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Blog di POPOLI LIBERI e COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

L'eutanasia potrebbe essere un'opzione per il povero, dice il ministro della Sanità Lituano...

Pubblicato su 21 Febbraio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in EUROPA

La crisi creata dai bankster e dalla finanza mondiale ha trovato la via d'uscita al problema disoccupazione e della vecchiaia impossibile per il taglio delle pensioni, mentre in Svezia si taglia la Sanità per gli ultra75enni in Lituania si detta la linea Mengeliana del futuro europeo dei suoi ignari cittadini, si parte dal caldeggiare la compassione per i malati terminali per passare ai non "produttivi vecchi e magari giovani incollocabili" in una società iperliberista che mette al primo posto la competitività estremaanteponendosi  alla socialità, alla solidarietà e alla democrazia.

Sa Defenza 

L'eutanasia potrebbe essere un'opzione per il povero, dice il ministro della sanità Lituano...

Michael Cook

L'eutanasia potrebbe essere necessaria per i poveri malati che non possono accedere alle cure palliative, ha suggerito il nuovo ministro della Salute lituanoRimantė Šalaševičiūtė ha prestato giuramento all'inizio di questo mese (ndt luglio 014),e già sostiene una discussione aperta sulla legalizzazione dell'eutanasia.

Senza fare alcuna proposta concreta, ha detto ai media locali che la "Lituania non è uno stato sociale per cure palliative a disposizione di tutti e che l'eutanasia potrebbe essere un'opzione per le persone che non vogliono a tormentare i parenti con lo spettacolo della loro sofferenza."
Il ministro ha esposto anche l'idea dell'eutanasia per i bambini . Ha notato che questa opzione è stata approvata per i bambini belgi, dopo un lungo dibattito pubblico. E' una scelta che potrebbe essere opportuna anche in Lituania dopo il dibattito pubblico.

La signora Šalaševičiūtė dovrà affrontare una dura battaglia nella sua campagna per introdurre i lituani all'eutanasia. Molti medici e la Chiesa cattolica si oppongono. Il Dr Andrius Narbekovas ,  è sia un prete che  medico, e membro della commissione bioetica del Ministero della Sanità, ha detto ai media:
"Il Ministero della Sanità dovrebbe proteggere la salute e la vita, invece di cercare modi per procurare la morte. Inutile dire che si tratta di una strada... vantaggiosa e conveniente ... Ma una società democratica dovrebbe capire che dobbiamo prenderci cura dei malati, non ucciderli. "
Tratto da:http://sadefenza.blogspot.it
L'eutanasia potrebbe essere un'opzione per il povero, dice il ministro della Sanità Lituano...
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LIBIA: MINACCIA NUCLEARE SULL’ITALIA? SPARITA LA RISERVA DI URANIO DELL’EPOCA DI GHEDDAFI. CHI SE NE E’ APPROPRIATO?

Pubblicato su 20 Febbraio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ESTERI, POLITICA

Isis e quei barili di uranio spariti
Dall’universo fondamentalista dei tagliagole islamici arriva l’ultima minaccia nei confronti del nostro paese.

Una grossa quantità di uranio grezzo potrebbe essere finita nelle mani dei miliziani dell’Isis.

Si tratta dell’arsenale di Muhammar Gheddafi, che oggi rischia di rendere maggiore la portata della minaccia rappresentata dal nuovo Califfato.

Fonti accreditate assicurano che in Libia non ci sia più nulla: è stato portato via tutto. Ma la vicenda non ha i contorni chiari e ben definiti. E c’è chi ritiene che a Sebha, un tempo la capitale della regione del Fezzan, esista ancora un deposito in cui potrebbero essere custoditi oltre 6mila barili di uranio grezzo, in passato in possesso del defunto Gheddafi. Il rais, nel 2003, accettò di smantellare i suoi armamenti non convenzionali nell’ambito di una verifica condotta a livello internazionale. Ma, dopo la caduta dell’allora leader libico, l’arsenale fu affidato ai ribelli, che avrebbero dovuto distruggerlo. Molti di questi oggi sono passati a combattere tra le file dello Stato islamico.

E, ad oggi, non è chiaro che fine abbia fatto tutto quell’uranio, utilizzato come combustibile nelle centrali nucleari e faccile da commerciare ad un prezzo appetibile.

