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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

LA RIVOLUZIONARIA TEORIA MONETARIA DI MISES

Pubblicato su 18 Giugno 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in IDEE e CONTRIBUTI

La prima evoluzione della teoria monetaria di MisesB121

La pubblicazione di Theorie des Geldes und der Umlaufsmittelnel 1912, ad opera di Ludwig von Mises, segna un punto di svolta nella storia dell’economia e della Scuola Austriaca in particolare. Egli integrò la teoria della moneta nell’ambito della teoria del valore soggettivo introdotta da Carl Menger. Poggiando su queste fondamenta, rivisitò tutti i grandi dibattiti monetari del suo tempo e del secolo precedente, offrendo una propria personale opinione condensata da originali e penetranti argomentazioni, ognuna delle quali articolata meticolosamente allo scopo di porle all’interno della struttura di un trattato monetario onnicomprensivo.

Ludwig von Mises produsse, altresì, un numero sorprendente di altri contributi importanti, e nei più diversi settori.         In particolare, sviluppò la teoria generale del valore soggettivo, sottolineando come il valore fosse radicato nella scelta. Concepì una tipologia di moneta soggettivista, giungendo ad elaborare una teoria sistematica delle cause e delle conseguenze dei prezzi. Applicò siffatta ideazione alle relazioni internazionali, diventando un pioniere dell’economia monetaria internazionale; analizzò, inoltre, il processo di formazione dei prezzi nei mercati non organizzati. Sviluppò argomentazioni approfondite volte a confutare la teoria quantitativa della moneta, la teoria degli aggiustamenti automatici dei prezzi, il metodo dei numeri indice, la teoria della Currency School, e quella della Banking School. Ultimo ma non meno importante, ideò una teoria delle crisi economiche, ponendo l’accento sull’espansione monetaria quale fattore di rischio per squilibri inter-temporali nella struttura produttiva. Accanto a questi importanti contributi, Mises  approfondì svariati temi degni di nota. Per esempio, mise in evidenza alcune particolari caratteristiche dell’economia rispetto a discipline intimamente connesse, quali il diritto o la storia, fornendo diverse importanti osservazioni circa la teoria del monopolio, sul calcolo economico, e sulle conseguenze e i limiti dell’interventismo dei governi.

Il pensiero di Mises in ambito monetario sarebbe diventato la spina dorsale di tutta la sua teoria economica, dispiegandosi all’interno del più ampio contesto di una teoria generale dell’azione umana, benché le principali tesi permanessero, peraltro, inalterate. [1] La prima pubblicazione del suo trattato, nel 1912, si rivelò essere molto più di una teoria completa dei mezzi monetari, delineando tutti i sentieri principali in cui si sarebbero instradati i suoi lavori seguenti, ad eccezione dell’epistemologia. [2] Quantunque Mises possa aver mutato opinione su alcune questioni (v. Gertchev, 2004), la sua teoria della moneta presenta una continuità notevole in tutti i quattro decenni, dalla prima all’ultima edizione del trattato in esame. [3] Questo saggio si propone di evidenziare la sua struttura logica e i suoi principali contributi, nonché le modifiche più importanti apportate alla seconda edizione tedesca del 1924 e  quella  inglese del 1934. [4]

La struttura logica del trattato

In Theorie des Geldes und der Umlaufsmittel, Mises sviluppò ed estese l’approccio generale di Carl Menger (1871, 1892) all’analisi economica e, in particolare, alla teoria della moneta. Menger aveva mostrato che i prezzi di mercato dei beni economici sono causati dal valore marginale soggettivo imputato a tali beni. Tuttavia, egli aveva trascurato il caso particolare dei prezzi monetari, e noti critici come Carl Helfferich e Knut Wicksell avevano sostenuto, infatti, come non fosse possibile applicare la nuova teoria soggettiva del valore all’economia monetaria. Mises intervenne allo scopo di colmare questa lacuna con la pubblicazione della sua tesi di abilitazione.

Seguendo le orme di Menger, si prefisse di spiegare le cause e le conseguenze dei prezzi monetari, seppur non limitandosi, semplicemente, ad applicare i concetti mengeriani ad un caso particolare che fino ad allora era stato trascurato: nella prima parte del libro rivisitò interamente la struttura stessa di Menger, gettando le fondamenta per una nuova teoria della moneta. In special modo, Mises rielaborò la teoria generale del valore soggettivo, sviluppando una nuova tipologia di mezzi monetari, in linea con l’approccio soggettivista. Egli non manco di sottolineare l’importanza metodologica di questo approccio: tutti i fenomeni economici dovevano essere ricondotti al singolo processo decisionale, nel timore che l’analisi potesse essere viziata e sfociare in conclusioni sbagliate. Cerchiamo di studiare questi contributi in modo più dettagliato.

