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Blog di POPOLI LIBERI e COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

I PREDONI

Pubblicato su 2 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECONOMIA

Esiste una “Associazione per delinquere” volta allo scopo di depredare i conti correnti degli italiani?

Risposta: si!

Leggete qui:

ITALIA A SOVRANITÀ LIMITATA – I DERIVATI SONO SOLO UNA FACCIA DI UN PROBLEMA BEN PIÙ GRAVE: IL NOSTRO DEBITO PUBBLICO È IN MANO ALLE BANCHE STRANIERE – SONO LORO CHE ORGANIZZANO LE ASTE DI BOT E CTZ E GUADAGNANO RICCHE COMMISSIONI

I 2.200 miliardi del nostro debito pubblico sono gestiti di fatto da 20 banche, 17 delle quali sono straniere. Gli accordi prevedono che assicurino anche una fetta degli acquisti. E molte di queste banche, tra i tanti privilegi, hanno avuto anche quello di imbottirci di derivati…

Stefano Sansonetti per La Notizia (www.lanotiziagiornale.it)

28 apr 2015 16:34

Come le mosche sul miele. Difficile accettarlo, ma il miele in questione è rappresentato dall’enorme debito pubblico italiano, ormai proiettato verso i 2.200 miliardi di euro. E le “mosche” sono 20 banche, di cui 17 estere, pronte a sfruttare economicamente la gestione di questa montagna di soldi. In realtà nasce proprio da qui il problema dei contratti “derivati”, di cui va tanto di moda parlare in questi giorni.

MINISTERO via XX Settembre

mef

Ma a monte la questione è ancor più dirompente.

Il vero nodo è che lo Stato non ha nessuna autonomia di gestione del suo debito pubblico.

Questa passa per le mani di una lista, il cui ultimo aggiornamento da parte del ministero dell’economia risale all’8 aprile del 2013, nella quale sono messi nero su bianco i nomi di 20 banche, quasi tutte estere:

  1. Banca Imi
  2. Barclays (inglese)
  3. Bnp Paribas (francese)
  4. Citigroup (americana),
  5. Commerzbank (tedesca),
  6. Crédit Agricole (francese)
  7. Credit Suisse (svizzera)
  8. Deutsche Bank (tedesca)
  9. Goldman Sachs (americana)
  10. Hsbc (inglese)
  11. Ing Bank (olandese)
  12. Jp Morgan (americana)
  13. Merril Lynch (americana)
  14. Monte dei Paschi
  15. Morgan Stanley (americana)
  16. Nomura (giapponese)
  17. Royal Bank of Scotland (inglese)
  18. Société Générale (francese)
  19. Ubs (svizzera)
  20. Unicredit.

IL GRUPPO

Ebbene, si tratta dei cosiddetti “specialisti in titoli di Stato”, ovvero gli istituti finanziari che per il Belpaese non soltanto provvedono alla parte organizzative delle aste, collocando i nostri titoli, ma in una certa misura ne “modellano” il risultato, visto che sono anche tenuti a garantirne una percentuale di acquisto. Naturalmente per fare tutto questo le banche guadagnano vagonate di soldi. E un debito pubblico “monstre”, come quello italiano, per loro è una cuccagna infinita.

VAROUFAKIS E PADOAN

padoan-e-varoufakis

Ma gli stessi istituti vantano anche tutta una serie di privilegi, certificati dall’art. 9 di un decreto dirigenziale firmato l’11 novembre del 2011 da Maria Cannata, il capo della direzione del debito pubblico del ministero da poco più di un anno guidato da Pier Carlo Padoan. L’articolo, intitolato proprio “privilegi”, spiega che agli specialisti è garantito “l’accesso esclusivo alla riapertura delle aste dei titoli di Stato che prevedono questa opzione nonché alle aste di concambio e riacquisto”.

È poi assicurato “l’accesso alla selezione di banca capofila per le emissioni sindacate in euro, di intermediario per il programma benchmark in dollari statunitensi, degli operatori per le operazioni di riacquisto bilaterali”. Dulcis in fundo viene garantita “la preferenza per la partecipazione alle altre emissioni in valuta e per le operazioni in derivati”. Quegli stessi derivati che sono arrivati a valere 163 miliardi di euro, con una perdita potenziale per l’Italia di 42 miliardi, e che comunque negli ultimi quattro anni sono costati allo Stato 12,4 miliardi (oneri di rinegoziazione compresi).

HSBC

hsbc

IL PUNTO

Ma grazie a questo passaggio arriviamo a capire perché il concetto di “derivato” è la conseguenza di un problema che sta a monte. Senza starci a girare troppo intorno, il debito pubblico italiano è “ostaggio” delle mosse che vengono compiute da 20 banche, quasi tutte estere. Non ne possiamo fare a meno, come del resto accade in altri paesi, perché senza di esse non riusciremmo minimamente  a gestire questa “montagna”.

quartier generale di Deutsche Bank a Francoforte

Deutsche-Bank-

Insomma, di fatto abbiamo le mani legate, mentre questi 20 istituti hanno modo di lucrare anche attraverso gli ormai famigerati contratti derivati, sulla carta “polizze” con le quali lo Stato cerca di proteggersi dai rischi di cambiamento dei tassi di interesse, nella sostanza “mine” pronte a esplodere nel bilancio dello Stato, se non trattate con tutte le cautele del caso.

Tra l’altro ogni anno di Dipartimento del Tesoro, guidato dal 2012 da Vincenzo La Via, stila una classifica dei migliori specialisti in titoli di Stato, in base a una valutazione dell’attività svolta.

 

Ebbene, in base all’ultima graduatoria firmata il 21 gennaio del 2015 dalla stessa Cannata, risulta che nell’anno 2014 al primo posto si è classificata la “disastrata” Monte dei Paschi, che ha preceduto Unicredit, Jp Morgan, Citigroup e Barlcays.

Tratto da:http://www.iconicon.it

I PREDONI
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Offresi Paese

Pubblicato su 2 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

All’indomani della seconda guerra mondiale, l’Italia veniva di fatto divisa in 3 protettorati: il Sud (affidato alle Mafie), il Centro (sorvegliato dal Vaticano) ed il Nord (in mano agli Oligarchi) – il tutto controllato dalla forza militare statunitense, presente in ogni dove. Dopo la promulgazione della sua massonica e distorta Costituzione, che di fatto ha impedito la governabilità dello Stato, l’Italia si avviava comunque e nonostante tutto a diventare un modello di sviluppo misto a livello planetario. La piccola e la media impresa si fondevano con il ricco territorio, creando un sistema produttivo diffuso unico al mondo, ciò specialmente nelle zone una volta abitate dagli Etruschi.

 

Tale escalation verso il benessere venne brutalmente arrestata con l’omicidio simbolico di Enrico Mattei, un personaggio lungimirante che evidentemente aveva ‘volato troppo in alto’, molto più di quanto gli era stato concesso.

