Blog di frontediliberazionedaibanchieri

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

SCOZIA LIBERA, IN NOME DELLE PICCOLE PATRIE

Pubblicato su 18 Settembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POPOLI LIBERI

Di: Claudio Marconi

Le piccole patrie, che sono quelle che formano i popoli, sono costrette, da questi banditi, a raggrupparsi in una macrostruttura gestionale, con a capo tecnocrati usurai, che, guarda caso, somiglia moltissimo alla struttura di una qualsiasi multinazionale. Storia, cultura, tradizione, avvenire sono categorie svuotate e strumentalizzate. Il " Grande Fratello" regna su questo mondo, costruito a dimensìone usuraia, che loro definiscono il " migliore dei mondi"

 

SCOZIA LIBERA, IN NOME DELLE PICCOLE PATRIE
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MOBILITAZIONE DEI PASTORI SARDI

Pubblicato su 17 Settembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POPOLI LIBERI

I fatti, servono, di idee, proposte e discussioni varie ne abbiamo fatte abbastanza. Passare all'azione è un dovere. Claudio Marconi

 

Ecco il volantino relativo alla manifestazione del 23 settembre. Tutti i comitati sono pregati di distribuire le copie nel territorio che rappresentano.

MOVIMENTO PASTORI SARDI

Pastori
per oltre due mesi abbiamo girato la Sardegna in lungo e in largo per sensibilizzare la nostra gente sulla questione delle vaccinazioni, della nuova riforma della PAC e sulla sovranità del nostro antico lavoro. Oggi siamo arrivati alla conclusione che i Pastori per trovare rispetto e soddisfazione da parte delle istituzioni politiche non hanno altra strada se non la mobilitazione.

Abbiamo provato in tutti i modi a far capire che la situazione delle campagne continua a peggiorare, ma loro sordi hanno continuato a fare finta di niente, giocando sulla nostra pelle.

Abbiamo chiesto di contrastare il fenomeno della Blue - Tongue combattendo l'insetto vettore responsabile che da 14 anni continua a distruggere il nostro bestiame e loro hanno risposto con le vaccinazioni continuando a creare seri problemi al nostro bestiame e ai nostri già magri bilanci.

Abbiamo chiesto di essere risarciti (come previsto dalla legge) e loro hanno risposto con ridicole reintegrazioni, che di certo non hanno risanato le perdite.

Abbiamo chiesto che venisse difesa la nuova riforma della P.A.C. così come voluta da Bruxelles che finalmente, dopo 14 lunghi anni, avrebbe finalmente ridotto il divario di trattamento tra le regioni forti con quelle deboli, uniformando il premio per ettaro e riportando un po’ di giustizia nella distribuzione delle risorse, che dal 2000 ad oggi - con l'inserimento degli aiuti disaccoppiati - ha portato vantaggi solo ai grandi proprietari terrieri, penalizzando coloro che in campagna lavorano veramente. La difesa di questa riforma avrebbe dato ad una regione come la Sardegna un incremento di risorse del 300%, invece scopriamo che la Sardegna perderà quei soldi andando ad usufruire di ancor meno possibilità rispetto al passato.

Abbiamo chiesto di essere presenti alla discussione del nuovo P.S.R. e non ci hanno nemmeno risposto. Volevamo essere coinvolti perché abbiamo da dire tante cose su come meglio spendere i soldi dei fondi europei destinati al settore Agro-pastorale, volevamo evitare, come già successo in passato, che i soldi destinati ai pastori tornassero indietro.

Abbiamo chiesto che il nostro antico lavoro potesse godere di una sua sovranità decidendo e partecipando direttamente a tutte le questioni che lo interessano per meglio concordare cosa fare, come organizzare il nostro futuro. Siamo stufi che altri decidano per noi, sopratutto per quanto riguarda le materie inerenti il nostro lavoro.
Per questi e tanti altri motivi abbiamo deciso di scendere in piazza.

Martedì 23 settembre alle ore 10,30 concentramento davanti alla Fiera Campionaria di Cagliari e poi manifestazione con corteo fino al Consiglio Regionale in via Roma.

Pastori, non abbiamo alternative partecipiamo compatti all'iniziativa!

MOBILITAZIONE DEI PASTORI SARDI
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MENO SLOGAN E PIU' CONCRETEZZA

Pubblicato su 17 Settembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POPOLI LIBERI

Roma, 16 settembre 2014
Al termine dell'intervento del presidente del Consiglio,
Matteo Renzi, a Palazzo Madama i senatori
leghisti hanno inscenato una inconsueta protesta a base di esposizione di gonfaloni di San Marco.


Poco prima che il premier concludesse il suo intervento Roberto
Calderoli armeggiava con un cono di plastica, ma al termine della
informativa del premier tutti i senatori leghisti hanno tirato fuori
da sotto il banco un vero cono gelato che hanno cominciato ad
assaggiare. Il presidente del Senato Pietro Grasso è dovuto
intervenire chiedendo agli assistenti di riportare l'ordine e a quel
punto i commessi hanno dovuto letteralmente togliere i coni dalle mani dei senatori del Carroccio.

ORA VA BENE LA BOUTADE ma pensiamo che l'ITALIA al posto di comici abbia bisogno di altro .

Apprezziamo il SALVINI PENSIERO è un anti europeista come noi, 
è contro l'euro come noi, è contro l'immigrazione clandestina come noi, è contro il sistema fiscale come noi ecc ecc.

Pero' caro SALVINI ti devi dare una mossa, di slogan ne abbiam PIENI I COGLIONI !!! 

Non puoi indire una manifestazione contro MARE NOSTRUM solo il 18 ottobre , devi farla domani non tra un mese !!!

Non puoi indire lo sciopero fiscale solo il 25 novembre, devi farlo domani !!!

Non puoi gridare ai quattro venti ... alla prossima nuova tassa applicata andiamo a Roma con i bastoni ... 

Perche' rischi di fare la fine di chi voleva aprire il parlamento come una scatoletta di tonno .

MENO SLOGAN E PIU' CONCRETEZZA .

Per lo sciopero fiscale rivolgiti all' Avvocato Marco Mori che lo sta diffondendo da quasi un anno con il progetto 
#salviamoglitaliani

SALVINI il giorno 13 settembre a Capo Frasca in Sardegna eravamo in 5.000 a manifestare contro le basi e poligoni della UE in terra sarda, non abbiamo bisogno di megafoni e di slogan, abbiamo bisogno di fatti e concretezza.

ATTENZIONE CHE MANCA POCO CHE A ROMA CON I " BASTONI " CI ANDIAMO DA SOLI SENZA LE ADUNATE DELLA LEGA .

