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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Le grandi banche preparano la fuga dal default dell'euro

Pubblicato su 28 Novembre 2011 da frontediliberazionedaibanchieri

Il New York Times rivela che banche come Merrill Lynch, Barclays Capital e Nomura, hanno già diffuso rapporti per valutare la possibilità del crollo della moneta unica

Fonte: Il Giornale - di Andrea Indini

Adesso l'euro fa paura. Visto da oltre Oceano il Vecchio Continente è una vera e propria polveriera, pronta a esplodere. Un boato che arriverebbe a sentirsi anche negli Stati Uniti e in Giappone. Con una colonna di fumo che salirebbe verso il cielo facendo svolazzare titoli di Stato bruciacchiati.

Davanti a questo scenario apocalittico c'è già chi si dà da fare, chi valuta l'ipotesi di un piano B, chi è dell'idea di scricare la moneta unica e i paesi dell'Eurozona. "Le banche preparano un piano di emergenza per il crollo dell’euro", ha spiegato oggi il New York Times (leggi l'editoriale) tastando gli umori dei principali istituti di credito mondiali, invischiati coi titoli di Stato dei Paesi del Vecchio Continente. Banche come Citigroup, Nomura e Royal Bank of Scotland starebbero già pensando seriamente di scaricare quel che resta dell'Europa.

Gli euroscettici, forse, lo avevano già preventivato da tempo. Massimo d'Azeglio amava dire: "Fatta l'Italia, bisogna fare gli italiani". In centocinquant'anni, però, il Belpaese a fatica riesce a dirsi unito e omogeneo, sicuramente però si sente nazione. Tutt'altro discorso andrebbe fatto per la giovane Europa che, formata per interessi prettamente economici, non ha mai decollata. Lo dimostra l'incapacità a far fronte a una crisi economica che, ormai da tre anni, minaccia la tenuta della moneta unica e rischia di far saltare - gambe all'aria - diversi Stati membri. Il default della Grecia è il segno più chiaro di questa incapacità a gestire l'emergenza. Il coro di chi teme che il crollo dell’Eurozona sia a portata di mano è in continua crescita. Insomma, c'è chi inizia a scommettere contro. Eppure la cancelliera tedesca Angela Merkel continua a ripetere che si tratta di uno scenario che non potrà mai verificarsi.

Ma, a detta del New York Times, sempre più banche non ne sono più così sicure.

"La crisi del debito sovrano ha minacciato di investire la stessa Germania questa settimana - fa notare il Nyt - quando gli investitori hanno iniziato a mettere in dubbio il rango di principale pilastro della stabilità europea del Paese". Ieri, Standard & Poor’s ha ridimensionato il rating del Belgio. Anche la Francia potrebbe perdere la sua tripla A. E ancora: giovedì scorso erano inoltre stati abbassati i rating di Portogallo e Ungheria, accostati a spazzatura. "Mentre i leader europei sostengono che non ci sia ancora bisogno di approntare un piano B - rivela il New York Times - alcune delle principali banche mondiali, ed i loro supervisori, stanno predisponendo proprio questo". "Non possiamo essere, e non lo siamo, compiacenti su questo fronte - ha affermato Andrew Bailey, funzionario dell’Autorità dei Servizi Finanziari della Gran Bretagna - non dobbiamo ignorare la prospettiva di un allontanamento disordinato di alcuni Paesi dall’Eurozona".

Secondo il quotidiano statunitense, banche come Merrill Lynch, Barclays Capital e Nomura avrebbero già diffuso una cascata di rapporti per valutare la possibilità di un crollo dell’Eurogruppo. "La crisi finanziaria dell’Eurozona è entrata in una fase ben più pericolosa - avrebbero scritto ieri gli analisti della Nomura - a meno che la Banca Centrale Europea intervenga per aiutare dove i politici hanno fallito, un collasso dell’euro al momento sembra più probabile che possibile". Gli stessi timori sono stati rivelati anche dai principali istituti finanziari britannici. La Royal Bank of Scotland, per esempio, avrebbe già predisposto piani di emergenza. "Le authority degli Stati Uniti - continua l’editoriale del New York Times - stanno incalzando le banche americane come Citigroup ed altri istituti, a ridurre l’esposizione verso l’eurozona. In Asia, le autorità di Hong Kong hanno intensificato il monitoraggio dell’esposizione delle banche straniere e nazionali alla luce della crisi europea".

Sembrano dormire sonni più tranquilli le dirette interessate. Dalla Francia all'Italia, infatti, non si starebbero vagliando piani di backup. I banchieri sarebbero convinti che è impossibile che l’euro possa crollare anche se istituti come Bnp Paribas, Sociètè Gènèrale e UniCredit hanno scaricato decine di miliardi di euro di debito sovrano europeo. "Mentre negli Stati Uniti vi è chiaramente una visione che l’Europa può naufragare, qui, crediamo che l’Europa deve rimanere così com’è", ha spiegato un banchiere francese al New York Times.

Anche Intesa Sanpaolo, nel valutare il piano strategico del 2011-13, ha mai messo in cantiere la possibilità che crollasse l’euro. Possibilità rigettata anche in questi giorni da Andrea Beltratti, presidente del consiglio di amministrazione della banca. All'estero, però, c'è la netta sensazione che il governo italiano sia impantanato. Secondo il Financial Times, per esempio, la manovra economica del neo premier Mario Monti è "avvolta nella nebbia". Secondo il quotidiano inglese, "mentre tutti aspettano di sapere dove cadrà la scure di bilancio", Monti non ha ancora fatto "chiarezza sulle misure di emergenza pianificate", ma "ha fatto poco per aumentare la fiducia". In realtà, i timori che arrivano dagli Stati Uniti e dal Giappone potrebbero diventare la spallata finale che farà cadere il Vecchio Continente.

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