Overblog
Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog
Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

LA VERITA' E' CHE IL DENARO NON VALE NIENTE

Pubblicato su 23 Ottobre 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in IDEE e CONTRIBUTI

Come hanno reagito le leadership occidentali alla crisi iniziata col tracollo dei ‘subprime’ americani del 2008, poi estesasi rapidamente in mezzo mondo e che peraltro bolliva rumorosamente in pentola da molto tempo (collasso del Messico, 1996, delle ‘piccole tigri’, 1997, default dell’Argentina, 1999)? Immettendo nel sistema altro denaro attraverso una serie di triangolazioni fra Fed, Fmi, banche, Bot, che altro non sono che una partita di giro.

Tradizionalmente le funzioni del denaro sono quattro:

1) Misura del valore;
2) Intermediario nello scambio;
3) Mezzo di pagamento;
4) Deposito di ricchezza.

Niente da dire sulle prime tre. Ma togliamoci dalla testa che il denaro sia ricchezza o che la rappresenti. Da questo punto di vista il denaro non è nulla, un puro nulla.

Se ne accorsero gli spagnoli agli albori del XVII secolo quando, dopo aver rapinato agli indios d’America tutto quanto potevano d’oro e d’argento (la moneta dei tempi in Europa), si trovarono più poveri di prima. Nel suo Memorial del 1600 Gonzales de Collerigo scrive con icastica lucidità:

“Se la Spagna è povera è perché è ricca”. E Pedro de Valencia nel 1608 “Il male è venuto dall’abbondanza di oro, argento e moneta, che è stato sempre il veleno distruttore delle città e delle repubbliche. Si pensa che il denaro è quello che assicura la sussistenza e non è così. Le terre lavorate di generazione in generazione, le greggi, la pesca, ecco quel che garantisce la sussistenza. Ciascuno dovrebbe coltivare la sua porzione di terra e quelli che vivono oggi della rendita e del denaro sono gente inutile e oziosa che mangia quello che gli altri seminano”.

Si dirà che sono balbettii di economisti alle prime armi, ancora culturalmente ed emotivamente legati al mondo medioevale in cui il denaro, oltre ad avere scarsa circolazione, fu sempre tenuto in gran sospetto. Ma Sismondi, che è attivo due secoli dopo, quando l’economia classica, con Smith, con Ricardo, con Malthus, con Say, ha già fatto irruzione nella Storia e si è imposta come scienza, scrive:

“Aumentando il numerario di un paese senza aumentarne il capitale, senza aumentarne il reddito, senza aumentarne il consumo, non lo si arricchisce, non se ne stimola il lavoro”. E per capitale Sismondi intende terra, bestiame, strumenti, lavoro, abitazioni, cioè beni materiali.

Nel 1929 gli americani che avevano investito nella Borsa di New York si credevano ricchissimi ma bastò che qualcuno non credesse più nel valore di quelle azioni (che, in quanto credito, sono denaro a tutti gli effetti), trascinando a valanga gli altri, perché quella ricchezza si rivelasse per ciò che era: carta straccia. Il valore di una mucca invece, per quanto possa variare, non può essere ridotto a zero, ci ricaverò sempre del latte o, alla mala parata, ne farò bistecche.

Dell’inconsistenza del denaro si era già reso conto Aristotele che nella Politica scrive:

“La moneta… è una semplice convenzione legale senza alcun fondamento in natura, perché cambiato l’accordo fra quelli che se ne servono, non ha più valore alcuno e non è più utile per nessuna delle necessità della vita e un uomo ricco di denaro può mancare del cibo necessario. Strana davvero sarebbe una ricchezza che pur se posseduta in abbondanza lascia morire di fame, come il mito tramanda di quel famoso Mida”.


di Massimo Fini - Tratto da: freeonda
Commenta il post

mara 10/23/2012 19:27


di sicuro vale sempre meno