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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

PIANO PER L'ITALIA A MONETA SOVRANA

Pubblicato su 10 Aprile 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in IDEE e CONTRIBUTI

Piano economico per l’Italia

Piano di fattibilità di spesa anche a deficit keynesiana

per il re-indirizzo economico dell’Italia,

verso giustizia sociale e ambientale,

con Programmi di Piena Occupazione

a cura della Campagna

“Lettera No al Patto dell’euro, per un’Europa dei Beni comuni”

https://sites.google.com/site/europaperibenicomuni/


Il presente piano è stato redatto dal gruppo di lavoro confrontandosi con i membri del gruppo Economia Reale, con i produttori di biologico e i gruppi GAS (gruppi di acquisto solidale) e poi presentato alla Professoressa Stephanie Kelton della MMT, dalla quale ne ha ricevuto l’approvazione informale per fattibilità il 7 aprile 2012. Stiamo richiedendo la certificazione MMT ufficiale.



INDICE


PREMESSA


INDIRIZZO GENERALE

-Riorganizzazione Istituzionale. Mercato interno protetto. Reti locali.

-Politiche del lavoro e Piani automatici di Piena Occupazione.


TRE AREE DA GOVERNARE PER IL MINISTERO DI INDIRIZZO ECONOMICO

  1. programmi automatici di piena occupazione e formazione permanente, interrelati al settore pubblico e al settore privato delle imprese e delle famiglie;

1A) servizi di pubblica utilità;

1B) produzioni di proprietà pubblica;

1C) opere pubbliche indispensabili e a basso impatto ambientale.

  1. 2. ampliamento dei servizi pubblici, comprendenti anche gestioni a bilancio partecipativo di molte scelte pubbliche, nazionali e locali, e copertura di spese per il diritto referendario;
  2. 3. sostegno pubblico alle imprese.


PREMESSA

Vi sono due principali obiezioni al modello keynesiano.

Una delle obiezioni viene dalla teoria marxista: il modello keynesiano non emancipa i lavoratori dipendenti dal loro ruolo subordinato e non modifica l'organizzazione bancaria.

L’altra obiezione viene dal modello ecologista: poichè il modello keynesiano si fonda sull’aumento della produzione e la piena occupazione viene realizzata in quell’aumento, il modello keynesiano non risponde all’esigenza moderna di procedere nella diminuzione dell’uso di risorse ambientali.

Il presente piano per l’Italia vuole tentare una strada che risponda a quelle obiezioni.


Per quanto concerne la prima obiezione, la riorganizzazione bancaria è prevista nella Lettera - Manifesto della Campagna che trovi qui:

https://sites.google.com/site/europaperibenicomuni/home/aderisci-qui-a-lettera-aperta-no-al-patto-delleuro

Invece nel presente testo non figura in quanto questo documento si occupa dell'indirizzo economico che un Ministero di Indirizzo Economico, già recuperata l'indipendenza di scelta sulle spese sganciandosi dai Trattati Europei, dovrebbe mettere in atto. Invece, per quanto riguarda l'emancipazione dei lavoratori, i Programmi di piena Occupazione non siano orientati alla grande produzione industriale, ma alle piccole produzioni familiari, artigianali, e all’avviamento di attività autonome e indipendenti di piccole proprietà che lavorino in rete. Per Piena Occupazione si intendano anche la formazione permanente remunerata. Il Piano comprende anche il sostegno dei rilevamenti d’azienda da parte dei lavoratori, e il sostegno delle produzioni locali capillarmente distribuite.

Per quanto concerne la seconda obiezione, la produzione non deve essere orientata al modello industriale, ma in gran parte al modello contadino, artigianale e di piccola azienda a conduzione familiare. Il governo deve sostenere soprattutto le imprese che facciano proprie l’uso di materiali naturali, bio o di riciclo. La distribuzione dei prodotti deve andare verso la salvaguardia dei rapporti di rete locale e a filiera corta, mentre le esportazioni devono avere supporto logistico pubblico. Le opere infrastrutturali in cui attivare i Piani di Piena Occupazione devono essere piccole, a basso impatto e utili alle comunità locali in primo luogo.