Nuove basi per la teoria della Moneta e del Credito

Mises tenne ad evidenziare come una corretta analisi causale dei prezzi di mercato richiedesse di rinvenirne le motivazioni nel comportamento umano individuale. Vieppiù, nei passaggi cruciali della sua tesi, rilevò la fallacia  di  considerare variabili aggregate e come queste conducano in errore; un valida verifica causale del processo di determinazione dei prezzi deve partire dalle scelte individuali. Ad esempio, dibattendo in una delle dispute con Helfferich, Mises dichiarò:

L’errore in questa argomentazione va ricercato nell’utilità della moneta dal punto di vista della comunità, piuttosto che da quello dell’individuo… Tutte le considerazioni sul valore della moneta devono ovviamente presupporre una società in cui lo scambio avviene, e deve prendere come punto di partenza gli individui che operano in qualità di agenti economici indipendenti all’interno di una siffatta società; vale a dire, persone impegnate nel valorizzare le cose. [5]“

Mises non si limitò ad applicare la teoria del valore soggettivo, ereditata da Menger e Böhm-Bawerk, bensì la epurò di tutti gli elementi di valore cardinale – ossia l’utilità cardinale – evidenziando la natura ordinale del valore soggettivo scaturente dalle scelte umane. [6]

Inoltre, fin dalla prima edizione del suo libro, Mises enfatizza ripetutamente come l’azione umana si svolga in un contesto di incertezza (si veda, ad esempio, A6, A117, A162, A182) e ricorda che l’esistenza stessa del denaro si fonda su questo fatto. Del resto, la gente vuole “tenere una somma di denaro a scopo di riserva contro le spese impreviste e incerte.” (A349, C338). Soprattutto, rispetto alla scelta umana, afferma il valore soggettivo quale fonte di incertezza autonoma.  Il conseguente impatto su ogni causa del rapporto di scambio è mediato dal valore dei giudizi individuali. Pertanto, i fattori quantitativi non hanno mai un impatto costante sui prezzi di mercato. Per esempio, il prezzo di una mela potrebbe rimanere costante anche in presenza di variazioni nell’offerta di mele e di moneta, se il giudizio di valore degli acquirenti e venditori compensano questi cambiamenti. Allo stesso modo, il prezzo di una mela potrebbe variare persino nell’ipotesi in cui sia l’offerta di mele che di moneta si mantenessero stabili. Nelle parole di Mises:

… nella teoria monetaria, come in ogni altro ramo di indagine economica, non sarà mai possibile definire l’importanza quantitativa di fattori distinti. L’esame dell’influenza esercitata dalle distinte determinanti dei prezzi non potrà in alcun modo essere in grado di imputare un valore numerico a questi diversi fattori. Tutte le determinanti dei prezzi producono effetto solo per mezzo delle stime soggettive degli individui, e la misura in cui un singolo fattore influenza tali stime soggettive non potrà mai essere prevista [7].”

In breve, non esistono relazioni costanti tra i prezzi di mercato (A216, A471), e ciò comporta la relativa impossibilità di misurare le variazioni del potere d’acquisto della moneta (PPM). L’analisi causale della teoria economica fa risalire la variazione del rapporto di sostituzione tra due beni – moneta inclusa – alla domanda e offerta di questi, fino ad includere i  loro valori soggettivi. Nondimeno, questa analisi teorica non consentirebbe mai di stabilire quanta parte della variazione osservata era dovuta a una determinata causa, e non potrebbe mai ricavarne una determinazione quantitativa. Di conseguenza, la domanda di moneta e l’impossibilità di misurare il potere d’acquisto del denaro hanno entrambe la loro origine nel fatto pervasivo dell’incertezza.

Dunque, Mises mise in discussione l’utilità dei metodi quantitativi nell’analisi economica. Infine, attribuì ai numeri la  funzione di “svolgere servizi utili, quotidianamente, per i politici” qualora siano basati su “punti del tempo che si trovano vicini l’uno all’altro”. [8] Ad ogni modo, egli respinse sommariamente la possibilità di dimostrare alcunché circa cause e conseguenze ricorrendo a metodi quantitativi, statistici o altri. [9]

