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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

PER FAR FRONTE ALLA CRISI CORDE E SAPONE - Parte 3°

Pubblicato su 22 Novembre 2011 da frontediliberazionedaibanchieri

F. Gangsters si nasce

 

Ma dico: lo si vuole capire o no che il sistema capitalista statunitense – sempre così adulato ed esaltato dai nostrani “domestici” degli interessi della Casa Bianca – non ha mai avuto niente a che fare o a che vedere con l’originario, efficace e, sotto certi aspetti, proficuo (e meno criminale…) sistema capitalista europeo?

 

Come è facile poterlo accertare (sempre che lo si voglia fare…), infatti, il Capitalismo americano – all’opposto del Capitalismo europeo o “renano” (un Capitalismo che potremmo definire di risparmio preventivo e di investimento produttivo; di guadagno e di ri-investimento endogeno; nonché di espansione industriale e commerciale, graduale e progressiva) –  è sempre stato e continuerà invariabilmente ad essere, un Capitalismo di rapina. Un qualcosa, cioè, che tende caratteristicamente a rassomigliare, come due gocce d’acqua, al classico, cupido, canagliesco, chiassoso e concitato attacco alla diligenza della maggior parte dei films Western da pidocchietto.

 

Quella sua particolare maniera di essere, di esistere e di agire, è sicuramente ed indelebilmente inscritta nel DNA della società americana, sin dall’epoca (1637) del primo grande “affare fondiario” che fu realizzato, sui suoi territori, dai coloni olandesi della Westindische Compagnie (WIC), guidati dall’allora avventuriero e mercenario, di origine francese, Peter Minuit.

 

Sto parlando, per l’esattezza, della celebre ed “onorevole” acquisizione, presso la sprovveduta tribù pellerossa dei Lenape in cambio di una consistente manciata di perline di vetro colorato, alcuni scampoli di stoffa e qualche cianfrusaglia in ottone (per un valore complessivo di all’incirca 60 guilder o 24 dollari!) degli all’incirca 22.000 acri di terra dell’isola di Minnahanock o "isola con molte colline" (l’attuale Manhattan Island, nella baia di New York). Oggi, uno dei più cari ed inabbordabili spazi abitativi (se si considera il prezzo al metro quadrato) che esistono in tutti gli USA!

 

E’ evidente, dunque, che se si riesce a cogliere e ad inquadrare, nella sua giusta dimensione, la particolare logica di quell’ “affare”, si riesce ugualmente a capire chi sono e come tendono usualmente ad agire o ad operare, la maggior parte delle élites di quel Paese e, nel campo del business, i managers e gli unscrupulous speculators del sistema capitalista americano.

 

Negli USA, infatti, l’unica formula di “riuscita”… che conta, è: tutto, subito e con passione!

 

Quel tutto, subito e con passione…, ovviamente, essendo sempre e comunque inteso o interpretato, a danno e dispregio di chiunque – dall’esterno dei loro soggettivi ed arbitrari interessi (ad esempio, la “dottrina Monroe” o la “dottrina Brzezinski”) – non sia d’accordo con l’egoistica e pregiudiziale strategia di sistematica truffa, frode, estorsione, appropriazione indebita e spoliazione che è metodicamente perseguita ed applicata dai loro Establishments politico-economici pro-tempore. Democratici o Repubblicani, è kif-kif!

 

G. L’ultimo tentativo di rapina

 

Così stando le cose, e vista la paludosa ed impacciante recessione economica nella quale gli States si stanno rapidamente ed inesorabilmente inabissando, mi viene l’atroce e fondato sospetto che i responsabili di quel Paese – per non accettare l’ineluttabile declino del loro Paese – stiano comunque tentando di “architettare” qualcosa.

 

Quel “qualcosa”… – se riflettiamo – potrebbe essere, ad esempio, la messa a punto di una nuova e più feroce strategia di rapina (soprattutto, se non abbiamo il coraggio di smascherarla rapidamente e contrastarla a tempo!). Ufficialmente presentata, come l’unica e possibile soluzione della crisi. E come al solito, perpetrata soprattutto ai danni dell’insieme delle economie del resto dei Paesi del mondo.