Fonte: 

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/isis-larsenale-gheddafi-potrebbe-essere-mano-ai-terroristi-1096279.html

Tratto da:http://www.grandecocomero.com

LIBIA: MINACCIA NUCLEARE SULL’ITALIA? SPARITA LA RISERVA DI URANIO DELL’EPOCA DI GHEDDAFI. CHI SE NE E’ APPROPRIATO?
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Banca Etruria, tra gli affari della banca del papà di Maria Elena Boschi spunta una nave fantasma da 200 milioni

Pubblicato su 20 Febbraio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

Nelle vicissitudini della Banca popolare dell’Etruria e del Lazio, l’istituto aretino di cui si favoleggiano i legami con la vecchia Democrazia cristiana e con la massoneria, non poteva mancare la storia di un finanziamento a un cantiere di yacht  per clienti vip (si parlò anche di Brad Pitt) e in odore di “grembiulini”, ma che di barche, alla fine, nonostante i proclami, non ne ha varata neppure una. Sul sito ufficiale dell’azienda, la Privilege yard, si legge che per un panfilo di 130 metri occorrono 30 mesi di lavoro. Peccato che nel cantiere di Civitavecchia, inaugurato nel 2007, non siano bastati 100 mesi per portare a termine il primo gioiello di questa presunta “Maranello del mare”: il P430. L’azienda ha come socio unico la britannica Shipping investment limited e sembra aver ottenuto generosi aiuti economici da pool di banche, in cui l’Etruria compare anche come capofila. Eppure il curriculum aziendale non è dei migliori, macchiato com’è da procedimenti giudiziari, richieste di ammissione al concordato preventivo e tavoli istituzionali di salvataggio. Attualmente il cantiere è chiuso e gli operai a spasso. Il procuratore della città laziale, Gianfranco Amendola ha confermato a Libero: «Su Privilege abbiamo almeno 3 o 4 fascicoli aperti e uno è stato affidato al gruppo che si occupa dei reati finanziari. Di più non posso dire».

La scorsa settimana le indagini sull’erosione del patrimonio della Banca dell’Etruria hanno portato al commissariamento dell’istituto da parte del Tesoro e di Bankitalia. Un grattacapo non da poco per il governo visto che in pratica si trattava della banca di famiglia del ministro Maria Elena Boschi: il papà Pierluigi era il vicepresidente, il fratello Emanuele è un dirigente e tutti in casa detengono piccole quote. La decisione di azzerare i vertici è stata intrapresa anche a causa dei prestiti divenuti inesigibili. Tra i benificiari, come detto, figura pure Privilege. 
Nell’ottobre del 2012 il Messaggero annunciò un mutuo da 100 milioni di euro in questi termini: «Un contributo importante, visto che è stato erogato da istituti del calibro di Unicredit, Banca Intesa, Monte dei Paschi di Siena e Banca Popolare di Milano con Banca dell’Etruria come capofila». Ma per quel prestito devono esserci stati dei problemi e dieci giorni fa il sindaco di Civitavecchia, Antonio Cozzolino, ha diramato questo comunicato: «Nonostante le ripetute rassicurazioni ad oggi dalla Privilege S.p.A. non ci sono arrivate formali garanzie circa il ricevimento da parte dell’azienda del finanziamento necessario per la ripresa dei lavori del cantiere navale».

In realtà a Libero risulta che la popolare dell’Etruria abbia concesso alla Privilege fleet management co., la finanziaria del gruppo, dal 2011 in liquidazione, circa 34 milioni, 18 dei quali nel novembre del 2014. Un tesoretto versato quando la società e la banca erano già sulle montagne russe, tanto che quel prestito è stato etichettato come “incagliato”, ossia in pre-sofferenza. In passato Privilege aveva ottenuto altri aiuti, come risulta dall’ultimo bilancio depositato, quello del 2012. Leggiamo: «I debiti verso le banche per finanziamenti hanno consuntivato un valore di euro 121.366.970». A concedere quei soldi è stato un pool di banche (Mps, Banca delle Marche, Unicredit e banca popolare dell’Etruria). A quest’ultima, in particolare, è attribuito uno stanziamento di 5,6 miloni per l’impianto fotovoltaico. Alla voce “fidejussioni e garanzie concesse a terzi” c’è un altro paragrafo interessante: «Per un importo di euro 200 milioni sono relative ad ipoteche sulla nave P430 afferenti il debito sottoscritto da un pool di banche con capofila la Banca Etruria. Il contratto sottoscritto con tale banca prevede l’accensione di un’ipoteca».

