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Blog di POPOLI LIBERI e COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

FUGA DI CAPITALI DALL'ITALIA? DA LUGLIO EVAPORATI 79 MILIARDI DI EURO

Pubblicato su 17 Gennaio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECONOMIA

Di: Paolo Cardenà
Del sistema Target 2 ne avevamo già parlato QUI. Ora ci limitiamo a ricordare che, in estrema sintesi, è il sistema di compensazione dei pagamenti tra le banche commerciali e le rispettive banche centrali dei paesi dell'Eurozona, con la supervisione finale della BCE.

 

Accade che, dallo scorso luglio, i saldi dell'Italia sul sistema Target2 sono in netto peggioramento (Qui potete scaricare i saldi)

 

 

Come potete osservare dal grafico e dall'immagine  proposta sotto, dallo scorso luglio il saldo dell'Italia sul sistema Target2 è peggiorato di quasi 80 miliardi di euro arrivando a 208 miliardi, che si confrontano con i 289 miliardi di euro raggiunti al culmine della crisi durante l'estate del 2012.

 

 

 

 

Ciò che sta accadendo è che la Banca d'Italia ha aumentato il suo conto corrente presso l'Eurosistema. Le banche commerciali italiane utilizzano il denaro della Banca d'Italia principalmente per pagare il loro debito estero privato, cioè per compensare la fuga di capitali da parte di investitori stranieri.

Come potete notare il saldo dell'Italia aveva subito un robusto miglioramento da settembre del  2012, proprio in occasione della creazione degli OMT da parte della BCE.

Sulla legittimità dell'OMT pende il giudizio della Corte di Giustizia Europea e proprio per domani è atteso il parere (non vincolante) della Corte di Giustizia che, entro i successivi 6 mesi, dovrà stabilire se il piano OMT, andando oltre il mandato della Bce, sarà da considerarsi illegittimo. Anche se a mio avviso è altamente improbabile che la Corte si esprima in senso contrario all'OMT, rimane il fatto che un eventuale parere negativo (atteso per domani) potrebbe modificare significativamente il quadro entro il quale la BCE potrà agire in occasione della prossima riunione del 22 gennaio
Tratto da:http://www.vincitorievinti.com
FUGA DI CAPITALI DALL'ITALIA? DA LUGLIO EVAPORATI 79 MILIARDI DI EURO
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Le stronzette di Aleppo. Di: Maurizio Blondet

Pubblicato su 17 Gennaio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

Prato-Vanessa e Greta. Anni 20 e 21.Andate in Aleppo presso i ribelli an ti-regime per un progetto umanitario. Progetto che,a quanto è dato dedurre, consisteva in questo:farsi dei selfie e postarli sui loro Facebook:su sfondi di manifestazioni anti-Assad, sempre teneramente abbracciate (Inseparabili, lacrimano i giornali), forse per fare intendere di essere un po’ lesbiche(è di moda), nella città da tre anni devastato teatro di una guerra senza pietà e corsa da milizie di tagliagole. La loro inutilità in un simile quadro è palese dalle loro foto, teneramente abbracciate, con le loro tenere faccine di umanitarie svampite, convinte di vivere dalla parte del bene in un mondo che si apre, angelicamente, grato e lieto al loro passo di volontarie.
Una superfluità che i giornali traducono così: Le due ragazze avevano deciso di impegnarsi in prima persona per dare una risposta concreta alle richieste di aiuto siriane. Vanessa è studentessa di mediazione linguistica e culturale, Greta studentessa di scienze infermieristiche: niente-popò-di-meno! Che fiori di qualifiche! Due studentesse ( m’hai detto un prospero!), che bussando a varie Onlus erano riuscite a far finanziare il Progetto Horryaty, da loro fondato.Secondo una responsabile della Onlus che ha sganciato i quattrini alle due angeliche, il loro progetto era finalizzato ad acquistare kit di pronto soccorso e pacchi alimentari,da distribuire al confine. Ostrèga,che progettone!
Nella loro ultima telefonata,chiedevano altri fondi. Pericolo per le loro faccine angeliche, o le loro tenerissime vagine? No,erano sicure:avevano capito una volta per tutte che i cattivi erano quelli di Assad,e loro stavano coi buoni,i ribelli. E i buoni garantivano per loro. Si sentivano protette. Nell’ultima telefonata hanno detto che avevano l’intenzione di restare lì.
Un Paese serio le abbandonerebbe ai buoni, visto che l’hanno voluto impicciandosi di una guerra non loro di cui non capiscono niente, in un mondo che a loro sembra ben diviso tra buoni e cattivi. Tutt’al più, candidarle al Premio Darwin (per inadatti alla lotta per la vita), eventualmente alla memoria… Invece la Farnesina s’è sùbito attivata, il che significa una cosa:a noi contribuenti toccherà pagare il riscatto che i loro amici, tagliagole e criminali, ossia buoni,chiederanno.E siccome le sciagure non vengono mai sole, queste due torneranno vegete, saranno ricevute al Quirinale, i media verseranno fiumi di tenerezza, e pontificheranno da ogni video su interventi umanitari, politiche di assistenza, Siria e buoni e cattivi di cui hanno capito tutto una volta per tutte. Insomma,avremmo due altre Boldrini.

Tratto da:http://ilpuntodiprato.altervista.org/le-stronzette-di-aleppo-di-maurizio-blondet/
Le stronzette di Aleppo. Di: Maurizio Blondet
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€URO, DISTRUZIONE DELL’ITALIA E DELL’AUTOMOTIVE ITALIANO: danni peggiori dei bombardamenti da guerra! di CARLO MAX BOTTA

Pubblicato su 16 Gennaio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

Oggi ho il piacere di ospitare un altro sovranista, un innamorato dello stivale e della sua gente, uno di quelli che non si sente in colpa per essere nati in queste terre e che, anzi, va fiero di tutto quello che sino ad oggi i nostri padri ed i nostri nonni hanno costruito, con lo spirito e gli insegnamenti di Atene (prima) e di Roma (poi) nel proprio DNA. Uno di quelli che vorrebbe resettare il tempo e tornare a quando ancora eravamo in grado di garantire un futuro ai figli ben oltre quello misero di GENERAZIONE 300 EURO!

Maurizio Gustinicchi

Socio Sostenitore Lega Nord – Riscossa Italiana – Economia5Stelle

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L’AUTOMOBILE È NATA IN ITALIA

 

Ecco uno dei settori di riferimento di ogni paese sviluppato, l’Automotive. Va ricordato che l’Italia ha senza dubbio ispirato e a volte insegnato come si progettano, sviluppano e si realizzano le automobili. Sto parlando di periodi ancor prima degli immensi Bertone e Pininfarina. Ritengo doveroso ricordare che il primo motore a scoppio, non a vapore, ma a benzina fu realizzato e presentato a Torino nel 1884 da Enrico Zeno Berardi (Verona 1841-1919) nacque in Italia la prima automobile moderna. Solo un anno dopo i tedeschi Benz e Otto presentarono un triciclo con motore a benzina, alla fine del 1885. Berardi contribuì non poco allo sviluppo delle produzioni in serie, ai primi del ‘900 a Torino diede gli “ingredienti” basilari a quella che divenne poi la FIAT. Bernardi è stato innovativo non solo sulla propulsione ma soprattutto sulle dinamiche meccaniche dell’automobile, a partire dal differenziale e ai sistemi di sterzata, ispirazioni sviluppate anche da antichi studi dell’immortale e antenato Leonardo Da Vinci. Il gap di superiorità dell’ingegneria dinamica italiana nella progettazione automobilistica rispetto al resto del mondo è rimasto immutato fino allo sviluppo dei sistemi elettronici integrati (ESP ABS ecc). Infatti basti guardare la tenuta di strada di un’Alfa Romeo degli anni ’70 e ’80 rispetto ad una BMW o Mercedes per capire di cosa parliamo, le auto tedesche erano considerate delle vere e proprie bare molleggiate viaggianti specie in caso di pioggia, mentre per le auto italiane si coniò il detto popolare in tutto il mondo: “incollate all’asfalto”.

