Blog di frontediliberazionedaibanchieri

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

PAPA FRANCESCO ENTUSIASTA DEI MICROCHIP SOTTOCUTANEI: LI RENDERA' OBBLIGATORI IN VATICANO

Pubblicato su 1 Giugno 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in AMBIENTE, MEDICINA ALTERNATIVA

Se non vi sono bastati gli esiti delle elezioni  recenti, ecco la ciliegina.... l'elefante è nella stanza, ma nessuno lo vede.. men che mai i cattolici. 
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Con una mossa controversa da parte della chiesa cattolica, Papa Francesco ha dichiarato il suo consenso alla tecnologia microchip RFID ed allo "straordinario aiuto" che può fornire all'umanità. Lo sdegno nasce dalla convinzione di molti evangelici, fondamentalisti e cattolici, che il microchip RFID sia il 
"marchio della bestia" di cui parla la Bibbia nei capitoli riguardanti la fine dei tempi. Durante l'omelia settimanale, il Pontefice ha esposto alla folla dei fedeli il suo punto di vista sulla tecnologia RFID, ed ha assicurato che ricevere un impianto di questo tipo non può causare nessun danno spirituale.

 

"Abbiamo esaminato attentamente le Scritture, e posso concludere che niente indica che i microchip RFID siano satanici in alcun modo. Semmai, questi dispositivi sono una benedizione di Dio Stesso, elargita all'umanità per risolvere molti dei mali del mondo".



Ha poi sollecitato i fedeli ad avere una mentalità aperta, in questa epoca in cui il progresso tecnologico avanza ogni giorno. Il Vescovo di Roma ha manifestato ai presenti la sua eccitazione nel voler rendere gli impianti di microchip sottocutanei obbligatori per tutti i dipendenti ed i residenti del Vaticano.
Il mese scorso, la NBC aveva predetto che entro il 2017, ogni americano avrebbe avuto un microchip RFID sottocutaneo. Non sorprende, considerando il crescente affidamento che l'umanità sta facendo sulla tecnologia. Con l'avvento di prodotti come i 
"Google glass", la fusione tra uomo e macchina avanza lentamente giorno dopo giorno. L'impianto di microchip sottocutanei su larga scala potrebbe rappresentare un enorme e storico passo verso questo glorioso, utopico futuro.
Verso la fine dell'anno scorso, i cittadini di Hanna, Wyoming, hanno aiutato a collaudare l'impianto di microchip RFID sottocutanei. Tutti i residenti della cittadina ne hanno uno sotto la pelle tra il pollice e l'indice, utilizzandolo sia come documento di identità che come metodo di pagamento per beni e servizi. L'opinione di questi cittadini sul microchip è oltremodo positiva, ed hanno affermato di essere orgogliosi di essere stati i primi americani ad aver ricevuto questa tecnologia.L'implementazione della teconologia RFID può migliorare molti aspetti della vita moderna. Crimini come rapimenti e furti di identità smetterebbero di esistere. In caso di emergenza medica, se il paziente è fisicamente inabile, i dottori potrebbero reperire informazioni vitali scansionando il suo chip individuale, e chi ama lo shopping, non sarebbe più costretto a portarsi dietro soldi che potrebbero essere rubati o carte di credito che potrebbero essere smarrite; Adesso, tutti i tuoi dati bancari possono stare letteralmente nel palmo della tua mano.Con l'approvazione e la benedizione del Papa, gli impianti RFID riceveranno sicuramente larghi consensi dai membri della chiesa. Potrebbe, se tutto va bene, essere la spinta di cui questo progetto aveva bisogno per ricevere notorietà.

Fonte originale
http://nationalreport.net/pope-francis-public-support-rfid-chip-implantation/
tratto da: http://www.timmylove.altervista.org/nom/papa-rfid.html 

 

Tratto da:  http://saluteolistica.blogspot.it__________________________________________________________________

IL TESTO ORIGINALE IN INGLESE DELL'ARTICOLO, in onore ai vari Mr Troll

 Sarah Palin

- See more at: http://nationalreport.net/pope-francis-public-support-rfid-chip-implantation/#sthash.xd424KKE.dpuf

 
In a controversial move by the Catholic church, Pope Francis has come out in vocal support of RFID Chip technologies and the extraordinary potential they hold for mankind. The outrage stems from a belief held by many Evangelicals, Fundamentalists and Catholics, that RFID implants are the Mark Of The Beast,spoken about in their Holy Book’s chapter regarding the end of the world.

 

During the Pontiff’s weekly general address, he spoke to the crowd about his view on the RFID technology, and assured his many followers that no spiritual harm can come from receiving an RFID implant.
“We have examined the scriptures thoroughly, and I can conclusively say that there’s nothing to indicate that RFID Chips are Satanic in anyway. If anything, these devices are a blessing from God himself, bestowed upon humanity to solve many of the world’s ills.”
He went onto urge his devotees to be open minded in this era where brilliant new technological advancements are being made everyday. The Bishop of Rome explained to those in attendance his excitement over making RFID implantation a mandatory procedure for all employees and residents of the Vatican.
Last month, NBC predicted that by 2017, every American will own a RFID implant. Not surprising, considering humanities ever increasing reliance on technology. With the advent of products like Google Glass, the merging of Man and Machine inches closer each day. Widespread implantation of the RFID chip would be an enormous and historic leap into that glorious, utopian future.
Late last year the citizens of Hanna, Wyoming helped to beta test RFID implantation. Everyone residing in the small town carries an RFID device between the skin of their thumb and forefinger, using it both as an ID and a method for paying for goods and services. Towns members state that the opinion of the RFID is overwhelmingly positive, and are proud to be the first Americans to have received the implant.
Several aspects of modern society can be improved with the implementation of RFID technology. Crimes such as kidnapping and identity theft would cease to exist. In medical emergencies where the patient is incapacitated, doctors can find life saving information by scanning the individual’s RFID chip, and for those people who love shopping, you’ll never have to carry money that can be stolen, or debt cards that can be lost; Now your entire banking information is literally in the palm of you hand.
With the Pope’s endorsement and blessing, interest in RFID implantation is sure to see a wider acceptance from members of the church. This could, hopefully, be the push that this agenda needs to gain household recognition.
PAPA FRANCESCO ENTUSIASTA DEI MICROCHIP SOTTOCUTANEI: LI RENDERA' OBBLIGATORI IN VATICANO
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RENZI: “DOBBIAMO SEGUIRE LA MERKEL”

Pubblicato su 1 Giugno 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

“Ho un ottimo rapporto con la signora Merkel, ho sempre detto che se l’Italia o altri Paesi hanno dei problemi, la colpa non è dell’Europa”. Lo afferma il premier Matteo Renzi a La Stampa.

Ma no, infatti l’euro non c’entra nulla, il fatto che sia un Marco camuffato da moneta di tutti non ha alcun peso nel dramma della disoccupazione italiana, francese e spagnola.

