Blog di frontediliberazionedaibanchieri

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

De Grauwe: Con la Sterlina, Nessuna Indipendenza per la Scozia

Pubblicato su 14 Settembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POPOLI LIBERI

Leggetelo bene questo articolo perchè è illuminante sulla sovranità nazionale. Claudio Marconi

Anche De Grauwe* si pone lo stesso dubbio che molti di noi si pongono: perché mai i fautori dell'indipendenza scozzese vogliono mantenere la sterlina? Come insegna l'eurozona, dove una troika di stranieri percorre i paesi in crisi dettando condizioni, non si ha indipendenza senza sovranità monetaria.

 
Il desiderio di una nazione di essere indipendente è assolutamente rispettabile. Se gli scozzesi decidono col referendum di fare il passo verso l'indipendenza, c'è ben poco che uno straniero come me possa obiettare. Ma quel che mi sorprende è che i sostenitori del SI uniscano il loro desiderio di indipendenza al desiderio di mantenere la sterlina come moneta per la loro futura nazione. Sicuramente, come vi dirà chiunque abbia studiato il funzionamento delle unioni monetarie, il mantenimento della sterlina limiterebbe fortemente l'indipendenza della nuova nazione scozzese.
 
Perché questo? Quando il futuro governo scozzese emetterà obbligazioni (come fanno tutti i governi di nazioni indipendenti), lo farà in sterline. Ma questa sarà una valuta su cui il governo scozzese non avrà alcun controllo. Ai fini pratici la sterlina sarà come una valuta straniera, dal punto di vista del governo scozzese.
 
Le implicazioni di tutto ciò sono di vasta portata. Ciò significa che il governo scozzese non sarà in grado di dare una seria garanzia ai suoi obbligazionisti che il denaro (in sterline) sarà sempre disponibile per i pagamenti alla scadenza. Di conseguenza, qualora l'economia scozzese vivesse momenti difficili con un bilancio pubblico in dissesto, si manifesterebbe la fragilità di questo accordo. Nei mercati finanziari potrebbe diffondersi la sfiducia e anche il panico, portando a vendite su larga scala dei titoli di Stato scozzesi e scatenando una crisi di liquidità.
 
Si tratta forse di uno scenario inverosimile? Questo è esattamente quello che è successo in paesi come Irlanda, Portogallo, Spagna e Grecia; tutti paesi, membri della zona euro, che hanno rinunciato alla loro sovranità monetaria e hanno assunto una valuta su cui non hanno alcun controllo.
 
Il centro del problema di questi paesi, e della futura Scozia, è l'assenza di un prestatore di ultima istanza nel mercato dei titoli di Stato. Il governo scozzese non sarà sostenuto da una banca centrale obbligata a fornire una quantità illimitata di liquidità in tempi di crisi. Pertanto, non sarà in grado di dare una garanzia agli obbligazionisti che il denaro sarà sempre disponibile per i pagamenti alla scadenza.
  
Il governo britannico gode di un sostegno di questo tipo. Può obbligare la Banca d'Inghilterra a sostenerlo in tempi di crisi. Il governo scozzese non avrà questo potere. Di conseguenza la sua sovranità nazionale sarà limitata. E' sorprendente che i fautori dell'indipendenza scozzese insistano tanto sulla creazione di una nazione con una autonomia limitata.
  
La misura di quanto tale indipendenza sarà limitata ci appare da quello che è successo alle nazioni "indipendenti" della zona euro. Abbiamo visto che quando questi paesi sono stati colpiti da recessioni profonde e da conseguenti disavanzi di bilancio, il sostegno di liquidità che è stato fornito dagli altri paesi membri è stato altamente condizionato. La "troika" (vale a dire un gruppo di stranieri) ha viaggiato per i paesi in questione (Irlanda, Portogallo, Grecia) e dettato loro le condizioni alle quali sarebbe stato dato questo sostegno di liquidità. E queste condizioni erano così invasive che non si esagera a dire che in questo processo questi paesi hanno perso gran parte della loro sovranità.
 
Se la Scozia diventa indipendente e mantiene la sterlina potrebbe certamente negoziare le condizioni in base alle quali ottenere il sostegno della Banca d'Inghilterra in tempi di crisi. Ma questi termini e condizioni necessariamente coinvolgerebbero delle norme di bilancio dettate da Westminster, più o meno come i paesi membri della zona euro devono accettare le regole di bilancio fissate a Bruxelles.
 
Perché i fautori dell'indipendenza scozzese vogliano sottomettersi al dominio di Westminster è per me un mistero. La vera indipendenza per la Scozia può essere raggiunta solo se il paese crea la propria moneta. In assenza di indipendenza monetaria, la Scozia rimarrà schiava di qualcun altro. Westminster se si sceglie la sterlina; Bruxelles e Francoforte, se sceglie l'euro.
 
 
*Paul De Grauwe insegna Politica Economica Europea allaLondon School of Economics and Political Science. E' ancheprofessore emerito in economia internazionale a Leuven ed ex membro del Parlamento Federale del Belgio.
 