 

L’INDUSTRIA ITALIANA ERA NELLA LEADERSHIP IN OGNI SEGMENTO

 

Nella fine degli anni ’80 e inizi del decennio successivo l’Italia dominava anche il segmento E, vale a dire il segmento di riferimento del reale sviluppo di un paese nel settore industria automobilistica, per segmento E si intendono le auto superiori, non necessariamente di lusso, un segmento che pochi paesi sono in grado di sviluppare in quanto si propone ad un target molto esigente con aspettative di tecnologia, comfort, design e performances che nessuna utilitaria può soddisfare, e più precisamente le odierne: BMW serie 5, Audi A6, Mercedes E, Lancia Thesis, Alfa 166 ecc. In quei decenni le regine del segmento erano la Lancia Thema e l’Alfa Romeo 164, auto che 35 anni fa facevano venire il torcicollo a chiunque le incrociasse per strada, specie ai tedeschi, mentre in Italia le BMW serie 5 e le Mercedes E le compravano in pochi, esse non vantavano motori performanti, anche se resistenti ed affidabili, ma soprattutto avevano una tenuta di strada a volte imbarazzante e primitiva, ometto le mie soggettività sul obsoleto design delle dette vetture tedesche rispetto alle due antagoniste italiane. Quindi in quegli anni le immatricolazioni in Italia del Made in Italy non solo erano premianti sotto il profilo quantitativo (circa 1,2 milioni) ma anche sotto il profilo qualitativo, perchè oltre alle utilitarie si vendevano molte auto dei segmenti C e E, ricordo la Alfa Giulietta che diede filo da torcere alle BMW serie 3 ma fu devastante anche per la Golf, mentre le auto francesi in quei segmenti non erano nemmeno prese in considerazione, inoltre sempre in Germania la Opel appena si affacciava al Diesel turbo usando i motori dismessi delle vecchie BMW. Quindi l’Italia era un competitor molto temuto. Poi arrivò l’elettronica che riuscì a colmare in parte il divario sotto il profilo della dinamica di guida e tenuta di strada tra le produzioni italiche e quelle estere. Ma l’Italia ancora una volta segnò la rotta per l’intero settore mondiale, a seguito delle precedenti crisi petrolifere, il centro studi della Fiat sviluppò il primo motore Diesel ad iniezione diretta cosiddetto Common Rail®. La tecnologia che diede possibilità a tutte le case del mondo di realizzare motori Diesel affidabili, silenziosi e soprattutto più performanti di quelli a benzina. La tecnologia fu messa a disposizione anche dei concorrenti dietro stipule di accordi e royalties. Naturalmente ho tralasciato il segmento dove nessun altro paese è riuscito a creare miti di pari livello, mi riferisco ai marchi delle supercar Bugatti, Lamborghini, Maserati e Ferrari (e qui consentitemi, non c’è Porche, Mustang o AMG che tenga).

 

 

POI ARRIVÒ L’€URO, LA DISTRUZIONE DELLA DOMANDA INTERNA E TUTTO MORÌ

 

 

Le case automobilistiche, come del resto tutti i distretti industriali e gli indotti che ruotavano intorno a questo florido mondo, si ritrovarono a competere con dei listini prezzi artificialmente rincarati in una forbice che oscillava dal 20 al 30%. Questi rincari non erano certo frutto di surplus per eccessi di export, ma frutto di una valuta bloccata da regole finanziarie e non di mercato. I concorrenti diretti hanno iniziato ad approfittarsene e in particolare si parla delle case tedesche che invece vantavano un listino prezzi favorevole, in quanto nonostante il buon export non vedevano i loro prodotti rincararsi (cosa che con un eventuale Marco in vigore sarebbe successo). A questo si sono aggiunti anche altri fattori indipendentemente dalla valuta artificiale, essi riguardano le manovre del Governo a partire dal 2011 che, per limitare l’indebitamento verso l’estero dovuto ad una valuta (l’€uro) più tarata per l’importazione che per l’export, ha letteralmente distrutto la domanda interna, raffreddando i già decadenti consumi interni, attraverso un incremento di tassazione, una sottrazione di risorse monetarie dal sistema paese e, come se non bastasse, un aggravio dell’Iva sui consumi. Tutto ciò, abbinato ai listini artificiali in €uro, ha demolito anche questo settore in una forma paragonabile ad una peste mortale e ad alto contagio imprenditoriale. Ma questo era solo l’inizio, tali fattori se visti in prospettiva lasciano presagire drammi ancor più gravi.

 

 

 

 

IL CROLLO DEL MARKETING ITALIANO

(accenno doveroso ad una sintesi dei principi del marketing)

 

Il consolidamento della leadership di un marchio, di un prodotto, di un’azienda sul mercato dipende dalla “conquista” in termini strategici dei fattori spazio / tempo sia in quote di posizionamento competitivo/commerciale che, e soprattutto, in termini di marketing. Nella sfera del marketing includo ovviamente anche la presenza con il più elevato protagonismo possibile agli eventi come fiere, mostre internazionali, ma anche nel consolidamento delle campagne d’immagine e comunicazione. “Spazi” intesi come pagine su riviste e quotidiani, spot in Tv, spazi d’affissione outdoor nelle zone più in vista delle città, radiofonici ecc, mentre per “Tempo” si intende che tale “presenza” negli spazi comunicazionali siano personalizzati con il proprio marchio nel tempo e nel periodo più a lungo possibile rispetto ai concorrenti. Tutto ciò và oltre la mera notorietà, tutto ciò attiva un processo tra la crescita dell’azienda ed il mercato, un vortice che si alimenta di se stesso, in cui ogni novità, ogni singola innovazione viene comunicata e favorita alla assimilazione del pubblico il più a lungo possibile rendendo il pubblico partecipe al progresso ed al consolidamento dell’azienda. Nel momento in cui si rallenta tale processo, l’azienda precipita nel pietoso declino, si attiva un vortice inverso, il calo di notorietà distrae il pubblico verso la concorrenza, il calo di fatturato limita la ricerca, la mancanza di ricerca e innovazione induce a ridurre gli investimenti in comunicazione, con meno comunicazione ci saranno sempre più clienti che migreranno verso i concorrenti, meno fatturato e così via, passando dal ridimensionamento alla chiusura dell’azienda, per poi sparire anche come ricordo dalla memoria del pubblico.

In Italia dall’introduzione dell’euro abbiamo visto che il calo della produzione industriale coincide con simili riduzioni con il calo degli investimenti in marketing, siamo sull’ordine del 40%. Questo ha generato quel declino appena sintetizzato dove marchi come Lamborghini, Bugatti, Ducati ed altri gioielli del Made in Italy sono stati divorati dalla concorrenza. Dal grafico si vede come la compressione della domanda interna al paese ha ridotto le immatricolazioni di oltre la metà (-58,8%) quindi distruzione dei dati quantitativi, mentre l’€uro ha letteralmente distrutto la domanda in termini qualitativi portando la scelta verso altri brands in concorrenza a quei prodotti italiani che fino a prima dell’euro erano leader indiscussi (-70%) passando dalle 1,2 milioni di immatricolazioni alle misere 353mila attuali. L’applicazione dell’euro è stato un suicidio per il Made in Italy, mentre l’austerità dell’Europa ha solo amplificato la distruzione del nostro sistema, portando la disoccupazione a dei livelli mai registrati prima, tale disoccupazione ha generato un aggravio delle spese sociali, una mancanza di moneta circolante per assenza di stipendi uccidendo di conseguenza oltre 1150 ditte al giorno (360mila solo nel 2013). Il settore Automobili era un fiore all’occhiello dell’Italia, ma lo stesso è avvenuto al settore nautico, ai settori attinenti all’edilizia, alla moda, agli accessori e in tutti gli altri.

 

 

Ritornando al settore automobile va sottolineato che oggi, ad esempio, la Golf VW e la Alfa Giulietta di pari cilindrata costano all’incirca lo stesso prezzo, ma con le eventuali monete nazionali anzichè l’euro, il prezzo dell’Alfa italiana sarebbe oltre un terzo in meno e questo avrebbe costretto alla VW di ridurre all’osso il prezzo, limitando accessori e innovazioni e forse avrebbe corso il rischio di sparire dal nostro mercato (e non solo) creando la disoccupazione in Germania e non in Italia. I prodotti italiani si vedono costretti a dover ridurre all’osso ogni costo produttivo, a partire dai salari per poi tagliare il marketing, rinunciare alla presenza a delle fiere, tagli all’innovazione, alla pubblicità, pur di competere con dei margini a dir poco miseri. Vi riporto che AUDI ha messo a budget investimenti per il prossimo triennio per la competizione verso noi a le sorelle tedesche ben 24 miliardi di euro, mentre nella sovrana Corea del Sud la Kia-Hyundai per competere contro il Made in Italy e gli altri marchi ha addirittura stanziato la cifra astronomica di 74 miliardi di dollari Usa per i prossimi 4 anni, e i risultati già si vedono dall’ultimo grafico (+9,1%).