“Trovo volgare – aggiunge – il modo in cui alcune forze politiche hanno parlato male della Germania. La Germania per me è un modello, non un nemico”.

Un modello. Per chi non lo sapesse, dietro il presunto miracolo tedesco, non c’è alcun miracolo. Solo una compressione dei salari e una profonda precarizzazione del mercato del lavoro. Più l’euro, che è per loro una moneta svalutata, e per tutti gli altri una moneta sopravvalutata.

Pensare di copiare la Germania rimanendo nell’euro è degno di un boy-scout amico di De Mita.

La Germania sta solo rubando mercati ai suoi sudditi europei, ma la colpa non è della Germania, ma dei sudditi alla Renzi.

E poi, questa storia de ‘abbiamo preso i voti’: gli italiani hanno disertato le urne contro l’Euro e la Ue. Il 40% del 55% è il 23% degli italiani. Il 77% è contro questo Governo. Che non ha alcuna legittimità.

Tratto da:http://voxnews.info

RENZI: “DOBBIAMO SEGUIRE LA MERKEL”
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LA VIA DI MARINE LE PEN / ECCO COME FARA' LA FRANCIA A USCIRE DALL'EURO, QUALI BENEFICI E PERCHE' E' SUBITO PRATICABILE

Pubblicato su 1 Giugno 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

La vittoria del Front National di Marine Le Pen alle elezioni europee è prima di tutto la vittoria del pragmatismo di chi, compreso che l’euro è una gabbia mortale per tutti i popoli che vi aderiscono, ha deciso di mettersi in gioco contro l’oligarchia di Bruxelles che sogna un’Europa dominata dai poteri finanziari in cui la sovranità popolare sia totalmente privata di significato.

Nonostante i violentissimi attacchi da parte dei media francesi ed internazionali, Marine Le Pen ha ottenuto un risultato storico per il suo partito e per la Francia intera, dove la popolazione ha fatto chiaramente intendere di non accettare più una classe politica succube dei diktat della Germania.

Come è stato possibile ottenere  un simile risultato per un partito che è sempre stato considerato la “pecora nera” dello scenario politico francese? Molto semplice: Marine ha saputo innovare il movimento fondato dal padre, facendolo diventare un partito moderno in grado di parlare alla gente di argomenti concreti, abbandonando toni razzistici ed antisemiti che avevano da sempre contraddistinto la vecchia gestione.

A differenza dello scenario italiano, dove molto spesso si cambia nome ai partiti, ma i contenuti rimangono gli stessi, la vincitrice delle elezioni europee ha tenuto il vecchio nome riempiendolo di contenuti nuovi: un’autentica eresia per i nostri politici che agiscono in modo analogo a quanto faceva Achille Lauro allorquando regalava la scarpa sinistra prima delle votazioni e quella destra poi (gli 80 euro di Renzi che, forse, arriveranno nelle tasche di qualcuno, a fronte di aumenti certi di tasse).

In questo Marine Le Pen può essere accomunata agli altri due trionfatori di questa tornata elettorale europea: Nigel Farage in Inghilterra e Viktor Orban in Ungheria, passando per Tsipras in Grecia. Tutti politici con idee estremamente chiare su come muoversi per il futuro: non è un caso che Cameron, ad esempio, sia orientato ad accelerare i tempi per indire il referendum sull’uscita dell’Inghilterra dalla UE.

Tornando a Marine Le Pen, la sua battaglia contro l’euro e contro la ue è chiara ed improntata a passi chiari e fattibili. Difatti sul sito del suo movimento www.frontnational.com,  è possibile scaricare una breve, ma interessantissima guida sul perché uscire dall’euro, quali sarebbero le conseguenze e soprattutto, i procedimenti con cui arrivarci.

Ecco, il punto nodale è proprio questo: uscire dall’euro e dalla ue è possibile e fattibile.

Infatti l’articolo 50 del trattato dell’unione europea consente ai singoli stati di uscire dall’euro e dall’unione europea, con le modalità previste dall’articolo 238 del trattato sul funzionamento della ue. In sostanza i due articoli normano un’uscita programmata di una nazione dalla ue e dalla moneta unica che, comunque, non può avvenire oltre i due anni dal momento della richiesta.

La cosa importante è che non è necessario alcun referendum (cosa, ad esempio, impossibile in Italia, dato che i trattati ue sono sottratti a giudizio popolare, alla faccia della democrazia!), ma la semplice volontà del parlamento nazionale. Questo è il punto nodale e questo è il motivo per cui subito dopo l’esito delle consultazioni europee, Marine Le Pen ha chiesto a gran voce le dimissioni del presidente Hollande e la convocazione di nuove elezioni generali (il partito del presidente in carica è sceso ai minimi storici assoluti!).

Una volta uscita la Francia dall’euro, accadrebbe la catastrofe? Assolutamente no, perché la banca centrale francese tornerebbe a stampare franchi ed i vari c/c  sarebbero ridenominati nella nuova valuta in ragione di  1franco=1euro, dopo di che la valuta sarebbe quotata come una qualsiasi valuta  presente sui mercati mondiali. Nulla di strano perché, a differenza di quanto vogliono far credere gli oligarchi europei alla popolazione, fuori dall’euro esistono decine e decine di monete nazionali, che continuano a vivere e, in molti casi a far prosperare le nazioni che le utilizzano, a differenza di quanto avviene per quelle che adottano la moneta unica europea, che presentano tassi di sviluppo e benessere fra i più bassi a livello mondiale.

Al di là della retorica dei media nostrani, queste elezioni non hanno segnato una vittoria per gli euro favorevoli, tutt’altro: basti pensare che il PPE ha perso un’ottantina di parlamentari e che per avere la maggioranza dei parlamentari, è necessaria la “grande ammucchiata” tra PPE e PSE.

Il merito di questa sconfitta degli oligarchi spetta a leader politici come Marine Le Pen che hanno saputo riempire il sentimento di protesta dei cittadini verso la ue di contenuti e, soprattutto, di soluzioni.

La Francia può essere la capofila della liberazione dei popoli da un’oligarchia protesa  a servire esclusivamente gli interessi degli apparati finanziari (nemmeno produttivi, giacchè anche quelli sono stati devastati dall’operato di Bruxelles) a danno dei popoli europei. Il signor Hollande può solo decidere se prolungare l’agonia rimanendo pervicacemente attaccato alla poltrona, o se dimettersi e lasciare che i cittadini si riapproprino della propria libertà. E’ solo questione di tempo, e poiché il tempo è prezioso, sarebbe un peccato che per l’orgoglio e l’ambizione di un singolo, i cittadini francesi dovessero sprecarlo.