L’approccio soggettivista, che Mises aveva adottato da Menger, lo condusse direttamente ad una nuova classificazione dei beni monetari. Per spiegare i prezzi monetari come il risultato di scelte individuali, è necessario considerare come gli individui valutino i diversi beni economici monetari allorquando sono ceduti a fronte di beni economici non monetari.  Mentre questo processo di valutazione ha certe caratteristiche generali, esistono delle differenze sostanziali nella valutazione dei diversi tipi di moneta. Queste differenze non derivano dalle caratteristiche fisiche dei beni, bensì da processi artificiosi e radicati nella legislazione, nei contratti e nella pratica commerciale. [10]

La classificazione della moneta di Mises si basa sulla fondamentale distinzione tra moneta – ossia moneta vera e propria[11] – e sostituti monetari. Questa distinzione economica non deve essere confusa con le caratteristiche fisiche dei rispettivi mezzi monetari. Una banconota di carta può rappresentare sia un sostituto monetario, sia moneta a corso legale, in virtù di una sua conversione in altro bene economico che funge da denaro; finanche le monete d’oro o d’argento non costituiscono necessariamente moneta, ma possono servire da sostituti monetari laddove siano rimborsabili in qualche altro bene economico utilizzato come moneta; similmente, i gettoni non sono una forma distinta di moneta ma rappresentano una varietà metallica di sostituti monetari. [12]

Con riferimento alla moneta vera e propria, Mises distingue tre forme: moneta merce (compresi i metalli preziosi), moneta legale, e moneta creditizia (vedi A43-48). In tutti e tre i casi, il mezzo monetario ha una valutazione a sé stante. È sbagliato, quindi, considerare la moneta, nella sua generalità, come un diritto o sostituto di qualche altro bene. [13] Benché taluni mezzi monetari rappresentino un diritto, la moneta in sé non lo è per sua stessa natura: può essere usata in offerta di altri beni negli scambi di mercato, ma a differenza di un diritto, la moneta vera e propria non può essere convertita in altri beni. [14]

Eppure, vi sono mezzi monetari che rappresentano, in realtà, diritti su qualcos’altro – ovvero sulla moneta intesa in senso stretto – e che possono, pertanto, essere valutati come se fossero denaro: sono “sostituti monetari”. Mises rimarcò  la differenza tra sostituti totalmente coperti – “certificati monetari” – e sostituti senza alcuna copertura – “mezzi fiduciari”.

Il risultato di queste distinzioni  ha lo scopo di porre l’attenzione sui mezzi fiduciari, i quali posseggono diverse e molto peculiari cause e conseguenze. [15] In particolare, mentre la produzione di moneta vera e propria – o di certificati monetari – è costosa, perciò vincolata entro limiti piuttosto ristretti, i mezzi fiduciari sono essenzialmente a costo zero e possono, in linea di principio, essere prodotti in quantità illimitate. La produzione ne risulta limitata, in pratica, solo a causa di circostanze accidentali, come una mancanza di coordinamento tra le banche o interferenze legali. Ma soprattutto, la creazione di mezzi fiduciari tende a causare crisi economiche, giacché simili esiti non si ravvisano in conseguenza di un aumento dell’offerta di moneta vera e propria o dei certificati monetari. Evidenziare queste caratteristiche molto particolari dei mezzi fiduciari è stato un obiettivo fondamentale del libro di Mises: ciò si è riflesso anche nel titolo, poiché una sua traduzione letterale recita: “Teoria della moneta e dei mezzi fiduciari”. [16]

Nella seconda parte del volume, Mises imposta l’analisi sulle cause e le conseguenze del “valore della moneta” in generale, presupponendo ipoteticamente che tutti i sostituti monetari siano interamente coperti: in altre parole, assumendo l’inesistenza di mezzi fiduciari. Nella terza parte, lascia cadere questo presupposto per indagare le caratteristiche dei “mezzi fiduciari e il loro rapporto con la moneta”. Egli fece notare (A145, A206, B407) come questa procedura equivalesse all’approccio metodologico della Currency School, basando il proprio ragionamento sull’ipotesi di una “moneta puramente metallica”, in relazione alla quale ne aveva poi analizzato l’impatto delle banconote.

Articolo di Jorg Guido Hulsmann su Mises.org

Traduzione di Sabino Spione

Adattamento a cura di Antonio Francesco Gravina

Tratto da: vonmises.it

Note

[1] “Scrivere Nationalökonomie mi ha offerto l’opportunità di riflettere sulla teoria della moneta e del credito ancora una volta, e di presentarla in una forma nuova… Così ho realizzato il piano che avevo concepito 35 anni prima: ho unito la teoria dello scambio indiretto con la teoria dello scambio diretto in un sistema unificato di azione umana”. Mises (2009, pp 94F.)

