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Blog di POPOLI LIBERI e COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Laura Boldrini e razzismo, qualcosa non torna.

Pubblicato su 10 Aprile 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

Di: Marco Mori

Laura Boldrini è una razzista oppure una paladina dell’integrazione? La domanda ha molto più senso di quanto si possa credere in un primo momento sulla base della mera lettura delle sue smielate dichiarazioni pubbliche e dei suoi “tweet”.

La polemica di questi giorni con Matteo Salvini consente di comprendere appieno come il Presidente della Camera, in realtà, non sia affatto a favore dell’integrazione multirazziale, ma semplicemente contraria agli interessi nazionali. L’integrazione, rammentiamola a questo inadeguato esponente delle Istituzioni, si basa sull’uguaglianza nei diritti ma anche nei doveri. Al contrario per la Boldrini i doveri esistono solo per noi italiani a cui anzi ha mandato un accorato invito: cedete la vostra sovranità! A dirla tutta ha fatto ben di più, ha addirittura auspicato che le nostre resistenze a non cederla siano vinte!

Per la Boldrini integrazione significa semplicemente che il popolo italiano non deve più essere sovrano nel proprio territorio, ma subire le decisioni di terzi (banche o rom che siano, basta solo che non sia il popolo italiano a decidere). Inutile riproporre in questa sede la rilevanza spiccatamente eversiva dell’affermazione del Presidente della Camera in punto sovranità, l’ho già denunciata alle Procure della Repubblica di mezza Italia (clicca qui per leggere), dunque rimaniamo sul tema razzismo per spendere due parole sul confronto con Salvini di questi giorni.

Salvini ha dichiarato con forza “Se andiamo al governo mando il preavviso di sfratto e poi rado al suolo tutto” ed ancora “tolti i figli ai genitori che li fanno rubare”La frase, per la scelta dei termini, è molto forte ma, al contrario di quella sulla sovranità della Boldrini, è perfettamente legittima sotto il profilo giuridico. Un’occupazione abusiva va infatti smantellata, non farlo sarebbe reato, specificatamente omissione d’atti d’ufficioAnalogamente costituisce omissione d’atti d’ufficio non intervenire in difesa dei minori che vivono nei cd. “campi rom” in condizioni d’illegalità diffusa. Condizioni che compromettono per sempre il loro sviluppo fisico e psichico.

I toni forti di Salvini sono dunque stati un richiamo alla legalità e nel merito risultano assolutamente ineccepibili dal punto di vista giuridicoPari diritti e pari doveri per tutti, rom compresi, i quali se non vogliono rispettare le nostre regole possono benissimo rimanere a casa loro. Ma evidentemente nei loro paesi non li vogliono più… Saranno autorazzisti? Certamente molto meno di quanto lo siamo noi. Lo dirò chiaramente, se far rispettare le regole è essere razzisti il sottoscritto è il più grande razzista di tutti i tempi.

Veniamo ora alla replica della Boldrini. Testualmente ha definito inquietante la posizione di Salvini invitando a risolvere il problema senza discriminazioni. Evidentemente è la mielosa uscita del Presidente (o della Presidenta come a lei piace essere chiamata) ad essere inquietante visto che pretende che la legge non si applichi ai rom con buona pace dell’uguaglianza e della non discriminazione di cui si erige inopinatamente a paladina. L’occupazione di suolo pubblico per allestire un campo rom è un fatto giuridicamente illecito. O abroghiamo il divieto, allora anche io, se domani perdessi la casa, potrei andare ad allestirmi una tendopoli in una via pubblica, oppure il divieto vale anche per i non italiani. Senza contare che non è certamente razzismo il fatto di segnalare che nei campi rom troviamo, in larga prevalenza, soggetti che vivono di espedienti e spesso di veri e propri atti criminali. Qualcuno può negarlo?

In sostanza la Boldrini ritiene legittimo che delle persone (la nazionalità qui non importa un piffero) possano vivere traendo sostentamento unicamente dall’attività criminale e/o dall’accattonaggio occupando a loro piacimento spazi pubblici e crescendo in tale contesto generazioni di futuri adulti. La Boldrini non è una paladina dell’integrazione, ma un soggetto che odia così profondamente l’Italia ed i suoi cittadini da arrivare al punto di chiedere, come detto, che cedano sovranità affinché non possano mai più ostacolare il trionfo delle sue idee davvero prive di pregio.

Con rammarico debbo sottolineare che mai ho sentito la Boldrini invocare tutela per i minori che vivono in condizioni indecenti nei campi rom (invece il razzista Salvini ci ha pensato!) venendo iniziati prevalentemente ad attività di natura illecita. I bimbi non hanno alcuna colpa per i crimini dei genitori e sussisterebbe un preciso obbligo di intervenire così sottraendoli a tali contesti di crescita malsana. Non porsi il problema è ancora una volta un fatto illecito.