Luca Campolongo

Tratto da:http://www.ilnord.it

LA VIA DI MARINE LE PEN / ECCO COME FARA' LA FRANCIA A USCIRE DALL'EURO, QUALI BENEFICI E PERCHE' E' SUBITO PRATICABILE
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Ex consigliere di Barroso spiega come ci hanno fregato per salvare banche tedesche e francesi

Pubblicato su 1 Giugno 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

I veri colpevoli della crisi europea? «La Merkel e le sue colf di Bruxelles», che scaricarono sui contribuenti i debiti accumulati dalle banche speculando sui paesi indebitati. Parla Philppe Legrain, ex analista al servizio della Commissione Ue.di Rodolfo Casadei

«La causa principale della crisi sono stati gli sconsiderati prestiti di banche tedesche e francesi al mercato immobiliare spagnolo e a quello irlandese, ai consumatori portoghesi e al governo greco. Ma insistendo che fossero i contribuenti greci, irlandesi, portoghesi e spagnoli a pagare interamente per gli errori di quelle banche, la cancelliera Angela Merkel e le sue colf a Bruxelles hanno sistematicamente privilegiato gli interessi delle banche tedesche e francesi al di sopra di quelli dei cittadini dell’eurozona». L’autore di questa frase, apparsa sul New York Times del 22 aprile scorso, è un ex consulente di Manuel Barroso: Philippe Legrain, economista britannico già autore di un fortunato libro sulla globalizzazione (Open World). Non un consulente qualsiasi: dal febbraio 2011 al febbraio 2014 è stato il principale consigliere e il capo del team di analisti del Bureau of European Policy Advisers al servizio del presidente della Commissione Europea. Alla fine Legrain se ne è andato perché i suoi consigli non venivano seguiti. Tempi lo ha raggiunto per un’intervista esclusiva.

French Interior Minister and UMP party President Sarkozy poses with German CDU President Merkel in ParisLei non è un euroscettico e ha messo in guardia dai partiti populisti alla vigilia delle elezioni europee. Tuttavia nel suo libroEuropean Spring e in vari articoli ha denunciato che i veri colpevoli della crisi finanziaria dell’eurozona non sono i debitori (i privati e i governi dell’Europa meridionale e dell’Irlanda), ma i creditori tedeschi e francesi, e che la ricetta di Bruxelles-Francoforte-Berlino per la soluzione della crisi ha portato alla depressione economica e alla disoccupazione di massa perché gli interessi delle banche tedesche e francesi sono stati anteposti a quelli dei cittadini dell’eurozona. Si spieghi.
È perché voglio che l’Unione Europea e l’euro abbiano successo che sono così critico dei terribili errori che sono stati compiuti durante la crisi. Negare che sono stati fatti degli errori, fingere che l’Europa sia sulla strada giusta e insistere che chi non è d’accordo è un illuso, spinge la gente contro l’Europa e incoraggia gli estremismi. Per cominciare a mettere a posto le cose e per riconquistare consenso nei riguardi dell’Unione Europea, è necessario essere assolutamente onesti circa quello che è andato storto.
Ovviamente i debitori sono in parte responsabili degli errori compiuti negli anni della bolla fino al 2007. Ma una maggiore responsabilità ricade sui banchieri, pagati profumatamente per la loro presunta capacità di valutare i rischi, così come sui presidenti delle banche centrali, i regolatori, i supervisori e i politici che avrebbero dovuto limitare gli eccessi finanziari. E quando le bolle sono scoppiate e le banche sono state sul punto di fallire, i governi le hanno salvate con i soldi dei contribuenti.
Quando il debito pubblico della Grecia è diventato insostenibile nel 2010, i responsabili politici fecero un errore ancora più grosso. Per evitare perdite alle banche tedesche e francesi, hanno finto che una Grecia insolvente stesse attraversando difficoltà di finanziamento temporanee. E con la finzione che la stabilità finanziaria dell’eurozona fosse a rischio, decisero di infrangere la base legale su cui l’euro era fondato, cioè la clausola del divieto di salvataggio fra stati, e di salvare i creditori della Grecia. Improvvisamente i cattivi prestiti delle banche private divennero obbligazioni fra governi.
Anche in Irlanda, Portogallo e Spagna i responsabili politici dell’eurozona insistettero che fossero i contribuenti locali a pagare per gli errori delle banche straniere. Così una crisi che avrebbe potuto unire l’Europa in uno sforzo collettivo per tenere a freno le banche che ci avevano messo nei guai ci ha invece divisi, aizzando i paesi creditori – principalmente la Germania – contro quelli debitori, mentre le istituzioni dell’Unione sono diventate strumenti dei creditori per imporre la loro volontà ai debitori.
Gli errori dei responsabili politici dell’eurozona hanno anche causato una lunga e profonda recessione, non inevitabile, fra il 2010 e il 2013. Dal 
caso della Grecia hanno erroneamente concluso che l’intera eurozona si trovava di fronte ad una crisi fiscale, e mentre hanno evitato di affrontare la crisi bancaria e l’eccessivo debito privato, hanno optato perun’austerità collettiva ed eccessiva che ha depresso la domanda e ha avuto l’effetto perverso di peggiorare le finanze pubbliche. Hanno anche alimentato il panico, con gli investitori che si chiedevano quale paese sarebbe crollato dopo la Grecia, quando la Merkel ha cercato di correggere il suo errore greco a Deauville ma ha peggiorato le cose, e quando lei e Sarkozy più tardi hanno minacciato di costringere la Grecia a lasciare l’euro. E mentre il panico lacerava l’eurozona, i responsabili politici chiedevano sempre più austerità.
Nel caso dell’Italia, le cui banche non si sono esposte durante gli anni della bolla, la sua attuale situazione è in gran parte dovuta all’imposizione di un’eccessiva austerità in risposta a un panico creato a Berlino, Bruxelles e Francoforte, così come dal fallimento di successivi governi di attuare riforme per aumentare la crescita della produttività. Per quel che vale, uno studio realizzato da un dirigente della Commissione europea utilizzando un modello da lui creato, conclude che l’austerità collettiva ed eccessiva finora è risultata nella perdita cumulativa di 10 punti percentuali di Pil nell’eurozona: nessuno è stato chiamato a rispondere di questo.
Infine, nell’estate del 2012 la Bce ha arrestato il panico, l’austerità è stata ammorbidita e le economie stabilizzate. Pensate quanta miseria ci saremmo risparmiati se la Bce avesse agito prima e se i responsabili politici non avessero imposto tanto rigore. E nel frattempo la crisi bancaria è rimasta senza soluzione.

