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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

SOLO IL PREAMBOLO DI QUESTA COSTITUZIONE CI DEVE INDURRE A CAMBIARE LA NOSTRA

Pubblicato su 13 Agosto 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in EUROPA

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ECCO L’INIZIO DELLA NUOVA COSTITUZIONE UNGHERESE; SI CAPISCE PERCHE’ GLI EUROCRATI STANNO CERCANDO DI DISTRUGGERLA E PUNIRE L’UNGHERIA (E ORBAN CASUALMENTE E’ APPENA SCAMPATO A UN INCIDENTE D’AUTO):

LA LEGGE FONDAMENTALE DI UNGHERIA

(25 aprile 2011)

Dio benedica gli ungheresi

PROFESSIONE NAZIONALE

Noi, membri della Nazione ungherese, all’inizio del nuovo millennio, con senso di responsabilità per ogni ungherese, proclamiamo quanto segue:

Siamo orgogliosi che il nostro re Santo Stefano abbia costruito lo Stato ungherese su solide basi e lo abbia reso parte dell’Europa cristiana mille anni fa.

Siamo orgogliosi dei nostri antenati che hanno combattuto per la sopravvivenza, la libertà e l’indipendenza del nostro paese.

Siamo orgogliosi delle eccezionali conquiste intellettuali del popolo ungherese.

Siamo orgogliosi che la nostra gente nel corso dei secoli ha difeso l’Europa in una serie di lotte e

ha arricchito l’Europa con i suoi talenti e la sua diligenza.

Riconosciamo il ruolo del Cristianesimo nel aver preservato la nazione. Apprezziamo le varie tradizioni religiose del nostro paese.

Promettiamo di preservare l’unità intellettuale e spirituale della nostra Nazione lacerata nelle tempeste del secolo scorso.

Le nazionalità che vivono con noi fanno parte della Comunità politica ungherese e sono parti costitutive dello Stato.

Ci impegniamo a promuovere e a salvaguardare il nostro patrimonio, la nostra lingua, così diversa da tutte le altre, la cultura ungherese, le lingue e le culture delle nazionalità che vivono in Ungheria, insieme a tutto il patrimonio antropico e naturale del bacino dei Carpazi.

Noi ci riconosciamo responsabili nei confronti dei nostri discendenti, quindi proteggeremo le condizioni di vita delle generazioni future facendo un uso prudente delle nostre risorse materiali, intellettuali e naturali.

Noi crediamo che la nostra cultura nazionale sia un ricco contributo alla diversità dell’Unione europea.

Rispettiamo la libertà e la cultura di altri popoli, e ci impegneremo a collaborare con ogni Nazione del mondo.

Noi riteniamo che l’esistenza umana sia basata sulla dignità umana.

Noi riteniamo che la libertà individuale non possa essere completa se non in collaborazione con gli altri.

Noi riteniamo che la Famiglia e la Nazione costituiscano la struttura principale della nostra convivenza, e che i nostri valori di coesione fondamentali siano la fedeltà, la fede e l’amore.

Noi riteniamo che la forza della comunità e l’onore di ciascuno sono basati sul lavoro, una conquista della mente umana.

Noi riteniamo che abbiamo un dovere generale di aiutare i più deboli e i più poveri.

Noi riteniamo che l’obiettivo comune dei cittadini e dello Stato sia quello di raggiungere la misura più alta possibile di benessere, sicurezza, ordine, giustizia e libertà.

Noi riteniamo che la democrazia sia possibile solo se lo Stato serve i suoi cittadini e amministra i propri affari in modo equo, senza pregiudizi o abusi.

Onoriamo le conquiste della nostra Costituzione storica e onoriamo la Santa Corona, che incarna la continuità costituzionale della sovranità dell’Ungheria e l’unità della Nazione.

Noi non riconosciamo la sospensione della nostra Costituzione storica a causa delle occupazioni straniere.

Neghiamo qualsiasi prescrizione per i crimini disumani commessi contro la Nazione ungherese e i suoi cittadini, sotto le dittature del nazismo e del comunismo.

Noi non riconosciamo la costituzione comunista del 1949, dato che fece da base alla tirannide, pertanto la proclamiamo non valida.

Concordiamo con i membri del primo Parlamento libero, che proclamarono come prima loro decisione che la nostra libertà attuale è nata con la nostra rivoluzione del 1956.

Riconosciamo come data del ripristino dell’autodeterminazione del nostro paese, perduta il diciannovesimo giorno di marzo del 1944, al 2 maggio del 1990, quando si è formato il primo corpo di rappresentanza popolare liberamente eletto. Noi consideriamo questa data come l’inizio della nuova democrazia e del nuovo ordine costituzionale del nostro paese.

Noi riteniamo che, dopo i decenni del ventesimo secolo che portarono ad uno stato di decadenza morale, abbiamo un perdurante bisogno di rinnovamento spirituale e intellettuale.

Confidiamo in un futuro da costruire insieme e nell’impegno delle giovani generazioni. Crediamo che i nostri figli e nipoti renderanno di nuovo l’Ungheria grande con i loro talenti, perseveranza e forza morale.

La nostra legge fondamentale [la presente Costituzione] deve essere la base del nostro ordinamento giuridico: costituirà un’alleanza tra ungheresi del passato, presente e futuro; un quadro vivente che esprime la volontà della Nazione e la forma in cui vogliamo vivere.

Noi, i cittadini provenienti da Ungheria, siamo pronti a fondare l’ordine del nostro Paese sugli sforzi comuni della Nazione.