 

 

Quando questo disastro, che nessun Tg d’economia ci racconta veramente, finirà, quando l’Italia restituirà al proprio Popolo la moneta e quell’autonomia sottratta illegittimamente, quando questa crisi artificiale studiata a tavolino finirà, noi italiani saremo chiamati ad un grande sforzo di ricostruzione, superiore addirittura a quello del dopoguerra. Allora si capirà veramente se i polacchi, gli ungheresi, i romeni, i coreani che oggi crescono 5 volte la Germania sono diventati tutti Pininfarina per miracolo o invece eravamo noi ad aver avuto sempre ragione.

 

Carlo Botta – @BottaAdv

Tratto da: http://scenarieconomici.it/euro-distruzione-dellitalia-dellautomotive-italiano-danni-peggiori-dei-bombardamenti-guerra/

€URO, DISTRUZIONE DELL’ITALIA E DELL’AUTOMOTIVE ITALIANO: danni peggiori dei bombardamenti da guerra! di CARLO MAX BOTTA
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Monsanto in Ucraina, il pericolo OGM ora viene anche dall’est

Pubblicato su 16 Gennaio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECOLOGIA

La Monsanto ha aperto una sede in Ucraina. Il nuovo corso della politica ucraina ha steso il tappeto rosso per accogliere l’arrivo delle multinazionali americane del biotech. Prima del “cambio di mano” le politiche agricole erano totalmente diverse: la coltivazione degli OGM era vietata e la terra doveva rimanere in mani pubbliche.

L’Ucraina è sotto scacco per il prestito di 17 miliardi di dollari concessi dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale. Alla fine del 2013, l’allora presidente dell’Ucraina, Viktor Yanukovych,  aveva preferito i rubli agli euro. Il presidente filorusso invece di accettare il prestito della FMI concordato dalla UE, aveva scelto di ricevere da Putin un pacchetto di aiuti per un contro valore nella moneta russa di  15 miliardi dollari, insieme ad uno sconto sul gas naturale russo.
Secondo l’Oakland Institute con sede in California l’arrivo dei soldi dell’ FMI ha aperto la strada alla coltivazione degli organismi geneticamente modificati e all’accaparramento straniero di grandi quantità di terra(land grabbing).
Quella fertile terra nera, un tempo considerata il granaio d’Europa, che ha permesso nel 2012 di raccogliere 20 milioni di tonnellate di mais adesso è in pericolo. Gli investimenti stranieri potrebbero aumentare a dismisura le acquisizioni di terreni coltivabili da parte delle multinazionali con la conseguente industrializzazione del lavoro agricolo.
Durante la guerra fredda gli Yankee controllavano politicamente un territorio costruendo una base militare.  Nel mondo globalizzato i nuovi avamposti dell’imperialismo a stelle e strisce sono diventati gli uffici asettici delle multinazionali chimico agricole.
Ogni guerra ha delle motivazioni economiche. La tensione tra Russia e USA nasce dal tentativo comune di  instaurare un governo ucraino compiacente. In quella zona dell’est europeo lo scontro, oltre che per il controllo del gas, si gioca anche sul terreno dell’agricoltura biotech. Durante il conflitto, Putin ha risposto all’isolamento commerciale istituito da Obama bandendo gli OGM dalla terra russa.
L’avanzata della Monsanto in terra ucraina è stata veloce ed inesorabile. Nel maggio 2013,  ha annunciato l’intenzione di investire 140 milioni di dollari di un impianto di semi di mais non-OGM. Nel novembre 2013, quando il prestito dell’FMI era in dirittura di arrivo, sei grandi associazioni agricole ucraine  si sono battute, per legalizzare le sementi geneticamente modificate.
Al momento Monsatana sembra aver vinto la sua battaglia. La legge di bio sicurezza è stata cambiata, in Ucraina i semiOGM possono essere piantati regolarmente. Quindi il pericolo arriva anche dall’est. Finché saremo nelle mani delle politiche dettate dalle multinazionali, per non ritrovarsi ad avere in tavola dei prodotti OGM, l’acquisto consapevole rimane l’azione  più importante per salvaguardare noi stessi e l’umanità.
 
Tratto da:http://terrarealtime.blogspot.it
Monsanto in Ucraina, il pericolo OGM ora viene anche dall’est
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Il pericoloso caos del franco e della Banca Nazionale Svizzera

Pubblicato su 16 Gennaio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECONOMIA

Di: Giovanni De Mizio

Dopo più di tre anni (era il settembre 2011) la Banca Nazionale Svizzera (SNB in inglese) ha deciso di abbandonare il peg contro l'euro: in pratica la banca centrale svizzera decise che quota 1,20 del cambio EURCHF era una soglia "invalicabile".

Oggi quella soglia è diventata improvvisamente valicabile, e il franco svizzero ha reagito in modo assai violento: dopo essere affondato fin sotto quota 0,80, il cambio si è assestato intorno alla parità prima che il capo della SNB, Thomas Jordan, iniziasse a spiegare le ragioni di questo passo indietro. Mai il cross EURCHF era sceso sotto la parità nel corso della storia, e già questo dovrebbe spiegare l'eccezionalità dell'evento.

Il predecessore di Jordan, Philippe Hildebrand, spinto dai timori per l'economia locale dovuta ad un tasso di cambio troppo forte (specie contro l'euro, che "circonda" la Svizzera) decise che 1,20 franchi per un euro erano il prezzo giusto, e ogni volta che il cambio accennava a scendere sotto tale quota, la SNB vendeva franchi e comprava euro, rimettendo tutto "a posto".

La manovra, almeno nel breve periodo, è stata un successo per la SNB, un po' meno per Hildebrand: alcuni mesi dopo si scoprì che la moglie del presidente guadagnò 75mila franchi svizzeri con operazioni sul mercato valutario pochi giorni prima dell'annuncio della decisione della SNB di istituire il peg. La mancata trasparenza costrinse Hildebrand alle dimissioni (oggi è vicepresidente presso BlackRock).

Il suo successore, Thomas Jordan, continuò nella politica del peg, continuando a comprare euro. Il problema è che con le varie crisi (la Grecia, Cipro, gli emergenti e infine l'Eurozona intera) che si sono susseguite, i capitali hanno continuato ad affluire ferocemente in Svizzera: gli investitori compravano franchi e di conseguenza la SNB era costretta a comprare sempre più euro, diventando una specie di hedge fund. Un grosso hedge fund.

Come accade spesso quando si cerca di "insegnare" cose al mercato, alla fine lo stesso mercato si ribella, o meglio punta a ritornare in una situazione di equilibrio. Ad aggiungere altre pressioni sulla SNB è arrivato pure il quantitative easing della BCE, che dovrebbe inondare di euro le piazze finanziarie. Di contro la SNB avrebbe dovuto inondare di franchi il mercato facendo sparire gli euro (con inevitabili ripercussioni inflazionistiche), il che equivale a voler rubare gli oceani nascondendoli in un secchiello.

La pressione sarebbe stata evidentemente troppo forte (in altre parole, difendere quota 1,20 sarebbe costato troppo), e Jordan e colleghi hanno deciso di staccare la spina prima che Draghi cominciasse a muoversi. Hanno anche deciso, comunque, di alleggerire ancor di più la politica monetaria, portando i tassi sui depositi in territorio ancor più negativo, da -0,25 a -0,75%, sperando di parare la reazione del mercato (che è stata comunque spaventosa).

Jordan avrebbe detto di essere sicuro che le banche non caricheranno questo costo sui clienti, ma lo scopo di questa manovra è proprio spingere le banche in quella direzione in modo che i loro clienti (russi, magari) smettano di comprare franchi svizzeri, di cui il mondo sembra avere moltafame.

Intanto questa mossa, decisa in modo alquanto disordinato, ha colpito i bilanci della banca centrale: il colpo dovrebbe essere anche abbastanza grosso, ma i profitti macinati negli ultimi anni (38 miliardi di franchi nel 2014) dovrebbero costituire un cuscino sufficiente per attutire il colpo ed evitare che la SNB debba richiedere l'aiuto delle squadre aerotrasportate del Fondo Monetario Internazionale. Almeno per ora.

Altre persone ed entità varie si saranno sicuramente fatte male: secondo JPMorgan potrebbero esserci in giro almeno 100 miliardi di debiti fuori dalla Svizzera ma denominati in franchi. Per capirci, in euro questa cifra è passata da 83 a 114 miliardi nel giro di minuti, per poi assestarsi in chiusura di contrattazioni poco sotto i 100 miliardi. Mica male, per una giornata di lavoro.