Draghi_MerkelUna decurtazione sul valore nominale del debito greco comunque alla fine è stata imposta nel 2012, e si parla di estendere i termini per la restituzione del debito greco a 30-50 anni, pure con tassi di interesse abbassati. Tutto ciò equivale a una ristrutturazione-cancellazione del debito. O ci sbagliamo?
Sì, i responsabili politici dell’eurozona furono infine costretti ad ammettere che i debiti della Grecia erano troppo grandi e a ristrutturarli nel 2012, benché la Commissione europea e la Bce per lungo tempo abbiano combattuto accanitamente questa conclusione: ricordatevi quello che dicevano a quel tempo Olli Rehn, Trichet e Bini Smaghi. Fra i due salvataggi dei creditori della Grecia nel 2010 e nel 2012, le banche tedesche, francesi e di altri paesi furono in grado di ridurre di parecchio la loro esposizione in titoli greci, mentre venivano loro interamente ripagati quelli che erano giunti a scadenza durante quel periodo. Però la decurtazione fu troppo piccola per rendere sostenibile il debito greco, in gran parte perché la Bce insistette che la ristrutturazione doveva essere “volontaria”, mentre il parlamento greco avrebbe potuto imporre perdite ben più grandi con un semplice tratto di penna.
Inoltre, al fine di recuperare i loro prestiti alla Grecia, i responsabili politici dell’eurozona le imposero un’austerità così brutale che la sua economia ha sofferto una recessione più lunga e più profonda di quella della Germania negli anni Trenta. Il peso del debito congela l’investimento privato, deprimendo ulteriormente la crescita. Alla fine il debito della Grecia dovrà essere cancellato un altro po’. A quel punto le perdite ricadranno sui contribuenti dell’eurozona, compresi voi italiani, anziché sulle banche straniere che hanno fornito alla Grecia la corda per impiccarsi. Questo non è solo ingiusto: è politicamente perverso. Perché i contribuenti tedeschi ora accusano quelli greci di prendersi i loro soldi, quando in realtà dovrebbero incolpare Angela Merkel per aver approvato il salvataggio occulto delle banche tedesche attraverso i prestiti a una Grecia insolvente.

greciaLei critica il salvataggio delle banche nel contesto della crisi del debito greco, ma se le avessimo lasciate fallire ci avrebbero rimesso anche tanti piccoli risparmiatori.
Quando le banche falliscono, dovrebbero essere ristrutturate con una procedura ordinaria che fa sopportare i costi ai loro creditori, mentre vengono garantiti i piccoli depositi. È quello che si fa negli Stati Uniti attraverso la Federal Deposit Insurance Corporation (Fdic). È quello che ha fatto la Danimarca nel 2011, senza che cascasse il mondo. Ed è quello che accadrà quando la nuova normativa dell’Unione Europea sulla vigilanza bancaria entrerà in vigore nel 2016.

Lei è molto critico dell’unione bancaria recentemente approvata. L’ha definita «finta» e modellata sugli interessi tedeschi. Si spieghi.
La Germania acconsentì a malincuore alla proposta di un’unione bancaria in occasione del Consiglio europeo del giugno 2012, quando il panico stava lacerando l’eurozona e Monti, Hollande e Rajoy unirono le forze per chiedere una diversa risposta alla crisi. Ma l’intervento di Draghi per salvare l’euro allentò la pressione su Berlino, che cominciò immediatamente a fare marcia indietro sui suoi impegni. Al fine di mantenere il controllo sulle sue banche spesso pericolanti a causa dei crediti inesigibili accumulati prestando nell’Europa meridionale durante gli anni della bolla, Berlino ha svuotato l’unione bancaria della sua sostanza. La Bce eserciterà la sua vigilanza solo sulle 130 banche maggiori: la maggior parte delle banche tedesche sono piccole. L’ente supervisore tedesco, Bafin, esercita la vigilanza su migliaia di banche e di altre istituzioni finanziarie; dunque l’argomento secondo cui la Bce non potrebbe farlo è pretestuoso.
E la pretesa che le piccole banche non rappresentino un rischio sistemico è altrettanto pretestuosa: si veda il caso delle cajas spagnole. Il meccanismo di risoluzione unico per la ristrutturazione e la chiusura delle banche è incredibilmente complesso, lascia un diritto di veto nelle mani dei governi nazionali e i fondi collettivi che alla fine saranno a sua disposizione sono limitati: solo 55 miliardi di euro. In pratica i governi possono continuare a sostenere le “loro” banche se hanno i soldi per farlo. La Germania lo fa, Cipro non può.

montiLa crisi ha prodotto l’accentramento a Bruxelles delle politiche fiscali nazionali. A ogni cambio di governo Olli Rehn va in tv e ammonisce: «Mantenete gli impegni presi dai vostri predecessori». Lei critica tutto ciò, ma da Bruxelles rispondono che senza questo controllo si ripeterebbero le crisi del debito e i default che si sono verificati.
È un mito che il Patto di stabilità e crescita abbia fallito: l’unico fallimento è stato la mancata individuazione delle bugie greche. La crisi è stata causata principalmente da fallimenti nella governance finanziaria dell’eurozona, non nella governance fiscale. Pensiamo al caso dell’Italia: la Commissione europea approvò la sua ammissione all’euro nel 1997, quando il debito pubblico era il 122 per cento del Pil. Nel decennio seguente il debito è diminuito di 19 punti percentuali. La ragione per cui i rendimenti dei buoni del Tesoro italiani si sono impennati nel 2011-2012 non è l’eccesso di spesa pubblica, ma il panico sistemico causato dagli errori dei responsabili politici dell’eurozona.
Ricordatevi che la sostituzione di Berlusconi con Monti e la deriva di quest’ultimo verso un’eccessiva austerità su ordine dell’Unione Europea non ridusse i rendimenti dei titoli. Fu la Bce che mise fine al panico, dopo avere per lungo tempo affermato che non aveva i poteri legali per farlo.
L’imposizione di una camicia di forza fiscale è l’eredità della decisione sbagliata del 2010 di salvare le banche tedesche e francesi che avevano prestato a una Grecia insolvente, anziché affidare il caso al Fondo monetario internazionale e cancellare i debiti. A causa del fatto che la Merkel infranse la regola che vietava agli stati di garantire il debito di un altro stato, su cui Helmut Kohl aveva giustamente insistito al momento della firma del trattato di Maastricht, i contribuenti tedeschi improvvisamente temettero di dover garantire per i debiti altrui. Perciò la cancelliera chiese un controllo molto maggiore sui bilanci degli altri stati, e la Commissione fu ben felice di accaparrarsi nuovi poteri. Questo è economicamente pericoloso, perché i paesi che condividono una valuta hanno bisogno di maggiore, non minore, flessibilità fiscale.
Ripeto, tutto ciò è politicamente perverso. Perché, come lei dice, quando gli elettori in un paese bocciano il governo uscente, Olli Rehn va in tv e insiste che il nuovo governo deve conformarsi alle politiche fallimentari di quello vecchio. Che un burocrate di Bruxelles, lontano, non eletto e che quasi non deve rendere conto a nessuno possa negare agli elettori le loro legittime scelte intorno a tasse e spesa pubblica, allontana la gente dall’Europa. E se il voto per i partiti principali non porta a nessun cambiamento, non c’è da meravigliarsi che la gente voti gli estremi.