Tratto da:http://vocidallestero.blogspot.it
De Grauwe: Con la Sterlina, Nessuna Indipendenza per la Scozia
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Un inganno chiamato Frontex Plus

Pubblicato su 14 Settembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

L'agenzia non è in grado di farsi carico di una delicata politica come quella dell’immigrazione


di Chris Richmond-Nzi 

Dopo la tragedia avvenuta a Lampedusa lo scorso ottobre, Frontex è diventata l’istituzione (Agenzia) più popolare dell’Unione europea. Viene tirata in ballo in ogni dibattito sull’immigrazione, a volte viene additata per la sua incapacità di gestione dei flussi migratori e spesso viene addirittura incolpata di non riuscire a contrastare le partenze dalle coste nord-africane verso l’Europa. Ma c’è anche chi asserisce che la collocazione dell’Agenzia (Varsavia) non sia consona alle necessità, ed auspica un suo imminente trasferimento all’estremo sud dello Stivale. Ma potrà Frontex, anche con base a Catania o Palermo, essere nelle condizioni di farsi carico di una delicata politica come quella dell’immigrazione? Con scarsi 90 milioni di € per il 2014, la risposta è più che evidente. Lo hanno ribadito più volte vari commissari dell’Agenzia, Cecilia Malmstrom e ora, si aspetta che il concetto venga recepito anche da Angelino Alfano ed i suoi 27 colleghi. Ma anche se le risorse messe a disposizione di Frontex dovessero aumentare, l’Agenzia non potrà comunque prendersi carico della gestione diretta dei flussi migratori, né potrà sostituire l’Italia nel portare avanti o implementare l’operazione Mare Nostrum. 

 
Sarà l’Italia, il 9 e 10 ottobre, che dovrà convincere gli altri Stati ad applicare il principio di solidarietà e di equa ripartizione della responsabilità, anche sul piano finanziario, così come enunciato dai trattati. Sarà l’Italia che dovrà far sì che la cosiddetta operazione Frontex Plus abbia tutte le risorse logistiche e non solo, necessarie per istituire un’operazione congiunta.  È di dominio pubblico che Germania, Francia e Spagna sono disponibili a dare il loro contributo, sia logistico che economico. Ma potrebbe non essere sufficiente. Per questo motivo, la capacità decisionale del nuovo Alto Rappresentante Ue risulterà fondamentale, soprattutto per una questione: il meccanismo Athena. Attualmente, il 90% delle operazioni aventi implicazioni nel settore militare o della difesa sono finanziate mediante la regola cost lie where they fall. E siccome ogni Stato paga per il proprio contingente, quelli più inclini all’uso della forza bellica sono decisamente favorevoli ad una modifica del meccanismo Athena. In questo modo, la ripartizione delle spese belliche avverrà in proporzione al PIL nazionale; in questo modo, la spesa militare potrà essere razionalizzata, mentre la quota di costi comuni, incrementata. L’importanza della rimodulazione del raggio d’azione del meccanismo Athena non è assolutamente da sottovalutare, non servirà soltanto a concedere qualche euro in più a Frontex o creare Frontex Plus. La modifica di Athena obbligherà (o permetterà, a dipendenza dallo schieramento) i paesi dell’Ue e NATO al conseguimento di quel minimo livello di spesa bellica (2% del PIL nazionale) che da tempo sia Ivo Daalder che Anders Fogh Rasmussen richiedono agli Stati dell’Unione europea.
 
È risaputo che l’Unione europea, mediante un approccio globale che include il ricorso a tutti gli strumenti di cui essa ed i suoi Stati membri dispongono, agisce in qualità di forza stabilizzatrice a livello mondiale per prevenire e gestire crisi e conflitti, e per instaurare una pace duratura. Caucaso, MENA (Middle East – North Africa) e Africa Sub-Sahariana sono le regioni di maggiore interesse della sua politica esterna, anche perché sono zone che rivestono una fondamentale importanza per la sicurezza dell’Ueper il mantenimento della pace e per la prevenzione ai conflitti. Secondo l’ex Alto Rappresentante Catherine Ashton, “il fallimento di uno Stato all’esterno dei confini europei si ripercuote anche sulla sicurezza interna dell’Unione europea. E per questo motivo, i collegamenti tra la politica di sicurezza esterna ed interna sono sempre più evidenti.”. Pertanto, un’eventuale minaccia alla sicurezza interna dell’Ue potrebbe essere l’effetto di un’errata visione di politica di sicurezza esterna. Tutt’oggi, Caucaso, MENA e Africa Sub-Sahariana sono al centro delle attenzioni della cosiddetta forza stabilizzatrice che previene e gestisce crisi e conflitti, per instaurare una pace duratura. Ed tutt’oggi, Caucaso, MENA e Africa Sub-Sahariana continuano a bruciare. Sono diventate zone pericolosamente destabilizzate e altamente instabili, le cui ferite saranno rimarginate soltanto tra qualche generazione. Ed i flussi migratori, che rappresentano una seria minaccia al corretto funzionamento dello spazio di sicurezza interno e non solo, possono essere considerati come l’esempio lampante della deviata politica estera espressa ed applicata durante il mandato Ashton. 
 
