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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

SE IL DIRITTO ALLA SALUTE E' ORMAI UN PRIVILEGIO DEL PASSATO

Pubblicato su 20 Agosto 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Barricaderi e bellicosi come difficilmente li si possono ricordare, non si dica mai che i sindacati italiani Fim-Cisl e Uilm-Uil si tirino indietro quando si tratta di difendere l’interesse delle grandi aziende e della presidenza Ilva. Blocchi stradali e sciopero di due ore, perché a preoccupare Bonanni è la “voragine occupazionale” che investirebbe Taranto nel caso in cui la principale acciaieria d’Europa dovesse cessare la produzione. Schierate alcune centinaia di lavoratori preoccupati a difesa del mostruoso ricatto dell’azienda dell’indomito pluriottantenne Riva, Fim e Uilm avvertono la magistratura rappresentata dal gip Patrizia Todisco: giù le mani dall’Ilva. E a proposito degli industriali dell’acciaio: come ha segnalato Di Pietro, la famiglia Riva ha finanziato con 245.000 euro il Pdl e con 98.000 il partito di Bersani. Donazioni del tutto legali e «anche disinteressate», ironizza Anna Lami su “Megachip”: del resto, «a chi non capita di ricevere un bonifico dai Riva, al giorno d’oggi?».

 In città sono arrivati «gli emissari del Regno», i ministri dello sviluppo Passera e dell’ambiente Clini, che hanno incontrato il presidente Bruno Ferrante, ex prefetto di Milano ed a suo tempo candidato sindaco per il Pd. Ferrante ha chiarito «cosa se ne fa l’acciaieria delle disposizioni della magistratura, dal momento in cui politica e sindacati complici fanno fronte comune». Infatti, continua l’analista di “Megachip”, se in questi giorni gli stabilimenti Ilva producono al minimo, non è certo «per l’autorità giudiziaria, ma perché – sostiene Ferrante – è il mercato a chiederci quella quantità di prodotto». Il presidente, continua Anna Lami, «ha comunque dato prova di grande generosità, al termine di un incontro a seguito del quale l’Ilva ha mostrato come sempre che sulla salute non si risparmia né si bada a spese: si è dichiarato disponibile ad investire nei prossimi anni 56 milioni per l’ambiente», ma solo se il fatturato e le condizioni di mercato lo consentiranno. «Soldi che secondo Ferrante andrebbero sommati ai 90 milioni già stanziati precedentemente». Un’inezia, «a fronte di utili di miliardi di euro».

 D’altra parte, l’iniziativa indetta dal “Comitato dei cittadini liberi e pensanti”, nonostante la militarizzazione minacciosa della città e il divieto della questura a manifestare nei pressi del Palazzo del Governo, ha raccolto l’adesione di migliaia di tarantini, in buona parte lavoratori Ilva e famiglie del quartiere Tamburi (quello a ridosso dell’acciaieria), motivati a pretendere il rispetto delle decisioni del gip e soprattutto a non dover più scegliere tra il morire di fame ed il morire di cancro. “Non siamo inClini a morire di cancro”, recita uno striscione. Dai manifestanti, nessuno sconto a Nichi Vendola, per anni presentato quale artefice della rinascita della Puglia, l’uomo che a parole sull’ecologia non scende a compromessi. Vendola è stato «gettato in notevole imbarazzo da questa vicenda, costretto a dichiarazioni contraddittorie, ed infine svelatosi piccolo piccolo nell’esternare la sua posizione». Ovvero: «Il ruolo decisivo spetta all’Ilva», ha affermato, precisando però che «le emissioni di diossina sono diminuite» e che «abbiamo richiesto anche un tavolo specifico con il ministero della salute sulle tematiche sanitarie».

 A fine giornata tutti soddisfatti: Confindustria, per bocca del suo vicepresidente Alessandro Laterza, così come la segreteria nazionale Cisl e i ministri Clini e Passera, che tuttavia non rinunciano ad un’ulteriore avvertimento ai magistrati: «Auspichiamo che dai giudici non vengano prese decisioni che siano irrimediabili nelle loro conseguenze», dice Passera. Soddisfatta, ovviamente, anche la dirigenza Ilva, che ribadisce la propria convinzione di aver sempre rispettato la legge proprio mentre la Procura diffondeva le immagini della corruzione di un perito. «A non comprendere di che cosa ci si debba rallegrare restano solo i cittadini di Taranto e la maggioranza degli operai», conclude Anna Lami. «È ormai evidente che nell’Italia montiana dove Pd, Pdl, Udc, governo tecnico, poteri economici oligarchici e sindacalisti complici percorrono assieme “la strada del dialogo”, anche il diritto alla salute è ormai un intollerabile privilegio del passato». E a Taranto, «nemmeno di quello».

Fonte: libreidee   Operai-dellIlva-di-taranto1-copia-1.jpg

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