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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Odio nucleare: era Israele il peggior nemico di Kennedy

Pubblicato su 4 Maggio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ESTERI

Natural born killers, assassini nati. Tesi più che ardita, ma storicamente supportata da prove: diversi primi ministri israeliani, prima di approdare alla politica, si erano fatti le ossa nel terrorismo sionista, firmando omicidi e stragi, per poi passare al Mossad. Perché mai non avrebbero potuto organizzare proprio loro l’omicidio di John Fitzgerald Kennedy, ovvero il più grande mistero irrisolto – dopo cinquant’anni – nella storia americana del secolo scorso? Se lo domanda Said Alami su “Rebelion”, citando nuovi dossier desecretati e libri-denuncia come “Final Judgment, the Missing Link in the Jfk assassination controversy”, del giornalista investigativo Michael Collins Piper. La tesi esplora un possibile movente: la centrale nucleare semi-clandestina che Israele stava allora costruendo a Dimona, nel deserto del Neghev, con tecnologia francese. Kennedy, molto contrariato, fece scendere il gelo sui rapporti con Tel Aviv. Ma non aveva calcolato che la Cia – con la quale era in guerra – era «largamente infiltrata dal Mossad».

La teoria secondo cui sarebbe stata proprio la Cia ad assassinare Kennedy si basa sulla profonda inimicizia che regnava tra Jfk e l’intelligence, dopo che il L'omicidio di Jfk a Dallaspresidente si era rifiutato di sostenere militarmente l’agenzia durante l’invasione della Baia dei Porci nel 1963, fallita poi miseramente, causando il rafforzamento del regime rivoluzionario di Fidel Castro a Cuba. Stanco degli eccessi degli 007, Kennedy confidò al suo collaboratore Clark Clifford di voler smantellare la Cia in mille pezzi. E Israele, attraverso i suoi uomini nell’agenzia di Langley, era a conoscenza di questi rapporti di tensione tra Kennedy e l’intelligence, scrive Alami in un post ripreso da “Come Don Chisciotte”. Possibile manovalanza dell’omicidio messo a segno a Dallas il 22 novembre 1963, la vasta rete criminale facente capo al gangster Meyer Lansky, boss della potentissima mafia ebraica negli Usa, anch’essa in stretto collegamento col servizio segreto israeliano.

Le tensioni tra Stati Uniti e Israele cominciano tre anni prima dell’omicidio Kennedy, nel 1960, quando già il presidente uscente, Eisenhower, chiede spiegazioni al premier israeliano David Ben Gurion sul misterioso impianto di Dimona, in pieno deserto. Gli israeliani mentono, sostenendo che si tratta di una innocua fabbrica tessile. La Cia però indaga fino a ottenere fotografie dell’installazione, classificate “top secret” ma poi pubblicate in prima pagina sul “New York Times”. Quando si insedia Kennedy, il 20 gennaio 1961, il caso Dimona è ormai diventato «un’autentica bomba a orologeria nelle relazioni fra Tel Aviv e Washington», ricorda Alami. La Casa Bianca aumenta le pressioni e ottiene la prima ammissione: l’impianto in effetti è nucleare, ma “per scopi pacifici”. Kennedy allora rifiuta di invitare Ben Gurion a Washington, così il premier israeliano – per allentare la tensione – autorizza un’ispezione di due scienziati statunitensi, Ulysses Staebler e Jess Croach, che in un rapporto confermano la versione israeliana: Dimona non è un impianto militare. Questo sblocca il veto di Kennedy, che finalmente incontra Ben Gurion il 30 maggio e si fa promettere che Israele consentirà agli Usa(che non Meyer Lansky, boss della mafia ebraica negli Usasi fidano dell’alleato mediorientale) di effettuare un monitoraggio costante dell’installazione.

«Nei due anni successivi al colloquio, però – scrive Alami – la volpe israeliana non mantenne le promesse». Così, Kennedy si spazientisce e il 13 maggio 1963 intima a Ben Gurion di riaprire alle ispezioni il sito di Dimona, pena l’isolamento mondiale di Israele. Per tutta risposta, Ben Gurion si dimette da primo ministro. A metà giugno, Jfk rivolge lo stesso ultimatum al successore di Ben Gurion, Levi Eshkol. Ed è qui – suggerisce Said Alami – che forse nasce il cambio radicale di strategia: far fuori il presidente-nemico, con l’aiuto della Cia. Il curriculum dei premier israeliani non è certo rassicurante, aggiunge Alami, ricordando le responsabilità della leadership di Tel Aviv nell’attività terroristica condotta per anni in Palestina, dalla pulizia etnica contro la popolazione civile araba agli attentati per colpire il protettorato britannico e ottenere lo status di paese indipendente.

Ben Gurion, padre dello Stato di Israele, è responsabile di genocidio contro i civili palestinesi: il leader sionista fondò il primo gruppo armato, Hashomer, già nel 1909. Il suo successore al governo di Tel Aviv, Levi Eshkol, era uno dei capi dell’Haganah, organizzazione terroristica generata da Hashomer. Entrambi erano considerati «due criminali», peraltro «reclamati negli anni ’30 e ’40 dalla polizia britannica in Palestina e nel resto del mondo per i loro numerosi omicidi e attentati», ricorda Alami. Terzo illustre terrorista e futuro primo ministro di Israele è Yitzhak Shamir: era membro del gruppo terroristico ebraico Irgun e poi del gruppo Lehi, altra organizzazione terroristica in Palestina. Quando Eshkol diventò primo ministro, Shamir era a capo del comando omicidi del Mossad, dove ha servito dal 1955 al 1965, Ben Gurion e Levi Eshkolperiodo in cui risiedeva per la maggior parte del tempo a Parigi, sede europea del servizio segreto israeliano.