(…) Dopo aver letto il preambolo alla nuova Costituzione ungherese (e meriterebbe di essere letta tutta) gustatevi il coraggio dell’Ungheria di Orbàn nei confronti dell’alta finanza, in questo articolo del 2012

“Le istituzioni finanziarie devono fare la loro parte nella distribuzione più equa degli oneri fiscali, almeno temporaneamente, per il periodo necessario a far riprendere quota all’economia e a stabilizzare la situazione finanziaria. La tassa imposta alle banche è necessaria, giusta ed efficace ed è utile agli interessi del paese e delle persone in condizioni particolarmente difficili”.

A pronunciare queste eretiche parole è il Primo Ministro ungherese Viktor Orban, leader del partito Fidesz, il “rinnegato” che giovedì scorso ha osato far approvare dal Parlamento magiaro una legge che impone alle banche ungheresi, alle compagnie assicurative e ad altri istituti finanziari una folle tassa sugli attivi (dello 0,45% per le banche e del 5,2% per le compagnie assicurative), destinata a durare per almeno tre anni a partire dalla fine del 2009. Il provvedimento, stando alle dichiarazioni di Orban, dovrebbe servire a contenere il deficit ungherese entro il 3,8% del PIL. Tristemente, la legislazione è stata pure approvata con una maggioranza che, se non stessimo parlando dell’Ungheria, potremmo definire bulgara: 301 voti favorevoli contro 12 contrari. Pressoché unanime, com’è comprensibile, lo sdegno che l’iniziativa ha suscitato presso i creditori internazionali dell’Ungheria, le istituzioni europee e il Fondo Monetario Internazionale. “Questo è populismo!”, si sono lagnati all’unisono i tapini defraudati. “Così si blocca la crescita del paese! Si mina la fiducia degli investitori! E poi, sul lungo periodo, è una misura che si rivelerà poco utile al contenimento del deficit”. Sante parole. Un paese, come è noto, non è composto dai suoi cittadini, dalle loro esigenze, dalle loro iniziative commerciali e culturali, ma solo ed esclusivamente dai suoi operatori finanziari, astro sfolgorante intorno al quale deve ruotare e di fronte al quale deve essere pronta ad annullarsi ogni residua velleità nazionale. Quando uno Stato ha problemi di budget, come è di lapalissiana evidenza, l’unica misura possibile è quella di smantellare scuole e ospedali, tagliare i finanziamenti alle forze di sicurezza, ridurre gli stipendi dei dipendenti pubblici, fare il deserto delle strutture di assistenza, in modo che gli operatori finanziari e le società da essi controllate possano sostituirsi alle attività pubbliche così rase al suolo o acquistare ciò che ne resta per un boccon di pane, ricavandone enormi profitti con poca spesa. Ad assicurarsi che tutto si svolga secondo queste regole è il FMI, esattore e cane da guardia delle istituzioni finanziarie, che minaccia ritorsioni economiche e sospensioni di prestiti ogni volta che un paese prova a smarcarsi da questo meccanismo suicida. E’ il metodo sperimentato con successo in Italia dopo la stagione di Mani Pulite, che spazzò via la vecchia classe politica legata alla concezione pubblica della fornitura dei servizi per sostituirla con un branco di avvoltoi ammaestrati che diroccarono e svendettero a prezzi di liquidazione quasi ogni struttura che garantisse sicurezza e autonomia alla nazione. Per essere più certe che il marchingegno funzioni, sono le stesse banche centrali a creare i problemi di budget che metteranno in moto lo smantellamento e la svendita, vendendo agli stati il denaro di cui hanno bisogno in cambio dell’emissione di titoli del debito pubblico gravati da interesse, che produrranno di anno in anno un indebitamento esponenziale.

Si tratta di una strategia di comprovata efficienza, i cui capisaldi nessun governo sano di mente si sognerebbe di mettere in discussione.

Ogni tanto, però, salta fuori dal cappello un primo ministro un po’ folle come Orban che ha l’ardire di chiedere alle banche la restituzione di una piccola frazione del maltolto e di rispondere in malo modo al FMI, invitandolo a cavarsi fuori dai maro dalle questioni di politica nazionale. All’Ungheria era stato imposto dal FMI l’obiettivo del 3,8% del rapporto deficit/PIL entro la fine di quest’anno. Detto fatto, il governo ha deciso di tassare le banche per raggiungere tale obiettivo senza affamare e straziare ulteriormente i cittadini, già provati da cinque lunghi anni di austerity.

“Il nostro accordo non diceva nulla sui metodi che avremmo dovuto adottare per raggiungere questo obiettivo”, ha detto Orban in un incontro con una schiumante Angela Merkel. “La scelta degli strumenti e dei tempi della loro applicazione attiene alla nostra esclusiva responsabilità nazionale. […] Con queste misure, l’Ungheria avrà entro la fine dell’anno un deficit non superiore al 3,8%. E con questo il nostro rapporto con il FMI è concluso. Da quel momento in poi, non dovremo più confrontarci con il FMI, ma con l’Unione Europea”.

Siamo nel 2013, l’Ungheria tassando proprio le banche (e non i cittadini come da noi) è riuscita a ripagare i debiti e agli strozzini del  FMI è stato intimato di chiudere l’ufficio di Budapest!!!

Loro ci sono riusciti perché hanno ancora la moneta nazionale, e non hanno la gigantesca “quinta colonna” che abbiamo noi, pronta ad appoggiare gli interessi altrui e seppellire i nostri.

Tratto da: imolaoggi.it

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barbara 08/14/2013 02:20


esemplare, magnifica.