Blog di frontediliberazionedaibanchieri

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

ARBOREA (OR) NON MOLLIAMO DI UN CENTIMETRO

Pubblicato su 10 Marzo 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POPOLI LIBERI

Giovanni Spanu si paragona a una vecchia quercia.

«Se mi sradicano da questo terreno io muoio all'istante. Qui c'è la linfa: la mia vita e quella della mia famiglia.

E per questo non andrò mai via, se vogliono sbattermi fuori hanno solo una possibilità: ammazzarmi e trascinarmi via cadavere.

Quest'azienda vale più di seicentomila euro ma è stata venduta all'asta per centoquindici: sapete perché? Per una cambiale da quindici milioni di vecchie lire». A settantacinque anni compiuti l'anziano agricoltore di Arborea affronta senza cedere quella che ha tutte le caratteristiche della battaglia finale: difendere la casa e l'azienda che l'ufficiale giudiziario tenta di sgomberare da un anno. Giovanni, la moglie Bernardetta, i cinque figli e i nipotini hanno deciso di rispedire l'avviso di sfratto e per combattere con loro si è formato un piccolo esercito: centinaia sardi arrivati da ogni angolo dell'isola e decine di giovani partiti anche da altre regioni.

L'ingresso dell'azienda (due case grandi e sette ettari di terreno verde) è sbarrato da un muro di balle di fieno: di giorno e di notte c'è sempre qualcuno che presidia il fortino. In prima linea ci sono i rappresentanti di una costellazione di movimenti: dagli indipendentisti sardi al comitato per la zona franca, dal popolo delle partite Iva a Popoli Liberi.

Mentre si organizzano i presidi e la mobilitazione si allarga via Facebook, signor Giovanni si preoccupa prima di tutto delle galline e dei maiali che scorrazzano dietro casa. I figli, invece, si occupano delle gestione delle serre: impianti sterminati dove si coltivano carote, fragole e altri ortaggi di qualità. «All'inizio degli anni Novanta avevo firmato una cambiale agraria e ho restituito i soldi con due anni di ritardo. Sì, in ritardo ma comunque ho pagato e con gli interessi: i ventiquattro milioni che la banca mi chiedeva li ha versati mio fratello. Ero convinto di aver saldato tutti i debiti e a distanza di vent'anni ho scoperto che per la banca quella cambiale non era stata onorata. E il debito è lievitato fino a 125 mila euro. Senza alcun avviso hanno messo la casa all'asta, l'hanno venduta a 115 mila euro e io ho scoperto tutto sette mesi dopo. Quando l'ufficiale giudiziario ha suonato il campanello».

Del grande pasticcio burocratico e giudiziario, Giovanni e Bernardette hanno capito molto poco ma hanno preso l'unica decisione possibile: «Noi la casa non la abbandoneremo mai». «Io – aggiunge lui – ho la seconda elementare e non sono capace di lottare con le banche. Mi sono affidato a un avvocato e credevo di non avere debiti con nessuno. Per costruire quest'azienda e assicurare un tetto ai miei ho lavorato in campagna per più di quarant'anni: ora non posso accettare che mi venga portato via tutto».

Ad Arborea, una piccola Pianura Padana in terra sarda, ci sono altri cinquanta agricoltori nella stessa situazione.Nella piccola colonia veneta al centro della Sardegna, una grande palude bonificata ai tempi di Mussolini, ora si coltivano ortaggi e mangimi, si allevano 36 mila vacche e si producono 500 mila litri di latte all'anno: la parola disoccupazione da queste parti l'hanno sentita per la prima volta due anni fa. «Qui le aziende che hanno un procedimento giudiziario in corso sono una cinquantina ma in tutta la Sardegna sono almeno 1500 – ricorda Antioco Patta, un ex sindacalista che ora presidia la casa degli Spanu – La mobilitazione non è solo finalizzata a salvare questa famiglia ma anche all'approvazione di una legge che renda inviolabile l'abitazione e l'azienda».

Dalla campagna ora la battaglia si sposta in Consiglio regionale.

La Stampa

ARBOREA (OR) NON MOLLIAMO DI UN CENTIMETRO
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LE SIMILITUDINI DI MARCO DONAT CATTIN E TOMMASO CACCIARI

Pubblicato su 10 Marzo 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POPOLI LIBERI

LE SIMILITUDINI DI MARCO DONAT CATTIN E TOMMASO CACCIARI
In molti ricorderanno, specie per chi ha piu' di 40 anni, la figura di Marco Donat Cattin, gli episodi avvenuti sabato 8 marzo 2014 ci fanno fare un balzo inietro nel tempo di circa 30 anni.


Marco e Tommaso ambedue figli di esponenti politici di spicco italiani, il primo figlio di Carlo noto esponente della Democrazia Cristiana , una vita passata in politica dalla fondazione della CISL nel 1950 e soprattutto da politico , dal 1954 fino al 1989 ed occupo' la poltrona di Ministro parecchie volte, in quasi 40 anni : Ministro del Lavoro e Previdenza Sociale ,Ministro per gli interventi straordinari nel Mezzogiorno, Ministro dell'Industria, Commercio e Artigianato, Ministro della Sanità

il secondo figlio di Paolo noto esponentepolitico veneziano, nonche' fratello del piu' famoso Massimo ex sindaco di Venezia dal 1993 al 2000 e dal 2005 al 2010 europarlamentare nel 1999 e legatissimo al PCI fin dagli anni settanta con potere operaio, Paolo papa' di Tommaso invece non ha avuto una carriera folgorante come lo zio di Tommaso, ma anche lui nel comune di Venezia puo' vantare un buon curriculum ... dal 1976 al 1985 è stato per il PCI: consigliere comunale, assessore e vicesindaco (dal 1982 al 1985) del Comune di Venezia, consigliere regionale dal 1990 al 2000. Eletto in Consiglio Comunale di Venezia (dal 2001 al 2005), ne diviene assessore all'ambiente e alle politiche giovanili e per finire ha lavorato all'ufficio stampa della CGIL del Veneto dal 1987 al 1990.


Il filo comun denominatore tra ormai lo scomparso Marco e Tommaso è la protezione alle proprie malefatte ad opera degli organi competenti in quanto figli e appartenenti a famiglie ' potenti '.


Marco intraprese la lotta armata con prima linea , nel 1976 la fondo' e prese il nome di comandante Alberto, nel periodo 1976-1979 prese parte direttamente a numerose azioni di fuoco, lasciò una striscia di sangue, in una di queste, il 29 gennaio 1979, assassinò a Milano, insieme a Sergio Segio, il magistrato Emilio Alessandrini.Partecipò anche direttamente , all'omicidio del barista Carmine Civitate a Torino, il 18 luglio 1979, effettuato come rappresaglia.Grazie alle rivelazioni del terrorista pentito Roberto Sandalo, nel maggio del 1980 la polizia lo identificò tra i membri più importanti di PL. Marco Donat-Cattin riuscì a scappare in Francia, ma il 20 dicembre 1980 venne arrestato a Parigi ed estradato in Italia nel febbraio 1981).

Il padre, Carlo Donat-Cattin, esponente della sinistra sociale della Democrazia Cristiana e ministro in diversi governi all'apice della sua carriera nel 1980.Usufruendo della legge sulla dissociazione e poi di quella sui collaboratori di giustizia, che concedeva sconti di pena a collaboratori e dissociati, Donat-Cattin ottenne gli arresti domiciliari nell'ottobre del 1985, pochi giorni dopo l'assoluzione per insufficienza di prove dall'accusa di concorso morale nell'assassinio del criminologo Alfredo Paolella. Tornò libero il 24 dicembre 1987. Morale della favola ... 6 anni di galera ...


Tommaso invece ha preso la linea della guerriglia urbana, sapendo a priori che essere il mandante di azioni di rappresaglia sul territorio veneziano non potranno scalfire la sua liberta'. Caro Tommaso non sei nuovo a simili episodi basta ' navigare ' un po' in internet e in pochi secondi si capisce la pochezza del tuo essere, sabato con il tuo fidato compagno di merenda del centro sociale Rivolta di Mestre il caro Valentini Michele, avete aggredito gratuitamente anche donne di 50 anni e famiglie che erano li nel piazzale a manifestare, con autorizzazione della questura ...

