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Blog di POPOLI LIBERI e COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

L’Anello del Potere

Pubblicato su 20 Dicembre 2014 da cm in POLITICA

di Marco Pizzuti

Mafia Capitale non è solo un’inchiesta giudiziaria ma anche e soprattutto uno squarcio di verità sul funzionamento del nostro intero sistema sociale. Un sistema fondato sull’ipocrisia di colossali menzogne perchè in realtà non esistono ne mele marce ne apparati pubblici “deviati” ma solo rare eccezioni a queste ultime.

Se pensate che la mafia e la corruzione generalizzata finiscano o più semplicemente diminuiscano un po’ dopo l’ennesima ondata di arresti, siete degli illusi. La gestione del malaffare cambierà semplicemente mani, nulla di più.

Oggi ho 43 anni e da adolescente ho conosciuto molti giovani di destra e di sinistra che alla mia stessa età si battevano per degli ideali che avrebbero dovuto rendere migliore questo mondo. Tutti avevano il mio rispetto anche quando non condividevo le loro idee perché sapevo che a dispetto degli altri, loro pensavano anche al prossimo…. riuscivano a vedere al di là del loro piatto, una virtù rara.

Sono passati gli anni e nel corso del tempo la maggior parte di loro ha abbandonato quei “sacri ideali” per poter mettere su famiglia mentre pochi altri hanno continuato “fieramente” la loro lotta politica contro un sistema che già allora era completamente marcio. Alla fine però, hanno fatto carriera, sono entrati nelle istituzioni e sono diventati esattamente ciò contro cui avevano combattuto per una vita, il nobile fuoco sacro che li animava si è spento e al suo posto è rimasta della cenere con cui puoi solo sporcarti le mani. Se hanno ceduto loro (gli idealisti) figuriamoci tutti gli altri…..

Non posso fare i nomi e non mi interessa neppure farli perché in queste poche righe non c’è un affondo personale contro qualcuno, ma solo un’amara constatazione sulle debolezze dell’uomo che appena si avvicina al potere non sa resistervi e farebbe qualsiasi cosa pur di ottenerne sempre di più. In fondo dovevo saperlo, è una storia vecchia come l’uomo che Tolkien ha raccontato sapientemente nel Signore degli anelli con la metafora massonica della terra di mezzo e dell’anello del potere capace di trasmutare qualsiasi animo buono in un mostro come Gollum.

La morale è che nessuno può portare “l’anello del potere” e questo è il motivo per cui non basta cambiare le persone che lo indosseranno ma è necessario distruggerlo (cambiare le regole di gestione del potere). Nessuno è al di sopra di ogni sospetto, non siamo tutti corrotti ma siamo tutti corruttibili ed è realistico quanto indispensabile prevedere la corruzione, il nepotismo e il clientelismo come riflessi genetici del potere.

Dovremmo quindi iniziare a pretendere un sistema di potere condiviso dal basso con strumenti di democrazia diretta (ad es. il referendum propositivo e la possibilità di far decadere gli eletti) e con una banca dati pubblica accessibile online (monitorabile in tempo reale) dove sia visibile ogni singola voce di spesa delle amministrazioni (dalla carta igienica alla grande opera) pagata con le nostre tasse (e che quindi ci appartiene). Al di là di chi vincerà le elezioni di volta in volta, il cittadino deve avere il diritto di sapere come vengono spesi i suoi soldi e di conoscere il nome delle società che vincono le gare d’appalto, cosa avevano offerto le altre concorrenti e quanto ci costa ogni singola lampadina di un ospedale.

Pretendere che il potere venga decentrato e condiviso il più possibile non è un’utopia, l’utopia è pensare il contrario perché non illudetevi, dietro ogni opera sociale come un marciapiede, una strada asfaltata, una scuola, un ospedale fino alla semplice fornitura di lenzuola di un’amministrazione pubblica c’è sempre il solito zampino dei giri di mazzette o degli scambi di favori. L’eccezione conferma la regola e di norma (non è il contrario) le persone che entrano e escono dai palazzi delle istituzioni sono formate da caroselli di portaborse, faccendieri, amici, amici di amici e conoscenti che hanno come unico scopo la carriera e il proprio arricchimento personale. Ciononostante, si continua a far finta che non sia così grazie a un sistema d’informazione main stream omertoso e compiacente che ha creato un mondo immaginario opposto a quello reale dove il potere è al servizio della collettività e le mele marce sono delle anomalie che prima o poi verranno definitivamente rimosse.

Purtroppo, la maggior parte delle persone è ancora attaccata a quel rassicurante mondo fittizio e quindi non credo sia vicino il momento in cui troverà la forza e la maturità necessarie per disfarsene….


