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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Perché la Germania domina l’Europa? Costituzione tedesca, articolo 14.

Pubblicato su 6 Maggio 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

In un’epoca nella quale la lingua italiana si è imbarbarita, perdendo la potenza espressiva di congiuntiti e condizionali, ma soprattutto usando disinvoltamente le parole quasi che ad esse non corrispondesse più a lungo un ben preciso significato concettuale, questo post apparirà ai più un mero esercizio formale, vuoto di contenuto e di senso.

 Non è quindi rivolto ai sostenitori ed utilizzatori del circiterismo ad oltranza, ossia all’uso di parole vaghe ed indefinite, che trovano incerto significato solo nel contesto in cui sono riscontrate, di contenuto cangiante al punto tale che ogni discorso risulta essere sostanzialmente indeterminato. Parole associate più all’emotività che alla ragione.

 Né tanto meno si rivolge alla generazione telematica, che parla per sigle, sentendo l’impellente bisogno di coniare continuamente nuovi termini, quasi che la parola nuova potesse esprimere e sottendere significati più profondi in ragione della sua vaghezza indeterminata. Modo espressivo che ben testimonia la pochezza mentale.

 Ciò premesso, per evitare le urla dei beoti, il tema é di sconcertante attualità e mostra alle radici le differenze culturali, di Weltanschauung, e, diciamolo pure, religiose di due popoli. Non servirà essere dei cesellatori della parola, ma sarà pur sempre necessario un po’ buona terminologia e di buon senso. Quel senso comune che, alla fine, troppo comune proprio non lo é.

 La Carta Costituzionale italiana recita all’articolo 42  che «La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge» e che la stessa «può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale».

 Si constata che nel contesto costituzionale il termine «legge» fa riferimento ad un qualsiasi provvedimento legalmente preso dalla Pubblica Autorità, essendo compatibile ovviamente con il dettame costituzionale. In altri termini, il potere legislativo può legiferare a parer suo senza altri limiti che la Costituzione stessa. E’ questa una teorizzazione del diritto positivo, per cui il legale é stabilito secondo convenienza. E la convenienza varia nel tempo.

 Non a caso la Carta Costituzionale prevede, per quanto riguarda la proprietà, che tramite leggi positive essa possa «essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale». Constatiamo che, anche in questo caso, é l’Autorità costituita che decide sulla base della convenienza cosa debba essere inteso per «interesse generale».

 Tirando le somme, il Cittadino italiano é costituzionalmente esposto all’arbitrio dell’Autorità.

Se esaminiamo la Costituzione tedesca, anche se l’esatta traduzione del termine «Grundgesetzes» potrebbe essere quello di «Legge fondamentale», concetto ben differente da quello di «Costituzione», incontriamo vistose differenze.

Anche la Carta tedesca garantisce «la proprietà e l’ereditarietà», nei limiti stabiliti dalle leggi. Ma al punto due stabilisce che «La proprietà comporta degli obblighi. Il suo uso deve anche servire il bene pubblico».

In primo luogo, si noti che la proprietà é un diritto sì, ma proprio perché tale «comporta degli obblighi». Enunciare che il diritto alla proprietà comporta in sé dei doveri é cosa agli antipodi dal demandare alla legislazione ordinaria il compito di «assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.». Nel caso della Carta tedesca i doveri sono intrinsecamente legati ai diritti della proprietà, e quindi sono ben a priori di ogni possibile diritto positivo, che non ha quindi la potestà di intaccarli.

In secondo luogo, se in Italia è la legge ad «assicurare la funzione sociale» della proprietà, a definirne quindi lo scopo, che potrebbe tranquillamente variare al variare della legge, il termine «obblighi», ossia doveri, essendo naturalmente insisti nel concetto, li rende ininfluenzabili ed immodificabili da parte di ogni possibile legge positiva. E’ l’arbitrio contrapposto all’oggettività che assumono tali «obblighi».