«Shamir serviva il Mossad, tra le altre cose, per eseguire l’Operazione Damocle, in cui vennero uccisi vari scienziati tedeschi trasferiti in Egitto dopo la rivoluzione degli Ufficiali Liberi in Egitto nel 1952 e l’arrivo al potere di Nasser», continua Alami. L’elenco prosegue col nome del quarto uomo, Menachem Beghin, anch’egli prima terrorista e poi premier. Già ricercato dalla giustizia britannica, Begin aveva militato fra i terroristi dell’Irgun fino a diventarne leader nel 1943. «E’ stato colui che ordinò la mattanza all’Hotel Rey David, a Gerusalemme, nel 1946, dove morirono 91 persone». Due anni più tardi, aggiunge Alami, 132 terroristi di Irgun, comandati proprio da Begin, furono protagonisti della famosa strage di Deir Yasin, in cui vennero assassinate centinaia di persone in due villaggi palestinesi, donne e bambini compresi. E’ dimostrato, dice Alami, che proprio Beghin abbia incontrato un gangster della mafia ebraica statunitense due settimane prima dell’omicidio di Kennedy: si tratta di Micky Cohen, uomo di fiducia di Meyer Lansky nella West Coast. Secondo Collins Piper, fu proprio Cohen a reclutare un altro ebreo, Jack Rubenstein, meglio conosciuto come Jack Ruby, per assassinareBeghin e ShamirLee Harvey Oswald, l’uomo accusato di essere l’autore materiale dell’omicidio di Dallas.

Dalla ricostruzione, tacciata di “antisemitismo” dall’epoca dell’uscita del libro di Collins Piper, negli anni ‘90, non si salva neppure il quinto futuro premier israeliano, il coraggioso Yitzhak Rabin, eroe di guerra e poi protagonista della storica tregua con Arafat (gli accordi di Oslo del 1993) che gli valsero il Nobel per la Pace ma anche la “condanna a morte”, eseguita nel ‘95 da un colono ebreo estremista. La notizia è che Rabin si trovava a Dallas il giorno dell’omicidio Kennedy. «Non sarebbe proprio una coincidenza – sostiene Alami – tenendo conto del fatto che anche Rabin lavorava per il Mossad». Collins Piper ipotizza che proprio Rabin, in veste di giornalista, abbia intervistato Jack Ruby il giorno prima dell’assassinio di Oswald nel quartier generale della polizia di Dallas. Anche il dossier di Said Alami mette in luce un poderoso intreccio di potenti uomini d’affari americani di origine ebrea, tutti collegati a Israele, al Mossad, alla Cia e alla criminalità ebraica negli Usa. «In realtà, la teoria che Israele stia dietro all’omicidio Kennedy non è né nuova né strana», ammette Alami. La “notizia”, semmai, è che Washington e i medial’hanno semplicemente dimenticata. Magico potere della mitica “lobby ebraica” che presidia Wall Street? Una cosa è certa: i tempi in cui la Casa Bianca osava fare la voce grossa con Israele, pretendendo trasparenza, sono finiti esattamente cinquant’anni fa, nella stessa tomba di John Kennedy.

Tratto da: libreidee.org

Odio nucleare: era Israele il peggior nemico di Kennedy
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"Le bugie sull'euro della patetica minoranza che purtroppo governa le sorti del paese". Paolo Savona

Pubblicato su 4 Maggio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

"È un insulto alla sovranità popolare affermare che gli elettori

non sanno scegliere e quindi le élite devono farlo per loro"

Solo i mitomani dell'euro, una patetica minoranza che purtroppo governa le sorti del paese, non ammettono che l'euro sia una moneta mal costruita e affidano il loro ingiusto dominio al terrore di ciò che può accadere se l'euro fosse abbandonato. Con questa premessa, il noto economista italiano Paolo Savona, in un articolo per Imolaoggi, sostiene come il compito degli studiosi sia quello "di illuminare la strada degli elettori e non tenere lo strascico dei governanti nella speranza di trarne personale beneficio". Perciò i quesiti che devono essere rivolti all'elettore sono i seguenti:

1. Vuoi stare nell'euro con le conseguenze sotto i tuoi occhi o affrontare il costo dell'uscita?
2. Vuoi continuare ad aumentare il debito pubblico per stare meglio o tagliare la spesa pubblica accettando le conseguenze?
3. Vuoi rimborsare il debito pubblico cedendo il patrimonio statale o pagando più tasse per rimborsarlo?
Alla fine, conclude Savona, l'elettore deve decidere quali alternative scegliere e a chi affidare il compito di realizzarle, assumendosi le responsabilità delle conseguenze. È un insulto alla sovranità popolare affermare che gli elettori non sanno scegliere e quindi le élite devono farlo per loro, un vecchio e pericoloso vizio del paese difficile da estirpare.
 
