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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

MONTI VUOL FAR TRIVELLARE L'ITALIA DALLE COMPAGNIE PETROLIFERE

Pubblicato su 24 Gennaio 2012 da frontediliberazionedaibanchieri

Stando ad alcune indiscrezioni, smentite dal Ministero dell’Ambiente ma confermate dal Ministero dello Sviluppo Economico, pare che nella bozza del famigerato decreto per le liberalizzazioni ci siano tre articoli volti a favorire le trivellazioni del nostro territorio per trovare idrocarburi. Tra le varie facilitazioni, ci sarebbe quella di ridurre da 12 a 5 miglia marine le zone di mare protette dalle stazione estrattive, e il notevole snellimento delle procedure burocratiche per ottenere i permessi.

  Una mossa strategica, quella del governo, per ottenere maggiori introiti dai petrolieri, che pagano allo Stato una tassa (le cosiddette royalties) sui loro incassi per compensare i danni ambientali provocati dalle trivellazioni. A beneficiare di questa iniziativa, ovviamente, sono le compagnie petrolifere che operano in Italia, quasi tutte straniere: a parte l’Eni e l’Edison, infatti, ci sono compagnie inglesi, francesi e australiane. E molte altre fanno pressione per ottenere permessi di estrazione nel Bel Paese. A questo punto sorge spontanea una domanda: perché mai queste compagnie sono così interessate al nostro petrolio? Noi, si sa, siamo una nazione di santi, poeti e navigatori. Abbiamo una grande tradizione storica e culturale, siamo la patria della buona cucina e dei monumenti… Ma il petrolio non è mai stato il nostro forte. E allora?

La risposta a questo interrogativo, forse, la si può trovare in un dossier stilato nell’aprile del 2010 dalla Cygam Energy - una società petrolifera canadese - nel quale, sostanzialmente, c’è scritto che non c’è paese al mondo più conveniente dell’Italia per una multinazionale del petrolio. “Per i permessi offshore la royalty statale sulla produzione di petrolio è solo del 4%”, mentre negli altri stati le percentuali sono vertiginosamente più alte. Qualche esempio? In Libia e in Indonesia è l’85%, in Russia e Norvegia l’80%, in Alaska 60% e in Canada 50%.

 Ma non è tutto. Sempre dal rapporto della Cygam si apprende che in Italia “non devono essere pagate royalties sui primi 300 mila barili di petrolio prodotto ogni anno e per ogni giacimento”, il che significa “una produzione di petrolio libera da royalties sui primi 822 barili al giorno, per singolo giacimento”. Per cui se una compagnia ha centrali estrattive in diverse zone, può portarsi a casa anche milioni di barili all’anno senza pagare neppure un centesimo. La stessa Cygam, infatti, che opera in Italia attraverso la Vega Oil Spa, detiene sei permessi di ricerca per idrocarburi: 126 Kmq nell’Adriatico, 337 nel Canale di Sicilia, 615 in Abruzzo, 165 in provincia di Potenza e circa 310 in provincia di Foggia, divisi in due aree equivalenti.

 Il servizio di Byoblu.Com del 2008 sul Centro Oli in Abruzzo, con l'intervista a un contadino, sui danni che può causare il trattamento degli idrocarburi alle economie agricole locali!

  C’è da dire, inoltre, che mentre in Paesi come la Norvegia non si può trivellare entro 50 km dalle coste, in Italia il limite è 4 volte più basso, ed ora lo si vorrebbe – pare – ridurre ancora. Tutto ciò a discapito della nostra salute e del nostro territorio. L’Ola, (Organizzazione Lucana Ambientalista) ha stimato infatti che per ogni litro di greggio estratto in mare, vengono inquinati, e quindi sprecati, circa 8 litri di acqua. Le cifre fanno girare la testa: sarebbero circa 42 miliardi i litri di “oro blu” consumati ogni anno dalla sola regione Basilicata.

 Tutto questo spreco autolesionista per inseguire un modello di sviluppo e di produzione energetica, quello legato al petrolio, destinato al fallimento. Infatti, secondo la teoria del Picco di Hubbert, aggiornata e rivista da vari studiosi, l’oro nero si esaurirà (tranne le riserve ammassate nei vari Stati) entro e non oltre il 2020. Nel frattempo, però, continuiamo a distruggere il Pianeta, aspettando “che anche l’ultimo albero venga abbattuto e l’ultimo fiume avvelenato”. Allora, forse, come recita un famoso detto indiano (*), ci accorgeremo che il denaro non potremo mangiarcelo.

  (*)  Piede di Corvo - Siksika – Piedineri

articolo di Valerio Valentini per Byoblu.com

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Nuova Era 01/24/2012 17:26


Nel 1952 - 54 vivevo nel comune di Cerignola FG, in quell'epoca la nostra zona fu setacciata bucata ogni circa 500 metri, per detto di coloro che trivellavano ci assicurarono che avevamo l'oro
sotto i piedi, per trivellare intendo fori di circa 10 cm, so anche che esiste un forte giacimento di petrlio nella padania, quindi sappiamo che il petrolio sotto i nostri piedi c'è l'abbiamo,
sappiamo anche che a causa della sconfitta della seconda guerra mondiale l'America ha 97 anni di dominio, di cui dovrebbe scadere verso il 2043 sappiamo anche che siamo governati da sionisti e i
giornali sono nelle loro mani, come andra a finire? Penso che sia utile iniziare a dare spazio a questo fenomeno, di modo che i 99% dei dormienti italiani si diano una svegliata. per il Movimento
Nuova Era Gianni Zurlo