Fonte

Tratto da: http://freeondarevolution.blogspot.it

L’Anello del Potere
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TERAMO: EQUITALIA GLI CONFISCA IL SUV, LUI LO FA DEMOLIRE PUR DI NON CONSEGNARLO

Pubblicato su 20 Dicembre 2014 da cm in POLITICA

A consegnare il Suv ad Equitalia proprio non ci stava. E così, pur di non consegnarlo nelle mani dell’odiatissimo fisco, ha preferito distruggerlo, rimediando pure una denuncia per distruzione e danneggiamento. Protagonista di questa storia è un cinquantenne di Sant’Egidio alla Vibrata, nel Teramano. L’uomo aveva ricevuto in custodia il Suv che gli era stato sequestrato dopo che, in seguito a un controllo della Polstrada, il veicolo era stato trovato senza assicurazione. Poiché il proprietario non aveva pagato la multa e non aveva impugnato il verbale, la prefettura di Teramo ha dato il via alle pratiche per confiscare il suv e venderlo successivamente all’asta.
Al momento della confisca, però, gli agenti hanno avuto un’amara sorpresa: il suv era stato nel frattempo rottamato. Da questa operazione, oltre a tutto, il proprietario avrebbe guadagnato proprio la stessa cifra – duemila euro – che avrebbe dovuto rendere allo Stato.
Ora l’uomo è stato denunciato dai carabinieri per distruzione e danneggiamento. Come riferisce il quotidiano abruzzese Il Centro, le indagini dei militari dell’Arma, però, starebbero valutando anche la posizione dello sfasciacarrozze.

Fonte ilgiornale

Tratto da:http://www.crisitaly.org

TERAMO: EQUITALIA GLI CONFISCA IL SUV, LUI LO FA DEMOLIRE PUR DI NON CONSEGNARLO
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Firenze: i cittadini pagheranno 500mila euro per le bollette dell’acqua dei Rom

Pubblicato su 20 Dicembre 2014 da cm in POLITICA

“Il presidente di Publiacqua Filippo Vannoni mette la firma su un fatto inaccettabile: gli abitanti della baraccopoli del Poderaccio hanno un debito verso Publiacqua di oltre 500mila euro e a ripianarlo saranno i cittadini fiorentini, che oltre a pagare la propria bolletta saranno costretti ad accollarsi, di fatto, anche quella dei rom”. Così il capogruppo di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli e i consiglieri Paolo Marcheschi e Marina Staccioli.

“E’ disarmante la leggerezza con la quale i rappresentanti delle istituzioni locali ammettano candidamente che i rom non pagano le bollette da anni e l’intenzione di trattare per la riduzione del debito. Adesso – proseguono i tre esponenti di Fratelli d’Italia – ci si fa prendere per il naso perfino con una presunta perdita della conduttura idrica, che giustificherebbe lo sconto applicato ai rom. Sappiamo tutti benissimo che gli abitanti della baraccopoli non pagheranno mai il debito che accumulano da anni – concludono Donzelli, Marcheschi e Staccioli – continueremo a non comprendere perché i principali comuni della Toscana governati dalla sinistra concedano questi favori ai rom e continueremo a denunciare questi misfatti e a chiedere lo smantellamento immediato di tutte le baraccopoli presenti sul territorio toscano”.

Tratto da:http://www.imolaoggi.it

Firenze: i cittadini pagheranno 500mila euro per le bollette dell’acqua dei Rom
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OCCUPATI CONSIGLI E SEDI PROVINCIALI IN TUTTA ITALIA: A RISCHIO 19339 DIPENDENTI A TEMPO INDETERMINATO

Pubblicato su 20 Dicembre 2014 da cm in POLITICA

Proteste contro esuberi e tagli del 44% del personale a tempo indeterminato nella Pubblica amministrazione. Mobilitazione partita dalla Toscana si è diffusa in tutto il paese.
La mobilitazione indetta da CISL e CGIL partita da Firenze si è diffusa in tutta Italia.

I dipendenti delle provincie hanno gia occupato Pistoia, Massa, Lucca, Siena, Pisa, Livorno e Roma, mentre a Reggio Emilia è stata costituita una “unità di crisi” chiestaa dal presidente della Provincia Giammaria Manghi. Numerosi sit-in sono in preparazione in tutta la Sicilia.
I dipendenti pubblici protestano contro la legge di stabilità, un emendamento contenuto in essa applicherà alla lettera la riforma Delrio e taglierà i provinciali già da Gennaio 2015.
Questa riforma porterà al taglio del 44% dei dipendenti provinciali, si perderanno 19339 posti di lavoro a tempo indeterminato e 2000 posti precari.
Tagli che per i sindacati “mettono a rischio il funzionamento dei servizi di area vasta, dalla sicurezza scolastica alla tutela ambientale, passando per la viabilità e le politiche attive sul lavoro”. Insomma, avvertono, “la mobilitazione che è cresciuta in queste settimane oggi raggiungerà il suo apice in tutto il Paese, dopo le prime occupazioni di ieri”. E assicurano: “Senza un dialogo vero la mobilitazione continua”. Le sigle del pubblico impiego spiegano di volere “un riordino vero”, ma, aggiungono, “il Governo abbandoni certi toni”

 

R.G.

Tratto da:http://dannicollaterali.altervista.org

OCCUPATI CONSIGLI E SEDI PROVINCIALI IN TUTTA ITALIA: A RISCHIO 19339 DIPENDENTI A TEMPO INDETERMINATO
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MESSAGGIO ALLA NAZIONE per il Riequilibrio Fiscale

Pubblicato su 20 Dicembre 2014 da cm in RIEQUILIBRIO FISCALE

Ci approssimiamo alla fine di un anno particolarmente difficile come il 2014, ed è giunto ormai il tempo per ognuno di agire in prima persona al fine di gettare le basi di un RIEQUILIBRIO FISCALE che è la sola strada attraverso la quale la collettività intera può uscire dalla situazione di stallo in cui è stata portata da una tassazione intollerabile nei livelli e nei modi applicativi.