Dall'articolo di Paolo Savona:
La maggioranza dei nuovi critici è in gran parte composta da coloro che fino a poco tempo fa militavano tra i vecchi mitomani. Le loro posizioni però si differenziano: ai due estremi vi sono coloro che chiedono una profonda revisione dei Trattati europei e coloro che chiedono di uscire dagli accordi attuali perché non riformabili; la forza logica di chi chiede l'uscita dall'euro è che una moneta senza Stato non può sopravvivere se non in un ambito non democratico che ne sappia imporre l'accettazione a ogni costo.
 
In mezzo si colloca chi sostiene che l'Europa sta compiendo piccoli passi per migliorare il funzionamento delle istituzioni monetarie e fiscali e ciò sarebbe sufficiente per mantenere in vita l'eurosistema e, più in generale, l'intera Unione (mercato comune compreso); la crisi verrebbe quindi superata con le attuali strutture e politiche. Purtroppo, questa tesi errata ha conquistato anche il presidente della Repubblica che va svolgendo un ruolo pivotale negli equilibri politici; egli non è tenuto a conoscere i fondamenti dell'economia né ha a sua disposizione, come tentò di avere il presidente Cossiga, un consigliere economico e, di conseguenza, deve rivolgersi ai vertici di governo che sono espressione della mitomania europea per intima vocazione, come fu per Monti e Letta, o per opportunità, come per Draghi e non pochi altri; in tal modo contribuisce a rafforzare l'asse delle scelte a favore dei diktat europei. Non basta limitarsi a chiedere più attenzione alla crescita e alla disoccupazione per ottenerla: occorrono riforme dell'architettura istituzionale e delle politiche europee.
 
La competizione elettorale per il nuovo Parlamento europeo dovrebbe svolgersi su questi temi, ma espressi in modo elementare, come d'obbligo nei referendum. Questo sarebbe il compito degli esperti di comunicazione sociale affiancati dagli economisti, ma i primi non si sa dove siano, mentre i secondi vanno facendo una tremenda confusione. Un esempio è il Manifesto firmato da 300 persone curato dal Sep, la Scuola di politica economica europea della Luiss, che, oltre a contenere richiami statistici errati (come l'inflazione del 20% attribuita alle svalutazioni della lira) e ipotesi di relazioni causa/effetto tra variabili economiche «appese ai lacci delle proprie scarpe», non spiega al comune lettore perché il paese debba accettare anche i costi del malfunzionamento europeo oltre quelli che il nostro paese ha ereditato a causa di decenni di malgoverno; e, non potendo dimostrare che l'euro così com'è porta benessere, sparge terrore sulle conseguenze dell'abbandono degli accordi monetari europei.
 
Considero questo comportamento una vergogna culturale e un imbroglio sociale. La storia insegna che gli italiani capiscono, ubbidiscono e, se ben guidati, sanno anche correggersi: se continuiamo a dire loro che la ripresa arriva tra sei mesi (ora l'anno dopo) essi hanno la pazienza di patire la crisi e sopportare le tasse conseguenti; ma la realtà porterà a un'esplosione di rabbia ancora più grave di quella che il M5S è capace di incanalare pur non avendo programmi sul da farsi.

Fonte: 
Imola Oggi
Tratto da:http://www.lantidiplomatico.it
"Le bugie sull'euro della patetica minoranza che purtroppo governa le sorti del paese". Paolo Savona
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Cancellare i ricordi: Scoperta un inquietante tecnica di manipolazione cerebrale

Pubblicato su 4 Maggio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECOLOGIA

Nel film di fantascienza “Men in Black”, gli agenti K e J erano in grado di cancellare la memoria a breve termine dei malcapitati testimoni, grazie ad un piccoli flash prodotto da un meccanismo portatile, al fine di proteggere il segreto sulle attività aliene sul nostro pianeta. Ora, da un articolo pubblicato su Science, veniamo a sapere che la fantascienza non è poi tanto lontana dalla realtà. Un gruppo di ricercatori della Università di Uppsala in Svezia, sostiene di aver scoperto una tecnica in grado di cancellare i ricordi di recente formazione. La motivazione ufficiale della scoperta è la cura di fobie e stress post traumatici. Eppure, la scoperta cela qualcosa di inquietante. ”I risultati ottenuti possono essere un notevole passo avanti nel campo della ricerca sulla memoria e le fobie. In definitiva, le nuove scoperte potrebbero portare a migliorare i metodi di intervento per i milioni di pazienti che soffrono di problemi come fobie, stress post traumatici e attacchi di panico”, commento Thomas Ågren, prima firma della ricerca. Per capire come funziona la nuova tecnica, bisogna comprendere il meccanismo di formazione dei ricordi. La nostra facoltà intellettiva è provvista di una “memoria a breve termine” e una “memoria a lungo termine”. Quando impariamo qualcosa, la formazione di una “memoria a lungo termine” viene a crearsi con l’ausilio di un processo di consolidamento che si basa sulla formazione di alcune proteine nel cervello. La stessa cosa avviene quando alcuni ricordi del passato si consolidano nella nostra mente. La ricerca condotta dal team di scienziati ha permesso di trovare il modo di interrompere il processo di consolidamento, “cancellando” il passaggio dalla memoria breve a quella lunga. La tecnica prevede la somministrazione di scosse elettriche in determinate aree del cervello, quindi una tecnica estremamente invasiva. Utilizzando uno scanner MRI, i ricercatori hanno dimostrato che le memorie a breve termine, scomparivano senza lasciare alcuna traccia nel settore delle memorie a lungo termine. Ora ci chiediamo: pur ammessa la possibilità terapeutica di una simile tecnica, cosa potrebbe accadere se una procedura del genere cadesse nelle mani sbagliate – del Governo Unico Mondiale, ad esempio? Immaginate se un cittadino venisse a conoscenza di una verità scomoda che l’elite vorrebbe tenere nascosta a tutti i costi: con una semplice seduta di “azzeramento”, verrebbe cancellato il ricordo scomodo e anche l’intervento di azzeramento dalle memorie del cittadino.