Riguardo all’uscita del Vaticano si può solo dire che hanno perso una buona occasione per tacere. Non vedo campi rom in piazza S.Pietro. Se vogliono stigmatizzare il comportamento di qualcuno, si concentrino come ha già peraltro correttamente fatto il Papa, sui gruppi finanziari che stanno cannibalizzando il pianeta.

Tratto da:http://www.studiolegalemarcomori.it

Laura Boldrini e razzismo, qualcosa non torna.
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Simulazione della Pressione Fiscale e Contributiva Reale su 9 figure professionali Dipendenti ed Autonome (tra 64 e 80%)

Pubblicato su 10 Aprile 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECONOMIA

Simulazione della Pressione Fiscale e Contributiva Reale su un Professionista, un Commerciante ed un Artigiano (tra 66 e 72%)

Simuliamo, calcolando a partire da 3 casistiche comuni, un Professionista che guadagna 80.000 euro, un Commerciante ed un Artigiano che ne guadagnano 40.000 e 20.000 euro, per vedere a monte RETRIBUZIONE LORDA TEORICA ed a valle il netto dopo il pagamento di gabelle, tasse e contributi; in conclusione ho simulato il peso della tassazione indiretta, sulla casa, etc per vedere quanto realmente LA REALE DISPONIBILITA’.

I Risultati sono sconvolgenti:

- la PRESSIONE FISCALE, TRIBUTARIA E CONTRIBUTIVA e’ per l’artigiano del 66%, vale a dire che nella realta’, ogni 100 euro di Reddito, lo stato in un modo o nell’altro si impossessa di 66 euro, e solo 34 vanno a lui. 

- per il Commerciante la PRESSIONE FISCALE, TRIBUTARIA E CONTRIBUTIVA e’ del 69%, vale a dire che nella realta’, ogni 100 euro di Reddito, lo stato in un modo o nell’altro si impossessa di 69 euro, e solo 31 vanno a lui

- per il Professionista infine la PRESSIONE FISCALE, TRIBUTARIA E CONTRIBUTIVA e’ del 72%, vale a dire che nella realta’, ogni 100 euro di Reddito, lo stato in un modo o nell’altro si impossessa di 72 euro, e solo 28 vanno a lui

 

 

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Passiamo ora ai Lavoratori dipendenti:

 

Simulazione della Pressione Fiscale e Contributiva Reale su un Dirigente, un Impiegato ed un Operaio (tra 66 e 77%)

Visto che ci siamo riproponiamo una simulazione, calcolando a partire da 3 casistiche comuni, un Dirigente che guadagna 100.000 euro, un Impiegato ed un Operaio che ne guadagno 40.000 e 23.000 euro, per vedere a monte il COSTO DEL LAVORO ed a valle il netto in busta paga; in conclusione ho simulato il peso della tassazione indiretta, sulla casa, etc per vedere quanto realmente LA REALE DISPONIBILITA’.

I Risultati sono sconvolgenti:

- la PRESSIONE FISCALE, TRIBUTARIA E CONTRIBUTIVA e’ per l’operaio del 66%, vale a dire che nella realta’, ogni 100 euro che l’azienda paga, lo stato in un modo o nell’altro si impossessa di 66 euro, e solo 34 vanno a lui. 

- per l’impiegato e’ la PRESSIONE FISCALE, TRIBUTARIA E CONTRIBUTIVA e’ del 70%, vale a dire che nella realta’, ogni 100 euro che l’azienda paga, lo stato in un modo o nell’altro si impossessa di 70 euro, e solo 30 vanno a lui

- per il Dirigente infine la PRESSIONE FISCALE, TRIBUTARIA E CONTRIBUTIVA e’ del 77%, vale a dire che nella realta’, ogni 100 euro che l’azienda paga, lo stato in un modo o nell’altro si impossessa di 77 euro, e solo 23 vanno a lui

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No, ma dico, avete capito: l’azienda paga 3 euro al metalmeccanico, 2 se ne vanno in contributi e tasse varie dirette o indirette, e lo sventurato ne prende 1. Per il dirigente, l’azienda paga 4,5 euro, ben 3,5 se ne vanno in contributi e tasse varie dirette o indirette, e questo ne incassa nella realta’ 1.

 

 

Simulazione della Pressione Fiscale e Contributiva Reale su un Amministratore Delegato, un Quadro Aziendale ed un Impiegata TD part Time (tra 64 e 80%)

Integriamo la simulazione fatta in precedenza calcolando altre 3 casistiche, un Amministratore Delegato che guadagna 200.000 euro, un Quadro Aziendale ed un Impiegata a Tempo Determinato Part Time che ne guadagno 60.000 e 18.000 euro, per vedere a monte il COSTO DEL LAVORO ed a valle il netto in busta paga; in conclusione ho simulato il peso della tassazione indiretta, sulla casa, etc per vedere quanto realmente LA REALE DISPONIBILITA’.

