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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

PER FAR FRONTE ALLA CRISI CORDE E SAPONE - Parte 1°

Pubblicato su 22 Novembre 2011 da frontediliberazionedaibanchieri

 Pubblichiamo un articolo del Dott. Mariantoni scritto nel 2008 ma, secondo noi, ancora attuale.

di: Alberto B. Mariantoni © 

Come alcuni lettori ricorderanno, nella conclusione di un mio recente articolo sulla crisi economica in corso (Speculatori e “fili spinati”… – consultabile sul sito http://www.gliscomunicati.com/content.asp?contentid=1135), mi ero sarcasticamente permesso di suggerire all’ “uomo della strada”, di incominciare ugualmente a speculare in Borsa, cercando eventualmente di investire i suoi magri o superstiti risparmi, nei valori azionari di qualche fabbrica di… “recinti di sicurezza”!

 

Ebbene, quella che nello spirito di quell’articolo doveva essere, e rimanere, una goliardica battuta, si sta rivelando, ai miei occhi, una “misura” che – anche se fosse realmente applicata… – sarebbe assolutamente insufficiente o inadeguata.

 

In altre parole, vista la “piega” che stanno prendendo gli avvenimenti, avrei dovuto molto più probabilmente incitare il medesimo “uomo della strada”, a destinare l’insieme delle sue attuali risorse, ad una rapida e generalizzata incetta di corde e di sapone!

 

Ed ora, se i lettori avranno un minimo di curiosità e di pazienza, tenterò di spiegare loro, pure il perché!

 

Cominciamo con ordine…

 

A.  Cosa sappiamo di questa crisi

 

A causa del monopolio dell’informazione che le banche e la finanza internazionale sono riuscite ad imporre ai media ed ai politici corrotti che continuano ad amministrare i nostri Paesi per conto terzi, sappiamo che l’attuale crisi borsistica mondiale avrebbe preso inizio – a partire dal 2007 – dall’inattesa “deflagrazione” di una specifica “bolla finanziaria”: quella, in particolare, dei Subprime mortage o Subprime lending rate o Subprime loan (o Crediti ipotecari a rischio) statunitensi.

 

Per riassumere, diciamo che – come l’industria nucleare USA non ha avuto affatto scrupolo, nel recente passato, di trasformare le scorie radioattive delle sue centrali atomiche (che, fino a quel momento, avevano rappresentato degli onerosi costi…), nel cosiddetto “uranio impoverito” (che, pur appartenendo alla medesima “famiglia” di rifiuti tossici, è miracolosamente diventato commercializzabile ed impiegabile nell’industria militare e, di conseguenza, fonte di importanti ed attraenti guadagni! Il tutto, naturalmente, in barba a chi, dalla Bosnia alla Serbia, dall’Iraq all’Afghanistan, senza esserne mai stato informato, continua invariabilmente a morirci o è già passato, da tempo, a “miglior vita”..), così, con un simile espediente – il sistema bancario ed assicurativo statunitense, con una serie di furbesche ed ingannevoli operazioni di “ingegneria finanziaria”, ha creduto bene (per il “bene” dell’Umanità, s’intende!) trasfigurare le innumerevoli insolvenze immobiliari che figuravano in “rosso” sui suoi bilanci, in frazioni di credito esigibile che, a loro volta, sono state inserite in “pacchetti finanziari” liberamente negoziabili e vendibili sui mercati.

 

In altri termini, il suddetto genere di “galantuomini” – per non pagare lo scotto dei loro macroscopici errori di valutazione dell’andamento commerciale del mercato immobiliare americano e continuare comunque ad arricchirsi, anche sui sogni della povera gente – avrebbe preferito titolarizzare l’insieme delle sue passività, commercializzandole e vendendole, sul libero mercato, come se fossero dei veri e propri crediti esigibili.

 

Il perché le Banche del mondo occidentale abbiano accettato di acquistare e, successivamente, di rivendere ai loro ignari o beoti clienti, quei “fagottini avvelenati”, è facile da spiegare.