http://www.sciencemag.org/content/337/6101/1550.short Fonte -

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LA MASCHERA E' CADUTA

Pubblicato su 4 Maggio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

Se la maggiorana dei cittadini fosse a conoscenza del motto della massoneria “solve et coaugula” forse non ci troveremmo in questo stato da economia di guerra: perché i dati italiani sono quelli.
1399032367.jpg“Solve et coaugula” ha un significato terribile e inequivocabile: sciogli e ricomponi, ovvero sostituisci al vecchio un nuovo sistema per non cambiare nulla. Dunque c’è poco da stare allegri: la democrazia ormai superata si trasforma in post-democrazia pia illusione di libertà. Avremo sì la tivù tripiatta, i telefonini di ultimissima generazione, l’hi-tech, i social network, i suv, lustrini e pajettes, ma saremo schiavi come duecento o duemila anni fa.
Non ci credete? La Grecia è lì a testimoniarlo.
Perché chi detiene il potere non se lo fa sfuggire e la democrazia vera, reale, implica il coinvolgimento dei popoli nell’esercizio delle scelte. La Svizzera ne è un esempio lampante: gli elvetici partecipano attivamente al governo del loro paese attraverso i referendum, coi quali possono interagire e persino ribaltare le decisioni del governo centrale. E questo per i potenti Ue e Usa è una scocciatura inaccettabile. Ecco perché vogliono a tutti i costi tornare al passato. Nei secoli scorsi i regnanti si appoggiavano a nobili, banchieri e grandi commercianti (e più di recente anche industriali) per governare indisturbati su moltitudini di salariati, braccianti e contadini pressoché alla fame e ne portavano via le giovani generazioni riempiendo schiere di eserciti spesso impegnati in campagne militari. 1399032634.jpgPoi con la rivoluzione francese è sembrato aprirsi un periodo nuovo che però a parte i grandi principi, mai concretizzati appieno di libertà, uguaglianza, fraternità non ha portato risultati sperati. I potenti sono rimasti potenti, i poveri diavoli sono rimasti poveri diavoli.
Solo dopo la seconda guerra mondiale abbiamo assistito ad un sensibile miglioramento della condizione dei cittadini. Suffragio universale, diritto alla salute, diritti dei lavoratori e di impresa, diritto alla scolarizzazione, libertà di informazione e espressione sono diventati pilastri della nostra epoca, ma tutte queste concessioni hanno iniziato a barcollare in quanto scomode per chi tiene in pugno il sistema: creano cittadini troppo liberi ed intraprendenti che, una volta trovata la consapevolezza della propria forza e capacità, possono diventare dei concorrenti. Bisogna perciò riportarli al nulla dal quale sono venuti.
In passato  bastava scatenare una bella guerra, oggi si usano metodi più subdoli: i trattati e lo spread. Si toglie sovranità agli stati conglobandoli dentro la gabbia di un’area monetaria il cui strumento di oppressione è l’euro controllato da un ristretto numero di burocrati autonominati che con la scusa delle riforme e della globalizzazione costringe 400 milioni di abitanti a togliersi i vari diritti conquistati nel secolo scorso. E per i refrattari ai diktat di Bruxelles c’è la falce dello spread.
Globalizzazione ed euro sono figli delle stesse menti e hanno il compito di portarci via il futuro e la dignità a favore di pochi “paperoni” che giocano con le nostre esistenze. La commissione europea non a caso ha pianificato ogni cosa a misura di multinazionali e contro artigiani e piccole e medie imprese. I vari Delors, Padoa Schioppa e compagnia cantante sapevano benissimo cosa stavano facendo: sono partiti dalla moneta unica per imporre agli europei ciò che altrimenti non sarebbe mai passato.
Le crisi servivano per togliere sovranità agli stati e trasferirla a Bruxelles. Dopo aver consegnato l’Europa alle banche ed alla finanza e sostituito l’economia reale (l’industria ed agricoltura) ora sta per arrivarci sulla testa il Trattato di Libero Scambio Euroatlantico del quale in gran segreto se ne sta occupando il presidente Barroso che, mirando a divenire segretario dell’Onu, farà di tutto per accontentare gli Usa. 1399032838.jpegL’Europa verrà fagocitata dalle multinazionali americane che avranno mano libera su tutto e gli stati Ue non potranno più opporsi pena l’apertura di cause davanti al Tribunale Internazionale per questioni economiche, completamente in mano ai legali delle multinazionali stesse. Ne sa qualcosa il Canada che negli ultimi anni ha perso oltre 200 cause contro le lobbies. Il potere si riprende tutto.
Come vedete la maschera è caduta. Democrazia, libertà, giustizia ed equità sociale rimangono un miraggio. E in tutto questo un ruolo determinante ce l’ha l’informazione pilotata dagli spin-doctors, e politici allevati nei pensatoi e nelle fondazioni create da banchieri e finanzieri che ci raccontano che questo taglio ai nostri diritti è giusto. Se non ci piace tutto questo il 25 maggio prossimo abbiamo la possibilità di far capire a questa Europa che è ora di cambiare registro. Mai come ora è importante dare un segnale dato che da qui in poi se vincono ancora le forze dell’ortodossia all’euro ci aspettano decenni di miseria, sfruttamento e ingiustizia sociale. -

