Blog di POPOLI LIBERI e COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

QUELLA SERENITA' DI 30 ANNI FA

Pubblicato su 22 Settembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA

DI VALERIO LO MONACO

ilribelle.com

Fa un certo effetto pensare a 30 anni addietro. Perché di 30 addietro ho memoria storica personale e ricordi vividi. Quando leggo di serie storiche, di anni Cinquanta e Sessanta, posso solo studiarne i dati e immaginare. Ma il comunicato di Confcommercio della settimana scorsa non lascia scampo: "i redditi delle famiglie sono tornati indietro di 30 anni". Io quei tempi me li ricordo. Io c’ero. I redditi di mio padre e di mia madre me li ricordo eccome. E mi ricordo come vivevamo proprio dal punto di vista economico.

Giornalista mio padre, impiegata mia madre, io decenne e mio fratello poco più piccolo in casa e altri due figli di una vita precedente di mio padre che però non vivevano con noi.


 

Il reddito di allora. Il reddito dei miei. Il nostro “tenore di vita” (economico) e quello etico e morale. E me: cosa facevo? Cosa consumavo? Cosa mi mancava?Impossibile non fare confronti con oggi. Oggi che siamo quarantenni noi come allora lo erano i nostri genitori.

Oggi, quasi all’indomani dell’apertura della scatola nera dei ricordi e degli oggetti svuotati dalla casa avita ormai disabitata per la morte dei miei e per la necessità ereditaria di doverla vendere. Giravano solo cari fantasmi ormai in quelle stanze e in quei corridoi, in quei disimpegni spariti dalle case moderne eppure così utili, così intimi, così indispensabili, così importanti. Fantasmi dei miei genitori e di me e mio fratello piccoli, di mia nonna, del nostro cane. E quei ricordi di come vivevamo allora di cui quasi sento ancora gli odori, i rumori, i ritmi e le consuetudini. Con il reddito dei miei di allora avevamo un appartamento a Roma, in un quartiere ancora vivibile, dove i negozianti ci conoscevano ad uno ad uno. 

Dove andavo da "Remo" ogni pomeriggio, tornando da scuola da solo, e prendevo un pezzo di pizza che poi mia madre passava a pagare. Dove ci portavano ancora il vino a casa con le damigiane e dove Taraddei, il pizzicarolo dietro l’angolo, un giorno mi accompagnò sin dietro la porta di casa, sul pianerottolo, per riconsegnarmi a mia madre dopo che mi ero acceso come un fiammifero strusciando sull’asfalto in seguito a una curva ardita sulla mia bicicletta rossa. 

Ora i palazzi di quel quartiere hanno appartamenti con dei confortevoli affacci vista traffico smog e rumore h24. Roba da cui scappare, dunque. Ma allora era diverso.Torniamo ai consumi e imponiamoci di non divagare oltre. Una famiglia dunque, un appartamento al quale poi si sarebbe aggiunto un piccolo villino fuori Roma, sul Lago di Bracciano per trascorrervi i mesi estivi - i mesi estivi, non i quindici giorni comandati di oggi - una Renault 4 bianca che ho detestato fino al compimento dei 18 anni e poi invece adorata per tanti motivi… Ma soprattutto una cosa: la certezza, nei miei genitori e dunque fatalmente trasferita inconsciamente anche a noi figli, di una vita serena. Limitata all’interno del possibile e dell’impossibile di quella condizione di allora ma senza alcuna paura di precipitare. I nostri genitori allora riuscivano anche a risparmiare. Io allora e negli anni seguenti, e almeno sino ai vent’anni, non ho mai sentito la pesantezza di qualche mancanza grave. Poi il consumo della società prese a salire vertiginosamente. Per quasi tutti. E chi non si adeguava, in qualche modo, si sentiva automaticamente lasciato indietro. E dunque qualche azzardo personale, a rate. E dunque qualche preoccupazione. Qualche capitombolo. Qualche notte non proprio serena.

Per tornare a quello stato di serenità provato anni prima, di consapevolezza di non aver bisogno d’altro, di non sentirne proprio l'esigenza, e dopo essere passati per le forche caudine degli orribili anni Ottanta e Novanta, quelli del consumo folle, c’è voluto almeno un altro decennio e qualche migliaio di libri letti. Una crisi economica colta e aspettata sin da prima che iniziasse sul serio e la volontà di abbracciare la decrescita fatale che ne è scaturita con la consapevolezza della maturità raggiunta, delle convinzioni acquisite. Un processo lungo dunque. E in continuo aggiornamento. A ogni rinuncia, a ogni step di decrescita, un ulteriore passo verso la serenità. Ma che fatica, soprattutto all'inizio. Fatica del cambiamento. Malgrado aver interiorizzato il tutto, la trasformazione ha richiesto - e richiede - impegno. Una lotta senza quartiere contro le abitudini incrostateci addosso.Voglio dire: in realtà oggi abbiamo infinitamente meno di allora, di 30 anni fa. Non di oggetti, naturalmente, di cui siamo pieni. Ma di speranze per il futuro. 

La privazione di allora era per qualche capriccio che non potevamo permetterci - e che a casa mia ci negavamo sino al momento in cui non vi fossero effettivamente stati i denari necessari per eventualmente acquistarlo. La privazione di oggi è in quella serenità che ci è stata sottratta. Allora dovevamo combattere per convincerci a rinunciare a qualche cosa, e magari risparmiare per continuare ad avere quella certezza di riuscire a vivere senza affanni all’interno di quei limiti ben precisi. Oggi si deve lavorare su se stessi per attraversare il guado che la nostra generazione ha davanti, dal mondo come era indirizzato negli ultimi vent’anni a quello che sarà. Per sopportare queste incertezze che abbiamo davanti.

Insomma: con il reddito di allora ho la netta sensazione si vivesse meglio, nel senso più ampio della parola, rispetto a come si viveva con il reddito di una decina d’anni fa, nel periodo pre-crisi, per intenderci. C

erto oggi, con un reddito come quello di trenta anni addietro, si vive molto peggio, perché ciò che allora era assicurato, con quel reddito, è ora invece avvicinabile solo con affanno, visto che i servizi dello Stato sono meno e i beni primari costano molto di più. Ma è negli anni prima del 2008 che si è compiuto il dramma. Perché in quella moltiplicazione di beni e servizi in vendita in comode rate è cambiata la nostra capacità di resilienza alla vita. È cambiata la nostra capacità di capire cosa serve e cosa no, cosa è più importante e cosa lo è meno.La sfida personale di oggi - oltre alle battaglie che è necessario combattere contro i titani della finanza e della speculazione - risiede dunque nel ritrovare gli equilibri interni che ci consentano di riprendere contatto con la realtà di cosa ci serve sul serio. Di ciò di cui possiamo fare tranquillamente - tranquillamente! - a meno, e che dunque non vale un solo minuto della nostra serenità perduta onde poterlo raggiungere. E di ciò che invece, certo, ci è sul serio indispensabile. Ma per trovare quella serenità interiore di trenta anni addietro serve un lavoro mostruoso su se stessi, che è possibile iniziare, peraltro, solo dopo il momento in cui ci si convince intimamente che quel mondo non tornerà. Che è meglio sia così. E che ci si deve iniziare a inventare “come vivere” in un mondo completamente differente.