 

Altro omicidio chiarificatore del destino futuro, fu quello del Presidente Aldo Moro che, come Tommaso Moro secoli addietro, moriva a seguito di un processo popolare. Un altro messaggio al Paese, quello di rimanere nei ranghi e non tentare di alzare la testa in nessun modo.

 

Nei decenni a seguire non è stato fatto altro che abbandonare ambiente e beni culturali ai vandali o alle intemperie, contenere ed ostacolare la piccola e media impresa e svendere il patrimonio industriale.

 

Mi sembra palese come tutto abbia seguito un progetto di smantellamentodi un piccolo Stato che faceva però paura: cultura, creatività ed esperienza popolare si fondevano con le meraviglie ambientali del territorio, andando a costituire potenzialmente il substrato per rendere l’Italia un vero paradiso terrestre, con un apparato produttivo vario e rigoglioso ed una popolazione laboriosa e creativa.

 

Oggi, nell’A.D. 2015, siamo alle battute finali per esautorare del tutto il parlamento dalle sue residue competenze e per completare quella cessione di sovranità residua alle grandi sovrastrutture internazionali. Le picconate fiscali e regolamentari all’impresa hanno azzerato l’iniziativa privata, distruggendo proprio quel tesoro che rendeva unico il sistema produttivo italiano.

 

Tutto ha contribuito all’affossamento del Paese: la politica con la sua pochezza, la burocrazia con la sua sordità e le sue ruberie, la popolazione con la sua ignavia. A monte di tutto ciò però mi sembra scontato intravvedervi un progetto unitario di riduzione dell’Italia ad un ‘contenitore’ di genti sempre più sfiduciate, confuse, annacquate e rese inermi dalle leggi illibertarie e dallo spauracchio della povertà, sempre dietro l’angolo.

 

In quest’ottica è forse più semplice comprendere la funzione delle scie chimiche, il flagello che viene dal cielo, che iniziavano la loro azione mortifera in contemporanea all’instaurazione di quella deleteria mega-struttura massonica denominata Comunità Europea.

 

Un quadro d’insieme desolante con pochissime vie d’uscita. Siamo nel pugno serrato di poteri forti che hanno deciso anni orsono di smantellare letteralmente il Paese e consegnarlo nelle mani del maggior offerente. Anche il ridicolo evento denominato EXPO è un chiaro messaggio alle genti italiche, quello di arrendersi al loro unico futuro: farsi camerieri dei desideri altrui(con tutto il rispetto per l'onorevole duro lavoro del cameriere, ovviamente).
 
Tratto da:http://offskies.blogspot.it
Offresi Paese
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I farmaci di uso comune hanno gravi "effetti collaterali" anche sulla psiche

Pubblicato su 2 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in MEDICINA ALTERNATIVA

Quanti sono a conoscenza che la maggior parte dei farmaci di uso comune hanno "effetti collaterali" non solo sul corpo ma anche sulla psiche?
Siamo così deresponsabilizzati e svuotati interiormente che oltre a delegare quotidianamente ai medici la nostra salute (con i risultati che ben sappiamo), non chiediamo neppure informazioni e delucidazioni sui pericoli e gli effetti controindicati dei medicinali che ci vengono prescritti

 
Ovviamente non è pensabile che un Medico, dall’alto della sua conoscenza, possa prescriverci un prodotto pericoloso per la salute.
Purtroppo NON esistono in commercio farmaci privi di effetti collaterali anche seri e le statistiche sulla mortalità parlano chiaro: le cause iatrogene (dovute a errori medici) sono una delle prime tre cause di morte nel mondo, assieme al cancro e alle malattie cardiovascolari!  
La ricerca statistica (basata su lavori scientifici) pubblicata nel 2003, dal titolo inequivocabile: "Death Medicine", denuncia negli Stati Uniti le seguenti cifre:
- "Reazioni avverse da farmaci in ospedale" provocano ogni anno 106.000 morti;
- "Reazioni da farmaci non in ospedale" --> 199.000 morti;
- "Gli errori medici" --> 98.000 morti.
Le reazioni avverse di farmaci prescritti da dottori, provocano (negli Stati Uniti) oltre 300.000 morti ogni anno!
Quando andiamo a “farci guarire” dal dottore, invece di ringraziarlo con reverenza per il tempo dedicatoci, uscendo soddisfatti dallo studio stringendo nelle mani ricette miracolose, impariamo a fare domande e a pretendere soprattutto delle risposte, perché questo ci potrebbe salvare la vita.
Per capire qual è la situazione oggi, ecco qualche esempio estrapolato dal libro del dottor Andrew Weil: “Dal cioccolato alla morfina: tutto quello che c’è da sapere sulle sostanza che alterano la mente”, ed. Arcana.
Stampate e portate al vostro medico di base…

Antistaminici
Alcune reazioni allergiche vengono mediate da una sostanza endogena denominata istamina che influisce in modo rilevante su nervi, vasi sanguigni e altri tessuti. Nel tentativo di eliminare i sintomi allergici, i farmacologi hanno creato numerosi farmaci sintetici per bloccare l'azione dell'istamina. Sono molti gli antistaminici attualmente disponibili; in dosaggi elevati vengono prescritti dal medico, ma in dosi ridotte sono venduti come farmaci da banco: alcuni dei più diffusi sono la difenidramina (Benadryl), la clorfeniramina (TeldrinChlor Trimeton), la bromfeniramina (Dimetane), la desclorfeniramina (Polaramine), la tripelennamina (PßZPiribenzamina), la tripolidina (Actidil), la prometazina(Fenergan), la pirilamina e la doxilamina.
Gli antistaminici sono dei farmaci forti che influiscono su vari apparati dell'organismo, ma spesso non sono così efficaci nell'azione che dovrebbero svolgere: contrastare l'istamina ed eliminare le allergie. Il sistema nervoso centrale è particolarmente sensibile agli antistaminici. Questi farmaci provocano spesso delle profonde alterazioni dello stato d'animo, e non in meglio: rendono depressi, acidi, apatici e incapaci di ragionare in modo chiaro. Alcuni di essi sono chimicamente affini ai tranquillanti forti (come la Torazina ) e producono effetti analoghi sull'umore. La sedazione a cui danno luogo gli antistaminici potrebbe interferire nella guida di autoveicoli o in altre attività che richiedono concentrazione, capacità di ragionamento e buoni riflessi. Tali effetti si intensificano con l'uso contemporaneo di alcol e altri sedativi. Di recente sono stati prodotti degli antistaminici che non entrano nel cervello: il più noto è la terfenadina (Seldane). Non causa sedazione e depressione, ma spesso dà mal di testa e altri effetti collaterali sgradevoli e inoltre è molto più costoso dei vecchi antistaminici.
Nonostante la tendenza a mettere il consumatore di cattivo umore, gli antistaminici sono tra i farmaci più consumati in assoluto: né i medici né i pazienti li vedono come sostanze psicotrope. Inoltre, gli antistaminici sono ingredienti comuni di molti preparati da banco, come i farmaci per il raffreddore e sonniferi; a volte vengono addirittura spediti per corrispondenza come campioni gratuiti. Chiunque soffra di depressione cronica e letargia dovrebbe accertarsi che non sta consumando queste sostanze chimiche sotto qualche forma. Chi soffre di allergia dovrebbe poi sapere che i sintomi allergici spesso rispondono a terapie non farmacologiche, come cambiamenti di dieta e stato d'animo: in questo modo si può interamente evitare l'assunzione di antistaminici.
Alcuni farmaci di questa categoria sono usati specificamente per prevenire il mal d'auto. Il dimenidrinato (Dramamine) è il più noto di questi. Come i suoi farmaci affini, dà spesso sonnolenza e uno stato d'animo sgradevole.
Per quanto sia strano, esiste un antistaminico che viene utilizzato da alcune persone, soprattutto tossicodipendenti, per sballarsi: è la tripelennamina, venduta con i nomi commerciali di PBZ e Piribenzamina. (…)
Un’assunzione di antistaminici in dosi elevate o per lunghi periodi appare dissennata. Questi farmaci, invero, producono tossicità nel corpo e nessuno dovrebbe perdere più tempo del necessario con lo stato d'animo che producono.