Ma nel dibattito politico, tutto ciò viene trascurato. Le attenzioni sono rivolte ad un’eventuale modifica del Regolamento Dublino II, ad un improbabile trasferimento della sede di Frontex, e su come interpretare ed applicare le varie clausole di solidarietà enunciate dai trattati. Si litiga sulla delimitazione delle competenze in seno alle istituzioni e si esalta la prossima operazione congiunta denominata Frontex Plus, bollandola come idea lungimirante ed innovativa. Come l’unico modo per far evaporare l’effetto della causa. Ma così non sarà. Anzi. La struttura pensata per Frontex Plus è paragonabile ad una sovrapposizione di due operazioni già consolidate: Hermes e Aeneas, con annesso dispiegamento dedicato all’antipirateria. Vi saranno più mezzi a disposizione, è vero, ma che di fatto costituiranno un traghetto che congiungerà le coste sud-est del Mediterraneo con quelle del nord. Incapacità di instaurare uno standard qualitativo del sistema di accoglienza; farraginosa ed inconsistente applicazione del Regolamento Dublino II; sovraffollamento dei C.I.E. e non solo; invasione di immigrati nei centri abitati. Tutto ciò metterà ancor più in difficoltà il tentativo di gestione dei flussi migratori posto in essere dagli Stati membri dell’Ue. Inasprirà la già palpabile guerra tra residenti e richiedenti, incrementerà il numero di Union-scettici, oltre che di euro-scettici. Tutto ciò sarà concime per quei paesi che sono inclini all’uso della forza bellica verso il prossimo. Tutto ciò legittimerà dal basso l’imminente aumento della spesa militare richiesto a gran voce da Ivo Daalder e Anders Fogh Rasmussen. 
Tratto da:http://www.lantidiplomatico.it
Un inganno chiamato Frontex Plus
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L’incompatibilità manifesta tra una Banca Centrale indipendente e la Costituzione

Pubblicato su 14 Settembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

Fin dal trattato di Maastricht del 1992 il cuore pulsante dell’Europa voluta dalla finanza neoliberista era il SEBC, ovvero il sistema Europeo delle banche centrali.

La banca centrale europea (BCE) e’ l’unico organo con il potere di emettere denaro (senza alcun limite quantitativo) e deciderne il suo costo all’interno dell’unione europea, autorizzando in tal senso anche le banche centrali dei paesi membri. Le stesse sono per la stragrande maggioranza società per azioni (talvolta di fatto in contrasto con il proprio statuto come avviene per la Banca d’Italia) le cui decisioni vengono prese in board nei quali sono le banche private commerciali, per mezzo dei loro rappresentati, a determinare le scelte di politica economica secondo i propri esclusivi interessi.

BCE, come riconfermato anche nel successivo Trattato di Lisbona, e’ organo completamente indipendente e sovrano: “Nell’esercizio dei poteri e nell’assolvimento dei compiti e dei doveri loro attribuiti dal presente trattato e dallo statuto SEBC, né la BCE né una banca centrale nazionale né un membro dei rispettivi organi decisionali possono sollecitare o accettare istruzioni dalle istituzioni o dagli organi comunitari, dai governi degli stati membri né da qualsiasi altro organismo. Le istituzioni e gli organi comunitari nonché i governi degli stati membri si impegnano a rispettare questo principio e non cercare di influenzare i membri degli organi decisionali della BCE o delle banche centrali nazionali nell’assolvimento dei loro compiti”.

Una simile norma non ha alcuna legittimazione sotto il profilo Costituzionale e dunque le leggi di ratifica dei trattati UE sono palesemente illecite e dovrebbero essere espunte dall’ordinamento.

In primo luogo il SEBC non e’ compatibile con l’art. 1 Cost. il quale prevede che la sovranità spetti al popolo. Dunque il riferimento costituzionale e’ ad ogni sovranità e pertanto anche alla sovranità monetaria che invece e’ stata ceduta al SEBC e conseguentemente alle determinazioni unilaterali delle banche commerciali che, votando nei board delle rispettive banche centrali, decidono le politiche monetarie UE.

Occorre rammentare che l’art. 1 Cost. prevede la possibilità di limitare la sovranità popolare con i vincoli del successivo art. 11 che testualmente recita: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.

Dunque la Costituzione consente unicamente limitazioni della sovranità e non le cessioni integrali come avvenuto con la sovranità monetaria. Inoltre non e’ rispettato neppure il secondo requisito, ovvero quello relativo alla reciprocità di queste cessioni. Oggi per l’Italia non disporre della sovranità monetaria comporta un costo maggiore per il proprio finanziamento sui mercati rispetto ad altri paesi UE e dunque, questa cessione, non pone gli Stati in condizioni di parità ma in una situazione di forte diseguaglianza che fomenta peraltro tensioni internazionali evidenti. Si finisce per fare esattamente l’opposto che favorire la pace tra le nazioni come vorrebbe il precetto costituzionale.