(nel fermo immagine vediamo in azione il fido Michele intento a scambiare messaggi di pace verso le forze dell'ordine, le quali non lo hanno neanche identificato o trattenuto .... logicamente aveva qualche secondo prima partecipato alla vile aggressione ... questa è la sicurezza veneziana ... ).... il loro dissenso per temi che toccavano Venezia a 360 gradi, che andavano dalle fiabe a sfondo omosessuale distribuite negli asili veneziani, alla protesta contro un centro culturale destinato alla religione islamica, quando ce ne gia' uno a Mestre, contro il default dell'amministrazione pubblica veneziana, contro la disoccupazione,contro l'assegnazione delle case popolari agli immigrati e non ai veneziani, contro lo sterminio delle partite iva e non per ultima per ultima la sicurezza a Venezia ...


Chirurgicamente avete volontariamente aggredito quelle dieci di persone comprese donne e madri di famiglia che stavano allestendo un palco con autorizzazione, certo essere eroi con tirapugni in 50 contro dieci non c'è da vantarsi, ma leggiamo i tuoi twitter e ci vergogniamo noi per te ...


Ti proclami e ti eleggi dalla parte dei giusti, poi sei il primo a chiedere a papa' lo sfratto di un appartamento con una famiglia in difficolta' in zona Giudecca, perchè vivere in centro fa tanto radical chic ...
Continua pure la tua lotta personale, tanto i tuoi ' sponsor ' siedono tranquillamente a Ca' Farsetti e addirittura si candidano alle elezioni europee del 22 maggio con Tsipras .... vorremmo sapere chi ha il coraggio di votarli ...tra Seibezzi, Sgrena, Luxuria, Vendola e il pluripregiudicato Casarini è un ardito compito mettere una x su quella scheda elettorale.


Per quanto riguarda la sicurezza vorremmo che il Questore di Venezia leggesse questo volantino dell' UGL di Padovanon pensiamo servano tante considerazioni in merito, quando Eurogendfor prendera' il posto dei Carabinieri e alla Polizia non lasceranno neanche un cent per fare la benzina ai propri mezzi, sappiate che i ragazzi del c9d Popoli Liberi sono in strada dal 9 dicembre 2013 autofinanziandosi per i diritti primari di ogni cittadino. In 3 mesi di presidi su tutto il territorio non abbiamo mai creato problemi, siamo sempre stati alle regole, perche' siamo onesti cittadini.


Caro Tommaso concludiamo dicendoti solo una cosa non trovare i pretesti di infiltrazioni ' fasciste ' noi siamo per il federalismo regionale, per il ritorno alla sovranita' monetaria e nazionale, non abbiamo certo voluto noi il terzo governo tecnico ... non abbiamo voluto noi entrare nell'euro ... ti fossi almeno letto il nostro programma ti saresti risparmiato l'ennessima figura di uomo piccolo, perche' picchiare le donne con violenza gratuita nel giorno della loro festa fa di te e dei tuoi amici delle persone di bassissimo livello morale.


Che la giustizia faccia il suo corso e che non si riviva piu' il favoritismo alla Marco Donat Cattin solo perche' essere figli di ... ti possa tutelare sempre nella vita ...


Cara Camilla Seibezzi speriamo tanto che in cuor suo abbia avuto la sua piccola rivincita personale, dopo 15 giorni di pubblici incitamenti di rivalsa fisica verso questa manifestazione, si sia resa conto che se non c'è scappato il morto è solo un miracolo ... si prenda le sue responsabilita' del caso, come le dovrebbero prendere il sindaco Orsoni e il suo scricchiolante entourage ... pessimo spot per Venezia.

Popoli Liberi

LE SIMILITUDINI DI MARCO DONAT CATTIN E TOMMASO CACCIARI
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Senza moneta siamo in agonia? Toseranno i risparmi

Pubblicato su 10 Marzo 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Non fate l’errore, cari lettori, di credere davvero che quella di Graziano Delrio sia stata la classica scivolata su una buccia di banana frutto dell’inesperienza. Non è così. Perché il sottosegretario alla presidenza del Consiglio è tutto tranne che un politico inesperto: è furbo, preparato, e naviga a vari livelli nei marosi della politica attiva da qualche decennio. Se parla, sa cosa dice. E quando ha parlato di aumentare la tassazione sui Bot dall’attuale 12,5% – sottolinea Mauro Bottarelli – non ha dato fiato a una voce dal sen sfuggita: ha testato la piazza, su preciso mandato. «È come nel rugby: la prima mischia ordinata della partita serve a testare la consistenza del pacchetto avversario. Chi vince la prima, impone le regole tutta la partita. Magari non fisicamente, ma sicuramente psicologicamente».

Non a caso, aggiunge Bottarelli su “Il Sussidiario”, il comunicato con cui Palazzo Chigi ha tentato di tamponare l’incidente diplomatico alla vigilia del voto di fiducia è la classica toppa peggio del buco: si dice infatti sì che Graziano Delriol’intenzione non è quella di imporre nuove tasse bensì di abbassare quelle attuali, ma si parla anche di rimodulazione delle aliquote per finanziare l’abbattimento del cuneo fiscale. Quindi, non si esclude affatto che quel 12,5% possa diventare 15%. O magari 20%. Tanto, come ha detto Delrio, la vecchietta con i suoi Bot non starà male per questo. Tanto più che servirà a qualcosa di importante, ovvero l’abbattimento del costo del lavoro per aiutare i giovani a essere assunti e gli imprenditori ad assumere. «Un bel ricatto morale, fatto alla perfezione. Ce lo chiede l’Europa, mancava nel comunicato. Ma non tarderà a saltare fuori questa formula».

Questo, insiste Bottarelli, è il governo dei curatori fallimentari, in missione per conto della Commissione Europea. Lo si capisce benissimo fin dalle prime battute, «al netto del nulla cosmico in cui si è sostanziato il discorso di Matteo Renzi al Senato, tra bambini che meritano scuole sicure e investimenti esteri mischiati insieme come in un frullato zuccheroso di buone intenzioni senza nemmeno una cifra o un provvedimento concreto». Per capire l’aria che tira, continua l’analista del “Sussidiario”, basta dare un’occhiata a quello che sta succedendo all’estero. Nel silenzio più assoluto, il governo austriaco ha appena reso noto che i detentori di bond di Hypo-Alde-Adria-Bank,Davide Serranazionalizzata nel 2009, potrebbero non vedersi ripagato il capitale: questo avviene in Austria, non a Cipro o in Grecia.

La decisione del governo toccherà solo i bond con garanzia della provincia della Carinzia, mentre quelli con garanzia federale pagheranno secondo le regole. Ma un nuovo modello, dopo quello cipriota del bail-in, sembra giunto in Europa a mostrare la via. «Ora, se il governo di un paese sano come l’Austria arriva a questo nei riguardi di un istituto nazionalizzato, a cosa potrà arrivare quello italiano, paese dove le banche hanno oltre il 12% di sofferenze sul totale dei prestiti e Monte dei Paschi dovrà essere nazionalizzata entro la fine dell’anno?». D’altronde, il governo Renzi «ha una genealogia lunga e tutta compresa nel documento segreto redatto dalla Commissione Europea, che la Reueters ha intercettato e letto». Eccone il punto fondamentale: «I risparmi dei 500 milioni di cittadini dell’Unione Europea saranno usati per finanziare investimenti a lungo termine per stimolare l’economia e contribuire a riempire il vuoto lasciato dalle banche dall’inizio della crisi finanziaria».

Ufficialmente, la Commissione vuole “svezzare” le economie dei 28 paesi sudditi «dalla loro pesante dipendenza dai prestiti bancari, e trovare altri mezzi di finanziare le piccole imprese, i progetti infrastrutturali e altri investimenti». Tutto questo, in una situazione in cui – in previsione dell’unione bancaria – le banche temono gli stress test «che, se venissero condotti in maniera seria, vedrebbero una serie di bocciature capace gli spedire gli spread reali sulla luna». C’è poi la ricetta di Davide Serra, il guru finanziario di Renzi. Secondo Serra, «il primo problema è il debito sbilanciato: troppodebito pubblico, poco privato e poco delle aziende. Questo blocca la crescita». Serra, inoltre, propone anche l’abolizione del contante e il ricalcolo di tutte le pensioni, oggi modulate col sistema retributivo, per rimetterle al magrissimo sistema contributivo: «Il tutto – conclude Bottarelli – per dare i soldi in surplus ricavati alle imprese, sgravando le banche dal loro compito. RenziIn qualche modo, una redistribuzione forzosa dai vecchi ai giovani: tu chiamala, se vuoi, rottamazione».