Corticosteroidi (cortisone e affini)
Oltre a produrre l'adrenalina, le ghiandole surrenali secernono altri ormoni che controllano il metabolismo e la chimica corporea: questo gruppo di ormoni proviene dallo strato esterno della ghiandola, o corteccia, e quello principale viene pertanto denominato cortisone. Il cortisone e le sue sostanze affini hanno tutti una struttura molecolare caratteristica denominata nucleo steroide (che condividono con gli ormoni sessuali maschili e femminili descritti più avanti in questo capitolo). La farmacologia ha ormai imparato a produrre numerosi medicinali semisintetici con questa stessa struttura, a partire dal materiali grezzi che si trovano in certe piante. Come gruppo, questi farmaci si chiamano corticosteroidi, o semplicemente steroidi: sia quelli endogeni, sia quelli prodotti dall'uomo.
Uno degli effetti più manifesti dei corticosteroidi è quello di ridurre l'infiammazione e alcune reazioni allergiche, come le eruzioni cutanee. In alcuni nuovi steroidi creati in laboratorio dalla farmacologia tale azione è stata portata al livello massimo. (…)
I medici prescrivono spesso gli steroidi anche per uso sistemico, cioè per essere assunti internamente. Esistono delle indicazioni chiare per questo utilizzo, ma dato che gli steroidi sembrano avere quasi dei poteri magici, i medici tendono a prescriverli in modo eccessivo, a volte somministrandoli per casi blandi come irritazioni da edera del diavolo o da pannolini, mal di schiena e altre patologie non abbastanza gravi da legittimarne l'uso.
Il problema è che l'utile proprietà antinfiammatoria degli steroidi costituisce solo una delle varie azioni di questi potenti ormoni: anzi, anche a dosi moderate gli steroidi sistemici possono sconvolgere in modo drastico l'equilibrio chimico dell'organismo e dare luogo a grave tossicità, fino al decesso. Possono inoltre arrestare la produzione da parte del corpo dei suoi stessi steroidi e le conseguenze possono essere: aumento di suscettibilità, ma anche stress e infezione.
Gli effetti collaterali negativi degli steroidi sono ben noti ai medici, ma poca attenzione viene prestata alla loro psicoattività. Questi farmaci possono dar luogo a euforia estrema, simile alla fase maniaca della psicosi maniaco-depressiva: in questi casi, la capacità di giudizio può essere fortemente limitata e il comportamento può farsi irregolare e illogico. Con l'uso continuato, questa euforia iniziale può trasformarsi in intensa depressione. Gli steroidi possono rendere psicotici alcuni individui o far venire loro manie suicide. Non tutti coloro i quali assumono steroidi sistemicamente hanno queste gravi reazioni, ma probabilmente molti subiscono dei sottili cambiamenti d'umore: nervosismo, insonnia, depressione e altre alterazioni mentali a lungo andare diventano comuni. Chi ha già avuto problemi psichiatrici dovrebbe essere cauto nel prendere gli steroidi. Tutti, nondimeno, dovrebbero poi sapere che questi composti sono tra i farmaci più forti che si conoscano e andrebbero quindi circoscritti alla cura di malattie davvero gravi.

Farmaci gastrointestinali
Uno dei farmaci più diffusi per la terapia dei crampi intestinali e della diarrea è il Lomotil, una combinazione di un oppiaceo denominato difenoxilaio e di atropina, uno degli elementi costituenti delle solanacee: entrambe riducono il movimento degli intestini paralizzando i nervi che li controllano. Il difenoxilato è una sostanza chimica strettamente imparentata con la meperidina (Demerol), uno dei narcotici medici più forti. Analogamente al suo parente, il difenoxilato può determinare la depressione del sistema nervoso, che può essere intensificata dall'uso simultaneo di altri sedativi; può anche dare euforia e dipendenza. Molti pazienti che assumono il Lomotil per problemi intestinali avvertono degli effetti narcotici sull'umore, ma non hanno minimamente idea del fatto che stanno prendendo un oppiaceo.
L’atropina in sé ha psicoattività limitata a basse dosi: quasi tutti la trovano sgradevole a dosi elevate. Alcuni farmaci di combinazione mescolano l'atropina con altri derivati delle solanacee, compresa la scopolamina: il principale principio psicotropo della famiglia delle solanacee. Il Donnatal è un esempio di tale miscela che include altresì del fenobarbital come sedativo. I medici somministrano spesso questi farmaci ai pazienti, soprattutto a chi soffre di ulcera, crampi gastrointestinali e disturbi urinari. E’ raro che medici o pazienti considerino il potenziale di queste terapie nell'alterare stato d'animo e pensiero, ma, come rilevato nel capitolo sui deliranti, i farmaci derivati dalle solanacee possono influenzare profondamente il cervello. L’effetto psicotropo che viene notato più facilmente è con ogni probabilità il torpore, anche se nel tempo o ad alte dosi possono causare cambiamenti ben più bizzarri.

Broncodilatatori
I broncodilatatori sono farmaci che aprono le vie aeree nell'apparato respiratorio. Sono molto prescritti, sotto forma di compresse e spray da inalazione a pazienti con asma per alleviare il respiro affannoso e la difficoltà di respirare, caratteristiche della malattia. Gran parte di questi farmaci agiscono stimolando il sistema nervoso simpatico, che regola le pareti muscolari dei tubi bronchiali: di conseguenza, oltre all'effetto voluto, di norma provocano eccitazione, ansia, irrequietezza e insonnia. Il paziente non gradisce questi effetti collaterali, ma se vuole respirare non ha alternativa a tali farmaci.
Un altro problema dei broncodilatatori stimolanti è la loro forte predisposizione a causare la dipendenza: quando l'effetto di una dose svanisce, la costrizione bronchiale aumenta in reazione al farmaco, rendendo necessarie altre dosi. Gli asmatici inalano spesso i broncodilatatori durante tutto il giorno, oltre a prenderli regolarmente per via orale: tale frequenza d'uso accresce i rischi di assuefazione e cambiamento d'umore.
Uno dei farmaci più ampiamente prescritto in questa categoria, la teofillina, viene tenuto sotto attento esame come possibile causa di comportamenti violenti e singolari. La teofillina è il principio attivo del tè ed è un parente stretto della caffeina. Per molti anni molti asmatici hanno ingerito grosse dosi giornaliere di questo stimolante, che un tempo veniva considerato un farmaco sicuro ed efficace. Ora, invece, è sempre più comprovato che tale sostanza può produrre cambiamenti comportamentali seri, di conseguenza i suoi giorni d'uso nella terapia medica stanno per finire.