CARO SALVINI BUON LAVORO E RIPRENDI I CABARETTISTI CHE IL CONTRIBUENTE ANCORA PAGA NONOSTANTE NON ABBIA PIU' UN EURO IN TASCA …

POPOLI LIBERI
MENO SLOGAN E PIU' CONCRETEZZA
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Krugman: Il Replay degli Anni '30 al Rallentatore

Pubblicato su 17 Settembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

Da Krugman sul New York Times un avvertimento sulla piega che potrebbe prendere la crisi dell'eurozona, che giunta al suo sesto anno si dimostra peggiore della Grande Depressione degli anni '30, con una grave crisi anche politica  al rallentatore

 
Quando la crisi del 2008 ha colpito, chiunque conoscesse anche solo un po' di storia ha avuto incubi su un replay degli Anni '30 - non solo per la profondità della depressione, ma anche per la spirale politica discendente verso la dittatura e la guerra. Ma questa volta era diverso: la crisi bancaria è stata contenuta, la caduta della produzione e dell'occupazione è stata livellata, e la cultura politica democratica dell'Europa moderna si è dimostrata più resistente di quella degli anni tra le due guerre. Tutto chiaro! 
 
O forse no. 
 
In termini economici, una risposta efficace alla crisi è stata seguita da una svolta sbagliata verso l'austerità e, in Europa, da una combinazione di politica monetaria errata e di un sistema valutario che in qualche modo si sta rivelando peggiore del gold standard. Il risultato è che, mentre i primi anni di questa crisi sono stati di gran lunga migliori rispetto agli Anni '30, a questo punto la performance economica dell'Europa è in realtà peggiore di quanto non fosse nel 1935.
 
E il quadro politico si sta deteriorando. Una nazione europea ha già raggiunto il punto in cui il suo leader dichiara apertamente la sua intenzione di porre fine alla democrazia liberale; grazie all'austerità, partiti estremisti stanno guadagnando terreno nelle elezioni, con la Svezia (che ha sperperato il suo successo precedente)  come ultimo shock; e, naturalmente, i movimenti separatisti stanno spaventando tutti. 
 
E' ancora nulla rispetto agli anni '30, politicamente parlando. Ma ci si inizia a chiedere se l'auto-celebrazione sulla gestione politica della Depressione 2.0 finirà per apparire una sciocchezza, quanto l'ottimismo sull'economia di pochi anni fa.
 
Tratto da:http://vocidallestero.blogspot.it
Krugman: Il Replay degli Anni '30 al Rallentatore
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I CORTIGIANI DEL CALIFFO

Pubblicato su 17 Settembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

Si possono ingannare alcuni tutte le volte ed è su questi che ci si deve concentrare”. (George W. Bush)
Gli imperi del futuro sono gli imperi della mente”. (Winston Churchill)
Avete reso potenti i vostri governanti, gli avete dato guardie. E ora gemete sotto la ferula della schiavitù”. (Solone, statista ateniese, 638-558 a.C)
Quando sei debole quello che ti dà forza è spogliare gli uomini che temi di più di tutto il prestigio che sei ancora portato ad attribuirgli”. (Louis-Ferdinand Céline)
Vedere quello che hai davanti al naso richiede una lotta costante”. (George Orwell)
La libertà di stampa è garantita solo a quelli che la possiedono”. (A.J. Liebling)
 
Travaglio e la deontologia, quando sì, quando boh
Il molto deontologico Marco Travaglio, nei suoi solitamente circostanziati e documentati editoriali (quando non si occupa di questioni internazionali, sulle quali riproduce pedissequamente gli stereotipi delle vulgate imperialsioniste), mena fendenti a colleghi inetti, falsari e incompetenti, rispetto ai quali le intemerate di Grillo contro i media di regime sono leggeri buffetti. Per contro rampogna proprio Grillo, “gli autogol di Grillo”. le cui denunce inconfutabili delle malefatte di giornali e testate tv lo inducono paradossalmente a condividere il riflesso corporativo della categoria e, implicitamente, dell’organo deputato alla sorveglianza sulla correttezza etico-professionale dei suoi membri, l’Ordine dei Giornalisti, di cui l’eccellente fustigatore della Casta perora da tempo lo smantellamento.
 
Al quale aggiungerei anche il sindacato, FNSI, inviperito per le rampogne ai propri soci, ma del tutto indifferente, quindi compiacente, verso un mondo dell’informazione italiota che tutto intero abita nell’immane menzognificio costruito dall’idra che sta sminuzzando il pianeta e i suoi abitanti. E di cui le pagine estere del giornale di cui Travaglio è vicedirettore, governate con mano USraeliana dall’insuperabile ultrà sionista, Furio Colombo, sono una manifestazione rozza fino al demenziale. Sarebbe nell’ordine delle cose che gli organismi preposti al controllo sulla buona condotta dei giornalisti e sulla difesa delle loro ragioni, quando constatassero che le ragioni del giornalismo sono calpestate e lordate dai suoi stessi soggetti, provvedessero a ristabilire con le cattive quella che si chiama deontologia. Figurati.

 

 
Ma quando un giorno vedi l’ex-capo dell’USIGRAI, quello preposto a coprire malefatte, nepotismi, clientelismi e fandonie dei suoi protetti, a difendere i lazzaroni e isolare gli onesti, prima salire al rango di presidente della FNSI e quindi elevarsi al soglio della Boldrini, come addetto stampa, vedi che tout se tien. E potrai sgolarti fino al salto delle corde vocali a invocare provvedimenti contro una che trasforma tagliagole in Libia e Siria in immacolati cavalieri della democrazia; contro un’altra che scambiava i massacratori di serbi in Kosovo per sicari di Milosevic impegnati in “pulizie etniche”; contro uno che, sdraiato su una chaiselongue, tra famigliole di festanti israeliani che osservano i botti su Gaza, celebra Gaza rasa al suolo come “autodifesa” di Israele; contro quell’altra che in un unico servizio ci spara addosso quattro volte la sua certezza sul MH17 malese “abbattuto dai ribelli”, introdotta da una conduttrice che  non si risparmia nel deprecare invasioni russe e espansionismo di Putin, dopo essersi accreditata giorni prima, sentenziando che a Odessa i “ribelli separatisti” si erano auto incendiati in almeno cinquanta.
 
Perle di giornalismo profondamente professionale, coraggiose affermazioni dei propri titoli e impegni di “cane da guardia della gente contro il potere”. Cosa mai avrebbero dovuto fare FNSI e Ordine? Tanto più che avevano ben altre gatte da pelare. Tipo piagnucolare un poco, mica tanto (chè poi il capobastone si spazientisce), sulla rapina con scasso di 150 milioni effettuata, ai danni del servizio pubblico e a beneficio dei pregiudicati Murdoch e Berlusconi, dal citato capobastone. Del resto, se poi c’è gente che deve il suo caviale da terrazza sul golfo, o da veduta sulle Tre Cime di Lavaredo, non ai lettori, scarsini o virtuali, ma alle sovvenzioni di Stato, potete immaginarvi che razza di gentiluomini devoti al dovere (a coloro a cui “devono”) possano essere installati in vetta agli organismi rappresentativi. Avete presente la Medusa, o Gorgone, quella signora con vipere per capelli che, quando ti guarda, ti pietrifica? Non assomiglia alla Rai, a Mediaset, a Sky, a La7, alle testate di stampa tutte?
 