Altrettanto palese e’ poi l’incompatibilità del SEBC con l’art. 47 Cost. che dispone: “La Repubblica (omissis…) disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito”. Ovvio che una Banca centrale indipendente, che non può ricevere neppure semplici istruzioni o consigli dalle Nazioni, non e’ affatto controllata o coordinata dalla Repubblica. Anzi e’ vero il contrario, ovvero che e’ il SEBC a controllare gli Stati e determinarne le politiche anche per mezzo di veri e propri ordini. Ciò e’ ad esempio avvenuto in Italia nel 2011, con la nota e vergognosa lettera di imposizione delle politiche di austerità salita alla ribalta nella cronache di allora.

Siamo dunque riusciti nella mirabolante impresa di creare e codificare l’Europa della banche anziché quella dei popoli con le conseguenze economiche che purtroppo vediamo. Oggi i profitti delle lobby prevalgono sul pubblico interesse. Peraltro la sovranità moneteria non e’ l’unica ceduta in violazione di legge avendo l’Italia rinunciato (anche per conseguenza a quanto detto) anche alla sovranità economica, politica e legislativa e di questo si dirà in altri articoli.

Di: Marco Mori - Tratto da: http://www.studiolegalemarcomori.it

L’incompatibilità manifesta tra una Banca Centrale indipendente e la Costituzione
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"Signoraggio Bancario" IL GIOCO la Moneta di Satana!...cmq vada sarete destinati a Perdere !

Pubblicato su 14 Settembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA, ECONOMIA

elementi di Signoraggio Bancario...un video che descrive l'era della Moneta di Satana.. spiegato ad un bambino !
..ci si interessa delle cose sbagliate..fate il vostro gioco..finchè è possibile..
cmq vada sarete destinati a perdere !!
è una truffa ma la accettiamo...
delinquere secondo le loro regole è reato?

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L’Organizzazione di Shanghai per la cooperazione diventa l'anti NATO

Pubblicato su 14 Settembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ESTERI

 

L’Organizzazione di Shanghai per la cooperazione (SCO) apre la porta a nuovi membri. Al summit che inizia l’11 settembre a Dushanbe i membri della SCO intendono apportare le relative modifiche allo statuto dell’organizzazione. Ciò consentirà di ammettere alla SCO l’India e il Pakistan. I leader dei paesi della SCO dedicheranno una grande attenzione anche alle questioni relative alla cooperazione militare. Secondo il parere degli esperti, la SCO si trasforma da organizzazione regionale in un reale contrappeso alla NATO.

Attualmente i membri della SCO sono la Russia, Cina, Kazakhstan, Kirgizstan, Tagikistan ed Uzbekistan. Vogliono entrare in questa associazione anche India, Pakistan ed Iran. Al summit di Dushanbe saranno adottare le decisioni che permetteranno di estendere la lista dei membri dell’organizzazione. Già nel 2015, all’incontro di luglio dei leader dell’organizzazione che si terrà nella città russa di Ufa, l’India e il Pakistan potranno passare dalla categoria degli osservatori a membri a tutti gli effetti della SCO. Con l’Iran la situazione è più difficile, visto che il paese è soggetto a sanzioni dell’ONU.

Subito dopo il summit di Dushanbe la Russia assumerà la presidenza della SCO. Già nella capitale del Tagikistan sarà pubblicato il messaggio del presidente russo con l’esposizione delle priorità del lavoro durante il periodo di presidenza di Mosca. È già noto che la lista delle priorità include l’approvazione della strategia di sviluppo dell’organizzazione fino al 2025 e la creazione del centro della SCO per l’opposizione alle minacce alla sicurezza. Ultimamente tali minacce diventano, purtroppo, sempre più numerose. La Russia deve per forza tenerne conto, ha fatto notare giorni fa il presidente Vladimir Putin:

Appaiono moltissime nuove minacce. Recentemente, come sapete, è stata presa la decisione di accrescere le forze della NATO nell’Europa Orientale. La crisi in Ucraina, che, propriamente parlando, è stata provocata da alcuni nostri partner occidentali, viene usata per rianimare questa alleanza militare. Tutto questo sarà, indubbiamente, tenuto da noi in conto durante l’adozione delle decizioni chiamate a garantire la sicurezza del nostro paese.

A quanto risulta, una delle decisioni riguarda appunto lo status della SCO. L’estensione della lista dei membri del “Club di Shanghai” porterà ad un notevole aumento della sua influenza, sostiene Aleksandr Lukin, direttore del Centro di studi sull’Asia Orientale:

Ciò modificherà cardinalmente l’organizzazione. Per il momento vi sono due grandi paesi, ossia la Russia e la Cina. L’India è uguale a questi paesi per popolazione e per territorio ed è quindi altrettanto “consistente”. Ciò conferirà un peso molto maggiore alla SCO. L’ingresso dell’India e del Pakistan significherà che l’organizzazione sarà una delle più influenti al mondo. Di conseguenza, il peso delle sue decisioni non sarà inferiore a quello delle decisioni del mondo occidentale.