I Risultati sono sconvolgenti:

- la PRESSIONE FISCALE, TRIBUTARIA E CONTRIBUTIVA e’ per l’impiegata a tempo determinato part time del 64%, vale a dire che nella realta’, ogni 100 euro che l’azienda paga, lo stato in un modo o nell’altro si impossessa di 64 euro, e solo 36 vanno a lei. 

- per il Quadro aziendale e’ la PRESSIONE FISCALE, TRIBUTARIA E CONTRIBUTIVA e’ del 73%, vale a dire che nella realta’, ogni 100 euro che l’azienda paga, lo stato in un modo o nell’altro si impossessa di 73 euro, e solo 27 vanno a lui 

- per il Manager, Amministratore Delegato infine la PRESSIONE FISCALE, TRIBUTARIA E CONTRIBUTIVA e’ del 80%, vale a dire che nella realta’, ogni 100 euro che l’azienda paga, lo stato in un modo o nell’altro si impossessa di 80 euro, e solo 20 vanno a lui

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No, ma dico, avete capito: l’azienda paga 3 euro alla lavoratrice a tempo determinato part time, 2 se ne vanno in contributi e tasse varie dirette o indirette, e lo sventurato ne prende 1. Per il l’amministratore delegato, l’azienda paga 5 euro, ben 4 se ne vanno in contributi e tasse varie dirette o indirette, e questo ne incassa nella realta’ 1.

 

Qualcuno mi dira’: ma allora perche’ la Pressione Fiscale e Contributiva complessiva e’ del 45%? Semplice. In primo luogo la si calcola come rapporto tra entrate fiscali e contributive e PIL; il PIL notoriamente include il sommerso: escludendo il sommerso e rifacendo il rapporto col PIL non nero la pressione sale al 55%. Pero’ questa e’ calcolata su tutti quanti: e’ ovvio che i Pensionati e chi percepisce assegni dallo stato non pagano Contributi, per cui ha percentuali minori di pressione fiscale. Chi Lavora, come le persone dei 3 casi di cui sopra, e’ sottoposto a pressioni fiscali e contributive che vanno dal 60% (per un impiegato part time di bassissimo livello) all’80% (per un dirigente di alto livello o un imprenditore). Mi verrebbe da dire: Benvenuti in U.R.S.S.! L’Italia e’ attanagliata da infiniti problemi, e tutti ricercano soluzioni. Bene. Non c’e’ dubbio che una nazione che sottopone IL LAVORO a pressioni fiscali e contributive da Record nel Mondo non va da nessuna parte. Badate che percentuali di questo tipo non trovano riscontro neanche nei paesi del Nord Europa, che tra l’altro hanno anche servizi spesso piu’ efficienti. Meditate!

 

La Pressione Fiscale effettiva in Italia al 57,2% nel 2012, Record Mondiale.

La pressione fiscale effettiva o legale in Italia nel 2012, cioè quella che in media è sopportata da 1000 euro di prodotto legalmente e totalmente dichiarato, è pari al 57,2% (+2,1% rispetto al 2011): si tratta di un record mondiale. 

La Pressione Fiscale apparente e’ al 47,8% (+1,8% sul 2011) rispetto al PIL. La Spesa Pubblica nel 2012 sara’ pari al 50,9% (+1,0% sul 2011) rispetto al PIL.

Il valore della pressione fiscale effettiva e’ superiore anche a quello di nazioni notoriamente con Stati sociali pesanti e piu’ efficienti del nostro, ed anche con livelli di evasione fiscale inferiori, quali Danimarca, Svezia e Francia. Il record mondiale dell’Italia nella pressione fiscale effettiva dipende parimenti dall’elevato livello di sommerso economico e dall’elevato livello delle aliquote legali.
Di seguito le elaborazioni grafiche su dati ISTAT dal 2000 al 2012 di:
  • Entrate ed Escite Totali in rapporto al PIL
  • Indebitamento e Saldo Primario in rapporto al PIL
  • Entrate Totali in rapporto al PIL sottraendo il sommerso (Pressione Fiscale Effettiva)
 
gpg1 5 Copy Esclusivo. La Pressione Fiscale effettiva in Italia al 57,2% nel 2012, Record Mondiale.

 

Ovviamente la pressione fiscale complessiva effettiva e’ al 57,2%, perche’ e’ pari alla media di quella:

  • delle Imprese (calcolata da vari studi internazionali mediamente al 68% in Italia e record assoluto Mondiale),
  • dei Lavoratori (calcolata a seconda delle casistiche tra il 64% e l’80%, anche in questo caso Record Assoluto Mondiale), 
  • e quella sui Pensionati, Persone assistitite ed altre categorie (che generalmente non hanno contributi previdenziali da versare e perfanto sono soggetti a pressione fiscale inferiore).