Con questa bozza, abbiamo chiesto ai docenti della MMT di esprimersi secondo il loro punto di vista sulla tenuta di un modello economico che sostituisca alla produzione di massa, una produzione di qualità e più salubre e facente capo a piccoli produttori capillarmente distribuiti e tra loro coordinati in rete.

 

 

INDIRIZZO GENERALE

 

Riorganizzazione istituzionale. Mercato interno protetto. Reti locali

  • Ritorno del Ministero dell’Economia alla sua funzione di Programmazione Economica, svincolata dai Trattati MES e Fiscal Compact e con chiaro orientamento a dare all’art.11 della Costituzione il significato che effettivamente ha (obblighi internazionali solo in caso di azioni di pace).
  • adozione di moneta sovrana non convertibile e a tasso di cambio variabile;
  • sostegno alla vocazione dell’Italia all’agroalimentare, trasformazione e turismo, ma anche alla ricerca tecnico-scientifica;
  • annullare accordi con il WTO (World Trade Organization) e non riconoscere gli accordi commerciali firmati dall’UE, come l’accordo per cui che sia obbligatorio far entrare un 5% di prodotti esteri per il consumo interno;
  • cancellazione degli accordi AoA, TRIPS, GATS, SPS, TBT. Rifiuto di ACTA.
  • esproprio degli assets ora privatizzati relativi al servizio idrico integrato, come i collettori idrici, relativi ai trasporti, alla produzione e distribuzione di energia. Ri-demanializzare terreni per l’agricoltura e ri-nazionalizzare aree demaniali e per antichi usi civici (recuperando la possibilità di nazionalizzare e di espropriare che il diritto dell’Unione Europea non riconosce più);
  • garantire l’accesso equo alla terra, alle sementi (disconoscendo il diritto alle brevettature sui semi), all’acqua, al credito e ad altre risorse produttive; verificare la possibilità di politiche coordinate tra i paesi del sud Europa;
  • implementare e istituire i controlli commerciali portuali sul Mediterraneo anche in accordo con Spagna e Grecia;
  • le azioni governative sono volte a gestire i servizi pubblici tramite enti di diritto pubblico e a supportare economicamente le iniziative collettive di gestione comunitaria dei bisogni e a spingere i lavoratori ad essere soggetti governanti i rapporti di produzione e distribuzione, mantenendo allo stato stesso il ruolo di garante dei diritti dei singoli cittadini ai servizi e all’accesso alle risorse;
  • organizzare la produzione agricola, su base locale privilegiando la conduzione diretta, familiare e contadina dei fondi e penalizzando i sistemi agro-industriali e monocolturali intensivi;
  • organizzare le attività di trasformazione di materie prime su basi non principalmente industriale, ma su piccole proprietà; sostegno alla ricerca per produzioni convertibili e modulari più adattabili alle esigenze reali del paese, in modo da evitare gli accumuli di produzione;
  • organizzare la relativa logistica e i sistemi commerciali su base locale limitando al minimo la movimentazione delle merci, incentivando la creazione di filiere corte (mercati locali) e semi-corte (negozi di quartiere con approvviginamento diretto);
  • penalizzare e limitare lo sviluppo di centri commerciali, obbligando quelli esistenti a porre in vendita una quota minima di prodotti locali, eco-sostenibili e ad approvvigionamento diretto;
  • proibire l’ingresso di ogm in Italia e fare carta straccia degli accordi con le organizzazioni mondiali per il commercio che pretendono di stabilire le regole su quali produzioni e con quale filiera.
  • alimentazione stabilita principalmente in base prioritaria alla vocazione dei terreni e alle tradizioni dei popoli residenti;
  • diminuzione delle tasse sul lavoro dipendente a max 1/10 della paga del lavoratore dipendente;
  • semplificazione della burocrazia per il coltivatore diretto, per i piccoli allevamenti rurali e i produttori artigianali;
  • le azioni governative sono volte a supportare economicamente le imprese di piccole dimensioni specialmente quelle che attivano rapporti di rete territoriali e a tassare significativamente le imprese in franchising multinazionali nel mercato libero;
  • le azioni governative sono volte a supportare economicamente le piccole imprese e le esperienze di co-gestione o coordinamento locale, ad esempio con la presa in carico di punti vendita pubblici urbani, con supporto logistico ai GAS, comprendente anche personale di supporto pubblico per smistamento merci;
  • incremento del trasporto e movimentazione pubblici di merci che rispondano a criteri di salubrità e tipicità regionali anche per facilitare l’export;
  • cessazione delle sovvenzioni pubbliche a grandi catene di distribuzioni e grandi produttori agricoli industriali di soci internazionali;
  • facilitazioni governative di supporto alla movimentazione merci e trasporto;
  • esproprio dello stato di aree demaniali e per usi civici, prima privatizzate nelle cartolarizzazioni, per incentivare agricoltura e turismo;
  • rifiuto di politiche di “dumping” (invadere i mercati con prodotti eccedenti a basso costo)sia in uscita che in entrata; in entrata si può operare con dazi doganali;
  • differenti tassazioni tra produzioni che hanno costi strutturali inevitabili (materie prime) e società di servizi (trasporti, magazzino).
  • incentivare pratiche produttive, energetiche e di trasporti, a impatto verso lo zero e a km zero, con energie rinnovabili.
  • aumento dei controlli dei territori per la sicurezza alimentare da parte delle Guardie forestali e della Marina Mercantile.

