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Blog di POPOLI LIBERI e COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

ORBAN SCHIANTA LA SPECULAZIONE DELLE BANCHE UE IN UNGHERIA: ''OBBLIGO DI CONVERSIONE IN FIORINI DEI MUTUI IN VALUTA!''

Pubblicato su 12 Novembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in EUROPA, ECONOMIA

BUDAPEST - Le banche operanti in Ungheria dovranno convertire i mutui contratti dai debitori dalla valuta estera in fiorini usando il tasso di cambio del 7 novembre scorso. L'ha reso noto il ministero dell'Economia di Budapest. Gli analisti temevano che, se fosse stato applicato un tasso di cambio più oneroso per le banche, ci sarebbero state perdite per miliardi di euro per il settore già sotto pressione.

La misura è stata pensata per aiutare i molti debitori magiari che in passato avevano acceso mutui in valuta estera poi rafforzatasi fortemente rispetto al debole fiorino. Il governo ha dichiarato che la decisione sul tasso di cambio è stata presa con l'Associazione bancaria ungherese.

La decisione viene dopo una recente sentenza della Corte suprema magiara per la quale anche i debitori devono condividere il rischio del prestito.

La scorsa settimana la Banca nazionale ungherese ha dichiarato che avrebbe messo a disposizione 9 miliardi di euro delle sue riserve per neutralizzare l'impatto di mercato della conversione.

Una misura che dovrebbe minimizzare l'impatto sul fiorino della conversione. Circa un milione di ungheresi che aveva contratto prestiti in valuta estera, principalmente in franchi svizzeri ed euro, si sono ritrovati esposti fortemente alla crisi, con il crollo del fiorino rispetto alle valute più forti nelgi anni passati per colpa dei precedenti governi.

Uno dei punti forti del programma politico con cui Viktor Orban è riuscito a guadagnarsi la permanenza al potere nelle elezioni di aprile è proprio il programma di conversione dei mutui. Obbiettivo raggiunto, grazie alla fermezza e alla lungimiranza di quest'uomo, non a caso il leader più amato dagli ungheresi che storia ricordi.

I precedenti governi socialdemocratici filo-europei avevano permesso la speculazione delle grandi banche della Ue in Ungheria, avevano ceduto la sovranità della Banca d'Ungheria all'oligarchia finanziaria della Bce e avevano piegato la testa ai diktat dell'Fmi della strega Lagarde.

Con l'arrivo al governo - regolarmente eletto - di Orban, leader della destra, tutto è radicalmente cambiato: Orban ha cacciato, fisicamente addirittura, l'Fmi fuori dai confini dell'Ungheria, ha ripreso il controllo della Banca Centrale d'Ungheria nonostante le rabbiose aggressioni delle oligarchie di Francoforte e di Bruxelles, e ora ha definitivamente sconfitto i banksters che avrebbero voluto gettare in miseria gli ungheresi.

Questa, è la vertià.

max parisi

Tratto da: http://www.ilnord.it

ORBAN SCHIANTA LA SPECULAZIONE DELLE BANCHE UE IN UNGHERIA: ''OBBLIGO DI CONVERSIONE IN FIORINI DEI MUTUI IN VALUTA!''
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"La volontà dei catalani è chiara: basta con Madrid e Bruxelles, LIBERTA' ". M. Armstrong

Pubblicato su 12 Novembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in EUROPA

Bruxelles sarà costretta a mandare i carri armati e scendere in guerra contro i popoli d'Europa per mantenere i suoi posti di lavoro da burocrati, scrive Martin Armstrong sul suo blog. Le code al referendum per l'indipendenza della Catalogna dalla Spagna hanno dimostrato che si può governare contro il popolo per cercare di farli tacere, ma che il governo autoritario di Bruxelles sta cominciando a fallire. È possibile ingannare il popolo a lungo – ma alla fine sarà la verità ad avere la meglio.
 
Nonostante un ordine del tribunale che vietava ai catalani il voto, più di cinque milioni di persone hanno votato domenica in una classica dimostrazione di resistenza contro Bruxelles. Le persone hanno partecipato ad un "sondaggio non vincolante", dal momento che la Corte non ha permesso di votare in una democrazia finta.  
 
