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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

PICCOLI PEZZETTI DI SOVRANITA' CHE SE NE VANNO

Pubblicato su 24 Novembre 2011 da frontediliberazionedaibanchieri

Fonte: Byoblu

I membri europei della Commissione Trilaterale, di cui Mario Monti rappresenta la carica più alta, hanno come scopo principale il completamento del processo di unificazione europea. Ergo Monti, che ne é l’espressione più autorevole, non può che essere “committed” (ovvero devotamente impegnato) alla stessa causa. Ed è lo stesso presidente del Consiglio italiano, in un suo recente speech prima della nomina fulminea, a spiegare che è proprio grazie alla crisi che i singoli membri dell’Unione Europea perdono irreversibilmente pezzetti di sovranità nazionale a vantaggio di un rafforzamento progressivo della UE.

« Nei momenti di crisi più acuta: progressi più sensibili. Non dobbiamo sorprenderci che l’Europa abbia bisogno di gravi crisi per fare passi avanti. I passi avanti dell’Europa sono per definizione cessioni di parti di sovranità nazionali a un livello comunitario. E’ chiaro che il potere politico, ma anche il senso di appartenenza dei cittadini a una collettività nazionale possono essere pronti a queste cessioni solo quando il costo politico e psicologico del non farle diventa superiore al costo del farle perché c’è una crisi in atto, visibile, conclamata. […] Abbiamo bisogno delle crisi per fare passi avanti, ma quando una crisi sparisce rimane un sedimento, perché si sono messi in opera istituzioni, leggi eccetera per cui non è pienamente reversibile. »

Bisognerebbe chiedersi se gli elettori italiani abbiano ben chiaro qual è la strategia di uscita dalla crisi che Monti ha in testa, e se la condividano. Visto che non se ne è parlato in nessun dibattito pubblico di natura elettorale, sospetto che non si possa parlare di una consapevolezza precisa di questa strategia complessiva. Così come pochi, pochissimi italiani ad oggi hanno sentito parlare di un trattato comunitario dalle ricadute pesanti per gli stati che vi aderiranno, la cui ratifica è prevista per il prossimo mese di dicembre. Sto parlando del MES, il Meccanismo di Stabilità Europea.

Il MES (ESM in inglese) è un meccanismo anti-crisi permanente che dovrebbe partire nel 2013 con un fondo iniziale di 700 miliardi di euro. Il fondo sarà conferito dai 17 paesi membri: Belgio, Germania, Estonia, Irlanda, Svizzera, Spagna, Francia, Italia, Cipro, Lussemburgo, Malta, Olanda, Austria, Portogallo, Slovenia, Slovacchia e Finlandia. In base all’articolo 8 del trattato, i 700 miliardi saranno suddivisi in 7 milioni di azioni da 100 mila euro l’una, che saranno attribuite ai singoli stati membri in base a una tabella che ne stabilisce la quota di partecipazione. L’Italia partecipa al 17,9% con 1.253.959 quote, per un totale di oltre 125 miliardi di euro. Più di noi faranno solo la Francia (142 miliardi) e la Germania (190 miliardi). Malta come al solito avrà il ruolo della valletta, cavandolsela con 511 milioni di euro.

In realtà i 700 miliardi rappresentano una cifra indicativa, perché il board dirigenziale, composto da 17 governatori, potrà decidere in qualsiasi momento di variare il capitale, modificando in piena autonomia l’articolo 8, esigendo in base all’articolo 9 il pagamento delle quote di appartenenza di ciascuno stato membro, che a richiesta dovranno essere inderogabilmente corrisposte nei modi e nei tempi decisi dal consiglio dei 17 super consiglieri.

Non solo, ma in base all’articolo 27 del trattato le sedi del MES, tutti i suoi archivi e i suoi documenti, le sue proprietà, i suoi fondi e ogni suo bene saranno immuni a qualsiasi procedimento giudiziario. E come se non bastasse il MES non sarà sottoposto a restrizioni, regolamenti, controlli o moratorie di nessun tipo, né avrà obbligo alcuno di accreditarsi come istituto bancario, come servizio di investimento finanziario o come qualsiasi altra entità che sia sottoposta ad autorizzazioni o licenze per esercitare le sue funzioni.

Tutto qui? Ovviamente no: l’articolo 30 estende gli stessi privilegi e le stesse immunità anche ai 17 governatori che, insieme ai loro subalterni e a tutto lo staff, saranno parimenti immuni da qualsiasi procedimento legale relativo agli atti perpetrati nelle loro vesti ufficiali. Va da sé che anche i loro archivi e i loro documenti saranno assolutamente inviolabili rispetto a qualunque procedura di accertamento espletata da qualunque forza di polizia o da qualunque organismo di controllo esterno. Insomma, 17 divinità plenipotenziarie intoccabili che avranno il potere di esigere centinaia di miliardi dagli stati membri a loro totale discrezione e senza che questi possano in alcun modo opporvisi e che saranno completamente immuni rispetto a qualsiasi autorità giudiziaria. E’ facile immaginare che gli stessi privilegi finiranno per essere estesi a tutti i documenti che li riguardano, compresi quelli personali e al di là della loro appartenenza o meno all’ambito del Meccanismo Europeo di Stabilità: in caso di accertamento, infatti, basterà appellarsi all’immunità acquisita grazie alla carica ricoperta nel MES, sostenendo che nei propri archivi e nei propri personal computer siano custoditi documenti riservati e inviolabili prodotti all’interno della ricchissima e fortificata torre d’avorio finanziaria.

E’ compatibile, tutta questa segretezza, con le forme di governo democratiche che caratterizzano le società moderne? Sono indispensabili, tutti questi privilegi e tutte queste immunità, per esercitare una mera funzione burocratica di salvataggio delle economie in difficoltà?

Certo è che l’articolo 5 del super trattato di prossima approvazione stabilisce che i governatori dovranno obbligatoriamente corrispondere ai 17 ministri dell’economia di ciascuno stato membro, e che il ministro dell’economia italiano è Mario Monti, il quale conquisterà dunque una ulteriore carica fondamentale per avanzare strategicamente nei suoi obiettivi trilaterali, oltre che una tale quantità di privilegi da far impallidire un faraone.

proteste-roma

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