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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

DOMANDA CHIAVE E RISPOSTA NICHILISTICO FORMATIVA

Pubblicato su 30 Agosto 2011 da frontediliberazionedaibanchieri

 

Di Aascanio Montisci – Fonte: Stampa Libera

 

Se qualcuno ancora dorme, si svegli per piacere: siamo sempre più poveri, sempre più indebitati e abbiamo sempre meno diritti; basta solo guardarsi intorno e guardare con l’intento di vedere.
Il mondo non occidentale è pieno di guerre e conflitti perché l’occidente deve portare la pace!
Ma non si nota una qualche seppur lieve contraddizione?
Ci stanno per bene infilando i vari trattati di lisbona con codex alimentarius per contorno, più altre varie amenità.
Ci hanno pure inflazionato di valvole di sfogo sterili tipo grilli in compagnia cantante.
Ma loro, nostri amati governanti, solo ratificano.
Loro non sono i veri pensanti, quindi, cari Dalla Luna ed (ex)Barnard e compagnia ribelle, l’onore delle armi è vostro, a quali sorde orecchie cercate di consigliare e insegnare, su quali ovvietà cercate di far vertere la comun attenzione. Forse il Barnard ha visto quindi giusto ed ora si gode il sonno del giusto per aver “mollato il colpo”.
Sono oramai anni che stiamo sterilmente cercando di svegliare i buoi, ma i buoi son solo zombie in sonno eterno, mai si sveglieranno, perché dormienti non sono, sono solo finti vivi.
O ci si innalza su nuovi piani di consapevolezza e da lì si prova a fare/causare un gran bel boato sveglia morti, o lasciamo perdere e pace, verranno tempi migliori per i migliori.
Quindi, nichilisticamente ed entropicamente parlando, buoni sonni a tutti e pace ai cuori puri

 

 

 

 

FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI

 

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IL GOVERNO FA L'ESATTORE PER CONTO DELLE BANCHE

Pubblicato su 29 Agosto 2011 da frontediliberazionedaibanchieri

OGGI LO STATO ITALIANO SPENDE IL 16% DEL BILANCIO PER PAGARE INTERESSI.

 

LIBERATI DI QUESTA QUOTA SAREMMO UNA NAZIONE IN BUONA SALUTE ECONOMICA, INFATTI PER DIVERSI ANNI ABBIAMO AVUTO UN AVANZO DI BILANCIO....ESCLUSI GLI INTERESSI SUL DEBITO.

 

 

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EURO NAZIONALI CONTRO LEUROCRAC- INTERVISTA A MARCO SABA

Pubblicato su 29 Agosto 2011 da frontediliberazionedaibanchieri

di Nicoletta Focheri

Fonte: http://www.danielemartinelli.it/2011/08/26/euro-nazionali-contro-leurocrac-intervista-a-marco-saba/

Blog: Un saluto a Marco Saba del Centro studi monetari, dunque siamo in piena crisi economica ci sono dati contrastanti, in parte dettati dalle borse, che perdono credibilità sui mercati, in parte le sorti degli Stati Uniti. Cosa prevedi a livello politico per quanto concerne l’Italia e più in senso generale il destino della moneta dell’Euro?

M.S. “Bah, dunque la situazione è effettivamente abbastanza complessa, questi cali in Borsa dei titoli che ci sono stati recentemente in realtà sono ancora più gravi di quello che sembrano, nel senso che la moneta in cui sono quotate queste azioni a sua volta sta perdendo valore abbastanza rapidamente. Questo lo vediamo, per esempio, nei confronti del distacco che si è creato tra l’euro e il franco svizzero che ultimamente sembra che si sia rivalutato e l’euro che ha perso di valore. Facciamo fatica a vedere la perdita di valore dell’euro perché sostanzialmente sta avendo un confronto col dollaro degli Stati uniti che più o meno rimane sugli stessi valori, ma dobbiamo considerare che anche il dollaro ha subito un’inflazione… per fare un esempio: una tazzina di caffè a Zurigo costa 5 euro e mezzo, tanto per avere un’idea della differenza di prezzo. E’ vero anche che il franco svizzero insieme all’oro sono considerati 2 beni rifugio, non a caso avete visto che Chavez recentemente ha chiesto di riavere indietro le sue riserve auree, cosa che tra l’altro ha scatenato un po’ di putiferio perché le banche centrali da sempre manipolano al ribasso il prezzo dell’oro sempre allo scopo di far sembrare che la loro moneta ha più valore di quello che realmente ha. E quindi succede che queste grandi banche centrali occidentali hanno fatto degli accordi con cui, in pratica, la riserva aurea della banca d’Italia è stata magari affittata 2 o 3 volte a entità diverse. Praticamente hanno creato una quantità artificiale di oro sul mercato che in realtà non esiste, per cui quando uno degli operatori chiede la consegna fisica o la restituzione delle riserve come nel caso di Chavez, si crea un po’ di panico.” 

Blog: a cosa può portare tutto questo?

M.S. “Un’inflazione della moneta c’è sempre stata, nel senso che le banche centrali hanno sempre barato e questo lo si vede considerando che oggi un dollaro vale 2 centesimi del 1913, quando è entrata in funzione la Federal reserve. Una considerazione simile la possiamo fare anche nei confronti dell’euro tenendo conto del vecchio cambio delle 1.936,27 lire per euro, anche da lì si vede che in realtà… e questa è una considerazione importante: non è vero che i banchieri federali o i banchieri generali siano più prudenti nella gestione della moneta, ed è per questo che avrebbero tolto ai politici la sovranità sull’emissione monetaria perché storicamente loro hanno sempre fatto l’inflazione quindi, la differenza tra… e questo volevo specificarlo perché è un tema abbastanza importante in questo momento anche a livello internazionale, proprio chi esercita la sovranità sul credito e sulla moneta. Ovviamente dare moneta o dare credito a un’iniziativa piuttosto che a un’altra si traduce in soldoni in far politica no? Perché è inutile che noi siamo tutti, per esempio, contro le centrali nucleari visto quello che sta succedendo a Fukushima, quando poi il sistema bancario, autonomamente decide di sponsorizzare l’industria nucleare perché hanno a disposizione prestiti ingentissimi e cose di questo genere. Direi che c’è una presa di coscienza da parte del pubblico di questo rapido e aumento di velocità di perdita di valore della carta sostanzialmente appunto della moneta tipo euro-dollaro e c’è la corsa ad acquistare quei beni che abbiano un valore concreto appunto oro o una valuta come potrebbe essere il franco svizzero piuttosto che immobili… insomma francamente a tradurre in beni concreti i loro risparmi per evitare di disperdere il potere d’acquisto.”

D.M. Ecco sempre che… per paradosso se l’oro dovesse esaurirsi, potremmo pensare che poi l’argento lo possa sostituire come valore? Cioè il bene rifugio non è comunque un bene convenzionale socialmente accettato? E quindi la progressiva povertà e l’aumento di famiglie in difficoltà non potrebbe portare a una sorta di microeconomie che si autolegittimino e si autoriconoscano in una ristretta area geografica e tutto questo possa anche mettere in discussione la sovranità degli Stati stessi?