 

Questa, dunque – se la mia intuizione non mi tradisce – potrebbe essere la possibile falsariga dell’eventuale attuazione della suddetta estorsione:

 

a.    gli Stati Uniti – nel corso delle settimane che seguiranno – si sforzerebbero di convincere la maggior parte dei responsabili delle principali economie del mondo che è assolutamente indispensabile – per trovare un’adeguata e duratura soluzione alla crisi – risanare/moralizzare (sic!) il sistema bancario e finanziario internazionale, uscito dagli accordi di Bretton Wood del 1944;

 

b.    durante lo stesso periodo, si ingegnerebbero altresì di:

 

1.    dimostrare l’impossibilità, per loro stessi ed il resto dei Paesi del blocco occidentale, di potere in qualche modo contribuire, con le proprie forze, a risanare efficacemente e rilanciare concretamente il presente sistema monetario e, di conseguenza, il sistema economico e produttivo del mondo;

 

2.    proporre una serie di soluzioni – in un primo tempo,totalmente inaccettabili – come la nascita di una nuova moneta di riferimento e/o di un nuovo sistema monetario internazionale (sotto l’egida di Washington, naturalmente!);

 

c.    siccome quel genere di proposte non potranno essere accolte dalla maggioranza dei Paesi del G-20, gli Stati Uniti, da qui ad Aprile/Maggio 2009, incomincerebbero segretamente acavalcare la crisi” (come d’altronde, già stanno facendo…) e – con l’ausilio di una serie di ulteriori e “pilotati” crack borsistici – farebbero in modo che quest’ultima possa ulteriormente e progressivamente aggravarsi; e questo:

 

1.     sia per peggiorare maggiormente la situazione dell’economia produttiva dei diversi Paesi del mondo (mancanza di investimenti, recessione, chiusura di aziende, aumento della disoccupazione, contrazione dei consumi; dunque, altri fallimenti, altra disoccupazione ed altra recessione);

 

2.     sia per far concretamente pesare sulle spalle della gente comune, gli effetti tangibili (graduale e crescente impoverimento delle classi medie, abbassamento degli attuali livelli di vita; malessere sociale, rivolte del pane, ecc.) della suddetta crisi;

 

d.    l’inevitabile e sostanziale depauperazione della maggior parte degli abitanti dei diversi Paesi del mondo e, soprattutto, di quelli del Blocco occidentale (Stati Uniti compresi…), obbligherebbe quelle popolazioni – progressivamente ridotte all’indigenza ed alla disperazione – sia a piegarsi a nuove e draconiane (attualmente, ancora considerate inaccettabili…) condizioni di lavoro e di retribuzione (che, con il tempo, tenderanno a restituire “concorrenza” all’apparato industriale e commerciale dell’Occidente!) che a fare pressione sui rispettivi governi nazionali, per costringerli ad accettare, anche obtorto collo, l’iniziale diktat statunitense della soluzione della crisi;

 

e.    quel diktat – che sarebbe ufficialmente contrabbandato come Nuovo Ordine Economico Mondialepotrebbe principalmente consistere:

 

1.     in una rigorosa e controllata svalutazione del dollaro e dell’euro (ad esempio: da 1 milione di dollari o di euro, a semplicemente 1 dollaro/euro);

 

2.     ed in un consequenziale ed automatico azzeramento della maggior parte dei debiti che sono stati fino ad ora contratti, sia dagli Stati Uniti d’America che dagli altri Paesi del blocco occidentale;

 

f.     le eventuali svalutazioni del dollaro e dell’euro contribuirebbero ugualmente a falcidiare (o deprezzare drasticamente…) il valore intrinseco delle incalcolabili quantità di dollari e di euro che sono state rispettivamente accumulate, negli ultimi 25 anni, dalla Cina, l’India, la Russia, il Brasile, il Sud-Africa, l’Indonesia e le più ricche Petro-monarchie arabe del Golfo;

 

g.    quella svalutazione, inoltre:

 

1.     concorrerebbe a fare repentinamente retrocedere, nell’arco di pochi giorni, l’insieme delle succitate Nazioni, alla loro situazione finanziaria che ha preceduto il lancio della globalizzazione;

 

2.     e permetterebbe, agli Stati Uniti d’America – grazie alla loro sempre efficiente e minacciante potenza militare (strettamente coadiuvata, sul terreno, dalle forze militari-mehariste della maggior parte degli Stati valvassini del Blocco occidentale) – di ri-conquistare il primo posto nella graduatoria delle potenze economiche e finanziarie del mondo.   