Del concetto stesso di RIEQUILIBRIO FISCALE e del suo fondamento in leggi universali che travalicano quelle umane già abbiamo parlato mesi fa in DELIBRA, documento che può essere ritrovato tra gli Studi Giuridici già pubblicati da TuDiVi.

Ma appare ora fondamentale rendere noto al più ampio numero di individui possibile il fatto che, grazie alla giurisprudenza progressivamente emersa a favore del contribuente e al know-how accumulato da chi si è accostato con la appropriata visione d'insieme a tale tema di assoluto interesse strategico, è ora possibile opporre efficacemente pressoché ogni cartella o accertamento per i quali non siano scaduti i termini di opposizione iniziali, e farlo in Autotutela, come spieghiamo in questo post.

La paura che ancora permane da parte dei contribuenti nei confronti di Equitalia appare alla luce di ciò ormai infondata, eppure essa rappresenta il fattore decisivo che trattiene i più dal muoversi anche quando una soluzione agile e da tutti praticabile come quella in Autotutela, potrebbe fermare l'aggressione di cui molti servizi televisivi hanno abbondantemente testimoniato la ferocia.

La gente appare persino incredula del fatto che un singolo, da solo, possa opporsi efficacemente ad una macchina burocratica spietata nell'imporsi e resiliente come un muro di gomma nel rispondere alle rimostranze delle vittime.

Eppure questo è ora realtà. TuDiVi ha le conoscenze per farlo e assistere chi intende agire in questa direzione. L'ha già fatto, e le parole di chi se ne è giovato, che pubblichiamo di seguito, sono lì a testimoniarlo.

La procedura Equistop definita da TuDiVi per l'opposizione in Autotutela è giunta ormai alla versione 3.0.

Equitalia si può opporre e fermare. Più gente viene a conoscenza di questo, più gente può salvare le fatiche di una vita intera. E il primo, fondamentale passo verso il RIEQUILIBRIO FISCALE ha così modo di compiersi.

Naturalmente il secondo passo è già pronto da pubblicare, ma cominciamo dall'inizio...

Alcune Testimonianze

"Un grazie a TuDiVi per la cordialità, la pazienza, la professionalità. Un ottimo supporto di esperti del settore."

Riccardo Cundari

"Sono un aderente a TuDiVi, ho già usufruito dei servizi dell’Associazione, ritengo sia un'ottima iniziativa che affiancata ad altre possa contribuire a rendere giustizia alle persone di buona volontà sulla terra."

Danilo Boldi

 "Onestà e serietà a disposizione di tutti, complimenti e grazie."

Guido Di Pasquale 

 

"Professionali e puntuali!! Grazie per il tempo che mi avete dedicato e che mi dedicherete in futuro!!! Associazione raccomandabile!!!!"

Giulio Emilio Filardo


Opporre Equitalia: come fare

Fare opposizione in Autotutela è semplice, TuDiVi supporta tutti gli interessati con assistenza procedurale e ha compiuto, a favore dei propri soci, atti preliminari - un esempio dei quali è qui riportato - dei quali essi possono godere effetti legali. 

Scrivi subito senza impegno a   primaccoglienza@tudivi.it   descrivendo sinteticamente il tuo caso.

Oppure contatta lo  030 7776818.

Avrai risposte certe e personalizzate.

Tratto da:http://www.tudivi.it/comunicati-ufficiali/43-messaggio-alla-nazione-per-il-riequilibrio-fiscale
MESSAGGIO ALLA NAZIONE per il Riequilibrio Fiscale
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Ue, “la troika è stato il grande alleato delle banche tedesche”.

Pubblicato su 19 Dicembre 2014 da cm in ECONOMIA

LA TROIKA HA SEMPRE FATTO FINTA DI AIUTARE I PAESI PIÙ POVERI CONSIGLIANO LORO RICETTE CHE IN REALTÀ SERVIVANO A SALVARE LE BANCHE TEDESCHE. ECCO LE PROVE.

 Negli ultimi tempi si sta assistendo ad un inasprimento degli attacchi della Germania agli altri paesi membri, soprattutto a quelli deboli quali ad esempio l’Italia. La Cancelliera Merkel, sostenuta dal Ministro delle Finanze Schauble sta continuando ad opporsi duramente al tentativo di quantitative easing (acquisto di titoli sovrani a basso rating da parte della Bce) sostenuto da Mario Draghi. In realtà però, il paese che finora è riuscito ad aggirare meglio governi e parlamenti pur di continuare coi loro affari è stata proprio la Germania e ci sono anche le prove. Qualche mese il Wall Street Journal riuscì a mettere le mani su alcuni documenti che di una riunione del Fondo Monetario Internazionale che spiegavano con estrema chiarezza come il “salvataggio” della Grecia fosse in realtà concepito “solo per salvare i creditori”, ossia le banche tedesche.  In questo periodo la Troika pare abbia tutta l’intenzione di tornare a prendersi cura della regione ellenica dato che il governo di Atene è entrato nuovamente in forte crisi e, qualora il parlamento non riuscisse a scegliere il successore di Papoulias lo stesso verrà sciolto e si andrà alle elezioni anticipate. Cosa che provocherebbe un terremoto nei mercati.