Puoi immaginartela così, la stampa italiana e, se la metti ai raggi X, trovi che quei rettili sul capo sono tanto vivaci perché ben alimentati da un cranio zeppo di ignoranza, inettitudine, volgarità, arroganza, servilismo, malafede e museruola padronale un po’ panna un po’ filo spinato, ma dorato. Ecco, l’insieme può anche dare l’impressione di un’entità mitica, ma, a guardare bene tra le vipere, ci si imbatte in un’accolita dai vari strati in cui si succedono, dall’alto in basso, raffinati cicisbei e cortigiane, chierichetti turibolanti, autentici teppisti e mignotte, che s’affannano ad attirarci in postriboli di varia categoria. Noi ne siamo gli utilizzatori finali, volenti e nolenti.  Senza dimenticare gli scarafaggi-spia che infestano i lupanari. Che ve n’è parso della benevola munificenza con la qual l’Ordine della Lombardia ha riammesso nei ranghi, lo sguattero dei servizi segreti, “Betulla””?, Quel Renato Farina di quel Pollari che si preoccupò di far finire Abu Omar nelle grinfie dei torturatoti di Mubaraq. Quella “Betulla” che di servizi alla malavita istituzionale ne compì più di Mata Hari in Francia, si parva licet componere magnis?
 
Vado alla rinfusa. Tanto dove cojo, cojo. “Il manifesto”, superata la fase dei rigurgiti russofobi dell’albanese Astrid Dakli e dei padri-madri ignobili del quotidiano anticomunista (felicemente scomparsi dalla vista sbigottita dei lettori consapevoli, Rossanda in testa), ha ora dato una sorprendente sterzata al suo carrozzone degli esteri, l’intendenza che segue i carriaggi della disinformazione imperiale. Ne va grandissimo merito all’impeccabile Manlio Dinucci, come agli altri che riferiscono con sufficiente correttezza sui fatti di Ucraina, Medioriente o Gaza.
 
Grandi alternativi: “il manifesto” che ondeggia, “Il Fatto” che travaglia 
Ma a confermarne il ruolo di vivandiere delle campagne di mistificazione, restano pur sempre soggetti come Acconcia (il “fratello musulmano” che insiste a inneggiare al dittatore islamista egiziano Morsi, foraggiatore, col turco Erdogan, di tutte i terrorismi che imperversano in Egitto, Siria, Iraq e oltre), Tacconi (che pur di non chiamare “nazisti” i nazisti di Kiev si morderebbe la lingua), Battiston e Giordana, interpreti appassionati della “società civile” afghana, che identificano nei Taliban, in sintonia con USraele, la peggiore sciagura capitata a quel paese. Va la massima onorificenza del capofabbricato del menzognificio al più disinvolto tra costoro, il già citato Acconcia, quando ha condiviso col grande specialista del contromano sulla corsia della verità, Panebianco del Corriere, la brillante convinzione che sia stato Assad (mica i padrini Fratelli Musulmani che forniscono truppa e quadri) a covare i freak-jihadisti dell’ISIL. E, oggi, sia sempre Assad a farsene protettore e complice quando ne strappano e insanguinano brani di paese, decapitando, stuprando, sequestrando, giustiziando, bruciando, facendo saltare per aria pezzi di Damasco o Baghdad, shariezzando le province del califfato. Panebianco fa gruppo con altri illustrissimi editorialisti del giornalone Fiat-massoneria, come Pierluigi Battista, Galli della  Loggia, Franco. Ma anche con il diversamente largointesista Ezio Mauro di “Repubblica” . Li vediamo eccellere anche nei salottini tv mentre parlano di cose che ignorano, sempre e solo per dare sulla voce a chi, in quei supermercati delle balle e supercazzole, riesce a intrufolare un frammento di verità.
 
 Corsivista del “Fatto quotidiano” è spesso anche San Gian Carlo Caselli che, anziché godersi la pensione, sugli allori dei pogrom giudiziari contro il popolo della Valsusa, non manca occasione imbarazzante per incensarsi, menandosi addosso turiboli  e cori gregoriani  per i meriti acquisiti tra immane lotti e duri sacrifici in quel di Palermo. Ovviamente non poteva mancare di rampognare il film “La trattativa”, in cui Sabina Guzzanti ha l’ardire di tratteggiare un ritratto del venerato e venerabile Capo dello Stato, per quanto attiene appunto alla trattative mafia-Stato (che tutti sappiamo essere solo la voce più appariscente del settantennale patto USA-mafia-classe politica italiana), non proprio conforme al cerimoniale di corte. Dimentica, il torquemada anti-No Tav, di includere tra i suoi eroismi la mancata perquisizione al covo di Riina da parte dei Ros, catastrofe per le indagini antimafia, e di aver aspettato mezza dozzina d’anni prima di inquisire questi nei secoli infedeli. Vero cane da guardia del Potere, anzi, da combattimento, la  ringhiante Guzzanti. Vero salvatore della democrazia, quella azzannata da Sabina, Caselli, a costo, come dice, di immolare vita e famiglia.
 
Erri De Luca in Valsusa con il Talmud in mano
Altro virtuoso sul filo degli equilibri impossibili, un vero dada, Erri De Luca, a cui personalmente riesco a riconoscere una sola virtù: quella di aver sostenuto la legittimità della disinfestazione della Valsusa tramite sabotaggi di compressori. Ma proprio nessun altra sul piano della prosa e della poesia, insopportabilmente irrilevanti nel loro finto-sobrio sentimentalismo all’ombra di un ego grande come il Cervino. Il piatto destro della bilancia deluchiana sprofonda se, accanto a quello di sinistra con i No Tav, accumulo il suo silenzio sul sabotaggio di Gaza e la sua infatuazione biblico-ebraica che, con un formidabile non sequitur, lo porta a sostenere il figlio deforme di quella storia. In un incontro pubblico di auto-proiezione con chitarra, gli chiesi ragione del passaggio da vessillifero di Lotta Continua nei cortei per la Palestina, a branditore di stelle di David. Si alzò, sibilò “a queste domande non rispondo” e se la filò all’inglese. Evidentemente sicuro del fatto suo.
 
Un accenno va anche alla truppa di infermiere che si sono accalcate intorno al ragazzo afroamericano di Ferguson, giustiziato da un boia improvvisato perché camminava in mezzo alla strada. Della stessa istituzione sanitaria che esercita analoghe funzioni  intorno ai migranti spiaggiati a Lampedusa. Ci si purifica della pioggia di cavallette con la quale di consueto si fa deserto della realtà, lacrimando sulle vittime e puntando il dito contro l’immediato colpevole: il poliziotto bianco razzista, magari non solo mela marcia, ma, per i migliori tra noi, addirittura il segno di un malessere metropolitano;  il losco trafficante di carne umana, dietro al quale aleggiano indistinte nebbie chiamate “guerre”, “dittature”, o “disastri climatici”. Ce ne fosse stato uno, della categoria, che avesse osato una pettinatina contropelo agli Usa , andando, da vero giornalista investigativo, alla radice dei due fenomeni.
 