Perché la moneta comune europea non funziona, tranne che in Germania e pochi altri paesi? Dobbiamo tenercela o abbandonarla? Come dovrebbe funzionare l’unione monetaria?
Al posto di un’eurozona modellata sui miopi interessi della Germania creditrice, abbiamo bisogno di un’unione che funzioni per tutti i suoi cittadini. Le banche “zombie” devono essere ristrutturate, il debito insostenibile (sia privato sia pubblico) deve essere cancellato. È necessario più investimento, insieme a riforme per aumentare la produttività e quindi i salari. Il meccanismo per la ristrutturazione delle banche fallite deve essere indipendente. In futuro, per evitare il panico, il ruolo della Bce come prestatore di ultima istanza deve essere formalizzato, e con esso una maggiore discrezionalità di bilancio per i governi: l’unico condizionamento deve essere rappresentato dalla disponibilità dei mercati a prestare a loro e ultimamente dalla possibilità della bancarotta.

Lei invoca una “Primavera europea” per tirare fuori l’Europa dalla crisi dell’eurozona. A parte il fatto che le Primavere arabe non sono state esattamente un successo, perché un cambiamento avrebbe bisogno di una specie di insurrezione popolare?
Quando parlo di Primavera europea, intendo un rinnovamento economico e politico. Esso richiede una forte leadership – con un po’ di fortuna Matteo Renzi potrebbe offrirla all’Italia –, nuovi politici con nuove idee e un movimento dal basso per il cambiamento.

Tratto da:http://www.imolaoggi.it
Ex consigliere di Barroso spiega come ci hanno fregato per salvare banche tedesche e francesi
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SOVRANITA' MONETARIA, IMPRENDITORI E STATO

Pubblicato su 31 Maggio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA

Quali sono i rapporti degli imprenditori con il sistema bancario, i lavoratori dipendenti e lo Stato?

Gli imprenditori non sopportano l’invadenza fiscale  dello Stato nella loro attività. E’ comprensibile, non si è mai vista in Europa e forse nel mondo una tassazione delle imprese così alta.

Ma il legittimo risentimento contro lo Stato non può coinvolgere la questione della sovranità monetaria, perché il liberismo finanziario e bancario – la creazione dal nulla di moneta da parte delle banche private e l’assenza di regole per la finanza transnazionale – rappresenta anch’esso la morte della libera impresa produttrice di beni reali e di servizi: vedi i 419 miliardi di euro che la privata BCE ha regalato alle banche private nel dicembre 2011, al tasso dell’1 per cento. Né oggi ci si può far ingannare dall’allentamento della borsa da parte di Strasburgo: la questione è strutturale, non contingente.

 

Bisogna piuttosto chiarirsi le idee sulla proprietà della moneta: per favorire la corretta libertà d’impresa, essa deve essere semplicemente abolita nella sua attuale forma privata, e l’emissione monetaria di ogni tipo – metallica, cartacea e elettronica - deve passare nelle mani dello Stato. Come sostenuto dal liberale e premio Nobel dell’economia Maurice Allais - non a caso mai citato nei dibattiti sulla sovranità monetaria - lo Stato e solo lo Stato ha il diritto-dovere di emettere monete e banconote.

La monetazione da parte dello Stato – la cui ampiezza non è più da garantirsi con l’oro ma con il Lavoro dei cittadini dello Stato al cui interno la moneta originariamente viene immessa e circola - non sarà così - come ricordato dall'imprenditore Tanari al convegno del Master Mattei del 17 maggio scorso - né a credito né a debito: la massa monetaria prodotta dallo Stato diverrà semplicemente lo strumento elastico (non cioè rigidamente ancorato al PIL) sia per bloccare la spirale del Debito su cui incide da una ventina d’anni l’usurpazione del reddito da signoraggio da parte della privatizzata (1992) Banca d’Italia; sia per rilanciare l’economia, grazie alla detassazione radicale delle imprese;  sia per difendere e sviluppare lo Stato sociale in modo da garantire a tutti  i cittadini una vita dignitosa.

 

La vera sovranità monetaria è solo questa: altre strade sono a rischio o di fantasticherie senza senso (vedi la proprietà ‘popolare’ della moneta nella versione qualunquista e localistica, il Popolo cioè costantemente opposto allo Stato, che è invece il vero e unico tramite per l’esercizio della sovranità popolare sulla moneta) o di vere e proprie provocazioni,  operazioni di depistaggio verso falsi obbiettivi a difesa del dominio delle banche private sulla sfera della produzione, cioè sui lavoratori dipendenti e gli imprenditori. L’obbiettivo vero è solo quello indicato dal già citato Maurice Allais: “La creazione di moneta deve essere di competenza dello Stato e dello Stato soltanto. Tutta la creazione di moneta eccedente la quantità di base da parte della Banca centrale deve essere resa impossibile, in maniera tale che scompaiano i “falsi diritti” derivanti attualmente dalla creazione di moneta bancaria

 

La conquista del monopolio statale della monetazione è battaglia democratica e costituzionale difficile, ma non impossibile: contro questo obbiettivo stanno le derive ideologiche nei decenni trascorsi. dei ceti produttori: i lavoratori e i sindacati fagocitati dalla ‘sinistra finanziaria’ dell’ultimo quarto di secolo e – i cattolici – dalla crisi verticale della plurisecolare tradizione antiusuraria della Chiesa; gli imprenditori a rischio di non saper distinguere tra la criminalità fiscale dello Stato e il suo ruolo - salvifico per la libera impresa - di emettitore di moneta.

 

A favore della battaglia da intraprendere stanno però alcuni corposi fatti: innanzitutto c’è la Storia del nostro paese, che dal 1936 al 1992 ha conosciuto una sostanziale sovranità dello Stato sull’emissione e (fino al 1981) la politica monetaria. Nel 1936 Mussolini trasformò la Banca d’Italia, fino allora privata, in ente di diritto pubblico di nome e di fatto; la Repubblica sussunse senza alcuna variazione il modello di banca centrale riformato dal fascismo, nonostante il tentativo di Togliatti in un suo intervento nell'Assemblea Costituente di far includere nel Consiglio Superiore della Banca centrale non solo "i capitalisti" ma anche le rappresentanze dei lavoratori.  Fu invece il governo Amato, nel 1992, sull'onda cioè di Tangentopoli, a privatizzare la Banca d’Italia, consegnando il reddito da signoraggio alle banche private. Ritornare al controllo pubblico della Banca d’Italia non vuol dire dunque chiedere la luna, ma porsi un obbiettivo assolutamente perseguibile, perché fatto compiuto per oltre mezzo secolo di storia nazionale.

Inoltre, la conseguibilità dell’obbiettivo della statizzazione dell’emissione monetaria è facilitata dalla sua assoluta trasversalità: trasversalità sociale, perché il monopolio statale dell’emissione monetaria corrisponde agli interessi di tutti i ceti produttori, che attraverso il recupero da parte dello Stato del reddito da signoraggio e la contemporanea battaglia contro il Debito da anatocismo, vedrebbero la ‘torta’ per la cui divisione da sempre si confrontano e trattano, aumentare, a scapito del sistema bancario privato.