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LA MASCHERA E' CADUTA
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GLI ITALIANI SONO DISCRIMINATI? DECIDETE VOI

Pubblicato su 3 Maggio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

Riportiamo il comma 19 dell’art. 80 della Legge 388/2000

19. Ai sensi dell'articolo 41 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, l'assegno sociale e le provvidenze economiche che costituiscono diritti soggettivi in base alla legislazione vigente in materia di servizi sociali sono concesse alle condizioni previste dalla legislazione medesima, agli stranieri che siano titolari di carta di soggiorno; per le altre prestazioni e servizi sociali l'equiparazione con i cittadini italiani e' consentita a favore degli stranieri che siano almeno titolari di permesso di soggiorno di durata non inferiore ad un anno. Sono fatte salve le disposizioni previste dal decreto legislativo 18 giugno 1998, n. 237, e dagli articoli 65 e 66 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, e successive modificazioni.

GLI ITALIANI SONO DISCRIMINATI? DECIDETE VOI
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Bretton Woods: Gli accordi del demonio usuraio.

Pubblicato su 3 Maggio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

(luglio 1944). Accordi in campo monetario stipulati nella cittadina del New Hampshire (Usa) fra i rappresentanti dei 44 paesi impegnati nella guerra contro l'Asse. Il problema affrontato fu il ripristino delle condizioni di convertibilità delle monete e la creazione di un sistema di compensazione multilaterale delle bilance dei pagamenti al termine della guerra. Ispiratore degli accordi fu J.M. Keynes che, in considerazione della negativa esperienza delle politiche di stabilizzazione seguite alla Prima guerra mondiale, aveva proposto nel 1942 la creazione di una Unione di compensazione internazionale. Questa doveva operare come stanza di compensazione per le bilance dei pagamenti degli stati membri e come banca per intervenire con aperture di credito a favore dei paesi in temporaneo disavanzo. L'Unione avrebbe avuto una propria unità monetaria, il bancor, che, col tempo, avrebbe potuto sostituire l'oro come strumento della finanza internazionale. Il piano fu modificato per volontà degli Stati Uniti. Gli accordi prevedevano infatti un regime di cambi fissi fra le monete sulla base della loro convertibilità in oro o in altra valuta convertibile e la creazione di due organismi di cooperazione per favorire lo sviluppo dei paesi membri e agevolare l'equilibrio delle bilance dei pagamenti: la Banca mondiale (o Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo) e il Fondo monetario internazionale. Alla fine della guerra fu il dollaro a divenire la moneta di riferimento per i pagamenti internazionali, mentre l'Unione sovietica e i paesi satelliti si ritirarono dagli accordi. Nel 1971, con la dichiarazione unilaterale statunitense di inconvertibilità del dollaro in oro ebbe fine il regime di cambi fissi instaurato dagli accordi.

Il passo successivo nel 1981 fu la privatizzazione di Bankitalia che divenne una s.p.a. di diritto pubblico. Il 2 giugno 1992, l’operazione distruggi Europa fu perfezionata sul panfilo Bitannia, con la presenza del gotha della finanza speculativa.

L’€uro, valuta comune di diciotto stati membri dell’UE, fu introdotto per la prima volta nel 1999 (come unita’di conto virtuale); la sua introduzione sotto forma di denaro contante avvenne per la prima volta nel 2002, in dodici degli allora quindici stati dell’Unione. Negli anni successivi, la valuta e’ stata progressivamente adottata da altri stati membri, portando all’attuale situazione in cui diciotto dei ventotto stati UE (la cosiddetta zona €uro) riconoscono l’€uro come propria valuta legale.

Fu il compimento di un capolavoro demoniaco.

La realizzazione della “Fabbrica del Debito, dell’Usura e della Disoccupazione (cit. Savino Frigiola)

Ora il divide et impera ha diviso il fronte in pro e anti €uro.

La Sovranita’ Nazionale e monetaria deve avere lo Stato come prestatore di ultima istanza. La moneta deve essere emessa a credito e non a debito e rappresenta il bene comune di una Nazione.

LA MONETA DEVE ESSERE L’UNITA’ DI MISURA DELL’OPEROSITA’

L’art. 50 del trattato di Lisbona consente l’uscita dalla UE e dalla zona €uro. L’art. 123 permette agli stati della zona €uro di ottenere denaro direttamente dalla BCE al tasso dell’1%:

La Germania utilizza la FKW e utilizza il denaro per aiutare i privati e le aziende. L’Italia potrebbe utilizzare la Cassa Depositi e Prestiti.

Dei politicanti sciuscia’ dei banksters usurai lo faranno ?