Chi aspetta unicamente che le cose tornino a girare come prima non solo è un ingenuo, perché va incontro immancabilmente a una delusione feroce, ma è spacciato, perché non riuscirà mai più a trovare un vero equilibrio.

La nostra generazione deve abbracciare questo cambiamento e deve imparare ad apprezzarlo, sin quasi ad amarlo, per plasmare un nuovo modo di vivere che sia degno di essere vissuto. Fare altrimenti è condannarsi alle delusioni, alle paranoie, alle ansie. È condannarsi a non voler più vivere.

Valerio Lo Monaco

Fonte: www.ilribelle.com

Tratto da:http://www.comedonchisciotte.org

QUELLA SERENITA' DI 30 ANNI FA
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BOLDRINI 2.0

Pubblicato su 22 Settembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

Dato che le disgrazie non capitano mai da sole,ecco alla ribalta un clone di Madonna Laura Consolatrice Camerale degli Oppressi ad occupare il posto lasciato da lei vacante.

Si capisce quindi il "2 " del titolo,ossia una copia carbone della presidenta (se no s'offende...) per sproloqui, mise,parrucchiere,aplomb e presto vedrete pure foto copertine su Vanity Fair.

Per la serie,giochi senza frontiere....

 

La nuova Santa Madrina dei Rifugiati  è Carlotta Sami,già Amnesty International,Ong non governativa fondata dall'inglese Peter Benenson nel 1961,Organismo consulente delle Nazioni Unite e al cui riguardo Colin Powell pronunciò queste inquietanti parole:

“Le ONG sono un nostro moltiplicatore di forza, parte importante della nostra squadra di combattimento.”  Insomma,una sorta di auxilia cammellati...

 

George Soros è il capo della Fondazione Open Society Institute ed uno dei maggiori donatori di Amnesty International Charity Limited. ..ma non ci sono dettagli su altre donazioni,oltre a non vedere  il conflitto di interessi quando Suzanne Nossel, direttrice di Amnesty International USA nel 2012-2013, era assistente personale di Hillary Clinton agli Esteri degli Stati Uniti e ora consulente di Obama per "Smart Power”, combinazione tra modo dolce (soft) d’influenzare, e modo duro (hard) d’imporre la potenza militare.

Senza contare poi il coinvolgimento di altre persone collegate al governo degli Stati Uniti nella gestione di Amnesty International, così da potersi legittimamente interrogare sull’indipendenza e l’imparzialità dell’organizzazione.

OK,lasciamo perdere....é meglio

 

Torniamo a Santa Carlotta, nuova portavoce Sud Europa dell'Alto Commissariato Onu per i Rifugiati.

Chiarito il "2",cioè copia carbone della Boldrini,vediamo lo 0 (zero),vale a dire il livello neuronico.

Banalità su banalità in stile boldriniano,e fin qui nulla di nuovo....ma poi tanto per distinguersi e inaugurare il nuovo corso,si lancia in castronerie tipo: " Ci sono 3 milioni di persone in fuga verso l'Europa......- ok,e allora? -  bisogna dare visti umanitari a tutti"

Visto umanitario,ma che è? un'invenzione giuridica...?

 

Ma spiega anche . " Quando in un giorno arrivano migliaia di migranti che si rifiutano di lasciare le impronte,le autorità sono in grande difficoltà...  -   già,e allora che facciamo? -  ah già,non ci avevamo pensato,cribbio !...visto umanitario a tout le monde !...brava,bene,bis....

Capito? Si rifiutano...!

Da non credere...ma per questa nuova santa quota rosa-sciagura è tutto a posto.

Terroristi,Kabobi vari,manovalanza mafie,conflitti coi residenti....solo piccoli danni collaterali.

 

Bisognerebbe ricordare a questa new entry boldriniana che uno Stato non è una Ong (tra l'altro,spesso covi di affaristi con pochi scrupoli) e che deve occuparsi in primis dei propri cittadini (casa,lavoro...) e che in particolare l'Italia non può farsi carico di tutti i problemi  dei poveri cristi del mondo.Visto che la signora si occupa pure di Spagna e Grecia,perchè non dà un'occhiata a quanto succede da quelle parti? Muri,fili spinati,pallottole come accoglienza......

No,tutti i rompicoglioni Onu finiscono qui,a dar lezioni...non contenti della trovata (per non dir altro...) Mare Nostrum!

 

Macchè,lei vuole di più.Sentite,chiede per gli immigrati "una sponsorizzazione per le università e per il mondo del lavoro"

Che vuol dire? Che significa sponsorizzazione?

Aspettiamo smentite,ma questa peregrina dichiarazione sa tanto di quote rifugiati per accedere con corsia preferenziale all'università e al mondo del lavoro.

Ergo,chissenefrega degli italiani che sostengono test di ammissione o disoccupati che aspettano un lavoro.Lasceranno il posto ai protetti di Santa Carlotta dei Rifugiati....

Guerre tra poveri...? Affaracci loro...!

 

Il miglior modo per far nascere il VERO razzismo e qualche emulo del KKK ....ma forse queste mezzecalzette Onu,consapevoli o meno,al servizio dei marpioni mondialisti,é proprio questo che vogliono,per poter poi inveire contro queste manifestazioni e dar forza alla loro demenziale causa.

Un melting pot con continui conflitti ,una integrazione improbabile,la ridicolaggine di presunti scambi culturali...in pratica,una colonizzazione in piena regola...come occupare un territorio senza usare le armi...solo con la dabbenaggine altrui.

 

Se poi aggiungiamo altri aspetti (adozioni gay,genitore 1 e 2,natale e crocifisso da eliminare...danno fastidio,più a deficienti insegnanti che agli alunni....) relativi ad una società civile che va via via perdendo ogni radice storica,spirituale e culturale,il quadro é completo.

 

Milioni di zombie senz'arte nè parte,senza radici,bruta forza lavoro da sfruttare agevolmente dai vari Soros e compagni.

 

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Già che ci sono,in tema di fesserie e servitorame,posto pure quest'aggiunta.

LA VOCE DEL PADRONE

 

L'altra sera a Ballarò, Benigni ha auspicato una “cessione di sovranità per fare spazio ai sogni”.

Il “sogno europeo”,s'intende....ce mancava pure sto pirla...!.

E questo ominicchio ha tenuto pure lezioni sulla Costituzione....!

Ma non fanno mai sciopero i leccaculi...?