La frase è ellittica e così contattiamo per avere delucidazioni il segretario del cda di Privilege, Antonio Battista. Risponde infastidito: «Quello dell’Etruria è un finanziamento pulito, ci sono gli atti, c’è tutto, è inutile che stiamo a discuterne». Nel bilancio di Privilege si fa riferimento a una fidejussione da 200 milioni di euro: «È un dato davvero molto impreciso, forse deve consultare un tecnico». Obiettiamo che nessuno meglio di lui può aiutarci a comprendere: «La devo proprio lasciare, mi dispiace» è il suo addio.

Non va meglio con l’ufficio stampa della banca dell’Etruria: interpellato sul punto, ha risposto che, dopo il commissariamento, certe informazioni non possono essere comunicate ai giornali se non dalla nuova dirigenza.  Ma chi c’è dietro Privilege? L’ideatore del progetto è il settantaquattrenne Mario La Via, che sul sito della società è descritto come uno “specialista di giga yacht”: tra le sue creazioni ci sarebbe il Nabila di Adnan Khashoggi e Donald Trump. La Via è l’amministratore delegato di Privilege, mentre il presidente è un generale della Guardia di finanza in pensione, l’ottantenne Giovanni Verdicchio. I consiglieri sono gli avvocati Giulio Simeone e Giorgio Assumma e i due figli gemelli di La Via, Maria e Guglielmo, classe 1990. Nel 2007 un comunicato stampa della società informava che dietro alla Privilege c’era la Ultrapolis investment 3000: «È una multinazionale con sede a Singapore, Hong Kong, Stati Uniti e Londra. Il presidente è l’ex segretario dell’Onu Perez de Cuellar, gli azionisti sono Robert Miller, proprietario nel mondo di duty free shops, tra i maggiori azionisti di Louis Vuitton e Cnn, e Mario La Via finanziere internazionale, proprietario di banche private, ideatore creativo e dominus dell’imponente progetto navale».

Una quindicina di anni fa la Ultrapolis finì nel mirino dell’Interpol, senza risultati, visto che la holding del gruppo si trovava nel piccolo paradiso fiscale delle isole Bermuda. Nel 2004 la stessa Ultrapolis (all’epoca descritta come “una società del sultano del Brunei”) aveva annunciato un altro mega progetto, da 900 milioni di euro, per un parco giochi (Agarta) da realizzare a Roma, copia perfetta di un luna park asiatico. Di entrambi non si pose neppure la prima pietra. A promuovere il piano erano l’amministratore delegato di Ultrapolis Rinaldo Romani e il direttore La Via. Entrambi residenti a Singapore. Romani all’epoca era membro ufficiale di una loggia massonica locale. Come presidente di Ultrapolis Italia venne annunciato l’ex ministro democristiano Vincenzo Scotti, che nel 2007 assunse lo stesso incarico nella Privilege Fleet. Tra i consiglieri di quest’ultima anche “Sua altezza reale Pavlos di Grecia” e Gianni Rivera, ex sottosegretario alla Difesa in tre governi di centro-sinistra, dal 2011 liquidatore della società. Nel 2012 Scotti viene nominato presidente onorario di Privilege Yard per «l’indiscutibile privilegio che deriverebbe (alla Privilege ndr) dall’assegnazione di tale carica».

A mettere in relazione il parco giochi e gli yacht è anche il nome dell’imprenditore e banchiere Giancarlo Elia Valori che avrebbe dovuto entrare nel cda di Agarta ed è successivamente divenuto sponsor di Privilege mentre era presidente della finanziaria regionale Sviluppo Lazio. Ad Arezzo è stato espulso dalla P2 di Licio Gelli ed è considerato uno dei maggiori esperti italiani di questioni massoniche, di cui scrive brevi saggi a puntate sulla rivista del Grande Oriente d’Italia. Ma forse il collegamento più diretto con l’istituto è un altro. L’ex presidente dell’Etruria Giuseppe Fornasari, attualmente indagato dalla procura aretina per falso in bilancio, è stato sottosegretario all’Industria nel sesto governo Andreotti, lo stesso in cui Scotti era ministro dell’Interno. Perché in Italia i democristiani non tramontano mai.

di Giacomo Amadori

Tratto da:http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/11757724/Tra-gli-affari-di-Banca-Etruria.html

Banca Etruria, tra gli affari della banca del papà di Maria Elena Boschi spunta una nave fantasma da 200 milioni
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Libia: la guerra contro ISIS la faccia Al Sisi