Trasversalità politica: la statizzazione dell’emissione monetaria non c’entra proprio nulla con lo ‘statalismo’ socialista  e comunista, è anzi la premessa logica della libertà di impresa e del libero mercato. Non a caso, tra i più strenui sostenitori del monopolio statale dell’emissione monetaria troviamo numerose personalità liberali: Thomas Jefferson, Abram Lincoln, John Kennedy, l’industriale Henry Ford, il premier canadese William King Mackenzie, Raymond Aron, Maurice Allais. Non a caso inoltre, dal 1995 al 2012 il Parlamento italiano ha registrato numerosi progetti di legge a favore di un ritorno alla sovranità monetaria dello Stato, ad opera di forze politiche di diverso e anche opposto orientamento.

 

La strada è dunque percorribile: tanto percorribile che in tempi recentissimi, persino dal mondo finanziario sono emerse proposte a favore del monopolio statale dell’emissione monetaria: come ricordato da Giovanni Zibordi nel convegno all’Università di Teramo del 17 maggio scorso, l’economista e giornalista Martin Wolf ha scritto circa un mese fa quanto segue:

In primo luogo lo Stato, non le banche, dovrebbe creare tutta la moneta per le transazioni, così come oggi crea il denaro contante. I clienti terrebbero i propri soldi nei conti correnti, e pagherebbero alle banche una tariffa per la loro gestione.

In secondo luogo, le banche potrebbero offrire dei conti di investimento, che fornirebbero i prestiti. Ma potrebbero prestare solo i soldi effettivamente investiti dai clienti. Sarebbero impediti dal poter creare questi conti dal nulla e così diventerebbero gli intermediari che ora molti credono erroneamente che siano …

In terzo luogo, la banca centrale creerebbe nuova moneta quando questa si mostrasse necessaria per promuovere la crescita non inflazionistica. Le decisioni sulla creazione di moneta dovrebbero, come ora, essere prese da un comitato indipendente dal governo…

 

Questi alcuni estratti dell’articolo, pubblicato nientemeno che sul Financial Times del 27 aprile scorso: se il quotidiano storico della City di Londra dà spazio a posizioni del genere – un fatto su cui riflettere e indagare, come è stato sottolineato negli interventi al convegno del 17 maggio scorso all’Università di Teramo: vedi peraltro la chiosa dell'estratto appena citato - perché mai gli imprenditori (e i sindacati) non potrebbero e non dovrebbero discuterle, cercando di capire la svolta in atto nella grande finanza transnazionale e forse in una parte almeno dei poteri bancari che oggi stra-dominano il mondo della produzione?”

Tratto da: http://www.claudiomoffa.info

SOVRANITA' MONETARIA, IMPRENDITORI E STATO
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Geoingegneria clandestina ed altri crimini governativi: un bilancio a distanza di nove anni

Pubblicato su 31 Maggio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECOLOGIA

Premessa. Il “noi” usato nel presente articolo, che è un pluralis modestiae, intende coinvolgere, oltre ai curatori di Tanker enemy, tutti gli amici e gli utenti che, in quasi due lustri, hanno contribuito a gettare luce sulla “guerra climatica” con le loro segnalazioni, chiose, analisi, testimonianze. 

Dopo nove anni di ricerca e di divulgazione, possiamo compiere un bilancio, ancorché provvisorio ed in fieri, delle ipotesi e delle conclusioni formulate per vedere se sono state avvalorate dai fatti o smentite. 

Vediamo dunque gli aspetti precipui delle questioni inerenti alla geoingegneria illegale e ad altre scelleratezze governative per stabilire, di volta in volta, se le congetture e le previsioni hanno ricevuto conferma o no. 

 
• Avevamo preannunciato che le attività chimiche nella biosfera sarebbero state, prima o poi, in parte ammesse e sdoganate con il pretesto di dover ricorrere ad interventi di geoingegneria per mitigare il cosiddetto “riscaldamento globale”. L’anticipazione ha ricevuto molti avalli. 

• Avevamo preconizzato che il 
modus operandi dei geoingegneri sarebbe stato via via adattato alle nuove esigenze e condizioni, ad esempio, con il sempre più massiccio impiego di scie evanescenti, ancora oggi purtroppo scambiate da taluni per le rarissime scie di condensazione. 

• Avevamo 
pronosticato che gli attacchi contro i ricercatori indipendenti sarebbero culminati in iniziative “legali” ed addirittura in intimidazioni. Il tutto si è adempiuto. Si legga questo articolo. 

• Avevamo accennato alla possibilità che si introducessero e si diffondessero sempre più 
carburanti speciali per gestire le operazioni chimiche. E’ accaduto. Si legga qui. 

• Avevamo intuito che sia 
Adam Kadmon sia Giulietto Chiesa, per menzionare solo due fra i numerosi gatekeepers, avrebbero cavalcato l’onda delle “scie chimiche” per poi convogliare tutte le ambigue informazioni nell’alveo della geoingegneria “per il nostro bene” e comunque finalizzata a contrastare i “cambiamenti climatici”, causati (sic) dalle emissioni di biossido di carbonio. L’intuizione era corretta, anche se ci ha attirato gli strali scoccati dagli acritici adepti di scaltri depistatori. I due hanno gettato la maschera. 

• In “
Tutti dentro!” avevamo evidenziato il coinvolgimento di enti, istituzioni, associazioni… nella disinformazione più bieca. Gli organigrammi di recente pubblicati, scaturiti da indagini meticolose, sono il naturale coronamento. 

• Avevamo avvertito che le 
manipolazioni meteorologiche et similiaavrebbero potuto provocare un indebolimento della Corrente del Golfo. I fatti ci hanno dato ragione. 

• Avevamo lanciato l’allarme circa il rischio che, attraverso cartoni animati, 
pubblicità, libri scolastici etc. le nuove generazioni fossero gradatamente ma in modo irreversibile assuefatte all’orrore di cieli intonacati e sfregiati. Si legga qui. 

• Avevamo previsto che la diffusione di veleni avrebbe portato ad un pauroso incremento di svariate patologie, in primis le 
malattie neurodegenerative.

• Avevamo compreso che il 
Movimento 5 stelle, nel suo complesso, non avrebbe abbracciato la causa né della lotta al signoraggio bancario né alla geoingegneria abusiva.

• Avevamo capito che i vari governi avrebbero inasprito la pressione fiscale ed esacerbato i vari problemi con le loro politiche finalizzate ad un
declino voluto e programmato. La disgregata realtà socio-economica è sotto gli occhi di tutti. 

• Avevamo attribuito il terremoto in Emilia alla sciagurata pratica del
fracking, la firatturazione delle rocce attraverso il pompaggio, nello strato superficiale della litosfera, di composti chimici con l’obiettivo di estrarre gas naturale. Di recente la rivista “Science” ha avvaloratol’interpretazione. 

