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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

...ET DIVISERUNT PAUPERORUM VESTIMENTA di KIRIOSMEGA

Pubblicato su 19 Marzo 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in MONETA -BANCHE - VARIE

L’usura ha vinto! Proprio quell’usura che, tanto vituperata, i governi prima solo finanziati, poi comprati e ora spodestati, hanno determinato come lecita se condotta da istituti bancari cui hanno dedicato leggi di favore. Usura che in seguito hanno fatto sì che fosse indicata come operazione di “prestito bancario" per nascondere il cattivo loro operato. E non si scordi che i tassi d'interesse bancari mai sono unici nella nazione, ma sempre differenziati tra settentrione e meridione di colonya ytalya in cui la restituzione è gravata da compensi di molti punti percentuali più alti.

I Governi di colonya ytalya, possiamo con vigore sostenere, mai hanno parteggiato per i cittadini, e anche sul fronte delle tasse governative i balzelli continuano a crescere con il disdoro degli stessi amministrati, quindi, anche nell’attuale sciacallaggio ampliato dall’ILLEGITTIMO E ILLEGALE premier, il sig Rigor Montis come qualcuno già l’ha definito (Fabrizio Belloni). Infatti, in un Paese che inopinatamente affidò il 70% e più del suo traffico merci al trasporto su camion per “incoraggiare” la FIAT, i carburanti seguitano la loro sfrenata corsa al rincaro per le accise governative, così, di fatto, trainando il costo d’ogni altro prodotto. E la situazione per la popolazione è ormai insostenibile, tant'è che in alcune regioni, specie del meridione di colonya ytalya, la spesa alimentare per molte famiglie è divenuta stringatissima perché alle tasse governative nazionali si sommano altrettanto vessatorie aliquote regionali e comunali. E si è giunti, di aumento in aumento, al fatto tanto temuto che la benzina superasse la quota dei due euro per litro, cosa che da ieri è avvenuta perché questo prodotto ha raggiunto sull’autostrada A 14 il valore di € 2,17 che moltiplicato per 1936,27 vuol dire un costo per litro pari a £ 4240,43; in altre parole uguale all’attuale costo di litri 3 di latte.

Ma nell’economico enorme ytalyota malessere non tutti sono svantaggiati. Le banche, infatti, sono sane e ben trattate perché sempre traggono enormi profitti dalle continue e inopportune regalie che il sig Rigor Montis continua a concedere loro. Sì, perché il nostro tecnocrate/bancario, qui dal comunista sig Napolitano voluto come premier spegnendo per motu proprio la pressappochista nostra Costituzione, si è genuflesso a banche e banchieri anche impegnandosi, e te pareva, a depennare la norma dal suo Governo emanata con cui si dichiarava che le imposte commissioni bancarie per le operazioni dei pensionati con reddito inferiore a € 1500 mensili fossero gratuite. A proposito, non credo di essere l’unico a non avere compreso se per quel tetto ormai saltato dei 1500 euro si dovessero intendere redditi lordi o netti.

E intanto, il finto ingenuo, falso come le ormai risapute false lacrime della sig/ra Fornero, intendo il sottosegretario all’Economia Polillo, in proposito di pensionati e loro operazioni bancarie è stato chiaro: …La misura, se portata a termine, sarebbe un danno per gli istituti di credito...”!?
E come spiegare e motivare il fatto e le parole del sottosegretario se non considerando che questo Governo ècomposto quasi esclusivamente da interessati consiglieri bancari e banchieri! Banchieri e bancari rampanti che stanno al Governo senza però crisma elettorale! Banchieri e bancari che in più subissano ognuno dei pensionati anche con l’obbligo di accendere, a pagamento, conti correnti per canalizzare la misera pensione; ma questa vessazione non bastava agli usurai per principio e per merito.

Perciò, nei trascorsi giorni in Penisola si era raggiunto anche il tragicomico, quando i dirigenti dell’ABI si erano dimessi preoccupati per le spese da sostenere per "alleviare" i pensionati a causa di una temporanea defaillance del sig Rigor Montis. Defaillance subito richiamata all'ordine e rientrata, così che messer furbetto, il freddo calcolatore a capo del Governo, quello innamorato di una calcolatrice e non del consorzio umano, è subito rinsavito mostrando il suo lato proclive alla genuflessione nei confronti del soldo e dei potenti, e uno a esso contrapposto che rivela una grinta smodata quando a protestare sono cittadini, pensionati, lavoratori, precari, giovani,NOTAV… ma non preti specie se con la divisa bordata di rosso, o ricchi "castioti" appartenenti alla casta.

Così il ruggito dallo scranno parlamentare, quando colpisce disgraziati, si muta in belato allorché il potere lo sovrasta. Che il suo sia il "ruggito del topo"?

Ma c’è ormai da pensare e augurarsi che il Movimento dei Forconi presto si trasformi in Movimento di Forche e Forconi, così come da qualche anno auspicato. Alle forche, ai forconi!
kiriosomega

 

SOCI PARTECIPANTI AL CAPITALE DELLA BANCA D’ITALIA

Intesa – San Paolo SpA

30, 3 %. - voti    50

Unicredito Italiano SpA

22, 1 % . - voti    50

Assicurazioni Generali SpA

6, 3 % . - voti    42

Cassa di Risparmio in Bologna SpA

6, 2 %. -  voti     41

Istituto Nazionale di Previdenza Sociale

5, 0 %. - voti     34

Banca CARIGE SpA

4, 0 %. - voti    27

Banca Nazionale del Lavoro SpA

2, 8 % . - voti     21

Banca Monte de’ Paschi di Siena SpA

2, 5 %. - voti    19

Banca Cassa di Risparmio di Biella e di Vercelli SpA

2, 1 %. - voti    16

Banca Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza  SpA

2, 0 %. - voti    16

Altri minori

16, 7 %. - voti    223

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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PENSIERO UNICO

Pubblicato su 18 Marzo 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in IDEE e CONTRIBUTI

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IO SONO PULITO di PAOLO BARNARD

Pubblicato su 18 Marzo 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in MMT - BARNARD

Ora però basta. Girano voci su di me che non vanno bene. Io non permetto che alcuno possa incrinare la cosa più preziosa che i miei lettori hanno nel rapporto con me, che è la totale fiducia nel fatto che io sono pulito. Questo è un tempio sacro.

Qualcuno ventila che io sia un personaggio poco chiaro. Mi danno del capitalista perché parlo di MMT e del valore di redditi-consumi per l’economia. Dicono che sono un demagogo manipolatore che ora vende eventi per fini loschi.

Allora, veramente in brevissimo, due cose.

La MMT non è il punto d’arrivo dei miei ideali di giustizia umana. Ma per quanto segue io la spingo con forza: siamo in Sudan fra masse di scheletri umani. Vanno riportati innanzi tutto alla vita, alla dignità, alla sicurezza. Poi, e solo poi, gli possiamo chiedere di aprire un dibattito su qualsiasi cosa. Siamo nel mezzo del Colpo di Stato Finanziario più devastante della Storia umana, masse immense di persone sono al muro. Vanno riportati innanzi tutto alla democrazia, alla dignità dei redditi, alla sicurezza del futuro dei loro figli. Questo fa la MMT come null’altro. Poi, e solo poi, ci possiamo permettere di aprire un dibattito sul Capitalismo e sulle risorse finibili.

E adesso mi stia bene a sentire chi sospetta di me: io vi sfido, ma davvero vi sfido, a svergognarmi in pubblico, e oggi con il web lo potete fare, trovando su di me le prove di anche una minima compromissione con la politica, con un potente, con un affarista, con il denaro, qualsiasi macchia, nei miei scorsi 30 anni di professione. Forza, voi che siete avezzi in questa Italia di mille e mille misfatti a scovare il marcio. Vi sfido, forza: un solo politico che vi riveli. Un solo euro versatomi e sospetto. Un solo minuto al tavolo di un pezzo grosso, no, meno di un minuto, trenta secondi. Un solo favore ricevuto in cambio di qualcosa. Una sola disonestà, una sola bugia, una sola vigliaccheria, un solo cedimento, uno solo! Guardate che rischio davvero, perché vi immaginate che figura farei se dopo una sfida così saltasse fuori il misfatto?

Melma infelice, questo siete voi che mi accusate, che sospettate. La gioia di potermi esporre così sapendo di vincere e stravincere questa sfida voi non sapete neppure cos’è. Io sono pulito. Pulito. E questo sia patrimonio di coloro che di me si fidano. Non sarete mai traditi, non ci sarà mai il giorno in cui maledirete tutto perché “No! anche Barnard è caduto… anche lui, non ci rimane più nessuno”. No, io rimango, io rimarrò per voi un porto sicuro finché avrò vita.

Ora andiamo avanti.   io a cattolica

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"SOSPETTO " DI TRUFFA

Pubblicato su 18 Marzo 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA

Nuovo giro, e nuova salassata ai soliti noti.

Il “ volemose bene “ tra Monti, partiti e sindacati preannuncia tempi sempre più cupi e bui sia per i lavoratori sia per l’intera cittadinanza.