Pia illusione. Il Divide et Impera orchestrato dal demone usuraio, ha gioco facile con un popolo di idioti.

 

Nontebelluna- TV - 3 maggio 2014

Istituto Statale ad indirizzo socio-economico

Conferenza con studenti e docenti

Stefano Trentin

Bretton Woods: Gli accordi del demonio usuraio.
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La sinistra e il M5S salvano i magistrati dalla responsabilità civile diretta

Pubblicato su 3 Maggio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

La sinistra, il PD e il M5S hanno bocciato in commissione il DDL sulla responsabilità civile diretta dei magistrati. Hanno votato a favore solo FI, Lega, NCD e Scelta Civica. Per ora i magistrati continueranno a rispondere indirettamente dei propri errori.

Ciò detto, v’è da dire che contro la responsabilità civile diretta dei magistrati si sentono oggigiorno le ragioni più varie. Ma una le batte tutte: in nessuno Stato del mondo esiste la responsabilità civile diretta dei giudici. E via con l’elenco degli Stati europei che prevedono la responsabilità civile indiretta o che addirittura non prevedono nessuna responsabilità per il giudice (Gran Bretagna), il quale può anche danneggiare la vita di una persona, per un mero errore, che non risponde in alcun modo – neanche indirettamente – dei propri errori.

Una domanda a questo punto sorge legittima: ma siamo talmente esterofili che dobbiamo per forza imitare le regole giuridiche degli altri ordinamenti giuridici? Chi ci dice che siccome negli altri Stati (europei e non) non esiste la responsabilità civile diretta (in Spagna ci si avvicina molto), debba per forza non esistere anche in Italia? Un tempo, la nostra penisola era la culla del diritto. Del resto furono gli antichi romani a codificare i principi giuridici sui quali si regge il diritto moderno. Perciò, non perché nel resto del mondo un principio non venga applicato o codificato, significhi che sia sbagliato. Allo stesso modo, non perché nel XVIII secolo non esistevano repubbliche democratiche, la neonata Repubblica Americana fosse inaudibile e inaccettabile da un punto di vista politico-giuridico!

Ma a parte queste ovvie ragioni, non sfugge neanche l’altro dato importante, e forse fondamentale. La giustizia negli altri paesi funziona, e funziona piuttosto bene. Il tasso di politicizzazione dei magistrati è talmente esiguo da essere inesistente, e il rapporto tra accusa e difesa è effettivamente paritario, con una netta separazione tra giudice e pubblico ministero. Soprattutto, negli altri ordinamenti giuridici, se non esiste una responsabilità diretta, esiste comunque un sistema disciplinare effettivo e non solo formale. Il magistrato, in ogni caso, paga i propri errori.

Passando al nostro ordinamento, esiste una verità giuridica incontestabile: nella nostra Costituzione non esiste alcuna norma che vieti la responsabilità civile diretta dei magistrati, mentre è sancita costituzionalmente la responsabilità civile diretta dei funzionari e dei dipendenti dello Stato (art. 28 Cost.). E a meno che, nel mentre che scriviamo questo articolo, non sia cambiato qualcosa, i magistrati sono dei funzionari dello Stato. Perciò, perché non dovrebbero rispondere dei propri errori, come – per esempio – un ispettore del fisco o un cancelliere?

Altro mito da sfatare: la responsabilità civile diretta inciderebbe sulla autonomia e l’indipendenza della magistratura, perché creerebbe un sentimento di insicurezza nel giudice: la paura di sbagliare. “Benvenuti nel club!”, verrebbe da dire. Così è per qualsiasi delicata professione: dal medico all’avvocato, dal notaio all’ingegnere. Dall’ispettore del fisco al cancelliere. Eppure, nessuno si sognerebbe di pensare che queste figure professionali non debbano rispondere (direttamente) dei propri errori. La verità è che nessuna indipendenza e autonomia può esonerare colui il quale è chiamato a delicate responsabilità, dal compiere il proprio lavoro con correttezza e diligenza e di risponderne personalmente se non lo compie bene e danneggia i terzi. Se questa regola vale per avvocati, notai, medici, poliziotti, carabinieri e via dicendo, perché non dovrebbe valere per i magistrati, le cui sentenze, o certe indagini, incidono sui destini delle persone, a volte con esiti drammatici? Pensiamo ai casi di ingiusta detenzione.

Nessuno, per vero, vuole minare l’indipendenza e l’autonomia dei magistrati, ma è indubbio che la si voglia solo ricondurre nel solco della giustizia e dell’equità più che della legge. Non esistono funzionari o dipendenti più uguali degli altri. La legge deve essere uguale per tutti. E la legge afferma che chi rompe paga, possibilmente personalmente e non a carico della collettività.

D’altro canto, non è inutile fare presente anche un dato storico. Nel 1987, con un referendum, il popolo italiano si espresse per la responsabilità civile diretta. Ma i governi di allora snaturarono e disattesero quell’esito referendario, introducendo la legge Vassalli che prevede la responsabilità indiretta, con la possibilità per lo Stato di rivalersi (sic!) sul magistrato per un massimo di 1/3 dello stipendio annuale. Ebbene, sapete quante condanne in applicazione della legge Vassalli sono state pronunciate dal 1988 a oggi? Nessuna. Al 2012 solo 4 procedimenti sono stati dichiarati ammissibili dai giudici su 400 cause avviate dal 1988, anno di entrata in vigore della legge.