Ma non c’è solo la Grecia nei pensieri della Cancelliera. Anzi, ultimamente a toglierle il sonno è proprio l’Italia dato che un giorno si e l’altro pure gli viene ricordato come il Governo nostrano non fa i compiti a casa per mettere in ordine i conti pubblici. Ecco perché possiamo dire che la crisi dell’Italia e della Grecia, ma non solo, ed il fallimento dell’Unione europea hanno le stesse radici

Quando la troika intervenne in Grecia con un piano di salvataggio da 240 miliardi, il governo ellenico si vide costretto ad utilizzarlo per risolvere i debiti con le banche creditrici. A questo punto 160 miliardi furono girati a banche tedesche e francesi e solo 46 furono effettivamente utilizzati per tentare di abbattere il debito pubblico. Il tutto accompagnato da manovre di estrema gravità che hanno richiesto pesanti sacrifici ai cittadini ellenici, di fatto aggravando la situazione di crisi.

La stessa operazione è stata realizzata in Irlanda e in Spagna. Dal 2010 ad oggi il Governo di Dublino ha ricevuto dalla Troika aiuti finanziari per un totale di 67.5 miliardi di euro di cui 55.8 sono andati a finire nelle casse delle banche straniere la cui maggior parte erano guarda caso tedesche e francesi. Per quanto riguarda la Spagna invece, la manovra utilizzata dalla Troika è stata bollata dall’International financing review come “un salvataggio nascosto delle banche tedesche”, che è costato a Madrid circa 100 miliardi di euro.

Ecco perché Grecia, Spagna ed Irlanda sono state costrette a sacrifici abnormi. Tutto per salvare le banche e l’economia tedesca. Come scrive Tino Oldani su Italia Oggi “la Troika è stato il grande alle alleato delle banche tedesche: i suoi interventi sono stati infatti decisivi per il loro salvataggio, mentre ben poco è rimasto ai paesi aiutati”.

Fonte: L’Euroscettico

Tratto da: http://www.informarexresistere.fr

Ue, “la troika è stato il grande alleato delle banche tedesche”.
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Non ha soldi per il ticket, niente analisi al figlio

Pubblicato su 19 Dicembre 2014 da cm in POLITICA

Massa, la madre avrebbe dovuto pagare 38 euro, ma non li aveva. Si è offerta di pagare all'atto del ritiro dei risultati ma il prelievo al bambino di 9 anni è stato ugualmente rifiutato

 

MASSA. Al Cup di Massa hanno rifiutato di fare le analisi del sangue a un bambino di 9 anni, perchè la madre non aveva i soldi per pagare il ticket di 38 euro. "Volevo firmare un'autocertificazione - racconta - con la quale mi impegnavo al pagamento del ticket al ritiro delle analisi, ma mi è stato detto che non era possibile". Pensava di non dover pagare nessun ticket avendo un Isee inferiore a 36 mila euro l'anno, ma al Cup non risultava, e quindi le è stato richiesto il pagamento del ticket. Non avendo soldi con sé, le analisi al figlio, prescritte da un pediatra, le sono state negate.

"Se è andata veramente così - spiega Enrico Raggi, responsabile dei Cup per la Asl 1 di Massa Carrara - le addette hanno sbagliato, perchè la procedura vuole che in casi specifici si debba avvertire il responsabile del distretto e chiedere come doversi comportare. In questo caso - continua Raggi - le analisi a un minore sarebbero certamente state consentite, e la madre avrebbe avuto la possibilità di pagare al loro ritiro".

Questo è l'ennesimo episodio nel giro di pochi mesi che mette in cattiva luce la Asl di Massa Carrara: la scoperta della tana di topi nel controsoffitto dell'ospedale di Massa, con chiusura temporanea per settimane delle sale operatorie; il caso della pinza chirurgica da 14 cm dimenticata nell'addome di un paziente e la morte improvvisa di un anziano, trovato morto nel letto di ospedale da un parente.   

Tratto da:http://iltirreno.gelocal.it/massa/cronaca/2014/12/16/news/non-ha-soldi-per-il-ticket-niente-all-analisi-al-figlio-1.10509704

Non ha soldi per il ticket, niente analisi al figlio
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La Via della seta raggiunge ormai Belgrado e l'Ungheria di Orban

Pubblicato su 19 Dicembre 2014 da cm in ECONOMIA

L’Europa Orientale è per la Cina la porta di accesso per le “terre interne dell’Europa”

 
La formula 16+1 a molti potrebbe dire poco o nulla. In realtà riassume freddamente  l’espansione dell’influenza economica e politica della Cina popolare in Europa: si tratta, infatti, della tavola rotonda tra Pechino e i Paesi dell’Europa Orientale e centrale (CEE- Albania, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Macedonia, Montenegro, polonia, Romania, Serbia, Repubblica Slovacca e Slovenia), che ha preso il via a Varsavia nel 2012 e che il 15 dicembre scorso a Belgrado ha vissuto il suo terzo appuntamento all’insegna di una sempre maggiore cooperazione. I legami economici tra questo pezzo del Vecchio Continente (che nella retorica interventista dell’amministrazione Usa di Bush jr era definita la “giovane Europa”) e l’ex Celeste impero sono in forte crescita, anche se ben poca cosa rispetto ai livelli di interscambio economico cui ci ha abituato la Cina: 50 miliardi di dollari al termine di quest’anno (incremento su base annua di poco più del 10%), investimenti delle imprese cinesi per circa 5 miliardi e una quarantina di progetti di cooperazione in gara parte realizzati e in atto.



