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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

MONTI: TE LI SUGGERISCO IO DUE TAGLI !

Pubblicato su 4 Luglio 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in IDEE e CONTRIBUTI

Il Gran Maestro Mario Monti è stato chiaro: “servono 4,2 miliardi di euro per evitare l’aumento dell’Iva dal primo ottobre”. Inevitabili le reazioni esagitate degli interpreti politici e l’ansia degli italiani, spaventati dalla possibilità di ulteriori prelievi dalle loro tasche, vuoi sotto forma di IVA al 23%, vuoi sotto forma di patrimoniale, (come proposto da quella “scienziata” della Camusso, che vorrebbe colpire ancora una volta il ceto medio, vera spina dorsale del sistema economico italiano!).
Ho sentito parlare di tutto e il contrario di tutto: taglio dei microtribunali, sforbiciate alla sanità, riduzione del personale e via discorrendo. Di alcune cose, però, non sento affatto parlare: tagli al superfluo e ai privilegi. Perché il professore non comincia ad alzare un pochino lo sguardo verso l’alto, giusto per distoglierlo un attimo dal popolino? Un primo passo potrebbe essere sicuramente quello di snellire i costi della politica, laddove -si badi bene- per “politica” intendo non solo le due Camere, ma il sistema complessivamente inteso, comprensivo degli organismi di governo locale. A tal proposito, uno studio della Confcommercio del settembre 2011, (disponibile qui), stimava in oltre 9,1 miliardi di euro il costo della rappresentanza politica e ipotizzava quanto segue: “Il costo complessivo vale in termini medi poco più di 59mila euro per ciascun rappresentante eletto su base nazionale e locale (cioè 9.148,6 miliardi di euro diviso per gli oltre 154mila membri di organi collegiali). Stimando una proporzione di riduzione di eletti a qualsiasi livello pari a circa il 36,5%, valore che proviene dalla spesso ipotizzata operazione di passaggio dagli attuali 945 parlamentari a 600 rappresentanti, suddivisi in 400 deputali alla Camera e 200 senatori presso il costituendo senato federale, si otterrebbe a regime un risparmio di oltre 3,3 miliardi di euro all’anno”. Prosegue l’organismo di rappresentanza delle imprese: “Per dare un senso a queste cifre, si può ricordare che quei circa 3,3 miliardi di risparmi consentirebbero una riduzione permanente di circa 7-8 decimi di punto della prima aliquota dell’Irpef (quella al 23%), con un beneficio generalizzato per circa 31 milioni di contribuenti capienti. In alternativa, per esempio, si disporrebbe di risorse pari a oltre 2.900 euro all’anno per ciascuna famiglia che in Italia versa in condizioni di povertà assoluta (un milione e 156mila famiglie nell’anno 2010, secondo l’ultima indagine Istat). Probabilmente la più grande, efficace e trasparente operazione di redistribuzione mirata mai effettuata in Italia. ma quasi certamente priva, ad oggi, di condizioni politiche per essere effettuata”. In pratica, avvicinandoci alle indicazioni fornite dalla Confcommercio, sarebbe possibile ottenere già 3,3 dei 4,5 miliardi rincorsi da Monti, il tutto senza mettere assolutamente le mani dei contribuenti italiani.
Ma c’è di più. Un altro scandalo tutto italiano, infatti, sono i sindacati. Per chi non lo sapesse, i sindacati italiani sono una vera e propria “ casta iperburocratizzata e autoreferenziale, con organici e fatturati enormi, grandi patrimoni immobiliari (esenti da Imu) e bilanci segreti contro ogni logica di trasparenza” (fonte). Come se non bastasse, hanno finanziamenti enormi, sia privati (i cd. “finanziamenti diretti”, acquisiti tramite le ritenute salariali), sia pubblici, (i cd. “finanziamenti indiretti”, tramite l'attività dei c.d. enti parasindacali, quali patronati, CAF ed enti bilaterali). Ad oggi non è dato sapere a quanto ammontino tali somme di capitale. Tuttavia, stando a quanto scrive Stefano Liviadotti, (“L’altra casta. Privilegi. Carriere. Misfatti e fatturati da multinazionale. L’inchiesta sul sindacato”), si può parlare di uno strapotere sindacale che “sacrifica il bene collettivo, mettendosi ostinatamente di traverso a qualunque riforma rischi di intaccarne uno status quo fatto di privilegi, di Caf che assicurano una montagna di soldi esentasse, di patronati diventati vere e proprie riserve di caccia con un giro di affari annuo - ancora una volta esentasse - di diversi milioni di euro”. In un articolo pubblicato su “Il Giornale” (“Sotto le bandiere rosse una valanga di