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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

RENZI "CHIUDE" FIRENZE : LA STAZIONE AI ROM E PONTE VECCHIO A MONTEZEMOLO

Pubblicato su 2 Luglio 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Leggete queste due notizie:

Ponte-Vecchio-Exhibition-Large.jpg

Luca Di Montezemolo, l’uomo che ha finanziato la salita in politica di Monti. Ora il “cavallino rampante” dell’imprenditoria italiana vuole salire sul carro di Renzi, e il sindaco non si nega. Così gli affitta Ponte Vecchio per una sera, alla modica cifra di 100 mila euro, meno del costo di una Ferrari, per una cena sotto le stelle con i top clients della casa di Maranello.

Rabbia “rossa” – Un’iniziativa, quella andata in scena a Firenze sabato 29 giugno, che ha fatto storcere il naso all sinistra del Pd che intanto prepara le primarie per la segreteria. Tra i candidati ci sarebbe anche Matteo Renzi. Lui mentre aspetta risposte da Epifani per le regole del congresso, blocca ai turisti Firenze per una notte e la consegna con tanto di catering all’amico “Luca”. L’asse Renzi-Monti-Montezemolo è ormai realtà. Ma i fiorentini, soprattutto quelli “rossi” non hanno gradito questo show sotto le stelle, tra giacche a doppiopetto e sorrisi al caviale. Così hanno protestato lungo l’Arno prendendosela con i vigili urbani che presidiavano la cena di Montezemolo.

Firenze – Sembra una notizia da mondo alla rovescia. Ma a chi è capitato di usare il treno per andare a Firenze, è forse capitato anche di sentire la solita voce in sottofondo avvisare che, i binari 8, 9, 10, 11, 12 e 13 (la piattaforma ’pregiata’ della stazione) vengono chiusi «dalle 7.30 alle 17.30». Per lavori? No, è a causa “delle bande di rom che, da mesi, esasperano i passeggeri in transito”, questa la risposta delle Ferrovie a chi chiede spiegazioni.

Insomma, per arginare il fenomeno dell’abusivismo e della violenza da parte di immigrati e Rom, si chiude la stazione. Come chiudersi in casa la sera, invece di eliminare il problema alla radice. E’ la politica renziana.

Firenze è invasa da un’ondata di questuanti, ogni angolo del centro è tappezzato, coperto con scientifica precisione, scrive la Nazione. Fuori, invece, lontano dalle vetrine e dallo sciamare dei turisti, trovano un giaciglio. Come sul lungarno del Tempio, trasformato in un camping a cielo aperto, con sporcizia e sbandati nell’area verde del quartiere. Oppure ancora più lontano, tra le sterpaglie di Brozzi e Quaracchi, angoli dimenticati da Dio e dagli amministratori, ma serviti dalle linee Ataf, quelle dove nessuno vuole più salire per via dell’arroganza di certi senza biglietto.

E lungo l’argine dell’Arno materassi, coperte, fornellini e tutto il necessario per accamparsi. Le grida d’allarme dei residenti rimangono puntualmente inascoltate. E così, nei giardini dove dovrebbero giocare i bambini, sono arrivati pure i ’punkabbestia’ con i loro cani. Il bivacco continua.

C’è tutta la rappresentazione della ‘sinistra moderna’, quella che ha rottamato gli operai per inseguire gay, immigrati e padroni.
Direi che nulla ne esemplifica meglio l’ideologia di queste due ‘chiusure’: da una parte ‘appalta’ l’arte e l’identità della città al ricco di turno – una sorta di prostituzione che dentro al Comune di Firenze conoscono bene – e dall’altra chiude parte della stazione, perché ‘appaltata’ al degrado ‘migrante’. Tutto torna, tutto si tiene. E’ la società moderna: pochi ricchissimi da una parte, masse di nullafacenti dall’altra. E le persone normali in mezzo, schiacciate.

Marx aveva individuato bene i mali intrinsechi della società capitalista, sopratutto ne aveva compresa una sua evoluzione naturale che avrebbe sfociato in una sorta di ‘pre-comunismo’. Non c’era molto bisogno, secondo lui, di ‘lottare’ contro il capitalismo, questo, alla fine, si sarebbe trasformato da solo, bastava solo ‘accompagnarlo’ sull’orlo del precipizio e poi, dargli una piccola, lieve, spinta. E aveva ragione, perché il ‘capitalismo senile’ somiglia sempre più alla società comunista. Non c’è molta differenza, tra i magazzini sovietici statali, e i Wal-Mart americani tutti uguali in ogni città. L’unica differenza è l’abbondanza di beni, ma questa è casuale e temporanea.

Ma almeno Marx era in buona fede, aveva a cuore l’interesse dei poveri e delle masse, e mai avrebbe potuto intuire che i suoi nipotini si sarebbero venduti agli interessi di micro-minoranze, che siano gli industriali-chic alla Montezemolo, i gay associati o i fratelli rom. Marx non aveva previsto Renzi, Vendola e Pisapia. E come poteva?

La società distopica che questi personaggi stanno costruendo è esattamente come questo esempio regalatoci da Renzie. Ricchi asserragliati in quartieri privati con guardie e sorveglianza, circondati da baraccopoli nelle quali le persone normali verranno lentamente ‘ingoiate’. E’ il Brasile, classico esempio di società multietnica.

Tratto da: identita.com

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barbara 07/02/2013 13:44


un quadro desolante. Ho l'impressione che l'era moderna, capitanata da quello strano think tank chiamato società civile, usi la fantomatica causa dei diritti per quello e per quell'altro per
creare bande distinte da usare poi a piacimento, essendole in debito per "tali conquiste". Questi sono i risultati. Inoltre penso che quella sinistra che protestava per Renzi, contestasse più per
timore che il Renzi, proprio ora che ci saranno le primarie, potesse conquistarsi un sostegno, come dire, da Formula Uno