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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

LIBIA: ATTENTATO O COMPLOTTO ?

Pubblicato su 13 Settembre 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Perchè molte persone, tra cui blogger intelligenti e apparentemente dotati di buon senso, si rifiutano di prendere in considerazione le teorie complottistiche? Perchè, anche di fronte all’ evidenza di determinati fatti, continuiamo a pensare:”non è possibile”?

O l’ anima del mondo si è incattivita, e di conseguenza qualsiasi motivo è ritenuto valido per fare la guerra, o esiste un piano per mettere in ginocchio l’ economia globale e dominare.

Fonti dell’ intelligence, rendono noto che, il consolato americano attaccato in Libia , non fosse protetto dai marines (che solitamente proteggono le ambasciate), ma dal Dipartimento di Sicurezza e forze libiche e non aveva predisposto un adeguato livello di sicurezza, come quello che vige nelle ambasciate. Il presidente Barack Obama (avvolto nel profumo elettorale) in un’intervista alla Cbs dichiara: “AVANTI CON LA GUERRA AD AL QAEDA - Gli Stati Uniti ‘’restano vigili’’:dobbiamo assicurarci di continuare a esercitare pressione su al Qaeda e gli affiliati in altre parti del mondo, come il Nord Africa e il Medio Oriente. Questa è una cosa che sono determinato a fare..” Romney dal canto suo ha commentato:”Prima spara e poi mira” riferendosi ad una nota diffusa dall` ambasciata americana in Egitto, che condannava il film anti-islamico all`origine delle proteste al Cairo, poi scoppiate anche a Bengasi. In questo modo si chiarisce che l’obbiettivo degli yankee è prevenire le violenze, non di giustificarle, specificando anche che, il governo egiziano, non è né alleato né amico degli Stati Uniti mettendo in guardia circa un “vero grande problema” nel caso in cui il Cairo non sarà in grado di proteggere l’ambasciata americana nella capitale egiziana. Questa mattina alcune centinaia di persone si sono riunite infatti davanti all’ambasciata statunitense al Cairo, con alcuni momenti di alta tensione. Sul posto sono giunti alcuni blindati dell’esercito egiziano. I Fratelli Musulmani, gruppo del presidente Mohamed Morsi, ha chiesto ieri l’organizzazione di grandi manifestazioni di protesta in tutto il paese per la giornata di domani, contro il film “Innocence of Muslim” (L’innocenza dei musulmani), ritenuto oltraggioso dell’Islam. I rapporti internazionali sono veramente cosa difficile e complicata da comprendere e da comune mortale mi chiedo, ma sarà domanda comune credo, se tutto questa azione sia per giustificare o prevenire.Il focolaio rischia di diventare fuoco, sarà per questo che il presidente Obama ed il suo omologo afgano Hamid Karzai hanno concordato sulla necessità di evitare in Afghanistan violente manifestazioni di protesta contro obiettivi americani, come quelli avvenuti in Egitto e in Libia. Durante una conversazione telefonica avvenuta ieri, i due leader hanno “discusso dell’importanza di agire di concerto per fare in modo che le circostanze che hanno provocato le violenze in Libia e in Egitto non rappresentino una minaccia per le forze americane o afgane” nel paese asiatico, si legge in un comunicato Usa:

 WASHINGTON INDAGA: FIRMA DI AL QAEDA - Ci sarebbe la firma di al Qaeda sull’attacco al consolato americano a Bengasi, in cui hanno perso la vita quattro americani tra cui l’ambasciatore in Libia, Chris Stevens. Secondo un testimone citato dal Washington Post, l’assalto alla sede diplomatica avrebbe avuto luogo dopo che un gruppo di militanti si sarebbe unito ai manifestanti che protestavano contro un film ritenuto oltraggioso dell’Islam. Le autorità di Washington hanno parlato di “un’operazione pianificata” ed hanno aperto un’inchiesta per fare luce sugli incidenti. Almeno un’ora prima dell’assalto al consolato, una colonna di auto è stata vista avvicinarsi alla sede diplomatica Usa. A bordo, secondo un testimone citato dal Washington Post, ci sarebbero stati almeno 50 militanti pesantemente armati. “Siamo musulmani e difendiamo il profeta. Difendiamo l’Islam”, avrebbero detto nel momento in cui si sono uniti ai manifestanti. Al momento, comunque, nessuna ipotesi viene scartata. Cia ed Fbi stanno indagando sulle circostanze dell’attacco: le proteste contro il film “Innocence of Muslim” (L’innocenza dei musulmani) potrebbero essere state strumentalizzate per portare a compimento un’operazione pianificata da tempo. Alcuni responsabili americani hanno parlato di “un attacco complesso”, senza indicarne i responsabili. Altri hanno intravisto il segno di al Qaeda o di sostenitori e nostalgici dell’ex regime di Muammar Gheddafi.Sotto osservazione sarebbero le recenti attività di al Qaeda nel Maghreb islamico. L’assalto, ma al momento è solo un’ipotesi, sarebbe stato deciso per vendicare l’uccisione del libico Abu Abu Yahya al Libi, numero due della rete terroristica.

 Mentre gli Stati Uniti stanno cercando di capire chi abbia organizzato l’attacco al consolato di Bengasi, restano ancora molte cose da verificare sul film “the Innocence of Muslism” che ha scatenato le proteste. In particolare, su chi sia il vero autore della pellicola e chi abbia deciso di ‘postare’ su internet alla viglia dell’11 settembre un trailer del film tradotto in arabo. Il film, in sè era su internet da luglio, ma non aveva suscitato particolare interesse o scalpore e a fare la differenza è stata proprio la versione ridotta in arabo.Misteriosa è comunque la figura di Sam Bacile, l’ americano con cittadinanza israeliana che rivendica di essere il regista della pellicola. Ieri Bacile parlando al telefono col Wall Street Journal ha ribadito di considerare l’islam “un cancro”, ma resta il fondato sospetto che il suo non sia altro che uno pseudonimo.Le ricerche effettuate ieri non hanno portato ad alcun risultato. Negli Usa non risulta nessuna persona che abbia il nome di Sam Bacile, anche se il numero di telefono apparterrebbe comunque ad un utente in California

 Smetto di tediarvi, ma vi riporto un estratto di un articolo relativo alla creazione di una false flag: "La fase uno prevede la creazione di un problema. Potrebbe trattarsi di un paese che ne attacca un altro, di una crisi di governo, di una crisi economica o di un "attacco terroristico". Va bene qualsiasi cosa che agli occhi dell'opinione pubblica richieda una "soluzione". Nella fase due, portate a conoscenza dell'opinione pubblica quei "problemi" che avete creato in maniera occulta presentando glieli nel modo che volete. È essenziale per voi trovare qualcuno che possa essere ritenuto responsabile di quel problema, un "capro espiatorio" come Lee Harvey Oswald, accusato dell'assassinio del presidente Kennedy, o Osama bin Laden. Poi bisogna montare i retroscena adatti a quegli avvenimenti in modo tale che la gente esiga che "si faccia qualcosa". Queste parole sono come musica per le vostre orecchie, perché vi consentono di passare alla fase tre, l'attacco. A questo punto proponete apertamente le soluzioni ai problemi che voi stessi avete creato. Tra queste soluzioni, ovviamente, figurano la centralizzazione del potere, il licenziamento dei funzionari o dei politici che vi mettono i bastoni tra le ruote, e l'abolizione delle libertà fondamentali; in questo modo la vostra meta finale, ossia la realizzazione dello stato globale, sarà sempre più vicina."… Ipotesi di complotto o casualità di eventi quella che ci coinvolge adesso?

Rosa Zingaro  untitled-copia-1.png

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Mara" notizie in vetrina" 09/13/2012 20:27


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