Queste sono alcune ratifiche di quanto ventilato negli anni passati. Le smentite? Sinceramente non ci sembra di poterne rintracciare o almeno di poter individuare delle sconfessioni significative in grado anche solo di incrinare il quadro sin qui delineato. Certo, nemo propheta in patria, ma questo è un altro discorso…
Tratto da:http://www.tankerenemy.com
Geoingegneria clandestina ed altri crimini governativi: un bilancio a distanza di nove anni
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RENZI E LE SUE TRUPPE ALLA PROVA DEL GENERALE INVERNO DOPO LA VITTORIA DI BORODINO

Pubblicato su 31 Maggio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

Renzi e le sue truppe alla prova del generale inverno dopo la vittoria di Borodino!

Esattamente come il buon Napoleone nel 1800 e rotti, quando vinse una battaglia che gli spianò la strada verso Mosca, Renzi oggi ha la strada verso l’europa decisamente in discesa.

 

Egli ha vinto la battaglia del 25 maggio con un’abile mossa: i sondaggi di M5S sono al 31-34%? E io dissolvo SCELTA CIVICA entro il PD così da avere almeno un 28+11%=39%.

A quel punto chiedo qualche voto a Forza Italia ed ecco che nel Veneto mi prendo un paio di punti percentuali in più (parole e musica di Abrignani).

Quindi senza troppa fatica batto comunque Grillo che mai arriverà al 40% anche in caso di massima esplosione del consenso.

borodino 2

E ora?

Ora arriva il Generale Inverno:

generale inverno

 

Chi sarebbe questo generale (visto che siamo a Giugno)?

Lui: phi-pi e pigreco

Sempre Lui, scritto proprio con la L maiuscola: PIGRECO!

Noi sappiamo che il PIL ha la seguente formula: Y = C (consumi privati ) + I (investimenti) +G (spesa pubblica) + BP.

Oggi sono usciti seguenti articoli:

1) CALO CONSUMI

calo consumi

 

2) CALO INVESTIMENTI: calo investimenti

 

3) L’ESIGENZA DI COPERTURA FINANZIARIA DELLE SPESE PUBBLICHE RENDERA’ NULLO L’EFFETTO 80 EURO DI RENZI:

spesa pubblica a deficit non si puo' fare anzi...

 

 

Rimarrebbe il quarto punto BP=Bilancia dei Pagamenti (Export-Import):

- rallentano gli usa

rallenta economia usa

 

- rallenta l’export verso il Giapponestallo giappone

Quindi non possiamo contare neanche sull’export.

Cosa pensate accadrà allora al nostro PIL nei prossimi mesi?

Se tutto va bene faremo 0,5% ma intanto la situazione peggiora e quello che ci si troverà a fronteggiare sarà questo:

1) CALO DEL PIL SU BASE ANNUA = – 0,5%

2) CRESCITA PREVISTA DA RENZI = 0,8%

3) DIFFERENZA FINALE = 1,3%

4) MINORI ENTRATE DA COPRIRE CON MAGGIORI TASSE = 0,65% DEL PIL = CIRCA 10 MILIARDI

5) COPERTURA NECESSARIA PER IL BONUS RENZI = 15 MILIARDI (FONTE BANKITALIA DI OGGI)

6) MANOVRE 2013 (NON ESEGUITA DA LETTA A FINE NIOVEMBRE 2013) E 2014 NECESSARIE CONSEGUIRE IL PAREGGIO DI BILANCIO STRUTTURALE (OVVERO ARRIVARE A DEFICIT 2,2%) = 0,8% OVVERO CIRCA 12 MILIARDI DI EURO

7) MANOVRA FINALE NECESSARIA CHE DOVRA’ ESEGUIRE L’AMICO RENZI ENTRO NOVEMBRE 2014 = 37 MILIARDI DI EURO (10+15+12)

8) DATO CHE IL MOLTIPLICATORE KEYNESIANO E’ 1,2-1,3 NE CONSEGUE UNA CONTRAZIONE DEL PIL DI CIRCA 48 MILIARDI DI EURO

 

renzi1

 

Renzi! Sei proprio sicuro che sia il caso di sorridere? Il Generale Inverno ti attende…..e sappi una cosa….Lui è li da secoli….sull’argine del fiume….. che attende l’ennesimo fiero e sicuro di sé Napoleone per la solita sfida dall’esito scontato!

renzi 2

Maurizio Gustinicchi

Economia5Stelle

Tratto da:http://scenarieconomici.it/renzi-sue-truppe-prova-generale-inverno-dopo-vittoria-borodino/

RENZI E LE SUE TRUPPE ALLA PROVA DEL GENERALE INVERNO DOPO LA VITTORIA DI BORODINO
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L'ISTAT RENDE NOTI DATI APOCALITTICI: LA DEFLAZIONE ACCELERA -1,8% TENDENZIALE, L'ITALIA E' IN AFFONDAMENTO RAPIDO.

Pubblicato su 31 Maggio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

Ad aprile l'indice dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali diminuisce dello 0,3% rispetto al mese precedente e dell'1,5% rispetto ad aprile 2013. E' quanto rende noto l'Istat rilevando che i prezzi dei prodotti venduti sul mercato interno presentano variazioni negative dello 0,3% rispetto a marzo e dell'1,8% su base tendenziale per l'anno 2014.

I prezzi dei beni venduti sul mercato estero segnano una diminuzione dello 0,2% sul mese precedente (con una variazione negativa dello 0,2% sia per l'area euro sia per l'area non euro).

In termini tendenziali si registra un calo dello 0,5% (-0,5% per l'area euro e -0,4% per quella non euro).

Riguardo ai contributi settoriali alla dinamica tendenziale dell'indice generale, per il mercato interno quello piu' rilevante deriva dal comparto energetico (-1,7 punti percentuali).

Sul mercato estero i contributi piu' ampi in diminuzione derivano dai beni intermedi per l'area euro (-0,7 punti percentuali) e dall'energia e dai beni intermedi per l'area non euro (-0,2 punti percentuali). La diminuzione tendenziale dei prezzi piu' marcata, deriva per il mercato interno dal settore di attivita' economica della fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-2,8%); per il mercato estero dal settore della fabbricazione di prodotti chimici (-4,2%). 

Il quadro complessivo che raduna questi dati resi noti ora dall'istat non potrebbe essere più allarmante: l'Italia è precipitata in una deflazione micidiale che sta letteralmente sbranando sia gli utili delle aziende (il calo dei prezzi produce questo) sia la diminuzione ulteriore dell'occupazione (riducendosi gli utili aumenta il costo del lavoro e quindi i licenziamenti).

Non c'è via d'uscita: il Pil del 2014 con questa deflazione sarà molto ma molto negativo. Il Paese sta precipitando verso il default. Non c'è altro da dire. Purtroppo. E neppure da fare, se l'Italia non abbandona l'euro.

Il vortice della deflazione sta inabissando l'Italia. 

Max Parisi.