M.S. “No, allora a proposito del concetto della sovranità, perché tutto il gioco poi funziona così perché quando i banchieri danno – diciamo – i numeri come stanno facendo in questo periodo, se andiamo a vedere la storia vediamo che poi arriva un governo populista e sistema più o meno le cose. In realtà in questa mimica tra il popolo e i banchieri è un po’ una specie di tavolo di poker dove c’è uno che bara che è il banchiere e il popolo che sostanzialmente viene fregato, però poi si arriva a un punto limite in cui il popolo perde assolutamente tutto e il banchiere ha solo 2 possibilità: o finisce il gioco oppure in qualche modo deve trovare il sistema di redistribuire questo denaro perché appunto senno il gioco finisce. Questo sistema ha dei cicli che si ripetono, non è una novità di questo secolo ma è una cosa abbastanza conosciuta nella storia anche se poi fa parte di quel tipo di storia che difficilmente si legge sui giornali perché ovviamente una delle prime cose che hanno fatto i banchieri ai primi del ’900 è stato impadronirsi di tutti gli organi di stampa. Cosa che anche in Italia è avvenuta perché infatti difficilmente sui giornali troviamo una visione economica che sia un po’ più aderente alla realtà. In pratica quello che voglio dire è che oggi le banche hanno un potere tale di poter creare denaro dal nulla tramite false scritture contabili, che dire che una banca è in crisi o che il sistema bancario è in crisi e che lo Stato gli deve dare dei soldi, sarebbe come dire che la Fiat va in crisi e noi gli dobbiamo dare le macchine! ciiè gli unici che possono creare il denaro dal nulla sono le banche stesse.Quindi in realtà il vero problema di questo Paese è che lo Stato e il governo sono complici di questa grande predazione da parte delle banche e non si vedono in questo momento uomini politici che possano prendere in mano la situazione. Quello che può succedere nell’area Euro è semplicemente che uno Stato in default faccia decisioni tipo quelle che ha fatto l’Islanda, cioè ripudiare il debito e eventualmente ritornare a utilizzare una moneta nazionale. Tutto questo che in tutta stampa all’unisono viene descritta come una possibilità tragica, in realtà darebbe al Paese che fa questa scelta un grandissimo vantaggio rispetto a tutti gli altri in quanto poter emettere la propria moneta è un qualcosa che dà un vantaggio competitivo enorme. Infatti lo vediamo in Cina, dove tutte le banche sono nazionalizzate l’emissione della moneta è nazionalizzata ed è semplicemente per questo che la Cina sta vincendo su tutti i mercati mondiali.”

D.M. dunque l’euro non ha più futuro?

M.S. “Appunto, dicevo se uno Stato dell’Europa si accorge del vantaggio competitivo enorme che avrebbe staccandosi dal sistema emettendo una propria moneta, anche gli altri se ne accorgerebbero e quindi naturalmente ci sarebbe una disgregazione dell’area monetaria dell’euro. Secondo me stanno cercando di fare di tutto per evitarlo. Quindi in realtà voglio dire questo: se anche nessuno rispettasse il diktat della banca centrale europea di Francoforte, comunque quella continuerebbe a comprare i titoli di Stato dei Paesi in difficoltà perché altrimenti tutto il gioco finisce. Quindi, in realtà quella famosa lettera che è arrivata qualche giorno fa in cui i banchieri da Francoforte dicevano al governo cosa doveva fare in tema di riduzione di spesa eccetera, in realtà il governo ha deciso di fare come voleva perché intanto il problema della banca centrale europea è un bluff. Se appunto come dicevo prima un Paese esce dall’area euro, praticamente si scatena un effetto domino e i banchieri di Francoforte dovrebbero cercarsi un lavoro onesto.”

D.M. da questo punto di vista cosa prevedi? cioè è più facile che tutti i paesi europei tornino alle loro monete originarie oppure è più facile che ci sia un’insistenza nel mantenere l’euro e questo possa portare a una disgregazione degli Stati?

M.S. “Io penso che comunque il sistema è minato. Penso che per l’Euro la situazione così com’è non possa andare avanti, tra l’altro voglio far presente che il 17 settembre ci sarà in tutto il mondo un’occupazione delle Borse, in Inghilterra nelle sedi della Banca d’Inghilterra, e questa mega manifestazione mondiale ha proprio lo scopo che durerà vari mesi per esempio alla Borsa si New York, dove già vanno con le tende si stanno organizzando, proprio per tirare fuori la verità di come questo sistema sia falso e sia esclusivamente a vantaggio dei banchieri. Quindi io penso che la presa di coscienza su vasta scala grazie ad Internet del meccanismo truffaldino di come funziona il sistema monetario occidentale, che poi è quello che stiamo cercando di ricordare con queste guerre “pacifinte” in Libia Afghanistan eccetera, stanno semplicemente cercando di globalizzare la truffa monetaria e quindi anche per questo troviamo una resistenza molto forte, ovviamente, perché non potriamo la democrazia ma stiamo portando la “bancocrazia” che non piace a nessuno ovviamente. E infatti già nei nostri Paesi si vedono gli effetti. Non è che l’Euro è minato perché ha un brutto nome, semplicemente se cambiassero le regole del sistema di emissione, per esempio dando ad ogni Stato la possibilità di emettere la sua quantità di euro, non dalla banca centrale privata dello Stato ma direttamente dal Ministero del Tesoro, Io dico che se la comunità europea dà la possibiltà di potere emettere la sua quota euro e di spenderli per i lavori pubblici per la ripresa eccetera, allora l’euro potrebbe benissimo avere un gran successo e servire per unificare l’Europa ma appunto dovrebbe cambiare il sistema di emissione attuale

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FANTASMI DELLA REALTA' E POTERE DEI BANCHIERI

Pubblicato su 28 Agosto 2011 da frontediliberazionedaibanchieri

di Ida Magli
ItalianiLiberi http://www.italianiliberi.it/

Si stanno rappresentando in questi giorni, in diversi paesi d’Europa, straordinarie commedie dell’assurdo. Gli attori più in vista sono gli uomini di Governo - in Francia, in Spagna, in Grecia, in Germania, in Italia - ma sono coadiuvati talmente bene in questa recita da tutti gli altri responsabili della vita politica e sociale, e prima di tutto dai giornalisti, che noi, poveri cittadini-sudditi, non riusciamo a capire perché il loro frenetico agire ci sembri così privo di una concreta direzione di senso e temibile proprio per questo.

Lo spettacolo offerto dagli “attori” italiani è tragico e surreale al tempo stesso. Berlusconi, Tremonti, Bossi, recitano a meraviglia i loro piccoli scontri sul bilancio, sul trasferimento di qualche Ministero al Nord, sulla necessità del governo centrale di aiutare lo smaltimento dei rifiuti a Napoli, come se davvero questi fossero i problemi politici di una Nazione che non soltanto deve provvedere alla vita ordinata di 60 milioni di persone ma che, per la sua posizione geografica, per i suoi impegni con l’Ue e con la Nato, è al centro di interessi economici e militari a livello mondiale. Le opposizioni stanno al gioco con una puntualità e una solerzia quasi incredibili, tenendo ben fissa l’attenzione dei cittadini, ma in apparenza anche la propria, sui piccoli particolari di queste dispute come se davvero fossero racchiusi qui i maggiori problemi degli Italiani. Se qualche volta la polemica sembra diventare più forte, è soltanto perché lo scambio di invettive ha assunto termini maggiormente violenti e volgari, ma si tratta in tutti i casi di invettive a vuoto: servono ad alimentare la commedia. Della politica vera, dei drammatici problemi veri, non parla nessuno, né al governo né all’opposizione.


I problemi più importanti

Sono problemi che chiunque è in grado di vedere e che, volendo limitarsi esclusivamente ai più gravi ed impellenti, possiamo indicare nel modo seguente:

1) L’ inesistenza dell’Europa come realtà politica, dalla quale però dipendiamo come se esistesse (la vicenda della guerra in Libia decisa da Sarkozy ne è una soltanto una delle ultime e sconvolgenti prove).

2) L’ appartenenza dell’Italia alla Nato, organizzazione militare che non si sa più a quale direttiva politica obbedisca data la mancanza di un’autorità politica europea e la contemporanea perdita di potere dei singoli Stati d’Europa (nessuno s’interroga, per esempio, su quale ruolo stia svolgendo nella politica estera l’Inghilterra, sempre sorella degli Stati Uniti ma con un piede dentro e uno fuori dell’Ue).

