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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Siamo sotto occupazione: l’Italia fa gola agli ex alleati

Pubblicato su 20 Gennaio 2012 da frontediliberazionedaibanchieri

Le banche italiane hanno oggi una capitalizzazione che supera di poco i 30 miliardi di euro, ma gestiscono una quantità di denaro che è cinque volte superiore. Eppure, acquistarle tutte assieme costerebbe meno che acquistare la sola Bnp Paribas. Finmeccanica ha una capitalizzazione di 2 miliardi, ma possiede beni immobili che da soli valgono 4 miliardi. Francesi e tedeschi, ma non solo, si preparano a comperare i pezzi pregiati della nostra industria, e lo faranno anche per eliminare dei rivali. In fondo, la guerra in Libia non è servita a sottrarre interessi strategici all’Italia? Ci sono due modi per togliere di mezzo un rivale: soffiargli i contratti, come in Libia, oppure comprarlo e farlo passare sotto il proprio controllo, come rischia di succedere alle aziende italiane.

Analista militare, direttore del mensile web “Analisi Difesa” e collaboratore di giornali come “Panorama”, “Il Foglio”, “Libero” e “Il Sole 24 Ore”, Andrea Gaiani non ha dubbi: l’esecutivo Monti è un “governo di occupazione” imposto all’Italia da potenze straniere, Francia e Germania, con l’avallo degli Usa. In un colloquio telefonico con Napolitano, Barack Obama gli avrebbe suggerito i nomi “giusti” a cui affidare Difesa ed Esteri, ossia l’ammiraglio Di Paola, presidente del comitato militare Nato, e Terzi di Sant’Agata, ambasciatore a Washington. Come in Grecia, anche a noi «è stato imposto un “governo fantoccio”, che rende conto a potentati esterni anziché al popolo», dice Gaiani in un’intervista realizzata da Daniele Scalea per “Geopolitica”.

È paradossale che l’Unione Europea, in una situazione descritta come di piena emergenza, non trovi di meglio che occuparsi delle “golden share” italiane, le quote che garantiscono il controllo pubblico delle grandi aziende strategiche. Anche se francesi e tedeschi mantengono analoghi meccanismi per proteggere i loro “gioielli di famiglia”, dall’Italia si pretende invece che lo Stato faccia un passo indietro, come dimostra l’ultimatum europeo che sta per scadere: e così, senza una legge che sostituisca la “golden share” e fornisca una protezione da scalate esterne, il settore strategico italiano (Telecom, Finmeccanica, Eni, Enel, banche) sarà acquisito dagli stranieri per due soldi, complici le cadute nelle contrattazioni borsistiche.

«Il negoziato per alleggerire i termini del rientro sul debito, chiesto dall’Italia all’Ue, ci metterà di fronte ad un ricatto: svendere, in cambio, le nostre industrie pregiate». Due pesi e due misure, denuncia Gaiani: «Alla Germania è stato chiesto di eliminare dei provvedimenti che tutelano il suo settore automobilistico; non lo fa, eppure non riceve alcun ultimatum. Ben diverso è il trattamento riservato all’Italia, alla Grecia o all’Ungheria. Quest’ultima è stata costretta a rinunciare a leggi decise dai suoi rappresentanti eletti in cambio d’aiuti finanziari europei». Due pesi e due misure: mentre si tollera che le banche francesi e tedesche siano gravate da “titoli tossici”, da quelle italiane si pretende una ricapitalizzazione in ragione dei titoli del Tesoro italiano da esse posseduti. E’ un escamotage per scalare le nostre banche, «particolarmente ghiotte perché contengono l’ingente risparmio delle famiglie italiane».

La politica non ha saputo opporsi, a cominciare dal debolissimo Berlusconi logorato da scandali e rimpasti e piegato infine dal ricatto speculativo contro Mediaset. Solo il Parlamento potrebbe fermare Monti, ma non lo fa per due motivi: i partiti non vedono nessuna alternativa, e inoltre sono lieti «che ad aumentare le tasse sia un governo tecnico». O meglio un “governo d’occupazione”, come lo definisce Gaiani,  perché favorisce i competitori dell’Italia: «Sono davvero “straordinarie”, come le ha definite la Merkel, le misure del gabinetto Monti: infatti ci garantiranno recessione ed inflazione allo stesso tempo. Togliere di mezzo una delle maggiori potenze economiche mondiali è nell’interesse di parecchi paesi».

Nonostante il suo profilo di analista militare, Gaiani boccia come “coloniale” anche il controverso piano di riarmo dell’aviazione, affidato al costosissimo acquisto di 131 caccia “stealth” F-35, per 17 miliardi di euro. Il problema è reale, ammette Gaiani, perché l’Italia deve comunque sostituire almeno 200 velivoli obsoleti. Ma a cosa servono gli F-35? Perfettamente integrabili con le forze aeree Nato, gli F-35 «servono se vogliamo continuare a bombardare in giro per il mondo a fianco dei nostri alleati». In ogni caso, il super-caccia è statunitense: l’Italia avrà un ruolo di sub-fornitrice, quindi con deboli ricadute industriali:. «Acquistando l’F-35, rinunciamo alla capacità di produrre da soli i nostri aerei, come con l’Eurofighter, o come fanno i francesi con il Rafale. Rinunciamo a sviluppare la versione d’attacco al suolo dell’Eurofighter, su cui invece investiranno i tedeschi. Ciò ci condanna a lavorare su prodotti nordamericani per molti anni a venire».

