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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

PROPOSTA DI ISTITUZIONE DIN UN TRIBUNALE PER I CRIMINI FINANZIARI

Pubblicato su 11 Marzo 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in IDEE e CONTRIBUTI

Noi abbiamo aderito molto volentieri ed invitiamo ad aderire in massa. Claudio Marconi

 

La crisi finanziaria produce effetti drammatici sulla società e sulle singole persone. Molti imprenditori, strangolati dai debiti ed impossibilitati a recuperare i crediti vantati spesso nei confronti dello Stato, posti di fronte alla prospettiva di chiudere l’azienda, hanno preferito il suicidio al fallimento. Altri hanno licenziato tutto il personale ed hanno svenduto le loro aziende cercando di recuperare il più possibile per salvarsi o andarsene. Centinaia di migliaia di famiglie sono nella disperazione dopo aver perduto il posto di lavoro. Altre migliaia sono inseguite da un fisco rapace e violento che per un piccolo debito, magari per una multa non pagata, manda all’asta la casa, l’automobile, i beni del suo debitore, conculcando in questo modo diritti fondamentali come quello di avere un tetto sulla testa, un mezzo per spostarsi, arredi o strumenti di lavoro.
L’economia del debito è spietata e si comporta in modo spietato. Uccide e non fa prigionieri. Nel nostro ordinamento giuridico gli interessi sul capitale hanno una loro tutela, ma indubbiamente, per la carta costituzionale, la tutela della vita è certamente prioritaria.

 

Questo sistema ha rovesciato questa logica naturale, ed ora la tutela del debito e degli interessi è divenuta la priorità assoluta, senza che nessuno abbia mai ottenuto alcun consenso popolare per modificare la gerarchia di valori stabilita nel passo sociale sancito nella Costituzione.
L’art. 580 del Codice Penale punisce severamente l’istigazione al suicidio, recitando testualmente: “Chiunque determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio….” In quel determinare è compreso anche il creare le condizioni per cui qualcuno è indotto al suicidio e prescinde dall’esistenza di un rapporto personale tra il reo e il suicida. Ma anche la riduzione in schiavitù (art. 600 CP come modificato dalla legge 228/2003), per l’inganno perpetrato dal meccanismo di creazione di denaro e lo stato di soggezione fisica e psichica che questo produce, e la truffa (art. 640 CP) per le medesime ragioni, sono fattispecie di reato che il nostro Codice Penale punisce severamente e nelle quale possono essere inquadrati i comportamenti dei detentori del potere finanziario. Essere costretti ad accettare un salario di fame, in palese violazione dell’art. 36 della Costituzione che sancisce il diritto del lavoratore “ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”, sotto la minaccia del licenziamento e della emarginazione sociale è una forma di soggezione paragonabile alla riduzione in schiavitù.
Naturalmente l’applicazione delle norme dipende dai casi concreti. Bisogna trovare chi sapeva, chi ha operato consapevolmente per conculcare i diritti e favorire interessi e privilegi, chi ha tratto vantaggio pur essendo consapevole della illiceità della sua condotta. Non è facie, ma bisogna pur cominciare a farlo per estirpare questa mala pianta dalla nostra società.
La proposta è di istituire una sorta di Tribunale per i crimini finanziari, che svolga indagini per suo conto, raccogliendo anche le denunce dei cittadini e vada a tradurle in denunce alla Magistratura invitandola ad intervenire per la tutela dei cittadini in conformità alla legge e che denunci i crimini della casta finanziaria sulla stampa costringendola a parlarne e a rompere il silenzio complice cui la stessa stampa è stata indotta dal potere finanziario.
A questo Tribunale pubblico possono essere chiamati a partecipare giuristi, avvocati, magistrati, giornalisti, associazioni di tutela dei cittadini, e chiunque possa essere interessato a dare una mano concreta a questa iniziativa. Domenico De Simone  processo_4.jpg

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