Analgesici "blandi”
I farmacologi non sono riusciti a produrre degli analgesici (antidolorifici) di forza media per colmare il divario tra aspirina e morfina. Ci hanno fornito molti derivati degli oppiacei che, a loro giudizio, sono più efficaci dell'aspirina, ma più sicuri e meno capaci di dare dipendenza rispetto alla morfina. Se tali farmaci sono efficaci nel controllare il dolore, tuttavia, esercitano sempre una forte attrattiva sugli oppiomani ed è quindi verosimile che portino alla dipendenza.
Uno di questi farmaci è il propossifene (Darvon), un analgesico da prescrizione ampiamente utilizzato negli ultimi anni. A volte, per aumentarne l'efficacia, viene combinato con aspirina e caffeina. Malgrado le dichiarazioni dei suoi entusiasti produttori, gran parte dei medici e dei pazienti hanno riscontrato che il Darvon non è poi molto più valido dell'aspirina: anzi, alcuni ritengono persino che quando tale sostanza viene mescolata con l'aspirina, sia quest'ultima a svolgere la maggior parte del lavoro. Inoltre il potenziale di abuso del Darvon è analogo a quello degli analgesici narcotici forti. C'è voluto del tempo perché i medici riconoscessero l'esistenza dell'abuso di Darvon, ma adesso la conoscono bene e sono molto più cauti nel somministrarlo.
Oltre ai farmaci di queste categorie, molti altri medicinali da prescrizione hanno effetti psicotropi, malgrado medici, farmacologi e produttori non li riconoscano. A volte questi affetti si manifestano in molti pazienti che assumono il farmaco, a volte invece solo in pochi. Se si comincia una terapia di farmaci prescritti dal medico e si prova sonnolenza, depressione, stati di ebbrezza, sogni insoliti e altri cambiamenti umorali che non si riescono a spiegare altrimenti, il responsabile di questi disturbi potrebbe essere proprio il farmaco. Per provarlo occorrerebbe sospenderne l'assunzione e, dopo un certo intervallo, ricominciare per vedere se esiste una relazione tra questo e i sintomi.

PREPARATI DA BANCO

Sciroppi per la tosse
Gli sciroppi per la tosse da banco sono di varia composizione. Alcuni non contengono alcuna sostanza manifestamente psicotropa. Altri hanno invece noti sedativi come alcol e cloroformio, stimolanti come la pseudoefedrina, antistaminici o derivati degli oppiacei considerati come non narcotici. A volte chi cerca disperatamente un po'di droga e non riesce ad avere nulla di meglio, arriva a consumare grosse dosi di questi preparati tentando di sballarsi.
Il principale sedativo da banco della tosse è una sostanza denominata destrometorfano, un parente della codeina che calma il nucleo della tosse, ma che in teoria non produce euforia, dipendenza o altri effetti caratteristici dei narcotici. Alcuni, tuttavia, la assumono proprio per inebriarsi. Si trova nello sciroppo Robitussin e nelle compresse per il raffreddore Coricidin (red devils, triple-Cs), ma può essere venduto anche sul mercato di strada in forma pura come destrometorfano (DXM). I consumatori ne assumono grandi quantità per ottenere uno stato da zombie chiamato dexing o robotripping. Il potenziale di assuefazione e i danni medici prodotti da un uso eccessivo di destrometorfanosono ancora ignoti.

Farmaci per il raffreddore
Una larga percentuale nella vendita dei farmaci da banco è rappresentata da capsule e compresse per alleviare i sintomi del raffreddore. Come per gli sciroppi per la tosse, i farmaci per il raffreddore sono un miscuglio di formule di varia efficacia. Gli ingredienti comuni sono: antistaminici, aspirina e altri analgesici, medicinali derivati dalle solanacee per asciugare la secrezione eccessiva nel naso e in gola, caffeina e pseudoefedrina o sinefrina per compensare gli effetti sedativi degli altri ingredienti. Di norma queste miscele sono confezionate in compresse multicolori e capsule sgargianti perché appaiano esotiche ed efficaci. E’ poi opinabile se influiscano sul corso del raffreddore o ne riducano considerevolmente i sintomi.
Quel che è certo è che i farmaci da banco per il raffreddore possono influire sull'umore, di solito in modo spiacevole. Metodi alternativi per la cura del raffreddore, e quindi per evitare tali problemi, sono un bagno caldo, bere liquidi, mangiare di meno, riposare di più e diminuire stress e stimolazione.

Decongestionanti nasali
Uno degli effetti fisici degli stimolanti è quello di contrarre i vasi sanguigni nel naso e nei seni. Tale costrizione restringe questi tessuti, consentendo all'aria di passare liberamente. L’effetto è temporaneo e, quando l'effetto stimolante svanisce, di solito viene seguito da una reazione opposta detta “rimbalzo", nella quale i passaggi nasali diventano più bloccati di prima. Si tratta di un modello analogo a quello che si verifica con i farmaci broncodilatatori descritti in precedenza.
I primi inalanti nasali contenevano delle strisce di carta impregnate dianfetamina. Chi li assumeva provava una stimolazione generica: qualcuno provava ebbrezza, altri ne diventavano dipendenti. Alcuni, poi, aprivano addirittura il contenitore per estrarne l'anfetamina e assumerla in altri modi. Alla fine i produttori smisero di utilizzare l'anfetamina per gli inalanti nasali e la sostituirono con altre sostanze, in teoria meno stimolanti e con meno capacità di dare assuefazione.
Oggi gli inalanti e gli spray da banco per sbloccare il naso chiuso non sono considerati psicotropi: alcuni inalanti non contengono droghe ma solo sostanze aromatiche come il mentolo. Possono essere piacevoli da usare, ma non sono affatto efficaci come le sostanze chimiche che costringono i vasi sanguigni. Indubbiamente gli spray e gli inalanti che invece contengono droghe funzionano nel breve termine, ma, malgrado i produttori sostengano il contrario, sono tuttora stimolanti e danno spesso dipendenza.
Non tutti provano una sensazione di stimolazione generica da questi prodotti, ma solo coloro che arrivano a farne uso abitualmente. Probabilmente un rischio maggiore di dipendenza sorge dalla natura temporanea del sollievo che danno: se si continua a usarli per far fronte al "rimbalzo” che segue alla dose iniziale, in breve non si riuscirà più a respirare senza. I preparati ad azione più lunga possono essere più sicuri, da questo punto di vista.
Sono disponibili anche alcune forme di decongestionanti orali, per esempio la pseudoefedrina (Sudafed), un parente stretto dell'efedrina stimolante naturale: questa viene immessa in bocca e non nel naso, quindi è meno probabile che causi il "rimbalzo” e la conseguente dipendenza, ma per alcuni consumatori, e ad alte dosi, risulta decisamente stimolante. Anche la sinefrina, un prodotto ricavato dall'arancia amara, è stimolante.

