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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Quando la Realtà supera la Fantasia. La Grande Truffa alla Banca Centrale del Portogallo del 1925.

Pubblicato su 26 Settembre 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in MONETA -BANCHE - VARIE

La realtà supera sempre di molte lunghezza la più sbrigliata delle fantasie umane, e la grande truffa alla Banca Centrale del Portogallo del 1925 ne é una caso eclatante, con inquietanti similitudini odierne.

Artur Virgilio Alves dos Reis era un truffatore raffinato, che si mascherava dietro l’apparente aspetto di un uomo di affari portoghese. Dopo una brutta storia di assegni non coperti finì in carcere a perfezionare il suo curriculum.

Fondamentale l’ottimo rapporto che ebbe con un notissimo falsario, associato allo stesso carcere, che gli vece comprendere quanto fosse identificabile il processo di falsificazione, specie se eseguito su scala industriale.

Alves dos Reis ebbe un’idea da Nobel dell’Economia, nel complesso non dissimile da quella attuata con la Long Term Capital Management (LTCM) dai premi Nobel per l’Economia 1997 Merton e Scholes, società che fallì clamorosamente per molte centinaia di miliardi di dollari americani

Invece di falsificare le banconote, il nostro amico decise di falsificare i contratti con i quali la Banca Centrale del Portogallo autorizzava ed ordinava ad una società londinese specializzata la stampa delle banconote.

Si circondò di degni sodali illudendoli di aver corrotto il Governatore della Banca Centrale del Portogallo, Camacho Rodriguez: alcuni però suggeriscono lì’idea che questo ultimo non fosse estraneo alla vicenda. I sodali misero i capitali iniziali.

Scattò così un “piano segreto” di investimenti volti a vitalizzare l’economia nell’Angola, allora colonia portoghese, da finanziarsi attraverso un’emissione speciale di nuove banconote. Falsificando con rara abilità un contratto, persino registrato da un incredulo notaio, prese i primi contatti con la Waterlow & Sons Ltd di Londra, ossia proprio quella che stampava le banconote per conto della Banca Centrale del Portogallo. Spiegò quindi ai dirigenti di quella società che dirigeva questa operazione, che avrebbe dovuto rimanere riservata per motivi politici, il cui obiettivo era quello di stampare banconote alle quali sarebbe stato in altra sede sovraimpressa la dicitura “Angola“.

Gli inglesi abboccarono come bughe.

Alves dos Reis si premurò anche di avvisare gli inglesi che, essendo le banconote sovraimpresse, avrebbero dovuto avere gli stessi numeri di serie di quelle stampate per il Portogallo. Semplificava la vita alla Waterlow & Sons e si toglieva dalla mani la patata bollente di avere numerazioni assurde.

Le banconote erano recapitate quindi al Banco de Angola e Metrópole, che, come facilmente è intuibile, era dello stesso Alves dos Reis.

L’affare funzionò alla meraviglia.

La Waterlow & Sons stampò la bellezza di cento milioni di escudos in tagli da 500, che i quali Alves dos Reis iniziò a vivere da nababbo. Tra l’altro, tanto per non smentirsi, iniziò subito a truffare anche i sodali, adducendo la scusa che un’ampia parte della somme che riceveva da Londra avrebbero dovuto essere concesse al Governatore Camacho Rodriguez: per cui divideva solo quel poco che rimaneva.

La ricchezza tuttavia gli fece fare due passi più lunghi della gamba.

Intanto, alla Banca Centrale si iniziò ben presto a nutrire serie perplessità sull’enorme numero di banconote da 500 escudos in circolazione. Tuttavia nessuna delle innumerevoli banconote esaminate aveva mai dato adito al dubbio di una falsificazione. Però l’ambiente era teso, ed il Banco de Angola e Metrópole fu presto individuato come un elemento con liquidità ingiustificata dall’usuale giro denunciato ed appurato.

Ma la vera buccia di banana fu il tentativo che Alves dos Reis intraprese per scalare la Banca Centrale stessa.

Aveva già acquisito 25,000 delle 45,000 azioni necessarie ad assicurarsene il controllo, quando i controlli evidenziarono che il Banco de Angola e Metrópole riusciva a garantire prestito ad interessi stracciati pur essendo quasi del tutto privo di raccolta.

Lo scandalo scoppiò il cinque dicembre 1925, ma non per particolari indagini della Banca centrale, bensì ad opera di un giornale, O Seculo, che uscì in uno scoop con tutti i particolari dell’operazione.

Alves dos Reis uscì di carcere nel 1945 e morì in miseria.

Ma la faccenda non si fermò lì. La valuta portoghese subì violenti scossoni e la Banca centrale dovette alla fine ritirare tutte le banconote da 500 escudos in circolazione. Dopo lunghissima diatriba legale, la Waterlow & Sons fu condanna a risarcire un danno valutato attorno alle 600,000 sterline dell’epoca.

E questo fu il meno. Alves dos Reis aveva scatenato un vero e proprio processo inflattivo di vasta portata che, unitamente al clamore dello scandalo, spianò la strada al potere di Salazar.

Alla così detta Prima Repubblica era infatti succeduto il governo militare del generale Carmona. Salazar, eletto a grandissima maggioranza Primo Ministro nel 1932, varò una riforma costituzionale che rendeva tale carica permanente, dando inizio ad un periodo di cristallizzazione della vita politica lusitana.

Conclusioni.

Come detto prima, la realtà supera sempre la fantasia. Indubbiamente questa truffa era stata congeniata in modo quasi perfetto e, se solo Alves dos Reis fosse stato giusto un po’ meno ingordo, avrebbe potuto vivere benissimo, più che bene.

Un secondo elemento su cui pensare non può non essere l’incredibile casualità con la quale la sorte distribuisce o nega i suoi favori. Chi mai avrebbe potuto predire un crisi inflattiva di tale natura e portata? E chi mai avrebbe potuto predire quanto un truffatore avrebbe potuto condizionare la vita politica di un’intera nazione?

Fonte: rischiocalcolato.it - Scritto da: Giuseppe Sandro Mela   Lisbona-Torre-Belem1.jpg

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