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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

RINASCITA: UN " FRONTE COMUNE" DI AZIONE SOCIALE

Pubblicato su 8 Settembre 2011 da frontediliberazionedaibanchieri

Per quanto ci riguarda noi ci siamo, oltre le ideologie, oltre gli schemi,su temi comuni e condivisi.

 

Un progetto fattivo di intesa - auspicando l’adesione di nuovi sodali - oggettivamente realizzabile

Alberto Figliuzzi

Il “sogno” di un Fronte Comune in cui (come si legge nell’appello del 15 luglio) si coaguli “la volontà di riscatto… contro il capitalismo e l’usura internazionale e contro i suoi strumenti di dominio globale” caratterizza da anni la meritoria azione di “Rinascita”, che in più occasioni, nel corso del tempo, saggiando diverse formule di aggregazione di idee e di gruppi, ha delineato un progetto del genere, che, se effettivamente messo in opera, sarebbe indubbiamente la più audace e promettente novità nello

stagnante e nauseante scenario politico italiano del falso pluralismo.

C’è da aggiungere che un simile risultato vedrebbe comunque la luce con grande ritardo rispetto ai mutamenti, ormai vecchi di vent’anni, caratterizzati dalla trionfalistica e prepotente affermazione delle politiche liberiste, conseguenti all’implosione del comunismo europeo e presentate quali ineluttabile conseguenza di una inarrestabile globalizzazione. Non si comprende, infatti, se non ipotizzando una probabile regia occulta volta a impedire che un evento del genere si potesse realizzare, quale incredibile

annebbiamento mentale abbia potuto trattenere quanti (almeno sul versante comunista, socialista o fascista) non accettavano la deriva liberaldemocratica e liberista degli antichi partiti di provenienza dal ricompattarsi in maniera stabile in coese compagini, a testimonianza, se non altro, della persistenza di

ideologie in grado, all’occorrenza, di opporre analisi alternative della realtà al conformismo imperante e di indicare politiche conseguenti.

A maggior ragione è inspiegabile oggi, in una crisi di sistema devastante, il fatto che tardi a nascere un qualche movimento politico tale da riunire soggetti e gruppi sempre più numerosi (anche estranei agli

antichi e classici riferimenti ideali) che ormai non fanno fatica a intendere chiaramente o almeno a intuire che la formula liberista, non in grado per sua intrinseca natura di porre freni ad una economia drogata e ridotta, dalle cupole finanziarie che la dominano, a planetario gioco d’azzardo, sta conducendo ad un disastro di immane portata.

Se quindi la nuova e coraggiosa chiamata a raccolta di “Rinascita” era nell’ordine delle cose, si tratta di vedere in che modo essa potrebbe effettivamente riuscire a non essere, come purtroppo già accaduto in

passato, solo velleitaria e effimera. In merito, gli interventi finora pubblicati sul giornale, senz’altro acuti e pertinenti nell’individuare e analizzare motivi ideali e obiettivi qualificanti del progetto, pare lascino in secondo piano gli argomenti di ordine operativo. Molto pensiero e poca azione, insomma, e se la cosa viene notata da chi, come lo scrivente, ammette di essere più portato alla teoria che alla pratica, di certo sarà ancora più evidente a chi presenti una conformazione mentale di segno opposto. Eppure, implicazioni importanti sul piano concreto, le quali tuttavia vengono solo distrattamente sfiorate

piuttosto che esplicitate e attentamente vagliate, si possono scorgere anche in non pochi contesti che si limitano ad essere solo enunciativi o prescrittivi sul piano delle idee.

E’ senz’altro vero, ad esempio, come scrive Stelvio Dal Piaz, che “la storia insegna che intorno ad un giornale autenticamente libero è possibile costruire quel progetto che deve divenire poi azione politica”; e tuttavia non mi pare che venga in alcun modo discusso il problema se sia possibile potenziare “Rinascita” per far sapere almeno della sua esistenza all’esterno della stretta cerchia dei suoi abituali e fedeli lettori.