3) Il potere assoluto dei banchieri, a livello mondiale ed europeo, che ha completamente esautorato i politici nazionali e sta mano a mano svuotando l’essenza stessa dei singoli Stati costringendoli a vendere i loro possessi e finanche il proprio territorio (la Grecia è soltanto la prima di una catena già pronta).

4) L’irrazionalità di una sola moneta come espressione e strumento di 17 Stati totalmente differenti per il loro peso politico e le loro dimensioni economiche. E’ evidente che, o si disfa al più presto questa costruzione sul vuoto, oppure si verificherà un catastrofico fallimento collettivo. C’è forse bisogno di una qualsiasi dimostrazione in questo campo? L’euro è soltanto il diverso nome del marco. Un marco privo, però, dello Stato di cui era espressione. Per questo la Germania ha funzionato fino adesso come lo “Stato ombra” dell’euro. Ma è chiaro che la Germania non può continuare a reggere questa mastodontica finzione senza farsi trascinare anch’essa nel baratro: prestarsi soldi fra debitori (l’Italia, tanto per fare un esempio, ha iscritto nelle uscite del proprio bilancio il denaro prestato alla Grecia) è una pratica da “pazzi”, che nessun “povero” metterebbe in atto e che nessun usuraio accetterebbe, ma che i banchieri della Bce e del Fmi fingono di trovare normale e necessaria, spingendola fino all’estremo al solo scopo di rimanere alla fine “proprietari”, concretamente proprietari di tutta l’ Europa dell’euro.

5) L’eliminazione degli intellettuali dalla leadership, concordemente attuata da tutti i partiti europei, fatti esperti dallo scontro-sottomissione degli intellettuali nella Russia bolscevica. I partiti più importanti in Europa sono anche oggi quelli essenzialmente comunisti, reduci del comunismo e più o meno suoi eredi. L’Italia ne rappresenta la più fulgida testimonianza: il Presidente della Repubblica è appartenuto per tutta la vita, fino dai tempi di Stalin, al Partito comunista. Con il trattato di Maastricht gli intellettuali sono stati praticamente aboliti; non si sente più nessuna voce che possieda autorità tranne quella dei banchieri. Segno evidente di una tragica realtà: se sono morti gli intellettuali, è morta la civiltà europea.

6) La complicità di tutti i mezzi d’informazione con il disegno dei politici e dei banchieri. Una complicità così assoluta quale mai si era verificata prima nella storia perché non obbligata da nessuna censura. Gli oltre 500 milioni di cittadini d’Europa coinvolti nell’operazione disumana di lavorare senza saperlo al proprio suicidio, vi sono stati condannati non tanto dai politici quanto dai giornalisti. Senza il silenzio dell’informazione non sarebbe stato possibile condurre in porto un disegno di puro potere quale quello in atto.

Politici e banchieri in commedia

Se ciò che ho messo sinteticamente in luce è il quadro generale, per quanto riguarda i piccoli avvenimenti di quest’ultimo periodo a casa nostra non si può fare a meno di rilevare gli errori compiuti dai partiti di governo. Il Pdl e la Lega avrebbero avuto il dovere di piegarsi almeno per un momento a riflettere sui motivi delle sconfitte riportate nelle ultime elezioni e nei referendum. Per farlo, però, sarebbe stato necessario abbandonare il gioco della finzione come unica attività dei politici, uscire dalla “rappresentazione”, scendere dal palcoscenico dell’assurdo, cosa che evidentemente non hanno il coraggio di fare. Che non sia facile è chiaro.

Bisognerebbe, infatti, rivelare agli Italiani che la sovranità e l’indipendenza della Nazione non esistono più, che tutte le funzioni vitali della società e del potere sono state consegnate in mani straniere e che quello che sembra ancora autonomo ed efficiente è di fatto pura apparenza. E’ sufficiente un solo esempio.

Tutto il gran parlare e il gran manovrare che si verificato in questi giorni intorno ai nomi del Signor Draghi, del signor Bini Smaghi e di altri importanti banchieri, appartiene al mondo della “rappresentazione”, della “commedia surreale”. In realtà i politici e il governo italiano non possiedono in questo campo alcun potere.

Il signor Draghi, il signor Bini Smaghi, il signor Trichet (presidente della Bce) sono, chi in un modo chi in un altro, i proprietari, i possessori, gli “azionisti” delle Banche centrali. La Banca d’Italia, la cui direzione il signor Draghi sta per lasciare nelle mani del probabile signor Bini Smaghi, non è per nulla la Banca “di” Italia, non appartiene allo Stato italiano; quel “di”, particella possessiva, è un falso perché si tratta di una banca di proprietà di cittadini privati, possessori, come il signor Draghi, di parti del suo capitale, e continua a portare il nome di quando era effettivamente di proprietà dello Stato italiano ed emetteva la moneta dello Stato, esclusivamente allo scopo di ingannare i cittadini italiani. Stesso discorso si può fare per la Banca centrale europea, anch’essa proprietà di ricchissimi banchieri privati come i Rothschild, i Rockfeller e gli altri banchieri possessori del capitale della Banca d’Inghilterra, della Banca d’Olanda e ovviamente anche della Banca d’Italia come il signor Draghi.

Lo Stato italiano, quindi, non ha, come nessun altro Stato europeo, alcun potere sulle nomine e tutto il gran parlare che si è fatto sul rispetto delle “procedure” da parte del Governo, sull’approvazione da parte del Parlamento europeo della nomina di un “illustre italiano” nelle vesti del signor Draghi, è stata una commedia, finzione allo stato puro: i banchieri si scelgono, si cooptano fra loro, tenendo nascosto il proprio potere dietro la copertura dei politici.

In conclusione: non c’è nessuno, in Italia, che non lavori a ingannare i cittadini, ivi compresi - è necessario ripeterlo e sottolinearlo - i giornalisti, la cui complicità è determinante in quanto costituisce il fattore indispensabile alla riuscita della rappresentazione.

Rimane la domanda fondamentale: perché i politici hanno rinunciato al proprio potere trasferendolo nelle mani dei banchieri? Nessuno ha ancora dato una risposta soddisfacente a questo interrogativo ed è questo il motivo per il quale siamo tutti paralizzati: siamo prigionieri in una rete fittissima ma non sappiamo contro chi combattere per liberarcene.

Il regno di Bruxelles

Laddove i banchieri non sono soli a comandare, troviamo insieme ad essi altri privati, non soggetti a nessuna votazione democratica, quali i Commissari dell’Ue e i Consiglieri del Consiglio d’Europa, di cui probabilmente gli Italiani non conoscono neanche il nome. In quel di Bruxelles le commedie dell’assurdo abbondano, tanto più che, lontani da qualsiasi controllo, si sono moltiplicati i ruoli, gli attori e i fiumi di denaro necessari alle rappresentazioni. Gli obbligati “passaggi” di alcune normative attraverso il Parlamento europeo, per esempio, costituiscono soltanto una delle innumerevoli, mirabili finzioni che sono state ideate per ingannare i poveri sudditi dell’Ue. Infatti le decisioni importanti vengono prese in ristretti gruppi di élite (il Bilderberg, l’Aspen Institute, per esempio) e la loro consegna al Parlamento obbedisce ad un rituale pro-forma, ad un’apparente spolverata di democraticità, così come soltanto pro-forma vengono consegnate poi per la ratifica finale ai singoli Parlamenti nazionali. Il nostro Parlamento, ubbidientissimo e servile come nessun altro, a sua volta le approva senza preoccuparsi neanche di farcelo sapere. A tutt’oggi l’80% delle normative in vigore in Italia è dettato da Bruxelles, ma gli Italiani credono ancora di essere cittadini di uno Stato sovrano.

