Segui questo blog
Administration Create my blog
Blog di POPOLI LIBERI e COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Atene deve restituire “fino all’ultimo centesimo". Il capo del Fondo salva-Stati, Klaus Regling

Pubblicato su 8 Marzo 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECONOMIA

Süddeutsche Zeitung riporta che il primo ministro greco Alexis Tsipras avrebbe chiesto una riunione di emergenza con il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker per discutere le "drammatiche difficoltà finanziarie" che la Grecia si trova ad affrontare, come quella di non essere in grado di pagare tutti i dipendenti del settore pubblico nel mese di febbraio. Tuttavia, secondo il giornale Juncker ha rifiutato l'incontro volendo attendere l'esito della riunione di lunedi dei ministri delle Finanze della zona euro.
 
Nel frattempo, secondo un nuovo sondaggio ARD-Deutschlandtrend, il 49% dei tedeschi ritiene che la decisione di concedere alla Grecia una proroga del salvataggio di quattro mesi è stata corretta mentre il 47% pensa sia stata sbagliata.  

In una intervista all’Handelsblatt, il capo del fondo salva-Stati europeo, Klaus Regling ha dichiarato che Atene deve restituire “fino all’ultimo centesimo” del debito, mostrando irritazione per la rinnovata richiesta degli ultimi giorni di Tsipras e dal suo ministro delle Finanze Varoufakis di tagliare il debito: "Contraddice gli impegni presi all’Eurogruppo del 20 febbraio”.

Regling ha definito “inaccettabili” gli attacchi del premier ellenico ai governi di Spagna e Portogallo e ha ricordato che Atene ha già ottenuto sconti sugli interessi. 
 
Tratto da:http://www.lantidiplomatico.it
Atene deve restituire “fino all’ultimo centesimo". Il capo del Fondo salva-Stati, Klaus Regling
commenti

Euro? No grazie, in Sardegna usano il Sardex

Pubblicato su 8 Marzo 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECONOMIA

In momenti di crisi arrivano le idee migliori. In Sardegna sarà successo così, perché circa 2500 imprenditori non utilizzano più l'euro ma ilSardex. Si tratta di un progetto  molto ambizioso che mira a ridefinire le relazioni tra i vari soggetti economici. "Siamo una fucina sempre attiva, un laboratorio in cui immaginare insieme l'isola di domani, un nuovo modello di cooperazione appositamente pensato per le comunità locali. Il nostro compito è quello di mettere in moto l'economia con una moneta complementare proprio nel momento in cui la crisi blocca le attività imprenditoriali" racconta Carlo Mancosu, il trentaquattrenne di Cagliari che nel 2009 ha ideato Sardex. Nel giro di soli quattro anni Sardex ha portato le imprese che fanno parte del circuito ad incrementare il loro fatturato del 15 - 20%. 

Cos'è Sardex - E' una moneta complementare e supplementare, capace di affiancarsi a quella tradizionale. Le aziende dell'isola, attraverso l'utilizzo di una unità di conto digitale, hanno la possibilità di sostenersi a vicenda, finanziandosi reciprocamente. Mancosu ha detto al quotidiano il Giornale:  "Il nostro progetto, partito in silenzio adesso è stato sposato anche da altre regioni. Diversi imprenditori ci hanno contattato per far parte del nostro circuito in tutta Italia, da nord a sud. Ad esempio negli ultimi dodici mesi il circuito è partito in altre regioni. Il Sardex è già stato esportato in Veneto (Venex), Piemonte (Piemex), Emilia Romagna (Liberex), Marche (Marchex), Lazio (Tibex), nella zona del Sannio (Samex) e in Sicilia (Sicanex)". 

A macchia d'olio - L'idea di evitare i pagamenti in euro e sostituirli con il Sardex ha avuto un successo immenso tanto che gli imprenditori hanno deciso di pagare i propri dipendenti in Sardex. "Più di milleduecento dipendenti delle aziende nel circuito hanno chiesto di essere pagati in Sardex. Questo facilita di gran lunga le procedure per i pagamenti soprattutto per le aziende in crisi. C'è chi addirittura ha chiesto un anticipo del Tfr in Sardex. Ad esempio con 10000 Sardex si può avviare una ristrutturazione a casa. Il dipendente chiede un anticipo all'azienda e poi si impegna a restituire il credito a tasso zero nei mesi successivi. Pensate come sarebbe difficile fare tutto ciò con l'Euro e soprattutto con le banche che chiudono i rubinetti". L'obbiettivo del 2015 è di arrivare a 3250 imprese. Ma non solo, c'è anche l'obbiettivo di passare dai trenta milioni di transazioni del 2014 a sessanta per il 2015. 