 

(*) Reload di una serie di articoli di simulazioni fatte da Scenarieconomici.it, l’ultima della quale il 10 Luglio 2013

 

By GPG Imperatrice

Mail: gpg.sp@email.it

Facebook di GPG Imperatrice

Tratto da:http://scenarieconomici.it/esclusivo-simulazione-pressione-fiscale-contributiva-reale-9-figure-professionali-dipendenti-ed-autonome-64-80/

Simulazione della Pressione Fiscale e Contributiva Reale su 9 figure professionali Dipendenti ed Autonome (tra 64 e 80%)
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MES e FISCAL COMPACT, altro che casta e sprechi

Pubblicato su 10 Aprile 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECONOMIA

MES e FISCAL COMPACT, altro che casta e sprechi
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"Solo Russia e Cina possono porre fine al terrore globale degli Usa". Henry Paul

Pubblicato su 9 Aprile 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ESTERI

Paul: "Gli Usa vogliono espandere e usare il loro potere economico, militare e politico fino ad eliminare ogni paese sovrano"

 

Russia e Cina sono le uniche nazioni che possono opporsi e porre fine al terrore globale degli Stati Uniti, che svolgono una politica espansionistica a livello mondiale, scrive l'autore della rivista austriaca 'Contra Magazin',Henry Paul.
 
Gli obiettivi militari degli usa sono chiaramente espressi nella dottrina Wolfowitz, pubblicata nel 1992, scrive Henry Paul scrive nel suo su ' Contra Magazin '. "Il nostro primo obiettivo è quello di prevenire il ritorno di un nuovo rivale, sia sul territorio dell'ex Unione Sovietica o altrove, che potrebbe rappresentare la stessa minaccia per l'ordine come è stata l'URSS", dice il documento. 
 
"E' il fattore principale che sta alla base della nuova strategia di difesa regionale e dobbiamo fare tutto il possibile per evitare che una potenza ostile, con risorse sufficienti a generare potenza globale, domini una regione" spiega la dottrina. 
 
Secondo Paul, dopo la seconda guerra mondiale, gli Usa vogliono espandere e usare il loro potere economico, militare e politico fino ad eliminare ogni paese sovrano. Gli USA. hanno conquistato il 65% dei paesi del mondo e li hanno costretti ad attuare la politica estera statunitense, dice l'autore, aggiungendo che "gli Usa non solo aumentano il loro territorio a scapito di altri paesi, non solo inviano la loro Marina in tutti gli oceani, ma affermano che tutti questi paesi e gli oceani sono il suo entroterra, un territorio che deve essere difeso. "
 
Dal punto di vista degli Stati Uniti, il loro bacino di utenza comprende anche il continente eurasiatico. "Né la Russia né la Georgia, Azerbaijan e Uzbekistan o tutti gli altri paesi hanno diritti nazionali nel proprio territorio", si lamenta Paul.
 
La cooperazione economica tra la Russia e l'Europa infastidisce Washington a tal punto che da decenni cerca di provocare discordie tra le parti ed evitare anche una debole alleanza politica russo-europea, scrive l'autore, aggiungendo che "Gli Stati Uniti sanno che il continente europeo-euroasiatico sarebbe la regione economica e politica più potente del mondo", che significherebbe "una minaccia diretta per l'ideologia del dominio mondiale statunitense"
 
"La Russia e la Cina sono le uniche potenze mondiali che potrebbero porre fine al terrore statunitense senza guerre e attacchi nucleari", dice Paul. "I paesi dovrebbero decidere se vogliono un governo mondiale totalitario degli Stati Uniti o un mondo libero", conclude l'autore. 
Tratto da:http://www.lantidiplomatico.it
"Solo Russia e Cina possono porre fine al terrore globale degli Usa". Henry Paul
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SICILIA: IL RECORD DELLA VERGOGNA! SARA’ LA PRIMA REGIONE A DICHIARARE “DEFAULT”?

Pubblicato su 9 Aprile 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

Oltre 7,5 miliardi di euro: Sicilia verso il default
Il resoconto dei debiti contratti dall’esecutivo regionale negli anni è allarmante: la Sicilia è a un passo dal default tecnico

Ammonta a 7 miliardi 525 milioni e 547mila euro lo stock del debito complessivo contratto dalla Regione siciliana con gli istituti di credito.

Un allarmante resoconto dei debiti contratti dall’esecutivo regionale negli anni piomba addosso alla Giunta e all’assemblea regionale proprio quando si trovano alle prese con le intricatissime questioni della legge di stabilità e soprattutto con il bilancio che il governatoreRosario Crocetta non si è ancora degnato di presentare anche se manca poco alla conclusione dell’esercizio provvisorio fissata per fine mese.