Inibitori dell'appetito
Abbiamo già menzionato queste forme orali di stimolanti. Fino a poco tempo fa contenevano efedrina, a volte associata a caffeina, e vengono confezionati o denominati in modo da sembrare anfetamina.

Uppers da banco
La caffeina pura viene venduta in molte farmacie (per molto più di ciò che vale) con forme fuorvianti che sembrano alludere a potenti anfetamine: per esempio, un prodotto denominato Caffedrine, venduto in capsule grigio-bianche a rilascio graduale e che ha lo stesso aspetto del Dexamyl farmaceutico. Sicuramente chi lo compra lo rivenderà poi sul mercato illegale come Dexamyl ad acquirenti ignari. Prodotti meno recenti e ingannevoli sono il Vivarin, e il NoDoz, sotto forma di semplici compresse bianche. Se questi prodotti risultano più efficaci del caffè o del tè è solo perché la gente ha fiducia nelle pillole.

Downers da banco
Nelle farmacie è disponibile anche tutta una gamma di prodotti che favoriscono il sonno di notte (NytolSominexUnisom). Vengono diffusamente prescritti come sostituti da banco dei più forti tranquillanti minori e dei sonniferi. Tutti contengono antistaminici: di norma difenidramina (Benedryl), pirilamina o doxilarnina. Come già rilevato, queste sostanze non sono innocue e tendono a influire sulle funzioni mentali in modo sgradevole: danno sonnolenza, ma possono produrre anche depressione e possono dare assuefazione.
Noi siamo favorevoli a rimedi meno tossici per l'insonnia: per esempio fare più esercizio fisico durante il giorno, diminuire l'uso degli stimolanti, soprattutto di sera (ricordate di leggere le informazioni di ogni analgesico, pasticca per il raffreddore e altri medicinali per vedere se contengono caffeina o stimolanti vari), tecniche di rilassamento, bagni caldi e semplici integratori alimentari come compresse di calcio e magnesio: molti trovano rilassanti, se prese prima di andare a letto.

Analgesici
Gli antidolorifici non narcotici non influiscono direttamente sul cervello, tuttavia possono cambiare considerevolmente lo stato d'animo riducendo il fastidio e quindi tendenza a dare assuefazione. Gli analgesici da banco ordinari, come l'aspirina e l'acetaminofene (Tilenol), sono medicinali efficaci per un uso occasionale, ma quando il dolore persiste occorrerebbe cercare di identificare e curare le cause, piuttosto che fare affidamento su questi farmaci. Alcuni composti analgesici contengono unicamente caffeina per l’effetto stimolante e di tonico dell’umore.
(...)


di Marcello Pamio - fonte: disinformazione.it
 
I farmaci di uso comune hanno gravi "effetti collaterali" anche sulla psiche
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LaRouche: per evitare la guerra mondiale, Obama deve essere rimosso dalla Presidenza

Pubblicato su 2 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ESTERI, POLITICA

Gli sviluppi delle ultime due settimane ci hanno drammaticamente ricordato che il mondo si trova sull’orlo di una guerra generale che potrebbe rapidamente diventare termonucleare. Lo sfondo rimane quello che i grandi media non riportano, e cioè che l’oligarchia transatlantica e il suo sistema sono segnati. Si considerino i seguenti elementi:

  • Alla Quarta Conferenza Internazionale sulla Sicurezza a Mosca, il 18-19 aprile, i leader russi, tra cui il ministro degli Esteri Lavrov, hanno ribadito con chiarezza che il dispiegamento di sistemi anti-missili balistici in Europa orientale da parte della NATO costituisce la minaccia di un primo colpo contro la Russia.
  • In un editoriale congiunto pubblicato sul New York Times del 19 aprile, sotto il titolo “Come evitare una guerra mondiale”, il generale dei Marines in congedo James E. Cartwright, ex Vice capo degli Stati Maggiori Riuniti, e il gen. Vladimir Dvorkin, ex capo dell’istituto di ricerca delle Forze Missilistiche Strategiche russe, hanno ammonito che il crollo delle comunicazioni tra Washington e Mosca che si trascina dal golpe in Ucraina nel febbraio 2014 ha aumentato il pericolo di guerra nucleare.
    Sia gli USA che la Russia hanno un piano di “launch on warning” per un immediato secondo colpo termonucleare nel caso che venga rilevato un primo colpo in arrivo, e senza i giusti canali di comunicazione e una distensione dei rapporti tra le superpotenze, il rischio di un lancio accidentale o per errore di calcolo è oggi forse più grande che mai.
  • Il Pentagono sta espandendo e alterando radicalmente la propria strategia reintegrando i bombardieri B1 a lungo raggio con armi convenzionali e con armi nucleari strategiche. In aggiunta, gli USA stanno sviluppando una nuova generazione di armi nucleari tattiche da dispiegare in Europa e impiegabili sui bombardieri stealth e su droni armati con missili da crociera. Queste due azioni fanno svanire le linee di confine tra la guerra convenzionale e quella nucleare, così aumentando sensibilmente il pericolo di uso di armi nucleari in Eurasia. Inoltre, esse corrispondono a piani di primo colpo contro la Russia, facendo uso di una combinazione di capacità convenzionali, nucleari e di difesa missilistica, nel calcolo folle che gli USA possano sopravvivere ad una guerra nucleare.
  • Col pieno sostegno di Washington e Londra, le stesse forze saudite che sono complici negli attacchi dell’undici settembre, sono impegnate in una guerra contro il vicino Yemen, in un’alleanza de facto con Al Qaeda. Quando fu annunciato il successo nei negoziati con l’Iran, all’inizio del mese, LaRouche ammonì che l’accordo avrebbe fatto scatenare la guerra, a meno che non fossero fermati i sauditi.

Negli Stati Uniti, il LaRouche Political Action Committee ha intensificato la campagna per la rimozione di Barack Obama dalla presidenza, come passo immediato e necessario per evitare la guerra mondiale.

Tratto da:http://movisol.org/larouche-per-evitare-la-guerra-mondiale-obama-deve-essere-rimosso-dalla-presidenza/

LaRouche: per evitare la guerra mondiale, Obama deve essere rimosso dalla Presidenza
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Sale la disoccupazione, Poletti: i dati negativi vanno letti in un quadro positivo

Pubblicato su 2 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

“I dati diffusi oggi dall’Istat, che attestano una diminuzione dell’occupazione a marzo, vanno letti in un quadro complessivo dove segnali positivi si incrociano con elementi di criticità tipici di una situazione economica ancora non stabilizzata”.