Tratto da: http://www.liberoquotidiano.it/

Euro? No grazie, in Sardegna usano il Sardex
commenti

INTERVISTATA DAL FINANCIAL TIMES, MARINE LE PEN ESPONE IL SUO PROGRAMMA PER IL FUTURO DELLA FRANCIA (E DELL'EUROPA)

Pubblicato su 8 Marzo 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in EUROPA

Intervistata dal "Financial Times", Marine Le Pen, leader del Fronte nazionale francese, espone la sua visione per il futuro della Francia, che per quanto radicale potrebbe divenire realta'.

Marine Le Pen auspica il crollo dell'Unione Europea e parla di nazionalizzare le banche; attribuisce agli Stati Uniti la responsabilita' di politiche pericolose e considera la Russia un alleato migliore; sogna la fine dell'immigrazione e ritiene che la Repubblica francese sia sotto l'attacco degli islamisti.

"E' il momento del Fronte", dichiara la leader politica, 46 anni, che, a due mesi di distanza dall'attentato terroristico contro il periodico satirico "Charlie Hebdo", viene data tra i possibili vincitori delle presidenziali del 2017; i sondaggi attribuiscono al suo partito il 33 per cento dei voti alle prossime amministrative, piu' dell'Ump e dei socialisti.

La crescente popolarita' di un movimento confinato per decenni nella frangia dell'estrema destra ha suscitato allarme in tutto lo spettro politico nazionale; il presidente Hollande ha definito l'ascesa dell'Fn "un fallimento collettivo".

Il successo invece e' da attribuire agli sforzi della leader, in carica dal 2011, di allargare la base elettorale, perfino rubando argomenti alla sinistra, ma anche al malessere economico che affligge il paese.

Per Marine Le Pen l'unica soluzione e' lasciare l'euro: "Ci e' stato detto che sarebbe catastrofico", afferma, ma in realta' ci sarebbero solo "molti problemi pratici": una moneta piu' debole darebbe una spinta alle esportazioni e il debito pubblico sarebbe convertito in franchi e resterebbe invariato; i benefici sarebbero maggiori anche se gli investitori chiedessero tassi di interesse piu' alti.

La leader ha preso le distanze dalle posizioni antisemite del padre e fondatore del partito, Jean-Marie: "Sono io la presidente del Fronte nazionale e lui il presidente onorario. Io decido la linea, non lui". Più chiaro di così.

La maggior parte della classe politica socialista e della destra "pro euro" considera il Fronte un partito xenofobo, ma questa critica non fa più presa sugli elettori, e i risultati delle urne lo confermano, basti pensare al clamoroso successo alle elezioni europee, dove il Front National ha battuto tutti.

E contro il jihadismo "domestico", Marine Le Pen propone la linea dura: tolleranza zero sugli attacchi alla laicita', obbligo di predicazione in francese nelle moschee, ritiro del passaporto per i jihadisti che combattono con organizzazioni terroristiche all'estero.

Il suo obiettivo, inoltre, e' una radicale svolta nella politica estera, col ripristino dei rapporti col regime siriano di Bashar al-Assad e la revisione delle relazioni col Qatar e la Turchia, che accusa di sostenere il terrorismo.

A suo parere gli Stati Uniti sono "la potenza piu' screditata" nel Medio Oriente e non possono essere visti come un partner nella lotta globale contro il jihadismo; l'Isis, invece, potrebbe essere sconfitto col coinvolgimento della Russia.

Marine le Pen e' convinta che anche sull'Ucraina Parigi abbia sbagliato, biasima l'Ue per aver provocato la crisi e gli Usa per aver incoraggiato la rottura con Mosca: "Respingere la Russia come stiamo stupidamente facendo vuol dire spingerla nelle braccia della Cina". Cosa che infatti sta accadendo.

Ora, rimane da vedere cosa accadrà alle elezioni amministrative di aprile. Se i sondaggi "tonanti" a favore del Front National dovessero essere confermati dai voti, molti commentatori politici d'Oltralpe già scrivono che per Hollande sarebbe difficilissimo continuare a restare all'Eliseo fino al 2017.