Gli investiti dallo tsunami sono (scusate il gioco di parole) gli investitori che hanno applicato un carry trade che coinvolge il franco svizzero: essi hanno preso in prestito in franchi a basso costo e reinvestito il tutto in titoli denominati in altre valute con un rendimento più elevato, lucrando sulla differenza. Questa differenza, con l'aumento del debito causato dallo scoppio del peg, è stata almeno in parte disintegrata.

La domanda adesso sarà: chi è che ha in pancia questi 100 (ma forse siamo più vicini a 200) miliardi di debiti in franchi che ora potrebbero valere un 20% in più? Non si sa, e questo ha spiegato i tracolli borsistici della mattinata (che sono stati poi recuperati almeno in gran parte: il Dax di Francoforte, ad esempio, dopo aver perso 400 punti al mattino ne ha riguadagnati oltre 450 nel pomeriggio). Detto altrimenti, si aggiunge incertezza all'incertezza.

LEGGI ANCHE: CRASH! È ora del panico? 8 motivi per cui sono crollate le borse

L'unica borsa rimasta in profondo rosso è stata ovviamente quella svizzera di Zurigo: dopo aver perso il 12% ha chiuso in zona -9%, una delle perdite più gravi degli ultimi 25 anni. Motivi abbastanza ovvi: già l'industria bancaria era stata colpita dalla stretta contro i "paradisi fiscali" (o quanto meno contro i Paesi opachi), il mondo procede verso la fine dell'era del segreto bancario, adesso anche le industrie esportatrici dovranno fare i conti anche con un franco molto più forte di prima.

Fu la stessa banca centrale svizzera a ricordare che la massiccia sovravvalutazione del franco avrebbe posto rischi severi all'economia elvetica, compreso quello di scadere in deflazione. La Svizzera, insomma, rischia di agganciarsi ai destini di quell'area economica che la circonda, l'Eurozona.

Il caos generatosi dopo il crollo del pavimento di 1,20 ha inoltre dimostrato che i tassi negativi non sono sufficienti a far circolare il denaro in investimenti produttivi. In una situazione di elevata incertezza come quella attuale il denaro viaggia comunque verso porti sicuri come la Svizzera o la Germania.

Questo denaro, però, non è stato veicolato nell'economia, per cui la crescita non riesce a materializzarsi sul Vecchio Continente. La Germania, l'unico Paese ad avere le tasche abbastanza capienti, invece di investire nell'Eurozona ha deciso di andare in surplus di bilancio.

C'è molto denaro in giro, ma non viene usato per investire; la crescita non si fa vedere, nuove opportunità di investimento nemmeno, i Paesi della periferia europea sono costretti a cercare di far quadrare i bilanci (austerità), generando decrescita e disoccupazione e in sostanza desertificandosi. Dove dovrebbe andare tutta questa liquidità se non nei safe haven, visto che tutta questa storia non finirà bene se non cambiando completamente direzione (cosa che comunque l'Europa non sembra voler fare)? Ecco spiegati i (grossi) problemi della Svizzera (e in generale dell'Europa intera): il CEO di Swatch ha definito questa mossa uno "tsunami", appunto.

I problemi per Berna potrebbero non essere finiti se questa resa scatenerà la corsa degli speculatori: non è molto chiaro quale sarà la politica monetaria svizzera da oggi in poi, ma sarà meglio trovarne una in fretta e che sia credibile. Se la crisi russa dovesse aggravarsi e se gli europei non riusciranno a cavare un ragno dal buco, il franco potrebbe causare qualche terremoto in Svizzera, la quale, anche se non è in una situazione grave come altri Paesi dell'Europa (uno a caso: l'Italia), potrebbe decidere di far sentire gli effetti della sua crisi anche all'estero.



Read more: http://it.ibtimes.com/articles/74536/20150115/banca-centrale-svizzera-peg-euro-franco.htm#ixzz3OvJw5jY6
Il pericoloso caos del franco e della Banca Nazionale Svizzera
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Russia e Cina lanciano un'agenzia di rating alternativa a Moody, S & P e Fitch

Pubblicato su 16 Gennaio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECONOMIA

In sostituzione a quelle sospettate di contribuire alla crisi finanziaria globale


 Russia e Cina stanno ultimando i dettagli per lanciare quest'anno la loro alternativa alle principali agenzie di rating, sospettate di contribuire alla crisi finanziaria globale. Si tratta dell’Universal Credit Rating Group che sfiderà Moody, S & P e Fitch.


Il direttore di RusRating, Aleksandr Ovchinnikov, ha commentato, all'agenzia di stampa Sputnik, che " le prime valutazioni appariranno quest'anno," anche se ci sono ancora alcune formalità da espletare prima che la nuova agenzia, che avrà la sua sede a Hong Kong, veda la luce.
 
"Quando è nata l'idea di creare un'alternativa alle tre principali agenzie, abbiamo offerto un progetto che era pronto per essere lanciato e sostenuto dai governi della Russia e della Cina", ha detto Ochinnikov.
 
Secondo il funzionario russo, "le economie sviluppate hanno carta bianca per il credito, mentre a quelle in via di sviluppo viene assegnato un rischio alto di credito."
 
Gli analisti ritengono che entrambi i paesi "valutano le agenzie di rating americane non accurate e citano come esempio il caso del 2008, quando obbligazioni e debiti degli Stati Uniti sono stati considerati sicuri, ma contenevano ipoteche ad alto rischio.

Tratto da: http://www.lantidiplomatico.it/

Russia e Cina lanciano un'agenzia di rating alternativa a Moody, S & P e Fitch
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COLPO DI SCENA! GAZPROM: ''APPENA PRONTO GASDOTTO TURCO, TUTTO PASSERA' DA LI'''

Pubblicato su 16 Gennaio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA, ECONOMIA

Il monopolista russo del gas Gazprom, che dopo la rinuncia alla costruzione del gasdotto South Stream ha deciso di aprire un nuovo tracciato verso la Turchia ha avvertito oggi che, terminato questo gasdotto, i clienti Ue dovranno prendere il gas attraverso questo gasdotto e non più attraverso l'Ucraina. ''Il gasdotto Turkish Stream costituisce il solo itinerario attraverso il quale saranno trasportati i 63 miliardi di metri cubi di gas russo che attualmente transitano attraverso l'Ucraina'' ha chiarito il numero uno di Gazprom Alexei Miller in un colloquio col vicepresidente della Commissione Ue incaricato all'Energia Sefcovic. ''Non c'è - ha aggiunto - alcun'altra possibilità''. Con questo, l'Ucraina perde qualsiasi ruolo strategico per la Ue

Tratto da: http://www.ilnord.it

COLPO DI SCENA! GAZPROM: ''APPENA PRONTO GASDOTTO TURCO, TUTTO PASSERA' DA LI'''
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L’Italia importa enormi quantità di amianto dall’India, nonostante la legge lo vieti

Pubblicato su 16 Gennaio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

«La scoperta è sorprendente e allo stesso tempo inquietante: nonostante i divieti vigenti dal 1992, l’Italia ha importato nel 2012 ingenti quantità di amianto dall’India, addirittura come maggiore importatore con 1040 tonnellate. È tutto scritto in documenti ufficiali. Il dato è stato anche confermato dall’Agenzia delle Dogane».  

E’ l’aggiunto della procura di Torino, Raffaele Guariniello, il magistrato simbolo della lotta all’amianto, a svelare la vicenda, sulla quale ha aperto un fascicolo per verificare eventuali responsabilità sull’importazione e sull’utilizzazione del minerale.

Eppure la legge 257 del 27 marzo 1992 ha vietato «l’estrazione, l’importazione, l’esportazione la commercializzazione di amianto di prodotti di o contenenti amianto».Pur prevedendo delle limitate deroghe, vanno autorizzate dal ministero. 

In  questo caso, l’amianto, e si parla di 1040 tonnellate, sarebbe finito ad una decina di imprese e impiegato nella produzione di manufatti.

L’Agenzia delle Dogane ha dichiarato che le importazioni sono proseguite a tutto il 2014.

Secondo un report ufficiale del ministero indiano delle risorse minerarie, l’Italia risulterebbe il maggior importatore al mondo di amianto, un mercato di milioni di dollari.