A sottolinearlo è il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti.

Nei primi tre mesi di quest’anno “abbiamo registrato il dato positivo della forte diminuzione delle ore autorizzate di cassa integrazione ed il miglioramento qualitativo del mercato del lavoro, con una crescita dei contratti a tempo indeterminato di quasi il 40% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno”, ha aggiunto il ministro.

I dati mensili dell’indagine campionaria effettuata dall’Istat “ci dicono che l’uscita da un lungo periodo di crisi è sempre all’insegna di alti e bassi e che gli elementi di contesto sul piano internazionale e nazionale, che tutti gli osservatori indicano come favorevoli, da ultima la Bce che nel suo bollettino mensile, con i dati fino al 14 aprile, afferma che in Italia e Spagna il miglioramento del clima di fiducia dei consumatori ha coinciso con un calo del tasso di disoccupazione, non sembrano avere ancora prodotto effetti statisticamente stabili”. Dunque “proseguire con decisione il percorso di riforme promosso dal governo è indispensabile per stabilizzare e rafforzare le condizioni per la ripresa”, ha concluso.

Tratto da: http://www.imolaoggi.it/

Sale la disoccupazione, Poletti: i dati negativi vanno letti in un quadro positivo
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RESPIRARE LA MORTE

Pubblicato su 2 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECOLOGIA

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Video – Conferenza di Stresa su sovranità ed incompatibilità tra Trattati e Costituzione.

Pubblicato su 1 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECONOMIA, IPHARRA

Grazie ad i “Sovranisti italiani” ho potuto recarmi nella splendida Stresa per parlare dei temi cari a chi prosegue nella diffusione della verità su questa truffa chiamata crisi economica.

Ecco il video integrale del convegno (il mio intervento inizia dal minuto 20:50). In apertura la splendida canzone di Povia “Chi comanda il mondo” da sentire e risentire poiché fotografa la realtà perfettamente.

Tratto da:http://www.studiolegalemarcomori.it

Video – Conferenza di Stresa su sovranità ed incompatibilità tra Trattati e Costituzione.
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Il mondo è sull'orlo del peggiore 'default' della storia. Telegraph

Pubblicato su 1 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECONOMIA

Le misure adottate dalle Banche centrali di tutto il mondo stanno riducendo la stabilità finanziaria macroeconomica nel suo complesso

 

I rendimenti negativi dei titoli della zona euro stanno causando un'instabilità macroeconomica che può portare al maggiore 'default' della storia, stando a quanto avvertono gli esperti finanziari.
 
"Più del 30% del totale delle obbligazioni dell'Eurozona ha un tasso di interesse negativo, situazione che crea un onere supplementare per la macroeconomia e crea rischi per la stabilità finanziaria (...) Dal lancio del quantitative easing da parte la Banca centrale europea ha preso forma questa tendenza ", spiega sul Telegraph, Jeremy Warner.
 
Secondo Warner, queste tendenze allarmanti non erano mai stati osservate prima. Lo specialista rileva, inoltre, che nell'economia mondiale la crescita della domanda è sempre più dipendente dalla crescita del debito pubblico. "Solo nel G-7 il volume del debito pubblico è pari al 120% del Pil. Mentre il debito complessivo del settore privato è cresciuto del 30%".
 
Da parte loro, continua il Telegraph, le banche centrali di Stati Uniti, Regno Unito, Giappone e Unione europea, una dopo l'altra, hanno cominciato a stampare moneta per cercare di combattere le tendenze negative. Ma queste misure servono solo a ridurre la stabilità finanziaria macroeconomica nel suo complesso, termina Warner. 
Tratto da: http://www.lantidiplomatico.it/
Il mondo è sull'orlo del peggiore 'default' della storia. Telegraph
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Default e “piano umanitario” europeo: il “piano B” di Germania e Bce per salvare la Grecia

Pubblicato su 1 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECONOMIA, EUROPA

Il piano: un esecutivo tecnico per gestire un fallimento pilotato

 
INVIATA A BERLINO
 

Mentre da Atene trapelano notizie sull’accelerazione impressa dal governo alla formulazione del piano di riforme, tra Berlino e Francoforte si intensificano i ragionamenti a

voce alta sui «piani B». Una delle ipotesi cui si sta lavorando è un default

senza uscita dall’euro, con l’introduzione di una sorta di mini assegni ad uso

interno, combinato con «piano umanitario», un programma di emergenza della Ue,

che scongiurerebbe un prevedibile collasso delle banche e garantirebbe

aiuti per la popolazione. Ma che presupporrebbe un cambio di governo o,

addirittura, un esecutivo tecnocratico.  

 

Le incognite legate a questo piano sono pesantissime, anzitutto quelle politiche,

tanto che non si può escludere che Tsipras preferisca piuttosto tornare alla dracma

che farsi commissariare o spodestare. 

Tuttavia, la cosa inquietante è che neanche questo preoccupa più molti politici e

banchieri centrali: «Siamo tutti consapevoli - racconta una fonte autorevole tedesca

- che si tratta di un Paese importante, 

anche dal punto di vista geopolitico. Ma deve passare il concetto che per far parte

dell’euro ci sono delle regole che devono essere rispettate. Soprattutto: se

dopo questo estenuante muro contro muro, la Grecia esce dall’euro, molti

pensano che le cose potrebbero andare meglio».  

 

Un pensiero agghiacciante, ormai discusso apertamente, persino stringendosi nelle

spalle sul fatto che l’euro non sarebbe più «irreversibile» e si tornerebbe a un

sistema monetario, di cui l’Italia ha un triste ricordo perché ne fu

temporaneamente buttata fuori, quasi un quarto di secolo fa. D’altra parte, è 

lapalissiano che arrivati a questo punto, nelle «war room» della Bce e dei

ministeri delle Finanze, si discuta apertamente dello scenario peggiore. Alcuni

ministri delle Finanze hanno chiesto già all’ultimo Eurogruppo, che si discuta un

«piano B». E Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, lo ha evocato: 

«Se uno Stato membro dell’unione monetaria decide di non rispettare i propri

impegni e smette di pagare i creditori, un default disordinato è inevitabile», ha

avvertito, in un’intervista a Focus. Del resto, la scadenza che terrorizza

l’Eurozona, quella del prossimo rimborso al Fmi, che Atene dovrà onorare entro il

12 maggio, si avvicina a grandi passi. E nelle mani dei governi europei, dopo tre

mesi, non è ancora arrivato neanche uno straccio di proposta.  

 

Per il clima che si respira negli uffici di Wolfgang Schaeuble, peraltro, sarà molto

difficile che il governo tedesco si accontenti ormai di piani parziali, di bozze di

programmi, che la Grecia, stando a indiscrezioni, ha presentato ieri e continuerà a

discutere al livello più tecnico oggi tra Bruxelles e Atene. Varoufakis, peraltro, ha

smentito di essere stato commissariato dal suo premier: in un’intervista su Zeit

online, ha dichiarato «sono sempre io che decido e negozio, con l’Eurozona».  