E’ evidente il fallimento di quella legge e il tradimento della volontà referendaria. Così come è evidente che ci troviamo in una situazione paradossale: se i magistrati sono gli unici che non pagano per i propri errori, ancor meno paga lo Stato per i loro errori, come oggi dovrebbe essere, perché a decidere sulle loro responsabilità, o meglio dei loro colleghi che sbagliano, sono sempre i giudici.

La sinistra e il M5S salvano i magistrati dalla responsabilità civile diretta
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Fisco d'azzardo: quanto incassa lo Stato?

Pubblicato su 3 Maggio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

di Marco Dotti

Secondo gli operatori del settore, il giro d'affari del mercato dell'azzardo illegale porterebbe alle casse della malavita 23 miliardi di euro. Dal gioco lecito, invece, nel 2013 lo Stato ha incassa 10 miliardi.

Secondo l'avvocato Michele Franzoso, del Centro Studi di Assointrattenimento (As.Tro)il mercato dell'illecito nel settore del gioco potrebbe quantificarsi in un giro d'affari di 23 miliardi di euro. Il problema esiste, ed è chiaramente interesse di tutti trovare soluzioni.

Dal Rapporto annuale del 2013 della Guardia di Finanza si apprende però che nel 2013 gli accertamenti compiuti (circa 9.000) hanno registrato 3.500 casi di violazione delle norme, a carico di 10.000 responsabili, per un totale di imposte evase – soprattutto nel settore delle scommesse – di 123 milioni di euro.

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Ma quanto incassa l'Erario  da quello che l'ordinamento statale definisce "gioco lecito"? 

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Stando agli ultimi dati pubblici disponibili, relativi alperiodo di gennaio e febbraio, le entrate tributarie erariali derivanti dai giochi sono state di 1 miliardo e 931 milioni di euro, con decremento di 30 milioni di euro (-1,5) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questo considerando sia le imposte classificate come dirette, sia quelle classificate come indirette. Se guardiamo solo queste ultime, però, il gettito da gioco lecito ammonta a 1 miliardo e 877 milioni di euro (-1,4%).
Per i tabacchi, altra imposta il cui gettito non è ritenuto direttamente collegato alla congiuntura economica, la cifra è la stessa dell’anno precedente (1 miliardo e 607 milioni), mentre gli incassi complessivi per il bilancio dello Stato, limitandoci sempre allo stesso periodo, ammontano a 61 miliardi 784  milioni di euro, con un incremento complessivo di 735  milioni di euro (+1,2%)Dal Ministero sottolineano però che “i primi mesi dell’anno non sono particolarmente significativi per l’andamento delle entrate tributarie, considerata l’assenza di particolari scadenze o di versamenti di importo rilevante”.

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Le entrate da gioco vengono però considerate nel loro complesso. Mentre se le scomponiamo, questo è il risultato:

qui

Come si vede, le "macchinette" non conoscono flessione, nemmeno nella raccolta fiscale, confermandosi per quello che sono: un diabolico meccanismo da incasso. Sono 746 i milioni di euro portati alle casse dello Stato, per il periodo di gennaio-febbraio 2014, dalle "macchinette, con un incremento di 14 milioni (+1.9) rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
Nel complesso, leggendo i dati del bollettino del Ministero dell’Economia e delle Finanze, si deduce che da gennaio a ottobre 2013, le entrate complessive derivanti da tutti i giochi, sono state pari a 10 miliardi e 776 milioni di euro, con un incremento di 53 milioni rispetto all'esercizio precedente

@oilforbook

Tratto da:http://www.vita.it

Fisco d'azzardo: quanto incassa lo Stato?
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UE MARCIA E CORROTTA: 46 INDAGINI IN CORSO CONTRO FUNZIONARI (SEGRETATE!) BILANCI NON CERTIFICATI, CORRUZIONE OVUNQUE

Pubblicato su 3 Maggio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

L'unione Europea, si sa, e' corrotta fino al midollo e quindi non deve sorprendere che il numero degli impiegati comunitari sotto inchiesta per corruzione e' aumentato in maniera considerevole.

A tale proposito alcuni giorni fa Giovanni Kessler, il direttore dell'Olaf, l'ufficio antifrode della UE, ha dichiarato che nel 2013 ci sono state 46 indagini disciplinari contro altrettanti funzionari (che sono tutt'ora in corso) ma ha rifiutato di dire per quali istituzioni comunitarie stessero lavorando citando motivi di confidenzialita'.

Ovviamente non sono solo i funzionari comunitari ad essere corrotti ma anche gli stessi europarlamentari anche se per questi ultimi intraprendere azioni disciplinari e' alquanto difficile.

Infatti l'Olaf prima di iniziare un'indagine su un europarlamentare deve prima informare il segretario generale del parlamento europeo con largo anticipo e se gli ispettori dell'Olaf vogliono entrare nell'ufficio degli europarlamentari indagati devono essere sicuri che chi e' sotto inchiesta sia presente.

Come e' facile immaginare grazie a queste clausole di salvaguardia ben pochi europarlamentari sono stati indagati e nessuno e' stato mai condannato e se questo non fosse gia' abbastanza grave molti di essi hanno in diverse occasioni chiesto la totale immunita' contro ogni indagine intrapresa dall'Olaf.