I leader dei paesi della SCO discuteranno a Dushanbe anche l’idea di Mosca di trasformare la struttura antiterroristica regionale in un centro universale di opposizione alle sfide alla sicurezza. La scelta di una linea marcata verso l’estensione e lo sviluppo della componente militare indica che sta cambiando la struttura stessa della SCO, dice l’esperto militare Aleksej Fenenko:

Per la Russia sono cambiati la percezione stessa e il contesto della SCO. In precedenza la Russia cercava di dimostrare che la SCO fosse un’organizzazione meramente regionale non diretta in nessun modo contro gli interessi degli USA o della NATO. Ora, invece, in seguito agli avvenimenti ucraini, Mosca insiste, naturalmente, che la SCO sia un determinato contrappeso alla NATO e agli USA. La Russia diventa quindi meno tollerante, rispetto a 7-8 anni fa, verso la presenza americana nell’Asia Centrale.

Alla vigilia del summit il ministro degli Esteri russo Serghej Lavrov ha scritto nel suo articolo che la Russia come presidente della SCO si prununcerà per l’adozione di passi coordinati nella sfera della sicurezza economica, finanziaria, energetica ed alimentare. Così, viene discussa un’introduzione più larga dei pagamenti reciproci in valute nazionali. Vengono studiati grandi progetti multilaterli nella sfera dei trasporti, dell’energia, dell’agricoltura e dell’uso pacifico dello spazio. All’estensione dei legami pratici contribuisce l’attività del Consiglio imprenditoriale, dell’Unione interbancaria e del Club energetico creati presso la SCO.

Il programma del presidente russo Vladimir Putin include la conversazione tradizionale con il presidente della Repubbica Popolare Cinese, Xi Jinping, le prime trattative a tre dei leader della Russia, della Cina e della Mongolia. Sono previsti anche incontri con il presidente uzbeko Islam Karimov, con il "padrone di casa" del summit Emomali Rahmon, con il presidente del Kazakhstan Nursultan Nazarbaev e con il presidente iraniano Hassan Rouhani. In conlusione i partecipanti al summit intendono adottare la Dichiarazione di Dushanbe. Oltre ai temi di cui sopra, vi saranno inclusi punti sull’Ucraina. Questo tema sarà discusso in una riunione a porte chiuse. I capi dei paesi della SCO si esprimono per il più sollecito ripristino della pace in Ucraina e per il proseguimento delle trattative.

/s

Tratto da:http://italian.ruvr.ru

© Foto: RIA Novosti/Mihail Klimentev

© Foto: RIA Novosti/Mihail Klimentev

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LO STILE DEI " DEMOCRATICI " DI KIEV

Pubblicato su 13 Settembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POPOLI LIBERI

LO STILE DEI " DEMOCRATICI " DI KIEV
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Kissinger: "Obama creerà un nuovo ordine mondiale"

Pubblicato su 13 Settembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ESTERI

Il video risale a due anni fa: Kissinger intervistato dalla CNBC rivela che "Obama creerà un nuovo ordine mondiale...ed è esattamente quello che sta facendo, con la crisi con la Russia ed in medioriente, dove ha spodestato Saddam Hussein e Muammar Gheddafi per fare largo agli islamisti dell'ISIS, che sono stati armati e finanziati in chiave anti-Assad e gli è stato concesso il tempo di conquistare metà Iraq e metà Siria, prima che i governi ed i media occidentali si accorgessero di loro...

Informatitalia

 



Vedi anche: Lannes: "Kissinger, un criminale di guerra al Quirinale con Napolitano"

Tratto da:http://informatitalia.blogspot.it
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Sorgenia, regalo di Matteo Renzi a Carlo De Benedetti: 150 milioni l'anno

Pubblicato su 13 Settembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

È di notte che il governo Renzi riesce a dare il meglio di se stesso. E di notte in gran segreto è venuto fuori il decreto che a palazzo Chigi è stato ribattezzato «salva-De Benedetti», anche se più che salvare l’ingegnere ha gettato una ciambella di salvataggio alla controllata Sorgenia, consentendo l’accordo con le banche di fine luglio che ha tenuto in piedi la creatura di Carlo De Benedetti evitando un possibile fallimento.

Su quell’accordo in una notte di fine giugno il governo Renzi ha messo una fiche che a regime dovrebbe valere sui 120-150 milioni di euro l’anno. Il decreto salva-Sorgenia si chiama capacity payment, ed è stato firmato in accordo con Renzi - ma senza informare Federica Guidi - dal viceministro dello sviluppo Economico, il Pd Claudio De Vincenti. Perché di notte e quasi di nascosto? Perchè quel decreto ben prima di vedere la luce era già diventato un caso politico-editoriale.