Tratto da: http://www.ilnord.it/

INTERVISTATA DAL FINANCIAL TIMES, MARINE LE PEN ESPONE IL SUO PROGRAMMA PER IL FUTURO DELLA FRANCIA (E DELL'EUROPA)
commenti

MARIO MONTI CONDANNATO IN TRIBUNALE: “1,5 MILIARDI ESPROPRIATI AGLI ITALIANI”. ECCO LA SENTENZA

Pubblicato su 7 Marzo 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

Dalle tasche degli italiani sono spariti 1,5 miliardi di euro. Non tanto volatilizzati, quanto espropriati.

 
Che, poi, è un modo giuridico per dire sottratti, rubati. E dietro a questo colossale esproprio di Stato c’è Mario Monti in perdona. Il Professore, catapultato a Palazzo Chigi dai poteri forti dell’Unione europea, ha fatto una leggina per mettere, un giorno con l’altro, al bando tutte le lire in circolazione. Come se non gli bastassero le tasse, le imposte e i balzelli che si è inventato per far piangere gli italici contribuenti, l’allora premier s’era inventato un decreto (uno dei tanti) per far sparire svariati miliardi di lire “a favore dell’Erario”.
Il giudice del tribunale di Milano, Guido Vannicelli, ha ritenuto illegittimo l’articolo 26 del decreto legge 121 con cui, in deroga alla legge del 2002, il governo Monti ha prescritto (con decorrenza immediata”) le lire ancora in circolazione “a favore dell’Erario”. In base al dl del 6 dicembre 2001, infatti, il relativo controvalore delle lire è stato “versato all’entrata del bilancio dello Stato per essere assegnato al fondo per l’ammortamento dei titoli di stato”.
Una mossa architettata ad arte da Monti per anticipare di circa un trimestre la scadenza ultima del cambio lire-euro. Un trucchetto che ha fruttato alle casse dello Stato un bottino di oltre un miliardo e mezzo. Come spiega Vannicelli all’
Espresso, Monti avrebbe“violato il principio di affidamento e di certezza del diritto”. Una violazione che il giudice milanese non fatica a identificare come un vero e proprio “esproprio” ai danni di tutti quei cittadini che tenevano ancora sotto il materasso (per affezione o per sbadataggine) qualche lire. Un esproprio di Stato, per di più, perché il corrispettivo di un miliardo e mezzo di euro è finito dritto dritto nelle fauci fameliche dell’Erario.
Sulle accuse (pesantissime) mosse da Vannicelli dovrà pronunciarsi la Corte costituzionale. Niente è scontato. Anticipando con una leggina ad hoc i termini dell’incasso, il governo italiano ha infatti violato gli articoli 3 e 97 della Costituzione, cioè il principio di affidamento e di certezza del diritto. A questo punto, se i termini del cambio lire-euro dovessero essere rivisti dalla Consulta, il Tesoro dovrà rendere ai contribuenti una discreta sommetta di denaro.
 
Tratto da: http://www.informarexresistere.fr/
MARIO MONTI CONDANNATO IN TRIBUNALE: “1,5 MILIARDI ESPROPRIATI AGLI ITALIANI”. ECCO LA SENTENZA
commenti

UNGHERIA, INVESTIMENTI USA

Pubblicato su 7 Marzo 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECONOMIA, EUROPA

General Motors ha annunciato un investimento da 1,7 milioni di euro in Ungheria, dove, a Szentgotthárd, sarà creato un centro regionale per formazione e gestione finanziaria. La struttura porterà nuovi posti di lavoro e la multinazionale prevede inoltre di ampliare l’organico del suo vicino impianto produttivo, aggiungendo circa 500 addetti. La produzione di motori, ha argomentato GM, dovrebbe essere aumentata del 50% quest’anno, a 580mila unità totali. Con tale obiettivo in mente è previsto un massiccio piano di assunzioni a Szentgotthárd: 500 i nuovi lavoratori previsti, ad incrementare l’attuale staff, che conta 1400 risorse. Il nuovo Ambasciatore degli USA in Ungheria, Colleen Bell, ha dichiarato di aver visitato numerose aziende americane nel Paese in questo suo primo mese in carica e di essersi fatta un’opinione molto positiva dell’ambiente di investimento offerto dall’Ungheria, nonché della forza lavoro locale. Secondo quanto detto in conferenza stampa dal Vice Presidente di Opel per le Relazioni Governative in Europa Johachim Koschnicke, il training and financial centre che sarà creato nello stesso sito della fabbrica servirà ad assicurare la preparazione della forza lavoro della stessa e costituirà anche un'importante struttura di formazione per la regione.