I settori interessati sono soprattutto quelli delle infrastrutture e dell’energia e il premier cinese Li Keqiang, con al seguito un missione di imprenditori, ha annunciato la costituzione di un fondo di 3 miliardi di dollari, da aggiungere ad una linea di credito di 10 miliardi, e tra i progetti ci sono quelli di un’autostrada che colleghi Belgrado con diverse regioni della Serbia centrale e orientale, una nuova centrale elettrica e la costruzione della ferrovia tra la capitale serba e Budapest. A questo va aggiunto anche la volontà di utilizzare sempre più le rispettive monete negli scambi commerciali.
 
Per Pechino una cooperazione sempre più stretta con quest’area (tuttora mercati interni secondari e non certo ricchi di materie prime per l’ormai prossima futura prima potenza economica mondiale), soprattutto con la Serbia(partner strategico) e lUngheria, è vista come tappa fondamentale per una progressiva penetrazione nell’Europa occidentale, attraverso la costruzione di hub strategici a partire dal porto del Pireo, al quale legare una rete ferroviaria ad alta velocità.

Si tratta quindi della paziente costruzione, a partire dai Balcani, del “ramo” più occidentale - un “anello essenziale” come ha sottolineato Xinhua - della Nuova Via della Seta. Lo ha spiegato bene Minghao Zhao, esperto cinese di politica estera e ricercatore del Charhar Institute, quando descrive l’Europa Orientale come parte estrema della “cintura economica della Via della Seta” e porta di accesso per Le “terre interne dell’Europa”. Anche in vista di un maggiore sicurezza per la Cina. Prosegue, infatti, lo studioso: “il successo della cintura economica della Via della Seta avrà notevoli ripercussioni sulla stabilità delle province occidentali cinesi, tra cui il XinJiang”. Insomma, la sicurezza dei confini cinesi, quelli storicamente più sensibili e un tempo troppo permeabili alle penetrazione straniera, passa anche dalla collaborazione economica con i Paesi dell’Europa orientale.
 
Diego Angelo Bertozzi
Tratto da:http://www.lantidiplomatico.it
La Via della seta raggiunge ormai Belgrado e l'Ungheria di Orban
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SOVRANITA' MONETARIA: DUE ILLUMINANTI ARTICOLI

Pubblicato su 19 Dicembre 2014 da cm in ECONOMIA, IPHARRA

 

Il ponte di Guernsey
di Ellen Brown


WAKING UP ON A MINNESOTA BRIDGE:
HOW TO SOLVE THE INFRASTRUCTURE CRISIS WITHOUT SELLING OFF OUR NATIONAL ASSETS
Ellen Brown, August 4th, 2007 - 
http://www.webofdebt.com/articles/infrastructure-crisis.php

Solamente cinque morti confermati sono per ora il risultato del drammatico crollo del ponte I-35 avvenuto in Minnesota il 1° agosto, ma in un qualche modo il disastro è stato più di uno shock e di un campanello d'allarme rispetto al crollo degli argini di New Orleans che causò molte più vittime.

Dopotutto, la maggior parte di noi non si troverà mai di fronte ad un uragano di categoria 5, ma ci aspettiamo che il ponte che ci porta al lavoro ogni giorno ci sostenga, proprio come quando ci aspettiamo che le luci si accendano quando premiamo l'interruttore e che l'acqua esca quando apriamo il rubinetto.

Ci stiamo rendendo conto che tutte queste infrastrutture, che abbiamo sempre dato per scontate, sono a rischio. Un rapporto del 2005 condotto dall'American Society of Civil Engineers (la Società americana degli ingegneri civili, NdT) ha dato alle infrastrutture della nazione una valutazione globale di "insufficiente" - comprendendo strade, ponti, sistemi di acqua potabile e altre opere pubbliche (1).

Il ponte di Minneapolis, che fu classificato come strutturalmente inadeguato dal governo degli Stati Uniti nel 1990, era solo uno degli oltre 70.000 ponti del paese con quella valutazione (2). La American Society of Civil Engineers stima che occorrerebbero almeno 190 miliardi di dollari per sistemare i ponti pericolanti del paese nei prossimi vent'anni.

"Abbiamo bisogno di un piano infrastrutturale ampio e a lungo termine" ha affermato il presidente della Society. Ne abbiamo bisogno ma non l'abbiamo fatto, perché il governo, ad ogni suo livello, è in bolletta.

Mentre i Democratici chiedono più soldi per le riparazioni necessarie, i Repubblicani si lamentano delle politiche che spendono denaro pubblico per accaparrarsi più voti e che impongono solamente nuove tasse ad una cittadinanza che è già al verde. Le riparazioni costano soldi, e questi da dove arrivano?

Negli anni '30, Franklin Roosevelt costruì infrastrutture e, allo stesso tempo, rimise in piedi un'economia gravemente depressa prendendo a prestito i fondi di cui il governo aveva bisogno per pagare gli operai e i materiali.

Mentre alla "spesa in deficit" fu accreditata l'uscita del paese dalla Depressione, l'effetto a lungo termine fu quello di gettare il governo federale in un pesante debito. 

