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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

CULTURA INTEGRALE O INTELLETTUALE ?

Pubblicato su 8 Ottobre 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA

La restaurazione del concetto di cultura deve avere come fine il superamento dei due caratteri, entrambi tipicamente mercantili e borghesi, che hanno avviluppato gli intellettuali e le loro opere: la professionalità e la specializzazione.

L’intellettuale moderno è simile a quell’architetto che voleva edificare sul brullo monte Athos una città perfetta, che figurasse il volto di Alessandro, e quando il re gli chiese di cosa potessero lì vivere gli abitanti di quella, non seppe che rispondere: egli infatti, intellettuale specializzato,non conosceva al mondo che l’urbanistica!

Allo stesso modo oggi l’economista non conosce né considera i fatti morali, e il moralista e lo spiritualista non considera le necessità economiche – ed entrambi creano disordine.

C’è dunque bisogno di una Summa, di uno splengleriano universo formale, di un vichiano Mito che possa dare agli uomini confusi da mille contraddittorie dottrine una visione sola, unitaria,organica – appunto integrale – che restituisca loro il senso della realtà, li liberi dalle astrazioni, insegnino,prima che a conoscere, a vivere: c’è infatti difetto di modelli e di norme.

La professionalità specializzata dell’intellettuale ha portato infatti ad una sopravvalutazione della conoscenza di ragion pura sulla realtà di ragion pratica.

Gli antichi adombravano questa verità col mito di Dedalo e Icaro.

Chiusi da Minosse nel Labirinto, Dedalo fabbricò con cera e penne di uccelli ali per sé e per il figlio e con quelle volò via verso Atene; qui Dedalo giunse, avendo volato come saggezza suggeriva, né troppo vicino al mare, né troppo in alto, dunque avendo volato come gli era opportuno per raggiungere il suo lecito scopo, salvare la vita e tornare in patria. Ma Icaro, reso folle dalla sua nuova potenza di volare, volle raggiungere il sole, per nessun altro fine che per conoscerlo – e perì. E Dedalo raffigura la sapienza con saggezza, Icaro la conoscenza senza scopo e la volontà perversa di fare una cosa perché la si sa e la si può fare: Dedalo è un vero cultore di saggezza, Icaro è un intellettuale.

E’ allora smarrito il senso del fine – diremmo dell’uso – della cultura, in nome di una libertà sfrenata, simile alla libertà di comprare e vendere qualunque cosa, o di far uso di armi atomiche: ma il saggio sa anche tacere i propri segreti, se ritiene che, venuti in mano al volgo, essi si mutino in pericolo e rovine.

Dacchè quindi non si ha più il dotto che guida il popolo, ma l’intellettuale che vende le sue poche nozioni, come l’operaio le sue braccia, la società capitalistica borghese ha prodotto, come moltissimi operai, così moltissimi intellettuali, consentendo a un dipresso a tutti di scrivere articoli e libri, e di venire presi sul serio – ben lungi dal richiedere, non dirò garanzie morali, ma anche garanzie di cultura e di semplice informazione.

E poiché il popolo cerca ancora dei saggi che lo guidino, ingannato dai titoli di studio e dal fascino della carta stampata, si lascia condurre da quello che trova, dall’intellettuale: e questo è un cieco che trascina un altro cieco, e precipitano tutti e due.

E, paradossalmente, l’effetto di questa di-vulgazione è la dissociazione fra gli addetti alla cultura e il popolo.

L’intellettuale moderno blandisce le masse, ma disprezza tutti fra sé, fuori dei suoi colleghi e complici: si esprime in maniera incomprensibile, perché il suo potere sulle masse si fonda sul non essere capito, affinchè gli illetterati credano che quello afferma cose sensate e profonde.

L’Iliade fu il poema di tutti i Greci, la Divina Commedia, di tutta la cristianità italiana medievale; lo scritto di un moderno è quasi sempre la noiosa elencazione di titillamenti celebrali di qualche solitario, e non ha alcuna vera presa sul popolo: l’arte ha perso la sua funzione; l’artista è cortigiano e mercante.

Infine, è una cultura senza vita, senza fantasia, senza grandi sentimenti; chiama la sublimità retorica, perché non sa raggiungerla; parla parole astratte, perché è astratta dalla realtà, ed è tanto più impoetica e tanto meno cara al popolo.

A questa cultura moderna manca il gusto del bello e l’amore del grande, perché non ha origine in una tradizione e nel cuore di un poeta, ma riflette elucubrazioni.

Ed essendo tale, non può insegnare.

Non ha giudizi sul giusto e l’ingiusto, ma investiga morbosamente i piccoli mali e i piccoli beni di una piccola umanità di borghesi frustrati che gabella per popolo; non innalza, non esalta, non spinge, ma insinua dubbi,abbatte fedi,sporca e dissacra e non sa proporre.

Occorre combatterla, dunque, e non con le sue armi, ma con armi di verità,grandezza e bellezza, restituendo alla cultura i suoi compiti, restituendo la cultura agli uomini attivi e saggi, affinchè la esperimentino con la vita, e siano maestri ed esempi: diversi da quei conoscitori di nozioni, simili ai falsi vati di cui ragiona Tucidide – dai quali tutti, nell’imminenza della guerra “ andavano a farsi prevedere quello che ciascuno voleva” ( s’intende, non gratis! ).

CULTURA INTEGRALE O INTELLETTUALE ?
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