 

Tratto da: http://www.stavrogin2.com

BOLDRINI 2.0
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LA GERMANIA LEGALIZZA L'AEROSOLTERAPIA BELLICA

Pubblicato su 22 Settembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECOLOGIA

Incredibile ma prevedibile, perché ormai il fenomeno chemtrail è evidente anche i ciechi con un buon olfatto. La Germania legalizza la dispersione nell'aria di aerosol tossici e pericolosi per la vita: un'attività clandestina in atto da anni. Non è tutto: ecco un rapporto sull’ingegneria climatica sulla pagina internet del Ministero Federale dell’Istruzione e della Ricerca (BMBF): Sondierungsstudien Climate Engineering.Allarmismi per giustificare manomissioni artificiali del clima

per finalità segrete al genere umano. Il riscaldamento globale non esiste: è quello che emerge dai rilevamenti satellitari della Nasa che, dal 2000, non hanno più misurato un aumento delle temperature sulla superficie terrestre. I dati testimoniano che l’atmosfera terrestre disperde calore, e che il biossido di carbonio mantiene molto meno calore del previsto. Anche il premio Nobel per la fisica Ivar Giaever, nega validità alla teoria del riscaldamento globale di origine antropica. BERLINO (ANNO 2014): SCIE CHIMICHE - FOTO CUVATO Il climatologo Roy Spencer, coautore dello studio pubblicato sulla rivista ‘Remote Sensing‘, ricercatore dell’Università dell’Alabama insieme a Danny Braswell, ha spiegato che non bisogna lasciarsi andare a catastrofismi sul clima, e che l’andamento termico mondiale è determinato da cicli naturali. e si è avvalso dei dati della temperatura superficiale raccolti dall’Unità di ricerca sul clima di Hadley in Gran Bretagna. I dati di energia radiante sono stati raccolti dal CERES (Clouds and Earth’s Radiant Energy System): un dispositivo che si trova a bordo del satellite ‘Terra‘ della Nasa. http://dip21.bundestag.de/dip21/btd/18/021/1802121.pdf http://www.bmbf.de/de/8493.php http://pielkeclimatesci.wordpress.com/2011/07/26/new-paper-on-the-misdiagnosis-of-surface-temperature-feedbacks-from-variations-in-earth%E2%80%99s-radiant-energy-balance-by-spencer-and-braswell-2011/ http://www2.eng.cam.ac.uk/~hemh/SPICE/SPICE.htm http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2014/08/svelati-i-misteri-del-clima-ecco-che.html

Tratto da: http://terrarealtime.blogspot.it

BERLINO (ANNO 2014): SCIE CHIMICHE - FOTO CUVATO

BERLINO (ANNO 2014): SCIE CHIMICHE - FOTO CUVATO

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VIKTOR ORBAN RI-NAZIONALIZZA LE UTILITY (LUCE, GAS, ACQUA) RIACQUISTANDONE LE AZIENDE: ENORME TAGLIO COSTI PER LA GENTE

Pubblicato su 22 Settembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

BUDAPEST - L'Ungheria va verso una rinazionalizzazione delle "utility". L'hanno spiegato esponenti della maggioranza che sostiene il governo del primo ministro Viktor Orban, secondo quanto riferisce il giornale economico online Portfolio.hu.

Parlando a Csakvar, il vicepremier Zsolt Semjen ha spiegato che lo stato ungherese dovrebbe rinazionalizzare tutto quello che riguarda i servizi pubblici come l'elettricità e l'acqua in modo da garantire accesso a tutti i cittadini.

Semjen ha sottolineato che la decisione di tagliare radicalmente le tariffe è stata una mossa con una "ratio" non politica, ma economica: la classe media, con la crisi, aveva dirottato le sue risorse verso il risparmio e non il consumo. 

Togliere i profitti extra alle utility, tagliando le tariffe radicalmente, è stato uno strumento per stimolare i consumi e "lasciare denaro nei portafogli" delle famiglie.

La chiave per garantire agli ungheresi sicurezza nelle fornitura, a questo punto, sarà la piena nazionalizzazione del settore dell'energia e del gas e ha ricordato che il governo ha già iniziato riacquistando la compagnia per lo stoccaggio del gas dalla E.On.

Le dichiarazioni di Semjen sono venute dopo che un altro importante esponente di Fidesz, il partito di destra di Orban, Antal Rogan, ha dichiarato che l'esecutivo costituirà una compagnia pubblica per l'energia no-profit e un altro ente simile per la gestione dell'acqua e del trattamento rifiuti.

Questo percorso virtuoso deciso e intrapreso dal governo ungherese, con tutti i benefici effetti appena descritti, va nella direzione diametralmente opposta a quella imboccata in Italia dal governo Renzi, che viceversa (s)vende le aziende energetiche per racimolare denaro a tutti i costi pur di mantenere in piedi uno Stato ampiamente già fallito per colpa dell'euro e delle folli politiche di austerità imposte all'Italia dalla Ue a trazione tedesca. 

Redazione Milano.

Tratto da:http://www.ilnord.it

VIKTOR ORBAN RI-NAZIONALIZZA LE UTILITY (LUCE, GAS, ACQUA) RIACQUISTANDONE LE AZIENDE: ENORME TAGLIO COSTI PER LA GENTE
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Ezra Pound contro l’usura

Pubblicato su 22 Settembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA

VEDI I VIDEO Pound dice "With Usura" , "Strappa da te la vanità" letta da Pier Paolo Pasolini , Massimo Cacciari parla di Pound presso la sua tomba veneziana , Biografia: “Ezra Pound, il miglior fabbro”

Firenze, 21 settembre 2014

 Con usura

Con usura nessuno ha una solida casa
di pietra squadrata e liscia 

per istoriarne la facciata,
con usura 

non v'è chiesa con affreschi di paradiso 

harpes et luz 

e l'Annunciazione dell'Angelo 

con le aureole sbalzate,
con usura 

nessuno vede dei Gonzaga eredi e concubine
non si dipinge per tenersi arte 

in casa ma per vendere e vendere 

presto e con profitto, peccato contro natura, 

il tuo pane sarà staccio vieto 

arido come carta,
senza segala né farina di grano duro,
usura appesantisce il tratto, 

falsa i confini, con usura 

nessuno trova residenza amena. 

Si priva lo scalpellino della pietra, 

il tessitore del telaio 

CON USURA 

la lana non giunge al mercato 

e le pecore non rendono 

peggio della peste è l'usura, spunta 

l'ago in mano alle fanciulle 

e confonde chi fila.
Pietro Lombardo 
non si fe' con usura 

Duccio non si fe' con usura 

nè Piero della Francesca o Zuan Bellini 

nè fu 'La Calunnia' dipinta con usura. 

L'Angelico non si fe' con usura, nè Ambrogio de Praedis, 

nessuna chiesa di pietra viva firmata : 'Adamo me fecit'. 

Con usura non sorsero 

Saint Trophine e Saint Hilaire, 

usura arrugginisce il cesello 

arrugginisce arte ed artigiano 

tarla la tela nel telaio, nessuno 

apprende l 'arte d'intessere oro nell'ordito; 

l'azzurro s'incancrena con usura; non si ricama 

in cremisi, smeraldo non trova il suo Memling 

usura soffoca il figlio nel ventre 

arresta il giovane amante 

cede il letto a vecchi decrepiti, 

si frappone tra giovani sposi 

CONTRO NATURA 

Ad Eleusi han portato puttane 

carogne crepulano 

ospiti d'usura.

