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Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

SOREL E LA " LOTTA DI CLASSE "

Pubblicato su 30 Maggio 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in IDEE e CONTRIBUTI

Autore Manfredi Camici

Al giorno d’oggi tutti sostengono che le discussioni che si svolgono attorno al socialismo siano oscure. Secondo Sorel, questo problema sorge dal fatto che molti degli scrittori socialisti non vogliono rinunciare assolutamente alle terminologie marxiste. Il perdurare di questo tipo di linguaggio , ormai estraneo allo stesso pensiero espresso da Marx, è un gravissimo danno per il socialismo.

L’esempio più significativo di tutto ciò è l’interpretazione che diamo al motto “lotta di classe”.

Per la maggioranza delle persone la lotta di classe è il principio stesso del socialismo, questa lotta infatti dovrebbe portare alla dissoluzione di tutte le classi e all’avvento del comunismo marxista. L’ assunzione questo motto come programma politico da parte del partito socialista, per Sorel, significa che il consenso che avrà il partito dovrà derivare dalle differenze d’interessi delle classi e che quindi il partito per avere un maggior preso dovrà aumentarne il divario. I deputati saranno allora degli avvocati difensori della classe più povera, che per puro senso del dovere si ergeranno a paladini della giustizia.

Non ci stiamo di fatto allontanando molto da quanto non avveniva già nelle città dell’antica Grecia dove i demagoghi reclamavano costantemente la ridistribuzione delle terre, e imponevano ai ricchi tutti gli oneri pubblici.

“In quelle democrazie ove la folla è sovrana nel dettar legge i demagoghi, per i loro continui attacchi contro i ricchi, dividono sempre la città in due campi… Gli oligarchi dovrebbero rinunziare a prestar dei giuramenti quali quelli da essi oggi preferiti, dacchè ecco il giuramento che prestasi, nei giorni nostri, in alcuni Stati: Io sarò il nemico del popolo e gli recherò il maggior male possibile” (Aristotele, Politica, Libro VIII, cap.VII).

Ecco dunque una lotta tra due classi caratterizzata come meglio non si potrebbe; ma è del tutto assurdo pensare che Marx intendesse sostenere questo quando ha detto “lotta di classe” dato che faceva di questa lotta la base del socialismo.

Oggi però i parlamentari socialisti non pensano più alla sommossa, la tessera elettorale ha sostituito il fucile; ma il modo di conquistare il potere non può essere cambiato senza che siano variati i sentimenti. Non per altro la letteratura elettorale è ai giorni nostri ispirata alla più pura demagogia: il socialismo si rivolge a tutti i malcontenti, ma in una società complessa come la nostra questi sono presenti in tutte le classe; “avvien così che incontrinsi spesso dei socialisti là dove meno lo si crederebbe. Il socialismo parlamentare ha tante favelle quante clientele; egli si volge agli operai, ai piccoli padroni, ai contadini; egli si occupa, a marcio dispetto d’Engels, dei fittaiuoli-capitalisti; or si dichiara patriota ora contro l’esercito. Niuna contraddizione vale ad arrestarlo, dacché l’esperienza dimostri ormai che, nel corso d’una campagna elettorale, si possono aggruppar delle forze che, secondo le concezioni marxiste, dovrebbero essere normalmente antagoniste” (G. Sorel).

In questo modo però la parola “proletario” diventa sinonimo di oppresso, e vi sono oppressi in tutte le classi ed ecco infatti che il socialista torna a fare il più delle volte quello che è: un demagogo contro le ingiustizie del mondo, un profeta in patria, insomma un Grillo.

Gran parte delle nostre idee politiche nasce nelle guerre; la guerra presuppone l’unione nazionale e ideologica contro il nemico, e non è un caso che la democrazia borghese si sia mostrata verso i ribelli più dura della monarchia; “quei di Vandea sono ancora al presente denunziati quotidianamente quali traditori” (G. Sorel).

E’ proprio la paura di una nuova rivoluzione che preoccupa i clown moderni: “l’esperienza è li per dimostrarci come la borghesia lascisi facilmente spogliare, quando la s’incalzi un tantino e le si metta paura collo spauracchio della rivoluzione: il partito che saprà valersi più audacemente dello spettro rivoluzionario, quegli potrà dir suo l’avvenire. E’ quanto il partito radicale comincia a comprendere in Francia, ma per abili che possano essere codesti clown , sarà difficile trovarne uno che riesca ad affascinare i banchieri ebrei”.

I sindacati danno tutt’altro significato al motto “lotta di classe” rispetto ai politicanti socialisti.

Sorel sostiene infatti che i sindacalisti non facciano altro che apportare la terminologia marxista ad uno scontro privato tra lavoratori e imprenditori, trasportando cosi la sfera privata dello scontro all’interno di quella sociale; “l’ esclusivismo corporativo che rassomiglia tanto allo spirito di razza , ne è consolidato, e coloro che lo rappresentano( i sindacalisti) s’atteggiano gioiosamente a sacerdoti del dovere sociale”( G. Sorel).

La società moderna però tenta in ogni modo di appianare qualsiasi conflitto sociale, per mantenere il suo status quo. Per questo motivo è stato necessario , grazie anche a qualche regalo, indurre i funzionari sindacali a non considerare poi tanto terribili i borghesi . “Ma nello stesso tempo che produceasi questa evoluzione, colmante di gioia i cuori dei nostri pacieri, notavasi pure, in una non piccola parte del proletariato, una recrudescenza dello spirito rivoluzionario”.

Per gli eccelsi martiri che guidano i nostri paesi il contratto di lavoro non è altro che una vendita. A nessuno interessa sapere quando il mercante ed il compratore non vanno d’accordo sul prezzo del dolcetto, e chi dei due abbia ragione; il cliente compra dove c’è il prezzo minore, il bottegaio è costretto ad abbassare i prezzi quando i clienti non ci sono più.

Quando vi è uno sciopero però questo non succede perché in questo caso le anime pie scendono in campo per decidere quale delle due parti abbia ragione: il produttore.

Qui non ci sono poi tanti dubbi.

Questo articolo è stato realizzato grazie alla lettura del libro di Sorel “Lo sciopero generale e la violenza”

Fonte: centrostudilarcoelaclava _ Scritto da: Manfredi Camici

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