Non si tratta evidentemente di invadere il campo di competenza di chi ha avuto la felicissima idea di far nascere tale giornale e di tutti coloro che in esso hanno operato ed operano in maniera altamente professionale facendo le scelte più idonee affinché esso possa vivere in un ambiente accanitamente ostile; e tuttavia l’argomento non può non divenire anche di pertinenza dei lettori (ormai, di fatto, veri e propri militanti) nel momento in cui viene loro sottoposta l’idea del “fronte comune”, essendo impossibile che essi non scorgano lo stretto nesso tra il destino del progetto e la fattibilità di qualche iniziativa che favorisca la visibilità del quotidiano che l’ha proposto. Una campagna pubblicitaria finanziata dagli stessi lettori, una massiccia distribuzione di copie omaggio nelle sedi opportune, una rete di “siti” e di “blog” tra loro coordinati che facciano riferimento al giornale e che tematizzino ognuno un aspetto o più aspetti del programma del “Fronte”? Sono forse ingenue proposte lanciate a chi, con più conoscenze ed esperienza in materia, può inventarsene di migliori. Comunque sia, anche affrontando argomenti del genere e non solo discettando dei “massimi sistemi” (come tuttavia è anche giusto) si può dare senso pratico a illuminate ma generiche prescrizioni quali “dobbiamo farci apostoli della verità”, o “bisogna

richiedere…l’applicazione della legge che impone la restituzione allo Stato della proprietà della Banca d’Italia”.

Da sottolineare che una più facile individuazione dei connotati ideali e programmatici del giornale, naturale conseguenza di una sua maggiore diffusione e visibilità nelle edicole, rafforzerebbe di certo l’orientamento, che chi scrive ritiene al momento il solo plausibile e concretamente praticabile, di

presentare il “Fronte Comune” non già come il momento preparatorio di una successiva proposta politica unitaria, bensì, senza indugi, come la proposta politica, proiettata ovviamente verso auspicabili convergenze. In merito, non appaiono convincenti, per esempio, le pur limpide indicazioni di Fabrizio

Fiorini, il quale prospetta: “prima gli obiettivi e su questo poi una convergenza e l’unità organica”. Gli obiettivi, infatti, in maniera esemplare da lui indicati (quali, in primo luogo, il connubio tra giustizia sociale e sovranità nazionale, la lotta alla tecnocrazia economicistica, l’opposizione al modello culturale

dominante, la difesa dell’identità di popoli e nazioni) sono già da tempo assimilati da chi si accosta quotidianamente a “Rinascita”, per cui il “Fronte Comune” può evitare una estenuante precisazione dei dettagli, se questa viene intesa come preliminare e non invece contemporanea al concreto operare. Come opportunamente dice Rutilio Sermonti, “basta col cominciare eternamente ab ovo”; il che significa “iniziare subito l’azione comune, dalla quale soltanto potrà scaturire l’unità, non da dieci o cinquanta teorici intorno a un tavolo… Sarà l’azione… a migliorare anche il pensiero, a chiarire anche le idee”. Sarà l’azione, si può aggiungere, ad attrarre eventualmente anche le “schegge” e le “limature”, che Ugo Gaudenzi giustamente ritiene non debbano restare estranee al progetto, senza che per questo però si

debba attendere tutto il tempo richiesto per una loro completa informazione e per una conseguente risposta alla proposta di unità.

E' ora il momento propizio, infatti, per cominciare a mostrarsi, come chiaramente emerge, per esempio, dal nitido quadro che Lorenzo Chialastri traccia dei tanti segnali di insofferenza, di consapevolezza, di

risentimento che nella società montano verso le perverse operazioni del capitalismo finanziario e verso le incerte e confuse (e sostanzialmente complici) politiche dei governi europei che espongono la vita ed il

futuro di tutti all’incertezza, alla precarietà, al pericolo della miseria. Per questo, è illusorio credere che si abbia la concreta possibilità in tempi brevi di attuare, in anticipo rispetto all’esordio operativo, una perfetta sintesi di idee, intenzioni, scelte, che coinvolga tutti gli ambienti in diversa misura antagonisti. E’ davvero utile, insomma, indugiare, ritenendo di dovere e di potere preliminarmente identificare e contattare tutte le realtà con istanze in qualche modo analoghe a quelle a cui dà voce “Rinascita”, al fine

di trovare quasi in maniera matematica un minimo comune denominatore ideale e programmatico; o non è più realistico annunziare senz’altro la nascita ed i propositi di quello che si potrebbe chiamare, ad esempio, Fronte Comune di azione sociale, cominciando a lavorare di conseguenza con “chi ci sta”, senza attendersi sia pur auspicabili intese per ora quasi certamente irrealizzabili?