Pubblicato su 20 Febbraio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA, ESTERI

Di: Claudio Moffa

Coffe Break di ieri. C’è voluto l’ISIS ‘alle porte di Roma’ per far emergere, finalmente, tra i politici e i giornalisti il madornale errore compiuto dall’Occidente nella regione mediorientale a partire dalla fine della guerra fredda? Quello, cioè, di aver sistematicamente contribuito a eliminare la parte più laica dell’Islam, appresso alle strategie del caos dell’oltranzismo occidentale e del suo tragico motto ‘esportare la democrazia’? Così sembra, negli interventi di Roberto Formigoni e Nicola Fratoianni si è sottolineato come le guerre del ‘libero Occidente’ contro Saddam Hussein e Muammar Gheddafi sono state un errore, perché dopo la distruzione dei loro regimi -quale ne sia il giudizio- è arrivato il peggio: un mostruoso, presunto ‘Islam’ che pretende di ridurre la sua ricca e multiforme civiltà agli sgozzamenti e alle stragi delle armate integraliste del Califfo Abu Omar al Baghdadi. Tuttavia questo è solo un pezzo della verità storica sistematicamente occultata dalle grandi reti mediatiche, non solo durante le due guerre contro l’Iraq (1991 e 2003) e la guerra di Libia del 2011, ma in tutte le crisi mediorientali o connesse agli scenari mediorientali, dilagate dopo la fine della guerra fredda. L’altro importante capitolo di cui nessuno parla, riguarda chi veramente ha guidato e guida le concretizzazioni specifiche, di conflitto in conflitto, di strage in strage, dell’oltranzismo occidentale e delle forme più feroci dell’integralismo islamico, da Al Qeda fino all’ISIS. La risposta, elencata in una somma cospicua di fatti, è semplice: Israele e le sue propaggini lobbistiche in tutti i principali Paesi europei e negli Stati Uniti. E’ questo il nocciolo duro dell’oltranzismo occidentale. Il 17 gennaio 1991 Tullia Zevi esultò su ‘Il Corriere della Sera’ per l’attacco all’Iraq, preannunciato da dichiarazioni di un funzionario del Mossad a ‘Le monde’ nell’estate del 1990, e reso possibile, come disse l’inviato de ‘L’Unità’ Siegmund Ginsberg ai microfoni di ‘Radio Città Aperta’ di Roma, dall’Israel Lobby nel Congresso USA: un si alla guerra, poche settimane dopo il no di Yitzhak Shamir a George Bush, su una conferenza internazionale sul Medio Oriente comprensiva non solo della guerra di Saddam al Kuwait, ma anche dell’invasione israeliana di Cisgiordania e Gaza durante la guerra dei 6 giorni. Nel 2003, seconda guerra d’Iraq, denunciarono le trame sioniste dietro l’aggressione angloamericana non solo Saddam Hussein, in diretta sul ‘TG 1’ con la sua conferenza stampa nel giorno dell’attacco aereo, ma anche il congressista USA Jim Moran. Non c’ è spazio per proseguire con tutti gli altri capitoli: posso solo dire che tracce evidenti di una presenza israeliana le si ritrovano nelle guerre di Jugoslavia, Georgia e Ucraina, nelle reiterate minacce ‘occidentali’ all’Iran per il suo stralegittimo progetto di industria nucleare, nella guerra del Darfur, in quella di Libia del 2011, voluta da un Nicolas Sarkozy di cui i mass media hanno sempre taciuto lo smaccato filo sionismo condito da cerimonie ebraiche di tutti i tipi, e fino a definirlo ridicolmente un nuovo Charles De Gaulle . Un occultamento che potrebbe essere letto come una aggiornata tradizione marranica, e che anche gli esperti di strategia della tensione italiana possono ben conoscere, dalla strage di Piazza Fontana, con connesso ruolo di Ordine Nuovo e del suo referente internazionale, l’OAS, all’assasssinio di Aldo Moro ‘preannunciato’ dalla stella a 6 punte del sequestro e omicidio di Pierpaolo Minguzzi ad opera di Mario Moretti, alle bombe del ‘93 rivendicate -fonte il Ministro Nicola Mancino, riferendo in Parlamento- da un organizzazione ‘islamica’ attraverso un cellulare di proprietà di un cittadino israeliano. Si dirà, ma questi sono appunti. Vero, e rimando ai miei interventi sul mio blog o al mio ‘11 settembre, Palestina radice della guerra: la co-regia israeliana dello scontro di civiltà’ del 2002 Ma il problema è a monte, la mera censura di una breve unità di notizia: perché nessuno dei grandi media riporta o ha riportato la denuncia del Governo iraniano secondo cui il califfo Omar sarebbe un ebreo, agente del Mossad? Un’accusa ripetuta ieri dal Presidente sudanese. Perché non riferirla per poi magari demolirla? Perché non ricordare che esistono diversi movimenti islamici, più o meno chiaramente targati Mossad, Bosnia anni Novanta, Cecenia, Darfur, e che persino i curdi sono stati apertamente sostenuti da Benjamin Netanyahu l’estate scorsa? Tanto per far capire che le denunce di Tehran e di Khartum non sono affatto assurde? Perché solo citare Israele fa paura: l’industria dell’olocausto, la ‘crocifissione’ e dunque divinizzazione degli ebrei in quanto Nazione, serve a questo. Disvelare queste verità non vuol dire, del resto, solo rispettare un principio deontologico corretto per storici e giornalisti: è anche un mezzo per impedire di continuare a far danni con scelte pazzesche, come quella originariamente proposta dal Ministro Paolo Gentiloni, che pretende un’altra guerra di Libia, contro l’ISIS. Premetto che anch’io mi sono dichiarato favorevole, negli ultimi mesi, a un intervento dell’Italia contro Tripoli: ma con bombardamenti mirati sulle spiagge, per annientare gli scafisti e i loro barconi, e stando ben attenti a non colpire la massa di i migranti oggetto del traffico di schiavi esasperati. Oggi la situazione è cambiata e una nuova guerra ‘totale’ in Libia sarebbe una follia, perfettamente coerente con l’opposto praticato ed esaltato dagli stessi politici di destra e di sinistra che la pensano come da iniziale sortita del Ministro degli Esteri: l’obbrobrio antiitaliano del Mare Nostrum, il via libera all’immigrazione selvaggia. Guerra oggi alla Libia e immigrazione senza regole, sono due facce di una stessa strategia, antieuropea e antislamica, quella del caos perseguita da sempre da Israele. Meglio evitare, di autoflagellazioni in Medio Oriente, l’Europa ne ha fatte già troppe negli ultimi 25 anni. C’è l’Egitto che ha attaccato la Libia. Lasciamo fare la guerra a Abdel Fattah Al Sisi, sicuramente sarà più bravo e selettivo di noi: penserà a colpire veramente le armate di Al Baghdadi, e a non ‘sbagliare’ bombardando, invece, altri, come accaduto nella stessa Libia con la NATO, e in Siria, le bombe contro l’ISIS piovute in testa all’Esercito regolare di Damasco.