Il campanello d’allarme era stato suonato il 2 marzo scorso dal Corriere della Sera con un articolo di Sergio Rizzo e Fabrizio Massaro titolato così: «Il premier, Sorgenia e il salvataggio pagato dallo Stato - Il nodo della remunerazione pubblica per le centrali del gruppo De Benedetti». Un attacco a Renzi per un favore non ancora fatto a De Benedetti. Un po’ di can can politico nei giorni successivi, e del caso Sorgenia da allora in poi si sarebbero occupate solo le cronache finanziarie che riferivano del salvataggio tentato dalle banche con in prima fila il creditore che rischiava di più: il Monte dei Paschi di Siena.

Nel silenzio però quel decreto è arrivato ed è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30 giugno scorso, circa due settimane prima che Carlo De Benedetti ricevesse di primo mattino nella sua abitazione romana il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio.

Il decreto capacity payment è stato un regalo fondamentale per Sorgenia, cui arriveranno secondo le prime stime il 20-25% degli incentivi previsti ai vecchi produttori di energia. La torta non è da poco: vale fra 6 e 700 milioni di euro l’anno a regime. Che cosa è il capacity payment? Previsto in una legge del 2003 firmata da Antonio Marzano, è un incentivo pubblico che doveva essere concesso ai produttori di energia in grado di soddisfare la domanda aumentando in poche ore la capacità produttiva durante i picchi richiesti dal mercato. La domanda di energia non è la stessa in ogni periodo dell’anno, ed eventi eccezionali possono cambiare anche radicalmente il grafico: per periodi eccezionali di caldo o di freddo, per incidenti sulla linea elettrica o altri eventi atmosferici.

Nel 2003 i produttori erano pochi e la domanda superava l’offerta: aveva un senso immaginare di incentivare gli investimenti in alcuni impianti per rispondere ai picchi improvvisi di domanda. Proprio quell’anno - per eventi eccezionali verificatisi sulla linea elettrica di importazione - domenica 28 settembre l’Italia intera restò per ore al buio in seguito al più rilevante black out mai registrato.

Il principio di incentivare la capacità produttiva fu inserito nella legge, ma non trovò mai applicazione. La politica energetica pubblica prese strade diverse, e si incentivarono le energie alternative: eolico e fotovoltaico in primis. Dal 2011 in poi quel decreto sulla capacity payment tornò di attualità, perchè a chiederlo a gran voce erano proprio i manager di Sorgenia. Il pressing era forte, ma l’ascolto non grandissimo. In dieci anni i produttori di energia si erano moltiplicati, e la domanda, complice la crisi economica, era scesa. Non esisteva e non esiste oggi il problema di fare fronte ai picchi di domanda energetica, perchè sono inferiori alla capacità produttiva. Il decreto dunque non era necessario. Ma quei soldi servivano come il pane a Sorgenia. Che continuò a insistere. Il primo ad arrendersi è stato Enrico Letta che a dicembre 2013 ha infilato una nuova norma nella legge di stabilità.

Poi nulla, fino a quando Sorgenia non stava per andare gambe all’aria e per salvarla il pool bancario aveva bisogno di qualche certezza in più sul business. È arrivata una notte di fine giugno, e con il decreto il salvataggio di Sorgenia è stato firmato dalle banche in un batter d’occhio. Del regalino Renzi-De Vincenti godrà ora il pool di banche con Mps in testa che diventerà azionista di Sorgenia. Anche De Benedetti: la sua Cir uscirà infatti dal capitale, ma se i conti di Sorgenia torneranno in utile, godrà di una sorta di buonuscita pari al 10% della eventuale plusvalenza realizzata a regime con l’operazione.

di Franco Bechis

Tratto da:http://www.liberoquotidiano.it

Sorgenia, regalo di Matteo Renzi a Carlo De Benedetti: 150 milioni l'anno
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“NELLA VITA C’È ANCHE IL SUICIDIO…”

Pubblicato su 13 Settembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA, POLITICA

Shockato e disgustato dal clamore mediatico generato dalla vicenda dell’orsa Daniza mi sono dedicato a fare un po’ di data-mining sui suicidi per la “crisi”. Visto che a quanto pare larga parte del paese sembra aver perso il lume della ragione ,per la seppur triste storia di un’animale, sento il bisogno di provare a riportare l’attenzione sugliesseri umani

“Nella vita c’è anche il suicidio.”
Queste le parole di un triste, infelice e dimenticato Presidente del Consiglio italiano in risposta ad una giornalista greca su La7.
Una mancanza di umanità atroce, parole che una persone di comune buonsenso non avrebbe mai il coraggio di pronunciare in pubblico.
Eppure… ( vedi video in fondo all'articolo )
 

Un suicidio ogni 2 giorni e mezzo, secondo gli ultimi dati resi noti daLink Lab il laboratorio di ricerca Socio Economica dell’Università degli studi Link Campus University.