 
Mica difficile. Nel primo caso basta guardare allo stanziamento del Pentagono di centinaia di milioni di dollari alle varie polizie federali, statali, fin giù agli sceriffi, in modo che potessero affrontare il compito di tutori dell’ordine domestico con gli strumenti che tanto efficacemente sono stati e sono impiegati contro iracheni, libici, afghani, vietnamiti, mezzo mondo. In modo che ai cittadini minacciati da recalcitranti con cartelli o pelle scura potessero assicurare la necessaria tranquillità  carri armati, cannoni, lanciarazzi, mitragliatrici pesanti, droni, robocop da invasione spaziale. E licenza di uccidere, tipo quella che s’è dato il presidente afro. Già il “nemico interno”, quello che il tagliatore inglese di teste di giornalisti americani e il gran cancan sulle migliaia di europei in gita alla jihad e che domani te li troverai accanto al bar, ha fatto capire ci minaccia tutti e richiede interventi come quelli del Pentagono a Ferguson.
 
Avete visto o letto, voi, una qualche ricerca, un’inchiesta, una considerazione dei dati proliferanti in rete, di fronte all’enormità del fenomeno? C’è stato l’inviato nella storia che abbia fatto qualche collegamento con i vagiti che in Italia si udirono quando discariche, trafori, centrali elettriche e Grandi Opere del cazzo vennero dichiarati “aree di interesse strategico”, presidiate dai militari, titolari di diritto di fucilazione? O con le ronde cittadine dei tre militari armati, quello blù al centro, i due kaki ai lati? O con l’occupazione della Valsusa da parte di un esercito multi-arma, con alpini formati alla bisogna in Afghanistan, poliziotti e carabinieri cui continua a capitare di inciampare e sparare al cuore, visto che le mazzate spacca-ossa a sfigati per strada, o in cella, comportano lungaggini e talvolta controindicazioni.
 
Basta andare su un qualsiasi sito di seria informazione statunitense, ma anche frugare tra le pagine interne di qualche mainstream anglosassone dove, a volte, germogliano foglie di fico, per trovare una caterva di saggi, analisi, ricostruzioni, testimonianze di chi sa, accademici illustri, e perfino qualche giornalista d’inchiesta coronato di verità dal Vietnam all’Ucraina, come Seymour Hersh. Il tema consequenziale, ravvivato dai fatti di Ferguson, sarebbe la militarizzazione della polizia, la polizizzazione delle Forze Armate, l’identificazione, nella strategia di guerra a chiunque si opponga, tra fronte esterno e fronte interno. Il tutto sotto la bandiera  della “guerra al terrorismo” (sorella maggiore di quella ”alla droga”). Guerra filiata dai neocon, fioriti con Bush e arrivati al massimo rigoglio con l’Obama delle decine di guerre, colpi di Stato, destabilizzazioni, operazioni sporche, stragi, attentati False Flag (fallito clamorosamente quello del volo MH17 attribuito ai russi, c’è da aspettarsene uno più grosso, e meno grossolanamente falso, per rilanciare lo sterminio in Donbass e l’assalto, se non a tutta la Russia, almeno a Putin).
 
C’è una pietra di paragone infallibile e decisiva per il misto di supponente ignoranza e pigrizia e assoluta malafede, in un dato già commentato nel mio precedente post. Circolano in rete, a disposizione di chiunque non sia un analfabeta informatico (cosa che vale evidentemente per molti della categoria), una serie di foto da mettere sulle i un punto grosso come una mongolfiera. Sono quelle che vedono il presunto leader dell’IS, o ISIL, o ISIS, Abu Bakr al Baghdadi, quello che Obama giura di perseguire “fino alle porte dell’inferno”, in intensa e cordiale conversazione con il senatore neocon, insieme, a volte, a donne dai costumi eterodossi per un islamista e, a volte, a trucidi comandanti delle milizie jihadiste in Siria. Location, al confine turco-siriano, data, maggio 2013
 Al Baghdadi con McCain e prima e dopo
 
Se queste immagini, di un Baghdadi godereccio e colluso, le inserite in quanto le più autorevoli penne della rete vanno diffondendo urbi et orbi su nascita e maturazione di codesto “male assoluto”, da Guantanamo alle lezioni di oratoria e teologia islamica negli Usa, ai campi di addestramento gestiti dai Marines in Giordania e Turchia. Se ne fate zavorra alla sublime contraddizione dei petrodespoti, quando, prima, inventano, lanciano  Nusra, Isil e aggregati “moderati” su Libia, Siria e Iraq (ma anche su Yemen, Nigeria, Sahel, già su Bosnia e Kosovo, sul mondo), li impinguano di sangue e dollari, e, poi,  si uniscono nel mercenariato dei “volenterosi” convocato da Obama per estirpare dalla Terra la tossica gramigna.
 Il califfo in compagnia
 
Avete letto o visto uno/a dei nostri principi(esse) dello schermo, o dell’inchiostro, essendogli capitato, nella ricerca di un tweet di Renzi, o un mottetto di Mogherini o Pinotti, di sbattere il naso sulla foto della coppia Baghdadi-McCain (lo stesso McCain di Bengasi, Kiev, Aleppo), o su uno dei documenti relativi a nascita, infanzia, adolescenza e maturità di Al Baghdadi e del suo esercito, farsene stimolo per un’occhiuta revisione della narrazione generale? Esercito d’un tratto passato da banda di scalcagnati zombie, con il concorso degli specialisti nostrani (“il nemico della casa accanto”) e con un’impennata delle azioni del complesso militar-industrial-sicuritario, a forza armata di potenza, capacità tecnologica, moderna logistica, gestione della  comunicazione, di livello napoleonico.
 
Elementi di geometria
Si è fatto vivo qualcuno che da questa matassa sapesse trarre il filo rosso  che la intreccia tutta ed esprimere il cauto dubbio che l’invenzione dei forsennati islamici, delinquenti comuni, o necrofili da videogioco, o militi della “Folgore”, gli orrori delle decapitazioni (vere o fasulle), delle decimazioni, dei bimbi sventrati, delle donne rapite e vendute, dei luoghi di culto rasi al suolo (remember Kosovo), di intere etnie sottoposte a pulizia etnica, fossero a capo di un filo dal cui termine si articolano, tra molte altre, alcune tessere di valore strategico. Tessere, da inserire a breve nel puzzle del Nuovo Ordine Mondiale e delle quali alcune le ho già citate nel post precedente (Di Battista), ma vale la pena ribadirle giacchè sono il succo degli abominii che si accavallano.
 
1)Rinfocolare lo scontro di civiltà attraverso una nuova ondata di islamofobia, foriera di guerre, distruzioni, conquiste, predazioni, indispensabile alla sopravvivenza dell’apparato produttivo-bancario Usa, economicamente e per debito alla canna del gas; 2) Distogliere l’angoscia per la pancia vuota, l’ospedale negato, la casa sottratta dalla banca, il non-lavoro, nei disastrati Usa, come tra i vassalli, con l’angoscia per la patria minacciata e il terrorista della porta accanto. E contemporaneamente attrezzarsi per domare l’inevitabile sisma sociale e consolidare la dittatura dell’1%. 3) fingere di battersi contro i propri mercenari dell’IS in tutti i paesi dove vi siano petrolio o miniere con governi riottosi, allo scopo immediato di infilzare Assad e frantumare anche la Siria. Per poi passare a Hezbollah, a cui Israele l’ha giurata: via la mezzaluna scita. 4) Grazie all’Ucraina e tutti gli oleo- e gasdotti che portano in Europa la più grande, vicina, conveniente energia russa e iraniana, escludere o appropriarsi di fonti e controlli per poter ulteriormente strangolare l’Europa. Così, con i petrolkurdi e i petrolsunniti fornitori di Israele, aprire e chiudere a volontà il rubinetto dell’energia per l’Europa. Piano piano, quando avrà esaurito il suo compito di armata di riserva delle conquiste imperiali. Fino alla sua riduzione allo stato di Macedonia, Montenegro, Bosnia, Kosovo, Kurdistan, Scitistan, Sunnistan ….  
 