Il tutto viene fatto passare per “ risanamento “ – di chi e di che cosa ? lo sanno solo loro, o meglio, lo sanno tutti, ma non si può dire – con il sistemare i conti pubblici, con il metterci in linea con i diktat di Bruxelles.

Nuovo giro, dicevamo, stesso copione: la crisi del sistema usuraio imposto dal capitalismo apolide sembra senza fine e  deve essere sempre fatta pagare ai popoli.

Gli analisti – questa casta di servi della gleba al servizio dell’usurocrazia – parlano di pareggio di bilancio come del toccasana per tutte le malattie, noncuranti del fatto che otto, dico otto, premi Nobel hanno scritto ad Obama sostenendo che rappresenta l’anticamera della recessione.

I “rumors” della crisi, della mancanza di liquidità e dei bilanci dissestati si          allargano alle banche , dissanguate da una forte esposizione sui derivati tossici, o meglio spazzatura, ma in questo caso, trattandosi di banche e non di popoli, interviene prontamente la BCE concedendo prestiti per 1.000 miliardi di euro al tasso dell’1% alle banche stesse.

Questo è lo scenario ma nessuno dice la verità: è l’Europa che sta saltando, non quella dei banchieri e delle caste, ma quella dei popoli; ci stanno portando, a marce forzate, verso un  disastroso naufragio, che non si risolverà tra i flutti del mare, ma nella miseria e nella povertà.

Sulla pelle dei Popoli si sono arricchiti ed ora, per cercare di incrementare sempre più i loro già lauti guadagni, affondano il coltello nella ferita aperta dei già martoriati e tartassati popoli, facendoli sentire in colpa per un debito che non hanno contratto, ma che gli hanno imposto i banchieri con la complicità dei politici.

Il sistema basato sulle angherie ed i soprusi sta affinando i suoi sistemi di sfruttamento. Vogliono far saltare le “ certezze “, l’Europa, e non solo, si sta barcamenando tra un capitalismo finanziario, inasprito e sempre più famelico, ed una democrazia demoralizzata ed impaurita, talmente impaurita da farla “ sospendere “ come nel caso dell’Italia, della Grecia e dell’Irlanda.

E poi, in ultima analisi, a che serve andare a votare se poi i governi eletti debbono fare quello che dice Bruxelles ?

Quella che sembrava una crisi finanziaria in realtà è una crisi del capitalismo, i suoi meccanismi si sono inceppati, e per ritardare, o non far mai avvenire, la resa dei conti si avventurano su un terreno finanziario inesplorato, che nessuno sa dove ci porterà, neanche questi cazzari.

La crisi è dovuta, nella massima parte, a grosse colpe e complicità degli Stati che hanno abdicato al loro ruolo di unici enti abilitati all’emissione della moneta, per delegarla ai banchieri: senza questa complicità politica, degli Stati, non sarebbe stato possibile far emettere moneta a privati che la cedono a debito. Ecco come si crea il debito pubblico.

C’è chi ha provato a far tornare gli Stati protagonisti del loro destino e della loro ricchezza, ad eliminare questa spirale usuraia dei banchieri, ma ci ha rimesso la pelle. I tre che vollero ritornare ad una emissione monetaria da parte dello Stato, Lincoln, UmbertoI e Kennedy, guarda caso, sono stati assassinati.

Lincoln era talmente convinto della importanza ed efficacia dell’emissione di una moneta emessa dallo Stato che ebbe a dichiarare: “ Abbiamo dato al popolo di questa repubblica la più grande benedizione che abbia mai avuto – la propria moneta per pagare i loro debiti”.

La certezza che gli usurai affamano i popoli ci viene data guardando cosa è successo in Africa in questi ultimi 30 anni.

L’Africa era alimentarmente autosufficiente, addirittura quasi al boom economico, poi sono arrivati il Fondo Monetario Internazionale ed il suo braccio armato, le multinazionali, hanno iniziato a fare prestiti a pioggia ed a farsi pagare interessi ed hanno affamato il continente.

I Governi africani sono stati costretti a vendere le derrate alimentari all’estero per pagare gli interessi e, di conseguenza, hanno creato mancanza di generi di prima necessità alimentare per la popolazione.

Per non parlare dello sfruttamento delle multinazionali delle materie prime di questo continente: ma questa è un’altra storia e torneremo presto sull’argomento.

Una forma come un’altra di derivati: sempre e solo sulla pelle dei popoli.

Fino al momento in cui gli Stati non diventeranno proprietari della loro moneta, fino al momento in cui non venga spazzata via, una volta per tutte, la speculazione e l’usurocrazia, il sistema non potrà mai funzionare per i popoli ma funzionerà esclusivamente per i finanzieri apolidi.

Per spezzare questa schiavitù il sistema è semplicissimo: basta che un Ministro del Tesoro firmi un decreto legge per far tornare lo Stato ad emettere moneta.

Ma ci vuole un Ministro che lavori per l’ Italia e non per le banche. Un uomo, per esempio, come Mattei.

Claudio Marconi

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LE BANCHE CI FOTTERANNO 1.500 MILIARDI

Pubblicato su 18 Marzo 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in MONETA -BANCHE - VARIE

Fra il 21 dicembre e la fine di febbraio la BCE, con due emissioni , ha immesso liquidità nel sistema per circa 1020 miliardi di Euro.
Questa immissione viene effettuata tramite il sistema bancario commerciale, le banche possono avere questa liquidità in prestito, al tasso di interesse dell’1% annuo, da restituire in 3 anni.
Questa liquidità dovrebbe servire “teoricamente” per finanziare e rilanciare l’economia.
Nobile intento ma……
Già dalla prima emissione di dicembre (489 md di cui 116 md alle banche italiane) non si sono visti questi benefici effetti, e sono pronto a scommettere che non ne vedremo nemmeno con questa seconda emissione (530 md di cui 139 md in Italia) .
Ma non vi meravigliate, cosa volete che pensi un complottista come me !!!
Se vi và proviamo a vedere su quali basi è maturata nella mia testolina questa balzana idea.
  
Il sistema bancario, come più volte ho spiegato, ha fra le sue virtù, quella miracolosa di moltiplicare il denaro, di creare nuovo denaro praticamente dal nulla.
Le banche fin dal medioevo con i primi banchieri fiorentini e veneziani, si sono dotate di una regola statuaria, quindi autonomamente redatta, che consentiva loro di prestare molto denaro in più di quello depositato nelle loro casseforti.
Questa regola, tutt’oggi verificabile su di un qualunque testo didattico di economia, si chiama “Sistema a riserva frazionaria” o “Moltiplicatore dei depositi”.
Fino ad alcuni anni fa la percentuale di riserva frazionaria stabilita dagli accordi di Basilea era il 2%, pare che con gli accordi di Basilea III dovrebbe andare al 9%.
Vediamo cosa significano queste percentuali facciamo l’esempio con la riserva al 2%:
significa che la banca per ogni 100 Euro di prestiti effettuati deve avere una riserva di liquidità di 2 Euro (rapporto 50 a 1), quindi con questa riserva la banca se avesse un miliardo di liquidità potrebbe creare “moneta bancaria” ,come la definiscono i libri di testo, (denaro elettronico, insomma clic sul computer) per 50 miliardi di Euro .
  
Vediamo allora cosa “potrebbe accadere”, per non esagerare farò conto che questa riserva sia ancor più alta di quella prospettata da Basilea III, ed anche per praticità di conto useremo un 10% ( rapporto 10 a 1).
  
Il sistema bancario come detto ha ricevuto 1.020 miliardi
  
Con quella percentuale di riserva (10%) potrà creare denaro per 10.200 miliardi
  
Poniamo che con quei 10.200 miliardi il sistema bancario commerciale, anziché finanziare l’economia, acquisti Titoli di Stato
  
Poniamo che li acquisti ad un interesse medio del 5%
  
Realizzerà il primo anno 510 miliardi di interessi , il secondo anno riinvestendo anche questi interessi 535 miliardi, il terzo anno sempre riinvestendo gli interessi 562 miliardi.
  
Facendo il totale sono 510+535+562 =1607 miliardi di soli interessi
  
Certo deve poi restituire l’interesse sul capitale ricevuto dalla BCE 1020 miliardi all’1%, ovvero 10,2 miliardi l’anno per un totale nei tre anni di 30,6 miliardi .
  