Tra le varie cause spicca la crisi economica, che colpisce i lavoratori licenziati ma anche gli imprenditori falliti, la disoccupazione e poi le crisi sentimentali: separazioni e divorzi che spesse volte sono la manifestazione peggiore del clima di crisi economica che si respira nel nostro paese.
Fatti che purtroppo toccano alcune persone nel corso della vita ma i più fragili non reggono lo stress e il dolore, e questo si traduce nel drammatico dato di 4.000 suicidi ogni anno in Italia, dato in continua crescita.
Sono le valutazioni del professor Maurizio Pompili, responsabile del servizio Prevenzione del Suicidio dell’ospedale Sant’Andrea di Roma, i dati sono allarmanti: nel mondo ogni anno si stimano un milione di morti per suicidio, un tasso di 14,5 ogni 100.000 abitanti, e in Italia negli ultimi 30 anni si registra un aumento continuo, con picchi a meta’ degli anni ’80 e a meta’ dei ’90. “La difficoltà nel registrare i dati in maniera precisa ed efficace spesso è dovuta al fatto che nella larga parte dei casi si riscontra l’accavallarsi di differenti problematiche che portano un individuo a compiere un gesto così estremo”
Tra il 2008 ed il 2010, segnala la CGIA di Mestre, i suicidi per motivi economici sono aumentati del 24,6%, mentre i tentativi di suicidio, sempre legati alle difficoltà economiche, sono cresciuti leggermente meno: + 20%. Purtroppo, segnalano dalla CGIA, i dati forniti dall’Istat non ci consentono di riconoscere la professione svolta da queste persone (ovvero, se fossero imprenditori, lavoratori dipendenti, pensionati, etc.). In termini assoluti, a fronte di 150 suicidi per ragioni economiche registrati nel 2008, nel 2010 i gesti estremi per motivi economici sono saliti a 187, mentre i tentativi di suicidio sono passati da 204 a 245.

Il rapporto mette in evidenza la connessione tra l’aumento dei suicidi e la crisi economica, con particolare riferimento alla crisi del lavoro. Nel 2009 le persone disoccupate che hanno scelto di togliersi la vita sono state 357, quasi una al giorno e il 37,3% in più rispetto al 2008. Si tratta, perlopiù, di persone “espulse” dal mercato del lavoro, cioè che prima lavoravano e in seguito hanno perso la propria occupazione. Persone per le quali la crisi economica si è trasformata in una gravissima crisi umana, fino alla scelta estrema del suicidio. Nella maggior parte dei casi parliamo di lavoratori rimasti a casa dopo i 40 anni, poco “appetibili” per un mercato che già fatica ad assorbire i giovani. Le persone in questa situazione in Italia sono circa 1.800.000. Mentre i cosiddetti “incollocabili” (i disoccupati over 50) sono 600.000, e per loro è ancora più difficile pensare di trovare una nuova occupazione.
A fornire questi dati è Atdal Over 40 , un’associazione che si occupa a livello nazionale della tutela dei diritti dei lavoratori sopra i 40 anni.
La maggior parte delle Vittime è rappresentata da imprenditori, seguiti dai disoccupati. L’età di maggiore incidenza va dai 45 ai 65 anni. Per lo più sono uomini. In queste persone agisce molto una depressione che non viene riconosciuta e nella quale piombano perché non riescono più ad affrontare l’indebitamento. L’aumento dei suicidi, da quando siamo entrati nella crisi economica, ormai dal 2008 (e dalla quale non si vede uscita), è dovuto anche a una generale perdita di speranza di poter ricominciare e di sfiducia nelle istituzioni.

Nei primi tre mesi del 2014 sono già 51 le persone che si sono tolte la vita per motivazioni economiche, rispetto ai 32 casi registrati nello stesso periodo lo scorso anno. Continua dunque a salire vertiginosamente il numero dei suicidi per ragioni economiche, una escalation iniziata nel 2013 quando, a fronte dei complessivi 149 casi registrati nell’intero anno (in notevole aumento rispetto agli 89 del 2012), le vittime di suicidio sono passate da 32 del primo trimestre a 44 nel secondo trimestre, scendendo a 27 nel terzo per poi salire nuovamente a 46 negli ultimi tre mesi dell’anno.
Il suicidio per ragioni economiche continua ad essere un fenomeno che interessa quasi esclusivamente l’universo maschile: delle 51 vittime registrate nel primo trimestre del 2014, infatti, 50 sono uomini.
Salgono così complessivamente a 289 i suicidi registrati in Italia per motivazioni economiche dall’inizio del 2012 a marzo del 2014.
Nei primi tre mesi del 2014 il numero più elevato di suicidi si registra a febbraio con 20 casi, seguito da marzo con 16 e gennaio infine che conta 15 vittime

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Nel primo trimestre del 2014 la fascia d’età maggiormente interessata è quella che va dai 55 ai 64 anni con un’incidenza percentuale pari al 29,4%. A seguire la classe di età 45-54 anni per la quale si registra il 23,5% dei suicidi riconducibili a motivazioni economiche e la fascia 35-44 anni in cui le vittime di suicidio rappresentano il 19,6% del totale. Preoccupante appare il numero dei suicidi legati a problematiche e difficoltà economiche tra i più giovani: quasi il 6% delle vittime ha infatti un’età compresa tra i 25 e i 34 anni mentre circa il 4% ha meno di 25 anni.