Da quando hanno preso i soldi dalla aste Ltro della Bce, le banche«stanno comprando debito pubblico come se non ci fosse un domani». Chiedere agli istituti di credito di finanziarie anche le imprese? «E’ troppo. Ci pensino i cittadini-contribuenti: attraverso le pensioni, la tassazione sui Bot, i tagli sulle detenzioni obbligazionarie e magari domani un bel prelievo forzoso sui conti correnti, come suggerito poco tempo fa dal Fmi». Certo, aggiunge l’analista, l’aver tenuto in piedi l’euro come moneta, agendo sul debito sovrano, ha comportato un prezzo alto da pagare, e non solo per la banche: si è fatto grippare del tutto il motore di creazione di credito in Europa. Il quale oggi è creato dalle banche, che lo fanno indebitandoci: così, la massa monetaria s’è ridotta all’1,5% annuo, ben sotto al target del 4,5% a cui fa riferimento la stessa Bce per mantenere l’inflazione al 2%, come detta il suo mandato.

C’è però un problemino, reso noto  da Eurostat: inflazione stabile a gennaio per l’Eurozona. Ovvero: la deflazione è dietro l’angolo. «Se non aumenta la massa monetaria, non sale l’inflazione: e Draghi non solo non è stato in grado di mantenere il suo target del 4,5% ma lo ha dimezzato, facendo scendere il tasso inflattivo sotto la metà dell’obiettivo prefissato del 2%». Avverte Bottarelli: «In queste condizioni, l’Italia muore. E i soldi vanno presi dove ci sono, ovvero nel risparmio dei cittadini, visto che le banche non prestano ad aziende non finanziarie». Ergo: «Preparatevi alla grande tosatura, cari lettori, il governo dei curatori fallimentari è qui per questo. E Delrio non è affatto lo sprovveduto che vogliono dipingere: ha tastato il polso, su mandato. Ora basterà uno scossone, un’emergenza a livello europeo, uno spavento sullo spread e tutto sarà possibile. Perché ce lo chiede l’Europa e lo farà con la faccia giovane, fresca e rassicurante di Matteo».

Tratto da: libreidee.org

Senza moneta siamo in agonia? Toseranno i risparmi
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LA SPAR(T)IZIONE DELL’EUROPA

Pubblicato su 10 Marzo 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in EUROPA

La Russia è considerata il nemico numero uno e un pericolo persistente dagli Usache non intendono mollare l’osso unipolaristico benché, oramai, l’ordine geopolitico unilaterale che essi hanno in mente sia meno di una remota eventualità il cui prezzo, peraltro, è troppo alto da pagare per chiunque, in termini di instabilità e caos planetario.

Nonostante ciò gli statunitensi non vogliono abbandonare questa strategia totale che accelererà i rischi di conflitti globali precoci e in condizioni di crescente incertezza per ogni attore che avrà grosse difficoltà a prevedere le mosse altrui. I Risultati fin qui ottenuti dall’amministrazione Obama e dal cerchio decisionale ristretto che l’accompagna sono dubbi eppure la strada è ancora quella segnata in una passata fase storica.

Laddove qualcosa sfugge alla sfera d’influenza di Washington si interviene per fomentare disordini e contrasti sociali (anche quelli pericolosissimi di tipo etnico) con manovre subdole e divisive di modo che nessuno sbrogli il bandolo della matassa. Se non può comandare la Casa Bianca nessuno deve farlo in ossequio ad una massima disorganizzazione internazionale che, secondo gli yankees, è pur sempre un beneficio per il vecchio potere.

L’America gode certamente di un relativo vantaggio sugli altri protagonisti dell’epoca in corso ma sta usando scriteriatamente la sua “rendita posizionale” aggravando la precarietà del contesto globale senza ricavarne nulla di duraturo. La sfida lanciata all’orso russo in prossimità dei suoi confini, dopo aver subito lo smacco siriano, è la prova evidente di questa volontà prepotente che amplificherà le complicazioni degli stessi partners atlantici di Washington, dentro e fuori le loro frontiere. Quest’ultimi, ritrovatisi in prima linea senza volerlo e senza poter opporre il proprio punto di vista all’alleato dovranno subire i guai e i guasti generati dagli scenari aperti e mai chiusi, e saranno aggiuntivamente scompensati da ulteriori ingerenze nella loro politica estera ed anche negli affari interni, in virtù di questa serrata dei ranghi che stride con gli approcci bilaterali (con russi, cinesi ed altre realtà emergenti) intessuti faticosamente negli ultimi anni.

Il giogo si farà più pesante e sconveniente tanto che infine si porrà comunque la questione dirimente: quella per cui sia meglio ripiegare entro i precedenti orizzonti di crisi che però sono un terreno conosciuto da lunga pezza oppure rischiare aprendosi alle nuove possibilità ed uscire in qualche maniera dall’impasseattuale . L’alternativa è dunque tra una sicurezza percepita come tale ma che, tuttavia, non resisterà a lungo alle trasformazioni in atto e l’accesso ad un ventaglio di opportunità il cui risvolto non è affatto scontato ma che potrebbe essere pagante nel medio-lungo periodo.

Al momento, i Paesi europei, pur se con qualche timida eccezione, non sciolgono i vincoli di ieri e si aggrappano alle vane speranze di un tempo irrimediabilmente perduto. E’ questo l’errore imperdonabile, nonché il fallimento completo, delle classi dirigenti comunitarie. Il Ministro degli Esteri italiano Federica Mogherini che “intima” a Putin di fermarsi, quando è evidente che costui sta soltanto ripristinando i suoi interessi alla porte di casa, dopo un colpo di stato organizzato fuori da Kiev, è l’emblema di questa bancarotta diplomatica. Del resto, la Mogherini è stata investita della funzione dopo l’endorsement della Casa Bianca che decide gli assetti dei nostri governi, di qualunque sponda o colore essi siano. Ovviamente, non ce l’abbiamo con la persona ma denunciamo un fatto: in Italia non si muove foglia che straniero non voglia. E si vede.

Non ci saremmo aspettati nulla di diverso da lei che ricopre quel ruolo per imprimatur atlantico.  Ma ci vuole un po’ di decenza perché questa volta è chiaro anche ai bambini che la crisi in ucraina non l’ha scatenata Putin ma il Dipartimento di Stato americano insieme ai gruppi oltranzisti della parte ovest del Paese. E non vogliamo nemmeno trascurare le interferenze tedesche e lo zampino di altre componenti dell’UE nella grave escalation che ha messo gli ucraini gli uni contro gli altri.

Chi ha voluto, come ha scritto Kissinger, trasformare l’Ucraina nell’ avamposto di una sfida senza esclusioni di colpi tra Occidente ed Eurasia ha commesso uno sbaglio. Lo dice Kissinger che non è mai stato uno stinco di santo ma, certamente, non è mai stato nemmeno un avventurista come gli attuali decisori statunitensi che stanno portando il mondo sull’orlo del baratro. Mentre la Mogherini punta il dito e s’impanca l’America punta i missili e sbanca. Da un lato l’amministrazione Obama minaccia di chiudere il cerchio dello scudo antimissile posizionando i suoi vettori a Kiev, dall’altro vuole spodestare la Russia dagli affari energetici in Europa, col pretesto di diminuire la dipendenza dell’UE dal Cremlino. Nel fare questo amplia la sua già ingombrante presenza che non è soltanto finanziaria ma soprattutto militare. E’ notizia di questi giorni che, come riporta il NYT, in risposta alla crisi in Ucraina, i legislatori americani e le compagnie energetiche stanno spingendo per esportare gas naturale in Europa nel tentativo di minare l’influenza della Russia sul continente. L’Amministrazione Obama dovrebbe muoversi per aumentare le esportazioni ed aiutare gli alleati.

L’aumento delle esportazioni di gas naturale è considerato dagli Usa uno strumento per rafforzare la politica estera statunitense in Europa. Perché quando lo fa Putin è inaccettabile mentre se lo dichiara apertamente Obama facciamo i salti di gioia? Si badi bene che l’intento non è per niente economico poiché sono gli stessi americani ad ammettere che “il Governo dovrebbero usare le esportazioni di gas naturale come una leva fondamentale della diplomazia statunitense nel vecchio continente”. La Mogherini si giri pure dall’altra parte per non sentire la verità ma di questo si tratta.