Insomma spiccio più spiccio meno realizzerebbero 1607-30 = 1577 miliardi
Qualcuno dirà subito che ho esagerato con il rendimento dei titoli !!!
Beh non credo perché il sistema bancario non avendo impellenza di rientro del capitale , creato dal nulla, può benissimo investire in BTP poliennali che sono quelli con i rendimenti più alti.
Ma per i dubbiosi rifacciamo il calcolo con un modesto 2% .
Il primo anno 204 miliardi
Il secondo 208 miliardi
Il terzo 212 miliardi
Totale 624 miliardi, togliendo i 30 miliardi d’interessi da restituire alla BCE, sono rimasti 594 miliarducci, non male comunque in considerazione dell’investimento fatto, ovverosia ZERO EURO !!!
Infatti aldilà di cifre e percentuali, c’è il fatto che il sistema bancario realizza questi profitti notevoli senza rischiare assolutamente nulla !!!
Infatti se , come qualche scettico sta già pensando, un paese su cui hanno investito in titoli di stato, fallisse, mettiamo per esempio la Grecia, il sistema bancario registrerebbe dei mancati guadagni, , non certo delle perdite in quanto i denari utilizzati sono stati creati senza alcuna spesa, grazie alla riserva frazionaria, questo aiuta a capire come sia stato possibile che le banche che detenevano il debito greco abbiano accettato di dimezzare il valore dei titoli.
Ah dimenticavo, investendo in titoli di Stato quei soldi, oltretutto, escono dall’uscio e rientrano dalla finestra, in quanto gli stati già debitori dovranno pagare i debiti arretrati con gli stessi istituti bancari, quindi riverseranno parte di quei denari nella stessa cassa da cui li hanno appena presi..
E ovviamente il nostro debituccio pubblico continuerà a crescere !!!
Insomma chi cavolo glielo fa fare al sistema bancario di finanziare l’economia, quella vera, magari se gli avanza qualche spiccio c’è la “finanza creativa”, i derivati, CDS, futures, anche questi promettono guadagni migliori per gli speculatori ….. ehm volevo dire per le banche.
L’imprenditore lasciamolo pure li da una parte.
Appoggiato ad un muro ???
No meglio appeso ad un trave !!! 
 Fonte: nocensura - Scritto da:Stefano Stefanini  banks.jpg
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MASSACRO SOCIALE

Pubblicato su 18 Marzo 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

La Fornero che spara c..., i sindacati in silenzio stampa, confindustria che vuole tornare al medioevo sui diritti dei lavoratori... Ma alla fine è Super Mario Monti a mettere tutti d'accordo, a ristabilire l'ordine. Bisogna tranquillizzare i mercati, non ricordate? Bisogna continuare a mantenere le promesse fatte alla Bce in risposta alla sua lettera dello scorso anno, non ricordate? Ed ecco che chiama al rapporto Pd, Pdl e Udc per mettere in cassaforte un accordo bipartisan sull'articolo 18. Il modello per la riforma, a quanto apprende l'Ansa, dovrebbe essere quello tedesco. Martedì (20 marzo) l'ultimo scoglio per il governo: l'accordo con le parti sociali. Ma se Super Mario ha convocato i sindacati vuol dire che si tratterà molto probabilmente solo di una formalità, l'accordo c'è e i segretari generali stanno facendo carte false in queste ore per farlo digerire all'interno delle proprie organizzazioni.

Ma qualcuno si sarà chiesto cosa pensano i lavoratori? Sono davvero convinti che tutti accetteranno di rischiare il posto di lavoro perché lo chiede la Bce? Pensare di sacrificare diritti e tutele per attirare investimenti di avvoltoi esteri è pura follia. Invece di fare qualcosa per fermare l'aumento della disoccupazione con politiche industriali serie, la si alimenta per lanciare un chiaro messaggio al mercato: "venite e investite in Italia perché da oggi potete fare quello che volete, i lavoratori accetteranno di lavorare di più, con meno soldi e senza rompere i coglioni perché non hanno neanche più l'articolo 18"!

P.s.: la foto che vedete è stata scattata da Casini, una "foto di famiglia" per chiarire che sono tutti uniti e che il governo Monti non è solo una parentesi...   

 

Fonte: controlacrisi  

 

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DEMOCRAZIA EXPORT

Pubblicato su 17 Marzo 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA

Ogni tanto mi vengono in mente “ brutti “ pensieri, tipo quello sulla “libera “ informazione “.

Sono passati pochi giorni da quando un marines ha fa fatto una strage di civili innocenti in Afganistan e nessuno ne parla più, la notizia non è ritenuta degna di approfondimento, non interessa l’opinione pubblica, probabilmente così pensano i gazzettieri politicamente corretti.

E la “ libera “ informazione ? Ma, no, dai, è più importante conoscere a fondo le telefonate di Schettino ed il destino della Concordia, e poi il partitone di coppa campioni Milan vs Barcellona, dove lo metti ? e la cronaca nera ? Ma non lo sai che alla gente – che una volta era  popolo – piace più gridare “ assassino, vieni qua che ti ammazzo con le mie mani “ – così gridava una signora all’arrivo di Parolisi in Tribunale - che pensare a come farà ad arrivare a fine mese o se il figlio troverà o no un posto di lavoro.

Ma torniamo alla strage afgana.

Abbiamo già scritto che i soldati a stelle e strisce non reggono psicologicamente, che nutrono un odio viscerale verso le popolazioni dei paesi che occupano militarmente, che vedono il nemico in ogni anfratto del terreno.

E poca importa se si stratta di civili anziani, o donne o bambini. Sempre nemici sono.

Qualcuno obietterà che le nostre tesi sono frutto di un anti-americanismo viscerale. E no, cari benpensanti: sono fatti.

I crimini di queste forze di occupazione vengono da lontano.

Ricordate il Vietnam ? No? Allora ve lo facciamo ricordare noi.

Nel 1968, nel villaggio di My Lai i soldati a stelle e strisce massacrarono tra i 370 ed i 520 tra civili, donne e bambini. La cifra esatta non si è mai saputa. Anche in quell’epoca il teorema era sempre lo stesso: i vietamiti sono nemici e basta.

E le orrende ed inumane “gesta”, degne della peggior bestia, della prigione di Abu Ghraib in Iraq. Ed il massacro di Haditha, che ancora grida vendetta verso il cielo, sempre in Iraq.

E la stupidità, oltre che la mancanza di rispetto verso la dignità e sensibilità delle popolazioni locali, diffusa per televisione, del rogo di centinaia di copie del Corano.

E, sempre dei marines, che orinavano sul corpo di talebani morti, in spregio a qualsiasi codice militare, che, almeno una volta, quando la guerra non era una sola questione di business per i ricchi mestieranti, imponeva il rispetto sia dei vinti che dei loro morti.

Qui, cari voi, il problema è che questi militari vengono mandati in teatri di guerra per risolvere le crisi finanziarie, gli viene insinuato nelle menti il pericolo del terrorismo ed i risultati sono questi.

Dopo questi interminabili anni di guerra, di atrocità commesse, di distruzione di una vita normale per le popolazioni civili, gli “ esportatori di democrazia” torneranno a casa loro, con nella coscienza il fardello della morte dispensata a piene mani, e per che cosa ? Per rimandare al potere i talebani, come lo erano prima della guerra.

Sono sempre le solite squallide giacche blu.

Claudio Marconi

Libertà dagli U.S.A.,

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ENRICO MATTEI: UN GRANDE UOMO AL SERVIZIO DELL'ITALIA

Pubblicato su 17 Marzo 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in IDEE e CONTRIBUTI

E questi piccoli uomini vogliono smembrare il Gruppo Eni per renderlo più facilmente privatizzabile: è un crimine contro la Nazione ed il popolo.
 
Claudio Marconi

 

Enrico Mattei getto' nel primo dopoguerra le basi per una industria energetica italiana.
Purtroppo mori tragicamente nel 1962.
Ecco una delle sue rare intervista alla TV ( 1960 )

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PAOLO BARNARD: LETTERA AD UN IMPRENDITORE

Pubblicato su 17 Marzo 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in MMT - BARNARD

Caro imprenditore, spero che una domenica pomeriggio nella calma del suo salotto lei possa dedicare trenta minuti a leggere questa mia. Il contenuto parla di quanto di più caro lei abbia fuori dall’ambito familiare: il suo lavoro, il suo investimento di una vita, e coloro che lavorano con, per, lei. Vi stanno distruggendo. E peggio: siete soli. Né Confindustria, né le vostre organizzazioni di rappresentanza hanno capito cosa è in atto nell’Unione Europea, non sanno o non vogliono capire, e infatti se ne vedono i risultati. Qui vorrei offrire a lei, e ai suoi omologhi, un contributo di comprensione, ma soprattutto di autodifesa e di riscatto. Le parlo di economia, il motore di tutto ciò che ci sostiene, senza il quale non solo i redditi e i fatturati, ma neppure i diritti sono possibili. La sua figura, ritengo, è oggi una chiave fondamentale per salvare l’Italia, la democrazia, il lavoro.

I sindacati… devo trattenere il disprezzo per organizzazioni condotte da quadri dirigenti che sono quanto di più parrocchiale, ignorante e cinico questo Paese abbia prodotto fuori dalle Mafie. Veri ascessi del mondo del lavoro e nel futuro di milioni di lavoratori, traditori di una causa che fu nobile, venduti non ai ‘Padroni’, ma al proprio bieco opportunismo. Per questo faccio appello a voi imprenditori. Spero che voi, uomini e donne schiacciati fra la retorica defunta della sinistra e la distruttività apocalittica dei poteri sovranazionali, possiate intuire la validità di queste righe.