 

Politiche del lavoro e piani di piena occupazione

  • ripristino dei contratti nazionali del lavoro, dell’Art.18, delle possibilità di ricorrere contro provvedimenti di licenziamento;
  • licenziamento solo per giusta causa o per effettive variazioni della produzione, ma in coordinamento con i programmi governativi di piena occupazione;
  • possibili trasferimenti obbligati solo entro un chilometraggio breve;
  • a chi assume in periodi di recessione, ulteriori sgravi fiscali;
  • sgravi anche per chi assume portatori di handicap secondo le decisioni dei Piani di Piena Occupazione, i quali prevedano anche figure di supporto al lavoratore;
  • tasse sul lavoro dipendente max 1/10 della paga del lavoratore (con particolari incentivi nel caso di imprese facenti uso di materiali di riciclo e biologici e a imballaggi riciclabili);
  • innalzamento paghe dei dipendenti;
  • contratti di lavoro prevedenti comunque da 6 a 7 ore lavorative giornaliere come massimo e 2 giorni di riposo, con possibilità di part-time e straordinari su base volontaria, per innalzare i livelli di occupazione e il numero deip’00’ posti di lavoro.
  • contratti lavorativi non continuativi gestiti solo all’interno dei piani governativi di piena occupazione;
  • contratti di lavoro a chiamata diretta solo nell’ambito di programmi di piena occupazione governativa, per cui il lavoratore è in reperibilità pagata dal governo; nell’ambito di questi programmi il datore deve comunque stabilire una regolarità di rapporto; i contratti a chiamata diretta possono coinvolgere solo un numero molto limitato di dipendenti di un’azienda; il lavoratore ha limitazioni temporali di medio termine nel permanere (finchè perdurano i periodi di disoccupazione congiunturale) nei piani di piena occupazione governativa e qualora faccia parte di contratti a chiamata diretta, nei periodi di reperibilità non lavorata deve seguire obbligatoriamente i corsi di formazione.