Quelli che gravano sulla Regione siciliana sono mutui accesi nel passato. Al 31 dicembre 2013 il debito si aggirava sui 5 miliardi. Successivamente, nel novembre 2014 per finanziare la spesa corrente è stato necessario un indebitamento per 606 milioni 97mila euro. L’ultimo finanziamento è stato contratto per saldare il debito della pubblica amministrazione con le imprese nel settore sanitario: un ulteriore debito da un miliardo 776 milioni 547 mila euro. A questo punto la Regione siciliana potrebbe essere costretta a contrarre un nuovo mutuo per portare il bilancio al pareggio, se le trattative con Roma, dalla quale la Sicilia attende le principali risorse a copertura del documento contabile, non dovessero nelle prossime ore andare in porto.

Oggi le opposizioni all’assemblea regionale hanno chiesto a Crocetta “un’operazione trasparenza” invitandolo a riferire in Aula sullo stato reale dei conti pubblici e dichiarare se la Sicilia sia o meno in default tecnico.

http://www.ilgiornale.it/news/politica/oltre-75-miliardi-euro-sicilia-verso-default-1113936.html?utm_source=Facebook&utm_medium=Link&utm_content=Oltre%2B7%2C5%2Bmiliardi%2Bdi%2Beuro%3A%2BSicilia%2Bverso%2Bil%2Bdefault%2B-%2BIlGiornale.it&utm_campaign=Facebook+Interna

Tratto da:http://www.grandecocomero.com

SICILIA: IL RECORD DELLA VERGOGNA! SARA’ LA PRIMA REGIONE A DICHIARARE “DEFAULT”?
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PERCHE' L'ITALIA E' PERSA?

Pubblicato su 9 Aprile 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECONOMIA

Mentre stanno andando in onda  cori festanti per la possibile crescita del PIL dell'Italia del primo trimestre, che, secondo l'Istat, sarà di appena lo 0.1% (con un intervallo che va da -0,1% a +0.3%), noi ci portiamo un po' avanti e cerchiamo di capire perché è assai difficile immaginare un lieto fine per l'Italia.
Eppure, assumere un atteggiamento più pragmatico dovrebbe essere caratteristica imprescindibile di ogni governante, soprattutto  se questa performance (?) giunge dopo 20 trimestri di crescita negativa su 28 (7 anni) e dopo che l'italia ha perso almeno 330 miliardi di PIL, senza considerare tutti gli altri dati che sentenziano senza mezzi termini il livello di distruzione prodotta dalla crisi.
 
Che esistano fattori che inducano a pensare ad un miglioramento dell'attività economica, è fuori da ogni dubbio. L'euro debole che favorisce le esportazioni, il prezzo del petrolio sceso del 50% e le manovre espansive della Bce, sono elementi che, gioco forza, dovranno necessariamente tradursi in qualche beneficio per l'Italia. E sicuramente sarà così. Ma questo potrebbe non bastare, soprattutto in ottica futura, quando le condizioni si faranno meno favorevoli.

Per spiegarlo, partiamo con un semplice disegnino, che già basterebbe a smorzare i toni di esultanza, ampiamente infondati.
 
 
Che si vede? Si vede una cosa molto semplice, ossia che dalla fine della recessione del 2009 (terminata nel II trim. 2009) tutte le economie si sono riprese: tutte, tranne l'Italia che nel frattempo ha conosciuto altri  tre anni (abbondanti) di profonda recessione dalla quale stenta ancora a riemergere.
Magari si potrà discutere sulla qualità della crescita di quelle economie che hanno superato la crisi del 2009, ma non sul fatto che siano cresciute.
La ripresa intervenuta in quelle aree, per larga parte, ha consentito all'Italia di mantenersi a galla (ma anche no) per via delle esportazioni, che hanno avuto un ruolo fondamentale nella tenuta dell'Italia e che, in un certo qual modo, hanno compensato (almeno in parte) la caduta dei consumi e degli investimenti interni.
 
A dire il vero, che l'Italia esprima livelli di crescita significativamente più ridotti rispetto ad altri paesi, non è un fatto nuovo e nemmeno recente.
Prediamo un'altro grafico che conoscete già.
 
Qui, l'orizzonte si allunga. fino al 1980.
Si osserva che l'Italia, almeno fin dalla  metà degli anni 90, ha registrato delle performance sempre più distanti da quelle delle altre economie (che sono cresciute), e la situazione si è aggravata significativamente dopo il 2000, diventando disperata dopo la recessione del 2009. Da ciò concludiamo che l'Italia, almeno negli ultimi 20 anni, ha mostrato una capacità di crescita assai limitata rispetto alle altre economie e la situazione è andata via via aggravandosi fino ad arrivare ai giorni nostri. Detta in altre parole, possiamo aggiungere che l'Italia, almeno negli ultimi due decenni abbondanti, ha dimostrato una cronica impossibilita/incapacità di crescita, che si è tradotta in livelli di Pil talvolta stagnanti e, negli ultimi anni, addirittura in forte diminuzione.