 

Certo, la posizione di Angela Merkel è meno dura, ma ci sono ormai molti Paesi

anche più intransigenti di Schaeuble; all’ultimo Eurogruppo, il presidente

Dijsselbloem ha dichiarato dunque che ormai serveun’agenda «completa» perché la

trattativa di sblocchi. I «falchi» stanno rispondendo alle provocazioni dei 

greci con un «chicken game» altrettanto duro. L’elaborazione di scenari

catastrofici sembra anche una risposta alla sfida di Atene a buttarsi per ultimi

dall’auto, nella folle corsa verso il burrone. 

 

Tratto da:http://www.lastampa.it/2015/04/30/economia/grecia-ora-germania-e-bce-vogliono-far-cadere-tsipras-zhNatWoov11TKQ3IentPQM/pagina.html

Default e “piano umanitario” europeo: il “piano B” di Germania e Bce per salvare la Grecia
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L’IMPATTO DELLE SCELTE SPECULATIVE NELLA GESTIONE DEL DEBITO PUBBLICO

Pubblicato su 1 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECONOMIA

La “questione derivati” sul debito pubblico, con l’emersione di rilevanti perdite, è largamente mal interpretata: ci si concentra sull’effetto economico del derivato senza ragionare sull’impatto assai più pesante delle scelte di emissione complessive del debito nel suo complesso. È una buona occasione per approfondire alcune riflessioni che avevo delineato nel mio intervento al convegno Euro mercati democrazia 2014 organizzato da a/simmetrie. Si tratta di considerazioni di grande importanza perché coinvolgono cifre enormi e situazioni in cui il dibattito è pressoché assente.

L’euro? Un rischio aggiuntivo per il debito. Ma il rischio di tasso?

La crisi del debito sovrano nell’eurozona ha alterato agli occhi di molti la percezione della natura quasi-monetaria del debito pubblico. Introducendo un fattore distruttivo quale il premio per il rischio, all’interno di un sistema che in condizioni standard dovrebbe essere basato sull’assenza del default risk per debito emesso in valuta nazionale, si è distolta l’attenzione dalla ben più impattante questione del rischio di tasso, normalmente unico parametro di valutazione per le scelte di portafoglio degli investitori, simmetricamente opposte per aspettative a quelle degli emittenti. La presenza dello zero (o quasi zerolower bound per i tassi di interesse introduce una forte asimmetria tra le aspettative di rischio dei movimenti dei tassi e condiziona quindi la curva dei rendimenti attesi, normalmente inclinata positivamente: pertanto il “normale” tasso maggiore richiesto per titoli a tasso fisso e lunga scadenza si traduce in un maggior costo strutturale per l’emittente di tali titoli, handicap iniziale che si amplia drammaticamente in caso di costante discesa dei tassi quale quello che si è osservato negli ultimi anni. La scelta di emettere debito a tasso fisso e a lunga scadenza piuttosto che a tasso variabile o breve scadenza è semplicemente una scelta di trading e in caso di governi che scientemente stavano avviando il paese verso un’alta probabilità deflazionistica legata alla moneta unica costituisce una responsabilità grave con una conseguente perdita ai danni dei conti pubblici che non è ancora stata quantificata.

La natura quasi-monetaria del debito pubblico

Il debito pubblico emesso da uno stato in propria moneta si differenzia dal contante essenzialmente per la scadenza differita e per il pagamento di un interesse associato al titolo, sia esso esplicito che implicito, come ad esempio quello dei titoli zero coupon emessi a sconto sul valore nominale. In realtà però la scadenza differita è una questione di scarso rilievo, perché in presenza di un mercato secondario assai liquido ogni titolo di stato è in qualsiasi momento immediatamente monetizzabile, con tempi di accredito quasi mai superiori ai tre giorni lavorativi, indipendentemente dalla scadenza del titolo, che potrebbe persino assumere le caratteristiche di rendita perpetua e irredimibile. Vero è che la vendita sul mercato secondario espone al rischio che in un dato momento il prezzo sia differente dal nominale, tuttavia in prossimità della scadenza o nel caso di titoli a tasso variabile questa differenza è sempre minima, pertanto la causa della diversità rimanda anche in questo caso all’interesse pagato dal titolo quale principale fattore di diversità rispetto al contante.

Se, per assurdo, uno stato emettesse solamente base monetaria senza passare per lo strumento del titolo di debito non vi sarebbe possibilità di risparmio risk-free tutelato dall’inflazione per le famiglie. In mancanza dell’opzione di investimento in titoli di Stato una somma accantonata da una famiglia dovrebbe essere investita in attività rischiose (come ad esempio beni reali, titoli rappresentativi di attività reali quali ad esempio le azioni o titoli di stato esteri, esposti al rischio di cambio) o, se mantenuta liquida, erosa dall’inflazione. Diretta conseguenza di questa impostazione è il fatto che, in presenza di un rischio di illiquidabilità dell’investimento pari a zero (rendendo irrilevante il fenomeno della preferenza per la liquidità) e di un parimenti nullo rischio di default, il tasso di interesse di equilibrio domandato dal mercato debba essere esattamente pari all’inflazione attesa.

Ex post, in presenza di un’inflazione pari alle attese, nessuno si sarà arricchito ma si avrà semplicemente una neutrale traslazione nel tempo della moneta: lo Stato dovrà infatti corrispondere al risparmiatore un interesse i esattamente pari al deprezzamento del valore nominale del prestito. Ovviamente i dati effettivi potrebbero differire dalle attese generando un vantaggio per lo stato debitore (in caso di inflazione più alta) o per il risparmiatore (in caso di inflazione più bassa). Tale alea può tuttavia essere limitata ricorrendo a titoli a breve scadenza, oppure anche a lunga scadenza ma con tasso variabile o con nominale rivalutato per il tasso di inflazione. Il titolo a breve scadenza, anche se tipicamente a tasso fisso esplicito o zero coupon (caso tipico il BOT italiano), minimizza infatti il periodo in cui si potrà avere un’inflazione differente dalle aspettative implicite nel prezzo di emissione, mentre il titolo a tasso variabile altro non è che l’equivalente di un titolo a breve scadenza a rinnovo costante: il reset della cedola annuale, o ad intervalli ancora più brevi, implica la costante congruenza della remunerazione del titolo alle condizioni neutre di mercato, con conseguente riduzione per le parti del rischio di errata valutazione del futuro tasso di inflazione, limitata alla frizione tra il momento di modifica del tasso di mercato e il giorno di reset della cedola. Per sua stessa natura anche il titolo che offre una rivalutazione del nominale legata al tasso di inflazione rilevata (inflation linked) presenta l’impossibilità di un arricchimento reale di una delle due parti contraenti il prestito.