 

I.  Pickpocketsper vocazione o War-Mongers per necessità

 

Se questo è realmente il “piattino” che gli Stati Uniti d’America ci stanno segretamente allestendo, la recente e super mediatizzata elezione (4 Novembre 2008), a Presidente formale del Paese, del candidato Barak Obama – che, nel corso dell’avvenuta campagna elettorale, era stato preventivamente e collettivamente appoggiato dai finanzieri della City e di Wall-Street, dal compesso militare-industriale statunitense e dalle lobbies giudaiche che garantiscono, negli USA, gli interessi politici e militari di Israele nel Vicino-Oriente – potrebbe esserelettaed effettivamente interpretata come un accadimento assolutamente opportuno e funzionale al succitatopiano di rapina”.

 

Alla luce di quel possibile “piano”, infatti, sarebbe senz’altro plausibile che l’attuale neo-Presidente Obama possa essere stato appositamente proiettato (da ex sconosciuto…) sul davanti della scena politica e fatto eleggere ad hoc dai suoi sponsors, per fargli soprattutto giocare il ruolo di “imbonitore di servizio” della società statunitense. E, di conseguenza, farlo consapevolmente o inconsapevolmente contribuire, con le sue note e allettanti promesse da New-Deal, a neutralizzare, attenuare o contenere – nella fase della prevista recessione dell’economia statunitense e del consequenziale abbassamento dei livelli di vita della popolazione – l’immancabile malcontento dei milioni di diseredati neri ed ispanici che, altrimenti, con l’aggravarsi degli effetti della crisi, non esiterebbero affatto ad insorgere (come è già avvento, in occasione di altre inquietudini, negli anni ’80 e ’90, ad Atlanta, Denver, La Vegas, Los Angeles, San Francisco, New York, ecc.) e seminare il panico e distruzione all’interno dei territori statunitensi, compromettendo così, sul nascere, le successive ed indispensabili fasi del medesimo “progetto di rapina”.   

 

Sempre se teniamo conto del “piano” in questione, ci rendiamo conto che per gli strateghi di Washington – una volta potenzialmente eliminata la possibilità di una pericolosa e destabilizzante rivolta interna – non vi sarebbe più altra incognita, per riuscire a portare a buon fine il loro taglieggiamento, che l’eventuale reazione della Cina, dell’India, della Russia, del Brasile, del Sud-Africa, dell’Indonesia e delle più ricche Petro-monarchie arabe del Golfo. E, tra quei Paesi, quella – sicuramente più rischiosa – della Cina, dell’India e della Russia: tre potenze nucleari che – dopo avere lungamente operato/lavorato, nonché instancabilmente fornito, nell’ultimo quarto di secolo, prodotti, servizi ed energia alla maggior parte dei Paesi del blocco occidentale potrebbero pure non essere d’accordo a farsi supinamente azzerare il valore intrinseco dei loro immensi averi in dollari o in euro, e reagire duramente.

 

Anche in questo caso, però, quel genere di reazioni non dovrebbe troppo turbare il “sonno” dei possibili organizzatori della suddetta ruberia.

 

Per gli Stati Uniti, infatti, riuscire simultaneamente ad imporre al mondo –  attraverso una fraudolenta svalutazione del dollaro e dell’euro – la cancellazione delle loro insanabili passività interne e l’eliminazione della potenza finanziaria delle Nazioni concorrenti, oppure ritrovarsi semplicemente e “candidamente” ad esserevittimedi una possibile aggressione militare da parte di qualcuno dei succitati Paesi, contribuirebbe analogamente a fare loro ottenere un medesimo ed identico risultato: quello, in particolare, di potersi artificialmente e rapidamente ricostruire una facile e robusta salute economica, e quindi, riuscire a riaffermare la loro supremazia.

 

In tutti i casi, conoscendo chi comanda realmente negli USA, potrei perfino aggiungere che la guerra, per gli gnomi di Wall-Street ed i nauseabondi scarafaggi dell’apparato militare ed industriale del Paese, non sarebbe affatto un problema. Anzi, come per il passato, potrebbe addirittura rappresentare una migliore e più gradita soluzione!

 

Perché, dunque, le corde ed il sapone?

 

Ve lo lascio immaginare…

 

Alberto B. Mariantoni © 

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