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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

O CI SI UNISCE O SI SPARISCE

Pubblicato su 17 Febbraio 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in IDEE e CONTRIBUTI

Gli emigrati, les émigrés, furono nel 1792 quei nobili francesi che fuggirono in Inghilterra o in Germania per scansare la ghigliottina; e lì, generalmente, passavano il tempo a litigare fra loro su chi poteva vantare più illustri antenati; chi aveva diritto alla carica di siniscalco o di ciambellano di corte; chi era più parente e più amico del re; e quando il re finì anche lui decapitato, sopra le complicate questioni dell’eredità del trono. Il quale trono e la quale corte non esistevano più, e se vent’anni dopo tornarono alla luce, non fu certo per le aristocratiche chiacchiere degli emigrati. Lo stesso per quella categoria ancor più patetica che furono gli emigrati russi verso il 1930, i quali  facevano i camerieri e tassisti a Parigi e a Roma, però continuavano a chiamarsi granduca o conte, e cercavano fanciulle mezze matte con la faccia di Anastasia. Ecco, un poco o tanto siamo emigrati in patria, noi gruppettari di facebook.

 

È ovvio che tutti questi gruppi, e le loro slegate attività, e i loro sporadici successi e brevi momenti di gloria seguiti da lunghi letarghi, intanto impediscono qualsiasi coordinamento per finalità pratiche; e, quel che è più grave, favoriscono la confusione ideale, anzi l’assenza sempre più marcata di un Progetto capace di opporsi in maniera organica contro questo sistema.

 

Sicché manca un coordinamento  francamente ribelle ed antagonista al sistema che propugni nei modi opportuni analisi e soluzioni di cui (è bene ricordarlo, ogni tanto) sono incapaci e i morti mondi neo-fascista, marxista e il crisaiolo capitalismo.

 

Così, come siamo messi, non contiamo niente, e il mondo si fa un compiaciuto dovere di non nominarci nemmeno. E invece, messi assieme saremmo parecchie migliaia; e di questi, una percentuale altissima di potenziali attivisti, sia pure ciascuno per la sua parte e per quello che può; e con una sorprendente presenza negli ambienti giovanili che i partiti ufficiali non si sognano nemmeno. Sta a vedersi se vogliamo lasciare che questa potenzialità si estingua per vecchiaia, o si può fare qualcosa. Io suppongo, o almeno spero di sì, e su due piani: quello della battaglia culturale, e quello dell’attuazione di un programma comune di lotta.

 

 Il vuoto culturale dell’Occidente è torricelliano. Per mezzo secolo la sua fede ufficiosa è stata di sinistra, in versione marxiana o socialdemocratica, mentre il capitalismo si preoccupava sì di far soldi e potere, ma non di giustificarli con un’idea. Quando ne è stato costretto, ha riesumato in fretta e furia il liberismo del XVIII secolo, per altro in una veste rozza e superficiale. Quel poco che rimane di sinistra si va inventando terze vie che sono la supina accettazione del liberismo corretta con un tantino di assistenzialismo pietistico, parlare del mondo neofascista è una pura perdita di tempo, tanto sono legati partiti e partitini alle cadreghe e non perdono occasione per appoggiare il liberista di turno. Queste analisi sono carenti e vecchie, mentre manca ogni progetto globale di interpretazione e governo della postmodernità e del postindustriale. Ma c’è una sola idea capace di gestire la modernità, ed è quella che deve scaturire dalle Comunità di Popolo; quello che manca è lo strumento politico per affermarla. In concreto, è urgente recuperare tutti les émigrés di tutti i gruppi e gruppetti e quelli senza gruppi, e tentare di unificarli. Un’impresa da niente, vero?

 

 Come? Elaborando un progetto dal basso, che parta dalle Idee popolari, da quelle della massaia, per intenderci (Napoleone disse che la forza di un esercito sono i suoi sottufficiali).

 

 Cominciamo dunque con l’indire una riunione, ma con le seguenti regole: ordine del giorno categorico ed obbligo di restarci; rigorosa puntualità e rispetto dei tempi; digiuno durante i lavori, non si esce finchè non è stato stilato un documento di accordo tra gruppi e singoli.

 

Insomma, una vera riunione, non la solita simpatica serata fra amici con canti più o meno rivoluzionari. Quindi, elaborazione di un documento che impegni sul serio i firmatari e i gruppi rappresentati, e che preveda tappe e scadenze concrete.

 

 Da questo incontro deve nascere un altro partito? Certo che no, perché l’Italia di tutto può avvertire il bisogno, tranne che del sessantesimo partito “nuovo”.

 

Creazione di un movimento politico dove tutti siano rappresentati, mantenendo le proprie specificità.

 

 

Dove può essere trovato il consenso? Nelle torme di disoccupati, tra i giovani laureati senza speranza e tra i loro genitori che si sono affamati per laurearli, tra i disgustati dei saltafossi e voltagabbana, tra gli Italiani onesti, che si spera non si siano ancora del tutto estinti.

 

È una proposta che forse merita una replica; e chi ne ha di migliori, le affacci. Purché non siano di continuare a perdere tempo in piccole inutili liti e far la fine degli emigranti: i quali videro sì tornare sul trono il re, ma era un altro e poteva fare a meno di loro.

 

A cura di Claudio Marconi

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fabrizio 02/17/2012 18:48


sono completamente d'accordo e disponibile a partecipare attivamente ad un progetto che unisca tutti quanti abbiano a cuore concetti come equità , solidarietà, democrazia,concetti da troppo
tempo calpestati da chi ha messo al primo posto l'interesse privato e il denaro.