Tratto da:http://www.articolotre.com

L’Italia importa enormi quantità di amianto dall’India, nonostante la legge lo vieti
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Intervista del giornale ceco Literarni Noviny al presidente Assad

Pubblicato su 16 Gennaio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in IPHARRA

Literarni Noviny: Signor Presidente, vorrei cominciare dal principio. Meno di dieci anni fa la Siria stava cercando di costruire relazioni positive con l’Occidente, lei si era incaricato di implementare riforme economiche consigliate dalla Banca Mondiale e John Kerry, fino al 2010, la chiamava ‘Mio Caro Amico’ e in qualche modo, improvvisamente, tutto questo é cambiato e lei é diventato un dittatore e una figura ‘hitleresca’ e così via. Qual’é la sua opinione in merito? Come si spiega questo cambiamento?

Bashar al-Assad: In effetti, io non sono affatto cambiato, né sono cambiate le nostre politiche, o i valori o i principi che le ispirano e le informano. Il problema sta nell’Occidente e non é un problema nuovo o sconosciuto. E’ collegato all’indipendenza del nostro paese. Ed é lo stesso problema che l’Occidente ha con molti altri paesi, di cui la Siria non é che uno. Durante il periodo che lei ha correttamente citato, diciamo tra il 2008 e il 2010, le relazioni erano buone però non si basavano sul rispetto reciproco. Per esempio la Francia avrebbe voluto che la Siria svolgesse un ruolo filo-occidentale nei confronti dell’Iran per la questione nucleare. E ci veniva chiesto non di prendere parte alle trattative, come avremmo potuto anche fare, ma, in qualche modo, di persuadere l’Iran a prendere passi lesivi dei suoi interessi. Ci rifiutammo di farlo. (Gli Occidentali) Volevano che prendessimo posizione contro la Resistenza nella regione, come ‘precondizione’ di un impegno di Tel Aviv a cessare o diminuire le sue aggressioni contro i Palestinesi e contro gli Stati circonvicini. Ci rifiutammo di nuovo. Avrebbero voluto farci firmare un Memorandum di Euro-Associazione che avrebbe leso gravemente la nostra economia trasformandoci in uno sbocco per i prodotti europei senza nessuna contropartita di valore. Ci rifiutammo, ovviamente, di farlo, per proteggere gli interessi dei nostri cittadini.

Questi sono solamente alcuni esempi di questa relazione, ma sono certamente tra i motivi che hanno portato al cambiamento di atteggiamento che lei menzionava. La stessa cosa é successa, se ci pensa, tra Occidente e Russia. A metà anni ’90 la Russia era considerata uno Stato amico dell’Occidente, ora, improvvisamente, sembra tornato l’Impero del Male; l’Occidente non perde occasione di demonizzare il Presidente Putin con la stessa propaganda che usa contro la Siria e la mia persona. Perciò il problema ha ache fare con l’indipendenza dei nostri paesi. L’Occidente non vuole partner paritari, vuole vassalli e clienti. Questo é il fulcro della questione che abbiamo in ballo con l’Occidente. Non ha niente a che fare con la Democrazia, la Libertà, il sostegno popolare o che altro. Guardi cosa é accaduto alla Libia e guardi come il terrore e le uccisioni continuano in Siria con la benedizione dell’Occidente.

LN: Ma in quei giorni, l’inizio della cosiddetta “Guerra al Terrore” non vide forse la Siria aiutare la CIA col suo programma di rapimenti illegali, interrogatori e anche torture? Perché deste il vostro appoggio?

BA: Vuol dire prima della crisi?

LN: Certo.

BA: Noi abbiamo dovuto confrontarci e lottare contro l’estremismo religioso e il terrorismo per quasi cinque decadi; attentati e attacchi di estremisti religiosi iniziarono in Siria negli anni ’70. Allora chiedemmo la cooperazione internazionale per fronteggiare quel fenomeno. Nessuno rispose. In occidente non erano interessati al problema. Questo spiega perché siamo sempre stati interessati ad aiutare qualunque paese che volesse fare uno sforzo condiviso per la lotta al terrorismo e per quella stessa ragione, quando finalmente ce lo chiesero, aiutammo gli Americani, sperando che il loro sforzo fosse sincero, ma lo faremmo anche ora con altri paesi, non cambieremo mai il nostro atteggiamento che sarà sempre di opposizione a ogni tipo di terrorismo. Il problema con l’Occidente é che non capisce la natura del fenomeno e di conseguenza sbaglia come affrontarlo. Pensano che combattere il terrorismo sia una specie di videogioco in cui vince chi elimina più nemici; gli sfugge totalmente che la parte più importante della lotta al terrorismo passa per la Cultura, l’Economia, il Sociale e altri campi ancora.

LN: A questo proposito, come commenta i recenti fatti francesi?

BA: Quando si parla di terrorismo si parla di uccisioni, di vittime civili e a prescindere dalle posizioni politiche, dalle simpatie, dalle antipatie, le vittime meritano rispetto, noi condanniamo il terrore che ha colpito la Francia come condanniamo ogni strage di innocenti ovunque avvenga nel mondo, questi sono i nostri principii.

Siamo uno dei Paesi con la migliore comprensione di questo fenomeno perché purtroppo ne abbiamo sofferto a lungo e intensamente, soprattutto negli ultimi quattro anni e abbiamo perso migliaia e migliaia di vite innocenti. Per questo simpatizziamo con i parenti delle vittime e con tutti i loro concittadini. Allo stesso tempo, però, vogliamo ricordare a molta gente in Occidente che più di una volta abbiamo lanciato avvertimenti e moniti riguardo questo genere di ripercussioni, fin dall’inizio degli attacchi contro il nostro paese. Abbiamo detto: non dovreste sostenere terroristi contro di noi fornendo loro appoggi materiali o anche solo morali, perché prima o poi questo fenomeno che scatenate contro di noi potrebbe volgersi contro voi stessi.

Non ci hanno ascoltato. I politici occidentali sono terribilmente miopi e terribilmente ostinati su queste cose. Quel che é accaduto in Francia ha dimostrato nei fatti, al prezzo di molte vite, che quel che dicevamo era vero. Allo stesso tempo questo incidente mette sotto accusa le leadership politiche europee, perché sono responsabili di quel che é accaduto a noi per quattro anni e per quel che é accaduto in Francia in questi giorni, e, forse anche di altro che é accaduto in Europa in occasioni precedenti.

LN: Secondo lei qual’é la via migliore per battere il terrore?

BA: Tralasciando situazioni ideali e concentrandoci sul presente, noi dobbiamo combattere il terrorismo tatticamente sul terreno per proteggere la popolazione, ma da un punto di vista più generale una serie di buone politiche può essere un’arma antiterrorismo più efficace di un Esercito: il terrorismo prospera sull’ignoranza, l’istruzione e la cultura ne sono l’antitesi, molti si rivolgono alla violenza per sfuggire alla miseria, un’economia pensata per contrastare la povertà e l’emarginazione può contrastare quel fenomeno, poi, ovviamente, lo scambio di informazioni e la cooperazione delle agenzie d’intelligence é sempre efficace ed auspicabile.

Il problema non si può risolvere, come si é visto, coi metodi impiegati dall’Occidente in Afghanistan dal 2001 in poi. Un gruppo di parlamentari Usa visitò Damasco all’epoca e ci trovammo a parlare dell’occupazione di quel paese; loro dissero molto apertamente che “Era la vendetta americana per gli attacchi dell’11 settembre”, io gli dissi che non avrebbero dovuto farlo, perché era stato come aggredire una massa tumorale col bisturi, col rischio di mandarla in metastasi e causarne la diffusione in tutto il corpo. Per questo, lo ribadisco, un mix di buone politiche e di contrasto mirato ai gruppi violenti é necessario, ma pretendere di affrontare il terrore solo con le armi in pugno é deleterio.

LN: E ha ripetuto la stessa cosa anche ai politici europei?

BA: Certo, ma come si é visto, senza che mi abbiano ascoltato.

LN: Sente che le politiche dell’UE o quelle dei suoi Stati membri siano cambiate in qualche maniera nell’ultimo anno?