Da quanto sopra espresso emerge chiaramente che l’unico caso di forte alea per la differenza fra le attese ex ante e la rilevazione ex post dell’inflazione è rappresentato dai titoli a tasso fisso e a lunga scadenza.

L’asimmetria del profilo di rischio del titolo a tasso fisso

Un titolo di stato a tasso fisso e a lunga scadenza (per l’Italia tipicamente il BTP) viene solitamente “venduto” come “sicuro” in quanto a rendimento certo e predeterminato. In realtà la cedola fissa rappresenta un forte elemento di rischio, perché il rendimento reale del titolo potrebbe mutare drammaticamente al variare dei tassi di mercato durante la vita utile del titolo medesimo. Se un risparmiatore acquista un titolo decennale a tasso fisso T, e dopo l’acquisto i tassi di mercato aumentano di X, il prezzo di mercato del suo titolo deve calare per compensare la cedola inferiore ai tassi di mercato con una differenza fra il prezzo di acquisto e il futuro rimborso al valore nominale. Mantenere il titolo sino a scadenza non porta alcun beneficio perché ovviamente il rendimento nominale è fisso, ma il rendimento reale sarà fortemente inferiore e potrebbe essere negativo. Questo profilo di rischio è tanto maggiore quanto più lunga è la scadenza del titolo dal momento che, supponendo ad esempio un forte aumento dell’inflazione (e di conseguenza dei tassi di mercato) lo sconto richiesto al prezzo di mercato del titolo sarà il gap di rendimento attualizzato per la duration del titolo.

Se il rischio fosse simmetrico tuttavia il rischio sarebbe tanto di salita quanto di discesa dei tassi con curva dei rendimenti piatta: invece così non è perché il rischio è asimmetrico, dal momento che i tassi possono calare al massimo a zero (o alla peggio con tassi leggermente negativi esclusivamente in condizioni fortemente anomale, vedi ad esempio aspettative di ridenominazione di valuta) mentre in linea teorica la crescita dei tassi e dell’inflazione potrebbero essere illimitati. Per tale motivo il risparmiatore tipicamente domanda un tasso di interesse maggiore per prestare il proprio risparmio a lunga scadenza: il tasso sarà pari bensì all’inflazione attesa ma in realtà questo valore incorpora un valore di opzionalità +Y pari al rischio di un’inflazione superiore alle aspettative, valore per forza superiore a -W pari all’opportunità di tassi inferiori alle attese ma necessariamente limitati a zero. Si potrebbe quasi definire il tasso del titolo di stato a lunga scadenza come pari all’inflazione “temuta” più che a quella attesa.

L’emissione di titoli a tasso fisso a lunga scadenza presenta quindi un forte livello di rischio e, in condizioni normali, un tasso di interesse passivo strutturalmente più alto rispetto ad un titolo a breve termine. Ciò comporta che, per l’emittente, tale tipologia di titoli si rivelerà più onerosa non solo nell’ovvio caso di discesa dei tassi di interesse ma anche nel caso di tassi costanti, perché andrà man mano a consumarsi l’“opzione tempo” comperata al momento dell’emissione per mezzo del tasso maggiorato.

È necessario emettere titoli a tasso fisso?

Spesso si porta a giustificazione della decisione di allungare la durata dell’indebitamento il motivo della “sicurezza”. Il ragionamento è che se ci dovesse essere una crisi di fiducia del debito il fatto di avere una grande massa di titoli in scadenza potrebbe avere conseguenze rovinose.

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In realtà tale ragionamento è assurdo: se non ci dovesse essere fiducia nella capacità di uno Stato di restituire il proprio debito, quale che sia l’ammontare di titoli in scadenza, esso non verrebbe rinnovato e non ci sarebbe modo di ovviare a tale situazione se non tramite monetizzazione da parte della banca centrale oppure per mezzo di prestiti “fuori mercato” quali ad esempio quelli del FMI.

In caso invece di piena fiducia nella solvibilità dello stato risulterà irrilevante l’ammontare di titoli in scadenza perché il mercato ne assorbirà un quantitativo illimitato. Si sono avuti molti esempi in passato dove il debito pubblico era in larga parte costituito da titoli a breve scadenza senza che non vi sia mai avuto alcun problema di solvibilità. Anche in Usa il grosso delle emissioni di debito è costituito da T-Bills a breve e il Giappone, con il debito pubblico in rapporto al Pil più alto al mondo, ha storicamente mantenuto una duration del debito breve, al contrario di alcuni paesi dell’eurozona dove la scadenza lunga dello stock del debito non ha minimamente tutelato gli stati dalla crisi di fiducia del debito del 2008-2012 sino all’introduzione della garanzia BCE per mezzo del “whatever it takes” di Draghi. Lo si vede nella Figura, che rappresenta la durata media del debito pubblico totale per i paesi OCSE nel 2007 (anno precedente all’inizio della crisi; dati tratti dal database dell’OCSE). È evidente come i paesi che si sono poi trovati in maggiori difficoltà nella gestione del debito pubblico (i PIIGS, evidenziati in rosso) erano anche quelli con scadenza media superiore alla media (unica eccezione l’Irlanda, che si trovava esattamente sulla media).

Non solo: una situazione di annunciata monetizzazione del debito tipicamente potrebbe alimentare aspettative inflazionistiche, aumentando la domanda di debito pubblico a breve scadenza e facilitandone il rinnovo.

Pertanto la decisione di emettere debito a tasso fisso e a lunga scadenza è da considerarsi una scelta fortemente speculativa, simmetricamente a quanto lo è la scelta di chi acquista tale tipologia di titoli. Inspiegabile poi la decisione di ricorrere a contratti derivati per manipolare ulteriormente ed allungare la duration dei titoli. Nell’intervista sul “Corriere” del 28/4/2015 Maria Cannata, “gestore” delle emissioni del debito pubblico, dichiara esplicitamente la natura speculativa delle scelte compiute, affermando che ex post non avrebbe compiuto le stesse operazioni. In buona sostanza secondo Cannata quando i tassi arrivarono al 4% vennero ritenuti “bassi”, e quindi si operò per allungare a dismisura la duration del debito emesso, con scelta puramente speculativa. Purtroppo nell’attività di trading e speculazione chi sbaglia paga, quanto meno con il licenziamento (e ciò vale sia per chi compie le scelte sia per chi, superiore in gerarchia, tali scelte implicitamente o esplicitamente approva). Invece in Italia nessuno (tranne chi scrive) ha mai obiettato alcunché sulle scelte speculative di emissione del debito pubblico, nonostante conseguenze distruttive superiori a qualsiasi spread o manovra economica. Strano.

L’associazione a/simmetrie ha avviato un progetto di ricerca per quantificare l’impatto sui conti pubblici delle scelte speculative di emissione del debito pubblico.

Claudio Borghi Aquilini

Tratto da: http://www.asimmetrie.org/

L’IMPATTO DELLE SCELTE SPECULATIVE NELLA GESTIONE DEL DEBITO PUBBLICO
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