Senza dimenticare, cosa che astutamente tutti i miei colleghi  che si stracciano le vesti sulla tragedia dei migranti, dimenticano (sia sempre fatta eccezione per il resistente Manlio Dinucci, per merito del quale “il manifesto” ha finalmente pubblicato, 11 giorni dopo le mie, una foto del connubio Al Baghdadi-John McCain, ordinato da Obama al suo rompighiaccio bellico), l’altra strategia degli Usa per ridurre ai  minimi termini un’Europa tentata dai remunerativi rapporti con la Russia: provocare apocalissi nei paesi presi di mira perché le migrazioni bibliche si avventino sull’Europa, specie sulla zavorra dei paesi del Sud, sconvolgendone economia e coesione sociale. Le vaghe astrazioni “guerre”, “dittature”, “disastri ambientali”, servono da copertura ai silenzi su cause e responsabilità primarie  di queste sventure, tutte dei guerrafondai atlantico-israeliani.
 “Polizia” a Ferguson
 
Parlavamo di militarizzazione della polizia e di polizzizazione del militare, corpi ormai sinergici che si scambiano le funzioni  in un’omogenesi dei fini con gli stessi mezzi. Sarebbe stato di evidenza solare risalire a una visione più vasta dai centomila episodi Ferguson negli Usa, dove la polizia ammazza ogni anno oltre 500 civili disarmati e coltiva, accanto al complesso militar-industrial-securitario, quello carcerario privato, con 2,3 milioni di detenuti e il più alto rapporto carcerati-popolazione del mondo. Entrambi complessi che richiedono e comportano stati di polizia totalitari, in patria e nelle colonie. Da noi il filo rosso che collega l’ininterrotta teoria di inermi ammazzati dai tutori dell’ordine per strada o in carcere, o di quelli che a ogni sospirar dissenso nei cortei sono scalciati in faccia o sprangati in testa. viene, dai commentatori, spezzettato in singoli episodi, con le responsabilità equamente divise tra vittime e carnefici. Accidenti che turbano il colto e l’inclita per qualche ora, per poi rientrare nel normale vissuto sociale e tornare a dilagare sui fasti di Renzi, o sui “nefasti”. di Putin e Assad.
 
S’è visto mai qualcuno chiedersi che, forse, questo rilancio di Bava Beccaris, dello squadrismo di Stato, di Scelba, di Calabresi, corrisponda a una necessità che i vampiri dell’1% hanno per rinsanguare le proprie vene in disfacimento? Che l’inchiodare bambini e adolescenti davanti a videogiochi in cui è vincitore chi ne ammazza e ne squarta di più e perdente chi fa meno punti, meno sangue, sia un capitolo nel manuale dell’annientamento della libertà e dei diritti? Che poliziotti e militari educati alla violenza e alla protervia in difesa dei privilegi, delle ruberie, della mafiosità, della classe dominante sono portati a considerarsi occupanti di genti e territori nemici? E che forse si potrebbe, senza grandi sforzi, far discendere una logica e una strategia dai torturatori di Abu Ghraib, Guantanamo, delle carceri israeliane in cui si seviziano bambini, dei mille centri di sequestro, detenzione e tortura che affiancano le basi Usa nel mondo, dei Marines che pisciano sui Taliban uccisi, o tornano a casa con appesi al collo trofei di pezzi disseccati di nemici. Senza dimenticare il pedagogico modello dei nostri carabinieri che in Somalia infilavano bottiglie nelle vagine e bruciavano con elettrodi i testicoli.
 
La scuola dei tutori dell’Ordine (Nuovo Mondiale)
Per arrivare, grazie al pianificato contagio ed effetto imitativo agli orrori dei jihadisti scatenati contro Libia, Siria, Iraq, Nigeria e di cui l’inviato speciale di Obama per le operazioni sporche, McCain, è il mallevadore. Giù giù, poi, fino agli energumeni che decimano neri negli Usa, narcos e compari militari addestrati negli Usa che fanno 70mila morti ammazzati in 8 anni nel Messico colonizzato, ai nazisti stragisti ucraini messi in campo dal putsch di Obama e, da noi, fino ai giustizieri dei vari Bifolco, Aldovrandi, Uva, Cucchi, Magherini, Giuliani, Rasman… Vengono tutti dalla stessa scuola, nell’Italia di Gladio e dei celebrati De Gasperi e Berlinguer già operante ai tempi dei fratelli Cervi, di Avola, Portella della Ginestra e dei ragazzi, con o senza sassi in mano, ammazzati in piazza, fino alla resa dei conti finale affidata agli infiltrati e manipolatori delle BR. E’ vero che le sedi centrali di questo istituto stanno a Washington e Tel Aviv, ma le sedi distaccate italiane hanno saputo ben svolgere il programma.
 
A voler essere giornalisti e non dipendenti degli uffici di propaganda gestiti da trafficoni intrecciati, per reciproco tornaconto, con i burattini di Stato largamente intesi e, più in là, con mafia, massoneria, i grandi burattinai della Cupola, non sarebbe poi stato difficile arrivare a questo lampante due più due fa quattro. Ma da noi ogni elemento di disturbo alla Grande Panacea che fluisce dal corno di Pandora-Renzi viene rapidamente spazzato via dall’uragano di peana all’ometto della previdenza (che a me sembra stia a Mussolini come Stanlio sta a Ollio). Peana che riunisce voci un tempo vagamente diacroniche, se non nei ritornelli, almeno nelle strofe, ma oggi compatte, impetuose, senza la minima stonatura. Sembrano la nazionale che, inebriandosene, canta l’inno. E sappiamo chi dirige, con tanto di bacchetta.
 