BA: C’é un timidissimo, lentissimo cambiamento, ma ancora non vogliono ammettere la profondità e la radicalità dei loro errori. Non se la sentono perché sanno quanto siano andati fuori strada: hanno demonizzato me, il mio Governo, il mio Esercito, il mio Paese…quindi con che faccia possono fare ‘dietro front’ dopo tre anni di questa tiritera? Possono forse dire: “Bé dopo tutto forse ci eravamo sbagliati”. Ne dubito. Per cui coniano queste buffe formule secondo le quali in Siria esiste un grave pericolo di terrorismo, però sarebbe colpa mia. Non riconoscono i loro sbagli. Quindi sì, ci sono stati cambiamenti, abbiamo ricevuto contatti da vari dignitari europei, contatti che sono rimasti confidenziali, per cui non dirò nomi o nazionalità delle parti coinvolte. Privatamente, questi dignitari hanno apertamente riconosciuto gli errori fatti dall’Europa e hanno chiarito che l’Europa vorrebbe ripararli. A noi questo andrebbe benissimo perché vede, nella politica internazionale non ci deve esser posto per risentimenti, antipatie, odii, esistono solo gli interessi e le necessità e un buon rapporto con l’Europa per noi é una necessità ed é nel nostro interesse. Però non credo che i cambiamenti saranno rapidi, dobbiamo ancora vedere uno sforzo serio e profondo di un paese europeo in tal senso.

LN: Ha qualche opinione particolare riguardo la politica Céca nei confronti della Siria?

BA: Guardando all’UE in generale, abbiamo notato come i suoi Stati membri non abbiano condiviso tutti la stessa posizione nel corso della crisi. La Repubblica Ceca e la Romania hanno mantenuto le relazioni diplomatiche con noi per tutto il corso degli eventi e questo é importante e lo abbiamo apprezzato; d’altra parte non vuol dire che ci abbiano sostenuto, difeso o abbiano condiviso con noi alcun genere di solidarietà, però finché le relazioni sono aperte é possibile seguire con chiarezza una situazione e formarsene un’idea precisa. Quind direi che, pur non avendo buonissime relazioni con noi, quantomeno i politici cechi sono riusciti a mantenere con più precisione il ‘polso’ della situazione siriana, formandosene un’idea molto più accurata, obiettiva di quei paesi che chiusero le loro rappresentanze diplomatiche.

LN: Lei ha parlato della demonizzazione della Siria e della sua persona. Vorrei che mi spiegasse le sue convinzioni al riguardo. Ad esempio, c’é ancora quest’idea che la crisi continui a causa della sua ‘ostinazione’ a non lasciare il potere, che cosa ha da dire in merito?

BA: Nessun Presidente potrebbe rimanere al suo posto, in circostanze simili, senza un forte, profondo sostegno popolare, particolarmente se si subisce l’attacco coordinato di Stati Uniti, la maggioranza dell’UE, degli Emirati del Golfo, della Turchia, della Giordania e di certi gruppi e partiti libanesi. Solo gli stati petroliferi hanno speso letteralmente miliardi di dollari contro la Siria. Come potrei rimanere al mio posto senza il sostegno dell’opinione pubblica? Nemmeno un superuomo riuscirebbe in questo e in Siria non abbiamo superuomini al potere ma solo un uomo. Questo dimostra che io godo del sostegno popolare, e il popolo non mi sosterrebbe se pensasse che la mia presenza in quest’ufficio fosse la causa dell’attacco terroristico. Non avrebbe alcun senso.

Anzi, i Siriani sostengono il loro Presidente precisamente perché hanno un’idea chiara di quanto é successo nel paese dal 2011 in avanti, con il finanziamento da parte del Qatar di dimostrazioni speciose e di torrenti di propaganda volti a creare l’idea che in Siria stesse avvenendo una rivolta; a questo poi si é aggiunto il finanziamento saudita di centinaia e centinaia di cellule e gruppi terroristi. In seguito si unirono la Turchia, col suo sostegno logistico e il suo lungo e accidentato confine col nostro territorio, poi il Governo giordano e certi gruppi e partiti libanesi. Questa é la realtà, questo é quel che é successo e che sta accadendo. Non c’entra nulla il Presidente o la sua presunta ostinazione: possiamo forse dire che l’attacco agli Usa dell’11 settembre é avvenuto per colpa di Bush e che se lui avesse abbandonato la sua carica esso non si sarebbe verificato? Sarebbe una pretesa irrealistica e illogica. Loro lo sanno benissimo, ma insistono su questa linea per le ragioni che ho esposto sopra. Non vogliono, non possono ammettere i loro errori, non vogliono accettare di aver tragicamente equivocato la situazione siriana pensando che fosse simile a quella egiziana, tunisina, libica. Di avere ascoltato i consigli che venivano da parti come il Qatar, come l’Arabia Saudita, facendosi ingannare. Questo spiega quanto é successo alla Siria, non il fatto che il Presidente si dimetta o meno.

LN: Un’altra accusa molto popolare che le viene rivolta, anche in Repubblica Ceca, é quella che la vede come un assassino di massa del suo stesso popolo. Che ne pensa?

BA: Accusa diversa, ma stessa risposta. Come potrei uccidere il mio popolo, e quindi guadagnarmi il suo odio e il suo risentimento, e comunque rimanere al potere, visto che ho già mezzo mondo contro? Quale forza fantastica mi terrebbe al mio posto? E’ la stess risposta di prima, le ho detto. Questo scenario, se lo si analizza, si rivela completamente irrealistico. Noi stiamo difendendo il nostro popolo da aggressori esterni. Il sostegno popolare verso la mia carica e la mia persona é forte perché i cittadini si sentono difesi da me e dal mio Governo. Nessun Presiente riuscirebbe a uccidere il suo popolo, combattere i terroristi, combattere tanti paesi stranieri coalizzati contro di lui e restare al potere.

LN: Un’accusa più recente sarebbe quella che lei sia in realtà ‘socio’ dell’ISIS visto che l’Esercito Siriano non combatterebbe l’ISIS o almeno non quanto altre organizzazioni.

BA: Quindi mi faccia capire, io sarei ‘socio’ dell’ISIS che però continua ad attaccare e minacciare le nostre posizioni, uccidere i nostri soldati, occupare nostro territorio, e cosa ci guadagnerei? Di nuovo, queste sono palesi contraddizioni e ne cito un’altra: in Occidente si dice che staremmo beneficiando degli attacchi aerei americani. Qualcuno l’ha detto…ma allora, come potremmo beneficiare contemporaneamente da un ‘accordo’ con l’ISIS e dai bombardamenti Usa? A dispetto di queste sciocchezze, lo ripeto ancora, stiamo combattendo terroristi di ogni sorta, ISIS, Al-Nusra e altri ancora. Non esiste una singola ragione valida per sostenere l’esistenza di ‘accordi’ tra noi e questi gruppi, non una.

LN: A proposito dell’ISIS, sembra, almeno così pare dall’Europa, che l’Islam radicale stia crescendo nella regione e che si diffonderà sempre più. Lo pensa anche lei oppure crede che sia una specie, diciamo, di ‘fase’ che prima o poi perderà slancio e si indebolirà, magari tra dieci anni, qualcosa del genere?

BA: L’Islam radicale dalla nostra prospettiva di musulmani moderati, non é affatto Islam. Non esiste spazio per un simile estremismo nell’Islam, come non esiste nella Cristianità o anche nel Giudaismo. Tutte le religioni sono moderate; quando si incontra un estremismo che diventa omicida, a quel punto la religione non esiste più. Se proprio volessimo usare il suo termine ‘Islam radicale’, però, possiamo dire che sì, in effetti questa deviazione della religione islamica sta prendendo piede visto che é stata propagandata per decenni coi denari sauditi che hanno riempito di predicatori wahabiti moschee e centri di preghiera, scuole, canali televisivi, quindi, fino a che ci saranno finanziamenti per queste cose la crescita di questo errore, di questa eresia continuerà e non solo nella regione mediorientale ma anche in Europa. Quel che é accaduto in Francia é un forte indizio di ciò. Intendo che questi atti di terrore non sono sorti dal vuoto cosmico, ma dall’ideologia estremista, settaria, medievale che ha tanto successo in Arabia Saudita. Non c’é ragione di pensare che l’estremismo diminuirà se non si prenderanno misure per fermare il flusso di finanziamenti che lo alimenta e che produce persone capaci di questi atti.

LN: L’altr’anno lei ha detto che le battaglie più importanti della guerra siriana stavano per finire e che presto sarebbe iniziata la ricostruzione del paese. Quell’affermazione é ancora valida?

BA: In effetti, quando qualunque paese viene colpito da una guerra, l’area economica più importante diventa la ricostruzione del paese stesso. Questo sarà il punto principale della nostra economia e abbiamo già iniziato i piani per il processo ricostruttivo. Non bisognerà intervenire solo materialmente, sulle infrastrutture danneggiate o distrutte, ma bisognerà anche ricostruire cuori, animi, persone. Ma ora limitiamoci a parlare di cose materiali.