Madrid è stata impotente nel voler fermare il "sondaggio non vincolante" e il governo regionale non ha preso parte all'organizzazione del voto. Tuttavia, la volontà del popolo è chiara: basta con Madrid e Bruxelles, LIBERTA'!
 
C’erano più di 1.300 seggi elettorali nella regione. Più di 40.000 volontari. Circa 5,5 milioni di elettori di età superiore ai 16 anni hanno potuto partecipare presentando le loro carte d'identità. Sono stati in grado di rispondere a due domande: "Vuoi che la Catalogna sia una nazione? Se è così, questo paese dovrebbe essere indipendente? '
 
Il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy ha sottolineato che la consultazione non avrà alcun effetto. "Finché io sono capo del governo, la Costituzione sarà rispettata", ha ribadito. "Nessuno romperà l'unità della Spagna."  
 
Rajoy non è un vero rappresentante del popolo: non rispetta le persone e scatta solo a qualunque richiesta di Bruxelles, conclude Armstrong.
 
Tratto da:http://www.lantidiplomatico.it
"La volontà dei catalani è chiara: basta con Madrid e Bruxelles, LIBERTA' ". M. Armstrong
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Fassina: "Superamento dell'euro diventi opzione politica". Si ma anche il superamento di Renzi per lui e Cuperlo

Pubblicato su 11 Novembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

Se la sua presa di posizione è sincera ben venga nel fronte antieuro, ma se rimane nel PD è aria fritta. Claudio Marconi

 

Come accadde nel 2005 in Germania con Die Linke non hanno alternative per dare credibilità a queste dichiarazioni


Partecipando, in qualità solo di spettatore, al Convegno di studi "l'Italia può farcela?" organizzato da A-simmetrie, il deputato del Pd Stefano Fassina ha espresso in un tweet quella che sembra essere una posizione sempre più forte all'interno della cosiddetta minoranza di sinistra del Partito Democratico sull'euro.

Il superamento dell'euro deve diventare un'opzione politica. Anche Cuperlo in passato si è espresso su questa stessa linea e, partecipando come relatore al Convegno di Pescara, ha dichiarato come: " La retorica dell'europeismo ha offuscato la possibilità per la politica di affrontare alla base la crisi degli ultimi sei anni". Si tratta di prese di posizioni importanti, ma che restano inutili vagheggiamenti fino a quando avvengono all'interno dello stesso partito del "flagellatore dei lavoratori" Matteo Renzi. Per La Fontaine in Germania le inaccettabili "riforme Hartz IV" sono state l'ultima goccia per dividersi da un partito che con Schroeder perdeva qualunque accezione di "socialista". Per le politiche di Renzi l'ultima goccia è già scesa da tempo: Fassina e Cuperlo facciano lo stesso il prima possibile. Poi, tutti gli altri partiti che hanno compreso come il problema dell'unione monetaria fallita e fallimentare sia il primo problema da affrontare gli dovranno aprire le porte per la costruzione di un unico fronte di liberazione.

Tratto da: http://www.lantidiplomatico.it

Fassina: "Superamento dell'euro diventi opzione politica". Si ma anche il superamento di Renzi per lui e Cuperlo
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FT: L’EURO È PIÙ IN PERICOLO ORA CHE AL CULMINE DELLA CRISI

Pubblicato su 11 Novembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

Sul Financial Times il prestigioso opinionista Wolfgang Münchau mette in guardia tutti: la rottura dell’euro potrebbe essere molto vicina, non tanto per cause finanziarie, ma politiche. La forza dei partiti euroscettici è in aumento ovunque, e le condizioni economiche in continuo peggioramento non potranno che accentuare questa tendenza. 

di Wolfgang Münchau, 9 novembre 2014

L’Eurozona non ha mecccanismi di autodifesa contro una depressione prolungata.

Se c’è una cosa su cui i responsabili della politica europea concordano, è che la sopravvivenza dell’euro non è più in dubbio. L’economia non va alla grande, ma almeno la crisi è finita.

Mi permetto di dissentire. I responsabili politici europei tendono a valutare il pericolo sulla base del numero di riunioni fino a tarda notte nell’edificio Justus Lipsius di Bruxelles. Di queste, ce ne sono sicuramente meno.  Ma è un metro di giudizio sbagliato.