L'adesione su larga scala alla spesa in deficit causò la crescita del debito federale dai 22 miliardi di dollari del 1933 agli sconcertanti 8.900 miliardi di oggi. Il debito è cresciuto così tanto che solo gli interessi saranno presto superiori a quello che i contribuenti potranno permettersi di pagare.

Esiste un altro modo per finanziare gli investimenti nelle infrastrutture nazionali e non si tratta della soluzione delle privatizzazioni spinta dagli investitori di Wall Street.

In effetti, potrebbe proprio tenere alla larga quegli avvoltoi. Le aziende di investimento, tra cui Goldman Sachs, il gruppo Carlyle GroupMerrill Lynch e Morgan Stanleysono sempre in attesa pronte a piombare su qualunque progetto succulento di infrastruttura pubblica, ma la privatizzazione (la vendita o la concessione in uso di patrimonio pubblico) significa che il governo rinuncerebbe al controllo sulle infrastrutture chiave per gli anni a venire (3).

E significa, inoltre, prezzi più alti per gli utenti perché gli investitori si aspettano di portare i propri profitti alle stelle, e questi prezzi in aumento non si traducono necessariamente in servizi migliorati. Al contrario, i sondaggi hanno mostrato che le operazioni interne di servizi forniti in modo pubblico sono in genere più efficienti di quelle appaltate all'esterno, mentre la privatizzazione di infrastrutture pubbliche per profitti privati ha condotto tipicamente ad un aumento dell'inefficienza e della corruzione (4).

Un esempio è la liberalizzazione e la privatizzazione dell'elettricità in California, fortemente criticata come disastro economico per lo stato (5). I servizi complessi forniti in modo pubblico tendono ad andare in malora con la privatizzazione, già solo dalla difficoltà della contrattazione e dalla supervisione dell'appalto. La privatizzazione del sistema ferroviario britannico, ad esempio, ha causato un aumento delle tariffe, incidenti, guasti nel sistema fino al punto che una maggioranza dell'opinione pubblica britannica accoglie ora con favore il ritorno alla proprietà e alla conduzione da parte del governo.

Bene, chi ha un'idea migliore? Il governo dell'isola di Guernsey ne ha una, ad esempio. Situata tra le isole del Canale a sud della Gran Bretagna, Guernsey è così piccola che è stata in grado di rimanere sotto il radar abbastanza a lungo per tentare un po' di finanza sperimentale senza far drizzare le antenne dell'establishment bancario internazionale che normalmente ha il controllo di tutto ciò. Quando al governo di Guernsey servono finanziamenti, emette semplicemente la moneta di cui ha bisogno. Questo è quello che, nel 1994, il dottor Bob Plain, professore di Sociologia alla Southern Illinois University, ha scritto al riguardo di questa straordinaria isola:

Nel 1816 i suoi frangiflutti si stavano sbriciolando, le sue strade erano piene di fango e larghe solo un metro e mezzo. Il debito di Guernsey era di 19.000 sterline, le entrate annuali erano di 3.000 sterline delle quali 2.400 dovevano essere utilizzate per pagare gli interessi sul proprio debito. Non bisogna sorprendersi se la gente lasciava l'isola e l'occupazione era scarsa.

Poi il governo creò e diede in prestito nuove banconote di stato esenti da interesse, per un valore di 6.000 sterline. All'incirca 4.000 sterline furono utilizzate per iniziare le riparazioni dei frangiflutti. Nel 1820, furono emesse altre 4.500 sterline, di nuovo esenti da interesse. Nel 1821, altre 10.000; 1824, 5.000; 1826, 20.000. Entro il 1837, 50.000 sterline erano state emesse senza interessi per il loro utilizzo primario in progetti come frangiflutti, strade, il mercato, chiese e college.

Questa somma più che raddoppiò l'offerta di moneta dell'isola in questo periodo di tredici anni, ma non ci fu inflazione. Nel 1914, mentre i britannici limitavano l'espansione della propria offerta monetaria a causa della prima guerra mondiale, la popolazione di Guernsey iniziò ad emettere, nei successivi quattro anni, altre 142.000 sterline e non si fermo più. Entro il 1958, furono emesse più di 542.000 sterline, tutte senza inflazione (6).

Guersney ha una tassa sul reddito, ma questa è relativamente bassa (un "blando" 20 percento), semplice e che non permette scappatoie. Non esiste la tassa di successione, nessuna tassa sui capital gains e nessun debito federale. Le banche commerciali servono i mutuanti privati ma il governo in sé non va mai in debito. Quando vuole creare alcune opere pubbliche o dei servizi, viene semplicemente emesso il denaro necessario per pagare il lavoro. Il governo di Guernsey emette moneta propria da quasi due secoli. In questo arco di tempo, l'offerta di denaro è cresciuta di circa 25 volte rispetto alla sua dimensione originaria, ma l'economia non è stata toccata dall'inflazione sui prezzi ed è rimasta fiorente e stabile. (7)

Come ha potuto crescere l'offerta di denaro di 25 volte senza creare un'inflazione galoppante? Abbiamo un'inflazione sui prezzi quando la "domanda" (la moneta) aumenta più rapidamente dell' "offerta" (beni e servizi). Come sottolineava l'economista britannico John Maynard Keynes, l'aggiunta di nuova moneta all'economia non spinge al rialzo i prezzi fintanto che il denaro viene utilizzato per produrre nuovi beni e servizi perché l'offerta aumenterà insieme alla domanda.