[2] Tuttavia, i fatti più importanti che alla fine sarebbero diventati i punti di partenza per le sue riflessioni metodologiche ed epistemologiche sono stati già evidenziati nella Theorie des Geldes und der Umlaufsmittel, nel 1912. Vedi sotto, pp 4f.

[3] Per quanto ne sappiamo, nessuno studioso ha finora scandito l’evoluzione del pensiero economico di Mises della prima edizione, che non fu mai tradotta in inglese. Questo riguarda anche Pallas (2005) e Hülsmann (2007).

[4] Tutti i riferimenti ai numeri di pagina della prima edizione del 1912 sono preceduti dalla lettera “A”. Allo stesso modo, i riferimenti ai numeri di pagina della seconda edizione del 1924 sono preceduti dalla lettera “B” e la lettera “C” si riferisce all’edizione americana ampiamente usata del 1981, che coincide con l’edizione inglese del 1934, tranne che per l’ortografia e la quarta parte aggiuntiva, aggiunta all’edizione americana del 1953.

[5] A130f., C144. Vedi anche A6, A142, A155, A159.

[6] “Ogni transazione economica presuppone un confronto di valori. Ma la necessità di tale confronto, nonché la possibilità di questo, è dovuto solo alla circostanza che l’interessato deve scegliere tra parecchi prodotti “(A15, C51f.). Vedi anche A119, A130, A178, A234, A354, A373. Abbiamo discusso del contributo di Mises alla teoria del valore in dettaglio in Hülsmann (2003) e Hülsmann (2007).

[7] C218. Il testo originale: “Wie in jedem der anderen Zweige nationalökonomischen Forschung wird es nämlich auch auf dem Gebiet der Geldtheorie niemals möglich sein, zur Bestimmung der quantitativen Bedeutung der einzelnen Faktoren zu gelangen. Die Prüfung der Einwirkung der einzelnen Preisbestimmungsgründe wird kommen niemals dahin, die zahlenmäßige Zurechnung an die verschiedenen Faktoren vorzunehmen. Alle Preisbestimmungsgründe wirken nur durch das Media der subjektiven Wertschätzungen der Individuen; wie ein stark bestimmtes Moment die subjektiven Werturteile beeinflußt, kann aber niemals vorausgesagt werden” (A217, B173).

[8] C222, B177. La parte che riporta  questa concessione per l’utilità pratica dei numeri indici è stata aggiunta alla seconda edizione del libro.

[9] Cfr. A171, A216, A276, A405, A474.

[10] Così Mises si occupa di una delle maggiori carenze concettuali della Currency School. Vedere di seguito.

[11] Egli definisce la moneta anche “moneta in senso stretto”. La maggior parte degli economisti odierni la chiamano “base monetaria”. Si noti che Mises ha sostenuto che la funzione essenziale della moneta è di servire come mezzo di scambio generalmente accettato. Tutte le altre funzioni sono funzioni consequenziali e derivano da questa  funzione primaria (A10-12). Mises riteneva la classificazione della moneta di Knies come un bene sui generis, differente dai beni di consumo e dai beni capitali. Il motivo va ricercato, ancora una volta, nelle differenti leggi della valutazione e della determinazione del prezzo a cui sottostanno questi tre tipi di beni (A79).

[12] Mises volle affermare, in particolare, che l’errore fatale della Currency School, altrimenti ancorata a solide fondamenta – peraltro avallate nel suo libro – fu quello di considerare le banconote come una qualche forma di moneta,  ritenendo, invece, i depositi a vista come strumenti di credito puro e non come una forma di moneta. Questo rappresentava ai suoi occhi una distinzione senza operare le dovute differenze, conducendo al fallimento pratico della legge di Peel. Ci occuperemo di questo problema in dettaglio più avanti.

[13] Durante la prima guerra mondiale, Mises confutò la teoria della sostituzione in un articolo del 1916 “Sulla classificazione delle teorie monetarie”. Questo documento sarebbe poi stato incorporato nella edizione del 1924 della sua Theorie des Geldes und der Umlaufsmittel (capitolo 9 della seconda parte, vedi B242-63) e rimasto come appendice nell’edizione 1953 (vedi C503-24).

[14] Cfr. North (1993, p. 159).

[15] Essi non sono diversi in tutti gli aspetti. Ad esempio, l’aumento dell’offerta di mezzi fiduciari tende a provocare un aumento del livello dei prezzi, come avverrebbe nel caso di un aumento dell’offerta di moneta vera e propria o di certificati monetari.

[16] Purtroppo, la traduzione Theory of Money and Credit tese ad oscurare questo tema centrale.

 

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