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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

RIPRESA SOLO NEL 2020, QUANDO MENDICHEREMO UN LAVORO

Pubblicato su 19 Maggio 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

«Il disastro sociale e civile della Grecia sta diventando una opportunità economica per la finanza internazionale, come la ricostruzione di un paese distrutto dalla guerra. Questa è la ripresa». Vogliamo accelerarla? «Dobbiamo smetterla di frenare il rigore: prima ci autodistruggiamo, prima arriva il momento di ripartire».

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Parola di Giorgio Cremaschi, che condanna innanzitutto l’atteggiamento della sinistra: «Giorgio Napolitano – afferma l’ex leader della Fiom – rappresenta con il massimo dell’onestà e del rigore una sinistra che ha rinunciato ad essere se stessa». Una sinistra «che ha accettato i dogmi dell’economia liberale e che ora condivide le follie dei trattati e delle istituzioni europee che impongono l’austerità». E’ una sinistra “complice”, in tutto il continente, perché «contribuisce alla distruzione dello stato sociale e dei diritti del lavoro». E soprattutto «si è assunta il compito di spiegare che a tutto questo non c è alternativa», proprio come diceva Margaret Thatcher.

Impressionante il baratro nel quale il paese sta precipitando: secondo le previsioni più ottimistiche, scrive Cremaschi su “Micromega”, il Pil tornerà Napolitanoai livelli pre-crisi soltanto nel 2020, ma neppure allora sarà assorbita la disoccupazione di massa: lo scenario di oggi è solo l’avvio di un futuro uguale o peggiore. E nonostante un quadro da apocalisse, proseguono gli appelli a una politica “a bassa voce”, invocata in nome degli impegni assunti da governi e Parlamento con l’Unione Europea: “State zitti, l’Europa ci ascolta”. «Non ci sono illusioni da coltivare, secondo Giorgio Napolitano, sul fatto che si possa in breve abbandonare la politica di austerità e rigore», dice Cremaschi. «I patti europei, il Fiscal Compact, la Troika non lo permettono. Quindi non ci saranno risorse per la mitica ripresa, per i disoccupati, i precari e i cassaintegrati, i pensionati. Non ci saranno risorse se non per qualche aggiustamento e qualche dilazione di catastrofi sociali. I conti non lo permettono».

Da questo punto di vista, «meglio la brutalità del presidente che il ridicolo balletto di chiacchiere dei partiti di governo», i quali «promettono sapendo di non poter mantenere», anche se «ogni tanto parlano di rinegoziare in Europa, ben sapendo che questo non è assolutamente alla loro portata». Napolitano? Rappresenta «un’Italia senza futuro», che sta rapidamente scivolando verso la Grecia. L’austerità e il massacro sociale continueranno, perché «vengono considerati il mezzo per far ripartire l’economia». Svelato l’imbroglio della “politica dei due tempi” (prima rigore e sacrifici, poi la Cremaschicrescita) ora «ci chiariscono che è dalla purificazione, dall’igiene sociale del rigore che nasce la nuova economia competitiva».

È il messaggio che viene da Atene, per la prima volta “promossa” da un’agenzia di rating: oggi in Grecia si può tornare ad investire «perché con il 70 % di giovani disoccupati, con i salari dei pochi occupati ridotti del 30%, con tutto quel che ancora vale messo all’asta, si può comprare a prezzi stracciati». Tragedia annunciata, la svalutazione interna: la crisi pilotata per abbattere il costo del lavoro, la spesa sociale, le protezioni del welfare, il tenore di vita del 99% dei cittadini. E la sinistra? Tace, o al massimo sussurra, guardandosi bene dal denunciare l’euro-politica di rigore. «Che questa sinistra sia in crisi in tutto il continente è solo un atto di giustizia», conclude Cremaschi. «Il futuro si costruisce abbandonandola e mettendo in discussione subito la politica di austerità con tutti i suoi vincoli e trattati europei. Urliamolo, se necessario: così finalmente i popoli europei udiranno da noi cose giuste e utili anche per loro».

Tratto da: nesara.it

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