Non ho la più pallida idea di quale fosse la probabilità di una rottura dell’euro durante la crisi. Ma sono certo che la probabilità oggi è più alta. Due anni fa coloro che fanno le previsioni speravano in una forte ripresa economica. Ora sappiamo che non è avvenuta e che non sta per accadere. Due anni fa, l’eurozona non era preparata a una crisi finanziaria, ma almeno i responsabili politici hanno risposto creando dei meccanismi per affrontare questa grave minaccia.

Oggi l’eurozona non ha alcun meccanismo di autodifesa contro una depressione prolungata. E, a differenza di due anni fa, i responsabili politici non hanno nessuna intenzione di creare un meccanismo del genere.

Come spesso accade nella vita, la vera minaccia può non arrivare da dove la si aspetta – dai mercati obbligazionari. I principali protagonisti oggi non sono gli investitori internazionali, ma gli elettorati insurrezionali che con grande probabilità voteranno per una nuova generazione di leader e sono maggiormente disposti a sostenere dei movimenti indipendentisti regionali.

In Francia Marine Le Pen, la leader del Fronte Nazionale, potrebbe vincere un ballottaggio con il presidente François Hollande. Beppe Grillo, il leader del Movimento Cinque Stelle in Italia, è l’unica alternativa credibile a Matteo Renzi, il presidente del Consiglio in carica. Sia la Le Pen che Grillo vogliono che i loro paesi escano dall’eurozona. In Grecia, Alexis Tsipras e il suo partito Syriza sono in testa ai sondaggi. Così anche Podemos in Spagna, con il suo formidabile giovane leader Pablo Iglesias.

La domanda per gli elettori nei paesi colpiti dalla crisi è: a quale punto diventa razionale uscire dalla zona euro? Potrebbero concludere che non è ora; potrebbero opporsi a una rottura per motivi politici. Ma il loro giudizio è soggetto a cambiare nel tempo, e dubito che stia diventando più favorevole, con l’economia che affonda sempre più nella depressione.

A differenza di due anni fa, ora abbiamo le idee più chiare sulla risposta politica a lungo termine.  L’austerità rimarrà. Le politiche fiscali continueranno ad essere restrittive, con gli stati membri che dovranno obbedire alle nuove regole fiscali europee. Il “programma di stimoli” della Germania, annunciato la scorsa settimana, è quanto di meglio si potrà ottenere: lo 0,1% del PIL tedesco di spese addizionali, e non partirà prima del 2016. Godetevelo!

E la politica monetaria? Draghi ha detto che si aspetta di aumentare il bilancio della BCE di 1000 miliardi di euro. Il presidente della BCE non ha considerato questo numero un obiettivo esplicito, ma un’aspettativa – qualunque cosa ciò significhi. L’interpretazione più ottimistica è che ci sarà un piccolo QE con acquisto di titoli di stato. La visione più pessimistica è che non succederà nulla, e la BCE fallirà questo obiettivo così come sta fallendo il suo obiettivo di inflazione. Io mi aspetto che la BCE raggiungerà quell’obiettivo – e che questo non cambierà praticamente nulla.

E le riforme strutturali? Non dovremmo sovrastimare il loro effetto. Le riforme del lavoro e del welfare tedesco – così apprezzate – hanno reso la Germania più competitiva rispetto agli altri stati dell’eurozona. Ma non hanno aumentato la domanda interna. Applicate all’intera eurozona, il loro effetto sarebbe trascurabile, visto che non è possibile per tutti diventare più competitivi gli uni rispetto agli altri nello stesso tempo.

Due mesi fa, Draghi ha suggerito che la zona euro punti in tre direzioni contemporaneamente – politiche monetarie più espansive, un aumento degli investimenti del settore pubblico e le riforme strutturali. L’ho definito l’equivalente economico di bombardamento a tappeto. La reazione sembra più l’equivalente economico della Carica dei Seicento.

Queste delusioni in serie non ci dicono con certezza che l’eurozona andrà in pezzi. Ma ci dicono che una “stagnazione secolare” è molto probabile. Per me, ciò costituisce il vero metro di misura del fallimento.