In questo clima Putin si gioca tutta la sua credibilità e il futuro della Russia, per questo non arretrerà di un passo in Ucraina, anche a costo di dividerne le spoglie. Secondo quanto afferma Edward Luttwak il piano russo si spingerà molto oltre l’indipendenza della Crimea. Il progetto del Cremlino è quello di creare una “Nuova Russia” che comprenderà tutti i territori ad est del Dniepr (ci sarebbe pronta persino la nuova bandiera) di origine russofona. E lo farà, sottolinea Luttwak, nel più americano dei modi, cioè facendo prevalere il principio wilsoniano dell’autodeterminazione degli Stati e dei popoli. Questa “Nuova Russia” avrà come centro amministrativo Kiev che è attraversata e divisa in due dal fiume Dniepr, la parte ovest resterà in mano agli occidentali, la parte est diventerà la capitale della Repubblica nascente. Probabilmente Putin accetterà in cambio di cedere Odessa che è situata ad ovest del Dniepr per garantirsi uno spazio omogeneo ai suoi confini.

Gli europei potrebbero assistere inermi a questa ennesima divisione della propria area se russi e americani si accorderanno in tal senso. E tutto ciò per non aver voluto cooperare con Mosca quando era possibile, prestando fede alla bugie americane. Non ci aspettiamo che la nostra Ministra degli affari esteri capisca tutto questo ma ci auguriamo almeno che riesca a tenere per sé le sue minacce infantili. Nel frattempo siamo noi ad essere ridotti a dei moncherini geopolitici anche a causa della Mogherini e di chi l’ha preceduta.

Tratto da:http://www.conflittiestrategie.it -Scritto da: Gianni Petrosillo

LA SPAR(T)IZIONE DELL’EUROPA
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La pagliacciata dei fondi europei

Pubblicato su 10 Marzo 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Questa mattina Repubblica-Napoli ha la notizia, anche se non la capisce e la tratta come semplice gossip politico. C’è 1 miliardo di euro dei Fondi europei spartito in 400 fette (1mld:400= 2.5mil a fetta) che De Luca e i comuni del salernitano cercano di scipparsi a vicenda. Basterebbe questa oscenità di giornata a spiegare cosa sono i Fondi strutturali europei: grottesca dispersione a pioggia delle risorse, pura spesa clientelare, finanziamento del consenso politico.

Erano stati concepiti ”per promuovere lo sviluppo e l’adeguamento strutturale delle regioni in ritardo di sviluppo”.

Sono diventati delle targhe bronzee apposte in bella evidenza all’ingresso di giardinetti, ville comunali, piazze: arredi urbani progettati da famigerati uffici tecnici zeppi di similarchitetti laureati in un qualche similCepu.

Oppure sono il restauro dei beni culturali: regge ville monumenti siti archeologici. Fabbriche di San Pietro, dove l’aureo principio keynesiano (scavare buche per riempirle nuovamente) trova una sua moderna applicazione: si restaura senza conoscere la destinazione d’uso dei beni o il loro destino produttivo a regime. Finito il restauro, torna il degrado.

O sono loghi che campeggiano sui 6×3 che le regioni italiane, o subregioni, o spicchi di territorio, portano in giro per il mondo: “Vieni nel Metapontino”, c’era scritto su un poster qualche anno fa nell’aeroporto di Dubai.

O consulenze che i sindaci concedono per le più bizzarre ragioni a sociologi comunicatori esperti della qualunque, e che alleviano la disoccupazione più di ogni CIG.

O gettoni distribuiti nei Consigli di Amministrazione delle partecipate comunali provinciali regionali per docenti universitari ragionieri commercialisti avvocati.

Sono i concerti di De Gregori Mannoia Arisa D’Alessio Barbarossa Britti che risvegliano dal torpore torride serate estive nei più sperduti paesini del Mezzogiorno interno.

O le migliaia di sagre che si svolgono per esaltare ravanelli carciofi funghi mele annurche fragole fagioli “rigorosamente” doc km zero slow food no ogm.

E, se di questa colossale torta avanza qualcosa, i Fondi sono il pagamento surrettizio, totalmente illegale, di stipendi e servizi nelle regioni e comuni, unica possibilità per coprire i buchi neri della sanità, dei trasporti locali o per far fronte alle pressioni di avventizi precari stagionali ex-forestali ex-detenuti riuniti in cooperativa.

Parole? Basta un po’ di pazienza. Andate a spulciarvi i BUR (Bollettini Ufficiali Regionali) nel Mezzogiorno, e troverete molto di più. E tra un po’ potrete spulciare anche i BUR del Nord. Perché, grazie ad una geniale intuizione di Trigilia, ultimo ministro alla coesione (sic!) territoriale, nel ciclo 2014-2020 i Fondi finanzieranno anche il Nord, non solo il Mezzogiorno. Invece di lavorare per l’uscita dall’Obiettivo 1 delle regioni del Sud, i governanti italiani ci fanno entrare anche le regioni del Nord. A pietire assistenza in Europa ci andiamo tutti appassionatamente, borbonici e leghisti. Italioti.

I Fondi programmati per lo sviluppo, ha ribadito qualche ufficetto di Bruxelles. Fragorosa, colossale risata. Prima dei Fondi strutturali, grazie alla famigerata Cassa del Mezzogiorno (fatto 100% il Nord), il Sud era passato dal 50% al 70% del Pil. Grazie ai Fondi strutturali, negli ultimi venti anni, è tornato al 50%. Un 20% che (aggiunti gli interessi) si è mangiato la politica meridionale.

Non possono cambiare destinazione i Fondi? Non possono essere utilizzati per ridurre drasticamente il cuneo fiscale – come ha proposto Roberto Perotti qualche giorno fa – peraltro risparmiando i soldi del cofinanziamento nazionale che dà il diritto ad usarli? E chi lo ha detto? Scalfari? E chi se ne frega.

Anzi, piccola ragione in più per andare a Bruxelles con la collezione dei BUR degli ultimi venti anni e parlarne con serietà e serenità con i partner europei. La ridefinizione degli obiettivi dei Fondi Strutturali europei sarebbe una vera, grande opera di bonifica economica, politica e morale. Contro qualche burocrate di Bruxelles, contro i famelici politici meridionali e gli ottusi opinionisti nazionali. Fallo, Matteuccio: la Merkel capirà.

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La pagliacciata dei fondi europei
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La nostra rivoluzione

Pubblicato su 10 Marzo 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA

Cosenza.

Soffoca in mezzo al caos.

Muore ogni volta che vince chi l’ha ridotta un circolo vizioso di massoni. Chi l’ha voluta sporca, incapace, incivile … serva silenziosa dei pochi cinghiali al potere.

Ma non chiedeteci perché andiamo via. Chiedeteci perché restiamo.

Perché, ostinati, non molliamo la presa su una terra consumata fino all’osso da chi ne ha fatto il suo personale orinatoio.

Chiedeteci perché restiamo, perché sopportiamo d’essere ricoperti d’immondizia ed escrementi. Perchè, nonostante il puzzo acido che ci stringe la gola, restiamo. Ancora qui.

Non chiedeteci perché andiamo via. Chiedeteci perché restiamo, perché – soffocati in spazi stretti ed intersezioni che nascondono le più abiette verità – resistiamo, pensiamo, parliamo.

 

… Perché non abbiamo nient’altro che la parola, perché la nostra rivoluzione la facciamo pensando. Perché ci hanno abituato ad elemosinare assistenza, a lamentarci per l’inerzia di altri, a mendicare dignità, a stringere le spalle di fronte alle più indicibili violenze, a non sentire il bisogno di giustizia.

Non chiedeteci perché andiamo via, chiedeteci solo perché restiamo, perché sputiamo in faccia a chi ci vorrebbe sempre così, perché ci appare ridicolo un “governo del cambiamento” che, però avalla il veleno di sempre, quello che vorrebbero ci scivolasse rapidamente addosso, immobilizzandoci … come sempre.

Ma siamo stanchi e le spalle … le abbiamo forti. Le idee sono granitiche, e le parole … inarrestabili. Ne abbiamo abbastanza di tracce di vita sparpagliate in mezzo al fango di questa tragicomica gestione politica.

Non siamo noi a dover andare via.

Noi abbiamo solo questo …. idee, parole e questo spazio di terra. Continuiamo a pensare, a parlare, perchè è questa la nostra rivoluzione.

***

“Scrivete la verità perchè la parola viva, perchè nascosto sotto il velo, il pensiero – avvolto come una molla – scattando all’improvviso, uccida“.

(Feniks 66)

fonte: Just Laurè

Scritto da: Oltrelacoltre

La nostra rivoluzione
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La verità sull’Economia italiana. Altro che ripresa!