LN: Le chiedo della ricostruzione perché ora come ora molti paesi sostengono la guerra contro la Siria ma, una volta che la ricostruzione sarà iniziata, potrebbero voler prendervi parte per guadagnare dalla ricostruzione delle stesse cose che hanno distrutto prima. Nei piani per la ricostruzione quali partner stranieri sono contemplati?

BA: Abbiamo dei piani, alcuni dei quali in verità sono già iniziati e sono in corso in quelle aree bonificate dai terroristi e riconciliate. I piani sono a lungo termine e più impegnativi laddove i terroristi hanno causato danni più vasti e profondi. Per quanto riguarda i partner stranieri saremo selettivi, proprio per evitare la situazione da lei figurata. Non credo proprio che i Siriani accetterebbero di vedere compagnie di paesi ostili al lavoro in Siria. Giacché lei é Ceco, posso dire certamente che la Repubblica Ceca verrà considerata come possibile partner per la ricostruzione certamente molto prima di altri paesi europei visto che ha resistito alle pressioni esercitate dagli altri Stati affinché troncasse le relazioni diplomatiche con noi e che ci sarà sempre un porta aperta per ulteriori collaborazioni economiche anche dopo la fine della ricostruzione.

LN: Questa é una prospettiva allettante, ma può esserci una riconciliazione in Siria dopo quattro anni di guerra? Io penso che sarà un processo molto difficoltoso cercare di superare le ostilità che sono cresciute in questo periodo; può parlarci degli sforzi che state facendo in questo senso?

BA: Per fortuna posso dirle che una serie di sforzi in tal senso hanno già avuto successo in molte aree e non invento nulla a riguardo, né mi avventuro in sogni e speranze. Questo é già successo nei fatti. Inizialmente la questione che ci si é posta sembrava ardua come lei l’ha dipinta. Riusciremo? Potrà la gente dimenticare tanto sangue e ostilità? Non é stato facile, specie all’inizio, alcuni gruppi, più estremisti, hanno rifiutato ogni approccio, come hanno fatto Al-Nusra e l’ISIS. Ma altrove la percentuale di successo é stata soverchiante e i gruppi che erano ansiosi di venire a patti hanno allontanato, isolato, scacciato quelli ‘irriducibili’. Oggi, in molte zone della Siria, persone che avevano preso le armi su fronti opposti le hanno deposte e hanno iniziato a ricostruire le loro vite.

Molte aree hanno accolto positivamente gli sforzi di riconciliazione dal momento che più la guerra andava avanti e più diventava evidente anche a cittadini siriani che avevano preso le armi contro il Governo che stavano venendo usati come strumenti e che il denaro che gli arrivava dal Qatar e dall’Arabia Saudita o dal regime di Erdogan non faceva altro che aumentare la sofferenza e il dolore del loro paese, e quindi hanno dato un taglio ai loro errori e hanno svoltato nella giusta direzione. La mia risposta é che abbiamo capito come procedere in questa direzione con sempre maggior successo e più che mai siamo disposti ad accogliere nel processo di riconciliazione ogni Siriano che sia disposto a collaborare.

LN: Una certa riconciliazione potrebbe avvenire quando, a fine gennaio, a Mosca il suo Governo invierà una delegazione per discutere con alcuni rappresentanti dell’opposizione. Si aspetta risultati concreti? Cosa pensa di questa iniziativa russa?

BA: Io penso che la posizione russa sia quella di sostenere la lotta antiterrorismo siriana, il che é molto importante e, allo stesso tempo, sia sempre aperta a una via d’uscita politica. La nostra posizione é simile; non vogliamo perdere nemmeno un’occasione di trovare accordi e per questo parteciperemo all’incontro a Mosca, se avremo successo, sarà una buona, una ottima cosa, ma se così non fosse, non perderemo niente. Non andiamo in Russia per aprire un dialogo ma per ascoltare queste personalità e discutere le basi di un possibile dialogo: queste basi saranno il contenimento delle organizzazioni terroristiche, il sostegno all’Esercito, la lotta all’estremismo e altri simili argomenti. Io mi aspetto che questo incontro sia soprattutto e prima di tutto realistico.

Quando si parla di ‘opposizione’ noi non intendiamo solo qualcuno che si oppone a qualcosa; opposizione in senso politico sarebbe un partito o un’entità che ha rappresentanti in un’amministrazione locale o in un Parlamento che può influenzare la gente agendo in quelli che percepisce come i suoi migliori interessi, non negli interessi di Stati stranieri. Credo a questo come a un concetto universale. Ora, in questo gruppo di cui parliamo ci sono personalità molto differenti, alcune a loro modo patriottiche, altre non hanno alcuna influenza e non rappresentano alcuno all’infuori di sé stessi, e altri ancora non sono che marionette saudite, qatariote, francesi, turche o americane e quindi non le consideriamo nemmeno. Ci sono poi altre personalità che rappresentano ideologie estremiste.

Quindi é troppo presto, ora, per giudicare il potenziale di riuscita o fallimento di questo passo, comunque, sosteniamo l’iniziativa russa e crediamo di doverla perseguire fino in fondo, quantomeno per ascoltare la controparte. Se dirà qualcosa di utile e di interessante per il popolo siriano, per il paese, ci sarà un percorso condiviso, altrimenti no.

LN: Secondo rapporti dei media, i Russi stanno coordinando questo processo con gli Usa; vuol dire che le superpotenze possono provare a trovare un terreno comune sulla Siria, forse per la prima volta. Pensa che questo sia l’inizio della fine della guerra?

BA: Intende quando, se, troveranno questo terreno comune?

LN: Sì, se riescono finalmente ad accordarsi su qualcosa, se questo sarà positivo.

BA: Ogni intesa Est-Ovest, specie tra Russia e Usa, si rifletterà positivamente sulla regione, particolarmente in questo periodo e specialmente per quanto riguarda la Siria. Ma vorrei dire che la soluzione dovrà venire prima di tutto dalla Siria stessa. Inoltre, se vogliamo parlare di relazioni internazionali e del loro impatto bisogna essere seri. Quando si parla di terreno comunque, qual’é la natura di questo terreno? Quanto seri sono gli Usa verso il Qatar, la Turchia, l’Arabia Saudita, loro stati clienti e satelliti, non alleati, che non potrebbero nemmeno mandare un dollaro, un uomo o un fucile in Siria senza il beneplacito e l’ok americano? Senza una risposta chiara a queste questioni non sarà possibile trovare alcun terreno comune.

Finora gli Usa hanno giocato giochi e perso tempo. Gli Usa vorrebbero trovare il modo di usare la Russia contro la Siria, convincendo Mosca a metterci sotto pressione. Io credo che sia solo questo il ‘terreno comune’ di cui gli Usa sono alla ricerca. E non penso proprio che lo troveranno. I Russi stanno cercando in ogni modo di trovare un’intesa con Washington ma non vedo come gli Usa possano rispondere positivamente.

LN: La ringrazio molto Signor Presidente e mi auguro che questo anno possa essere buono per la Siria.

BA: Grazie a lei.

Sana

Traduzione di Suleiman Kahani

Tratto da: http://www.statopotenza.eu

Intervista del giornale ceco Literarni Noviny al presidente Assad
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Se penso che in Italia la maggioranza (inconsapevole) conta ancora sul fatto che avrà una pensione (decente)…

Pubblicato su 15 Gennaio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

Da il Grande Bluff di Stefano Bassi

Se penso che in Fallitaglia la maggioranza (inconsapevole) conta ancora sul fatto di percepire in futuro una Pensione decente…o semplicemente di percepire una Pensione…ahi ahi ahi!
Che brutti scherzi fa NON leggere l’informazione economico-finanziaria indipendente… ;-)

La (devastante) analisi che trovate qui di seguito riassume numeri&concetti che nel mio blog vi anticipo da secoli
(vedi il mio post di marzo 2013 INPS verso la Bancarotta? Ciao Ciao alle PENSIONI…)

—————————————————————–

Pensioni, Inps in rosso. Stato ripiana con tasse
Gli italiani le pensioni se le pagano certo, ma finora e ancora con le tasse e non certo solo con i contributi. …. 