Il mio lavoro ha per oltre dodici anni approfondito i temi di cui tratto qui. Nulla di quanto scrivo di seguito è frutto di esasperati concetti, radicalismi infondati, notiziole da internet. Ho fatto ricerca con alcuni dei maggiori macro economisti internazionali, e il mio saggio Il Più Grande Crimine 2011 si fregia dell’apprezzamento di uno dei massimi esperti di storia dell’economia Neoliberale al mondo, il Prof. John F. Henry, autore del fondamentale testo The Historic Roots of the Neoliberal Program. Lo scorso 24-26 febbraio ho ospitato a Rimini cinque degli economisti sopraccitati in un summit intitolato “Questo è un Colpo di Stato Finanziario”, dove la teoria economica detta Modern Money Theory (MMT), che forma le basi di questo scritto, è stata spiegata in tre giorni di lezioni (dettagli più sotto). Qui uno scorcio http://www.youtube.com/watch?v=XP60tpwu5cs.

I nuovi rentiers.

Ora il succo del mio messaggio. Un imprenditore italiano moderno deve comprendere, prima di tutto, che ciò che decide direttamente del destino dei suoi bilanci e dell’economia in cui il suo lavoro vive, sta molto alle spalle persino del concetto di economia globalizzata. Quindi, non solo ciò che per lei è vitale non risiede in decisioni di politica nazionale, ma neppure in quei meccanismi internazionali di cui di norma si parla. Il dramma che ci minaccia, e che la minaccia, è proprio in questo trasferimento di poteri a sfere neppure immaginabili da chi s’informa e lavora. Ora le do l’esempio più chiaro e diretto. La prego di non pensare, dopo le prime righe, che questo sia un trattato di massimi sistemi. No, qui, e lo vedrà fra poco, parlo proprio della sua vita aziendale e del futuro della nostra economia, nei termini più concreti. Per cortesia mi segua.

Ciò che sta accadendo all’Europa della crisi non è solo frutto di accidenti finanziari e dissesti di bilanci statali, né in particolare di una crisi sistemica delle bilance commerciali o altro. Certamente questi fattori contano, ma c’è ben altro. Vi sono forze al lavoro in Europa che mirano, non esagero, alla distruzione delle dinamiche del Capitalismo stesso. E non sono affatto forze marxiste, per carità. Al contrario, e peggio. Va compresa, qui, la differenza fra Europa e Stati Uniti. Nel secondo caso, il Capitalismo si è sviluppato su una terra nuda, tragicamente ripulita della sua popolazione autoctona, ma nuda di ogni presenza delle forze dell’Ancien Régime europeo. Il Capitalismo americano è nato dinamico, pragmatico, e con un’istintiva connotazione verso la ‘Funzione del Consumo’, che oltre un secolo e mezzo più tardi verrà descritta dall’economista inglese John Maynard Keynes. Negli USA, il Potere maggiore fino ai primi anni ’90 ha sempre badato a mantenere in vita il fondamentale principio secondo cui è la Spesa che genera il Risparmio e dunque il successivo Investimento e i Consumi, da cui viene il profitto. Questa centralità della capacità di spendere valeva sia per lo Stato americano, che ha creato la maggiore ricchezza nella sua storia spendendo a deficit di bilancio fino al 25% del PIL, sia per il settore non-governativo, cioè il privato, dove l’elemento dei consumi (spesa) è sempre stato in primo piano (fin eccessivo, si sa). Riassumo: negli Stati Uniti, il Capitalismo, pur nelle sue immense ingiustizie, ha però sempre tenuto in vita una dinamica dove alla maggioranza dei cittadini andava garantito reddito sufficiente a generare una spesa interna che mantenesse in vita la produzione aziendale, spesso aiutata da grandi infusioni di spesa a deficit dello Stato. Ecco il Capitalismo all’Americana, almeno prima della recente mutazione nella folle sfera finanziaria speculativa.

Questo Capitalismo sbarcò in Europa dopo la seconda guerra mondiale, con un buon successo. Intendo dire un successo di pubblico, e con la partecipazione confusa e ignorante della classe politica. In Europa, tuttavia, i gangli del Potere tradizionale - quello che ereditò gli ideali dell’Ancien Régime, del Neomercantilismo tedesco e francese, che transitò trasversalmente nel nazismo, e che fu pregno di appoggi nelle sfere vaticane - ha sempre visto il Capitalismo americano come un’aberrazione. Non certo per le sue derive eccessivamente consumistiche, ma, al contrario, solo perché persino quel minimo di contenuto democratico che esso mantiene – cioè la necessità della presenza di una popolazione tutelata abbastanza affinché consumi – era visto come un’insidia inaccettabile nelle mire fondamentali di questo Potere tradizionale europeo. Queste mire erano, e sono tuttora, la distruzione di qualsiasi potere popolare e democratico, e l’imposizione, anzi, il ritorno in Europa di un nuovo ordine sociale di tipo para-feudale, con a capo quelli che già Adam Smith e David Ricardo definivano nel ‘7-800 i “rentiers”.

 I “rentiers” erano, e rimangono nel presente, i rampolli delle nobiltà e delle tecnocrazie europee che ritengono loro diritto ‘divino’ non solo governare i popoli ritenuti masse ignoranti, ma anche prelevare tutta la ricchezza possibile dal lavoro di altri. E questo salasso ha colpito e sta colpendo anche voi imprenditori proprio oggi. Non è necessario ricordarle che per questo identico motivo in Francia nel 1789 scoppiò una rivoluzione. Quell’evento li marginalizzò per un periodo, ma poi i “rentiers” tornarono e oggi governano l’Unione Europea. I loro sicari ed esecutori materiali nella UE moderna sono (o sono stati) i potentissimi tecnocrati come Herman Van Rompuy, Olli Rehn, Jaques Attali, Jaques Delors, o Lorenzo Bini Smaghi e Mario Draghi, e poi gli Juncker, i Weigel fra i tanti. Sono i decisori finali dei nostri destini, coloro che decidono in stanze chiuse di Francoforte o Bruxelles se lei avrà mercato o se invece soccomberà, alla lettera, coi loro Trattati vincolanti per ogni parlamento europeo. “Rentiers” sono divenuti i finti imprenditori (come Montezemolo o De Benedetti in Italia) che scommettono su rendite da ‘clienti prigionieri’ dei servizi essenziali forzosamente privatizzati e riuniti in monopoli privati (la Captive Demand), violando ogni regola di libero mercato reale; lo sono i capitani Neomercantili di multinazionali dell’acciaio, metalmeccaniche o dell’high tech franco-tedesche, le cui strategie di profitto hanno abbandonato la virtuosità del libero mercato reale e si basano solo sulla deflazione dei redditi dei loro dipendenti cui succhiano la vita con pretese di produttività da collasso (in Germania i redditi crescono del 50% in meno rispetto alla media europea con una produttività del 35% superiore, e infatti i consumi interni sono crollati); “rentiers” sono i gestori degli Hedge Funds della City di Londra, gli speculatori che estraggono fortune inaudite proprio dall’attacco al tessuto economico di intere nazioni attraverso l’uso della scommessa finanziaria pura. Le vostre aziende sono ostaggi impotenti di questi immensi giochi.

Questi sono i nuovi “rentiers”, odiano il Capitalismo dei consumi, sono tornati al timone dell’economia, e, come detto, hanno in comune particolarmente il desiderio di estrarre dal terreno produttivo di aziende e cittadini un profitto del tutto parassitario. Voi, le piccole e medie aziende italiane promotrici di redditi da lavoro e di consumi, siete nel loro mirino per questi motivi. Per riconquistare il potere perduto un secolo fa e al fine di attuare il loro programma, essi pensarono a un’intera struttura politico-economica, le cui forme larvali comparvero 75 anni fa, e la cui massima espressione è oggi l’Eurozona. Questo il pubblico non sa, voi non sapete.

Le basti pensare che il progetto di moneta unica europea nacque da uno dei profeti di questi nuovi “rentiers”, nel 1943. Era l’economista francese Francois Perroux, che immaginò l’unione monetaria con la mira di ottenere che “lo Stato perda interamente la sua ragion d’essere”. La distruzione delle funzioni monetarie dello Stato, come le spiegherò fra poco e crucialmente, è oggi lo strumento primario dei nuovi “rentiers” per affossare l’economia produttiva, i redditi, i consumi e dunque il Capitalismo stesso, come già detto prima. Il Perroux lasciò scritto che “Il futuro garantirà la supremazia alla nazione o alle nazioni che imporranno la povertà che genera super profitti e quindi accumulo”. Si tratta proprio dei super profitti dei nuovi “rentiers”. Non certo dei profitti della sua attività, che, come il buon senso suggerisce, non può certo prosperare nel crollo delle vendite indotto dall’affossamento dell’economia produttiva, dei redditi, dei consumi

E’ alla luce del sole.

Si faccia una domanda, la più banale, ma la più vera: perché la nostra ‘Italietta’ della ‘liretta’ degli anni ’70-80 si vide promossa fra i sette più prosperi Paesi del mondo, mentre oggi, con questo Euro che prometteva rilanci insperati siamo ridotti al fanalino di coda d’Europa, additati come i somari della classe e sul filo del default? Come fu possibile per quella ‘Italietta’ figurare come il secondo Paese al mondo per risparmio privato dopo il Giappone, mentre oggi l’indebitamento delle famiglie sta schizzando ai massimi storici? Come potemmo allora intimidire la macchina delle esportazioni tedesche al punto da indurre la Germania a sporchi trucchi per soffocare la nostra produttività (lo SME ad esempio)? Oggi gli stiamo nei gas di scarico, quando va bene. Insomma, cosa ci è accaduto?