 

Come pochi sanno, infatti, le Banche – per ogni euro o dollaro di credito (liquidità, azioni, obbligazioni, montaggi finanziari, crediti restituiti, ecc.) che affluisce ai loro sportelli – possono liberamente emettere, a loro volta, 9 euro o dollari di credito scritturale. Un credito, cioè, che – pur accrescendo gli attivi nominali delle Banche – non incrementa la massa monetaria dei Paesi dove queste ultime operano e, quindi, non contribuisce, in nessun modo, a produrre, a loro svantaggio, pregiudizievoli fenomeni di inflazione (rispetto al PIL o Prodotto interno lordo), né di deprezzamento degli effettivi valori numerari che esse stesse detengono.

 

Quel credito, però, anche se scritturale, resta comunque un credito che, a sua volta, come abbiamo visto, è in grado di generare altri crediti, e così via, fino all’infinito. Permettendo, così, alle nostre care e “filantropiche” Banche di aumentare esponenzialmente la loro potenziale tesoreria e, di conseguenza, il loro sconfinato potere di influenza, sia sulle “controfigure politiche” che ufficialmente dirigono le nostre Nazioni, sia sui media, sia sull’insieme dei gangli vitali delle nostre società.

 

Sempre sulla base di ciò che ordinariamente ci viene raccontato, la crisi finanziaria in corso sarebbe soprattuttoesplosa” a causa della sfrenata ed incalcolabile moltiplicazione e diffusione dei succitati “pacchetti finanziari”, in quanto la loro eccessiva e sproporzionata presenza sui mercati, avrebbe successivamente provocato:

 

1.    una crisi di sfiducia degli investitori privati (che, accortisi dell’inconsistenza intrinseca dei “titoli” che avevano precedentemente acquistato, avrebbero disperatamente tentato di disfarsi di quei “velenosi pacchetti”, cercando di rivenderli, anche a prezzi stracciati, alle medesime Banche che glieli avevano venduti);

 

2.    una crisi di liquidità delle Banche che avevano commercializzato e smerciato queipacchetti” (in quanto, queste ultime, ad un certo momento, vista la vasta affluenza di richieste di vendita di quei “titoli”, non sarebbero più state in grado di riacquistare, in moneta frusciante, i vari “pacchetti” che avevano allegramente rifilato ai loro clienti);

 

3.    il fallimento di un certo numero di istituti bancari e finanziari (quelli che avrebbero commercializzato e venduto, a terzi, il maggior numero di quei “pacchetti finanziari”, senza essere in grado di riscattarli);

 

4.    una generalizzata crisi di sfiducia inter-bancaria (in quanto, le medesime Banche che – congiuntamente e concordemente non si erano per nulla fatto scrupolo di turlupinare il mondo intero – avrebbero incominciato a non avere più reciprocamente fiducia le une con le altre, chiudendosi a “riccio” e rifiutando di farsi mutuamente credito, per non rischiare di sprofondare in un improvviso e catastrofico fallimento);

 

5.    il conseguente ed inevitabile crollo, in fine, delle borse mondiali, dal 2007 ad oggi (crollo che sarebbe principalmente dovuto, sia alla generalizzato, precipitosa e comprensibile fuga di ogni tipo di investitore da quel genere di mercati che alla caduta a picco, nelle quotazioni internazionali, dei valori azionari della maggior parte delle Banche, degli Istituti finanziari e delle Compagnie assicurative del mondo.

 

B.   Il preteso intervento salvifico dei nostri Stati

 

Che cosa ci dicono, a proposito di questa crisi, i “camerieri delle banche” (cioè, i noti zimbelli politici di destra, di sinistra e di centro), con l’indispensabile “cassa di risonanza” della stampa nazionale ed internazionale, anch’essa al servizio dello stesso padrone?