(traduzione di Alfredo Rizzardi)

With Usura

With usura hath no man a house of good stone
each block cut smooth and well fitting
that delight might cover their face,
with usura
hath no man a painted paradise on his church wall
harpes et luthes
or where virgin receiveth message
and halo projects from incision,
with usura
seeth no man Gonzaga his heirs and his concubines
no picture is made to endure nor to live with
but it is made to sell and sell quickly
with usura, sin against nature,
is thy bread ever more of stale rags
is thy bread dry as paper,
with no mountain wheat, no strong flour
with usura the line grows thick
with usura is no clear demarcation
and no man can find site for his dwelling
Stone cutter is kept from his stone
weaver is kept from his loom
WITH USURA
wool comes not to market
sheep bringeth no gain with usura
Usura is a murrain, usura
blunteth the needle in the the maid's hand
and stoppeth the spinner's cunning. Pietro Lombardo
came not by usura
Duccio came not by usura
nor Pier della Francesca; Zuan Bellin' not by usura
nor was 'La Callunia' painted.
Came not by usura Angelico; came not Ambrogio Praedis,
No church of cut stone signed: Adamo me fecit.
Not by usura St. Trophime
Not by usura St. Hilaire,
Usura rusteth the chisel
It rusteth the craft and the craftsman
It gnaweth the thread in the loom
None learneth to weave gold in her pattern;
Azure hath a canker by usura; cramoisi is unbroidered
Emerald findeth no Memling
Usura slayeth the child in the womb
It stayeth the young man's courting
It hath brought palsey to bed, lyeth
between the young bride and her bridegroom
CONTRA NATURAM
They have brought whores for Eleusis
Corpses are set to banquet
at behest of usura.

Ezra Pound

(dai Cantos, XLV)

Tratto da: http://blog.quotidiano.net

Ezra Pound contro l’usura
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Fmi: “Necessario intervenire sulla spesa pensionistica italiana”

Pubblicato su 21 Settembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

Dopo gli schiaffoni dell’Ocse, Matteo Renzi deve incassare quelli del Fondo Monetario internazionale, pessimista sull’economia italiana. Il Fmi, infatti, ha rivisto al ribasso le stime sul Pil italiano nel 2014 indicando una contrazione dello 0,1%. Per il 2015 un’accelerazione all’1,1 per cento. Ma non solo, perché l’istituto guidato da Christine Lagarde spiega che “ottenere risparmi significativi sarebbe difficile senza intervenire sulla grande spesa pensionistica.

La spesa per le pensioni italiane – avvertono gli analisti del fondo – è la più alta d’Europa, pari a circa il 30% del totale”. Chiaro il messaggio del Fmi, componente della cosiddetta Troika insieme a Bce e Commissione europea: l’Italia deve ancora stangare i pensionati.

 

Allarme rosso - Il Fmi, nel report, parla di “rischi che restano ancorati al ribasso” e della “possibilità di stagnazione e bassa inflazione“. Nell’analisi degli esperti di Washington, la crescita è destinata a rimanere attorno all’1% fino a tutto il 2019: le stime sono infatti per un +1,3% nel 2016, un +1,2% nel 2017, un +1% nel 2018 e un +1% nel 2019. Poi cattive notizie anche sulla disoccupazione, che in Italia quest’anno secondo le previsioni salirà ai massimi dal dopo guerra: al 12,6% rispetto al 12,2% del 2013. La disoccupazione, inoltre, per il Fmi è destinata a restare a due cifre fino al 2017. Uno scenario pessimo, che potrebbe anche essere rivisto ulteriormente a ribasso nel World Economic Outlook di ottobre: lo ha spiegato senza peli sulla lingua Kenneth Kang, capo della missione annuale del Fmi in Italia.

Fonte: www.pressnewsweb.it

Tratto da:http://davi-luciano.myblog.it

Fmi: “Necessario intervenire sulla spesa pensionistica italiana”
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VIVI LIBERO O MUORI. IL PRESIDENTE UCRAINO RESUSCITA L'UNIONE SOVIETICA

Pubblicato su 21 Settembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ESTERI

Buoni contro cattivi, Libertá o Barbarie, vivi libero o muori, lotta al terrorismo.

In un discorso pieno di retorica e toni apocalittici, spesso interrotto da applausi disciplinati del congresso americano che sembrava un gruppo di cheer leaders, il presidente Ucraino raccoglie il supporto per la guerra che definirà il futuro del mondo.


 

Poroshenko fa capire che il cessate il fuoco é solo una farsa per raccogliere armi. Il suo obbiettivo é vincere la guerra per la democrazia contro la Russia. La quale viene presentata come in un film americano. L'Ucraina, paladina della democrazia e dei valori occidentali, contro la Russia, oscuro mostro cripto sovietico. La battaglia  contro l'Orso é la stessa della battaglia al terrorismo. Poroshenko (o chi per lui scrive questi orribili discorsi) non si lascia sfuggire nessuna metafora, nessun accostamento. Addirittura parla di "Pandemia dell'Odio", paragonando la sua lotta a contro Ebola. In una nota di colore lo speaker della camera John Boehnner alle spalle di Poroshenko, ogni volta che non applaude disciplinatamente, incrocia le dita in maniera ossessiva per contenersi di fronte alle sparate piú grosse. Vediamone qualcuna
  Si inizia con gli applausi ma lui replica modesto:

questi applausi non sono per me, ma per il popolo Ucraino che é in prima fila per combattere per la battaglia globale per la Democrazia

applausi battaglieri

Il popolo Ucraino questo inverno ha combattuto per la libertá.
Molti di voi(rivolto a membri del congresso NdC) erano insieme a noi in questo inverno drammatico. E io vi ringrazio per la vostra solidareitá.

continua spiegando come i difensori della libertá di Maidan erano pronti a sacrificare la loro vita per un futuro migliore di sicuro non il loro. Magari quello del Congresso Americano. Come disse Victoria Nuland "abbiamo speso 5 miliardi di dollari per dare all'Ucraina il futuro che si merita". Poi da la stoccata:

l'unione sovietica é crollata troppo in fretta, creando l'impressione che questa storia fosse finita per sempre. Ma sfortunatamente nella mente della gente non é finita

Poroshenko accusa la Russia di imperialismo e snocciola una lista di paesi in cui si trovano Russi, concludendo con effetto a sorpresa.

Anche in Germania si trovano russi. CHI SARÁ IL PROSSIMO?!?

pausa drammatica di riflessione

Io vi invito a non lasciare l'Ucraina da sola di fronte a questa aggressione

applausoni

Noi non siamo soli, siamo uniti (a voi) in questa guerra (contro la Russia NdC)


 

Gli USA hanno preso un impegno per mantenere l'integritá territoriale  Ucraina e e io sono sicuro che manterranno questa promessa 

applausi pieni di promesse, tutti i congressmen  si alzano. Segue la minaccia manco velata:

Se le democrazie non si supportano a vicenda verranno eliminate una a una
Il risultato della guerra odierna determinerá se noi saremo forzati ad accettare la realtá di un' Europa oscura, parte di un Nuovo Ordine Mondiale. 
questa non é una guerra Ucraina, é anche Europea e americana. è una guerra per il Mondo Libero. (scandisce) P E R  I L  M O N D O  L I B E R O


Applausi liberatori. Poroshenko insiste e collega la lotta contro i Russi a quella contro il terrorismo. Invita gli americani a fermare il nemico (Russi e terroristi) prima che arrivi nel loro continente.