L’altra sera, in quella stanza di compensazione tra il “non c’è più niente da vedere”e il sonno che è “Linea Notte” del TG3, vedo il conduttore, mio vecchio collega,  Maurizio Mannoni, svegliarsi dal torpore vagamente bovino di un eloquio esitante che ricorda la ricerca dei tasti di un profano alle prime lezioni di piano. Nel bel mezzo della panna montata di un consesso che, notte dopo notte, celebra lo schiamazzone parvenue del“piaccia o non piaccia!” (altrimenti detto “io so’ io e voi nun siete un cazzo!”), scappano fuori gli ultimi dati dell’ISTAT sullo sfacelo universale che fluisce dalla cornucopia dell’illusionista fiorentino. Attimo di imbarazzo, sconcerto  in studio. Questi dati sbertucciano il salvatore calato dalla Provvidenza.. Scattano i nervi e esplodono le ultime risorse di energia del conduttore: “Ma come, questi qua dell’Istat un tempo se ne venivano fuori con i dati una volta  l’anno, e ora ci assillano ogni due giorni”. Mancava “ma che cazzo!”, ma  glielo si leggeva sul labiale muto. Tutto veniva poi ricomposto in soddisfatta letizia dall’epifania, alla finestra da New York, di Giovanna Botteri con i suoi “invasori russi che verranno fermati dall’unità di pronto intervento Nato in corso di allestimento”, e i suoi “bombardieri – qui dalla marcia trionfale passa al minuetto – di Obama precipitatisi a salvare i curdi, l’Iraq, la pace, tutti noi”:

 

 
Era un altro, il TG3 dei miei tempi, sempre comunque in linea con i poteri. Solo che allora ce n’erano almeno due, di contendenti in campo, e si davano sciabolate  da bravi armigeri da teatro dei pupi. Il giornalista non omologato ne poteva approfittare e qualche nefandezza filtrava da crepe nel muro di cinta. Poi, nel 1999, arrivò D’Alema. Eravamo già all’alba di oggi. Grillo, con i suoi fin troppo gentili “giornalista del giorno “ e “giornalista dell’anno”, ha appena tirato per la giacchetta il mostro che ci sta pietrificando neurone dopo neurone. Fino alla morte. Quanto meno mentale.
Tratto da:http://fulviogrimaldi.blogspot.fr
I CORTIGIANI DEL CALIFFO
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Daniel Estulin spiega chi veramente governa il mondo

Pubblicato su 17 Settembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA

Daniel Estulin: “Il Bilderberg non è più così importante, la vera politica si svolge a un livello sovranazionale, al di sopra dei governi”. E fa i nomi di chi governa il mondo da dietro le quinte

“Tutti gli eventi sono tra loro interconnessi. A leggere i giornali sembra che gli scontri in Ucraina siano un problema a sé, completamente slegati dagli scontri razziali di Ferguson o dalle persecuzioni razziali e religiose in Iraq e Siria”.

Prima di entrare nel merito delle tensioni tra la Russia e la Nato, Daniel Estulin(controverso autore del libro La vera storia del club Bilderberg) ci tiene a spiegare che “la Terra è un pianeta piccolo" e che, per andare fino in fondo, è fondamentale capire chi tira le fila. Perché "noi siamo solo burattini”.

Estulin nasce nel 1966 a Vilnius. Della sua vita non si sa molto. Ma, chiacchierando, è lui stesso a raccontare delle battaglie del padre per una Russia più libera, della fuga in Canada e della passione per la politica, senza divisione tra interni e esteri, perché “la vera politica si svolge a un livello sovranazionale, al di sopra dei governi, tra quelle persone che governano il mondo da dietro le quinte”. Li chiama “shadow master” (signori dell'oscurità, ndr) e cerca di smascherarli nei suoi libri, da L'istituto Tavistockin avanti.

Perché la Nato sta alzando i toni con la Russia?

“Per capirlo bisogna guardare a Detroit, uno scenario post-apocalittico degno di un film di Will Smith. Le persone che tirano le fila del mondo vogliono che le guerre, la crescita zero e la deindustrializzazione ogni città del mondo assomigli a Detroit.”

Progresso e sviluppo non dovrebbero essere direttamente proporzionali alla densità di popolazione?

“Grazie ai progressi tecnologici, le società si sviluppano, creano di ricchezza e costruiscono. Ma chi tira le fila del mondo sa che la terra è un pianeta molto piccolo con risorse naturali limitate e una popolazione in continua crescita. Ora siamo 7 miliardi e stiamo già esaurendo le risorse naturali. Ci sarà sempre abbastanza spazio sul pianeta, ma non abbastanza cibo e acqua per tutti. Perché i potenti sopravvivano, noi dobbiamo morire.”

Come intendono fare?

“Distruggendo le nazioni a vantaggio delle strutture sovranazionali controllate dal denaro che gestiscono. Le corporazioni governano il mondo per conto dei governi che esse controllano. Così è successo con l'Unione Europea."

E Putin non rientra in questo disegno...

“Pensavano di poterlo controllare..."

Perché non ci riescono?

“La Russia è una superpotenza nucleare. È questo che la rende tremendamente pericolosa agli occhi di questa gente. La Cina, per esempio, ha una grande popolazione ma non è una potenza nucleare. E per questo non è un pericolo. Mentre l'economia cinese può essere distrutta nel giro di un minuto, le tecnologie russe non possono essere annientate."

Dove vogliono arrivare col conflitto in Ucraina?

“Togliere il gas all’Europa per farla morire di freddo… Quando parlo di potere, non lo identifico con persone che siedono su un trono, ma con un concetto sovranazionale. L’idea è appunto distruggere ogni nazione."

Alla fine non ci sarà più alcuna patria?

“L’alleanza è orientata verso una struttura mondiale che per essere controllata ha bisogno di nazioni deboli."

È possibile fare qualche nome?

“Christine Lagarde, Mario Draghi, Mario Monti, Petro Oleksijovyc Porošenko… tutte queste persone sono sostituibili. Prendete Renzi: la sua politica conduce alla distruzione dell’Italia. Perché lo fa, dal momento che dovrebbe fare l’interesse del vostro Paese? Non è logico."

Non è poi tanto diverso da Monti…

“I vari Renzi, Monti, Prodi sono traditori dell’Italia, non lavorano nell’interesse del Paese. Renzi non ha mandato politico, nessuna legittimazione, non è stato eletto."

L'ultimo premier eletto democraticamente è stato Berlusconi.

“E questo è il motivo per cui c’è stato uno sforzo così ben orchestrato per distruggerlo."

È il Bilderberg a tirare le fila?

“Il Bilderberg era molto influente negli anni Cinquanta, nel mondo postbellico. Ora è molto meno importante di quanto non si creda. Organizzazioni come il Bilderberg o la Trilaterale non sono il vertice di nulla. Sono la cinghia di trasmissione. I veri processi decisionali hanno luogo ancora più in alto. L'Aspen institute è molto più importate del Bilderberg."

Nessuno ne parla.

“I giornali mainstream fanno parte di questo gioco. Pensare che media come il New York Times, il Washington Post o Le Monde siano indipendenti, è da idioti. I giornalisti lavorano per azionisti, che decidono la linea editoriale del giornale."

Vale anche per l'Italia?

“Il Corriere della Sera, la Stampa e il Sole 24Ore siedono spesso alle riunioni del Bilderberg. Non c’è metodo più efficace che far passare le loro idee nella stampa mainstream."

Anche l'estremismo e il terrorismo islamico rientrano in questo disegno?

“Certamente. Non è possibile credere che Obama lavori nell'interesse degli Stati Uniti. Come è impensabile credere che un'organizzazione come l'Isis sia passata, nel giro di poche settimane, dall’anonimato più assoluto a rappresentare la peggiore organizzazione terroristica del mondo."

Come si “costruisce" un nemico?