Pubblicato su 10 Marzo 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Ecco un quadro approfondito (e desolante) sul nostro paese che giornali e tv non vi faranno vedere mai.

Non si disturba il manovratore Renzi, si parla di ripresa.

Ma la realtà è un’altra…

Siatene consapevoli e sostenete l’informazione libera.

 

 

Ammortizzatori: 80 miliardi erogati dall’Inps dall’inizio della crisi tra cassa integrazione e indennità di disoccupazione; a giugno, richiesta Cig in aumento + 1,7% rispetto a maggio e in calo -4,9% su giugno 2012 (fonte: Inps);

Benzina: da gennaio a luglio 2013 i consumi di benzina sono calati -6,3%, per cui il gettito fiscale (accise e imposte) e’ sceso -2,9%. Considerando i primi sette mesi del 2013, i consumi petroliferi sono complessivamente scesi del 7,3% rispetto allo stesso periodo del 2012 (fonte: Unione Petrolifera);

Cassa integrazione: nel complesso sono state autorizzate 704 milioni di ore nel periodo gennaio-agosto 2013 (fonte Inps); ad agosto Cig +12,4%. Salgono straordinaria e in deroga;

Chiusura aziende: per la crisi, tra il 2008 e il 2012 hanno chiuso circa 9mila imprese storiche, con più di 50 anni di attività. Si tratta di 1 impresa storica su 4 (fonte: Ufficio Studi della Camera di commercio di Monza e Brianza);

Competitività: Italia al 49° posto nel mondo, battuta anche da Lituania e Barbados (fonte: World Economic Forum);

Consumi: nel periodo 2012-13 contrazione record dei consumi di -7,8% (fonte: Federconsumatori). Cio’ equivale ad una caduta complessiva della spesa delle famiglie (vedi sotto “Spesa famiglie”) di circa 56 miliardi di euro; il biennio 2012-2013 e’ stato consumi ”senza dubbio il peggiore sul fronte dei consumi, tornati indietro ai livelli del dopoguerra” (fonte: Codacons);

Credito alle imprese: secondo la Bce nel luglio 2013 contrazione di -3,7%, superiore a quella registrata a giugno (-3,2%) e maggio (-3,1%). Prestiti bancari fino a 12 mesi, quelli piu’ adatti a finanziare il capitale circolante delle imprese: -4,0%. In fumo 60 miliardi di prestiti solo nel 2012;

- Debito aggregato di Stato, famiglie, imprese e banche: 400% del Pil, circa 6.000 miliardi;

Debito pubblico: nuovo record a ottobre, a quota 2.085 miliardi di euro. Lo rende noto la Banca d’Italia nel supplemento al bollettino statistico di finanza pubblica. A settembre il debito delle pubbliche amministrazioni era stato pari a 2.068 miliardi. Gli interessi pagati dal Tesoro sono stati 86,7 miliardi nel 2012. Secondo le previsioni il debito pubblico salirà al 130,8% del Pil nel primo trimestre 2014, rispetto al 123,8% del primo trimestre 2012;

Deficit/Pil: 2,9% nel 2013. Peggioramento ciclo economico Imu, Iva, Tares, Cassa integrazione in deroga lo portano ben oltre la soglia del 3%. Per la Bce ci sono rischi crescentisu obiettivi deficit 2013, peggiora disavanzo, con sostegni a banche e rimborso debiti PA;

Depositi: nelle banche italiane in totale sono scesi nel luglio 2013 a 1.110 miliardi di euro contro i 1.116 miliardi di giugno. I depositi delle famiglie sono stabili a 918,5 miliardi, quelli delle società sono scesi da 198,4 a 191,6 miliardi (fonte: Bce);

Disoccupazione: Il tasso di disoccupazione a gennaio 2014 è balzato al 12,9%. I disoccupati sfiorano i 3,3 milioni (fonte: Istat). E’ il tasso più alto sia dall’inizio delle serie mensili, gennaio 2004. Disoccupazione giovanile: e’ record anche il tasso di disoccupazione dei 15-24enni: a gennaio 2014 è pari al 42,4%. Nell’Eurozona per il 2013 le stime confermano una disoccupazione al 12,3%, e per il 2014 al 12,4% (fonte Bce);

Entrate tributarie: Le entrate tributarie nei primi 10 mesi dell’anno si sono attestate a 307,859 miliardi di euro, in calo di circa 1,4 miliardi rispetto ai 309,301 miliardi di euro dello stesso periodo del 2012. A ottobre sono state pari a 29,266 miliardi di euro, in lieve ribasso rispetto ai 29,601 miliardi dello stesso mese del 2012.

Evasione: Nel 2013 5mila evasori totali e 17,5 miliardi nascosti. Secondo le stime elaborate dall’Istat l’imponibile sottratto al fisco si aggira ogni anno attorno ai 275 miliardi di euro;

Export: a ottobre 2013 si registra una diminuzione sia dell’export (-0,5%) sia, in misura più rilevante, dell’import (-2,6%). (fonte: Istat); a ottobre 2013, il saldo commerciale è pari a +4,1 miliardi, superiore a quello registrato a ottobre 2012 (+2,3 miliardi). Al netto dell’energia, l’attivo è di 8,9 miliardi. Nei primi dieci mesi dell’anno, l’avanzo commerciale raggiunge i 23,7 miliardi e, al netto dei prodotti energetici, è pari a quasi 70 miliardi.

Fabbisogno dello stato: sulla base dei dati preliminari del mese di dicembre, il fabbisogno annuo del settore statale del 2013 si attesta a 79,7 miliardi, che si confrontano con i 49,5 del 2012.

Fallimenti: nel primo semestre 2013 si sono registrate 6.500 nuove procedure fallimentari, in aumento +5,9% rispetto allo scorso anno;

Felicità: Italia depressa, il ‘fu-Belpaese’ è 45° nella classifica mondiale, stando al secondo Rapporto sulla Felicità dell’Onu;

Fiducia aziende: l’indice composito sale da 79,8 di luglio a 82,2 di agosto.

Fiducia consumatori: torna ai livelli massimi da due anni. Il clima di fiducia dei consumatori aumenta, ad agosto, a 98,3 da 97,4 del mese di luglio.

Gettito Iva: nel periodo gennaio/aprile 2013 tra le imposte indirette prosegue l’andamento negativo dell’IVA (-7,8%) per effetto della flessione registrata dalla componente relativa agli scambi interni (-4,7%) e di quella relativa alle importazioni da Paesi extra UE (-21,4%) che risentono fortemente del deterioramento del ciclo economico;

Immobiliare: nel primo trimestre 2013 l’indice dei prezzi delle abitazioni ha registrato una diminuzione dell’1,2% rispetto al trimestre precedente e del 5,7% nei confronti dello stesso periodo del 2012 (fonte: Istat);

Imprese: in 6 anni sparite in Italia 134 mila imprese (Cgia);

Inflazione. Nel 2013 in Italia il tasso d’inflazione medio annuo è stato pari all’1,2%, in decisa diminuzione rispetto al 3% del 2012. Si tratta del dato più basso dal 2009.

Insolvenze bancarie: quelle in capo alle imprese italiane hanno sfiorato a maggio 2012 gli 84 miliardi di euro (precisamente 83,691 miliardi);

Lavoro: da 2005 Italia fanalino di coda classifica occupazione Ue15 (fonte Istat); Lavoro, 6 milioni in cerca e 7 su 10 temono di perderlo (fonti: Istat e Coldiretti);

Manifattura: l’indice Pmi è salito a 51,3 punti ad agosto, dai 50,4 del mese precedente, segnando il livello massimo da 27 mesi a questa parte. Secondo Markit alla base dell’espansione della produzione c’è stato un incremento dei nuovi ordini, il più marcato in oltre due anni, in particolare dall’estero.

Neet: 2,2 milioni nella fascia fino agli under 30, ragazzi che non studiano, non lavorano, non imparano un mestiere, i totalmente inattivi sono il 36%;

partite Iva: crollate -400.000 (-6,7%) dal 2008 (fonte Cgia Mestre);

poveri: per la crisi sono raddoppiati dal 2007 al 2012 a quasi 5 milioni (fonte Istat);

Prezzi produzione: l’indice dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali è aumentato a luglio dello 0,1% rispetto al mese precedente e diminuito dello 0,9% nei confronti di luglio 2012. Lo ha comunicato l’Istat.