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Libia: la guerra contro ISIS la faccia Al Sisi
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LA BAVIERA ANNUNCIA: ESPELLEREMO TUTTI GLI EXTRACOMUNITARI ARRIVATI ILLEGALMENTE DAI BALCANI (DECINE DI MIGLIAIA)

Pubblicato su 20 Febbraio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA, EUROPA

MONACO DI BAVIERA - Senza troppi complimenti, il governo della Baviera ha deciso di bloccare ed espellere tutti i clandestini, a differenza dell'Italia che li alloggia in alberghi a spese dei contribuenti e offre loro addirittura una "diaria". I "richiedenti asilo provenienti dai Balcani" saranno espulsi dallo Stato federale di Baviera. Lo ha detto Horst Seehofer, primo ministro del piu' grande Land tedesco, secondo quanto riferisce quest'oggi il quotidiano kosovaro "Koha Ditore".

"Noi non siamo un ente di sostegno sociale per il mondo intero", ha dichiarato l'esponente del cristiano democratico tedesco. Secondo Seehofer, il Kosovo e l'Albania sono considerati luoghi sicuri, quindi non sussistono le basi per richiedere asilo politico. Ai richiedenti asilo provenienti dal Kosovo, ha spiegato Seehofer, "saranno dati solo cibo e vestiti e non aiuti finanziari".

Nella giornata di ieri, il commissario europeo all'Allargamento, Johannes Hahn, ha detto nel coso di una visita a Pristina che "prima di poter raccomandare l'esenzione dall'obbligo di visto per i cittadini del Kosovo, bisogna ridurre le domande d'asilo verso l'Ue e le persone che soggiornano irregolarmente nello spazio Schengen".