Prima di risponderle, mi sbarazzo subito della risposta-cliché offerta dagli ignoranti o dai mentitori del mainstream mediatico, cioè che il debito pubblico da noi contratto proprio in quegli anni è ciò che oggi ci trascina in fondo al pozzo. Questo è falso, e persino del tutto sbagliato dal punto di vista degli stati patrimoniali di uno Stato sovrano. Due note di spiegazione: sappia che il più alto debito pubblico mai registrato dall’Italia repubblicana è quello del 1998, col 132% di debito/PIL, ben superiore al livello odierno del 114%. Lei ricorda per caso che l’Italia di allora fosse PIIGS? Che vi fosse un assalto speculativo dei mercati tale da necessitare emergenze nazionali? Parole come ‘spread’ o  ‘default’ erano allora sulle prime pagine di tutti i quotidiani, riviste e TG? No. Perché? Perché quel debito era in lire, cioè moneta sovrana, ovvero una moneta che l’Italia creava dal nulla e senza limiti, per cui i mercati sapevano che Roma poteva ripagare qualsiasi obbligazione senza problemi. Il Giappone di oggi è un esempio eclatante di quella verità di macro economia: ha un debito quasi doppio di quello dell’Italia, cioè oltre il 200%/PIL, ma nessun mercato lo sta aggredendo. Ma il Giappone, come l’Italia di allora, ha moneta sovrana e nessun limite vero nel crearne per pagare i propri debiti (e nulla cambia se il debito è in mani nazionali o estere). E poi consideri questo: la Spagna, anch’essa agonizzante nel cortile della vergogna dei PIIGS, ha un debito pubblico di appena il 66%/PIL. Quindi l’argomentazione secondo cui è la presenza di elevato debito pubblico in sé che affonda un’economia non regge.

Ora la seconda nota: la scienza contabile ci insegna che quando lo Stato con propria moneta sovrana (es. la lira) spende più di quanto ci tassi, cioè spende a deficit, esso lascia all’interno del settore non-governativo di famiglie e aziende più denaro di quanto ne prelevi. Cioè ci arricchisce (maggiori dettagli più avanti). Lo Stato paga uno stipendio pubblico spendendo a deficit, e chi lo riceve aumenta di reddito. Lo Stato emette un titolo che accresce il deficit, e chi lo compra vede il proprio denaro acquisire interessi superiori a quelli bancari, cioè si arricchisce. Lo Stato edifica un’infrastruttura spendendo a deficit, e le imprese private sotto contratto aumentano i fatturati sui loro conti. Lei obietterà: sì, d’accordo, ma poi quel debito dobbiamo ripagarlo noi, quindi il guadagno iniziale si perde poi del tutto. No, affatto. L’idea che il debito pubblico (cioè la somma dei deficit) con moneta sovrana sia un peso futuro per i cittadini è falsa. Il debito e il deficit statale, con moneta sovrana, sono la ricchezza del settore non-governativo di famiglie e aziende, al centesimo, e tali rimangono per il semplice fatto che neppure lo Stato dovrà mai ripagarli. Lo illustra egregiamente il Prof. Luca Fantacci della prestigiosa Bocconi: “Nessuno Stato è in grado di ripagare i propri debiti. D’altro canto, gli Stati non sono nemmeno tenuti a ripagare i loro debiti. I debiti degli Stati, da quando hanno preso la forma di titoli negoziabili sul mercato, ossia da poco più di trecent’anni, non sono più fatti per essere ripagati, bensì per essere continuamente rinnovati e per circolare indefinitamente. I titoli di stato sono emessi, sono acquistati e rivenduti ripetutamente sul mercato e, quando giungono a scadenza, sono rimborsati con i proventi dell’emissione di nuovi titoli.” Quindi se lo Stato a moneta sovrana in realtà non è mai tenuto a ripagare il proprio debito, perché mai dovrebbe pretendere che noi cittadini e aziende lo facciamo?

E allora, caro amico imprenditore, se non è il debito pubblico ad averci affossati in questa depressione economica soffocante che ci ha declassati all’umiliazione dei PIIGS, e che minaccia direttamente il suo lavoro, cosa lo ha fatto? Per caso la corruzione? Per caso l’evasione fiscale? Macché, l’Italia che entrò nel G7 era zeppa di entrambe. E allora?

La risposta è già detta: siamo stati trascinati nell’Eurozona, il gran disegno dei nuovi “rentiers”, dove la sottrazione del potere sovrano dell’Italia di emettere la propria moneta ha rapidamente distrutto la nostra economia, che è la vita della sua azienda. Quella sottrazione sta ottenendo, cioè, quello che i nuovi “rentiers” agognano come sistema,  “la supremazia alla nazione o alle nazioni che imporranno la povertà che genera super profitti e quindi accumulo”. L’Euro è per noi a tutti gli effetti una moneta straniera (Godley 1997, Krugman 2012), che il Tesoro italiano non può emettere. Chi emette gli Euro è il sistema delle banche Centrali europee dei 17 Paesi dell’Eurozona, le quali li depositano direttamente nelle riserve di istituti finanziari privati. Il nostro Stato deve prendere in prestito ogni singolo Euro che spende dai mercati di capitali privati, ai tassi da loro decisi. Ciò ha due conseguenze catastrofiche intuibili: primo, uno Stato che non può più creare la propria moneta, ma che la deve sempre cercare a tassi che non controlla, non può più spendere a deficit per generare quella ricchezza nel settore non-governativo di cui si è detto. Questo porta a un immediato impoverimento del Paese, che si riflette su risparmio, consumi e quindi sui profitti aziendali. Secondo, quello Stato diviene ostaggio totale dei mercati di capitali privati, che ne possono depredare la ricchezza impunemente. E ciò rientra con precisione nel piano distruttivo dei nuovi “rentiers”. Ecco la catastrofe dell’Eurozona. Dopo tutto fu uno dei suoi maggiori architetti, il tecnocrate francese Jaques Attali, che in conversazione con l’economista Alain Parguez, ex consigliere di Mitterrand, si lasciò sfuggire la piena verità sui nuovi “rentiers” con queste parole: “Ma cosa credeva la plebaglia europea? Che l’Euro fosse stato fatto per la loro felicità?” Ahimè, nella cosiddetta plebaglia stanno milioni di consumatori che sono l’ossigeno della sua azienda.

Chi crea ricchezza finanziaria per lei?

Le chiedo qui un ultimo atto di pazienza, per dare sostanza teorica accademica a quando detto sulle funzioni insostituibili della spesa a deficit dello Stato per arricchire l’economia del settore non-governativo di famiglie e aziende. Funzioni che, lo ribadisco, possono esistere solo in presenza di moneta sovrana, e non più con l’Euro. Il lavoro principale in sede di scienza economica su questo concetto fu svolto da Abba Lerner, con la sua Functional Finance, da Wynne Godley, con i suoi Sectoral Balances, e dai Circuitisti di Alain Parguez et al. che hanno analizzato il circuito monetario. Tale concetto è assai semplice: una nazione ha in sé due tipi di ricchezze, quella finanziaria (denaro, titoli, equities, cash, ecc.) e quella dei beni (risorse, prodotti, case, terreni, infrastrutture, cultura ecc.). Non esistono altri tipi di ricchezze. In una nazione esistono solo due soggetti: il settore governativo dello Stato con tutto l’apparato pubblico da esso gestito (GOV.), e il settore non-governativo di famiglie e aziende produttrici di beni e servizi (NON-GOV., cioè ‘il privato’). Non esistono altri soggetti.

Immagini ciascuno di questi soggetti come un Contenitore. Ciascuno di essi possiede come ovvio due tipi di ricchezze, quella finanziaria e quella dei beni. Ora, la domanda che lei si deve porre da imprenditore è questa: come può la mia azienda approvvigionarsi di maggiori entrate finanziarie? Le entrate finanziarie sono la sua linfa vitale in business, poiché come dimostrato ampiamente da oltre un secolo di Monetary Theory of Production (Veblen, Keynes, Robinson et al.), il circuito del profitto parte dal denaro, produce cose e servizi e torna al denaro. Bene. La risposta che sicuramente le viene spontanea è: trovando maggiori mercati per i miei prodotti/servizi. Ok, certo. Ma badi bene a una cosa: se la sua attività compete nel contenitore NON-GOV. di cittadini e altre aziende, e se ha successo, il bene finanziario che lei acquisisce non è un bene finanziario in più al netto. Non lo è perché il denaro che lei incassa è sempre denaro che qualcun altro nel contenitore NON-GOV. ha speso. Ora, questo è bene per lei, ma è un addebito per altri cittadini o altre aziende. Infatti nessuno nel contenitore NON-GOV. può creare il denaro*, e dunque gli accumuli di quel contenitore da una parte, corrispondono sempre a sottrazioni da qualche altra parte; è, in sostanza, tutto denaro che solo gira in circolo di continuo. Questo può oggi fare la sua fortuna, ma non la fortuna di tutto il settore aziendale come insieme. In economia si dice che nell’aggregato (nel suo insieme) il contenitore NON-GOV. da solo non può mai aumentare la propria massa finanziaria, può solo farla circolare da qui a là o da là a qui; di qua si alza ma di là si abbassa, necessariamente.