Pil: il Prodotto interno lordo dell’Italia, ovvero la ricchezza complessiva del paese, alla fine del 2012 era di 2.013,263 miliardi di dollari (dati Ocse) o 1.565,916 miliardi di euro (fonte: relazione del governo al Parlamento – 31 marzo 2013). Nel secondo trimestre il Pil Italia è stato confermato in contrazione -0,2% dopo il -0,6% nei primi tre mesi dell’anno. Comparando il secondo trimestre del 2013 con gli stessi mesi dell’anno precedente il calo è -2,0% (fonte: Eurostat). S&P ha abbassato la sua previsione di crescita 2013 per l’Italia, a -1,9% rispetto al -1,4% previsto a marzo 2013 e al +0,5% stimato a dicembre 2011. L’ultima previsione dell’Istat per il 2013 e’ -2,1%. Il Fmi ha tagliato le stime del pil Italia 2013 a -1,8%. Anche l’Ocse prevede una contrazione di -1,8%, unico paese in recessione del G7. Nel 2012 il Pil ha subito una contrazione di -2,4%. E un crollo senza precedenti di -8,8% dall’inizio della crisi nel secondo trimestre del 2007 (fonte Eurostat);

Potere d’acquisto delle famiglie: -2,4% su base annua, -94 miliardi dall’inizio della crisi, circa 4mila euro in meno per nucleo;

Povertà. Nel 2012 la povertà assoluta ha colpito il 6,8% delle famiglie e l’8% degli individui. I poveri in senso assoluto sono raddoppiati dal 2005 e triplicati nelle regioni del Nord (dal 2,5% al 6,4%). E’ quanto emerge dal quarto Rapporto sulla Coesione sociale presentato da Inps, Istat e ministero del Lavoro.

- Precariato: contratti atipici per il 53% dei giovani (dato Ocse);

Produzione industriale: crollata -17,8% negli ultimi dieci anni. La produzione industriale e’ calata -1,1% a luglio 2013 e -4,3% rispetto a luglio 2012 (fonte Istat);

Reddito famiglie: nel 2013 e’ tornato ai livelli di 25 anni fa, oggi 1.032 miliardi di euro, rispetto ai 1.033 del 1988 (fonte: Confcommercio);

Ricchezza: dall’inizio della crisi nel secondo trimestre del 2007 il pil e’ crollato -8,8% (fonte: Eurostat), pari a una perdita di oltre 150 miliardi di euro. L’Italia comunque e’ il paese piu’ ricco in Europa per via del patrimonio immobiliare dei cittadini ma tra quelli a minor reddito e con il piu’ alto tasso di poverta’: la ricchezza netta pro-capite, pari a 108.700 euro, supera di poco quella dei francesi (104.100 euro) e dei tedeschi (95.500 euro) (Fonte Bce-Bankitalia);

Servizi: il fatturato delle aziende che operano nel settore servizi (80% del Pil Italia) nel secondo trimestre 2013 risulta in calo -2,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; l’indice Pmi relativo alle imprese dei servizi in Italia resta sotto i 50 punti (che indica contrazione): 48,8 ad agosto (fonte: Markit);

Sofferenze bancarie: a dicembre 2013 ammontavano a 155,8 miliardi, nuovo record, e ben 30,9 in più rispetto ai 124,9 miliardi di fine 2012 (fonte: Bankitalia).

Spesa famiglie:: prosegue il calo della spesa delle famiglie italiane, nel secondo trimestre del 2013 si contrae -3,2%, e per i beni durevoli -7,1% (fonte: Istat);

Tasse: 262 scadenze per i cittadini italiani dall’Irpef, all’Iva, all’Irap, etc. Il livello eccessivo di tassazione provoca un effetto negativo, noto come curva Laffer e non e’ compatibile con la crescita;

Spesa pubblica: in 15 anni e’ salita +69% a 727 miliardi. Rispetto a una ricchezza di 1.565 miliardi di euro, lo stato spende il 48% del pil. E con gli interessi sul debito pubblico supera il 52%;

Vendite al dettaglio: in calo a giugno 2013 -3% su base annua, -0,2%. Nel trimestre aprile-giugno 2013 l’indice è calato -0,3%.

Aggiornato: 26/12/2013

fonte: http://www.wallstreetitalia.com/

Tratto da:http://ilcontagio.org

La verità sull’Economia italiana. Altro che ripresa!
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ALLE EUROPEE CENTRODESTRA-SINISTRA CANDIDANO ''IL MEGLIO'': DA MASTELLA A DE MITA, DA SCAJOLA A D'ALEMA (TUTTI PRO-EURO)

Pubblicato su 10 Marzo 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Mentre anche la lista Tsipras attira critiche per la selezione dei candidati, i partiti italiani si preparano, come consuetudine, ad esportare in Europa il 'meglio' della nostra politica. Se dovesse andare male l'esperienza fra Bruxelles e Strasburgo, c'è sempre la possiblità fra qualche anno di riciclarsi nuovamente in Italia, com'è accaduto a Riccardo Nencini (PSI), condannato lo scorso anno a restituire al Parlamento europeo qualcosa come 455mila euro di "spese di viaggio e assistenza" indebitamente accreditate nel periodo in cui svolgeva il ruolo di europarlamentare (1994-1999). Oggi Nencini è addirittura viceministro delle Infrastrutture, il dicastero degli Impresentabili (Lupi, Incalza, De Caro).

Presunti rottamati, impresentabili, vecchi rappresentanti della Prima Repubblica, politici che sembravano 'finiti' fino a pochi mesi fa. Procediamo con ordine, perchè la lista è lunga.

8 legislature in Parlamento, due in Europa, ex ministro della Giustizia (promotore di un disegno di legge bavaglio sulle intercettazioni approvato alla Camera senza che un deputato votasse contro), democristiano nella Prima Repubblica, un po' di qua e un po' di là nella Seconda, imputato con la moglie e altri dirigenti UDEUR nel procedimento sulla presunta gestione clientelare dell'ARPAC (Agenzia Regionale per l'Ambiente in Campania). Si, parliamo proprio di Clemente Mastella, reduce da cinque anni in Europa con il PDL, ora potrebbe essere ricandidato dal partito di Silvio Berlusconi.

Potrebbe tornare Claudio Scajola, due volte ministro dei governi Berlusconi e due volte dimissionario, già ministro dell'Interno. Le prime dimissioni arrivano nel 2002, per aver dato del "rompicoglioni" a Marco Biagi, assassinato dalle nuove Brigate Rosse. Fu richiamato al governo durante il quarto esecutivo del Cavaliere, allo Sviluppo Economico. Si dimise per la famigerata vicenda della casa al Colosseo "pagata a sua insaputa" dall'architetto Zampolini. Scajola è stato recentemente assolto in primo grado perchè "il fatto non costituisce reato". Il fatto è provato  (il milione di euro versato da Zampolini, che ha patteggiato la pena), ma non sarebbe stato provato il "dolo eventuale". Come Mastella anche Scajola è un reduce della Prima Repubblica, già sindaco di Imperia targato DC nei primi anni Ottanta.

A proposito di Prima Repubblica: perchè negare un nuovo giro in Europa a Ciriaco De Mita, che fece il primo ingresso nel Parlamento italiano esattamente 51 anni fa (nel 1963)? Il nome del'86enne De Mita (già candidato ed eletto nel 2009 con l'UDC di Casini e Cesa) potrebbe essere inserito in una delle tante liste di 'centro'. De Mita è un marchio di successo, come dimostra il nipote Giuseppe, già assessore della giunta Caldoro in Campania, poi portato da Scelta Civica a Montecitiorio. Se nonno Ciriaco dovesse segnare il passo, potrebbe lasciare il posto alla figlia Antonia.

Ma anche in casa centrosinistra ci sono possibili riciclati di lusso. A cominciare da Massimo D'Alema, 'costretto' da Renzi a non candidarsi alle Politiche del 2013 (come Walter Veltroni), l'ancora influente leader che ha visto arrivare al Tesoro Padoan, l'ex presidente della sua fondazione Italianieuropei e suo consigliere negli anni a Palazzo Chigi (1998-2000), potrebbe tornare a Bruxelles dopo l'esperienza dal 2004 al 2006. Se Renzi non dovesse cedere (non lo vuole candidato PD), potrebbe trovare spazio o con i Socialisti Francesi o con l'SPD in Germania. Dovrebbe trovare posto invece Goffredo Bettini, nome 'pesante' per la sinistra della Capitale, già coordinatore nazionale della fallimentare esperienza di Walter Veltroni alla guida del PD. 