D'altra parte come si puo' pensare di poter cambiare le cose quando per ben 20 anni i revisori dei conti si sono rifiutati di certificare il bilancio comunitario perche' non rispetta le norme basilari di trasparenza?

Il fatto e' che il marcio all'interno dell'Unione Europea e' cosi radicato che ogni tentativo di riforma e' destinato a fallire e per questo l'unica soluzione e' quella di uscirne al piu' presto cosi che i nostri soldi possano essere spesi per aiutare gli italiani in difficolta' invece che arricchire questi parassiti.

GIUSEPPE DE SANTIS - Londra

Tratto dahttp://www.ilnord.it

UE MARCIA E CORROTTA: 46 INDAGINI IN CORSO CONTRO FUNZIONARI (SEGRETATE!) BILANCI NON CERTIFICATI, CORRUZIONE OVUNQUE
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Chi crea moneta? A quali condizioni la ottiene lo Stato?

Pubblicato su 3 Maggio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

CHI CREA LA MONETA?
A QUALI CONDIZIONI LA OTTENGONO LE NAZIONI?

INFORMATI E CAPIRAI LA PIU' GRANDE TRUFFA MAI PERPETRATA A DANNO DELL'UMANITA'!

Troppe persone credono ancora oggi che il DEBITO PUBBLICO sia dovuto al fatto che lo stato si è fatto PRESTARE i soldi inteso come "richiesta di credito": come fanno i cittadini e le aziende che si rivolgono alle banche per ottenere liquidità/credito:

ma il DEBITO PUBBLICO non si è formato grazie a PRESTITI intesi come "credito": bensì a causa del sistema monetario che è BASATO sul debito!

Lo stato NON emette banconote: bensì TITOLI DI STATO.

Le banche investono in titoli di stato, e ne ricevono un INTERESSE.

TUTTO L'AMMONTARE MONETARIO CIRCOLANTE viene emesso a DEBITO! I soldi che noi abbiamo nel borsello sono un DEBITO! Sul quale l'Italia paga fior di interessi: CIRCA IL 4% ALL'ANNO attualmente.

Su un debito di 2.100 miliardi (e spicci) PAGHIAMO INTERESSI PER 80-90 MILIARDI ALL'ANNO!

La truffa sta nel fatto che le banche EMETTONO 100€ E NE RICHIEDONO INDIETRO 104€ PER QUESTO IL DEBITO è INESTINGUBILE.

se ti prestano 100€ e te ne chiedono in cambio 4 all'anno a titolo di interesse, nell'arco di 25 anni avrai pagato 100€ a titolo di interessi: MA IL DEBITO DI 100€ RIMANE !!! E tu hai finito i 100€ che ti sono stati prestati: allora o perdi l'automobile, la casa o quant'altro per pagarlo, oppure ti fai prestare altri 100€, ma a quel punto paghi 8€ all'anno di interessi (il debito ammonta a 200€) e nel giro di pochi anni hai restituito anche quelli e resti indebitato di 200€ ...

L'ITALIA NEGLI ULTIMI 30 ANNI HA PAGATO LA "BELLEZZA" DI 3.100 MILIARDI DI EURO A TITOLO DI INTERESSI SUL DEBITO!
VEDI LA TABELLA: 
http://www.nocensura.com/2013/07/litalia-in-20-anni-ha-pagato-3100.html

3.100 MILIARDI: MOLTO PIU' DELL'AMMONTARE DEL DEBITO!!!

Un debito dovuto dal fatto che l'Italia (e anche gli altri paesi europei) NON HANNO LA SOVRANITA' MONETARIA: cioè NON STAMPANO MONETA, ma se la fanno PRESTARE dalle BANCHE, che la creano DAL NULLA e pretendono INTERESSI !

Attualmente la BCE stampa denaro dal NULLA; e lo PRESTA alle banche commerciali ad un tasso dello 0,25%

Le banche anziché prestare soldi alle imprese e alimentare l'economia, investono i soldi in titoli di stato: cioè prestano i soldi allo Stato, ricavandone un tasso del 4%!!!

La BCE è di proprietà delle banche centrali nazionali: la Banca d'Italia detiene il 12,50% delle quote (vedi: 
http://it.wikipedia.org/wiki/Banca_centrale_europea)

Chi sono i proprietari della Banca d'Italia, e quindi i Co-Proprietari della BCE (insieme alle altre banche centrali dei paesi aderenti) ???

LE BANCHE PRIVATE:

Come puoi verificare anche su Wikipedia:

http://it.wikipedia.org/wiki/Banca_d'Italia#I_partecipanti_al_capitale_della_Banca_d.27Italia

Ebbene si: le banche private gestiscono la banca centrale italiana, che a sua volta è proprietaria del 12,5% della BCE; Banca d'Italia che avrebbe il compito di vigilare sull'operato delle banche, cioè il "controllato" è anche il "controllore" in pratica... e forse se non fosse così, se ci fosse un controllo più rigoroso, casi come quello che ha coinvolto il Monte dei Paschi, non accadrebbero...

Anche le banche centrali degli altri paesi europee sono in mano ai banchieri privati; gli stessi, oltretutto...


Staff nocensura.com 

Tratto da:http://www.nocensura.com/
Chi crea moneta? A quali condizioni la ottiene lo Stato?
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