*(il sistema bancario crea denaro, ma gli corrisponde sempre un debito di qualcuno, per cui nulla al netto)

Come invece lei di sicuro intuisce, il contenitore NON-GOV. idealmente dovrebbe poter acquisire nel suo insieme beni finanziari in aumento al netto, senza cioè che nessuno al suo interno li debba contemporaneamente perdere. Questo è crescere, questa è vera crescita economica, l’unica reale crescita, quella di tutti contemporaneamente. Dunque, diviene ovvio pensare che l’unica possibilità per il contenitore NON-GOV. di acquisire beni finanziari in più al netto è se un contenitore esterno ad esso ve li immette. Quel contenitore è GOV., cioè lo Stato, che può creare la propria moneta dal nulla e riversarla nel contenitore NON-GOV. sotto forma di spesa (acquisti/commesse dello Stato, stipendi pagati, grandi investimenti, emissione di titoli, contante ecc.). Ma lei può comprendere facilmente che se GOV. immette in NON-GOV. beni finanziari nella stessa misura in cui li preleva con le tasse (pareggio di bilancio), NON-GOV. non acquisirà nulla in più. Se poi GOV. immette meno di quanto tassi su base costante (surplus di bilancio), NON-GOV. andrà addirittura in perdita. Ne consegue che l’unica possibilità per NON-GOV. (e questo include lei come azienda) di aumentare al netto i propri beni finanziari è se GOV. ne immette spendendo di più di quanto ci tassi, e questo si chiama deficit di Bilancio. E’, badi bene, una spesa virtuosa che deve però essere diretta dallo Stato verso la piena occupazione, pieno welfare, e piena produzione aziendale (full Capacity). Quando ciò accade, si parla in economia di spesa a deficit positiva.

(Nota: esiste a dire il vero un altro contenitore esterno a NON-GOV. e che in effetti può riversare beni finanziari al netto in esso. E’ il contenitore delle nazioni straniere, che se compra da noi più di quanto noi compriamo da loro, ci lascia nei libri contabili valuta al netto che ci arricchisce. Ma come lei può intuire e come certamente sa, l’imprevedibilità della bilancia commerciale è tale da impedire alle aziende nel loro insieme di far affidamento sul quel contenitore come fonte di beni finanziari al netto. Ed è ovvio che non tutte le aziende poi lavorano con l’export. Si potrà obiettare che la Germania è invece ancora a galla nell’Eurozona proprio perché il settore straniero gli riversa abbondanti risorse finanziarie al netto nelle casse. Vero, ma si tratta in primo luogo di una condizione di pesante dipendenza fa forze esterne che Berlino non può controllare; in secondo luogo, poiché la Germania non può più emettere la propria moneta, essa non può più soccorrere le proprie aziende/cittadini con la spesa pubblica a deficit, e deve ingraziarsi i mercati esterni usando in patria le distruttive riforme Hartz del 2004 che hanno depresso come mai prima i salari e la domanda interna, pur di abbattere i costi. Le PMI tedesche ne hanno sofferto immensamente. Questa non è certo la condizione ideale per acquisire beni finanziari al netto. Il contenitore GOV. è, e rimane, l’unica certezza in questo senso, se possessore di propria moneta sovrana.)

Ciò dimostra oltre ogni possibile dubbio quanto affermato all’inizio sulle potenzialità della spesa statale a deficit per lei e per la sua attività, come per tutto il suo settore in aggregato. E non sono solo potenzialità, sono proprio necessità imprescindibili, altrimenti nessun arricchimento finanziario in più al netto vi è possibile. Le chiedo di comprendere con impegno proprio questo punto di macro economia dei bilanci settoriali:

Senza un contenitore esterno a quello aziendale nel suo aggregato che vi versi beni finanziari al netto in quantità superiore rispetto a quanto gli sottrae con le tasse, cioè un contenitore che spenda a deficit, è impossibile per il vostro contenitore ottenere un surplus in aggregato. In parole semplici: o s’indebita GOV. e NON-GOV. ci guadagna, oppure accade il contrario, NON-GOV. va in rosso a favore del surplus di GOV. La terza via è il pareggio, che non vi aiuta affatto. Altre soluzioni non esistono. Il sistema azienda italiano NON PUO’ crescere con uno Stato che pareggia i bilanci o addirittura cerca il surplus di bilancio.

Ma attenzione: tutto quanto sopra poggia sul postulato che lo Stato possegga una moneta sovrana che esso crea dal nulla, su cui ha il controllo dei tassi d’interesse (titoli e politica monetaria) e che quindi può emettere liberamente senza che il deficit sia alcun reale problema. Se al contrario quello Stato è costretto all’uso di una moneta non sua, che deve prendere in prestito da privati, sui costi del quale non ha alcun controllo, tutto ciò diviene impossibile, perché insostenibile nei libri contabili. Sto parlando dell’Euro, la cui creazione ha costretto 17 Stati nelle medesime condizioni di qualsiasi membro di NON-GOV., che dipende da qualcuno all’esterno di sé per prosperare, e che non può più finanziare alcuno al netto.

Capire.

Ora lei potrà capire cosa si nascose dietro la retorica dell’Unione Monetaria. E cosa si nasconde dietro il mantra dei tecnocrati europei (leggi nuovi “rentiers”) per addirittura mettere in Costituzione il pareggio di bilancio. Si nasconde la precisa mira di sottrarvi crescita e profitto, l’unica vera crescita possibile in aggregato, quella che può accadere unicamente in presenza di spesa interna a deficit degli Stati. La paralisi della crescita così ottenuta distrugge lo stesso Capitalismo della produzione, su cui lei vive. Hanno usato il potere delle scuole economiche Neoclassiche finanziate dalle maggiori Fondazioni e Think Tanks Neoliberiste per creare il ‘fantasma’ del debito pubblico*, riuscendo a nascondere che la più formidabile spinta produttiva e reddituale della Storia dell’umanità fu originata dal 1946 al 1956 proprio da una colossale spesa a debito degli Stati Uniti d’America in anni immediatamente precedenti, che non risulta siano poi falliti. Oggi, poi, ci impongono, nel nome della menzogna del debito e grazie alla gabbia dell’Euro, le Austerità che ancor più strozzano la spesa dello Stato, che aumentano la tassazione, quindi deprimono i redditi, quindi i consumi, quindi deprimono la sua azienda, in una spirale senza fine che prende il nome di Spirale della Deflazione Economica Imposta. Inoltre, lo Stato vittima di queste Austerità si trova a dover far fronte a spese a deficit del tutto negative e improduttive (ammortizzatori sociali, aumento spese sanitarie, calo gettito fiscale dovuto al crollo dei redditi ecc.) che ne aumentano il debito senza che ciò crei alcuna ricchezza vera nel settore non-governativo di cittadini e aziende. Cinicamente poi, questo aumento di debito negativo viene preso a pretesto dagli stessi tecnocrati europei che lo hanno causato (leggi nuovi “rentiers”) per imporci ancor più Austerità, quindi ancor più deflazione, quindi ancora calo redditi e consumi e conseguente crollo economico, e tutto il meccanismo pernicioso si auto alimenta all’infinito.

I nuovi “rentiers” speculano su questo con inimmaginabili profitti, cifre da far impallidire qualsiasi buona azienda italiana, proprio perché ne succhiano la linfa, come lei vede oggi. Non posso riscrivere qui nel dettaglio come questi profitti parassitari avvengono; lei può far riferimento per ogni particolare al capitolo Ecco chi incassa a pag. 60 de Il Più Grande Crimine 2011. Ma soprattutto stanno imponendo un nuovo ordine sociale costruito sulla paura del fallimento di intere nazioni, che loro stessi ricattano e sospingono alla rovina. Solo un dato, tratto dai bollettini statistici di Banca d’Italia: la crisi finanziaria del 2007, il capolavoro globale dei nuovi “rentiers”, ha complessivamente sottratto all’Italia la cifra di 457 miliardi di Euro in meno di tre anni. Quei soldi immensi sono stati drenati anche dalla sua azienda, con l’aggravio che oggi la stessa macchinazione che ha originato il collasso finanziario globale sta negando a lei, e ai suoi colleghi, il credito bancario che le serve per sopravvivere. Come ne esce lei? Vi hanno messo in un angolo e vi stanno sbranando. Ma la via d’uscita c’è, ed è eccellente. Solo un attimo ancora.

*(tutta la storia dettagliata con documentazione accademica di questi fatti ne Il Più Grande Crimine 2011, www.paolobarnard.info)

 Il pollaio.

E’ a fronte di queste realtà innegabili di macro economia, e a fronte dell’inganno attraverso cui i cittadini e gli imprenditori vengono colpiti così duramente, che lei potrà intuire come la decennale contrapposizione ‘dipendenti-padroni’ sia sempre stata un teatro fittizio in cui vi hanno costretti a sbeccarvi a sangue, voi e i lavoratori, come foste, con rispetto, polli in un recinto. Mentre ben altri poteri pianificavano come dissanguarvi tutti.