Il grafico che segue ne esprime l'evidenza, aggravata dal debito pubblico in forte ascesa dal 2008, a fronte di livelli di crescita quasi stagnanti o addirittura negativi negli ultimi anni.

Ora, dicevamo che la favorevole congiuntura internazionale degli ultimi anni ha offerto un prezioso contributo alle esportazioni, consentendo all'Italia di non precipitare del tutto. In una economia, come quella italiana, che cresce solo se al traino di altre economie (e sotto questo aspetto, la posizione di vulnerabilità dell'Italia si è ulteriormente aggravata) la domanda esterna  costituisce elemento cruciale che,  soprattutto negli ultimi anni, ha consentito di colmare almeno in parte la caduta dei consumi e degli investimenti privati.
Ma questa medaglia, come tutte le altre, ha anche il suo rovescio. Ossia, che l'eventuale rallentamento dell'attività economica estera (sopratutto se forte) rischierebbe imprimere un duro colpo all'Italia, stante la posizione di estrema fragilità che si protrarrà ancora per un lungo periodo di tempo. 

Detta in altre parole, possiamo dire che le altre economie si trovano in una fase di ciclo economico assai più avanzata rispetto all'Italia. Non vi è dubbio che quando queste economie rallenteranno l'espansione o, peggio, precipiteranno in recessione, l'Italia sarà costretta a pagarne un prezzo altissimo per via della fragilità e per via del fatto che, quando accadrà, con ogni probabilità, si troverà ancora a farei conti con l'ultima crisi che è ben lontana dal considerarsi risolta. A quel punto, è assai difficile immaginare che l'Italia possa trovarsi nella condizione di arginare una forte riduzione dell'attività estera, magari per via di maggiori consumi interni o maggiori investimenti. 

La realtà è che l'Italia, da questa crisi, ha subito un durissimo colpo e una parte certamente non marginale del tessuto produttivo è andata distrutta. Il quale tessuto produttivo, per potersi rigenerare e ricreare, presuppone periodi temporali dilatati rispetto a quelli a disposizione dell'Italia e, soprattutto, presuppone che vengano rimossi tutti i fattori che ne hanno determinato la scomparsa e la distruzione. Non mi sembra che il quadro di riferimento abbia subito significativi cambiamenti, né che possa essere modificato nei tempi solleciti richiesti dalla gravità della situazione italiana.

Certo, come ha scritto in questi pixel il prof Orsi, l'Italia potrà essere "tenuta a galla" artificialmente (dalla Bce) per un periodo di tempo piuttosto lungo, ma non indefinitamente, perché nel frattempo l'economia reale continuerà a deteriorarsi e il rapporto debito/Pil continuerà ad aumentare.

Contatti e info paolocardena@gmail.com
Tratto da: http://www.vincitorievinti.com
PERCHE' L'ITALIA E' PERSA?
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«LA BENZINA A SEIMILA LIRE IN CASO DI USCITA DALL’EURO!!!!» (me l’ha detto mio cugggino)

Pubblicato su 9 Aprile 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECONOMIA

Nelle discussioni da forum spunta sempre quello che scrive

«Eheheh (la so lunga io) quello che tu non ci dici è che se usciamo dall’euro avremo una svalutazione del 30% e quindi perderemo il 30% del potere d’acquisto!!!!»

Con tutte le varianti ben note: “perderemo il 30% del PIL”, “perderemo il 30% dei risparmi”, “l’energia costerà il 30% in più perché importiamo tutto il petrolio”, “i salari caleranno del 30% perché verranno pagati in lirette svalutate” fino ad arrivare all’immancabile “la benzina costerà 6’000 lire!” che chiude le discussioni lasciando tutti storditi.

A parte risposte scherzose tipo “se fosse vero, con la rivalutazione dell’euro del 30% gli italiani avrebbero dovuto avere un aumento di salario del 30%”, osservazione che cade nel vuoto (il pro-euro non ha senso dell’umorismo), o che riceve risposte del genere “ah ah ah tu vai contro la matematica”, oppure “eh eh eh non sai nulla di economia!”, il problema vero è che dimentichiamo spesso che la conoscenza di base economica del cittadino è molto scarsa. Le affermazioni tipo “la benzina a seimila lire” o “con la liretta avremo svalutazione a due cifre” sono suggestive e restano impresse nelle menti semplici.

Purtroppo nella scuola dell’obbligo e nei licei non si insegna nemmeno l’ABC dell’economia, questa disciplina cosi’ fondamentale per capire il mondo attuale.

miliardi zimbabwe

La banconota da 10 miliardi (dello Zimbabwe)

 

Dovremmo quindi tutti sforzarci di usare un linguaggio diverso e più semplice, sul tipo di quello della Picierno magari con la sua lista della spesa.