Per prevenire questo (anche il "terrorismo islamico russo") migliaia di soldati ucraini sono sulla linea del fuoco adesso (anche se c'é un cessate il fuoco NdC)

(???)

... [questi soldati] hanno bisogno di piú equipaggiamento, letale e non letale, 

Applausi Letali

... urgentemente


ancora piú applausi Letali, Poroshenko continua:

le coperte sono importanti ma noi non possiamo vincere la guerra con le coperte
 

Poi si esce il supporto che gli americani danno a Israele.

proprio come Israele noi abbiamo diritto di difendere la nostra terra
In effetti un discorso del genere che usciva dalla bocca di un politico contemporaneo l'ho sentito solo dagli Israeliani
Io premo affinché l'America ci aiuti, io chiedo che l'America prenda la leadership!!!


applausi di coloro che sanno di essere speciali e destinati a guidare gli altri. al ché Poroshenko si lancia in una filippica in cui paragona lo spirito rivoluzionario Ucraino a quello Americano del 1776. Sostiene che l'Europa é scettica e li ha lasciati soli contro la minaccia russa.

è mio dovere dare all'Ucraina un esercito moderno e forte di cui possiamo essere fieri

é importante ricordare che il parlamento ucraino ha passato di recente una legge per armarsi nuclearmente.

A questo punto chiedo agli Americani di darci lo status piú alto esistente per un partner non NATO
 chiedo che si continui a emettere sanzioni economiche. Le sanzioni economiche aiutano a distinguere chi é buono e chi é cattivo. 
Capisco che i cittadini americani siano stanchi di guerra e di pagare per la guerra. La guerra in Ucraina é una guerra per la democrazia, che é piú importante della crescita economica

 Sicuramente non della crescita economica Europea, Italiani aprite i portafogli e mettetevi a C*** a ponte

Noi non accetteremo l'occupazione della Crimea a nessun prezzo

Applausi economici del congresso americano, tutti si alzano in piedi, tranne quelli che hanno lanciato il file Excel "FuckTheEu.xls". Imperterrito per l'Oligarca miliardario, Il problema non riguarda "cose difficili come il multipolarismo": la sceltá é semplice "libertá o barbarie". Semplice, proprio come piace agli americani.

Il mondo libero deve resistere e con l'aiuto dell'America ci riuscirá!

applausi liberi. Il presidente sorride, affermando che l'aereo Malese é stato abbattuto da un missile russo. Il rapporto preliminare afferma che l'aereo é stato abbattuto da pallottole, non da una esplosione. Ma queste sono piccolezze.  Poi afferma, fra gli applausi, che armare i ribelli anti governativi é un atto di "terrorismo di stato".

Noi siamo al fronte della battaglia contro il terrorismo

Il congresso reagisce in maniera pavloviana, un poco fiaccato da 30 minuti di retorica e pensando che ancora devono votare gli aiuti ai "ribelli moderati Siriani". Che é una cosa completamente diversa, si capisce. La bordata piú pesante di tutte é questa:

siamo alle soglie di un nuova guerra fredda?  Esiste la possibilitá di una nuova terribile iinimmaginabileguerra europea?  Ció che fino a poco fa sembrava impensabile oggi é diventato una realtá? tristemente oggi, la risposta a tutte queste domande é SI

Questa volta il tentativo di applausi muore, mentre un senso di sgomento si intuisce anche fra i falchi piú accaniti.
A questo punto, forse consapevole che ha esagerato, Poroshenko inizia a moderare i toni. Afferma di volere la pace, parla di candele che bruciano nelle chiese, loda l'associazione con l'Europa che con le "necessarie riforme" porterá la prosperitá economica. Per realizzare le quali, il Presidente mai votato dal 30% della nazione che dice di rappresentare, ha bisogno degli Americani. Di nuovo. Chiede quindi al congresso di creare leggi speciali che favoriscano investimenti americani nel paese, e che li aiutino a riformare il sistema giudiziario (sic!).
Applau$i del congr€$$o, rumori di registratore di cassa
Conclude con il suo tema preferito: Guerra, Morte e Onore. "Vivi libero o muori!" era il motto della rivoluzione americana. Questo é lo stesso motto degli ucraini oggi.

Noi siamo il baluardo della democrazia nel mondo.

Quattro lunghi minuti di applausi. Poroshenko esce stringendo mani come una rock star.

 

Link: http://corvide.blogspot.it/2014/09/vivi-libero-o-muori-il-presidente.html

19.09.2014

Tratto da:http://www.comedonchisciotte.org

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Il problema non è il debito pubblico — è il debito privato

Pubblicato su 21 Settembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

Su “The Atlantic” Richard Vague conferma che tutte le discussioni sul debito pubblico sono fumo negli occhi: tutte le recenti crisi finanziarie hanno avuto origine nel settore privato, come è molto facile dimostrare. Ma sui media mainstream di questo è vietato parlare, meglio continuare a rispondere alla domanda sbagliata.

 
 L’ex capo della Fed Alan Greenspan, discutendo sulla crisi finanziaria del 2008, ha scritto che “le bolle finanziarie capitano di tanto in tanto, e di solito con poco o nessun preavviso".

Questa frase è a dir poco fuorviante. Il collasso del 2008 si poteva prevedere. Più in generale, le più grandi crisi finanziarie di questo tipo possono essere previste con buon anticipo – e prevenute, se sai dove andare a guardare. Infatti, c’è un sistema piuttosto semplice per predire queste crisi con un alto grado di affidabilità. E questo sistema suggerisce che l’economia mondiale è in pericolo più di quanto si pensi.

Questa conclusione deriva un’analisi delle crisi finanziarie diffuse nel mondo, partendo dal 19mo secolo, che ho condotto con i miei colleghi e riassunto nel nuovo libro The Next Economic Disaster. La logica della nostra conclusione è evidente nei diagrammi qui sotto.
 
Date un’occhiata a questo grafico:
 
Crisi del 2007-2008: PIL U.S.A., debito pubblico e debito private (in miliardi di dollari)
 
I dati del PIL vengono dal Bureau of Economic Analysis, I dati del debito privato dalla Federal Reserve, e i dati del debito pubblico dal Tesoro. (Richard Vague)
 
 
Notate che, negli anni precedenti la crisi, la linea che rappresenta il debito pubblico è all'incirca parallela alla linea che rappresenta il PIL; il debito pubblico non stava crescendo sensibilmente rispetto al PIL. Perciò la grande polemica post-crisi tra democratici e repubblicani sul debito pubblico non toccava il vero problema.
 
Qual'era il vero problema? Guardate la linea del debito privato. Questa chiaramente non è parallela a quella del PIL e, anzi, rappresenta una rapida crescita dell’indebitamento dei privati rispetto al PIL.
 
La cosa non è scioccante. Sappiamo tutti che una crescita dei mutui immobiliari ha preceduto il crash e i mutui immobiliari sono una forma di debito privato — insieme ad altri prestiti ai consumatori e alle imprese. Ciò che stupisce di più è quello che abbiamo trovato quando abbiamo guardato ad un sacco di altre crisi finanziarie del mondo, risalenti fin dal XIX secolo: anche se la maggior parte di queste crisi non vengono generalmente addebitate ad un eccesso di debito privato, esse sono stati precedute dallo stesso tipo di aumento nel debito privato che gli Stati Uniti hanno visto prima del 2008.
 