“Con gruppi come Isis, Hamas, Hezbollah o Al Qaeda, succede quello che chiamiamo blow-back, cioè quello che succede quando soffi il fumo e ti torna in faccia. L'effetto è sempre lo stesso: si costruisce e si finanzia un gruppo terroristico, in Ucraina come in Medioriente, e dopo un certo periodo di gestazione questo ti torna indietro e ti colpisce. In ogni operazione non c’è mai un solo obiettivo, ma sempre molti obiettivi. Un obiettivo lavora per te, un altro contro di te."

Tutto già calcolato?

“Un qualsiasi attacco implica l'uso dell'esercito e, quindi, la necessità di investire soldi nell'industria bellica. La formula è la stessa, cambiano solo i giocatori. Oltre alla guerra ci sono modi diversi per ottenere lo stesso risultato: la fame, la siccità, droghe, la malattie. Li stanno usando tutti. Così da un lato distruggono il mondo economicamente, dall’altro usano i soldi per sviluppare tecnologie così potenti e futuristiche da creare un gap tra noi e loro sempre più marcato."

Eppure faticano a contrastare l'ebola...

“Macché! È solo un esempio per vedere la reazione della popolazione mondiale. Viene presentata come un'epidemia ma ha ammazzato appena tremila persone negli ultimi dieci anni. Ogni anno raffreddore, tosse e influenza ne uccidono 30mila solo negli Stati Uniti. La prossima volta che ci sarà una vera epidemia, conosceranno già le reazioni umane."

Autore: Andrea Indini / Fonte: ilgiornale.it

Tratto da:http://www.ecplanet.com

Daniel Estulin spiega chi veramente governa il mondo
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ITALIA IN GUERRA: 100 milioni di euro al giorno in armi!

Pubblicato su 17 Settembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

La guerra imperversa ormai dall’Ucraina alla Somalia, dall’Iraq al Sud Sudan, dal Califfato Islamico (ISIS),al Califfato del Nord della Nigeria (Boko Haram), dalla Siria al Centrafrica, dalla Libia al Mali, dall’Afghanistan al Sudan, fino all’interminabile conflitto Israele –Palestina. 
Accettando le decisioni del Vertice NATO, Renzi è ora obbligato ad investire in armi il 2% del PIL
10 settembre 2014 - Alex Zanotelli

La guerra imperversa ormai dall’Ucraina alla Somalia, dall’Iraq al Sud Sudan, dal Califfato Islamico (ISIS),al Califfato del Nord della Nigeria (Boko Haram), dalla Siria al Centrafrica, dalla Libia al Mali, dall’Afghanistan al Sudan, fino all’interminabile conflitto Israele –Palestina.

Mi sembra di vedere il ‘cavallo rosso fuoco’ dell’Apocalisse :”A colui che lo cavalcava fu dato potere di togliere la pace della terra e di far sì che si sgozzassero a vicenda , e gli fu consegnata una grande spada.”(Ap.6,4) E’ la “grande spada” che è ritornata a governare la terra. Siamo ritornati alla Guerra Fredda tra la Russia e la NATO  che vuole espandersi a Est, dall’Ucraina alla Georgia.

 Nel suo ultimo vertice, tenutosi a Newpost nel Galles(4-5 settembre 2014), la NATO ha deciso di costruire 5 basi militari nei paesi dell’Est, nonché pesanti sanzioni alla Russia. Il nostro  Presidente del Consiglio,M.  Renzi ha approvato queste decisioni e ha anche aderito alla Coalizione dei dieci paesi , pronti a battersi contro l’ISIS , offrendo per di più armi ai Curdi. Inoltre si è  impegnato a mantenere  forze militari in Afghanistan e a far parte dei “donatori” che forniranno a Kabul  4 miliardi di dollari.Durante il vertice NATO, Obama ha invitato gli alleati europei a investire di più in Difesa, destinandovi come minimo il 2% del PIL. Attualmente l’Italia  destina 1,2%  del proprio bilancio in Difesa .

 Accettando le decisioni del Vertice, Renzi è ora obbligato ad investire in armi il 2% del PIL .Questo significa 100 milioni di euro al giorno!!! Questa è pura follia per un paese come l’Italia in piena crisi economica. E’ la follia di un mondo lanciato ad armarsi fino ai denti. Lo scorso anno, secondo i dati SIPRI, i governi del mondo hanno speso in armi 1.742 miliardi di dollari che equivale a quasi 5 miliardi di euro al giorno (1.032 miliardi di dollari solo dagli USA e NATO). Siamo prigionieri del “complesso militare- industriale” USA e internazionale che ci sospinge a sempre nuove guerre, una più spaventosa dell’altra, per la difesa degli “interessi vitali”, in particolare della “sicurezza economica”,come afferma la Pinotti nel Libro Bianco. Come quella contro l’Iraq , dove hanno perso la vita 4.000 soldati americani e mezzo milione di iracheni, con un costo solo per gli USA di 4.000 miliardi di dollari. Ed è stata questa guerra che è alla base dell’attuale disastro in Medio Oriente ,che fa ripiombare il mondo in una paurosa spirale di odio e di guerre. Papa Francesco ha parlato di Terza Guerra Mondiale.

Davanti ad una tale situazione di orrore e di morte, non riesco a spiegarmi il silenzio del popolo italiano. Questo popolo non può aver dimenticato l’articolo 11 della Costituzione :”L’Italia ripudia  la guerra come mezzo di  risoluzione  delle controversie internazionali.” Non è possibile che gli italiani tollerino che il governo Renzi spenda tutti questi soldi in armi, mentre lo stesso non li trova per la scuola, per la sanità, per il terzo settore. Tantomeno capisco il silenzio dei vescovi italiani e delle comunità cristiane, eredi del Vangelo  della nonviolenza attiva.

E’ ora che insieme, credenti e non, ci mobilitiamo , utilizzando  tutti i metodi nonviolenti , per affrontare la “Bestia “(Ap.13,1)” . Ritorniamo in piazza e per strada, con volantinaggi e con digiuni e, per i credenti, con momenti di preghiera. Chiediamo al governo sia di bloccare le spese militari che di “tagliare le ali” agli F-35 che ci costeranno 15 miliardi di euro.

 E come abbiamo fatto in quella splendida “Arena di Pace” del 25 aprile scorso, ritroviamoci unitariamente nei due momenti collettivi che ci attendono:Firenze e la Perugia-Assisi.

Tutto il grande movimento della pace in Italia ci invita a un primo appuntamento, il 21 settembre, a Firenze, dalle ore 11 alle 16 , al Piazzale Michelangelo. Il tema sarà :”Facciamo insieme un passo di pace”. Sarà l’occasione per lanciare la campagna promossa dall’Arena di Pace: Legge di iniziativa popolare per la creazione di un Dipartimento di Difesa Nonarmata e Nonviolenta.

Il secondo grande appuntamento sarà   la Perugia-Assisi, il 19 ottobre, con una presenza massiccia di tutte le realtà che operano per la pace. Noi non attendiamo più nulla dall’alto. La speranza nasce dal basso, da questo metterci insieme per trasformare Sistemi di morte in Sistemi di vita. Ce la dobbiamo fare!