Ogni anno mancano una quindicina di miliardi nonostante la riforma delle pensioni. 
Ci pensa lo Stato con le tasse a ripianare, infatti l’Inps è debitore verso lo Stato di circa 100 miliardi all’anno, debito in crescita.
Debito in crescita e bilanci in rosso…..
Conti dell’INPS che parlano di debiti verso lo stato raddoppiati o quasi negli ultimi anni e di un patrimonio praticamente azzerato

….un dato per certi versi inquietante: per ogni 126 pensioni erogate ci sono appena 100 lavoratori che contribuiscono a pagarle.
E’ il saldo tra un paese che paga una pensione (23 milioni) ogni 2,5 abitanti, ha 16, 5 milioni di pensionati e ha perso circa un milione di posti di lavoro…..
Quindi o una parte rilevante del fisco dovrà ancora e sempre essere indirizzata a pagare pensioni, insomma pensioni pagate sì con gli individuali contributi dei lavoratori ma anche con tasse di tutti i contribuenti, o pensioni tagliate………

……Numeri che sono, almeno per l’anno appena concluso, cioè il 2014, poco più che delle mere previsioni visto che, nelle elaborazioni fatte ad inizio anno, si partiva da ottimistiche prospettive di crescita del Pil e dell’inflazione che non si sono poi verificate.
Numeri che comunque parlano di un orizzonte in cui continueranno ad essere più le uscite (324 miliardi attesi nel 2014, 328 nel 2015, 333 nel 2016) che le entrate correnti, stimate rispettivamente in 313, 319, 324 miliardi.
….E se è vero che nel 2013 le entrate correnti dell’Inps sono salite a 312 miliardi e crescono dal 2010, non basta questo a garantire il futuro perché l’incremento non è dovuto ai maggiori contributi versati da chi dovrà avere la pensione (che scendono nel 2013 a 209 miliardi, dai 210 del 2012), bensì proprio ai maggiori trasferimenti pubblici che sono aumentati a 98,4 miliardi (quasi 100, appunto) dagli 84 del 2010….

Per meglio comprendere “come butta”
aggiungete  al contesto le seguenti variabili peggiorative (citando solo le più macroscopiche)
e vedrete che il 2+2=0 vi risulterà più chiaro…:

1. Uno Stato Italiano Fallito con un mega-debito pubblico che sta in piedi solo grazie ai tamponi di Draghi e grazie ad una pressione fiscale già oggi del tutto insostenibile (sommata a patrimoniali “mascherate” su risparmi, patrimoni etc).
E questo Stato Fallito già oggi deve sovvenzionare a botte da 100mld all’anno (!) un Ente nel quale la maggioranza inconsapevole ripone una fiducia adamantina per la propria futura pensione…uaoooo!

2. L’Italia non solo è in depressione economica ormai da 6 anni ma, a causa del suo declino strutturale e multi-causale, non crescerà mai più come una volta.
Pertanto buona parte della disoccupazione è strutturalmente non più riassorbibile (No-okkupato? Allora no-versare-cammelli&contributi ad INPS…)

3. Entro 30-40 anni il 60% della popolazione italiana sarà over 65 (!)
Dunque il 40% della Popolazione dovrà produrre abbastanza ricchezza per sostenere il 60%…e non ci riusciamo già oggi che gli over 65 sono “solo” il 30%….
vedi il mio post: In italia 22 milioni di anziani/pensionati e 6 milioni di dipendenti pubblici. Quasi la metà della popolazione…Più chiaro adesso?…

4. Siamo in piena deflazione salariale in stile vietnamita dunque i “nuovi lavoratori” man mano contribuiranno (pensionisticamente) sempre meno rispetto a quelli precedenti

5. L’Italia non è nemmeno un Paese Statalista ma bensì un Paese Feudale (mascherato da statalista) che dunque non persegue l’efficienza ed il benessere a vantaggio della maggioranza dei cittadini ma soprattutto il massimo vantaggio per Baroni, Vassalli, Corporazioni etc A DISCAPITO della maggioranza dei cittadini (tra parentesi, più il Declino avanza e “restringe la Torta”, più il Feudalesimo stringe la sua presa sulle “risorse nazionali” sempre minori).
Voi mi direte: ma che c’entra questo?
C’entra…c’entra…eccome se c’entra! ;-)
vedi il mio post: L’Italia non è (nemmeno) un Paese “Statalista” ma un Paese “Feudale&Corporativo” (2.000 persone legate alla “politica” gestiscono l’80% del PIL)

Insomma…
le voragini che già oggi vedete nell’INPS
sono immancabilmente destinate ad allargarsi sempre di più (in modo strutturale)
Lo schema pensionistico italiano
è UNO SCHEMA PONZI sempre meno SOSTENIBILE
ed è prima o poi destinato a fare CRASH,
insieme alle VOSTRE IPOTETICHE FUTURE PENSIONI sulle quali la maggioranza fa ancora affidamento manco fosse un dogma di fede…

Ed ancora qualche datuccio REALISTICO…

Spesa Pubblica al 50,5% del PIL, trainata dalla spesa previdenziale. Giovani generazioni strangolate.
…..Si noterà che la “componente di Spesa Pubblica” realmente esplosiva, senza freni e trainante e’ quella delle Prestazioni Sociali in Denaro, voce della Spesa Pubblica, che per l’85% e’ connessa all’erogazione di pensioni di vario tipo (la parte restante e’ in prevalenza legata alla Disoccupazione).
La cifra e’ astronomica: 325 miliardi negli ultimi 12 mesi (periodo tra ottobre 2013 e settembre 2014). L’incidenza e’ passata in 10 anni dal 38% al 44%, un’anomalia mondiale. 
La Spesa per Prestazioni Sociali in Denaro all’85% e’ costituita’ da Prestazioni previdenziali. In Italia vengoro erogati oltre 23 milioni di assegni pensionistici, di cui 7 milioni a persone sotto i 64 anni, nonostante il fatto che l’Italia abbia in vigore una delle Riforme Previdenziali piu’ severe del mondo (che pero’ per andare a regime necessita di tempi lunghi). 
Nel frattempo, le giovani generazioni, cui verra’ applicata una disciplina previdenziale severissima (bassi assegni erogati a partire su per giu’ dai 70 anni di eta’), sono sottoposte ad una pressione fiscale notevole, e beneficiano (in modo diretto o indiretto) di una quota di spesa pubblica limitata………

Quando racconto a persone a me vicine che ho deciso di lasciare Fallitaglia per “Italialtrove”…
il bello è che si preoccupano sinceramente per me:
“Ma sei sicuro? Hai valutato bene la sanità, l’Istruzione, il sistema pensionistico del Paese Target rispetto ai livelli italiani?…” (e qui tralascio “i pipponi” che mi fanno su clima, cibo, serpenti e cavallette…).
Questa “preoccupazione-specchio” in realtà deriva da un classico errore psico-economico che viene fatto dalla maggioranza: il paragone tra Fallitaglia ed Italialtrove viene fatto sul passato, sul presente od al massimo a 12-24 mesi…
Se invece la proiezione comparativa venisse fatta a 5-10-20 anni (sulla base di dati/analisi reali e non sulla base di luoghi comuni illusori e spesso indotti)
allora da parte delle persone a me vicine le preoccupazioni nei miei confronti svanirebbero immediatamente
per lasciare posto ad una profonda ed angosciosa preoccupazione per SE STESSI (e soprattutto per i propri figli) in correlazione alla LORO decisione di rimanere abbarbicati ad una Fallitaglia in declino strutturale ed irreversibile.
Si preoccupano per me che voglio “sbilanciarmi sempre più” nel quadrante Sud-est asiatico…che teneri… ;-)
In realtà sono io a preoccuparmi per LORO che rimangono qui in Fallitaglia senza avere una visione realistica di medio-lungo sulla quale ricalibrare il loro calcolo costi/benefici
e/o spesso senza nemmeno l’intenzione di voler vedere la realtà delle cose.
IO so benissimo quello che faccio, anche se oggi mi costa assai…
mentre loro non sanno o non vogliono vedere quello che fanno: questo oggi costa ancora poco ma domani costerà loro moltissimo.
Perché in questo Paese tra 5-10-20 anni sanità, pensioni, istruzione etc saranno solo un lontano ricordo rispetto a come sono oggi (e già sono in crollo verticale rispetto anche solo a 5-10 anni fa).
Per contro, specularmente in molte Nazioni di Italialtrove sta accadendo l’esatto contrario ed il livello dei servizi sta salendo
fino a quando s’incrocerà ad “X” con la linea discendente del ns. livello di servizi… (in certi casi l’incrocio è già avvenuto).
vedi il mio post:  Guardate bene questo grafico e poi ditemi se VERAMENTE credete che possa esistere “LA” soluzione…”LA” salvezza etc etc

Tratto da: http://www.rischiocalcolato.it
Se penso che in Italia la maggioranza (inconsapevole) conta ancora sul fatto che avrà una pensione (decente)…
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