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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

MA CHI E' STATO COMPLICE DEL DISASTRO POTRA' MAI ESSERE CHI LO RIPARA ?

Pubblicato su 12 Dicembre 2011 da frontediliberazionedaibanchieri

Berlusconi e la sua cricca se ne sono andati, nel condivisibile tripudio generale degli italiani che, però, rischiano di pagare salata questa piccola soddisfazione. All’inizio l’idea di un governo a guida Mario Monti era, tutto sommato, vissuta generalmente se non con simpatia, quanto meno con un sentimento del tipo “chiunque verrà, non potrà essere peggio di lui”; man mano che il programma del nuovo governo si delinea nel concreto, però, si sta facendo sempre più strada il vecchio adagio popolare per cui al peggio non c’è mai fine – soprattutto in tema di governi…
L’equivoco iniziale era prevedibile: per la maggior parte degli italiani, Mario Monti era un nome semisconosciuto, casomai sentito citare talvolta come un “tecnico” di fama e ruolo internazionale, “al di sopra delle parti”, “rispettato all’estero”, ecc. Sostanzialmente, solo nel circuito militante se ne conosceva nei dettagli la storia e le posizioni e, soprattutto, il suo ruolo proprio in merito a quella crisi che, ci dicono, dovrebbe andare a risolvere…
Il novello “Salvatore della Patria”, infatti, è stato nel 1981 relatore della commissione sulla difesa del risparmio finanziario dall’inflazione, tra il 1981 ed il 1982 presidente della commissione sul sistema creditizio e finanziario e via di questo passo per giungere infine, nel 1995, alla nomina a membro della Commissione Europea di Santer, con l’incarico di responsabile per il mercato interno, servizi finanziari e integrazione finanziaria, dogane e questioni fiscali. Nel 2005, ciliegina sulla torta, lo troviamo International Advisor di Goldman Sachs, la banca che di lì a poco diverrà tristemente nota per il suolo svolto nella speculazione sui mutui “subprime” e la caduta di Lehmann Brothers e, in tempi più recenti, nell’essere stata alle spalle della “finanza creativa” dei governi greci e tra le principali fonti di speculazione sull’attuale crisi greca.

Insomma, se proprio si volesse dare un nome ed un volto ai responsabili materiali della crisi, Mario Monti sarebbe un candidato perfetto: come abbiamo appena visto, è stato ai vertici sia della ridefinizione in senso ultra liberistico delle regole del sistema finanziario che hanno portato al disastro, sia delle istituzioni che materialmente l’hanno attuato. Se Mario Monti è diventato Presidente del Consiglio in funzione “anticrisi”, in questa stessa logica dobbiamo aspettarci che alla prossima emergenza mafiosa metteranno Toto Riina al Ministero della Giustizia…
La situazione non cambia certo se guardiamo alla sua squadra di governo: un governo di “tecnici”, provenienti dall’interno delle istituzioni economiche, sociali e finanziarie pubbliche e private e non dal mondo della politica, che hanno maturato una notevole esperienza nel loro campo. Nulla da obiettare, se non che il problema è proprio questo: se in questi anni hanno fatto carriera, è proprio perché sono stati fedeli esecutori delle politiche economiche e sociali liberistiche che ci hanno condotti al disastro attuale. Esperti, dunque, lo sono sicuramente tutti, e di alto livello, ma esperti nel creare ed approfondire le condizioni della crisi attuale.
Se davvero si fosse voluto combattere la crisi, pur restando all’interno del regime capitalistico attuale, sarebbe stato meglio un governo di dilettanti allo sbaraglio: questi magari avrebbero potuto fare, per puro caso, qualche mossa giusta – gli esperti, invece, non rischieranno di fare questi “errori”.
La crisi, infatti, è tale solo per noi del cosiddetto “99%”: per i potenti della terra è una meravigliosa occasione di profitto e di disciplinamento del corpo sociale che hanno costruito in tutti questi anni con cura – la carriera di Mario Monti appena descritta ne è un esempio paradigmatico – e che non abbandoneranno così facilmente.
Il capitalismo non è arrivato alla sua crisi finale: se volesse, potrebbe tranquillamente riprendere le politiche anticrisi di stampo keynesiano che hanno perfettamente funzionato negli anni passati – politiche che personaggi come Mario Monti conoscono benissimo, data la loro formazione di economisti. Ma se le tengono, come già nel secondo dopoguerra, come ultima risorsa per quando le rivolte popolari contro il loro odio di classe diverranno incontenibili. Per il momento, si divertono a vedere gli sfruttati credere alle loro balle ed a considerare la macelleria sociale come una dura “necessità” a favore del “bene comune” – che, guarda un po’, alla fine coincide con quello delle classi dominanti. La crisi, se non esistesse, se la dovrebbero inventare… ma forse l’hanno già fatto.

Shevek dell’OACN-FAI

Fonte: Umnanità Nuova

http://www.umanitanova.org/n-34-anno-91/tecnici-del-disastro

 

 Monti Massoneria

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