Traduzione di Malachia Paperoga

Tratto da:http://vocidallestero.it

FT: L’EURO È PIÙ IN PERICOLO ORA CHE AL CULMINE DELLA CRISI
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COME SI ESCE DALL'EURO? Intervista a Claudio Borghi

Pubblicato su 11 Novembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

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RESA DEI CONTI BRUXELLES-RENZI: IN ARRIVO RICHIESTA DI COMMISSARIAMENTO DELL'ITALIA E AVVISO DI ''PERICOLO'' SUI BTP.

Pubblicato su 11 Novembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA, POLITICA

BRUXELLES - "Sara' di nuovo scontro tra governo e Commissione europea. E questa volta gli esiti del confronto potranno cambiare gli equilibri politici in Italia e tra Bruxelles e le capitali della zona euro. Perche' su Roma pende la minaccia di una nuova manovra correttiva e della pubblicazione di un early warning sui conti pubblici, primo passo di una procedura per deficit eccessivo in base alla regola del debito".

Parole pesanti come macigni, scritte oggi da Repubblica nel quotidiano in edicola. "Un durissimo uno due che la Commissione sta preparando per il 24 novembre. Ma si negozia, e l'esito del dialogo interno alla squadra di Juncker e tra Bruxelles e Roma non e' scontato. La partita e' aperta. Lo scorso 29 ottobre la Commissione uscente, guidata da Barroso, aveva evitato di respingere la Legge di Stabilita' italiana perche' non aveva ravvisato palesi violazioni delle regole Ue. Ma per scampare la bocciatura Renzi aveva negoziato una correzione di 3,3 miliardi del deficit strutturale (presentata come un successo visto che sulla carta avrebbe dovuto essere piu' del doppio) con la quale credeva di essersi messo al riparo da sorprese future. Ma non e' cosi'.

Ora la palla e' passata al nuovo esecutivo comunitario, quello di Juncker, sempre che Juncker rimanga alla guida della Commissione europea, dopo il tremendo scandalo esploso che lo vede artefice di un mostruoso meccanismo di evasione fiscale planetaria.

Quindi, sempre che Juncker sia ancorà lì, il 24 novembre la Commissione europea si esprimera' sulle manovre di tutti i paesi dell'eurozona. E in queste ore per l'Italia si parla di imporre una ulteriore correzione, altri 3,3 miliardi, in modo da portare nel 2015 l'abbattimento del deficit strutturale (calcolato al netto del ciclo economico) dallo 0,3 per cento allo 0,5 per cento.

Richiesta che sarebbe motivata da un nuovo calcolo fatto dai tecnocrati di Bruxelles alla luce delle previsioni economiche Ue della scorsa settimana. In sostanza, la correzione messa fin qui in cantiere del deficit strutturale (diverso quello nominale, con l'Italia proprio sul filo del fatidico 3 per cento di Maastricht) non impatterebbe sufficientemente sul debito, che continuerebbe a salire violando il Fiscal Compact.

Uno schiaffo per l'Italia, al quale si potrebbe aggiungere un altro, durissimo, colpo: la pubblicazione contestuale di un rapporto scritto in base all'articolo 126.3 del Trattato di Lisbona. Tradotto, un early warning sui conti, il primo step di una procedura per deficit eccessivo per la regola del debito che non sarebbe ancora operativa, ma che potrebbe partire in ogni istante con pesanti richieste di correzioni dei conti che per l'Italia potrebbero non essere sostenibili dal punto di vista economico e politico.

Non solo, la Commissione accompagnerebbe il cartellino giallo con un programma sui tempi di approvazione delle riforme e sulla tenuta del debito, che di fatto metterebbe le briglie al governo Renzi.

Questo scenario, confermato a Repubblica da fonti concordanti, preoccupa il governo. Ma anche in Commissione non tutti sono d'accordo con un approccio cosi' rigorista dettato dalla sfiducia che diversi dirigenti europei hanno sulla capacita' italiana di completare le riforme. A favore della linea dura, raccontano a Bruxelles, ci sarebbero i due vicepresidenti con competenze economiche, il finlandese Katainen e il lettone Dombrovskis. Al momento resta sfumata la posizione del commissario agli Affari economici Moscovici, sulla carta amico della flessibilita'.