Gli Eurofighter sarebbero più adatti degli F-35, aggiunge Gaiani, nell’attuale “guerra asimmetrica”, contro «guerriglieri o eserciti scalcinati». Ma la sofisticazione è utile all’industria, perché insieme agli aerei permette d’acquisire tecnologia. Ma la verità decisiva è un’altra: «Gli F-35 costano molto, ma costa ancora più caro tenerli in linea. Il bilancio della Difesa sarà sempre più ridotto dai tagli finanziari: già oggi conta poco più dei soldi necessari a pagare gli stipendi. Dovremmo allora blindare i bilanci della Difesa per i prossimi 15-20 anni, o corriamo il rischio di ritrovarci con tanti moderni F-35, ma senza i soldi per fargli il pieno». L’aeronautica italiana punta a mantenere una forza basata su due velivoli, l’Eurofighter per la difesa e l’F-35 per l’attacco. «Anche la Gran Bretagna lo fa, ma ha molti più soldi di noi, come del resto Francia e Germania che avranno invece un solo velivolo multiruolo».

Sovranità limitata da sempre? Con differenze sostanziali, dice Gaiani: durante la guerra fredda, gli interessi dell’Italia convergevano con quelli dell’Europa e degli Usa, che oggi invece giocano un ruolo destabilizzatore in tutto il Mediterraneo, come dimostra la vicenda libica costata carissima all’Italia: «Berlusconi partecipò controvoglia all’intervento, inizialmente decidendo che i velivoli italiani non avrebbero lanciato bombe. Il venerdì di Pasqua Kerry, presidente della Commissione esteri del Senato statunitense, giunse in Italia per conferire privatamente con Berlusconi. La domenica successiva Obama telefonò a Berlusconi. Il giorno dopo, anche l’Italia diede il via ai bombardamenti. Questo significa avere sovranità limitata. Sovranità che oggi è proprio azzerata».

Bisogna riflettere sulle alleanze, insiste Gaiani: «La Francia e la Gran Bretagna, in Libia, hanno fatto i loro interessi. Parigi ha scelto di tenere la propria flotta fuori dal controllo della Nato, perché alla testa di quest’ultima c’era un ammiraglio italiano». Il mondo è cambiato, bisogna riconoscerlo: «Oggi ci sono paesi pronti a tutto per un contratto petrolifero». Quando Sarkozy decise d’attaccare la Libia, «gli aerei francesi sorvolarono l’Italia senza nemmeno chiederci il permesso: questi sono competitori, non alleati». E l’Europa? Parliamoci chiaro: «Non c’è mai stata. Persino nei Balcani si è dimostrata incapace, ed ha dovuto far intervenire la Nato».

Il problema, drammatico, è a monte: «Non c’è un sentimento europeo. E l’Europa non è democratica: nessuno l’ha votata. Gli unici due referendum costituzionali li ha persi, per poi scavalcarli tramite il voto dei parlamenti». La verità, aggiunge Gaiani, è che oggi «qualcuno sta riuscendo là dove non era riuscito Napoleone coi granatieri e Hitler coi panzer. Germania e Francia, con lo spread, stanno creando un impero», sia pure diviso lungo due assi: «Il primo è quello franco-britannico sulla difesa: lanciano progetti che poi si rifiutano di condividere col resto dell’Ue. Il secondo è il direttorio economico franco-tedesco. Ma mentre gli Usa prima realizzarono l’unione degli Stati tramite la guerra d’indipendenza e poi costruirono le istituzioni federali, noi europei prima abbiamo creato le istituzioni e la moneta unica, e poi stiamo pensando a costituire l’unione politica».

Nel mondo globalizzato, la dimensione europea è ovviamente irrinunciabile, anche solo per la conquista del libero scambio interno. «Ma la Turchia, fuori dall’Ue, sta costruendo un suo “impero”, grazie ad una classe politica che ha il coraggio di muoversi su scala regionale in maniera vincente». Coesione morale, vitalità popolare, entusiasmo: qualità che mancano all’Italia, potenza economica mondiale costretta oggi a subire uno strano declino. Alternative? «Non è necessario uscire dall’Europa, ma mettere in discussione questo tipo d’Europa, puntando senza compromessi a garantire i nostri interessi nazionali specie nell’area mediterranea», conclude Gaiani. «Non possiamo diventare un lander sgangherato della Germania, o un “territorio d’Oltremare” francese. Ci manca purtroppo una classe politica capace di decisioni forti».

Fonte: Libreidee

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