Insomma, dobbiamo guardare in faccia la realtà: lo Stato italiano esiste soltanto di nome e noi, suoi sudditi, serviamo a tenere in vita, con i nostri soldi e la nostra credulità, una miriade di istituzioni “crea carte” e “passa carte” prive di reale potere. Si tratta, però, di istituzioni che, come succede sempre negli Stati totalitari, creano per sé a poco a poco il potere che non possiedono costruendo e organizzando cerchi sempre più larghi di nuove istituzioni, di inestricabili burocrazie. Non per nulla un esperto della Russia bolscevica quale Bukowski ha affermato che l’Ue ne costituisce una copia. Non si tratta di un’affermazione esagerata: gli avvenimenti che lo provano sono sotto gli occhi di tutti, anche se per la maggioranza dei cittadini, accecati dalla “rappresentazione” della democrazia, è difficile accorgersene. Ma presto la burocrazia mostrerà la durezza della sua faccia.

Dittatura europea e Val di Susa

E’ di questi giorni lo scontro dei cittadini con il governo “democratico” a causa della cosiddetta “Alta velocità” in Val di Susa. Si tratta di un’opera imposta dall’Ue, ovviamente non per collegare Torino a Lione, affermazione incongrua e ridicola, ma per poter fingere che l’Europa sia un unico territorio, trasformando le Alpi e l’Italia in un “corridoio” europeo (non sono io ad avergli dato questo nome: l’hanno chiamato così coloro che si sono autoproclamati proprietari dell’Europa). “Traforare le Alpi”per far passare un treno da Torino a Lione è un’operazione talmente folle che è impossibile trovare aggettivi sufficienti a definirla. L’insensibilità dei padroni dell’Europa e dei loro servi italiani per ciò che è la “natura”, il territorio, il paesaggio, come la prima e assoluta bellezza di cui è divinamente ricca l’Italia, sarebbe sufficiente a negarne l’autorità e il potere. Deve essere comunque chiaro a tutti, e affermato con assoluta determinazione, che il territorio di una Nazione è proprietà del suo popolo, e non può essere alienato in nessun modo se non per espressa volontà del popolo. I politici odierni non sono monarchi, non possiedono, come un tempo i re, i territori che governano.

Il governo italiano ha dimostrato in questa occasione, più e meglio che in molte altre, il suo disprezzo per la democrazia, opponendo la forza della polizia alla sovranità dei cittadini, mentre il suo primo dovere sarebbe stato quello di rifiutare l’imposizione dell’Ue per un’opera ingegneristicamente mostruosa, rischiosa fino all’impossibile, priva di una qualsiasi giustificazione. Appellarsi al denaro fornito dall’Ue, come i politici sono soliti fare, costituisce l’ennesima prova del disprezzo che nutrono per l’Italia, per il suo territorio, per la sua bellezza. Una prova, inoltre, della loro incapacità a credere che esista qualcuno al mondo la cui anima non somigli a quella dei banchieri.

www.disinformazione.it

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MORIRE DI DEBITO ?

Pubblicato su 27 Agosto 2011 da frontediliberazionedaibanchieri

Autore Carmen Gallus – Fonte: Stampa Libera

Da Vocidallestero un articolo made in Italy che mostra come le privatizzazioni non servono a ridurre il debito, ma solo a redistribuire la ricchezza dal profitto e dai salari alla rendita

di Daniele Scalea

15 agosto 2011

Alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, il socialista francese Marcel Deat si chiedeva se valesse la pena “morire per Danzica”. Parafrasando le sue parole, oggi gl’Italiani dovrebbero domandarsi se valga la pena “morire per il debito”. Perché la sorte che si profila per il nostro paese è tutt’altro che rosea. A meno di prendere scelte coraggiose che possono cambiare il corso della nostra storia…

Il recente attacco speculativo allo Stato ed alle banche italiane ha portato, per riprendere la formulazione ripetuta da molti commentatori, ad un commissariamento del nostro paese da parte di potentati esteri. La Banca Centrale Europea (BCE), d’accordo con USA, Francia e Germania, ha cominciato ad acquistare titoli di debito pubblico italiano sul mercato, ma chiedendo in cambio pesanti contropartite.

La “politica di risanamento” che la BCE pretende dall’Italia nasconde dei palesi secondi fini, e non potrebbe essere altrimenti vista la regia – neppure tanto occulta – di potenze estere nella vicenda. L’ormai famosa lettera di Jean-Claude Trichet e Mario Draghi a Berlusconi è rivelatrice in tal senso. Il duo rappresentante della BCE avrebbe infatti indicato come misura prioritaria la privatizzazione del patrimonio pubblico italiano.

Ora, non esiste un singolo esempio storico in cui le privatizzazioni abbiano portato ad una significativa riduzione del debito d’uno Stato. Il caso italiano dei primi anni ’90 è significativo. Allora lo Stato procedette, tra le altre cose, alla dismissione di una mega-corporazione industriale-finanziaria, l’IRI: la settima maggiore società al mondo per fatturato, che a lungo era stata la più grande azienda al di fuori degli USA. Ebbene, l’erario incassò in totale 198.000 miliardi di lire, pari ad appena l’8% del debito pubblico (2.500.000 miliardi di lire). Se sollievo vi fu, fu di breve durata, perché oggi il debito pubblico italiano è di oltre 1.900 miliardi di euro, ossia quasi 3.700.000 miliardi di vecchie lire.

Mario Draghi dovrebbe conoscere bene questo caso, dal momento che all’epoca delle privatizzazioni degli anni ’90 era direttore generale del Tesoro e partecipò alla tristemente nota riunione sul panfilo “Britannia” di Sua Maestà la Regina d’Inghilterra. Dovrebbe ricordarsi anche di come le privatizzazioni (che già erano cominciate negli anni ’80) abbiano portato, alfine, al declino industriale dell’Italia. Infatti, cosa rimane oggi di quell’Italia in cui la Olivetti produceva calcolatori elettronici (oggi noti come computer, proprio perché noi uscimmo anzitempo dal settore lasciandolo in mano agli anglosassoni) o in cui la Montedison era all’avanguardia nella sperimentazione degli organismi geneticamente modificati? Queste amare considerazioni potrebbero spingerci a farne d’ancora più aspre circa la scelta del governo Berlusconi di barattare con Sarkozy la Libia e la Parmalat pur d’avere il via libera francese alla nomina di Draghi a prossimo presidente della BCE: in tempi non sospetti notevamo che l’ex dirigente di Goldman Sachs appare più vicino alla finanza anglosassone che al sistema economico italiano.

Ma se le privatizzazioni sono inefficaci, perché Trichet e Draghi, ma anche le cosiddette “parti sociali” italiane (Confindustria e sindacati), pongono l’enfasi su di esse? Probabilmente perché rimangono oggi alcuni bocconi ghiotti, aziende solide ed in attivo come ENI, Finmeccanica e Poste Italiane. Aziende che sono però strategiche per lo Stato italiano, perché operative, rispettivamente, in settori come l’approvvigionamento energetico, la produzione d’armamenti, la banca e le comunicazioni.

Al di là della preoccupante prospettiva di perdere il controllo d’industrie strategiche, lasciando in futuro settori vitali dell’economia e della potenza italiana in mano altrui, la “politica di risanamento” impone altri pesanti oneri e sacrifici alla società: la finanziaria recentemente annunciata dal Governo ne è un chiaro esempio.

La logica, ancora una volta, è quella di spostare la ricchezza dai produttori agli speculatori, ossia dai cittadini lavoratori ed imprenditori alle banche ed ai giocatori di borsa, dal profitto e dai salari alla rendita. È la stessa logica insita nel quantitative easing perseguito negli USA, ma risponde ad una tendenza di più lungo periodo, quella della finanziarizzazione dell’economia occidentale, in cui per l’appunto la rendita e la speculazione hanno preso il sopravvento sull’economia reale e produttiva. Il professore Steve Keen, economista australiano, ha parlato del «più grande trasferimento di ricchezza della storia». L’economista statunitense Dean Baker ha scritto di una «massiccia redistribuzione del reddito agli azionisti ed agli alti dirigenti delle banche». Gli economisti Hossein Askari e Noureddine Krichene hanno affermato che «il potere d’acquisto è sottratto a lavoratori, pensionati e correntisti e donato a debitori e speculatori».