TRE AREE DA GOVERNARE A CURA DEL MINISTERO DI INDIRIZZO ECONOMICO

  1. programmi automatici di piena occupazione e formazione permanente nel settore pubblico e privato;
  2. ampliamento del settore pubblico, servizi pubblici, in particolare attraverso gestioni a bilancio partecipativo di molte scelte pubbliche delle autonomie locali e copertura di spese per il diritto referendario;
  3. sostegno alle imprese.

1) Programmi Automatici di piena occupazione

Programmi massivi di educazione e formazione permanente con paga riconosciuta, sia per lavoro dipendente che per lavoro autonomo, manufatturiero e artigianale e di ricerca scientifica ed educativa. corsi speciali sono indetti per riciclo e autoproduzione di beni essenziali. Alla formazione permanente si accede anche se non disoccupati e su richiesta.

La formazione sia volta a sperimentazioni di gestioni di impresa, di attività collettive e di gestione di rete locale. Il lavoratore ne deve ottenere una formazione su diversi livelli di impiego, ma anche formazione alla libera impresa e al coordinamento. I corsi danno diritto a una paga regolare. Dettagli:

  • Periodi di stages con paga riconosciuta.
  • I piani di piena occupazione sono gli unici in cui si possono realizzare contratti flessibili molto limitati numericamente e nel tempo, con l’obbligo dell’impresa a rendere stabile il rapporto. Le possibilità di flessibilità comprendono anche la chiamata diretta. I contratti nazionali devono prevedere invece solo contratti a tempo pieno e a part-time. I piani di piena occupazione con contratti flessibili, pagano la reperibilità alla chiamata del dipendente, il quale però ha l’obbligo in quel contesto di partecipare alla formazione permanente, pena decadimento del diritto all’accesso ai piani.
  • I Piani di piena occupazione devono prevedere anche un settore per categorie protette, per recupero di situazioni di disagio sociale e psicologico e per persone diversamente abili.
  • I Piani di Piena Occupazione devono poter imporre l’assunzione di lavoratori diversamente abili, con assistente pagato dallo stato ma preparato nell’azienda nei mesi antecedenti il lavoro effettivo.

 

I piani di piena occupazione sono attivati in settori di:

 

A) servizi di pubblica utilità;

B) produzioni di proprietà pubblica;

C) Infrastrutture e integrità territoriale, con opere pubbliche indispensabili e a basso impatto ambientale.

 

 

A) Servizi di pubblica utilità nei Piani di Piena Occupazione.

a1.manutenzione aree urbane e rurali, fognarie e fluviali, e rimboschimento e cura dei parchi nazionali; conservazione delle aree demaniali litoranee; pulizia dei canali di scolo e di irrigazione.

a2.assistenza professionale per necessità sociali:

  • agli anziani (di accompagnamento, trasporto, pulizia, formazione, educazione fisica, tempo libero);
  • ai portatori di handicap (di rieducazione e formazione anche in centri di quartiere, di accompagnamento, trasporto, inserimenti lavorativi);
  • alle ragazze madri e alle famiglie (accompagnamento, vigilanza, badantaggio ed educativi, di minori; progetti collettivi di quartiere per percorsi a piedi verso la scuola);
  • agli alunni con svantaggi (servizi di recupero scolastico e aiuto pomeridiano nei compiti);
  • ai malati (assistenza infermieristica anche domiciliare);
  • per tutte le categorie in stato di difficoltà anche temporanea alla mobilità, anche consegne a domicilio di spesa e medicinali.

a3. Coordinamento pubblico per gruppi auto-organizzati (gruppi di acquisto solidale) a livello di quartiere per mansioni di gestione pratica;

a4. Apertura alla massima estensione oraria di librerie e sale video pubbliche di quartiere.

a5. Attivazione di corsi di formazione permanente.

a6. Gruppi di studio e progettazione per gli amministratori e i bilanci partecipativi.