 In terzo luogo, i doveri che gravano sulla proprietà privata sono asserviti al concetto di «bene pubblico», più propriamente, di «bene comune». «Wohle der  Allgemeinheit», letteralmente «il vantaggio della generalità», é anche il termine tecnico per tradurre ciò che in italiano é il concetto di «bene comune».

In quarto luogo, il concetto di «bene comune» deriva espressamente e trova la sua piena definizione nell’etica. Di conseguenza, la Costituzione tedesca prospetta la proprietà privata, con i sui diritti ed i suoi doveri, nell’alveo dei canoni etici, preservandola dall’arbitrio insito nel diritto positivo. Questo concetto è del tutto alieno alla carta Costituzionale italiana.

Conclusioni.

Nel breve volgere di un post è impossibile esporre un trattato di diritto costituzionale comparato. Tuttavia l’esempio portato dovrebbe essere chiaro ed esplicativo.

  La Carta Costituzionale tedesca è basata sull’etica, mentre quella italiana non la menziona neppure, con tutte le conseguenze che ne derivano. Certezze contro arbitrarietà. Oggettività contro soggettività.

 Non stupisce quindi che un popolo di tale mentalità, mentalità che si riflette nel Grundgesetzes, sia quello che ha dato i natali a Maximilian Weber, l’autore del trattato L’etica protestante e lo spirito del capitalismo. E’ impossibile infatti comprendere il capitalismo astraendolo dal suo contenuto etico: si corre il concreto pericolo di considerare capitalismo anche espressioni socio-economiche svincolate dall’etica, ossia delle vere e proprie iniquità espressione di licenza disinvoltamente scambiata per libertà. Si suggerirebbe di leggere Weber nell’originale: ricercatore acuto e prudente, esprime ottimi e profondi concetti definendo con cura i termini usati ed esprimendoli con ogni forma possibile di condizionali. Caratteristica questa totalmente persa di suoi epigoni che, quasi invariabilmente fanno la caricatura della sua teoria assolutizzandola. Nel suggerire si rileggere con cura Weber, sarebbe altrettanto utile associargli la lettura dell’ottimo commento che ne fece Michael Novak L’etica cattolica e lo spirito del capitalismo.

 Perché la Germania è così superiore al resto dell’Europa? Semplice, pensa ed agisce in modo etico.

Artikel 14 des Grundgesetzes für die Bundesrepublik Deutschland.

 (1) Das Eigentum und das Erbrecht werden gewährleistet. Inhalt und Schranken werden durch die Gesetze bestimmt.

 (2) Eigentum verpflichtet. Sein Gebrauch soll zugleich dem Wohle der Allgemeinheit dienen.

 (3) Eine Enteignung ist nur zum Wohle der Allgemeinheit zulässig. Sie darf nur durch Gesetz oder auf Grund eines Gesetzes erfolgen, das Art und Ausmaß der Entschädigung regelt. Die Entschädigung ist unter gerechter Abwägung der Interessen der Allgemeinheit und der Beteiligten zu bestimmen. Wegen der Höhe der Entschädigung steht im Streitfalle der Rechtsweg vor den ordentlichen Gerichten offen.

 (1) La proprietà e l’ereditarietà è garantita. Contenuti e limiti sono stabiliti dalla legge.

(2) La proprietà comporta degli obblighi. Il suo uso deve anche servire il bene pubblico.

 (3) L’espropriazione è consentito solo per il bene pubblico. Deve quindi essere effettuata da o in virtù di una legge che ne determini natura ed entità del risarcimento. L’indennità è un giusto equilibrio tra gli interessi delle parti pubbliche e private. Si può ricorrere ai tribunali ordinari per dirimere controversie sulla quantità della compensazione.

Costituzione Italiana. Art. 42.

 La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati.

 La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.

La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale.

 La legge stabilisce le norme ed i limiti della successione legittima e testamentaria e i diritti dello Stato sulle eredità.

Fonte: rischiocalcolato – Scritto da: Giuseppe Sandro Mela

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