Giusto per fare un esempio, guardiamo ai dati del Giappone prima della crisi finanziaria del 1991.
 
Crisi giapponese del 1991: PIL, debito pubblico e debito privato (in milioni di yen)
 
 
I dati del PIL vengono dalle Nazioni Unite, quelli di debito private dalla Banca dei Pagamenti Internazionali, quelli di debito pubblico da Carmen M. Reinhart e Kenneth S. Rogoff. (Richard Vague)
 
 
Trovate niente di familiare? Ancora una volta, ecco cosa troviamo: una grande crisi finanziaria preceduta da un’escalation di debito privato in rapporto al PIL. Infatti, sembra esserci solo un altro ingrediente necessario per dare il via a una crisi: un livello assoluto di debito privato già alto. Troviamo che quasi tutte le situazioni di rapida crescita di debito accompagnate da alti livelli di debito privato sono sfociate in una crisi.
  
Per essere più precisi: nelle grandi economie, se il rapporto tra debito privato e PIL è almeno del 150% e tale rapporto cresce di almeno 18% nel corso di 5 anni, allora una grande crisi è all’orizzonte.
  
Fino alla resa dei conti, le cose sembrano andare magnificamente. La rapida crescita del debito privato alimenta quelli che sembrano apparenti successi – i ruggenti anni ’20, il “miracolo economico” giapponese degli anni ’80, e il boom asiatico degli anni ’90 – ma tutte queste erano abbuffate alimentate dal debito privato che hanno portato queste economie sull’orlo della rovina economica.
  
Quel che è più allarmante è che, dei 2 ingredienti necessari – un alto debito privato e una rapida crescita del debito privato stesso – uno è ancora presente anche dopo il collasso del 2008. Il debito privato USA, in rapporto al PIL, è al 156%. Questo è un livello inferiore a quello raggiunto nel 2008, ossia il 173%, ma è circa il triplo del livello – 55% - che avevamo nel 1950. Infatti, in giro per il mondo c’è stato un deciso aumento del rapporto tra debito privato e PIL nello stesso periodo.
  
La situazione cinese è particolarmente allarmante. Guardate questo grafico, che mostra la variazione del rapporto tra debito privato e PIL e il rapporto tra debito pubblico e PIL:

Rapporto tra  debito (privato e pubblico) e PIL in Cina
 
I dati del PIL vengono dalle Nazioni Unite, quelli del debito pubblico dal FMI e quelli del debito privato tra il 1997 e il 2007 dalla Banca dei Pagamenti Internazionali e dal CEIC tra il 2008 e il 2013. (Richard Vague)
 
Applicando i nostri criteri di allerta alla Cina, possiamo vedere che l'economia è a rischio di una grave crisi finanziaria nel prossimo futuro — una preoccupazione significativa a causa delle dimensioni e dell'importanza della Cina per l'economia mondiale. La crescita quinquennale del debito privato cinese rispetto al PIL è vicina al 60%. Il suo debito privato in rapporto al PIL si sta avvicinando al 200%. (Come sempre, i dati dell'economia cinese devono essere considerati provvisori: i numeri per la Cina includono lo "shadow lending", ma sono un po' difficili da definire, e si trovano diverse misurazioni dell'attuale livello di debito privato in Cina che vanno dal 167% a oltre il 200%. Ma, in tutti i casi, il debito privato negli ultimi cinque anni rispeto al PIL è cresciuto di più del 40%). Di certo la Cina, in virtù del grande ruolo del governo nell'economia, del suo patrimonio fiscale e di altre caratteristiche distintive, potrebbe rimandare il giorno del giudizio ancora per qualche anno. Ma la situazione — livelli estremamente alti di debito privato — è allarmante.
  
Quel che è sorprendente è la poca attenzione ottenuta dal problema del debito globale — livelli estremamente elevati del rapporto tra debito privato e PIL. Non solo questi mettono a rischio gli Stati Uniti e altri paesi se dovesse riprendere la crescita di tale rapporto, ma, a prescindere da qualsiasi crisi, l'accumulo di elevati livelli di debito privato nei decenni ostacola la crescita economica. I soldi che sarebbero altrimenti spesi per cose come investimenti delle imprese, automobili, case e vacanze sono sempre più utilizzati per effettuare i pagamenti sul crescente debito, soprattutto tra le persone a medio e basso reddito che compongono la maggior parte della nostra popolazione e la cui spesa è necessaria per sostenere la crescita economica. Il debito, una volta accumulato, vincola la domanda.
  
La condizione ideale per la crescita è di avere una bassa offerta (ossia, la disponibilità di abitazioni, fabbriche, ecc.) rispetto alla domanda, accoppiata con un basso livello di debito privato. Questo è quanto accaduto nei decenni immediatamente successivi la seconda guerra mondiale. Ma ora abbiamo quasi la situazione opposta. Nel primo decennio degli anni 2000, gli Stati Uniti e l’Europa hanno accumulato troppa offerta, soprattutto nell’immobiliare, e hanno accumulato troppo debito privato. Nel 1980, il Giappone ha creato troppa offerta, intasando le sue banche con troppo debito privato e troppe sofferenze. Anche se tutti questi paesi stanno tentando di riallineare questo eccesso di offerta, nessuno ancora ha meno offerta che domanda e tutti hanno ancora un elevato debito privato. E ora la Cina, la cui industrializzazione e urbanizzazione ha a lungo alimentato la crescita globale, ha creato una propria sovracapacità e un problema di debito privato, accumulando decisamente troppa offerta sotto forma di progetti industriali e immobiliari, mentre rendeva disponibile un facile credito che ha alimentato un rapido accumulo di debito privato. Quindi nessun grande protagonista dell’economia globale ha quella fantastica combinazione di carenza di offerta e basso debito privato che può spingere gli investimenti produttivi e aiutare la crescita globale.
 
Per di più, l’eccessivo debito privato può contribuire ad uno dei grandi problemi del nostro tempo: la crescente diseguaglianza di reddito e lo svuotamento della classe media. La classe media tende a crescere quando c'è troppa poca offerta e un basso debito privato (come dopo la seconda guerra mondiale). Al contrario, la classe media ristagna o si riduce quando c'è troppa offerta e troppo debito (come ora). Detto in un altro modo, la disuguaglianza aumenta quando c'è molta offerta e alto debito; diminuisce quando l’offerta e il debito sono bassi.
  
Quindi, cosa dovremmo fare? Per cominciare, liberarci dall'illusione che se riuscissimo a contenere il debito pubblico avremmo affrontato il vero problema. Il rapporto tra debito pubblico e PIL era relativamente basso, e il suo tasso di crescita piatto, prima del crollo del 1929, la crisi asiatica del 1997 e la crisi del Giappone del 1991. Negli Stati Uniti, anche con le sue guerre mediorientali e un forte incremento delle spese del programma sociale, il rapporto di debito pubblico su PIL nel 2007 non era più alto di quello che era nel decennio precedente. L’aumento in 5 anni del debito pubblico/PIL in Giappone a partire dal 1991 e in Corea del Sud a partire dal 1997 sono stati entrambi vicini allo zero. In Spagna, prima della sua recente crisi, il debito pubblico/PIL è diminuito di 16 punti percentuali.
  