Tratto da: http://www.ilnord.it

UNGHERIA, INVESTIMENTI USA
commenti

Non ha 82 euro per il ticket, rifiutato esame ad un disoccupato 62enne

Pubblicato su 7 Marzo 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

Ma la sanità non era un diritto garantito ai non abbienti? Perché per i disoccupati non ci sono le risorse per la copertura sanitaria? Cos’è eugenetica politically correct?

mercoledì, 4, marzo, 2015

L’uomo, con gravi problemi alla vista, deve effettuare un Oct su richiesta del Pronto Soccorso ma gli è stato risposto che l’esame può essere effettuato solo pagando il ticket di 82euro. Lo riportaleccesette

Un disoccupato 62enne di Trepuzzi rischia gravi conseguenze alla vista perchè non ha i soldi per effettuare un esame Oct che la Asl di Lecce fornisce solo a pagamento. Il 62enne ha deciso di denunciare la situazione e ha riferito l’assurda vicenda all’associazione di volontariato “Salute Salento”.

Renzi regala oltre 70 milioni di euro all’estero, a ONU e Ong varie

Parma: 3 milioni di euro per ospitare 350 profughi per 9 mesi

Roma: appalto da oltre 27 milioni di euro per accogliere 3815 “profughi”

L’Oct è un esame diagnostico molto importante che consente di analizzare nel dettaglio la macula della retina e il nervo ottico per scoprire patologie ma non è compreso dei Lea, livelli essenziali di assistenza, e si può effettuare solo in Alpi al costo di 82 euro e in regime di ricovero.
La richiesta di effettuare tale esame è stata fatta da Pronto Soccorso del Vito Fazzi di Lecce dove il 62enne di è recato per una visita d’urgenza su consiglio del medico curante a seguito di un pesante abbassamento della vista. “sono anche diabetico, il medico si è preoccupato e mi ha spedito al Pronto soccorso, con tanto di impegnativa ed esenzione ticket».

Poi l’amara sorpresa allo sportello Cup del “Vito Fazzi”: “possiamo prenotare l’esame per domani, a pagamento”. In esenzione si può fare, invece, la fluoroangiografia, molto costosa e il campo visivo.
“La Regione non ha ancora dato un codice a questo esame e può inserirlo nei percorsi di cura in esenzione” spiega Salute Salento “ma deve farlo a proprie spese. E siccome la Puglia è ancora in Piano di rientro non è possibile”.

Tratto da: http://davi-luciano.myblog.it

Non ha 82 euro per il ticket, rifiutato esame ad un disoccupato 62enne
commenti

Cresce il malcontento a Berlino per Juncker e la sua Commissione

Pubblicato su 7 Marzo 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in EUROPA

Nonostante un incontro apparentemente produttivo tra il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker a Bruxelles, la stampa tedesca scrive oggi che la "rabbia" di Berlino per quanto riguarda il "lassismo" in politica economica della nuova Commissione e la sua incapacità di far rispettare il Patto di crescita e stabilità è un "segreto di Pulcinella". Bild sostiene che "in realtà" Merkel e Juncker sono "migliori nemici", a causa della volontà di Juncker di centralizzare il potere in seno alla Commissione come organo decisionale principale dell'UE, della posizione recentemente assunta rispetto agli obiettivi fiscali francesi, e i suoi "stretti rapporti" con il Primo Ministro greco Alexis Tsipras. Bild sostiene, inoltre, che "nei corridoi di Berlino, si sussurra che Juncker sia un 'simpatizzante della Grecia' e 'un giocatore ingannevole'."
 
Süddeutsche Zeitung cita un alto ufficiale tedesco, "Abbiamo l'impressione che la Commissione stia progressivamente abbandonando l'interpretazione rigorosa, precedentemente condivisa, delle regole europee."
 
Tratto da:http://www.lantidiplomatico.it/
Cresce il malcontento a Berlino per Juncker e la sua Commissione
commenti

CON QUALE CORAGGIO SI PUO' PUBBLICARE ROBA DEL GENERE ?

Pubblicato su 7 Marzo 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

DI JEAN SEBASTIEN LUCIDI

facebook.com

Non credevo che certa stampa italiana si sarebbe talmente piegata alle volontà americane, fino a raggiungere livelli demenziali.

Questo vergognoso articolo di propaganda antirussa per interessi d'oltreoceano, supera ogni limite e conferma il dato che la stampa italiana NON è libera ed classificata a livelli africani.


 

Con quale coraggio si può pubblicare un articolo di pseudo economia analizzando l'aspetto economico russo, quando proprio l'Italia sta scivolando giorno dopo giorno nella miseria grazie alle politiche d'austerità collegate alla logica dell'euro per non parlare della Grecia ormai in crisi NON economica bensì UMANITARIA.