Così, sebbene vada tenacemente inseguito il “sogno”, manifestato con sentite parole dallo stesso Chialastri, di un fronte unico che comprenda “i due sconfitti della guerra mondiale, l’uomo con la camicia nera e quello col fazzoletto rosso”, in cui si dissolva cioè la contrapposizione tra antifascismo e

anticomunismo, francamente viene da esclamare “campa cavallo!...” se si prova a concepire l’operatività del Fronte Comune come subordinata a un preliminare reciproco riconoscimento e all’intesa su qualche delimitato obiettivo, per esempio tra la nostra “Sinistra nazionale” e “i variegati comunisti di Ferrando, Rizzo o Rossi e tra questi e i forzanovisti di Fiore”, in virtù dell’indubbio “comune sentire politico” segnalato da Ugo Gaudenzi. Quanto si dovrebbe aspettare perché gli epigoni della rossa ideologia, senza distinzione, depongano l’odio che da tanti decenni continuano a manifestare verso qualsiasi cosa venga in maniera strumentale tacciata di fascismo e che li vede prontamente e scioccamente accorrere alla difesa della minacciata “democrazia” (compresi aspetti strutturali e sovrastrutturali del peggiore

capitalismo) quando a questa serve dividere le forze che potrebbero contrastarla? Senz’altro doveroso, perciò, in base ai nostri convincimenti, il recente appello, nobile e vibrante, del già citato Fiorini, ad un “atto di coraggio” anche da parte delle “frange migliori dei compagni della sinistra comunista”, alle quali si chiede di “sapersi riappropriare della loro volontà di stupire il mondo, di ammantarsi ancora di rosso, di abbandonare gli idola del dopoguerra, di guardare a Perón e a Chavez anziché a Obama”; e tuttavia

pazienza se per il momento il Fronte Comune dovesse farsi forte “solo” dell’adesione dei “camerati socialisti nazionali” (ma liberi dalle ambiguità e deviazioni del neofascismo!) e dell’impegno di tanti altri gruppi già da tempo mobilitati contro le oligarchie finanziarie e le politiche liberiste.

Aspettare tutti, sperare in tutti, perché il Fronte Comune sia già al suo inizio una realtà in atto e non invece in paziente divenire, è francamente utopistico; il che, mi pare, viene direttamente o indirettamente avvalorato anche dalle serie considerazioni di Renato Pallavidini, di Giuseppe Turrisi, di Daniele Scalea, le quali, sebbene con intenti diversi, concorrono comunque a evidenziare le oggettive difficoltà di aggregazione sociale. Le loro analisi (che rispettivamente si soffermano sulle profonde trasformazioni intervenute nella coscienza comune, tali da rendere arduo il compito di una avanguardia

politica capace di sensibilizzare le masse; o sui giganteschi ostacoli nella prospettiva di una necessaria “dura ristrutturazione culturale” per “un nuovo livello superiore di pensiero”; o ancora sulle “forse insormontabili difficoltà relative ad un progetto che unisca gruppi convenzionalmente classificati come di sinistra o di destra”, col conseguente suggerimento di “mirare modestamente ad un’associazione d’individui anziché ad irrealizzabili coalizioni di movimenti politici…intorno a determinate concrete

tematiche”) se sicuramente non intendono in alcun modo distogliere dal disegno del Fronte Comune, è pur vero che ne fanno cogliere tutte le tortuose e complicate linee, qualora si voglia attribuire ad esso, fin dal suo nascere, i connotati di una compiuta sintesi. Ecco perché l’unica strada percorribile è forse quella suggerita in queste brevi considerazioni.

 07 Settembre 2011 12:00:00 –

http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=10163

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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