Non si tratta solo d’un problema di equità o iniquità, ma anche di efficienza e pragmatica. Gli stessi padri del liberismo, gli economisti politici classici dell’Inghilterra sette-ottocentesca, sottolineavano il ruolo negativo giocato dalla rendita nella crescita economica. Politiche che favoriscono la rendita sul profitto e sul salario, la speculazione sulle attività produttive, sono del resto cominciate ben prima della crisi del 2008, in parallelo con la finanziarizzazione (e deindustrializzazione) dell’economia occidentale.

Misure di “risanamento” che, per salvare speculatori e rentier, colpiscono i produttori, finiscono col dilapidare il capitale umano della nazione. Pensiamo ai tagli al sociale: un cittadino meno istruito e meno sano apporta minore beneficio alla nazione. Inoltre, il pericoloso sommarsi di riduzione dei servizi ed aumento della pressione fiscale genera malcontento, ed i recenti esempi dei paesi arabi, dell’Inghilterra e della Francia dovrebbero far suonare un campanello d’allarme. L’inasprirsi del conflitto sociale e l’esplodere di tumulti raramente è una buona notizia per un paese, quasi mai lo è per la sua economia.

Inoltre, la diminuzione della spesa pubblica può incidere negativamente, oltre che sui servizi, anche sugl’investimenti produttivi, come la costruzione di nuove infrastrutture. Non si vuol qui negare l’opportunità di ridurre la spesa pubblica, ma si contesta che, lungi dal puntare agli sprechi, si opti per tagli salomonici, e che le ristrettezze di bilancio siano dettate e commisurate agl’interessi da pagare ai rentier.

Il rischio è che, se tra qualche decennio l’Italia avrà interamente pagato il suo debito, l’avrà però fatto a costo dell’immobilismo e della stagnazione, ritrovandosi così retrocessa nel “secondo mondo”, o addirittura più indietro.

Alternative possibili ci sono, benché se ne parli di rado. Salvatore Cannavò è uno dei pochi giornalisti ad averne proposta una: ricorrere alla tesi del “debito illegittimo” dell’economista francese François Chesnais per disconoscere o rinegoziare una parte del debito, come fatto dall’Ecuador nel 2007. Nel 2005 l’Argentina fece di più, ristrutturando per intero il proprio debito: ossia rinegoziando gl’importi e gl’interessi coi creditori, di fronte all’oggettiva impossibilità di ripagarlo per intero. Si tratta di provvedimenti più moderati del puro e semplice “default sovrano” (ossia la bancarotta e la cancellazione tout court del debito), ma non meno efficaci.

Ristrutturare il debito non ha avuto che effetti benefici sui paesi che l’hanno fatto. L’Ecuador nel 2008 fece segnare una crescita record del PIL per il paese, pari al 6,5%, ed anche dopo il duro colpo della crisi mondiale oggi cresce d’oltre il 3% l’anno. Dal 2006 ad oggi il PIL pro capite del paese è cresciuto d’oltre il 70%, e la popolazione sotto la soglia di povertà è diminuita di quasi il 15%. In Argentina la crescita del PIL post-ristrutturazione si è assestata attorno al 9% e, dopo il rallentamento in coincidenza con la crisi mondiale, è tornata al 7,5%. Il reddito pro capite dal 2004 ad oggi è cresciuto di quasi un quinto. Dal 2004 al 2010 la popolazione sotto la soglia di povertà è passata dal 44,3% al 13,9%.

A titolo di raffronto, dal 2004 in Italia il reddito pro capite è aumentato solo del 10%, il PIL è cresciuto, quando è cresciuto, di poco più dell’1% all’anno. Nella Grecia catturata dalla spirale debitoria un quinto della popolazione vive sotto la soglia di povertà, il reddito pro capite è in calo dal 2007, il PIL è sceso del 2% nel 2009 e del 4,5% nel 2010.

Alla luce di questi dati, non resta che da domandarsi: chi vuole imitare l’Italia? La Grecia e le sue ferali prestazioni economiche, oppure l’Argentina che, sgravatasi dal peso del debito pubblico, sta crescendo a ritmi “cinesi”?

* Daniele Scalea è segretario scientifico dell’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG) e redattore della rivista “Eurasia”. È autore de La sfida totale (Roma 2010) e co-autore (con Pietro Longo) di Capire le rivolte arabe. Alle origini del fenomeno rivoluzionario (Dublin-Roma 2011).

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NOTE A MARGINE DEL MANIFESTO PER UNA GIUSTIZIA MONETARIA

Pubblicato su 26 Agosto 2011 da frontediliberazionedaibanchieri

LA MONETA DEVE ESSERE DEL POPOLO E NON DELLA BANCA CENTRALE.

"REDDITO DI CITTADINANZA".NOI VOGLIAMO CHE NASCA DI PROPRIETÀ DEI CITTADINI E CHE SIA ACCREDITATA AD OGNUNO COME

 

L'autonomia della BCE deve essere funzionalmente limitata al solo momento dell'emissione,

 

mentre la proprietà della moneta e quindi le libertà giuridiche essenziali alla

sua utilizzazione devono essere riconosciute come prerogativa esclusiva degli

Stati Membri. Il rapporto organico, per essere razionale, deve distinguere il

momento strumentale o funzionale - prerogativa dell'organo- dal momento

edonistico - prerogativa della collettività-. Il momento edonistico è

strettamente individuale e per sua natura non delegabile. Non si può godere dei

beni per rappresentanza organica.

 

In breve, posto che per democrazia deve intendersi l'attribuzione al popolo

della sovranità politica, ogni popolo deve avere anche la sovranità monetaria

che, di quella politica, è parte integrante ed essenziale e quindi

irrinunciabile. Ecco perché ogni popolo va riconosciuto proprietario della sua

moneta all'atto dell'emissione in un regime di " DEMOCRAZIA INTEGRALE

". Altrimenti si definisce democrazia l'inferno della grande usura.

 

Se non si sostituisce alla moneta debito la moneta proprietà, le nuove

generazioni non avranno altra scelta che quella tra il suicidio e la

disperazione.

 

 

Noi dobbiamo dare ad ogni cittadino un reddito monetario di cittadinanza perché

questo valore è un valore indotto, è di costo nullo, perché creato da chi

l’accetta quando la moneta all’atto dell’emissione viene accreditata, nella

fase della circolazione crea potere di acquisto, ed é bene reale, ebbene al

popolo dobbiamo dare anche la moneta per poter comprare quello che il corpo

sociale ha creato.

