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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

PIETRO SALINI: UNO DEI PRINCIPALI FINANZIATORI DELLA LISTA MONTI

Pubblicato su 8 Febbraio 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Uno dei principali finanziatori della lista Monti: Pietro Salini.

Ma chi è? E cosa si sa di lui?

 

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Il suo ruolo più importante è senz'altro quello di amministratore delegato di Salini SPA, una delle più importante aziende italiane di costruzioni in Italia e all'estero: strade, autostrade, ferrovie, dighe, impianti idroelettrici, gallerie, acquedotti, costruzioni civili e industriali in genere.

E' proprio di questi giorni la la notizia che Salini SPA ha lanciato un'OPA su Impregilo, ma in questo articolo valuteremo altri inquietanti aspetti di questa azienda.

In primis la costruzione in Etiopia della più grande diga africana, la famigerata GIBE III lungo il corso del fiume Omo, che è stata data in appalto a Salini SPA senza nessuna regolare gara da parte del governo, nonostante le severe leggi etiopi in merito!

Inoltre da anni circolano denunce di organizzazioni internazionali, come Survival, sul fatto che questa immensa diga sconvolgerà, una volta terminata, l'ecosistema della valle del fiume Omo, nel Sud ovest dell'Etiopia, sconvolgendo le inondazioni naturali del fiume e la sussistenza di centinaia di migliaia di persone e delle tribù che vivono in queste aree. 

Salini SPA si è sempre difesa asserendo che l'opera non andrà a svantaggio della zona ma studi di organizazioni indipendenti affermano tutto il contrario. Anche l’UNESCO chiede all’Etiopia di sospendere la costruzione di Gibe III. 

La decisione dell’Unesco si basa sui risultati di uno studio idrogeologico commissionato dalla Banca Africana di Sviluppo in seguito al ricorso presentato dall’associazione kenyota Friends of the Lake Turkana che conferma l’abbassamento del livello dell’acqua, l’interruzione delle piene stagionali e il drastico cambiamento delle caratteristiche chimiche e biologiche dell’acqua.

Fonte: Senza PELI Sulla Lingua.

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