Oltretutto la domanda è legittima: come incide sulle nostre tasche una svalutazione? Cerchiamo di rispondere coi dati, com’è nello stile di Scenari Economici, ma senza complicare oltre il necessario 

Il potere d’acquisto cala dopo una svalutazione?

Si’, ma meno di quello che molti pensano. Iniziamo con le definizioni: inflazione e svalutazione sono due cose diverse:

  • Inflazione: aumento dei prezzi interni, o anche “aumento del costo della vita”
  • Svalutazione: deprezzamento (diminuzione del valore) di una valuta rispetto ad altre valute

La domanda corretta è dunque: di quanto aumenta il costo della vita dopo una forte svalutazione della moneta nazionale?

La banconota da 200 miliardi (di marchi)

La banconota da 200 miliardi (di marchi)

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Lo studio: l’inflazione a valle di forti svalutazioni

Tre economisti USA hanno analizzato nel 2002 nove casi di svalutazione massiccia, avvenuti dal 1993 al 2000. Il titolo della loro ricerca è auto-esplicativo: WHY ARE RATES OF INFLATION SO LOW AFTER LARGE DEVALUATIONS? (Perché i tassi di inflazione sono cosi’ bassi dopo grandi svalutazioni?).

I casi di svalutazione studiati sono quelli di Finlandia (1993-94), Svezia (1993-94), Messico (1995-96), Corea del Sud (1998), Tailandia (1998-99), Malesia (1998-99), Filippine (1998-99), Indonesia (1998-99) e Brasile (1999-2000).

Eccone una sintesi:

  • Tutti gli episodi hanno registrato svalutazioni superiori del 38% rispetto al dollaro
  • In tutti gli episodi (meno il Messico) il tasso di inflazione misurato dal CPI (indice dei prezzi al consumo) è molto basso (very low) rispetto al deprezzamento del tasso di cambio
  • Per fare une esempio, nel caso della Corea la svalutazione (1998) fu del 41,2%, e l’inflazione resto’ al 6,6%.
  • Sempre in Corea il secondo anno l’inflazione fu del 7,6%. L’inflazione pre-svalutazione era tra il 4 e il 5%
  • Le ragioni identificate dagli autori per questa bassissima inflazione dopo massicce svalutazioni sono essenzialmente le seguenti:
    • L’inflazione dei beni non-tradable (beni e servizi che possono essere consumate solo localmente, come la ristorazione o le pulizie) resta bassa o addirittura negativa
    • Le ragioni del calo dei prezzi dei non-tradable non sono chiare
    • I consumi si orientano su prodotti locali, sostituendo una parte di prodotti importati con prodotti di qualità inferiore
    • L’import diminuisce fortemente, riducendo l’inflazione importata
    • La recessione che precede molti episodi di svalutazione riduce i consumi e contribuisce a tenere i prezzi bassi
    • Molti episodi di svalutazione sono accompagnati da strette creditizie, che riducono la disponibilità delle famiglie

E’ importante sottolineare che recessione e stretta creditizia non sono causate dalla svalutazione quanto dalle crisi economiche che le precedono e accompagnano.

Di quanto aumenta l’inflazione dopo una svalutazione? 

Vi propongo una tabella approssimativa, senza pretese anche se basata sui dati reali. Approssimativa perché assume che il delta inflazione sia interamente dovuto al deprezzamento.

 

   

Inflazione (CPI)

   
  Svalutazione
su dollaro
1° anno 2° anno anno
precedente
differenziale inflazione su
1° anno
coefficiente di trasmissione del cambio all’inflazione (passthrough)
Corea 41% 6,6% 7,4% 4,5% 2,1% 0,05
Tailandia 49,7% 10,1% 8,9% 6% 4,1% 0,08
Malesia 48,2% 5,7% 8,1% 2% 3,7% 0,08
Filippine 42,6% 10,1% 15,7% 5,5% 4,6% 0,11
Messico 80% 39,5% 64% 10% 29,5% 0,37
Brasile 42,4% 8,7% 15,4% 3% 5,0% 0,13
Finlandia 38,2% 2% 3,9% 2% 0.0% 0,0
Svezia 40,2% 4,1% 6,6% 2% 2,1% 0,05
Indonesia 171% 44,9% 66,8% 10% 34,9% 0,20

 

_________________________________________________________________________

Conclusioni

Tre considerazioni: 

  • la svalutazione non si traduce mai integralmente in inflazione (ovvietà) 
  • Il coefficiente di trasferimento del deprezzamento del cambio all’inflazione è sempre molto inferiore rispetto alla svalutazione 
  • In maniera approssimativa il delta inflazione dovuto alla svalutazione si situa tra un ventesimo(paesi avanzati) e un decimo/un quinto (paesi emergenti) dell’entità numerica del deprezzamento della valuta

Questi fatti sono confermati dai recenti episodi di svalutazione in area UE (Svezia, UK, Ungheria).