 

 

" Premesso che, il signoraggio è la proprietà dei valori monetari, pari

alla differenza tra costo tipografico o di conio e valore nominale, costatato

che la banca poteva affermare di essere proprietaria della moneta quando

l'emissione era basata sulla riserva aurea essendo la moneta concepita come

titolo di credito rappresentativo della riserva. Rilevato che, alla data del 15

agosto 1971, con la fine degli accordi di Brettos Woods, la riserva è stata

abolita, da questa datala banca non è più legittimata a emettere la moneta prestandola

seguendo la regola del signoraggio, che nessuna norma del trattato di

Maastricht considera la titolarità della proprietà, ossia del signoraggio sulla

moneta all'atto dell'emissione, appare evidente che il valore monetario non è

più causato dalla riserva, ma dall'accettazione convenzionale della

collettività nazionale. “

 

" Siamo noi che creiamo il valore della moneta, non è la banca centrale,

quando emette la moneta essa c'è la deve accreditare e non addebitare. Con un

piccolo inciso facciamo notare che quello che stiamo dicendo è ovvio ed il

notorio non ha bisogno né di prove né di accertamento pregiudiziale. Se il

governo non prende atto di questa nostra dichiarazione tradisce gli interessi

nazionali. "

 

Pertanto appare evidente che il valore monetario non è più causato dalla

riserva, che non esiste, ma dalla accettazione della convenzione delle

collettività nazionali. La proprietà della moneta va attribuita al portatore

ossia alla collettività nazionale, che ne crea il valore convenzionalmente per

il solo fatto che l'accetta. Poiché alla luce delle dichiarazioni del

presidente della BCE, emerge l'affermazione abusiva che il diritto di

signoraggio è della Banca Centrale Europea, in palese violazione del trattato

di Maastricht, poiché dopo la recente scoperta del valore indotto è dimostrato

che il valore monetario nasce non nella fase della emissione ma nella fase

dell'accettazione: la proprietà della moneta va attribuita ai paesi membri

dell'unione europea.

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MANIFESTO PER UNA GIUSTIZIA MONETARIA

Pubblicato su 26 Agosto 2011 da frontediliberazionedaibanchieri

Il presente Manifesto è una bozza, ed in quanto tale è modificabile, integrabile, correggibile, emendabile.

 

 

MANIFESTO per la GIUSTIZIA MONETARIA

 

Per garantire la moneta come strumento di diritto sociale vanno rispettati i

seguenti principi:

 

1) Uscita dall’Euro

 

2) Moneta di proprietà del portatore;

 

3) Senza riserva;

 

4) Rarità monetaria controllata e finalizzata agli interessi sociali e non a

quelli dell'usura;

 

5) Reddito monetario di cittadinanza;

 

6) Codice dei redditi sociali;

 

7) Trattenuta all'origine dei fondi per esigenze fiscali di pubblica utilità;

 

8) Moratoria dei debiti (ed eventuale sciopero dei debitori) in attesa

dell'accertamento della proprietà dei valori monetari e della relativa

compensazione di dare-avere;

 

9) Costituzione di un Dicastero per il risarcimento danni da usura (analogo al

risarcimento per danni di guerra);

 

10) Divieto di Signoraggio: tutti possono prestare moneta tranne chi la emette.

 

11) Chiusura della Borsa

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FRONTE COMUNE

Pubblicato su 26 Agosto 2011 da frontediliberazionedaibanchieri

Il fronte comune non si realizza seguendo qualcuno, ma intorno ad un'idea forza capace di essere condivisa da quanti intendono perseguire lo stesso scopo. Conosciamo perfettamente tutti i guai derivanti dalla perduta sovranità nazionale, ma altrettanto bene sappiamo che per la grande massa il concetto astratto di sovranità
nazionale dice poco o nulla. Il segmento più importante della sovranità nazionale, quello che incide maggiormente sulla vita delle persone è senza alcun dubbio quello monetario che consente allo Stato di emettere la propria moneta in nome e per conto dei propri cittadini, con tutto ciò che ne deriva e ne consegue.  
Attualmente siamo soffocati da una violentissima crisi economica dovuta al dilagare del debito,
costruito prevalentemente dall’attuale sistema di emissione monetaria, non più in mano allo Stato, sciaguratamente ceduto ai banchieri privati della BCE & C. Da ciò deriva che il "signoraggio", che si verifica sempre in occasione dell’emissione monetaria, svolta da chiunque, non viene più incamerato dallo Stato per essere utilizzato a favore dei cittadini, ma dai banchieri privati che si appropriano di questo valore, appropriazione certamente dimostrata poiché la moneta, precedentemente da loro emessa, senza costi, viene ceduta in contropartita dei titoli del debito pubblico dello Stato di valore reale. Il valore dei titoli, quotati in borsa, vengono manipolati dalle agenzie di rating di emanazione bancaria cosicché, come ogni debitore in balia del creditore, lo Stato italiano si trova nelle condizioni di dover accettare il capestro imposto dai signori banchieri, come si evince dalla lettera a firma congiunta di
Trichet e Draghi inviata venerdì scorso a Berlusconi. Federico Fubini sul "Corriere dell’8 agosto 2011" ne riferisce i contenuti commentando che: la "lettera deve aver stupito anche chi l'ha ricevuta: ci sono le misure da prendere, c'è il calendario secondo cui andrebbero applicate e non mancano neanche gli strumenti legislativi che la Bce chiede che il governo adotti": la BCE non soggetta a nessuno, mai democraticamente eletta da alcuno, impone le sue condizioni al Governo dello Stato italiano, democraticamente eletto, come ha fatto con la Grecia. Tutto ciò a fronte della sola promessa di "acquistare", con propri soldi emessi senza alcun costo, i titoli del debito pubblico italiano per i quali, oltre ad indebitarci dell’importo corrispondente dobbiamo pagare da subito anche gli interessi.
Tra i tanti disastri economici, occupazionali e sociali che comporta il rientro dal debito pubblico fittizio così costruito, potrebbe risultare utile per riuscire a far comprendere ai più le conseguenze che derivano dalla perduta sovranità monetaria, giacché, per far fronte a questo debito fasullo, risorse sempre più importanti vengono prelevate dalle casse dello Stato ed ora direttamente anche dalle tasche dei cittadini, per consegnarle ai signori banchieri, (vedi ticket ecc. ecc e balzelli vari).
A fronte di questa situazione risulta del tutto ovvia la creazione di un fronte comune in grado di pretendere dai nostri politici una strategia nazionale finalizzata a stroncare la creazione surrettizia del debito pubblico, che sottrae la ricchezza prodotta dall'intera comunità, a favore dei banchieri a danno del bene comune, dello sviluppo, dell’occupazione, della sicurezza e della pace sociale. Quando si dispongono energie limitate come quelle attualmente disponibili per realizzare un "fronte comune", occorre concentrarle in un unico punto, qualificato, strategico e vitale per il benessere di Tutti: recuperare la sovranità monetaria per impedire che lo Stato, senza alcun motivo continui ad indebitarsi mediante l’emissione di propri titoli di debito, per farli poi scontare dai soliti banchieri. Se i titoli di debito dello Stato valgono e vengono accettati allo sconto, debbono valere anche i titoli monetari emessi dallo stesso Stato. In vece di sottostare alle condizioni capestro, tipiche da parte di chi amministra il debito, i politici seri, indipendentemente dai loro colori d’appartenenza, Berlusconi e Tremonti in primis, debbono adoperarsi per far ritornare lo Stato a battere moneta in proprio, come ha dimostrato di ben saper fare per oltre 100 anni.
Si monetizza l’asfittico e l’ormai boccheggiante mercato secondo le proprie esigenze, si cessa l’umiliante tecnica del ritardo dei pagamenti pubblici e della grande industria, si rilancia la speranza dei giovani e l’occupazione, si pagano infine i debiti senza contrarre altri debiti.
Imprenditori, datori di lavoro e lavoratori saranno sicuramente lieti di far fronte con la propria produzione al controvalore dell’emissione monetaria emessa direttamente dallo Stato italiano.
Qualsiasi comitato, qualsiasi associazione, senza tanti se e tanti ma, deve riuscire in via prioritaria a comprendere e far comprendere l’utilità di questa azione comune.
 
8 Agosto 2011 Savino Frigiola
 
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LA DIABOLICA TRUFFA DEL SISTEMA BANCARIO

Pubblicato su 26 Agosto 2011 da frontediliberazionedaibanchieri

Secondo la nostra Costituzione, lo Stato, come emanazione politica del

Popolo, ha il potere e il dovere costituzionale di esercitare la sovranità

politica e monetaria nell'interesse supremo dei cittadini dai quali ha

ricevuto il mandato popolare.