Inoltre dall'articolo si denota una certa ignoranza in materia economica, dal momento che la deflazione è di gran lunga molto più micidiale di un'inflazione galoppante. Oggi la deflazione sta uccidendo tutta l'economia dell'eurozona, mentre l'alta inflazione comunque stimola i consumi e nonostante ciò, nel caso italiano, della nostra famosa inflazione galoppante, il nostro Paese era classificato come sesta potenza economica mondiale ed oggi con inflazione negativa (deflazione appunto) è scivolata tra i PIIGS.

Tornando alla Russia, vorrei ricordare che durante il mio viaggio in Russia, ho constatato che molti giovani avevano tutti un posto di lavoro a tempo indeterminato e proprio tornati all'ottocento non credo proprio visto che la metropolitana di Mosca è dotata di Wifi, quando a casa mia a Roma, spesso non funziona la connessione...

Ora capisco sempre di più come brucia il fatto che la Russia sta siglando accordi clamorosi abbandonando il dollaro. Il Paese che potrebbe tornare come nell'ottocento rischia proprio di essere l'America visto che basa la sua economia con l'uso su scala mondiale della sua moneta, ripudiata ora dalla Russia e suoi alleati...

Jean Sebastian Lucidi

Fonte: www.facebook.com

Link

Tratto da:http://www.comedonchisciotte.org
CON QUALE CORAGGIO SI PUO' PUBBLICARE ROBA DEL GENERE ?
commenti

Fondo monetario: “Italia non ha futuro radioso né sereno. Tagliare le pensioni”

Pubblicato su 7 Marzo 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECONOMIA

Presentando il rapporto del Fmi sul nostro Paese il direttore esecutivo Andrea Montanino ha detto che "la crescita potenziale dell’Italia di fatto crolla per gli anni futuri, siamo inchiodati allo 0,5%". Kenneth Kang, capo missione dell'istituzione di Washington, ha poi avvertito che restiamo "vulnerabili" sui mercati" e ha tornato a chiedere di ridurre la spesa previdenziale per contenere le uscite dello Stato

 

“L’Italia, nelle condizioni attuali, non è un Paese per cui si possa assicurare un futuro radioso, o quantomeno sereno”. A fare la cupa previsione è Andrea Montanino, direttore esecutivo del Fondo monetario internazionale, che ha presentato alla Luiss di Roma il country report sul nostro paese. “La crescita potenziale dell’Italia di fatto crolla per gli anni futuri, siamo inchiodati allo 0,5%”. Il Fondo,nel suo World economic outlook diffuso martedì, stima per l’Italia una contrazione del pil 2014 dello 0,2% (contro lo 0,3% del precedente report, risalente a luglio) e un +0,8% nel 2015. Per l’Italia, così come per l’Europa in generale, ha detto poi Montanino, “è il momento di aprire seriamente un mercato dei capitali”. Negli Stati Uniti, ha ricordato, il private equity (cioè gli investimenti in società non quotate da parte di fondi specializzati) è nove volte più sviluppato che nella Ue. La diagnosi, dunque, è che “siamo banco-centrici”. E su questo fronte “bisogna fare di più”. Anche perché “le banche italiane hanno fatto progressi nel rafforzare i bilanci, ma devono affrontare sfide e venti contrari ciclici” ed “essere pronte a soddisfare la domanda quando l’economia di riprenderà”.

Il capo missione per l’Italia dell’istituzione di Washington, Kenneth Kang, ha poi avvertito che il piano di riforme dell’Italia “è audace e ambizioso, ma bisogna agire in fretta per implementarlo”. Infatti “il debito pubblico (che quest’anno secondo il Fondo raggiungerà il picco del 136,7% del Pil per poi iniziare una lenta discesa, ndr) è sostenibile, ma il Paese resta vulnerabile sui mercati”. In questo quadro, per rilanciare la crescita “bisogna ridurre le tasse sul lavoro, fare investimenti pubblici e rendere la revisione della spesa parte integrante del budget”. Per esempio, ha ribadito Kang, “la spesa pensionistica è troppo alta e un taglio della spesa pubblica deve passare per un taglio della spesa previdenziale”. Il Fondo, d’altronde, già a metà settembre ha esortato il governo di Matteo Renzi a intervenire con le forbici sulle maggiori voci di uscita del bilancio pubblico, a partire proprio dalle pensioni e senza dimenticare la sanità.