Certamente, un basso rapporto di debito pubblico ha i suoi vantaggi. Ma nonostante questo, l'obiettivo principale dovrebbe essere la riduzione del debito privato. Questo processo è noto come "deleveraging", e negli Stati Uniti è stato molto contenuto, subito dopo la crisi del 2008.
 
Una forma di deleveraging è ridurre il peso dei debitori. Questo sprona la crescita economica, perché per la maggior parte i mutuatari — in gran parte consumatori a reddito medio e basso— sono propensi a utilizzare il denaro extra per fare acquisti che stimolano l'economia.
  
Quindi quello che serve è togliere una parte dell'onere del debito che pesa sulle persone a reddito basso e medio. Si può chiamare "ristrutturazione" del debito o si può chiamare cancellazione (parziale) del debito. Comunque sia, bisogna farlo. (e perché non prevedere invece un aumento del reddito delle classi basse e medie, che così potrebbero portare meglio il peso dei propri debiti? NdVdE).
  
Naturalmente, le banche e i creditori protesterebbero. Infatti, rimuovere le passività dal bilancio dei debitori significa rimuovere attività dal bilancio dei creditori. Ma un programma una tantum per consentire ai creditori di depurare dai bilanci questi asset in un lungo periodo — diciamo 30 anni — renderebbe questo sacrificio facilmente sopportabile. E per quanto riguarda il problema tanto discusso del "moral hazard" — la possibilità che sollevare le persone dalle responsabilità delle proprie decisioni sbagliate possa portare a ulteriori decisioni sbagliate in futuro: abbiamo messo da parte la nostra preoccupazione per il “moral hazard” dei creditori quando il governo li ha salvati durante la crisi. Non abbiamo fatto lo stesso per i debitori. E i creditori, non meno dei debitori, sono responsabili dell'esistenza di prestiti rivelatisi imprudenti.
  
Ma niente di tutto questo è possibile fino a che non superiamo la nostra ossessione politica riguardo al debito pubblico e non poniamo la giusta attenzione al ruolo del debito privato nei disastri economici.
 
Tratto da:http://vocidallestero.blogspot.it
Il problema non è il debito pubblico — è il debito privato
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LA SCISSIONE

Pubblicato su 21 Settembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

(nell'immagine c'è un errore di battitura nel nome di Friedman; ma il problema, non modificabile nel riportare da Google l'immagine, non pare rilevante per chi voglia intendere in buona fede il concetto...).


Non mi riferisco alla Scozia, sia chiaro. Quella oltretutto sarebbe stata una "secessione" (autolesionista: intervistato in TV, uno scozzese che parlava perfettamente italiano ha detto che gli indipendentisti si considerano filo-UE e desiderosi di entrare nell'euro, "anche se è difficile spiegarlo ORA alla gente, in mezzo a questa crisi". Bontà sua: com'è che quasi tutte le secessioni assomigliano così tanto a derive di accelerazione ordoliberista?).
 
Dunque la "scissione" pone invece un diverso ordine di problemi.
Il più eloquente esempio di ciò ce lo danno gli arguti editoriali quotidiani di Travaglio.
Le argomentazioni sul tema (elezioni dei giudici della Corte costituzionale e autonomia del parlamento) sono, pur nei toni sarcastici (magistrali), ineccepibili sul piano costituzionale. Esistono dei ruoli istituzionali inequivocabilmente disciplinati in Costituzione da regole esplicite, anche specificate e sviluppate in leggi attuative riguardanti incompatibilità e requisiti di legittimazione, che non dovrebbe essere difficile applicare in modo corretto; dando luogo all'ovvio rispetto della legalità costituzionale.
 
Tuttavia, il problema è che si "scinde": l'affermazione della priorità della legalità costituzionale si ferma ad un aspetto ben preciso. Quello di riaffermare, denunciando la negazione di aspetti circoscritti della stessa legalità da parte delle attuali istituzioni, un'interpretazione univoca quanto errata della crisi: quella imperniata sullo slogan "castacriccacorruzione".
Non che il problema in Italia non sussista: è l'esatta identificazione del suo oggetto che, in questa interpretazione "unica" (cioè monopolizzante una certa parte dell'opinione pubblica), appare macroscopicamente difettoso.
a) Cominciamo dalla casta. Chissà perchè questa viene delimitata ai pesci piccoli, al secondo o terzo livello degli "esecutori" del (non identificato) disegno di sistema ordoliberista: la vera casta è rimossa (tipico meccanismo della scissione conflittuale con se stessi) e mai sfiorata da alcun attacco, quando, sul piano fenomenologico e quantitativo, risulta di gran lunga la componente esplicativa della crisi più attendibile.
 
b) La "cricca", poi, è una mera specificazione periferica della vera casta. Si è già segnalato, da voci scientificamente accreditate al massimo livello, che queste cricche possono essere identificate con cordate settoriali inscritte nello "scambio tra rendite politiche e rendite finanziarie", cioè un compenso assicurato a forze economiche tutto sommato minori (comparate con la dimensione degli interessi finanziari messi in gioco dal sistema €uropa) che risultano opportunamente legate ai politici mandatari della vera casta; questa forze sono incaricate (come soci o prestanome) di fare "affari" i quali, a loro volta, si compongono in un ricco mosaico istituzionalizzato di remunerazione dei garanti dell'assetto ordoliberista.
 
(considerate che questo grafico non è aggiornato a tutta la partecipazione finanziaria italiana all'ESM, nel frattempo notevolmente accresciuta, ai contributi bilaterali di salvataggio e al più o meno equivalente passivo dell'Italia nella sua posizione di contribuente netto al bilancio dell'UE).
 
 Riportiamo questo passaggio di Florio:
"La tesi che ho sostenuto (in Le privatizzazioni come mito riformista) è che in particolare la sinistra, oltre più ovviamente la destra, abbia cercato di accreditarsi presso i gestori della finanza offrendo loro in pasto delle attività perfette per montarvi operazioni speculative, garantite dalla dinamica nel tempo dei flussi di cassa. Il caso delle autostrade è in questo senso emblematico. Il rischio imprenditoriale è nullo, la rendita garantita, gli investimenti attuati minimi e neppure rispettati, le tariffe aumentano con e più dell’inflazione, il contribuente continua a farsi carico della spesa per la rete in aree meno ricche e più a rischio (vedi autostrada Salerno-Reggio Calabria e grande viabilità interregionale), mentre un ambiente imprenditoriale come quello dei Benetton e altri sono diventati dei concessionari, con tutto quello che questo implica di rapporti con la politica. In tutti i settori privatizzati le spese di ricerca e sviluppo sono diminuite, indebolendo il potenziale tecnologico.