Tratto da:http://www.ilnord.it

L'ISTAT RENDE NOTI DATI APOCALITTICI: LA DEFLAZIONE ACCELERA -1,8% TENDENZIALE, L'ITALIA E' IN AFFONDAMENTO RAPIDO.
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Dopo l'accordo con la Cina anche il Giappone vuole il gas russo

Pubblicato su 31 Maggio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ESTERI

Il Pakistan deve ancora portare a compimento il progetto di gasdotto "Mir" dall'Iran. Questo è stato riportato dai media locali mercoledì. Il gasdotto dovrà entrare in funzione nel dicembre 2015. Le sanzioni dell’Occidente contro l'Iran hanno impedito la fornitura di gas al Pakistan da dicembre di quest'anno. Tuttavia, nonostante le pressioni degli Stati Uniti, dell’Arabia Saudita e di altri paesi produttori di petrolio, non si può fare più nulla per impedire al Pakistan e all'Iran di completare il progetto, ha assicurato il Primo Ministro Nawaz Sharif.

Allo stesso tempo, il Ministro delle Risorse Idriche ed Energetiche del Pakistan, Khawaja Muhammad Asif, recentemente in un incontro a Mosca ha chiesto alla Russia di costruire un gasdotto in Pakistan. Il suo dipartimento sta promuovendo attivamente il progetto di costruzione di un gasdotto dal Turkmenistan al Pakistan via Afghanistan (TAPI). E in un altro progetto si prevede anche la partecipazione dell’India. Il Pakistan è interessato commercialmente al transito di gas verso l'India. Eppure proprio questo punto era uno degli ostacoli all'inizio del progetto TAPI.

In passato l’India, a causa delle tensioni con il Pakistan, si è ritirata dal progetto "Mir", rimasto quindi solo sulla carta, a causa dell’incapacità del Pakistan di finanziare il progetto da solo. Oggi, Pakistan e India hanno la possibilità di superare gli ostacoli politici e cooperare sul gas, dichiara l'esperto dell'Istituto di Studi Orientali Tatiana Šaumyan:

Tali progetti richiedono determinati cambiamenti nelle relazioni tra i governi. Ora ci sono stati dei cambiamenti nei rapporti indo-pakistani, associati all'arrivo del Primo Ministro del Pakistan Nawaz Sharif all'insediamento del Primo Ministro indiano Narendra Modi. Il loro incontro potrebbe essere un buon segno per eventuali negoziati e per trovare vie che creeranno determinate garanzie per la costruzione congiunta e l'uso delle condotte. Il miglioramento delle relazioni politiche creerà un'atmosfera in cui gli enormi progetti di gas, molto importanti per entrambi i paesi, verranno realizzati.

La politica può contribuire a risolvere anche i problemi della sicurezza energetica del Giappone. Un gruppo di 33 deputati del parlamento giapponese ha votato per la costruzione di un gasdotto tra l’isola russa di Sachalin e la prefettura giapponese nord-orientale di Ibaraki. I Parlamentari sperano che questo progetto venga iscritto all'ordine del giorno della visita del presidente russo Vladimir Putin in Giappone, prevista per questo autunno.

Secondo l'esperto dell'Istituto di Estremo Oriente Valeri Kistanov, il recente accordo sul gas tra Cina e Russia per 400 miliardi dollari in 30 anni è diventato l'impulso per il Giappone. Tokyo ha riconosciuto il ruolo crescente della Russia come fornitore di energia in Asia:

Il Giappone è costretto a rilanciare questo progetto. Questi parlamentari sono lobbisti, uomini d'affari che si sono impegnati ad aumentare la cooperazione con la Russia nel settore energetico. Naturalmente, esiste il fattore cinese. Ed è probabilmente quello principale. Il Giappone non vuole che la Cina domini il campo della cooperazione con la Russia in Estremo Oriente. Soprattutto Cina e Giappone competono per petrolio e gas in tutto il mondo, in Africa ed in America Latina. E poi il gas russo è a portata di mano. Il Giappone è costretto a trasportare il petrolio dal Medio Oriente attraverso la Cina meridionale ed il Mar Cinese Orientale. Qui il transito deve tenere conto dei rischi di dispute territoriali aggravati sulle isole. Questo incoraggia anche il Giappone a garantirsi che il gasdotto provenga dalla Russia.

I Parlamentari giapponesi hanno creato una lobby sul gasdotto dalla Russia, nonostante il sostegno del Giappone alle sanzioni americane e della Ue contro la Russia per la sua posizione sull'Ucraina. Tokyo, pressata dai partner del G-7, ha congelato la cooperazione tecnologica con la Russia, fermando i contatti nel settore nucleare. Ora al Giappone è data la possibilità di fare una scelta. O continuare questa politica miope, o mettere la politica da parte e fare economia reale. Se il Giappone acquisterà il gas naturale russo direttamente attraverso i gasdotti, sarà molto più conveniente per lui che trasportarlo con costose metaniere.

Tratto da:http://italian.ruvr.ru

© Foto: bloglobal.net

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''MARINE LE PEN MI HA DETTO: APPENA VINCO, DARO' ISTRUZIONI AL TESORO PER L'IMMEDIATO RITORNO DEL FRANCO'' (PRITCHARD)

Pubblicato su 30 Maggio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

LONDRA - "Lunedì sera, il messaggio di Hollande alla nazione era triste. Non ha dato risposte oltre qualche riferimento proforma a "crescita, posti di lavoro e investimenti", immediatamente smentiti dalla sua volontà di insistere tenacemente con la stessa politica restrittiva che ha portato al disastro. Il suo primo ministro, Manuel Valls, ha anche annunciato che il Presidente avrebbe portato a termine il suo mandato di cinque anni, come se questo fosse già in dubbio.

Molti sostengono che il Front National sia euroscettico solo in superficie. Forse, ma quando ho chiesto alla signora Le Pen che cosa avrebbe fatto il primo giorno del suo mandato se fosse mai arrivata al Palazzo dell'Eliseo, la risposta è stata incisiva. Avrebbe dato istruzioni al Tesoro francese per pianificare l'immediato ritorno al Franco, quel grande simbolo dell'emancipazione dall'occupazione inglese (l’etimologia del termine deriva dall’”affrancarsi” dagli Inglesi).

Ha promesso di confrontarsi con i leader europei, mettendoli subito davanti a una scelta netta: lavorare con la Francia per una "uscita concertata" o smantellamento coordinato dell’Unione Monetaria Europea, oppure resistere e lasciare che l’"Armageddon finanziario" faccia il suo corso. "L'euro cessa di esistere nel momento in cui la Francia se ne va, e questa è la nostra  incredibile forza. Cosa faranno, manderanno i carri armati?" ha detto.

La Le Pen ha detto che non ci può essere nessun compromesso con l'Unione Monetaria, ritenendo impossibile restare una nazione sovrana all'interno delle strutture dell'UEM e impossibile effettuare le politiche di reflazione necessarie per sconfiggere la crisi economica. "L’euro blocca tutte le decisioni economiche. La Francia non è un paese che possa accettare la tutela di Bruxelles. Stiamo cedendo a uno spirito di schiavitù," ha detto.

Le autorità dell'UE sono ora in una situazione quasi senza speranza".

Ambrose Evans Pritchard - The Telegraph. 

Tratto da:http://www.ilnord.it

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