Il Fondo mercoledì ha anche presentato il Fiscal monitor, il rapporto sull’evoluzione dei conti pubblici dei diversi Paesi. Per quanto riguarda l’Italia, il documento calcola che il rapporto tra deficit e Pil si attesterà al 3% nel 2014 per poi calare al 2,3% l’anno prossimo. Le proiezioni sono state migliorate rispettivamente di 0,3 e 0,5 punti percentuali. Il Fondo precisa che le stime non includono la legge di Stabilità per l’anno prossimo, che il governo varerà il 15 ottobre, ma comprendono gli effetti sui conti pubblici del bonus Irpef da 80 euro e le correzioni dovute alla revisione delle previsioni di crescita.

Il documento affronta poi il problema di come rilanciare la crescita nell’Eurozona e in Giappone, aree che restano a rischio stagnazione mentre gli Usa sono ripartiti a pieno ritmo. C’è bisogno, spiega il Fondo, di una politica monetaria accomodante (e da questo punto di vista l’acquisto di Abs da parte della Bce è un “buon passo nella giusta direzione”). Ma servono anche, ribadisce l’istituzione guidata da Christine Lagarde, le “solite” riforme. Tra cui misure “mirate” per far sì che le persone anziane partecipino di più al mercato del lavoro. “L’evidenza dimostra che l’aumento dell’età pensionabile non necessariamente porta a un aumento della partecipazione della forza lavoro”, scrive il Fmi. Di qui la proposta di riforme “complementari”, che potrebbero “includere regole per il pensionamento anticipato, razionalizzando i benefici, e l’adozione di altri incentivi finanziari, insieme però a politiche che aumentino la domanda per coloro che intendono posticipare il pensionamento”. Questi interventi vanno però affiancati a una “riduzione delle imposte sul lavoro” che si concentri “su gruppi specifici, come i lavoratori poco qualificati o giovani, per i quali il problema della disoccupazione può essere più grave”. 

Ce n’è poi anche per il sistema bancario: gli istituti, si legge nel rapporto, “devono rivedere il loro modello di business ed essere pronte ad agganciare la domanda di credito”. La politica “può aiutare questa trasformazione strutturale che consentirà di migliorare la redditività e sostenere l’economia tramite i finanziamenti. Questo è importante soprattutto in Ue, dove le banche giocano un ruolo importante nel finanziare la ripresa”. 

Tratto da: http://www.ilfattoquotidiano.it/

Fondo monetario: “Italia non ha futuro radioso né sereno. Tagliare le pensioni”
commenti

LE MONDE: L’EUROPA DEVE ABBANDONARE L’EURO

Pubblicato su 7 Marzo 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECONOMIA

Le voci che chiedono lo smantellamento dell’euro si levano sempre più alte: il quotidiano francese Le Mondepubblica un lungo articolo in cui Wolfgang Streeck, sociologo e professore di economia presso l’Università di Colonia, spiega che, se si vuole salvare l’Europa, bisogna abbandonare il mostruoso progetto dell’euro. 

 

di Wolfgang Streeck, 2 marzo 2015

Se tutto va bene, stiamo assistendo all’inizio della fine dell’unione monetaria europea. “Se l’euro fallisce, fallisce l’Europa”, ha detto Angela Merkel. Oggi, è esattamente il contrario. L’euro sta distruggendo l’Europa. Se l’euro fallisce, potrebbe ancora accadere che l’Europa finisca per non fallire. Non è infatti una cosa certa: i danni causati dall’unione monetaria sono troppo profondi.

Con l’avvento al potere in Grecia del partito di sinistra Syriza, in alleanza con un piccolo partito di estrema destra, il progetto mostruoso di innestare una moneta comune in paesi diversi con diverse economie sembra dover andare incontro alla fine che si merita.

Eppure ne sono stati fatti, di tentativi! Hanno iniziato con l’instaurare, al posto dei governi eletti, dei tecnocrati provenienti dalle burocrazie finanziarie private e pubbliche, ma il popolo ingrato li ha rimandati a casa. L’era della docilità europea è finita: le istituzioni democratiche respingono le protesi di Bruxelles. E continuerà: in Spagna, il partito gemello di Syriza, Podemos, manderà a casa il Partido Popular.

Nessuno può sapere che cosa verrà fuori dai negoziati che sono stati appena iniziati. All’interno di Syriza ci sono opinioni diverse sul fatto se la Grecia deve restare o meno nell’euro. Molte sono le possibilità. D’altra parte, l’Italia e la Spagna giurano di sostenere la politica comune delle “riforme” e dei “salvataggi” – ma è chiaro che esse chiederanno anche per sè per le concessioni che saranno negoziate dalla Grecia. Tutto questo costerà molto caro ai paesi del Nord.