privilegi: la "casta" del sindacato”), si prova a dar conto di queste cifre. Riguardo ai “mitici CAF”, ad esempio, si calcola che per la mole di prestazioni svolte sì dal sindacato, ma pagate dallo Stato, dalle casse pubbliche fuoriescano mediamente ben 300 milioni di euro l'anno. Stesso discorso per i patronati: “Lo Stato assegna ai patronati lo 0,226 dei contributi obbligatori incassati dall’Inps, dall’Inpdap e dall’Inail. Altri 300 e passa milioni che servono per far cassa”. A ciò si aggiunga anche l’immenso patrimonio immobiliare che i sindacati vantano: la Cisl ha 5.000 sedi, la CIGL 3.000, mentre la UIL ha un capitale reale per un ammontare complessivo di 35 milioni di euro. Su tutto questo ben di Dio, i “tre dell’Ave Maria” non versano nemmeno un centesimo di tasse in quanto, grazie ad una scelta legislativa del tutto arbitraria, (vedasi la L. 504/1992), sono di fatto equiparati a delle ONLUS. Insomma, a corti discorsi, sarebbe lecito aspettarsi di ricavare almeno un miliardo di euro da una regolare tassazione e da una revisione del funzionamento dei sindacati, anche qui senza alcuna conseguenza per gli italiani.
Restano almeno altri due argomenti da trattare, (e non sono certo una novità!), vale a dire: i finanziamenti pubblici ai partiti e ai giornali.
Riguardo ai finanziamenti pubblici ai partiti ci sarebbe tanto da dire. Introdotti dalla legge Piccoli, modificati negli anni ’80 e poi ancora nel 1993, nel 1997, nel 2002 e nel 2006, siamo arrivati al punto che ogni singolo partito che ottenga l’1% del quorum ha il diritto di ottenere il rimborso per tutti e cinque gli anni di legislatura, indipendentemente dalla sua durata effettiva. Il vero scandalo è che, allo stato attuale, grazie alla caduta del governo Berlusconi, i partiti incassano i rimborsi sia per la fine della XV legislatura, (targata appunto Berlusconi), che per l’inizio della XVI, (a firma Mario Monti), per giunta in tempi di profonda crisi economica. I dati disponibili e relativi all’ultima tornata elettorale, quella del 2008, dicono che verranno versati ai partiti, nel corso dei 5 anni di legislatura, ben 501.618.770 euro (fonte). Ben mezzo miliardo di euro di soldi pubblici, che finiranno nelle casse di contenitori politici svuotati di qualsiasi significato, lontani anni luce dalle istanze popolari e buoni solo per prendere ordini dalla Merkel e dai suoi compagni di merende.
Infine, veniamo ai finanziamenti pubblici ai giornali. Le stime parlano di ben 850 milioni di euro (fonte) che ogni anno finiscono nelle casse della carta stampata, (e spesso alle testate più impensate ed impensabili, guardate qui!). Un’anomalia sicuramente tutta italiana, (dato che all’estero non mi risulta siano ipotizzabili finanziamenti pubblici per l’editoria privata), che ho sempre ritenuto un'assurdità, dato che, fino a prova contraria, si è “scelto” di far parte di un mercato di libera concorrenza. Da questa semplice considerazione scaturisce la mia ferma convinzione che ogni testata debba reggersi da sola sul mercato stesso, ingegnandosi nell’aumentare le vendite, nel trovare finanziatori, nell’ospitare pubblicità, annunci e quant’altro. Una sorta di bagno di umiltà per gli scribani di casa nostra, che porterebbe anche ad un prevedibile miglioramento del servizio d’informazione, nonché la riduzione degli stipendi di autentici tromboni e sputasentenze che avvelenano letteralmente il clima politico del Paese.
Insomma, tirando le conclusioni a queste righe e a queste cifre, un governo degno di tal nome e dotato di un minimo di forza politica potrebbe, se solo volesse, trovare ben oltre i 4,5 miliardi di euro senza chiedere un centesimo agli italiani, semplicemente applicando queste semplici misure. Il problema, tuttavia, è proprio quello: parliamo di un governo tecnico, non politico, e come tale destinato a servire interessi che, per definizione, non sono popolari. Basti pensare semplicemente a come si è insidiato questo governo, ossia grazie a quella creatura misteriosa che risponde al nome di "spread".
Occorre quindi ricominciare a pensare la politica, sin dal principio. Basta partiti, basta fazioni, basta segreterie, basta ordini di scuderia.Si torni ad essere protagonisti in politica, nell'economia, nel sociale, in tutto, per essere -parafrasando l'Alfieri- "schiavi sì; ma schiavi almen frementi".
Fonte: ritornoallatradizione - Scritto da: Roberto Marzola.  image
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