 

 

  1. Produzioni di proprietà pubblica nei Piani di Piena Occupazione

Nessun area italiana sarà tenuta senza produzione di base, per non fare di essa una semplice consumatrice dipendente. Le produzioni pubbliche devono indirizzare alla qualità del prodotto e al rispetto dei diritti del lavoro. Sono istituiti:

b1. piccoli enti pubblici locali di produzioni agricole o ittiche, non monocolture, non industriali, di biologico e permacultura, con sperimentazioni ecologicamente rispettose;

b2. piccoli enti pubblici di allevamenti allo stato brado di animali (con progressiva messa al bando degli allevamenti industriali);

b3. coordinamenti pubblici locali di esperienze di produzioni biologiche e di permacoltura di piccole proprietà private con gestione pubblicamente sovvenzionata dei punti vendita; e avviamento di gestioni collettive assistite (rete degli agricoltori bio);

b4. piccoli enti pubblici di trasformazione di prodotti con metodi non industriali, ma artigianali, per materie biologiche e permacolture;

b5. piccoli enti pubblici di trasformazione di materie prime (ad esempio per meccanica e tecnologie, anche sul modello delle tecnologie appropriate al territorio, in modo tale che la loro manutenzione possa essere eseguita in zona);

b6. coordinamento e sostegno alle piccole aziende private di agricoltura, trasformazione di prodotti alimentari e di trasformazione delle materie prime, principalmente non di tipo industriale;

b7. enti pubblici locali e nazionali di ricerca di materiali sostitutivi ai materiali di importazione a scopi energetici, edili e meccanici;

b8. enti pubblici piccoli e nazionali di produzioni di energie rinnovabili;

b9. enti di diritto pubblico territoriali di seed saving;

 

 

  1. Infrastrutture e integrità territoriale con opere pubbliche a basso impatto ambientale nei Piani di Piena Occupazione.

Nessun area italiana sarà tenuta senza produzione di base, per non fare di essa una semplice consumatrice dipendente.

 

c1. Grandi opere limitate a:

  • Rete viaria al Sud d’Italia;
  • ripristino e manutenzione di acquedotti e reti idriche in tutta la nazione;
  • costruzione di reti ferroviarie al centro-sud d’Italia;
  • sistemi irrigui per il risparmio di consumo di acqua e per la minima evaporazione.
  • installazione di sistemi di produzione di energie rinnovabili;

c2. Piccole opere utili:

  • costruzione di depuratori e sistemi di risparmio dei consumi di acqua;
  • manutenzione e pulizia delle coste ;
  • manutenzione ferroviaria, stradale, delle reti idriche;
  • manutenzione edifici pubblici;
  • messe in sicurezza e anti-sismica di edifici pubblici e privati;
  • manutenzione apparecchi negli ospedali e nelle scuole;
  • manutenzione e ripristino dei mantelli stradali anche con materiali antineve;
  • manutenzione e costruzione di ponti a basso impatto;
  • ri-progettazione e ri-costruzione di aree urbane con unità minima i quartieri; limitata per legge al minimo la nuova edilizia pubblica e privata verso lo zero consumo di territorio: ristrutturazioni e ripristini di strutture pre-esistenti, per il basso consumo energetico (ad esempio, case passive) e con materiali a basso impatto (ad esempio le case a strutture di paglia).
  • edifici vetusti e fatiscenti nazionalizzati e loro inserimento nei piani di recupero;
  • ri-progettazione e ri-costruzione di piazze attrezzate per un mercato anche a km zero e botteghe ambulanti di manutenzione; i quartieri, con aree comuni di quartiere, per orticoltura, lavaggi ingombranti, asciugatura, taglio di legname, manutenzione auto o altri mezzi, ricariche energetiche per macchine elettriche, affumicatura, bollitura di conserve;
  • allestimento di spazi per orti urbani ad affitto simbolico;

 

2) Servizi pubblici.