Questa modifica alla classica "teoria quantitativa della moneta" ci aiuta a spiegare quel dato paradossale che riguarda il "mistero economico" cinese. La Cina è riuscita a mantenere bassi i prezzi dei propri prodotti per migliaia di anni, sebbene l'offerta di moneta sia stata continuamente foraggiata con l'oro e l'argento del mondo, e ora con i dollari, poiché quelle valute sono affluite per pagare i prodotti cinesi a basso costo (8).

La spiegazione keynesiana è che i prezzi sono rimasti stabili perché il denaro è stato utilizzato per produrre più beni, aumentando l'offerta insieme alla domanda.

Si tenga presente che nella creazione di denaro con le entrate contabili, il governo farebbe solamente quello che le banche fanno quotidianamente. Ogni volta che una banca concede un prestito, essa crea nuovo denaro (vedi l'articolo di E. Brown, "Dollar Deception: How Banks Secretly Create Money," www.webofdebt.com/articles, 3 luglio 2007). Nella Costituzione, il potere di creare denaro è stato delegato esclusivamente al Congresso, ma quel potere ora è stato usurpato da un cartello di banche private. Il Congresso deve solamente riprendersi il proprio potere di emettere moneta.

Con l'imminente crollo del mercato immobiliare e dei mercati di credito globale, ci sono chiari segnali che ci stiamo dirigendo verso un'altra Grande Depressione. Possiamo uscirne nello stesso modo con cui ne uscì Franklin Roosevelt, iniettando moneta nell'economia sotto forma di grossi investimenti pubblici nelle infrastrutture.

Ma invece di prendere a prestito il denaro dalle banche che esse creano dal nulla, lasciando il governo pesantemente in debito, questa volta il governo dovrebbe provare a creare il denaro da solo, esente da debiti e da interessi.

Se la popolazione di Guernsey può finanziare le infrastrutture con il denaro emesso dal governo, anche noi possiamo farlo. La riforma monetaria non è stata più un argomento politico chiave dai tempi delle depressioni dell'ultimo decennio dell'800 e degli anni '30 del secolo scorso. E' tempo di affrontare di nuovo questo problema.

 

1 "Crumbling Nation? U.S. Infrastructure Gets a 'D'", MSNBC.com (9 marzo 2005).

2 "Following Minnesota Bridge Collapse, New Scrutiny for Nation's Ever-privatizing Roads," www.democracynow.org (3 agosto 2007).

3 Emily Thornton, "Roads to Riches," www.businessweek.com (7 maggio 2007).

4 Betty Reid Mandell, "Privatization of Everything," New Politics 9(1-2) (2002).

5 See Harvey Wasserman, "California's Deregulation Disaster," The Nation (12 febbraio 2001).

6 Bob Blain, "The Other Way to Deal with the National Debt," Progressive Review (giugno 1994).

7 David Kidd, "How Money Is Created in Australia," http://dkd.net/davekidd/politics/money.html (2001); Michael Rowbotham, "How to Cancel Third World Debt," in Goodbye America! Globalisation, Debt and the Dollar Empire (Charlbury, Inghilterra: Jon Carpenter Publishing, 2000), pagine 188-89.

8 Keith Bradsher, "From the Silk Road to the Superhighway, All Coin Leads to China," The New York Times (26 febbraio 2006).

 

Ellen Brown, dottore in giurisprudenza, ha sviluppato le proprie abilità di ricerca come avvocato seguendo cause legali a Los Angeles. In "Web of Debt", il suo ultimo libro, traduce queste abilità in un'analisi sulla Federal Reserve e sulla "fiducia monetaria", mostrando come questo cartello privato abbia usurpato il potere di creare moneta, e spiegando come il popolo se lo possa riprendere. Tra gli undici libri della Brown possiamo annoverare il bestseller "Nature's Pharmacy", scritto in collaborazione con la dottoressa Lynne Walker, che ha venduto 285.000 copie.

 

traduzione di JJules

Segue un articolo di Louis Even



SOVRANITA' MONETARIA POPOLARE...GUERNSEY DIMOSTRA LA BONTA' DELLA SUA REALIZZAZIONE

 

Esperimento monetario di Guernsey

Guernsey è una piccola isola situata nel canale della Manica.
Ha una popolazione di origine anglo-normanna.
L'isola si trova più vicino alla costa francese piuttosto che all'inglese.
Alla fine delle guerre napoleoniche, l'isola, come molti altri paesi, era in condizioni miserevoli, sia fisicamente che finanziariamente.
Non c'erano soldi.
Ci fu bisogno di strade, frangi flutti, mercati.
Non vi è stata alcuna carenza di manodopera.
Ma non c'erano soldi da pagare per queste opere.
Il denaro utilizzato dalla gente sull'isola era la moneta inglese, la lira sterlina.
Ma, come dopo ogni guerra, i finanziatori chiesero indietro i soldi avanzati per finanziare la "macellazione", e le sterline quindi scarseggiarono ovunque. L'Isola ebbe un governo autonomo ", gli Stati di Guernsey."
Così ebbe i diritti inerenti a tutti i governi sovrani; tra gli altri diritti, quello di regolare il volume di denaro in circolazione nel paese.
Ma, non più di qualsiasi altro paese, gli Stati di Guernsey pensarono di esercitare questa prerogativa sovrana.