Noi siamo prigionieri di un Sogno così ben espresso dal profeta Michea:

 “Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci,  una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra.” (Michea,4,3)

Napoli, 10 settembre 2014                                                                                             

Alex Zanotelli

Tratto da:http://www.peacelink.it

ITALIA IN GUERRA: 100 milioni di euro al giorno in armi!
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POPOLI LIBERI ANCORA UNA VOLTA A FIANCO DEGLI OPPRESSI

Pubblicato su 16 Settembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POPOLI LIBERI

ASSEMINI (CA) EX COMMERCIANTE DI ASSEMINI 
VESSATO DALLO STATO 
AUGUSTO SANTOS MELIS . 
VIA PIAVE 44 . ASSEMINI (CA) CELL 330 552454 

A volte la burocrazia in Italia se non ti ammazza poco ci manca.
Ad Assemini, ormai da un anno non ho potuto pagare l'affitto perché lo Stato non mi permette di lavorare .Ora io mi chiedo "MA QUANTO SI DEVE ASPETTARE ANCORA PER POTER CAMBIARE QUESTE LEGGI VESSATORIE 

E' il dato più importante, l'unico che veramente può darmi una mano sono i soccorritori e tantissime associazioni che da un Anno mi sostengono con tanta solidarietà mentre lo Stato e assente e brancola nel buio .
E' vero che dal punto esterno potrebbe esserci una soluzione ma è altrettanto vero che le autorità chiamate in causa in questa vicenda e le leggi e la burocrazia, che è comunque fatta da uomini che è davvero una lotta contro il tempo che in questo caso si tratta davvero di dare una soluzione a una famiglia .
Tutto questo è davvero assurdo e inspiegabile ad una mente logica e razionale.
Speriamo che le cose vadano meglio e non finisca nella strada . EX COMMERCIANTE DI ASSEMINI AUGUSTO SANTOS MELIS .

POPOLI LIBERI ANCORA UNA VOLTA A FIANCO DEGLI OPPRESSI
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Monsanto occulta le prove della tossicità del RoundUp invocando il “segreto commerciale”

Pubblicato su 16 Settembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECOLOGIA

Natural Society - 26 Luglio 2014 - Traduzione per EFFEDIEFFE.com a cura di Massimo Frulla

Parlare dei tentativi della Monsanto per ostacolare la giustizia, impedire la trasparenza ed impedire che la gente ne fermi le lucrose attività nel settore dei semi e degli erbicidi può sembrare una noiosa ripetizione di un tema ormai assodato. Il problema ad oggi è che l’azienda sta assumendo dei comportamenti ancora più dannatamente discutibili: adesso la Monsanto si sta rifiutando di rendere pubblici i risultati di test di laboratorio condotti a St. Louis, Missouri, i quali le hanno “conferito” l’autorizzazione per usare il glifosato in Cina [e da lì nel mondo].

Solo pochi mesi fa, dei volontari della sicurezza alimentare in Cina hanno inviato una richiesta al Ministero dell’Agricoltura perché rendesse pubblici i risultati delle prove che avevano permesso di attribuire il certificato di sicurezza per l’importazione in Cina dell’erbicida RoundUp, prodotto dalla Monsanto e contenente il glifosato. Il glifosato aveva ricevuto il certificato di sicurezza nel 1988, dopo che furono condotte, dalla Monsanto stessa, delle ricerche presso gli Younger Laboratories di St. Louis, Missouri.

La ricerca si riteneva fosse un test della tossicità per esposizione acuta, con dei ratti che ricevevano per via orale il RoundUp per numerosi giorni e dei conigli che ne erano esposti sulla cute. L’azienda aveva sostenuto che l’erbicida non avesse manifestato effetti né agli occhi né sulla pelle, né che ci furono allergie conseguenti. Tuttavia, si è rifiutata di inviare i risultati al laboratorio dei volontari cinesi asserendo si tratti di un “segreto commerciale”.

I risultati di tale ricerca non sono stati resi pubblici in nessun luogo al mondo, ed ancora una volta la Monsanto si rifiuta di rivelarli. Se veramente non si fossero manifestate reazioni negative nei ratti e nei conigli esposti al glifosato, perché non “farsi assolvere” una volta per tutte rendendo di dominio pubblico i dati, magari postandoli sul web in modo che tutti li possano vedere? La risposta penso la conosciamo tutti: se animali semplicemente nutriti con sementi OGM – mais, soia ed altre granaglie – resistenti al glifosato hanno sviluppato dei tumori, cosa sarà dunque successo a quei ratti alimentati direttamente col glifosato?

Ed ancora: perché mai la Cina dovrebbe dare alla Monsanto il permesso per esportare il RoundUp nel proprio Paese basandosi su dei test di tossicità della durata di pochi giorni? Nel frattempo, altri esperimenti sulla tossicità del glifosato (il principale “ingrediente” del RoundUp), sono stati condotti in Europa e Tony Tweedale – il consulente sugli OGM per tossicità e valutazione del rischio –  ha chiesto alla European Food Safety Authority (EFSA) di rendere pubblici altri due studi condotti sul tema. Uno è il test condotto dall’ente di controllo tedesco, studio nel quale hanno valutato una “Accettabile dose giornaliera” [acronimo inglese ADI], di glifosato; nell’altro hanno valutato la tossicità cronica all’esposizione.

La Germania ha raccomandato di rivedere la ADI alzandola da 0,3 a 0,5 mg per kg di peso corporeo al giorno. Noi non crediamo esista una dose “sicura” di esposizione al glifosato dato che la tossina si accumula nel corpo ed interagisce con altri pesticidi ed erbicidi nel causare gravi problemi di salute ed anche l’EPA riconosce che questo potrebbe essere un problema.
Il glifosato, come il DDT per esempio, si muove lungo la catena alimentare e noi siamo esposti a livelli incessantemente crescenti di veleno. La cosa vale anche per altri pesticidi, fungicidi ed erbicidi usati in agricoltura che non si ritrovano solo nelle piante OGM che mangiamo, ma anche nei “consumatori” secondari: bestiame, pesci  ed uccelli.
Nonostante  la richiesta di Tweedale, la European Food Safety Authority si è anche rifiutata di rendere pubblici i propri studi sulla tossicità del RoundUp, asserendo che contengono informazioni commerciali confidenziali.

La Pesticide Action Network (PAN) Europe aveva precedentemente chiesto agli enti di controllo tedeschi di rendere disponibili tutti gli studi a lungo termine condotti sulla tossicità del glifosato. La risposta è stata un altro rifiuto, nuovamente motivato con la riservatezza commerciale.
Sembra proprio che gli enti di controllo di vari Governi del mondo non facciano altro che proteggere l’azienda più odiata al mondo, nascondendo alla gente i veri livelli di tossicità del loro prodotto più “commerciale”.

Traduzione per EFFEDIEFFE.com a cura di Massimo Frulla

Tratto da:http://www.disinformazione.it
Monsanto occulta le prove della tossicità del RoundUp invocando il “segreto commerciale”
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Il professor Padovani spiega il signoraggio in TV (video)

Pubblicato su 16 Settembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA, ECONOMIA

Il professor Padovani spiega la truffa del Signoraggio Bancario alla trasmissione “Tempo Reale”. Il video è stato tagliato nelle parti non riguardanti l’argomento.

 
Tratto da:http://www.osservatorioglobale.it
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