In conclusione: la perdita di potere d’acquisto legata all’inflazione è sempre bassa se non molto bassa relativamente all’entità della svalutazione, specialmente nei paesi ad economia avanzata.

E adesso sapete che link mettere nelle discussioni con i pro-euro … 

http://rcer.econ.rochester.edu/RCERPAPERS/rcer_486.pdf    

Tratto da:http://scenarieconomici.it/la-benzina-a-seimila-lire-in-caso-di-uscita-dalleuro-me-lha-detto-mio-cugggino/

«LA BENZINA A SEIMILA LIRE IN CASO DI USCITA DALL’EURO!!!!» (me l’ha detto mio cugggino)
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Germanwings abbattuto in volo. Nessuna scossa sismica da impatto diretto sulle Alpi francesi

Pubblicato su 9 Aprile 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

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La frode dell’OLIO D’OLIVA spacciato per ITALIANO! Ecco come vogliono fregarci!

Pubblicato su 9 Aprile 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECOLOGIA

Bisogna tenere sempre gli occhi aperti e non abbassare mai la guardia! Le persone pur di fare soldi non guardano in faccia niente e nessuno e mettono a rischio la salute dei cittadini pur di ingrossare il portafoglio! Lo scandalo di cui parliamo oggi è RACCAPRICCIANTE! Dal porto di Livorno entra un olio, anzi una miscela condensata, spacciata per olio… condensato e proveniente dal Portogallo e dalla Tunisia! Il prezzo ovviamente è molto concorrenziale e potrebbe trarci in inganno ma i commercianti, quelli onesti che rispettano le regole, protestano. Non è possibile vendere l’olio a 2 euro quando in Italia se sei in regola devi pagare tasse, contributi e quant’altro.

Guardate questo video e aprite gli occhi! Purtroppo l’inganno è sempre dietro l’angolo, anzi, in questo caso è sopra le nostre tavole. Oli di dubbia provenienza spacciati per italiano! Vergognatevi!

CONDIVIDI se anche tu sei disgustato da questi “commercianti” furbetti.

Tratto da:http://www.guardastovideo.com

La frode dell’OLIO D’OLIVA spacciato per ITALIANO! Ecco come vogliono fregarci!
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L’Europa ordina: Grecia, cambia governo. E la chiamate democrazia?

Pubblicato su 8 Aprile 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in EUROPA, POLITICA

Quasi quasi sarebbe meglio che ci dicessero: vivete in una dittatura e la democrazia è morta.Tanto la sostanza è uguale. Berlusconi, ormai è noto, è stato fatto fuori con un golpe ordito negli ambienti europei, caldeggiato dalla Merkel e reso operativo da Draghi con la famosa lettera-ultimatum che costrinse il Cavaliere alle dimissioni e portò Mario Monti a Palazzo Chigi, come da costui preannunciato agli amici sei mesi prima.

Ora ci risiamo con la Grecia. Come previsto, la Troika ha messo la Grecia con le spalle al muro usando il ricatto finanziario. La Grecia non ha più fondi e non può stampare moneta, dunque è messa con le spalle al muro. I lettori di questo blog lo ricorderanno:  si sta realizzando lo scenario che avevo pronosticato il 7 febbraio 2015 (leggi qui).

Con una variante: secondo quanto riporta l’informatissimo Financial Times, ripreso dai media italiani, l’Unione europea pretende che il premier greco Tsipras cambi coalizione politica.

L’idea che circolerebbe è quella – mette in evidenza il Financial Times – che Tsipras formi una nuova coalizione con il tradizionale partito di centro sinistra Pasok e con il nuovo partito di centro sinistra To Potami, contro cui si è battuto nelle elezioni di gennaio. “Tsipras deve decidere se vuole essere premier o leader di Syriza”, afferma un rappresentante europee con il Financial Times.  “Questo governo” in Grecia “non può sopravvivere”, aggiunge un rappresentante di un ministro dell’Economia dell’area euro.

 

La partita non è finita, perché Tsipras potrebbe chiedere aiuti alla Cina e soprattutto alla Russia, con una scelta di portata strategica colossale. Ma proprio perché rivoluzionaria per ora va considerata come un’ipotesi remota.

Il messaggio che viene da Bruxelles è comunque chiaro: se la Grecia vuole essere salvata, Tsipras deve rinnegare la volontà popolare espressa dal popolo greco alla fine di gennaio. E allinearsi ai veri poteri che governano l’Europa al di sopra della democrazia, dello stato di diritto e della Giustizia.

Che altro è questa, se non una dittatura non dichiarata?

Seguitemi anche su twitter: @MarcelloFoa e su Facebook: Marcello Foa

Tratto da:http://blog.ilgiornale.it/foa/2015/04/06/leuropa-ordina-grecia-cambia-governo-e-la-chiamate-democrazia/

L’Europa ordina: Grecia, cambia governo. E la chiamate democrazia?
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