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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

QUAL'E' IL VOLTO DELLA LIBIA POST-GHEDDAFI ?

Pubblicato su 15 Settembre 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in PAESI ARABI e IRAN

SCONTRI, ATTENTATI E CRISI ENERGETICHE: COSA È LA LIBIA OGGI?

Libia Qual è il volto della Libia post Gheddafi?

Che sia il giorno che ha “condizionato la storia”, come lo ha definito oggi il ministro degli Esteri Emma Bonino, o quello del “coraggio” che Obama ha chiesto agli statunitensi durante la commemorazione delle vittime dell’attentato alle Torri gemelle, l’11 settembre è sicuramente una data dalla straordinaria portata simbolica. E non solo per l’Occidente.

Un anno fa a Bengasi, durante un assalto alla sede consolare, veniva ucciso l’ambasciatore statunitense in LibiaChristopher Steven, e altri tre diplomatici americani. Oggi, nella stessa città, un’autobomba è esplosa davanti a una sede del ministero degli Esteri libico a Bengasi. Un attentato che ne commemora un altro, già di per se celebrativo? Forse.

Gheddafi 300x165 Qual è il volto della Libia post Gheddafi?Uno sguardo più approfondito sulla questione dovrebbe però essere d’obbligo. In Libia da più di due anni, quando la “coalizione dei volenterosi” decise che era il momento di appoggiare gli oppositori al regime di Gheddafi e di esportare la democrazia, è in atto una guerra civile tra diverse fazioni e clan che si contendono il controllo del paese e delle sue inestimabili risorse.

Lo scontro principale è tra Tripoli, sotto il controllo del salafita Hashim Bishr, e Bengasi, roccaforte dei miliziani di Libya Shield – lo scudo della Libia. Le due fazioni si accusano a vicenda di voler incassare i proventi del petrolio e attentati e omicidi quotidianamente fanno degenerare il settore già in crisi per gli scioperi di chi lavora sulle piattaforme. I miliziani impiegati nel petrolifero, da due mesi, chiedonoaumenti di stipendio per loro e royalitis per le brigate di appartenenza.

Un clima di terrore e una guerra civile forse più “democratica” rispetto a quando a governare era il Rais, ma non meno cruenta. Ed è tra le piaghe di questo disastro che proliferano quei fattori che dall’11 settembre 2001 sono diventati uno spauracchio per tutti noi: terrorismo, attentati, fondamentalismo. Il vuoto di potere che i “volenterosi” hanno creato e che poi non sono riusciti a colmare, temporeggiando per spartirsi la torta, si è trasformato in uno scontro continuo, in una crisi economica ed energetica.

Si pensa già come correre ai ripari: ieri gli Stati Uniti, secondo quanto riferito dalla CNN, hanno trasferito 250 marines dalla base militare spagnola di Moron a quella siciliana di Sigonella, per essere più vicini a Bengasi ipotizzando, probabilmente, un inasprirsi degli scontri. Inasprimento di cui, effettivamente, l’attentato di oggi è espressione. La normalizzazione è lontana, così come lo è per l’Egitto. Una “primavera” annunciata che però non arriva.

Fonte: correttainformazione.it

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barbara 09/15/2013 21:53


i dirittoumanisti del né con la Nato né con bla bla che ne pensano dei diritti umani in Libia?
Aspettano la petizione di Avvaaz? Cioè l'ordine di squadra dei loro padroni???????
UN grazie per chi ha contribuito al genocidio di 60 MILA civili libici, per i diritti umani s'intende per liberarli dal GHEDAFI. Anche se a parte i tagliagole e mercenari nessuno dei civilissimi
libici aveva chiesto. Ma i partitini del né con con ... MA CON I RIBELLI SI decidono anche per gli altri. Poi se ne sbattono i cosiddetti.