 

“Non vi preoccupate… Pensiamo a tutto, noi. La crisi in corso, è grave ma, senz’altro passeggera e superabile. Mantenete i vostri titoli azionari che, prima o poi, risaliranno nelle loro quotazioni borsistiche. Non fatevi prendere dal panico. Non ritirate i vostri soldi dalle banche, poiché sono i nostri Stati che garantiscono l’intangibilità dei vostri risparmi. I nostri Stati, inoltre, sono pronti a costituire dei fondi illimitati (sic!) per sostenere – con interventi puntuali e mirati – sia la liquidità delle banche che il rilancio dell’economia reale”.

 

Tutte bugie, naturalmente. Per giunta, recitate a piacere (anche se, quasi sempre, a comando…), sulla falsa riga di un medesimo “copione” che continua inalterabilmente ad essere diffuso dalla medesima “regia”!

 

Sapendo, infatti, che l’economia è quasi sempre mossa dalla psicologia, i sunnominati “maggiordomi” – con le loro ridondanti, melodrammatiche ed imbonitrici chiacchiere da “Porta a Porta” o da “Anno Zero” (gli imprescindibili e preventivi “sfiatatoi” di ogni possibile ed incontrollata protesta popolare o “valvole di sicurezza” del sistema) – tentano sfacciatamente di venderci “lucciole” per “lanterne”. Tentano, cioè, di farci credere che gli Stati del blocco occidentale (Stati Uniti, Unione Europea, Giappone, Corea del Sud, Taiwan, ecc.) –  che di sé per sé, da anni, sono già in bancarotta fraudolenta (come sappiamo, appunto, la maggior parte dei nostri Stati, da tempo, ormai, non è più in grado di pagare il debito interno, né l’interesse di quel debito, né le ordinarie spese di esercizio delle sue ordinarie attività, né i lavori pubblici che ha già ordinato o vorrebbe realizzare, né le pensioni degli aventi diritto, né le casse integrazione o le indennità dei disoccupati, né le spese dei servizi sociali, né i budget delle Università, né gli stipendi delle Forze dell’ordine, ecc.) – sarebbero comunque in condizione di evitare la catastrofe economica generalizzata dei nostri Paesi, salvando contemporaneamente:

 

     sia le banche del nostro spazio economico che sono già, in larga misura, in ufficioso o informale fallimento (nessuno ha il coraggio di rivelarlo ma, negli USA, in questo momento, sono potenzialmente in questa particolare situazione, all’incirca 150 banche di primaria importanza e più di 3.000 banche regionali; in Europa, all’incirca 70/80 banche; in Giappone e nel Sud-Est asiatico, più di 100);

 

     sia i nostri depositi bancari privati che – non solo non potranno essere totalmente garantiti, come mendacemente si pretende (per verificare, vedere: http://www.youtube.com/watch?v=Tq71qzZIPGc) ma, pur ammettendone l’eventualità – hanno gia perso, e continueranno progressivamente a perdere nei prossimi mesi, una considerevole frazione del loro iniziale potere di acquisto;

 

     sia il nostro apparato industriale e commerciale che – oltre a non essere più competitivo sui mercati internazionali (mercati che la maggior parte degli imprenditori occidentali, per rincorrere il profitto per il profitto, ha ampiamente incoraggiato, organizzato e sviluppato attraverso uno sfrenato e suicida trasferimento della sua tecnologia ed una dissennata ed opportunistica de-localizzazione delle sue strutture in un certo numero di Paesi, un tempo emergenti ed oggi largamente ed irrimediabilmente competitori!) – conosce addirittura, all’interno degli spazi economici nazionali, un’irreversibile, anchilosante e costringente situazione di saturazione della domanda e di forte e generalizzata recessione.

 

Il tutto – ci viene sottolineato – potendo essere facilmente e cumulativamente “sistemato”, con un’ulteriore e massiccia emissione, e vendita al pubblico, di pacchi di foglietti di carta colorati o promesse di pagamento o Buoni del Tesoro dei nostri Stati che come abbiamo visto, da anni, ormai – per diretta e reiterata ammissione dei loro stessi responsabili – risultano essere completamente insolvibili!