I budget dei bilanci nazionali sono suddivisi in capitoli indicativi, in cui abbiano rilevanza la realizzazione dei diritti fondamentali della persona. Le risorse trasferite ai territori devono conservare una loro elasticità di utilizzo a seconda delle necessità di zona.

I servizi e gli enti previsti sono così modificati rispetto al 2012:

  • enti di diritto pubblico territoriali e coordinati democraticamente per il finanziamento delle opere strutturali e per il micro-finanziamento pubblico (eliminazione della Cassa Depositi e Prestiti SPA).
  • gli enti pubblici locali lavorino anche in coordinamento democratico nazionale, per realizzare piccole opere utili e solo alcune grandi opere vitali. Sono cancellate le società pubblico/private per le cartolarizzazioni e “valorizzazioni” con trasformazione delle società private per le cartolarizzazioni in enti di diritto pubblico per le ristrutturazioni di beni immobili pubblici.
  • le infrastrutture sono stabilite dagli enti pubblici territoriali con bilancio partecipativo.
  • i servizi da ripubblicizzare sono quelli oggetto del referendum contro il Decreto Ronchi: ri-pubblicizzazione e gestioni di enti di diritto pubblico dei servizi idrico integrato, sanitario, scolastico, universitario, energetico, dei trasporti, della ricerca, della gestione dei rifiuti e loro riciclo, dell’edilizia, dell’urbanistica, dei terreni demaniali;
  • servizio pubblico di ricerca medica, scientifica, tecnologica;
  • attivazione di enti di diritto pubblico per la ricerca sulle energie rinnovabili e loro sperimentazione e realizzazione sui territori;
  • istituzione di un solo ente nazionale e pubblico di controllo e certificazione gratuita di agricoltura e allevamento biologico, sostenuto con proventi derivanti dalla tassazione di antiparassitari e concimi chimici;
  • istituzione di altri Parchi nazionali anche marini;
  • istituzione di enti di diritto pubblico di ricerca, formazione, scambio e conservazione dei semi autoctoni;
  • istituzione di punti di vendita pubblici per produttori agricoli e marini di tipo biologico e a filiera corta;
  • copertura dei costi effettivi e della logistica a realizzazione del diritto referendario, con istituzione di uffici di riferimento ad hoc;

Le attività degli enti pubblici di produzione, trasformazione e ricerca sono monitorati con bilancio partecipativo pubblico.

 

 

3) Sostegno pubblico alle imprese private:

  • le produzioni private, se rispondono all’indirizzo di utilità sociale e rispetto ambientale, se di qualità e se applicano correttamente i contratti di lavoro, possono ricevere sostegno pubblico;
  • i piccoli progetti privati ricevono micro-finanziamenti pubblici.
  • finanziamenti pubblici a tasso zero agli operai che rilevano ed ecologizzano le produzioni delle loro imprese fallite;
  • sostenere il settore biologico, sburocratizzandolo ma incentivando i controlli dei materiali a campione;
  • sostegno economico alle imprese che utilizzano materiale biodegradabile come materia prima come sostituto di materiali inquinanti;
  • sostegno all’artigianato locale;
  • sostegno alle aziende di riciclo;
  • sostegno massiccio alle piccole imprese che applicano piani di conversione sia delle produzioni che delle modalità di produzione che delle struttura stessa degli edifici di produzione in modo che essi siano vivibili dagli operai, a basso consumo, ad utilizzo di materie riciclate o naturali e a produzioni convertibili;
  • sostegno alle piccole imprese d’avanguardia nelle energie rinnovabili;
  • attivazione di coordinamenti delle attività territoriali dei cittadini autogestite (co-housing e GAS).

Il sostegno alle attività private è sottoposto a bando pubblico locale i cui criteri, pur fissati genericamente dal governo centrale, sono precisati attraverso i bilanci partecipativi. Le attività degli enti pubblici locali di servizi, di produzione, trasformazione e ricerca sono monitorati con bilancio partecipativo pubblico.

 

Fonte: europaperibenicomuni

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