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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

QUANDO ACQUISTATE PRODOTTI ADIDAS E NIKE RICORDATEVI CHE.....

Pubblicato su 12 Aprile 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in AMBIENTE

La globalizzazione è il male assoluto, le multinazionali possono compiere tutti i crimini che vogliono che nessuno li punisce anzi dominano sempre di piu.Sotto ci sono degli esempi di paesi poveri ma in realtà è cosi per tutti gli operai del mondo,anche in Europa lavori con stipendi da fame e se non ti sta bene trovano sempre l'africano, l'asiatico, il sudamericano che prende il tuo posto lavorando per stipendi ancora piu bassu.Fino agli anni 80' l'Adidas doveva rispettare doveva rispettare gli standart sociali ed ecologici tedeschi.Tramite la globalizzazione l'Adidas guadagna oggi nettamente piu di allora.Le scarpe da ginnastica adesso vengono fatte in Cina ,India o altri paesi asiatici per circa 40 centesimi il paio e poi venduti a prezzi piu elevati in Europa. Io non acquisto piu prodotti Adidas da circa 15 anni, compro sopratutto all'Oviesse.

 I libri di Klaus Werner Lobo e Hans Weiss sui crimini delle multinazionali sono dei capolavori.Ci si aspettava delle reazioni delle multinazionali;hanno risposto con delle cazzate nascondendosi dietro ai progetti sociali e alla lotta contro lo sfruttamento del lavoro minorile.Qualche gruppo industriale ha chiesto consigli a Lobo per migliorare ma hanno cambiato idea quando hanno capito che con i loro suggerimenti ci sarebbe stato una notevole riduzione dei loro profitti.

 da I CRIMINI DELLE MULTINAZIONALI- Klaus Werner Lobo (Newton Compton Editori)

Ventidue secondi e mezzo.E' il tempo che le lavoratrici hanno a disposizione per fare una cucitura.La macchina per cucire sferraglia senza sosta,fino a dodici ore al giorno.Sempre gli stessi gesti,sempre gli stessi due pezzi di stoffa da guidare sotto l'ago.Accanto alla macchina,pile di lavoro.Il compito del giorno è cucire 80 magliette all'ora.Chi non ci riesce rimane in fabbrica e continua,gratis.Altrimenti perde l'intera paga giornaliera.

Julia Esmeralda Pleites,22 anni, lavorava nella fabbrica Formosa nel Salvador,dove cuciva magliette per Nike e Adidas.Per 5 euro al giorno.Due euro e mezzo li spendeva per la mensa:fagioli e caffè per colazione,un pezzo di pollo e un pò di riso per pranzo.Per l'appartamento didodici metri quadrati,in cui Julia vive con sua madre e con la sua figlioletta di tre anni, vanno contati altri 35 euro al mese.L'autobus per andare al lavoro costava 77 centesimi all'andata e altri 77 al ritorno.Un giorno Julia non aveva i soldi per il biglietto,arrivò tardi a lavoro e fu licenziata.Su due piedi.E senza ricevere gli arretrati."Per sopravvivere dobbiamo prendere in prestito dei soldi",dice la ragazza,che non sa piu come pagare i suoi debiti.Avrebbe voluto mettere da parte dei soldi per mandare a scuola sua figlia un giorno.

La storia di Julia Esmeralda è la stessa di milioni di persone,sopratutto donne, impiegate nell'industria tessile in tutto il mondo.Circa il 90% dei vestiti che finiscono nei nostri negozi vengono prodotti in qualche zona franca in Cina,nel Sud-est asiatico,in America Centrale o nell'Europa dell'Est.I grandi marchi europei e americani di abbigliamento e articoli sportivi non hanno nessun centro di produzione di proprietà.Comprano tutta la loro merce dal miglior offerente del mercato del discount.Meno caro, meno caro,meno caro.Per offrire il prezzo piu basso le fabbriche tailandesi messe in piedi nei cortili dei palazzi fanno concorrenza alla maquiladoras messicane, così si chiamano le fabbriche tessili dell'America centrale.Spesso le stesse macchine confezionano modelli destinati a marchi concorrenti.

I marchi si occupano solo dei design e della pubblicità.E in questo non badano certo a spese.Un nuovo modello di scarpe da ginnastica della Nike,dell'Adidas o della Reebok costa almeno cento euro.Alle aziende produttrici,però,va solo il 12%,che deve servire loro per sostenere i costi del materiale e della produzione.Il peso del costo del lavoro sul prezzo finale dei prodotti è irrisorio:la Campagna internazionale Abiti Puliti per il miglioramento delle condizioni di lavoro ha calcolato che a un'operaia tessile spetta solo lo 0,4% del prezzo finale di una scarpa da ginnastica.Per un paio vendute a 100 euro,l'operaia guadagnava 40 centesimi.

Suthasini Kaewlekai,tailandese,ha lavorato per undici anni per l'azienda Par Garment,tra i cui clienti figurano nomi noti come Nike, Adidas e Puma, Asics, Fila, Gap e Timberlanda.Come la maggior parte delle operaie,Suthasini riceveva solo il salario minimo di 162 bath al giorno,cioè circa 4,80."Non ci si può vivere",racconta questa esile donna nella sua madrelingua,il thai."E non c'è neanche la previdenza sociale.Il management ci ha promesso 300 bath (8,9 euro) al giorno e undici giorni di vacanza all'anno.Ma per mesi ha continuato a versarci il salario abituale".Perciò alcune lavoratrici,tra loro anche Suthasini Kaewlekai,citarono l'azienda in tribunale.

Fonte: anglotedesco   2267960652.jpg

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