L’articolo 1 della Costituzione al comma 2 stabilisce che “La Sovranità

appartiene al Popolo, (anche se) la esercita nelle forme e nei limiti

stabiliti dalla costituzione.”

Allora è del tutto evidente che se il Popolo è Sovrano, di fatto dovrebbe

esercitare la sua sovranità anche e sopratutto sulla emissione della

propria moneta!

Infatti la maggior parte delle persone è convinta che il nostro denaro

sia emesso per decreto dal governo o dalla zecca dello Stato.

Purtroppo però le cose non stanno assolutamente così.

In realtà lo Stato ha consentito alla Banca Centrale, controllata da

privati, di esercitare in sua vece il potere sovrano di creare moneta e

gestire il credito, di conseguenza le banche hanno acquisito il

monopolio sull’emissione della moneta e attraverso la gestione

“privatistica” del credito e il controllo del debito pubblico, determinano

e condizionano il sistema monetario e quindi: il destino economico del

nostro paese.

Attualmente il nostro sistema bancario è in mano a un ristretto gruppo

di banchieri privati che, in perfetta sintonia e complicità con la classe

politica corrotta e attraverso vari sotterfugi istituzionali, è riuscito ad

assumere il totale controllo sull’emissione della moneta divenendo di

fatto proprietario e gestore di tutto il denaro in circolazione.

Questo colossale inganno ha permesso al sistema bancario privato di

acquisire il monopolio sulla creazione della moneta trasformando il

Popolo da Sovrano in eterno “debitore” e schiavo di questo sistema

bancario fondato sulla truffa monetaria del Signoraggio primario e

secondario.

È fondamentale capire che il Signoraggio è lo strumento utilizzato dai

banchieri per imporre ai popoli il proprio dominio ed è praticamente

sconosciuto alla stragrande maggioranza delle persone che a causa di

questa “ignoranza”, voluta e programmata dallo stesso potere

bancario, lo subisce passivamente.

Uno Stato, defraudato della propria Sovranità monetaria, non può dirsi

davvero Indipendente e Sovrano e un Popolo, privato della sua

moneta, automaticamente cessa di essere libero e diventa schiavo di

chiunque, al di fuori del popolo stesso, detenga il monopolio

dell'emissione monetaria.

Il meccanismo del Signoraggio è maledettamente geniale proprio per

la sua diabolica semplicità.

La B.C.E. (Banca Centrale Europea), per conto della Banca d'Italia,

mette in circolazione le euro/banconote stampate a costo zero

“prestandole” agli Stati, in cambio di titoli del tesoro (B.O.T o C.C.T)

ma attenzione: non “accreditando” bensì “addebitando” agli stati

sovrani, ovvero cedendo le banconote non al costo tipografico ma al

valore nominale (50, 100, 500 euro), gravandole poi degli interessi, al

tasso che la stessa Banca Centrale decide in totale autonomia e senza

alcun reale controllo da parte delle istituzioni pubbliche.

Tutti possono “prestare” il proprio denaro, ad esclusione della Banca

Centrale di emissione poiché non ne ha la proprietà.

Alla banca centrale, infatti, appartiene solamente il valore intrinseco

della banconota che è pari al suo costo di produzione (carta e

inchiostro).

Le banche però sono autorizzate a mettere in circolazione denaro

senza valore in virtù di leggi e provvedimenti di comodo approvati in

parlamento dai politici compiacenti se non direttamente coinvolti nella

colossale truffa del Signoraggio.

Inoltre, questo è possibile grazie alle direttive impartite dal

famigerato, nonché incostituzionale, “Trattato di Maastricht”, (trattato

sulla moneta unica europea) entrato in vigore il 1° novembre 1993.

La Banca Centrale Europea, quando “fabbrica” una qualunque

banconota, sostiene un costo materiale di soli 0.3 centesimi di euro.

La differenza tra il costo di stampa e il valore facciale delle banconote

viene comunemente definito “Reddito da Signoraggio”e viene

attribuito alla Banca Centrale per la sua funzione di emissione.

Ad esempio: su un biglietto da 100 la Banca Centrale incamera 100

euro più gli interessi, diciamo del 2,50%, meno il costo di produzione

di circa 3 centesimi, perciò il guadagno da Signoraggio per la banca è

pari a euro 102.47, che in parte vanno ad incrementare il debito

pubblico e in parte vengono incassati come interessi dalla stessa

Banca Centrale.

Ora non rimane che moltiplicare questa semplice operazione contabile

per il valore totale delle banconote in circolazione e si avrà l’entità

reale della truffa monetaria che la B.C.E./Banca d'Italia realizza

frodando lo Stato “consenziente” e truffando tutti i cittadini pressoché

ignari dell’inganno.

In effetti, la Banca Centrale Europea non è altro che una normalissima

“tipografia” ma si comporta e trae cospiqui benefici dalla stampa delle

banconote come se fosse “proprietaria della moneta” !!!

Questo espediente contabile procura alla Banca Centrale e ai suoi

azionisti privati enormi profitti che andrebbero perlomeno tassati dal

fisco!

Gli utili reali però vengono “occultati” attraverso semplici e collaudati

artifici contabili.

In effetti si falsificano i bilanci, iscrivendo nelle poste passive il “valore

nominale” delle banconote in circolazione e nell’attivo il controvalore

dei titoli di stato avuti in cambio dal Ministero del Tesoro, ottenendo

così un finto “pareggio di bilancio” che produce l’occultamento della

maggior parte del reddito da Signoraggio.

La banca per regola dovrebbe iscrivere nelle passività solo il costo di

produzione delle banconote in circolazione e non il valore nominale,

così facendo si avrebbe, per un biglietto da 100 euro, una passività di

0,3 centesimi e non di 100 euro e nelle attività si registra giustamente

il valore “nominale” dei titoli di stato emessi dal Tesoro cioè 100 euro

perché questo è l'introito effettivo a fronte dei titoli che la banca

realizza (più gli interessi).

Ecco come si occultano gli utili di bilancio.

In altri termini, un credito cioè il titolo di stato del valore di 100 euro

viene pareggiato con il controvalore nominale della banconota da 100

euro che in realtà è costato alla banca solo 0,3 centesimi perciò: 100

(banconota) meno 100 (titolo di stato) = (falso) pareggio di bilancio.

Il calcolo corretto dovrebbe essere invece: 100 (titolo di stato) meno

0,3 cent. (costo banconota) = guadagno 99,70 più interessi.

Il falso in bilancio consiste nel dichiarare come reddito solo gli

interessi, che sono decine di miliardi di euro all’anno, ma allora come

andrebbero contabilizzati in bilancio i 1.900 miliardi di debito pubblico

che in larghissima parte gli italiani hanno contratto con la Banca

Centrale e più in generale col sistema bancario nazionale e

internazionale?

Quindi i conti non tornano, infatti non vengono tassati dal fisco i 99,70

euro più gli interessi bensì solo gli interessi (meno le spese) e, visto

che gli importi occultati sono davvero notevoli, la Banca Centrale,

falsificando il proprio bilancio, ottiene enormi e illeciti profitti anche

dalla conseguente evasione fiscale.

Quanto poi alle banconote in circolazione, non si possono considerare

un debito per la Banca Centrale, lo sarebbero se la stessa emettesse

moneta a fronte di una riserva aurea, ma così non è dal 1971 con

l’abolizione degli accordi di Breton Wood, da allora infatti tutte le

Banche Centrali emettono moneta creandola dal nulla, cioè senza

riserva, insomma…cartastraccia.

In Italia la Banca Centrale di emissione è denominata “Banca d’Italia”

ma in realtà non è “pubblica” o “dello Stato” come ingenuamente è

indotta a credere la gente comune, sopratutto per la generica ma

ingannevole definizione di “

Istituto di diritto pubblico” contenuta nel

suo statuto.