Un buon esempio di dove si possa arrivare nello scambio di rendite politiche e finanziarie si ha in Russia, di cui pure mi sono occupato in occasione della crisi finanziaria del 1997 (in Economists, Privatization in Russia, and the Warning of the Washington Consensus). Più recentemente mi sono occupato della dimensione europea delle liberalizzazioni e privatizzazioni (ne L’esperienza delle privatizzazioni), in particolare di elettricità, gas, telefonia, giungendo a queste conclusioni per i quindici stati dell’Unione Europea prima dell’allargamento nel 2004: (a) soprattutto per l’elettricità le privatizzazioni hanno comportato aumenti dei prezzi per i consumatori; (b) la separazione delle reti dalla gestione (vedi Terna, Snam Rete Gas, ecc.) è spesso costosa e senza chiari vantaggi per la concorrenza; (c) l’introduzione della concorrenza peraltro ha mitigato ma non rovesciato in benefici mezzi questi effetti avversi; (d) indagini ufficiali dell’UE, come quelle di Eurobarometro, mostrano che i consumatori si dichiarano più soddisfatti nei paesi che hanno adottato meno le privatizzazioni; (e) dove c’è stata più privatizzazione è aumentato il numero di famiglie in difficoltà nel pagare le bollette
."
Quadro confermato dalla Corte dei conti, in un ormai celeberrimo, quanto scarsamente ricordato, studio-rendiconto sulla questione.
 
Inutile dire che sulla lunga scia di evidenze lasciate da fatti come il costo pubblico delle privatizzazioni, - in termini di prezzo di collocamento dei beni e delle partecipazioni pubblici trasferiti ai privati-, o come i vantaggi personali, - in termini di status e di carriera, proiettata anche nel settore finanziario privato-, acquisiti dai pubblici funzionari che si sono occupati di determinare questo assetto, o ancora come gli effetti negativi per la collettività determinati dalla creazione di oligopoli e rendite private, non ci si sofferma troppo
Una certa "distrazione" altera la narrazione, creando un effetto diappiattimento, in cui un rubagalline diviene più visibile di una gigantesca espropriazione di beni pubblici a favore di poche ristrette mani private.
 
c) Sulla corruzione, poi, la distorsione nella percezione dei meccanismi e delle relative dimensioni, soffre della ormai storica bufala della quantificazione in 60 miliardi, dell'ignorare che il "lovuolel'€uropa" ha innalzato a sistema legale l'appropriazione e reindirizzo a fini sostanzialmente privati della ricchezza pubblica.
Una storia già nota che ci segnala come, nelle mitiche classifiche internazionali, la corruzione scompare laddove le oligarchie finanziarie divengano a tal punto padrone delle istituzioni ex-democratiche, da determinare la legalizzazione dell'interesse rapace dei gruppi economico-finanziari, con la simultanea scomparsa sistematica della rilevanza penale dei fatti appropriativi
Ma non la scomparsa della illegittimità costituzionale di tali fatti, beninteso,congegnati come sono in quello che può assumersi come l'attacco finale del liberismo alle Costituzioni democratiche.
 
Ma l'aspetto più inquietante dell'enfasi su questa accezione fortemente delimitata del castacriccacorruzione è che esso funziona come premessa logica e rafforzamento oggettivo dell'altra parte dello slogan "livoroso": quella stessa parte che, contrariamente alle intenzioni di chi sottolinea la "prima" parte, porta dritto alla accelerazione affaristica avviata sotto l'ombrello del piùeuropa
E cioè il segmento "debitopubblicospesapubblicaimproduttivabrutto".
Inutile dire che questa seconda parte dello slogan, pur avendo una diversa valenza descrittiva della crisi rispetto alla parte relativa al c.d. problema della legalità, è legata a quest'ultimo fin dall'inizio.
Ci riportiamo a Federico Caffè ed alla sua denunzia, - ai tempi, (chissà perchè tutt'ora considerati "gloriosi"), della nascita della "questione morale"-, di come l'enfasi sul "clientelismo" legato allo "assistenzialismo", presuntamente innescato dalla spesa pubblica, fosse un attacco alla democrazia pluriclasse fondata sul lavoro.
Il meccanismo è noto e l'abbiamo in molte occasioni denunciato"il fulcro attivo dell’ordoliberismo, cioè la teoria del “vincolo esterno”, ha avuto una pretesa addirittura etica, in realtà, basata sulla manipolatoria sovra-enfatizzazione dei difetti fisiologici della democrazia"...Questo attacco, poi, si è costantemente sposato con un'ipocrita quanto vana, e assolutamente presunta,mobilitazione di facciata, quando, invece, sfugge, a tutti gli alfieri del "castacriccacorruzione", la strana omissione per cui si denunciano corruzione e clientelismo "senza mai considerare l’ipotesi che ben altri rimedi si potevano e, tutt’ora, si possono proporre, per correggere questi inconvenienti".
 
Capiamoci: che la crisi sia ascrivibile al debito pubblico, che questo sia aumentato a causa della eccessiva spesa pubblica, in Italia, è un'altra gigantesca bufala. E non è questa la sede nè per ripetere queste ovvie verità nè per risottolineare la tetragona ostilità dei sostenitori del "castacriccacorruzione" ad accettare la realtà,quand'anche sostenuta dalle fonti più autorevoli, dei fatti economico-politici sottostanti.
 
Il fatto è che la scissione tra la prima e la seconda parte del complessivo mantra livoroso è SOLO APPARENZA E FINISCE PER CREARE INEVITABILMENTE una melassa bipartisantea-party e ordoliberista-pseudo-progressista al tempo stesso: una sorta di ossimoro, che non funziona sul piano logico delle "evidenze", esattamente come non funzionano, se non per accelerare la distruzione economica, industriale e soprattutto sociale, della nostra Patria, LE GRANDI INTESE.
Tratto da:http://orizzonte48.blogspot.it
LA SCISSIONE
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LEGNANO: PARCHEGGI VIETATI AGLI ITALIANI

Pubblicato su 21 Settembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

INCREDIBILE STORIA DI DISCRIMINAZIONE

Legnano – Succede ogni venerdì, tutte le sante settimane. All’ora di pranzo, per gli ‘infedeli’ italiani, i parcheggi sono off-limits.

La cosiddetta comunità musulmana infatti, impedisce il parcheggio ai non islamici in via XX Settembre, dove ha sede una presunta Associazione culturale italo-araba, che in realtà è solo la copertura per l’ennesima moschea illegale.

I residenti, i commercianti e tutti quelli che lavorano in zona hanno denunciato la grave discriminazione alle autorità comunali: «Tutti i venerdì di preghiera, dalle 12 alle 14 davanti ai posti auto pubblici si posizionano delle “sentinelle” avvolte in tuniche e veli. E lì fanno poi parcheggiare solo coloro che credono nella religione islamica. Se non sei uno di loro ti rispondono che quel parcheggio è riservato ad altri. E guai a lamentarsi. Se protesti infatti rischi di essere apostrofato a malo modo. A volte si è rasentata anche la rissa e c’è chi, dopo non aver rispettato il loro assurdo e illegittimo divieto di posteggio, si è ritrovata l’auto danneggiata».

Tratto da:http://voxnews.info

LEGNANO: PARCHEGGI VIETATI AGLI ITALIANI
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