 

Insomma, senza troppo infierire, sarebbe come pretendere – considerandoci tutti dei poveri mentecatti – che un fallito possa, allo stesso tempo – non solo togliere d’impaccio altri falliti, ma addirittura – scongiurare la catastrofe economica che minaccia i nostri Paesi, con il solo ed indiscriminato aumento delle sue precedenti e già incolmabili passività ed insolvibilità.

 

Se si escludono, infatti, i circa 600 miliardi di dollari recentemente promessi dalla Cina per tentare di salvare il sistema monetario internazionale, i miliardi di dollari ufficialmente annunciati dalla FED (700) e dalla BCE (550), sono, e resteranno, soltanto chiacchiere!

 

C.    Quello che i succitati “camerieri” non ci dicono

 

Come le persone di buon senso se ne saranno senz’altro accorte, l’attuale crisi finanziaria – i cui primi effetti tangibili hanno già incominciato a farsi sentire sulla pelle di tutti – non è assolutamente paragonabile con quelle che abbiamo già conosciuto negli ultimi 21 anni. E meno ancora, con quella del 1929.

 

Nulla di comparabile, infatti, con il Black Monday (o Lunedì Nero) del 19 Ottobre 1987; né con la crisi degli Junk Bonds (o Titoli Spazzatura) del 1989-1990; né con la crisi statunitense del 1991; né con quella italiana del 1992; né con quella messicana del 1994-1995; né con quella dei Mercati asiatici e/o dei Long Terme Capital Management (LTCM) e/o del Mercato russo del 1997-1999; né con quella delle Dot-com (o Società web) del 2000; né con quella argentina del 1998-2002; né con quella innescata dal fallimento della Società statunitense Enron (2000-2001); né tanto meno con quella del crollo dei mercati occidentali, dopo il cosiddetto “attacco all’America” dell’11 Settembre 2001.

 

Nulla di equiparabile nemmeno, con il terribile crack di Wall Street del 24 Ottobre del 1929: il tristemente celebre “giovedì nero” della storia della Borsa americana.

 

Ad occhio e croce – se proprio volessimo fare dei raffronti – si può tranquillamente affermare che la crisi che ha incominciato a rivelarsi al grande pubblico nel mese di Settembre 2008 (ma che era già velenosamente latente nei cassetti della maggior parte delle banche del mondo, dal mese di Aprile del 2007), equivale – allo stato attuale dei fatti (ma potrebbe senz’altro peggiorare, nei giorni e mesi che seguiranno…) – ad all’incirca 10 volte il disastro economico che la maggioranza delle popolazioni statunitensi ed europee ebbero già la iattura di dovere dolorosamente subire e sopportare, a partire dal 1929.

 

Il perché, dell’incredibile ampiezza dell’attuale crisi, è presto spiegato.

 

Nel 1929, e fino a tutti gli anni ‘50, la finanza mondiale e la quasi totalità delle strutture industriali e commerciali del nostro Pianeta erano essenzialmente monopolizzate dagli Stati Uniti e dai Paesi dell’Europa occidentale.

 

Tra gli anni ’50 e ’90, la maggior parte delle medesime strutture era sostanzialmente un po’ più diluita e concentrata nelle mani degli Stati Uniti, dell’Europa comunitaria (UE), del Giappone e di alcuni Paesi del Sud-Est asiatico.

 

Da dieci o quindici anni a questa parte, invece, Stati Uniti, Unione Europea, Giappone e Paesi del Sud-Est asiatico, non rappresentano più, complessivamente, nel raffronto internazionale, che un modesto quarto (quinto?) delle effettive potenzialità economiche e finanziarie del resto del mondo. I Paesi del blocco occidentale essendo stati ormai largamente e collettivamente sorpassati da un insieme di altre Nazioni, come la Cina, l’India, la Russia, il Brasile, il Sud-Africa, l’Indonesia ed alcune tra le più ricche Petro-monarchie arabe del Golfo.

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