Restrizioni umilianti

Forse gli artisti del negoziato di Bruxelles riusciranno a fermare la Grecia e a far passare l’estate all’euro. Questo produrrà forse l’effetto collaterale desiderato: provocare la scissione di SYRIZA e rovinare la sua reputazione presso gli elettori. Dal risanamento di bilancio della Grecia, seguito da quello, inevitabile, degli altri debitori, non si sarà guadagnato nulla.

Anche se l’economia greca si stabilizzasse al livello attuale, le enormi disparità che “riforme” hanno fatto nascere tra il nord e il sud Europa persisteranno, e questo vale anche per l’Italia e la Spagna, se cercheranno di diventare “competitive” nel senso in cui lo intendono gli standard della Banca Centrale Europea (BCE) e dell’Unione Europea (UE).

Inoltre potrebbero essere richeste delle compensazioni per la redistribuzione o lo “stimolo” alla crescita, sotto forma di prestiti o aiuti strutturali nell’ambito della politica regionale, o almeno per ripristinare le relazioni come erano prima della crisi e del salvataggio: il conflitto redistributivo trasferito nelle relazioni tra Stati membri. E questa rivendicazione sarebbe rivolta alla Germania, come anche ad alcuni paesi più piccoli, come i Paesi Bassi, Austria e Finlandia – e la Francia interverrebbe in qualità di “mediatore”.

Comincerebbe così un conflitto duraturo che provocherebbe il crollo dell’Europa. La Germania, e il Nord, non potrebbero sfuggire ai prevedibili negoziati. Si può prevedere che i donatori penseranno che i pagamenti sono troppo alti, mentre i paesi beneficiari riterranno che il denaro non fluisce abbastanza, e solo a costo di umilianti restrizioni della loro sovranità.

Questo conflitto strutturale esisterà fintantoché ci sarà una unione monetaria. Se quest’unione non si infrange su questo conflitto, perché i governi si aggrappano ostinatamente al loro “frivolo esperimento”, o se il settore tedesco delle esportazioni crede di doversi aggrappare alla sua “idea europea” fino alla vittoria finale, allora questo idealismo provocherà lo smembramento dell’Europa. Porre fine quanto prima possibile all’unione monetaria nella sua forma attuale, è quindi in primo luogo nell’interesse, se non economico, almeno politico, della Germania.

L’Odiata Germania

Nei paesi del Mediterraneo, tra cui la Francia, la Germania è oggi più odiata di quanto non lo sia mai stata dalla seconda guerra mondiale. L’iniezione finanziaria da parte della BCE nel mese di gennaio ha avuto un solo effetto: la sensazione di trionfo che la sconfitta tedesca nel consiglio direttivo della banca ha suscitato nel sud Europa. L’eroe degli italiani si chiama Mario Draghi, perché pensano che egli abbia preso in trappola i tedeschi con l’astuzia e li abbia umiliati.

Il coinvolgimento della Germania nell’Europa è in gran parte un’eredità a lungo termine di quell’ “appassionata europeo” che è stato Helmut Kohl. Quando gli accordi minacciavano di fallire a causa di una divergenza sulla ripartizione dei costi, Kohl si è sempre mostrato disposto a pagare il conto. Quel che può essere stato nell’interesse della Germania, per ragioni storiche, il folklore politico l’ha attribuito alle convinzioni personali di Kohl, ma questo atteggiamento ha suscitato delle speranze che sono andate oltre il suo mandato.

Per i successori di Kohl di qualsiasi orientamento, gli interessi dell’economia dell’esportazione tedesca e dei suoi sindacati giustificherebbero da soli che si faccia di tutto per soddisfare queste aspettative e, se necessario, che si finanzi da soli la coesione dell’unione economica europea. Ora, questi eredi non ne sono più capaci.

L’approfondimento del processo di integrazione, voluto da molti buoni europei, ha avuto come conseguenza la sua politicizzazione e la nascita di un’opinione pubblica che ha posto fine al “consenso permissivo” sulla politica di integrazione europea.

Contrariamente a quanto si sosteneva, la vita pubblica europea non si è realizzata come una politica interna, ma come una politica estera in cui dominano i conflitti tra stati e dove l’obiettivo di un’unione sempre più stretta, al quale una volta si prestava solo una scarsa attenzione, è diventato sempre più contestato. All’interno dell’Unione monetaria, i sussidi necessari per l’integrazione hanno raggiunto un tale livello che vanno ben al di là delle possibilità della Germania.