A sette anni dall'indipendenza dalla Serbia, i numeri dicono che il Kosovo e' un paese che si sta lentamente "svuotando". Secondo i dati del dicastero kosovaro dell'Istruzione, un totale di 5.000 bambini kosovari sotto i 14 anni hanno abbandonato la scuola nel solo mese di gennaio. Alcuni istituti nella parte meridionale del paese sono a rischio di chiusura perche' mancano gli alunni. Secondo il Programma Onu per lo sviluppo (Undp), il livello di poverta' e' pari al 29,7 per cento, mentre il 10,2 per cento dei cittadini i vive in condizioni di poverta' estrema. Il tasso di disoccupazione supera il 35,1 per cento, mentre fra i giovani arriva addirittura al 60,2 per cento. L'aspettativa di vita per gli 1,8 milioni di kosovari non supera i 70 anni.

Nel dicembre 2014 e' stato registrato un fortissimo aumento degli ingressi irregolari di cittadini kosovari nell'Unione europea, un incremento che li ha resi il primo gruppo nazionale a essere entrato illegalmente in un paese membro dell'Ue. Secondo l'Agenzia Ue per il controllo delle frontiere esterne (Frontex), la maggior parte degli ingressi illegali "sono stati rilevati sulla rotta dei Balcani occidentali nel tentativo di entrare illegalmente in Ungheria dalla Serbia". A questo confine gli ingressi a dicembre hanno raggiunto un record di oltre 12 mila rilevazioni, rispetto a circa 7.500 di novembre.

L'aumento dell'immigrazione illegale dal Kosovo preoccupa anche Bruxelles, al punto che la questione sara' inclusa nel prossimo rapporto della Commissione europea sulla liberalizzazione dei visti. L'imminente relazione sul Kosovo dell'eurodeputata austriaca Ulrike Lunacek, relatore del Parlamento europeo per il paese balcanico, invitera' il governo di Pristina a "intensificare la lotta contro i trafficanti di esseri umani" che favoriscono l'esodo dei cittadini kosovari che entrano illegalmente nell'Unione europea. Secondo quanto riferisce il sito internet del quotidiano locale "Gazeta Blic", il documento esorta le autorita' di Pristina a spiegare chiaramente alla popolazione che non vi e' alcuna possibilita' che i kosovari riescano a ottenere asilo politico nell'Unione europea, salvo rarissimi casi.

Rimaniamo in attesa di sapere se la condotta della Baviera è da definirsi "razzista, xenofoba, egoista" da parte del governo italiano, oppure se il governo Renzi non ha nulla da obiettare alle decisioni di espellere tutti gli extracomunitari arrivati clandestinamente in Baviera.

Max Parisi

LA BAVIERA ANNUNCIA: ESPELLEREMO TUTTI GLI EXTRACOMUNITARI ARRIVATI ILLEGALMENTE DAI BALCANI (DECINE DI MIGLIAIA)
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La de-dollarizzazione accelera: 91 banche russe hanno cominciato a sostituire il sistema Swift con un equivalente interno

Pubblicato su 20 Febbraio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECONOMIA

La risposta di Mosca alla guerra economica

Nel 2013, lo scandalo Datagate portava alla luce che la National Security Agency americana monitorava anche le transazioni di denaro tramite SWIFT, 

L'anno scorso, dopo le minacce del Regno Unito di escludere la Russia dal sistema SWIFT, Russia (e Cina) hanno annunciato l'intenzione di creare una propria versione del sistema di pagamenti, de-dollarizzato. Nel mese di novembre, la Russia ha annunciato il lancio dell'alternativa allo SWIFT per maggio 2015, e solo il mese scorso, Medvedev ha minacciato "reazioni illimitate" se la Russia sarà tagliata fuori dal sistema dei pagamenti SWIFT. 

Così la notizia di questa settimana che la Russia ha lanciato il suo proprio sistema alternativo allo SWIFT, che inizialmente collega 91 istituti di credito suggerisce che la de-dollarizzazione è notevolmente più avanti di quanto molti si aspettavano (soprattutto mentre la Russia si libera dei buoni del Tesoro USA a un ritmo record) .

Come ricostruire Sputnik,

 
Quasi 91 istituti di credito nazionali sono stati integrati nel nuovo sistema finanziario russo, analogo a SWIFT, una rete bancaria internazionale.
 
Il nuovo servizio consentirà alle banche russe di comunicare in modo trasparente attraverso la Banca Centrale di Russia.
 