Mentre "le speranze sono riposte in Juncker" - scrive Repubblica - che sembra avere la volonta' di non andare allo scontro con l'Italia ma che deve trovare una difficile quadra politica all'interno della Commissione e con le capitali, Berlino in testa. In caso prevalesse la scelta di non picchiare l'Italia, il 24 novembre Renzi ricevera' solo una serie di osservazioni sulla manovra, ma Bruxelles continuera' a tenere il fiato sul collo di Roma con un pressing piu' soft, magari con una serie di lettere informali per pungolare il governo ad andare avanti sulle riforme.

Ma poi a marzo e aprile ci sarebbe comunque la resa dei conti, che Renzi e Padoan potrebbero pero' affrontare magari con diverse riforme approvare e dunque con piu' argomenti per difendersi".

Resta quindi una sola possibilità per il governo Renzi di un essere affondato il 24 novembre dalla Commissione europea: cercare di evitare il "rigore dei conti pubblici" affidandosi al Re dell'evasione fiscale, il signor Juncker. Pazzesco, ma vero.

Redazione Milano.

Fonte: http://www.ilnord.it

RESA DEI CONTI BRUXELLES-RENZI: IN ARRIVO RICHIESTA DI COMMISSARIAMENTO DELL'ITALIA E AVVISO DI ''PERICOLO'' SUI BTP.
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Iniziative politiche sulla geoingegneria clandestina

Pubblicato su 11 Novembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECOLOGIA

Il consigliere regionale Gabriele Chiurli chiede indagini per stabilire se esiste un nesso tra nubifragi ed “inquinamento aereo” 

Il consigliere regionale, Gabriele Chiurli, chiede alla Regione Toscana di avviare degli approfondimenti e di compiere le indagini necessarie per stabilire se esiste una correlazione tra le emissioni inquinanti degli aerei ed i sempre più frequenti nubifragi. 

 

Nella sua istanza il consigliere menziona pure gli alti livelli di bario e di alluminio rilevati attraverso analisi compiute negli ultimi anni, ipotizzando che esista un nesso tra la dispersione dei citati metalli e gli eventi calamitosi che hanno colpito Firenze ed altre città toscane. Il politico toscano ha colto la verità, anche se la sua intuizione va letta al contrario, ossia le piogge torrenziali e le rovinose grandinate non sono direttamente provocate dalla dispersione di composti igroscopici, ma sono la ripercussione del cloud seeding prosciugante (Hygroscopic cloud seeding). Sono, infatti, dispersi metalli che indeboliscono le perturbazioni, concentrando gigantesche energie in aree circoscritte ed in lassi temporali molto brevi: l’alluvione è l’altra faccia della siccità. 
 

L’europarlamentare Marco Zullo si impegna a portare il caso chemtrails all’attenzione del Parlamento europeo

L’europarlamentare del Movimento Cinque stelle, Marco Zullo, si è impegnato, dopo aver preso contatti con gli attivisti del presidio friulano “Stop scie chimiche Pn”, a portare la questione geoingegneria clandestina in sede di commissione agricoltura, in cui Zullo opera. All’esponente politico è stato fornito un corposo dossier di prove circa il legame tra attività illegali di aerosol e contaminazione ambientale. 

Se son rose, fioriranno.

 
Tratto da:http://www.tankerenemy.com
Iniziative politiche sulla geoingegneria clandestina
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Parlamentari Ungheresi buttano la Bandiera dell'UE fuori dalla Finestra

Pubblicato su 11 Novembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA

Quando qualcuno dei nostri parlamentari avrà questo coraggio ? Claudio Marconi

P.S. il fatto è accaduto nei primi mesi di questo anno, ma i media italiani, come al solito, non hanno detto nulla.

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A PROPOSITO DI ROM….

Pubblicato su 11 Novembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

A forza di impietosirsi per ogni causa che implichi una qualsiasi forma di discriminazione siamo arrivati  al punto che nessuno piu’ giudica le situazioni nel merito, ma applica un pregiudizio “al contrario” giustificando ogni situazione, sebbene negativa, e gratificando di razzismo chiunque osi denunciare tale situazione.

Ci riferiamo in particolare al problema degli zingari che gia’ non si devono piu’ chiamare tali, ma vanno denominati “Rom” con la stessa ipocrisia per cui un cieco deve essere chiamato “non vedente” o un andicappato “diversamente abile” quasi che cambiandogli denominazione il cieco potesse fare gare di tiro a segno e l’andicappato potesse gareggiare nei cento metri ad ostacoli..!