Possiamo ritenere che il governo Merkel sarebbe disposto ben volentieri a far pagare un prezzo molto alto ai suoi contribuenti per imporre la sua “idea europea” di un mercato interno sovranazionale a cambio fisso per i macchinari e le automobili tedesche, e possiamo dire la stessa cosa, anche se per ragioni in parte diverse, dell’opposizione riunita nel Bundestag. L’emergere nel 2013 del partito anti-euro AFD nella politica interna tedesca, tuttavia, non l’ha permesso.

Catastrofe geostrategica

Come anche il consenso permissivo è stato esso stesso sempre collegato ad un sistema in cui tutto ciò che doveva servire all’integrazione non era noto al grande pubblico, si potrebbe continuare ancora a lavorare per nascondere le concessioni tedesche tramite dei raffinati rigiri tecnocratici, cosa a cui si presterebbe particolarmente bene la BCE. Ma con le elezioni in Grecia, anche questo è diventato impossibile.

Le estenuanti discussioni che ci si può attendere intorno al “programma per la crescita”, alla remissione del debito e alla condivisione del rischio, da una parte, e sui diritti d’intromissione nel potere di governo, dall’altro, si svolgeranno sotto la luce impietosa dell’opinione pubblica, con grida di allarme o di trionfo, a seconda della situazione, da parte dell’AFD in Germania e di quasi tutti i partiti nei paesi debitori.

L’Unione monetaria ha distrutto la politica europea della Germania e il successo che aveva raggiunto nel corso di molti decenni. Se non stiamo attenti, può anche ora avere delle conseguenze catastrofiche sul piano geostrategico. La Russia è pronta a concedere alla Grecia i prestiti che le verrebbero rifiutati dalla UE.

La stessa idea potrebbe essere applicata in caso di fallimento dello stato greco, o se il paese venisse escluso dall’Unione monetaria europea. Se si arrivasse a questo, saremmo di fronte ad una asimmetria più unica che rara: allo stesso modo in cui l’Unione europea, incoraggiata dagli Stati Uniti, cerca di mettere piede in Ucraina, la Russia potrebbe lavorare per stabilire in Grecia una testa di ponte verso l’Europa occidentale.

Il momento della verità

Ognuna delle due parti si vedrebbe allora costretta a riempire un pozzo senza fondo nella zona d’influenza dell’altra (i greci qui avrebbero ragione di stupirsi che Bruxelles, Berlino e compagnia abbiano ancora i soldi per l’Ucraina dominata da un’oligarchia, ma non per la Grecia guidata da un governo di sinistra). Nello stesso modo in cui l’Occidente ha voluto estendere la sua influenza nella direzione di Sebastopoli, col suo porto militare russo sul Mar Nero, la Russia potrebbe volersi spingere nell’Egeo, spazio di manovra della 6° Flotta degli Stati Uniti. Sarebbe un ritorno ai conflitti geostrategici del dopoguerra, che hanno visto, nel 1946, l’intervento delle truppe britanniche nella guerra civile greca.

Il momento della verità è arrivato per una politica europea di integrazione che è andata fuori controllo, il cui motore è il capitale finanziario. Perché l’Europa non si trasformi in una palude di accuse reciproche tra nazioni, con le frontiere aperte ed esposta in ogni momento al rischio di essere invasa dagli stranieri che arrivano da fuori, dobbiamo smantellare quel mostro che è l’unione monetaria.

Lo smantellamento deve avvenire sulla base di un accordo, prima che l’atmosfera non ne risulti troppo avvelenata. Come farlo: questo è ciò di cui dobbiamo discutere. Dobbiamo permettere ai paesi del Sud un’uscita regolare, forse entro un euro del sud che non richieda da parte loro le “riforme” che distruggono le loro società.

Quanto a coloro che, all’inizio dell’unione monetaria, hanno fatto loro credere che avrebbero potuto godere di crediti infiniti subprime, devono pagare, come coloro che sapevano di che si trattava e non hanno detto nulla. Invece del gold standard di fatto che viene utilizzato nella relazione con il Nord Europa, dobbiamo creare un sistema monetario che permetta la flessibilità escludendo l’arbitrio. Un numero sempre maggiore di economisti lo richiede, e ci sono tra questi dei pesi massimi come l’americano Alan Meltzer. Dobbiamo fare ciò che è necessario – non per salvare l’euro, ma per salvare l’Europa.

Tratto da:http://vocidallestero.it

LE MONDE: L’EUROPA DEVE ABBANDONARE L’EURO
commenti

Mostra altro