Infine, anche se le sue quotazioni vengono date in ribasso, c'è la possibilità che torni in pista anche Antonio Di Pietro. L'Italia dei Valori è praticamente scomparsa, cinque anni dopo l'exploit proprio alle Europee quando, trascinata dalle candidature 'forti' di Sonia Alfano e Luigi De Magistris, il partito ottenne il suo massimo storico: l'8 per cento. Vorrebbe essere candidato in tutta Italia, ma quel che resta del suo partito ha espresso contrarietà. Intanto lui ha indossato nuovamente la toga dopo 20 anni, come avvocato di parte civile nel procedimento sulla compravendita dei senatori in corso a Napoli, che vede Silvio Berlusconi imputato per corruzione. 

Fonte notizia it.ibtimes.com - che ringraziamo.

Tratto da:http://www.ilnord.it

ALLE EUROPEE CENTRODESTRA-SINISTRA CANDIDANO ''IL MEGLIO'': DA MASTELLA A DE MITA, DA SCAJOLA A D'ALEMA (TUTTI PRO-EURO)
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TOMMASO CACCIARI: DALLE AGGRESSIONI DI MARGHERA, ALL'AIUTO AI " RIBELLI LIBICI" ( A FIANCO DELLA NATO), AGLI SFRATTI

Pubblicato su 10 Marzo 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POPOLI LIBERI

Queste sono alcune delle “ azioni” di Tommaso Cacciari. E’ dedito ad aggressioni fin dal 2003 ed ancora lo fanno girare indistrurbato insieme al suo “ compagno di merende” , Valentini. E’ una vergogna, è uno schifo.

Claudio Marconi

P.S. solo per farvi una idea di chi si lascia libero ed indisturbato a mettere a repentaglio l’ordine pubblico.

Fra gli aggressori sono stati riconosciuti Tommaso Cacciari, Max Gallob e Michele Valentini. Nelle vicinanze si aggirava anche Beppe Caccia

VIGLIACCHI

I FATTI:Verso le 10.20 siamo partiti in una quindicina di ragazzi con alcune bandiere arrotolate di AN e Azione Giovani dalla nostra sede a Mestre, per paura che certi personaggi ci danneggiassero le auto ho ritenuto opportuno lasciare le auto in piazza S. Antonio a Marghera, ben lontano da P.le Tommaseo. Uno dei ragazzi mi ha avvisato che un “volto noto” girava in motorino da quelle parti, e parlava al cellulare ma non ci abbiamo dato ulteriore peso, pensavo si sbagliasse. Alle 10.40 siamo arrivati in Via Kossuth da piazzetta Gar; a 10 metri dal Piazzale Martiri delle Foibe, da dietro la siepe sono usciti circa 7 persone, a volto scoperto. Avanzavano con fare deciso. Poi anche da dietro l’angolo del palazzo ne sono usciti altri; saranno stati una ventina. Le ragazze che erano con noi sono scappate indietro, mentre altri (pochi, fra cui io) davanti non abbiamo nemmeno fatto in tempo ad aprire bocca: sentivamo gridare fascisti, fascisti. Ricordo chiaramente il volto di una ragazzina mentre mi veniva incontro urlando. Lo ricordo per la foga, l’odio, la cattiveria con cui mi guardava. Nemmeno il tempo di capire e mi sono sentito dare pugni sulla testa, mi sono accasciato in avanti d’istinto. Sentivo ancora pugni sul cranio e sul dorso e urla, tante urla. Non so nemmeno come, ma sono riuscito a divincolarmi e indietreggiare, sono scappato indietro. Al che ho visto le ragazze che stavano riprendendo a correre via per via Manetti (lato est). Non capivo bene perché. Poi ho capito. Ho capito quando ho visto altri autonomi che entravano in via Kossut da via Manetti (lato ovest). “Vai via fascista!” urlavano, “vai via!”. Non avevo scampo, ho alzato le braccia e ho detto:”Ok, va bene, ce ne andiamo!”. “No! Tu non vai da nessuna parte!”, e si avvicinavano. Ho corso, per la stessa via dove ho visto fuggire le ragazze; ho corso come non avevo mai fatto prima. Sentivo i passi di altri che mi rincorrevano, ma non mi sono girato fino alla fine della via, dove c’era una laterale a sinistra: non c’erano più! “Ci hanno lasciati andare!?”. No non era così; abbiamo scoperto poco dopo che ci stavano raggiungendo dalla via parallela. Abbiamo corso ancora fino a raggiungere un altro condominio e ci siamo nascosti. Ci volevano ammazzare, non ci volevano allontanare!. Il problema era allora che eravamo rimasti solo in 5. E gli altri? Scattano le telefonate, tutti vivi. Per fortuna. Abbiamo atteso che arrivassero a prenderci i funzionari della digos e portarci in salvo. Solo allora ho realizzato: non avevo più gli occhiali, avevo un gran mal di testa e mal di schiena, il giubbino strappato. Un po’ alla volta ci siamo ritrovati tutti, alcuni sanguinanti, altri illesi. Solo al pronto soccorso ho realizzato che stava cominciando a farmi male la mandibola, ma non avrei mai pensato ad una frattura. Con me al pronto soccorso sono finiti anche altri tre ragazzi malmenati selvaggiamente. Uno di noi ha ancora il segno della fibbia di una cintura stampato sulla tempia a poca distanza dall'occhio. Sembra che sia un regalo di Tommaso Cacciari figlio dell'assessore di Venezia e nipote dell'ex- "sindaco" Massimo Cacciari.
La mia speranza è che tutte le forze politiche, dopo quello che è successo, prendano coscienza del problema. La speranza è che agguati di questo tipo non si verifichino più. Perchè di agguato si è trattato. Non oso pensare cosa sarebbe successo se uno di noi fosse caduto a terra. Non voglio pensarci. Finora le tante persone, di molti diversi partiti politici, che mi hanno telefonato e che ringrazio, hanno espresso belle parole, che apprezzo. Ora però dalle parole mi aspetto anche i fatti, perchè una cosa del genere non deve più accadere a nessuno, di nessuna parte politica.

I RINGRAZIAMENTI DEL PRESIDENTE

Ringrazio le tante persone che, personalmente o pubblicamente, in questi giorni hanno espresso solidarietà nei miei confronti, e condannato gli atti di violenza accaduti domenica scorsa. Per noi, quella di domenica, doveva essere una giornata di festa a cui avremmo voluto partecipare e manifestare la nostra presenza. Alla fine eravamo, seppur malconci, comunque presenti alla cerimonia, perché questi atti di violenza non ci hanno impedito e non ci impediranno di manifestare le nostre idee nel rispetto delle idee altrui.

 

Vorrei anche esprimere la mia solidarietà ai militanti e dirigenti di Rifondazione Comunista, minacciati e insultati e ad Alessio Bellin, anche lui picchiato da chi usa la violenza come normale strumento dell'agire politico. Politicamente siamo molto distanti, ma la violenza è da condannarsi sempre e comunque.

 

Infine, sia ben chiaro, condanno gli atti vandalici che hanno preceduto quella mattinata: sia le scritte ingiuriose contro chi ha voluto quella intitolazione, sia quelle che si vorrebbe ascrivere ai "fascisti", ma sulla cui reale genesi mi orienterei verso chi aveva interesse a creare un clima di tensione, e quindi non certo agli ambienti della destra parlamentare veneziana di cui faccio parte e che con le svastiche nulla ha a che fare.

