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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

MEGLIO UNO SHOCK ORA CHE UN'INFINITA AGONIA

Pubblicato su 18 Agosto 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Nei ministeri di mezza Europa e nei consigli direttivi di quasi tutte le più importanti banche mondiali sono stati già elaborati da almeno un anno documenti e relazioni molto ben dettagliate che analizzano tutti gli scenari possibili di uscita dall'euro di alcuni o di tutti i paesi membri e fanno accuratissimi bilanci costi-benefici per valutare gli effetti di ognuna di queste alternative.


La prima nazione in ordine di tempo a creare delle commissioni di studio dedicate ad approfondire tutti gli aspetti di un’eventuale uscita dall'euro e ritorno al marco è stata la Germania.

“Per un paese forte come la Germania - scrive UBS, una delle principali banche svizzere - con l’uscita dalla moneta unica si verificherebbe un apprezzamento del neo-marco del 40%. Le aziende tedesche che commerciano con il resto dell'eurozona e che fossero indebitate con le banche tedesche, rischierebbero fallimenti a catena; gli stessi istituti di credito subirebbero perdite gigantesche. Tutti gli assets ancora in euro si svaluterebbero, costringendole a ricapitalizzare, probabilmente anche a carico dello Stato. E la forza del neo-marco farebbe crollare l’export del 20% (quasi il 40% delle esportazioni tedesche sono verso il resto dell’eurozona). Provocando anche reazioni scontate come dazi alla frontiera e protezionismi, negli altri paesi."
I calcoli più probabili dei “secessionisti” tedeschi sono altri, probabilmente. Meglio uno shock ora che l’infinita agonia dei salvataggi europei. E l’economista Charles Wyplosz ci ha ricordato di recente che gli eventuali aiuti a Spagna e a Italia potrebbero richiedere uno sforzo da 1.300 miliardi. Che si sommano a quelli già sottoscritti a Irlanda, Grecia e Portogallo. Ma la rottura incontrollata dell’euro farebbe tremare la Germania anche per altri motivi. La sua esposizione verso i 16 partner europei è di 3.330 miliardi di euro - il Pil tedesco ammonta a 2.400 miliardi circa, e ben 1.500 di questi crediti sono detenuti da imprese e famiglie - che evaporerebbero, nel caso di fine dell’euro e con essi, l’economia tedesca con il suo super-neo-marco.
Non ci sarebbe più nulla da aggiungere. Che i banchieri abbiano paura si capisce anche dai toni allarmistici e terroristici con cui cercano di spaventare la gente. E’ chiaro che la Germania, ovvero le sue aziende, le banche e i cittadini tedeschi perderebbero molto in termini commerciali e finanziari con l’uscita dall'euro, ma non viene mai menzionato il vantaggio che avrebbe lo stato tedesco con il ritorno ad una piena sovranità monetaria, che è lo strumento capace da solo di coprire qualsiasi debito, sia pubblico che privato.

Sebbene con molta riluttanza, anche in Italia qualcuno (sicuramente dalle parti di Palazzo Koch, sede della Banca d’Italia) ha iniziato a buttare giù il primo abbozzo del famigerato piano B, per un’uscita anticipata o forzata dell’Italia dall'euro. Nessuno ha riflettuto bene, sulle parole dette dal Segretario del PD, dopo uno degli ultimi faccia a faccia con il premier, ma tra le pieghe di quelle parole, era già detto e confermato tutto. Ha detto Bersani: “Abbiamo riflettuto assieme su una situazione generale molto molto preoccupante. C’è l’esigenza di dare seguito alle decisioni del vertice europeo e la necessità di uno stato di allerta da parte di tutte le istituzioni”. Tradotto significa: “Se la Germania non consentirà alla BCE di ammorbidire un po’ le condizioni soffocanti in cui l’Italia si trova costretta a rifinanziare sui mercati il suo enorme debito pubblico, tutte le istituzioni, in particolare Banca d’Italia, sono autorizzate a studiare programmi di uscita controllata o caotica dall'euro”.
Fonte: falkorossodapulia.com
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