Secondo la vulgata comune, gli zingari sono una popolazione dedita al furto, allo spaccio, allo sfruttamento dei mendicanti, e ad altre simili attivita’ ricreative.

Analizziamo allora la situazione generale di coloro che vivono nei Campi nomadi dove, tra l’altro, godono di agevolazioni economiche a carico dei comuni ed a spese dei cittadini che lavorano e pagano le tasse e vediamo in quali contesti essi vivano.

Nessuno di loro fa l’operaio in fabbrica o l’impiegato privato o pubblico.

Nessuno di loro ha una attivita’ commerciale.

Nessuno di loro fa il contadino.

Nessuno di loro fa l’artigiano.

Nessuno di loro fa una professione.

Nessuno di loro fa il militare o lavora nelle forze dell’Ordine.

Insomma. Nessuno ha una qualche attivita’ lecita che giustifichi un qualsiasi tenore di vita, anche il piu’modesto.

Al contrario, nelle zone limitrofe ai campi degli zingari si verifica una quantita’ notevolissima di furti e rapine ed ogni sera si vedono rientrare nei campi i mendicanti che passano le giornate a impietosire la gente per racimolare qualche centinaio di euro che vengono consegnati agli sfruttatori i quali, come testimoniato in diversi documentati girati, si sfogano con percosse e insulti se le somme racimolate non sono di loro soddisfazione!

D’altronde, quando gli zingari fanno festa per un matrimonio o una qualche altra occasione, sfoggiano oro e gioielli che non si capisce come possano avere ottenuto dato che non svolgono nessuna attivita’remunerata apparente..!

A questo punto la vulgata comune non ci sembra che sia molto lontana dalla realta’ perche’ gli zingari, se non ricevono dal cielo la manna, come gli ebrei nel deserto, per vivere hanno bisogno di soldi e se non se li guadagnano lavorando in qualche modo, e’ di tutta evidenza che se li procurano in altri modi molto meno leciti..!!

Accettare e giustificare questo stato di cose, come fanno i soliti “piagnoni savonarolani” della sinistra estrema o i bigotti divoratori di particole e fanatici dell’accoglienza, ci sembra illecito, immorale ed anche parecchio cretino!

Eppure agli zingari sono concesse agevolazioni e contributi come per esempio l’accesso gratuito ai mezzi di trasporto pubblici, la concessione di case popolari a scapito delle graduatorie di cittadini che aspettano da anni, la sanatoria dei debiti sulle bollette di energia elettrica, ecc ecc. mentre ai terremotati dell’Emilia Romagna che sono ancora senza casa arrivano le richieste ultimative di Equitalia, con il beneplacito del governo, che esige il pagamento delle tasse!

Insomma una discriminazione al contrario quasi che per combattere un supposto razzismo verso gli zingari si applicasse un razzismo verso i cittadini onesti, lavoratori ed italiani..!

E’ giunta l’ora di ribellarsi ad uno stato che discrimina i cittadini onesti a favore di una etnia di parassiti che vivono sfruttando e rubando sostenuti e difesi da una sparuta minoranza di masochisti velleitari ed un po’ cretini che sognano il comunismo senza tenere conto che ai tempi del bolscevismo gli zingari finivano nei gulag..!

 

Alessandro Mezzano

A PROPOSITO DI ROM….
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“Inghilterra Viva Perchè Fuori Dall’euro”. Al Presidente Del Consiglio Di Banca Intesa Scappa La Verità

Pubblicato su 10 Novembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

NUOVA BOLLA FINANZIARIA – GROS-PIETRO, INTESA SANPAOLO, A MIX24 SU RADIO 24:“SEMPRE PRESENTE IL RISCHIO DI UNA NUOVA BOLLA FINANZIARIA”
 
C’era sempre un rischio di bolla, quando ci sono in giro tante ricchezze finanziarie in circolazione. E questo rischio è diventato attuale nel 2007-2008. E di nuovo c’è questa possibilità.”
Lo afferma il presidente del consiglio di gestione di Intesa San Paolo, Gian Maria Gros Pietro a Mix24 di Giovanni Minoli su Radio 24 commentando come il prodotto lordo mondiale in questi 10 anni sia raddoppiato mentre le attività finanziarie sono triplicate. “E proprio perché l’Europa non sta uscendo dalla crisi, il rischio della bolla, è un rischio che viene attentamente monitorato e tenuto a bada – e conclude – però è sempre presente.”
 