Le offro come esempio uno degli angoli in cui vi hanno impantanati – datori di lavoro e dipendenti - e dove vi siete logorati per decenni inutilmente. E’ il dibattito sul costo del lavoro. E’ stato incorniciato in una rigida equazione: ‘l’azienda necessita di abbattere il costo del lavoro, pena la perdita di competitività’. A ciò si oppongono ovviamente i salariati, rivendicando maggiori margini a loro volta. Ma il dibattito è del tutto fuorviante, falsato e con una mira che neppure immaginate: colpire, come sempre, il Capitalismo dei consumi e della produzione, e di rimando anche la stabilità finanziaria dello Stato. Mi conceda un breve passaggio di storia dell’economia: l’idea secondo cui è l’abbassamento del costo del lavoro che permette maggior profitto, e persino maggior offerta di occupazione, nasce (nel capitalismo moderno) con l’economista inglese Arthur Cecil Pigou a inizio novecento. Apparteneva alla scuola economica detta Neoclassica, quella che reagì a Marx tentando di provare il perfetto funzionamento del mercato in un suo equilibrio spontaneo (General Equilibrium Theory). La sua era un’idea strana davvero: primo, come può un lavoratore il cui reddito cala essere poi colui che consuma abbastanza prodotti e servizi da mantenere l’economia a galla? E, come argomentò con grande efficacia non molto più tardi John Maynard Keynes, in un’economia che di conseguenza soffre cali nei consumi, quindi cali di vendite delle aziende, perché mai dovrebbe un imprenditore assumere di più? Keynes formulò una complessa spiegazione di cosa determina veramente la propensione all’investimento dell’imprenditore, che include occupazione, nel capitolo 17 della sua General Theory. Ritengo che essa sia perfetta anche nell’oggi. E poi, come noto anche a livello popolare, fu Henry Ford a smentire Pigou con la sua innovativa politica salariale di aumento della paga unito al profit-sharing, dimostrando che in quel modo ne giovavano non solo le vendite della sua industria, ma l’economia tutta.

 

Ma l’idea di Pigou doveva sopravvivere, per un motivo: essa avrebbe proprio condotto a quel calo dei profitti, a quell’incrinatura nella macchina capitalista di consumi- produzione, a uno scontro acerrimo fra imprenditori e dipendenti, che servivano perfettamente le mire dei nuovi “rentiers”. In particolare, nell’azione deflattiva sull’economia, essa avrebbe poi causato disoccupazione maggiore, precarizzazione del lavoro, e quindi avrebbe costretto gli Stati alla spesa a deficit negativa, cioè improduttiva, di cui si è prima parlato. Incrinare consumi-produzione, cali dei fatturati, scontri distruttivi nel mondo del lavoro, tensioni sociali, danni alle finanza statali. E tutto questo per un’idea sbagliata, perché buoni redditi significano nell’aggregato la salute delle aziende, non la loro rovina, specialmente se esiste alle loro spalle uno Stato che spende a deficit positivo per sopperire ad eventuali difficoltà nel privato (maggiori dettagli su costo lavoro-costi per le aziende e spesa a deficit più sotto). Capisce, caro amico, come vi hanno confinati per decenni su un dibattito fittizio? Il vostro interesse comune, imprenditori-lavoratori, stava in realtà nella stessa cesta: il benessere dei redditi tutelato da spesa a deficit positiva. Ma vi hanno invece accecati nello scontro. E questo mentre loro macchinavano, col successo che è davanti agli occhi di tutti, per rendere intere economie nazionali irriconoscibili a confronto con ciò che furono solo 30 anni fa.

Le Tasse.

E qui aggiungo un altro esempio di come hanno sospinto voi e i vostri lavoratori in un tunnel del tutto fuorviante. Mi dica: cosa vi è di più opprimente per lei imprenditore della tassazione? E’ un coro unanime in Italia, dal gestore di bar all’industriale: la pressione fiscale si mangia tutto, è insostenibile, e costringe persino a una quota di ‘nero’, senza cui semplicemente tanti chiuderebbero. Amico caro, lei lo sa a cosa servono realmente le tasse? No, non servono, e ripeto, NON servono a finanziare la spesa dello Stato. Questo, di nuovo, da un punto di vista di esatta contabilità di Stato è falso. E’ un’altra delle invenzioni del sistema economico Neoclassico, e che si è piantata nelle convinzioni sostanzialmente di tutti. La scuola economica Circuitista e quella della Modern Money Theory (MMT), in particolare gli economisti Warren Mosler, Pavlina Tcherneva e L. Randall Wray, hanno dimostrato esattamente quanto segue.

E’ impossibile che le tasse possano pagare alcunché nei bilanci di uno Stato, visto che sono denaro che il governo ha immesso nella collettività e che di norma si riprende indietro in percentuale minore. Non può in alcun modo rispenderli poi, la matematica non glielo permette. Come dire: se un negoziante investe 100 e incassa 70, come fa ad avere alcunché da spendere? Ma anche immaginando il santificato pareggio di bilancio, dove lo Stato spende 100 e tassa 100, dove sono i fondi da spendere? Ciò che in realtà accade è questo: lo Stato a moneta sovrana inventa denaro spendendo - significa accreditando conti correnti nel contenitore NON-GOV. - che poi drena dagli stessi conti tassando, distruggendo quel denaro. Sì, distruggendolo, perché si tratta solo unità di conto elettroniche che, all’atto del pagamento delle tasse,  scompaiono dai conti sui computers della Banca Centrale. Non arrivano da nessuna parte, in realtà. Immagini la spesa dello Stato come un contatore elettronico: quando lo Stato spende, i numerini corrono aumentando, es. da 234.000 a 234.400 (i c/c dei cittadini aumentano); quando lo Stato ci tassa gli stessi numerini scendono ad es. da 234.400 a 234.100 (i c/c dei cittadini calano). Semplicemente 300 cifre elettroniche sono sparite nel nulla, non possono essere spese. Ecco cosa sono le tasse veramente, denaro che sparisce, null’altro, e certamente non un mezzo per racimolare soldi per la spesa dello Stato.

Ma allora, perché diavolo uno Stato tassa? Lo fa per: 1) tenere a freno il potere economico delle oligarchie private, che altrimenti diverrebbero immensamente ricche e potrebbero spodestare lo Stato stesso. 2) limitare l’inflazione drenando denaro in eccesso dalla circolazione. 3) scoraggiare o incoraggiare taluni comportamenti - si tassa l’alcool, il fumo, o l’inquinamento, e si detassano le beneficienze o le ristrutturazioni, ecc. 4) imporre ai cittadini l’uso della sua moneta sovrana. Se non fosse per l’obbligo di tutti di pagare le tasse nella valuta dello Stato, non ci sarebbe garanzia di accettazione da parte del settore non governativo di quella valuta.

Tutto quanto ha appena letto, tuttavia, vale solo per gli Stati a moneta sovrana, come era l’Italia prima dell’Euro, come è il Giappone o come sono gli USA. Non lo scordi, perché fra un attimo capirà.

Allora le domando: perché queste realtà contabili indiscutibili non sono mai state rese di pubblico dominio? Perché al contrario voi imprenditori siete tutti stati gettati in una eterna lotta a sopravvivere alle tasse e che spesso è andata a scapito proprio dell’occupazione? Di nuovo: voi e i lavoratori a sbeccarvi, quando in realtà bastava solo reclamare che uno Stato a moneta sovrana scegliesse di usare il prelievo fiscale solo per i quattro motivi sopra descritti, e non nella fittizia convinzione di acquisire le finanze per gestire il Paese. Ma lei riesce a immaginare che razza di ricchezze avrebbero potuto rimanere nei fatturati aziendali, quindi negli stipendi dei dipendenti, se avessimo tutti capito che uno Stato a moneta sovrana NON necessita di tasse per spendere? Ma no, lì vi hanno ficcati, a penare per decenni per nulla. E poi è arrivato l’Euro non-sovrano, che vi (ci) hanno imposto proprio per evitare per sempre che qualcuno potesse reclamare dagli Stati un uso sensato delle tasse. Comprende ora?

Tutta la scuola economica Neoclassica, la prediletta dai nuovi “rentiers”, quella che oggi domina ovunque incontrastata, ancora sostiene quelle tesi che ho sopra smontato, dal passato degli Arrow, Debreu, Hahn, Von Mises, Hayek, fino a Mankiw, Rogoff, Lucas, Alesina, Stagnaro, Rocca, Vaciago, Petroni ecc. di oggi. Nella finta contrapposizione degli interessi di imprenditori e lavoratori, fu omesso oculatamente (e criminosamente) proprio il ruolo della spesa a deficit positiva del contenitore GOV. Ciò infatti che viene finanziariamente perduto dal sistema aziende nell’aumento del costo del lavoro, in particolar modo sul fronte della competitività, non solo gli ritorna in termini di acquisti, ma deve e può essere coperto proprio dalle infusioni di spesa a deficit positiva dello Stato. Cioè: edificazione di infrastrutture mirate alla competitività internazionale e nel commercio, detassazioni multiple, acquisti diretti della produzione a rischio, emissione di titoli per rendite finanziarie mirate a reinvestimento in attività produttive, incentivi fiscali al reinvestimento degli utili in produttività, crediti facilitati o crediti garantiti senza limiti, ammortizzatori sociali mirati però alla formazione d’eccellenza dei lavoratori, e molto altro. E siamo di nuovo al ruolo di questo Stato, così centrale, ma oggi reso impossibile per l’Italia dall’adozione dell’Euro.