La banca d’Italia in pratica è e si comporta come una S.p.A. ed è

gestita da privati e anche se continua ad apparire a tutti come “la

Banca Centrale dello Stato Italiano”, in realtà Bankitalia è “di fatto

privata” perché controllata per il 90%, attraverso “le quote”, dalle

maggiori banche private italiane e da alcune grandi Assicurazioni come

“Le Generali” e solamente il 5% di quote è posseduto dall’INPS come

“ente pubblico” (più una parte trascurabile dall’I.N.A.I.L.).

Tutto questo è in contrasto con quanto stabiliva lo stesso Statuto di

Bankitalia che all’Art. 3, recitava: “

in ogni caso dovrà essere assicurata

la permanenza della partecipazione maggioritaria al capitale da parte

di Enti pubblici”

.

Il 16 dicembre 2006 il Governo Prodi approva una modifica dell’Art. 3

dello Statuto, che ora recita così:

“il trasferimento delle quote avviene,

su proposta del Direttorio, nel rispetto dell’autonomia e

dell’indipendenza dell’Istituto”

. Cioè la Banca stessa decide chi può

detenere le quote/azioni, sia esso pubblico o privato, senza dover

rendere conto di nulla a nessuno.

Se la Banca Centrale non fosse stata di fatto “privatizzata” e fosse lo

Stato ad emettere la “nostra moneta”, il cosiddetto “reddito da

Signoraggio” tornerebbe allo Stato e non sarebbe sottratto al Popolo

sotto forma di interessi sul tristemente famoso “debito pubblico”.

Lo Stato Italiano infatti è oberato da un debito pubblico che ormai

supera 1.900 miliardi di euro proprio a causa di questo perverso

indebitamento statale in larga parte nei confronti della Banca Centrale

e per pagare gli interessi sul debito pubblico, il governo tassa

impunemente i cittadini, il lavoro, i servizi, i beni primari e tutto ciò

che è tassabile.

La triste realtà è che i cittadini italiani sono costretti a sborsare, su

questo debito pubblico inventato da politici e banchieri, oltre 80

miliardi di euro di interessi all’anno, estorti dal Governo con

l’imposizione fiscale e attraverso il prelievo forzoso di innumerevoli

tasse e odiose gabelle.

In definitiva, è allo Stato che spetta il compito di emettere “tutta” la

nostra moneta.

Se fossimo Cittadini e non sudditi, dovremmo opporci attivamente

contro lo strapotere delle banche e questa classe politica corrotta, il

paese avrà pure diritto a un Governo in cui il cittadino si riconosca

pienamente e non lo avverta invece come una “minaccia”, come una

presenza aliena, ostile ed estranea. Sarebbe troppo pretendere un

governo in grado di esercitare la propria Sovranità politica e monetaria

nell'interesse sovrano del Popolo ?

Ma la parte peggiore della faccenda è che solo il 10% della massa

monetaria è costituito da denaro fisico, ossia banconote emesse dalla

B.C.E. e monete metalliche coniate dallo Stato.

Il restante 90% della moneta viene messo in circolazione dalle banche

ordinarie o commerciali, sotto forma di “credito”, ovvero “denaro

virtuale”: assegni, carte di credito e cifre sulla memoria informatica di

un computer, cioè moneta fittizia/fasulla perché senza copertura, che

non costa nulla alla banca ma che trasforma i cittadini, solo perché

obbligati a spendere questa moneta “privata”, in eterni schiavi del

debito ma, in compenso, fa diventare ricchi e potenti gli adoratori del

dio denaro.

Ora è chiaro che il denaro viene letteralmente creato dal nulla dalle

banche, infatti sulla base degli accordi interbancari di Basilea 2, le

suddette banche “ordinarie” o “commerciali” si sono date come regola

quella di detenere come riserva obbligatoria “a garanzia” soltanto il

2% dei depositi per poi prestare il restante 98% ad altri clienti, ma si

badi bene, non utilizzando il denaro depositato dai correntisti, bensì

“inventandolo” ad ogni successiva richiesta, sotto forma di denaro

creditizio ovvero nuovo credito, “sulla base” del deposito iniziale

moltiplicato quasi all’infinito. Facciamo un esempio: se depositiamo,

1.000 euro in una banca, il “sistema bancario” nel suo insieme, sulla

base di quei 1.000 euro, può prestare, creando altro denaro dal nulla

sotto forma di “credito”, con la moltiplicazione del valore dei depositi,

fino a 50.000 euro per ogni 1.000 depositati, (questo meccanismo in

gergo bancario è noto col nome di “moltiplicatore monetario”).

Così il sistema bancario, indebitando i cittadini, incassa interessi, non

sui mille euro iniziali e che, peraltro non sono nemmeno suoi ma del

correntista, bensì sui 50.000 creati con poca fatica e a costo zero.

Questo meccanismo di espansione della massa monetaria, nell’oscura

terminologia bancaria, viene definita “Riserva frazionaria” o

Signoraggio secondario.

Non tragga in inganno il termine “secondario” poiché in quanto a danni

e potere distruttivo per la comunità esso non è certamente secondario

ma anzi è ben maggiore del Signoraggio primario sulle banconote che

fa capo alla B.C.E./Bankitalia.

La banca concede prestiti con denaro che non possiede e che inventa

sul momento moltiplicando numeri e pezzi di carta senza valore reale,

ma poi il debitore deve restituire alla banca denaro “vero” guadagnato

lavorando con fatica e sudore e persino sotto il ricatto del

pignoramento dei beni dati a garanzia in caso di “insolvenza”.

Infatti, come se non bastasse, la banca concede il prestito solamente

se esso è “garantito” dai beni materiali dei cittadini. La banca stampa

denaro falso e lo presta a usura accumulando enormi profitti

sottraendoli a chi lavora e produce vera ricchezza.

La ricchezza di un Paese è prodotta dal Popolo, la moneta è stata

inventata per “agevolare” gli scambi dei beni e dei servizi prodotti col

lavoro dai cittadini, quindi la moneta ha valore solo perché gli stessi

cittadini la accettano e la fanno circolare usandola come mezzo di

scambio dei beni.

Le banche non producono nessuna “vera ricchezza” ma solo “l’unità di

misura” dei beni oggetto dello scambio, esse creano dal nulla il nostro

denaro, ne assumono illecitamente la proprietà e poi ce lo prestano

lucrando enormi profitti con l'applicazione di un interesse !

Perché lo permettiamo?

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PERCHE' IL BLOG DEL FRONTE

Pubblicato su 26 Agosto 2011 da frontediliberazionedaibanchieri

L’attacco capitalista, orchestrato da ben noti speculatori, è alla sua fase finale.

Gli Stati si debbono limitare a funzioni di “ normale amministrazione”, le decisioni, quelle vere che incidono sulla vita dei popoli, vengono prese dai banchieri.

Il sistema usurocratico di “ stampare moneta” creata sul nulla è la causa di tutti i disastri che si stanno abbattendo sulla nostra Nazione.

Quando il Governo fa manovre finanziarie, tendenti a togliere ricchezza al popolo, non fa altro che fare l’esattore per conto delle banche.

Per tornare ad essere liberi e padroni della ricchezza che ognuno di noi produce con il sudore della fronte si deve re-iniziare a stampare moneta da parte degli Stati, azzerare il debito pubblico iniziando a non pagare più gli interessi ed a chiudere le Borse, vero e proprio territorio di caccia della speculazione.

Le artificiose divisioni che il sistema ha creato, che si chiamano ideologie, non hanno più ragione di esistere: servivano solamente a dividere le forze di opposizione.

Non più fascisti, comunisti, democratici,socialisti, anarchici,liberali, monarchici ma fronte unico contro il capitalismo.

Le divisioni vere oggi sono due: o con i banchieri o contro i banchieri.

Tutte le forze di opposizione alla tirannia dei banchieri debbono unirsi in un

FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI.

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