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Meritano una riflessione anche i dati sui tentativi di suicidio.
E’ triste ricordarlo ma spesso il primo tentativo non va a buon fine, questo purtroppo non basta a far desistere dal compiere l’insano gesto.

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Numeri,solo numeri.
La rasserenante depersonalizzazione statistica fornita dall’algebra.
Quello che non possono raccontare è affidato all’intelligenza, all’empatia e alla umana comprensione.
Per ogni vita spezzata c’è più di una famiglia distrutta.
C’è il pianto di bambini che cresceranno senza padre o senza madre.
C’è la disperazione di chi ha perso un figlio.
Il rimorso di chi crede di non aver saputo aiutare un amico.
C’è il non riuscire a capire e a darsi pace.
C’è la vergogna.
C’è il dolore psichico.
Ci sono della urla strazianti che ti rimangono nella testa, tormentandoti per anni…

“Non siamo scarti.”
Il filmato di 4 minuti, narra attraverso le parole e i volti di alcuni disoccupati cinquantenni le paure e le aspirazioni di migliaia di persone che lottano contro le difficoltà economiche dovute alla perdita del lavoro, ma anche contro l’umiliazione e lo scoraggiamento di sentirsi “inutili”, seppure ancora giovani, dopo una vita di impegno e dedizione alla professione.”esseri umani azzoppati al culmine della loro maturità esistenziale, quando l’esperienza si aggiunge all’energia e produce una miscela irripetibile di forza e affidabilità”. Per sottolineare come – ed è anche il senso del video – sia necessario un ripensamento dell’intera situazione economica per evitare da un lato lo sfruttamento del lavoro giovanile, in molti casi sottopagato e precario, dall’altro la perdita di competenze, serietà e passione di lavoratori maturi ma che certo possono ancora dare molto allo sviluppo del Paese. ( vedi video in fondo all'articolo )

Chiudo con una citazione che amo e che ho imparato a fare mia…

“Stop. Quello che avevo da dire l’ho detto. La RABBIA e l’ORGOGLIO me l’hanno ordinato. La coscienza pulita e l’età me l’hanno consentito. Ora basta. Punto e Basta.” Oriana Fallaci (1929 – 2006), giornalista e scrittrice italiana.

“Ma soltanto il silenzio dei suicidati

più duro di ogni macigno

soltanto la roccia di questo patto

giurato fra uomini liberi

che volontari si informarono

per dignità e non per odio

decisi a riscattare

la menzogna e l’oltraggio dei media.

A quella puntata, se ci vorrai invitare,

ai nostri posti ci ritroverai

morti e vivi collo stesso impegno

popolo serrato intorno al monumento

che si chiama

ora e sempre

RESISTENZA”

Alcuni dei troppi martiri per l’Euro.

Via Crisitaly

Fonti:

http://lab.unilink.it/files/2014/05/STUDIO-COMPLETO-Suicidi-crisi-1°-Trim.-2014.pdf

http://www.eures.it/upload/doc_1305878239.pdf

http://www.istat.it

http://www.crisitaly.org/

Postato da: @KappaRar

Tratto da:http://kappadipicche.com

“NELLA VITA C’È ANCHE IL SUICIDIO…”
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Eseguite analisi dell’acqua piovana in Francia: i risultati sono inquietanti

Pubblicato su 13 Settembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECOLOGIA

Sono state di recente compiute in Francia alcune analisi dell’acqua piovana: l’esito è allarmante, poiché nell’arco di pochi mesi i livelli dialluminiobariostronzio e titanio sono cresciuti in modo esponenziale. Se consideriamo che, dopo decenni di attività chimico-biologiche, i valori di metalli nelle idrometeore dovevano essere già elevati, se ricordiamo che la contaminazione è ormai globale, non si hanno molte ragioni per essere ottimisti 

 
Uno dei nostri sostenitori, residente a Miserey Salines nel Doubs, ha commissionato al laboratorio Qualio di Besançon, l'analisi dell'acqua piovana raccolta nell'arco di otto mesi nello stesso luogo ed in condizioni analoghe. [1] 

Gli esiti delle analisi suscitano grande preoccupazione in quanto attestano un aumento paril all' 800% dei livelli di alluminio, un incremento del 100% del tasso di bario, stronzio e titanio. 

Queste risultanze sono state oggetto di una comunicazione al Sindaco di Miserey Salines. Il Primo cittadino si è impegnato a trasmettere il dossier ai responsabili dell'Agenzia regionale sanitaria di Besançon. 

[1] Il Doubs è un dipartimento francese della regione Franca Contea (Franche-Comté). Confina con i dipartimenti del Giura a sud-ovest, dell'Alta Saona a nord-ovest e del Territorio di Belfort a nord-est. A sud-est confina con la Svizzera: cantoni Giura, Neuchâtel e Vaud. Le principali città, oltre al capoluogo Besançon, sono Montbéliard e Pontarlier.

Fonte: 
acseipica.fr
 
Tratto da:http://www.tankerenemy.com
Eseguite analisi dell’acqua piovana in Francia: i risultati sono inquietanti
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