 
“PRELIEVI FORZOSI SUI RISPARMI? NESSUNA PREOCCUPAZIONE PER I CORRENTISTI ITALIANI”
 
“Prelievi forzosi sui risparmi? Nessuna preoccupazione per i correntisti italiani”. E’ il pensiero e la rassicurazione del presidente del consiglio di gestione di Intesa San Paolo, Gian Maria Gros Pietro a Mix24 di Giovanni Minoli su Radio 24 sull’incubo dei prelievi forzosi sui conti correnti dopo l’esperienza del fallimento delle banche cipriote. “Le banche fallite a Cipro erano banche che andavano ben oltre l’isola di Cipro e che avevano degli agganci con i movimenti internazionali. Quindi che quei depositanti in qualche modo abbiano pagato, credo che non dovrebbe essere rimpianto. Le banche italiane non fanno di quelle attività. I correntisti italiani non si devono assolutamente preoccupare”.
 
 
“NON ABBIAMO BISOGNO DI UNA NUOVA IRI MA DI POLITICA INDUSTRIALE”
 
“Con la crisi del manifatturiero che c’è oggi si parla di un intervento pubblico nell’economia, ma certamente non con la formula Iri che abbiamo conosciuto negli ultimi anni del secolo scorso. Non abbiamo bisogno di una nuova Iri ma di politica industriale.” Lo dice il presidente del consiglio di gestione di Intesa San Paolo, Gian Maria Gros Pietro a Mix24 di Giovanni Minoli su Radio 24.
Cassa depositi e prestiti che faccia quella funzione? “Non è tanto importante quale strumento, l’obiettivo deve essere però chiaro. Quando Obama ha deciso che voleva salvare l’industria automobilistica, l’ha salvata. Ha prestato dei soldi, li ha riavuti indietro, ha creato o ha difeso dei posti di lavoro. Quindi non è un’epoca definitivamente tramontata, ma bisogna ripensarla.  – continua Gros Pietro – Bisogna ripensarla, ma soprattutto va pensata in un’ottica di tutela non solo dei posti di lavoro, ma anche del contribuente. Altrimenti si difendono dei posti di lavoro a spese dei contribuenti, cioè qualcuno paga per il posto di lavoro di altri.”
 
 
“A BRUXELLES POLITICA OSCURANTISTA. NON STIAMO USANDO TUTTI GLI STRUMENTI”
 
“Bruxelles ha attuato una politica quasi oscurantista, contraria ai più elementari principi di teoria economica. Il mio è un punto di vista in questo caso da economista, ritengo che, soprattutto durante l’ultimo secolo e soprattutto dopo la grande depressione degli anni ’30, la teoria economica ha fatto dei grossi progressi e ha trovato gli strumenti per rimediare. Qui invece in Europa siamo rimasti più o meno studenti.
 O per lo meno, non stiamo adoperando tutti gli strumenti. Non stiamo adoperando gli strumenti che le altre grandi aree monetarie stanno usando. Cioè il Dollaro, lo Yen e la Sterlina.” .” Lo dice il presidente del consiglio di gestione di Intesa San Paolo, Gian Maria Gros Pietro a Mix24 di Giovanni Minoli su Radio 24.  Quindi quando si dice che è un’Europa dei burocrati, fatta da burocrati, gestita da burocrati, non sarà vero ma gli assomiglia? Domanda Minoli. “Questi burocrati hanno alle spalle dei politici che li costringono, anche. E Che fanno i loro interessi.
 
 
“INGHILTERRA VIVA PERCHE’ FUORI DALL’EURO”
 
“Credo che Rupert Murdoch abbia ragione quando dice  che la fortuna dell’Inghilterra è non avere l’euro. E’ viva per questo”. Così commenta il presidente del consiglio di gestione di Intesa San Paolo, Gian Maria Gros Pietro a Mix24 di Giovanni Minoli su Radio 24.

 

Fonte: www.pressnewsweb.it

Tratto da: http://www.informarexresistere.fr

 
“Inghilterra Viva Perchè Fuori Dall’euro”. Al Presidente Del Consiglio Di Banca Intesa Scappa La Verità
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