Va notato che la Banca Centrale della Russia ha avviato lo sviluppo del proprio sistema di messaggistica del paese in risposta alle ripetute minacce espresse dai partner occidentali di Mosca di escludere la Russia da SWIFT.
 
...
 
Aderendo al sistema interbancario globale nel 1989, la Russia è diventata uno degli utenti più attivi di SWIFT a livello globale, con l'invio di centinaia di migliaia di messaggi al giorno. In generale, SWIFT fornisce una rete di comunicazione sicura per più di dieci migliaia di istituzioni finanziarie in tutto il mondo, apporvando operazioni per trilioni di dollari.
 
All'inizio di questo mese il vice primo ministro russo Igor Shuvalov ha espresso fiducia che la Russia non sarebbe stata esclusa da SWIFT. A sua volta,  il Primo vicepresidente della Banca centrale russa, Ksenia Yudaeva, ha sollecitato i russi e le istituzioni finanziarie a non drammatizzare la situazione attuale.
 
Esperti russi sottolineano che le imprese occidentali potrebbero affrontare gravi perdite se la Russia dovesse essere esclusa dal sistema SWIFT. D'altra parte, il sistema alternativo lanciato dalla Russia potrebbe ridurre gli impatti negativi causati dalle misure imposte dall'Occidente, compresa l'eventuale disconnessione da SWIFT, e diminuire il dominio finanziario occidentale sulla Russia.
 
* * *
 
SWIFT (La Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication) è un'organizzazione internazionale con sede in Belgio, che offre servizi e un ambiente standardizzato per la comunicazione bancaria globale che permette agli istituti finanziari di inviare e ricevere messaggi sulle loro operazioni.
 
La rete è diventata fondamentale per il funzionamento del sistema finanziario della Russia dopo che la prima banca ha iniziato ad utilizzare il servizio nel 1989.
 
Circa 360.000 tali messaggi vengono inviati ogni giorno, rendendo la Russia il secondo utente più prolifico della SWIFT nel mondo, ha confermato il capo della SWIFT in Russia, Roman Chernov, in una conferenza lo scorso anno. Oltre 600 istituti finanziari russi utilizzano SWIFT, che ha visto una crescita del 40 per cento nel suo traffico nel 2014.
Tratto da:http://www.lantidiplomatico.it
La de-dollarizzazione accelera: 91 banche russe hanno cominciato a sostituire il sistema Swift con un equivalente interno
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Le banche americane vendono i mutui in difficoltà

Pubblicato su 20 Febbraio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECONOMIA

Stanno continuando come prima e, probabilmente, peggio. C.M.

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BERGOGLIO: SE CI SEI BATTI UN COLPO

Pubblicato su 19 Febbraio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in IPHARRA

Il sottoscritto non è cattolico, ha una visone del mondo e della vita Tradizonale, ma, fedeli al nostro motto, prendiamo il buono dove lo troviamo e pubblichiamo volentieri questo articolo.

Questo scritto è una denuncia contro un Occidente, se ancora esiste, smidollato ed inerme, che ha perso tutti i Valori per i quali una vita vale la pena di essere vissuta.

Nessuno fa più il proprio dovere, che parola politicamente scorretta: dovere, al prete pesa la tonaca, al padre pesa la famiglia, al prestatore di mano d’opera pesa il lavoro, e potremmo continuare a lungo.

Questa larva di Occidente ha rinunciato al “ pesante” e sceglie il “ leggero”: la dignità, l’onore, la parola data sono cose “ vecchie”, “ sorpassate”, non più di moda: bisogna essere leggeri e quel fardello di Valori che hanno costruito la nostra Civiltà vanno gettati in terra.

Ma sappiano questi signori “ sistemati” che la loro opera di campagna tecnocratica e la selvaggia lottizzazione dei cervelli e dei cuori è destinata a fallire.

Se non fallirà sarà la fine dell’Occidente così come ce lo hanno tramandato i nostri Avi.

Claudio Marconi

P.S. L'articolo non rispecchia quelle che sono le nostre convinzioni sulla visione del mondo e della vita.

