Blog di POPOLI LIBERI e COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

PASQUA O OSTARA ?

Pubblicato su 6 Aprile 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in IDEE e CONTRIBUTI

di: Alberto B. Mariantoni ©

 La festa di Ostara o Oestara celebra la rigenerazione della natura e la rinascita della vita.

La festa in questione – attestata, nel VIII secolo, perfino dal monaco benedettino Bède il Venerabile, nel Cap. XV (De mensibus Anglorum o i mesi degli Inglesi) del suo “De temporum ratione” – sembra essere di origine specificatamente germanica e prendere direttamente il suo nome, dalla Dea Éostre o Eostar o Eastre: l’allora Patrona della fertilità delle popolazioni anglo-sassoni.

In realtà, con il nome di H2eus(os) o Hausos (Dea dell’Aurora, della preistorica religione Kurgan), la troviamo già – come è confermato da James Patrick. Mallory e Douglas Quentin Adams (Oxford Introduction to Proto-Indo-European and the Proto-Indo-European World. Oxford University Press, London, 2006, pp. 409, 410, 432) – nel passato remoto dell’antica Civiltà indoeuropea o, se si preferisce, delle tradizioni culturali e cultuali dell’insieme dei primordiali locutori di quel particolare gruppo linguistico o proto-linguistico che, oggi, definiamo l’Indoeuropeo.

Ed è da quell’iniziale e specifica Deità (Hausos) che incominceranno successivamente ad apparire e diffondersi, tutta una serie di Divinità dalle medesime o similari peculiarità e prerogative, come: Ushas dell’India vedica; Assu degli Ittiti; Esus dei Gallo-Celti; Êốs (ώς) – figlia dei Titani Hyperíôn (περίων) e Theía (Θεία), nonché sorella di λιος o Hếlios (il Sole) e di Σελήνη o Selếnê (la Luna) – degli antichi Greci; Aurora (spesso parificata con Mater Matuta) dei Romani (Cicerone, De natura Deorum, III, 48; Tito Livio, Ab Urbe condita libri, V, 14; Ovidio, Fasti  I, 461; III, 403; VI, 473; Virgilio, Eneide IV, 7, 585; IX, 459-460; Plutarco, Quaestiones Romanae, 16; Dante Alighieri, Purgatorio, Canto II, 9; Canto IX, 1); Éostre o Eostar o Eastre degli Anglo-Sassoni; Aušra o Auštaras o Auštra o Aušrinė dei Lithuani; Auseklis dei Lettoni; Austija dei Baltici; Ausera, o Ausrina di altre popolazioni nordiche; Astghik degli Armeni; Estan, Istanus, Istara di alcuni dialetti anatolici; forse, perfino Arap Ushas (anche se, in questo caso, è soltanto uno dei nomi della Luna) degli Illirico-Albanesi; e Iaro (il Dio dell’estate) degli Slavi.

 In altre parole, nel corso l'antichità pre-cristiana, il culto ed i festeggiamenti che erano dedicati alla rigenerazione della natura ed alla rinascita della vita, erano largamente praticati e diffusi, non soltanto in tutta l'Europa continentale ma, addirittura, in una larga parte della Penisola indiana.

Con la diffusione del Cristianesimo (dopo il IV secolo), quegli stessi riti ed i diversi e variegati cerimoniali che vi erano associati, vennero artificiosamente e forzatamente assimilati alla commemorazione della Pasqua cristiana, la cui data di celebrazione, sin dall’inizio, venne fatta coincidere, guarda caso, con il primo plenilunio, dopo l'Equinozio di primavera.

Per rendersene conto, è sufficiente sapere che, in alcune lingue europee, la nuova festa cristiana – vista la completa estraneità che quest’ultima aveva con i culti autoctoni del nostro Continente – continuò addirittura a conservare l’originale terminologia dell'antica ricorrenza pagano-germanica.

Ancora oggi, infatti, in inglese, la Pasqua (cristiana) è detta, Easter, ed in tedesco, Ostern.

In tutta l'Europa, infine, le antiche festività indoeuropee riuscirono ugualmente a conservare alcune delle usanze e consuetudini che ad essa erano connesse o correlate. Tra queste: la simbologia allegorica del coniglio (simbolo di fertilità e di prosperità) e quella dell'uovo, metafora o espressione figurata dell'embrione primigenio da cui sarebbe scaturita la vita.

Altro che Pasqua... dunque, della “tradizione” colonizzatrice che ci è stata subdolamente imposta nel corso degli ultimi 17 secoli!

Come sappiamo, infatti, il termine Pasqua – nonostante il diverso significato e senso che la Chiesa, in seguito, ebbe ad attribuirgli – è testualmente ripreso, nella sua traslazione letterale, dal nome ebraico Pesach o Pesah (o Pasqua ebraica). Una festa, cioè, che – oltre a non avere nulla a che fare o che vedere con la presupposta “resurrezione” dello Yeshuà o Yehòshua dei Vangeli[1] – tende a ricordare la cosiddetta “liberazione” dei membri della Setta giudaita (o degli affiliati al Giudaismo) ed il loro congetturato e mai dimostrato “Esodo” dall’Egitto, in direzione della Palestina: due ipotizzati accadimenti che, dal punto di vista della Storia, non sarebbero mai avvenuti! Così, almeno, pretendono gli autori giudaiti-israeliani, Israël Finkelstein e Neil Asher Silberman, nel loro “Le tracce di Mosè”, Edizioni Carocci, Roma, 2002 (titolo originale dell’opera: “The Bible Unearthed, Archaeology’s New Vision of Ancient Israel and the Origins of its Sacred Texts”, Simon & Schuster, New York, 2001).

Pertanto, per non rischiare di dover sbagliare gli Auguri dell’attuale ricorrenza, accontentiamoci di ispirarci alla festa originaria e naturale della nostra più ancestrale e radicata tradizione.

Buona Ostara a tutti! 

abm ©

FotoAlberto

 

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