 

Un intelligente governatore

 

L'Isola aveva soprattutto bisogno di un nuovo mercato , e un comitato fu istituito per occuparsi di questo.
La commissione si recò dal governatore per spiegargli la situazione:
"Abbiamo bisogno di un nuovo mercato, ma non abbiamo soldi per costruirlo".
"Di quale materiale avete bisogno per costruire un mercato?"
Chiese il governatore.
"Di pietre e legno".
"Li Avete sull'isola?"
"Certo, e in abbondanza".
"Avete dei lavoratori?"
"Sì. Ma è il denaro che manca".
"Non potrebbe il vostro parlamento emettere il denaro?"
Chiese il governatore.

 


Una nuova idea!


Questa idea non era mai venuta agli uomini del comitato, che non aveva mai analizzato la questione monetaria.
Essi sapevano dove trovare il denaro, quando c'era; ma non si erano mai chiesti da dove venivano i soldi o da dove possono "iniziare".
Il metodo della tassazione quando c'era denaro era piuttosto familiare.
Ma il metodo di infettare il denaro carente, e della tassazione solo dopo, è stato qualcosa di nuovo per i nostri amministratori.

 


Questioni di moneta nazionale


Una stima dei costi fu preparata e gli Stati stamparono il denaro richiesto, che è stato corrisposto sia a chi lavorò al progetto sia a chi fornì i materiali per la costruzione.
Appena la nuova moneta entrò in circolazione tra la gente, gli scambi subirono un accelerazione.
I salariati andarono dai negozianti, i commercianti andarono dai produttori, i produttori acquisirono sufficienti risorse per aumentare la loro produzione.
La moneta fu accolta ovunque.
Il governo prese provvedimenti contro l'inflazione decretando un tetto di denaro da tassare, in modo da non poter essere accumulato.
Ma, appena la crescente attività richiese una corrispondente quantità di denaro, altre emissioni furono disposte dal governo per le altre opere.
Il 12 ottobre 1822, il nuovo mercato fu completato e aperto.
Non un centesimo di debito pubblico fu creato per questa impresa pubblica!!

 


Intervento dei banchieri


Al tempo della prima emissione, non vi era alcuna banca sull'isola.
Questo spiega, senza dubbio, perché non vi fu opposizione all'emissione di denaro da parte dello stato.
Ma dieci anni dopo la prima emissione, l'Isola era diventata così prospera, grazie alle attività consentite da un sufficiente volume di denaro, che le banche inglesi misero gli occhi su questa isola.
I banchieri inglesi istituirono succursali sull'isola e convinsero la popolazione ad accettare delle regole ortodosse.
"E' stato erroneo", dissero ", lasciare che il governo per anni finanziasse le sue imprese, senza creare debito".
I banchieri fecero di tutto per impedire ulteriori emissioni, per poter introdurre il sistema di prestiti onerosi per il governo, e per ritirare dall'isola il denaro di Stato che era stato messo in circolazione.
Vi fu una certa resistenza, ma i banchieri vinsero, con i loro metodi abituali.
Così il 9 ottobre del 1836, gli Stati di Guernsey abdicarono alle loro prerogative sovrane per il controllo del volume di denaro.
Da allora in poi, la quantità di moneta nazionale diminuì progressivamente, e fu sostituita dal denaro emesso dalle banche private sotto forma di prestiti trascinando l'isola nel debito.

 


Perché un problema finanziario?


Come si può vedere, con le risorse naturali, i lavoratori, e un pò di buon senso, non vi è alcun problema finanziario.
Ma quando accorti sfruttatori vogliono regolamentare le attività economiche in base alla loro potenza e al loro profitto, allora nasce il problema finanziario.
Naturalmente, coloro che sono alla ricerca di argomenti per giustificare l'attuale regime diranno che Guernsey è stata solo un insignificante piccola isola; che il controllo del volume di denaro da parte dei rappresentanti del popolo è un bene per un paese piccolo, ma non per un grande Paese.
D'accordo.
Prendete atto di ciò che questi signori vi obbiettano oggi.
La prossima settimana, questi stessi gentiluomini vi diranno che il problema del denaro non può essere risolto correttamente in un piccolo territorio o in una provincia, ma deve essere portato a un livello federale o anche a livello internazionale! Non fu ancora credito sociale quello che si ebbe in Guernsey dal 1820 al 1836.
Non c'è dubbio però che lo sviluppo di quel tempo e di quel luogo non avrebbe permesso di andare così lontano da dare un dividendo ai consumatori.
Ma era già un sostegno alla moneta nazionale priva di debito, emessa in conformità con le possibilità per far fronte alle necessità.
L'emissione della moneta nazionale da parte degli Stati di Guernsey non provocò né inflazione né disoccupazione.
Hanno creato l'attività e la prosperità.
Ma queste emissioni non hanno fatto schiavo nessuno, e questo è il motivo per cui le banche intervennero.


Louis Even

Tratto da:http://www.sovranitamonetaria.it
SOVRANITA' MONETARIA: DUE ILLUMINANTI ARTICOLI
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