di lì a poco, grazie alle privatizzazioni, sarebbe divenuto di proprietà del sistema bancario privato.

3) Immediata applicazione della Legge a tutela del risparmio e per la disciplina dei mercati finanziari, n. 262 del 28 dicembre 2005. Al punto 10 dell’articolo 19, essa disponeva che entro il gennaio 2009 tutte le quote di partecipazione al capitale della Banca d’Italia dovevano essere trasferite dai soggetti privati ad enti di Stato. Tale disposizione, a seguito della mancata realizzazione dei previsti regolamenti attuativi, fino ad oggi è rimasta lettera morta.

4) Ridiscussione di tutte le norme monetarie europee, a partire dal Trattato di Maastricht, nell’ottica del riacquisto della sovranità finanziaria e monetaria.

Senza la riconquista di una completa e operativa sovranità monetaria e di un ricollocamento dell’intero debito pubblico all’interno dell’economia italiana, qualsiasi tentativo di uscire dalla crisi è destinato al fallimento. Qualsiasi alternativa, qualsiasi cambiamento non può avere efficacia. Senza sovranità monetaria ci può essere solo la resa incondizionata alla dittatura del potere finanziario.

 

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BOT E BTP, ORA C'E' LA CLAUSOLA D'ESPROPRIO

Pubblicato su 15 Maggio 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

E' proprio l'Europa degli avvoltoi finanziari. Ci mancava solo questa sulla non garanzia dei titoli di debito pubblico. Come al solito chi rimane fregato è il piccolo risparmiatore, il popolo. Ed il silenzio dei media italiani è assordante e significativo: se invece di raccontarci tutte quelle cazzate nei talk show o nelle trasmissioni delle 8 e 30 ci raccontassero come stanno veramente le cose sarebbe molto meglio. Che i media siano infarciti di una pletora di camerieri è storia vecchia ma, dico, un minimo, un minimo, non tanto di dignità ( che non sanno cosa significhi), ma di etica? professionale. Claudio Marconi
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In caso di crisi, un Paese dell'Ue può rifiutarsi di pagare il capitale investito se almeno il 75% dei creditori è d'accordo.

Il 13 gennaio del 2013 il giornale tedesco Die Welttitolava a caratteri cubitali “I Paesi europei hanno introdotto la clausola d’esproprio per i Titoli del Debito Pubblico”. Ma in Italia, bocche cucite. Eppure da noi come in tutta la Comunità europea, dall’inizio di quest’anno tutti i titoli di Stato con scadenza maggiore di un anno prevedono la clausola Cac, Clausola di Azione Collettiva.

COME FUNZIONA LA CLAUSOLA DI AZIONE COLLETTIVA. A pensare male, verrebbe da dire che il silenzio stampa attorno a questa nuova regola sulle obbligazioni statali, non sia poi così casuale. In pratica, in caso di crisi, un Paese dell’Ue può rifiutarsi di adempiere al pagamento del capitale investito se almeno il 75% dei creditori è d’accordo. Il vero problema, è che questo fatidico 75% è spesso rappresentato da grandi investitori come banche, società assicuratrici o enti di previdenza che, schiacciati da forti pressioni da parte degli Stati in questione, potrebbero acconsentire a sospendere i pagamenti. Risultato? I piccoli risparmiatori (che non avrebbero peso in queste decisioni) potrebbero perdere i loro risparmi.
NON C’É NULLA DA PREOCCUPARSI. Sebbene, però, una clausola del genere non induca certo festeggiare, è bene tranquillizzare gli investitori sottolineando che il ricorso a questa clausola è tutt’altro che probabile e ha lo scopo di non creare ulteriori danni a un Paese in default. L’esempio tipico è il caso argentino dove, ancora oggi, si susseguono cause legali nonostante diversi accordi ed emissioni di titoli a compensazione del debito originario. Da non dimenticare poi la Grecia, con la particolarità che in quel caso le clausole sono state aggiunte dopo con validità retroattiva. «L’introduzione delle Cac nei titoli di Stato è un provvedimento obbligatorio da parte dello stato italiano ai sensi del Trattato sul Meccanismo Europeo di Stabilità», spiega a Economiaweb.it Massimo Siano di Etf Securities. «Il Comitato Economico e Finanziario dell’Unione Europea piano piano sta accelerando un processo inevitabile di integrazione finanziaria europea. Il processo resta troppo lento ma almeno non arretra», conclude l’esperto.
A RISCHIO “SOLO” IL 45% DEL CAPITALE INVESTITO. C’è poi da aggiungere che l’applicazione della Clausola di Azione Collettiva, riguarda in realtà solo una parte del capitale investito. «L’inserimento delle Cac», precisa a Economiaweb.it Claudia Segre, segretario generale Assiom Forex, l’associazione Italiana degli Operatori dei Mercati dei Capitali, «è limitato al 45% del totale di ammontare lordo di debito pubblico complessivo emesso, garantendo in questo modo che più della metà del debito pubblico resti garantito totalmente e quindi senza Cac». Ciò significa che, comunque vadano le cose, ogni risparmiatore italiano ha la garanzia di rivedere il 55% del capitale investito. Magra consolazione ma sempre meglio di niente.
IL MODO PER SUPERARE IL PROBLEMA. Una soluzione, però, c’è. Poiché solo le obbligazioni emesse nel 2013 presentano questa clausola, se un risparmiatore vuole stare tranquillo (come dargli torto), può sempre affidarsi a prodotti emessi prima del 2013. In questo caso, la Cac non potrebbe essere esercitata in caso di default e il 100% dei risparmi sarebbe al sicuro.
Scritto da: Gianluca De Mayo - Fonte: economiaweb.it

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