Licenziare.

Anche qui uno Stato a moneta sovrana che spenda a deficit positivo dirime ogni controversia. Fra poche righe il perché. Ma mi permetta di sottolineare un punto fermo: il tema del licenziamento oggi, nel presente caos Neoliberista e in Italia in particolare, non permette alcuna scelta di campo. Non ha torto l’imprenditore, non lo ha il lavoratore. Ometto di allungare questa trattazione per illustrarle l’indecente fenomeno dello Slimming Down aziendale che usa i licenziamenti per le speculazioni azionarie e di stock options. Né posso dilungarmi sui ricatti che corrono spesso fra datori di lavoro e dipendenti, specie se donne, dove il licenziamento è l’arma. Ma neppure devo dirle ciò che lei sa benissimo, e cioè che un dipendente cialtrone e inamovibile paralizza un’intera azienda, e danneggia tutti; che gente che non risponde al telefono in magazzino perché “vaff… c’è il fantacalcio” andrebbe cacciata all’istante; che l’etica del lavoro è un mistero nazionale qui da noi, ecc. Purtroppo sono costretto a parlare di licenziamenti nell’astratto della macro economia, ma non per questo ciò che le devo dire è meno centrale. Vi sono istanze dove il licenziamento diviene necessità ineludibile per l’azienda – un esempio, fra gli altri, è il settore auto, dove lo sviluppo tecnologico unitamente alla competizione dall’Est asiatico renderà impossibile mantenere forza lavoro umana in fabbrica; Marchionne è in malafede e non lo dice, lui sa che il destino dell’operaio metalmeccanico è segnato, inutile remare contro la Storia. In quelle istanze può intervenire la spesa a deficit positiva dello Stato, che può riconvertire a sue spese e senza limiti i posti di lavoro perduti in nuove occupazioni cosiddette “ad alta densità umana di valore ambientale/sociale”. Per far solo due esempi fra molti altri, nella gara disperata a preservare l’ambiente, e con un aumento costante della popolazione anziana e bisognosa, non è difficile immaginare quanta nuova occupazione se ne potrebbe estrarre, per non parlare del settore dei servizi alla quotidianità. Occupazione finanziata dallo Stato, e sgravata da voi imprenditori là dove veramente necessario il licenziamento. Comprenda, caro amico, come questo spazio di manovra dello Stato a moneta sovrana, che applichi quelli che la Modern Money Theory chiama i Programmi di Lavoro Garantito (Job Guarantee), pone voi e i vostri dipendenti di colpo oltre qualsiasi sterile e distruttivo dibattito sui licenziamenti, articolo 18 e affini, limitatamente, preciso, ai licenziamenti resi inevitabili dalla competizione internazionale o da bilanci aziendali in crisi.

Concludendo, sarebbe stato vostro interesse comune, datori di lavoro e dipendenti, smettere di contrapporvi negli angoli ciechi del pollaio, e lottare assieme contro il comune nemico, per resuscitare il comune alleato: lo Stato a moneta sovrana che spende a deficit positivo per tutelare il 99% di cittadini e aziende.

L’economia di salvezza per lei, per voi, per noi: Modern Money Theory (MMT).

Innanzi tutto cos’è. E’ il nome dato dall’economista australiano Bill Mitchell a una riformulazione moderna, cioè scientificamente costruita sulle odierne strutture finanziarie e macro economiche, di idee partorite da alcuni dei giganti dell’economia del XX secolo,  a partire da Georg Friedrich Knapp, Alfred-Mitchell Innes, John Maynard Keynes, Abba Lerner, Joan Robinson, Hyman Minsky e Wynne Godley. I moderni esponenti di questa scuola di economia si raggruppano all’Università del Missouri Kansas City e al Levy Economics Institute di New York. Essa ha studiato e dimostrato in centinaia pubblicazioni accademiche tutto quanto io le ho esposto finora dal punto di vista delle potenzialità del circuito monetario statale. La correttezza teoretica della MMT, e il suo dirompente impatto sulla gestione delle economie moderne, la sta oggi imponendo all’attenzione del mainstream mediatico (ad es. Washington Post 19/02/12 – Repubblica 22/02/12).

Ha un pregio estremo, introvabile: è pura scienza descrittiva, ed è, su questo, incontrovertibile, tuttavia si presta ad applicazioni in economia e società senza precedenti. Spiego. La MMT, nella sua parte teorica che descrive fenomeni monetari, ha saputo dimostrare come assolutamente corretti tutti i postulati che io le ho prima descritto: quelli sulla reale natura di debito e deficit pubblici a moneta sovrana, quelli sulla tassazione, sulla perniciosità dell’Euro, sulla creazione di finanza in più al netto per NON-GOV., sulla Spirale della Deflazione Economica Imposta dalle Austerità, sul reale funzionamento virtuoso di spesa-redditi-risparmi-spesa-profitti, sulle potenzialità di un Programma di Lavoro Garantito dallo Stato a vantaggio sia delle imprese che dei dipendenti ecc. E proprio per questo la MMT è adattabile ad una applicazione immediata come politica economica nazionale per la tutela di cittadini e aziende. La tutela del 99%, a scapito dell’1% dei nuovi “rentiers”, che oggi ci succhiano vita e risorse, le sue risorse caro amico.

La MMT ci descrive il ritorno dello Stato a moneta sovrana alle sue funzioni più alte, quelle messe in atto dagli Stati Uniti del boom economico più possente della Storia dell’umanità, a vantaggio di tutto il contenitore privato di cittadini e aziende, il NON-GOV. Ci descrive, caro imprenditore, la salvezza da un disegno distruttivo e iniquo che sta minando tutto ciò che noi conosciamo come crescita, benessere, democrazia: il Neoliberismo dei nuovi “rentiers”, il peggiore mai esistito, quello a cui voi uomini e donne che hanno impegnato una vita di lavoro e d’investimenti dovete ogni singola sciagura economica che vi ammorba oggi.

E perciò la via che le indico non è il Capitalismo americano, né ovviamente il soggiacere passivi al parassitismo ignobile dei nuovi “rentiers”. Le propongo di contemplare con serietà la costruzione di questa politica economica per l’interesse suo, del suo lavoro, dei suoi dipendenti, della società che vi ospita e della democrazia stessa. Come detto, prende il nome di Modern Money Theory, io e il mio gruppo l’abbiamo portata in Italia, e siamo a vostra disposizione* - voi come individui o come categorie di imprenditori - per aiutarvi a conoscerla meglio facendovi incontrare i suoi massimi autori accademici, e ad applicarla in Italia.

Non consegni gli anni del suo lavoro alla retorica della politica ignorante e alle menzogne di tecnocrati devastanti. Vi stanno distruggendo.

Suo,

Paolo Barnard

* (Paolo Barnard risponde solo per contatti di lavoro su dpbarnard@libero.it - il sito italiano di riferimento della MMT è http://www.democraziammt.info/ - negli USA oltre alle scuole dell’Università del Missouri Kansas City e del Levy Economics Institute di New York, i contatti possono essere stabiliti visitando http://neweconomicperspectives.org/.)

Tiraanosauro MMT

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ATTENTI A QUEI DUE

Pubblicato su 14 Marzo 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

E dopo Monti.....De Benedetti

 

Oggi i giornali pubblicano ampi resoconti della kermesse del movimento di De Benedetti “Libertà e Giustizia”. Molti l’hanno interpretata come una rottura rispetto al governo Monti. Può darsi. Però a me sembra che non ci sia una rottura, bensì una naturale armonia tra Monti e De Benedetti.


Mi spiego. De Benedetti e Monti frequentano gli stessi circoli di riferimento internazionali. De Benedetti sa che Monti, anche per questioni anagrafiche, non intende candidarsi nel 2013 e che preferisce il ruolo, a lui più consono, di Grande Tecnico, pronto, semmai, a tornare in servizio in caso di nuova crisi finanziaria.

Sia Monti che De Benedetti sanno che i due grandi partiti Pd e Pdl, sono logori, come erano logori Psi, DC e Pci ai tempi della Prima Repubblica. De Benedetti non vuole rompere con Monti, bensì cerca di garantirne la continuità ovvero a posizionare in un futuro non lontano un nuovo movimento politico, alternativo al Pd.

Da qui l’appeal di Saviano e di altre star politico mediatiche, da Lerner a Pisapia.

La mossa è strategica e tutt’altro che infondata, con un grande limite: quel movimento, come tutte le cose generate dall’universo snob di Repubblica, è troppo radical-chic per sedurre davvero le folle.

Però l’analisi di fondo resta valida: come all’inizio degli anni Novanta esiste lo spazio per nuove forze politiche grazie all’evidente erosione – a mio giudizio irreversibile – dei partiti che hanno tenuto la scena negli ultimi vent’anni.

Il che vale per la sinistra, ma anche per la destra, dove invece nulla si muove…

 

Fonte: Signoraggio  de-benedetti-marinaberl.jpg

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