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Il FMI arriva in Ucraina: le tariffe del gas aumenteranno del 264%

Pubblicato su 19 Febbraio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in EUROPA

Con una contrazione del Pil pari al 15,2% e un aumento del pane di 10-12% al peggio non c'è fine in Ucraina.


di Eugenio Cipolla
 

Quando la scorsa settimana Christine Lagarde ha annunciato l’accordo quadriennale con l’Ucraina per un prestito da 17,5 miliardi di dollari, estensibile fino a 40, in molti a Kiev hanno tirato un sospiro di sollievo. Perché quasi un anno dopo l’inizio della guerra nell’est del Paese, l’Ucraina è a un passo dal default, stretta nella morsa di un conflitto che toglie dalle casse (vuote) dello Stato tra i cinque e i sette milioni di dollari al giorno. Così Poroshenko e Yatseniuk, la cui popolarità è in netto calo negli ultimi mesi, avranno una seconda possibilità per cercare di salvare il Paese. Anche se le previsioni sono tutt’altro che rosee.
 
Oggi intanto a Kiev è arrivata la mazzata dell’ufficio nazionale di statistica, che nell’ultimo trimestre del 2014 ha registrato una contrazione del Pil pari al 15,2%. La guerra in Donbass, infatti, ha privato l’Ucraina di un importante centro industriale (lì si concentrava circa un quarto della produzione industriale del Paese prima che scoppiasse la guerra), rendendo ancora più difficoltosa la risalita dell’economia post Maidan. Il futuro non promette nulla di buono. Proprio ieri Natalia Yaresko, ministro delle Finanze di Kiev, ha fatto sapere che nel 2015 il Pil dovrebbe contrarsi di 5,5 punti, dato in netta controtendenza rispetto alla volontà del governo ucraino di voler aumentare del 3% le spese per la difesa.
 
A farne le spese, ovviamente, saranno i cittadini ucraini. Negli ultimi 12 mesi la grivna, la moneta nazionale, si è svalutata del 200%, l’inflazione è schizzata sopra il 20% e Kiev non ha adeguato stipendi e pensioni. Il risultato è che il potere di acquisto dei cittadini è nettamente diminuito e sempre più famiglie sono costrette a risparmiare persino sullo stretto necessario (cibo, luce e gas). Da domani nel frattempo il prezzo del pane aumenterà ancora, di circa il 10-12%. Dal ministero dell’Agricoltura hanno fatto sapere che a causa della svalutazione della moneta ci dovrebbe essere un aumento di circa 9-10 grivne, promettendo di utilizzare le riserve dei fondi agricoli per evitare che la crescita dei prezzi schizzi alle stelle.
 
Ma, come si dice in gergo, al peggio non c’è mai fine. In questi giorni la Rada sta discutendo la legge sul bilancio dello Stato nel 2015 e il governo ha presentato una serie di emendamenti che, spiega il quotidiano ucraino Vesti, prevedono l’aumento delle tariffe del gas per uso domestico fino al 264% (qualcuno parla anche di un forte aumento dei canoni di locazione, ndr). E’ questo, quello dell’aumento del prezzo del gas, uno dei punti fondamentali dell’accordo che Kiev ha stretto con il Fondo Monetario Internazionale per accedere al pacchetto di aiuti da 40 miliardi di dollari.
 
Già lo scorso aprile il governo ucraino, su indicazione del Fondo Monetario Internazionale, aveva deciso un aumento del 50% delle tariffe. I nuovi prezzi, spiegano fonti della Banca Centrale ucraina al quotidiano Vesti, porteranno a un aumento dell’inflazione pari al 9%, mentre il tasso complessivo dovrebbe attestarsi attorno al 27% entro la fine dell’anno in corso. E pensare che Viktor Yanukovich, nonostante non abbia mai spiccato in bravura nel governare il suo Paese, si era sempre rifiutato di piegarsi ai diktak del Fondo Monetario Internazionale. «Non siamo bambini, non devono umiliarci in questo modo», disse nel novembre 2013, rifiutando un prestito di 610 milioni di euro dell’Unione Europea legato al rispetto delle condizioni imposte dal Fondo Monetario Internazionale «che ci chiede – precisò - di aumentare il prezzo pagato dalle famiglie e dalle imprese per il gas».
Tratto da: http://www.lantidiplomatico.it/
Il FMI arriva in Ucraina: le tariffe del gas aumenteranno del 264%
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NAPOLITANO SENZA VERGOGNA: “GIUSTA LA GUERRA A GHEDDAFI”

Pubblicato su 19 Febbraio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

ECCO COSA HA DETTO OGGI AL SENATO. QUELLI DELL’ISIS? MANDIAMOLI A CASA SUA!

 
Tratto da:http://www.grandecocomero.com
NAPOLITANO SENZA VERGOGNA: “GIUSTA LA GUERRA A GHEDDAFI”
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