 

Il Presidente Provinciale di Azione Giovani

Capogruppo di AN in Municipalità di Marghera

Andrea de Simone

 

LETTERA AL SINDACO (di Marco Vidal)

Caro Sindaco,

la sua città non è certo come la dipinge Lei, tollerante e liberale. Inoltre
Lei e gran parte della Sua giunta avete gravi responsabilità in merito alle
violenze dei Centri Sociali.
L'aggressione di Marghera non è un episodio isolato :  voglio ricordarle che
l'anno scorso in Piazza Ferretto sempre noi giovani di Azione Giovani siamo
stati assediati e bersagliati da sassi, uova e petardi dalla stessa gente che
domenica ci ha aggredito e voglio ricordarle ancora che poche settimane fa A.N.
aveva denunciato il boicottaggio di tutti i nostri manifesti per la separazione
Venezia / Mestre sempre ad opera dei "Disobbedienti".
Quindi come fa a dire che "a Venezia la politica non si fa più da tempo
attraverso i pestaggi e le intimidazioni"?  Domenica mattina eravamo un gruppo
di 15 ragazzi e ragazze disarmati, indifesi e soprattutto pacifici, non
andavamo per provocare nessuno, volevamo festeggiare l'intitolazione di una
piazza ai Martiri delle Foibe, argomento che c'è sempre stato nel cuore, e
siamo stati aggrediti da 40 picchiatori armati, intrisi d'odio e violenza.
Lei in questo caso non può, come spesso usa fare, nascondere la testa sotto la
sabbia ed ignorare la gravità della situazione, perché si è toccato il fondo
dell'intolleranza e della violenza e questo episodio La riguarda direttamente
in quanto sappiamo tutti la provenienza e le amicizie dell'Assessore Caccia e inoltre uno
dei picchiatori, chiaramente riconosciuto, era Tommaso Cacciari figlio di un
altro suo Assessore.  E poi lo sappiamo tutti che il Rivolta è direttamente o
indirettamente finanziato dal Comune di Venezia, oppure no?
Quindi se Lei ha ancora un minimo di dignità, abbia il coraggio di dissociarsi
e allontanare da Venezia le frange violente e intolleranti della città, da
Caccia ai Disobbedienti, oppure si dimetta perché Lei e la Sua giunta avete
troppe responsabilità verso questa escalation di violenza per presentarvi
ancora alla cittadinanza come garanti della sicurezza e della libertà
d'espressione pacifica della città.
Infine voglio ringraziare a nome di tutti i ragazzi d'Azione Giovani il
Presidente Galan che ha avuto il coraggio di dire quello che veramente la gente
democratica pensa delle violenze dei Centri Sociali.

 

 

IL DIRITTO DI MANIFESTARE

Questa lettera vuole essere più di una semplice denuncia o di una normale constatazione di un evento. Queste parole vogliono condannare un gravissimo ed intollerabile atto di violenza. Quanto è successo a Marghera, domenica 28/09/2003, è solo uno dei tanti, innumerevoli episodi di teppismo violento e gratuito messo in atto dagli appartenenti ai centri sociali. E’ ora di porre la parola FINE a questa scia di ingiustizie nei confronti di chi intende manifestare liberamente il proprio pensiero, senza mai danneggiare la libertà e la coscienza altrui.

Proprio di questo si tratta, prima delle botte, prima delle ferite, ciò che è stato maggiormente leso è stato il diritto di manifestare, principio cardine della nostra Costituzione, ma soprattutto di una sana democrazia.

Non  si può più sopportare l’indifferenza  verso questi problemi. Bisogna che chi è posto su di una poltrona con l’incarico di far luce e di punire tali atti, lo faccia e alla svelta perché chi ci rimette non è solo un gruppo sparuto di giovani, ma tutta la comunità costretta a convivere con una piaga di tal genere.

Inutile credo sia ribadire quanto male faccia sapere che possono tranquillamente scorazzare per le nostre strade, bande di teppisti armati, e ancor più male fa sapere che queste persone sono difese e finanziate dall’alto, a dispetto di quanti dicono che i centri sociali si autofinanziano.

Le barzellette le si raccontano agli stupidi e non ai cittadini di una comunità!

Basta con le prese in giro, basta con gli stupri della democrazia!

 

Tratto da: http://digilander.libero.it

 

Immagini dalla Tunisia: la carovana “Uniti per la libertà” di Tommaso Cacciari e Marta Canino

Le foto sono state scattate in Tunisia da Marta Canino e Tommaso Cacciari nel corso della carovana “Uniti per la Libertà” organizzata dall’Associazione “Ya Basta!” nell’aprile del 2011. L’associazione ha voluto rispondere all’appello lanciato dai volontari tunisini per raggiungere con due camion carichi di cibo, medicinali e strumentazioni chirurgiche il campo profughi di Ras Jadire sul confine libico, incontrare i protagonisti della rivolta ed i volontari che si sono auto organizzati per dare sostegno alle vittime della repressione del regime di Gheddafi e dei bombardamenti.
Trovarsi in un campo profughi ai margini della Libia non è una sfortunata casualità: è un pezzo della guerra che consuma vite e speranze. Una guerra dai confini labili, già cominciata all’ombra degli accordi di “amicizia” italo-libici con l’imprigionamento, l’uccisione e la deportazione di migliaia di migranti. Le stesse ragioni umanitarie che hanno sponsorizzato le bombe parlano il linguaggio della guerra contro i profughi ed i barconi che attraversano il Mediterraneo.

Per maggiori dettagli sul viaggio si vedano i siti internet: www.globalproject.info e www.yabasta.it

 

Tratto da: http://www.unive.it/

 

" Se il comunista tiene famiglia dar lo sfratto è lecito"

27 gennaio 2011 alle ore 13.49

 

 La parabola del "buon" comunista: i "ricchi" fanno orrore ma mai toccare il loro cortilino, reagiscono come qualsiasi "becero" capitalista

Leggete il fatto accaduto tutto all'interno della famiglia di Cacciari ex-sindaco di Venezia, tutti rigorosamente di estrema-sinistra di origine controllata

 che ti fanno i paladini dei "bisognosi" alla mercè  dei "padroni di casa"?

danno lo sfratto ad una signora con lavoro precario e due figli a carico

Ma si sa, fai quel che dico ma non quello che faccio!

 

Ivana Pareschi

 

Toh, anche i Disobbedienti tengono famiglia. Specializzati negli espropri poletari da bravi comunisti sono disposti a difendere un unico genere di proprietà privata: la loro. Tommaso Cacciari, nipote del più celebre Massimo e leader del Centro sociale Rivolta, dopo aver lottato a lungo contro gli sfratti esecutivi è saltato dall'altra parte della barroicata per dare lo sfratto alla famiglia che occupa l'appartamento veneziano intestato al padre Paolo, fratello del Filosofo ed ex parlamentare di Rifondazione Comunista. Questa volta niente striscioni e picchetti sotto casa contro polizia e quei cattivoni degli ufficiali giudiziari. Niente slogan contro i proprietari cinici e bari decisi a calpestare i diritti degli inquilini  vittime del capitalismo.

 

L'appartamento è in campo San Tomà, centro storico di Venezia, e gli abusivi da cacciare sono madre e due figlie che da anni sono in attesa di un alloggio popolare: Tommaso ha mandato avanti il papà che si è giustificato così: ho due figli che hanno bisogno di un riparo, non posso farne a meno, la signora e le sue bambine troveranno sicuramente un'altra sistemazione. In un suo libello intitolato Se io fossi Sindaco (Edizioni Venice is not sinking) l'irrequieto Tommaso aveva scritto: "Casa: tutti devono averne una dignitosa ad un costo dignitoso, anche i precari, i migranti o gli studenti (oggi ignorati dalle graduatorie) che devono aver la possibilità di scegliere se diventare cittadini veneziani anche dopo gli studi o il periodo di lavoro. Reddito "garantito" : se Venezia è la città più cara d'Italia, d'Europa, del mondo....come facciamo a viverci? I soldi li prenderei agli albergatori, ai tours operators e a tutti coloro che in questi decenni hanno usato l'immagine della nostra città prendendo a costo zero bellezze artistiche e ambientali e rivendendole ai prezzi più alti al mondo. Eè ora che restituiscano qualcosa"

Ma tra il dire e il fare....Così è la vita: da rivoluzionari a padroni di casa, da incendiari a pompieri. E' successo anche a Luca Casarini, che oggi è una delle tante partite Iva del nord-est, si occupa di design e marketing ed è iscritto al Club Impresa della Cgia di Mestre. Anche per il giovane Cacciari il tempo del cielodurismo proletario è passato. Con questi chiari di luna non ci si può occupare sempre e solo del prossimo. Nessun rinnovo del contratto d'affitto e l'inquilino rimane dov'è senza pagare: il leader dei no global veneziani deve avere alfine capito quanto può sentirsi preso per i fondelli.

In queste circostanze, chi in Italia ha la ventura di acquistare un'abitazione per cederla temporaneamente ad altri dietro pagamento di un canone mensile. Meglio tardi che mai. Non ci sono morosi e morosi, ma la categoria di quelli che occupano due o tre locali senza scucire un euro. Tra l'altro la signora Raffaella Mambelli ha sempre pagato puntualmente, 560 euro, ma con un lavoro saltuario e due adolescenti da mantenere e non può permettersi un affitto più alto.

Tommy, portiere di notte in un albergo a due passi da Piazzale Roma e definito dallo zio Filosofo "quello stronzo che dovrebbero arrestare" , non ne vuole sapere. Pazienza, ma solo fino al 21 febbraio quando lo sfratto diventerà esecutivo.

di Luigi Bacialli

 

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